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mercoledì 2 dicembre 2015

Pane, Ilva e fantasia

Ilva, grandi manovre per ingresso partner privati

Mai dire mai. Il percorso seguito finora per il risanamento dell’Ilva è stato accidentato, ricco di sorprese. E altre si annunciano, a partire da un nuovo tentativo di coinvolgere l’imprenditoria privata, italiana e internazionale, nell’azionariato del gruppo. Per il momento è una semplice eventualità, certamente difficile da realizzare perchè si tratta di una strada già percorsa senza successo. Ma la situazione è d’emergenza, con perdite elevate e prospettive drammatiche perchè il tesoretto di 1,2 miliardi di euro dei Riva è rimasto al riparo in Svizzera e non è affluito nelle casse del gruppo, la Cassa depositi e prestiti ha fatto sapere in un vertice a Palazzo Chigi tenuto nei giorni scorsi che non è nelle condizioni di assumersi l’intero peso del salvataggio, la nuova società (newco) che doveva essere costituita nella primavera scorsa con l’apporto d’investitori finanziari è rimasta sulla carta.
Per questo occorre rimescolare le carte, o almeno tentarci. Così, per il momento con grande prudenza, sono ripartite verifiche informali per tentare l’impossibile, cioè ridare solidità all’assetto azionario dell’Ilva coinvolgendo soci privati. Mai dire mai, dunque, anche se proprio nel recente passato Piero Gnudi, all’epoca commissario straordinario unico, ci ha provato senza risparmiarsi ma senza riuscirci.E le difficoltà che hanno impedito di raggiungere l’obiettivo rimangono tutte, perfino aggravate. Nell’attesa di capire quale sarà l’esito dei contattiavviati, lo scenario di nuove partnership viene definito una semplice eventualità, che non deve interferire con il lavoro in cui sono impegnati i vertici aziendali, interamente rinnovati meno di un anno fa.
La Via Crucis dell’Ilva è cominciata con la fase uno, in cui era al comando il commissario straordinario Enrico Bondi, che ha puntato sul piano industriale messo a punto con i consulenti di McKinsey. Poi, uscito di scena Bondi, è arrivato Piero Gnudi, convinto che la priorità fosse trovare un nuovo assetto dell’azionariato, per ridare solidità al gruppo con l’apporto di soci privati, internazionali e italiani. I tentativi non sono riusciti, perchè i potenziali azionisti hanno detto con chiarezza che i problemi dell’Ilva erano drammatici, gli investimenti ambientali non sopportabili da privati, le inchieste avviate dalla magistratura (soprattutto di Taranto) determinano un quadro di assoluta incertezza. Contemporaneamente si è fatta strada la convinzione che i privati intendessero forzare la mano, ingigantendo i problemi dell’Ilva, per poi conquistarla con quattro denari. Insomma, il sospetto è stato che ArcelorMittal guidasse una cordata della serie "I furbetti dell’acciaio", parafrasando la definizione dei "Furbetti del quartierino", coniata dallo spregiudicato finanziere Stefano Ricucci nell’estate del 2005. Così l’operazione Gnudi non ha avuto esito ed è cominciata la fase tre, con la regia dell’ex amministratore delegato di Luxottica, Andrea Guerra, passato nel ruolo di super consulente per Palazzo Chigi.
L'occasione da non perdere è stata considerata l’inchiesta della Procura di Milano contro i Riva, gli ex azionisti di comando dell’Ilva, finiti sulla panchina degli imputati, ritenuti colpevoli di una lunga serie di reati. Erano giorni in cui Guerra, sia pure dietro le quinte, spendeva parole di elogio per il lavoro svolto dai magistrati milanesi. Da Palazzo di Giustizia filtravano due certezze: l’Ubs, il colosso svizzero in cui sono parcheggiati i trust dei Riva, era pronto a consegnare i quattrini (i famosi 1,2 miliardi) e la magistratura svizzera avrebbe dato via libera.
Il tutto si è verificato, ma è mancato l’ultimo passaggio. Nei giorni scorsi il Tribunale di Bellinzona, a cui hanno fatto ricorso in appello due esponenti della famiglia Riva, ha bloccato tutto, sottolineando (con parole dure) che il tesoretto non si tocca fino a sentenza definitiva di un processo (quello contro i Riva) ancora agli albori. Una vera doccia fredda, per l'Ilva e dintorni, arrivata all’improvviso. L’effetto è di riaprire i giochi sul futuro del gruppo che, proprio negli ultimi due mesi, ha registrato qualche notizia positiva, a partire dal contenimento delle perdite (sotto i 20 milioni al mese contro i 50 milioni dei momenti peggiori) per arrivare all’incremento del portafoglio ordini (più 23 per cento il risultato di ottobre su settembre e più 20 per cento in novembre rapportato a ottobre). Significativa, in particolare, viene considerata la vittoria nella gara promossa dalla Snam per una fornitura di oltre 5 milioni di euro. L’impegno di chi si batte in prima linea c'è. Il problema è la mancanza di soldi in cassa. E non è un problema di poco conto. (GdM)

