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giovedì 13 marzo 2014

Quando la chiedemmo (5 anni fa) ci presero per matti!

Quando l'associazione Peacelink, supportata anche dal Comitato per Taranto e tante altre associazioni chiese all'allora ministro Prestigiacomo (sempre grandi statisti all'Ambiente, eh!!) di adottare per l'Ilva la tecnologia Meros di Siemens (clicca qui per leggere la lettera ufficiale), ci venne obiettato che non era possibile applicarla a Taranto...
Le intercettazioni, della magistratura hanno poi dimostrato che i problemi non erano di ordine tecnico o tempistico, come volevano farci credere i grandi esperti, gli "amici", che stavano alla commissione IPPC per l'AIA (oggi rinviati a giudizio).
L'unico problema era che i Riva non volevano sborsare soldi e preferivano "oliare" i vari livelli di controllo e autorizzazione, anche a costo di continuare a seminare veleni su veleni con filtri obsoleti e inservibili.
Ora si annuncia il grande passo, la conquista della politica italiana!
Ma a chi si devono questa ed altre vittorie verso la "normalizzazione" europea (ancora poca cosa nel mare dell'orrore ambientale di questi decenni)?

Ilva di Taranto: Siemens fornisce gli impianti di depurazione dei fumi


La Business Unit Metals Technologies di Siemens si è aggiudicata l’ordine a due cifre in milioni di euro per la fornitura di quattro impianti Meros per le due linee di agglomerazione dell’acciaieria Ilva S.p.A. di Taranto. Gli impianti depureranno i fumi provenienti dall’impianto di agglomerazione dell’Ilva. La messa in servizio dei primi due è prevista per l’aprile del 2015, quella dei restanti due per il settembre del 2016
Questo sistema contribuirà signifcativamente al miglioramento delle condizioni ambientali nell’area di Taranto: polveri sottili al di sotto di dieci milligrammi per metro cubo standard, diossine e furani inferiori a 0,1 nanogrammi per metro cubo standard, riduzione di gas acidi, composti organici volatili ed emissioni di anidride solforosa. Il processo Meros sviluppato da Siemens aiuterà a diminuire le emissioni nocive generate dal processo di agglomerazione trattando più di 2,6 milioni di metri cubi di fumi di scarico all’ora per linea, riducendo così le emissioni di anidride solforosa, polveri sottili, composti organici volatili, gas acidi e metalli pesanti a livelli significativamente inferiori agli attuali limiti europei.
In futuro le emissioni di polveri sottili al camino saranno ridotte di oltre 1000 tonnellate rispetto a quanto consentito dal precedente limite emissivo di 40 mg/Nm3. Inoltre le emissioni di diossine si ridurranno dai circa 12 g/anno, all’attuale limite emissivo di 0,4 ng I-TEQ/Nm3, a meno di 3 g/anno. L’impianto consente anche la diminuzione delle emissioni di anidride solforosa.
L’acciaieria Ilva di Taranto, di proprietà del Gruppo Riva, con una produzione annua di oltre undici milioni di tonnellate, è lo stabilimento siderurgico più grande d’Europa e da esso proviene circa il 30% dell’acciaio utilizzato in Italia. Entrambi gli impianti di agglomerazione, già ammodernati e ampliati da Siemens nel 2001, sono in grado di produrre fino a undici milioni di tonnellate di agglomerato l’anno. La scorsa estate Siemens si è aggiudicata un ordine per la fornitura di due nuovi sistemi di depolverazione secondaria per l’impianto di agglomerazione. Gli impianti Meros sostituiranno gli obsoleti precipitatori elettrostatici MEEP, in grado solo di rimuovere le polveri. L’installazione e l’integrazione delle nuove unità all’interno del sistema di scarico degli impianti di agglomerazione avverranno durante l’esercizio di questi ultimi, rendendo così necessarie solo brevi fermate.
Il processo Meros comporta l’iniezione e la distribuzione accurata di agenti adsorbenti e desolforanti, quali carboni attivi e bicarbonato di sodio, all’interno del flusso dei fumi di scarico, legando e rimuovendo efficacemente metalli pesanti, componenti organici nocivi e pericolosi, anidride solforosa e altri gas acidi. L’impiego del bicarbonato di sodio per la riduzione della percentuale di anidride solforosa, inoltre, non richiede la presenza di un reattore. Il processo non prevede l’utilizzo di acqua evitando, quindi, fuoriuscite di vapore dai camini. Le particelle di polvere sono depositate in un filtro a maniche appositamente sviluppato, efficiente dal punto di vista energetico, adatto a temperature fino a 250°C e a pressioni molto basse durante il processo di pulizia.
La parte più consistente delle polveri rimosse dal precipitatore è ricircolata all’interno del flusso dei fumi di scarico per ottimizzare ulteriormente l’efficienza e il vantaggio economico prodotto dal processo di depurazione dei fumi. Tutti gli additivi inutilizzati rimanenti entrano nuovamente in contatto con i fumi di scarico così da essere sfruttati quasi completamente. L’uso del bicarbonato di sodio in luogo dell’idrossido di calcio permette di ridurre considerevolmente il residuo scaricato. Il sistema di automazione di processo assicura un funzionamento stabile anche in caso di fluttuazioni considerevoli nel volume e nella composizione dei fumi di scarico, consentendo quindi di rispettare sempre i limiti emissivi. (rugiadapoint)

