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venerdì 23 ottobre 2015

Scatole cinesi, pardòn, all'italiana!

Incontro al MiSE, molte le novità sul futuro dell'acciaio tarantino

Un primo incontro per fare il punto della situazione, per poi tirare le somme e stilare una tabella di marcia nel vertice del 29 a Roma. Di questo hanno discusso mercoledì sera nelle stanze del ministero dello Sviluppo Economico il titolare del dicastero, Federica Guidi, i tre commissari straordinari dell'Ilva in amministrazione straordinaria e i segretari nazionali di Fiom, Fim e Uilm.
La novità più importante riguarda la vita della fabbrica per i prossimi tre mesi: il ministro Guidi ha assicurato il pagamento degli stipendi e la tenuta economica dell'azienda, grazie a 100-150 milioni di euro che deriverebbero dal residuo del prestito di 400 milioni di euro delle banche, che ad un certo momento è stato sospeso e adesso è stato invece riattivato.
Altra novità importante riguarda la nascita della new.co che, secondo quanto annunciato dal ministro Guidi, vedrà la luce entro il mese di dicembre. La nuova società dovrebbe vedere al suo interno la Cassa Depositi e Prestiti con una quota che oscillerebbe tra il 50 e il 60% (anche se bisognerà stare molto attenti nel rispettare lo statuto dell'istituto a cominciare dal vincolo della partecipazione temporanea e della natura positiva del bilancio dell'azienda in cui si interviene), alcune banche (tra cui è lecito credere ci saranno Unicredit, Banca Intesa e Banco Popolare che sono i tre istituti di credito più esposti nei confronti della vecchia Ilva Spa e che da tempo sostengono l'azienda con una serie di prestiti che per legge rientrano nei crediti prededucibili) ed infine anche alcuni soggetti privati italiani operanti nel campo della siderurgia. Che in sintesi è molto vicina alla linea che da tempo soprattutto Federacciai e Confindustria hanno sposato.
La new.co, una volta creata, prenderà in affitto per 2-3 anni gli impianti produttivi con cessione del ramo specifico, in modo tale da ripartire da “zero” lasciando così i debiti in quella che sarà a tutti gli effetti la vecchia Ilva Spa, sulle cui vicende e sui cui creditori a novembre ci sarà presso il tribunale fallimentare di Milano (nello scorso gennaio ha constatato uno stato di insolvenza per quasi tre miliardi di euro) la prima udienza: sono infatti oltre 20mila le istanze di insinuazione al passivo presentate dai creditori, tra cui sono presenti in gran numero le aziende dell'indotto. Una volta affittati gli impianti, la new.co gestirà l'Ilva per un periodo che, nelle previsioni del governo, oscilla tra i 24 e i 36 mesi, durante i quali dovrà avvenire il tanto agognato e sin qui poco realizzato risanamento ambientale, con l'attuazione di tutte le prescrizioni presenti nel piano ambientale dei commissari che ha recepito le 96 prescrizioni dell'autorizzazione integrata ambientale (AIA). Proprio nella riunione di giovedì prossimo a Roma potrebbe avvenire la presentazione del piano di ristrutturazione elaborato dai commissari, che dovrà essere approvato dal ministero e dal governo. In quella sede si discuterà anche della costituzione del Fondo turnaround, una società di servizio approvata dal governo con un decreto la scorsa estate, che prevede l'ingresso nel fondo di enti e fondi d'investimento: secondo indiscrezioni si parla di una cifra intorno agli 1,6-1,8 miliardi di euro. Staremo a vedere. (Siderweb)

mercoledì 18 febbraio 2015

E che fiducia!

Fiducia sull’Ilva, ok a 1,8 miliardi

Con il via libera al decreto Salva-Ilva dalle commissioni Industria e Territorio del Senato, il provvedimento è passato in Aula dove è atteso per domani mattina il voto di fiducia. Il provvedimento ha creato i presupposti perché l’Ilva possa ottenere circa 1,8 miliardi di euro ai quali vanno a sommarsi i 260 milioni di riapertura delle linee di credito decise nei giorni scorsi da Intesa Sanpaolo e Unicredit. «Abbiamo lavorato a un testo che affronta un argomento importante per il nostro Paese e cioè coniugare il diritto al lavoro, il diritto alla salute ed il diritto a vivere in un ambiente più pulito» ha detto il relatore Albert Laniece, mentre il relatore Salvatore Tomaselli ha sottolineato che, grazie ai cospicui fondi che potranno arrivare nelle casse Ilva, «ora è possibile garantire la continuità produttiva e occupazionale e il processo di risanamento ambientale».

