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mercoledì 12 settembre 2012

Negli altoforni e nei polmoni

Divieto di carico carbon-fossili: come privare l’Ilva di Taranto del suo fabbisogno energetico

di Giuseppe Miccoli

Le conclusioni delle perizie chimiche ed epidemiologiche sono state determinanti per la Procura tarantina. La sentenza, giudizio di primo grado del 26 luglio 2012, ha stabilito che l’Ilva di Taranto ha commesso il reato di disastro ambientale, ex articolo 321 del codice penale, da cui discende l’obbligatorietà, da parte della magistratura, del sequestro degli impianti. Per il polo siderurgico più grande d’Europa, inaugurato nel 1965 e privatizzato, dopo trent’anni, con la cessione dell'impianto ex-Italsider di Taranto al gruppo Riva, hanno avuto inizio le attività di chiusura senza facoltà d’uso (riconfermata nei primi giorni di agosto dal Tribunale del Riesame) di sei principali aree “a caldo”: i parchi minerari, la cokeria, gli altiforni, le acciaierie, l'impianto di agglomerazione (con il relativo camino E312) e il deposito di materiale ferroso.
Il blocco delle attività non è però cosa semplice, e non avverrà nell’immediato. La chiusura, se mai ci sarà, dovrà avvenire seguendo un iter progettuale a breve termine, pianificato da periti in qualità di “custodi giudiziari” nominati dalla Procura jonica. Ad evitarla, forse, l’eventuale rilascio della nuova e più stringente Autorizzazione Integrata Ambientale, che dovrà essere rimodulata da 23 esperti, nominati dal Ministero dell’Ambiente in seno alla Commissione istruttoria per l’IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control) , nata, come nuova strategia comune a tutta l’Unione Europea, per aumentare le “prestazioni ambientali” dei complessi industriali soggetti ad autorizzazione.
Non è da escludere, tuttavia che le operazioni relative al blocco delle attività abbiano ricevuto, negli ultimi giorni, un’accelerazione, a causa della tempesta di polveri minerarie, provenienti dal parco dell’Ilva, che il 29 agosto ha investito il vicino quartiere Tamburi di Taranto. Per l’Arpa Puglia il maestrale ha determinato una “situazione di criticità ambientale”, rilevata dalla “rosa d’inquinamento” della centralina di monitoraggio dell’aria del medesimo quartiere, e imputata con fondamento all’Ilva. Nel contempo, si è riscontrato il superamento quantitativo e temporale della soglia dei 35 sforamenti giornalieri consentiti in un anno dalla normativa che, all’articolo 1 lettera a) del Decreto legislativo 155/2010, individua “obiettivi di qualità dell'aria ambiente volti a evitare, prevenire o ridurre effetti nocivi per la salute umana e per l'ambiente nel suo complesso”.
Il 6 settembre 2012, perciò, la Procura di Taranto, guidata dal procuratore capo Franco Sebastio e per il tramite dei carabinieri del Noe, ha proibito l’ingresso di nuove polveri minerali nell’area “parchi”: il carbone e il pet-coke, che dal porto raggiungono la fabbrica mediante il nastro trasportatore, rimarranno sulle navi. Il divieto di carico, e cioè il blocco all’ingresso delle materie prime, ha, in questa fase, serie conseguenze per l’Ilva, poiché comporta lo spegnimento dell’area a maggior fabbisogno energetico della fabbrica: quella degli altiforni. Certo non è detto che lo  spegnimento degli altiforni avvenga in maniera istantanea. Occorre prima di tutto esaurire le scorte stoccate a cielo aperto su un’area di 70 ettari. In seguito l’Ilva potrebbe chiudere la cokeria, in attesa del rilascio della nuova Autorizzazione Integrata Ambientale, acquisire sul mercato combustibili fossili e rallentare la produzione, in modo da tenere in funzione gli impianti, allo scopo di non danneggiarli. Ma questa soluzione, lineare sulla carta, è piuttosto difficile da realizzare sul piano operativo, a causa del fatto che il carbone fossile e il pet-Coke costituiscono un contributo rilevante al fabbisogno energetico dell’Ilva. Proibirne l’ingresso equivale perciò a privare lo stabilimento di gran parte del suo sostentamento.


