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martedì 14 luglio 2015

La magistratura va umiliata quando difende la salute a scapito della produzione!

Fincantieri/Ilva: Orlando, da Governo capacita' di intervento

"La vicenda di Fincantieri e dell'Ilva sono molto diverse. Una richiama la difficolta' di 'ambientalizzazione' di un impianto, l'altro e' un intervento che riguardava una fase molto marginale della produzione. In ogni caso il Governo ha dimostrato la capacita' di intervento". Lo ha dichiarato il Ministro della Giustizia italiana, Andrea Orlando, a Class Cnbc (televisione del gruppo Class E. che insieme a Dow Jones & Co. controlla quest'agenzia) sottolineando che "il segno e' stato chiaro: l'intervento della Magistratura deve essere proporzionato ed evitare di impattare in modo negativo sull'attivita' di carattere produttivo". "La 'manina' o la 'manona' - ha spiegato il ministro in merito alla diatriba dei giorni scorsi lanciata dal presidente di Confindustria Giorgio Squinzi - e' una polemica che mette insieme cose molto diverse. Squinzi citava le norme sugli eco-reati e sul falso in bilancio. In verita' si tratta di norme che favoriscono le imprese e allineano la nostra legislazione a quella europea. E' necessario evitare che le norme italiane siano peggiori di quelle nel resto d'Europa. Questa linea caratterizza la produzione normativa di questa fase". (CdS)

martedì 25 febbraio 2014

In due sotto la sottana ovvero "Il vescovo, L'Orlando e il biscotto"


Ecco l'ultima "notiziona" dal ministero dell'ambiente che ieri è passato dalle inoperose mani dell'Orlando Curioso al noto biscotto del mattino, con un notevole cambiamento percepito di peso sul sedile posteriore dell'auto blu (ovviamente non ecologica):



"Questo pomeriggio al Senato il neo ministro Gian Luca Galletti ha incontrato l'arcivescovo monsignor Filippo Santoro, insieme all'ex ministro Andrea Orlando, attuale Guardasigilli. Al centro del colloquio l'interesse e l'impegno con cui monsignor Santoro ha in questi mesi seguito e incoraggiato il lavoro svolto dal governo sullo stabilimento Ilva, per cercare di coniugare la salute dei lavoratori e dei cittadini di Taranto insieme alla tutela dell'ambiente e la salvaguardia dei posti di lavoro." (Minambiente)

Ed ecco come i giornalai amici dei Riva hanno stirato il panetto per confezionare una pizza fumante di propaganda popolare.
L'arcivescovo indossa l'armatura (quale?) per diventare un mitico templare che combatte (contro chi) per Taranto (o per l'Ilva? non si capisce).
Chissà a dirlo ai crociati nel medioevo che partivano per risolvere il "caso Terrasanta" che cosa gli avrebbero risposto.
Crociati o incrociati, di sicuro possiamo dire, senza bisogno di comunicati ufficiali che si saranno detti un sacco di paroloni vuoti e promesse che puzzano tanto di quei peccati mortali, già premeditati prima ancora di compierli.
Più che una crociata, sembra di rivivere qualche passo del Tasso: Il vescovo, L'Orlando e il biscotto

La crociata dell'arcivescovo di Taranto per risolvere il "caso Ilva"

Non ha perso affatto tempo l'arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro, per sottolineare al nuovo Governo l'urgenza (e la complessitá) del caso Ilva e la necessitá di avviare il risanamento ambientale. Ieri, proprio mentre il premier Matteo Renzi e i ministri erano al Senato per il primo dei due voti di fiducia, Santoro, che era a Roma, ha colto l'occasione per incontrare a Palazzo Madama il nuovo ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, presente anche il Guardasigilli, Andrea Orlando, che la delega all'Ambiente aveva nell'esecutivo Letta. Dell'incontro, con relativa pubblicazione di foto, é stata data notizia dal ministero dell'Ambiente sul sito istituzionale. "Al centro del colloquio - fa sapere il ministero - l'interesse e l'impegno con cui monsignor Santoro ha in questi mesi seguito e incoraggiato il lavoro svolto dal governo sullo stabilimento Ilva per cercare di coniugare la salute dei lavoratori e dei cittadini di Taranto insieme alla tutela dell'ambiente e la salvaguardia dei posti di lavoro".Consapevole della crisi che attraversa Taranto, ma anche delle forti divisioni che il tema difesa del lavoro-tutela della salute provoca in cittá, ovvero tra chi pensa che l'acciaieria vada chiusa e chi, invece, no, non é la prima volta che l'arcivescovo cerca e ottiene il confronto col Governo. In diverse occasioni, infatti, ha incontrato Corrado Clini, ministro dell'Ambiente nel Governo Monti; a novembre, poi, ha fatto venire a Taranto, per un convegno dell'Arcidiocesi, i ministri Orlando e Lorenzin; ieri, infine, ha avuto un primo incontro con Galletti presente lo stesso Orlando. Il quale, proprio nel convegno di novembre, piú volte disse di essere d'accordo con la posizione del vescovo sull'ambiente e sull'Ilva. E di Taranto, Santoro ha parlato anche a Papa Francesco invitandolo per una visita. Il Papa gli ha risposto: "Voglio venire a Taranto".
Non tocca alla Chiesa risolvere il problema di Taranto - ha sottolineato in questi mesi Santoro -. Tocca alla Chiesa favorire il confronto, la condivisione di un percorso possibile, il superamento delle divisioni, sapendo che dobbiamo certo rivendicare un ambiente salubre e la difesa della salute dei tarantini, ma al tempo stesso non distruggere il lavoro". L'arcivescovo, di origini pugliesi ma venuto poco piú di due anni fa a Taranto dal Brasile, si é quindi dato questa "missione". Dialogo, attivismo, presenza sui problemi, sono la cifra del suo modo di agire. Cosí come al Governo ricorda che il risanamento ambientale della cittá non puó attendere, allo stesso tempo dice al commissario dell'Ilva, Enrico Bondi, e al sub commissario, Edo Ronchi - che ha incontrato -, che solo l'avvio effettivo delle coperture dei parchi minerali del siderurgico puó dare fiducia ai tarantini e rendere manifesto e concreto il cambiamento. E quando si fa osservare al vescovo che spesso sembra voler supplire alle assenze delle istituzioni locali con il suo pressing continuo, lui sorride. Non gli sfugge certo che sia il sindaco di Taranto, Ezio Stefáno, che il governatore della Puglia, Nichi Vendola, sull'Ilva sono molto contestati - nonché alle prese con due avvisi di garanzia nell'ambito dell'inchiesta giudiziaria -, "ma il mio compito - sottolinea - é solo quello di dar voce al dramma di questa cittá facendola ascoltare a chi puó e deve intervenire" (Sole24h)

A proposito di galletti.. Oltre al danno, col nuovo ministro, secondo il Fatto Quotidiano, c'è da aspettarsi pure la beffa, Nucleare!

