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domenica 24 maggio 2015
Arrembaggio alla cassa
Recupero, riqualificazione, valorizzazione della città vecchia. Su queste tre direttrici, che costituiscono l’oggetto della delibera approvata martedì scorso, punta il Comune di Taranto nel programma che è stato elaborato e presentato a Palazzo Chigi il giorno successivo, mercoledì 20 maggio. Importo totale degli interventi inseriti nella strategia per l’Isola: 67 milioni e 331mila euro, oltre spiccioli. La strategia d’intervento è quella che si vuole attuare per dare concretezza alla legge salva Taranto, sulle linee guida del decreto 1 del 2015. Proprio sulla base del decreto Ilva (che conteneva anche prospettive di sviluppo per la città) il 20 gennaio si è tenuta una prima riunione nell’ufficio Risanamento Città vecchia con i rappresentanti della maggioranza comunale.
Obiettivo: acquisire indicazioni per varare il piano degli interventi promosso dal Governo. E allora via ad una serie di confronti, con enti pubblici e privati, associazioni e operatori economici del borgo antico. Un’attività che è andata avanti fino all’8 aprile. «Il serrato confronto con il partenariato - ha relazionato il sindaco Ippazio Stefàno - ha permesso di elaborare una strategia di azione che, se pure di grande respiro, risponde anche in forma puntuale alle richieste della legge». Interventi per i quali, insomma, si chiede al Governo il finanziamento, sulla scorta di studi di fattibilità o su progetti definitivi. Gli obiettivi sono quelli noti: arrestare il degrado e creare un ambiente urbano adeguato, risanare il patrimonio immobiliare pubblico e privato, arricchire la residenzialità nell’isola, attrarre investitori per nuove attività economico, sviluppare il sistema mare.
Per quanto riguarda strettamente il sistema pubblico ci sono tre grandi direttrici nel “piano città vecchia”: sicurezza dei luoghi, opere di urbanizzazione, valorizzazione dei palazzi nobiliari. E allora, nel dettaglio, ecco quali sono i progetti inseriti nel piano. Tre milioni e mezzo di euro per il progetto definitivo per arrestare degrado ed emergenza con il presidio statico in città vecchia. Altri 2 milioni e mezzo circa si dovranno spendere per pubblica illuminazione e videosorveglianza. Il sistema di raccolta delle acque meteoriche invece ha un suo progetto più dispendioso che, da solo, prevede un importo di 10 milioni di euro. Sempre per le opere di urbanizzazione: l’adeguamento della rete idrica (2 milioni e 400 mila euro), l’adduzione idrica condotta sottomarina (1 milione e 600 mila euro) e l’adeguamento della rete per le acque nere (2 milioni e 400 mila euro). Un altro progetto è quello che prevede la nuova pavimentazione in città vecchia: via l’asfalto e gli altri materiali impropri che ricoprono il selciato originale con una spesa di 4 milioni e 700 mila euro.
Riaprire la viabilità in zone in cui attualmente è preclusa, il progetto preliminare da 3 milioni di euro tondi. Per valorizzare gli ipogei contribuendo alla valorizzazione delle risorse culturali e ambientali c’è uno studio di fattibilità di 2 milioni e 700 mila euro. È già progetto definitivo, ed è il più oneroso fra tutti, quello per il patrimonio residenziale diffuso. Si tratta di realizzare sedici blocchi edilizi di proprietà comunale per residenze sociali: costo dell’opera è 15 milioni di euro. Infine il risanamento: in vico Nove Lune il patrimonio pubblico diventerà casa dello studente (per 2 milioni di euro circa). Previsto il risanamento di palazzi nobiliari. E precisamente di Palazzo De Bellis (1 milione e mezzo), Palazzo Troilo (3 milioni e 60mila euro), Palazzo Carducci (3 milioni), Palazzo D’Ayala (5 milioni e mezzo), Palazzo Delli Ponti (1 milione e mezzo), Palazzo Amati (1 milione e 800 mila).
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venerdì 20 gennaio 2012
L'archeologia del contemporaneo, ovvero l'idiozia!
Come la tela di Penelope, ecco la difesa d'ufficio di Nistri, assessore al (sotto)borgo antico: l'asfalto su via Duomo chiude i lavori dell'acquedotto (ente a partecipazione pubblica che funziona coi soldi dei cittadini)e li passa al comune che lo rimuoverà (a spese dei cittadini) per risistemare le chianche...
I geni economici dell'amministrazione tarantina hanno inventato il sistema keynesiano in versione tubetti con le cozze: la città è in crisi? diamo una boccata d'ossigeno all'economica spendendo soldi pubblici per costruire e distruggere le stesse cose a distanza di pochi giorni!!! Complimenti!!!
CITTA’ VECCHIA – Nistri si difende, le chianche torneranno, l’asfalto sarà rimosso
E’ una logica molto difficile da comprendere, ma si chiama burocrazia e purtroppo anche mancanza di pianificazione e dialogo fra enti e istituzioni. L’ass. alla Città Vecchia Nistri ha spiegato in un’intervista uscita oggi sul Corriere del Mezzogiorno la farraginosa vicenda delle chianche “seppellite” sotto al bitume in via Duomo e piazza Castello. Proviamo a spiegarvela: il manto stradale che ha coperto la vecchia Strada Maggiore fino a via Paisiello era un’operazione dovuta, in quanto prevista nell’appalto dei lavori condotti dall’Acquedotto Pugliese un anno fa. Perché dunque asfaltare solo ora e in prossimità dell’intervento di recupero delle chianche previsto dal Comune? perché l’anno scorso la gittata di bitume era stata bloccata dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici di Taranto, la quale ha concesso l’autorizzazione solo ora. Quindi via il fresco asfalto che ha decretato la fine dei lavori dell’Acquedotto e avanti con quelli del Comune che ora dovrà togliere non uno ma due strati di strada, quello appena messo e quello presente in precedenza, per la ricerca e il riposizionamento delle chianche. Ci sarebbe da restare senza parole, ma non possiamo non chiederci - stando alla versione fornita da Nistri – come mai la Soprintendenza abbia negato la colata di asfalto quando poteva concederla e concessa quando non doveva? senza considerare che, in entrambi i momenti che scandiscono questa vicenda paradossale, le chianche su cui cammina la nostra storia sembrano l’ultima preoccupazione piuttosto che la prima. Fatto sta che l’assessore alla Città Vecchia (meglio Borgo antico) ha garantito che a breve partiranno i lavori di recupero dell’antico basolato sia su via Duomo, fino alla sede universitaria del convento di San Francesco, che su p.zza Castello, davanti al 74Cento. L'appalto è già stato affidato per uno stanziamento di 50.000 euro. Per piazza Municipio niente da fare, almeno per ora, si spera. Proviamo però a spingerci nella nostra azione propositiva con un suggerimento all’ass. Nistri. Considerato che, come già scritto nel post di due giorni fa (lo trovi QUI), ci risulta che nel tratto iniziale di via Duomo si troveranno poche chianche in quanto asportate diversi anni fa, si faccia una verifica negli “scantinati” del Comune per vedere se qualcosa di quanto tolto per mano dell’Ente è ancora presente e recuperabile e, in alternativa (o in aggiunta) si faccia come si fa in tante grandi città storiche: si prelevino le basole dai tratti di strada non pedonali come la discesa Vasto, strada in cui sono presenti in quantità e visibili a occhio nudo sotto all’asfalto adagiatosi sopra, e si usino per pavimentare il cuore dell’Isola. Questo detto, vogliamo qui ringraziare il Corriere del Mezzogiorno per aver raccolto la nostra denuncia, il dott. Romano per la sua preziosa segnalazione e competenza e, soprattutto, i tanti tarantini che con la loro passione e la pressione messa in atto con mail e segnalazioni agli assessorati competenti, hanno contribuito in modo decisivo a venire a capo di questa storia, per quanto assurda, ed a sollecitare i lavori previsti per quello scrigno di storia e cultura che è la nostra Isola antica. (Vivitaranto)
I geni economici dell'amministrazione tarantina hanno inventato il sistema keynesiano in versione tubetti con le cozze: la città è in crisi? diamo una boccata d'ossigeno all'economica spendendo soldi pubblici per costruire e distruggere le stesse cose a distanza di pochi giorni!!! Complimenti!!!
