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giovedì 8 maggio 2014

Piano piano la consapevolezza arriva fin giù al tacco...

Salento terra di tumori e di certificati verdi?

Quando si pensa al Salento, viene spontaneo immaginarsi le lunghe distese di sabbia bianca e le acque cristalline, giacché molto difficilmente si assocerebbe a questo territorio dei dati molto negativi che riguardano i morti a causa di tumore: in realtà, questo angolo di Puglia da circa vent’anni conosce una crescita incessante dei decessi causati da neoplasie derivanti dall’inquinamento ambientale (soprattutto a trachea, bronchi e polmoni), nelle aree comprese tra Brindisi, Lecce e Taranto, con la cittadina di Maglie che risulta tra le più colpite, seguita da Cutrofiano, Tricase, Nardò e Gallipoli, inquinamento derivante da attività industriali.

Lecce, Taranto e Brindisi: si muore a causa delle emissioni

Secondo i dati resi noti dall’Istat, Lecce è la provincia maggiormente colpita dalla mortalità da cancro, e questa notizia non può che disorientare: se le cause di questa mortalità più elevata, a livello salentino, si potrebbero individuare a Taranto (con l’Ilva) e a Brindisi (con il Petrolchimico), in realtà, a Lecce si muore di più a causa della ventosità sfavorevole, capace di spostare gli agenti inquinanti in massa (e questa risposta è offerta dal CNR). Pensare che il Salento – con i suoi impianti fotovoltaici, l’energia da biomasse e i certificati verdi – sia in realtà un luogo in cui si muore di più per cancro, è qualche cosa di agghiacciante.

I tassi di mortalità: Lecce al top, addirittura davanti a Taranto

Osservando poi i dati relativi alla mortalità per 10.000 abitanti, si scopre che i rilevamenti del 2004 mettono in evidenza un tasso del 25.9 percento a Lecce, contro il 21.9 di Taranto. I tumori, però, non sono riconducibili soltanto alle emissioni derivanti dai due centri industriali. In realtà anche i piccoli inquinatori, come i cementifici o gli inceneritori (osservando le ricerche condotte dal CNR) hanno una responsabilità altrettanto importante. I rischi, al di là dei tumori ai polmoni causati dal trasporto degli agenti inquinanti dal vento, si estendono però anche al consumo di prodotti della terra (e quindi anche di animali da allevamento) e dell’acqua, in modo particolare a causa della diossina assorbita.

Qui il documento epidemiologia-tumori-salento studio del Dott. Serravezza (laterradipuglia)

mercoledì 23 giugno 2010

Alla faccia de "lu sole, lu mare e lu ventu"!

Crolla il mito del Salento. Dal boom dei tumori al business dei certificati verdi. L'inchiesta
Epidemiologia dei tumori in Puglia e nel Salento. La ricerca del Cnr (atmosfera e clima) sul Salento

Brindisi-Taranto, l'asse del male. Territori avvelenati, aria malata, terreni pieni di diossina. E popolazione che muore di tumori. Da quasi 20 anni ci sono dati incontrovertibili che documentano l'aumentata incidenza di malattie tumorali di origine ambientale nella provincia di Lecce. E ci sono dati Istat che indicano come e perché il Salento sia l'area più inquinata della Puglia. Un tasso di mortalità per tumori maligni di trachea, bronchi e polmoni cresciuto vertiginosamente. Le aree interessate sono tutte nel Salento, da Lecce in giù. Maglie il paese più colpito (43 decessi nel 2004, 37 nel 2005), ma anche Gallipoli, Nardò, Tricase, Cutrofiano.

Dati che sforano la media regionale e che indicano, per tutto il Salento, un quadro di eccesso di mortalità attribuibile all'inquinamento ambientale di origine industriale. La provincia di Lecce, stranamente, è l'area a più alta incidenza di cancro della Puglia, secondo le statistiche Istat e le cifre dell'Osservatorio epidemiologico. Ma come? Non era Taranto la città più inquinata d'Europa a causa dell'Ilva e delle emissioni di diossina. E come mai i grandi colossi industriali si trovano a Brindisi (il Petrolchimico) e a Taranto (l'Ilva) e le gente muore di tumore a Lecce e provincia? La risposta è da cercare nel vento. Secondo lo studio dell'Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima del Cnr, che ha indagato sugli agenti inquinanti presenti nell'atmosfera del territorio salentino, la causa è proprio nel vento. Che trasporta diossina da Taranto e altri tipi di agenti inquinanti dal petrolchimico di Brindisi.