Ambiente: brutte nuove dal nuovo governo

Il nuovo governo. Un governo peggiore di altri. Almeno dal punto di vista dell’ambiente. Che poi è ciò che più conta. Vediamo perché. Nello specifico, all’Ambiente, un casiniano favorevole al nucleare. Questa di mettere al dicastero ambientale un personaggio che, anziché favorevole, sia contrario alla difesa dell’ambiente, è oramai una peculiarità tutta italiana. Da Matteoli, favorevole alle grandi opere ed alla caccia, a Clini, favorevole anch’egli al nucleare e distintosi nella vicenda dell’Ilva di Taranto, a questo Gian Luca Galletti, appunto dichiaratamente a favore dell’atomo. Al Ministero dei Beni Culturali non aveva operato male Massimo Bray, per quel poco che gli hanno lasciato fare. Segato. Al suo posto il sempiterno Franceschini cui bisognava pur trovare una poltrona. Chi si illudeva poi che ci potesse essere maggiore attenzione al nostro dissestato territorio, penso si possa mettere il cuore in pace. Con Giuliano Poletti, presidente di Legacoop al Ministero del Lavoro, siamo certi che le grandi opere continueranno ad essere viste per quelle che sono. Non già un disastro, ma un’occasione di lavoro. Maurizio Lupi alle Infrastrutture garantisce continuità sul fronte Tav, Orte – Mestre e chissà cos’altro, se questi qui (Dio ce ne scampi) rimarranno davvero al governo fino al 2018. La Guidi – formatasi in Confindustria – allo Sviluppo Economico sembra essere in perfetta sintonia. La Pinotti alla Difesa, già favorevole alle nostre “missioni di pace” ed all’acquisto degli F35, completa il quadro a tinte fosche. Non c’entra nulla, ma c’è qualcosa di più demagogico delle quote rosa? (FQ)

mercoledì 18 dicembre 2013

A botte di decreti... ma niente cambia

ILVA: ORLANDO, DECRETO PER DIMEZZARE EMISSIONI POLVERI

L'Ilva, su provvedimento sotto forma di decreto ministeriale firmato dal ministro Orlando, installerà filtri a maniche per l’abbattimento delle polveri dei fumi in uscita dall’impianto di agglomerazione, in sostituzione degli attuali filtri, con una conseguente riduzione dei limiti emissivi stabiliti per le polveri e per diossine. Tramite questo provvedimento i limiti emissivi per le polveri saranno dimezzati e le diossine ridotte del 25% a completamento degli interventi. Un altro passo in avanti – ha dichiarato il ministro Orlando – verso l’ ambientalizzazione dello stabilimento Ilva. Come ho già ripetuto più volte sono importanti misure per la protezione dell’ambiente tese a migliorare la salute dei lavoratori e dei cittadini. (AgenParl)

martedì 26 novembre 2013

Tavoli coperti di polveri


Ilva: incontri a Roma su nuova legge, a Taranto azienda-sindacati

Doppio incontro oggi sull'Ilva a Roma e a Taranto. Nella capitale, alla presidenza del Consiglio, ci sara' un confronto tra gestione commissariale dell'Ilva ed esponenti di Palazzo Chigi e dei ministeri dell'Ambiente e dello Sviluppo economico sul testo della nuova legge sulla quale si e' cominciato a lavorare gia' giovedi' scorso. L'incontro dovrebbe essere conclusivo in vista del varo del provvedimento da parte del Consiglio dei ministri. A Taranto, invece, l'azienda incontra i sindacati metalmeccanici per un punto aggiornato sullo stato di avanzamento dell'Autorizzazione integrata ambientale (Aia).
  Soluzione quasi definita su bonifica e procedure di Valutazione di impatto ambientale, sono ancora da perfezionare, invece, sulla gestione del periodo transitorio e sull'uso nel risanamento dello stabilimento dei soldi che la magistratura ha sequestrato nei mesi scorsi al gruppo Riva nell'ambito dell'inchiesta giudiziaria per disastro ambientale: si presenta cosi' il "cantiere" della nuova legge per l'Ilva a pochi giorni dall'avvio, dopo che il commissario dell'azienda Enrico Bondi e il sub commissario Edo Ronchi hanno sollecitato il Governo a intervenire per rimuovere una serie di criticita' persistenti, paventando, in caso contrario, le loro dimissioni dall'incarico. Sia per la bonifica sia per la Valutazione di impatto ambientale, il percorso tracciato dal nuovo provvedimento riduce tempi e procedure e cosi' anche per i permessi edilizi che spettano agli enti locali. In particolare, per la Valutazione di impatto ambientale che andra' rilasciata per la copertura dei parchi minerali grandi, i tempi sono stati "compattati" da 120 a 90 giorni. Per i parchi minerali piccoli, invece, il ministero dell'Ambiente starebbe per escludere l'assoggettabilita' alla Via. A richiedere quest'ultima pronuncia e' stato il Comune di Taranto, il quale ha gia' avuto modo di esaminare la copertura dei parchi minori nelle conferenze di servizio svoltasi il 18 settembre e il 30 ottobre.
  Inoltre, per la gestione del periodo transitorio, partendo da quanto afferma la legge 89/2013 sul commissariamento che parla di "progressiva" adozione dell'Aia sino all'adozione del piano ambientale e del successivo piano industriale, si fisserebbe un valore percentuale sul quale far misurare all'Ispra, delegato ai controlli, lo stato di avanzamento e di attuazione delle prescrizioni.
  Infine l'incontro di oggi alle 11 tra sindacati metalmeccanici e Ilva a Taranto rientra nel ciclo dei confronti periodici che le parti hanno sull'Aia. L'azienda presentera' gli ultimi lavori cantierizzati nonche' l'acquisto delle ultime attrezzature tra cui i nuovi filtri, per un costo complessivo di 60 milioni di euro, per l'ulteriore abbattimento della diossina dai camini della fabbrica. (AGI).

venerdì 22 novembre 2013

I rifiuti tossici? Sotto al tappeto!

Le discariche attive all’Ilva per smaltire risparmiando


Edo Ronchi non avrà perso l’occasione del vertice di governo di ieri per ribadire che «potrebbe dimettersi» dall’incarico di subcommissario affidatogli per risanare l’Ilva. Ronchi lamenta una serie di ritardi, per i quali non si prende le responsabilità in attesa del probabile avviso di garanzia che arriverà sul suo tavolo e quello del commissario Bondi per «le accertate, persistenti violazioni delle prescrizioni a tutela dell’ambiente e della salute» già rilevate dal gip di Taranto Patrizia Todisco nell’ordinanza del 5 novembre con cui motivava il diniego al dissequestro di 233.193 euro che i commissari avrebbero voluto in cassa.
Sul risanamento in mano ai due commissari continua a suscitare polemiche anche la questione delle discariche interne all’Ilva autorizzate a raccogliere rifiuti pericolosi. Il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando ha contestato sul Corriere (19 novembre) la frase apparsa in un articolo del giorno prima nel quale si affermava che aveva «autorizzato l’uso di quella cava che, per decreto, fa entrare i rifiuti tossici e nocivi in un buco mai bonificato».
Affermazione che il Ministro contesta forse dimenticando che anche lui ha firmato il decreto convertito in legge il 3 agosto di quest’anno con il quale è stata autorizzata la gestione delle discariche già esistenti escludendo, di fatto, gli obblighi derivanti dalle procedure istruttorie connesse al rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale. In molti ricorderanno Orlando mediaticamente attivo a dare legittimazione a quel decreto.
Lui stesso ammette che «l’unico obiettivo di questo provvedimento è quello di consentire il rapido adeguamento ambientale dello stabilimento di Taranto considerato che gli interventi comportano la produzione di quantità rilevanti di rifiuti, pericolosi e non pericolosi». Però non spiega perché trasportare rifiuti pericolosi nelle discariche attrezzate e a norma rallenterebbero il risanamento.
Inoltre non risulta che i servizi tecnici del ministero dell’Ambiente abbiano effettuato una quantificazione e qualificazione dei materiali potenzialmente derivanti dalle attività di adeguamento ambientale che avrebbe costituito il necessario presupposto per autorizzare l’esercizio delle discariche. Il presupposto della legge, secondo il Ministro, sarebbe una «Valutazione di impatto ambientale positiva», del 1995, per i rifiuti pericolosi.
Omette di ricordare che quella «Via» (di vent’anni fa!) ha autorizzato la costruzione delle discariche ma non la loro gestione e il controllo che comunque devono far riferimento alle procedure Aia. Senza imbarazzo Orlando ammette che «l’obiettivo del decreto è il risparmio» e che smaltire altrove «avrebbe comportato un’ingentissima spesa». Certamente, smaltire ha i suoi costi, infatti la conseguenza non può che essere un favore economico ai Riva che, nonostante il commissariamento (che nulla ha a che vedere con l’esproprio), rientreranno in possesso dello stabilimento. Magari risanato con qualche milione in più in cassa: i soldi risparmiati per lo smaltimento. (CdS)
Guarda l'inchiesta "Patto d'acciaio" andata in onda a Report il 18 novembre 2013

