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mercoledì 16 maggio 2012

Aia, che male!

Ambiente, troppe regole L'Ilva non ci sta:ricorso No alla «riapertura» della procedura Aia I vertici del siderurgico: «Abbiamo già l'ok» È pronto il ricorso dell’Ilva al Tar del Lazio contro la riapertura dell’autorizzazione integrata ambientale decisa dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini. Sarà depositato nei prossimi giorni alla sezione di Lecce del Tar di Puglia e corrisponde, è scritto in un comunicato dell’azienda, a «rispettare quanto le stesse istituzioni, all’esito di un lungo lavoro con tutti i soggetti coinvolti, meno di un anno fa, hanno deciso con il rilascio dell’Aia». L’autorizzazione è stata concessa nell’agosto dell’anno scorso dal ministero dell’Ambiente guidato da Stefania Prestigiacomo ed è stata rimessa in discussione dal nuovo ministro Clini d’intesa con il presidente della Regione Nichi Vendola e dei rappresentanti degli enti locali. Una prima riunione c’è già stata il 30 aprile scorso. Il ripensamento era stato provocato dalle reazioni alle due perizie, chimica ed epidemiologica, inserite nell’incidente probatorio del procedimento avviato dalla procura di Taranto per disastro ambientale a carico dei vertici dell’Ilva. D’altra parte, argomentava il ministero, era stata varata la direttiva 75 del 2010 su Bat (migliori tecnologie possibili) più stringenti e le aziende erano tenute ad adeguarsi. Ora Ilva, nel ricorso, ribatterà che è una normativa alla quale non si può fare riferimento per riaprire la procedura Aia per il semplice motivo che il ministero dell’Ambiente italiano non l’ha ancora recepita. Nel comunicato Ilva ribadisce che «il nostro impegno è finalizzato a completare il più velocemente possibile le prescrizioni dell’Aia entrate in vigore e non a discutere il riesame che, a così breve distanza di tempo, risulta del tutto illogico e privo di significato». A febbraio, inoltre, Ilva ha inviato alle autorità competenti il «Piano di attuazione di tutte le attività ed iniziative necessarie per la piena attuazione del piano di monitoraggio e controllo Aia» e il progetto relativo alla valutazione e monitoraggio delle emissioni fuggitive nella cokeria. Ilva ricorda anche di aver «ottenuto il rilascio dell’Aia al termine di una lunga istruttoria: 4 anni dal febbraio 2007 all’agosto 2011». Il ricorso si inserisce nel pieno della campagna per l’elezione del sindaco di Taranto nella quale il tema ambientale è stato al centro del dibattito. Cesare Bechis (CdM)
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Bari - Legambiente : Pronto il ricorso dell’Ilva contro la riapertura dell’AIA Legambiente: l’arroganza dell’azienda è senza limiti “E’ veramente senza limiti l’arroganza dell’Ilva”. Questo il commento di Legambiente alla notizia del ricorso al TAR dell’azienda contro la riapertura dell’AIA. Siamo di fronte all'ennesimo ricorso alla giustizia amministrativa da parte dell'Ilva Spa, posto che sono attualmente pendenti dinanzi al TAR Puglia, sede di Lecce, sia il ricorso avverso alcune prescrizioni della provvedimento di AIA, sia il ricorso avverso l'ordinanza sindacale del Sindaco di Taranto, successiva al deposito delle perizie chimico-fisica ed epidemiologica nel processo penale pendente dinanzi al Tribunale di Taranto, sia il ricorso avverso il provvedimento con cui é stata modificata la componente ambientale della tariffa per prelievo dell'acqua ad uso industriale. La notizia, peraltro, conferma la sensazione, già nettamente percepibile nei mesi scorsi, che in Ilva abbia prevalso la fazione dei "falchi" sulle "colombe" e che si sia di fronte ad una strategia ormai conclamata di muro contro muro senza alcuna concessione al dialogo. “L’Ilva dovrebbe mettersi d’accordo con se stessa - continua la nota congiunta di Legambiente firmata da Francesco Tarantini e Lunetta Franco, rispettivamente presidente di Legambiente Puglia e presidente del circolo di Taranto - da una parte ricorre al TAR contro la “vecchia” AIA chiedendo la rimozione di alcune delle poche misure rigorose contenute in quella autorizzazione da noi già ritenuta del tutto insufficiente e inadeguata ad affrontare il carico inquinante che il siderurgico riversa sulla città di Taranto; dall’altro ricorre contro l’ipotesi di una nuova AIA di cui non si conoscono ancora né i contenuti (come è ovvio visto che il procedimento è stato aperto da pochissimi giorni), né le linee guida e gli eventuali cambiamenti rispetto alla vecchia autorizzazione Il tutto mentre la città è letteralmente inondata da messaggi pubblicitari tesi a evidenziare l’impegno contro l’inquinamento di un’azienda che, da 3 anni, nei propri Rapporti sull’ambiente e la sicurezza propaganda i propri investimenti (sempre gli stessi nei 3 rapporti 2009, 2010 e 2011) per l’ambientalizzazione degli impianti tarantini”. “L’Ilva, abituata a fare il bello e il cattivo tempo con governi che le hanno concesso di operare quasi indisturbata, - basterà solo ricordare il ruolo di “avvocato difensore” dell’azienda svolto dal precedente ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo nella partita sulla legge regionale antidiossina e sulla stessa AIA - appena si profila l’ipotesi di una istruttoria dell’AIA che tenga conto della insufficienza delle prescrizioni precedenti anche alla luce delle perizie presentate nei mesi scorsi nel corso dell’incidente probatorio svolto nell’ambito dell’inchiesta per disastro ambientale, mostra ancora una volta la protervia di chi si vanta a parole dei propri interventi contro l’inquinamento, ma quasi nulla vuole fare di concreto per contenere il proprio carico inquinante”. “Legambiente non ci sta - concludono Francesco Tarantini e Lunetta Franco - ci opporremo con tutte le nostre forze a questo disegno contrastando anche in giudizio questa deriva processuale, parteciperemo all’istruttoria dell’AIA (abbiamo già presentato al Ministero dell’Ambiente un documento con 26 richieste per noi irrinunciabili) e ci faremo promotori di ogni azione utile affinché tutti gli enti competenti adottino ogni provvedimento utile al definitivo varo di un sistema di prescrizioni finalmente idonea a preservare il bene vita ed il bene salute, nonché il diritto dei cittadini di Taranto ad un ambiente non inquinato. Chiediamo pertanto al Comune di Taranto e al nuovo sindaco che sarà eletto la prossima domenica, alla Provincia di Taranto, alla Regione Puglia e allo stesso Ministro dell’Ambiente di non piegarsi a questo ricatto e di operare perché all’Ilva siano finalmente imposte quelle prescrizioni, da noi richieste da anni, che ne riducano drasticamente l’impatto ambientale”. (Puglialive)

