Visualizzazione post con etichetta mitilicoltura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mitilicoltura. Mostra tutti i post

lunedì 10 agosto 2015

Tempi roventi per le cozze

L’afa colpisce la produzione di cozze, danni per 15 milioni

Anni fa la contaminazione della diossina e dei metalli pesanti che, a seguito dell’inquinamento, si sono posati sui fondali del Mar Piccolo. Adesso, invece, l’eccezionale ondata di afa delle ultime settimane che ha innalzato la temperatura dell’acqua provocando una specie di asfissia del seme. Non c’è pace per le cozze di Taranto, il prodotto ittico più rinomato, simbolo dell’economia marinara della città, da qualche tempo alle prese con problemi che ne compromettono la produzione e lo sbocco sul mercato.
Per due tre-stagioni consecutive diverse tonnellate di cozze allevate nel primo seno di Mar Piccolo, pronte ad essere messe in vendita, sono finite al macero, distrutte in discarica, perchè ai controlli dell’Asl erano risultate avere una presenza di sostanze inquinanti superiori ai livelli previsti. Se fossero finite al consumo, avrebbero potuto causare danni alla salute. Un’altra delle conseguenze provocate dall’impatto sul Mar Piccolo delle attività dell’Ilva e dell’Arsenale della Marina Militare. È stato quindi necessario individuare nuove zone in Mar Grande - più aperto alle correnti rispetto a Mar Piccolo che è invece una specie di mare interno di Taranto - nelle quali trasferire parte degli impianti della mitilicoltura.
Mar Piccolo è così rimasto soprattutto il luogo dove allevare i semi delle cozze da trasferire poi in Mar Grande per la successiva maturazione. Adesso, invece, i rischi vengono dall’eccesso di caldo. Che può notevolmente ridimensionare la produzione di cozze per il 2016. Si registra infatti un aumento anomalo delle temperature per un periodo prolungato e con una media di 34 gradi avvertiti in mare. Gli operatori segnalano una perdita tra il 60 e il 70 per cento della produzione di mitili adulti con un netto incremento rispetto agli ultimi anni. Trentamila tonnellate di cozze sono già inutilizzabili e il danno valutato, secondo le prime stime, in oltre 15 milioni di euro.
I mitilicoltori hanno fatto il punto della situazione in un incontro col Comune di Taranto. Tre, in particolare, le richieste avanzate. Anzitutto, avere la disponibilità di alcune aree di Mar Grande dove trasferire il prodotto inferiore a 5 centimetri di taglia, quello non adulto quindi. Influenzato dal gioco delle correnti, questo specchio di mare registra infatti temperature più basse rispetto al Mar Piccolo. Verrà poi chiesto al Consiglio nazionale delle ricerche di mettere a disposizione dei mitilicoltori i dati del monitoraggio ambientale sul Mar Piccolo, oggi fatto solo per finalità scientifiche, e, infine, si cercherà di ottenere al più presto un incontro con la Regione Puglia (assessorato alle Politiche agroalimentari) per vedere come indennizzare i produttori che hanno accusato un danno.

Mitilicoltori tarantini e Comune assicurano: il prodotto certificato e controllato che si acquista e che va, soprattutto in questo periodo, sulle tavole di migliaia di persone, non presenta alcun rischio di commestibilità e nocività. Il problema è soprattutto per la produzione futura che potrebbe notevolmente ridimensionarsi. L’estate e il caldo portano fisiologicamente una moria di semi delle cozze, ma quest’anno si è ben oltre i livelli reputati fisiologici dalla categoria. (Sole24h)

domenica 17 maggio 2015

Tempismo elettorale?

Trasferito a Taranto il Distretto Regionale della Pesca e della Mitilicoltura

La sede del Distretto Regionale della Pesca e della Mitilicoltura si trasferirà da Manfredonia a Taranto. Il passaggio sarà ufficializzato martedì 19 maggio alle ore 10.30 nella sede della Camera di Commercio alla presenza delle associazioni di categoria. Per l’ Assessore alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia, Fabrizio Nardoni “si tratta di in risultato importantissimo che porterà nel capoluogo jonico un distretto con disponibilità economico-finanziarie da avviare anche in favore dello studio della filiera, dell’innovazione e della ricerca”. Il distretto avvierà, inoltre, l’Osservatorio Regionale per le attività della pesca in tutta la Puglia.
Alla conferenza stampa oltre all’Assessore Nardoni e al Presidente della Camera di Commercio, Luigi Sportelli, parteciperà il presidente del Distretto Nunzio Stoppiello. (Cosmopolismedia)

sabato 8 novembre 2014

Quali navi pulite in Mar Grande?


In attesa di un diniego definitivo o della solita imposizione di stato sulla questione Tempa Rossa e le sue 100 petroliere "pulite" all'anno, condividiamo e pubblichiamo questa riflessione postata da Alex Orange su Facebook, riguardo agli effetti delle navi portacarbone. 
La musica è sempre la stessa. 


La distanza dai campi mitili al secondo sporgente ILVA (navi porta carbone minerale) è inferiore a due miglia nautiche; poco più è la distanza tra gli stessi e il quarto sporgente (minerale di ferro), ancora poco più è quella dal pontile ENI (greggio, raffinati, ecc.).
Tutta la zona industriale di Taranto, tristemente famosa per il pesante, ove non criminale insediamento industriale, dista fino ad un massimo di tre miglia dal nuovo posizionamento dei campi mitili che sono stati spostati dal Primo seno di Mar Piccolo.
L'inquinamento prodotto dallo spolveramento (dovuto a benne, gru e nastri trasportatori non a norma) e/o la dispersione di minerale in acqua, anche in una giornata di poco vento e pochissima corrente marina provenienti da Nord-Ovest, impiega molto meno di un ora per raggiungere le cozze.
Sappiate che una sola cozza, dico una, filtra anche più di cento litri di acqua al giorno. Non credo debba aggiungere altro.
Le domande che mi pongo io sono le stesse che si pongono tutti.