I finanziamenti

Nel dettaglio, tornando al decreto, il testo approdato in Aula prevede fondi derivanti per 156 milioni da Fintecna, 1,2 miliardi dallo sblocco dei fondi sequestrati ai Riva e 400 milioni di finanziamenti con garanzia dello Stato che i commissari possono ora ottenere da Cassa Depositi Prestiti. Sul fronte delle misure a sostegno dell’indotto, è stato chiarito che la prededucibilita’ dei crediti con l’Ilva anteriori all’ammissione in amministrazione straordinaria riguarderà le Pmi (come definite dalla raccomandazione Ue del 2003) che hanno effettuato prestazioni «necessarie al risanamento ambientale, alla sicurezza, alla continuità dell’attività degli impianti produttivi essenziali nonché all’attuazione del Piano Ambientale». Votate anche misure a sostegno dell’autotrasporto e delle piccole imprese con uno stop che fino al 20 dicembre 2015 ai pagamenti dovuti per cartelle esattoriali. Sul fronte dell’autotrasporto, nell’incontro al Ministero dei Trasporti sono emerse due proposte di Maurizio Lupi agli autotrasportatori: la liquidazione totale dei crediti maturati dopo il 21 gennaio (ingresso dell’Ilva in amministrazione straordinaria) e pre-deducibilità per quelli maturati precedentemente a quella data. Rispedite per ora al mittente, perché gli autotrasportatori dell’indotto hanno confermato i blocchi: «restano fino a quando non avremo garanzie nero su bianco e non otterremo gli acconti che l’Ilva ha promesso».

Le tasse

Sospesi anche i versamenti dovuti per pagamenti erariali (Iva, Irpef, Irap ecc..). È stato portato a 35 milioni il fondo di garanzia a sostegno delle Pmi dell’indotto e del territorio di Taranto. E vengono portati a 10 milioni di euro i fondi per la messa in sicurezza e gestione dei rifiuti radioattivi in deposito nell’area ex Cemerad ricadente nel Comune di Statte in provincia di Taranto. Il decreto, modificato dalle Commissioni, ribadisce al 4 agosto 2016 il termine ultimo per realizzare il Piano Ambientale previsto dal Dpcm del 14 marzo 2014.

L’ira di Vendola

«Giudico molto grave - commenta Nichi Vendola, governatore della Puglia - il colpo di mano avvenuto questa sera al Senato sul cosiddetto decreto salva Ilva. Si sono cancellati tutti gli emendamenti che qualificano una politica ambientale e sanitaria nella città di Taranto. Si copre con lo scudo della non punibilità per legge la figura del commissario straordinario mentre non si accoglie la richiesta inderogabile di consentire all’Arpa di implementare gli organici necessari a svolgere compiti sempre più gravosi. Si mette una posta di 500mila euro sul fantomatico reparto di oncologia pediatrica. Si lascia inalterato quel criterio di percentuale che consente di rispettare la legge anche nel caso in cui si rispetti solo l’80 per cento delle prescrizioni dell’Aia. E sono tutte le forze attive e intellettuali della città di Taranto e della Puglia e dell’Italia che ama Taranto che chiedono di correggere quel testo, di non sciupare ancora una volta l’occasione di annodare un rapporto leale con i tarantini. La ferita di Taranto non è solo quella dell’inquinamento che ha asfissiato la città. E’ anche quella dello scoramento dei cittadini, afflitti da una crescente povertà e spesso frustrati dalle tante promesse disattese dello Stato. Chiedo a nome di tutti i pugliesi, di compiere un gesto di buona politica. Lo chiedo al Parlamento, lo chiedo come Presidente di una Regione che è consapevole dei propri limiti ma è anche orgogliosa delle proprie risorse. Vi chiedo di ripensarci». (CdM)

sabato 14 febbraio 2015

Niente lupi nella favola di Indottolo!