Ilva

I dati forniti dalla stessa azienda e riportati nel Rapporto Ambiente e Sicurezza dell’Ilva di Taranto (2011) lo dimostrano. Nel capitolo dedicato al bilancio energetico ed emissioni di CO2, infatti, si legge che “lo stabilimento nel 2010 ha consumato centinaia di migliaia di Terajoule di energia essenzialmente forniti dai combustibili fossili e, in minor misura, da energia elettrica, metano e vapore”.
In particolare il Bilancio Energetico dello stabilimento articola il proprio fabbisogno di energia totale secondo una precisata tabella, in base alla quale il carbone fossile e il pet-Coke sono indispensabili per il 68%, con un consumo pari a 139.951 Tj.  Di minore entità l’utilizzo a fini energetici del Gas Naturale, pari al 7% (14.500 Tj), la fornitura di Energia elettrica da parte delle Centrali elettriche (4,3% , cioè 8.966 Tj), l’Energia elettrica da rete nazionale (2,3 %, 4.724 Tj), il Vapore dalle Centrali elettriche (1,33%, 2.764 Tj), e infine la voce Carburanti (0,29% , 610 Tj).
Il consumo totale è quindi pari a 205.554 Tj, ma esso va considerato al netto dei recuperi energetici, e cioè il recupero del Gas siderurgico, che, mediante una propria centrale, produce energia elettrica per un 15% e cioè 30.758 Tj, nonché il catrame, che contribuisce per 1,6% (3.281 Tj).
Il fabbisogno energetico totale ammonta perciò a 137.475 Tj, cifra non lontana dai 139.951 Tj derivanti da combustibili fossili. Occorrono dunque grandi quantitativi di energia, e cioè di carbone, per tenere in vita la fabbrica. Sono occorse mediamente nel 2010, per ogni tonnellata di acciaio solido prodotta 19,7 Gj di energia; erano 20,2 nel 2009 e 18,7 nel 2007. Il valore del consumo energetico specifico diminuisce in base all’aumento della produzione, scarsa secondo l’Ilva nel 2009 per la “consistente contrazione dei volumi di produzione acciaio”, più nella norma quella del 2007. (Agienergia)

domenica 2 gennaio 2011

Nuove regole per l'energia pulita!

Linee Guida Rinnovabili: Puglia, in vigore il Regolamento Regionale N. 24 del 30 dicembre 2010

