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mercoledì 18 giugno 2014

Pallone sgonfiato

Maxi processo 'Ambiente svenduto': rigettata istanza di ricusazione gup

La sezione distaccata di Taranto della Corte d'Appello di Lecce ha deciso di rigettare, giudicandola inammissibile, l'istanza di ricusazione del gup Vilma Gilli, titolare del fascicolo processuale relativo l’inchiesta 'Ambiente svenduto' a carico dello stabilimento Ilva, presentata dai legali dell'ex assessore provinciale all'Ambiente, Michele Conserva, Michele Rossetti e Laura Palomba. Conserva risulta tra le 49 persone fisiche destinatarie della richiesta di rinvio a giudizio insieme a tre società facenti capo allo stesso siderurgico. Intanto è attesa per domani l’udienza preliminare del maxi processo nella palestra della Caserma dei Vigili del Fuoco di Taranto. (Cosmopolismedia)

lunedì 16 giugno 2014

La scialuppa di Florido e Conserva

Inchiesta sull'Ilva giallo intercettazioni

Sembra vacillare uno dei due capi di imputazione formulati dalla Procura di Taranto contro l’ex presidente della Provincia Gianni Florido, uno dei 52 imputati nell’udienza preliminare di «Ambiente svenduto», il maxi processo contro l’Ilva e i suoi presunti complici.
Florido, esponente di spicco del Partito Democratico e in passato segretario provinciale della Cisl, fu arrestato il 15 maggio del 2013 dai militari della Guardia di Finanza e si dimise dopo qualche ora, portando al commissariamento della Provincia. Nell’interrogatorio di garanzia, svoltosi al cospetto del giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco, firmatario dell’ordine di arresto, e nei successivi sei mesi di custodia cautelare (dieci giorni in carcere, gli altri ai domiciliari) Florido, tramite i suoi avvocato Carlo e Claudio Petrone, ha sempre respinto le accuse di aver fatto pressioni su due dirigenti della Provincia per adottare provvedimenti favorevoli all’Ilva.
In particolare, Florido risponde di una tentata concussione (ai danni del dirigente Luigi Romandini) e di una concussione consumata (ai danni del dirigente Ignazio Morrone), reati che avrebbe commesso in concorso con l’allora assessore provinciale all’ambiente Michele Conserva, con l’allora segretario generale Luigi Specchia (il cui arresto è stato peraltro annullato seccamente prima dal tribunale del riesame e poi dalla Cassazione) e con l’allora potente responsabile delle relazioni esterne dell’Ilva Girolamo Archinà.
Ieri mattina i legali di Florido hanno depositato nella cancelleria del giudice per le udienze preliminari Vilma Gilli, chiamata da giovedì prossimo a vagliare la richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Taranto, un dossier composto da documenti secondo loro comprovanti la regolarità degli atti adottati dalla Provincia nei confronti del siderurgico, gli interrogatori, compiuti nell’ambito di indagini difensive, dell’ex direttore generale dell’ente Domenico Mosca, dell’ex assessore provinciale all’ambiente Giampiero Mancarelli, che prese il posto di Conserva nel settembre 2012, e dell’ex dirigente del settore Ambiente Antonio Ruggieri, e soprattutto una consulenza tecnica di parte sulle intercettazioni telefoniche e ambientali, firmata dai professionisti baresi Cataldo De Florio e Giuseppe Maringelli.
Nel mirino degli avvocati Petrone è finita in particolare la trascrizione di una conversazione ambientale tra Michele Conserva e Ignazio Morrone, avvenuta il 12 marzo del 2010. Nel capo di imputazione riguardante la concussione compiuta ai danni di Morrone, si legge che Florido, Conserva e Archinà avrebbero indotto il dirigente ad assumere un atteggiamento di generale favore nei confronti dell’Ilva e in particolare a sottoscrivere la determina di autorizzazione all’esercizio della discarica per rifiuti speciali in area «Mater Gratiae» pur non ricorrendone le condizioni di legge. A tale determinazione, gli inquirenti sono giunti in base alla trascrizione di quel colloquio durante il quale Morrone avrebbe detto «ripeto, non ho problemi a firmare», una frase che per la pubblica accusa rappresenta appunto la consumazione della concussione. Secondo la consulenza depositata ieri, però, Morrone non ha mai detto quella frase o meglio dice soltanto «però ripeto non ho problemi a». «È chiaro - scrivono i due periti - che non si ascolta alcuna altra parola, né tanto meno il verbo firmare. Infatti, nel brogliaccio non c’è il verbo firmare». Pesanti le conclusioni : «La trascrizione presente sul supporto informatico contenente l’intercettazione in oggetto sta a dimostrare che anche la polizia giudiziaria ha ascoltato la frase “ripeto non ho problemi a...” e quindi la parola “firmare” è stata aggiunta successivamente». I consulenti aggiungono, peraltro, che in tutta la conversazione in questione, Conserva e Morrone non pronunciano mai la parola discarica ma parlano unicamente di impianti termici.
Considerato che la consumazione del delitto di concussione nei confronti di Morrone si fonda proprio su quella frase, cioè sull’aver ascoltato il dirigente della Provincia dire di essersi deciso a firmare e dunque a soddisfare le richieste di Florido e Conserva per favorire l’Ilva, pare evidente che il caso sollevato formalmente ieri dagli avvocati Carlo e Claudio Petrone non potrà non avere tutti gli approfondimenti che merita. (GdM - Mazza)

Caso Ilva, ex assessore ricusa il giudice Gilli

Dopo l’istanza di rimessione firmata da 15 imputati sui 52 complessivi, dopo i dubbi sollevati dall’ex presidente della Provincia Gianni Florido sulla trascrizione delle intercettazioni, ecco un’altra tegola abbattersi sull’udienza preliminare del processo «Ambiente svenduto», in programa giovedì prossimo nella palestra del comando provinciale dei vigili del fuoco. Gli avvocati Michele Rossetti e Laura Palomba, difensori dell’ex assessore provinciale all’ambiente Michele Conserva, hanno presentato istanza di ricusazione del giudice per le udienze preliminari Vilma Gilli, chiamata a valutare la richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla Procura di Taranto per il disastro ambientale provocato dalle emissioni dell’Ilva. Conserva risponde, in concorso con l’ex presidente Florido, l’ex segretario generale della Provincia Luigi Specchia e l’ex responsabile delle relazioni esterne dell’Ilva Girolamo Archinà, di tentata concussione e concussione consumata ai danni di due dirigenti dell’ente. Il giudice Gilli, però, nelle vesti di giudice per le indagini preliminari, il 26 novembre del 2012 dispose l’arresto di Conserva per associazione a delinquere finalizzata alla concussione per aver indotto vari titolari di aziende interessate ad ottenere autorizzazioni in materia ambientale dall’assessorato guidato dallo stesso Conserva, ad avvalersi della consulenza della ditta Promed come «tecnico istruttore» per l’espletamento delle pratiche con corrispettivi «esorbitanti o comunque eccessivi rispetto al lavoro svolto».
Un disegno criminoso nel quale per una volta, secondo l’accusa, anche Conserva avrebbe ottenuto una somma di denaro pari a mille euro. Poi Conserva fu nuovamente arrestato il 15 maggio del 2013, in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Patrizia Todisco, nel filone principale dell’indagine «Ambiente svenduto » ma secondo gli avvocati Rossetti e Palomba è evidente che il giudice Gilli non può valutare la richiesta di rinvio a giudizio per Conserva, avendolo già giudicato per gli stessi fatti e con gli stessi atti. Nell’ordinanza di custodia cautelare, il gip Gilli scrisse che era Conserva «a dirigere nella sostanza l'assessorato Ecologia ed Ambiente della Provincia, surrogandosi al dirigente in quanto ben conscio di poter garantire il successo delle operazioni illecite solo attraverso l'esautorazione del soggetto deputato, per legge, a gestire l'attività amministrativa».
Se è vero che l’inchiesta relativa al caso Promed non è giunta ancora al capolinea (non sono stati approntati gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari), bisognerà vedere come sarà possibile separare le due vicende. Sull’istanza di ricusazione, deciderà il presidente del tribunale di Taranto. (Mazza - GdM)

giovedì 6 marzo 2014

Tutti i livelli dello Stato: Vendola, Stefano, Florido, Conserva, Nicastro, Fratoianni, Pelaggi, Assennato... E pure il prete!

Per avere un quadro più ricco, pubblichiamo alcuni articoli che riferiscono del rinvio a giudizio di 53 persone nell'inchiesta Ambiente Svenduto: il grande affaire Ilva!