Ilva, Lupi ai trasportatori «Fermate la protesta». La replica: «Andiamo avanti»

A chiedere di congelare le iniziative di mobilitazione era stato stamani il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, che ha convocato un incontro al ministero con le associazioni di rappresentanza del settore il 18 febbraio alle ore 14.
Gli autotrasportatori, che da otto mesi non percepiscono le spettanze, dopo la manifestazione di ieri a Roma sono tornati a presidiare la portineria imprese dello stabilimento Ilva. Già da giorni viene consentito l’ingresso solo a venti mezzi per rifornire di materie prime il Siderurgico. I rappresentanti della categoria sostengono di non poter attendere la conversione in legge del decreto Ilva e rivendicano il pagamento cash almeno di una parte dei crediti vantati, che ammontano complessivamente per Taranto a 15 milioni di euro.
"Siamo stanchi – aggiunge Fallone – di ricevere promesse mai mantenute. A Taranto servono atti concreti, non prededucibilità che significa altre incertezze, visto che solo in caso di utili saranno tali somme divise a tutte le aziende creditrici".
Intanto, ammonta a circa 2 miliardi di euro la dote sulla quale potrà contare l’Ilva in amministrazione straordinaria non appena il Parlamento convertirà in legge il decreto 'Salva-Ilvà. Il termine scade il 6 marzo, ma non sarebbe escluso, magari ricorrendo alla fiducia, che si possa anche fare prima. "Nelle prossime settimane" l’Ilva "avrà grande liquidità e sarà in grado di pagare immediatamente i fornitori", ha annunciato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio uscendo da Palazzo Chigi.
Si è cominciato verso le 12 con un vertice di Governo al quale hanno partecipato, oltre a Matteo Renzi e a Delrio, il ministro dello sviluppo economico Federica Guidi, il viceministro Claudio De Vincenti, il sottosegretario Teresa Bellanova, i commissari straordinari dell’Ilva e i vertici di Cassa Depositi Prestiti. Proprio da Cdp arriverà parte della dote dell’Ilva. Grazie ad un emendamento del governo, che fa salvo i vincoli di statuto imposti all’ente, Cdp potrà infatti finanziare l’Ilva con prestiti, garantiti dallo Stato, fino a 400 milioni di euro. A questi soldi vanno ad aggiungersi le linee di credito riattivate dalle banche creditrici di Ilva. Intesa Sanpaolo metterà a disposizioni fidi per 200 milioni ai quali vanno ad aggiungersi i 60 milioni messi a disposizione da Unicredit.  Sempre grazie ad un altro emendamento del governo, corretto da un passaggio alla commissione Bilancio, saranno sbloccati anche i 156 milioni di Fintecna. Infine, ciliegina sulla torta, grazie all’emendamento scritto da Massimo Mucchetti su indicazioni del procuratore aggiunto di Milano Francesco Greco, e poi ripresentato dal Governo, dovrebbero arrivare a brevissimo anche il miliardo e quasi 300 milioni di euro dei soldi sequestrati ai Riva e ancora tenuti in Svizzera. Un fiume di denaro che, secondo una fonte, potrebbe arrivare già all’approvazione del decreto in Senato. La giornata dell’Ilva ha avuto un seguito importante nel pomeriggio quando i lavoratori e le imprese dell’autotrasporto, che da settimane protestano a Taranto, sono arrivati a Roma per manifestare davanti a Montecitorio. Le loro voci arrivavano distinte nelle sale di palazzo Chigi dove, nel frattempo, Renzi teneva la seconda riunione sul Siderurgico con i rappresentanti degli enti locali, i sindacati e Confindustria Taranto. "Abbiamo constatato la tangibile attenzione e impegno da parte del governo", ha detto il sindaco di Taranto Ipazio Stefàno uscendo dalla riunione. "L'autotrasporto è stato considerato un servizio importante e i pagamenti riprenderanno non appena il decreto sarà legge". A Palazzo Chigi sono stati infatti messi a punto alcuni emendamenti a favore dell’indotto e dell’autotrasporto che il Governo presenterà martedì prossimo in commissione. L’ipotesi è quella di rendere prededucibili i crediti pregressi di fornitori e autotrasportatori, è poi già previsto un emendamento che rafforza a 30 milioni di euro il fondo di garanzia per le pmi a tutela dei crediti futuri mentre sembra ormai acquisito che la maggior parte delle imprese appaltatrici dell’Ilva saranno considerate creditori strategici.

