martedì 11 dicembre 2012
Il circo contestato!
Il Circo Clini fa flop e il grande mattatore abbandona lo show tra i fischi.
Fanno bene a Roma a rinnovare il parco clown!
Il ministro dell'Ambiente Corrado Clini contestato a Trieste. Come mostrano le immagini di Globaltvproject, lunedì sera centinaia di persone del corteo Norigassificatore hanno superato uno schieramento di polizia e invaso la sala del Porto Vecchio in cui si doveva tenere una conferenza organizzata dalla diocesi. Impossibile proseguire i lavori. A quel punto al ministro non è rimasto altro che abbandonare la sala facendo saltare anche l'incontro in programma con una delegazione di manifestanti. All'incontro era presente anche il governatore del Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo. #
domenica 12 agosto 2012
Una lettera da Trieste per aiutarci a capire
Siamo presenti da più di dodici anni con varie iniziative all’ingresso della Ferriera di Servola a Trieste, stabilimento siderurgico nel quartiere omonimo.
Abbiamo protestato assieme agli operai in occasione degli infortuni mortali che si sono succeduti in quella fabbrica e per la sicurezza sul lavoro. Abbiamo raccolto le testimonianze sulle condizioni di lavoro e rese pubbliche al posto di chi non poteva farlo perché stava nel mirino dell’azienda.
Abbiamo indossato le tute bianche per contrastare l’uso abnorme e di sfruttamento che l’azienda faceva dei contratti di formazione. Siamo riusciti per ben due anni a riunificare operai e sindacati, vari comitati di cittadini e organizzazioni ambientaliste in una struttura di confronto e di iniziativa comune che è stata l’esperienza del Forum Ferriera.
Abbiamo cercato di dare rilevanza nazionale all’esperienza e al dibattito in corso a Trieste e qualche volta ci siamo riusciti, ma l’incidenza sul PIL nazionale delle produzioni della Ferriera di Servola non è così imponente come quella di altri stabilimenti e settori. Abbiamo attraversato assieme agli operai e alla città il calvario del sequestro degli impianti, del ricatto occupazionale, delle promesse di risanamento degli impianti. Ci siamo scontrati con la speranza ciclica di un nuovo “padrone”, che sostituisca o affianchi ( come ha fatto per anni la multinazionale russa Severstal ) Lucchini, il gemello di Riva.
Per questi motivi quando sono cominciate ad arrivare le notizie da Taranto abbiamo esclamato un vivace “ Finalmente ! ”. Quello che gli operai tarantini hanno dichiarato alla conferenza stampa del presidente dell’ILVA Ferrante è assolutamente vero. Quante volte ci siamo trovati in piazza con le facce imbarazzate dei compagni sindacalisti ed operai che si vergognavano perché i capi stavano stabilendo i cambi turno alla manifestazione e in fabbrica. Indicavano quali operai potevano restare a manifestare e quali dovevano rientrare per coprire il turno di lavoro. L’ultima volta gli operai sono scesi in sciopero con l’obbiettivo di sbloccare la situazione dei pagamenti dalla centrale di cogenerazione Elettra alla Lucchini. Qualcuno di loro continua a definirla :” La manifestazione in cui ho fatto il Bancomat per l’azienda “. E’ vero anche che durante lo sciopero, come hanno affermato i lavoratori nella citata conferenza stampa di Taranto, la produzione aumenta e l’azienda ci guadagna. Succede regolarmente anche a Trieste, generando senso di impotenza tra le nostre fila.
Quando abbiamo letto il comunicato del “Comitato operai e cittadini liberi e pensanti” abbiamo ricordato l’esperienza del Forum Ferriera e non abbiamo esitato un momento: il due agosto l’abbiamo distribuito al cancello della Ferriera assieme ad un nostro volantino sul “paradosso del CIP6”. Il paradosso del CIP6 è quel meccanismo viziato per cui i cittadini pagano un sovvrapiù nella bolletta elettrica e questi soldi dovrebbero finanziare le produzioni di energia rinnovabile. La parte più cospicua del CIP6 nazionale , grazie ad una apposita leggina, finisce nei grandi complessi industriali e come nel caso di Trieste in una centrale di cogenerazione che produce energia con i gas refusi – recuperati – dello stabilimento. Il paradosso continua perché la Lucchini ha affermato che lo stabilimento ha i conti in attivo solo finchè rimane il contributo CIP6 e poi si va a chiusura, data prevista 2015.