E così il Salento del fotovoltaico, fiore all'occhiello dell'energia rinnovabile, non è altro che un centro di tumori per colpa di altre industrie. E non solo. Si scopre anche che è stato "colpito" dal business del certificati verdi. E che le 20 industrie di biomasse che vogliono costruire nella provincia di Lecce (portando olio da tutto il mondo e bruciandolo per produrre energia) hanno intenti niente affatto ecologici. Così come si scopre, grazie alla denuncia ad Affaritaliani.it di Giuseppe Serravezza, oncologo talentino, che ci sono interessi economici e le mani di aziende del nord, altre straniere e una siciliana, per sfruttare il territorio salentino per produrre energia, a discapito dell'ambiente e dei cittadini...



epidemiologia-tumori-salento


Rapporto_ISAC_Provincia_2007

mercoledì 7 ottobre 2009

Un corso per Florido... e non solo

Donne, politica e istituzioni - VI edizione

L’Università del Salento, in collaborazione con il Ministero per le Pari Opportunità, sulla base dell’esperienza maturata nei precedenti anni, attiva per l’anno 2009, presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, la VI edizione di “Donne, politica e istituzioni – Percorsi formativi per la promozione della cultura di genere e delle pari opportunità”.
Il corso offre le conoscenze necessarie per partecipare attivamente alla vita politica del paese e dell’Europa e mostra come si agisce su un piano culturale, simbolico, politico, giuridico per essere riconosciuti come soggetti consapevoli e responsabili in grado di orientare cambiamenti positivi. Il corso mostrerà esplicitamente come e dove le donne sono state protagoniste dei progetti di sviluppo. La comparazione di esperienze esemplari e l’individuazione delle cosiddette buone prassi faranno da guida nel percorso formativo.
Lo scopo del corso è quello di formare alla partecipazione politica e all’esercizio dei diritti di cittadinanza.
Scadenza domande 10 ottobre 2009, per informazioni e iscrizioni clicca qui

mercoledì 19 agosto 2009

20-23 AGOSTO CAMPEGGIO ANTINUCLEARE IN SALENTO

20-23 AGOSTO CAMPEGGIO DI LOTTA ANTINUCLEARE IN SALENTO - LOCALITÀ MASSERIA FATTIZZE (a 2 Km da Porto Cesareo)

Per info ed adesioni conttattare
Bobo Aprile
Tel 368.582406 - Mail boboaprile@tiscali.it


COMUNICATO STAMPA

IL COMITATO PROMOTORE PUGLIESE “NO AL NUCLEARE” ED IL COORDINAMENTO NAZIONALE ANTINUCLEARE AMBIENTE ENERGIA E SALUTE ORGANIZZANO, DAL 20 AL 23 AGOSTO, UN CAMPEGGIO DI LOTTA ANTINUCLEARE IN SALENTO, LOCALITÀ MASSERIA FATTIZZE, A 2 KM DAPORTO CESAREO, NEI PRESSI DI AVETRANA, LUOGO SIMBOLO DELLE LOTTE ANTINUCLEARI IN PUGLIA DEGLI ANNI 80
Dopo le lotte contro il nucleare degli anni 80, culminate con la vittoria del referendum del 1987, l’opzione Nucleare viene riproposta in Italia dal Governo Berlusconi.
Il 9 Luglio, con l’approvazione del Decreto Sviluppo, il Parlamento riapre ufficialmente al
Nucleare.
Entro sei mesi il Governo indicherà i siti ove realizzare inizialmente 4 centrali Nucleari da 1600 Mw. Siti che verranno definiti di “Interesse Nazionale” per essere quindi militarizzati e, attraverso l’esercito, controllati direttamente dal Governo; esautorando in tal modo le Amministrazioni Locali, alla faccia della democrazia e del federalismo tanto sbandierato.
La Puglia è uno dei territori che furono individuati nel vecchio piano elaborato per l’individuazione delle aree per la realizzazione delle Centrali Nucleari che il governo ha più volte dichiarato di voler ripresentare. Ostuni, Avetrana, Carovigno, questi i possibili siti che verranno proposti per la costruzione delle nuove centrali nucleari.
Dopo il carbone di Cerano, le turbo gas, gli inceneritori, ora termovalorizzatori, le discariche con l’emergenza rifiuti sempre più prepotente, il nostro territorio è, ancora una volta, sotto attacco:
l’Energia-Padrona, con le sue logiche di sfruttamento, si appresta al nuovo banchetto. Un modello di sviluppo basato su grandi opere con il loro corredo di grandi devastazioni ambientali e di morte che, nel pieno della maggiore crisi capitalistica dal 1929 ad oggi, sembra essere l’unica via di uscita per un capitalismo in profonda crisi.
Pensiamo occorra ripartire da quelle lotte, per questo abbiamo deciso di organizzare un CAMPEGGIO DI LOTTA. Un momento iniziale di discussione e confronto, ma anche di convivialità e piacere dello stare insieme, per riorganizzare un movimento capace di contrastare le scelte nucleari.
Un incontro che si pone come obiettivo, per il prossimo autunno, quello di approntare
un’agenda politica capace di contrastare la crisi che, ancora una volta, vogliono far pagare a
noi cittadini.
La precarietà diffusa, il basso reddito, la deriva razzista e xenofoba delle politiche securitarie,
le grandi opere dalla TAV al Ponte sullo Stretto, i termovalorizzatori e le discariche, i
rigassificatori, anche di questo pensiamo sia necessario discutere per riannodare le fila di un
movimento spesso frammentato nelle mille vertenze che sui territori si aprono.
Per questo motivo, invitiamo a partecipare al campeggio di lotta antinucleare, che si svolgerà
dal 20 al 23 agosto, nel bel Salento, per fortuna ancora incontaminato (Località Masserie
Fattizze a 2 Km da Porto Cesareo), tutti coloro che da sempre si sono battuti contro questo
modello di sviluppo, chiunque voglia parteciparvi, ma anche giornalisti e addetti dei media
affinché possano informare e dare un megafono in più alla cittadinanza attiva che è, al tempo
stesso, opinione pubblica, teoricamente, espressione della classe politica di un Paese.
VI ASPETTIAMO!!!
Comitato Promotore Pugliese No al Nucleare
Coordinamento Nazionale Antinucleare Salute - Ambiente – Energia

