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venerdì 7 novembre 2014

Poco convincente

Risarcimenti al «Tamburi» no al sequestro di beni Ilva

Al momento non ci sono «i presupposti di legge» per concedere il sequestro conservativo dei beni di Ilva in favore degli abitanti del quartiere Tamburi. È quanto ha deciso il giudice Pietro Genoviva rigettando l’istanza di bloccare 1 milione e 200mila euro, presentata in sede civile dall’avvocato Filippo Condemi, che assiste circa 150 famiglie residenti nel quartiere a pochi metri dallo stabilimento siderurgco nei confronti della società Ilva spa e dell’ex direttore della fabbrica Luigi Capogrosso.
Nel provvedimento, in particolare, il giudice Genoviva ha spiegato che uno dei presupposti per ottenere il sequestro «non può semplicisticamente desumersi» dalle conclusioni cui sono giunti» i periti in modo unico «per tutti gli attori». Ogni richiesta, infatti, dovrà essere esaminata «caso per caso, in sede di decisione finale, mediante la soluzione delle varie e complesse questioni». Non solo. Il magistrato ha spiegato che la richiesta di sequestro è stata formulata sulla base di una «generica prospettazione» del rischio che l’azienda si sottragga alle sue responsabilità di risarcire le famiglie sulla base di «indeterminate notizie di stampa o addirittura di soggettive previsioni sui futuri assetti societari e sulla ventilata cessione di assets senza assunzione dei relativi oneri».
La ricostruzione formulata dall’avvocato Condemi, in sostanza, secondo il giudice Genoviva collide con la documentazione prodotta dai difensori di Ilva dalla quale, invece, «emerge, oltre alla notoria ed ampia patrimonializzazione della società, anche l’impegno assunto dal Governo e supportato da primari istituti di credito (il cosiddetto finanziamento «ponte» concesso da Unicredit, Intesa San paolo e Banca Popolare, ndr) per ricercare una soluzione dei gravi problemi di compatibilità ambientale dello stabilimento tarantino nel segno di un chiaro indirizzo di continuità produttiva».
Insomma, per il tribunale civile di Taranto, come detto, «allo stato non emergono fatti concreti dai quali possa desumersi la volontà della società (ovvero del Capogrosso, del quale non è stata nemmeno dimostrata Ia concreta consistenza patrimoniale) di sottrarsi agli obblighi derivanti da una eventuale sentenza di condanna al pagamento di somme in favore degli attori» Il magistrato, inoltre, ha ricordato come in passato «all’esito di due analoghe cause, I'Ilva spa ha sollecitamente provveduto a dare spontanea esecuzione alle decisioni di primo grado, benchè appellate».
Sulla base di tutto questo, quindi, il giudice ha respinto la richiesta dichiarando, infine, «ancora più manifesta Ia sproporzione esistente con Ia complessiva ed ampia consistenza patrimoniale dell’Ilva spa» rispetto alla «relativamente modesta somma risarcitoria» calcolata dai periti del tribunale in favore di ciascun abitante costituito nel procedimento civile. (GdM)

lunedì 19 maggio 2014

Battaglia di perizie

Ilva, donna morta di leucemia. Eredi citano azienda

Il marito e i due figli di Giuseppina Smaltini, una donna tarantina morta di leucemia il 21 dicembre 2012 (del caso si è occupata anche la Corte di Strasburgo) hanno citato l’Ilva a comparire dinnanzi al Tribunale Civile di Taranto.
I familiari della vittima sostengono che la malattia sia stata causata dalle emissioni prodotte dal Siderurgico. Il giudice Pietro Genoviva, titolare della causa nonché presidente della sezione civile del Tribunale, ha nominato come Ctu (Consultente tecnico d'ufficio) il prof. Franco Silvestris, Primario del Reparto di Clinica Oncologica dell’Università di Bari, affinché «verifichi se sussiste il nesso causale fra le immissioni nocive nell’aria di Taranto e il decesso della signora Smaltini».
Gli eredi hanno nominato, quale proprio consulente di parte, il dott. Patrizio Mazza, Primario del Reparto Ematologico del San Giuseppe Moscati di Taranto, mentre l’Ilva ha nominato il Prof. Leonardo Soleo, Ordinario di Medicina del Lavoro, anch’egli dell’Università di Bari.
Le operazioni peritali hanno avuto inizio e il consulente dell’Ilva ha già presentato le proprie conclusioni. In una nota Elisa Delillo, figlia di Giuseppina Smaltini, fa presente che «il prof. Mazza conosce bene la situazione sanitaria a Taranto e ha potuto assistere a centinaia di morti a causa delle leucemie. Solo negli ultimi 3 anni vi sono stati oltre 500 decessi per malattie ematologiche. Un dato agghiacciante che non può escludere un nesso di causalità con le emissioni prodotte dall’Ilva».
La famiglia della signora Smaltini si augura «che il prof. Silvestris possa fare luce su una vicenda che ormai dilania l’esistenza di migliaia di famiglie tarantine». (GdM)