lunedì 11 novembre 2013

Città chiusa: visite!

Oggi lo Stato a Taranto ha deciso di colmare la sua assenza con una visita di cortesia dei ministri al lavoro e all'ambiente... (foto Angelo Cannata)

Sicurezza, firmato il protocollo da Eni e Ilva alla presenza dei ministri

Un protocollo operativo di sicurezza per prevenire gli incidenti sul lavoro è stato firmato nella prefettura di Taranto dai dirigenti di Ilva ed Eni alla presenza dei ministri dell'Ambiente Andrea Orlando e del Lavoro Enrico Giovannini. Il documento presuppone un'analisi dei mancati infortuni e dei «quasi incidenti» e un'attività di formazione per i lavoratori diretti e dell'appalto. Per la stesura del protocollo hanno avuto un ruolo attivo gli enti di vigilanza e controllo e le stesse aziende. Alla cerimonia di oggi, oltre al prefetto, Claudio Sammartino, hanno partecipato anche il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e il sindaco di Taranto Ippazio Stefano. Le verifiche saranno periodiche per l'effettiva efficacia dei corsi di formazione. La firma sul documento di Confindustria consentirà di estendere il protocollo anche alle altre aziende dell'area industriale e delle ditte appaltatrici. È previsto, ha sottolineato il prefetto, un monitoraggio continuo nei cantieri con particolare attenzione ai fattori di rischio. «L'obiettivo ambizioso - ha aggiunto - è quello di avere zero infortuni. Il Nucleo operativo interno integrerà anche attività previste dell'Autorizzazione integrata concessa all'Ilva».
ORLANDO - «Mi son sempre chiesto perché vengono chiamate morti bianche, sono invece morti nerissime che macchiano un territorio, un'area industriale, un'economia. L'occupazione non è più fonte di benessere, ma è negazione di tutto questo». Lo ha detto il ministro dell'Ambiente, Andrea Orlando, nel corso dell'incontro in cui è stato sottoscritto a Taranto il protocollo operativo sulla sicurezza nelle aziende dell'area industriale. «Taranto - ha proseguito - è una città colpita negli anni da infortuni sul lavoro gravissimi e spesso mortali. Quando assumono una dimensione così grande non possono essere definite tragedie. Il rosario di croci sulla fabbrica diventa una questione sociale nella questione sociale. Parliamo non di morti sul lavoro ma di lavoro». Bisogna «farsi una domanda» ha spiegato Orlando «e cioè: cosa dovranno subire ancora i lavoratori e che cosa potevamo fare e non abbiamo fatto? Una risposta parziale l'abbiamo elaborata perchè non si stratta solo di omissioni o disattenzioni, ma anche di incapacità di far procedere organizzazione aziendale». Il ministro ha sottolineato che in occasione, giorni fa, del Convegno di Taranto su Ambiente e lavoro organizzato dalla Curia, ha «incontrato amici che erano stati in servizio nell'Arsenale militare» e che gli hanno «raccontato dell'amianto lavorato come il cemento, impastato con le pale. A fine dell'orario di lavoro ricevevano un cartone di latte. Ci sono situazioni su cui bisogna fermarsi a riflettere. Sono stati fatti passi avanti importanti - ha dichiarato Orlando - ma se ancora esiste una questione sociale nella questione sociale vuol dire che c'e ancora molto da fare».
GIOVANNINI - «Riteniamo determinanti la qualità del capitale umano attraverso la formazione e gli investimenti da parte delle imprese. Per questo, nel disegno di legge di stabilità, si prevede la riduzione del cuneo fiscale a favore delle aziende che avranno risultati in termini di incidentalità minore». Lo ha detto a Taranto il ministro del Lavoro Enrico Giovannini, che ha evidenziato l'importanza del protocollo operativo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro firmato oggi da Ilva ed Eni, soprattutto per la novità del monitoraggio continuo delle attività di formazione e sui cantieri. Il ministro ha chiesto al prefetto di Taranto Claudio Sammartino un resoconto periodico sull'efficacia dello stesso protocollo «poichè - ha concluso - firmare intese è facile, ma realizzarle è un'altra cosa. Un rapporto trimestrale può essere indispensabile per noi che possiamo intervenire». (CdM)

domenica 10 novembre 2013

La "coerenza" di Orlando... Il ministro col senno sulla luna

Europa riduca subito emissioni Co2, appello di tredici ministri dell'ambiente europei

Immagine associata al documento: Concordare un pacchetto ambizioso di politiche per energia e clima per il 2030, riformare il mercato europeo delle emissioni (Ets) e assicurare che l' Ue sia in grado di offrire un target importante di riduzione di CO2 sul tavolo dei negoziati Onu sul clima del 2014: queste le tre priorità chiave del 'manifesto' lanciato ieri da tredici ministri dell' ambiente europei, fra cui Andrea Orlando.
Il gruppo si firma come Green growth group, Gruppo per la crescita verde, e oltre all' Italia include Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna, Olanda, Belgio, Portogallo, Svezia, Danimarca, Finlandia, Slovenia ed Estonia.
"Agire subito per ridurre le emissioni di carbonio: questo deve essere l' obiettivo della Ue" ha commentato il ministro dell' Ambiente Orlando.
Secondo Orlando, l' azione immediata per la riduzione della Co2 "è la condizione per assicurare uno sviluppo verde in grado di creare buona occupazione e innovazione. Agire subito è il modo per evitare costi più grandi in futuro così da rendere più competitive le nostre economie e più sostenibile la nostra crescita. Servono obiettivi ambiziosi e regole nuove per il mercato delle emissioni. Questo è il senso della nostra azione comune", conclude Orlando.
Scarica la Lettera-manifesto (in inglese) [Scarica  .pdf  - 285 Kb]      (SistemaPuglia)

