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domenica 18 ottobre 2015
venerdì 17 luglio 2015
Per chi appesta e avvelena l'aria è prevista al massimo... una contravvenzione!
Taranto, le emissioni dell’Eni nel «mirino» della Procura
Getto pericoloso di cose, prescrizioni ambientali non rispettate, dati emissivi comunicati in ritardo.Dopo l’Ilva, la Procura di Taranto decide di ricorrere allo strumento dell’incidente probatorio anche per fare definitivamente chiarezza sulla natura delle emissioni della raffineria di proprietà dell’Eni, da anni al centro di polemiche per il cattivo odore avvertito in città, come confermato peraltro di recente dal servizio Odortel avviato dall’Arpa.
Se lo strumento è lo stesso, assai diverse sono le contestazioni perché in questo caso si procede per reati contravvenzionali che difficilmente, all’esito della perizia chiesta al giudice per le indagini preliminari Martino Rosati, porteranno a provvedimenti drastici nei confronti dei responsabili, una volta accertati.
Nel registro degli indagati sono finiti tre direttori della raffineria Eni (Gaetano De Santis, Carlo Guarrata e l’attuale Luca Amoruso, eletto proprio ieri vicepresidente di Confindustria Taranto), tre responsabili operativi dello stesso impianto (Mario Betti, Fabio Cincotti e Alessandro Cao) e, inoltre, gli amministratori unici della società Hidrochemical Antonio e Francesco Costantino, in quanto tale azienda, attigua all’impianto Eni, spesso in alcuni casi è stata ritenuta responsabile delle emissioni moleste attribuite alla raffineria e dunque il pool di magistrati ha deciso di coinvolgerla nell’accertamento per sgombrare il campo da ogni dubbio.
Il procuratore capo Franco Sebastio, l’aggiunto Pietro Argentino, e i sostituti Giovanna Cannarile, Lanfranco Marazia e Mariano Buccoliero, in realtà aveva già affidato ad un proprio consulente, il direttore di Arpa Piemonte Angelo Robotto, il compito di accertare le cause e l’origine delle emissioni ad impatto fortemente odorigene ma sono giunti alla conclusione che tale consulenza ha necessità di ulteriori approfondimenti tecnici, da svolgersi nella forma dell’incidente probatorio.
La Procura chiede, in particolare di verificare se nella raffineria e nella Hidrochemical si diffondano illecitamente gas, vapori e sostanze pericolose; se siano rispettate tutte le misure di sicurezza per evitare l’eventuale dispersione di sostanze nocive per la salute; se i valori emissivi siano conformi alla normativa comunitaria, nazionale e regionale; e, in caso di non conformità quali siano le misure tecniche necessarie per eliminare la situazione di pericolo. (GdM)
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sabato 13 giugno 2015
Chissà se puzzava come al solito
Pochi infortuni, dentro, e cittadini al pronto soccorso per le esalazioni, fuori.
Una scelta di civiltà e convivenza.
Come sempre, all'ENI.
Eni: Descalzi alla raffineria Taranto, sicurezza per noi un valore
Incontro oggi tra l'Amministratore Delegato di Eni, Claudio Descalzi, con il management e i dipendenti della Raffineria di Taranto in occasione del Safety Road Show. Nel corso della visita, si legge in una nota della societa', sono stati illustrati i positivi risultati in termini di sicurezza raggiunti da Eni e dalla raffineria nel 2014. L'azienda "ha ridotto il numero degli infortuni per il decimo anno consecutivo, attestandosi nel 2014 su una frequenza di 0,31 infortuni per milione di ore lavorate, risultato che colloca Eni al primo posto sotto il profilo della sicurezza rispetto ai principali competitor internazionali. Nel 2014 il miglioramento degli indici infortunistici ha visto una riduzione del 14% rispetto al 2013". Inoltre, nel primo trimestre 2015, il miglioramento e' continuato per un ulteriore 15%. L'impegno di Eni a livello globale trova riscontro anche nell'andamento positivo degli indicatori infortunistici presso la Raffineria di Taranto: il 25 aprile 2015 sono stati raggiunti sia l'obiettivo "zero infortuni" aziendali per 1.700 giorni lavorati sia lo "zero assoluto" per 365 giorni. Al termine della visita, l'Amministratore Delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha commentato: "La sicurezza e' un valore imprescindibile per Eni e per il secondo anno consecutivo abbiamo conseguito risultati al top del settore Oil&Gas. La Raffineria di Taranto ne e' un esempio, con oltre un anno senza infortuni per dipendenti e contrattisti e quasi cinque per i soli dipendenti. Ma non possiamo accontentarci. Puntiamo a zero infortuni in tutta l'azienda partendo proprio dal nostro Paese e per questo abbiamo lanciato il 'Programma Sicurezza Italia' per riuscire ad ottenere questi risultati in tutti i nostri siti".A proposito della sicurezza nella raffineria pugliese, la societa' ricorda che "l'aspetto principale alla base di questo miglioramento continuo sono stati gli sforzi posti in essere per il consolidamento di una cultura della sicurezza, attraverso il controllo operativo e la formazione. Solo nel 2014, sono state erogate dalla Raffineria oltre 8.000 ore di formazione per dipendenti e contrattisti. La sicurezza delle persone e delle attivita' operative rappresenta un obiettivo strategico per Eni, che, per sostenerne il valore culturale e operativo, lancia continuamente nuovi programmi di sensibilizzazione e di formazione destinati ai lavoratori, ai contrattisti e a tutte le parti sociali. Fra le iniziative piu' significative oltre al Safety Road Show, vi sono Eni in Safety, il Safety Day e l'HSE Van Show. L'HSE Van Show e' l'ultima iniziativa Eni in ambito HSE, inaugurata lo scorso 26 Maggio dalla Raffineria di Livorno, che percorrera' tutta Italia toccando 42 siti industriali e molte stazioni di servizio per promuovere l'impegno di Eni nella salvaguardia dell'ambiente e nella tutela della sicurezza". (AGI).
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lunedì 1 giugno 2015
Parfum de Tarent!
Forte odore di gas nei quartieri di Taranto. Decine di segnalazioni
Un forte odore di gas da questa mattina si avverte in diversi quartieri della città di Taranto. Decine le segnalazioni ai vigili del fuoco e al locale distaccamento dell’Arpa (Agenzia regionale per la protezione ambientale) tramite il sistema Odortel, che consente di comunicare in tempo reale il disturbo percepito contattando il centralino telefonico.Il problema, come accaduto in numerose altre occasioni, sarebbe da addebitare all’H2S (idrogeno solforato), ma bisognerà attendere l’acquisizione dei dati al minuto registrati dalle centraline all’interno del perimetro della Raffineria Eni per comprendere l’origine e la natura delle emissioni. Alcuni cittadini hanno lamentato anche irritazioni agli occhi e bruciori alla gola. (GdM)
sabato 7 marzo 2015
Odorché? Il puzzometro a chiamata serve a qualcosa?
E' da un anno e mezzo che la "puzzeria" sforna di tutto e che fa Odortel?
Con tutta la buona volontà e apprezzando le buone intenzioni del pesante carrozzone politicizzato dell'ARPA, dobbiamo ammettere che sto Odortel da quando è stato messo in sperimentazione (novembre 2013...) non ha prodotto alcun risultato in termini di applicazione di una qualsivoglia richiesta di mitigazione alle fonti, nè tantomeno si registra alcuna denuncia al NOE e agli organi deputati al sanzionamento delle emissioni odorifere. La puzza che attanaglia questa città sotto vento c'è sempre come prima e più di prima! Il 3 marzo l'Eni ha flatulato indisturbata svuotando serbatoi e tubi per la gioia di tutte le narici ex-spartane. Insieme all'ENI, l'Ilva, le discariche della Taranto-Massafra, l'Idrochemical e tutte le belle fonti di pestilenze del lato oscuro del territorio pare che non siano minimamente preoccupate del puzzometro a telefonate inventato dall'ARPA!
Ora si cancella pure quel paravento di legge che potrebbe impensierire le mosche e... benvenuti nella città della puzza tossica e perenne.
Buona puzza! (quattro stagioni, ovviamente!)
Emissioni odorigene in Puglia e a Taranto, l'Arpa scrive a Vendola: «Guai ad abolire i controlli».
Il direttore regionale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, ha scritto una lettera aperta al presidente della regione Puglia, Nichi Vendola e al presidente del Consiglio regionale, Onofrio Introna, chiedendo loro di non recepire la sospensione, approvata dalla V Commissione consiliare, di due articoli della legge regionale 7/99,ì riguardante la Disciplina delle emissioni odorifere delle aziende. Le modifiche porterebbero a eliminare un provvedimento che «pur con evidenti limiti applicativi», precisa l'Arpa, rappresenta «l'unico riferimento normativo per reprimere i fenomeni emissivi odorigene».Assennato propone invece di approvare «l'articolato messo a punto dal tavolo tecnico assessorato Ecologia-Arpa, che risolverà le incongruenze normative della legge regionale 7/99, permettendone l'applicazione e consentendo la continuità del sistema di controlli, necessario per tutelare l'ambiente e la salute dei cittadini, piuttosto che gli interessi di pochi soggetti inquinatori». «Chi andrà ad informare i cittadini di Taranto - si chiede tra l'altro Assennato - che in base alla cancellazione della legge viene meno l'unico riferimento normativo in base al quale l'attività di monitoraggio delle sostanze odorigene, svolta da Arpa, poteva condurre a concreti interventi di mitigazione?».L'Arpa fa rilevare, inoltre, che la norma «aveva lo scopo di regolamentare le emissioni puntuali di tutte le aziende responsabili di impatto osmogeno oltre che dei sansifici» e che «è stata utilizzata come riferimento nei numerosi procedimenti autorizzativi regionali di Aia, Via, ecc.», ed ha consentito di effettuare «numerosi controlli su vari insediamenti produttivi, con successiva attuazione di procedimenti correttivi a tutela della popolazione interessata».