CITTA’ VECCHIA – Nistri si difende, le chianche torneranno, l’asfalto sarà rimosso
E’ una logica molto difficile da comprendere, ma si chiama burocrazia e purtroppo anche mancanza di pianificazione e dialogo fra enti e istituzioni. L’ass. alla Città Vecchia Nistri ha spiegato in un’intervista uscita oggi sul Corriere del Mezzogiorno la farraginosa vicenda delle chianche “seppellite” sotto al bitume in via Duomo e piazza Castello. Proviamo a spiegarvela: il manto stradale che ha coperto la vecchia Strada Maggiore fino a via Paisiello era un’operazione dovuta, in quanto prevista nell’appalto dei lavori condotti dall’Acquedotto Pugliese un anno fa. Perché dunque asfaltare solo ora e in prossimità dell’intervento di recupero delle chianche previsto dal Comune? perché l’anno scorso la gittata di bitume era stata bloccata dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici di Taranto, la quale ha concesso l’autorizzazione solo ora. Quindi via il fresco asfalto che ha decretato la fine dei lavori dell’Acquedotto e avanti con quelli del Comune che ora dovrà togliere non uno ma due strati di strada, quello appena messo e quello presente in precedenza, per la ricerca e il riposizionamento delle chianche. Ci sarebbe da restare senza parole, ma non possiamo non chiederci - stando alla versione fornita da Nistri – come mai la Soprintendenza abbia negato la colata di asfalto quando poteva concederla e concessa quando non doveva? senza considerare che, in entrambi i momenti che scandiscono questa vicenda paradossale, le chianche su cui cammina la nostra storia sembrano l’ultima preoccupazione piuttosto che la prima. Fatto sta che l’assessore alla Città Vecchia (meglio Borgo antico) ha garantito che a breve partiranno i lavori di recupero dell’antico basolato sia su via Duomo, fino alla sede universitaria del convento di San Francesco, che su p.zza Castello, davanti al 74Cento. L'appalto è già stato affidato per uno stanziamento di 50.000 euro. Per piazza Municipio niente da fare, almeno per ora, si spera. Proviamo però a spingerci nella nostra azione propositiva con un suggerimento all’ass. Nistri. Considerato che, come già scritto nel post di due giorni fa (lo trovi QUI), ci risulta che nel tratto iniziale di via Duomo si troveranno poche chianche in quanto asportate diversi anni fa, si faccia una verifica negli “scantinati” del Comune per vedere se qualcosa di quanto tolto per mano dell’Ente è ancora presente e recuperabile e, in alternativa (o in aggiunta) si faccia come si fa in tante grandi città storiche: si prelevino le basole dai tratti di strada non pedonali come la discesa Vasto, strada in cui sono presenti in quantità e visibili a occhio nudo sotto all’asfalto adagiatosi sopra, e si usino per pavimentare il cuore dell’Isola. Questo detto, vogliamo qui ringraziare il Corriere del Mezzogiorno per aver raccolto la nostra denuncia, il dott. Romano per la sua preziosa segnalazione e competenza e, soprattutto, i tanti tarantini che con la loro passione e la pressione messa in atto con mail e segnalazioni agli assessorati competenti, hanno contribuito in modo decisivo a venire a capo di questa storia, per quanto assurda, ed a sollecitare i lavori previsti per quello scrigno di storia e cultura che è la nostra Isola antica. (Vivitaranto)
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mercoledì 18 gennaio 2012
Asfalto storico!
CITTA’ VECCHIA – Addio chianche, colata di asfalto in via Duomo e piazza Castello
| L'asfalto su via Duomo. |
La promessa era stata chiara: in via Duomo sarebbe stata riportata alla luce l’antica pavimentazione del borgo antico fatta di chianche (leggi QUI il nostro post con l’annuncio fatto a dicembre 2010). La realtà testimoniata dal nostro Gianpiero Romano, visibile nella foto che riportiamo, però è ben diversa ed è un vero pugno nello stomaco per tutti coloro i quali amano questa città, l’Isola e la sua storia. Tanto il tratto iniziale di via Duomo, che un’area di piazza Castello adiacente al ristorante 74Cento sono stati ricoperti con una colata di asfalto che, per assurdo, è andata a coprire anche quel po’ di antico basolato che era presente in entrambi i siti. Su via Duomo è probabile che gli operai dell’Acquedotto Pugliese che stanno svolgendo i lavori, non abbiano trovato chianche sotto il manto stradale, poiché queste furono asportate diversi anni fa da quel tratto di strada, ma nell’annuncio si faceva riferimento al ripristino delle chianche fino alla sede universitaria del Convento di San Francesco, cosa che lasciava presagire prima di tutto la conoscenza dello stato di fatto della pavimentazione sottostante e, secondariamente, che, in assenza di chianche, si sarebbe provveduto a metterne in sede di nuove con pari caratteristiche. Nulla di tutto questo, solo un impietoso tappetino di catrame a coprire anche ciò che c’era di buono. Un vero sacrilegio ai danni dell’Isola, tanto che abbiamo inoltrato agli assessori alla Città Vecchia Nistri e a quello ai Lavori Pubblici Spalluto le righe che seguono. C’è dell’altro anche rispetto a quanto fu detto poche settimane fa circa la posa di chianche davanti al Municipio (leggi QUI la notizia a riguardo). Anche in quel caso si parlò di ripristino della vecchia pavimentazione e si è scoperto, a lavori ultimati, che si trattava della posa di una fascia di pietra di Trani alla base del marciapiede davanti a palazzo di Città, cosa assai lontana dalle caratteristiche chianche che è possibile ammirare davanti alla Cattedrale di San Cataldo (volendo sperare che non si siano confuse le lastre di pietra bianca di Trani con le chianche nere del centro storico!). Ad ogni modo non possiamo permetterci di perdere speranze in alcuno dei campi che possono determinare il rilancio di Taranto, perciò l’augurio non è tanto che gli assessori rispondano alla nostra e-mail, ma che possano rivedere questa decisione davvero infelice.