“Ambiente svenduto”: cinquantatré rinvii a giudizio per l’ILVA di Taranto
 
La procura della Repubblica di Taranto ha chiesto il rinvio a giudizio di cinquantatré indagati, cinquanta persone e tre società, nell’ambito dell’inchiesta “Ambiente svenduto”. Tra gli altri, il presidente della Regione Puglia  e per Emilio, Nicola e , proprietari dell’ di Taranto.
I governatore Vendola è imputato di accusato di concussione aggravata in concorso con Girolamo Archinà, ex dirigente dei rapporti istituzionali del siderurgico, Fabio Arturo Riva, ex vicepresidente del gruppo, Luigi Capogrosso, ex direttore dello stabilimento tarantino e Francesco Perli, legale dell’azienda.
Per i Riva, inoltre, (Fabio rifugiato in Inghilterra è in attesa di essere estradato) insieme con Capogrosso,  per le morti per amianto di operai dello stabilimento è stata chiesta una pena di quattro anni e sei mesi a testa. Tra le accuse contestate in un altro processo, l’omicidio colposo e l’omessa cautela di precauzioni necessarie per tutelare l’integrità fisica dei lavoratori.
Secondo gli inquirenti, nel 2010 il presidente Vendola avrebbe fatto pressioni sul direttore generale dell’ARPA Puglia, l’Agenzia Regionale per la Protezione e Prevenzione dell’Ambiente per “ammorbidire” la posizione dell’agenzia sulle emissioni nocive dell’ILVA; rinviati a giudizio, quindi, per favoreggiamento personale Giorgio Assennato e, fra gli altri, il suo direttore scientifico Massimo Blonda, Donato Pentassuglia, presidente della commissione Ambiente alla Regione e l’assessore regionale all’Ambiente .
La richiesta di rinvio a giudizio è stata formalizzata per concussione anche per l’ex presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido del Pd, arrestato a maggio 2013 insieme con l’ex assessore provinciale all’ambiente Michele Conserva per aver fatto pressioni insieme ad Archinà su due suoi dirigenti per facilitare il rilascio dell’autorizzazione di una discarica per rifiuti speciali all’interno dell’ILVA; e per il sindaco di Taranto, Ezio Stefàno, accusato di abuso d’ufficio per non aver tutelato la salute dei suoi concittadini. A processo anche un ispettore di polizia, un sottufficiale dei carabinieri, un avvocato e un parroco, coinvolti a vario titolo nelle indagini sui rapporti fra ILVA e società civile. (Ambienteambienti)

GLI ALTRI NOMI DELL'INCHIESTA - Nell'inchiesta risultano coinvolti anche il sindaco Ippazio Stefàno, il parlamentare di Sel, Nicola Fratoianni (all'epoca assessore regionale), l'attuale assessore regionale all'Ambiente Lorenzo Nicastro, il consigliere regionale del Pd Donato Pontassuglia. Gli altri avvisi di garanzia sono in corso di notifica al patron Emilio Riva e ai suoi figli Nicola e Fabio. Sono ancora coinvolti il consigliere regionale Donato Pentassuglia i dirigenti della Regione Antonicelli, Manna, Pellegrino ed anche il direttore dell'Arpa Giorgio Assennato, il direttore scientifico dell'Arpa Massimo Blonda. Ecco la lista di tutti gli indagati: Emilio Riva (1926), Nicola Riva (1958), Fabio Arturo Riva (1954); Luigi Capogrosso (1955), Marco Andelmi (1971), Angelo Cavallo (1968), Ivan Dimaggio (1969), Salvatore De Felice (1964), Salvatore D'Alò (1959), Girolamo Archinà (1946), Francesco Pervi (1954), Bruno Ferrante (1947), Adolfo Buffo (1956), Antonio Colucci (1959), Cosimo Giovinazzi (1974), Giuseppe Dinoi (1984), Giovanni Raffaelli (1963), Sergio Palmisano (1973), Vincenzo Dimastromatteo (1970), Lanfranco Legnani (1939), Alfredo Cerinani (1944), Giovanni Rebaioli (1948), Agostino Pastorino (1953), Enrico Bessone (1968), Giuseppe Casartelli (1943), Cesare Cotti (1953), Giovanni Florido (1952), Michele Conserva (1960), Vincenzo Specchia (1953), Lorenzo Liberti (1942), Roberto Primerano (1974), Marco Gerardo (1975), Angelo Veste (1938), Giovanni Bardaro (1962), Donato Perrini (1958), Cataldo De Michele (1959), Nicola Vendola (1958), Ippazio Stefàno (1945), Donato Pentassuglia (1967), Antonello Antonicelli (1974), Francesco Manna (1974), Nicola Fratoianni (1972), davide filippo Pellegrino (1961), Massimo Blonda (1957), Giorgio Assennato (1948), Lorenzo Nicastro (1955), Luigi Pelaggi (1954), Dario Ticali (1975), caterina Vittoria Romeo (1951), Pierfrancesco Palmisano (1953), Ilva spa (in persona del commissario straordinario Enrico Bondi), Riva Fire spa (in persona del consigliere delegato e legale rappresentante Angelo Massimo Riva ), Riva Forni Elettrici spa (in persona del presidente legale e rappresentante Cesare Federico Riva). (CdM)

Ilva, un sistema infetto: concussione, corruzione e disastro ambientale. 50 richieste di rinvio a giudizio

Ci sono impresentabili di serie A e impresentabili di serie Z. Campagne mediatiche per chiedere la testa di Tizio, mentre i Caio e i Sempronio rimangono al loro posto, nascondendosi dietro il dito della "presunzione d'innocenza", in Italia valida solo per i politici. 
Ieri il ministro Boschi (Riforme) ha spiegato ai pochi deputati presenti in Aula che il governo, proprio per la presunzione d'innocenza, non ha alcuna intenzione di chiedere le dimissioni dei sottosegretari indagati o imputati (Barraciu, De Caro, De Filippo, Bubbico) figuriamoci del ministro Lupi (concorso in abuso d'ufficio). Resta da capire perchè Renzi abbia sostenuto che la Baracciu non andava bene come indagata candidata governatrice della Sardegna, ma è perfetta come sottosegretario alla Cultura.  Dopo pressioni di stampa e opinione pubblica, il sottosegretario Gentile (NCD) si è dimesso. Nessuno ha fiatato (e la notizia è rapidamente scomparsa dai principali quotidiani) per il rinvio a giudizio del compagno di partito Roberto Formigoni, ex governatore della Lombardia, presidente della Commissione Agricoltura. Sul suo capo accuse di corruzione e associazione a delinquere nell'inchiesta Maugeri sulla Sanità. Bazzeccole.  
Oggi giunge notizia della richiesta di rinvio a giudizio per Nichi Vendola, accusato di concussione aggravata nell'ambito dell'inchiesta sull'Ilva di Taranto, altra indagine che rischia di venire archiviata dai media con troppa fretta. Secondo gli inquirenti il governatore della Puglia avrebbe abusato del suo ruolo e, assieme al patron Fabio Riva e all'ex responsabile delle comunicazioni dell'azienda Girolamo Archinà (quello della famigerata intercettazione pubblicata dal Fatto alcuni mesi fa), avrebbe "implicitamente minacciato" con la "mancata riconferma nell'incarico"  Giorgio Assennato, direttore dell'ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale), allo scopo di renderlo più 'morbido' nei confronti dell'azienda, in particolare sulle "emissioni nocive prodotte dall'impianto siderurgico dell'Ilva s.p.a. ed a dare quindi utilità a quest'ultima, consistente nella possibilità di proseguire l'attività produttiva ai massimi livelli, come sino ad allora avvenuto, senza perciò dover subire le auspicate riduzioni o rimodulazioni".  E' un'accusa gravissima di un'inchiesta che, non a caso, si chiama "ambiente svenduto". 
Oltre a quella di Vendola, ci sono altre 50 richieste di rinvio a giudizio: per i Riva (Fabio, Emilio, Nicola), Archinà, il direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso l'accusa è di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, all'avvelenamento di sostanze alimentari e all'omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro. Fabio Riva assieme ad Archinà deve rispondere anche del reato di corruzione in atti giudiziari: avrebbero versato una tangente di 10mila euro ad un professore universitario (Lorenzo Liberti) che collaborava con la Procura proprio sulle emissioni dell'Ilva. Tra i neo imputati anche Luigi Pelaggi, che nel 2011, quando venne rilasciata l'autorizzazione ambientale all'Ilva, faceva parte della commissione incaricata a decidere. Pelaggi era anche alla guida della segreteria tecnica dell'allora ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo. 
Imputati anche il sindaco di Taranto Ippazio Stefàno (omissioni in atti d'ufficio, non avrebbe adottato provvedimenti per "prevenire ed eliminare i pericoli" causati dall'Ilva di cui era a conoscenza) e l'ex presidente della Provincia, Gianni Florido (tentata concussione, pressioni per far ottenere l'autorizzazione alla discarica ILVA).  
L'inchiesta è partita nel 2009, ma il caso è deflagrato negli ultimi due anni, con il lungo braccio di ferro relativo alla chiusura degli impianti, fino al "sequestro per equivalente di beni, quote societarie e denaro fino alla concorrenza di 8.1 miliardi di euro nei confronti di Riva Fire e Ilva". Decisione poi annullata senza rinvio dalla Cassazione. Ma la questione Ilva si trascina da oltre un decennio. Il patriarca Emilio Riva ha già collezionato due condanne (nel 2002 e nel 2007) per l'inquinamento prodotto dall'azienda, senza che i vertici avessero messo in atto delle contromisure a tutela dell'ambiente. 
Un caso anche politico, che ha visto i governi e i vari ministri dell'Ambiente che si sono succeduti (Monti-Clini, Letta-Orlando) incapaci di fornire risposte convincenti. E con un evidente conflitto d'interessi: Enrico Bondi è stato nominato dal governo Letta commissario governativo del gruppo Ilva, un mese dopo aver lasciato il precedente incarico: amministratore delegato della stessa azienda. (IBT)


Per la  Procura di Taranto Emilio Riva e i suoi figli Nicola e Fabio (rifugiato in Inghilterra in attesa di giudizio di appello sull’estradizione), proprietari dell’Ilva,  insieme all’ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso, devono essere processati.  I Pm hanno infatti oggi richiesto il rinvio a giudizio per 50 persone e tre società.