venerdì 28 marzo 2014

Il Mar Grande in serie B

Concluse le analisi nel Mar Grande. Cozze vendibili, ma dopo la stabulazione


Mar Grande, potrebbe arrivare presto la classificazione delle acque antistanti il Lungomare dove tre diverse aziende (la Ittica Cielo Azzurro, la coop Arcobaleno e la coop Pescatori  Due Mari), messe purtroppo ko dai livelli di inquinamento di diossine e pcb (policlorobifenili) nel primo seno di Mar Piccolo, hanno trasferito i propri
impianti. Si è, infatti, concluso il periodo necessario all'Asl per effettuare i campionamenti delle acque (due al mese per sei mesi) per le analisi di carattere batteriologico. Il periodo si è, comunque, protratto anche oltre i sei mesi previsti a causa delle condizioni meteorologiche e della disponibilità delle stesse società,  ma finalmente allo scadere dei tempi previsti e, soprattutto, una volta registrate tutte analisi sostanzialmente prive di criticità, la Asl ha dato il suo nulla osta ed avviato la procedura per la richiesta di classificazione da parte della Regione. La proposta è che le acque di Mar Grande destinate agli impianti di mitilicoltura siano classificate di tipo B. il che significherà che le cozze li prodotte dovranno passare dagli impianti di stabulazione prima di essere portate alla  commercializzazione.
Di fatto, comunque sia, è (quasi) l'ok alla vendita di prodotto il cui seme deriva sempre dal primo seno di Mar Piccolo da dove deve essere trasferito quando è ancora in fase molto iniziale di sviluppo. E' sempre l'Asl a porre il divieto di movimentazione dopo una certa fase, scaduta alla fine di febbraio anche quest'anno. Il direttore del Dipartimento di Prevenzione dell'A l Ta, Michele Conversano, ed il dirigente del settore veterinario, Teodoro Ripa, tirano un sospiro di
sollievo. L'incubo degli anni passati, dopo il blocco totale della movimentazione di prodotto dal primo seno dove circa tre anni fa le analisi rivelarono una
preoccupante presenza di diossine e pcb ed un quantitativo ingente di prodotto già maturo e pronto alla commercializzazione fu invece portato al macero, fmalmente sembra diradarsi un po'. Non ritrovano del tutto ancora la propria serenità, tuttavia, i mitilicoltori per questioni più burocratico-amministrative a causa, ad esempio, dei continui intoppi nel rilascio delle autorizzazioni. Sul fronte sanitario, però, le notizie appaiono essere più rasseneranti anche perché quel tratto di mare
è interessato alla presenza di scarichi di emergenza dell'acquedotto.
L'aver confermato per tutto questo tempo valori ben al di sotto di qualsiasi soglia di attenzione fa ritrovare un clima di fiducia. Del resto tutta la rimanente area di Mar Grande è già classificata di tipo B. La stessa cosa per il secondo seno di Mar Piccolo. Va ancora meglio nell'area a ridosso della zona Tarantola, di recente tornata ad essere classificata di tipo A (nessuna stabulazione necessaria) dopo un periodo di declassamento. Intanto, una volta che giungerà la classificazione ufficiale della zona Lungomare e la commercializzazione delle cozze sarà avviata, l'Asl proseguirà le sue indagini che, a quel punto, non saranno più solo di natura
microbiologica, ma saranno anche di natura biotossicologica e chimica (alla ricerca, come accade nel secondo seno, di eventuale pre enza di lpa, diossine, metalli pesanti). Ovviamente, si spera che la produzione possa gradualmente ripartire. (MARIA ROSARIA GIGANTE- GdM, venerdì 28 marzo p.9)

giovedì 13 febbraio 2014

Un "aiuto" alle economie locali alternative all'Ilva (aiuto ad affondare!)

Cinque tonnellate di cozze coltivate in una zona vietata del mar Piccolo,a rischio sanitario,dove è interdetto l'allevamento in quanto nell'area è stata rilevata un'alta concentrazione di diossina e Pcb (policlorobifenili), sono state sequestrate da militari della Capitaneria di porto di Taranto. Non sono mancati i momenti di tensione per la protesta di alcuni pescatori. Il prodotto è stato caricato sugli autocompattatori dell'Amiu, l'azienda di igiene urbana, per la successiva distruzione. (ANSA)

venerdì 31 gennaio 2014

Bufale vere e bufale false

Taranto: tra cozze, stelle marine e bufale – In dirittura d’arrivo classificazione acque mar Grande

Mutazioni genetiche in mar Grande. Una stella marina con diciannove braccia, un numero abnorme rispetto alla normalità, e persino un fantomatico biologo marino autore della straordinaria scoperta nei fondali tarantini, il cui nome ovviamente non è rintracciabile su internet.
E’ la bufala del giorno, diffusa da un sito satirico, ma presa per vera da tanti creduloni che hanno condiviso il link sui social network portando acqua al mulino di un sito che raccoglie visite sparando cavolate. E così, non solo dobbiamo imbatterci in notizie vere e realmente preoccupanti riguardanti il nostro territorio, ma anche in chi ama giocare sulle disgrazie e sulla superficialità altrui pur di fare “boom”. Ragion pur cui evitiamo accuratamente di citare il sito di questi buontemponi e ci limitiamo a evidenziare che le stelle marine con più braccia esistono in natura e non rappresentano una mostruosità tarantina.
Ma passiamo alle cose serie, quelle con cui InchiostroVerde ha maggiore confidenza. Oggi pomeriggio abbiamo parlato con il dottor Fabrizio Basile, referente dei Servizi Veterinari della Asl, per sapere a che punto è la classificazione delle acque di mar Grande per la mitilicoltura, passaggio fondamentale per consentire la commercializzazione delle cozze cresciute nei nuovi allevamenti dopo l’esilio dal primo seno di mar Piccolo, contaminato da pcb e diossine ed off limits dal luglio del 2011. L’iter per la classificazione preliminare prevede il controllo delle acque per sei mesi con dodici prelievi complessivi. L’Asl ha cominciato nell’aprile 2013 ed avrebbe dovuto terminare ad ottobre, ma per una serie di contrattempi (dal maltempo agli impicci burocratici) non è stato possibile rispettare la tabella di marcia prevista.
«La classificazione delle acque è andata avanti riguardando le tre aziende che finora si sono trasferite in mar Grande, (mentre altre sono ancora in attesa di spostarsi) - spiega il dottor Basile - ormai siamo in dirittura di arrivo: per due cooperative manca solo un prelievo, per l’Ittica Cielo Azzuro qualcuno in più. Quando avremo concluso con tutte – entro quindici giorni – potremo mandare i risultati alla Regione Puglia che dovrà rilasciare l’ok definitivo. Finora tutti i valori sono risultati conformi sia per quanto riguarda i contaminanti fecali, che per metalli pesanti, diossine e pcb”.
Il dottor Basile spiega che il controllo dei metalli pesanti avviene ogni tre mesi, quello delle diossine e dei pcb ogni sei mesi. Ma sono proprio i contaminanti fecali a preoccupare di più, se si considera la vicinanza (meno di 500 metri) degli impianti di allevamento agli scarichi di emergenza dell’Acquedotto Pugliese che entrano in funzione quando piove.  «Va comunque precisato che avremo una classificazione di tipo “B” – sottolinea il veterinario della Asl – ciò comporta che le cozze allevate in quelle aree debbano passare da un centro di depurazione prima di poter essere vendute ai consumatori».
Domandiamo: il 2014 sarà –  finalmente – l’anno buono per gli allevatori che hanno dovuto ricominciare una nuova vita professionale in mar Grande, dopo una lunga tradizione in mar Piccolo? Il dottor Basile si dice ottimista: “Ho visto il prodotto cresciuto nei nuovi allevamenti: è buono sia per dimensioni che per pienezza. Ci sono tutte le condizioni perché possa essere finalmente venduto durante la prossima stagione estiva».
Tra i mitilicoltori, però, rimane il profondo rammarico, oltre al danno economico, per il prodotto finora andato buttato, in buona parte finito sui fondali, e in parte rimasto invenduto perché ancora privo di quella benedetta classificazione, che avrebbe consentito la vendita già dal 2013. Un breve passaggio, infine, sui sospetti relativi alla presenza di diossina nelle uova di alcune masserie situate tra Crispiano e Martina Franca. Domani mattina, Fabio Matacchiera terrà una conferenza stampa per illustrare gli esiti delle analisi fatte commissionare dal Fondo Antidiossina onlus.
All’annuncio dei risultati, nei primi giorni di gennaio, la Asl ionica aveva gettato acqua sul fuoco dicendo che i valori riscontrati dal Fondo Antidiossina non comportano un rischio sanitario. Stessa posizione confermata oggi dal dottor Teodoro Ripa, responsabile dei Servizi Veterinari della Asl: «I consumatori possono stare tranquilli – ha dichiarato a InchiostroVerde – paradossalmente possono essere più sicuri  nei confronti di quanto prodotto nel raggio di venti chilometri dal polo industriale, proprio perché in quella zona c’è un controllo più assiduo e mirato. Ovvio, però, che la principale preoccupazione dovrebbe essere il blocco di tutte le fonti inquinanti ancora attive». Affermazioni dettate dal buon senso. Ma si sa: il buon senso nei palazzi della politica nazionale e locale non è di casa.
Alessandra Congedo per InchiostroVerde