Questa attività, puntualizza Assennato, «si è svolta in tutte le province pugliesi, anche a supporto delle iniziativa dell'autorità giudiziaria ma, in particolare, a Taranto ha visto la realizzazione di un progetto innovativo (Odortel), frutto di una utile sinergia con il mondo universitario». Nel progetto sono coinvolte decine di cittadini del quartiere Tamburi e di altre aree della città che, attraverso un numero verde, informano l'Arpa degli eventi odorigeni che si verificano nell'area attivando, nel contempo, un sistema di campionamento che viene automaticamente acceso attraverso il software del sistema.
La V Commissione consiliare, aggiunge Assennato, ha approvato «inopinatamente» un progetto di legge «che la sospensione degli articoli 1 e 1 bis della legge regionale 7/99, annullando, di fatto, la validità della normativa in questione, senza tener alcun conto della proposta approvata congiuntamente da Assessorato regionale all'Ecologia e Arpa Puglia». Qualora il Consiglio regionale pugliese «approvasse - conclude Assennato - tale improvvido disegno di legge, ciò costituirebbe un atto in completa controtendenza rispetto alla produzione normativa regionale degli ultimi anni, che ha visto l'emanazione di dettati assolutamente innovativi, volti alla tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini, atto di sapore reazionario, che farebbe arretrare la governance pugliese di almeno 16 anni».
(Quotidiano)
giovedì 28 novembre 2013
Tempi biblici nonostante la puzza sotto il naso
L’ARPA certifica: la puzza proviene dalla discarica “Vergine”!
E’ stato diffuso,
qualche giorno fa, il monitoraggio dell’ARPA relativo alla discarica per
rifiuti speciali non pericolosi denominata “Vergine S.p.A.” situata a circa due
chilometri dal centro abitato di Lizzano. Il monitoraggio si riferisce al
periodo compreso tra il 17 giugno ed il 23 luglio 2013 ed è stato effettuato
attraverso due centraline poste, una nei pressi della scuola elementare “A.
Frank”, l’altra nei pressi della discarica che hanno monitorato essenzialmente l’acido
solfidrico. I controlli furono chiesti a
gran voce agli inizi del marzo scorso dai genitori degli alunni delle scuole
elementari di Lizzano poiché i cattivi
odori, avvertibili soprattutto durante le ore notturne in tutto il centro
abitato lizzanese che si riteneva
provenissero dalla discarica “Vergine”, si concentravano nelle aule, arrecando
soprattutto nei bambini, evidenti disturbi alla loro salute: bruciore agli
occhi, alla gola, nausea, vomito.
Nacque allora un comitato
spontaneo per la salvaguardia del diritto alla salute, composto dai genitori
degli alunni, da cittadini, dall’Associazione AttivaLizzano. A seguito di ciò, durante
un incontro sul tema che si tenne
nell’aula consiliare di Lizzano, alla presenza del Sindaco Dario Macripò, del
Dirigente scolastico Filippo Coppola, dell’Assessore provinciale all’Ambiente Giampiero
Mancarelli e della Dirigente dell’ARPA Maria Spartera, fu promesso alla
cittadinanza che sarebbe stato effettuato un monitoraggio dell’aria per individuare
la provenienza della puzza.
Il monitoraggio
ha ulteriormente accertato con strumenti scientifici ciò che i nostri nasi e il
buon senso ci avevano sempre suggerito. A Lizzano la puzza c’è, fa male, e
proviene dalla discarica “Vergine S.p.A.”.
I risultati del
monitoraggio rappresentano un importante passo avanti per i cittadini di
Lizzano e mettono in luce, in modo evidente, la faziosità di quanti in questi
anni hanno sostenuto che la puzza provenisse da altre fonti.
Infatti dalla
relazione risulta che: “alla luce delle
osservazioni riportate, si può affermare che i risultati ottenuti confermano le
indicazioni già avute in passato riguardo all’influenza delle attività di
discarica rispetto alle segnalazioni di molestia olfattiva presso l’abitato di
Lizzano”.
E ciò malgrado che: “ in merito ai dati di conferimento dei rifiuti in discarica trasmessi
dal gestore, si è rilevata una riduzione dei quantitativi conferiti
nell’anno 2012 e nei mesi precedenti di alcune tipologie di rifiuti caratterizzati
da un odore "molesto" e che possono liberare nell' aria composti
odorigeni.
Ed inoltre l’ARPA
afferma che: “ le concentrazioni rilevate durante il monitoraggio, e l’odore
associato, sebbene non siano causa di effetti tossici in senso stretto, possono essere responsabili di disturbi
reversibili alla salute e, comunque, di effetti negativi per la qualità della
vita della popolazione esposta”.
A fronte di tali
risultati nessuna istituzione può sottrarsi alle proprie responsabilità e
pertanto chiediamo al Comune di Lizzano, al Comune di Taranto, alla Provincia e
alla Regione Puglia di porre fine all’attività di questo ecomostro.
AttivaLizzano
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domenica 10 novembre 2013
Sniffatori di professione (e poi?)
Taranto, 40 rilevatori umani annusano la qualità dell'aria
Non solo centraline. Per monitorare la qualità dell'aria a Taranto adesso ci sono anche i rilevatori umani. Una squadra addestrata dall'Arpa, l'Agenzia regionale per l'ambiente, per annusare e segnalare per tempo possibili alterazioni. Dai fumi dell'Ilva al gas, i "nasi sensibili" individuati fra i volontari che hanno risposto all'appello dell'Arpa sono in grado di cogliere immediatamente il pericolo e di segnalarlo a un numero verde.
Il servizio, non sostitutivo, ma aggiuntivo rispetto alle centraline, è partito da circa una settimana. Le sentinelle dell'Arpa sono in grado di valutare il grado di "spessore" dell'odore sgradevole e di mettere in funzione il sistema. Sono residenti nei quartieri Paolo VI, Statte, Borgo e Tamburi, i più sensibili alle emissioni della zona industriale. Se ritengono che ci sia un potenziale pericolo, fanno una segnalazione al numero verde di un sistema informatizzato. Il campionamento scatta quando vengono registrati tre rossi nella stessa fascia oraria. L'ultimo allarme è stato registrato alcuni giorni fa per un forte odore di gas, che ha scatenato numerose chiamate alla Asl e ai vigili del fuoco. La centralina in piazza Garibaldi, però, non si è attivata automaticamente: questo significa che l'odore non ha raggiunto la soglia minima per far scattare l'allarme.
Le sentinelle addestrate dall'Arpa sono uno strumento in più per monitorare la qualità dell'aria in una delle città più inquinate d'Italia. Quella ambientale è la più grande emergenza di Taranto, insieme con il lavoro. Per parlare di questi argomenti domani sono attesi a Taranto, in Prefettura, i ministri del lavoro, Enrico Giovannini, e dell'ambiente, Andrea Orlando. L'appuntamento è alle 11 in Prefettura per la firma del protocollo sulla sicurezza sul lavoro nelle grandi industrie. L'accordo è frutto della collaborazione tra le imprese e gli enti di vigilanza e ispettivi e punta su prevenzione e informazione. Diventerà una parte integrante dei lavori di risanamento ambientale previsti dall'Aia nello stabilimento Ilva. Si ipotizza che nella fase di picco dei lavori all'interno del siderurgico possano essere operativi contemporaneamente tra i 40 e i 50 cantieri con una notevole presenza di personale di imprese appaltatrici. I lavori di risanamento dell'Ilva costeranno, secondo stime dell'azienda, 1,8 miliardi nel triennio 2013-2015.
Non solo centraline. Per monitorare la qualità dell'aria a Taranto adesso ci sono anche i rilevatori umani. Una squadra addestrata dall'Arpa, l'Agenzia regionale per l'ambiente, per annusare e segnalare per tempo possibili alterazioni. Dai fumi dell'Ilva al gas, i "nasi sensibili" individuati fra i volontari che hanno risposto all'appello dell'Arpa sono in grado di cogliere immediatamente il pericolo e di segnalarlo a un numero verde.
Il servizio, non sostitutivo, ma aggiuntivo rispetto alle centraline, è partito da circa una settimana. Le sentinelle dell'Arpa sono in grado di valutare il grado di "spessore" dell'odore sgradevole e di mettere in funzione il sistema. Sono residenti nei quartieri Paolo VI, Statte, Borgo e Tamburi, i più sensibili alle emissioni della zona industriale. Se ritengono che ci sia un potenziale pericolo, fanno una segnalazione al numero verde di un sistema informatizzato. Il campionamento scatta quando vengono registrati tre rossi nella stessa fascia oraria. L'ultimo allarme è stato registrato alcuni giorni fa per un forte odore di gas, che ha scatenato numerose chiamate alla Asl e ai vigili del fuoco. La centralina in piazza Garibaldi, però, non si è attivata automaticamente: questo significa che l'odore non ha raggiunto la soglia minima per far scattare l'allarme.
Le sentinelle addestrate dall'Arpa sono uno strumento in più per monitorare la qualità dell'aria in una delle città più inquinate d'Italia. Quella ambientale è la più grande emergenza di Taranto, insieme con il lavoro. Per parlare di questi argomenti domani sono attesi a Taranto, in Prefettura, i ministri del lavoro, Enrico Giovannini, e dell'ambiente, Andrea Orlando. L'appuntamento è alle 11 in Prefettura per la firma del protocollo sulla sicurezza sul lavoro nelle grandi industrie. L'accordo è frutto della collaborazione tra le imprese e gli enti di vigilanza e ispettivi e punta su prevenzione e informazione. Diventerà una parte integrante dei lavori di risanamento ambientale previsti dall'Aia nello stabilimento Ilva. Si ipotizza che nella fase di picco dei lavori all'interno del siderurgico possano essere operativi contemporaneamente tra i 40 e i 50 cantieri con una notevole presenza di personale di imprese appaltatrici. I lavori di risanamento dell'Ilva costeranno, secondo stime dell'azienda, 1,8 miliardi nel triennio 2013-2015.