Le novità sono entrate in vigore il 31 dicembre 2010, con la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia (è il numero 195) delle cosiddette linee guida regionali, cioè il Regolamento Regionale n. 24 del 30 dicembre 2010 che attua quanto stabilito dalle Linee Guida nazionali per l'autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili.
Parte invece il primo di gennaio 2011, la nuova procedura per ottenere in Puglia l'autorizzazione unica per installare un nuovo impianto, varata con delibera.
Entrambi i provvedimenti sono stati licenziati dalla Giunta regionale nella seduta del 30 dicembre. Vediamoli nel dettaglio.
Il Regolamento per le aree non idonee (le cosiddette linee guida regionali) è un regolamento attuativo del Decreto del Ministero per lo sviluppo economico del 10 settembre 2010 "Linee Guida per l'autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili" e individua le aree e siti non idonei all'installazione di specifiche tipologie di impianti alimentati da fonti rinnovabili nel territorio pugliese.
L'importanza del Regolamento è legata al fatto che varato all'indomani della dichiarazione di incostituzionalità del Regolamento regionale sugli impianti eolici (è il n. 16 del 2006), serve a regolare e a disciplinare l'impatto della sentenza della Corte Costituzionale. Nel documento, che occupa 165 pagine del Bollettino Ufficiale, sono indicate le aree non idonee in modo estremamente analitico. Al contrario di quanto fatto da Regioni come la Toscana, l'Emilia Romagna, il Piemonte, la Basilicata e le Marche che hanno emanato provvedimenti più snelli ed in genere limitati al solo fotovoltaico, la Puglia individua infatti tutte le zone soggette a qualsiasi tipo di vincolo: parchi, riserve, siti Unesco, beni culturali, immobili e aree dichiarate di notevole interesse pubblico, territori costieri, laghi, fiumi, torrenti e corsi d'acqua, boschi, zone archeologiche, tratturi, grotte, lame e gravine e versanti. E non solo.
Il Regolamento prevede una disciplina di protezione anche per i cosiddetti "coni visuali", cioè le vedute panoramiche che caratterizzano alcuni paesaggi pugliesi e per le aree agricole interessate da produzioni agroalimentari di qualità, quindi con coltivazioni biologiche o identificate dai marchi quali DOP, DOC, IGT, IGP e altri. Le aree non idonee sono state individuate attraverso una puntuale ricognizione di tutte le disposizioni che tutelano l'ambiente, il paesaggio, il patrimonio storico e artistico, le tradizioni agroalimentari locali, la biodiversità e il paesaggio rurale. Proprio perché protette queste aree non sono compatibili con gli impianti di rinnovabili, in alcuni casi per via della tipologia dell'impianto, in altri per le dimensioni. Dunque la richiesta di autorizzazione all'insediamento avrebbe esito negativo.
Il tutto è dettagliato nei tre allegati del regolamento: nel primo sono indicati i principali riferimenti normativi che determinano la non doneità delle aree, l'Allegato 2 contiene una classificazione delle diverse tipologie di impianti per fonte, potenza e tipo di connessione elaborata sulla base delle Linee Guida nazionali, l'Allegato 3 indica nel dettaglio le aree e i siti dove non è consentita la localizzazione di specifiche tipologie di impianti a loro volta indicati.
Un esempio è rappresentato dai "coni visuali", cioè da quei panorami che sono l'immagine stessa della Puglia in tutto il mondo e rappresentano un motivo rilevante della sua attrattività turistica: vedute come Castel del Monte, Canne della Battaglia, il Castello di Lucera, Castel Fiorentino, Dragonara, Vieste, Minervino Murge, la Loggia di Pilato a Monopoli, il sito di Egnazia a Fasano, Ostuni e la sua strada panoramica, il Parco delle Dune Costiere e fiume Morelli, Alberobello e la strada provinciale dei Trulli, Locorotondo e il suo belvedere, le gravine di Laterza e di Gravina, Otranto, Santa Maria di Leuca e il santuario de Finibus Terrae, la strada da Ruffano a Casarano con la Cripta del Crocifisso e ancora Montagna Spaccata, Porto Selvaggio e il Castello di Oria.
Il nuovo iter cambia anche il procedimento per richiedere le autorizzazioni uniche. Il nuovo iter descritto nella delibera di Giunta varata il 30 dicembre si allinea alle Linee Guida nazionali, ma con una particolarità unica in Italia: è completamente on line. Dal nuovo anno non si potranno più presentare domande cartacee. Le richieste viaggeranno via web attraverso il portale www.sistema.puglia.it e gli stessi progetti dovranno essere digitali, quindi immediatamente proiettabili sulla cartografia del SIT, il Sistema Informativo Territoriale. Questo semplificherà e renderà più veloci le procedure autorizzative. Secondo il comunicato della Regione, sarà possibile infatti arrivare all'espressione del parere entro il 180° giorno. La documentazione sarà generata da Sistema.Puglia per l'aspetto amministrativo e dal SIT per quello cartografico, anche gli allegati dovranno avere formato digitale e il tutto viaggerà con la posta elettronica certificata, inclusa la corrispondenza tra le amministrazioni. Solo per questo aspetto, secondo la Regione, saranno risparmiati 45 giorni. Il nuovo procedimento entra in vigore dal primo gennaio.
Da una prima analisi comparativa tra le linee guida nazionali e quelle regionali appena approvate, non sono da escludersi ricorsi al TAR avverso alla Delibera di approvazione del Regomaneto per l'analiticità ed arbitrarietà nella scelta delle aree non idonee. Ricordiamo, infatti, che è di competenza dello Stato, secondo quanto disposto dall'art. 12 del D. Lgs. 387/2003, l'individuazione delle aree non idonee alla localizzazione degli impiati da FER. Il criterio dei "coni visuali" protrebbe essere il primo a cadere sotto la scure di eventuli ricorsi al TAR. (Alternativasostenibile)

LINK PER SCARICARE:
Regolamento Regione Puglia n. 24 del 30 dicembre 2010 (4.336,99 Kb)

venerdì 8 ottobre 2010

E ora tenetevi il vostro uranio!!!