Ed ecco la "notizia" che ha scatenato il pandemonio sui social forum:


Lido Azzurro (Taranto) – La sensazionale (e triste) scoperta è stata fatta dal Biologo Marino Dott. Vincenzo Golconti.
Lo scienziato, nel corso dell’esplorazione dei fondali del Mar Grande, ha prelevato un’asteroidea (volgarmente chiamata stella marina) dal numero abnorme di braccia, solitamente 5.
In questo caso le braccia erano ben 19, cosa del tutto anomala nell’anatomia di questa specie comune, l’Asteroidea Phylum Echinodermata.
La mutazione genetica sembrerebbe causata da una crescita esponenziale di cellule in fase G1, sotto l’influenza di composti organici eterociclici (diossine), solitamente derivati dalla lavorazione dei metalli.
Erano già noti episodi di cronaca locale in cui erano state rilevate tracce di diossina nei mitili e in alcuni derivati animali (latte, uova), ma per la prima volta ci troviamo di fronte ad una vera e propria mutazione genetica che ricorda i pesci a tre occhi presenti nel cartone animato Simpson, frequentatori del lago adiacente alla centrale nucleare.

3eyes fishIl team del Dott. Golconti ha preferito non pronunciarsi in merito alla causa scatenante della mutazione genetica e il motivo di una così massiccia presenza di diossina nell’organismo dell’animale, ma ovviamente è appurato che un impianto siderurgico sorga a pochi passi dal luogo del ritrovamento.
Ulteriori esami sull’organismo dell’animale dal numero di braccia abnormi fornirà nuovi dettagli sul caso.
Sara Costimaci – Scienze e Tecnologia - Giornale del Corriere

sabato 2 novembre 2013

Giornate di numeri: 258!


Taranto, cozze inquinate e distrutte, sotto accusa in 17 nell'inchiesta Ilva

In duecentocinquantotto, fra cittadini privati e società, sono considerati parte danneggiata nel procedimento «Ambiente svenduto» che, lungo le produzioni inquinanti dell’Ilva e l’esercizio delle attività gestito dalla società siderurgica, avrebbe individuato rapporti contaminati fra i vertici dell’industria dell’acciaio e il mondo della politica.
All’Ilva però, e alle modalità di produzione del suo stabilimento, è imputata dalla procura di Taranto anche la contaminazione dello specchio acqueo del primo seno del Mar Piccolo.
In parole povere, all’Ilva è addebitata la cattiva sorte dei mitili, la cui produzione negli anni scorsi è stata al centro di una polemica, talvolta pure strumentale, finalizzata a togliere dal mercato la «cozza tarantina».
In realtà, sarebbe invece stato effettivo, e del tutto concreto, l’inquinamento della produzione locale che ora, alla luce delle conclusioni formulate dal procuratore della Repubblica Francesco Sebastio e dei magistrati del pool che indaga sull’Ilva, potrebbe ritenere di aver individuato gli autori del disastro che ha travolto decine e decine di cooperative di mitilicoltori.
A pagina 18 dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, notificato fra gli altri anche al governatore della Puglia Nichi Vendola, al sindaco tarantino Ippazio Stefàno, ai vertici e ai dipendenti dell’Ilva e ad altri soggetti cinvolti a vario titolo nel procedimento, il “disastro” compiuto in Mar Piccolo è stato formalizzato.
In quella pagina, infatti, si parla di sversamento di sostanze nocive provenienti dalle produzioni del siderurgico che hanno provocato, e comunque non impedito, la contaminazione di quello specchio d’acqua, «ove insistevano numerosi impianti di coltivazione dei mitili, in tal guisa cagionando l’avvelenamento da diossina, Pcb e metalli pesanti di diverse tonnellate di mitili che venivano distrutti per ragioni sanitarie, in quanto pericolosi per la salute umana».
La contestazione della procura si ferma al 20 giugno del 2013, periodo in cui la parte rilevante delle indagini dei finanzieri e del Noe si era conclusa.
Proprio per questo, la magistratura di Taranto imputa la permanenza del reato commesso «anche in epoca successiva al provvedimento di sequestro di tutta l’area a caldo dello stabilimento siderurgico e nonostante il tribunale del Riesame, con ordinanza dell’agosto 2012, avesse disposto l’utilizzo degli impianti solo al fine di risanamento ambientale, con l’aggravante del numero delle persone concorrenti nel reato».
Nello specifico, sono indagati per concorso nell’avvelenamento delle sostanze alimentari Emilio, Nicola e Fabio Arturo Riva, Luigi Capogrosso, i fiduciari Lanfranco Legnani, Alfredo Ceriani, Giovanni Rebaioli, Agostino Pastorino, Enrico Bessone e poi i dirigenti Marco Andelmi, Angelo Cavallo, Ivan Dimaggio, Salvatore De Felice, Salvatore D’Alò, Girolamo Archinà, Bruno Ferrante e il direttore di stabilimento Adolfo Buffo. (Quotidiano)

giovedì 31 ottobre 2013

Anche le cozze di parte civile


Ilva, i mitilicoltori: “Ci costituiremo parte civile nel processo”

“I pm dicono che anche le cozze  del primo seno di mar Piccolo sono state contaminate dall’Ilva. Finalmente abbiamo la notizia che tanto aspettavamo. Potremo costituirci parte civile contro il siderurgico e chiedere il risarcimento danni”. Luciano Carriero, presidente della cooperativa “Cielo Azzurro”, commenta così ciò che emerge dai capi d’imputazione messi nero su bianco dal pool di magistrati che ha chiuso l’inchiesta “Ambiente svenduto”. Carriero spiega di aver già dato mandato ai suoi legali e annuncia che non sarà il solo ad intraprendere questa battaglia legale. “Con me ci saranno una trentina di allevatori titolari di concessione”.
Gli ultimi tre anni sono stati infernali per i mitilicoltori del primo seno. Dopo aver perso due annate a causa della contaminazione da diossina e pcb nei mitili, alcuni di loro – da febbraio 2013 – si sono trasferiti in mar Grande, ma il calvario non è ancora terminato. “Dopo essere stati vittime dell’inquinamento, siamo finiti nella trappola della burocrazia. Siamo ancora in attesa della classificazione delle acque di mar Grande per la mitilicoltura, passaggio fondamentale per poter vendere il prodotto. Finora dalla Asl sono stati effettuati solo 8 prelievi (risultati conformi) sui 12 previsti. L’iter doveva concludersi in sei mesi, quindi ad ottobre. Ma ancora non siamo arrivati al traguardo. Insomma, abbiamo perso anche l’annata 2013″. (inchiostroverde)

lunedì 1 luglio 2013

Fiorivano le viole...

Non è per fare i soliti disfattisti... ma diciamo che una leggera sindrome da San Tommaso dopo decenni di promesse e grandi abbuffate di esperti è pure difficile da superare...
Aspettiamo, e vedremo!
 
