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lunedì 8 giugno 2015

Un ripasso serve sempre

Medici per l’Ambiente: «Bruciare rifiuti nei cementifici? Pessima idea»

«Bruciare rifiuti soprattutto nei cementifici non conviene né all’ambiente né alla salute» e le motivazioni che si forniscono per giustificare questa pratica «sono inconsistenti». E’ compatto l’Isde Medici per l’Ambiente nel rigettare l’ipotesi rilanciata dal Governo con una legge ad hoc e rispolverata in Campania dal neogovernatore Vincenzo De Luca, in merito alle soluzioni possibili per liberare delle ecoballe Taverna del Re a Giugliano.
Lo scienziato Agostino Di Ciaula, coordinatore comitato scientifico Isde Italia, è categorico: «I cementifici sono impianti industriali altamente inquinanti: per gli inquinanti gassosi i limiti di emissione dei cementifici sono da 2 a 9 volte maggiori rispetto a quelli degli inceneritori classici mentre per diossine e metalli pesanti i limiti sarebbero gli stessi». Eppure secondo Isde la legge che semplifica gli iter autorizzativi per la combustione di rifiuti in questi impianti favorirebbe un «aumento di emissioni di metalli pesanti». Per Di Ciaula «se si volesse realmente affrontare il problema della sostenibilità dei cementifici allora sarebbe opportuno proporre il divieto di utilizzo di alcuni combustibili e imporre limiti di emissione più restrittivi».
Altra bufala sarebbe quella che vuole il bruciare rifiuti nei cementifici per evitare la costruzione di nuovi inceneritori che «però vanno chiusi», dice Di Ciaula. «L’Italia è attualmente al terzo posto in Europa per numero di inceneritori operativi e, soprattutto, ha il maggior numero di cementifici in Europa. E questa legge raddoppia la potenzialità inceneritorista del nostro Paese, rendendo immediatamente disponibili all’incenerimento dei rifiuti ulteriori 59 impianti sparsi su tutto il territorio nazionale, portando l’Italia al primo posto in Europa per incenerimento contravvenendo alle più recenti direttive europee che chiedono ripetutamente agli Stati membri l’abbandono completo dell’incenerimento entro il prossimo decennio».
Secondo Di Ciaula «bruciare i rifiuti non è mai una soluzione sostenibile, sotto nessun profilo. I rifiuti non vanno bruciati ma vanno avviati al recupero di materia» ma la politica «ha preso una strada diversa». «Isde Italia ha approfondito il problema da un punto di vista scientifico, non si tratta di opinioni soggettive e alcune associazioni ambientaliste che appoggiano questa pratica sono allettate dalla favoletta della riduzione delle emissioni ma ignorano il problema». Per il settore cementiero, conclude Di Ciaula «bruciare rifiuti conviene perché costano meno dei combustibili fossili» mentre invece «bisognerebbe spingere sull’utilizzo del metano». Sul tema «le lobby degli inceneritori e dei cementifici fanno gruppo perché hanno in comune interessi economici ma sottrarrebbero risorse alle comunità perché i rifiuti sono risorse». (CdM)