L'energia rinnovabile non è economica. Questa la maggiore critica rivolta alle fonti verdi, esasperata dai mass media e spalmata nella mente dei cittadini. Ecco l'ultimo studio condotto da John Blackburn, docente di economia alla Duke University (Usa) che evidenzia come la netta evoluzione dell'energia fotovoltaica e le crescenti spese legate al nucleare hanno ribaltato la forbice dei costi, facendo del solare la fonte di energia non solo più ecologica, ma anche meno dispendiosa.
Allora perché in Italia si continua a parlare di investimenti al nucleare?
Rapporto economico tra solare e nucleare. Il sorpasso

giovedì 7 ottobre 2010

Nasce il "FORUM ENERGIA E TERRITORIO BENI COMUNI - PUGLIA"


Lo scorso 25 settembre si è tenuta a Bari nella chiesa di San Sabino un'assemblea regionale dei Comitati, Associazioni, Movimenti e Cittadini che ha avuto come tema centrale della discussione la questione energetica.
L'intento dell'incontro è stato quello di mettere in relazione tutte le varie esperienze che in questi anni sono sorte nei vari territori attorno alle tematiche energetiche che ha visto protagonisti associazioni, comitati e i movimenti.
Durante l'assemblea sono emerse con forza tutte le criticità che i nostri territori stanno subendo davanti ad un attacco frontale portato da aziende e multinazionali che hanno deciso di fare profitti nel campo energetico.
In questo periodo ci troviamo davanti ad un sistema capitalista che annaspa in una crisi strutturale sempre più profonda e che cerca di rigenerarsi puntando su settori come i rifiuti e l'energia che di fatto rappresentano segmenti produttivi fortemente redditizi.
Ed è davanti ad un quadro così nefasto che la Regione Puglia rappresenta una piattaforma logistica appetibile per tutte quelle aziende che hanno interessi strategici su: impianti dove incenerire i rifiuti, sulle biomasse, sui rigassificatori, sul fotovoltaico, sull'eolico, sul petrolio e sul nucleare.
Per questo è nata l'esigenza da parte di tutti i movimenti e i comitati che da anni lavorano sul territorio per fermare gli scempi, non solo dal punto di vista ambientale ma anche per i rischi alla salute delle popolazioni, di cercare di mettere a punto, insieme, una piattaforma che abbia come comune denominatore i bisogni e le istanze delle popolazioni.
Oggi, davanti ad una classe politica che in modo trasversale ha mostrato interessi particolari sulla realizzazione di questi impianti, abbiamo deciso come movimenti, comitati ed associazioni, di costruire un percorso dal basso, auto organizzato, che ponga la questione energetica al centro dell'agenda politica pugliese e nazionale.
Come "FORUM ENERGIA E TERRITORIO BENI COMUNI - PUGLIA" vogliamo aprire una nuova fase che cerchi di includere quante più realtà e soggettività possibili in un progetto di MOBILITAZIONE POPOLARE sulla questione delle politiche energetiche.
Il FORUM non solo si oppone con un secco NO alla realizzazione di questi progetti ma vuole anche portare proposte concrete che si possono realizzare per cercare una via d'uscita dal capitalismo che fa fare profitti solo a pochi lasciando su tutti noi non solo miseria e sfruttamento ma anche gli elevati costi sociali e ambientali.
Per questo abbiamo deciso di realizzare nelle prossime settimane un primo momento di mobilitazione attraverso una MANIFESTAZIONE CON PRESIDIO PERMANENTE sotto la presidenza della Regione Puglia per portare le nostre istanze e chiedere una moratoria su tutti i progetti presentati e in via di realizzazione.
Vogliamo una discussione partecipata e reale del Piano Energetico Ambientale Regionale che di fatto oggi è favorevole soltanto alla speculazione selvaggia e criminale e non tiene assolutamente conto della volonta dei cittadini.
Chiediamo una raccolta differenziata spinta che porti la Puglia a chiudere il ciclo dei rifiuti senza ricorrere ad inceneritori e discariche. Dopo molti anni d'inerzia da parte dei Comuni, Province e ATO chiediamo le dimissioni degli Amministratori locali inadempienti( Sindaci, Presidenti, Dirigenti) in materia di raccolta differenziata e il successivo commissariamento per raggiungere in breve tempo le percentuali di R.D. previste per legge.
Le concessioni d'incentivi per le fonti rinnovabili non dovranno essere rilasciate solo per una ipotetica riduzione dei gas serra( CO2) ma soprattutto per una reale riduzione di gas, fumi e sostanze cancerogene emesse in atmosfera.
Infine è doveroso che la Regione Puglia intervenga in modo deciso con una moratoria su tutte le zone classificate in fascia "C"( zone di criticità ambientale accertata dall'ARPA Puglia ) previste dal Piano Regionale della Qualità dell'aria in cui i superamenti ammessi delle emissioni sono stati superiori ai valori limite ammessi per Legge, in attesa di predisporre appositi piani d'azione o risanamento.