SINDACO STEFANO: L'INCONTRO È ANDATO BENE - "Dallo Stato arriverà un prestito ponte per l’Ilva di 260 milioni". Lo ha detto il sindaco di Taranto e Ipazio Stefàno uscendo dalla riunione di palazzo Chigi che si è appena conclusa mentre ancora davanti a Montecitorio protestano gli autotrasportatori di Taranto. "L'incontro – ha detto Stefàno – è stato molto positivo. Già il fatto di poter ottenere in meno di 24 ore una convocazione è segno della tangibile attenzione e impegno da parte del governo".
"L'incontro è  andato bene: c'è l’impegno formale, l’impegno vero del  Governo e delle altre istituzioni a chiudere tutto entro il 5  marzo ampliando le risposte e tenendo presente le pmi". Così  il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, al termine  dell’incontro a Palazzo Chigi sull'Ilva. "E' aumentato il finanziamento - ha sottolineato Stefano - non è mai stato  così grande. Il Governo lavora per accelerare i tempi". Le  risorse che dovranno alimentare gli arretrati dei creditori e  far funzionare lo stabilimento di Taranto, ha spiegato  Stefano, dovrebbero includere "1,3 miliardi sequestrati dal  Tribunale di Milano, 150 milioni da Fintecna e 260 milioni  dal prestito ponte con l’impegno delle banche a garantire i  pagamenti".

Stefano ha spiegato che sono allo studio  soluzioni anche per gli autotrasportatori "che hanno avuto il  riconoscimento dei servizi essenziali". Le fatture non pagate  delle aziende dell’indotto "rientreranno nel pacchetto dei  rimborsi. Prevista anche la sospensione del pagamento Iva per  sei mesi, a partire dall’autotrasporto. Siamo molto  soddisfatti di questo incontro perchè testimonia  l'attenzione vera da parte del Governo nei confronti di  lavoratori e aziende".
"Il premier Renzi ci ha ascoltato per due ore durante le quali abbiamo potuto esporre tutti i problemi di Taranto. A breve ci saranno delle risposte.
L’autotrasporto è stato considerato un servizio importante e i pagamenti riprenderanno non appena il decreto sarà legge, cioè entro il 5 marzo". Il sindaco di Taranto ha confermato che martedì prossimo il governo presenterà un nuovo emendamento a tutela dei crediti dei trasportatori, mentre i fornitori dell’Ilva saranno in gran parte considerati fornitori strategici.
Oltre al prestito ponte di 260 milioni garantito dallo Stato l'Ilva – secondo quanto riferito dal sindaco di Taranto – potrà giovarsi dei 160 milioni di Fintecna oltre al miliardo e 200 milioni sequestrati ai Riva.

SIT IN A PALAZZO CHIGI DEI LAVORATORI - Si sono ritrovati all’alba davanti alla portineria imprese dello stabilimento Ilva e sono partiti con 11 bus alla volta di Roma gli autotrasportatori e gli altri lavoratori dell’indotto Ilva che non percepiscono da 8 mesi le spettanze dall’azienda. In tarda mattinata sit in davanti a Palazzo Chigi. Al fianco dei lavoratori il sindaco di Taranto Ippazio Stefano, il presidente della Provincia Martino Tamburrano, il presidente di Confindustria Taranto Vincenzo Cesareo e alcuni rappresentanti sindacali. Su uno dei bus con a bordo i lavoratori è stato affisso lo striscione 'Game over autotrasportatori Ilva Tarantò.
I rappresentanti della categoria sostengono di non poter attendere la conversione in legge del decreto Ilva e rivendicano il pagamento cash almeno di una parte dei crediti vantati, che ammontano complessivamente a 15 milioni di euro.
"A Roma – sottolinea Giacinto Fallone, uno dei portavoce della protesta – si deciderà il futuro di migliaia di famiglie di Taranto. Se non avremo le certificate garanzie per il ristoro dei nostri crediti, ormai antichi ma necessari, con sommo dispiacere, ma con determinazione, saremo noi a chiudere lo stabilimento Ilva di Taranto. Almeno porremo su un piano di parità i destini di tutti”. Una delegazione di manifestanti chiederà di essere ricevuta dal presidente del Consiglio Matteo Renzi e dal sottosegretario Graziano Delrio.