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lunedì 15 luglio 2013
La città iridescente
Vel…Eni senza autore
“Un fenomeno esiguo, contenuto e che non ha provocato alcuna emergenza ambientale”. Inizia così la terza nota ufficiale in quattro giorni, evento mai accaduto sino ad oggi, prodotta dall’area comunicazione dell’Eni dopo quanto accaduto nei giorni 8, 9 e 10 luglio scorsi. Dunque, nonostante gli esiti finali delle analisi svolte da ARPA Puglia non siano ancora stati resi noti, l’Eni esclude che l’ambiente abbia risentito delle ingenti emissioni nell’aria emesse dalle torce dovute al blocco degli impianti a causa del blackout energetico di lunedì scorso e di quelle dovute alla ripartenza degli impianti nella giornata di mercoledì 10. Non solo. Perché nella nota diramata nella tarda serata di sabato si legge anche altro. L’esclusione che si sia verificata un’emergenza ambientale sarebbe emersa “al termine del completamento dell’intervento di tutela ambientale dello specchio di mare antistante lo scarico di raffineria effettuato dalla società Ecotaras. Il report redatto dalla società, dichiara un recupero finale pari a soli 100 litri di acqua con presenza minima di idrocarburi, assolutamente distanti quindi da quantità che possano destare preoccupazioni di tutela ambientale del mare o essere posti in correlazione ai miasmi avvertiti in città”.
Dunque, nessuna emergenza, è tutto nella norma. Sarà. Ma la cosa davvero “strana” è un’altra. Perché scorrendo la nota dell’Eni si legge quanto segue: “I risultati delle analisi confermano che non è attribuibile alla raffineria quanto è stato descritto da più parti come un grosso sversamento in mare e causa dei cattivi odori in città”. Dunque, non solo non siamo in presenza di alcuna emergenza ambientale; ma addirittura si esclude che la raffineria abbia responsabilità per quanto concerne sia l’emissione delle “sostanze odorigene” che lo sversamento in mare di liquido contenente idrocarburi. Strano, molto strano davvero. Perché martedì 9 luglio, all’indomani dello “sversamento” in acqua di liquido sospetto, era stata la stessa Eni attraverso una nota ufficiale ad attribuirsi ogni responsabilità: “La concomitanza delle avverse condizioni meteo e del blocco elettrico non ha consentito di escludere un effetto di trascinamento di tracce di acque oleose, causando un fenomeno di iridescenza. Dalle verifiche odierne (nella mattina del 9) non è stata rilevata, infatti, traccia di idrocarburi al di fuori dell’area di contenimento”.
Ora. Il fenomeno di “iridescenza” in natura si ha quando “la superficie di un oggetto osservato in luce bianca appare in colori cangianti. Ciò accade quando sull’oggetto è presente un sottile strato di sostanza con indice di rifrazione diverso da quello dell’oggetto: si creano allora due sistemi di onde riflesse tra i quali si ha interferenza, con formazione di frange colorate”. Per intenderci, vi è iridescenza quando c’è un velo d’olio sull’acqua: ovvero proprio quelle acque oleose di cui parla l’Eni stessa. E visto che sempre l’azienda afferma che “l’intervento di tutela ambientale (da parte dell’Ecotaras e della Capitaneria di Porto) dello specchio di mare” è avvenuto “antistante lo scarico di raffineria”, risulta davvero difficile credere che lo sversamento in acqua non sia da attribuire all’Eni. Non solo. Perché nella nota dello scorso 9 luglio, è sempre l’azienda a parlare della presenza di idrocarburi in acqua: “Dalle verifiche odierne (nella mattina del 9) non è stata rilevata, infatti, traccia di idrocarburi al di fuori dell’area di contenimento”. Si dia il caso che gli “idrocarburi liquidi” sono costituenti del petrolio (grezzo) e del benzene, che è un costituente naturale del petrolio (il quale a sua volta è composto da idrocarburi).
Ora: non bisogna di certo essere scienziati o esperti ambientali per dedurre che lo sversamento in mare avvenuto lo scorso 8 luglio sia da addebitare all’Eni e a quanto accaduto lo scorso 8 luglio. Così come appare davvero paradossale che l’azienda continui a negare ogni addebito in merito alla diffusione in aria/ambiente di emissioni che da sempre ARPA Puglia addebita alle sue attività ed alla fermata e/o ripartenza di impianti presenti all’interno della raffineria stessa. Intanto, la stessa Eni ha annunciato che “dopo la definizione delle indagini in corso da parte della Procura della Repubblica, Eni è disponibile ad un confronto con le istituzioni ed il territorio”. Ricordiamo infatti che la Procura ha avviato un’indagine contro ignoti per “getto pericoloso di cose”. Questo perché il reato ex articolo 674 del Codice penale (appunto “getto pericoloso di cose”) confermato anche dalla Corte di Cassazione con sentenza del 17 novembre 2011, n.42387, ha sottolineato che “l’evento di reato prescinde dal superamento di eventuali limiti di legge, essendo sufficiente il superamento del limite della normale tollerabilità (ex articolo 844 c.c.)”. Cosa che ad esempio per l’idrogeno solforato è già avvenuta, come abbiamo dimostrato nei giorni scorsi. Ciò detto, ribadiamo ancora una volta un concetto che molti ancora oggi fingono di non conoscere: la fissazione di un limite normativo (sia esso “valore soglia” o “valore limite”) non pone affatto la certezza della tutela della salute umana.
Gianmario Leone (TarantoOggi, 15.07.2013)
“Un fenomeno esiguo, contenuto e che non ha provocato alcuna emergenza ambientale”. Inizia così la terza nota ufficiale in quattro giorni, evento mai accaduto sino ad oggi, prodotta dall’area comunicazione dell’Eni dopo quanto accaduto nei giorni 8, 9 e 10 luglio scorsi. Dunque, nonostante gli esiti finali delle analisi svolte da ARPA Puglia non siano ancora stati resi noti, l’Eni esclude che l’ambiente abbia risentito delle ingenti emissioni nell’aria emesse dalle torce dovute al blocco degli impianti a causa del blackout energetico di lunedì scorso e di quelle dovute alla ripartenza degli impianti nella giornata di mercoledì 10. Non solo. Perché nella nota diramata nella tarda serata di sabato si legge anche altro. L’esclusione che si sia verificata un’emergenza ambientale sarebbe emersa “al termine del completamento dell’intervento di tutela ambientale dello specchio di mare antistante lo scarico di raffineria effettuato dalla società Ecotaras. Il report redatto dalla società, dichiara un recupero finale pari a soli 100 litri di acqua con presenza minima di idrocarburi, assolutamente distanti quindi da quantità che possano destare preoccupazioni di tutela ambientale del mare o essere posti in correlazione ai miasmi avvertiti in città”.
Dunque, nessuna emergenza, è tutto nella norma. Sarà. Ma la cosa davvero “strana” è un’altra. Perché scorrendo la nota dell’Eni si legge quanto segue: “I risultati delle analisi confermano che non è attribuibile alla raffineria quanto è stato descritto da più parti come un grosso sversamento in mare e causa dei cattivi odori in città”. Dunque, non solo non siamo in presenza di alcuna emergenza ambientale; ma addirittura si esclude che la raffineria abbia responsabilità per quanto concerne sia l’emissione delle “sostanze odorigene” che lo sversamento in mare di liquido contenente idrocarburi. Strano, molto strano davvero. Perché martedì 9 luglio, all’indomani dello “sversamento” in acqua di liquido sospetto, era stata la stessa Eni attraverso una nota ufficiale ad attribuirsi ogni responsabilità: “La concomitanza delle avverse condizioni meteo e del blocco elettrico non ha consentito di escludere un effetto di trascinamento di tracce di acque oleose, causando un fenomeno di iridescenza. Dalle verifiche odierne (nella mattina del 9) non è stata rilevata, infatti, traccia di idrocarburi al di fuori dell’area di contenimento”.
Ora. Il fenomeno di “iridescenza” in natura si ha quando “la superficie di un oggetto osservato in luce bianca appare in colori cangianti. Ciò accade quando sull’oggetto è presente un sottile strato di sostanza con indice di rifrazione diverso da quello dell’oggetto: si creano allora due sistemi di onde riflesse tra i quali si ha interferenza, con formazione di frange colorate”. Per intenderci, vi è iridescenza quando c’è un velo d’olio sull’acqua: ovvero proprio quelle acque oleose di cui parla l’Eni stessa. E visto che sempre l’azienda afferma che “l’intervento di tutela ambientale (da parte dell’Ecotaras e della Capitaneria di Porto) dello specchio di mare” è avvenuto “antistante lo scarico di raffineria”, risulta davvero difficile credere che lo sversamento in acqua non sia da attribuire all’Eni. Non solo. Perché nella nota dello scorso 9 luglio, è sempre l’azienda a parlare della presenza di idrocarburi in acqua: “Dalle verifiche odierne (nella mattina del 9) non è stata rilevata, infatti, traccia di idrocarburi al di fuori dell’area di contenimento”. Si dia il caso che gli “idrocarburi liquidi” sono costituenti del petrolio (grezzo) e del benzene, che è un costituente naturale del petrolio (il quale a sua volta è composto da idrocarburi).