venerdì 13 gennaio 2012

Ricorso e controricorso!

Comunicato stampa di Legambiente Taranto

OPPOSIZIONE DI LEGAMBIENTE AL TAR DI LECCE CONTRO IL RICORSO ILVA SULL'A.I.A


Legambiente, nella circostanza rappresentata dagli avv. Massimo Moretti ed Eligio Curci, si è costituita nei giorni scorsi in sede di TAR di Lecce in opposizione al ricorso che l’ILVA ha presentato con l’intento di ottenere l’annullamento delle prescrizioni più rigorose che le sono state imposte nell’A.I.A.. “Un tentativo” - dichiarano Lunetta Franco e Leo Corvace del circolo Legambiente di Taranto, “per sminuire ulteriormente la portata di un’autorizzazione nei cui confronti abbiamo già espresso, con le nostre osservazioni presentate al Ministero dell’Ambiente e con interventi in tutte le sedi, fortissime critiche per le insufficienti prescrizioni ivi previste”.

Le prescrizioni impugnate dall’Ilva, spesso con argomentazioni pretestuose, riguardano, tra l’altro, il sistema di abbattimento delle emissioni convogliate della cokeria, il campionamento in continuo della diossina dell’impianto di agglomerazione, il riutilizzo dei reflui dai depuratori Gennarini e Bellavista.