I risvolti sull’effettiva sostenibilità del piano di risanamento ambientale previsto dal governo per l’area siderurgica Ilva di Taranto, alla luce della decisione d’ufficio assunta dal tribunale svizzero di Bellinzona, che ha deciso per il non rientro in Italia delle somme sequestrate alla famiglia Riva, sono al centro di una mozione presentata in Consiglio regionale dai consiglieri dei gruppi Emiliano sindaco di Puglia e Lista Emiliano per la Puglia, Gianni Liviano  (primo firmatario), Sabino Zinni, Mauro Vizzino, Mario Pendinelli, Alfonso Pisicchio, Paolo Pellegrino e Giuseppe Turco.
Una mozione con la quale i sette consiglieri di maggioranza impegnano il presidente Emiliano e la sua Giunta a chiedere al presidente del Consiglio, Matteo Renzi di avanzare una “perentoria richiesta” di introduzione, nella prossima legge di stabilità, “delle poste necessarie per garantire disponibilità certa delle risorse indispensabili per dare adeguato impulso, e portare a rapida ultimazione, le opere  di ambientalizzazione e bonifica previste nell’Aia e gli atti integrativi, propedeutiche a qualsiasi ipotesi di rilancio della città di Taranto e del suo territorio provinciale”.
Liviano Emiliano Curcuruto
 
Serve, dunque, che la Regione vada in pressing sul governo nazionale perché, se confermata e ratificata dal tribunale svizzero, la decisione di bloccare il rientro in Italia dei circa 1,2 miliardi di euro potrebbe “avere conseguenze nefaste”, sottolineano i sette consiglieri firmatari della mozione, in ordine “all’efficacia dell’architettura normativa e procedurale messa in piedi dal governo italiano con decreto legge 04/07/2015 n° 92, G.U. 04/07/2015, pubblicato lo 07/07/2015 (ma non convertito in legge ), considerato anche il sicuro dilatarsi delle tempistiche relative agli interventi di ambientalizzazione; all’oggettiva impossibilità di realizzare il piano di risanamento ambientale che, se pur propedeutico al salvataggio del siderurgico più grande ed inquinante d’Europa, risulta paradossalmente ‘imposto’, con il citato decreto, doversi essere contestuale alle opere di bonifica ed ambientalizzazione, a tutto danno della salute pubblica nel transitorio degli interventi a farsi; all’aggravarsi dell’emergenza ambientale, economica e sociale di Taranto e del suo territorio provinciale che determinerebbe un esponenziale incremento dei rispettivi fattori di criticità posti già oltre la soglia di guardia; alla conseguente improbabilità, se non impossibilità, che si generi una reale ripresa del territorio jonico,  in quanto interessato esclusivamente da piani di risanamento risibili giacché fondati su ipotesi di finanziamento inconsistenti”.
Ai colleghi consiglieri e al governo regionale, inoltre, il consigliere Liviano fa presente “che nel delicato tema trattato, ogni inerzia generata da sofismi interpretativi, cavilli ed eccezioni giurisprudenziali, schermaglie tattiche fra diversi ordinamenti giuridici fra stati amici e palleggiamenti di responsabilità ai vari livelli istituzionali, amplificherebbe il già presente stato di prostrazione della comunità jonica, accrescendo in essa quella percepibile angoscia che il problema ambientale continuerà a ripercuotersi sulla salute dei propri figli.. dei nostri figli. Urge quindi - prosegue Liviano - intervenire con estrema decisione, unità d’intenti, fermezza e secondo una visione del problema onesta e condivisa.
Per questo, signor presidente, - conclude Liviano - la invito sin d’ora, a tergo del suo incontro con Matteo Renzi, a voler rappresentare direttamente a Taranto, in una conferenza pubblica della quale mi faccio promotore, il riscontro in merito agli orientamenti del governo nazionale e la voce della nostra Puglia unita”. (Affaritaliani)

giovedì 6 novembre 2014

Tempa Rossa, fumata nera!