mercoledì 18 dicembre 2013

A botte di decreti... ma niente cambia

ILVA: ORLANDO, DECRETO PER DIMEZZARE EMISSIONI POLVERI

L'Ilva, su provvedimento sotto forma di decreto ministeriale firmato dal ministro Orlando, installerà filtri a maniche per l’abbattimento delle polveri dei fumi in uscita dall’impianto di agglomerazione, in sostituzione degli attuali filtri, con una conseguente riduzione dei limiti emissivi stabiliti per le polveri e per diossine. Tramite questo provvedimento i limiti emissivi per le polveri saranno dimezzati e le diossine ridotte del 25% a completamento degli interventi. Un altro passo in avanti – ha dichiarato il ministro Orlando – verso l’ ambientalizzazione dello stabilimento Ilva. Come ho già ripetuto più volte sono importanti misure per la protezione dell’ambiente tese a migliorare la salute dei lavoratori e dei cittadini. (AgenParl)

mercoledì 17 ottobre 2012

Il diktat di Clini: o ti mangi 'sta minestra...

Ilva, ambientalisti e Statte frenano
"Almeno tre mesi per studiare l'Aia"

Il vice sindaco Tagliente ha chiesto un rinvio: "Pochi cinque giorni per leggere attentamente le 140 pagine dell'autorizzazione integrata ambientale"

Assalto all'Aia proprio alla vigilia del definitivo semaforo verde all'autorizzazione integrata ambientale per l'Ilva di Taranto. Sul piede di guerra gli ambientalisti ma anche il Comune di Statte. Si chiede un rinvio di novanta giorni per esaminare il documento in rampa di lancio dal ministero dell'ambiente.
"L'abbiamo letta velocemente  -  spiega Alessandro Marescotti di Paecelink  -  e nonostante questo abbiamo notato aspetti che meritano di essere approfonditi. Un esempio per tutti è fornito da molte emissioni di sostanze cancerogene dagli impianti, che nell'Aia vengono indicate come parametri conoscitivi e per le quali non sono previsti limiti. Per inquinanti come Ipa, pm10, metalli pesanti, pericolosi come il piombo  -  continua Marescotti  -  viene prevista la misurazione ma non c'è alcun limite alle emissioni, come è fissato per la diossina nel caso del camino E312.
In verità ci aspettavamo limiti rigorosi per neurotossici e sostanze cancerogene, ma non ci sono. Nel documento  -  insiste il rappresentante di Peacelink - si utilizzano unità di misura diverse da quelle impiegate dai periti chimici della procura. In questa maniera è impossibile effettuare un confronto per verificare se l'autorizzazione rispetta i limiti stringenti fissati dai consulenti dei giudici".
La requisitoria di Marescotti va oltre inquadrando nel mirino la promessa fatta nei lavori preparatori dell'Aia, di tenere conto delle prescrizioni e delle valutazioni contenute
nel provvedimento di sequestro dell'area a caldo della grande fabbrica, firmato dal gip Patrizia Todisco. "Nelle 140 pagine dell'Aia  -  attacca Marescotti  -  non abbiamo trovato un solo riferimento alle tabelle e alle emissioni di cui parla il magistrato. Per questo  -  conclude  -  come minimo serve altro tempo per esaminare la bozza e prospettare rilievi nell'ottica della salvaguardia della salute e della vita dei tarantini".
Lo stesso rinvio di novanta giorni è richiesto dal Comune di Statte, che confina con l'Ilva. Il vicesindaco Francesco Tagliente, in vista della conferenza di servizi per la discussione dell'Aia da rilasciare all'Ilva in programma domani, infatti, ha rinnovato la richiesta, già avanzata lo scorso 18 settembre, di prorogare l'approvazione di 90 giorni.
"Cinque giorni - dice il vicesindaco - non sono sufficienti per analizzare e studiare le 140 pagine del documento che contiene le prescrizioni per l'Autorizzazione integrata ambientale. Non bastano agli enti preposti e alle associazioni per verificarne i contenuti, l'efficacia e la qualità. Non sono sufficienti per formulare e chiedere le prescrizioni necessarie. È, inoltre, fondamentale  -  continua - che tutti convergano verso obiettivi comuni, che l'Aia non determini ulteriori divisioni e fratture tra le varie parti sociali, già provate da pericolosi microconflitti. Ma per ottenere ciò è necessario che il territorio ragioni tutto insieme intorno al documento, che deve salvaguardare salute, ambiente e lavoro".

