Visualizzazione post con etichetta Alessandro Bratti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Alessandro Bratti. Mostra tutti i post

martedì 24 novembre 2015

Peccato, ci eravamo così affezionati!



fonte

Taranto, parte la bonifica delle scorie

Un Dpcm sblocca la bonifica della Cemerad, una discarica con rifiuti radioattivi a Statte, alle porte di Taranto e a circa 15 chilometri dall’Ilva, abbandonata da molti anni e in condizioni di evidente pericolo. Il decreto è stato firmato dalla presidenza del Consiglio ed ora attende la registrazione della Corte dei Conti. Senza quest’intervento e senza il reperimento dei fondi necessari, 10 milioni, avvenuto in precedenza, la bonifica della Cemerad sarebbe rimasta al palo per chissà quanto altro tempo ancora. «Valuterò il Dpcm e passerò alla fase operativa – dichiara il commissario per la bonifica dell’area di Taranto, Vera Corbelli –. Che necessariamente dovrà essere accelerata per mettere in sicurezza il sito. Cemerad è infatti una delle criticità ambientali dell’area di Taranto».
Il Dpcm definisce la procedura da seguire per l’intervento nella Cemerad, mentre le risorse provengono dal budget messo a disposizione della bonifica di Taranto con l’accordo di giugno 2012 poi recepito dalla legge 171 dello stesso anno. Inizialmente gli interventi individuati riguardavano cinque scuole del rione Tamburi di Taranto – le più vicine all’Ilva e quindi le più esposte all’inquinamento –, l’area industriale di Statte e il Mar Piccolo di Taranto. Cento milioni la previsione di spesa complessiva. Dal plafond sono stati in seguito «stornati» 10 milioni e messi a disposizione della Cemerad.
Nata nel 1984, la Cemerad ha operato sino al 2000, anno della chiusura, nella raccolta dei rifiuti radioattivi provenienti da applicazioni mediche e industriali. Nel 2005 la società è stata dichiarata fallita. Le strutture, in seguito sequestrate, sono state affidate in custodia giudiziaria al Comune di Statte. Secondo l’ultima informativa resa alla Camera dal ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, nel sito sono stoccati 16.724 fusti, di cui 3.334 contengono sostanze radioattive mentre 13.380 sono considerati decaduti. Già nell’aprile 2012 un sopralluogo dell’Ispra ha messo in luce il degrado dell’area e l’abbandono dei rifiuti. Tuttavia si deve attendere la fine del 2014 e l’inizio di quest’anno per registrare qualche passo avanti. A dicembre scorso, infatti, nell’area Cemerad ha compiuto un sopralluogo una delegazione della commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti guidata dal presidente Alessandro Bratti. Lo stesso Bratti, a gennaio scorso, ha poi scritto al premier Matteo Renzi, denunciando una «situazione serissima», e descrivendo «le condizioni oggettive del deposito, inadeguato strutturalmente a contenere rifiuti speciali e privo di efficaci difese». Si è quindi arrivati a marzo, con la legge 20 sull’Ilva e su Taranto, che assegna alla bonifica della Cemerad un fondo di 10 milioni. Rimozione dei rifiuti, successiva caratterizzazione e smaltimento in un sito idoneo: questo l’intervento che sarà fatto. Che è poi uno di quelli previsti dal Comune di Statte con una previsione di spesa di circa 9 milioni di euro. Gli altri interventi ipotizzati dal Comune nel recente passato si sono rivelati praticabili. (Sole24h)

lunedì 20 luglio 2015

Oggi sfilata di Stato!