E' la prima fumata nera che fa bene ai tarantini!
Rep
Con grande stupore e soddisfazione abbiamo appreso dello scatto di responsabilità e dignità del Consiglio Comunale tarantino che, per la prima volta, dà prova di mettere in primo piano la salute dei suoi concittadini e non accetta pressioni e ricatti in nome della mitica "vocazione industriale" del nostro territorio.
Sulle pagine di questo blog abbiamo avuto molte parole critiche verso il sindaco e la giunta. Ma nel grigiore di una condotta il più delle volte ponziopilatesca e supina, vogliamo applaudirli per questo atto storico. Se lo meritano! (anche se dovrebbe essere la regola...)
Il Consiglio ha detto in forma ufficiale e cogente che nel nostro porto non c'è posto per altri serbatoi di petrolio e moli per petroliere!
Contrariamente a quanto vogliono far apparire i media nazionali (di ogni orientamento, dal Sole24h - riportato in basso - al Tg3 regionale, che ha mandato in onda un servizio dal titolo: "Il petrolio negato", con chiaro riferimento alla mancata autorizzazione da parte del Consiglio comunale all'allungamento del pontile ENI), non si tratta di una scelta scellerata ed emotiva, ma dalla saggia decisione di sospendere l'ulteriore complicazione di una situazione già compromessa e incontrollabile sul piano ambientale, che ha superato da decenni i  limiti di tolleranza e salubrità.
Taranto finalmente chiede con una voce unica (escludendo i soliti "ominicchi e quaquaraquà" che si vendono per 30 denari) che si cominci a capire e a programmare per cambiare rotta.
E' una richiesta che viene da tutte le classi sociali, senza chiusure ideologiche o radicalismi, in nome del "buon governo" che forse, alla buon'ora, inizia a emettere i primi vagiti. 

Al Comune di Taranto passa il sì alla variante bloccata Tempa rossa

Passa sul filo del rasoio, ma passa. Con 15 voti favorevoli e tre contrari, il Consiglio comunale di Taranto ha approvato la delibera riguardante il piano regolatore del porto che, almeno nelle intenzioni e al netto di eventuali ricorsi in sede amministrativa, stoppa il progetto «Tempa rossa». La variante indicata dalle commissioni Assetto del territorio e Attività produttive impedisce di fatto la costruzione di due grandi serbatoi nei quali stoccare il petrolio in arrivo dal giacimento della Basilicata e l'allungamento di 350 metri del pontile petroli della raffineria per l'attracco delle navi destinate a caricare il greggio. Hanno votato sì il sindaco Stefàno, Bitetti, D'Eri, Azzaro, Ciocia, De Martino, Di Todaro, Spalluto, Di Giovanni, Laruccia, Nistri, Liviano, Venere, Capriulo e Bonelli.
I tre contrari sono i consiglieri di Realtà Italia Gianni Cataldino, Filippo Illiano e Gina Lupo, esponenti della maggioranza, che chiedevano un emendamento per consentire la realizzazione del pontile petroli ed evitare possibili rallentamenti nei lavori di infrastrutturazione al porto.
Confermati anche i malumori nel Pd. Sono usciti dall’aula i consiglieri Mimmo Cotugno (che ha ufficializzato la propria posizione con una dichiarazione di voto prendendo le distanze dalla linea dettata dal partito) e Raffaele Brunetti, oltre ad Aldo Renna della lista Condemi e ai consiglieri di Forza Italia Cannone, Vietri, Ciraci e Tribbia.
In apertura di discussione il capogruppo dei Democratici Gianni Azzaro aveva ribadito le ragioni del no al progetto, condivise peraltro dalla direzione provinciale e regionale del partito. Lo stesso Azzaro non ha peraltro nascosto i timori sull’eventualità che possano essere messi in discussione i lavori del porto. «A quel punto - ha detto tra le righe - bisognerebbe rivedere la questione». Ha parlato di doppiogiochismo il consigliere dei Verdi-Taranto respira Angelo Bonelli, secondo il quale «questo consiglio non può permettersi ambiguità. Si deve quindi ribadire il proprio no indipendentemente dalle osservazioni che arriveranno, a meno che non sia una cosa studiata». Il leader ecologista è convinto che la delibera sulla variante del porto non sia sufficiente. «Occorre - ha spiegato - che l'amministrazione dia tempi certi circa il recepimento della direttiva Seveso. Si tratta di una normativa europea che il governo nazionale non potrà ignorare».
L’ipotesi del sì al pontile petroli e no ai due serbatoi è naufragata quasi subito in seguito al diktat del sindaco Ezio Stefàno, che aveva chiesto che l'atto restasse nella sua formulazione originaria. Hanno prevalso, dunque, le «ragioni ambientali» per scongiurare l'incremento di emissioni inquinanti causate dalla movimentazione del petrolio. Dai documenti forniti dalla Joint venture Total, Shell e Mitsui, di cui l’Eni è partner logistico, emergerebbe l'aumento del 12% delle emissioni riferite soprattutto a composti volatili e non ci sarebbero adeguate rassicurazioni sui rischi di incidente rilevante. «Dobbiamo rimandare al mittente - ha osservato l’assessore all’Ambiente Vincenzo Baio - il progetto Tempo Rossa. Oggi è una giornata storica per la politica tarantina che ha la possibilità di dire la sua. Abbiamo il dovere morale di difendere la città ed i bambini di Taranto».
Il consigliere Mario Laruccia ha motivato il voto favorevole alla delibera con la necessità di «dare un messaggio chiaro al governo: Taranto non può più essere una città sacrificata per l'interesse dell'intero Paese». La domanda di fondo è: basterà la variante approvata a bloccare un progetto definito strategico anche dal premier Matteo Renzi? (GdM)