MINISTRO LUPI CONVOCA AUTOTRASPORTATORI
Al fine di esaminare le problematiche relative ai rapporti tra le imprese di autotrasporto e la società Ilva, il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, Maurizio Lupi, ha convocato un incontro con le associazioni di rappresentanza del settore il 18 febbraio alle ore 14. Nella circostanza il ministro ha invitato gli interessati a sospendere l'agitazione e concordare insieme ogni decisione in merito. (GdM)

giovedì 11 dicembre 2014

Buco nero e sporco

Ilva, voragine bancaria da 1 miliardo e 450 milioni di euro

Il prossimo decreto non chiamatelo “Salva-Ilva”: chiamatelo “Salva-banche”. Il governo Renzi vuole colmare una voragine di 1 miliardo e 450 milioni di euro. A tanto ammonterebbe il debito bancario consolidato di Ilva. Questa somma gigantesca è rivendicata per il 62% da Intesa San Paolo, per il 20% da Unicredit e per il 18% dal Banco Popolare. Il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, ha dichiarato che ILVA “è praticamente sull’orlo del fallimento” e che i privati non hanno le risorse per salvarla.
E per il futuro? La prospettiva è che – dopo aver perso 2 miliardi e mezzo di capitale netto – l’ILVA di Taranto continuerà ad accumulare inesorabilmente perdite. “Il break-even point di Ilva è stimato attorno alle 22 mila tonnellate giornaliere”, scrive Davide Lorenzini su Siderweb. Il break-even point è il “punto di pareggio” in economia aziendale. Questo significa che sotto gli 8 milioni di tonnellate/anno l’Ilva è destinata ad accumulare perdite e non profitti. E attualmente lo stabilimento produce 5,7 milioni di tonnellate/anno di acciaio.
Chi deve mettere i soldi per pagare le banche che non hanno salvato l’Ilva né hanno speranza di farlo?
Il colosso siderurgico Arcelor Mittal ha posto condizioni inaccettabili e non si vuole inguaiare. Federacciai ha già detto: non chiedete a noi.
Quindi?Pagherà Pantalone: gli ignari italiani a cui viene detto A per poi invece fare B. E così il prossimo decreto sull’Ilva scaricherà sugli italiani i guai dell’azienda. Verrà detto loro che – con i soldi della Cassa Depositi e Prestiti, ossia dei risparmiatori che hanno libretti e buoni fruttiferi alla Posta – l’Ilva verrà risanata e trasformata in una gallina dalle uova d’oro. Ma in realtà l’obiettivo è quello di recuperare i crediti delle banche prima che Ilva affondi del tutto. Perché la prospettiva è quella: l’inabissamento imminente della corazzata Ilva in assenza di una ripresa del mercato. Ma ci sarà uno spiraglio di ripresa nel 2015? Pare proprio di no: c’è il 65% di possibilità che l’economia mondiale vada in recessione, trascinandosi dietro gli USA. Riassumiamo:
1) le banche vogliono indietro i soldi;
2) il governo Renzi prontamente risponde;
3) i sindacati sono entusiasti perché finalmente interviene lo Stato;
3) verrà sanato il debito dell’ILVA con i soldi pubblici;
4) le banche ringrazieranno il governo;
5) i sindacati faranno finta che questa sia un’operazione di salvataggio dei lavoratori e applaudiranno;
6) nessuna ripresa vi sarà nel 2015 per raggiungere il “punto di pareggio”;
7) si accumuleranno altre perdite;
8) la situazione diventerà insostenibile;
9) le banche diranno che non possono concedere altri prestiti, temono il concorso in “abuso del credito“;
10) l’ILVA affonderà.
Nonostante i fatti non lascino spazi all’ottimismo, all’arrivo del nuovo decreto in molti diranno che si sta salvando l’ILVA e gioiranno. Diranno che i soldi prestati dallo Stato serviranno ad ammodernare gli impianti e a non far ammalare più le persone. Diranno che stiamo restituendo speranza ai lavoratori.
Sembra la riscrittuta della commedia di Peppino De Filippo “Non è vero ma ci credo”.La Fiom dovrebbe sapere che la manovra è pensata per restituire denaro alle banche usando i soldi degli italiani ignari. Ma la commedia sembra già scritta. Il pubblico plaudente non mancherà.Però c’è un intoppo: la Cassa Depositi e Prestiti non può per statuto investire in aziende in perdita (come invece accadeva per l’Iri).
E in più la magistratura e la Commissione Europea hanno gli occhi puntati sull’Ilva.
Quella che si profila come una commedia delle beffe ha tutti i requisiti per trasformarsi in un’operazione ad altissimo rischio. (A. Marescotti - FQ)

