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mercoledì 25 novembre 2015

Sorpresa!!!

Ilva, restano in Svizzera gli 1,2 miliardi sequestrati ai Riva. Tribunale accoglie ricorso delle figlie di Emilio

Resteranno in Svizzera gli 1,2 miliardi di euro sequestrati ai Riva, azionisti dell’Ilva con il 90% ma espropriati all’atto dell’ammissione del siderurgico all’amministrazione straordinaria. La Corte dei reclami penali del Tribunale federale di Bellinzona, con sentenza del 18 novembre, ha infatti accolto il ricorso presentato dalle figlie dello scomparso Emilio Riva e detto no al rientro in Italia dei soldi sequestrati dai magistrati di Milano in una delle inchieste sulla gestione dello stabilimento. Quella contro Adriano Riva e due commercialisti, accusati di truffa ai danni dello Stato e trasferimento fittizio di beni: secondo i pm, i soldi sono stati distratti dalle casse dell’Ilva per essere poi trasferiti in alcuni trust nell’isola di Jersey. Nel 2009, sempre stando all’ipotesi accusatoria, sono poi stati scudati “in maniera ingiustificata” lasciandoli però depositati nei forzieri della banca Ubs.
La decisione di annullare il provvedimento con il quale a giugno la Procura di Zurigo, su richiesta della magistratura italiana, aveva disposto la revoca del sequestro del denaro perché potesse essere trasferito è motivata con la presenza di “vizi materiali e formali particolarmente gravi” nella richiesta dell’Italia. Ma soprattutto con il fatto che “l’origine criminale” di quei fondi è ritenuta da giudici “soltanto presumibile” ma attualmente “non manifesta”, per cui il trasferimento “costituirebbe un’espropriazione senza un giudizio penale”. E “non esiste una dichiarazione di garanzia delle autorità italiane secondo la quale le persone perseguite, se dichiarate innocenti, non subirebbero nessun danno“.
Il gip di Milano nell’ottobre 2014 aveva stabilito che i soldi fossero messi a disposizione dei commissari dello stabilimento e usati per il risanamento ambientale dello stabilimento. E l’11 maggio di quest’anno il tribunale, accogliendo la richiesta di Piero Gnudi, Corrado Carrubba e Enrico Laghi, ne ha disposto il rientro in Italia. Avrebbero dovuto essere trasferiti al Fondo Unico Giustizia gestito da Equitalia (in cui sono custodite le somme oggetto di sequestri giudiziari o confische) che a sua volta avrebbe sottoscritto obbligazioni emesse dall’Ilva per una somma fino a 1,2 miliardi di euro. Ma durante l’estate le figlie di Emilio Riva, dopo aver rinunciato all’eredità del padre per non essere coinvolte nelle richieste di risarcimento dei danni ambientali provocati dal siderurgico, hanno fatto ricorso. Ora accolto dai giudici svizzeri.
Si complica, così, il percorso tracciato dal governo Renzi per il rilancio del siderurgico, che attualmente incrementa le perdite di circa 50 milioni ogni mese. Non sembra un caso se in ottobre l’esecutivo ha dovuto inserire nella legge di Stabilità la previsione di un prolungamento fino a quattro anni dell’amministrazione straordinaria e di una nuova garanzia statale da 800 milioni, dopo il finanziamento da 400 milioni concesso all’inizio dell’anno. (FQ)

mercoledì 13 maggio 2015

Lui può!

Ilva: sbloccato il denaro sequestrato ai Riva. Utilizzo esclusivo per il piano ambientale


Il Gip di Milano Fabrizio D'Arcangelo sblocca il denaro sequestrato ai Riva, che passa quindi all’amministrazione straordinaria. Sarà utilizzato esclusivamente per mettere in atto il piano ambientale - risanamento e rilancio - del polo di Taranto.
LE RISORSE DISPONIBILI – Il denaro in questione è quello sequestrato ad Emilio e Adriano Riva, 172 mila euro di beni. Va aggiunto però altro denaro: 400 milioni di euro di finanziamenti coperti da garanzia di Stato, di cui 300 erogati dalla Cassa depositi e prestiti e 100 dalle banche, e 156 milioni provenienti dal contenzioso Fintecna.
I FONDI SBLOCCATI – Le tempistiche sono state queste perché il denaro sbloccato – che si trova in conti svizzeri - a favore dei commissari straordinari era in attesa dell’esito del procedimento penale che vede protagonisti i due fratelli Riva (Emilio nel frattempo è defunto), Franco Pozzi ed Emilio Gnech.
Le accuse sono di truffa aggravata ai danni dello Stato, trasferimento di valori per i Riva e riciclaggio per Pozzi e Gnech. Ebbene, il gip ha seguito i dettami della legge Salva Ilva, che consente l’utilizzo dei fondi sequestrati per il risanamento, ma allo stesso tempo di garantire i diritti dei soggetti coinvolti dal processo penale. Anche se Adriano Riva farà ricorso in Cassazione, il meccanismo non sarà stravolto.
I beni verranno tramutati in obbligazioni emesse da Ilva e intestate al Fondo unico di giustizia e, per conto del Fug, ad Equitalia Giustizia spa quale gestore del Fondo. Il sequestro penale sulle somme diventerà sequestro delle obbligazioni di prossima emissione.
Al momento della sottoscrizione dei bond ci sarà il versamento nelle casse dell'Ilva, da utilizzare per attuare il piano ambientale, la tutela sanitaria ma non l'aumento di capitale. (Greenbiz)