Taranto dice «no» a Tempa Rossa

Il Comune di Taranto sbarra la strada al progetto petrolifero Tempa Rossa. Niente da fare per il trasporto a Taranto, via oledotto, del greggio estratto in Basilicata. Con un voto che ha spaccato anche la maggioranza di centrosinistra, 15 favorevoli e 3 contrari, ieri pomeriggio il Consiglio comunale ha adottato il piano regolatore del porto all'infuori dell'allungamento per 350 metri del pontile della raffineria Eni. È questa, infatti, una delle due infrastrutture - l'altra è rappresentata dai due serbatoi di stoccaggio - che serviranno a Tempa Rossa. Averla bloccata, significa bloccare tutto il progetto che per Taranto, su un investimento complessivo di 1,6 miliardi di euro in gran parte concentrato in Basilicata, vale 300 milioni di euro ed una ricaduta di cantiere per 50 imprese e 300 occupati. Il Consiglio non ha affrontato l'aspetto dei serbatoi per il fatto che la loro ubicazione è prevista in un'area dell'Eni e dunque non soggetta al piano regolatore portuale.
Sino alla vigilia del Consiglio comunale si era profilata la possibilità che si cambiasse quanto deciso dalla giunta a metà settembre. Ovvero il no a Tempa Rossa su tutta la linea motivandolo col rischio di un aumento dell'inquinamento in un'area già segnata dall'emergenza Ilva. Era emersa la possibilità che il Comune desse l'ok all'ampliamento del pontile - che attualmente si sviluppa per 500 metri - e dicesse invece no ai serbatoi. Il sindaco di Taranto, Ezio Stefàno, ha però preteso e ottenuto che la coalizione non cambiasse posizione. E così alla fine è stato. Il progetto proposto dalle compagnie Total, Shell e Mitsui, con Eni partner logistico, per ora si allontana sebbene dal 2011 abbia la Valutazione di impatto ambientale favorevole e una serie di autorizzazioni. Il Comune motiva il no con l'aumento delle emissioni, si rifà ad un parere espresso dall'Arpa Puglia e accoglie così il pressing che da mesi portano avanti i movimenti ambientalisti. Se si considera che tempo addietro sia il Comune di Taranto che la Regione Puglia hanno detto sì alle opere di Tempa Rossa eppoi hanno ribaltato la loro linea, con la Regione che ha chiesto al ministero dell'Ambiente di rivedere la Via favorevole concessa, sembra che le istituzioni locali non siano volute entrare in rotta di collisione con gli ambientalisti in una situazione già tesa per l'Ilva.
Ultimamente le compagnie petrolifere hanno anche rivisitato il progetto Tempa Rossa ribadendo che ha emissioni zero, perchè questa è una delle condizioni poste dalla Via, e che con gli interventi di recupero dei composti volatili del greggio ci sarebbe stato un taglio complessivo, su base annua, di 64 tonnellate di emissioni di cui 36 provenienti dagli impianti di Tempa Rossa e 28 dalla raffineria. Questa novità non è stata però considerata dal Comune. (Sole24h)