Gentili assessori Nistri e Spalluto,
nel dicembre 2010 annunciaste un accordo fra i due assessorati da voi diretti, per ripristinare l’antica pavimentazione in chianche su via Duomo, ma ieri gli operai dell’AQP hanno provveduto ad asfaltare l’intero tratto iniziale della via coprendo anche qualcuna delle poche chianche che c’erano, tanto lì, che in piazza Castello davanti al ristorante 74Cento. Nel caso di via Duomo ci risulta che le chianche prima presenti siano state asportate anni fa, ma ci auguravamo che l’annuncio sottintendesse una conoscenza dello stato della pavimentazione presente o che, in mancanza di chianche in loco, si sarebbe provveduto a posizionarne di nuove e non certo che si asfaltasse tutta la zona. Discorso ancor più grave vale per piazza Castello, dove le chianche sotto all’asfalto ci sono e in parte sono anche state portate alla luce. Anche qui l’asfalto ha coperto tutto o quasi, andando nel senso opposto a quanto da voi previsto e da noi auspicato in ossequio alla storia della nostra Isola.
Vi chiediamo in proposito delle spiegazioni e di fare quanto nelle vostre possibilità per il reale ripristino, o posa, delle chianche nel nostro Borgo antico.
domenica 20 novembre 2011
Danni allo stabile e alla vita normale, l’Ilva paghi
Una palazzina di edilizia popolare. Scala centrale e due appartamenti per piano. Dalle finestre il rombo perenne del traffico sulla Taranto-Grottaglie. Subito dopo il muro di cinta dell’Ilva.
Una lingua di cemento che abbraccia il gigantesco parco minerali del più grande stabilimento siderurgico d’Europa. Cumuli di carbone e minerali di ferro con una base variabile da 24 a 150 metri e altezze comprese tra i 12 ed i 15 metri. Una superficie complessiva di 520mila mq. Nel punto più vicino il “parco” dista 265 metri. La distanza media è di 575.
Sono queste le coordinate di un condominio del rione Tamburi, uno dei tanti a ridosso del centro siderurgico. Balconi, terrazzi, finestre imbrattate dalla polvere rossastra, spazzata con pazienza dalle massaie o rimossa periodicamente da interventi di ripristino e manutenzioni delle parti comuni. Per molti una spesa da mettere in conto, come l’acqua minerale da acquistare al supermarket perchè quella del rubinetto non è buona. Un prezzo da pagare ai 12mila posti di lavoro garantiti dall’industria.
Per molti, ma non per tutti. In via De Vincentiis hanno alzato la testa ed hanno guardato dritto verso quel “parco” che incombe sulle loro esistenze. Proviene da lì la polvere che si deposita sui balconi e che corrode la facciata del palazzo? Sono poche famiglie ma decise ad andare fino in fondo, almeno per una volta. Prendono coraggio e lanciano la sfida. Davide contro Golia. Dal giudice non vogliono sapere se l’Ilva inquina, se rispetta i limiti di legge, se c’è una relazione tra emissioni e salute umana. Non si battono per l’ecompatibilità. Non protestano per le pecore alla diossina, nè per le cozze al pcb. Al Tribunale chiedono solo di capire se le loro case sono state danneggiate dalle polveri del siderurgico e in caso affermativo vogliono essere adeguatamente risarciti. Tutto qui. Nessuna battaglia ideologica. Ad assistere il condominio di via De Vincentiis sono due avvocati esperti in campo ambientale: Eligio Curci e Massimo Moretti. Entrambi hanno sostenuto dal punto di vista legale, alcune importanti battaglie condotte da Legambiente. «Il processo è iniziato nel 2008 – spiega l’avv. Moretti – ed è stato affidato al giudice Marcello Maggi. I tempi della giustizia civile sono molto più lunghi di quella penale per cui siamo ancora nella fase dibattimentale». Nei giorni scorsi, però, c’è stata una importante novità. «Nell’udienza del dieci novembre – continua Moretti – l’ingegnere Giambattista De Tommasi, nominato Ctu dal giudice, ha depositato la perizia rispondendo ai quesiti del Tribunale». Il documento non è stato discusso. L’azienda siderurgica, assistita dagli avvocati Francesco Perli e Claudio Schiavone, formulerà le sue osservazioni nell’udienza fissata per il 20 dicembre del 2012. «Benchè si tratti di una causa civile e non penale – fa notare l’avv. Moretti – l’azienda siderurgica sta adottando una strategia difensiva molto attenta tanto che ha chiesto che il Ctu non fosse un tecnico tarantino per evitare eventuali condizionamenti ambientali». L’istanza è stata accolta dal giudice Maggi che ha nominato un ingegnere di Bari.
«Nella nostra azione legale – aggiunge l’avv. Curci – abbiamo richiamato le condanne, in alcuni casi definitive, comminate all’azienda siderurgica in cui si stabilisce chiaramente che la posizione dei parchi minerali incombe sulla città». A giudizio dell’avvocato Curci «l’impianto potrebbe essere spostato o coperto per contenere lo spargimento di polveri, farlo o meno, è solo una questione di soldi. Ma questo non è oggetto della causa che, invece, punta al riconoscimento di un danno materiale. Si tratta di una strada nuova, quasi inedita che potrebbe aprire un solco nel quale anche altre persone potrebbero inserirsi».
Tra le righe degli atti processuali i due legali hanno però inserito un altro elemento. «Queste persone – aggiunge Moretti – convivono con polveri, fumi ed altre sostanze inquinanti. Sono costretti a tenere le finestre chiuse d’inverno e d’estate. Insomma affrontano un disagio. Per questo abbiamo chiesto di valutare anche un eventuale danno esistenziale per i residenti dello stabile di via De Vincentiis». (CdG)
Una lingua di cemento che abbraccia il gigantesco parco minerali del più grande stabilimento siderurgico d’Europa. Cumuli di carbone e minerali di ferro con una base variabile da 24 a 150 metri e altezze comprese tra i 12 ed i 15 metri. Una superficie complessiva di 520mila mq. Nel punto più vicino il “parco” dista 265 metri. La distanza media è di 575.
Sono queste le coordinate di un condominio del rione Tamburi, uno dei tanti a ridosso del centro siderurgico. Balconi, terrazzi, finestre imbrattate dalla polvere rossastra, spazzata con pazienza dalle massaie o rimossa periodicamente da interventi di ripristino e manutenzioni delle parti comuni. Per molti una spesa da mettere in conto, come l’acqua minerale da acquistare al supermarket perchè quella del rubinetto non è buona. Un prezzo da pagare ai 12mila posti di lavoro garantiti dall’industria.