martedì 11 settembre 2012

Ma c'è qualcosa che va bene in Ilva?

Ilva, controlli continui su discariche e nastri

Verifiche sulle discariche e sulle modalità di manutenzione dei nastri trasportatori. Le ha disposte il procuratore capo Franco Sebastio nell’ambito dell’inchiesta per disastro ambientale che lo scorso 26 luglio ha portato al sequestro preventivo di sei impianti dello stabilimento siderurgico dell’Ilva. Le discariche per rifiuti speciali non pericolosi esistenti nel perimetro dell’acciaieria più grande d’Europa in verità non sono state interessate dal provvedimento di sequestro ma sui due impianti, come rivelato ieri dalla Gazzetta, è da tempo che si concentrano le attenzioni degli inquirenti per alcune anomalie riscontrate nel corso degli anni e riemerse prepotentemente negli ultimi mesi, durante le visite ispettive fatte dai consulenti nominati dal gip Patrizia Todisco.
Diverse sono state le prese di posizione nel tempo sulla delicata vicenda. Secondo Legambiente, «in merito alla diossina, ad esempio, l’attenzione deve essere rivolta all’efficacia degli elettrofiltri installati sull’agglomerato per impedire la dispersione delle polveri captate e alle modalità di smaltimento delle stesse nelle discariche interne. Le polveri, in base al loro livello di contaminazione da diossina, sono destinate a differenti tipologie di discariche. Non risulta però che vengano effettuati adeguati controlli nel merito». Ma risale addirittura al 2007 la segnalazione alla Procura e all’Arpa fatta dal presidente di Altamarea Biagio De Marzo sugli elettrofiltri che servono alla «depolverazione» dei fumi delle ciminiere. In pratica questi strumenti trattengono le sostanze nocive (tra le quali anche la diossina) ridotte in polveri ed emesse dai camini. De Marzo chiese alla procura e all'Arpa di attivarsi per sapere in che modo l'Ilva provvedesse alla loro «manutenzione e pulizia». Dal 2007, anno in cui De Marzo si rivolse alle autorità, di cose ne sono accadute. Ma la questione elettrofiltri non è finita nel dimenticatoio, pur restando in disparte rispetto all’inchiesta che ha portato al sequestro dell’area a caldo. Secondo quanto risulta all’Arpa, «le polveri derivanti dall'abbattimento dell'impianto di agglomerazione Ilva vengono classificate come rifiuto con codice Cer 100208 "rifiuti solidi prodotti dal trattamento dei fumi diversi da quelli di cui alla voce 100207" e pertanto come rifiuti "non pericolosi" e smaltiti in discarica per rifiuti non pericolosi di proprietà Ilva, all'interno dello stabilimento di Taranto», vicenda sulla quale i carabinieri del Noe di Lecce faranno delle verifiche approfondite nelle prossime ore dopo che ieri hanno effettuato un blitz nel siderurgico, sequestrando una partita di argilla proveniente da una cava di Ginosa Marina e destinata alle discariche dell’Ilva.
La Procura vuole, peraltro, vederci chiaro sull’attività di manutenzione svolta sui nastri trasportatori che portano i minerali dal porto ai parchi. A quanto pare, la pulizia dei nastri viene fatta con modalità tutt’altro che regolari, in quanto quando i nastri si bloccano per delle incrostazioni, vengono ripuliti tramite forti getti di acqua o con interventi di tipo manuale, con i materiali di risulta che vengono stoccati nei parchi minerali senza le necessarie precauzioni e autorizzazioni.
La Procura, insomma, prosegue senza soste sul fronte Ilva in attesa di avere dai custodi indicazioni precise sugli impianti che si possono spegnere senza subire danni; sugli impianti che si possono tenere accesi senza farli produrre; su quelli che invece occorre comunque far produrre per non trovarsi al cospetto di danni irreversibili. Perché in assenza di proposte concrete da parte dell’Ilva, e concrete non erano quelle formulate dal presidente Ferrante l’altra sera nel corso dell’incontro svoltosi a palazzo di giustizia, la priorità dei magistrati resta l’immediata attenuazione delle emissioni inquinanti.
Domani, intanto, i sindacati metalmeccanici incontreranno prima l'azienda e poi i custodi giudiziali cui sono state affidate le aree della fabbrica finite sotto sequestro. Gli incontri sono stati sollecitati dai sindacati per capire se l’esecuzione del sequestro senza facoltà d’uso degli impianti avrà nell’immediato futuro ripercussioni occupazionali. (GdM)