giovedì 5 settembre 2013

La Città nel Palazzo di città

Ilva, comitato invade l'aula, salta il Consiglio comunale

Il comitato cittadino "Liberi e Pensanti" irrompe in Consiglio comunale a Taranto e manda a vuoto la seduta. Una trentina di attivisti del movimento ambientalista si sono infatti presentati stamattina nell'aula del Consiglio e, dopo l'avvio della discussione, hanno cominciato a contestare duramente il sindaco Ezio Stefano e i consiglieri chiedendo risposte sui problemi dell'Ilva, dell'inquinamento e dell'ambiente. Non avevano cartelli con loro, nè striscioni, tuttavia quella dei "Liberi e Pensanti" è stata una presenza "rumorosa" che ha impedito al Consiglio di svolgere i suoi lavori, benché all'ordine del giorno ci fossero una quarantina di argomenti, tra cui la grave crisi finanziaria dell'Amiu, l'azienda che a Taranto assicura la raccolta dei rifiuti solidi urbani.
A fronte delle proteste dei "Liberi e Pensanti" la seduta consiliare è stata così sospesa e quando i lavori sono stati riavviati, dopo un paio di ore, non c'era il numero legale. La seduta del Consiglio è stata così sciolta.  (Rep)

lunedì 19 novembre 2012

Ilva: Record di produzione. Il sequestro porta fortuna!!

Ilva, battaglia per rispettare l’Aia

Si sposta nuovamente a Palazzo di giustizia la vertenza Ilva. Mentre la Procura stringe i tempi per definire l'inchiesta «Ambiente venduto» e dare così finalmente una cornice, dopo anni di duro lavoro dei militari delle Fiamme Gialle, al quadro che vedeva gli uomini del gruppo Riva disporre a proprio piacimento di parlamentari, amministratori locali, funzionari pubblici e giornalisti, gli avvocati del siderurgico stanno limando la richiesta di dissequestro degli impianti a cui il 26 luglio scorso sono stati virtualmente apposti i sigilli. Virtualmente perché, pur avendo il gip Patrizia Todisco firmato un decreto di sequestro preventivo senza la facoltà d'uso degli impianti, l'Ilva da quel giorno non ha mai smesso di produrre ed anzi proprio in questi giorni sta tagliando il traguardo degli 8 milioni di tonnellate d'acciaio che poi è il tetto massimo di produzione previsto dalla nuova Autorizzazione integrata ambientale.

I legali del gruppo Riva vogliono il dissequestro degli impianti non per poter produrre liberamente - quello, come detto, malgrado tutto già lo fanno - ma perché la piena disponibilità della fabbrica viene ritenuta una condizione essenziale per poter accedere al credito bancario necessario per far fronte a tutti gli interventi previsti dall'Aia (si parla di una spesa superiore ai 3 miliardi e mezzo di euro).

Sempre a Palazzo di giustizia, il prossimo 30 novembre si consumerà il primo atto della causa civile che vede l'Ilva opposta ad una signora residente al rione Tamburi che ha contratto una invalidante forma di mielite e chiede pertanto i danni al gruppo Riva. I legali del siderurgico hanno chiamato in causa Comune e Provincia, ritenendoli inadempienti riguardo la realizzazione di interventi per impedire lo spargimento di polveri minerali nel quartiere. La tesi è stata già respinta dal Comune, costituitosi tramite gli avvocati Massimo Moretti e Giuseppe Dimito, e ora viene contestata anche dalla Provincia che con il suo legale Cesare Semeraro ha depositato un atto nel quale viene definita temeraria oltre che giuridicamente infondata la mossa dell'Ilva.

Da oggi, come annunciato nei giorni scorsi ai sindacati metalmeccanici, l'Ilva metterà in ferie forzate i lavoratori del reparto Produzione lamiere 2, a cui si aggiungeranno da mercoledi' 21 novembre quelli del Tubificio 2. In tutto sono circa 500 gli operai impiegati nei due reparti che rientrano tra quelli per i quali è stata chiesta la cassa integrazione ordinaria per 1940 lavoratori dell'area a freddo. Sul ricorso agli ammortizzatori sociali non c'è ancora accordo con i sindacati, ma l'azienda ha fatto intendere che non farà passi indietro: domani è previsto un nuovo incontro tra le parti.