Per molti, ma non per tutti. In via De Vincentiis hanno alzato la testa ed hanno guardato dritto verso quel “parco” che incombe sulle loro esistenze. Proviene da lì la polvere che si deposita sui balconi e che corrode la facciata del palazzo? Sono poche famiglie ma decise ad andare fino in fondo, almeno per una volta. Prendono coraggio e lanciano la sfida. Davide contro Golia. Dal giudice non vogliono sapere se l’Ilva inquina, se rispetta i limiti di legge, se c’è una relazione tra emissioni e salute umana. Non si battono per l’ecompatibilità. Non protestano per le pecore alla diossina, nè per le cozze al pcb. Al Tribunale chiedono solo di capire se le loro case sono state danneggiate dalle polveri del siderurgico e in caso affermativo vogliono essere adeguatamente risarciti. Tutto qui. Nessuna battaglia ideologica. Ad assistere il condominio di via De Vincentiis sono due avvocati esperti in campo ambientale: Eligio Curci e Massimo Moretti. Entrambi hanno sostenuto dal punto di vista legale, alcune importanti battaglie condotte da Legambiente. «Il processo è iniziato nel 2008 – spiega l’avv. Moretti – ed è stato affidato al giudice Marcello Maggi. I tempi della giustizia civile sono molto più lunghi di quella penale per cui siamo ancora nella fase dibattimentale». Nei giorni scorsi, però, c’è stata una importante novità. «Nell’udienza del dieci novembre – continua Moretti – l’ingegnere Giambattista De Tommasi, nominato Ctu dal giudice, ha depositato la perizia rispondendo ai quesiti del Tribunale». Il documento non è stato discusso. L’azienda siderurgica, assistita dagli avvocati Francesco Perli e Claudio Schiavone, formulerà le sue osservazioni nell’udienza fissata per il 20 dicembre del 2012. «Benchè si tratti di una causa civile e non penale – fa notare l’avv. Moretti – l’azienda siderurgica sta adottando una strategia difensiva molto attenta tanto che ha chiesto che il Ctu non fosse un tecnico tarantino per evitare eventuali condizionamenti ambientali». L’istanza è stata accolta dal giudice Maggi che ha nominato un ingegnere di Bari.
«Nella nostra azione legale – aggiunge l’avv. Curci – abbiamo richiamato le condanne, in alcuni casi definitive, comminate all’azienda siderurgica in cui si stabilisce chiaramente che la posizione dei parchi minerali incombe sulla città». A giudizio dell’avvocato Curci «l’impianto potrebbe essere spostato o coperto per contenere lo spargimento di polveri, farlo o meno, è solo una questione di soldi. Ma questo non è oggetto della causa che, invece, punta al riconoscimento di un danno materiale. Si tratta di una strada nuova, quasi inedita che potrebbe aprire un solco nel quale anche altre persone potrebbero inserirsi».
Tra le righe degli atti processuali i due legali hanno però inserito un altro elemento. «Queste persone – aggiunge Moretti – convivono con polveri, fumi ed altre sostanze inquinanti. Sono costretti a tenere le finestre chiuse d’inverno e d’estate. Insomma affrontano un disagio. Per questo abbiamo chiesto di valutare anche un eventuale danno esistenziale per i residenti dello stabile di via De Vincentiis». (CdG)
martedì 19 ottobre 2010
Città senza volto e senza storia
Un palazzo deturpato dalla "ristrutturazione".
Ciò che non si può speculare si vandalizza!
Il Palazzo Berardi non è un bene sotto tutela. Tuttavia, "fortunatamente" il progetto di sostituzione edilizia ( si voleva abbattere il palazzo ed edificarne uno di 7 piani, con facciata in stile...?...) ebbe uno stop nel maggio 2008 col parere negativo dell'arch. Ressa della "Soprintendenza per i beni architettonici e per il Paesaggio", al quale credo sia seguito un analogo provvedimento da parte della "Comissione Assetto del Territorio". Credo vi sia stato anche un ricorso al TAR da parte della proprietà, con esito negativo (vado a memoria). Durante questo ultimo passaggio erano stati montati i ponteggi e la ditta edile ha demolito cornicioni, parte dei balconi e (!!!) fregi e decori. Il tutto si è reso evidente dopo la rimozione dei ponteggi che è avvenuta in aprile-maggio (vado anche qui a memoria sulle date). Si sarà pure trattato di una messa in sicurezza della facciata... Così "una perla di civiltà urbanistica" come lo definì l'Arch. Ressa, ci ha rimesso giusto la faccia ! E' doveroso chiedersi se fosse proprio questo il modo giusto di operare. Nel marzo 2008 si mossero le Associazioni cittadine per fermare la demolizione con raccolta di firme e comunicati a mezzo stampa
M.C.
Gentile direttrice,
ho seguito con attenzione le vicende del palazzo di via Acclavio, civico 137, che si voleva demolire. Ricordo il sacco della città, la speculazione che non si arrestava davanti a nulla, il Borgo deturpato, il campanile del Duomo sostituito; perciò la presa di posizione di tanti cittadini a difesa di quell'immobile costituiva per me il segnale che c'è oggi una più diffusa attenzione per la difesa del bene comune. Ultimamente una ditta era stata incaricata di mettere in sicurezza i prospetti dell'edificio. Ma tolti i ponteggi, la sorpresa: una maschera, un telamone, una delle nicchie a valva che si alzano sulle finestre sono state danneggiate.
Non ci si venga a dire che erano elementi pericolanti, visto che non mostravano crepe, o che avrebbero potuto minacciare la pubblica incolumità, visto il loro scarso rilievo. Ma anche se così fosse stato, essendo elementi decorativi e quindi difficilmente ripristinabili, non esisteva altro modo di intervenirvi?
La mancata demolizione di quell'immobile avrà probabilmente fermato degli appetiti, e forse a ciò si collega la mancanza di alcune prese di posizione che sembrava logico aspettarsi. Logico chiedere al nostro giornalismo di fare luce sulle vicende di quel palazzo, che sembrano sempre più emblematiche dell'incontro tra il passato e il – forse – futuro della città.
S.D.R., Lettera al Corgiorno
lunedì 12 aprile 2010
Adotta un vicolo a Grottaglie

L’associazione Sud in Movimento, in collaborazione con il comitato “Pro-centro storico” , sta promuovendo una serie di iniziative tese alla rivalutazione e riqualificazione del nostro centro storico.
A tale scopo ha organizzato un incontro-dibattito dal titolo “Adottiamo un vicolo” nel quale si illustrerà un interessante ed innovativo progetto per la realizzazione del quale è importante la partecipazione attiva da parte di tutti i cittadini interessati ed in particolar modo degli abitanti del centro storico che riteniamo possano dare un prezioso contributo.
La cittadinanza è invitata a partecipare
mercoledì 20 gennaio 2010
Solo anime?
Ecco una lettera di risposta sulla questione Divin Lavoratore che pubblichiamo per completezza.
Con una nota: è davvero la chiesa tarantina così inerme come la dipinge questa lettera? E' necessario che l'arcivescovo si dichiari contrario ai movimenti che i cittadini (il suo "gregge" evangelico) hanno creato per far rispettare il diritto al lavoro e alla salute? E' necessario che l'arcivescovo sia invece "commensale" dei Riva, che non perda occasione per dir messa nell'Ilva e per l'Ilva, nelle occasioni religiose e nelle inaugurazioni di impianti malfunzionanti? Ma questa chiesa è l'erede di Cristo o di Ponzio Pilato?
Ah quanto è lontana la Porziuncola del poverello di Assisi...!
Un denaro, oggi, vale diecimila euro. Il restauro di una chiesa costa 30 denari!