Ora: non bisogna di certo essere scienziati o esperti ambientali per dedurre che lo sversamento in mare avvenuto lo scorso 8 luglio sia da addebitare all’Eni e a quanto accaduto lo scorso 8 luglio. Così come appare davvero paradossale che l’azienda continui a negare ogni addebito in merito alla diffusione in aria/ambiente di emissioni che da sempre ARPA Puglia addebita alle sue attività ed alla fermata e/o ripartenza di impianti presenti all’interno della raffineria stessa. Intanto, la stessa Eni ha annunciato che “dopo la definizione delle indagini in corso da parte della Procura della Repubblica, Eni è disponibile ad un confronto con le istituzioni ed il territorio”. Ricordiamo infatti che la Procura ha avviato un’indagine contro ignoti per “getto pericoloso di cose”. Questo perché il reato ex articolo 674 del Codice penale (appunto “getto pericoloso di cose”) confermato anche dalla Corte di Cassazione con sentenza del 17 novembre 2011, n.42387, ha sottolineato che “l’evento di reato prescinde dal superamento di eventuali limiti di legge, essendo sufficiente il superamento del limite della normale tollerabilità (ex articolo 844 c.c.)”. Cosa che ad esempio per l’idrogeno solforato è già avvenuta, come abbiamo dimostrato nei giorni scorsi. Ciò detto, ribadiamo ancora una volta un concetto che molti ancora oggi fingono di non conoscere: la fissazione di un limite normativo (sia esso “valore soglia” o “valore limite”) non pone affatto la certezza della tutela della salute umana.
Gianmario Leone (TarantoOggi, 15.07.2013)
Molestie olfattive, meteorismi industriali e altre metafore in convegno!
“Costruire con i Tarantini Comunità per fronteggiare le molestie
olfattive”
promosso dall’Università degli Studi di Bari e ARPA Puglia.
Tale incontro ha l’obiettivo di dare una risposta concreta alle segnalazioni di odori sgradevoli e dannosi da parte dei cittadini di Taranto consentendo nel contempo di ottenere informazioni scientificamente fondate sulla provenienza e la consistenza di tali emissioni odorigene.
In tale sperimentazione verranno coinvolti i cittadini interessati alla problematica.
Saluti delle Autorità:
1. Ippazio Stefano, Sindaco di Taranto
2. Corrado Petrocelli, Rettore Università degli Studi di Bari ‘A. Moro’
3. Antonio Felice Uricchio, Direttore del Dipartimento Jonico in Sistemi Giuridici ed Economici del Mediterraneo, Società Ambiente e Culture, Università degli Studi di Bari ‘A. Moro’
4. Giorgio Assennato, Direttore Generale ARPA Puglia
Interventi:
I. Gianluigi De Gennaro, Università degli Studi di Bari ‘A. Moro’
II. Roberto Giua, ARPA Puglia
III. Michele Conversano, Direttore Dipartimento di Prevenzione, ASL Taranto, Presidente Società Italiana di Igiene
Servizio INFO Unità Comunicazione ed Informazione
Direzione Generale ARPA Puglia
Direzione Generale ARPA Puglia
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venerdì 11 gennaio 2013
Sempre troppo tardi...
Lizzano, paese della puzza e dello choc:
sedici bambini colpiti da malattie rare
Nella terra dei veleni e della salute insidiata, ma un po’ più a est rispetto alle ciminiere dell’Ilva, c’è l’ennesima storia da turarsi il naso. Non è una metafora, quella di Lizzano, paese di diecimila abitanti della provincia di Taranto noto per la sua cantina sociale e per aver dato i natali a Mimmo Cavallo, antico cantore delle contraddizioni sudiste («Siamo meridionali» il suo brano di maggior successo). È cronaca di molte notti, quando strade e case vengono inondate «da un odore che non è quello di immondizia» ma nasconde un principio «chimico» e sa di «ammoniaca» (descrizione della Commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti in Puglia). Una puzza perseverante, invasiva, che sarebbe appena più tollerabile se non fosse accompagnata da rilievi che l’Arpa Puglia ha definito «critici», però senza appiccicarci sopra il bollino del rischio sanitario (riunione del 15 dicembre scorso in Provincia), e da riscontri medico-scientifici singolari. Per dirne uno, se in Italia la media è di quattro casi ogni mille soggetti al di sotto dei 14 anni, a Lizzano nel solo studio della pediatra Antonietta D’Oria vengono seguiti e curati 16 bambini affetti da malattie rare.
«Io ne tengo sotto osservazione 860, su un totale di circa 1.500 tra neonati, infanti e ragazzini fino a 14 anni censiti nella nostra comunità. E, vi assicuro, la componente genetica non può essere l’unica causa della reiterazione di patologie straordinarie», sostiene la stessa dottoressa, gentile nei toni eppure decisa nei modi, portavoce del movimento di decine di mamme lizzanesi salite sulle barricate in difesa dei figli e scese in strada per puntare l’indice contro la discarica Vergine, adibita allo smaltimento di rifiuti speciali, epicentrica rispetto a cinque Comuni dell’area (Faggiano, Roccaforzata, Fragagnano, Monteparano e ovviamente Lizzano) ma formalmente isola amministrativa di Taranto. Secondo le loro denunce - e non solo le loro: sul tavolo della Procura della repubblica sono piovuti da parte dei cittadini 800 esposti - l’emergenza germina là dove «è stata segnalata la presenza di ripetuti picchi di acido solfidrico o idrogeno solforato in misura notevolmente superiore alla soglia olfattiva» (relazione tecnica dell’Arpa inoltrata dai volontari di AttivaLizzano al prefetto Claudio Sammartino). «Nel giorno della presentazione del report della Commissione parlamentare, abbiamo avuto occasione di scambiare due battute con il procuratore Franco Sebastio - rivela la pediatra D'Oria - e ci ha garantito che, compatibilmente con le incombenti questioni legate all’Ilva, si occuperà di noi. Già esistono, per aggiunta, inchieste di varie Procure. Di sicuro - continua - qui ci sono migliaia di persone che non ce la fanno più e pensano al peggio. Per esempio che nella discarica vengano riversati rifiuti non trattati o che si disperdano combinazioni gassose assai nocive per la salute. Di sicuro - è l’amara chiosa - a Lizzano ci si ammala con una facilità inquietante. Occorre che sia presto effettuato dall’Asl uno studio epidemiologico. Molteplici ricerche ricordano che l’inquinamento dell’aria può costituire un fattore scatenante di tante patologie gravi».
Per gli ambientalisti di AttivaLizzano, i raccoglitori privilegiati di malumori e rimostranze, «la gente è disperata: accusa bruciore agli occhi e al naso, tosse, mal di testa, difetti neuropsicologici». Tuttavia, se ad essere colpiti pesantemente sono i bambini, l’interrogativo si amplifica. Morbo di Crohn, celiachia, ipotiroidismo, iperattività del sistema immunitario, tumori assortiti, crescita bloccata, bebè sballottati come trottole tra gli ospedali di Matera, Bari e Roma senza che si comprenda con esattezza la natura del loro problema: ecco il dramma dei bambini di Lizzano. Una calamità invisibile che ha avuto il suo acme nel wheezing, l’asma sotto i cinque anni. In una delle indagini condotte da Antonietta D’Oria insieme a quattro colleghi (Annamaria Moschetti, Piero Minardi, Giusi Graziano e Grazia Benedetti) per conto dell’istituto Mario Negri, Lizzano ha registrato un numero di casi analogo a quello di Taranto e di gran lunga inferiore a Messina, Verona o Napoli. Solo che a differenza di Taranto, o ugualmente a Palagianello che è equidistante dal capoluogo ionico ma presenta estremi dimezzati, a Lizzano le ciminiere dell’Ilva non ci sono.
Michele Pennetti(CdM)
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lunedì 18 giugno 2012
Tra sconti e velENI
Eni dà un passaggio agli italiani. Ma noi preferiamo restare a piedi
Ha avuto un successo “straordinario”, come del resto era tristemente prevedibile, l’iniziativa “Riparti con Eni” promossa dalla “prima azienda petrolifera del Paese”, che dallo scorso 16 giugno al prossimo 2 settembre, soltanto durante il week end, ridurrà il prezzo della benzina e del gasolio per tutti i consumatori che faranno rifornimento in modalità iperself (ovvero in maniera autonoma).
La riduzione del prezzo prevede all’incirca uno sconto di 20 centesimi al litro rispetto al prezzo praticato in modalità servito, equivalente ad un risparmio di 10 euro su un pieno da 50 litri, con la possibilità di rifornirsi a partire dalle 13 del sabato alla mezzanotte della domenica. Dalle prime proiezioni fornite dall’Eni, in questo primo weekend sono stati venduti 70-80 milioni di litri, circa tre volte il dato normale.
Ma come sempre avviene in questo paese, nessuno si prende la briga di fermarsi a riflettere anche per un solo istante in maniera critica su ciò che gli accade intorno. A maggior ragione poi, se si tratta di risparmiare 20 centesimi di euro sul pieno di benzina e gasolio in tempi di crisi economica. Eppure, nessuno si è posto una semplicissima domanda: ma come è possibile che da un giorno all’altro l’Eni decida di “dare un passaggio agli italiani”?
Non è strano che soltanto un mese fa, quando il prezzo del carburante in Italia era il più alto in Europa, di fronte alle proteste dei consumatori l’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, allargava sconsolato le braccia affermando che “il calo del prezzo dei carburanti naturalmente ci sarà se i prezzi del greggio e dei prodotti raffinati continueranno a scendere e se l’euro non si indebolirà rispetto al dollaro. Non possiamo essere solo volontaristici bisogna valutare le condizioni del mercato: i margini aziendali sono diminuiti in modo importante per noi e per i nostri concorrenti”?
Niente di tutto questo: gli italiani, come tanti pecoroni, hanno assediato le stazioni di servizio griffate Eni, rievocando l’assalto ai forni di manzoniana memoria. Ma se ciò può essere comprensibile in un paese in cui la coerenza e la dignità sono oramai diventati fenomeni paranormali, lo è in maniera molto, ma molto minore, se ciò avviene anche dove, da decenni, sono presenti le raffinerie Eni, con tutto il loro carico di inquinamento, questo sì del tutto “gratuito”. Come accaduto e accade ancora oggi a Taranto.
Ma i tarantini, si sa, non si fanno mai troppi problemi. Specie poi con l’arrivo dell’estate, dove tutto, ma proprio tutto, passa decisamente in secondo piano. E così, prima di andare tutti al mare, tantissimi tarantini hanno pensato bene di sostare sotto il solleone in lunghe code nelle stazioni Eni, per ringraziare di tanta generosità un’azienda che, da quando ha occupato diversi chilometri di costa della nostra città, ha sempre fatto e continua a fare il bello e il cattivo tempo. Un’azienda che non ha mai avuto alcun contatto con la comunità, con il territorio ionico, che sfrutta a proprio piacimento come una vera e propria colonia.