lva, niente sequestro per discariche diossina. La procura le dimentica

Cosa accade nelle due discariche esistenti ormai da anni nello stabilimento siderurgico dell’Ilva? Quali rifiuti vi vengono smaltiti e quali controlli vengono effettuati? A sollevare dubbi è l’esponente dei Verdi di Statte Vincenzo Conte, perché i due impianti in questione si trovano nel territorio dell’ex borgata di Taranto, divenuta autonoma venti anni fa, e non sono stati toccati dal provvedimento di sequestro firmato dal giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco lo scorso 25 luglio.

«La magistratura - dice Conte - ha provveduto al sequestro dell’area a caldo del siderurgico ma non ha preso in considerazione le discariche dell’Ilva che da sempre operano in una situazione di totale anarchia e in violazione di tutte le prescrizioni, come dimostrano i 4 sequestri compiuti nel tempo dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Lecce. In quel sito, vorrei ricordare, è stato smaltito tutto l’amianto rimosso dai reparti Ilva dal ’92 in poi in quanto dichiarato fuori legge. Durante i giorni di forte vento da nord-ovest, proprio dalle discariche in questione, si solleva una colonna di polvere che copre la città di Taranto. Siamo convinti - prosegue Conte - che quelle polveri sono molto più pericolose delle polveri che sprigiona il parco minerario: per queste ragioni chiediamo alla magistratura che venga sequestrato il sito in questione e che si dia inizio ad un’opera di bonifica del suolo e di messa in sicurezza della falda, ormai fortemente compromessa dagli inquinanti».

La denuncia di Conte in effetti trova conferma nelle carte processuali. Nel provvedimento di sequestro dell’area a caldo, il gip Todisco scrive infatti che «nella campagna di rilevazioni effettuate a giugno 2007 l'Arpa Puglia evidenziava un'attività emissiva di diossine chiaramente superiore ai limiti ottimali di altre realtà industriali. Non solo già allora evidenziava anche una gestione illecita delle polveri degli elettrofiltri. Invero, evidenziava l'attribuzione di codici Cer per rifiuti non pericolosi a tali polveri che erano perciò smaltiti in una discarica sita all'interno dell'Ilva» . Secondo quanto risulta all’Arpa, «le polveri derivanti dall'abbattimento dell'impianto di agglomerazione Ilva vengono classificate come rifiuto con codice Cer 100208 "rifiuti solidi prodotti dal trattamento dei fumi diversi da quelli di cui alla voce 100207" e pertanto come rifiuti "non pericolosi" e smaltiti in discarica per rifiuti non pericolosi di proprietà Ilva, all'interno dello stabilimento di Taranto». Per l’Arpa, però, «le polveri in realtà non potevano essere smaltite nei modi effettuati dall'Ilva trattandosi di rifiuti pericolosi (un campione) ovvero non pericolosi (tre campioni) da smaltire comunque in discariche per rifiuti pericolosi». Quattro anni fa l’Arpa segnalò agli organi competenti la commissione di ipotesi di reato legate allo smaltimento illecito di tali rifiuti ad opera dell’Ilva ma nulla è accaduto sinora, nè riguardo al profilo prettamente penale, nè per l’aspetto amministrativo, considerato che quelle discariche sono utilizzate dal gruppo Riva in forza prima di una determina dirigenziale della Provincia risalente al 2006 e poi per l’Autorizzazione integrata ambientale ottenuta nell’agosto del 2011.
Il giudice Todisco non usa parole tenere sulla vicenda. «La dissennata e criminale gestione delle polveri degli elettrofiltri appare in tutta la sua gravità - si legge nel provvedimento di sequestro dell’area a caldo - da un video allegato ad un esposto firmato dall’on. Angelo Bonelli e dai professori Fabio Matacchiera e Alessandro Marescotti nel quale è riportato un servizio filmato della Rai (TV7 – I figli dell’Ilva) mandato in onda il 9 marzo scorso in cui è evidentissima la dispersione incontrollata di polveri che fuoriescono dai Big-Bag durante la loro movimentazione. Il video appare più eloquente di qualsiasi commento e lascia sconcertati ove si ponga mente alla circostanza che è proprio il contenuto di diossina di quelle polveri che è stato ritrovato nei terreni e negli animali». Polveri poi smaltite con modalità ancora da chiarire in luoghi probabilmente tutt’altro che idonei. (GdM)