Con una nota: è davvero la chiesa tarantina così inerme come la dipinge questa lettera? E' necessario che l'arcivescovo si dichiari contrario ai movimenti che i cittadini (il suo "gregge" evangelico) hanno creato per far rispettare il diritto al lavoro e alla salute? E' necessario che l'arcivescovo sia invece "commensale" dei Riva, che non perda occasione per dir messa nell'Ilva e per l'Ilva, nelle occasioni religiose e nelle inaugurazioni di impianti malfunzionanti? Ma questa chiesa è l'erede di Cristo o di Ponzio Pilato?
Ah quanto è lontana la Porziuncola del poverello di Assisi...!
Un denaro, oggi, vale diecimila euro. Il restauro di una chiesa costa 30 denari!
martedì 3 novembre 2009
Il ritorno del (solito) sindaco sceriffo
Città Vecchia, anno 2009.
Il sindaco annuncia l'ennesimo atto di sgombero e di violenza in nome del "risanamento".
Un sindaco rosso per l'ennesimo bieco atto nero.
Come se quelle "bestie" che occupano (perchè, poi, uomini come noi sono costretti ad occupare e vivere in quel modo: se lo è mai chiesto qualcuno di loro?) non fossero cittadini che hanno diritto ad una voce!
A Taranto e in Puglia, da tempo ormai, altri gruppi lavorano alla partecipazione popolare, ai laboratori urbani, all'idea di una città veramente democratica, proponendo un'alternativa alla politica snob che considera le persone rifiuti da sgomberare per sostituirli con altri rifiuti in fila per un alloggio. Gli stessi amministratori con facce diverse ma che ancora pensano di "risanare" e "recuperare" raccontando favole (le solite da 100 anni) di negozietti e di casette per tutti!
Cosa cambia rispetto ai fascisti del piccone, ai risanatori che deportarono secolari storie familiari nelle colombaie di Paolo VI e agli sceriffi degli sgomberi armati?
Ma come mai il sindaco Stefàno ha scelto di percorrere questa strada? Il testo dell’ordinanza, anche se solo parzialmente, già lo dice nella sua premessa: «L’Amministrazione comunale - si riporta testualmente - intende promuovere e rivitalizzare il territorio comunale anche attraverso la valorizzazione del patrimonio comunale. Detto questo, in Città vecchia insistono - si legge ancora - numerosi locali di proprietà comunale per i quali è risultato necessario provvedere ad un censimento certo degli stessi al fine scrive Stefàno - di identificare gli eventuali locatari nonchè a verificarne la legale assegnazione».
Il sindaco, inoltre, sottolinea che «a seguito di sopralluoghi effettuati dagli stessi agenti della Polizia municipale è emersa anche una grave carenza igienico-sanitaria a causa delle cattive esalazioni provenienti dall’interno di alcuni locali». Tanto basta, evidentemente (e giustamente), «per provvedere al ripristino della corretta gestione degli immobili di proprietà comunale in Città vecchia che saranno attribuiti successivamente nelle forme e nei modi previsti dalla legge».
E proprio qui sta il punto centrale dell’ordi - nanza. Da quel che risulta alla «Gazzetta», infatti, il primo censimento avrebbe attestato l’esistenza di circa 55 locali (a piano terra) di proprietà comunale. Di questi, l’80 per cento avrebbe una destinazione «commerciale» e il 20 una «ad uso abitativo».
E così, liberando quei locali occupati abusivamente, il Comune potrebbe fare un bando ed assegnarli a chi vuole aprire un’attività commerciale tra i vicoli, da un lato. E, dall’altro, assegnare qualche alloggio alleggerendo (molto parzialmente, sia chiaro) l’emergenza-casa.
«Stefàno ha fatto bene noi l’avevamo già sollecitato»
Il presidente della circoscrizione Paradiso: locali trasformati in alloggi? Sì, ma solo per poco
• «L’ordinanza del sindaco di Taranto che prevede il censimento dei locali comunali in Città vecchia, va nella direzione auspicata dalla nostra circoscrizione». Così il presidente del quartiere Borgo-Città vecchia, Luigi Paradiso, all’indomani della decisione di Ezio Stefàno di verificare lo stato dei piani terra degli immobili di proprietà pubblica per valutare la possibilità di rimetterli in uso come attività commerciali o di assegnarli come alloggi momentanei ai cittadini senza casa.
«Anche dalla ristrutturazione di questi stabili passano la riqualificazione ed il ripopolamento di quest’im - portante zona della nostra città - dice il presidente Paradiso -. Da quando ci siamo insediati, abbiamo sempre fatto pervenire messaggi di questo tenore al
sindaco. Non è infatti possibile pensare di valorizzare il borgo antico senza prima avere cognizione esatta ed analitica del patrimonio comunale, parlo di quello disponibile e non. La proposta di rimettere in sesto e restituire vita alle attività commerciali della Città vecchia era già stata formalizzata dalle commissioni circoscrizionali e dai singoli consiglieri. Questa iniziativa, unita all’attivazio ne dei corsi di laurea e agli investimenti dei privati, incentivati altresì dalla Zona franca urbana e dalla presenza dell’amministrazione, può ora contribuire al rilancio del quartiere».
Paradiso condivide del tutto le disposizioni del sindaco. «Anche quella di sgomberare i locali occupati abusivamente» precisa. Ed è favorevole all’assegnazione alle famiglie bisognose di quei luoghi (una minima parte rispetto al totale) che possono essere adibiti ad abitazioni. “Purché sia una soluzione momentanea - precisa Paradiso - perché, per quanto si possa trattare di locali facilmente adattabili, non hanno comunque le stesse caratteristiche di un’abitazione. E per le famiglie che si trasferiranno qui sarà di certo un aiuto, ma comporterà comunque disagi e sacrifici che si potranno affrontare solo momentaneamente per tamponare parte dell’emer - genza abitativa della città».
E’ da questo spirito che nasce l’ini - ziativa del sindaco. Stefàno ha urgenza di trovare una sistemazione più sicura e legale a tante famiglie che occupano abusivamente stabili fatiscenti e a rischio crollo. Basti pensare a via Duca degli Abruzzi 85, palazzo divorato dall’umidità e pericolante. Vero è però che la storia di Taranto ci mostra tanti squallidi casi di sistemazioni temporanee diventate alloggi permanenti. Un rischio che, secondo Paradiso, «si corre anche questa volta. Ma è l’unica via da seguire mentre si cominciano a pianificare interventi mirati e seri di politica abitativa come quelli che intende avviare quest’amministrazione».
L’idea dell’assessore Nistri: nell’Isola vogliamo più negozi
L’assessore comunale al Borgo antico, Davide Nistri, quest’idea la coltiva già da qualche mese. «Ho trovato subito la piena disponibilità e condivisione del sindaco Stefàno per portare avanti quest’iniziativa. Iniziativa che ha ora ancora maggior valore dopo la recente approvazione dei benefici fiscali e degli incentivi per la zona franca urbana in cui insiste, appunto, la Città vecchia». Nistri aggiunge: «Stiamo già realizzando un censimento dei locali di proprietà comunale. Se gli agenti di Polizia municipale verificheranno che sono occupati abusivamente non potranno far altro che procedere allo sgombero. In questo modo - spiega l’as - sessore - potremo indire un bando di gara ed assegnare così licenze commerciali per aprire negozi in Città vecchia. I locali necessitano di interventi di ristrutturazione? Sicuramente ma se il locatario farà questi lavori a sue spese vorrà dire che il Comune detrarrà quanto speso dal canone di locazione. E poi, forse, così potremo anche assegnareq ualche alloggio ai senza tetto».