L’inchiesta era stata già avviata nel 2009, ma di fatto la svolta era avvenuta nel 2012, grazie a due perizie che evidenziavano il pesante impatto dell’Ilva sull’ambiente e soprattutto sulla salute dei cittadini di Taranto. Da li partì il sequestro degli impianti e successivamente i  primi arresti. 
Le accuse  depositate oggi dalla Procura sono decisamente gravissime e riguardano non solo i proprietari dell’Ilva, ma anche i loro ‘fiduciari’ (il cosiddetto governo ombra della fabbrica). Vanno dall’associazione a delinquere, disastro ambientale, inquinamento, avvelenamento di sostanze alimentari, fino all’omissione dolosa di cautele contro gli infortuni, corruzione, concussione, falso e infine abuso d`ufficio. Fra le accuse c’è anche quella di aver fatto pressioni su politici e amministratori, mass media, organizzazioni sindacali, forze dell’ordine e clero, per ridimensionare i problemi ambientali e consentire allo stabilimento di proseguire l’attività produttiva “senza il minimo rispetto anzi in totale violazione e spregio della normativa vigente”.  Ma non solo. Rinviato a giudizio per concussione aggravata  anche  il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, leader di Sel. Vendola è imputato dalla Procura per le pressioni sui vertici dell’Arpa Puglia, affinché ‘ammorbidisse’ l’azione di controllo sull’Ilva, in particolare in relazione alle emissioni nocive prodotte dall'impianto siderurgico, dando così la possibilità a quest’ultimo di proseguire indisturbato l’attività produttiva, senza dover subire riduzioni o rimodulazioni.
Riguardo al presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante, ecco quanto dichiara la Procura nel fascicolo: “In concorso tra loro nella gestione dell'Ilva di Taranto operavano e non impedivano con continuità e piena consapevolezza una massiva attività di sversamento nell'aria-ambiente di sostanze nocive per la salute umana, animale e vegetale, diffondendo tali sostanze nelle
aree interne allo stabilimento, nonché rurali ed urbane circostanti lo stesso, in particolare Ipa, benzoapirene, diossine, metalli ed altre polveri nocive, determinando gravissimo pericolo per la salute pubblica e cagionando eventi di malattia e morte nella popolazione residente nei quartieri vicino al siderurgico e ciò anche in epoca successiva al provvedimento di sequestro preventivo di tutta l'area a caldo”, avvenuta il 26 luglio del 2012. 
L’ex direttore Adolfo Buffo è invece accusato di aver omesso le misure di sicurezza necessarie alla protezione dei lavoratori, e di aver quindi causato la morte di due operai a ottobre e novembre del 2012, Claudio Marsella e Francesco Zaccaria.   
Diverse, infine, le accuse,  che vanno dall'associazione a delinquere alla concussione, che coinvolgono Girolamo Archinà, l'ex consulente dell'Ilva,  licenziato ad agosto 2012 e poi arrestato a novembre 2012. Archinà è stato uno dei personaggi chiave dell'indagine, colui che manteneva infatti i rapporti con i personaggi delle istituzioni, della politica e del sindacato. Era lui quindi il cosidetto ‘maestro degli insabbiamenti’. 
La Procura ha chiesto il processo anche per il sindaco di Taranto, per omissione di atti d’ufficio e per Gianni Florido, l’ex presidente della Provincia di Taranto (Pd), dimessosi a maggio in seguito all’arresto. Florido in particolare è accusato  per le pressioni esercitate nei confronti dell’assessorato all’Ambiente affinché assumesse un atteggiamento di favore nei confronti dell’Ilva e facilitasse le autorizzazioni in materia ambientale. Oggetto di indagine anche la discarica Mater Gratiae, nell'area di Statte (Taranto) e di proprietà Ilva, che ad ottobre scorso il Parlamento ha poi definitivamente autorizzato con una legge.
A questo punto sarà compito del  Gup fissare la data dell’udienza per il rinvio o meno a giudizio delle persone per le quali la Procura ha chiesto il processo. (Dazebao)


Vendola, chiesto il rinvio a giudizio sul caso Ilva: “Concussione aggravata”

Non sono bastate oltre sette ore di interrogatorio per convincere la Procura di Taranto dell’innocenza del governatore di Puglia Nichi Vendola, accusato di concussione al termine dell’inchiesta “ambiente svenduto” sull’Ilva di Taranto. Un interrogatorio caratterizzato da “troppi non ricordo”, che secondo fonti investigative oggi si sono tradotti per il leader di Sinistra ecologia e libertà nella richiesta di rinvio a giudizio che gli inquirenti hanno depositato poche ore fa. Per il pool di magistrati guidati dal procuratore Franco Sebastio, infatti, Vendola in accordo con Fabio Riva, proprietario della fabbrica, e l’ex potente responsabile delle relazioni istituzionali Girolamo Archinà ha abusato “della sua qualita di Presidente della Regione Puglia” e “mediante minaccia implicita della mancata riconferma nell’incarico” di direttore dell’Arpa Puglia, ha costretto Giorgio Assennato ad “ammorbidire” la posizione della’agenzia regionale di protezione ambientale “nei confronti delle emissioni nocive prodotte dall’impianto siderurgico dell’Ilva s.p.a. ed a dare quindi utilità a quest’ultima, consistente nella possibilità di proseguire l’attività produttiva ai massimi livelli, come sino ad allora avvenuto, senza perciò dover subire le auspicate riduzioni o rimodulazioni”.
Proprio Assennato, infatti, con una nota del 21 giugno 2010 aveva suggerito “sulla scorta dei risultati dei campionamenti della qualità dell’aria eseguiti dall’Arpa nell’anno 2009 che avevano evidenziato valori estremamente elevati di benzo(a)pirene, l’esigenza di procedere ad una riduzione e rimodulazione del ciclo produttivo dello stabilimento siderurgico di Taranto”. Un’ipotesi che aveva mandato su tutte le furie i Riva e lo stesso Vendola che il giorno dopo, il 22 giugno 2010, in un incontro con gli assessori Nicola Fratoianni e Michele Losappio, aveva “fortemente criticato” l’operato dell’Arpa e sostenuto che ‘cosi com’è Arpa Puglia può andare a casa perché hanno rotto…’” ribadendo che “in nessun caso l’attività produttiva dell’Ilva avrebbe dovuto subire ripercussioni”. Non solo. I pm scrivono che dopo sole 24 ore Vendola ha convocato il direttore scientifico dell’agenzia, Massimo Blonda, “per ribadirgli i concetti espressi nell’incontro” del giorno precedente. Infine, il 15 luglio successivo, aveva indetto una riunione informale alla quale hanno partecipato anche i Riva, Archinà e l’allora direttore dell’Ilva Luigi Capogrosso, mentre Giorgio Assennato, “che pure era stato convocato” era stato lasciato fuori dalla stanza e “ammonito dal dirigente Antonicelli, su incarico del Vendola, a non utilizzare i dati tecnici sul benzo(a)pirene come ‘bombe carta che poi si trasformano in bombe a mano’”. Accuse gravi, insomma, per le quali Nichi Vendola rischia di finire sotto processo.
La stessa richiesta è stata formulata per gli altri 49 indagati e per le tre società (Ilva, Riva Fire e Riva Forni Elettrici) finite nell’inchiesta all’atto di chiusura delle indagini. La Procura di Taranto, infatti, ha chiesto il rinvio a giudizio anche per Emilio, Nicola e Fabio Riva accusati di associazione a delinquere insieme ad Archinà, al direttore Capogrosso, al consulente legale dell’azienda Francesco Perli e a cinque fiduciari, finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari e all’omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro. Non solo. Fabio Riva e Archinà dovranno rispondere anche di corruzione in atti giudiziari per aver versato secondo i pm una tangente da 10mila euro a Lorenzo Liberti, docente universitario e all’epoca dei fatti consulente della procura che indagava sulle emissioni della fabbrica.
Rischiano il processo anche il sindaco di Taranto Ippazio Stefàno e l’ex presidente della Provincia, Gianni Florido. Stefàno è accusato di omissioni in atti d’ufficio, perché in qualità di primo cittadino e quindi di autorità locale avrebbe omesso di adottare provvedimenti per “prevenire e di eliminare i gravi pericoli” derivanti dall’allarmante situazione di emergenza dovuta ai veleni dell’Ilva di cui era a conoscenza. Un atteggiamento omissivo, che secondo i magistrati, avrebbe procurato alla famiglia riva e all’Ilva un vantaggio economico visto che non sono stati abbassati i livelli produttivi. Florido, finito in carcere il 15 maggio 2013 è accusato insieme all’ex assessore all’Ambiente, Michele Conserva, e ad Archinà, di tentata concussione: secondo le dichiarazioni del dirigente Luigi Romandini, Florido a Conserva avrebbero fatto pressioni perché il dirigente rilasciasse l’autorizzazione alla discarica Ilva per permettere all’azienda di smaltire i rifuti all’interno risparmiando così milioni di euro.
Richiesta di rinvio a giudizio anche per Luigi Pelaggi, ex capo della segreteria tecnica del ministro Stefania Prestigiacomo e membro della commissione che nel 2011 rilasciò l’autorizzazione a produrre all’Ilva. (FQ)




giovedì 14 novembre 2013

Hanno aperto le gabbie!