giovedì 17 luglio 2014

Soldilva

Ilva: commissario Gnudi chiede alle banche 650 milioni di euro

Ammonterebbe a 650 milioni di euro la richiesta che il commissario dell'Ilva, Piero Gnudi, ha avanzato alle banche per il prestito ponte. Le banche con le quali il commissario ha avuto un incontro ieri a Milano sono Unicredit, Intesa San Paolo e Banco Popolare. Si tratta degli istituti con cui l'Ilva ha in piedi da mesi una trattativa al fine di reperire nuove risorse che le consentano di superare la grave crisi di liquidita' nella quale si trova. I 650 milioni che Gnudi avrebbe chiesto alle banche per l'Ilva sotto forma di prestito ponte sono quasi il doppio della cifra circolata in queste settimane e si avvicinano di piu' a quello che il sub commissario dell'Ilva, Edo Ronchi (peraltro intenzionato a non accettare alcuna proroga dell'incarico) ha indicato come fabbisogno dell'azienda sia per la seconda parte del 2014 che per il 2015. Ronchi, stimando i costi delle misure dell'Autorizzazione integrata ambientale attualmente in cantiere, ha parlato di un fabbisogno complessivo di 800 milioni, di cui 550 sino a giugno prossimo e 250 nella fase successiva. E di prestito ponte per circa 7-800 milioni si era parlato anche nei giorni delle trattative tra l'ex commissario dell'Ilva, Enrico Bondi - sostituito dal Governo ai primi di giugno proprio con Gnudi - e le stesse banche. Solo che a Bondi le banche hanno sempre detto no, non condividendo il suo piano industriale basato sull'uso del preridotto di ferro in alternativa all'agglomerato di minerali, valutando la contrarieta' manifestata dal gruppo Riva, azionista di maggioranza dell'Ilva, e temendo infine un rischio fallimento per l'azienda. Adesso con Gnudi commissario il quadro si presenta un po' diverso in quanto, proprio per garantire le banche, il Governo lo scorso giovedi' ha varato sull'Ilva un ennesimo decreto - che ora dovra' essere convertito in legge - il quale fa della prededuzione il suo punto di forza. In altri termini, le banche sanno che prestando i soldi all'Ilva, sono piu' "garantite" in caso di eventuale default aziendale. La prededuzione, recita il decreto, e' subordinata all'autorizzazione dei ministeri Ambiente e Sviluppo economico ed e' valevole sia per la parte ambientale che per la gestione dell'esercizio aziendale. "Il ricorso alla prededucibilita' - si afferma nel testo che accompagna il decreto - e' volto a facilitare la concessione del finanziamento e si giustifica in ragione degli interessi di carattere generale che si intendono perseguire, in particolare il risanamento ambientale e la continuita' e valorizzazione dell'impresa. Il raggiungimento di tali obiettivi giustifica la compressione dei diritti particolari dei creditori, la cui possibilita' di soddisfacimento e', in ogni caso, rafforzata dalla continuita' dell'esercizio di attivita' di impresa". Se questa garanzia della prededuzione servira' ora ad allentare i cordoni della borsa delle banche, e in che misura, e' cosa che si vedra' nei prossimi giorni. E' indubbio, pero', che si siano ritrovate di fronte una maggiore richiesta da parte di Gnudi e le prime valutazioni avrebbero messo in evidenza proprio la rilevanza della richiesta, probabilmente inattesa e ritenuta anche impegnativa. In effetti, gli impegni cui l'Ilva deve assolvere nei prossimi mesi sono tanti e rilevanti. Oltre ai lavori per l'Aia, ci sono da pagare fornitori, imprese di appalto, che a Taranto reclamano uno scaduto di 46 milioni di euro, materie prime e stipendi ai dipendenti. Gia' questo mese, per esempio, a conferma delle difficolta', l'Ilva ha potuto pagare ai dipendenti solo gli stipendi di giugno e non anche il premio di produzione, quasi una quattordicesima che era in scadenza e che ora e' slittata ad agosto.
  Oggi alle 18.30, intanto, il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, incontrera' di nuovo, al Mise, i sindacati metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm dopo il confronto del 3 luglio. Guidi parlera' del prestito ponte e del decreto varato dal Governo, che i sindacati contestano ritenendolo del tutto inadeguato alla critica situazione dell'azienda. I sindacati, infatti, oltre alla prededuzione del prestito ponte, attendevano anche misure per un utilizzo piu' immediato, ai fini del risanamento dell'Ilva, delle risorse che la Procura di Milano ha sequestrato ai Riva per reati fiscali e valutari (1,7 miliardi), misure che invece nel decreto non ci sono.
  A Taranto, infine, riparte oggi l'altoforno 5 ma si ferma il 4. Lo stop, che riguardera' da venerdi' anche l'altoforno 2 mentre rallenteranno l'attivita' le due acciaierie, e' conseguenza di un guasto verificatosi ieri ad uno dei moduli della centrale elettrica del siderurgico. Saranno necessari circa 20 giorni di lavori nonche' la collocazione in solidarieta' di circa 100 addetti delle acciaierie 1 e 2.
  L'inattivita' di parte della centrale non permette a quest'ultima di "bruciare", per la successiva conversione in energia, la stessa quantita' di gas di altiforni e cokerie. (AGI)