Esperti internazionali a Taranto programmano sviluppo pesca

Esperti internazionali si riuniranno a Taranto lunedì prossimo 8 luglio per programmare lo sviluppo del settore pesca, acquacoltura e miticoltura. Si tratta di un appuntamento, precisa in una nota l'assessore regionale alle Risorse Agroalimentari, Fabrizio Nardoni, "che prova a mettere assieme più attori e che cerca di mettere in contatto con l'Europa e il mondo la marineria della Puglia e di Taranto in particolare provando a tracciare, così come previsto dal nuovo Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca 2014-2020, le linee di intervento per una pesca ecologicamente, economicamente e socialmente sostenibile". "La dotazione proposta per questo nuovo Fondo, che sostituirà l'attuale Fondo Europeo per la Pesca (Fep) e vari altri strumenti, ammonta a 6,5miliardi di euro - dice ancora Nardoni - ed è importante per questa ragione che all'appuntamento e alla fase di programmazione di queste risorse si arrivi con un progetto organico che possa trovare negli operatori locali i giusti referenti". L'incontro si svolgerà nell'aula Magna del Convento di San Francesco in via Duomo ed è promosso dall'Assessorato alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia e dall'Istituto Agronomico Mediterraneo (Ciheam) Oltre al tavolo tecnico convocato in mattinata con i referenti degli organi di controllo e sanità, gli esperti del settore, le associazioni di categoria e il mondo della ricerca universitaria - è detto ancora nella nota della Regione - nel pomeriggio l'appuntamento tarantino si arricchisce di presenze importanti e internazionali. Hanno già dato la loro adesione il direttore generale del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Emilio Gatto, il Presidente del Consiglio Consultivo Regionale per il Mediterraneo (Rac Med), Giampaolo Bonfiglio, i rappresentanti delle organizzazioni nazionale rappresentanti il settore pesca e soprattutto il Segretario Esecutivo della Commissione Generale della Pesca per il Mediterraneo per la Fao (Cgpm - organo deputato a occuparsi di tutte le questioni attinenti la gestione della pesca, ma anche alla conservazione degli ecosistemi marini e della biodiversità del Mediterraneo - ndr) Abdellah Srour.(ANSA)

Ecco le idee di Salina per “L’Alternativa viene dal mare”

Quando si parla di fatti e di possibilità concrete, e non di “belle parole” e sogni irrealizzabili, la gente accorre, e tanta anche. È accaduto ieri sera in “L’alternativa viene dal mare”, l’happening organizzato dalla Fondazione dal Mare presso l’Aula Magna della Facoltà di Giurisprudenza, ex Caserma Rossarol in Città Vecchia.
Nella serata è stato illustrato come è possibile anche a Taranto trarre nuova occupazione dal mare, senza inventarsi nulla, ma solo replicando quello che fanno da sempre in altre città di mare italiane ed europee che, però, non hanno “rinnegato” il loro secolare rapporto simbiotico con il mare e lo hanno rispettato preservandolo dall’inquinamento.
Non una serata accademica, nonostante la prestigiosa location universitaria, ma un happening festoso con svariati interventi e performance musicali e artistiche.
È stato Alessandro Maruccia ad illustrare le tante opportunità lavorative che il mare può creare per i giovani tarantini: skipper e istruttore velico professionista, tre anni fa ha acquistato la tartana “Salina”, un’imbarcazione di legno ad armo aurico che, fino alla prima metà del secolo scorso, per secoli era stata usata nel Golfo di Taranto per trasportare merci. Dopo un attento restauro, negli ultimi tre anni “Salina” ha viaggiato fino all’Oceano Atlantico per “mostrare la bandiera” di Taranto a tutta la marineria mondiale. Prima è stata a Sparta ripercorrendo la rotta dei nostri fondatori, poi a La Spezia partecipando alla Festa della Marineria e, infine, Salina è arrivata a Brest, città della costa atlantica francese dove ha rappresentato Taranto a “Les Tonneres di Brest”, il raduno marittimo più importante al mondo.
È stato il progetto “Salina per Taranto”, realizzato da Maruccia con altri amici con cui ha costituito la “Fondazione dal Mare”: Salina, nel cui equipaggio si sono alternati una trentina di “marinai”, ha così navigato per 7.000 miglia toccando 50 porti.
La serata ha preso spunto dalle esperienze marinaresche di Alessando Maruccia che, anche con filmati e immagini, ha potuto documentare come in tanti porti, dove ha ormeggiato Salina, il mare riesca ancora a dare lavoro a tante persone.
Particolarmente toccante è stata la testimonianza, rigorosamente in dialetto tarantino, di “mestr’ Cataved”, il più anziano “maestro d’ascia” della città che ha partecipato al restauro della Salina.
Al racconto di Alessandro Maruccia si sono poi alternati i contributi di Carmelo Fanizza di Jonian Dolphin Conservation, che ha spiegato come sia possibile creare nel Golfo di Taranto un Santuario dei cetacei in cui portare i turisti a vedere i delfini, di Vittorio Pollazon di MondoMare che ha illustrato il progetto BluCheradi per realizzare una riserva marina protetta nelle isole Cheradi, un vero paradiso per i turisti subacquei; nella serata sono scaturite tante idee, come far visitare ai turisti un cantiere in cui si costruiscono ancora i natanti con ordinate e fasciame in legno, o un museo del mare in cui si custodire le tradizione marinaresche di Taranto.
Sono intervenuti tanti addetti ai lavori, come Taddeo Ferdinando, docente di scienza della navigazione dell’Istituto Nautico, ma anche tanti giovani tarantini, come Antonio Lenti con una folta delegazione di universitari jonici, e rappresentanti del mondo ambientalista, tra questi Fabio Millarte di WWF e Massimo Ruggieri della rete “Vivi Taranto”.
Alessandro Maruccia ha concluso con una provocazione: a Taranto è possibile formare adeguatamente skipper professionisti che, come me, poi possano condurre in mare una imbarcazione da diporto con tanti turisti a bordo?
In “L’Alternativa viene dal mare” sono state illustrate tante idee che potrebbero creare occupazione, purché la politica e le istituzioni sappiano coltivare questi semi facendoli germogliare. (Puglialive)

venerdì 28 giugno 2013

Le cozze no, la gente si!

ph. Ernesto Voccoli (tutti i diritti riservati)

Partita a pallanuoto nel Mar Piccolo in occasione della Festa del Mare, appena cominciata.
Fa riflettere pensare a questo specchio d'acqua usato come discarica su tutti i lati e talmente compromesso da essere dichiarato inutilizzabile per la mitilicoltura.
Un gesto simbolico o un'ottusa dimostrazione propagandistica?
Nel dubbio, tenendo conto dello stato di quella riva, fossimo al posto di quei giocatori non risparmieremmo vaccini e analisi!
Buona partita!

sabato 22 giugno 2013

Accorrete!