Intanto, una delegazione di consiglieri comunali di Taranto, fra cui i capigruppo della maggioranza, e il sindaco di Taranto, Ezio Stefano, partiranno oggi a mezzanotte in pullman per Roma e domani mattina stazioneranno davanti a Palazzo Chigi con il gonfalone municipale. L’obiettivo è sollecitare il Governo a riconvocare rapidamente il «Tavolo istituzionale Taranto» insediato dal premier Mario Monti lo scorso 17 aprile e mai più riconvocato nonostante l'emergenza Ilva, deflagrata in piena estate. Tre le questioni che la delegazione tarantina vuole prospettare: coinvolgimento della presidenza del Consiglio e non solo del ministero dell'Ambiente sul caso Ilva, nomina del commissario previsto dalla «Legge Taranto» sulla bonifica delle aree inquinate approvata il 5 ottobre dal Parlamento, attenzione alla grave situazione economica della città. Domani Stefàno sarà anche ascoltato dalla commissione Lavoro del Senato sulla sicurezza sui luoghi di lavoro.(GdM)

lunedì 1 ottobre 2012

Solo l'ennesima carta?

Ilva, Consiglio comunale approva documento proposto da Bonelli: ecco i punti principali

 TARANTO – Il Consiglio comunale di Taranto riunitosi oggi ha approvato un documento proposto dal presidente dei Verdi Angelo Bonelli molto importante per il futuro della città.

Stando a quanto si legge in una nota dei Verdi, il documento in questione, indirizzato al Governo e alla Regione chiede:
1) L’applicazione del principio europeo ‘chi inquina paga’, contabilizzando le somme che Ilva s.p.a. deve per le bonifiche. Ricordiamo che l’Ilva ha un patrimonio di 2,5 miliardi di euro e utili non divisi per 1,5 miliardi di euro;
2) Di dichiarare il lavoro svolto nel Polo siderurgico dell’Ilva altamente usurante, prevedendo il prepensionamento a parita’ di salario per chi abbia 20 anni di lavoro;
3) Di riconoscere ai lavoratori dell’Ilva il contratto da siderurgici e non da metalmeccanici, prevedendo la compensazione economica per gli anni pregressi;
4) L’istituzione di un fondo congruo per il risarcimento dei lavoratori e delle vittime dell’inquinamento;
5) L’applicazione in sede della procedure AIA (Autorizzazione integrata ambientale) dell’articolo 8 dlgs 59/2005 prevedendo l’obbligo di usare le migliori tecnologie in assoluto e non le migliori tecnologie disponibili che come afferma la legge sono quelle economicamente disponibili per l’azienda;
6) La sospensione dei pareri rilasciati relativamente ai progetti ‘Tempa Rossa’, Eni, Cementir e ai nuovi inceneritori in una citta’ fuorilegge dal punto di vista dell’inquinamento;
7) l’Istituzione di una No-Tax Area dichiarando Taranto area economicamente e socialmente svantaggiata al fine di attirare investimenti, nuove imprese e nuova occupazione”.
”L’approvazione del documento proposto dagli ambientalisti da parte del Consiglio comunale di Taranto – ha dichiarato Angelo Bonelli, leader del partito del ‘sole che ride’ – non solo dimostra che abbiamo cultura di governo ma che siamo in grado di elaborare proposte per fare uscire la citta’ da un modello produttivo alla diossina che e’ responsabile di un’emergenza sanitaria e ambientale senza precedenti.
É necessario avviare immediatamente un processo di conversione economica che si lasci alle spalle un sistema produttivo che provoca malattia e morte’’.
(Ilquotidianoitaliano)

sabato 26 febbraio 2011

Questo è il nostro vergognoso Consiglio Comunale



Da TarantOggi del 25 febbraio 2011
ADESSO NE BASTANO 13: metanodotto, oggi si torni in aula