Chiesa della Resurrezione, Podgorica

Mentre il GUP sta per esprimersi sull'inchiesta Ambiente Svenduto, la pressione dello Stato si fa concreta a pochi passi dal tribunale

Giornata di lavoro - Le attività poste in essere dal Commissario Straordinario per le bonifiche di Taranto sul SIN e sull'area di crisi ambientale

Lunedì 20 luglio 2015, ore 15.30, via Duomo, Città Vecchia - Taranto. 
Programma della giornata:
Saluti
  • Dott. Umberto Guidato, Prefetto di Taranto
  • Dott. lppazio Stefàno, Sindaco di Taranto
  • Prof. Antonio Felice Uricchio, Rettore dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro

Presentazione dei lavori
  • Dott.ssa Vera Corbelli, Commissario Straordinario di Governo per la bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Ta­ranto

La strategia di governo nella riqualificazione del territorio nell'area di crisi ambientale
  • Prof. Claudio De Vincenti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Segretario del Consiglio dei Ministri
  • On.le Graziano Del Rio, Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti.
  • On.le Ministro Galletti, Ministro dell 'Ambiente e del Territo­rio e del Mare

La risoluzione della problematica CEMERAD
  • On.le Alessandro Bratti, Presidente Commissione parlamen­tare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti- Componente della VII/ Commissione (Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici)

La programmazione regionale riparte da Taranto
  • On.le Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia
La rigenerazione sociale
  • Monsignor Filippo Santoro, Arcivescovo Diocesi di Taranto
  • Dott. Franco Sebastio, Procuratore Capo Taranto
Questo pomeriggio si terrà a Taranto la “Giornata di lavoro: le attività poste in essere dal Commissario Straordinario per le bonifiche di Taranto sul SIN e sull’area di crisi ambientale, ai fini della bonifica e della riqualificazione del sistema fisico, ambientale e culturale”.
Il convegno, aperto a tutta la cittadinanza, avrà luogo presso l’Aula Magna del Convento San Francesco (ex Caserma Rossarol) in via Duomo a Taranto, sede Dipartimento Jonico in "Sistemi Giuridici ed Economici del Mediterraneo: società, ambiente, culture" dell’Università degli Studi di Bari.

Il convegno, promosso dal Commissario Straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto, è stato reso possibile dall’Università degli Studi di Bari.

La Dott.ssa Vera Corbelli, Commissario Straordinario di Governo per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto, ha dichiarato «il convegno vuole rappresentare una importante occasione per far conoscere a tutta la cittadinanza gli interventi e le azioni già poste in essere nella Area SIN e quanto programmato per la cosiddetta Area Vasta-“area ad elevato rischio di crisi ambientale” che comprende i comuni di Taranto, Crispiano, Massafra, Montemesola e Statte».

«Soprattutto la “Giornata di lavoro” – ha poi detto la Dott.ssa Vera Corbelli – ¬sarà un momento di partecipazione e condivisione in cui tutta la popolazione potrà non solo far proprio il progetto di rigenerazione del territorio in atto, ma acquisirà la consapevolezza che questa azione nasce “a Taranto per Taranto”, perché questa splendida città e il suo territorio possono rigenerarsi non solo perché il governo centrale quello regionale si stanno impegnando in tal senso, ma soprattutto perché i cittadini si sentono parte integrante di questo progetto».
«Sono convinta, infatti, che la vera forza di un popolo – ha concluso la Dott.ssa Vera Corbelli – si misura nella capacità di rialzarsi anche attraverso strategie unitarie che sappiano coniugare tecnica, economia e società e, nel contempo, nella capacità di rintracciare l’identità cittadina ripartendo dalla storia del proprio territorio».

Dopo i saluti del Dott. Umberto Guidato, Prefetto di Taranto, del Dott. Ippazio Stefàno, Sindaco di Taranto, e del Prof. Antonio Felice Uricchio, Rettore UNIBA, i lavori saranno presentati dalla Dott.ssa Vera Corbelli, Commissario Straordinario di Governo per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto.
I lavori saranno aperti dagli interventi su “La strategia di governo nella riqualificazione del territorio nell’area di crisi ambientale” tenuti dal Prof. Claudio De Vincenti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Segretario del Consiglio dei Ministri, e dall’On.le Graziano Del Rio, Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti.
Su “La risoluzione della problematica CEMERAD” interverrà l’On.le Alessandro Bratti, Presidente Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti — Componente della VIII Commissione (Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici).
Su “La programmazione regionale riparte da Taranto” interverrà il Dott. Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia, mentre su “La rigenerazione sociale” interverranno Monsignor Filippo Santoro, Arcivescovo Metropolita della Diocesi di Taranto, e il Dott. Franco Sebastio, Procuratore Capo Taranto.
Ai lavori, moderati dal Dottor Walter Baldacconi, Direttore Studio100TV, saranno presenti il Questore, l’Ammiraglio Comando Marina Sud, il Comandante Provinciale Carabinieri, il Comandante Guardia di Finanza, il Comandante Capitaneria di Porto, il Comandante Provinciale Vigili del Fuoco, il Rettore POLIBA, il Direttore CNR-DTA, il Presidente Provincia Taranto, il Commissario straordinario dell’Autorità Portuale, il Direttore Generale ARPA, Sindaci dei Comuni dell’Area di Crisi Ambientale, il Presidente Confindustria Taranto, il Presidente ANCE, il Presidente Camera di Commercio Taranto, il Provveditore agli Studi, i Presidenti degli Ordini Professionali, il Presidente ASI, rappresentanti delle Associazioni ambientaliste, delle Organizzazioni sindacali e delle Associazioni culturali. (PL)