(La Gazzetta di Taranto, II)
Il sindaco annuncia l'ennesimo atto di sgombero e di violenza in nome del "risanamento".
Un sindaco rosso per l'ennesimo bieco atto nero.
Come se quelle "bestie" che occupano (perchè, poi, uomini come noi sono costretti ad occupare e vivere in quel modo: se lo è mai chiesto qualcuno di loro?) non fossero cittadini che hanno diritto ad una voce!
A Taranto e in Puglia, da tempo ormai, altri gruppi lavorano alla partecipazione popolare, ai laboratori urbani, all'idea di una città veramente democratica, proponendo un'alternativa alla politica snob che considera le persone rifiuti da sgomberare per sostituirli con altri rifiuti in fila per un alloggio. Gli stessi amministratori con facce diverse ma che ancora pensano di "risanare" e "recuperare" raccontando favole (le solite da 100 anni) di negozietti e di casette per tutti!
Cosa cambia rispetto ai fascisti del piccone, ai risanatori che deportarono secolari storie familiari nelle colombaie di Paolo VI e agli sceriffi degli sgomberi armati?
«Vigili, sgomberate quei locali»
Il sindaco ordina: via gli abusivi dagli immobili comunali nella Città vecchia una parte dei locali potrebbe essere assegnata ai senza tetto
• Linea dura del sindaco contro gli abusivi. Lo scorso 27 ottobre, Ezio Stefàno, ha firmato un’or - dinanza che si conclude in maniera inequivocabile: «Il sindaco ordina al comando della Polizia municipale ed alla direzione Lavori pubblici e Patrimonio di attivare tutte le procedure per la riacquisizione, anche attraverso lo sgombero coatto, dei locali di proprietà comunale censiti in Città vecchia ed abusivamente occupati entro dieci giorni dalla notificazione del presente atto».Ma come mai il sindaco Stefàno ha scelto di percorrere questa strada? Il testo dell’ordinanza, anche se solo parzialmente, già lo dice nella sua premessa: «L’Amministrazione comunale - si riporta testualmente - intende promuovere e rivitalizzare il territorio comunale anche attraverso la valorizzazione del patrimonio comunale. Detto questo, in Città vecchia insistono - si legge ancora - numerosi locali di proprietà comunale per i quali è risultato necessario provvedere ad un censimento certo degli stessi al fine scrive Stefàno - di identificare gli eventuali locatari nonchè a verificarne la legale assegnazione».
Il sindaco, inoltre, sottolinea che «a seguito di sopralluoghi effettuati dagli stessi agenti della Polizia municipale è emersa anche una grave carenza igienico-sanitaria a causa delle cattive esalazioni provenienti dall’interno di alcuni locali». Tanto basta, evidentemente (e giustamente), «per provvedere al ripristino della corretta gestione degli immobili di proprietà comunale in Città vecchia che saranno attribuiti successivamente nelle forme e nei modi previsti dalla legge».
E proprio qui sta il punto centrale dell’ordi - nanza. Da quel che risulta alla «Gazzetta», infatti, il primo censimento avrebbe attestato l’esistenza di circa 55 locali (a piano terra) di proprietà comunale. Di questi, l’80 per cento avrebbe una destinazione «commerciale» e il 20 una «ad uso abitativo».
E così, liberando quei locali occupati abusivamente, il Comune potrebbe fare un bando ed assegnarli a chi vuole aprire un’attività commerciale tra i vicoli, da un lato. E, dall’altro, assegnare qualche alloggio alleggerendo (molto parzialmente, sia chiaro) l’emergenza-casa.
«Stefàno ha fatto bene noi l’avevamo già sollecitato»
Il presidente della circoscrizione Paradiso: locali trasformati in alloggi? Sì, ma solo per poco
• «L’ordinanza del sindaco di Taranto che prevede il censimento dei locali comunali in Città vecchia, va nella direzione auspicata dalla nostra circoscrizione». Così il presidente del quartiere Borgo-Città vecchia, Luigi Paradiso, all’indomani della decisione di Ezio Stefàno di verificare lo stato dei piani terra degli immobili di proprietà pubblica per valutare la possibilità di rimetterli in uso come attività commerciali o di assegnarli come alloggi momentanei ai cittadini senza casa.
«Anche dalla ristrutturazione di questi stabili passano la riqualificazione ed il ripopolamento di quest’im - portante zona della nostra città - dice il presidente Paradiso -. Da quando ci siamo insediati, abbiamo sempre fatto pervenire messaggi di questo tenore al
sindaco. Non è infatti possibile pensare di valorizzare il borgo antico senza prima avere cognizione esatta ed analitica del patrimonio comunale, parlo di quello disponibile e non. La proposta di rimettere in sesto e restituire vita alle attività commerciali della Città vecchia era già stata formalizzata dalle commissioni circoscrizionali e dai singoli consiglieri. Questa iniziativa, unita all’attivazio ne dei corsi di laurea e agli investimenti dei privati, incentivati altresì dalla Zona franca urbana e dalla presenza dell’amministrazione, può ora contribuire al rilancio del quartiere».
Paradiso condivide del tutto le disposizioni del sindaco. «Anche quella di sgomberare i locali occupati abusivamente» precisa. Ed è favorevole all’assegnazione alle famiglie bisognose di quei luoghi (una minima parte rispetto al totale) che possono essere adibiti ad abitazioni. “Purché sia una soluzione momentanea - precisa Paradiso - perché, per quanto si possa trattare di locali facilmente adattabili, non hanno comunque le stesse caratteristiche di un’abitazione. E per le famiglie che si trasferiranno qui sarà di certo un aiuto, ma comporterà comunque disagi e sacrifici che si potranno affrontare solo momentaneamente per tamponare parte dell’emer - genza abitativa della città».
E’ da questo spirito che nasce l’ini - ziativa del sindaco. Stefàno ha urgenza di trovare una sistemazione più sicura e legale a tante famiglie che occupano abusivamente stabili fatiscenti e a rischio crollo. Basti pensare a via Duca degli Abruzzi 85, palazzo divorato dall’umidità e pericolante. Vero è però che la storia di Taranto ci mostra tanti squallidi casi di sistemazioni temporanee diventate alloggi permanenti. Un rischio che, secondo Paradiso, «si corre anche questa volta. Ma è l’unica via da seguire mentre si cominciano a pianificare interventi mirati e seri di politica abitativa come quelli che intende avviare quest’amministrazione».
