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giovedì 15 ottobre 2015

Ma come, il problema di Massafra non era il traffico?

M5S chiede scioglimento Provincia di Taranto per infiltrazioni mafiose

“Questa mattina, insieme ai parlamentari Buccarella, Donno, De Lorenzis, Lezzi e all’europarlamentare D’Amato, abbiamo inviato una richiesta al Prefetto di Taranto per richiedere lo scioglimento del Consiglio Provinciale di Taranto e dei Consigli Comunali tarantini coinvolti, in particolare quelli di Massafra, Castellaneta, Monteiasi e Lizzano. Il 30 Luglio 2015 è stata adottata nei confronti della società Avvenire una informazione antimafia interdittiva, viste le relazioni della locale Direzione Investigativa Antimafia di aprile e giugno 2015, condivise dal Gruppo Ispettivo Antimafia in data 23 luglio, dalle quali emergerebbe un complessivo quadro di pericolosità in senso oggettivo circa l’esistenza di infiltrazioni mafiose e della sussistenza di un collegamento, o per lo meno di un condizionamento, dell’impresa in argomento Avvenire Srl con le organizzazioni mafiose. In data 16 Settembre 2015 il Direttore dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone dichiarava: “I boss controllano la raccolta dei rifiuti in molte città”, tanto che a Massafra pare che un capo clan sia stato assunto dalla cooperativa “Avvenire” con ruoli di responsabilità; ciò gli ha addirittura permesso di salire sul palco di un’assemblea pubblica, con mezza amministrazione comunale al fianco, a parlare di raccolta rifiuti.
‘Dalle verifiche eseguite dalla prefettura’, si legge nell’atto notificato dallo stesso magistrato nelle scorse settimane, ‘risulta che Avvenire abbia in corso di esecuzione un rilevante numero di contratti presso molteplici enti locali’. ‘La ditta Avvenire’, si legge ancora, ‘gestisce il servizio in Enti locali pugliesi e locali non solo tarantini ed in particolare: Tursi, Laterza, Lizzano, Castellaneta, Monteiasi, Noci, Putignano, Grumo Appula, Zapponeta, Isole Tremiti e Montescaglioso’. Comuni in cui, sempre secondo Cantone, in nessuna maniera si può continuare a lavorare con il vecchio management, viste le infiltrazioni. E ‘casualmente’ sono proprio molti dei dirigenti dei comuni tarantini sopra citati che oggi ricoprono o hanno ricoperto incarichi di responsabilità all’interno dell’ARO 3/TA. Il Sindaco del Comune di Massafra, Martino Tamburrano è, infatti, attualmente Presidente della Provincia di Taranto ma è stato Presidente Ato e Presidente ARO 3/TA. Inoltre, vicepresidente dello stesso ARO 3/TA, di cui il Comune di Massafra è capofila, è il sindaco del Comune di Castellaneta Avv. Giovanni Gugliotti, mentre le posizione di Responsabile dell’Ufficio comune e di Segretario dello stesso ARO sono state rispettivamente occupate dall’arch. Aldo Caforio, dipendente del Comune di Castellaneta e dalla dott.ssa Lucia D’Arcangelo, segretario generale del Comune di Massafra.
Pertanto abbiamo questa mattina inoltrato una richiesta al Prefetto di Taranto per chiedere se non ci siano le condizioni per lo scioglimento del Consiglio Provinciale di Taranto e dei Consigli Comunali tarantini coinvolti, in particolare quelli di Massafra, Castellaneta, Monteiasi e Lizzano, così come prescritto dai co. 1 e 2 dell’art. 143 dello stesso D. Lgs. 267/2000. La situazione è ormai diventata insostenibile ed inaccettabile e vanno presi dei provvedimenti seri ed urgenti. Proprio qualche giorno fa abbiamo depositato la proposta di Legge per istituire una commissiona Antimafia, volta soprattutto a combattere il fenomeno eco mafioso. Vorremmo ricordare che la Regione Puglia è sul podio per reati ambientali, classificandosi così come la Regione più ecomafiosa d’Italia. E’ arrivata l’ora di contrastarla seriamente: il gioco degli appalti deve finire”. (Statoquotidiano)