lunedì 9 febbraio 2015

E i Riva ringraziano Renzi & co.

Ilva, due miliardi sequestrati ai Riva. “Ma bloccati all’estero dal decreto”

Due miliardi sequestrati alla famiglia Riva ma che non possono essere utilizzati per via di una norma del decreto legge Ilva che ha bloccato la procedura di rientro in Italia di gran parte dei fondi trovati dalla magistratura nei trust gestiti da istituti svizzeri. La circostanza è emersa durante una seduta della commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, che ha ascoltato il coordinatore del dipartimento diritto penale dell’economia, affari civili societari, reati fallimentari della Procura di Milano, Francesco Greco. Il pm, si legge in un comunicato, ha illustrato lo stato attuale delle somme sequestrate al gruppo Riva che in tutto raggiungono i due miliardi di euro. Nello specifico sono stati bloccati 1,2 miliardi riconducibili a trust gestiti da istituti finanziari svizzeri; di questi, 125 milioni sono già in Italia, mentre per la somma residua sono in corso ormai da tempo le procedure per il rientro. Altri 700-800 milioni sono stati poi congelati in un procedimento penale nei confronti di Adriano Riva, che ha completato da poco la fase del giudizio di primo grado.
Secondo Greco le misure contenute nel decreto Ilva hanno bloccato la procedura di rientro in Italia di gran parte dei fondi, “creando un impasse che potrà essere risolto da una eventuale modifica in fase di conversione”. Soldi, questi, che dovranno essere utilizzati per la realizzazione delle prescrizioni ambientali contenute nell’Aia degli impianti Ilva di Taranto. “Al di là del momentaneo rallentamento del trasferimento dei fondi sequestrati”, Greco ha spiegato che in ogni caso quei soldi non potranno cambiare destinazione o “sparire”, grazie alla recente normativa sull’autoriciclaggio, che impedisce alle banche elvetiche lo spostamento delle somme. “Il problema riguarda, dunque, solo i tempi per la conclusione dell’operazione e non la disponibilità economica”.
Secondo il magistrato occorrerà, infine, un grande sforzo di trasparenza quando i soldi sequestrati arriveranno effettivamente a Taranto, vista la delicatezza degli interventi necessari e la consistenza dei fondi resi disponibili. “Noi come commissione parlamentare d’inchiesta – assicura il presidente, Alessandro Bratti (Pd) - vigileremo sulla attenta attuazione dell’Aia, con particolare riguardo alla gestione dei rifiuti e al relativo impatto sull’ambiente della città di Taranto”. (FQ)

martedì 21 ottobre 2014

Intossicati il Mar Piccolo e la falda

 