Se non si trattasse di qualcosa che tocca da vicino ogni singolo cittadino di Taranto, ci sarebbe davvero da ridere di fronte alla sufficienza con la quale il Consiglio Comunale sta affrontando la questione metanodotto. Mentre l’Eni tace sul proprio disegno industriale, nascondendolo di fatto alla città, in aula viene meno il numero legale proprio in coincidenza con la trattazione dell’odg n. 16.
Quest’ultimo, presentato dalla consigliera Filomena Vitale, proponeva al Consiglio la revoca, in autotutela, della delibera 18 dell’ uno marzo 2010, qualora la realizzazione del metanodotto dovesse servire al trasporto di gas metano per l’alimentazione di una centrale a ciclo combinato da 240 MW all’interno della raffineria Eni. L’iniziativa del consigliere era mirata a far prendere una posizione chiara al Consiglio sulla volontà della società quasi di triplicare l’attuale produzione energetica. L’ambiente pagherebbe, ancora una volta, il conto finale.
Sarebbe inevitabile, infatti, un aumento proporzionale delle emissioni di Co2 e di
ossido di carbonio. E’ soprattutto quest’ultimo inquinante a destare preoccupazione in quanto inciderebbe negativamente sulla già precaria salubrità dell’aria ionica. Ebbene, dopo aver discusso del piano Pirp (approvato nell’ultima occasione disponibile per non perdere i finanziamenti) e di altri argomenti poco utili alla soluzione dei gravi problemi ionici (dal riconoscimento delle bande tarantine nell’ambito dei festeggiamenti per l’unità d’Italia al conferimento della cittadinanza onoraria a Mons. Benigno Luigi Papa), è venuto meno il numero legale.
L’assenza della maggioranza dei consiglieri ha costretto il presidente Gina Lupo a sciogliere l’assise. Questa volta, però, rispetto alle altre riunioni del Consiglio Comunale, lo stesso presidente ha predisposto la convocazione immediata per il giorno seguente qualora tutti gli odg non fossero stati affrontanti. E’ per questo che, dunque, nel testo di convocazione dell’appuntamento di ieri, si legge quanto segue: “Ove nel giorno stabilito per la prima convocazione non si raggiunga o venga a mancare in corso di seduta il numero legale, il Consiglio Comunale tornerà a riunirsi in seduta di seconda convocazione il giorno 25/02/2011 con inizio alle 12,30”.
Nessun dubbio quindi: i consiglieri hanno subito la possibilità di rimediare. C’è però un’altra novità: trattandosi di una seconda convocazione, ai sensi del Testo Unico degli enti locali, basterà la presenza di un terzo dei consiglieri per dichiarare valida la seduta ed avviare i lavori. Nel caso del Consiglio Comunale di Taranto, dunque, possono essere anche in tredici a presentarsi in aula oggi e discutere la proposta di Filomena Vitale. Basterebbe il voto di sette consiglieri per dire no ad un progetto che non avrebbe alcuna ricaduta positiva per la città.

domenica 16 maggio 2010

E Riva propone la solita gitarella!

Taranto, Riva al Comune «Venite in fabbrica»

L’Ilva invita il Consiglio comunale «a visitare lo stabilimento». E nove consiglieri comunali fra maggioranza e opposizione dicono che quest’invito, proprio mentre sono in arrivo un Consiglio comunale che si occuperà dell’Ilva e la protesta degli ambientalisti sulle cokerie, è inopportuno. La lettera è stata inviata dall’azienda al presidente dell’assemblea, Gina Lupo. «Nelle prossime settimane - si legge - l’assemblea sarà chiamata ad occuparsi delle questioni relative allo stabilimento di Taranto. Il contributo della massima assise cittadina potrà essere efficace nella misura in cui sarà alto il livello di conoscenza e consapevolezza della realtà industriale».
L’Ilva «rimane disponibile a fornire gli elementi conoscitivi utili a consentire agli organi decisori l’assunzione responsabile delle determinazioni di competenza». Il Gruppo Riva estende l’invito al sindaco e alla giunta comunale, sottolineando gli «investimenti sull’eco-compatibilità degli impianti che continuano malgrado la crisi economica». Nella lettera l’azienda sottolinea «l’intenso dibattito sui processi di ambientalizzazione» in cui è coinvolto il siderurgico ma anche «le attenzioni di cui l’Ilva è bersaglio da parte di taluni portatori di interessi che mirano a disconoscere l’importanza economica e sociale della presenza dello stabilimento per l’area tarantina e la sua rilevanza strategica per l’intero comparto siderurgico nazionale. In tale quadro - sottolinea l’Ilva - si avverte la carenza di azioni propositive da parte di talune rappresentanze locali, che seppur involontariamente è ostacolo all’azione di miglioramento dell’impatto ambientale per l’assenza di riferimento certo».
Nove consiglieri ritengono però che non sia questo il momento adatto per visitare il siderurgico. Sono Annibale Carelli di Sel, Mario Laruccia dei Riformisti, Salvatore Ranieri di At6, Mario Stante e Antonella Mignogna del Movimento Ionico per la Legalità, Filippo Illiano dell’Idv, Lucio Lonoce del gruppo misto, Ciccio Voccoli di Rifondazione Comunista e Pasquale Di Noi di Sds. Cosa dicono in sostanza questi consiglieri? Presenteremo un documento al presidente del Consiglio comunale, invitando l’Ilva a riformulare in altra data l’invito ai consiglieri ad andare in fabbrica. Non è opportuno, sostengono i nove, che l’invito sia stato fatto con l’approssimarsi della manifestazione di Altamarea (29 maggio) e soprattutto perchè martedì prossimo in Consiglio c’è la discussione sul risarcimento danni. Il Consiglio infatti torna a riunirsi il 18.
Interessante la tempistica rispetto alla lettera aziendale perché si discuterà della mozione presentata il 26 aprile scorso dal gruppo «I Riformisti», facente capo all’ex vicesindaco Gaetano Carrozzo. L’assemblea dovrà pronunciarsi sulla richiesta di azione amministrativa per interrompere i termini prescrittivi per l’azione di risarcimento danni «da chiedere all’Ilva - si legge nel documento - a seguito della sentenza di Corte di Cassazione del 2005».
La richiesta di risarcimento, oggetto anche di un’esposto alla magistratura del sindaco Ezio Stefàno, è anche uno dei tre quesiti proposti nel referendum sulla chiusura totale o parziale dell’Ilva promosso dal comitato cittadino «Taranto Futura» impegnato nella raccolta delle 3mila firme necessarie per indire la consultazione. Il sindaco Stefàno ha anche scritto al presidente del circolo tarantino di Legambiente, Lunetta Franco. Gli ecologisti hanno chiesto interventi efficaci per contrastare l’emergenza benzoapirene con la rapida messa a norma delel cokerie dell’Ilva senza aspettare il rilascio dell’Aia. Legambiente chiede interventi anche nei confronti dell’Eni. «Condivido le vostre considerazioni - ha dichiarato Stefàno - e mi farò portavoce delle stesse al tavolo regionale convocato a fine mese».
Quel tavolo è stato convocato dalla regione in prefettura a Taranto il 28 maggio. Si parlerà con Ilva e istituzioni di atto d ’intesa. Il giorno prima della marcia di «Altamarea» che chiede la chiusura della cokeria. A proposito di tempistica... [f.col. GdM]