Termini di custodia scaduti. Florido torna in libertà
L'ex presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido, e l'ex assessore provinciale all'Ambiente, Michele Conserva, sono stati rimessi in libertà questa mattina per scadenza dei termini  della custodia cautelare. Sia Florido che Conserva erano stati arrestati lo scorso 15 maggio e trasferiti in carcere con l'accusa di concussione. Secondo i pm, avrebbero fatto pressioni sui dirigenti dell'assessorato all'Ambiente della Provincia di Taranto perchè desse il via libera all'autorizzazione della discarica Mater Gratiae sita all'interno dell'Ilva.
I dirigenti invece si opposero ritenendo che non ci fossero i requisiti per il nulla osta.
Dopo alcuni giorni di detenzione sia Florido che Conserva furono scarcerati e trasferiti agli arresti domiciliari, condizione alla quale sono stati assoggettati sino ad oggi. In seguito all'arresto, Florido si dimise subito dalla carica di presidente della Provincia di Taranto - l'esponente del Pd era al suo secondo mandato - mentre Conserva si era già dimesso molti mesi prima. In particolare, Conserva, nell'ambito di uno dei filoni dell'inchiesta sull'Ilva, era stato arrestato anche a novembre dell'anno scorso con l'accusa di orientare presso una società a lui vicina tutte quelle società che avevano bisogno di consulenza e assistenza in merito alle autorizzazioni ambientali di competenza della Provincia.
Le dimissioni di Florido, che dopo l'arresto fu sospeso nell'incarico dal prefetto di Taranto, hanno poi innescato quelle di gran parte dei consiglieri provinciali. Si è così arrivati allo scioglimento anticipato del Consiglio provinciale e all'insediamento in Provincia di un commissario, il prefetto di Bari Mario Tafaro.
La discarica Mater Gratiae, infine, è stata autorizzata all'esercizio con una legge. A fine agosto, infatti, il Governo
ha inserito, nell'ambito del decreto legge sulla Pubblica amministrazione, anche un capitolo riferito all'Ilva che comprende anche la discarica del siderurgico. Il decreto è stato definitivamente convertito in legge nei giorni scorsi. L'agibilità e l'uso della discarica sono ritenuti essenziali dall'Ilva per l'avanzamento del progetto di bonifica e risanamento ambientale che riguarda la fabbrica, così come prevedono le prescrizioni dell'Autorizzazione integrata ambientale. (RepBa)

sabato 6 luglio 2013

Ben Conservato!

Ilva: ex assessore provincia resta agli arresti domiciliari

Istanza di liberta' rigettata per Michele Conserva, l'ex assessore all'Ambiente della Provincia di Taranto - incarico dal quale si e' dimesso lo scorso settembre - arrestato lo scorso 15 maggio insieme al presidente dell'ente, Gianni Florido, nell'ambito di una delle fasi dell'inchiesta giudiziaria sull'Ilva 'Ambiente Svenduto'. Conserva resta agli arresti domiciliari perche', secondo i giudici, l'ex assessore dispone ancora di una fitta rete di relazioni e contatti che potrebbe agire a suo favore . (Rep)
Il 15 maggio scorso era finito, invece, in carcere insieme all’ex presidente della Provincia Gianni Florido con le accuse di concussione tentata e consumata in relazione a pressioni su un dirigente della Provincia per favorire l’Ilva. Dieci giorni dopo aveva ottenuto i domiciliari (come Florido). I suoi difensori avevano presentato al gip Patrizia Todisco una nuova istanza di revoca, che era stata rigettata. Ora il Tribunale ha nuovamente respinto la richiesta di rimessione in libertà.
Gli altri indagati che furono raggiunti da misura restrittiva a maggio sono l’ex dirigente dell’Ilva, Girolamo Archinà, e l'ex segretario della Provincia di Taranto, Vincenzo Specchia (era ai domiciliari ed è tornato in libertà una decina di giorni dopo). Al centro delle contestazioni per Conserva e Florido le autorizzazioni alla discarica Mater Gratiae. I due sono accusati anche di aver indotto, dal 2006 al 2011, dirigenti del settore ecologia e ambiente della Provincia di Taranto a rilasciare autorizzazioni per la discarica gestita dall’Ilva in carenza dei requisiti tecnico-giuridici.
(GdM)

venerdì 17 maggio 2013

Auto blu? No, grigio discarica!

Ansa
Gazzetta del Mezzogiorno


Ilva, bufera su Taranto dopo gli arresti oggi gli interrogatori

Scatteranno oggi pomeriggio alle 15.30 nella casa circondariale di Taranto gli interrogatori di garanzia delle tre persone destinatarie dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’inchiesta denominata «Ambiente svenduto».
A comparire dinanzi al giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco, firmataria dei provvedimenti chiesti dalla Procura ed eseguiti dalla Guardia di Finanza, saranno il presidente della Provincia Gianni Florido (difeso dagli avvocati Carlo e Claudio Petrone), l’ex assessore provinciale Michele Conserva (assistito dall’avvocato Michele Rossetti) e l’ex responsabile delle pubbliche relazioni dell’Ilva Girolamo Archinà (difeso dagli avvocati Giandomenico Caiazza e Gianluca Pierotti). Sarà invece interrogato per rogatoria l’ex direttore generale della Provincia di Taranto Vincenzo Specchia, attualmente segretario generale al Comune di Lecce, finito agli arresti domiciliari e assistito dall’avvocato Andrea Sambati. Intanto è già stata fissata per il 23 maggio l’udienza dinanzi al tribunale del riesame contro i provvedimenti restrittivi, udienza che per ora riguarda il solo Archinà.

Il presidente Florido ieri mattina ha rassegnato le dimissioni con un fax inviato al segretario generale della Provincia dalla matricola del carcere, dimissioni irrevocabili che rappresentano la cesura con la vita politica ed un primo segnale nei confronti della magistratura. Il gip Patrizia Todisco ritiene sussistenti nei suoi confronti i gravi indizi di colpevolezza riguardo un episodio di tentata concussione ed uno di concussione consumata nei confronti di dirigenti della Provincia riguardo a permessi e autorizzazioni chieste dall’Ilva. Sotto il profilo delle esigenze cautelari, posti alla base del suo arresto e del trasferimento in carcere, invece vengono rilevate il rischio di inquinamento delle prove e quello di reiterazione del reato, esigenze cautelari che le dimissioni dalla carica potrebbero contribuire ad affievolire, almeno fino alla concessione degli arresti domiciliari pur se va ricordato che l’ex assessore provinciale Michele Conserva, dimessosi nel settembre scorso, pur avendo lasciato tutte le cariche politiche e nonostante quasi cinque mesi di custodia cautelare ai domiciliari nel primo round di «Ambiente svenduto», è comunque anch’egli finito in carcere l’altra mattina.
Secondo l’accusa, Florido e Conserva avrebbero agito in piena comunione di intenti per favorire l’Ilva, non lesinando pressioni sui dirigenti del settore ambiente della Provincia. L’ex dirigente Luigi Romandini ha dichiarato ai finanzieri del Gruppo di Taranto di essere stato invitato nell’ufficio di Florido e di essere stato invitato a evadere le richieste provenienti dall’Ilva quasi ad horas. «Di fronte alla mia legittima e doverosa richiesta di esaminarle nei tempi dovuti - ha detto Romandini nell’interrogatorio a cui è stato sottoposto dagli inquirenti - egli mi rispondeva “se non se la sente faccia due righe e si dimetta”... in concidenza con il conferimento di incarico al direttore generale Vincenzo Specchia le pressioni e le attività intimidatorie nei miei confronti divennero più accentuate e furono portate avanti da Specchia che mi dichiarava di agire su espressa volontà del presidente che asseriva essere scontento della mia attività perché non in linea con i suoi voleri e adirato con me tanto da avere deciso di allontanarmi con ogni mezzo dalla direzione del settore».
Per il gip Patrizia Todisco «dalle indagini è emerso che che le condotte di Florido, Conserva e Specchia fossero ispirate e pilotate da Archinà, il quale era talmente introdotto nei meccanismi di nomina dell’ente da essere al corrente anche delle nomine in cantiere. Archinà è informato di tutto, caldeggia nomine e spostamenti dei dirigenti, ispira ed orienta le condotte di Florido e Conserva (ed indirettamente di Specchia) e, senza la sua invasiva presenza, non si spiegano le ragioni per le quali negli uffici della Provincia si insistesse tanto per una solerte e positiva risposta alle istanze dell’Ilva. Del tutto evidente - scrive ancora il magistrato - è il vantaggio economico (e dunque l’utilità) che l’Ilva avrebbe conseguito con il rilascio della agognata autorizzazione all’esercizio della discarica in località Mater Gratiae, poiché essa evitava il ricorso a forme alternative di smaltimento di quelli che sono, si badi, rifiuti pericolosi, sicuramente molto onerose». (Mazza - GdM)

