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giovedì 12 febbraio 2015

Scava, scava!

Dragaggi al porto di Taranto, il Consiglio di Stato dà l'ok. Ora si può stipulare il contratto dei lavori 

Stavolta, si può tirare un sospiro di sollievo. Si spera, definitivo. Il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta di sospensiva sui dragaggi al porto di Taranto e la ditta Astaldi Spa ha potuto firmare le carte per l’affidamento dei lavori.
La telenovela sembra giunta al termine anche se rimane in piedi la questione del merito. Ma - meglio sussurrarlo - da indiscrezioni istituzionali e sindacali, la strada sembrerebbe in discesa.
Una storia intricata che ieri ha subìto un passaggio fondamentale. La domanda di sospensiva al Consiglio di Stato era stata avanzata dalla seconda classificata, ossia il consorzio Grandi Lavori Fincosit Spa; al Tar di Lecce, invece, aveva ricorso anche la ditta Piacentini, più in giù nella graduatoria.
Dapprima il Tar di Lecce, con ordinanze cautelari 36/2015 e 37/2015 depositate il 23 gennaio, aveva respinto le istanze.
Ieri, stessa sorte dal Consiglio di Stato. Un percorso a ostacoli e non semplice sin dall’inizio: l’empasse era stata causata da un’offerta risultata anomala perché troppo bassa rispetto ai parametri generali stimati per l’intera opera.
A fine dicembre, in attesa dei ricorsi pendenti, l’Autorità Portuale aveva proceduto a un’aggiudicazione efficace ma non alla consegna dei lavori: l’importo è di quasi 52 milioni di euro.
L’offerta economica di Astaldi Spa è stata nello specifico di 51.867.153,06 euro oltre 279.101,76 per oneri inerenti all’attuazione dei piani di sicurezza. A base di gara era posto un progetto definitivo per 72.182.438,81 di euro.
Il tempo offerto per l’esecuzione dei lavori era pari a 327 giorni solari su 670 giorni previsti in progetto posto a base di gara.
Il dragaggio ha sia la finalità di bonifica ambientale mediante la rimozione dei sedimenti contaminati (2,3 milioni di metri cubici di sedimenti), sia di portualità attraverso il raggiungimento della profondità di 16,50 metri che consentirà l’attracco di portacontainer da 18 mila Teus rispetto a quelle attuali da 8 mila.
I lavori sono complementari all’adeguamento della banchina, assegnato a Consorzio stabile Grandi Lavori, Ottomano e Favellato il 28 agosto del 2014, che prevede un importo di poco meno di 50 milioni di euro compresi gli oneri per la sicurezza.
Opere strutturali saranno realizzate lungo la banchina esistente per consentire l’approfondimento dei fondali dagli attuali 14,50 metri ai 16,50.
Non solo. Si realizzeranno le vie di corsa in grado di servire le gru di banchina di ultima generazione con la possibilità di intervento sino alla ventiquattresima fila della stiva delle portacontainer di nuova generazione.
Sarà consentita la movimentazione contemporanea di quattro container da 20 piedi per volta, si raddoppierà la capacità di trasferimento di carico per gru con 100 tonnellate/metro lineare e 2 milioni di Teus (misura standard di volume nel trasporto dei container, ndc).
Restano in piedi, come specificato a fine gennaio dall’Autorità portuale, le udienze di merito al Tar fissate rispettivamente per il 18 marzo 2015 e 9 aprile 2015. Ma, da ieri, si guarda con meno pessimismo al restyling del porto tarantino. (Quot)

martedì 27 gennaio 2015

Portofermo

Il porto delle beffe

Ancora uno stop all’avvio dei lavori di dragaggio al porto di Taranto. Il Consiglio di Stato ha infatti ribaltato il verdetto del Tar di Lecce, emesso lo scorso venerdì, che aveva respinto le richieste di sospensiva presentate dalle aziende Fincosit e Piacentini, arrivate rispettivamente seconda e decima nella graduatoria del bando per l’aggiudicazione dei lavori. Ora, affinché vi sia la firma ufficiale della ditta vincitrice (la Astaldi) bisognerà attendere l’udienza del Consiglio di Stato fissata per il 10 febbraio prossimo, “data – si legge in una nota dell’Autorità portuale jonica -  per l’esame in Camera di Consiglio delle misure cautelari richieste. Solo dopo l’udienza, in caso di mancato accoglimento delle istanze cautelari, l’Authority potrà procedere alla stipula del contratto ed al riavvio delle attività”.
L'appalto – che consiste nell’ampliamento dei fondali del terminal container sino a raggiungere una profondità di 16,50 metri (rispetto ai 14 attuali) collegandolo al rilancio della zona industriale Ilva - era stato aggiudicato – per  oltre 51 mln di euro - lo scorso 28 novembre all’azienda romana Astaldi.
Nuova beffa per i lavoratori di Evergreen la cui cassa integrazione scade il 28 maggio prossimo. Già a partire da ottobre 2014, il porto di Taranto ha visto una drastica riduzione delle movimentazioni  dei container. Si è passati dai 15.000 container lavorati al mese  a soli 2.000. Ben l’85% in meno.  La crisi nasceva dalla volontà di Evergreen di spostare al Pireo l’unica linea transoceanica ancora rimasta nella seconda città di Puglia, lasciando allo scalo jonico solo due navi ‘feeder’ (con una capacità di carico limitata). (Cosmopolismedia)