Sarà anche per questo se negli ultimi anni l’Eni ha avanzato la richiesta di raddoppiare la sua capacità di raffinazione passando dai 6,5 agli 11 milioni di barili all’anno (progetto per ora stoppato dal ministero dell’Ambiente). Sarà per questo, indubbiamente, se ha richiesto ed ottenuto grazie ad un solerte Consiglio Comunale l’ok per la costruzione di un nuovo metanodotto all’interno della stessa raffineria, che in un futuro non si sa quanto lontano, servirà proprio per il raddoppio su citato.
Sarà per questo se ha richiesto e quasi ottenuto la possibilità di costruire una centrale a turbogas nuova di zecca, dalla capacità di 240 MW, al posto dell’obsoleta centrale ad olio combustibile, che però è leggermente inferiore, ovvero di 87 MW. Adducendo come motivazione quella dell’autonomia e autosufficienza energetica della raffineria, onde scongiurare il blocco della stessa, con la conseguente accensione delle grandi torce che riempiono il cielo di Taranto di una sinistra ed inquinante scia di veleni.
Il tutto, senza avere alcuna vergogna nell’affermare che l’energia prodotta in più sarà venduta sul mercato e che tale centrale produrrà un aumento spaventoso di CO2. Il progetto però ha vissuto fasi altalenanti, con la Regione che si è messa di traverso ricorrendo al Tar del Lazio, quando Comune, Provincia, Confindustria e sindacati, oltre alla stessa Eni, avevano già stappato lo spumante. Dopo aver ritirato il progetto iniziale, l’Eni ha dichiarato che presenterà a breve un nuovo investimento, che pare si aggirerà intorno ai 100 milioni di euro, con la produzione di vapore che resterà invariata ma con un calo di quella elettrica: 105 MW anziché 240 MW. Ma il disappunto dell’Eni e di Enipower è palpabile.
La “minaccia” proveniente dagli ambienti dell’azienda del “cane a sei zampe” è stata infatti la seguente: una nuova centrale da 105 Mw non renderà indipendente la raffineria sotto il profilo energetico. Con le torce che torneranno ad accendersi e la raffineria che andrà in blocco “all’improvviso”. Ma i nostri cari amici dell’Eni si possono al momento consolare con il famoso progetto “Tempa Rossa”, che ha da tempo ricevuto tutte le autorizzazioni del caso, oltre che l’ok da parte del Cipe (1,3 miliardi di investimento). L’Eni ha previsto per la raffineria di Taranto un investimento di 300 milioni di euro per stoccare in due serbatoi da 180 mila metri cubi il greggio lucano proveniente dalla Val D’Agri ed ampliare il pontile in dotazione all’Eni nel porto di Taranto per consentire l’attracco di un massimo di 140 navi l’anno, nonostante l’assenza di rischio di incidente rilevante nello Studio di Impatto Ambientale e l’aumento delle emissioni diffuse del 12%.
Ma i tarantini a tutto questo non pensano e non vogliono pensarci. Come si sono dimenticati che la raffineria Eni è la stessa che, da un momento all’altro, è in grado di invadere gran parte della città con una puzza di gas nauseabondo, che crea malori e problemi di salute dai più piccoli ai più anziani. E a certificare che la responsabilità sia dell’azienda del “cane a sei zampe”, è stata proprio l’Arpa, che lo scorso settembre, in occasione dell’ennesima insopportabile fuga di gas, testé dichiarò: “Gli odori nauseabondi segnalati dai cittadini di Taranto lo scorso 17 gennaio 2011 sono legati alla diffusione nell’aria di acido solfidrico (H2S) proveniente dalla Raffineria Eni di Taranto. Nella stessa giornata si è registrato un picco di SO2 (Anidride solforosa, ndr) che ha superato, presso l’Ospedale Testa, il valore limite orario di 350 µg/m3, fissato dal D.Lgs. 155/2010, proveniente verosimilmente dalle torce della Raffineria Eni di Taranto”.
Dunque non uno, ma ben due agenti inquinanti. Entrambi dannosi per l’ambiente e pericolosi per la salute umana. Sempre secondo quanto accertato dall’Arpa “tali eventi sono verosimilmente legati alle attività di riavvio di alcuni impianti da parte di Eni, circostanza preventivamente notificata dalla stessa Raffineria ma a cui non ha fatto seguito alcuna segnalazione di eventi anomali, da parte della stessa Eni”. Che in parole povere vuol dire che l’Eni semplicemente non tiene conto di niente e di nessuno.
Ma nonostante tutto ciò, i tarantini hanno scelto comunque di risparmiare la bellezza di 20 centesimi a litro per rifornire le loro belle automobili. Mostrando ancora una volta di non avere a cuore nemmeno la propria dignità. Perché se è vero che il nostro ecosistema è in gran parte compromesso dall’inquinamento prodotto dalla grande industria negli ultimi 60 anni, è altresì vero che ci sono tanti modi diversi per vivere e morire. Uno di questi, ad esempio, è farlo con coerenza. E dignità.
Sarebbe stato un segnale rivoluzionario lasciare vuote le stazioni di servizio Eni in questo e nei prossimi week end. Non certo per fare un danno economico ad un’azienda che nel 2011 ha messo a bilancio ricavi per oltre 4 miliardi di euro. Ma per affermare a testa alta che non basteranno tutti gli sconti del mondo per comprarsi la nostra dignità. Per dimostrare che Taranto è una città consapevole, che non ha più voglia di soffrire e morire per i veleni della grande industria, che ancora oggi è totalmente spalleggiata sul territorio da istituzioni e sindacati. Per lanciare un concreto segnale ai nostri politici che un’altra Taranto è possibile, non solo a parole, ma anche nei fatti. Che purtroppo ancora oggi danno ragione alla grande industria, che continua a trattarci come una semplice colonia da spremere sino all’ultima goccia.
Ma forse siamo noi che viviamo su un altro pianeta. Forse le nostre sono stupide questioni di principio. Forse sogniamo l’impossibile. Sarà. Ma preferiamo restare cocciutamente dall’altra parte delle barricata. Convinti del fatto che le nostre idee e i nostri principi non avranno mai alcun prezzo contrattabile. Per mandare un messaggio alla grande industria e dir loro che non ci arrenderemo mai, senza prima aver provato in tutti i modi a cambiare in meglio la nostra città. Senza la loro presenza. E senza il loro aiuto. “Dignità è una parola che non ha plurale” (Paul Claudel, Diario, 1904/55 – postumo, 1968/69).
Gianmario Leone (InchiostroVerde)
Ha avuto un successo “straordinario”, come del resto era tristemente prevedibile, l’iniziativa “Riparti con Eni” promossa dalla “prima azienda petrolifera del Paese”, che dallo scorso 16 giugno al prossimo 2 settembre, soltanto durante il week end, ridurrà il prezzo della benzina e del gasolio per tutti i consumatori che faranno rifornimento in modalità iperself (ovvero in maniera autonoma).
La riduzione del prezzo prevede all’incirca uno sconto di 20 centesimi al litro rispetto al prezzo praticato in modalità servito, equivalente ad un risparmio di 10 euro su un pieno da 50 litri, con la possibilità di rifornirsi a partire dalle 13 del sabato alla mezzanotte della domenica. Dalle prime proiezioni fornite dall’Eni, in questo primo weekend sono stati venduti 70-80 milioni di litri, circa tre volte il dato normale.
Ma come sempre avviene in questo paese, nessuno si prende la briga di fermarsi a riflettere anche per un solo istante in maniera critica su ciò che gli accade intorno. A maggior ragione poi, se si tratta di risparmiare 20 centesimi di euro sul pieno di benzina e gasolio in tempi di crisi economica. Eppure, nessuno si è posto una semplicissima domanda: ma come è possibile che da un giorno all’altro l’Eni decida di “dare un passaggio agli italiani”?
Non è strano che soltanto un mese fa, quando il prezzo del carburante in Italia era il più alto in Europa, di fronte alle proteste dei consumatori l’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, allargava sconsolato le braccia affermando che “il calo del prezzo dei carburanti naturalmente ci sarà se i prezzi del greggio e dei prodotti raffinati continueranno a scendere e se l’euro non si indebolirà rispetto al dollaro. Non possiamo essere solo volontaristici bisogna valutare le condizioni del mercato: i margini aziendali sono diminuiti in modo importante per noi e per i nostri concorrenti”?
Niente di tutto questo: gli italiani, come tanti pecoroni, hanno assediato le stazioni di servizio griffate Eni, rievocando l’assalto ai forni di manzoniana memoria. Ma se ciò può essere comprensibile in un paese in cui la coerenza e la dignità sono oramai diventati fenomeni paranormali, lo è in maniera molto, ma molto minore, se ciò avviene anche dove, da decenni, sono presenti le raffinerie Eni, con tutto il loro carico di inquinamento, questo sì del tutto “gratuito”. Come accaduto e accade ancora oggi a Taranto.
Ma i tarantini, si sa, non si fanno mai troppi problemi. Specie poi con l’arrivo dell’estate, dove tutto, ma proprio tutto, passa decisamente in secondo piano. E così, prima di andare tutti al mare, tantissimi tarantini hanno pensato bene di sostare sotto il solleone in lunghe code nelle stazioni Eni, per ringraziare di tanta generosità un’azienda che, da quando ha occupato diversi chilometri di costa della nostra città, ha sempre fatto e continua a fare il bello e il cattivo tempo. Un’azienda che non ha mai avuto alcun contatto con la comunità, con il territorio ionico, che sfrutta a proprio piacimento come una vera e propria colonia.