martedì 22 ottobre 2013

Bonifiche Ilva con 15 anni di ritardo:le dichiarazioni di Medici per l'ambiente

TARANTO - ''È opportuno ricordare che l'esigenza di bonifica di quei suoli è stata espressa per legge già nel 1998 (Dpr 196/1998) e che, quindi, si inizia oggi a pensare di dare seguito a questa necessità con circa 15 anni di ritardo, ricominciando dalla verifica dell'ovvio''. Lo sottolinea in una nota Agostino Di Ciaula, presidente della sezione pugliese dell'Associazione Internazionale Medici per l'ambiente, riferendosi all'avvio delle procedure di caratterizzazione dei suoli di Statte, comune che insieme a Taranto rientra nel Sin (Sito di interesse nazionale) ed è destinatario di finanziamenti per la bonifica dell'area esterna dell'Ilva. ''Ovviamente - prosegue Di Ciaula - quei 15 anni di ritardo hanno significato per quel territorio, in termini epidemiologici, centinaia di malati e decine di morti in più all'anno, per 15 anni (in realtà molti di più), a causa delle matrici (aria, acqua, terra) inquinate. Ma non si pensi affatto che sia finita qui''. La cosa ''curiosa - secondo il medico dell'Isde - è che da un lato si stanziano 119 milioni (che non saranno sufficienti) per l'avvio della bonifica mentre dall'altro, contemporaneamente, si autorizzano con decreto legge due discariche (una per rifiuti pericolosi, l'altra per rifiuti speciali), che continueranno ad inquinare quelle stesse matrici ambientali che si vogliono bonificare e che faranno risparmiare a Ilva circa 300 milioni di euro, cioè oltre il doppio della cifra prevista per la bonifica''. L'autorizzazione per decreto legge, conclude Di Ciaula, ''secondo una tecnica politica ormai consolidata, evita la procedura di autorizzazione integrata ambientale. La tecnica è quella del voler riempire d’acqua lo scolapasta e segue lo stesso filo logico dell'ultima Aia concessa ad Ilva, quella che da un lato pretende di tutelare l'ambiente, dall'altro vuole farlo senza interrompere la produzione e, dunque, l'emissione di inquinanti''. (Ansa)

domenica 29 settembre 2013

Anatema (fin troppo reale...)!

Ilva, l'allarme dei medici "Danni per tre generazioni"
 
"Anche se l'Ilva dovesse spegnersi in questo momento i tarantini continueranno a pagare conseguenze sanitarie almeno per le prossime tre generazioni, per cui è urgente chiudere i rubinetti dell'inquinamento prima di pensare a qualsiasi altra cosa". A lanciare l'allarme è Agostino Di Ciaula, presidente della sezione pugliese dell'Associazione internazionale Medici per l'ambiente nel corso del convegno 'Salute, Ambiente, Lavoro nella città dell'acciaiò organizzato a Taranto dall'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Taranto e Brindisi.
"L'area a caldo - ha detto ancora Di Ciaula - continuerà a produrre una quantità impressionante di inquinanti nonostante le prescrizioni dell'Autorizzazione integrata ambientale". Per il presidente dell'Ordine dei medici di Taranto Cosimo Nume "il primo modo per risolvere il problema è affrontarlo, conoscerlo, e cercare le soluzioni. Non siamo qui - ha aggiunto - non per fare allarmismo, ma ci dobbiamo muovere. Sono a confronto tutti i medici d'Italia perché Taranto, attraverso la conoscenza seria e rispettosa delle regole della scienza, arrivi a non subire oltre l'insulto di malattie gravi".
Altrettanto "allarmanti" sono i dati sugli effetti dell'inquinamento che incidono sull'infertilità. "Per questo urge istituire un osservatorio epidemiologico", ha detto la ginecologa Raffaella Depalo, dell'Unità di Fisiopatologia Riproduzione Umana Policlinico di Bari.
Da una ricerca è emerso che una coppia su 4 nell'area di Taranto è sterile e il 26% delle donne è in menopausa precoce. "In uno studio che abbiamo presentato l'anno scorso al congresso della Società europea di embriologia - ha aggiunto la dottoressa Depalo - abbiamo evidenziato nelle donne, e in particolare nelle cellule della granulosa che sostengono l'ovulo nella crescita e lo portano nella maturità, delle alterazioni nella catena di espressione dei recettori per gli estrogeni, sostanze che sostengono la crescita folicolare e la maturazione ovocitaria".
Poi, ci sono i tumori. Sono 22.500 gli abitanti di Taranto che, in questo momento - è stato sottolineato - rischiano di ammalarsi di cancro, considerando la sola inalazione degli inquinanti, le 4mila tonnellate di polveri, le 11mila tonnellate di diossido d'azoto, le 11.300 tonnellate di anidride solforosa, le 7 tonnellate di acido cloridrico che gli impianti dell'Ilva scaricano nell'aria ogni anno.
Ma gli inquinanti emessi dagli impianti dell'area di Taranto non si assorbono solo respirando: nei bambini, la quantità di diossina assunta per ingestione - attraverso la catena alimentare, soprattutto negli alimenti grassi, pesce, latte, carni - è due volte e mezzo quella per inalazione.
"I registri dei tumori indicano, nel nostro Paese, un aumento di circa il 2% annuo dell'incidenza del cancro - spiega il presidente dell'Isde, Ernesto Burgio. - Questo significa che, se continuiamo così, nel 2020, in Italia, almeno una persona su due svilupperà una neoplasia. La normalità sarà dunque avere il cancro, non essere sani". (Rep)