COME ARRIVARE: Provenendo da San Pancrazio, sulla San Pancrazio - Porto Cesareo, a 2 km dal mare, girare a destra prendendo l'indicazione della pista-prototipo e seguire sempre la strada fino all’indicazione Masserie Fattizze.


PROGRAMMA

GIOVEDÌ 20 AGOSTO ORE 18,00
- Presentazione del Campeggio Antinucleare
- Piano energetico ambientale della Regione Puglia, ovvero come si consegna il territorio agli
speculatori anche con il solare ed il fotovoltaico
VENERDÌ 21 AGOSTO ORE 10,00
Workshop ecofemminista sul tema "Globalizzazione e leadership delle donne nelle lotte per la
difesa della salute e dell´ambiente"
VENERDÌ 21 AGOSTO ORE 18,00
- Ripresa della scelta nucleare in Italia e necessità di una forte opposizione popolare
SABATO 22 AGOSTO ORE 10,00
Battaglia per i beni comuni e contro le grandi opere speculative:
la ricostruzione Aquilana, il Ponte , la Tav, il piano rifiuti
SABATO 22 AGOSTO ORE 18,00
Iniziativa di controinformazione a Melpignano per la chiusura della "NOTTE DELLA TARANTA"
(Sono graditi striscioni e bandiere delle lotte territoriali-sociali)
DOMENICA 23 AGOSTO ORE 10,00
Assemblea Antinucleare, percorsi e iniziative per i prossimi mesi
DOMENICA 23 AGOSTO ORE 18,00
Manifestazione pubblica a Porto Cesareo con musica
SONO PREVISTE ALTRE INIZIATIVE , AL MOMENTO, IN VIA DI DEFINIZIONE

giovedì 18 giugno 2009

Finchè c'è terra a Grottaglie, i rifiuti sono i (soli) benvenuti!



Comunicato stampa di Vigiliamo per la discarica
Come le istituzioni scatenano la sindrome nimby