Galletti: "Cordata di imprese e' obiettivo prioritario per salvare l’Ilva"

Secondo il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, il ministero dello Sviluppo Economico si starebbe adoperando per mettere insieme una cordata di imprese in grado di rilevare l’Ilva dalla famiglia Riva
"So che il ministero dello Sviluppo Economico si sta muovendo in questo senso: è l'obiettivo primario". E’ stata questa la risposta del Ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti, a margine della riunione informale congiunta dei Ministri del Lavoro e dell'Ambiente dell'Unione Europea, ai giornalisti che gli hanno chiesto se il governo stesse lavorando ad una cordata di imprenditori per salvare l'Ilva. Intenzionati ad acquisire parte delle quote azionarie dal gruppo Riva sarebbero il gigante mondiale dell'acciaio ArcelorMittal (attualmente in pole position) e le aziende italiane Marcegaglia e Arvedi. Intanto la prossima settimana il pool di banche creditrici di Ilva si dovrebbero riunire per decidere sul prestito da 650 milioni di euro richiesto dal nuovo commissario dell'azienda, Piero Gnudi. (Cosmopolismedia)

Ilva, Intesa Sanpaolo disponibile a prestito ponte se c'è partner industriale

Intesa Sanpaolo è disponibile a fare la propria parte nel concedere nuova finanza all'Ilva se ci sono prospettive favorevoli e se esiste un partner industriale pronto a investire e sostenere il rilancio del gruppo.
Lo ha detta Carlo Messina, Ceo di Intesa Sanpaolo a margine di un evento, aggiungendo che sviluppi sul tema sono attesi nelle prossime settimane.
"Così come per Alitalia, se c'è un partner industriale all'orizzonte e quindi se c'è una prospettiva e un progetto che porti ad una redditività futura, noi siamo disponibili ad analizzare tutte le operazioni sul mercato", ha risposto Messina in merito alle richieste formulata dal commissario straordinario dell'Ilva Piero Gnudi di un prestito ponte da 650 milioni di euro.
"Questo riguarda non solo le grandi aziende ma anche le piccole", ha sottolineato Messina.
"Quando esistono partner industriali che sono disponibili ad investire sulle aziende e a mettere liquidità, noi siamo disponibili a fare la nostra parte", ha ribadito.
A chi gli chiedeva se ci saranno discussioni sul tema a breve, Messina ha risposto: "Ancora no, però credo che sia questione di settimane".
La richiesta di un prestito ponte è stata avanzata anche alle altre banche creditrici di Ilva, UniCredit e Banco Popolare.
Secondo quanto riferito ieri da alcune fonti vicine alla situazione, le tre banche potrebbero potrebbero riunirsi tra la fine di questa settimana o più probabilmente all'inizio della prossima per elaborare una risposta formale e circostanziata alla richiesta formulata da Gnudi.
Sempre secondo le fonti, l'orientamento univoco delle banche è quello di convergere su un ammontare inferiore, pari circa a un terzo rispetto alla richiesta, mentre tra le condizioni poste vi è quella una manifestazione di interesse, anche sotto forma di lettera d'intenti, da parte di un potenziale partner industriale oltre all'orientamento favorevole delle autorità antitrust in merito a un'eventuale posizione dominante. (Reuters)