L’idea dell’assessore Nistri: nell’Isola vogliamo più negozi
L’assessore comunale al Borgo antico, Davide Nistri, quest’idea la coltiva già da qualche mese. «Ho trovato subito la piena disponibilità e condivisione del sindaco Stefàno per portare avanti quest’iniziativa. Iniziativa che ha ora ancora maggior valore dopo la recente approvazione dei benefici fiscali e degli incentivi per la zona franca urbana in cui insiste, appunto, la Città vecchia». Nistri aggiunge: «Stiamo già realizzando un censimento dei locali di proprietà comunale. Se gli agenti di Polizia municipale verificheranno che sono occupati abusivamente non potranno far altro che procedere allo sgombero. In questo modo - spiega l’as - sessore - potremo indire un bando di gara ed assegnare così licenze commerciali per aprire negozi in Città vecchia. I locali necessitano di interventi di ristrutturazione? Sicuramente ma se il locatario farà questi lavori a sue spese vorrà dire che il Comune detrarrà quanto speso dal canone di locazione. E poi, forse, così potremo anche assegnareq ualche alloggio ai senza tetto».
(La Gazzetta di Taranto, II)
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mercoledì 28 ottobre 2009
Chiacchiere e distintivo
La torta dell'arsenale attira tanti pesci...
Tutti con la soluzione in tasca in attesa di un incarico.
Tutti con la soluzione in tasca in attesa di un incarico.
mercoledì 7 ottobre 2009
Un gesto da capire...
Si tratta di un atto che condanniamo ma che potrebbe avere un altissimo valore simbolico.
Ricordiamo che quella è la chiesa che più di tutte sacralizza la dipendenza Taranto-Ilva, quella che celebra le messe di morte di operai e abitanti dei tamburi. E' la chiesa che recentemente ha visto Riva, padrone dell'Ilva, "donare" i fondi per risanarla e pulirla dalla polvere che la ricopre.
La violenza è espressione di disagio che non ha sfoghi istituzionali. Questo stato non si combatte con la repressione ma con la partecipazione e la responsabilità politica.
Armato di coltello devasta le tele e l'altare, messo in fuga dal parroco della chiesa
Il folle gesto di un uomo, sull'episodio indaga la polizia
TARANTO - È entrato in chiesa come un normale parrocchiano, ma con sé portava il coltello o comunque un oggetto affilato con cui ha devastato alcune tele e l'altare per poi fuggire.
L'uomo in evidente stato di agitazione questa mattina è entrato nella cappella del Gesù Divin Lavoratore, al rione Tamburi, ed è stato il parroco che accortosi di quanto stava accadendo ha dato l’allarme mettendo l'uomo in fuga. L’autore degli atti di vandalismo è così scappato facendo perdere le sue tracce. Sull’episodio indaga la polizia. (Corriere della sera)
Ricordiamo che quella è la chiesa che più di tutte sacralizza la dipendenza Taranto-Ilva, quella che celebra le messe di morte di operai e abitanti dei tamburi. E' la chiesa che recentemente ha visto Riva, padrone dell'Ilva, "donare" i fondi per risanarla e pulirla dalla polvere che la ricopre.
La violenza è espressione di disagio che non ha sfoghi istituzionali. Questo stato non si combatte con la repressione ma con la partecipazione e la responsabilità politica.
Armato di coltello devasta le tele e l'altare, messo in fuga dal parroco della chiesa
Il folle gesto di un uomo, sull'episodio indaga la polizia
TARANTO - È entrato in chiesa come un normale parrocchiano, ma con sé portava il coltello o comunque un oggetto affilato con cui ha devastato alcune tele e l'altare per poi fuggire.
L'uomo in evidente stato di agitazione questa mattina è entrato nella cappella del Gesù Divin Lavoratore, al rione Tamburi, ed è stato il parroco che accortosi di quanto stava accadendo ha dato l’allarme mettendo l'uomo in fuga. L’autore degli atti di vandalismo è così scappato facendo perdere le sue tracce. Sull’episodio indaga la polizia. (Corriere della sera)
venerdì 31 luglio 2009
Si consolidano le collinette ecologiche dell’Ilva
(La Gazzetta di Taranto, 31 luglio 2009, p.III)
Sì dalla Provincia al progetto di consolidamento delle collinette ecologiche dell’Ilva. Il via libera è venuto ieri in una conferenza di servizio. «Ho convocato questa riunione - commenta il presidente della Provincia, Gianni Florido - per individuare, con tutti i soggetti istituzionali interessati, tra i quali la Regione e i comuni di Statte e Taranto, una soluzione al problema capace di tutelare meglio e più efficacemente la salute dei cittadini. La dislocazione delle collinette, infatti, in alcuni tratti lascia a desiderare, tanto che in presenza di particolari condizioni atmosferiche lo spolverio finisce inevitabilmente per interessare i centri abitati più vicini al centro siderurgico. Si tratta quindi di porvi rimedio, rafforzando questa fascia di protezione, in attesa che venga perfezionato l’iter riguardante il progetto di barrieramento, ora all’attenzione del Comune di Taranto per il rilascio della concessione edilizia. Abbiamo quindi stabilito che il Consorzio Asi di Taranto, cui è affidato il progetto di consolidamento delle collinette ecologiche, chieda al ministero dell’Ambien - te l’accreditamento delle restanti somme per portare a termine questa opera. I fondi a disposizione ammontano complessivamente a due milioni e 600mila euro».
(La Gazzetta di Taranto, 31 luglio 2009, p.III)
Sì dalla Provincia al progetto di consolidamento delle collinette ecologiche dell’Ilva. Il via libera è venuto ieri in una conferenza di servizio. «Ho convocato questa riunione - commenta il presidente della Provincia, Gianni Florido - per individuare, con tutti i soggetti istituzionali interessati, tra i quali la Regione e i comuni di Statte e Taranto, una soluzione al problema capace di tutelare meglio e più efficacemente la salute dei cittadini. La dislocazione delle collinette, infatti, in alcuni tratti lascia a desiderare, tanto che in presenza di particolari condizioni atmosferiche lo spolverio finisce inevitabilmente per interessare i centri abitati più vicini al centro siderurgico. Si tratta quindi di porvi rimedio, rafforzando questa fascia di protezione, in attesa che venga perfezionato l’iter riguardante il progetto di barrieramento, ora all’attenzione del Comune di Taranto per il rilascio della concessione edilizia. Abbiamo quindi stabilito che il Consorzio Asi di Taranto, cui è affidato il progetto di consolidamento delle collinette ecologiche, chieda al ministero dell’Ambien - te l’accreditamento delle restanti somme per portare a termine questa opera. I fondi a disposizione ammontano complessivamente a due milioni e 600mila euro».
domenica 3 maggio 2009
Ringraziamo Dio per il dono della Provvidenza...
Questo articolo si commenta con le parole del sommo poeta... con profondo rammarico e indignazione.
TARANTO - Il presidente dell'Ilva, Emilio Riva, ha scritto una lettera all’arcivescovo di Taranto, mons.Benigno Luigi Papa, comunicandogli che si farà carico dei lavori di consolidamento e ripristino della parrocchia Gesù Divin Lavoratore. Lo ha annunciato lo stesso arcivescovo in una missiva inviata a padre Arcangelo Catapano, parroco della chiesa del rione Tamburi.
“Vogliamo ringraziare Dio – scrive mons. Benigno Papa - per questo dono della Sua Provvidenza, che ci giunge proprio nell’occasione della vostra festa”. “Il presidente Riva mi ha espresso le motivazioni che hanno indotto il suo Gruppo a tale atto di generosa attenzione. Egli – aggiunge l’arcivescovo – mi scrive di aver aderito volentieri alla mia richiesta perché‚ riconosce alla nostra comunità ecclesiale e a questa comunità, in particolare, il merito di prestare un’indispensabile e disinteressata opera di promozione umana e sociale; attesta inoltre gratitudine ai Padri Giuseppini del Murialdo che da tanti anni sono presenti all’Ilva come cappellani ed, infine, vuole esprimere così l’attenzione costante che il suo gruppo riserva a questo quartiere dei Tamburi”.