giovedì 1 aprile 2010

Buongiorno Tamburi!

Il Comitato Cittadino 'Taranto libera', insieme ad altre associazioni ambientaliste, è stato convocato per un nuovo consiglio circoscrizionale, l'8 Aprile, ore 15.30 presso la Circoscrizione Tamburi.

Il Comitato per Taranto, nel diffondere la notizia invitando tutta la cittadinanza a partecipare, informa che prenderà parte al consiglio con alcuni dei suoi membri per sostenere la popolazione martoriata del quartiere Tamburi e richiamare gli amministratori al loro dovere, fino ad oggi tragicamente omesso, di tutela della salute dei cittadini e del loro benessere.

Ecco cosa era accaduto il 19 marzo :
A seguito di una denuncia a mezzo stampa del Presidente delle Circoscrizione Tamburi-Lido Azzurro di Taranto in merito all'impossibilità del rifacimento del manto stradale, pare a causa di una contaminazione da Berillio, un consigliere di minoranza(Franco Fanelli) ha prima chiesto in maniera formale e poi ottenuto attraverso l'occupazione per mezzo di un sit-in, un consiglio circoscrizionale monotematico su questo tema. L'intento era di capire quanto di vero ci fosse in tale denuncia e che cosa si intendeva fare una volta verificata la veridicità di tale situazione(che ovviamente dimostrerebbe l'assoluta drammaticità delle condizioni del quartiere situato a 100 metri dal famigerato Camino E312 dell'Ilva di Taranto)
Al consiglio erano stati invitati il Sindaco(non pervenuto...), il vice sindaco(non pervenuto ma impegnato in campagna elettorale per le regionali 2010), l'assessore ai lavori pubblici Spalluto(giunto con un'ora e mezzo di ritardo e andato via con un coup de theatre, prima ancora di aver capito il tema del contendere, dopo le incalzanti domande di uno dei consiglieri che chiedeva tempistiche di risoluzione della situazione e risposte certe) e l'assessore all'igiene, alla sanità, allo sport e al tempo libero Romeo.



Ed ecco il documento citato da Daniela Spera, scaricato, sfogliabile, salvabile, copiabile e soprattutto stampabile!
Risanamento Tamburi 21051 All.1 Relazione

giovedì 18 marzo 2010

Tutti in consiglio ai Tamburi!

Primo consiglio circoscrizionale sul tema ambientale in 3 anni. Si parlerà soprattutto del presunto inquinamento del terreno, per la presenza di Berillio in particolare, che impedirebbe il rifacimento del manto stradale. Un ulteriore passo verso la prova inconfutabile del danno e della sua origine!