Nel ricorso l’Ilva presenta, In maniera del tutto fuorviante, un quadro ambientale rassicurante circa l’esercizio dei suoi impianti e ritiene conclusa la fase di adeguamento alle M.T.D. (Migliori Tecnologie Disponibili) per la cokeria (“ da annoverarsi tra quelle di nuova e migliore concezione tecnica”). E’ evidente come l’azienda, nonostante le forti criticità ambientali tuttora presenti nel territorio, non intenda spingersi molto oltre gli interventi pur effettuati in questi anni. L’ILVA si oppone inoltre all’adozione di prescrizioni che non rientrano tra le stesse M.T.D. quali appunto alcune di quelle impugnate. “No contestiamo con forza” – continuano Franco e Corvace – “questa posizione, ora anche di fronte al TAR, sia sul piano giuridico, sia sulla base delle emergenze ambientali del territorio. La normativa italiana ed europea in materia prevede infatti la possibilità, con il rilascio dell’A.I.A., di imporre misure e valori limite di emissione più rigorosi rispetto a quelli previsti dalle linee guida sulle M.T.D. e dalla legislazione di settore. Le citate prescrizioni sono quindi da ritenersi del tutto legittime”.

Nello specifico, l’installazione di un sistema di abbattimento delle emissioni convogliate della cokeria, che ne è attualmente priva, è assolutamente necessaria per ridurre drasticamente il loro impatto ambientale anche in rapporto alle emergenze benzo(a)pirene e PM 10 tuttora vigenti. Per il 2005 l’Ilva dichiara una stima pari a 251 t/a di polveri, 2222 t/a di NO2 e 2160 t/a di SO2, dati peraltro sottostimati secondo la commissione IPPC.

Altre emergenze, come il depauperamento della falda e la carenza di acqua, impongono che venga mantenuta la prescrizione di utilizzo, da parte aziendale, dei reflui depurati in luogo dell’attuale prelievo di acque dal fiume Sinni. Prescrizione già prevista dal “Piano Regionale di Tutela delle Acque” e dal Commissario straordinario per l‘emergenza idrica. Oltretutto il sistema di condotte ed impianti di affinamento progettato allo scopo è stato in gran parte già realizzato. Con le acque non più utilizzate si potrebbe finalmente riempire l’invaso Pappadai, altrimenti destinato a rimanere un’incompiuta nonostante gli ingenti costi sostenuti per realizzarlo.

Di particolare importanza è la conferma del campionamento in continuo della diossina in presenza di una situazione sanitaria preoccupante, di due ordinanze di inibizione alle attività di pascolo e alla coltivazione dei mitili e dell’abbattimento di circa 2200 capi di bestiame contaminati. Con questa prescrizione si applicherebbe la legge regionale “antidiossina”in tutta la sua portata, tenendo sotto controllo un inquinante dei cui effetti devastanti la Procura si sta occupando con l’ipotesi di reato di procurato disastro ambientale. Inoltre il campionamento in continuo permetterebbe di confermare o meno i livelli sotto la soglia di 0,4 n/g di recente rilevati dall’ARPA per le emissioni di diossina.
Legambiente, con la costituzione in opposizione al TAR di Lecce, richiede quindi il totale respingimento del ricorso presentato dall’Ilva ed il mantenimento delle prescrizioni dell’A.I.A. impugnate da ILVA.

venerdì 25 giugno 2010

venerdì 4 giugno 2010

Cokerie e IPA

COMUNICATO STAMPA DI ALTAMAREA
I dati Arpa dimostrano la provenienza del benzo(a)pirene dalla cokeria: la sveglia di Altamarea ha funzionato