Rifiuti: situazione critica a Taranto

I problemi di Taranto non si esauriscono con l’Ilva. La città pugliese ha proprio un cattivo rapporto con l’ambiente. A denunciare la situazione è Alessandro Bratti, presidente della Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, che, commentando le audizioni del commissario straordinario per la bonifica del Sito d'interesse nazionale di Taranto (area extra Ilva), Vera Corbelli, ha dichiarato che il quadro emerso ‘sul ciclo dei rifiuti rispetto alla realtà di Taranto è più grave di quanto s'immaginasse, in particolare per la zona extra Ilva’.
A preoccupare è, in particolare, ‘l'alto livello di contaminazione di un'area del Mar piccolo di Taranto e delle acque di falda di Statte, dove alcune cave dismesse vennero in passato utilizzate come discariche di rifiuti speciali e pericolosi’. ‘Nel quadro istituzionale e normativo della bonifica dell'area extra Ilva -prosegue- ci sono poi paradossi illustrati da Corbelli che meriteranno ulteriori approfondimenti’. ‘Il commissario del Sin di Taranto Piero Gnudi, da parte sua, -riferisce ancora Bratti- ci ha informato di lavorare senza budget, cosa che lo costringe a pagarsi di tasca propria la carta, i viaggi e le altre spese. Ci auguriamo che venga messo nelle condizioni di lavorare nel modo migliore possibile’.

‘Sono stati anche sottolineati alcuni punti critici della perimetrazione del Sin che non include, ad esempio, il quartiere Tamburi’, sostiene Bratti. ‘Alla fine delle audizioni, la commissione ha chiesto di poter acquisire ulteriore documentazione relativa alla gestione dei rifiuti prodotti dallo stabilimento di Taranto che è considerata oggi -rimarca- una delle più grandi area da bonificare d'Europa’.

giovedì 24 luglio 2014

Tanto per dire...

Ilva, Arpa Puglia boccia dl del governo: “Va contro il lavoro degli ultimi anni”

Il nuovo decreto sull’Ilva di Taranto approvato dal Governo Renzi è in ‘antitesi’ con il Piano ambientale del comitato di esperti e con alcune disposizioni dei precedenti provvedimenti varati in questi due anni. E’ quanto ha sostenuto in una lettera inviata all’onorevole Alessandro Bratti, membro della commissione Ambiente della Camera, il direttore generale di Arpa Puglia Giorgio Assennato. Nella missiva di quattro pagine, infatti, il capo dell’agenzia ambientale pugliese ha bocciato una serie di aspetti del nuovo provvedimento che, dopo l’approvazione dell’esecutivo è diventato un emendamento al decreto sulla competitività e, nelle prossime ore, dopo le modifiche delle commissioni Ambiente e Industria del Senato, arriverà in aula con la questione d fiducia posta dal Governo.
Per Assennato, intanto, il nuovo decreto “mostra alcune criticità” causate “dall’introduzione di ulteriori genericità” rispetto al piano ambientale. Questo, infatti, “definiva le azioni e, soprattutto, i tempi necessari a garantire il rispetto delle prescrizioni impartite ad Ilva spa” dall’Autorizzazione integrata ambientale rilasciata nell’ottobre 2012. Il nuovo provvedimento, invece, allunga i tempi di alcune misure che invece appaiono necessarie per ambientalizzare gli impianti dello stabilimento ionico. Come nel caso dell’Altoforno 5, il più importante della fabbrica. Fino a poco prima dell’approvazione dell’ultimo decreto la fermata di questo impianto doveva avvenire entro l’8 novembre prossimo, ma ora l’Afo5 “deve essere messo fuori produzione e le procedure per lo spegnimento” dovranno essere avviate entro il 30 giugno 2015. Ma in realtà lo spegnimento è subordinato al ripristino di un altro altoforno.
Un’opzione che secondo Arpa Puglia, come per alcuni impianti del reparto Cokeria, aprirebbe due scenari: il primo riguarda la possibilità che lo spegnimento non avvenga (proprio perché condizionato dall’efficienza di un altro impianto), il secondo, invece, prevedendo solo lo spegnimento dell’Afo5, non vincola l’Ilva a predisporre un “adeguato piano di dismissione, bonifica con deposito delle garanzie di fideiussione nel caso in cui non avvenga il riavvio”. In sostanza una serie di cavilli che potrebbero lasciare immutata la situazione costringendo i tarantini a convivere per anni con le emissioni nocive che ancora si diffondono dall’acciaieria. Non solo.
Il dg Assennato, nel dettaglio, ha spiegato che il nuovo decreto concede alla fabbrica anche la “piena autonomia” sull’80% di prescrizioni da realizzare entro il 31 luglio 2015, “non consentendo al legislatore – spiega il dg Arpa – di aver alcuna consapevolezza degli effetti della norma stessa che si va ad approvare, dato che non si conosce il 20% delle prescrizioni derogate”. Insomma chi controlla le decisioni dell’Ilva? Secondo Arpa Puglia, ancora, l’ultimo provvedimento concederebbe anche “troppa autonomia nel chiedere finanziamenti senza certezza che vengano impiegati per l’esclusivo fine dell’attuazione delle prescrizioni ambientali” e non conterrebbe indicazioni “alla quantificazione economica globale degli interventi e le relative fonti finanziarie”. Infine il dg Assennato ha sottolineato la mancanza di fondi stanziati dall’esecutivo che consentirebbero l’assunzione di nuove unità per garantire lo svolgimento del carico di lavoro sopportato quotidianamente dall’agenzia. Una bocciatura senza appello, quindi, di un decreto salva Ilva, il sesto in meno di 24 mesi, che potrebbe rivelarsi l’ennesimo regalo alla fabbrica a danno degli operai e dei cittadini. (FQ)