Sarà anche per questo se negli ultimi anni l’Eni ha avanzato la richiesta di raddoppiare la sua capacità di raffinazione passando dai 6,5 agli 11 milioni di barili all’anno (progetto per ora stoppato dal ministero dell’Ambiente). Sarà per questo, indubbiamente, se ha richiesto ed ottenuto grazie ad un solerte Consiglio Comunale l’ok per la costruzione di un nuovo metanodotto all’interno della stessa raffineria, che in un futuro non si sa quanto lontano, servirà proprio per il raddoppio su citato.
Sarà per questo se ha richiesto e quasi ottenuto la possibilità di costruire una centrale a turbogas nuova di zecca, dalla capacità di 240 MW, al posto dell’obsoleta centrale ad olio combustibile, che però è leggermente inferiore, ovvero di 87 MW. Adducendo come motivazione quella dell’autonomia e autosufficienza energetica della raffineria, onde scongiurare il blocco della stessa, con la conseguente accensione delle grandi torce che riempiono il cielo di Taranto di una sinistra ed inquinante scia di veleni.
Il tutto, senza avere alcuna vergogna nell’affermare che l’energia prodotta in più sarà venduta sul mercato e che tale centrale produrrà un aumento spaventoso di CO2. Il progetto però ha vissuto fasi altalenanti, con la Regione che si è messa di traverso ricorrendo al Tar del Lazio, quando Comune, Provincia, Confindustria e sindacati, oltre alla stessa Eni, avevano già stappato lo spumante. Dopo aver ritirato il progetto iniziale, l’Eni ha dichiarato che presenterà a breve un nuovo investimento, che pare si aggirerà intorno ai 100 milioni di euro, con la produzione di vapore che resterà invariata ma con un calo di quella elettrica: 105 MW anziché 240 MW. Ma il disappunto dell’Eni e di Enipower è palpabile.
La “minaccia” proveniente dagli ambienti dell’azienda del “cane a sei zampe” è stata infatti la seguente: una nuova centrale da 105 Mw non renderà indipendente la raffineria sotto il profilo energetico. Con le torce che torneranno ad accendersi e la raffineria che andrà in blocco “all’improvviso”. Ma i nostri cari amici dell’Eni si possono al momento consolare con il famoso progetto “Tempa Rossa”, che ha da tempo ricevuto tutte le autorizzazioni del caso, oltre che l’ok da parte del Cipe (1,3 miliardi di investimento). L’Eni ha previsto per la raffineria di Taranto un investimento di 300 milioni di euro per stoccare in due serbatoi da 180 mila metri cubi il greggio lucano proveniente dalla Val D’Agri ed ampliare il pontile in dotazione all’Eni nel porto di Taranto per consentire l’attracco di un massimo di 140 navi l’anno, nonostante l’assenza di rischio di incidente rilevante nello Studio di Impatto Ambientale e l’aumento delle emissioni diffuse del 12%.
Ma i tarantini a tutto questo non pensano e non vogliono pensarci. Come si sono dimenticati che la raffineria Eni è la stessa che, da un momento all’altro, è in grado di invadere gran parte della città con una puzza di gas nauseabondo, che crea malori e problemi di salute dai più piccoli ai più anziani. E a certificare che la responsabilità sia dell’azienda del “cane a sei zampe”, è stata proprio l’Arpa, che lo scorso settembre, in occasione dell’ennesima insopportabile fuga di gas, testé dichiarò: “Gli odori nauseabondi segnalati dai cittadini di Taranto lo scorso 17 gennaio 2011 sono legati alla diffusione nell’aria di acido solfidrico (H2S) proveniente dalla Raffineria Eni di Taranto. Nella stessa giornata si è registrato un picco di SO2 (Anidride solforosa, ndr) che ha superato, presso l’Ospedale Testa, il valore limite orario di 350 µg/m3, fissato dal D.Lgs. 155/2010, proveniente verosimilmente dalle torce della Raffineria Eni di Taranto”.
Dunque non uno, ma ben due agenti inquinanti. Entrambi dannosi per l’ambiente e pericolosi per la salute umana. Sempre secondo quanto accertato dall’Arpa “tali eventi sono verosimilmente legati alle attività di riavvio di alcuni impianti da parte di Eni, circostanza preventivamente notificata dalla stessa Raffineria ma a cui non ha fatto seguito alcuna segnalazione di eventi anomali, da parte della stessa Eni”. Che in parole povere vuol dire che l’Eni semplicemente non tiene conto di niente e di nessuno.
Ma nonostante tutto ciò, i tarantini hanno scelto comunque di risparmiare la bellezza di 20 centesimi a litro per rifornire le loro belle automobili. Mostrando ancora una volta di non avere a cuore nemmeno la propria dignità. Perché se è vero che il nostro ecosistema è in gran parte compromesso dall’inquinamento prodotto dalla grande industria negli ultimi 60 anni, è altresì vero che ci sono tanti modi diversi per vivere e morire. Uno di questi, ad esempio, è farlo con coerenza. E dignità.
Sarebbe stato un segnale rivoluzionario lasciare vuote le stazioni di servizio Eni in questo e nei prossimi week end. Non certo per fare un danno economico ad un’azienda che nel 2011 ha messo a bilancio ricavi per oltre 4 miliardi di euro. Ma per affermare a testa alta che non basteranno tutti gli sconti del mondo per comprarsi la nostra dignità. Per dimostrare che Taranto è una città consapevole, che non ha più voglia di soffrire e morire per i veleni della grande industria, che ancora oggi è totalmente spalleggiata sul territorio da istituzioni e sindacati. Per lanciare un concreto segnale ai nostri politici che un’altra Taranto è possibile, non solo a parole, ma anche nei fatti. Che purtroppo ancora oggi danno ragione alla grande industria, che continua a trattarci come una semplice colonia da spremere sino all’ultima goccia.
Ma forse siamo noi che viviamo su un altro pianeta. Forse le nostre sono stupide questioni di principio. Forse sogniamo l’impossibile. Sarà. Ma preferiamo restare cocciutamente dall’altra parte delle barricata. Convinti del fatto che le nostre idee e i nostri principi non avranno mai alcun prezzo contrattabile. Per mandare un messaggio alla grande industria e dir loro che non ci arrenderemo mai, senza prima aver provato in tutti i modi a cambiare in meglio la nostra città. Senza la loro presenza. E senza il loro aiuto. “Dignità è una parola che non ha plurale” (Paul Claudel, Diario, 1904/55 – postumo, 1968/69).
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giovedì 9 febbraio 2012
Ovviamente colpa dell'ENI

E ci volevano le analisi dell'ARPA per capire che la puzza e la "cacca" di Rondinella vengono dall'ENI?
Quella è una raffineria di petrolio, mica una fabbrica di confetti!!!
E ora?
Niente, come al solito.
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giovedì 26 gennaio 2012
ENI, non è solo puzza: FA MALE!!!
Ecco la relazione tecnica diffusa dall'ARPA Puglia con le rilevazioni dei gas emessi dall'ENI il 17 gennaio che hanno soffocato la città di Taranto per ore.
Le centraline hanno rilevato concentrazioni enormemente superiori ai limiti tollerabili di:
ARPA PUGLIA - TARANTO - ENI - Relazione_odori_17-1-2012
I link diretti ai documenti:
Relazione Sostanze Odorigene - 17 gennaio 2012
Allegati Relazione Sostanze Odorigene - 17 gennaio 2012
Direzioni vento H2S - 17 gennaio 2012
Rosa dell'inquinamento SO2 - 17 gennaio 2012
Rosa dell'inquinamento H2S - 17 gennaio 2012
Le centraline hanno rilevato concentrazioni enormemente superiori ai limiti tollerabili di:
1) ACIDO SOLFIDRICO (H2S) (un veleno ad ampio spettro, ossia può danneggiare diversi sistemi del corpo. Ad alte concentrazioni paralizza il nervo olfattivo rendendo impossibile la percezione del suo sgradevole odore e può causare incoscienza nell'arco di pochi minuti. Agisce come l'acido cianidrico inibendo la respirazione mitocondriale.Un'esposizione a bassi livelli produce irritazione agli occhi ed alla gola, tosse, accelerazione del respiro e formazione di fluido nelle vie respiratorie. A lungo termine può comportare affaticamento, perdita dell'appetito, mal di testa, disturbi della memoria e confusione. - Wikipedia);
2) ANIDRIDE SOLFOROSA (S02)(Il biossido di zolfo è un forte irritante delle vie respiratorie; un’esposizione prolungata a concentrazioni anche minime (alcune parti per miliardo, ppb) può comportare faringiti, affaticamento e disturbi a carico dell'apparato sensoriale (occhi, naso, etc.).È inoltre accertata una sinergia dannosa in caso di esposizione combinata con il particolato, sinergia che genera anche ozono; il particolato è infatti in grado di trasportare ilbiossido di zolfo nelle parti più profonde del polmone, aumentando di conseguenza ildanno anche in presenza di concentrazioni più ridotte di anidride solforosa. - Wikipedia)
2) ANIDRIDE SOLFOROSA (S02)(Il biossido di zolfo è un forte irritante delle vie respiratorie; un’esposizione prolungata a concentrazioni anche minime (alcune parti per miliardo, ppb) può comportare faringiti, affaticamento e disturbi a carico dell'apparato sensoriale (occhi, naso, etc.).È inoltre accertata una sinergia dannosa in caso di esposizione combinata con il particolato, sinergia che genera anche ozono; il particolato è infatti in grado di trasportare ilbiossido di zolfo nelle parti più profonde del polmone, aumentando di conseguenza ildanno anche in presenza di concentrazioni più ridotte di anidride solforosa. - Wikipedia)
C'è ancora bisogno di aspettare altro per fare qualcosa?
ARPA PUGLIA - TARANTO - ENI - Relazione_odori_17-1-2012
I link diretti ai documenti:
Relazione Sostanze Odorigene - 17 gennaio 2012
Allegati Relazione Sostanze Odorigene - 17 gennaio 2012
Direzioni vento H2S - 17 gennaio 2012
Rosa dell'inquinamento SO2 - 17 gennaio 2012
Rosa dell'inquinamento H2S - 17 gennaio 2012
venerdì 20 gennaio 2012
Torbide acque e arie putride per cozze nomadi!