I dati diffusi da Arpa Puglia confermano pienamente la nostra ipotesi.
Secondo i calcoli dell’Agenzia Regionale Protezione Ambiente “il bilancio emissivo per l’anno 2009 conferma il predominante apporto dello stabilimento siderurgico alle emissioni in atmosfera di IPA nell’area di Taranto, in misura tale che nessuna delle sorgenti puntuali o areali considerate diverse dall’ILVA raggiunge, comunque, lo 0,1% del totale, mentre molte sorgenti risultano di vari ordini di grandezza inferiori”.
L’Ilva, secondo le valutazioni dell’Arpa, sarebbe la fonte del 99,74% degli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), all’interno dei quali il componente più cancerogeno è il benzo(a)pirene.
Dai dati dell’Arpa emerge il ruolo emissivo assolutamente prevalente della cokeria che, nell’ambito delle emissioni Ilva, arriva al 98,5% degli IPA.
Scrive Arpa: “All’interno delle sorgenti di IPA dello stabilimento siderurgico, la più rilevante risulta la cokeria, con percentuali rispettivamente del 79,7% (per gli IPA totali) e del 98,5% (per il benzo(a)pirene)”.
L’incidenza del traffico è solo dello 0,02% nel quartiere Tamburi.
Quindi abbiamo avuto pienamente ragione nel sottolineare che l’intervento andava fatto sulla cokeria.
La mobilitazione di Altamarea ha oggi un riconoscimento scientifico autorevole.
Il 21 dicembre 2009 avevamo chiesto al Sindaco di sollecitare la ricerca di questi dati. Se avesse agito subito, a gennaio saremmo stati della condizione di agire sulla base dei dati 2008 individuando le sorgenti emissive. E’ stato perso tempo prezioso e chiediamo ora di non perderne più.
Anche grazie alla nostra “sveglia” oggi Taranto ha i dati delle sorgenti del benzo(a)pirene: sono informazioni da cui la politica non potrà più prescindere.
Rileviamo che l’Arpa ha classificato il benzo(a)pirene il categoria 2 A per lo IARC (cancerogeno probabile per l’uomo) mentre dal 2008 è diventato di categoria 1 (cancerogeno): il livello più pericoloso in assoluto.
Una relazione tecnica richiesta dalla Commissione Europea (EEA – Agenzia Europea per l’Ambiente) evidenzia che “anche in regime di BAT (Migliori Tecnologie Disponibili) i livelli di benzo(a)pirene intorno alle cokerie saranno superiori a 5 nanogrammi a metro cubo.
Sembrerebbe irrealistico assumere che siano possibili riduzioni significative di emissioni da questi impianti oltre le Bat, a meno di non prendere in considerazione la chiusura”.
Questa è una traduzione di un brano tratto dal rapporto: "Economic Evaluation of Air Quality Targets for PAHs" (scaricabile all'indirizzo ec.europa.eu/environment/enveco/air/pdf/pah_xsummary.pdf), pag. V: "Even under best available techniques (BAT), B[a]P levels around a number of coking plants would exceed 5 ng.m-3. It seems unrealistic to assume that significant reductions in emissions from these plant are
possible beyond BAT, unless closure is considered".
Queste considerazioni devono essere lette con grande attenzione da tutti coloro che escludono a priori l’ipotesi della chiusura della cokeria.
Altamarea farà massima pressione sulla Regione perché tuteli la salute dei cittadini e sul sindaco perché INTERVENGA NEL CASO di azione non risolutiva da parte della Regione.
Altamarea richiede nuovamente alla Regione Puglia di adottare il “piano di azione” e il “piano di risanamento” per la qualità dell’aria, come richiesto nella diffida già notificata.
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Altamarea, Coordinamento cittadini e associazioni

martedì 25 maggio 2010

Ilva: Migliori tecnologie in assoluto!

COMUNICATO STAMPA DI LEGAMBIENTE TARANTO
INACCETTABILE LA PRETESA DELL’ILVA DI FERMARE IL MONDO AL 2005

In una nota al Ministero dell’Ambiente datata 16 aprile 2010 l’ILVA ripercorre alcune fasi della complessa vicenda – ancora non giunta all’epilogo – dell’Autorizzazione Integrata Ambientale.
In particolare viene ricordato che il 15 gennaio 2005 un Decreto del Ministero dell’Ambiente istituiva una segreteria tecnica composta da esperti dello stesso Ministero, della Regione Puglia della Provincia di Taranto, dei Comuni di Taranto e Statte, dell’APAT (attuale ISPRA), del CNR, dell’ARPA Puglia e della ASL di Taranto.
Il 5 dicembre 2006 tale segreteria presentava il proprio Rapporto Tecnico avente per oggetto gli “interventi per il miglioramento dell’impatto ambientale e l’adeguamento degli impianti dello Stabilimento IlVA di Taranto alle Migliori Tecniche Disponibili”.
L’Ilva, secondo quanto dichiarato nella nota del 16 aprile, ha già realizzato molti degli interventi previsti nel Rapporto Tecnico e ha già speso circa l’85% dei 472 milioni di euro investiti allo scopo.
Nella stessa nota l’Ilva chiede pertanto al Ministero che l’AIA sia concessa con riferimento alle indicazioni contenute nel Rapporto Tecnico (vecchio ormai di tre anni e mezzo!) e delle BAT (migliori tecnologie disponibili), così come enunciate nel D.M. 31/5/2005 e non tenga conto delle BREF successivamente intervenute (anche se in bozze non definitive).
La posizione dell’Ilva risulta a nostro parere inaccettabile perché non tiene conto di numerosi, importanti elementi:

1. nel lungo periodo intercorso dalla presentazione del Rapporto Tecnico il quadro conoscitivo dell’inquinamento ambientale di Taranto si è ampliato enormemente grazie soprattutto ai controlli, alle indagini e ai monitoraggi dell’ARPA Puglia e della ASL di Taranto e l’origine industriale di gran parte delle emissioni inquinanti è stata sostanzialmente accertata;

2. i livelli di alcuni inquinanti – ultimo arrivato agli onori della cronaca il benzo(a)pirene – non rientrano certamente nei limiti previsti dalle normative vigenti e dunque occorre prevedere la rapida attuazione di misure atte a riportarli nella norma;

3. tra il 2005 (data del DM sulle BAT) ed il 2010 le conoscenze nel campo dell’inquinamento ambientale e delle tecnologie per il suo contenimento hanno fatto considerevoli progressi;

4. in considerazione della presenza a Taranto di un apparato industriale tra i maggiori nel Paese per dimensioni e tra i più inquinanti per lavorazione, le prescrizioni non possono che essere di ordine eccezionale, commisurate alla gravità dello stato di crisi del territorio come espressamente indicato in alcuni fondamentali principi contenuti nel D.Lgs 59/2005 ed in generale nella normativa in materia di A.I.A. e M.T.D. che prevedono si possa:
a) incidere sui processi produttivi piuttosto che sui sistemi di depurazione per ridurre i livelli di inquinamento in applicazione del principio della prevenzione
b) adottare, per gli impianti maggiormente inquinanti, misure di adeguamento più incisive e supplementari rispetto a quelle previste dalle M.T.D. (D.Lgs 59/05, art. 8)
c) prevedere prescrizioni che impongano limiti di emissione molto più rigorosi rispetto a quelli previsti dalle legislazioni nazionale e regionale (- 20% di quella nazionale in base alla L.R. 7/99) e mirare a “ridurre al minimo l’inquinamento” ( (D.Lgs 59/05, art.7 comma 4 )

Alla luce di quanto osservato, chiediamo con forza che:

- l’ILVA e le altre aziende industriali del polo tarantino adeguino rapidamente i loro impianti più inquinanti alle migliori tecnologie in assoluto (e non solo alle migliori tecnologie disponibili) per far fronte all’emergenza ambientale che attanaglia la città.
- gli Enti Locali definiscano nella riunione del Tavolo tecnico che si terrà il prossimo 28 maggio presso la Prefettura di Taranto misure urgenti e cogenti per affrontare le emergenze più pressanti pretendendo dalla grande industria rispetto per la nostra salute ed il nostro territorio
- il Ministero dell’Ambiente e la commissione IPPC adottino prescrizioni rigorose e tempi rapidi e certi per la concessione delle AIA alle aziende tarantine.

giovedì 5 marzo 2009

L'ENI preferisce inquinare per risparmiare energia!!!

Che stranezze, quando si trattava di ottenere l'autorizzazione al raddoppio della raffineria, l'ENI sostenne che gli impianti erano obsoleti e che aumentando la produzione avrebbero apportato delle migliorie tecniche per abbattere gli inquinanti...
Ora che devono ottenere l'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) europea, sostengono che i loro impianti sono al passo conle migliori tecnologie al punto che se si applicano migliorie si rischia di inquinare di più...
C'è da sentirsi un pò presi in giro, come scrive Peacelink nelle sue osservazioni all'AIA dell'ENI!