mercoledì 30 maggio 2012

Un po' di vapore e un filtro in più...

Quello che per le sigarette si chiamava "bocchino" e un paio di "cannoni". Ecco la proposta della CGIL: l'elefante ha partorito il topolino!!!

Ambiente e Ilva, le proposte della Cgil filtri e «dry fog» per emissioni e polveri
Il sindacato scende in campo per le nuove autorizzazioni Annunciato un convegno nazionale entro luglio

La Cgil di Taranto e il sindacato dei metalmeccanici difendono il lavoro e avanzano proposte concrete per migliorare l’impatto ambientale dello stabilimento siderurgico dell’Ilva a Taranto. La riapertura del procedimento dell’Autorizzazione integrata ambientale, voluta dal ministro Corrado Clini e dal presidente della Regione Nichi Vendola, è l’occasione che offre alla Cgil la possibilità di illustrare soluzioni messe a disposizione dalla tecnologia e adoperate in altri impianti simili a quello tarantino. In particolare sono due i punti critici sui quali intervenire, la dispersione di polveri dai parchi minerali e le emissioni fuggitive. La prima si può efficacemente contrastare con il metodo dei dry fog, cannoni che sparano acqua polverizzata da getti d’aria delle stesse dimensioni dei granuli di polvere che si disperdono, efficaci soprattutto se si sparano nelle fasi in cui il minerale viene movimentato, dalla stiva delle navi ai nastri trasportatori. Per le emissioni dei fumi c’è l’impiego di filtri a manica e il risultato può essere migliorato ulteriormente se parte dell’agglomerato si sostituisce con minerale preridotto. «Facciamo queste proposte — ha detto Luigi D’Isabella, segretario generale della Cgil — perché vogliamo ambientalizzare un settore che ha ancora un futuro ed è competitivo. Condividiamo la riapertura dell’Aia perché le normative europee individuano nuove bat che bisogna utilizzare e non condividiamo le azioni dell’Ilva. I nostri sindacalisti in fabbrica devono diventare le sentinelle dell’ambiente». È stato poi l’ingegner Domenico Capodilupo, trent’anni di lavoro alle acciaierie di Terni, a illustrare i sistemi per migliorare l’impatto ambientale e a ritenere in parte insufficienti quelli adottati finora dall’azienda. Il nuovo segretario generale della Fiom, Donato Stefanelli, ha annunciato un convegno di livello nazionale, entro la fine di luglio, sull’ambientalizzazione dello stabilimento siderurgico. Cesare Bechis (CdM)