giovedì 16 gennaio 2014

Ma pagherà?

Che l'Ilva abbia sempre pagato qualcosa per le analisi, questo è un dato sicuro.
Più che altro pagava per i risultati delle analisi.
Ora come saranno queste nuove analisi "sponsorizzate"? 

Ilva, l'azienda pagherà le analisi a Taranto

Sarà l'Ilva ad accollarsi il costo di tutte le analisi e i campionamenti che, al fine del controllo dei livelli di inquinamento, saranno effettuati all'interno dello stabilimento siderurgico di Taranto. Lo annuncia il relatore al decreto legge 136, Alessandro Bratti del Pd. Sinora, infatti, i controlli relativi a terreni e camini erano, come costi, in parte a carico dell'Ilva e in parte a carico dell'Arpa Puglia, l'Agenzia regionale per la protezine ambientale. "Ho accolto un nuovo emendamento - spiega Bratti - che ora pone gli oneri delle analisi tutte a carico dell'Ilva".
I nuovi emendamenti, precisa Bratti, sono scaturiti dal lavoro fatto dal comitato ristretto formato da nove deputati in rappresentanza delle diverse forze politiche. Il comitato sta facendo una verifica e selezione di tutti i nuovi emendamenti presentati al testo all'arrivo in aula: si tratta di circa 240 proposte. Un'altra puntualizzazione fatta al decreto è che gli screening disposti per la popolazione residente nelle due aree cui il provvedimento si rivolge - i comuni di Taranto e Statte per l'Ilva e quelli campani per la Terra dei Fuochi - dovranno riguardare anche la prevenzione. "Ci sembra importante - osserva Bratti - introdurre anche azioni che aiutino a prevenire l'insorgenza delle malattie e non solo a controllare lo stato e l'avanzamento delle patologie insorte".
Gli screning verranno coordinati dall'Istituto superiore di sanità e resta confermata la dote finanziaria di 50 mln complessivi tra 2014 e 2015 per le due aree. "Ma una divisione delle risorse non è stata fatta" puntualizza Bratti. Confermata infine nel decreto tutta la parte relativa all'aumento di capitale dell'Ilva a carico della proprietà Riva con l'obbligo però di finalizzarla al risanamento del siderurgico. Il meccanismo individuato prevede che il commissario dell'Ilva, Enrico Bondi, abbia il potere di aumentare il capitale della società avanzando ai proprietari la relativa proposta. In caso di rifiuto di quest'ultimi, il commissario - recita il decreto - potrà rivolgersi a investitori terzi ma anche chiedere all'autorità giudiziaria lo svincolo delle somme sequestrate sempre ai Riva anche per reati diversi da quelli di natura ambientale. Si tratta di 1,9 miliardi di euro bloccati mesi fa dalla Procura di Milano per reati fiscali e valutari. (RepBa)

giovedì 9 gennaio 2014

Mendicanza da ricchi

Vertice al ministero. Bondi: «All'Ilva servono 3 miliardi»
 