Al Ministro dell’Ambiente, Alla Commissione AIA, Al Presidente della Regione Puglia, All’Arpa Puglia, Al Presidente della Provincia di Taranto, Al Sindaco di Taranto.
Oggetto: osservazioni sull’Autorizzazione Integrata Ambientale per l’ENI


L’ENI ritiene che le Migliori Tecnologie Disponibili (MTD) per ridurre le emissioni inquinanti non siano applicabili alla propria raffineria di Taranto per ciò che riguarda i sistemi di trattamento secondari e di lavaggio dei gas di scarico.
E’ quanto riportato nell’allegato D.3.1A (scheda D.3.1) della documentazione fornita nell’ambito delle integrazioni per l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).
Nella vastissima documentazione tecnica depositata dall’ENI nel sito del Ministero dell’Ambiente, PeaceLink ha individuato questa nota che di fatto sembra vanificare lo spirito dell’AIA. Come è noto l’AIA deriva dalla direttiva europea IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control) la quale ha come scopo principale la riduzione delle emissioni inquinanti che è resa possibile anche dall’adozione delle Migliori Tecnologie Disponibili.
L’ENI ha comunicato la nota al Ministro dell’Ambiente nell’ambito della procedura di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) e nelle ultime quattro righe delle “conclusioni” a pagina 5 si legge testualmente:
“Pertanto, alla luce delle considerazioni sopra esposte, ENI ritiene che tali tecniche inserite nelle Linee Guida sulle MTD per le raffinerie non risultino applicabili alla propria raffineria di Taranto e pertanto non possano considerarsi come MTD per il caso specifico” (“Nota tecnica sull’applicabilità delle MTD relativa a sistemi di trattamento secondari e lavaggio waste gas”, allegato D.3.1A (scheda D.3.1).
Secondo l’ENI infatti le MTD ridurrebbero in media le emissioni di ossidi di azoto (NOx) solo dello 0,15%, di anidride solforosa (SO2) dell’1,09% e di polveri dello 0,04%.
Troppo poco, sostiene l’ENI, per giustificarne l’adozione (“marginali” ed “esigui” vengono definiti i benefici). Secondo l’ENI le Migliori Tecnologie Disponibili in questo caso avrebbero effetti addirittura controproducenti perché, se applicate, produrrebbero un “aumento della quantità di rifiuti” e un “aumento dei consumi energetici per il funzionamento delle apparecchiature”, si legge nella nota dell’ENI.
Rimaniamo stupefatti per simili scelte e riteniamo inaccettabile che una grande azienda come l’ENI emuli l’Ilva nel ritenere “non applicabili” le migliori tecnologie che nel resto dell’Europa sono adottate per ridurre le emissioni inquinanti.
L'AIA non è stata ancora concessa all'ENI.
Riteniamo pertanto opportuno che vada rispettato lo spirito e la lettera della normativa relativa all’AIA, ossia il Decreto Legislativo 4 agosto 1999, n. 372 ("Attuazione della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento") e Decreto Legislativo 18 febbraio 2005, n. 59 (“Attuazione integrale della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento”).
Il Decreto Legislativo 59 del 2005 all’art.3 comma 1 afferma che "l'autorità competente, nel determinare le condizioni per l'autorizzazione integrata ambientale, tiene conto dei seguenti principi generali: devono essere prese le opportune misure di prevenzione dell'inquinamento, applicando in particolare le migliori tecniche disponibili".
Nell’art. 8 (“Migliori tecniche disponibili e norme di qualità ambientale”) è sancito quanto segue:
“Se, a seguito di una valutazione dell'autorità competente, che tenga conto di tutte le emissioni coinvolte, risultasse necessario applicare ad impianti, localizzati in una determinata area, misure più rigorose di quelle ottenibili con le migliori tecniche disponibili, al fine di assicurare in tale area il rispetto delle norme di qualità ambientale, l'autorità competente può prescrivere nelle autorizzazioni integrate misure supplementari particolari più rigorose, fatte salve le altre misure che possono essere adottate per rispettare le norme di qualità ambientale”.
Riteniamo che per Taranto vi siano tutti i presupposti per invocare l’articolo 8 e perché si applichino le “misure più rigorose” in quanto è riconosciuta per legge “città ad alto rischio di crisi ambientale”.
Invochiamo il principio che in un’area altamente industrializzata come quella di Taranto tutte le Autorizzazioni Integrate Ambientali debbano convergere verso un obiettivo finale: quello del dimezzamento complessivo dell’inquinamento nell’arco di cinque anni.
Tale obiettivo va considerato un obiettivo minimo per le emissioni convogliate. Per alcune emissioni particolarmente nocive e per le emissioni diffuse si deve fare ancora di più.
Occorre fissare dei quantitativi annui di emissione – sostanza per sostanza - da non superare complessivamente nell’area industriale, in linea con lo spirito e la lettera dell’Accordo di Programma.
Un taglio del 10% annuo delle emissioni, partendo dai valori più bassi dichiarati nel registro INES negli ultimi anni, è da ritenersi per noi ragionevole e raggiungibile, nonché necessario. Attraverso questa strategia del 10% per 5 anni consecutivi si può raggiungere un taglio del 50% delle emissioni complessive.
Ripetiamo: per noi è l’obiettivo minino. Rimaniamo profondamente preoccupati perché non emerge, nel lavoro fin qui svolto, un calcolo complessivo del miglioramento ambientale che deriverebbe a Taranto dalle Autorizzazioni Integrate Ambientali che stanno per essere rilasciate.