I diffusi livelli di inquinamento ambientale di Taranto hanno colpito duramente uno dei mestieri più tipici della città dei due mari, provocando la distruzione degli ultimi due anni di raccolto a causa degli elevati livelli di diossine e PCB presenti nei fondali. Quale soluzione a questo scempio? Dal luglio 2011 si è appreso che il settore è stato completamente compromesso, oggetto di risarcimenti episodici quanto ridicoli e interdetto senza alcuna certezza per il futuro.
Come soluzione al problema sono state messe in campo ingenti risorse sotto il generico termine di “bonifica” che interesseranno i nostri mari e le nostre coste. Ma non vi è nessuna bonifica risolutiva se prima non si procede con la messa in sicurezza del Mar Piccolo fermando le fonti inquinanti che per oltre un secolo hanno causato la distruzione dei suoi fondali.
Siamo ampiamente preoccupati per il futuro del nostro mare e ci chiediamo: quali saranno le “bonifiche” che si intendono attuare? Cosa hanno intenzione di fare del nostro mare gli enti pubblici e militari? E soprattutto, cosa si ha intenzione di fare per eliminare le fonti inquinanti? Temiamo che ancora una volta le scelte importanti per il nostro territorio vengano prese senza il coinvolgimento della cittadinanza e che qualcuno possa decidere che il Mar Piccolo debba cambiare destinazione d’uso. Temiamo, soprattutto, che come sempre la nostra città possa essere teatro di speculazioni che cancellano le nostre radici culturali e impoveriscono il nostro territorio.
Come abitanti di questa città riteniamo fondamentale coinvolgere la cittadinanza intera, ed in particolare gli operatori del mare, per ragionare insieme sui i migliori interventi da realizzare affinché il Mar Piccolo possa tornare ad essere fonte di ricchezza e di possibile alternative alla morente realtà industriale.
Questo momento di crisi rappresenta per tutti noi la possibilità di prenderci cura del nostro mare affinché non venga più sfruttato barbaramente e utilizzato come discarica.

RIPRENDIAMOCI CIÒ CHE È NOSTRO!

SABATO 29 GIUGNO 2013, PENSILINA LIBERTY DI VIA CARIATI – CITTÀ VECCHIA TARANTO , DALLE ORE 17:00: ASSEMBLEA TEMATICA, MOSTRE, PROIEZIONI, TRADIZIONI E MUSICA.

giovedì 13 giugno 2013

E mo beccatevi sto MinCulPop!

Lu sole lu mare e... Operation Smile Italia... sulla Cavour, una nave da GUERRA! Mentre in tutta Italia tagliano i fondi alla sanità...
La televisione di Stato è sempre pronta per il MinCulPop, ligia a lavare la conscienza di chi ripaga morti e inquinamento con decreti salvaladri e spese militari... Cosa c'è di bello in questa ennesima pagliacciata?
I (potenziali) turisti non se la bevono, sto programma va bene solo per quei  tarantini provinciali che si sentono cagati sul mainstream nazionale!
La Taranto che "vuole ricominciare" è quella frustrata e umiliata dall'alleanza tra speculazione, poteri forti e infedeli servitori dello Stato, che poi buttano due spiccioli mandando qualche giornalista a far gite in barca con gli sfondi finti!

Lineablu: Nella Taranto che vuole ricominciare
In onda sabato 15 giugno 2013 alle 14.00

 
Nella Taranto marina che vuole ripartire tentando di riprendersi dalle criticità provocate dalla situazione dell’Ilva, si svolge sabato 15 giugno alle 14:00 su Rai 1 la seconda puntata della ventesima edizione di Lineablu, la trasmissione dedicata all’infinito mondo marino. Donatella Bianchi esordirà illustrando con immagini inedite e riprese tutte particolari, le caratteristiche storiche e naturali di una città che vuole riproporsi come centro metropolitano di eccellenza storica che si candida a Capitale europea della Cultura per l’anno 2019. Si parlerà inoltre di attività consolidate come la miticoltura e dei rapporti storici con la presenza della Marina Militare e il suo arsenale. A bordo della portaerei Cavour ancorata a Taranto si svolgerà l’attività di Operation Smile Italia, una importante iniziativa della Marina Militare in collaborazione con il Ministero della Difesa e la Protezione Civile. Sulla nave si realizzeranno interventi operatori chirurgici di laparotomia in simultanea con sale operatorie di Istanbul, New York, Londra su bambini di tutto il mondo colpiti da drammatici eventi naturali. Fabio Gallo, 28 anni, volto giovane di Unomattina che partecipa alla trasmissione accanto alla Bianchi, anticiperà da Imperia con il professor Corrado Piccinetti alcuni argomenti enogastronomici e nutrizionali della manifestazione genovese “Sapori da sfogliare”. In chiusura di puntata, Fabio Gallo con il professor Giorgio Calabrese illustrerà le proprietà e le caratteristiche del pregiato olio ligure. Il programma in occasione dei vent’anni è trasmesso interamente in alta definizione. Risalteranno così ancora di piu’ le bellezze, i colori, i contrasti del Mediterraneo di cui Taranto rappresenta un visibile, suggestivo esempio. - (RAI)

sabato 30 marzo 2013

La cozza e la salute di Taranto

Dichiarata la morte anche della mitilcultura a Taranto
E’ arrivata come una mazzata per i mitilcultori, quelli pochi, ancora rimasti a Taranto. Dal 1^ Aprile anche il novellame del primo seno del Mar Piccolo dovrà essere sgomberato , secondo la direttiva dell’ASL. Eppure appena tre mesi fa la stessa ASL aveva dato il consenso all’allevamento in quella parte del mar Piccolo. I mitilcultori avevano fatto investimenti, ed ora la notizia di sgombrare tutto per destinazione…. Ignota.
A Taranto ormai viene chiuso tutto. Anche la Centrale del Latte, oltre all’allevamento di bestiame, all’agricoltura ecc ecc Come una piccola , grande Cernobyl. Là tutto inquinato da radioattività , qui da inquinanti chimici e industriali. Là la centrale di Cernoby e la città di Pryp’jat’ , qui l’ILVA e la città di Taranto. Come a Pryp’jat’, le istituzioni farebbero meglio a dichiarare l’inagibilità del luogo, chiudere le porte di accesso alla città e ai paesi limitrofi e portare la popolazione in altri lidi. Sarebbe un assunzione di responsabilità più coerente rispetto al balletto a cui si sta assistendo.
Questa notizia di poche ore fa, si accompagna ad un’altra passata sotto silenzio dai main stream embedded , e come poteva essere diversamente, e cioè quella riferita al convegno del Made in Steel la fiera biennale dedicata all’acciaio. Le normative ambientali richiedono investimenti che non danno alcun ritorno economico». Queste le parole di Gianfranco Tosini, responsabile del centro studi di Siderweb. 
Continua a leggere...

martedì 26 marzo 2013

Che Cozza di Comune!

Emergenza cozze, un’altra grana – Mitilicoltura condannata all’estinzione?

Ancora grane per i mitilicoltori del primo seno di mar Piccolo, contaminato da diossine e pcb. Dopo aver perso per due annate consecutive la produzione, gli allevatori si ritrovano davanti ad un altro imprevisto. A seguito delle decisioni del Tavolo Tecnico Regionale dello scorso 7 marzo, il dottor Teodoro Ripa, direttore dei Servizi Veterinari della Asl, ha emesso un provvedimento  in cui comunica la “revoca in autotutela della Dia sanitaria rilasciata dallo stesso ufficio per l’attività di molluschicoltura nella Concessione Dem. n. 56 del 27.11.2012 rilasciata dal Comune di Taranto in mar Grande (Lungomare)”.
Nello stesso documento si dice che la nuova Dia potrà essere rilasciata esclusivamente a seguito della classificazione della suddetta area. Inoltre, si dice  che il 31 marzo 2013 sarà il termine ultimo per lo spostamento del novellame ancora presente nel primo seno di mar Piccolo e che dall’1 aprile 2013 verrà revocata la Dia Sanitaria del 10 ottobre 2012, riferita alla concessione demaniale n. 79 del 17.11.2004 e n. 15/2012, rinnovata dal Comune di Taranto nel primo seno di mar Piccolo.
Continua a leggere

lunedì 29 ottobre 2012

"Adotta Taranto": la nuova gag di fine ottobre!