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mercoledì 18 gennaio 2012
Puzze varie
sabato 24 dicembre 2011
Amministratori col naso tappato e la coscienza sporca di petrolio!!!
Tempa Rossa e centrale Enipower, i dubbi dell’Arpa
Ieri i dirigenti dell'Agenzia regionale sono stati ascoltati in Commissione ambiente
Emissioni di idrogeno solforato, progetto Tempa Rossa e nuova centrale Enipower: su questi tre temi si è concentrata, ieri mattina, la commissione Ecologia e Ambiente del Comune. Un’occasione importante per approfondire le principali problematiche collegate alla Raffineria Eni insieme ai rappresentanti di Arpa Puglia, Maria Spartera e Roberto Giua. Presenti anche Vanni Ninni, portavoce del comitato “1.000 per Taranto”, e Roberto Missiani, ambientalista intervenuto nella qualità di genitore. L’attenzione della commissione si è focalizzata soprattutto su una relazione dell’Arpa presentata ad Ecomondo (la fiera dell’Ecologia svoltasi a Rimini a novembre), che ha per oggetto “la problematica olfattiva correlata alla dispersione di idrogeno solforato e mercaptani nell’aria del porto di Taranto”. Per tredici giorni, dal 13 al 25 maggio del 2009, Arpa Puglia ha effettuato una campagna di monitoraggio che si è avvalsa di un analizzatore di gas, denominato AirMedor, posto in un laboratorio mobile collocato tra il quarto sporgente e il pontile Eni.
“Per tre giorni consecutivi – si legge nella relazione – si sono registrati picchi di concentrazione di quasi tutte le sostanze odorigene monitorate e durante questi eventi il vento spirava in prevalenza dal quadrante Nord-Ovest, quindi è probabile che gli inquinanti provenissero da questo settore, in cui si trova il sito Eni di stoccaggio di prodotti petroliferi”. Sui valori registrati si è soffermato Ninni: «Ci sono stati picchi di idrogeno solforato di circa 13 ppb. Per rendersi conto della loro gravita basta sapere che il Governo Federale degli Stati Uniti consiglia di fissare il limite massimo a 1 ppb». Va detto che l’idrogeno solforato è una sostanza fortemente velenosa la cui tossicità è paragonabile a quella del cianuro.
Sui suoi effetti si è espresso Giua a margine della riunione: “Quei valori riguardavano la zona del porto. Le persone che erano sul posto hanno sicuramente avvertito un odore forte. Oltre ad effetti sull’umore, potrebbero aver subito effetti fisici di tipo irritativo. Il fatto che i picchi si siano registrati in tre giorni su tredici fa pensare che si tratti di un fenomeno frequente. Purtroppo la normativa attuale non prevede limiti per gli ambienti di vita, ma solo per le emissioni convogliate ai camini». L’auspicio espresso dal rappresentante dell’Arpa è che i paletti fissati in sede di Autorizzazione Integrata riescano a eliminare il più possibile tutte le emissioni fuggitive, comprese quelle di idrocarburi.
Nei mesi scorsi, l’Arpa ha trasmesso un’informativa alla Procura della Repubblica per segnalare sia la problematica delle sostanze odorigene che quella relativa alla frequente accensione delle torce. La Spartera ha poi ribadito le perplessità dell’Arpa sul progetto Tempa Rossa: “A Taranto avrebbe luogo lo stoccaggio di greggio di cattiva qualità e ci sarebbe un aumento del 12% delle emissioni non convogliate. Perplessità che abbiamo segnalato in una lettera inviata a Regione, Provincia e Comune”. Dubbi sono stati espressi dalla Spartera anche sulla nuova centrale Enipower: «Su questo progetto non abbiamo preso una posizione ufficiale perché nessun ente ce lo ha chiesto, ma il nostro giudizio è negativo. Il progetto prevede una sovrapproduzione enorme di energia. Ci dicono che sarà messa in vendita, ma ci sorge il dubbio che sia un passo verso il raddoppio della Raffineria”. Da segnalare, infine, che il comitato “1.000 per Taranto” ha sollecitato la revisione del Piano di Emergenza Esterno per tutelare la città dal rischio di incidenti rilevanti. Questione che sarà posta all’attenzione del nuovo prefetto. Inoltre, i punti trattati ieri dalla Commissione saranno segnalati al sindaco Stefàno. (CdG)

Ieri i dirigenti dell'Agenzia regionale sono stati ascoltati in Commissione ambiente
Emissioni di idrogeno solforato, progetto Tempa Rossa e nuova centrale Enipower: su questi tre temi si è concentrata, ieri mattina, la commissione Ecologia e Ambiente del Comune. Un’occasione importante per approfondire le principali problematiche collegate alla Raffineria Eni insieme ai rappresentanti di Arpa Puglia, Maria Spartera e Roberto Giua. Presenti anche Vanni Ninni, portavoce del comitato “1.000 per Taranto”, e Roberto Missiani, ambientalista intervenuto nella qualità di genitore. L’attenzione della commissione si è focalizzata soprattutto su una relazione dell’Arpa presentata ad Ecomondo (la fiera dell’Ecologia svoltasi a Rimini a novembre), che ha per oggetto “la problematica olfattiva correlata alla dispersione di idrogeno solforato e mercaptani nell’aria del porto di Taranto”. Per tredici giorni, dal 13 al 25 maggio del 2009, Arpa Puglia ha effettuato una campagna di monitoraggio che si è avvalsa di un analizzatore di gas, denominato AirMedor, posto in un laboratorio mobile collocato tra il quarto sporgente e il pontile Eni.
“Per tre giorni consecutivi – si legge nella relazione – si sono registrati picchi di concentrazione di quasi tutte le sostanze odorigene monitorate e durante questi eventi il vento spirava in prevalenza dal quadrante Nord-Ovest, quindi è probabile che gli inquinanti provenissero da questo settore, in cui si trova il sito Eni di stoccaggio di prodotti petroliferi”. Sui valori registrati si è soffermato Ninni: «Ci sono stati picchi di idrogeno solforato di circa 13 ppb. Per rendersi conto della loro gravita basta sapere che il Governo Federale degli Stati Uniti consiglia di fissare il limite massimo a 1 ppb». Va detto che l’idrogeno solforato è una sostanza fortemente velenosa la cui tossicità è paragonabile a quella del cianuro.
Sui suoi effetti si è espresso Giua a margine della riunione: “Quei valori riguardavano la zona del porto. Le persone che erano sul posto hanno sicuramente avvertito un odore forte. Oltre ad effetti sull’umore, potrebbero aver subito effetti fisici di tipo irritativo. Il fatto che i picchi si siano registrati in tre giorni su tredici fa pensare che si tratti di un fenomeno frequente. Purtroppo la normativa attuale non prevede limiti per gli ambienti di vita, ma solo per le emissioni convogliate ai camini». L’auspicio espresso dal rappresentante dell’Arpa è che i paletti fissati in sede di Autorizzazione Integrata riescano a eliminare il più possibile tutte le emissioni fuggitive, comprese quelle di idrocarburi.
Nei mesi scorsi, l’Arpa ha trasmesso un’informativa alla Procura della Repubblica per segnalare sia la problematica delle sostanze odorigene che quella relativa alla frequente accensione delle torce. La Spartera ha poi ribadito le perplessità dell’Arpa sul progetto Tempa Rossa: “A Taranto avrebbe luogo lo stoccaggio di greggio di cattiva qualità e ci sarebbe un aumento del 12% delle emissioni non convogliate. Perplessità che abbiamo segnalato in una lettera inviata a Regione, Provincia e Comune”. Dubbi sono stati espressi dalla Spartera anche sulla nuova centrale Enipower: «Su questo progetto non abbiamo preso una posizione ufficiale perché nessun ente ce lo ha chiesto, ma il nostro giudizio è negativo. Il progetto prevede una sovrapproduzione enorme di energia. Ci dicono che sarà messa in vendita, ma ci sorge il dubbio che sia un passo verso il raddoppio della Raffineria”. Da segnalare, infine, che il comitato “1.000 per Taranto” ha sollecitato la revisione del Piano di Emergenza Esterno per tutelare la città dal rischio di incidenti rilevanti. Questione che sarà posta all’attenzione del nuovo prefetto. Inoltre, i punti trattati ieri dalla Commissione saranno segnalati al sindaco Stefàno. (CdG)

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mercoledì 28 settembre 2011
Un capolavoro di equidistanza scientifica!
Verosimilmente... Fa rima con il non far niente!
Ma è colpa dell'ARPA se chi deve fare non fa niente?
Ovviamente no!
Una domanda sorge spontanea: ma noi siamo "soggetti interessati"?
Dispersione sostanze odorigene a Taranto
In data di ieri, 27 settembre 2011, si è registrato a Taranto un fenomeno di dispersione di sostanze odorigene, che ha interessato varie zone della città. I tecnici del Dipartimento Provinciale ARPA di Taranto sono intervenuti prontamente, anche grazie alla vicinanza della sede del Dipartimento ARPA di Taranto (l'Ospedale Testa) con la sorgente delle emissioni, accertando che la dispersione si è originata verosimilmente dalle operazioni di caricamento di greggio dalla Raffineria ENI su una nave collocata nel Porto Mercantile.
Nonostante il sistema di recupero dei vapori presente sul sistema di caricamento del pontile fosse in funzione all'atto del sopralluogo, questo non è stato in grado di assicurare un efficace abbattimento delle sostanze odorigene emesse durante le operazioni.
In conseguenza dell'intervento di ARPA, alle ore 8 le operazioni di caricamento del greggio sulla nave sono state sospese. Tuttavia, il regime dei venti, che ha avuto nel corso della giornata del 27 un andamento variabile (prima da sud, poi da nord-ovest, poi nuovamente da sud) con una velocità del vento non elevata, tale da non consentire una rapida diluizione, ha fatto sì che la "bolla" di aria con presenza di sostanze odorigene si sia spostata, in successione, su varie zone della città, continuando a produrre disturbi, allarmi e lamentele.