Non può più esserci alcun dubbio: il Commissario delegato all’emergenza ambientale, Vendola, e il Presidente della Provincia di Lecce, Pellegrino, con la complicità del Presidente della Provincia di Taranto, Florido, hanno fatto di tutto per tutelare la sindrome Nimby (not in my back yard, “non nel mio cortile”) che affligge da oltre due anni gli amministratori della Provincia di Lecce più che i salentini.
Se infatti nella Provincia di Lecce non risulta che sia stata mai autorizzata nessuna discarica per rifiuti speciali cosiddetti non pericolosi, né, per ragioni elettorali e per “promesse” già fatte, si è mai voluto continuare a smaltire i rifiuti urbani prodotti in Salento ad esempio nella discarica di Nardò e si è inoltre voluto mantenere l’altra “promessa” di chiudere la discarica di Ugento, nella Provincia di Taranto, in soli nove mesi, sono state autorizzate nuove discariche per ben 8.092.298 (ottomilionizeronovantaduemiladuecentonovantotto) metri cubi di rifiuti speciali non pericolosi.
A completamento di questa tutela della sindrome Nimby che sembra affliggere la Provincia di Lecce, il Commissario delegato all’emergenza ambientale, Vendola, con frequenze sempre più brevi, ma sempre più continue, insiste nel voler iniettare extra ordinem, cioè al di fuori delle regole ordinarie, rifiuti salentini in terra jonica.
Tutto ciò con disprezzo totale e nemmeno malcelato dei cittadini della Provincia di Taranto.
Questo è un modo inaccettabile di amministrare la cosa pubblica, e l’ambiente e la salute dei cittadini della Provincia di Taranto.

martedì 10 marzo 2009

Rassegna stampa: buoni e cattivi

C'è della Puglia nella sporca faccenda degli inceneritori taroccati di Roma (e c'è da stupirsi?)



Come si lavora a contatto con il territorio: una lezione dalla Barbanente e qualche suggerimento per i nostri amministratori...

venerdì 27 febbraio 2009

Comincia la mobilitazione antinucleare! Aderiamo tutti!!!

Parte la mobilitazione dei cittadini, delle associazioni e del mondo dell'informazione. Attivo un forum permanente di sensibilizzazione della cittadinanza costituito da Sos Costa Salento, Coppula Tisa, Associazione culturale 2000, Agesci, Zampa Libera, Pro Civ Arci, Culturambiente, Nuova Messapia, il comune di Alessano e le testate Mondo Radio, Paese Nostro, Tacco D’Italia.
Sulla base dell'accordo di cooperazione stipulato dal governo italiano con la Francia si apre la strada nel nostro paese alla costruzione di almeno quattro nuove centrali nucleari di terza generazione Epr entro dieci anni. Tra le ipotesi in circolazione sui siti dove dovranno sorgere le centrali compaiono i nomi di Carovigno, nella provincia di Brindisi, Avetrana tra Taranto e Lecce, Mola in provincia di Bari.
La procedura per l'attivazione delle nuove centrali prevede che una commissione di saggi, nominata dal ministro Claudio Scajola, valuti le candidature. L'ubicazione degli impianti Epr richiede zone poco sismiche o molto stabili, ma senza pericolo di inondazioni, possibilmente lontano da luoghi densamente popolati. La prima centrale dovrebbe essere pronta entro il 2020.
Volontari, amministratori e alcune testate giornalistiche hanno deciso di costituire un Forum permanente di sensibilizzazione della cittadinanza.
Promotori dell'iniziativa le associazioni Sos costa Salento, Coppula Tisa, Associazione culturale 2000, Agesci, Zampa Libera, Pro Civ Arci, Culturambiente, Nuova Messapia, il comune di Alessano e le testate Mondo Radio, Paese Nostro, Tacco D’Italia.
Per manifestare la propria adesione alla campagna contro il nucleare nel Salento e in Puglia è a disposizione l'indirizzo mail salentocontroilnucleare@yahoo.it al quale si possono mandare anche proposte e idee. Nei prossimi giorni partirà una campagna di sensibilizzazione tramite le associazioni distribuite in tutto il territorio, che confluirà in grosso momento pubblico, coinvolgendo volontari, associazioni, intellettuali politici.
La decisione governativa desta sconcerto anche perché in aperto disaccordo con la volontà espressa dai venti milioni di italiani che nel 1987 votarono un referendum per dire NO al nucleare. Molte le ragioni della protesta contro una decisione di dubbia opportunità e legittimità; tante le problematiche legate al nucleare, ancora oggi insuperabili nonostante gli ostentati ottimismi e le false verità governative.