Ilva, Balduzzi: "Italia adotti Taranto, quadro sanitario e ambientale è critico"

''Effettivamente siamo in presenza di criticita' permanenti. Questi dati piu' recenti di biomonitoraggio testimoniano la persitenza della propagazione di diossine e di metalli pesanti pericolosi nel latte delle capre. Vorrei che il Paese sentisse come suo il problema di Taranto. Adottiamo la citta' perche' il quadro sanitario e ambientale e' critico''. Il ministro della Salute Renato Balduzzi, lo spiega in un'intervista a 'La Stampa'. Ma sottolinea Balduzzi, ''se l'Ilva dovesse chiudere, la criticita' occupazionale avrebbe anche delle conseguenze negative dal punto di vista della salute''.(Adnkronos)


Ilva Taranto, studio ministero: diossina fuorilegge in 30% prelievi latte 

Uno studio condotto nelle scorse settimane dal ministero della Salute su allevamenti in un raggio di 10 km dall'Ilva di Taranto, al centro di un'inchiesta per disastro ambientale, ha accertato nel 20% dei casi il superamento dei limiti di diossina e altri cangerogeni, ma secondo il modello statistico utilizzato dai ricercatori gli sforamenti arriverebbero oltre il 30%.
Lo dicono i dati diffusi oggi dal ministero.
Secondo il ministero, cinque prelievi su 25 campioni di latte raccolti tra il 26 settembre e l'8 ottobre in sette allevamenti di pecore e capre nell'area vicina allo stabilimento siderurgico "hanno avuto esito sfavorevole per superamento dei limiti per la somma di diossine e PCB diossina fissati dal Regolamento (CE) n. 1881/2006".
Ma, dice ancora il ministero in una nota, considerando insieme gli sforamenti del limite di legge e una serie di risultati nella cosiddetta "forbice alta" e applicando un modello statistico "si evidenzia che, nell'area di studio, ci si attende che il 30% del latte di pecora sia contaminato in misura superiore la limite di legge".
"Inoltre, dal confronto effettuato tra gli esiti che vanno dal 2008 al 2012, emerge che non vi sono variazioni significative da un punto di vista statistico in merito alla concentrazione di Diossine e PCB diossina simili".
Nel corso degli anni, nonostante le rassicurazioni dell'azienda sul fatto che i livelli di inquinamento fossero calati a seguito della bonifica degli impianti, almeno le quantità di diossina sono rimaste le stesse, spiega il ministero. (Reuters)


Vicino all'Ilva si muore di più

Nei quartieri di Taranto più vicini agli impianti dell'Ilva si muore di più. La conferma, dopo i dati dello studio 'Sentieri' dell'Istituto superiore di sanità, arriva da una nuova rilevazione in corso di pubblicazione. L'eccesso di patologie di vario tipo in queste aree, infatti, registra una forbice dal 20% al 400%. E ulteriori dati confermano anche la contaminazione della catena alimentare da sostanze inquinanti prodotte dall'impianto industriale: il livello di diossine rilevato nelle cozze allevate nelle aree più vicine all'Ilva è sopra i limiti di legge, ed il 30% del latte di capra prodotto nella zona è contaminato.
 - TAMBURI E PAOLO VI I QUARTIERI DOVE SI MUORE DI PIU': nei quartieri Tamburi, Borgo e Paolo VI di Taranto si registra "una mortalità totale più elevata", con "eccessi compresi tra 20% e il 400%" per varie patologie e con una "tendenza a uno stato di salute peggiore nei soggetti di livello socioeconomico basso". Il dato emerge da un nuovo studio in via di pubblicazione sulla rivista 'Epidemiologia e Prevenzione'. Lo studio è stato condotto nel quadro di un incidente probatorio ordinato dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Taranto. In particolare, i quartieri di Tamburi, Borgo e Paolo VI "hanno mostrato una mortalità totale più elevata rispetto al riferimento". Il differenziale maggiore nei maschi é stato osservato a Paolo VI con "eccessi importanti per tumori maligni (+42%), tra cui pancreas e polmone, malattie cardiovascolari, respiratorie e del sistema digestivo". Nel quartiere Tamburi si è riscontrato un eccesso di tumori maligni nei maschi (specie la prostata) e di malattie cardiovascolari, specie l'infarto del miocardio. I dati indicano dunque chiaramente, si sottolinea nella rilevazione, "Tamburi e Paolo VI come i quartieri in cui lo stato di salute della popolazione é più compromesso".
- DIOSSINE OLTRE LIMITI IN COZZE AREA VICINO IMPIANTO: un monitoraggio è stato predisposto sui mitili allevati in Mar Grande e nei due seni del Mar Piccolo. Il campionamento è iniziato nel mese di settembre 2010 e si è protratto sino ad ottobre 2012. Gli esiti del campionamento, si legge nel rapporto di biomonitoraggio effettuato nell'area, "hanno permesso di evidenziare livelli di contaminazione superiori ai limiti di legge unicamente nel primo seno del Mar Piccolo, area più prospiciente all'Ilva". Anche considerando i livelli di contaminazione riscontrati, "indipendentemente dai limiti di legge - precisa il Rapporto - i mitili campionati nel primo seno del mar Piccolo hanno rilevato una maggiore concentrazione dei due contaminanti Pcdd/f e Dl-Pcb". Dai rilevamenti del biomonitoraggio avviato dalle strutture del ministero della Salute emerge pure che il 30% del latte di pecora prodotto negli allevamenti entro i 10 km dall'Ilva è contaminato dalle diossine. (Campanianotizie)
Gli esiti del campionamento, si legge nel rapporto, ''hanno permesso di evidenziare livelli di contaminazione superiori ai limiti di legge unicamente nel primo seno del Mar Piccolo, area piu' prospiciente all'Ilva''. Anche considerando i livelli di contaminazione riscontrati, ''indipendentemente dai limiti legge - precisa il Rapporto - i mitili campionati nel primo seno del mar Piccolo hanno rilevato una maggiore concentrazione dei due contaminanti Pcdd/f e Dl-Pcb''. Inoltre, si precisa nell'indagine, ''e' utile sottolineare che l'andamento della contaminazione nei mitili e' stagionale, con picchi nel periodo estivo in ragione dell'aumentata capacita' filtrante dei mitili in associazione all'aumento delle temperature dell'acqua, cosi' come collegato all'aumento della sostanza grassa nel mollusco causato dall'attivita' riproduttiva nel periodo estivo''. (ANSA) 


Ilva/ Clini: Bonifica urgente, catena alimentare a rischio

"È urgente la bonifica dei suoli contaminati di Taranto anche per evitare effetti sulla catena alimentare che potrebbero esserci già stati". Lo ha detto il ministro dell'Ambiente Corrado Clini sul caso Ilva a Tgcom24.
"Ho osservato che in un territorio esposto per decenni ad attività industriali inquinanti - ha continuato Clini - si è accumulata nei suoli e nelle acque una potenziale criticità con effetti possibili prevedibili sulla catena alimentare: le diossine che si sono accumulate nel corso dei decenni sono molto importanti. La diossina è persistente, si chiamano composti organici persistenti e sono pericolosi e messi al bando".
"Ilva è un insediamento industriale realizzato più di 50 anni fa, era un'industria di Stato. Se vogliamo cercare le prime responsabilità possiamo dire che Taranto è vittima di quel modello di industrializzazione che ha avuto effetti positivi dal punto di vista economico ma ha lasciato in eredità un inquinamento importante. Oggi sono intervenute le direttive europee e tutte le imprese si sono dovute adeguare. Ilva è messa nella condizione e ha l'obbligo di realizzare ulteriori investimenti per minimizzare l'inquinamento ambientale ma questo - ha concluso Clini - non cancella più di 50 anni di attività industriale e non elimina la necessità urgente di risanare il territorio". (TMNews)

lunedì 23 luglio 2012

Mò sò cozze acide!