È stata spedita via fax dal carcere di Taranto alla segreteria generale della Provincia la lettera di dimissioni di Gianni Florido, il presidente dell'amministrazione provinciale arrestato ieri. Le dimissioni sono state protocollate nel pomeriggio. Florido da questo momento ha venti giorni di tempo per fare eventualmente dietrofront. Scaduto questo termine, il prefetto, d'intesa col ministero dell'Interno, è tenuto a nominare il commissario prefettizio che, dopo due mesi, in virtù di un decreto presidenziale assume la denominazione di commissario straordinario. Ma il consiglio provinciale potrebbe essere sciolto molto prima in seguito alle probabili dimissioni della maggioranza dei consiglieri (un minimo di 16).
La sospensione del prefetto. Il Prefetto di Taranto Claudio Sammartino ha dichiarato, nei riguardi del presidente della provincia Gianni Florido, arrestato ieri nell'ambito dell'inchiesta sull'Ilva denominata 'Ambiente svenduto', la sussistenza della causa di sospensione di diritto dalla carica. Una nota della Prefettura comunica che la decisione è ''conseguente all'applicazione delle misure coercitive disposte dall'Autorità giudiziaria''.
''Il provvedimento prefettizio si legge ancora - viene notificato al presidente e ai componenti del Consiglio provinciale che hanno convalidato l'elezione''. Florido avrebbe peraltro annunciato le dimissioni attraverso un telegramma dal carcere.
Le dimissioni Pd. I consiglieri provinciali e gli assessori del Pd hanno deciso di rassegnare le dimissioni dalle loro funzioni a seguito dell'arresto di Florido. Le dimissioni, sottolinea in una nota il gruppo consiliare del Pd, ''saranno depositate presso la segreteria generale della Provincia di Taranto non appena saranno pervenute quelle del presidente Gianni Florido'', che - a quanto si è saputo - ha già manifestato l'intenzione di dimettersi.
La solidarietà. «Siamo convinti che il presidente della Provincia di Taranto saprà fornire ai giudici i necessari chiarimenti in merito ai pesanti addebiti che gli vengono contestati». Lo dichiarano in una nota i gruppi consiliari di maggioranza alla Provincia di Taranto riferendosi all'inchiesta sull'Ilva denominata 'Ambiente svenduto' che ieri ha portato all'arresto del presidente Gianni Florido (Pd), accusato di concussione.
Insieme con Florido, 61 anni, esponente Pd, presidente della Provincia di Taranto e a capo dal 2004 di una giunta di centrosinistra, sono state arrestate ieri altre tre persone: l'ex assessore provinciale all'Ambiente Michele Conserva, 53 anni, che gia' il 26 novembre scorso era andato ai domiciliari per la stessa inchiesta, e, ai domiciliari, l'ex direttore generale della Provincia, e attuale segretario generale del Comune di Lecce, Vincenzo Specchia, 60 anni, che è stato sospeso dall'incarico; nel carcere di Taranto, dov'è detenuto sempre dal 26 novembre ma per l'inchiesta-madre sull'inquinamento, i finanzieri del comando provinciale di Taranto hanno notificato il provvedimento inoltre all'ex dirigente dell'Ilva Girolamo Archina', 67 anni.
«Crediamo che la giustizia - sottolineano Luciano Santoro (capogruppo Pd), Giorgio Grimaldi (capogruppo Sel), Mino Sampietro (Gruppo indipendente), Cosimo Lariccia (capogruppo Udc) e Domenico Pavone (capogruppo Lista Florido) - debba fare rapidamente il suo corso e confidiamo nell'azione della magistratura impegnata a fare chiarezza sulla vicenda». Al presidente Florido i componenti della maggioranza manifestano «vicinanza e solidarietà come amici oltre che come donne e uomini che hanno condiviso con lui una importante esperienza politica e amministrativa». Ieri intanto il coordinamento provinciale di Sel ha annunciato, con un comunicato, le dimissioni degli assessori Franco Gentile e Giovanni Longo e dei due consiglieri provinciali. (Quot)


mercoledì 15 maggio 2013

Manette Sante?

Sono anni che questo blog e la gran parte della cittadinanza attiva e critica di questa città avanza qualche "lecito" sospetto sulla "condotta" della Provincia di Taranto e dei suoi amministratori.
Due post storici tra tanti altri:
La provincia di Collodi...pardòn, Taranto!
I fuochi d'artificio elettorali
Ed ora... lentamente, qualcosa si muove
...

Ilva, Florido “pilotato” da Archinà: “Amministrazione asservita all’azienda”

Le condotte del presidente della provincia di Taranto, Gianni Florido, dell’ex assessore provinciale all’ambiente Michele Conserva e dell’ex dg della provincia di Taranto Vincenzo Specchia, per il gip Todisco sono “ispirate e pilotate” da Girolamo Archinà, ex responsabile delle relazioni istituzionali dell’azienda, che oltre a essere particolarmente “introdotto nei meccanismi di nomina dell’ente” è anche “informato di tutto, caldeggia nomine e spostamenti dei dirigenti e, senza la sua invasiva presenza, non si spiegano le ragioni per le quali negli uffici dell’amministrazione provinciale si insistesse tanto per una solerte e positiva risposta alle istanze dell’Ilva”.
E quando la risposta è negativa allora qualcuno deve dare spiegazioni. Lo dice chiaramente proprio Archinà intercettato al telefono l’11 marzo 2010. L’avvocato Francesco Perli, uno dei legali dell’Ilva, chiede spiegazioni in merito ad una nuova lettera inviata dalla Provincia all’azienda. Una lettera sulla discarica assolutamente inattesa dal legale tanto da definirla come “due dita negli occhi” e sulla quale l’ex pr dell’Ilva non sa fornire spiegazioni. Archinà si giustifica dicendo “non so quali siano state le indicazioni che ha dato il presidente della provincia agli uffici” e dopo aver appreso però che il presidente aveva rassicurato l’Ilva dicendo “tutto a posto, gli uffici procederanno” lancia l’anatema: “E ora bisogna chiedere il conto al presidente della provincia e il ‘tutto a posto’ costa sta a significare”.
    Un quadro in cui, secondo l’accusa, si nota “una inquietante, forte inclinazione comportamentale ad asservire il pubblico ufficio, i pubblici poteri rispettivamente esercitati, al conseguimento di obiettivi di favore economico a beneficio di determinati soggetti (ovviamente, non di soggetti qualunque…), in spregio dei principi di buon andamento ed imparzialità della pubblica amministrazione”. E anche dagli interrogatori effettuati nei mesi scorsi dai finanzieri sarebbero giunti riscontri puntuali sulla “capacità di penetrazione dei vertici aziendali negli apparati della pubblica amministrazione” talmente radicata da permettere di “intervenire direttamente a condizionare i processi decisionali quanto alla nomina dei dirigenti responsabili dei settori strategici ai fini del consolidamento degli interessi illeciti degli indagati”. (FQ)



F. Matacchiera-Il tornado e le discariche Ilva
Permessi illeciti per ottenere l'Aia, l'autorizzazione ambientale con la quale la grande fabbrica di acciaio ha potuto continuare a produrre e inquinare. Queste le accuse che hanno portato a una nuova pioggia di manette a Taranto nell'ambito dell'inchiesta "ambiente svenduto", che seguono di poco l'ok al dissequestro delle tonnellate di prodotti finiti e semilavorati dell'Ilva. Tra gli arrestati anche il presidente della Provincia Gianni Florido, 61 anni, alla guida dell'amministrazione dal 2004 (eletto per il secondo mandato nel 2009 col Pd) e in passato segretario generale della Cisl ionica.            L'operazione è scattata alle prime luci del mattino. I militari della Guardia di Finanza hanno eseguito quattro ordinanze di custodia cautelare spiccate dal gip Patrizia Todisco. Gli arrestati sono, oltre a Florido per il quale l'accusa sarebbe di concussione; l'ex assessore all'Ambiente Michele Conserva (Pd) e l'ex segretario della Provincia di Taranto, Vincenzo Specchia, per il quale sono stati disposti i domiciliari. Tra i destinatari dei provvedimenti di custodia cautelare anche Girolamo Archinà, ex responsabile delle relazioni istituzionali del colosso siderurgico che avrebbe lavorato per agevolare l'attività della grande fabbrica accusata di disastro ambientale. Ad Archinà l'ordinanza è stata notificata in carcere, l'ex dirigente Ilva è detenuto dal 26 novembre.
          Al centro del nuovo terremoto giudiziario le manovre attivate per ottenere l'autorizzazione della discarica "Mater Gratiae", realizzata in una cava all’interno dello stabilimento Ilva. Documenti necessari all'ottenimento dell'Aia: l'autorizzazione ambientale per l'acciaieria è stato rilasciato una prima volta dal governo Berlusconi, dall'allora ministro Stefania Prestigiacomo, e recentemente da Corrado Clini, dell'esecutivo Monti. Nel sito vengono smaltiti i rifiuti industriali e le polveri prodotte dagli impianti ritenuti la fonte dell'inquinamento killer inquadrato con l’indagine per disastro ambientale. Florido e Conserva sono accusati di aver indotto, dal 2006 al 2011, dirigenti del settore ecologia e ambiente della Provincia di Taranto a rilasciare i permesi per la discarica gestita dall'Ilva "in carenza dei requisiti tecnico-giuridici". Quella procedura autorizzativa sarebbe stata viziata da una serie di passaggi sospetti e di pressioni indebite tutte fotografate dall'attività condotte dalle Fiamme Gialle del comando provinciale. Nel mirino l'attività svolta dagli uffici della Provincia, compente al rilascio delle autorizzazioni ambientali. In quegli uffici la pratica relativa alla discarica sarebbe stata accompagnata da pressioni illecite che hanno portato alla emissione dei provvedimenti restrittivi. Anche in questo caso regista delle operazioni condotte sottotraccia dall'Ilva sarebbe stato Girolamo Archinà, l'ex potentissimo responsabile dei rapporti istituzionali dell'azienda, in carcere dallo scorso 26 novembre.
         Per questo all'ex dirigente è stato notificato in cella un nuovo provvedimento restrittivo. Ma a far rumore è soprattutto il coinvolgimento di Florido. Tarantino, sposato e con due figlie, con alle spalle una lunga militanza nella Cisl, di cui è stato anche segretario provinciale, è stato eletto per la prima volta nel 2004 e nel 2009 è stato confermato con oltre centomila preferenze. Nel 2007, all'indomani del dissesto finanziario del Comune di Taranto, si era anche candidato sindaco di Taranto con una coalizione di centrosinistra ma al ballottaggio era stato sconfitto dall'attuale sindaco Ezio Stefano.
         Negli ultimi mesi si era anche parlato di una possibile candidatura di Florido al Parlamento, tant'è che si ipotizzavano sue dimissioni anticipate dalla carica di presidente della Provincia anche in relazione al ventilato scioglimento delle stesse Province, cosa che poi non si è più verificata. E comunque la maggioranza di centrosinistra votò in aula, in Consiglio,un documento chiedendogli di restare alla guida dell'ente. Da vedere adesso che accade in Provincia perché all'indomani delle dimissioni del vice presidente Costanzo Carrieri, del Pd, eletto presidente del consorzio Asi, non sarebbe stata formalizzata la nomina di un nuovo vice presidente, mentre la delega all'Ambiente lasciata da Conserva è stata subito trasferita a Giampiero Mancarelli, del Pd, che è anche titolare del Bilancio.
       In questo capitolo dell'inchiesta condotta dal pool della Procura della Repubblica di Taranto, guidata da Franco Sebastio, non ci sarebbero altri indagati. (Rep)