martedì 8 aprile 2014

Acque torbide al porto

Porto di Taranto, il Consiglio di Stato blocca di nuovo i lavori 

Nuovamente bloccato l'avvio del cantiere nel porto di Taranto per l'adeguamento del molo polisettoriale dove è ubicato il terminal container gestito da Evergreen ed Hutchison attraverso la società Tct. Il Consiglio di Stato ha sospeso l'assegnazione dei lavori al consorzio di imprese che se li è aggiudicati a novembre - Cantieri costruzioni cemento, Icotekne e Salvatore Matarrese - e che appena il 3 aprile scorso, insieme all'Autorità portuale di Taranto, aveva ottenuto il via libera dal Tar di Lecce. Quest'ultimo, infatti, aveva respinto il ricorso finalizzato ad invalidare l'assegnazione presentato dal consorzio stabile Grandi Lavori classificatosi al secondo posto nella graduatoria. Sconfitto al Tar, il consorzio stabile Grandi Lavori ha però immediatamente impugnato il dispositivo dei giudici - non sono state ancora depositate le motivazioni del 3 aprile - e presentato appello al Consiglio di Stato che immediatamente gli ha concesso la sospensiva e fissato al 6 maggio l'udienza di merito. Bene che vada, quindi, almeno un altro mese di blocco per la partenza di una delle opere più importanti per l'ammodernamento del terminal container, ovvero l'ampliamento e la riqualificazione della banchina del molo polisettoriale.

È oltre un anno che questo cantiere non riesce a partire. Prima l'opposizione, anch'essa al Tar, di un'altra impresa - terminal rinfuse - ubicata sulla stessa banchina, per niente propensa a trasferirsi in un'altra area del porto (ma in extremis l'accordo con l'Autorità portuale è stato trovato); poi la complessità delle procedure tecniche e amministrative che solo a novembre hanno portato l'Authority ad assegnare per 64 milioni di euro i lavori al raggruppamento tra Cantieri costruzioni cemento, Icotekne e Salvatore Matarrese; quindi, a gennaio, l'opposizione al Tar da parte del consorzio classificatosi secondo che ha poi ottenuto la sospensiva; ancora, l'udienza al Tar fissata per il 5 marzo, e poi aggiornata al 2 aprile per lo sciopero degli avvocati. Il 3 aprile arriva il verdetto del Tar di Lecce che conferma la legittimità dell'appalto così come l'aveva assegnato l'Autorità portuale di Taranto, arrivano anche i commenti positivi del sindaco, Ezio Stefáno, e della giunta comunale che finalmente vedono una schiarita, ma a strettissimo giro giunge pure la doccia fredda del Consiglio di Stato che ferma di nuovo tutto.
«Pensavamo alla possibilità di un ulteriore ricorso ma non così immediato», dicono dall'Autorità portuale. E aggiungono: «È chiaro che sino alla camera di consiglio del 6 maggio tutto si blocca. Non possiamo fare assolutamente nulla. Inoltre, dobbiamo anche controllare attentamente tutta la documentazione delle imprese che partecipano agli appalti. Sono documenti - dall'Agenzia delle entrate alla Procura - che chiede l'Authority, che hanno una scadenza temporale e se nel frattempo alcuni di essi dovessero scadere, bisogna rifare tutto daccapo».

Ma l'aspetto più importante è capire quale sarà, a questo punto, la reazione degli azionisti di Tct. In ballo è anche la proroga della cassa integrazione straordinaria sino a fine 2015 per 500 addetti della società del terminal container. Preoccupata per la piega che la vicenda dei lavori stava prendendo, già tempo fa Tct ha minacciato di abbandonare il porto di Taranto perché non più competitivo tant'è che ha trasferito alcune linee al Pireo. In seguito, Tct è stata persuasa a restare a Taranto dietro l'impegno di ministeri, Regione Puglia e Authority che i lavori necessari all'area del terminal - oltre all'ammodernamento della banchina ci sono anche i dragaggi - si sarebbero fatti. A giugno 2012 fu quindi firmato un accordo generale nel quale Tct assicurò anche degli investimenti e si traguardò a fine 2014 la conclusione degli interventi per le infrastrutture. L'anno scorso, però, ci si è accorti che, tra ritardi e problemi vari, difficilmente la scadenza di fine 2014 sarebbe stata rispettata. E così l'accordo fu posticipato di un anno: fine 2015. Tappa che ora sembra in bilico. Nessuno, infatti, aveva probabilmente messo in conto che sul primo appalto assegnato si sarebbe scatenata una battaglia legale col risultato che un cantiere che l'Authority avrebbe voluto far partire ai primi di febbraio è costretto a rinviare la sua apertura. L'Authority, intanto, sta completando l'esame del progetto per i dragaggi - nella zona antistante la banchina bisogna portare i fondali ad una profondità di 16,50 metri - e intende lanciare tra aprile e maggio il bando per la gara d'appalto. Ma chissà se quest'altro appalto, dell'importo di un'ottantina di milioni, avrà miglior fortuna del precedente. (Sole24h)

