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giovedì 19 dicembre 2013

Se non mi mettete la jacuzzi non ci vengo!

Ilva, il latitante Riva tratta “Fateci vedere il carcere”

Fabio Riva, uno dei proprietari dell’Ilva al centro dell’inchie – sta per disastro ambientale, continua a battersi per evitare l’estradizione a Taranto dal suo “esilio” in libertà vigilata a Londra. L’esito potrebbe dipendere dalla trattativa intavolata tra il Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria e gli avvocati inglesi dell’in – dustriale, aperta via lettera dai legali. Gli stessi che lo assisteranno nell’udienza dinanzi al giudice distrettuale che dovrà decidere se estradarlo in Italia oppure consentirgli di proseguire la sua latitanza dorata. NELLA lettera alla Procura di Taranto, i legali hanno chiesto di poter inviare un loro esperto a valutare le condizioni del carcere che dovrebbe ospitare Riva. “Non spetta a noi decidere” hanno replicato i pubblici ministeri, che hanno immediatamente girato la palla al Dap. Il 4 dicembre scorso, il dipartimento ha rigettato la richiesta definendo non “sufficiente – mente motivata” l’istanza arrivata dall’Inghilterra. La vicenda poteva chiudersi qui e invece il dipartimento ha lasciato comunque una porta aperta. Secondo quanto ricostruito dal Fatto , il Dap ha infatti specificato che se la richiesta fosse stata giustificata in maniera più esauriente, l’amministrazione penitenziaria l’avrebbe valutata di nuovo. I legali di Fabio Riva, non si sono fatti sfuggire l’oc – casione e pochi giorni dopo il “no” ricevuto da Roma, hanno inviato una nuova lettera direttamente al Dipartimento del ministero della Giustizia. Poche pagine per esprimere in maniera più chiara le motivazioni per le quali è necessario consentire a un esperto di visitare il carcere ionico, dove al momento sono detenute oltre 600 persone, e stabilire se ci sono le condizioni per ospitare anche l’ex latitante Fabio Riva. Insomma, un ultimo capitolo, non di poco conto, prima che la battaglia giudiziaria in corso da un anno tra Procura di Taranto e difensori inglesi possa giungere alla fine. La decisione della Corte inglese, infatti, dovrebbe giungere a gennaio 2014. Nelle scorse settimane, i pubblici ministeri di Taranto hanno inviato a Londra una nuova memoria per ribadire la necessità di decretare l’estradizione che il prosecuto r , il pubblico ministero inglese, ha presentato al giudice distrettuale lo scorso 9 dicembre. Un rischio che evidentemente diventa sempre più vicino e che quindi ha spinto i difensori a giocarsi per due volte la carta del sopralluogo. Un’ultima spiaggia. Perché Fabio Riva non ha intenzione di fare “nemme – no un giorno di carcere” ed è per questo che scelse di volare all’estero poco prima che la magistratura di Taranto firmasse l’ordine di carcerazione nel novembre 2012. A RACCONTARLO sono i suoi familiari che, ignari di essere intercettati, commentavano la scelta di lasciare l’Italia: “Fabio non ascolta nessuno e fa solo di testa sua”, ma soprattutto “non ne voleva saper nulla e non era sicuro al 100 per cento che gli avrebbero dato i domiciliari”. Così l’industriale, accusato di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, volò in Inghilterra sfuggendo al carcere. Fino al suo arresto, il 22 gennaio 2013, la latitanza di Fabio Riva non sembrava essere particolarmente limitante. Per festeggiare il nuovo anno, ad esempio, secondo quanto emerso dalle indagini, negli ultimi giorni del 2012 Riva lasciò la sua residenza londinese per raggiungere le coste francesi e trascorrere la notte di San Silvestro a bordo della “RA”, l’im – barcazione di famiglia ormeggiata a Beaulieu sur mer, in Costa Azzurra. L’Interpol e la gendarmeria francese arrivarono qualche giorno più tardi, ma del latitante non c’era traccia. A distanza di un anno dal suo arresto, quindi, la vicenda potrebbe trovare una fine. In caso di accoglimento, Riva si dovrebbe difendere di fronte al suo giudice naturale. E magari anche spiegare ai cittadini di Taranto il significato di una frase intercettata dai finanzieri, in cui affermava: “Due casi di tumore in più all’anno… una minchiata” (mentinformatiche)

lunedì 21 gennaio 2013

C'è latitanza e latitanza!