Sicurezza: Salutato entusiasticamente dal governo come “fonte energetica sicura” appare tuttavia indubbio che avere il nucleare vicino casa non è assolutamente lo stesso che a centinaia di chilometri di distanza! Questo tipo di energia continua ad essere pericolosissimo per la salute e per l'ambiente. L'incidente di Chernobyl (Ucraina) del 26 aprile 1986 non è poi così lontano nel tempo se si considera che ancora oggi, nelle regioni confinanti, 2/3 degli adulti e metà dei bambini sono ammalati alla tiroide, c’è il raddoppio delle malformazioni e delle insorgenze di tumori e leucemie. Nel 2002 nell’Ohio (Usa) si è sfiorato lo stesso disastro; nel 2004 a Sellafield (GB) c’è stata una fuga 160 kg di velenosissimo plutonio rivelata solo dopo 8 mesi.
Dal 1995 al 2005 c’è stata una serie di incidenti gravi (con 7 morti e centinaia di contaminati gravi) nelle centrali del Giappone e il più grande impianto nucleare al mondo chiuso il 16 luglio 2007 per i danni da terremoto.
D'altro canto nessuno tra i tanti sostenitori del nucleare sa dire cosa fare delle scorie radioattive che ancora nessuno al mondo è riuscito a smaltire. Gli Usa hanno speso 8 miliardi di dollari in 20 anni senza trovare una soluzione. Problema, questo, a “lungo termine” se si considera che il plutonio resta altamente radioattivo per 200.000 anni, l'uranio 238 per milioni di anni.
Le centrali di terza generazione, sulle quali è improntato l'accordo, dovrebbero durare più di quelle in funzione - seconda generazione -, senza aver risolto il problema delle scorie né della sicurezza intrinseca. Fa discutere, in questo senso, la “rivelazione” di The Indipendent che le scorie di queste nuove centrali sarebbero più radioattive e pericolose di quelle delle centrali nucleari di seconda generazione!
Nelle intenzioni dei sostenitori le centrali di terza generazione dovranno porsi come un ponte verso una quarta generazione che, si promette, sarà assolutamente sicura, non proliferante, con poche scorie e meno pericolose. Ma i reattori di quarta generazione ancora non esistono, sono previsti solo dopo il 2030.

Costi: «Dipendere da altri paesi per l’approvvigionamento energetico è pericoloso e preoccupante ed è bene realizzare in Italia centrali nucleari in piena sicurezza», così il presidente del Senato Schifani a sostegno dell'accordo. Ma la costruzione delle centrali nucleari non è certo la soluzione al problema della dipendenza italiana dall'estero in materia energetica: l'Italia non ha, infatti, risorse di uranio, dovrebbe importarlo da Russia, Niger, Namibia, Kazakistan, Australia, Canada.
Secondo l’Agenzia per l'energia Atomica, l'uranio dovrebbe scarseggiare dal 2030, invece già dal 1991 ha raggiunto il picco: se ne consuma più di quanto si estrae. Sono le scorte militari che forniscono metà del combustibile. Senza nuovi reattori, la produzione di uranio è già insufficiente, perciò il suo prezzo si è moltiplicato per 10: dal 2001 al 2007 è salito da 7 a 75 dollari la libbra. D'altronde quella del “risparmio” è la carta principale giocata dal governo per convincere l'opinione pubblica, soprattutto in un periodo di piena crisi economica. Peccato che quella dei bassi costi sia solo un'altra delle chimere sbandierate come certezze dal governo. Il nucleare necessita di finanziamenti molto pesanti per un ritorno degli investimenti 20 o 30 anni più tardi: un’eternità per un mercato che (soprav)vive giorno per giorno.
Le stime Usa per i nuovi impianti danno il nucleare a 6,3 cent/ kWh contro 5,5 del gas e 5,6 del carbone. Per questo negli Usa, nonostante gli enormi incentivi stanziati da Bush - 1,8 cent/kWh, oltre il doppio del differenziale di 0,8 cent -, nessuno ci investe più dal 1976.
L’unico reattore in costruzione in Europa è in Finlandia: l’azienda privata ci sta perché lo Stato paga lo smaltimento delle scorie e smantellamento finale della centrale, che costa quasi come la costruzione. Lo stato garantisce inoltre l'acquisto di tutta l'energia prodotta per 60 anni: un affare senza rischi per il privato! Ma l’entrata in funzione della centrale, ordinata nel 1996, è slittata dal 2009 al 2011: 15 anni. Così il suo costo finale, da 2,5 miliardi di euro è aumentato a 4 miliardi: più di 4 volte di una centrale a metano della stessa potenza, 1600 MW. (Sudnews)

mercoledì 28 gennaio 2009

Comunicato di Vigiliamo per la discarica

VIGLIAMO PER LA DISCARICA rivolge un appello urgente e pubblico al Presidente della Regione Puglia e Commissario delegato per l’emergenza ambientale Vendola