sabato 9 novembre 2013

Parole in Procura

Eni-Ilva, missione sicurezza

L’obiettivo è dei più nobili e dei più ambiziosi: non dover più andare alla ricerca delle cause e, soprattutto, all’accertamento delle responsabilità individuali di fronte ad un infortunio sul lavoro sia esso mortale o grave. Allora ecco pronto il Protocollo operativo per la sicurezza nei luoghi di lavoro, uno strumento che mette da parte tutti i fronzoli burocratici per puntare diritto al cuore del problema: rafforzare la prevenzione «l’unica in grado di assicurare qualità e, al tempo stesso, competitività alle aziende e alle imprese» con «strumenti operativi da subito», spiega il prefetto Claudio Sammartino nell’anticipare in maniera sommaria i contenuti del protocollo. «La Prefettura – ha aggiunto – ha svolto un ruolo propulsore e, al tempo stesso, di coesione e di organizzazione».
Il documento sarà presentato ufficialmente lunedì mattina, in Prefettura, alla presenza di un parterre de roy di tutto rispetto. Insieme al prefetto Sammartino, infatti, ci saranno i ministri alle Politiche del lavoro, Enrico Giovannini, e dell’Ambiente, Andrea Orlando, il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, il sindaco Stefàno, il commissario straordinario della Provincia di Taranto, Mario Tafaro, il presidente dell’Inail, Massimo De Felice, e il direttore generale Giuseppe Lucibello, la direttrice regionale del Lavoro, Ester Tosches, il direttore reginale dei Vigili del fuoco, Michele Di Grezia, il direttore generale della Asl, Fabrizio Scattaglia, il commissario straordinario Ilva, Enrico Bondi, il responsabile direzione Salute-Sicurezza-Qualità dell’Eni, Giorgio Maria Artibani nonchè parlamentari e consiglieri regionali pugliesi. Ora fissata: le 11.
Al testo del protocollo Prefettura, istituzioni, sindacati, organi di controllo, Confindustria e aziende hanno cominciato a lavorare all’indomani degli infortuni mortali all’interno dell’Eni e dell’Ilva. “Non è un protocollo d’intenti ma è un protocollo operativo” non si è stancato di ripetere il prefetto Sammartino proprio per sottolineare la bontà e la novità del documento”. L’obiettivo ambizioso è incidenti zero e il gruppo di lavoro ha focalizzato la sua attenzione sulle criticità di Eni e Ilva. “Aziende e organi di controllo – ha sottolineato il prefetto – hanno lavorato assieme proprio per individuare le direttrici lungo le quali muoversi”.
E il primo punto inserito nel protocollo è il monitoraggio continuo del gruppo di intervento il cui scopo è quello di migliorare la formazione, per prevenire gli incidenti, dei lavoratori sia diretti che dell’appalto laddove si verifica la maggioranza di incidenti. Questo dovrà avvenire con piani annuali di prevenzione mirati sia ai lavoratori sia a chi è addetto alla verifica dell’osservanza di tutte le prescrizioni. Il secondo punto forte del protocollo è l’ampliamento delle attività di verifica nei cantieri mediante gruppi ispettivi cui spetta il compito di verificare l’attuazione reale di quanto previsto dal protocollo. Il terzi punto riguardal’analisi dei quasi incidenti ovvero “quegli incidenti che vengono identificati come errori e carenze nell’attivazione delle misure di prevenzione”, ha aggiunto ancora il prefetto. Insomma, un protocollo “davvero innovativo, che ha lavorato sull’analisi degli incidenti verificatisi, individua le procedure partendo proprio dalle criticità e che investe soprattutto nella formazione ma che – ha subito fugato ogni dubbio il prefetto Sammartino – non ha un valore taumaturgico ma è un punto di partenza importante perché si lavora tutti insieme sulla fase preventiva”.
E per quanto riguarda la formazione, “l’Inail nazionale ha messo a disposizione fondi suppletivi così come ha fatto Confindustria attraverso Fondimprese.
Il protocollo, inoltre, contiene un passaggio importante sui lavori all’interno dello stabilimento per l’adeguamento degli impianti alle prescrizioni dell’Aia. “Si tratta – ha spiegato il prefetto – di interventi importanti e significativi per il controllo dei quali è stato previsto un nucleo ispettivo specifico per la verifica e la messa in sicurezza dei cantieri e per l’incremento e la valorizzazione della sicurezza dei lavoratori». (CdG)

venerdì 8 novembre 2013

Legamjonici su posizioni dei Ministri Orlando e Lorenzin: " contrarie agli interessi della collettività"

LegamJonici

Comunicato Stampa
7/11/2013
Presente al Convegno dell’arcidiocesi di Taranto:
‘Ambiente, salute, lavoro:
un cammino possibile per il bene comune’

Gli interventi del Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando e del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin hanno avuto il chiaro intento di riaffermare e rilanciare l’utopistico obiettivo di rendere l’Ilva compatibile con la città.
Il comitato Legamjonici considera tale posizione del tutto contraria agli interessi della collettività poiché, ancora una volta, pone in secondo piano il diritto alla vita.
L’emergenza sanitaria in atto a Taranto richiede interventi immediati per la tutela della salute pubblica. Il Ministro Lorenzin ritiene che tale emergenza sanitaria debba essere affrontata solo potenziando diagnosi e cura e quindi monitorando i casi di patologie, dimenticando che la prevenzione primaria è l’unico approccio in grado di affrontare  efficacemente l’aggressione patologica degli innumerevoli inquinanti ambientali prodotti dal siderurgico. Occorre dunque evitare l’esposizione prolungata della popolazione ad ogni genere di contaminante ambientale, anche a basse concentrazioni.
Il diritto alla vita non può essere compromesso da un’attività produttiva che ignora la perdita di vite umane ridotta ad effetti collaterali accettabili. Si ribadisce pertanto la necessità di fermare definitivamente un’industria che provoca malattia e morte, senza attendere oltre.
Proprio a dimostrazione dell’impossibilità di conciliare salute e lavoro nel contesto industriale in cui ci troviamo alleghiamo alcune foto scattate il 6/11/2013 tra le ore 23.30 e le ore 23.45. Si prega la massima diffusione.
Comitato Legamjonici



martedì 15 ottobre 2013

Schiavi dell'acciaio

Orlando: Porto Marghera e Taranto sono "due casi diversi"

Porto Marghera e Taranto "sono due casi differenti". A puntualizzarlo il ministro dell'ambiente, Andrea Orlando, nel corso di una conferenza stampa a Venezia insieme al presidente del Veneto, Luca Zaia. "La differenza - ha sottolineato - e' che qui stiamo ragionando di bonifiche su terreni nei quali reinsediare nuove attivita' produttive, mentre a Taranto le bonifiche vanno fatte mentre continua la produzione. Li' si tratta di impedire il blocco della produzione dell'acciaio e, nel contempo, di rientrare nei parametri relativi alle emissioni, nell'aria e in acqua: tema questo piu' consistente, anche in considerazione dell'intervento della magistratura, anche rispetto a quello delle bonifiche stesse. Quella, insomma, era una priorita' che si imponeva autonomamente, mentre qui siamo di fronte a una scelta nell'interesse nazionale". Sul tema ha fatto eco il presidente del Veneto Zaia il quale ha ribadito che "pur senza nessuna volonta' di fare un paragone, noi non siamo Taranto e stiamo gestendo benissimo la partita, in maniera civile, lineare, in linea con le richieste degli imprenditori", ha concluso. (ilmondo)

sabato 12 ottobre 2013

Piano piano

Risanamento all'Ilva. «Serve più tempo»