Si richiede che questa email venga considerata comunicazione ufficiale e protocollata, nonché inserita sul sito del Ministero dell'Ambiente come "osservazione del pubblico".

Prof. Alessandro Marescotti, Ing. Biagio De Marzo
nota ENI su MTD

lunedì 4 agosto 2008

Rassegna Comitato

Comunicato stampa del Comitato per Taranto

Perché morire d'acciaio, quando altrove si convive, e bene con l'acciaio?


Quando le cose diventano serie, dopo anni di denunce e di amare, inascoltate constatazioni, non ci vuole molto a capire chi è seriamente interessato al futuro di questa città e dei suoi cittadini e chi, per ignoranza, ottusità o, nulla può escludersi, colpevole connivenza, getta il fumo dell'allarmismo occupazionale a discredito e offesa degli altri.
E' il caso delle gravi accuse mosse al dott. Assennato dell'ARPA Puglia da parte di chi si fa portavoce dell'ennesimo ricatto occupazionale per screditare il lavoro di titolati professionisti e ignorare le stesse aspirazioni di tutta la cittadinanza.
In una corposa relazione, l'ARPA, valutando tutte le variabili di emissioni e le caratteristiche degli impianti di produzione, giunge alla conclusione che per determinate attività, la concomitanza con le aree residenziali, anche prevedendo tutti i sistemi di abbattimento ad oggi conosciuti, risulta incompatibile per gli effetti nocivi che comporta alle persone ed alle cose.
Da lì, sulla falsariga di illustri casi di città che hanno messo in primo piano la salute dei cittadini e l'immagine del loro territorio (che non sono chiacchiere ma si traducono in pochi anni in benessere e sviluppo), nella relazione, si prospetta il ridimensionamento di tali settori.
Da qui a parlare di licenziamenti, chiusura dello stabilimento, fallimento dell'economia urbana, il passo è lungo quanto il metro dell'ignoranza e del populismo.
Questa situazione permette al contrario all'azienda siderurgica di “prendere tempo” non rispettando pienamente gli impegni sottoscritti.
A tal proposito se da un lato l'abbassamento dei livelli di diossine e furani avvenuto contestualmente all'applicazione del procedimento dell'urea da parte dell'Ilva di Taranto, ci pare un passo in avanti, la stessa sperimentazione risulta ancora essere per noi insoddisfacente.
Si è dovuto attendere tutti questi anni e le analisi dell'Arpa Puglia perché si cominci a sperimentare la riduzione delle emissioni devastanti?
In ogni caso l'accordo di programma e il rilascio dell'AIA vertono su fatti concreti e tecniche di gestione e abbattimento che dovrebbero essere sperimentate e attuative. Gli impegni presi dall'azienda vanno comunque mantenuti e integrati ai fini del rilascio dell'Autorizzazione che, lo ricordiamo, fa riferimento a precisi regolamenti europei, il rispetto dei quali è dovuto e comporta in caso contrario pesanti sanzioni che ricadrebbero sulle “tasche degli italiani”.
Resta il fatto evidente che secondo l'ultimo rapporto redatto e pubblicato dall'ARPA Puglia, anche dopo l'applicazione di un’aggiunta di urea al materiale alimentato alle due linee, “le concentrazioni rimangono tuttavia più alte rispetto ai valori conseguibili dopo l’adozione delle BAT, e adottati quali valori limite alle emissioni di PCDD/F in altri paesi europei e nella stessa Italia”.
Questi dati dunque mostrano un quadro decisamente negativo: una situazione ambientale che suscita forti preoccupazioni.
Ed allora ribadiamo anche questa volta che è necessario abbattere l'impatto ambientale non solo attraverso l'applicazione del procedimento dell'urea ma anche mediante l'impiego di altre tecnologie oltre le note BAT.
Un esempio è rappresentato da metodi innovativi a basso impatto ambientale per l’industria siderurgica. Si tratta di sistemi per la produzione di ghisa e il trattamento dei gas di scarto della sinterizzazione che consentono di ridurre del 90% rispetto ai metodi tradizionali le emissioni di sostanze inquinanti.
La tecnologia in questione Meros - Maximized Emission Reduction of Sintering - il più moderno sistema per abbattere le emissioni nel settore - è stata adottata e applicata nello stabilimento di Linz, Austria: Il sistema consente di ridurre di oltre il 90% le emissioni di polveri, metalli pesanti, composti organici e SO2.
Nello stabilimento di Pohang, città portuale della Corea del Sud, l'impianto Finex brevettato da una nota società europea non solo fa risparmiare energia, riducendo l'inquinamento ma diminuisce anche i costi di produzione di circa il 15% rispetto ad un altoforno tradizionale. Notevole anche l'impatto ambientale: Finex genera il 90% in meno di sostanze nocive e l'inquinamento dell'acqua è sceso del 98%.
Questo ci fa capire oggi che produrre acciaio con costi ambientali ridotti è una realtà oramai consolidata non solo nei paesi occidentali ma persino in altre realtà che spesso etichettiamo come “arretrate” ma che nella capacità di essere lungimiranti, competitive e al passo coi tempi hanno riconosciuto la strategia vincente dello sviluppo.
La strada verso il recupero di un rapporto corretto con la grande industria, da noi più volte sottolineata e tecnicamente sostenuta dall'ARPA, deve passare per l'installazione di sistemi per il campionamento continuo dei macro e micro inquinanti e per il monitoraggio 24 ore su 24 delle fonti di emissione. A fronte di costi ridottissimi, si doteranno gli organi di controllo di un sistema di verifica dell'affidabilità delle strategie adottate, superando per sempre il sistema di stime, proclami, allarmismi e accuse reciproche, che contrappone il profitto all'interesse della collettività