Come comitato e come singoli cittadini vogliamo accedere direttamente, attraverso il sito della Regione Puglia a tutti gli atti amministrativi emessi dal Commissario delegato per l’emergenza ambientale e presidente della regione Vendola; non solo a quelli del 2009, ma anche ai precedenti. Nello specifico vogliamo conoscere direttamente dagli atti ufficiali dove sono destinati i rifiuti leccesi. Non ci bastano i “si dice” riferiti dalla stampa.
Tutti gli atti amministrativi è indispensabile che siano resi accessibili, ma in modo particolare quelli emanati in materia ambientale. E’ in questo che si devono concretizzare le ripetute e conclamate affermazioni di trasparenza e chiarezza della amministrazione regionale in carica.
Siamo sicuri che questa richiesta è condivisa non solo dalle associazioni ambientaliste dell’area jonica, ma dell’intera Puglia, così come da ogni cittadino pugliese. E siamo certi che si provvederà immediatamente.

lunedì 26 gennaio 2009

Oggi parliamo di Ecomusei

Prendiamo spunto dall'interessante articolo di Gianluca Guastella anche se un po' troppo arceolocentrico (perdonateci il neologismo ma non possiamo fare a meno di constatare con sorpresa e qualche dubbio, che l'archeologia, da qualche tempo a questa parte, sta diventando il presunto deus ex-machina per il salvataggio della cultura e della storia locali...) per approfondire un tema ancora troppo trascurato e che merita di essere considerato per la sua effettiva portata strategica.
Un colpo di wikipedia ci svela che in realtà: "Il termine ecomuseo fu pensato da Hugues de Varine durante una riunione con Georges Henri Rivière, all'epoca rispettivamente direttore e ex-direttore e consigliere permanente dell'ICOM (The International Council of Museums), e Serge Antoine, consigliere del Ministro dell'Ambiente. Fu usato per la prima volta nel 1971 in un intervento dell'allora Ministro dell'Ambiente francese, M. Robert Poujade, che l'utilizzò per qualificare il lavoro di un ministero in piena creazione. Gli ecomusei inizialmente, realizzati ben prima che assumessero questa definizione, furono pensati come strumenti per tutelare le tracce delle società rurali in un momento in cui l'urbanizzazione, le nuove acquisizioni tecnologiche e i conseguenti cambiamenti sociali, rappresentavano un rischio reale di completo oblio di un patrimonio culturale millenario. L'ecomuseo interviene sullo spazio di una comunità, nel suo divenire storico, proponendo "come oggetti del museo" non solo gli oggetti della vita quotidiana ma anche i paesaggi, l'architettura, il saper fare, le testimonianze orali della tradizione, ecc. La portata innovativa del concetto ne ha inevitabilmente determinato la conoscenza ben oltre l'ambito propriamente museale."
Dopo aver letto l'articolo, consigliamo vivamente una visita alla rete degli ecomusei italiani, e una verifica dello stato dell'arte in Puglia.
Proviamo a pensare alla ricchezza del nostro territorio con strumenti nuovi (si fa per dire, visto che parliamo di idee codificate quasi 40 anni fa...) e prospettive diverse, come suggerisce Guastella. E proviamo a promuovere queste idee...

venerdì 23 gennaio 2009

Abbiamo finito le guance

Questo articolo è l'ennesima conferma che le proteste dei cittadini leccesi causano il panico tra i politici regionali, mentre quelle dei tarantini continuano ad essere palesemente ignorate...e la monnezza arriva.


martedì 20 gennaio 2009

Rassegna stampa: Scognamillo scarica e Florido brucia!

Ecco perché la Provincia di Taranto è l'ente locale più lontano dai cittadini! La Provincia di Lecce non risparmia attacchi a chiunque pur di confermare il veto assoluto agli inceneritori nel suo territorio! E Florido invece elargisce nulla osta a piene mani su impianti che bruciano i rifiuti di mezza Italia (Salento compreso...).
A Lecce sono tranquilli, sanno che se è tal quale se lo prenderà qualche discarica pugliese e se è cdr (combustibile da rifiuti) arriverà sicuramente all'inceneritore di Massafra.
E i tarantini cornuti e mazziati.
Non per cadere nel qualunquismo, ma va detto ad onor del vero che l'attuale giunta provinciale uscente ha in sostanza continuato il programma di autorizzazioni scellerate e pianificazione inesistente delle precedenti giunte di destra.
Se non è zuppa...
Quanto è lontano il Salento...!




venerdì 16 gennaio 2009

VIRTUOSISMI

Dopo tante denunce e accuse agli amministratori (di qualsiasi colore essi siano) che spalleggiano inquinatori e monnezzari nella nostra già disastrata provincia, finalmente ci sembra giusto plaudire alla decisa presa di posizione del sindaco di Statte contro la discarica Italcave.
Nella speranza che la pubblicazione sul blog di questa intervista faccia cambiare idea a sindaci&co amanti di discariche e inceneritori e che aiuti, invece, il sindaco Miccoli a mantener salda la propria.

mercoledì 14 gennaio 2009

Ma l'inquinamento a Taranto è colpa di cacca e monnezza?