mercoledì 17 ottobre 2012

Un dibattito sempre più largo

Ilva Taranto / I medici ISDE su ambiente e salute a Taranto


Come ISDE -

International Society of Doctors for Environment

si aderisce a quanto, con grande prudenza, è stato dichiarato dall’Associazione degli Epidemiologi Italiani (AIE), che è condivisibile perchè riassume le evidenze emerse degli studi di epidemiologia ambientale ed occupazionale effettuati a livello internazionale e nazionale, così come a Genova e Taranto dagli anni ’90. Dalle recenti perizie tecniche ne ricava l’urgenza di interventi di prevenzione primaria necessari a rimuovere i rischi e fermare il protrarsi dei danni ambientali e sanitari. E’ nei casi come questi che si misura la capacità di prendere decisioni equilibrate ed efficaci basandosi sui dati disponibili, che nel caso di Taranto sono informativi sia dei danni a lungo termine sia di quelli a breve termine. ISDE condanna l’assenza di tempestività, sistematicità ed efficacia dell’azione di controllo nel corso degli anni, per le quali molte amministrazioni locali e nazionali portano chiare e pesanti responsabilità.
L’AIA concessa due anni addietro è un esempio totalmente negativo di concessione unidirezionale ai produttori a scapito di ambiente e salute. Sulla nuova AIA anticipata in questi giorni, sebbene si rilevi un indubbio avanzamento, si rilevano ancora insufficienze e soprattutto tempi di applicazione lunghi se si mette al centro la tutela della salute. ISDE presenterà sue proposte alla conferenza dei servizi convocata per il prossimo 19.
Oltre all’importante e coraggioso lavoro della magistratura, ISDE ringrazia i cittadini, le associazioni, i tecnici e gli enti che hanno lavorato per le buone pratiche e per svelare le contraddizioni tra etica, politiche ambientali, sanitarie, sociali ed economiche. Oggi la situazione, come purtroppo accade spesso in Italia, è deflagrata accentuando la crisi ma anche dando grandi possibilità di trovare soluzioni positive per l’ambiente, la salute della popolazione e il lavoro in condizioni dignitose. In alcune aree italiane, come a Taranto, l’importante lavoro di valutazione dei costi ambientali e socio-sanitari della produzione dell’ acciaio è stato iniziato, ma moltissimo resta ancora da fare. Come appare urgente cominciare a creare tipologie di lavoro più utili per la comunità per riconvertire le lavorazioni a rischio per l’ambiente, i lavoratori e gli altri cittadini.
ISDE è impegnata, per quanto di sua competenza e possibilità, affinchè Taranto possa essere di esempio per le centinaia di altre aree italiane dove l’inquinamento protratto e la mancanza di controlli efficaci continuano a produrre enormi problemi sociali, sanitari, ambientali ed economici per la comunità, a fronte di alti profitti per pochi. ISDE è impegnata per lo sviluppo della partecipazione dei cittadini alle scelte strategiche, per ampliare la cittadinanza scientifica e per allargare il numero di operatori della sanità pubblica dedicati - con abnegazione e competenza - alla salvaguardia di ambiente e salute. (Agorà)

domenica 5 aprile 2009

Da Civitavecchia un esempio di azione per i propri diritti...