Amarcord...
ph. Vito Leone

lunedì 22 aprile 2013

Il ritorno di Miky-Ilva

Rimesso in libertà l'ex assessore tarantino del PD Michele Conserva

Il giudice per le indagini preliminari Vilma Gilli, accogliendo l'istanza formulata dall'avvocato Michele Rossetti, ha rimesso in libertà l'ex-assessore provinciale all'ambiente Michele Conserva (Pd), arrestato lo scorso 26 novembre nell'ambito dell'inchiesta denominata «Ambiente svenduto». Nei giorni scorsi, la Cassazione aveva confermato sia l'arresto di Conserva che quello di Carmelo Delli Santi, impreditore di Martina Franca, titolare della Promed, entrambi accusati di associazione a delinquere finalizzata alla concussione.
Conserva, in pratica, avrebbe dirottato alla Promed i titolari di aziende che presentavano pratiche alla Provincia oppure si rivolgevano all'ente nell'ambito della loro attività, ricevendo poi in un caso soldi da Delli Santi.
La Cassazione, nel confermare l'arresto di Conserva, aveva annullato senza rinvio, le limitazioni che erano state imposte a Conserva sulle persone che possono frequentare la sua abitazione, un fatto che aveva in pratica reso ormai superflua la misura cautelare, peraltro destinata ad essere comunque revocata il 26 maggio per decorrenza dei termini. (Mazza - GdM - p. 11)

domenica 23 dicembre 2012

Michele Conserva: la miseria di Taranto e il PD jonico

Attesa e prudenza in procura a Taranto. Il pool che ha indagato i vertici dell’Ilva per associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale attende di leggere il testo definitivo della legge «salva-Ilva» , ma sarebbe già pronto per il conflitto di attribuzione che l’intervento governativo avrebbe generato annullando, di fatto, i sequestri passati in giudicato cautelare con cui erano stati sottratti a Ilva gli impianti dell’area a caldo e i prodotti finiti e semi lavorati. In realtà i ricorsi potrebbero addirittura essere due: uno contro il decreto legge e un secondo contro la legge di conversione. Un fatto che dimostra quanto la procura stia cercando di affrontare la vicenda senza tralasciare alcun dettaglio.
Intanto il tribunale del riesame di Taranto ha confermato gli arresti domiciliari per Michele Conserva, ex assessore all’Ambiente, accusato di associazione a delinquere finalizzata alla concussione. L’ex esponente della giunta provinciale è stato arrestato il 26 novembre scorso dalle fiamme gialle di Taranto, guidate dal capitano Giuseppe Dinoi, nell’ambito dell’inchiesta «ambiente svenduto» coordinata dal pm Remo Epifani. Un’inchiesta che ha permesso di svelare i legami fra la politica e vertici Ilva, ma anche della gestione del settore ambientale in abito provinciale. Nelle 70 pagine di ordinanza, il tribunale conferma i domiciliari spiegando che esiste un concreto ed attuale rischio di inquinamento probatorio visto che Conserva potrebbe avvicinare imprenditori non ascoltati nelle indagini, ma che potrebbero essere chiamati a testimoniare in un eventuale processo. Non solo. Conserva, per i magistrati, è il «regista delle azioni delittuose» del gruppo. «La posizione di potere del Conserva – scrivono i giudici – appare ancor più evidente ed allarmante essendo emerso dalle indagini come lo stesso abbia diretti contatti con appartenenti alla polizia giudiziaria». Conserva avrebbe così ricevuto «illecitamente» notizie riservate «coperte da segreto in ordine ad indagini in corso». Tutto questo anche attraverso la collaborazione, scrivo ancora i giudici, dell’avvocato Donato Perrini. Inoltre a Michele Conserva viene contestato di aver fatto pressioni sul Noe di Lecce per sequestrare l’Ala Fantini, stabilimento industriale nell’agro di Montemesola, solo per favorire il candidato sindaco di quel comune Lucia Valentini. Conserva, così, tenta di «distogliere i consensi elettorali dei lavoratori (in un momento di difficoltà per la chiusura da qualche tempo della struttura, ndr) di quello stabilimento» dal candidato e sindaco uscente Marangi e «dirottandoli sulla Valentini». Conserva organizza un incontro con i lavoratori per manifestare «un suo (e della Valentini) interessamento alla loro vicenda», ma telefonicamente alla domanda della Valentini su una possibile assunzione dei lavoratori risponde così: «No! Alcuni di loro… Per alcuni di loro risolveremo il problema. Ovviamente per quelli che ci danno una mano eh!» e poi aggiungendo «per quelli che non ci danno una mano un cazzo di niente avranno! Va bene?». (GdM)

martedì 27 novembre 2012

"Gli dica che il presidente non si è dimenticato"

Ilva, il Gip :"Vendola fece pressioni per sostituire il direttore generale dell'Arpa"


Il nucleo operativo della Guardia di finanza di Taranto ha dato il via alle 6 di questa mattina all’esecuzione di tre ordinanze di custodia cautelare emesse dal Tribunale ionico nell’ambito dell’indagine denominata “Ambiente svenduto”. Quattro persone sono finite ai domiciliari e tre in carcere. Tra loro Fabio Riva,vicepresidente di Riva Group, che è tra i destinatari delle sette ordinanze di custodia cautelare emesse. Il provvedimento nei confronti del figlio del patron dell’Ilva Emilio ai domiciliari dal 26 luglio, non è stato ancora eseguito. Anche il presidente dell’azienda Bruno Ferrante e il direttore generale dell’azienda, Adolfo Buffo, hanno ricevuto altrettanti avvisi di garanzia.
Nel mirino delle fiamme gialle, guidate dal capitano Giuseppe Di Noi, è finito il “sistema Archinà”, ex consulente dell’Ilva, e i suoi contatti con le istituzioni locali e nazionali per garantire immunità allo stabilimento siderurgico ionico e “tenere tutto sotto coperta”. Tanti gli indagati a piede libero tra i quali anche le autorità politiche di ogni livello che in questi anni non avrebbero controllato i danni arrecati dall’inquinamento prodotto dalla fabbrica tarantina. Ci sono anche politici locali come l’ex assessore provinciale all’ambiente Michele Conserva (dimessosi alcuni mesi fa proprio per questa vicenda come anticipato da ilfattoquotidiano.it). E poi funzionari amministrativi e imprenditori operanti nel settore dei rifiuti. Tre i provvedimenti emessi: il primo dal gip Patrizia Todisco riguarderebbe i vertici Ilva e il sistema di relazioni gestito da Girolamo Archinà, pizzicato dalla guardia di finanza il 26 marzo 2010 mentre incontrava l’allora perito della procura in un’indagine sull’Ilva per consegnargli, secondo la procura, una tangente di diecimila euro, per ammorbidire una perizia. Dalle intercettazioni telefoniche, oltre diecimila conversazioni, il nucleo operativo delle fiamme gialle avrebbe ricostruito il modus operandi dell’ex addetto alle relazioni istituzionali. C’è anche Lorenzo Liberti, ex consulente della  procura. Giornalisti compiacenti, funzionari amici e politici sottomessi avrebbero contribuito ad occultare il disastro ambientale oggi contestato ai vertici dello stabilimento.
Il secondo invece, emesso, dal gip Vilma Gilli, riguarderebbe la concessione da parte dell’amministrazione provinciale guidata da Gianni Florido delle autorizzazioni alle discariche, tra le quali anche la Mater gratiae che si trova all’interno dell’Ilva. In questo provvedimento sarebbe stato coinvolto anche Gianpiero Santoro, tecnico scelto dall’ente provinciale come rappresentante nella commissione che ha appena rilasciato l’Autorizzazione integrata ambientale. Il terzo provvedimento, secondo le prime indiscrezioni, riguarda il sequestro della produzione dell’Ilva che le autorità potrebbero ‘commissarriare’ e sarebbe finalizzato alle operazioni di risanamento.
L’indagine inizialmente è stata condotta dal sostituto procuratore Remo Epifani ed è in parte confluita nell’inchiesta per sisastro ambientale coordinata dal pool formato dal procuratore Franco Sebastio, dall’aggiunto Pietro Argentino e dai sostituti Mariano Buccoliero e Giovanna Cannarile. Alla base di questi nuovi provvedimenti ci sarebbe il lavoro svolto dagli uomini del capitano Di Noi raccolto in una informativa di pltre 700 pagine.
Il gip: “Costanti contatti tra Ilva e Vendola”
“Numerosi e costanti contatti di Girolamo Archinà, direttamente, e di Fabio Riva, indirettamente, con vari esponenti politici tra cui il governatore della Puglia Nichi Vendola“. Parola, anzi penna del gip di Taranto nell’ordinanza di custodia cautelare per i vertici dell’Ilva. Un documento in cui emergono rapporti quanto meno ambigui tra il presidente della Regione e i vertici sel siderurgico. Tutta da leggere una mail del 22 giugno 2010, che Archinà invia a Fabio Riva e con la quale lo informa di un incontro avuto a Bari con il governatore. Incontro che è successivo al documento dell’Arpa Puglia del giugno 2010, in cui si sottolineavano i livelli di inquinamento prodotti dall’azienda. Nella mail, Archinà “comunicava che il presidente Vendola si era fortemente adirato con i vertici dell’Arpa Puglia, cioè il direttore scientifico Blonda e il direttore generale Assennato, sostenendo che loro non devono assolutamente attaccare l’Ilva di Taranto e piuttosto si dovevano occupare di stanare Enel ed Eni che cercavano di aizzare la piazza contro l’Ilva”. Sempre secondo quanto scrive Archinà a Riva, inoltre, “Vendola aveva pubblicamente dichiarato che il ‘modello Ilva’ doveva essere esportato in tutta la regione riferendosi, chiaramente, alla famosa ‘legge sulla diossina‘ la cui gestazione era stata evidentemente frutto della concertazione tra la Regione e l’Ilva che aveva sempre osteggiato il cosiddetto ‘campionamento in continuo’, ottenendo, appunto, in tale legge che ciò non fosse imposto”. Altro “elemento di rilievo” scrive ancora il gip, è rappresentato dalla promessa “del presidente Vendola di occuparsi personalmente della questione Arpa al suo ritorno dalla Cina”. Un intendimento che “veniva mantenuto” tanto che Vendola “appena tornato… contattava personalmente l’Archinà rassicurandolo di non aver dimenticato la promessa fatta nella riunione precedentè”.
”State tranquilli, non e’ che misono scordato!!… Il presidente non si è defilato” dice Vendola il 6 luglio 2010 al telefono con Archinà. Parole finite nell’ordinanza e che ora sono al vaglio della magistratura tarantina. In quella chiamata, scrive il gip, il leader di Sel “proseguiva nel discorso con Archinà dicendo che ‘col mio capo di gabinetto… Siamo rimasti molto colpiti… Siccome ho capito qual è la situazione… Volevo dire che… Mettiamo subito in agenda un incontro con l’ingegnere… State tranquilli, non è che mi sono scordatò”. Nel corso della conversazione, poi, Vendola ribadiva questa posizione “allorquando affermava chiaramente di non volere rinunciare a una realtà industriale qual è l’Ilva, invitando Archinà a comunicare a Riva che lui non si era defilato”. “Va bene, va bene – dice il governatore – noi dobbiamo fare… Ognuno fa la sua parte… E dobbiamo però sapere che… A prescindere da tutti il procedimento, le cose, le iniziative… L’Ilva è una realtà produttiva… cui non possiamo rinunciare… E, quindi… fermo restando tutto dobbiamo vederci… dobbiamo ridare garanzie… Volevo dirglielo perché poteva chiamare Riva e dirgli che.. il presidente non si è defilato”.
Le pressioni di Vendola sull’Arpa
Ci sarebbe ”la regia” del governatore della Puglia, Nichi Vendola, nelle “pressioni” per “far fuori” il direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato, autore della relazione sulle emissioni inquinanti prodotte dall’Ilva. Lo scrive il gip di Taranto Patrizia Todisco nell’ordinanza d’arresto per i vertici dell’azienda, in cui sono riportate anche alcune telefonate che proverebbero la tesi del giudice. Il 30 giugno 2010, ad esempio, vengono intercettati Archinà e il segretario provinciale della Cisl di Taranto Daniela Fumarola, nella quale l’ex funzionario dell’Ilva sostiene che “l’avvocato Manna (allora capo di gabinetto del presidente della Regione) e l’assessore Fratoianni fossero stati incaricati dal presidente Vendola di ‘frantumare Assennato’”. In un’altra telefonata, del 2 luglio del 2010, a parlare sono invece l’ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso e uno degli avvocati dell’Ilva. Quest’ultimo, annota la Guardia di finanza, “riferisce che Archinà ha avuto contatti con il capo di gabinetto di Vendola il quale ha riferito che sono contro Assennato e che cercheranno di farlo fuori”. “Il complesso delle intercettazioni relative alle pressioni sul professor Assennato – scrive il gip – è da ritenersi, oltre ogni ragionevole dubbio, assolutamente attendibile, così come è altrettanto evidente… che il tutto si era svolto sotto l’attenta regia del presidente Vendola e del suo capo di gabinetto avvocato Manna”.
Nichi Vendola, però, ha subito rispedito al mittente ogni ombra sul suo presunto coinvolgimento: “‘Il direttore dell’Arpa Giorgio Assennato può raccontare se ha mai subito o pressioni o tirate d’orecchie da parte mia. Le mie pressioni sono andate sempre nella direzione di essere inflessibili in termini di ambientalizzazione” ha detto il governatore alla trasmissione “il Graffio“, in onda su Tgnorba 24. Vendola ha dunque negato di aver mai fatto pressioni sul Direttore dell’Arpa. Non solo. Vendola ha detto che le sua azioni sono sempre state anche “molto caute per evitare quello che purtroppo stiamo per vedere nelle prossime ore”.