Mentre l'Ilva spara a zero sulla città che la "ospita", l'Enel, a Brindisi, "mette" 8 milioni di euro per piantumare le aree limitrofe alla centrale di Cerano e la Regione stanzia 10 milioni di euro per le case parcheggio dei Tamburi.





lunedì 12 gennaio 2009

Pace sui rifiuti ma guerra tra i politici...

(Lecceprima) Il Salento procede verso una sostanziale normalità, dopo il caos dei giorni scorsi provocato dalla controversa vicenda dei rifiuti, che ha lasciato temere il peggio. Qualche area del territorio lascia trasparire ancora piccole sofferenze, ma si procede con determinazione nella stabilizzazione dei centri più colpiti: a Gallipoli rimangono qua e là i postumi dell’emergenza, ma ci si sta attrezzando per riportare la città ad una condizione ottimale; stesso discorso per Nardò, dove vanno ultimandosi i lavori di sgombro dei cassonetti ricolmi; diverso discorso per Galatina, dove Antonio De Matteis, presidente della Csa, la società che gestisce la questione rifiuti in città, ha preannunciato che la situazione potrebbe stabilizzarsi al meglio nella giornata di lunedì, con la normalizzazione del Quartiere fieristico. A Burgesi, intanto, continua lo scarico dei rifiuti in discarica e con esso prosegue il monitoraggio dei comitati proambiente del territorio, che verificano ora per ora il traffico dei tir: sono circa una novantina i camion che quotidianamente arrivano ad Ugento, senza, quindi, alcuni sovraccarico e nel rispetto degli accordi dei giorni scorsi.

Sul fronte dell’emergenza, l’assessorato regionale all’ecologia ha deciso di prorogare di 30 giorni l’autorizzazione rilasciata alla società esercente la discarica di Cavallino, finalizzata alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti ingombranti e non pericolosi, nel rispetto da parte della Regione degli impegni presi il 24 dicembre nella Prefettura di Lecce, su richiesta del presidente Ato Le1, Gianni Garrisi. Dall’Ato Le/1 è arrivato l’impegno e il pieno sostegno ad essere ecosolidali con gli altri bacini del territorio.

Ma quel che fatica a normalizzarsi, invece, è la querelle politica, fatta di accuse reciproche tra gli esponenti regionali e provinciali degli opposti schieramenti...

TARANTO: “NO AI RIFIUTI DI LECCE”

A Taranto è già partita la mobilitazione contro l’ipotesi, al vaglio degli enti preposti, di trasferire i rifiuti degli ambiti territoriali leccesi nelle discariche di Fragagnano o Grottaglie. Il comitato per Taranto e la sezione ionica italiana leucemie (Ail) hanno chiesto formalmente al presidente della Provincia, Gianni Florido, di deliberare ufficialmente il no allo sversamento dei rifiuti leccesi nel territorio tarantino. Ancora più esplicito e netto il vicepresidente del consiglio regionale, Luciano Mineo, che senza mezzi termini blocca sul nascere ogni ipotesi di questo tipo: “Nessuno si sogni – afferma - di imporre all’area ionica lo smaltimento dei rifiuti di Lecce. La Provincia di Taranto è nettamente contraria all’ipotesi e chiede il coinvolgimento ad ogni tavolo di discussione in tal senso. Nessuno può prendere in considerazione i siti di Fragagnano e Grottaglie sulla testa dei consiglieri regionali, delle istituzioni, dei cittadini delle due comunità e dell’intera provincia”. “Taranto ha già dato – precisa Mineo - sono oltre due anni che i rifiuti dei bacini Ato Le 2 e 3 vengono conferiti nelle discariche di Fragagnano e Grottaglie. Il fatto che Taranto si sia dotata per tempo ed in maniera utile di impianti di smaltimento dei rifiuti, non significa che debba diventare la pattumiera della Puglia”.