Pubblichiamo il riferimento ad un esposto-denuncia alla Procura fatto da due associazioni a Civitavecchia riguardo al mancato rilevamento di un inquinante importante come l'ozono:

Il Coordinamento Nazionale dei Comitati dei Medici per l'Ambiente e la Salute (CNCMAS sez. Lazio) e l'Associazione Italiana dei Medici per l'Ambiente (ISDE - International Society of Doctors for the Environment - sez. Alto Lazio)

ESPONGONO quanto segue:

- il Comune di Civitavecchia, ..., risulta inserito tra le aree a rischio di inquinamento per la presenza di tre centrali elettriche situate complessivamente entro un raggio di circa 15 km dalla città, un porto sede di intenso traffico navale ed il traffico stradale
- nell'ottobre 2003 ... era stato contestato all'Italia di non misurare le concentrazioni di particelle PM10 nella zona di Civitavecchia e, conseguentemente, di non rendere disponibili al pubblico le informazioni relative alle concentrazioni di particelle PM10 nella stessa zona
- a distanza di circa 6 anni dobbiamo denunciare la stessa situazione per l'ozono
- ...presso il comune di Civitavecchia ubicata una centralina per il rilevamento della qualità dell'aria, non dotata però dell'analizzatore per la determinazione dell'Ozono.

CONSIDERATO

- l'ozono avrebbe dovuto e dovrebbe essere monitorizzato. I dati ottenuti sulle sue concentrazioni avrebbero dovuto e dovrebbero essere messi regolarmente a disposizione del pubblico.

CONSIDERATO INOLTRE

- che ... L'ozono sembra essere la chiave dell'aumento delle morti per cause cardiovascolari durante le ondate di calore (Occup. Environ Med 2007)
- che in Europa ogni anno l'ozono causa 21.000 decessi, circa un numero simile di ricoveri ospedalieri per malattie respiratorie e un numero molto elevato di altri disturbi che non richiedono il ricovero in ospedale (CAFE CBA: Baseline Analysis 2.000 to 2020 AEAT/ED51014/Baseline Scenario. Issue 5).
- che il progetto CAFE della Commissione Europea (Amann et al., 2005) ha previsto in Italia circa 4.000 morti premature nel 2.010 e 3.500 nel 2.020, qualora non si prendessero misure adeguate di controllo delle emissioni degli inquinanti precursori dell'ozono, questi ultimi emessi il 26 % dall'industria, il 26 % dalla produzione di energia, il 34 % dal traffico stradale, il 10 % da altre forme di trasporto ed il 4 % dall'agricoltura e dal trattamento dei rifiuti (EEA - Europe Environment The Fourth Assessment)
- che uno studio dell'Organizzazione Mondiale della Sanità effettuato su 13 grandi città italiane (9 milioni di persone) ha messo in evidenza che, a concentrazioni di ozono superiori ai 70 microgr/m3 - media massima giornaliera di 8 ore, corrisponde un aumento della mortalità per tutte le cause dello 0.6 % ed un aumento della morbilità molto più grande (Health Impact of PM10 and Ozone in 13 Italian Cities)
- che il CNCMAS ha ripetutamente diffuso da giugno a settembre 2009, ai media locali e nazionali, le previsioni quasi quotidiane degli alti livelli di ozono nel nostro comprensorio e nella maggior parte dell'Italia, pubblicate dal Rhenish Institute for Environmental Research at the University of Cologne (The EURopean Air Pollution Dispersion [EURAD] Project)

VOLGONO ISTANZA

al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Civitavecchia di verificare se nei fatti esposti ricorrano ipotesi di reato ed in particolare se si sarebbero potute prevenire malattie o morti premature, soprattutto nelle persone più a rischio come bambini, donne in stato di gravidanza ed anziani, qualora nel comprensorio di Civitavecchia l'ozono fosse stato rilevato e la popolazione fosse stata informata. In caso affermativo, di procedere nei confronti dei responsabili anche con provvedimenti di natura cautelare a tutela della salute della popolazione e dell'ambiente e per ripristinare la legalità eventualmente violata.

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