Spesso gli ambientalisti sono tacciati come cittadini "del no", come coloro che negano sempre ogni proposta di "progresso e sviluppo" in nome di un famigerato ostruzionismo ad oltranza che vorrebbe congelare tutto.
Prendersi cura del proprio futuro e di quello della città in cui si vive vuol dire anche saper dire no a proposte che dietro il paravento dello sviluppo affossano ancora di più il territorio, ma significa anche produrre tante proposte concrete e scientifiche per migliorare in una prospettiva di medio termine.
Negare l'evidenza di un'economia dipendente dalle multinazionali, da una classe imprenditoriale straniera che brucia il territorio in nome del profitto e conserva una situazione occupazionale fatta di precariato, subappalti e mortalità diffusa, questo è il vero no che ammazza lo sviluppo. Un solo no che per decenni ci ha reso sudditi e che per la serietà e professionalità di cittadini volenterosi e di tecnici onesti, forti di leggi europee più partecipative e trasparenti, forse, sarà superato e diventerà si alla salute e all'amore per la propria terra.

lunedì 28 luglio 2008

Decreto Legislativo 372/99 (ART. 3, COMMA 2)
IPPC (prevenzione e riduzione dell'inquinamento)
LINEE GUIDA PER L'IDENTIFICAZIONE DELLE MIGLIORI TECNICHE DISPONIBILI
Categoria IPPC1.2: raffinerie di petrolio e di gas

La LG MTD raffinerie nel 2005 ha prodotto questo documento contenente le BAT (best available tecnologies) per la riduzione dell'inquinamento. Che non sia il caso di applicarle alla nostra "cara" raffineria?

Scarica il documento

venerdì 9 maggio 2008

Non Eureka ma UREA!

Ecco lo stato e le proposte dei miglioramenti impiantistici che l'ILVA di Taranto ha presentato alla Regione Puglia per la riduzione degli inquinanti.
La strada è lunga e piena di urea...