Tre miliardi di euro. Tanto serve all’Ilva del commissario Enrico Bondi per attuare gli interventi di risanamento ambientale prescritti dall’Aia e rilanciare lo stabilimento siderurgico di Taranto con investimenti che ne accrescano l’efficienza e la competitività. Questo fabbisogno è stato prospettato ieri alle banche dallo stesso Bondi, che ha incontrato i vertici delle banche più esposte con l’Ilva al ministero dello Sviluppo economico, presenti il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, e il sub commissario della stessa Ilva, Edo Ronchi. Per le banche, invece, c’erano l’amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, il direttore generale di Intesa San Paolo, Gaetano Miccichè, e l’amministratore delegato del Banco Popolare, Pier Francesco Saviotti.
Tre miliardi quindi, ma come e dove trovarli? La soluzione che si sta facendo strada negli ultimi giorni è quella di proporre ai Riva un aumento di capitale dell’Ilva. Di questo Bondi aveva già parlato lo scorso 27 dicembre, quando sul nuovo decreto legge (il 136, varato dal Governo il 3 dicembre e pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» del 10 dicembre) è stato ascoltato dalla commissione Ambiente della Camera. E ora quest’ipotesi si è strutturata sotto forma di emendamento allo stesso decreto. A presentarlo, in accordo pare col Governo, il relatore del provvedimento, il deputato del Pd, Alessandro Bratti. L’emendamento sarà probabilmente votato lunedì.
Sarà proprio Bondi a fare un passaggio con i Riva sull’aumento di capitale. E si parte dal fatto che ora i beni e i conti del gruppo Riva sono stati dissequestrati dalla Corte di Cassazione che ha annullato l’ordinanza del gip di Taranto, Patrizia Todisco, per 8,1 miliardi. L’aumento di capitale che sarà chiesto ai Riva è scisso dalla possibilità, pure prevista dal nuovo decreto legge, che il commissario chieda all’autorità giudiziaria lo svincolo delle somme sequestrate dalla Procura di Milano agli stessi Riva per reati fiscali e valutari. Una possibilità che rimane ma che, a quanto pare, richiederebbe tempi più lunghi rispetto alla necessità dell’Ilva di partire a tempi brevi con i lavori dell’Aia. Lo scorso 27 dicembre, infatti, Bondi ha detto ai parlamentari della commissione Ambiente che senza risorse sono a rischio gli investimenti ambientali messi in programma per quest’anno e pari a irca 6-700 milioni di euro.
I banchieri ieri hanno ascoltato l’esposizione di Bondi e si sono riservati una valutazione più approfondita. E’ chiaro che aspettano di vedere quale sarà la risposta dei Riva e la conversione del decreto in legge che darà più forza all’aumento di capitale. Di quanto dovrà essere l’aumento di capitale, ragioneranno, nel prosieguo del confronto, Ilva e banche. Alle quali toccherà stabilire quanto sarà la parte di credito e quanto di aumento di capitale vero e proprio. In quest’ultimo caso si parla di 1,3-1,4 miliardi ma è solo un dato indicativo. Almeno per ora.
Che sia necessario assicurare certezze di risorse al risanamento dell’Ilva è un punto richiamato anche dal presidente della commissione Ambiente, Ermete Realacci, subito dopo aver ascoltato Bondi. E anche i sindacati convengono su questa linea, sia pure con distinguo. La Fim Cisl di Taranto, per esempio, reputa «opportuno» che i Riva assicurino l’aumento di capitale. Ma non per far rientrare in gioco i Riva - perchè, per la Fim, non ci sono i margini per un loro rientro a Taranto -, quanto perchè, essendo comunque proprietari dell’azienda nonostante il commissariamento, avrebbero l’interesse a venderla risanata e con gli impianti a norma. La Uilm di Taranto, invece, non entra nel merito delle soluzioni tecniche e quindi non si pronuncia sull’aumento dei capitale da far sottoscrivere ai Riva, ma pone il problema di finanziare i lavori dell’Aia ed aprire i cantieri. «Questo - commenta la Uilm - è l’unico aspetto che ci interessa perchè non possiamo correre il rischio di rimanere impantanati dopo tre leggi ed una quarta in arrivo». E ieri infine Legambiente ha chiesto che non si protragga ancora la presentazione del piano delle misure ambientali, passo preliminare per il nuovo piano industriale dell’Ilva. (GdM)