Nero su bianco. «Gli impianti Ilva, che subiscono un arresto per l’adeguamento o la ricostruzione a seguito di prescrizione previste dall’Aia (Autorizzazione integrata ambientale), non sono autorizzati a riprendere l’esercizio fino alla completa ultimazione degli interventi strutturali». Pesi e contrappesi: finisce la lunga ed evidentemente «laboriosa» gestazione del Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale per l’Ilva, commissionato dal ministro Andrea Orlando a tre esperti di sua nomina. Il documento ha visto ieri la luce con dei «paletti» ben precisi, posti da: Giuseppe Genon, docente di Ingegneria dell’ambiente al Politecnico di Torino; Lucia Bisceglia, medico epidemiologo, dirigente dell’Arpa Puglia e Marco Lupo, commissario all’Emergenza rifiuti della Regione Sicilia. Dello stop agli impianti, in attesa del risanamento, si è detto. Altrettanto delicato appare il passaggio sui tempi di applicazioni dell’Aia.
L’Ilva chiede dilazioni: far partire il cronometro dell’Autorizzazione da giugno di quest’anno, data del commissariamento, e non da dicembre dell’anno scorso, quando fu approvato il decreto diventato poi legge. Questo pur assicurando il rispetto del limite di 36 mesi concessi dallo Stato. Il Piano chiarisce che l’applicazione dell’Aia, la sua fattibilità tecnica, in ragione della complessa dimensione degli impianti, «può implicare la variazione dei contenuti dell’Autorizzazione, ma limitatamente alla rimodulazione delle tempistiche originariamente previste». A questo corrisponderà, comunque, la possibilità che l’Aia sia riesaminata ai fini dell’applicazione di misure per conformare le acciaierie alle leggi comunitarie, statali e regionali».
Aia work in progress, anche se il percorso resta tutto da costruire. Perché nel Piano appare un altro passaggio decisivo sul rapporto tra città e fabbrica. La necessità di considerare un bene comune, indivisibile, la salute dei cittadini e quella degli operai Ilva: «Priorità - si legge nel documento - agli interventi in base alle necessità di garantire un elevato livello di protezione ambientale e sanitaria per i lavoratori e la popolazione generale».
Da ieri mattina il piano è in rete sul sito del ministero dell’Ambiente (www.miniambiente.it) . Si tratta di 111 pagine in cui si affrontano, in maniera molto articolata, i temi ai quali Orlando voleva gli esperti dessero una risposta. Si parte dalle misure per limitare l’impatto inquinante delle emissioni in atmosfera, passando attraverso gli interventi nel comparto idrico e, soprattutto, nel delicato capitolo dei rifiuti. Emergenze, queste ultime, non contemplate dall’ultima «versione» dell’Aia ma alle quali occorre dare risposte urgenti. Perché costituiscono gravi criticità, nel complesso sistema della siderurgia tarantina e del suo impatto ambientale. Il lavoro punta, nella fase finale, a focalizzare la messa in sicurezza e le bonifiche, gli interventi per il risparmio energetico e le misure destinate alla tutela della salute. Su tutte «una rete di monitoraggio biologico, ambientale e umano» prevista dalla stessa Aia. Infine i costi.
Il Piano non è ancora definitivo. L’approvazione del ministero si prevede entro trenta giorni dalla pubblicazione. La consultazione via web permette ai cittadini osservazioni che potranno essere inviate, tramite mail, all’indirizzo di posta elettronica commissariostraordinario@gruppoilva.com (specificando nell’oggetto: «Osservazioni a Piano ambientale Ilva». Nel frattempo i tre esperti hanno spiegato che dovrà essere l’Ilva, il commissario straordinario Bondi, a dover realizzare un’analisi dei costi degli interventi da inserire nel piano industriale di prossima presentazione (a novembre). (GdM)

giovedì 19 settembre 2013

E quattro! Altro che Corea del Nord, qui manco lo stato di Bananas!

Riva, in arrivo la quarta norma ad hoc. I regali dei governi Monti-Letta

Prima la legge “salva Ilva”, poi la “salva ilva-bis” e infine un decreto che autorizza le discariche interne allo stabilimento. Una raffica di leggi ad aziendam in meno di 12 mesi. Eppure il governo italiano è capace di fare di più. Dopo aver restituito gli impianti inquinanti e l’acciaio prodotto illecitamente, dopo aver nominato commissario straordinario dell’Ilva l’ex amministratore delegato, Enrico Bondi, ora cerca una soluzione per restituire il tesoretto alla famiglia Riva, i padroni dell’acciaio italiano, indagati per associazione a delinquere per il disastro ambientale di Taranto. Un quarto provvedimento normativo, insomma, studiato su misura per scavalcare ancora la legge e annullare l’azione della magistratura ionica.
Ad annunciarlo è stato il ministro per lo Sviluppo economico, Flavio Zanonato, che ha proposto come soluzione per far ripartire gli impianti delle 13 società del Gruppo Riva – bloccate dalle fiamme gialle al comando del colonnello Salvatore Paiano e dal maggiore Giuseppe Dinoi – quella di “modificare il codice di procedura penale, istituendo il 104-ter, che consentirebbe di sbloccare i fondi mantenendo il sequestro dei beni”. Non bastava, quindi, aver sacrificato il diritto alla salute di operai e cittadini sull’altare della produzione e dell’interesse nazionale, ora anche il codice di procedura penale dev’essere modificato per favorire i Riva. Una mossa che, inoltre, potrebbe anche andare a incidere sui tanti sequestri preventivi disposti quasi quotidianamente dalla magistratura italiana.
Questo, come detto, sarebbe solo l’ultimo regalo del governo alla famiglia Riva. Il primo, fu voluto dall’ex ministro dell’Ambiente Corrado Clini. Nel dicembre scorso infatti, il governo varò il decreto “salva Ilva” successivamente convertito in legge che prevedeva la restituzione degli impianti inquinanti all’Ilva, l’autorizzazione a produrre in attesa di realizzare le prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale e il divieto per la magistratura di intervenire per il tempo necessario all’adeguamento. Una cappa di impunità lunga 36 mesi durante i quali a vigilare sarà il Garante per l’Ilva (Il governo sceglie l’ex pg di Cassazione Vitaliano Esposito, ex giudice “a disposizione” di Mancino nell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia).
Ma l’adeguamento all’Aia si rivela subito un’impresa ardua per l’Ilva. Le ispezioni dell’Ispra e dell’Arpa a distanza di mesi mostrano le violazioni e i ritardi. Il Garante scrive al nuovo governo guidato da Enrico Letta e al ministro dell’Ambiente Andrea Orlando che invece di espropriare l’azienda alla famiglia lombarda sceglie la strada del commissariamento. La scelta cade su Enrico Bondi, già ad dell’Ilva scelto mesi prima proprio dai Riva. Il nuovo decreto “salva Ilva bis” viene confezionato in tempi record e varato luglio 2013: oltre alla nomina di Bondi e allo sblocco dei fondi, prevede anche la nomina di un vice commissario (Edo Ronchi) e un comitato di tre esperti scelti dal ministero. A questo si aggiunge qualche mese più tardi un decreto che autorizza l’Ilva a smaltire i rifiuti nelle due discariche interne, permettendo ancora una volta i Riva di risparmiare milioni di euro.
Il 23 settembre potrebbe arrivare l’ennesimo regalo all’azienda per neutralizzare i provvedimenti della magistratura. In fabbrica, intanto, non è ancora partita alcuna opera di risanamento. Lo stabilimento è lo stesso sequestrato dal gip Patrizia Todisco. La fabbrica diffonde ancora “malattie e morte” come scrissero i periti nella maxi perizia depositato in tribunale. “Io ho vissuto a Genova dove non potevamo assolutamente fare nessuna, nessunissimo slopping perché ci avrebbero chiuso” ha dichiarato davanti al gip uno dei cinque fiduciari dei Riva arrestati nei giorni scorsi. A Taranto invece anche le nubi rosse e nocive sono autorizzate per legge. (FQ)