“Ho già scritto all’ing. Riva – conclude l’arcivescovo – per esprimergli la mia e vostra riconoscenza”. (La Gazzetta del Mezzogiorno)
Per i rapporti di Riva con la Chiesa si legga quanto da lui dichiarato alla stampa, clicca qui... (testo in rosso)
Per l'atteggiamento dell'Arcivescovo di Taranto verso l'Ilva clicca qui (elenco post in archivio)
Ecco l'originale
Lettera parrocchia
Sicura, quasi rocca in alto monte,
seder sovr'esso una puttana sciolta
m'apparve con le ciglia intorno pronte;
e come perché non li fosse tolta,
vidi di costa a lei dritto un gigante;
e baciavansi insieme alcuna volta.
(Dante Alighieri, Commedia, Purgatorio XXXII, vv. 148-153)
seder sovr'esso una puttana sciolta
m'apparve con le ciglia intorno pronte;
e come perché non li fosse tolta,
vidi di costa a lei dritto un gigante;
e baciavansi insieme alcuna volta.
(Dante Alighieri, Commedia, Purgatorio XXXII, vv. 148-153)
Ilva-Taranto paga restauro del Gesù Divin Lavoratore
Lo ha annunciato l'arcivescovo di Taranto, mons.Benigno Luigi PapaTARANTO - Il presidente dell'Ilva, Emilio Riva, ha scritto una lettera all’arcivescovo di Taranto, mons.Benigno Luigi Papa, comunicandogli che si farà carico dei lavori di consolidamento e ripristino della parrocchia Gesù Divin Lavoratore. Lo ha annunciato lo stesso arcivescovo in una missiva inviata a padre Arcangelo Catapano, parroco della chiesa del rione Tamburi.
“Vogliamo ringraziare Dio – scrive mons. Benigno Papa - per questo dono della Sua Provvidenza, che ci giunge proprio nell’occasione della vostra festa”. “Il presidente Riva mi ha espresso le motivazioni che hanno indotto il suo Gruppo a tale atto di generosa attenzione. Egli – aggiunge l’arcivescovo – mi scrive di aver aderito volentieri alla mia richiesta perché‚ riconosce alla nostra comunità ecclesiale e a questa comunità, in particolare, il merito di prestare un’indispensabile e disinteressata opera di promozione umana e sociale; attesta inoltre gratitudine ai Padri Giuseppini del Murialdo che da tanti anni sono presenti all’Ilva come cappellani ed, infine, vuole esprimere così l’attenzione costante che il suo gruppo riserva a questo quartiere dei Tamburi”.
“Ho già scritto all’ing. Riva – conclude l’arcivescovo – per esprimergli la mia e vostra riconoscenza”. (La Gazzetta del Mezzogiorno)
Per i rapporti di Riva con la Chiesa si legga quanto da lui dichiarato alla stampa, clicca qui... (testo in rosso)
Per l'atteggiamento dell'Arcivescovo di Taranto verso l'Ilva clicca qui (elenco post in archivio)
Ecco l'originale
Lettera parrocchia
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venerdì 6 marzo 2009
Arte effimera
Trasformare le impalcature dei cantieri di restauro di alcuni monumenti pugliesi in opere d’arte a cielo aperto: è l’obiettivo di 'Arte in cantiere. Opere d’arte sui ponteggì, promossa dall’assessorato ai Beni culturali della Regione Puglia con la collaborazione della direzione regionale per i Beni culturali, e presentata oggi dall’assessore regionale i Beni culturali, Domenico Lomelo, e dal direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici della Puglia, Ruggero Martines.
L'idea è di affidare ad artisti, senza limiti di età nè di provenienza, la realizzazione di un’opera che sarà esposta sui teloni a copertura delle impalcature. Le opere saranno selezionate tra quelle che parteciperanno al bando di concorso che lunedì prossimo sarà pubblicato su due quotidiani nazionali e due locali. "Poichè nel mondo artistico – secondo Martines – esiste una penalizzazione delle artiste di sesso femminile, abbiamo previsto di riservare una 'quota rosà: la metà ad artisti uomini, la metà ad artiste donne".
I fondi stanziati dall’assessorato sono ammontano a 200mila euro, dai quali saranno anche pagati i premi, di 5.000 euro ognuno, agli artisti che verranno selezionati da una giuria di esperti. Per il momento sono dodici gli edifici in restauro sui quali gli artisti sono chiamati ad esprimersi: il palazzo Sylos Calò di Bitonto, la Cattedrale di Ruvo di Puglia, la pinacoteca Palazzo Minerva di Canosa, la Cattedrale di Trani, il Palazzo Imperiali a Brindisi, il Palazzo di Città di Ostuni, la Cattedrale di Foggia, la chiesa San Leonardo di Foggia, il Castello Carlo V e la Cattedrale di Lecce, le chiese di San Domenico e San Pasquale a Taranto. Ma non è escluso che il numero dei monumenti possa aumentare.
Lomelo ha concluso sottolineando che l’iniziativa servirà "ad avvicinare l’impegno delle istituzioni sulla tutela, la valorizzazione e il recupero dei beni culturali", ai giovani "delle accademie e dei conservatori che potranno" così "diventare protagonisti".
L'idea è di affidare ad artisti, senza limiti di età nè di provenienza, la realizzazione di un’opera che sarà esposta sui teloni a copertura delle impalcature. Le opere saranno selezionate tra quelle che parteciperanno al bando di concorso che lunedì prossimo sarà pubblicato su due quotidiani nazionali e due locali. "Poichè nel mondo artistico – secondo Martines – esiste una penalizzazione delle artiste di sesso femminile, abbiamo previsto di riservare una 'quota rosà: la metà ad artisti uomini, la metà ad artiste donne".
I fondi stanziati dall’assessorato sono ammontano a 200mila euro, dai quali saranno anche pagati i premi, di 5.000 euro ognuno, agli artisti che verranno selezionati da una giuria di esperti. Per il momento sono dodici gli edifici in restauro sui quali gli artisti sono chiamati ad esprimersi: il palazzo Sylos Calò di Bitonto, la Cattedrale di Ruvo di Puglia, la pinacoteca Palazzo Minerva di Canosa, la Cattedrale di Trani, il Palazzo Imperiali a Brindisi, il Palazzo di Città di Ostuni, la Cattedrale di Foggia, la chiesa San Leonardo di Foggia, il Castello Carlo V e la Cattedrale di Lecce, le chiese di San Domenico e San Pasquale a Taranto. Ma non è escluso che il numero dei monumenti possa aumentare.
Lomelo ha concluso sottolineando che l’iniziativa servirà "ad avvicinare l’impegno delle istituzioni sulla tutela, la valorizzazione e il recupero dei beni culturali", ai giovani "delle accademie e dei conservatori che potranno" così "diventare protagonisti".
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