Taranto, cozze contaminate è il giorno della distruzione

Inizieranno questa mattina, in ottemperanza ad una specifica ordinanza dell’Asl di Taranto, le operazioni per la distruzione delle cozze contaminate da diossina e pcb (policlorobifenili). La procedura, congelata per la protesta dei mitilicoltori, è stata, dunque, sbloccata. Gli addetti al comparto, infatti, nei giorni scorsi, durante la riunione a Bari con l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari Dario Stefàno hanno ottenuto rassicurazioni in ordine al risarcimento. Gli allevatori mitilicoli che sono già in regola potranno accedere ai fondi del Fep (Fondo europeo per la pesca) che ammontano a ben 2,6 milioni di euro. Coloro che, invece, stanno completando l’iter di regolarizzazione potranno beneficiare di un contributo comunale, da erogare come sostegno alle famiglie, che si aggira complessivamente intorno al 150mila euro.
«Questa somma - ha spiegato ieri Michele Matichecchia, amministratore unico del Centro ittico tarantino e comandante della Polizia municipale - è già disponibile ed è riservata a chi ancora sta definendo la sua posizione. Per tutti gli altri, invece, ci sono i soldi del Fep. Il sindaco Ippazio Stefàno - ha precisato ancora il comandante - ha garantito che vedrà di fare il possibile per accrescere tale stanziamento».
E così questa mattina i mitilicoltori, a distanza di circa un anno, ripeteranno il triste rituale della consegna di un prodotto che, invece, di essere messo in vendita dovrà essere distrutto a causa della presenza di veleni in quantità superiore ai limiti consentiti dalla legge. L’appuntamento è fissato per le 8.30 nei pressi dell’ex mercato ittico galleggiante. Gli allevatori, dopo aver prelevato i mitili dai campi ed averli caricati a bordo delle proprie imbarcazioni, li scaricheranno su un nastro trasportatore collegato al camion dell’Amiu. I mitilicoltori compileranno un modello in cui dovranno essere inseriti tutti i dati relativi alla provenienza ed alla quantità del prodotto. I mezzi dell’Amiu porteranno poi le cozze alla discarica Cisa di Massafra per la loro distruzione, secondo la normativa vigente.
«Le cooperative operanti nel primo seno del Mar Piccolo - ha detto il comandante Matichecchia - sono in tutto 28. Di queste 16 sono già in regola, mentre le altre 12 stanno completando l’iter».
La procedura di smaltimento sarà avviata stamattina, ma proseguirà per alcuni giorni. Al momento, però, non tutti i mitilicoltori sarebbero convinti di consegnare il prodotto perché vorrebbero maggiori certezze in merito al risarcimento. Le cozze, però, dovranno essere distrutte proprio come ordina il provvedimento dell’Asl, emanato a tutela della salute pubblica.
Nei giorni scorsi, si è verificato il furto di 20 quintali di cozze contaminate, ma gli uomini della Guardia Costiera hanno subito notato una barca con a bordo due persone e un gran quantitativo di mitili proveniente dal primo seno del Mar Piccolo. La barca si dirigeva verso una banchina situata nei pressi dei piloni del Ponte Punta Penna dove si trovava in attesa un furgone di colore bianco. Chiesta la collaborazione di una pattuglia via terra, la Guardia Costiera ha bloccato la barchetta alla banchina di ormeggio. Le due persone sono state denunciate all’autorità giudiziaria ed il prodotto è stato distrutto con un auto-compattatore dell’Amiu.(Paola Casella  - Quotidiano)
--------------------------------------------------

Taranto: per le cozze alla diossina è caccia ai soldi per risarcimenti
 «Stiamo valutando l’ipotesi di chiedere il riconoscimento della calamità naturale. Abbiamo coinvolto per questo i nostri referenti regionali e nazionali». Sono pesanti i contraccolpi che la categoria dei mitilicoltori sta subendo, ma questa volta non per la diossina o gli altri inquinanti trovati nei mitili del primo seno. E’ il caldo di questa torrida estate ad aver messo in ginocchio anche la produzione del secondo seno, quella indenne da inquinamento di diossine e pcb e che pure stava scontando il danno d’immagine causato dalla storia delle cozze alla diossina del primo seno. Crisi anossiche, le chiamano così i mitilicoltori.

E’ la mancanza o la carenza di ossigeno, conseguenze dell’innalzamento prolungato delle temperature registrato già nei primi mesi estivi, che si verifica in bacini chiusi come quello del secondo seno. Paradossalmente, invece, il fenomeno non si verifica nel primo seno grazie al gioco delle correnti. I mitilicoltori jonici conoscono bene il problema. Di solito sono costretti ad affrontarlo ad agosto inoltrato quando ormai il grosso della produzione è stata consumata. L’ipotesi ora in campo su cui l’associazione Agci Agritel Pesca, che associa oltre il 70% delle aziende locali, sta lavorando – spiega Emilio Palumbo, responsabile provinciale - è la richiesta, appunto, del riconoscimento della calamità naturale.

Nel primo seno, intanto, dove la produzione di quest’anno deve essere distrutta a causa del superamento dei valori di diossina e pcb, è tutto fermo. Il prodotto sta definitivamente deteriorandosi, riempendosi di microrganismi vari. I mitilicoltori sono, però, fermi nella loro posizione. Non si trasferiranno in Mar Grande (dove peraltro si attende ancora la sistemazione delle boe di delimitazione dell’area), né raccoglieranno il prodotto per consegnarlo all’Amiu che dovrà provvedere alla sua distruzione.

Non lo faranno fino a quando non avranno avuto garanzie dal Comune degli aiuti di qualche tipo che andranno anche a quelle cooperative – una dozzina - che, non trovandosi lo scorso anno nelle condizioni di essere in possesso di regolare concessione e nonostante abbiano poi avviato l’iter per la regolarizzazione, non potranno aver diritto agli aiuti del Fep (2,6 milioni di euro), intercettati dalla Regione.

 Attendono che il Comune provveda con aiuti da destinare alle famiglie (una sessantina quelle che ruotano intorno alle 12 cooperative). Nodi questi che il Comune dovrebbe sciogliere a breve. Dovranno, però, attendere ancora qualche settimana anche i titolari delle 23 cooperative regolamente concessionarie da tempo, in grado di dimostrare i loro bilanci, e che hanno accesso agli aiuti comunitari destinati a chi abbia subìto danni per cause sanitarie. In alcuni casi si sta provvedendo all’integrazione della documentazione richiesta o, comunque, a perfezionare le domande di ammissione ai benefici.