Il prossimo appuntamento del FORUM, aperto a tutti, è stato fissato a
BARI SABATO 9 OTTOBRE ORE 17 CHIESA DI S.SABINO.



O.D.G.:

- APPROVAZIONE MANIFESTO DEL FORUM;
- ORGANIZZAZIONE MANIFESTAZIONE E PRESIDIO PERMANENTE DAVANTI LA PRESIDENZA DELLA REGIONE PUGLIA,
- VARI ED EVENUALI.

mercoledì 23 giugno 2010

La notte del sole

Anche se c'è un mondo di "convenienze" che non va mai comunque sottaciuto. Senza lasciarsi imbambolare dai presunti "buoni princìpi" di queste multinazionali dell'energia che fioriscono in Puglia negli ultimi anni. Diciamo che almeno è sicuramente meglio stappare spumanti per pannelli solari piuttosto che per gli inceneritori come fanno Stefàno e Florido...

Energia: fotovoltaico; il 26/6 'La notte del sole' a Lizzano. A luglio l'evento itinerante in altri due centri del Tarantino
'La notte del sole': l'evento itinerante, con serate dedicate al fotovoltaico, partira' a Lizzano il 26 giugno.

La manifestazione si trasferira' a luglio a Palagianello e Grottaglie, sempre in provincia di Taranto. Nella serata inaugurale l'energia rinnovabile degli impianti '9Ren' illumineranno il borgo antico di Lizzano, mentre le note salentine degli 'Apres la Classe' accompagneranno l'evento in piazza IV Novembre. A Lizzano l'azienda italo-spagnola '9Ren' ha gia' impianti fotovoltaici e mini-eolici. (ANSA).

lunedì 21 giugno 2010

Per fortuna siamo pugliesi!

...perchè se era per comune e provincia stavamo freschi, anzi, caldi!

REGIONE RICORRE CONTRO CENTRALE ENI A TARANTO

(ASCA) - Bari, 21 giu - La regione Puglia ha inoltrato all'Avvocatura regionale la richiesta di impugnativa, dinanzi al TAR Lazio, del Decreto Ministeriale n. 209 del 26 aprile scorso, con cui il Ministero dell'Ambiente, di concerto con il Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali, ha espresso giudizio favorevole sulla pronuncia di compatibilita' ambientale presentata dalla societa' ENI Power S.p.A., concernente la realizzazione di una centrale a ciclo combinato da 240 MWe all'interno della Raffineria ENI di Taranto.
"A nostro avviso - spiega l'Assessore all'Ambiente Nicastro - il decreto in questione e' stato emanato senza tenere in debita considerazione il parere negativo espresso dalla Regione Puglia sulla realizzazione di tale impianto in un'area, fortemente antropizzata, gia' compromessa da elevati livelli di inquinamento e per questo dichiarata, per legge, ad grave rischio di crisi ambientale".

martedì 8 giugno 2010

Finirà la cuccagna?