ILVA: BONDI, NEPPURE IN COREA DEL NORD COMMISSARIAMENTO AZIENDE O GESTIONE COMMISSARIALE CONTI CORRENTI
 
"L'ipotesi di commissariamento dell'Ilva o l'approvazione di una norma penale che consentirebbe ad un commissario di gestire i conti correnti della proprietà dell'azienda è qualcosa che non avverrebbe neppure nella Corea del Nord. Quando la magistratura italiana avrà completato il proprio programma di conversione etica dell'Italia, e saremo finalmente diventati un Paese felicemente circondato di macerie di povertà, forse i lavoratori apriranno gli occhi e andranno a protestare davanti alle sedi dei Tribunali". Lo dichiara in una nota il senatore del Pdl Sandro Bondi. (Agenparl)


Norma ad hoc per salvare l' Ilva.  Zanonato: «Non è esproprio»
 
Il governo è al lavoro per sbloccare la situazione dell'Ilva. La soluzione per sbrogliare la matassa delle acciaierie Riva e riportare al lavoro i 1.400 operai dei sette stabilimenti chiusi dal gruppo arriverà da una modifica al Codice di procedura penale che potrebbe essere varata per decreto già dal Consiglio dei ministri venerdì. È questa la strada scelta dal ministero dello Sviluppo economico, che punta ad affidare al custode giudiziale non solo i beni, ma anche la liquidità necessaria per mandare avanti l'azienda in attesa delle decisioni della Cassazione, cui si è rivolto il gruppo per contestare il sequestro.
«NON E' UN ESPROPRIO» - Una soluzione che, ha assicurato il ministro Flavio Zanonato, «non è un esproprio», ma un modo per far marciare l'azienda garantendo tutti gli attori coinvolti. Il ministro ha illustrato l'idea, alla quale stanno lavorando i tecnici del Mise insieme a quelli del ministero della Giustizia (e che è già stata presentata alla procura di Taranto), davanti alle commissioni Attività produttive della Camera e Industria del Senato, riunite per fare il punto su una situazione decisamente intricata: da una parte la procura, che ha deciso il sequestro (relativo alla vicenda Ilva) affidando i beni dei Riva a un custode, dall'altra l'azienda, che afferma di non poter mandare avanti l'attività a causa del blocco dei fondi necessari per il pagamento di utenze, fornitori e stipendi. Una vera e propria impasse, dunque, dalla quale si può uscire, ha spiegato Zanonato, con una piccola aggiunta all'articolo 104 delle norme di attuazione del Codice di procedura penale.
MODIFICA - L'articolo 104 bis, ha infatti ricordato il ministro prevede, in caso di sequestro, che «l'amministratore giudiziario abbia a disposizione i beni ma non i soldi, che vanno nel Fondo unico di giustizia. Allora il problema che dobbiamo porci è: come si fa a consentire il sequestro senza bloccare attività produttiva?». La strada ipotizzata prevede dunque «un 104 ter»: «quando il sequestro riguarda le attività produttive, il giudice nomina un amministratore che dispone anche dei soldi e che ha il compito di gestire l'attività per garantire la produzione, l'occupazione e tutto il resto». Insomma, ha sintetizzato: «sarà in grado di disporre delle risorse per pagare gli stipendi e far ripartire gli impianti».
La soluzione ipotizzata, ha comunque assicurato il ministro, non si configura come un esproprio, perché punta unicamente a far marciare l'azienda in attesa dei tempi della giustizia: «Dobbiamo agire indipendentemente dalla magistratura perché abbiamo tempi strettissimi», ha avvertito Zanonato. Tra l'altro, ha aggiunto, si tratta di una norma che va a garanzia di tutti, sia «dello Stato, che così confischerà un bene di maggior valore, che dell'imputato, che se scagionato si ritroverà un'azienda che ha continuato a funzionare e non ha perso il proprio valore». E mentre i Riva ribadiscono in una lettera al custode giudiziale tutta l'intenzione di collaborare per riprendere l'attività «nel più breve tempo possibile», va avanti l'iter giudiziario, con il ricorso in Cassazione contro il provvedimento di sequestro che è stato presentato oggi, e anche quello relativo alla Cig: un incontro con i sindacati è in programma per domani al ministero del Lavoro, ma secondo il ministro Enrico Giovannini, vista la norma in arrivo, non ci sarà necessità di fare ricorso a strumenti di integrazione salariale. (CdS)

giovedì 18 luglio 2013

Esagerati! Dall'opportunità alla telenovela

A volte, nei titoli dei giornali pare di leggere tutta l'ignoranza dei tempi attuali, nutrita a suon di telenovele, di personaggi fortemente caratterizzati, di una umanità riportata ai litigi di condominio! E' ovvio che, in attesa dell'incontro necessario tra Bondi e Orlando, in cui il primo deve rendere conto della sua (interessata) contestazione della perizia Ilva, non ha senso che Sebastio incontri Bondi.
Ma da lì ad immaginarlo infuriato, con i cancellieri della procura che lo tengono per la mantella... quella è veramente opera di pessimo giornalismo!

Sebastio s’infuria e annulla l’incontro con Bondi

La bufera scatenata dalla relazione inviata a Regione Puglia, Arpa e Ares, fa saltare l’incontro fra Enrico Bondi e il procuratore di Taranto Franco Sebastio. A quanto pare, anche il procuratore ha considerato  una presa di posizione in favore delle perizie dell’Ilva la nota di Bondi scritta il 27 giugno in qualità di commissario straordinario nominato dal governo Letta. Bondi, lunedì ha spiegato di non avere «mai detto o scritto che le sigarette fanno più male delle emissioni dell’Ilva». Ma, evidentemente, la smentita non è stata sufficiente a placare i malumori della procura. Infatti,  l’incontro col procuratore previsto martedì scorso  è stato annullato dopo le vibrate polemiche. A decidere di cancellarlo è stato lo stesso procuratore. Probabilmente sarà fissata una nuova data in un periodo più tranquillo.
Nelle 44 pagine della relazione inviata agli organi regionali su richiesta degli stessi, Bondi fa riferimento alla perizia di esperti consultati dall’Ilva che (ovviamente) mettono in discussione la perizia disposta dal gip Patrizia Todisco su richiesta dei pm. Ma quei passaggi hanno sortito l’effetto della benzina gettata sul fuoco. Bondi è stato investito da una vera e propria bufera tanto da essere convocato a Roma, dal ministro dell’ambiente Andrea Orlando, mercoledì prossimo per riferire sulla vicenda.
Al tiro al bersaglio contro Bondi hanno preso parte anche personaggi politici che non potrebbero scagliare nemmeno un sassolino dopo quanto rivelato dalle intercettazioni. Infatti, da quanto si legge nelle conversazioni fra l’ex pr dell’Ilva Girolamo Archinà e diversi esponenti del mondo politico, riportate nella corposa ordinanza dell’inchiesta “Ambiente svenduto”  ci sono esponenti istituzionali che concordano provvedimenti e iniziative da adottare proprio con l’ex addetto alle relazioni esterne dei Riva e nei cui uffici Archinà era di casa. Al di là degli eventuali aspetti penali, sembra alquanto singolare il comportamento di chi prima si preoccupava di non scontentare i Riva e ora spara sul mostro Ilva. ( Annalisa Latartara CdG)

venerdì 12 luglio 2013

Addio Esccpoosito, una maschera in meno nella farsa di Stato!