Anche il nostro percorso politico e sindacale non è stato immune da confronti pesanti e da accuse che oggi ritroviamo nelle cronache e nei commenti da Taranto. Non è sicuramente piacevole essere accusati di ignorare la difesa del posto di lavoro di 500 operai. Quando abbiamo dimostrato che durante la gestione Lucchini la forza lavoro impiegata si era già ridotta di 500 persone il segretario provinciale della CGIL ci ha detto che era un dato accettabile e fisiologico. Ci siamo scontrati anche noi con la lobby “negazionista dell’inquinamento” che non è composta solo da capi reparto ma ha una struttura trasversale che va dal militante sindacale stile “socialismo reale” che vede la sua emancipazione nel “lavoro a tutti i costi” ( fumo o fame ) all’operaio che ha appena fatto il mutuo e cerca di fare più “sedicini” che può per pagarlo. ( un sedicino è un turno continuato di sedici ore ).
Se i problemi posti dagli operai e dai cittadini sono reali, e noi siamo certi che sia così perché li abbiamo riconosciuti uno ad uno nelle loro descrizioni, è ora di aprire il confronto e di ricercare nuove strade. Grazie ai “fatti di Taranto” è iniziato un dibattito sui giornali nazionali e in tanti hanno provato a cimentarsi con il binomio “ ambiente e lavoro” . Ci hanno provato quelli che lo fanno da anni, qualcuno l’ha presa come una gara di letteratura e non un terreno di iniziativa politica, altri hanno cominciato onestamente a cercare di comprendere. Teniamo vivo il dibattito e le iniziative, usciamo dalle rispettive trincee e cerchiamo come nei momenti migliori dei movimenti di ricercare e lottare assieme.
Per questo motivo, dopo aver letto delle denunce a 41 operai e cittadini per la manifestazione del 2 agosto, chiediamo al segretario della FIOM di adoperarsi a spiegare che alle volte le contestazioni sono semi che danno frutti migliori nel futuro se non si lasciano seccare. Rivendichiamo che contestare il sindacato è un fatto che può succedere, che si può condividere o meno, ma non è sicuramente un reato.
Chiediamo a TUTTI coloro che hanno scritto a vario titolo sui fatti di Taranto e sulla siderurgia in Italia, alla Rossanda e Asor Rosa, a Luciano Gallino e a Stefano Rodotà, e a tutti gli altri di non smettere di scrivere e approfondire l’argomento e di lanciare un appello per il proscioglimento e la decadenza delle accuse per le contestazioni alla manifestazione del 2 agosto a Taranto.
Igor Kocijancic - consigliere regionale PRC FVG
Antonio Saulle - segretario provinciale di Rifondazione Comunista (già segretario provinciale di Trieste della FIOM )
Paolo Hlacia - uno dei promotori del Forum Ferriera (all’epoca responsabile lavoro Trieste del PRC )
Trieste 5 agosto 2012
sabato 14 gennaio 2012
Dove c'è GasNatural c'è "puzza" di gas!!!
CHAP(2011)02184: IL CASO TRIESTE A BRUXELLES
IL PROGETTO DEL RIGASSIFICATORE DELLA SPAGNOLA GAS NATURAL AUTORIZZATO DALL’ITALIA ANCHE IN VIOLAZIONE DEL TRATTATO DI PACE DEL 1947
L’11 luglio 2011 veniva presentato alla Commissione Europea la denuncia sulla violazione del diritto internazionale da parte delle autorità italiane nella provincia di Trieste - zona A del Territorio Libero di Trieste. La denuncia veniva presentata da Roberto Giurastante responsabile di Greenaction Transnational, ed accolta dalla Commissione Europea il 28 dello stesso mese.
Si è trattato della prima pubblica azione in cui davanti alle autorità comunitarie è stata disconosciuta la sovranità e la giurisdizione italiana su Trieste e provincia.
Nelle denuncia viene affrontata la drammatica situazione dell’inquinamento del territorio di Trieste, le reiterate violazioni dello status del porto libero di Trieste e delle sue zone franche, le repressioni poste in essere dalle autorità italiane nei confronti dei cittadini del Territorio Libero che si battono per a difesa del diritto internazionale.