Dello stesso avviso il presidente della provincia Florido: “Esiste una profonda differenza tra solidarietà e subalternità – sostiene - solidali con il Salento lo siamo stati fino al 31 agosto scorso. E poi, forzando la mano con Fragagnano e Grottaglie, con la proroga sino al 31 dicembre. La Puglia ha più di due province: non mi sta bene che Taranto diventi il terminale della crisi leccesi”.

Ma, nonostante le parole di Florido, il comitato per Taranto non lesina critiche al presidente: “Continua con la sua politica di capo autoreferenziale, osteggiando il coinvolgimento della cittadinanza in una giusta causa comune, diversamente da quello che hanno fatto, con popolarità e successo, i sindaci e presidenti salentini”. Dagli ambientalisti tarantini critiche aspre nei confronti di Raffaele Bagnardi, sindaco di Grottaglie, che “da tempo impegnato ad ampliare le discariche e proporre inceneritori, insensibile al bene dei suoi concittadini, si è già detto pronto ad accoglierla on cambio di qualche sconticino sull’ecotassa (quelli che altrove chiamano i trenta denari)”.
Il diretto interessato smentisce accordi con le istituzioni e si dice pronto a collaborare di comune intesa con la Provincia. Ma è evidente che la crisi salentina sta diventando sempre più un affare regionale.

sabato 10 gennaio 2009

Rifiuti: la denuncia del Comitato è sulla stampa!

Vigiliamo per la discarica avverte: "occhio ai sotterfugi"

Comunicato stampa
Il comitato Vigiliamo per la discarica, anche alla luce di quanto riportato dalla stampa soprattutto in questi ultimi giorni, sente la responsabilità morale di intervenire circa la recente ed ennesima emergenza rifiuti del Sud Salento e i pseudo rimedi che si stanno adottando a livello istituzionale.
Innanzitutto sembra che ci siano almeno (e sottolineiamo, almeno) due tipologie di trattative e di “accordi” per cercare di uscire dall’emergenza “rifiuti urbani” nel Salento: la prima, quella che si è conclusa con un cosiddetto “protocollo”, sulla base del quale i rifiuti urbani salentini, fino al 31 gennaio 2009, verranno smaltiti all’interno della Provincia di Lecce; l’altra, sotterranea, che sta attraversando, oltre alle Amministrazioni comunali e provinciali salentine, anche l’Amministrazione regionale, quella provinciale di Taranto e l’amministrazione comunale di Grottaglie.
Ed è quest’ultima “trattativa” che preoccupa e non convince. Ma prima è doveroso premettere che il comitato Vigiliamo per la discarica registra con favore le prese di posizioni del Presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido e del Vice Presidente del Consiglio regionale Luciano Mineo, che hanno pubblicamente opposto e ribadito attraverso i media un secco no all’ipotesi di prolungare ulteriormente (dopo due anni!) lo smaltimento dei rifiuti salentini negli impianti situati nella Provincia di Taranto, posizioni che seguiremo molto attentamente anche nei prossimi giorni.
Riguardo alla trattativa che definiamo “sotterranea”, c’è una posizione che ci preoccupa gravemente. Ed è la posizione del Sindaco del Comune di Grottaglie, scandalosamente ammiccante verso un’ipotesi di smaltimento nella provincia di Taranto, che viene sostenuta in un modo decisamente malcelato.
Il sindaco di Grottaglie infatti, invece di cercare di ridurre gli enormi danni che ha già inferto al territorio, alla collettività e all’immagine di Grottaglie, si è in questi giorni distinto (si fa per dire) per aver sostenuto su diversi mezzi di informazione un’ipotesi di smaltimento dei rifiuti leccesi nella discarica di Grottaglie. E tale ipotesi di smaltimento il sindaco di Grottaglie la subordina solamente al conseguimento di vantaggi patrimoniali per l’Amministrazione comunale che egli sfortunatamente (per noi) ancora rappresenta.
E tutto questo dopo che per due anni a Grottaglie e Fragagnano, per ordinanza commissariale, sono arrivati dall’Ato Lecce 2 rifiuti solidi urbani non si sa quanto e se preventivamente stabilizzati nell’impianto di Poggiardo!.
Questa incredibile presa di posizione non può e non deve essere “incoraggiata” da nessuno, nemmeno da quegli organi di stampa che continuano a dare credito a chi irresponsabilmente continua ad affermare cose così incredibili e inaudite.
I protagonisti di queste trattative “sotterranee”, se ritengono di poter fare affidamento sul “ventre molle” di chi, non amando il proprio territorio, intende continuare a farne merce di scambio, sappiano che troveranno una opposizione durissima nel Comitato Vigiliamo per la discarica.