L'esame dell'andamento degli inquinanti rilevati dalla rete di qualità dell'aria gestita da ARPA ha evidenziato un valore particolarmente alto di benzene e, in minor misura, di toluene nell'aria alle ore 4,00 presso la centralina di via Machiavelli ed un incremento della concentrazione di H2S dalla ore 6, con un dato invalido alle ore 5, che potrebbe essere dovuto ad un valore istantaneo troppo elevato, che ha mandato in saturazione il sensore. Ciò conferma che la dispersione delle sostanze organiche, con prevalenza di quelle più bassobollenti (più volatili), e dei composti odorigeni solforati è iniziata nelle primissime ore della giornata, interessando prima le aree limitrofe al porto e all'area industriale, e quindi le altre zone della città.
L'attività di indagine sul fenomeno accaduto e sulle sue cause, da parte del Dipartimento ARPA di Taranto, è tuttora in corso. Inoltre, al fine di accertare la funzionalità degli impianti di abbattimento a bordo della nave, è stato richiesto l’intervento della Capitaneria di Porto.
Degli esiti saranno informati tutti i soggetti interessati.



Effettuare il download dei valori orari registrati.
Ma è colpa dell'ARPA se chi deve fare non fa niente?
Ovviamente no!
Una domanda sorge spontanea: ma noi siamo "soggetti interessati"?
Dispersione sostanze odorigene a Taranto
In data di ieri, 27 settembre 2011, si è registrato a Taranto un fenomeno di dispersione di sostanze odorigene, che ha interessato varie zone della città. I tecnici del Dipartimento Provinciale ARPA di Taranto sono intervenuti prontamente, anche grazie alla vicinanza della sede del Dipartimento ARPA di Taranto (l'Ospedale Testa) con la sorgente delle emissioni, accertando che la dispersione si è originata verosimilmente dalle operazioni di caricamento di greggio dalla Raffineria ENI su una nave collocata nel Porto Mercantile.
Nonostante il sistema di recupero dei vapori presente sul sistema di caricamento del pontile fosse in funzione all'atto del sopralluogo, questo non è stato in grado di assicurare un efficace abbattimento delle sostanze odorigene emesse durante le operazioni.
In conseguenza dell'intervento di ARPA, alle ore 8 le operazioni di caricamento del greggio sulla nave sono state sospese. Tuttavia, il regime dei venti, che ha avuto nel corso della giornata del 27 un andamento variabile (prima da sud, poi da nord-ovest, poi nuovamente da sud) con una velocità del vento non elevata, tale da non consentire una rapida diluizione, ha fatto sì che la "bolla" di aria con presenza di sostanze odorigene si sia spostata, in successione, su varie zone della città, continuando a produrre disturbi, allarmi e lamentele.
L'esame dell'andamento degli inquinanti rilevati dalla rete di qualità dell'aria gestita da ARPA ha evidenziato un valore particolarmente alto di benzene e, in minor misura, di toluene nell'aria alle ore 4,00 presso la centralina di via Machiavelli ed un incremento della concentrazione di H2S dalla ore 6, con un dato invalido alle ore 5, che potrebbe essere dovuto ad un valore istantaneo troppo elevato, che ha mandato in saturazione il sensore. Ciò conferma che la dispersione delle sostanze organiche, con prevalenza di quelle più bassobollenti (più volatili), e dei composti odorigeni solforati è iniziata nelle primissime ore della giornata, interessando prima le aree limitrofe al porto e all'area industriale, e quindi le altre zone della città.
L'attività di indagine sul fenomeno accaduto e sulle sue cause, da parte del Dipartimento ARPA di Taranto, è tuttora in corso. Inoltre, al fine di accertare la funzionalità degli impianti di abbattimento a bordo della nave, è stato richiesto l’intervento della Capitaneria di Porto.
Degli esiti saranno informati tutti i soggetti interessati.

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domenica 7 agosto 2011
La città della libertà (d'inquinare)
Paura in città: petrolio in Mar Grande Torna la puzza di gas

Quella di ieri è stata una nuova giornata di aggressioni ambientali per il territorio ionico. In mattinata lo sversamento di un modesto quantitativo di greggio nel tratto di mare occupato dal parco boe della Raffineria Eni. Nel tardo pomeriggio, una nuova ondata di puzza di gas ha investito soprattutto la Città Vecchia e la zona del Borgo che si affaccia sul Canale Navigabile.
Il primo problema si è presentato intorno alle 10.30. quando l’Eni ha segnalato alla Capitaneria di Porto un trasudamento alle giunture delle tubazioni sottomarine. L’imprevisto ha originato in superficie un fenomeno tecnicamente definito “iridescenza”. Il tutto sarebbe avvenuto durante le operazioni di scarico del greggio.
Sul posto sono intervenuti, oltre alla Capitaneria di Porto, l’azienda Ecotaras, che ha posto delle boe galleggianti di contenimento per delimitare l’area interessata, la cooperativa Sommozzatori e una squadra di Vigili del Fuoco. L’intervento per fronteggiare l’emergenza è proseguito per tutta la giornata.
Come se non bastasse, poco prima delle 19, in città è tornato l’allarme legato alla puzza di gas. Un film che i tarantini hanno già vissuto sia domenica che lunedì scorsi. Il centralino dei Vigili del Fuoco è andato ancora una volta in tilt. Tante le chiamate di cittadini spaventati dall’odore nauseabondo che ha ammorbato l’aria per oltre mezz’ora.
Contattata dal Corriere, la dottoressa Maria Spartera di Arpa Puglia, ha spiegato che la puzza è stata sicuramente causata da idrocarburi.
Due le ipotesi indicate dall’esperta: «Il degasaggio delle stive effettuato da una petroliera, oppure il cattivo odore potrebbe essere legato ai vapori del greggio sversato in mare durante la mattinata. Può essere, infatti, che tali vapori siano stati trasportati dal vento verso la città durante le ore successive alla perdita».
Dubbi che si spera vengano sciolti al più presto perchè la cittadinanza abbia gli opportuni chiarimenti. Infine, una notizia che viene da San Pietro in Casale, in provincia di Bologna. Venerdì scorso, sull’autostrada Bologna-Padova, è stato scongiurato un disastro ambientale per l’incendio scoppiato su un camion di rifiuti speciali provenienti dall’Ilva di Taranto e diretto ad una ditta del Nord Italia per lo smaltimento. I Vigili del Fuoco, accorsi sul posto insieme agli uomini dell’Arpa e della Protezione Civile hanno lavorato fino a notte inoltrata per spegnere il fuoco, trasferire il materiale pericoloso e bonificare la zona.
(Alessandra Congedo CdG)

Quella di ieri è stata una nuova giornata di aggressioni ambientali per il territorio ionico. In mattinata lo sversamento di un modesto quantitativo di greggio nel tratto di mare occupato dal parco boe della Raffineria Eni. Nel tardo pomeriggio, una nuova ondata di puzza di gas ha investito soprattutto la Città Vecchia e la zona del Borgo che si affaccia sul Canale Navigabile.
Il primo problema si è presentato intorno alle 10.30. quando l’Eni ha segnalato alla Capitaneria di Porto un trasudamento alle giunture delle tubazioni sottomarine. L’imprevisto ha originato in superficie un fenomeno tecnicamente definito “iridescenza”. Il tutto sarebbe avvenuto durante le operazioni di scarico del greggio.
Sul posto sono intervenuti, oltre alla Capitaneria di Porto, l’azienda Ecotaras, che ha posto delle boe galleggianti di contenimento per delimitare l’area interessata, la cooperativa Sommozzatori e una squadra di Vigili del Fuoco. L’intervento per fronteggiare l’emergenza è proseguito per tutta la giornata.
Come se non bastasse, poco prima delle 19, in città è tornato l’allarme legato alla puzza di gas. Un film che i tarantini hanno già vissuto sia domenica che lunedì scorsi. Il centralino dei Vigili del Fuoco è andato ancora una volta in tilt. Tante le chiamate di cittadini spaventati dall’odore nauseabondo che ha ammorbato l’aria per oltre mezz’ora.
Contattata dal Corriere, la dottoressa Maria Spartera di Arpa Puglia, ha spiegato che la puzza è stata sicuramente causata da idrocarburi.
Due le ipotesi indicate dall’esperta: «Il degasaggio delle stive effettuato da una petroliera, oppure il cattivo odore potrebbe essere legato ai vapori del greggio sversato in mare durante la mattinata. Può essere, infatti, che tali vapori siano stati trasportati dal vento verso la città durante le ore successive alla perdita».
Dubbi che si spera vengano sciolti al più presto perchè la cittadinanza abbia gli opportuni chiarimenti. Infine, una notizia che viene da San Pietro in Casale, in provincia di Bologna. Venerdì scorso, sull’autostrada Bologna-Padova, è stato scongiurato un disastro ambientale per l’incendio scoppiato su un camion di rifiuti speciali provenienti dall’Ilva di Taranto e diretto ad una ditta del Nord Italia per lo smaltimento. I Vigili del Fuoco, accorsi sul posto insieme agli uomini dell’Arpa e della Protezione Civile hanno lavorato fino a notte inoltrata per spegnere il fuoco, trasferire il materiale pericoloso e bonificare la zona.
(Alessandra Congedo CdG)
mercoledì 19 gennaio 2011
CHIUSURA!
Oggi tutta Taranto era satura di una strana puzza: un misto di zolfo, oli minerali e quel particolare "aroma" di discarica ben conosciuto a Statte, Lizzano, San Marzano, Grottaglie, ecc...ORA BASTA!
Come i Lizzanesi chiedevano ieri: CHIUSURA IMMEDIATA DELLE DISCARICHE PER RIFIUTI SPECIALI! RIFIUTI ZERO!
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