A BREVE DECRETI PER STOP A PRIME CONVENZIONI CIP6
(ASCA) - Roma, 7 giu - A breve dovrebbero essere chiusi i contratti e arrivare i primi stop alle convenzioni con i produttori di elettricita' CIP6, l'energia incentivata perche' ''assimilabile'' alle rinnovabili.
Secondo quanto riferiscono fonti vicine al dossier, i primi decreti del Ministero dello Sviluppo Economico per la chiusura di alcune convenzione degli impianti CIP6 a gas saranno pronti per la fine di giugno mentre entro il 2010 potrebbero essere chiusi quelli per le centrali alimentate con combustibili piu' ''difficili'' come gli scarti di raffineria.
Dopo il decreto di fine 2009 che prevedeva la possibilita' di chiudere anticipatamente le convenzioni ''c'e' stata un'adesione pressoche' completa - apprende l'Asca da fonte qualificata - tutti i produttori con convenzioni in essere hanno presentato la loro manifestazione d'interesse per verificare la possibilita' di aderire. In questa fase il Ministero sta conducendo gli approfondimenti necessari per stabilire alcuni parametri del decreto e per quantificare i corrispettivi da riconoscere per la chiusura anticipata delle convenzioni''.
''Le difficolta' - prosegue - sono legate alla numerosita' degli impianti ed alla loro diversita'. Per questo abbiamo deciso di partire con quelli alimentati a gas che sono piu' semplici da gestire nella trattativa e piu' omogenei tra loro. Oltre a questo bisogna considerare che il decreto stabilisce un percorso volontario quindi bisogna arrivare a termini condivisi con i produttori per chiudere i contratti''. ''Con alcuni produttori siamo in fase conclusiva, con altri ancora in fase iniziale ma nel corso del mese si auspica ci possano essere i decreti con le condizioni per chiudere i primi impianti''.
Ci vorra' piu' tempo per chiudere gli accordi con i petrolieri perche' gli impianti usciti dal Cip6 dovranno conque restare in esercizio per provvedere allo smaltimento dei combustibili di scarto della raffineria. Sul fronte dei costi ''sicuramente ci sara' un risparmio sulle bollette'' rispetto ad andare avanti con le convenzioni fino alla loro scadenza (l'ultima termina nel 2020). Anche se nella trattativa con i produttori ''non si puo' essere troppo stretti perche' il decreto e' su base volontaria e il singolo produttore puo' sempre ritirarsi se i termini non lo convincono''.
Ancora ''difficile'' fare una stima sul risparmio finale in bolletta perche' ''gli indennizzi di chiusura anticipata del contratto vengono fissati caso per caso''.
Il problema e' far si' che anche in caso di risoluzione delle convenzioni ci sia un'adeguata ''spalmatura'' degli oneri da recuperare in bolletta.
Per questo il versamento di questi corrispettivi ''sara' posticipato a fine 2010-2011 non necessariamente in un'unica soluzione ma si pensa in due o tre rate semestrali''.
Anche in questo caso, pero', l'onere rischia di essere eccessivo e allora la soluzione ''sempre per evitare un impatto forte in bolletta potrebbe essere quella di prevedere piani finanziari specifici per pagare gli indennizzi ai produttori''.

venerdì 21 maggio 2010

Fotovoltaico avanza

Gli impianti fotovoltaici installati nel 2009 in Italia sono raddoppiati rispetto al 2008. Questo è il dato fornito dal Gestore Servizi Energetici (GSE) nel rapporto sui dati statistici fino al 31 dicembre 2009.
A questa data il parco impianti annovera 71.284 unità per una potenza installata di 1.142,3 MW. Rispetto all'anno precedente il 2009 ha visto il parco impianti più che duplicarsi sia in termini di numerosità che di potenza.
Il_Solare_2009

giovedì 1 aprile 2010

Stop alle eco-speculazioni!

COMUNICATO STAMPA, ITALIA NOSTRA-SudSalento, 28 marzo 2010

Sentenza di incostituzionalità emessa dalla Corte Costituzionale, il 26 marzo 2010, per la Legge Regionale 31/08
Nell'uovo di Pasqua, per la Puglia la sorpresa più preziosa: un primo forte Stop alla selvaggia distruzione del suo territorio e della salute delle sue genti causata dalla speculazione delle fonti rinnovabili industriali da biomassa, eolico e fotovoltaico!