 
Tutti si domandano OGGI dove sia finito Fabrizio Corona, condannato per estorsione aggravata ai danni del calciatore David Trezeguet, in fuga chissà per quale paese... La latitanza del famoso fotografo, cacciatore di  piccantissimi scoop, ha avuto tutta l'attenzione da parte di tg- prime pagine di quotidiani... eh sì perchè  la latitanza di Corona fa notizia, non fa notizia invece la latitanza di Fabio Riva....






vicepresidente dell'Ilva, condannato per associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, emissione di sostanze nocive, avvelenamento da diossina di sostanze alimentari, e ancora omissione di cautele in materia di sicurrezza sul lavoro e corruzione. Fabio Riva manca all'appello, lo ricordiamo, dal 26 novembre.
Ma gran parte del mondo della comunicazione, e del giornalismo, preferisce evitare di fare troppe domande sulla sua "irreperibilità"... perchè è questa la parola troppo spesso usata da giornali, web, e stampa (con le dovute eccezioni!) per definire una fuga irresponsabile, una sottrazione volontaria alla cattura: condizione non omologa dal punto di vista della situazione procedimentale, a quella di irreperibilità (che necessita di essere controllata dal legislatore,potendo risolversi con l'individuazione  di un domicilio dell'interessato - (Cass. Pen. Sez. IV, 22.08.1996, Turchetti, CP , 1998, 1155).
Se ancora OGGI si tende ad usare questo tipo di linguaggio, come a voler assolvere il latitante dai  peccati-reati commessi, significa che a poco sono servite le scomode verità venute a galla con l’inchiesta per corruzione in atti giudiziari, da cui è emerso il metodo clientelare Riva che tesseva come un ragno tra più velenosi e pericolosi, una ragnatela fatta da intricatissimi rapporti con politici, sindacati, Chiesa, e pure di "certa e corrotta stampa". Ciò che conta è il bottino post elezioni da spartire: allora il nuovo compito per riuscire in questa impresa  da impartire al mondo della comunicazione sarà quello ( e già sta avvenendo con successo) di addomesticare ancora una volta non solo l'opinione pubblica, ma soprattutto i "dipendenti" diretti e indiretti del Gruppo Riva.
A cominciare dai massimi rappresentanti del governo dimissionario, Monti, Passera e Clini, fino al Presidente della Regione Puglia, e al candidato premier Bersani, per non parlare poi del PDL, da destra a sinistra: tutti a spendere buone parole per un'Azienda che ad oggi ha fatto profitti sulle spalle dei lavoratori e degli abitanti di Taranto.
Ed ecco che queste "buone" e "positive" parole  che offrono la redenzione ad un'Azienda che ha mietuto e continua a mietere le sue vittime per l'inquinamento, si traducono in titoloni da prima pagina. Senza nessun contradditorio, le dichiarazioni a favore dell'Ilva entrano nella testa degli italiani, grazie ad un ottimo lavaggio del cervello, e con un'azione di ripetizione martellante fanno opera di convincimento: L'azienda va salvata, la legge va applicata, la magistratura rispetti la legge!  Insomma è questo il concetto errato che arriva fino a noi: ad essere fuorilegge non è l'azienda, ma la magistratura! Ad essere latitante non è Fabio Riva, lui è irreperibile, sebbene  ci sia a suo carico un mandato di cattura europeo! ma Fabio Riva non è Corona: c'è latitanza e latitanza!

tgcom24: Ilva, Monti rassicura: "Pagherà gli stipendi"
L'azienda: "La magistratura rispetti la legge" Incontro a palazzo Chigi tra governo, parti sociali ed enti. "In attesa della Consulta la legge va applicata", recita una nota. "Solo sbloccando i prodotti potremo pagare", replica l'Ilva.

la repubblica: Ilva, spunta l'ipotesi del lodo 'Vendere l'acciaio e pagare interventi'
Vendola: "Non si risolve la questione a colpi di provvedimenti. L'azienda deve poter vendere i prodotti finiti per corrispondere gli stipendi e attuare le prescrizioni dell'Aia". Bersani: "Applicare la legge"

l'avvenire: Ilva, Clini: la legge è chiara
Prodotti finiti ad azienda

tg rai1. Ilva, Passera: "Su blocco prodotti magistrati sbagliano"