Questa denuncia internazionale, completamente censurata dagli organi di informazione, ha rappresentato la base delle ulteriori azioni per la difesa della legalità calpestata a Trieste da uno Stato (Italia) che nel silenzio internazionale si è annesso un territorio indipendente, e come tale riconosciuto dalle Nazioni Unite in virtù di un trattato di pace (quello del 1947) immodificato e immodificabile.
Proprio in base al Trattato di Pace il Porto Libero di Trieste quale area extraterritoriale e quindi al di fuori della sovranità italiana, non può essere assoggettato all’amministrazione italiana, né alle sue leggi. E questo ovviamente vale sia per gli strumenti urbanistici portuali adottati e approvati in elusione del diritto internazionale, sia per tutte le autorizzazioni ministeriali decretate dalle autorità italiane. Compresa quella rilasciata al terminale di rigassificazione della spagnola Gas Natural che verrebbe costruito nel parte meridionale del porto.
Alla Commissione Europea è stato chiesto nel suo ruolo di garante della Carta dei Diritti Fondamentali dell’U.E. e quindi dei Trattati Internazionali di assicurare il rispetto del Diritto internazionale e comunitario violato dall’Italia nella provincia di Trieste-TLT. E ora il “caso Trieste” sta per approdare anche al Parlamento Europeo.
venerdì 4 febbraio 2011
Da Taranto a Trieste, uniti contro i veleni
Due quartieri uniti dalla stessa minaccia. Due città che combattono un nemico invisibile. Ma spietato. Taranto e Trieste sono tornate ieri a urlare il loro indignato no al cosiddetto decreto Salva Ilva, la risoluzione sulla normativa relativa al benzo(a)pirene approvata lunedì dalla commissione ambiente che, di fatto, rimuove la norma che a partire del 1999 proibiva il superamento di un nanogrammo a metro cubo.
Il governo, inoltre, con un decreto, ha prorogato al 2013 le norme a tutela della salute dei abitanti delle città con più di 150mila abitanti. In un dossier, presentato anche in commissione infanzia, l’associazione Peacelink è tornata a denunciare la pericolosità del benzo(a)pirene, «potente cancerogeno – si legge nel dossier – che viene veicolato nei polmoni dalle polveri sottili e che è originato dalle combustioni delle indusrie e delle auto. Si tratta – continua il dossier – di una sostanza genotossica: può modificare il Dna trasmesso dai genitori ai figli». Sotto accusa le emissioni delle cokerie dell’Ilva di Taranto, che avvelena il quartiere Tamburi, e della Ferriera Lucchini Severstal nel quartiere Servola a Trieste.
Secondo la relazione dell’Arpa Puglia dello scorso 4 giugno, «le emissioni in aria di Ipa e BaP sono attribuibili in modo preponderante, per più di un ordine di grandezza, allo stabilimento siderurgico Ilva e, in particolare alla cokeria». Non meno grave la situazione a Trieste, dove il valore medio registrato tra gennaio e luglio 2010 è di 9,8 nanogrammi per metro cubo di aria. Valori altissimi ma che, con la nuova norma, non sono fuori legge. Quella del governo è stata «una scelta irresponsabile», hanno dichiarato Elisabetta Zamparutti, deputata Radicale, e Alessandro Bratti, deputato del PD, co-promotori della risoluzione per il ripristino della normativa precedente sul benzo(a)pirene.
Fonte: Terra
sabato 1 novembre 2008
Gas Natural "sbarca" a Trieste

Gas Natural, la multinazionale spagnola dell'energia che punta a costruire un rigassificatore nel porto di Trieste, nella zona di Zaule, ha ottenuto a giugno il via libera dalla Commissione Valutazione d'Impatto Ambientale del Ministero dell'Ambiente. Lo si e' appreso dalla stessa Gas Natural, che ha pubblicato sul proprio sito web la documentazione tecnica integrativa dell'impatto ambientale relativo al nuovo impianto. Sul sito web sono disponibili, tra i vari documenti, le relazioni tecniche ed archeologiche, l'executive summary, lo studio di dispersione delle acque, il piano di gestione dei malfuzionamenti, il piano di monitoraggio ambientale.
L'impianto, che dovrebbe sorgere nell'area di Zaule (Comune di Muggia) avra' una capacita' annua di 8 miliardi di metri cubi di gas. L'investimento previsto e' di 550 milioni di euro. Alla partenza dell'opera mancano ancora tre passi: l'autorizzazione integrata ambientale, la conferenza dei servizi per l'intesa con la Regione e il decreto del ministero delle Attivite' produttive. (ANSA).