mercoledì 31 marzo 2010

Mar Ionio: nave a perdere

Mar Ionio: nave a perdere

Sul litorale di Castellaneta Marina in provincia di Taranto (coordinate 40°28′31”Nord – 016°57′48”Est ) giace dal 10 marzo la nave bulgara Burgas, numero Imo 8518077 (oltre settemila tonnellate di stazza lorda per 123 metri di lunghezza). Il general cargo – giunto a Taranto da Mariupol (Ucraina) il 28 febbraio aveva scaricato bramme (semilavorati metallici) all’Ilva del pluripregiudicato Riva, reiteramente condannato per inquinamento ambientale. Stranamente le operazioni di recupero del mercantile – proveniente dal Mar Nero – luogo in cui numerose aziende italiane hanno scaricato rifiuti pericolosi a partire dall’Eni (come ben sa il ministro Altero Matteoli) – non sono ancora decollate. Secondo le rivelazioni della capitaneria di porto di Taranto il salvataggio, si fa per dire, è stato affidato alla società olandese Svitzer, ricondubile al gruppo Maersk. Italia Terra Nostra ha prontamente richiesto al comandante della locale guardia costiera, il capitano di vascello Paolo Zumbo, notizie dettagliate sul carico, la rotta, l’armatore, il noleggiatore ed il numero Imo. E’ stato inoltre richiesto un immediato controllo sulla radioattività della nave e del carico sbarcato. All’Arpa Puglia (dir. Giorgio Assennato) si chiede un istantanea verifica su eventuali vapori radioattivi emessi nell’atmosfera dall’impianto Riva, famigerato produttore di diossine, furani, benzene, benzoapirene, metalli pesanti, polveri fini ed ultrafini, furani. Non è stato effettuato alcun tipo di controllo a bordo e neppure identificato l’equipaggio. Lo Stato come al solito latita. Il prefetto locale dorme forse sonni beati? L’arrivo improvviso il 18 marzo di Gianni Lannes – scortato dalla Polizia di Stato e dai Carabinieri – in loco ha creato sconcerto negli olandesi e nei bulgari. Cosa hanno da nascondere? Per caso la camorra c’entra qualcosa? Cosa è accaduto dal 3 marzo al 12 marzo nel golfo di Taranto? Cosa ci faceva solo qualche giorno fa a Castellaneta marina un agente dei servizi segreti bulgari? Vendola il letargo è terminato? (Terranostra)

NAVE BURGAS: INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

mercoledì 24 marzo 2010

E la nave...non va!

...nessuno si preoccupa di quanto quest'operazione devasterà il litorale e tutti gli esseri viventi?


Rimorchiatori «sconfitti». La nave resta incagliata
L’«aspiratore» olandese tenterà di scavare un canale intorno alla nave per consentirne il galleggiamento

I rimorchiatori non ce l’hanno fatta, la nave bulgara «Burgas» è ancora piantata a venti metri dalla riva di Castellaneta marina con la chiglia sotto la sabbia per due metri e non si riesce a smuovere. L’ultimo tentativo, prima di passare al potente aspiratore «Salamander», è stato fatto lunedì sera. Per alcune ore i due mezzi della «Rimorchiatori napoletani» hanno provato a guadagnare i 60-70 gradi necessari per indirizzare la prua della nave, agganciata a due cavi, verso il mare aperto, ma gli sforzi hanno prodotto una rotazione di appena 12 gradi rispetto alla posizione iniziale, completamente insufficienti alla manovra di disincaglio. La chiglia affondata in un paio di metri di sabbia è inamovibile. Alle dieci dell’altra sera i rimorchiatori hanno spento i motori e l’operazione è stata rimandata a domani quando scatterà il piano B che prevede l’impiego di una speciale «sorbona», montata su cingoli, che aspirerà sabbia e acqua. E’ un’apparecchiatura adoperata anche per scavare e recuperare reperti archeologici e di altra natura.

L’armatore, sul quale ricadono tutte le spese e che ha ricevuto una diffida da parte della Capitaneria di porto sin dal momento dello spiaggiamento di fronte allo stabilimento balneare «Albatros», si serve di una ditta specializzata olandese. La «Salamander», arrivata dall’Olanda per conto della società di salvamento «Svitzer», al lavoro nelle acque di Castellaneta marina, è già in fase di assemblaggio da domenica scorsa. Diventerà operativa da domani. Scenderà in acqua e comincerà il suo lavoro di «aspirapolvere». Con uno dei due bracci, lungo 24 metri, succhierà dal fondo la sabbia e con l’altro la ributterà più in là. In altri termini la macchina toglierà la sabbia in cui è affondata la chiglia e davanti alla prua, ripristinando il così detto battente d’acqua intorno alla nave per riportarla in condizione di rigalleggiamento. Sarà scavato, in sostanza, una specie di canale su cui i tecnici lavoreranno a vista togliendo sabbia e acqua quel tanto che basta a creare le condizioni per disincagliare la «Burgas».