mercoledì 2 maggio 2012

Diossina telegenica

ESPOSTO ALLA PROCURA DI TARANTO

Ill.mo Sig. Procuratore della Repubblica Tribunale di TarantoI sottoscritti Matacchiera Fabio nato a Taranto il 20/06/1961 e residente xxxxxxxxxxxxxxx, Marescotti Alessandro nato a Taranto il 20/2/1958 e residente xxxxxxxxxx e Bonelli Angelo nato a Roma il 30/07/1962 e domiciliato presso xxxxxxxxxxx , espongono quanto segue: 1) in data 9/3/2012, alle ore 23,00 circa su RAIUNO è andata in onda una puntata di TV7 dedicata all’inquinamento dell’Ilva e intitolata “I figli dell’Ilva”; 2) nella parte iniziale della puntata vi sono diverse scene che sembrerebbero girate nei pressi dell’impianto di agglomerazione,nel quale notoriamente si forma la diossina; 3) le immagini mostrate da TV7 evidenziano una dispersione di polveri e fumi in forma di emissioni diffuse e fuggitive; 4) tali immagini appaiono di sicuro interesse per le indagini della Procura finalizzate a verificare se la diossina che ha contaminato il territorio sia riconducibile all’Ilva; 5) l’impianto di agglomerazione dovrebbe avere solo emissioni convogliate e nessuna emissione diffusa e fuggitiva al fine di scongiurare nella maniera più assoluta che possano disperdersi polveri e fumi che - contenendo diossina - contaminerebbero l’ambiente circostante; PUNTI 6, 7, 8, 9, 10, 11 MOLTO RILEVANTI 6) nel filmato appaiono vistose dispersioni di polveri da grandi sacchi bianchi le cui fattezze sembrano corrispondere ai “big bag” utilizzati negli elettrofiltri dell'impianto di agglomerazione; 7) i “big bag” (grandi sacchi dal colore bianco) contengono polveri con diossine che provengono dagli elettrofiltri del camino E312; 8) la gestione dei cosiddetti “big bag” costituisce una grave criticità soprattutto nel momento in cui da essi si dovessero verificare dispersioni accidentali o, peggio ancora, combustioni e rotture dell’involucro; 9) dal filmato che si allega, anche sotto forma di fotogrammi, estrapolato dalla puntata di RAI UNO, si evince chiaramente che il contenuto dei sacchi è ancora in evidente fase combustiva, a tal punto che gli stessi sacchi, rompendosi, liberano le polveri grigio scure; 10) la circostanza più grave, che emerge dalla visione del filmato, deriva dal constatare che questi “big-bag”, una volta lacerati, disperdano il loro contenuto senza che venga adottata alcuna misura di sicurezza adeguata, né preventiva né successiva; 11) infatti, si nota nel video che i sacchi aperti vengono caricati su un camion privo di copertura attraverso l’uso di una pala meccanica che, a sua volta, come si vede, facilita ulteriormente la dispersione del pericoloso contenuto nell’aria e nell’ambiente circostante ove operano i dipendenti; 12) dalle analisi dell’Arpa il profilo delle diossine delle polveri degli elettrofiltri appare simile al profilo delle diossine riscontrate nel territorio circostante all’lva; 13) una eventuale documentazione visiva di dispersione di polveri provenienti da un impianto dove si formasse la diossina costituirebbe la prova che la contaminazione del territorio deriverebbe in particolare da una poco accorta gestione delle polveri degli elettrofiltri dell’impianto di agglomerazione; 14) nell’area agglomerato dell’ILVA, l’azienda medesima effettua “iniezioni” di carbone attivo (metodologia di filtraggio tramite assorbimento del carbone attivo che ha sostituito quella ad UREA considerata oramai inadeguata) per l’abbattimento delle emissioni convogliate nel Camino E312 e contenenti diossine; 15) tale sistema, purtroppo, è noto che comporti a volte la combustione dei suddetti sacchi di raccolta che, bruciandosi, inevitabilmente liberano e disperdono il contenuto pericoloso nell’ambiente circostante; 16) va ulteriormente precisato che, laddove si trattasse effettivamente dei residui come su individuati, tali sostanze si possono propagare anche a distanza di chilometri in quanto trattasi di polveri molto sottili; 17) qualora si accertasse la natura di quelle polveri come provenienti dagli elettrofiltri, le stesse potrebbero essere considerate di matrice compatibile a quella che ha contaminato i capi di bestiame delle aziende limitrofe all’ILVA, così come evidenziato dai periti chimici intervenuti nel corso dell’incidente probatorio disposto dal GIP del Tribunale di Taranto nel noto procedimento penale per disastro ambientale a carico della proprietà ILVA e di alcuni dirigenti. 18) considerando la pericolosità accertata delle polveri degli elettrofiltri per l'ambiente e per la salute dei cittadini e la “fragilità” dei sacchi in cui esse sono raccolte, si faccia luce sulle misure di sicurezza adottate e sulle modalità di trasporto verso i centri si smaltimento autorizzati (presumibilmente Torino e Pisa) I sottoscritti espongono quanto sopra allo scopo di far verificare se le immagini di Rai Uno ritraggano effettivamente “big bag” utilizzati per contenere polveri con diossina e per verificare, nel caso, la sussistenza di ipotesi di reato. Chiedono con questo esposto: che si proceda nei confronti di chiunque verrà individuato come responsabile degli eventuali reati che la S.V. Ill.ma riterrà di ravvisare nei fatti sin qui descritti ed accertandi. Si allegano n. 15 fotogrammi e n.1 video su cd Taranto, li 2 maggio 2012 Dott. Angelo Bonelli Prof. Fabio Matacchiera Prof. Alessandro Marescotti