martedì 24 giugno 2014

Giungla siderurgica

Gli avvoltoi europei si aggirano sopra l’Ilva – Ecco cosa dice una relazione della banca svizzera Ubs

La vicenda dell’Ilva di Taranto continua ad essere seguita con grande attenzione in Europa. Dopo l’analisi prodotta lo scorso 2 giugno dalla “JP Morgan Chase & Co.”, società finanziaria con sede a New York leader nei servizi finanziari globali, ora è il turno della banca svizzera UBS. Che attraverso una relazione redatta dall’analista Carsten Riek, esprime un pensiero molto chiaro sul futuro del siderurgico tarantino: se l’Ilva chiude o si ridimensiona, automaticamente aumenterà la produttività e soprattutto la redditività di diversi siti siderurgici europei. Il che potrebbe anche servire a risolvere, o quanto meno a porre un freno, alla sovraccapacità produttiva dell’industria siderurgica europea, come tra l’altro sostenuto anche dalla JP Morgan.
A sostegno di questa tesi, secondo l’analisi dell’UBS una chiusura parziale dell’Ilva diminuirebbe del 20-30% l’eccesso di capacità produttiva dell’industria siderurgica europea: una chiusura totale invece, inciderebbe del 58% secondo la banca svizzera. Che sostiene come se la chiusura, parziale o totale, sarebbe “una cattiva notizia per gli 11.000 dipendenti dell’Ilva”, ma non certamente “per i suoi concorrenti”. I tassi di utilizzo della capacità produttiva dei loro stabilimenti infatti, salirebbero del 74% nel caso di una chiusura parziale, sufficiente a giustificare un aumento del prezzo della tonnellata di acciaio dai 3 ad un massimo di 18 di euro (in caso di chiusura totale dell’Ilva). La chiusura completa potrebbe invece portare i tassi di utilizzo all’80% entro il 2018.
Inoltre, secondo l’analisi della banca svizzera l’acquirente, o gli acquirenti, che andranno a comporre la cordata che gestirà l’Ilva di Taranto, dovranno ottenere il sostegno, o forse sarebbe meglio dire il lasciapassare, della Commissione europea. Nel caso di ArcelorMittal infatti, come abbiamo già avuto modo di sostenere di recente, le autorità garanti della concorrenza interverrebbero per evitare che nel settore della produzione di acciaio inox il gigante asiatico non superi il 40% delle quote di produzione nel mercato europeo (in caso contrario AncelorMittal sarebbe infatti costretta a fermare i suoi impianti presenti in Francia, Belgio, Germania e Spagna).

giovedì 16 gennaio 2014

Le banche? Mica fesse: "Togliete i soldi di mano ai Riva!"

Ilva: banche dettano condizioni per sostenere piano

Le banche dettano le condizioni per sostenere il rilancio dell'Ilva: degli 1,3 mld chiesti dal commissario Enrico Bondi e' necessario sapere preliminarmente quanto sia disposto a versare Riva Fire, azionista di controllo. Ieri pomeriggio a Milano, secondo quanto si legge sul Messaggero, si sarebbe tenuto un nuovo vertice con le banche e i dirigenti della societa' hanno presentato la bozza del piano industriale 2020. Le banche, Intesa Sanpaolo, Unicredit e Banco Popolare, hanno pero' posto paletti, visto il verdetto della Cassazione che ha consentito alla famiglia Riva di rientrare in possesso di 2,1 mld, che potranno quindi essere utilizzati per sostenere Ilva (CdS)