In questo momento entreranno in azione di nuovo i rimorchiatori che agganceranno la nave, la sposteranno in acque più profonde e al sicuro. Qui avverranno le ispezioni per accertare che l’incagliamento non abbia procurato danni e solo a questo punto il mercantile sarà trainato nel porto di Taranto. Nel frattempo è stata avviata l’indagine per accertare le ragioni che hanno portato una nave di centotrenta metri a sprofondare nella sabbia di Castellaneta marina. L’incidente è avvenuto nella notte tra martedì 9 e mercoledì 10 marzo. C’era molto vento e il mare era mosso. L’ancora della «Burgas», che aveva già sbarcato le bramme per lo stabilimento siderurgico, cominciò ad arare il fondo facendo avvicinare la nave a terra. Furono gli uomini della Capitaneria di porto di Taranto ad accorgersi dello scarrocciamento e a dare l’allarme a bordo. Il mercantile si arenò a sessanta metri dalla riva. (cdm)

lunedì 15 giugno 2009

Affari solari a Castellaneta

In una Borsa in difficolta’ svetta di oltre il 7% il titolo Alerion, che scambia a 0,51 euro. Il titolo e’ spinto dall’accordo che Alerion Clean Power, societa’ italiana attiva nel settore delle energie rinnovabili, ha raggiunto per realizzare a Castellaneta, in provincia di Taranto, uno dei piu’ grandi impianti fotovoltaici d'Italia con una potenza complessiva di 14 Mw. L'impianto, sviluppato completamente da Alerion, consentirà uan produzione a regime di 20 gigawatt all'anno.
Il valore complessivo dell'investimento sara’ di circa 50 milioni di euro, che verranno finanziati tramite project financing. La fine dei lavori di costruzione è prevista per il secondo semestre del 2010.(Reuters)

lunedì 16 marzo 2009

Archeologia: la verità viene a galla...

Ecco perchè nel tarantino non si scava più da decenni! Ci sono un'infinità di segnalazione e una carta archeologica ricchisssima ma tutto resta affidato alla cura... dei tombaroli e all'incuria, ignorante e presuntuosa, degli amministratori
canosa_di_puglia
Un sito archeologico di notevole interesse, con resti di un insediamento abitativo risalenti al V-IV secolo avanti Cristo, è stato scoperto quasi casualmente in Puglia. Ora, mancano i soldi per scavare.
Per la precisione la scoperta è avvenuta nelle campagne di Castellaneta, in provincia di Taranto. La Guardia di finanza lo ha immediatamente sequestrato, ma contemporaneamente da Taranto è arrivata anche la denuncia della soprintendenza ai beni archeologici della Puglia: non ci sono soldi per proseguire gli scavi, tutto rischia di rimanere sepolto nel terreno.
L’area archeologica sequestrata si estende su 1.600 metri quadrati. “Abbiamo scoperto un’importantissima area di interesse archeologico - ha confermato, Teresa Schojer, la funzionaria responsabile della soprintendenza per i Comuni del versante occidentale della provincia jonica - ma non abbiamo mezzi per intervenire e scavare in profondità, perché nessuno ci finanzia”.
Secondo la Schojer, la Guardia di finanza aveva segnalato inizialmente alla soprintendenza il rinvenimento di due tombe; in realtà si trattava di tagli di cava antichi. Quando sono intervenuti sul posto, i funzionari della soprintendenza hanno individuato un’area anticamente abitata. “In particolare - ha spiegato Schojer - abbiamo scoperto un’abitazione del IV secolo avanti Cristo, ma è venuta alla luce solo una piccolissima parte perché ci siamo limitati a controllare la superficie”.

Nell’area sono presenti da tempo anche lastroni di copertura tombale e pezzi architettonici. “Il sito - ha ribadito la funzionaria della soprintendenza - è importantissimo, e c’è un grosso insediamento che sarebbe tutto da scoprire. Abbiamo trovato frammenti di ceramica in un’area archeologica abbastanza sconvolta nel corso del tempo. Anche dopo scoperte del genere non possiamo fare niente, non abbiamo mezzi per intervenire, nessuno ci finanzia eventuali ricerche. Questa zona è finita tra le nostre segnalazioni archeologiche, ma la cosa rimane lì. Non si può fare altro”.
Finora si è riusciti a scavare solo per dieci centimetri e sono stati trovati una ventina di frammenti. “Lo scavo è rimasto molto in superficie - ha sottolineato Schojer - e di materiale se n’è recuperato pochissimo. Se fossimo andati in profondità sarebbe stato tutto diverso, ma non c’è la minima possibilità. Già trovare i fondi per fare questi due giorni di scavo è stato un miracolo. Nella zona di Castellaneta - conclude - ci sono altre zone di interesse archeologico in stato di abbandono”.
(inviatospeciale.com)