Ilva, silurato il garante. «Sull’Aia lavoro a rilento»

eleonora albanese


La coincidenza è del tutto casuale, ma significativa. Nelle stesse ore in cui Montecitorio approvava gli emendamenti al decreto Ilva per licenziare alla fine il testo (che passerà ora all’esame del Senato) al ministero dell’Ambiente si riunivano con Andrea Orlando il commissario per l’Ilva Enrico Bondi e il sub commissario Edo Ronchi, il presidente Nichi Vendola, accompagnato dall’assessore Lorenzo Nicastro, il sindaco di Taranto Ippazio Stefano e il garante (ancora per poco tempo) Vitaliano Esposito. L’oggetto della riunione: fare il punto sull’applicazione dell’Aia, partendo dalla constatazione che in questi mesi, da quando a gennaio è entrata in vigore la legge 231 - in via di modificazione con il decreto in corso di attuazione - si è fatto molto poco. E, del resto, lo ha ammesso lo stesso ministro Orlando quando, a proposito dell’eliminazione nel nuovo testo della figura del garante che avrebbe dovuto sorvegliare l’applicazione dell’Aia, ha dichiarato: «Non si può dire che non si sia fatto proprio niente, Esposito ha segnalato le difficoltà, ma certamente gli obiettivi della tabella di marcia non sono stati rispettati e la formula che affidava la gestione alla proprietà e prevedeva un garante non ha funzionato. Avere la presenza pubblica all’interno dell’azienda attraverso il commissariamento è quindi un elemento di maggior garanzia».

Enrico BondiEnrico Bondi
Accanto a Bondi è Ronchi, il quale ha snocciolato, con grande senso pratico proprio di chi le questioni ambientale le maneggia da tempo, una serie di notizie tutte importanti. Intanto si sta lavorando al piano industriale, quindi si sta predisponendo il piano finanziario e, grazie al supporto della Mc Kinsey, si sta aprendo una linea di credito con la Bei ed altre banche per ottenere 1,8 miliardi: 300 milioni andranno alla bonifica di acqua, rifiuti e discariche, il resto servirà all’applicazione dell’Aia, perché «è questa la cifra che abbiamo valutato sia necessaria». Naturalmente a restituire i soldi non sarà lo Stato, «non c’è dotazione pubblica», ma l’azienda. Quindi, «sono in una fase di progettazione esecutiva gli interventi prioritari come la copertura dei parchi minerari», ha aggiunto Ronchi. Quarto: si sta mettendo in piedi una struttura tecnica per l’utilizzo di tecnologie avanzate, formata, anche in raccordo con le università pugliesi, da giovani consulenti selezionati dalla Price, per creare «quel know-how ambientale utilizzabile anche dopo l’adozione delle misure», a Taranto come negli altri siti di interesse strategico nazionale. Insomma, l’Ilva - è l’opinione di Orlando - rappresenta «una sfida ambiziosa, unica strada per rispondere alla crisi ambientale e sociale di Taranto». Ma non tutti sono usciti soddisfatti dall’incontro. Il sindaco Stefano, per esempio, ha parlato di «sette mesi persi, Taranto non ha visto ancora un minimo vantaggio». Quanto al governatore, mentre i deputati di Sel si astenevano sul decreto, ha ricordato la sua vecchia richiesta di commissariamento dell’Ilva; ha poi sottolineato con favore il ruolo che gli enti territoriali svolgeranno nell’attuazione del risanamento (materia per la quale la Regione Puglia potrà sforare il patto di stabilità interna per 1,3 milioni nel 2013 e per 40 milioni nel 2014 per le spese necessarie agli interventi previsti dal decreto) e quindi ha concluso parlando di "svolta, perché come hanno detto Bondi e altri l’Ilva può essere l’occasione per trasformare la fabbrica, la cultura industriale e scientifica». E Bondi? Come nel suo stile non ha aperto bocca, lasciando a precipizio il ministero al termine della riunione.
Rosanna Lampugnani CdM

martedì 25 giugno 2013

Ancora una Chanson de Orland

vitoff
Continua il balletto di parole e di retorica all'ombra di ciminiere sbuffanti, polveri volanti e incidenti quotidiani.
Cambiano le facce, ma non cambia l'aria che si respira sotto gli impianti.
Ballano le cifre, i milioni ballano con i miliardi.
Ballano le date, i mesi danzano con gli anni e i giorni
Ballano le ambulanze piene di ricoveri urgenti da cardiovascolare quando il mostro d'acciaio flatula indisturbato.
Ecco il discorso del ministro dell'ambiente Orlando, che ripristina lo stato di diplomazia dopo la dittatura circense di Clini.
Per chi ha tempo, buona lettura. Per chi non ce l'ha, non siamo troppo distanti dall'ennesimo esercizio di stile, quel minestrone di dietrologia, piagnisteo e necessità economica che ci tocca sorbire ogni giorno per sentirci dire sempre la stessa cosa: quest'acciaieria s'adda fare, vivi o morti! 
Poi domani, chissà..


venerdì 21 giugno 2013

Le Chansons de Orlando

“Il commissariamento si è reso necessario non solo per l’inadempienza dell’azienda, ma anche per gli interventi della magistratura che, nonostante i problemi hanno avuto il merito di porre all’attenzione il tema del pieno rispetto della legge che costringe tutti ad un’assunzione di responsabilità personale e collettiva”. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando nel corso della sua audizione alla Camera dove si sta esaminando il decreto Salva Ilva-bis. Ripercorrendo le tappe che hanno portato il governo a varare il provvedimento, il ministro ha ricordato come dal 2009 si è intrapreso un percorso "finora non soddisfacente" per contemperare le esigenze della produzione e dell'ambiente". Sull'Ilva il ministro ha annuncito la convocazione a Roma, nella prima settimana di luglio, di un vertice con tutte le istituzioni coinvolte, "per parlare con chiarezza''
“L’azienda  - ha proseguito il ministro dell'Ambiente di fronte alle commissioni congiunte Ambiente e Attività produttive della Camera - ha dato attuazione assai parziale alle prescrizioni contenute nell’Aia (autorizzazione integrata ambientale, ndr) con una volontà sostanzialmente elusiva dei propri obblighi” ha detto il ministro sottolineando anche che, anche per la parte non contenuta nell’autorizzazione si deve rilevare un atteggiamento non collaborativo dell’azienda come nel caso delle discariche dal momento che “è pendente davanti al tar il ricorso di Ilva contro l’istanza di demolizione della discarica abusiva fatta dal sindaco di Statte”.(IlVelino)

(Adnkronos) - ''Il ministero dell'Ambiente vigilera' con lo scruolo necessario, per garantire tempi certi e contro ogni ulteriore dilazione'' delle procedure di bonifica e messa in sicurezza delle aree inquinate di Taranto e dintorni. Lo afferma il titolare del dicastero di via XX settembre, Andrea Orlando, che in audizione della commissione Ambiente della Camera ricorda che Taranto ''non e' solo acciaio, la questione delle bonifiche riguarda anche altre aree''.