giovedì 27 marzo 2014

Il largo largo

Il Porto di Taranto riprende il largo: il 2014 si è aperto con un aumento del traffico navi e container

Dopo mesi col segno meno, il porto di Taranto apre il 2014 in positivo. I primi dati disponibili riferiti a gennaio scorso segnalano infatti che il numero delle navi arrivate è aumentato del 44,1% (dalle 177 del 2013 alle 255 del 2014), il traffico container da 14.031 a 15.528 teus (+10,7%); il traffico generale, comprensivo di imbarchi e sbarchi, del 38,6%, essendo passato da 1.848.649 a 2.562.807 milioni di tonnellate.
È ancora presto per dire se questi dati costituiscano un'inversione di tendenza, però rappresentano almeno una parziale schiarita. Tanto più che il 2013 si era chiuso con dati pesanti. Il traffico dei container, a.causa della crisi generale ma anche per l'inadaguatezza delle infrastrutture lamentata da Taranto container terminal, era infatti crollato, rispetto al 2012, del 25,1 per cento, passando da 263.461 a 197.317 teus; quello generale del 18,5 per cento, da 34.942.352 a 28.484.980 milioni di tonnellate; il movimento delle navi di una percentuale analoga, 18,9 per cento, da 3.368 a 2.730 unità.
A collocare l'avvio del 2014 sotto una luce diversa è stata soprattutto, si apprende da fonti dell'Autorità portuale di Taranto, la stabilizzazione dell'Ilva che, sebbene sia ancora alle prese con la crisi di mercato, non è più, tuttavia, nella bufera giudiziaria che l'ha pesantamente segnata per metà del 2012 e per gran parte del 2013. E nel porto avanza anche il cantiere della piastra logistica, un progetto pubblico-privato approvato dal Cipe negli anni scorsi dall'importo complessivo di 219 milioni di euro. È stata completata la costruzione dei capannoni della piastra, strutture prefabbricate, sono state avviate le opere a mare con la vasca di colmata che servirá all'ampliamento del quarto sporgente, e nel giro di un mese verrá avviato anche il cantiere della strada dei moli.
Cinque, in tutto, le opere del progetto. La piastra logistica ha un costo di 50,1 milioni di euro e sarà costruita a ridosso del quarto sporgente su una superficie di 200mila metri quadrati. La piattaforma si propone come centro di interscambio tra le diverse modalità di trasporto (strada-ferro-mare) e centro di prestazione di servizio alle merci. Fa capo alla Taranto Logistica (società della Gavio Logistica), che partecipa all'investimento insieme a Grassetto Costruzioni e Grandi Lavori Fincosit. I tre, a loro volta, sono alleati in una società di scopo. La piattaforma punta a sviluppare traffici sulle tratte Taranto-Genova-Rivalta e Taranto-Ravenna-Rubiera. Opererà in collegamento con le altre piattaforme del gruppo ma anche con Rete Ferroviaria Italiana e altri operatori di trasporto.
La strada dei moli costerà 43,669 milioni e collegherà tutti i moli del porto raccordandoli alla viabilità nazionale. È l'unico intervento appaltato. Grandi Lavori Fincosit, invece, realizzerà le opere a mare. L'ampliamento del quarto sporgente (81,288 milioni) prevede che l'area passi da 80 a 220 metri realizzando una banchina nuova con fondali di 12 metri. L'area retrostante sarà riempita per ricavare piazzali operativi. Per la nuova darsena ad ovest del quarto sporgente, è invece prevista una spesa di 14,667 milioni, mentre la vasca per i fanghi di dragaggio costerà 29,395 milioni.
L'altro grosso investimento infrastrutturale nel porto riguarda l'adeguamento del terminal container dove é insediata Evergreen, ma qui le opere non sono partite. Era sulla rampa di lancio l'adeguamento della banchina del molo polisettoriale, l'appalto era stato aggiudicato per 64 milioni di euro ad un consorzio di imprese, quando un ricorso al Tar di Lecce ha bloccato tutto. Aggiornata pure l'udienza al Tar chiamato ora a pronunciarsi il 2 aprile.(Sole24h)