Occorreranno poi i necessari tempi tecnici per la valutazione delle stesse domande prima di poter procedere ai pagamenti delle quote spettanti quali indennizzi. «Sicuramente – commenta Palumbo – occorrerà superare il mese di agosto perché materialmente arrivino questi aiuti». (Maria Rosaria Gigante - GdM)

venerdì 20 luglio 2012

Amarcord

Anni '70, la protesta dei pescatori nei confronti della colmata a mare per il raddoppio dell'Italsider. Uno degli slogan era: "ci state togliendo il mare che è la nostra vita".

martedì 12 giugno 2012

La guerra delle cozze

Cozze, Asl ordina la distruzione. I mitilicoltori: “Subito i risarcimenti”

«E’ andata male: è stata una riunione inconcludente. Se entro metà settimana non arriveranno risposte precise sulla questione dei risarcimenti, si rischierà la rivolta dei mitilicoltori». Emilio Palumbo, responsabile locale di Agci Pesca, non nasconde la sua delusione al termine dell’incontro tenuto ieri pomeriggio nella sede del Centro Ittico Tarantino, alla presenza del sindaco Stefàno, dei rappresentanti di categoria e del presidente di Confcommercio Leonardo Giangrande. Un appuntamento che doveva servire a fare il punto dopo la recente e dolorosa decisione assunta dal tavolo tecnico regionale che prevede la distruzione del prodotto adulto allevato nel primo seno di Mar Piccolo. Una condanna dovuta all’accertamento di alti valori di Pcb (policlorobifenili) nei campioni prelevati lo scorso 21 maggio: una media di 7,5 picogrammi al grammo quando il valore limite è 6,5.Il danno stimato dagli operatori ittici è di circa 4 milioni di euro. Una batosta senza precedenti se si considera che l’anno scorso fu distrutta solo una parte della produzione. E proprio ieri il dottor Teodoro Ripa, direttore dei Servizi Veterinari della Asl, ha emesso una nuova ordinanza che dispone la raccolta e la distruzione di tutti i mitili di taglia commerciale del primo seno di Mar Piccolo. «Il provvedimento è stato prontamente notificato al sindaco, al prefetto e al questore – ha spiegato Ripa – non è stato indicato un termine perentorio per consentire al Comune di organizzarsi come ritiene più opportuno». Tornando alla riunione tenutasi nel pomeriggio, il comandante Michele Matichecchia, responsabile del Centro Ittico Tarantino, ha indicato il percorso da seguire. «Il primo passo consiste nella regolarizzazione di tutte le concessioni – ha spiegato al Corriere – solo dopo sarà possibile accedere ai finanziamenti regionali. Il nostro obiettivo è quello di velocizzare al massimo le procedure. Nei prossimi giorni terremo un altro incontro». Le associazioni di categoria hanno chiesto di invitare a Taranto l’assessore regionale alle risorse agroalimentari Dario Stefàno al fine di tracciare un percorso comune. Da parte di Confcommercio sarebbe stata richiesta l’istituzione di un tavolo politico sull’emergenza cozze, aperto anche ai consiglieri regionali. Tra gli operatori ittici, intanto, cresce sempre più l’insofferenza davanti ai tempi lenti delle istituzioni. Sotto accusa ci sono soprattutto Regione e Comune. «Vogliamo avere certezze sui risarcimenti, non possiamo perdere altro tempo: ci devono dire chi, come e quando risarcirà i danni – insiste Palumbo – vogliamo chiarezza anche sulle fonti inquinanti. Il sindaco dice di conoscerle ma non fa nomi. Perché? E poi, chi sosterrà i costi per la distruzione dei mitili? E’ da un anno che gli allevatori del primo seno non guadagnano un euro. A loro non si possono chiedere altri sacrifici». Alessandra Congedo (Corriere del Giorno)

venerdì 8 giugno 2012

Faremo il monumento al mitilo ignoto?

Alimenti: da distruggere cozze di parte mar piccolo a Taranto Dovranno essere distrutte entro fine luglio le cozze allevate nel primo seno del Mar Piccolo di Taranto. Lo ha deciso oggi a Bari un vertice del Tavolo tecnico convocato dalla Regione e al quale ha preso parte anche il sindaco di Taranto, Ezio Stefano. Al vertice, che ha visto anche la presenza dei rappresentanti della Asl di Taranto, si è preso atto che i risultati delle analisi fornite lunedi' scorso dall'istituto zooprofiliattico di Teramo hanno evidenziato un aumento dei valori di diossina e di Pcb nelle acque del primo seno del mar Piccolo di Taranto, sino a 7,5 picogrammi per grammo. Le analisi, quindi, rispetto a quelle effettuate nei mesi scorsi che invece avevano dato valori nella norma, hanno fatto emergere dati che impongono la distruzione. Per la seconda volta consecutiva- la prima volta fu nell'estate scorsa- i mitili del primo seno dovranno essere distrutte. Quest'area del mar Piccolo è gia' interdetta alla commercializzazione del prodotto. Nel tavolo tecnico di oggi a Bari e' stato altresi' deciso che il novellame attualmente in allevamento nel primo seno del mar Piccolo, dovra' essere trasferito entro il prossimo 28 febbraio in nuove aree del mar Grande gia' individuate e da sottoporre a classificazione sanitaria. Secondo stime dei mitilicoltori, la produzione che sara' avviata al macero prossimamente e che era già pronta per essere commercializzata, ha un valore di circa quattro milioni di euro. Il primo seno e' solo una delle aree dell'allevamento dei mitili a Taranto. Nessun problema di inquinamento e di commercializzazione per quelli allevati in tutte le altre aree.(AGI)

martedì 22 maggio 2012

Erano per la festa di Stefàno?

Taranto, diossina: maxisequestro di cozze nel Mar Piccolo Un ingente quantitativo di mitili, che erano stati raccolti dal primo seno del mar Piccolo di Taranto in violazione dell'ordinanza di divieto di prelievo e movimentazione dei molluschi a causa della presenza in quelle acque di diossine e pcb, è stato sottoposto a sequestro dai militari della Guardia Costiera di Taranto. Al di sotto di un pontile della banchina Cariati erano stati sistemati 195 percolati di mitili (cozze nere) per un totale di circa 6 tonnellate, mentre su due unità nautiche ormeggiate in prossimità sono stati rinvenuti circa 550 kg di mitili destinati ad essere commercializzati. Notando la presenza di ceste e materiale vario nascoste sul fondo nei pressi del pontile, alcuni militari si sono immersi rinvenendo, a circa 4 metri di profondità, 84 tra ceste e cassette contenenti complessivamente circa 1.7 tonnellate di frutti di mare di vario tipo (ostriche, coccioli, ecc.) anch'esse pronte per essere immesse sul mercato. Tutto il prodotto ittico rinvenuto, per un totale complessivo di poco inferiore alle 8 tonnellate è stato sequestrato e successivamente distrutto, poichè detenuto in cattivo stato di conservazione e privo di documentazione di tracciabilità che ne attestasse la provenienza ed il possesso dei requisiti igienico-sanitari stabiliti dalla normativa vigente per il consumo umano. I conduttori dei due natanti sono stati denunciati per violazione dell'ordinanza sanitaria. (Quotidiano)