lunedì 26 novembre 2012

E venne l'ora di Ferrante e Conserva!

Gli altri ormai sono degli "abituè"! 
Un pensiero vola al nostro amico Clini........

Taranto, terremoto all'Ilva
Arresti e sequestri per corruzione


La Guardia di finanza sta eseguendo una serie di arresti e sequestri a Taranto nei riguardi dei vertici dell'Ilva e di esponenti politici nell'ambito dell'inchiesta 'Ambiente venduto'. Sotto la lente degli investigatori una serie di pressioni che l'Ilva avrebbe effettuato sulle pubbliche amministrazioni per ottenere provvedimenti a suo favore e ridimensionare gli effetti delle autorizzazioni ambientali. Tra le persone raggiunte dalle misure cautelari ci sono Fabio Riva, vicepresidente del gruppo Riva e figlio di Emilio Riva (gia' ai domiciliari dal 26 luglio scorso) e fratello di Nicola Riva (anche lui ai domiciliari dal 26 luglio); Luigi Capogrosso, ex direttore del siderurgico di Taranto anche lui ai domiciliari; Michele Conserva, ex assessore all'Ambiente della provincia di Taranto dimessosi nei mesi scorsi; Girolamo Archina', ex consulente dell'Ilva, addetto ai rapporti con le pubbliche amministrazioni e licenziato dall'attuale presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante, ad agosto quando emersero i primi particolari dell'inchiesta 'esplosa' oggi.
La seconda ordinanza riguarda una serie di sequestri, attualmente in corso. (AGI)


Ilva Taranto: i nomi degli arrestati, indagato presidente Bruno Ferrante

Il presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante è indagato in merito alle inchieste relative al siderurgico di Taranto per “inosservanza delle disposizioni dell’autorità giudiziaria”.
E’ indagato per lo stesso motivo anche l’ingegnere Adolfo Buffo, attuale dirigente dello stabilimento di Taranto. La procura della città pugliese ha notificato ad entrambi informazioni di garanzia (sopra: immagini terreni attorno all’Ilva impregnati di diossina. Un’ordinanza della regione Puglia ha vietato il pascolo entro un raggio di 20 km attorno l’area industriale. Luglio 2012).
I destinatari dei provvedimenti di restrizione della libertà personale, eseguiti lunedì 26 novembre sono in tutto 7. Cinque le misure di detenzione disposte dal gip Patrizia Todisco e 2 quelle dell’ordinanza del gip, Vilma Gilli. Tra gli arrestati per disposizione del gip Todisco figura il patron Emilio Riva, 86 anni, che è già agli arresti domiciliari dal 26 luglio scorso.
La detenzione in carcere è stata disposta dallo stesso gip per il vicepresidente di Riva Group, Fabio Riva, l’ex direttore dell’Ilva di Taranto, Luigi Capogrosso e l’ex dirigente Ilva, Girolamo Archinà. Ai domiciliari l’ex rettore del Politecnico di Taranto: Lorenzo Liberti.
Il gip Todisco ha respinto al richiesta formulata dalla procura di ulteriore arresto per l’ex presidente di Ilva Nicola Riva, già ai domiciliari dal 26 luglio scorso. Il gip Vilma Gilli ha disposto i domiciliari per l’ex assessore all’Ambiente della provincia di Taranto: Michele Conserva.
L’ex assessore si era dimesso 2 mesi fa dall’incarico, avendo appreso che poteva figurare tra gli indagati dell’inchiesta sull’Ilva, per disastro ambientale. Ai domiciliari per disposizione del gip Gilli anche l’ingegnere Carmelo Delli Santi, rappresentante della Promed Engineering. Conserva e Delli Santi sono entrambi accusati di concussione. (Youreporter)



La procura di Taranto inoltre ha posto sotto sequestro tutta la produzione dell'Ilva degli ultimi quattro mesi.
L'intera produzione stoccata nell'ex yard Belleli e nei parchi della zona portuale di Taranto è finita sotto sequestro preventivo: migliaia di lastre di acciaio e coils, grossi cilindri di materiale finito pronti per essere spediti alle industrie. La merce sequestrata non potrà essere commercializzata perché si tratta di prodotti realizzati in violazione della legge. Secondo la procura ionica, costituiscono profitto di reati perché realizzati durante i quattro mesi in cui l'area a caldo dello stabilimento era sotto sequestro senza alcuna facoltà d'uso.
Il provvedimento, firmato dal gip Todisco sulla base del secondo comma della legge 321 (quella sulla responsabilità amministrativa delle società) collegato al 240 del codice penale, riguardante la confisca di beni, riguarda anche eventuali produzioni del futuro e pone uno stop definitivo alla produzione dell'acciaieria che dal 26 luglio, giorno del primo sequestro, è ugualmente andata avanti nonostante l'ordine della magistratura. (TMNews)

mercoledì 5 settembre 2012

Se ne va! Finalmente!!!

Veleni sui politici o politici che hanno consentito di gettare veleni sui cittadini?
Florido intanto resta ancora attaccato come una cozza alla sua poltrona... Chissà gli scommettitori inglesi a quanto darebbero la possibilità che il suo nome spunti presto dai fascicoli della magistratura?