(Adnkronos) - ''Convochero' un vertice, nella prima settimana di luglio a Roma, con tutte istituzioni coinvolte sotto profilo ambientale'' nella questione Ilva. Lo annuncia il ministro dell'Ambiente, Andrea Orlando, nel corso dell'audizione che si tiene nella commissione Ambiente della Camera. L'incontro, spiega Orlando, avra' l'obiettivo di riunione intorno a un tavolo "i soggetti che avranno compito di attuare'' le misure dell'Aia.

(Adnkronos) - Per sanare il danno ambientale dell'Ilva, nel caso in cui l'azienda chiudesse, ci vorrebbero un paio di manovre. Lo afferma il ministro dell'Ambiente, Andrea Orlando, nel corso dell'audizione nella commissione Ambiente della Camera. "Se domani l'Ilva chiudesse non ci sarebbero solo tanti che vanno a casa, ma anche un danno ambientale che per farvi fronte ci vorrebbero un paio di finanziarie", osserva il ministro.

Sulla vicenda Ilva "è fondamentale far applicare il piano di risanamento ambientale e l'attuazione dell'Aia. Non è solo un problema di impianti, ma di come vengono condotti e ora con il subcommissario Edo Ronchi c'è alla guida chi ha attenzione per le ricadute ambientali". Così il ministro dell'Ambiente Andrea Orlando (nella foto), intervistato da Radio Capital. Su un risarcimento che andrebbe chiesto alla famiglia Riva, il ministro ha spiegato: "Non lo dico io, c'è una normativa che dice che chi inquina paga. Stiamo contestando il danno e questo deve produrre un risarcimento. E il meccanismo previsto dal nostro decreto muove dal principio che si utilizzano i proventi dell'acciaieria per la bonifica". (Tasera)

lunedì 13 maggio 2013

I soldi bastano per "comprare" la stima dei concittadini?

NO!

Bonifiche a Taranto. Stefàno chiede più soldi

Il neoministro dell’Ambiente Andrea Orlando ha dedicato una giornata intera ad un’azione conoscitiva sull’emergenza Taranto per individuare criticità e fare il punto sulle bonifiche dell’area industriale, del Mar Piccolo, di Statte e del quartiere Tamburi, sull’applicazione delle Autorizzazioni integrate ambientali per l’Ilva e le altre aziende (Cementir, Eni, ecc), sui lavori di riqualificazione del porto e sull’utilizzo delle ex aree demaniali militari, passate al Comune di Taranto.
Orlando, che prende il posto di Clini nel coordinamento della cabina di regia sul capoluogo jonico, ha singolarmente audito il sindaco e il presidente della Provincia di Taranto, Ippazio Stefàno e Gianni Florido, il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, il garante dell’applicazione dell’Aia Vitaliano Esposito, il prefetto di Taranto Claudio Sammartino, il commissario straordinario per gli interventi di bonifica, Alfio Pini, e il presidente dell’Autorità portuale di Taranto, Sergio Prete, che è anche il commissario straordinario per l’attuazione delle opere previste dalla legge per il risanamento ambientale e la riqualificazione della città.
Quest’ultimo ha portato all’attenzione del ministro le questioni relative agli interventi ambientali, ma anche le prospettive del porto, «per sviluppare – spiega – le attività diverse da Ilva e riequilibrare l’incidenza del comparto industriale, dal momento che l’acciaieria incide per il 70-80% sulla movimentazione nel porto».
Il presidente della Regione Vendola ha insistito sulla questione del patto di stabilità, che blocca qualsiasi investimento di Regione e Comuni. Mentre il sindaco ha chiesto che vengano escluse le spese ambientali dal patto. In realtà il primo cittadino ha battuto cassa, ha chiesto uomini e mezzi per il rafforzamento della cabina di regia e dei controlli sui cronoprogrammi dei progetti, per evitare lunghi tempi di attesa nelle procedure che prevedono il via libera di più ministeri o di più autorità, come sta accadendo con i dragaggi del porto, o come è accaduto con il divieto di sepoltura nel cimitero inquinato.
Se a molti appaiono pochi i soldi messi a disposizione dal governo per le bonifiche, sempre nuovi imprevisti fanno aumentare le spese, come l’utilizzo delle ex aree demaniali della Marina militare, passate al Comune, ma con tutto l’amianto di cui sono carichi edifici e capannoni. Così, un intervento per ridare spazi verdi e strutture ai tarantini, rischia di ritorcersi come un boomerang: «Ho chiesto ulteriori fondi al ministro Orlando – racconta il sindaco Stefàno – perché il Comune ha le procedure ordinarie da svolgere oltre a quelle straordinarie per le bonifiche, ma il personale è sempre lo stesso e, solo per fare un esempio, continuiamo a fare le pulizie del quartiere Tamburi che dovrebbe pagare l’Ilva».
Il ministro dell’Ambiente ha preso appunti e fatto domande a tutti i suoi interlocutori e potrebbe costituirsi nell’appello al Consiglio di Stato che l’Autorità portuale di Taranto intende proporre sulla decisione del Tar di Lecce. Quest’ultimo, accogliendo il ricorso avanzato da Terminal Rinfuse contro il mancato rinnovo della concessione dell’uso di parte del molo polisettoriale, ha infatti sospeso gli effetti di tutti gli atti di programmazione, dal decreto che ha nominato Prete commissario straordinario all’accordo per lo sviluppo del traffico container, bloccando così la riqualificazione del porto. (A. FLAVETTA GdM)

mercoledì 8 maggio 2013

Convocato il carrozzone: comincia la Canzone di Orlando

Il nodo Ilva è una delle questioni fondamentali che il governo Letta dovrà tentare di risolvere. Si terranno uno dopo l’altro una serie di incontri appena fissati dal Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando.

GLI INCONTRI – L’annuncio arriva con un comunicato stampa del ministero, che ricorda l’impegno del ministro ad incontrare nei prossimi giorni tutti i soggetti istituzionali interessati alla attuazione dei progetti in corso per la bonifica ed il risanamento dei siti civili e del sito industriale dell’Ilva.

I SOGGETTI CHIAMATI AL CONFRONTO - Orlando vedrà, secondo il calendario già programmato, il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, il presidente dalla provincia di Taranto Giovanni Florido, il Prefetto di Taranto Claudio Sammartino, il sindaco di Taranto Ippazio Stefano, il garante dell’attuazione dell’AIA Vitaliano Esposito, il commissario per le bonifiche Alfredo Pini, il soggetto attuatore degli interventi previsti nel protocollo di intesa per la bonifica dei siti civili di Taranto Antonio Strambaci e il presidente dell'Autorità portuale Sergio Prete. (Greenbiz)