lunedì 4 gennaio 2010

Inquinamento: test per 200!



Ecco l'articolo di Gubitosa citato da Colucci

Quando si ribellano perfino le macchine, la situazione e' grave. Un'esclusiva di mamma.am
Gli elettrofiltri Ilva: "basta con l'esibizionismo dei camini"
Nella citta' piu' inquinata d'Europa per le emissioni industriali, tutti se la prendono con i comignoli che sputano diossina: ma gli elettrofiltri non sono d'accordo e rivendicano un ruolo da protagonisti nell'inquinamento di Taranto.

5 novembre 2009 - Carlo Gubitosa

Le "sigarette" dei fumi Ilva respirati in Puglia sono con l'elettrofiltro? A quanto pare si', visto che questi macchinari si sono ribellati per ottenere il giusto credito di fronte agli ambientalisti.
Per una macchina non c'e' niente di peggio che essere ignorata, trattata come una cosa inutile, gettata nel dimenticatoio: e' quello che e' capitato agli elettrofiltri dell'Ilva di Taranto, da sempre all'ombra dei camini molto piu' visibili e vanitosi, ormai diventati il simbolo dell'industria (e del conseguente inquinamento) nella citta' dei due mari.
"Ma davvero pensate che possano fare tutto questo da soli?" ci ha raccontato un elettrofiltro intervistato in esclusiva per www.mamma.am. "Loro sono li' a fare sfoggio delle loro belle strisce biancorosse, nemmeno fossero tifosi del Bari, e noi qui sotto lavoriamo come matti senza che nessuno si accorga di noi. Dispersioni, fughe, fuoriuscite: dobbiamo inventarci di tutto per far uscire schifezze inquinanti dai nostri meccanismi".
A questo punto la faccenda si fa interessante, e domandiamo all'elettrofiltro se puo' darci delle prove ufficiali del suo impegno a sostegno delle emissioni industriali. "Il bello e' proprio questo! - ci spiega l'elettrofiltro - non ci sono misurazioni, ma si sa per certo che ci possono essere delle dispersioni. Solo che noi non interessiamo a nessuno, le misurazioni le fanno sui camini dopo che noi abbiamo gia' disperso sostanze nell'ambiente. Perfino l'Autorizzazone Integrata Ambientale valuta solo le emissioni convogliate (il fumo che esce enorme e maestoso dai camini) ignorando quelle diffuse e fuggitive (le nostre magnifiche e microscopiche scoreggine alla diossina)"
Di fronte a questa situazione, e' comprensibile tutta l'amarezza di questi dispositivi, cosi' importanti per mantenere il primato di Taranto sulle emissioni europee di agenti inquinanti, ma al tempo stesso cosi' ignorati e sottovalutati dagli ambientalisti e dagli stessi cittadini.
E' cosi' che per cercare la gloria negata da sempre, gli elettrofiltri dell'Ilva si sono organizzati e autofotografati per mostrarsi in tutto il loro splendore, circondati da fumi che non si vedono nemmeno ai concerti dei Pooh. Per fare il loro debutto in societa' hanno scelto Mamma! perche' sapevano che solo noi saremmo stati abbastanza pazzi da metterci a parlare con un elettrofiltro.
"Camini, camini, sempre e solo camini. - si sfoga l'elettrofiltro - mai una volta che i gruppettari si ricordino anche di noi. Ci basterebbe poco per essere felici: un comunicato del Wwf, un assalto di Greenpeace, una manifestazione di protesta... ma niente. Come se non esistessimo".
Ma da oggi gli elettrofiltri possono stare tranquilli: se queste foto e i fumi che contengono arriveranno dove devono arrivare, di loro si parlera' tanto, e molto presto.