Taranto, veleni anche sui politici
si dimette l'assessore all'Ambiente


Si dimette Michele Conserva, assessore all'ambiente della Provincia di Taranto. Non conosce soste e non risparmia alcun fronte la bufera sui temi dell'ambiente e dell'inquinamento, partita con il sequestro dell'area a caldo dello stabilimento Ilva. Conserva, uomo di fiducia del presidente Gianni Florido, ha rimesso il suo mandato questa mattina adducendo motivazioni di natura politica. Nella lettera consegnata a Florido, l'ex assessore ha espresso tutto il suo disagio "nei confronti del suo partito, il Pd" e dell'attuale clima di "tutti contro tutti". Un clima che si è innescato dopo le indiscrezioni sull'inchiesta "environment sold out" "ambiente svenduto", nel quale figurano indagati politici e funzionari pubblici.
Al centro dell'indagine, con punti di contatto con quella sull'Ilva per disastro ambientale, una serie di procedimenti autorizzativi ritenuti sospetti ed uno scottante rapporto della Guardia di Finanza depositato da tempo in procura. La marea di voci in città hanno armato l'assessore regionale Michele Pelillo che ha rispolverato la questione morale all'intermo del Pd, chiedendo a gran voce i nomi degli indagati. Alle sue dichiarazioni ha fatto da sponda il sindaco Ippazio Stefàno che ha messo in stand by le nomine nella sua giunta comunale inattesa di conoscere che è implicato nella vicenda. Fatto sta che queste prese di posizione hanno avvelenato il clima politico e esacerbato rapporti nel partito democratico già tesi. Oggi è giunta la decisione dell'assessore Conserva
di lasciare la poltrona.
"La logica  del "tutti contro tutto e tutti"  -  ha scritto nella sua lettera di dimissioni - non mi appartiene. Gli anni passano e il clima politico ed istituzionale a Taranto non è mutato. Al gioco del quotidiano e periodico massacro non intendo più prestarmi, il mio più elementare desiderio è quello di pensare ed agire con la giusta serenità piuttosto che gestire il potere nell'oblio del quotidiano cinismo. L'impegno degli ultimi sei anni con le deleghe Ecologia e Ambiente, Aree Protette e Protezione Civile  che ho seguito, talvolta anche sentendomi in assoluta solitudine, ha difeso e tradotto in fatti la linea dell'ecocompatibilità. Oggi  -  conclude Michele Conserva - sento la necessità, rinunciando alla poltrona,  di avvicinarmi alla mia comunità alla quale sono profondamente legato, con l'entusiasmo, l'impegno e la dedizione di sempre". (Repubblica)

venerdì 3 febbraio 2012

Corsi e ricorsi...

Indagine epidemiologica, la Giunta provinciale approva lo schema di accordo con la Asl

“La giunta provinciale ha adottato lo schema di accordo di collaborazione con l’azienda sanitaria locale di Taranto per l’effettuazione di una campagna sanitaria di screening mediante lo sviluppo del progetto di ricerca “Indagine epidemiologica nell’area a rischio ambientale di Taranto”, redatto dalla medesima Asl”. A darne notizia è l’assessore provinciale all’Ambiente, Michele Conserva.

“Con questo progetto, che finanziamo con 100mila euro, intendiamo contribuire al completamento del quadro conoscitivo ambientale dell’area, in linea con gli obiettivi di reperimento, organizzazione e condivisione dei dati storici e conoscitivi del territorio e dell’ambiente, previsti dall’Accordo di Programma dell’11/04/2008 per “l’area industriale di Taranto e Statte” promosso dal Ministero dell’Ambiente ai sensi del comma 20 dell’articolo 5 del D. Lgs. 59 del 18/02/2005”.
In particolare, gli obiettivi da raggiungere sono i seguenti: Analisi descrittiva della distribuzione delle malattie sul territorio comunale e provinciale; Georeferenziazione dei casi di malattia sul territorio comunale e provinciale; incrocio dei dati sanitari con i dati ambientali e la costruzione di mappe epidemiologiche; stima del rischio per la salute dei residenti nel sito inquinato di Taranto e confronto delle stime tra i quartieri del Comune di Taranto. E ancora: standardizzazione delle stime in base agli indici di deprivazione socio-economica”. (Inchiostroverde)

giovedì 24 dicembre 2009

Florido Conserva-tore

Ridicolo scambio di salamelecchi tra due amministratori su cui stendiamo un velo "penoso"...

domenica 13 dicembre 2009

Openday all'Ilva: BOMBARDIAMOLI!!!

...e, come sempre accade, sulle stesse pagine di giornali su cui scrivono persone che hanno capito il senso della violenza della grande industria sulla città, poi spuntano queste perle di gioia e candore...
Visite guidate, l'Ilva si apre alla città... Ma quale apertura?
i parenti degli operai, le scolaresche???
Perchè non fanno entrare tutti i 33.000 che hanno marciato sabato 28 novembre e tutti gli altri che sono stanchi delle frottole patinate stampate su quotidiani e libroni?
Dal momento che è stato attivato una casella di mail per le visite, vi proponiamo di inviare in massa la richiesta di partecipare, anche per più persone!
Ecco i riferimenti tratti dall'articolo:
email: comunicazione@rivagroup.com
099.4812793

Facciamo vedere che è Riva ad essere ospitato da questa città, e non il contrario.
L'Ilva è prima di tutto sulla terra dei tarantini, tutti!

sabato 27 giugno 2009

TuttoMunnezza (Gianni e il buon governo del territorio...altrui)

TarantOggi dedica la pagina ambientale ai rifiuti. E lo fa condividendo i nostri dubbi (in realtà, le nostre sono certezze: non lo vogliamo, fa male, è una truffa, si faccia la differenziata SERIA!) sul CDR della Provincia...che mentre pensa a come appiopparci nuovi inceneritori, sotto una patina di finta partecipazione e appresso ai suoi consulenti inceneritoristi, si tappa occhi, naso e orecchie mentre gli "amici del grande salento" ci riempiono di munnezza!
devono tutelare il turismo, LORO...

lunedì 5 gennaio 2009

Che bravo Conserva!

Molto bravo... a parole!
Se pensiamo agli inutili e disattesi accordi di programma con la grande industria, agli inceneritori e alle discariche di rifiuti tossici che la Provincia sta infilzando sul territorio tarantino come le banderillas sul toro ... se poi pensiamo che la Provincia è stato l'unico ente a dare il nulla osta di fattibilità al rigassificatore... prima di essere "richiamata all'ordine" dalla Regione (che nonostante si trovi a Bari ha dimostrato di conoscere meglio la città!) ... beh, qualche dubbio ci viene!
Forse, piuttosto che la solita retorica sarebbe molto più utile qualche "buon esempio".
O no?

AMBIENTE/Inquinamento a Taranto? "Ma non guardiamo solo all'Ilva"
di MIMMO MAZZA (La Gazzetta del Mezzogiorno)

«Tra gennaio e febbraio si gioca una partita molto importante per l’ambiente e lo sviluppo della nostra provincia ma ho l’impressione che ci sia una disparità di vedute, che si guardi troppo all’Ilva e troppo poco a realtà industriali importanti come l’Eni, l’Edison, l’Eni Power, la Cementir».
Michele Conserva, assessore provinciale all’ambiente, saluta il 2009 affrontando di petto la questione delle questioni, la concessione dell’autorizzazione integrata all’Ilva e alle grandi aziende operanti sul territorio tarantino. L’autorizzazione integrata ambientale racchiude, in estrema sintesi, le prescrizioni a cui le aziende devono attenersi nel lavoro di tutti i giorni.
Assessore, la nuova legge regionale sulla diossina rappresenta un buon viatico per l’Aia all’Ilva?
«Non basta la legge sulla diossina, serve un lavoro più generale su tutte le problematiche ambientali che presenta l’Ilva, a partire dalle discariche che ha all’interno. Ma ho un timore».
Quale?
«Che l’intera questione venga esaminata solo documentalmente, sulle carte, che spesso non sono nemmeno, come dire, esauritenti. Invito, pertanto, i tecnici del ministero dell’Ambiente a venire una settimana a Taranto per rendersi conto di persona, direttamente sul campo, della complessità dei problemi in campo. Non si possono valutare le vicende ambientali di Taranto a 600 chilometri di distanza, bisogna viverle, anche solo per una settimana».
Perché dice che c’è troppa attenzione sull’Ilva e poca sulle altre industrie?
«Non voglio essere equivocato. E’ bene che siano stati accesi i riflettori sull’Ilva, riusciamo così ad entrare in profondità sui vari aspetti che riguardano lo stabilimento siderurgico. Denuncio, però, che lo stesso non avviene in particolare per l’Eni, ho l’impressione che ci siano aziende che godono quasi di una corsia preferenziale per ottenere le autorizzazioni e a me questa cosa non piace».
La Provincia come è attrezzata sul fronte ambientale?
«Ci siamo organizzati molto meglio come struttura grazie all’assunzione di nuovo personale, stiamo quindi molto più attenti e presenti del passato anche se le cose da fare sono davvero tante, soprattutto se si vogliono risolvere sul serio i problemi e non fare come Berlusconi con la Campania: basta fare un viaggio in treno per Roma per rendersi conto che il territorio campano è ancora pieno di rifiuti».
A che punto è la redazione del piano provinciale dei rifiuti?
«L’Arpa sta lavorando di buona lena, il 26 gennaio si svolgerà la conferenza conclusiva con i sindaci, i tecnici dell’Arpa e tutti gli addetti ai lavori dopodiché il piano andrà in Consiglio provinciale e poi alla Regione per le necessarie approvazioni. Noi non abbiamo una emergenza rifiuti alle porte perché gli impianti ci sono e funzionano ma serve ugualmente una programmazione seria e duratura per non ritrovarsi con l’immondizia in mezzo alla strada».