La Corte Costituzionale salva la Puglia dichiarando incostituzionale la Legge Regionale 31/08 in materia di energie rinnovabili, a seguito del ricorso presentato dal Tar Bari e dal Governo Italiano. Si tratta della legge, la 31/08, che ha reso in questi ultimi mesi e giorni la nostra regione l'eldorado delle rinnovabili in Europa, il luogo dove poter accedere ai lauti finanziamenti pubblici collegati alla produzione delle eco-energie, in maniera rapidissima, abbattendo i necessari e doverosi controlli e cautele, e semplificando ai minimi termini gli iter autorizzativi. Si son potuti realizzare così impianti industriali veri e propri da fonte eolica, fotovoltaica e da biomasse, fino a potenze di 1MW (MegaWatt), con una semplice DIA, Dichiarazione di Inizio Attività, una sorta di auto-certificazione, presentata semplicemente al comune in cui si vuole realizzare l'impianto! La legge regionale 31 del 2008, andando in deroga alla legge nazionale, aveva innalzato illegittimamente, come oggi finalmente sancito, le soglie massime di potenza per la realizzazione di impianti di produzione d'energia da fonti rinnovabili; tali soglie erano e sono stabilite dal Decreto Legge n. 387 del 2003 (tabella A allegata alla norma), cui ci si dovrà finalmente ora attenere e conformare in Puglia; queste soglie sono ad esempio di 60 kW per l'eolico, 20kW per il fotovoltaico, 200 kW per la biomassa. La L. R. 31/08 le aveva innalzate tutte addirittura a ben 1000 kW(kilowatt), equivalenti ad un 1MegaWatt, permettendo, nei fatti, di costruire senza alcuna garanzia di sicurezza per i cittadini ed il territorio, veri e propri impianti industriali, (con tutto il grave impatto ambientale che ciò comporta), con semplice autocertificazione, ed il tutto persino in zona agricola! Le basse soglie della legge dello Stato rientravano nella logica di favorire, con iter autorizzativi semplificati, gli impianti di piccola taglia, a basso impatto ambientale pertanto e per autoproduzioni d'energia per famiglie, imprese, aziende agricole, edifici pubblici. Maggiori soglie di potenza, ha ribadito la Corte Costituzionale, possono essere individuate solo con decreto del Ministro dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, d'intesa con la Conferenza Unificata, senza che la Regione possa provvedervi autonomamente, come aveva fatto con alcuni comma dell'articolo 3 della L.R. 31/08! Per soglie superiori a quelle previste dalla Stato, per la validità della semplice DIA, (tabella A del Decreto Legge n. 387 del 2003), la costruzione e l'esercizio degli impianti da fonti rinnovabili, nonché le opere connesse, sono soggetti all'Autorizzazione Unica, (un procedimento autorizzativo più complesso, che coinvolge la regione, i comuni e numerosi altri enti, e che offre maggiori garanzie per i cittadini e la loro salute), nel rispetto sempre delle normative vigenti in materia di tutela dell'ambiente, di tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico (art. 12, comma 3, del d.lgs. n. 387 del 2003).


Effetti della sentenza di incostituzionalità della L.R. Puglia 31/08 sugli impianti di biomassa, eolico e fotovoltaico in progetto, in costruzione o già completati in Puglia: un primo forte Stop alla selvaggia distruzione del suo territorio ad opera della speculazione delle fonti rinnovabili industriali!

La pronuncia di "illegittimità costituzionale" di una norma di legge, (quale la L.R. 31/08 della Puglia), dichiarata dunque contraria alla Costituzione Italiana, dalla Corte Costituzionale, comporta la disapplicazione della stessa, dando luogo ad un fenomeno, sul piano degli effetti, più forte della semplice abrogazione della norma, avente di regola efficacia ex nunc (a partire da ora), comportando nei fatti, l'annullamento della norma che, normalmente, produce effetti ex tunc (a partire da quando la norma incostituzionale era entrata in vigore). Pertanto, la norma dichiarata “costituzionalmente illegittima” deve essere disapplicata con effetti ex nunc e con efficacia ex tunc. La legge incostituzionale dovrà essere immediatamente disapplicata per i rapporti non ancora costituiti, nuovi, o in corso di costituzione o di perfezionamento o caratterizzati da difetti, vizi, irregolarità che possono essere opportunamente denunciate, o tali da costituire motivo di impugnazione nelle opportune sedi, (ad esempio per autorizzazioni rilasciate per impianti industriali da fonti rinnovabili fino ad 1MW, eventualmente anche in costruzione o completati, attraverso ricorsi al TAR che dal rilascio delle autorizzazioni possono essere presentati entro 60 giorni, o al presidente della Repubblica per cui i tempi sono di 120 giorni, ed altre situazioni denunciabili all'autorità giudiziaria).

Entrando più nello specifico l'Avvocato di Italia Nostra, Donato Saracino, precisa che «l'illeggittimità, sancita dalla Corte Costituzionale, comporta l'obbligo di interruzione dei lavori in tutti quegli impianti che non hanno avuto corpo, ovvero ancora in costruzione, dove i lavori sono già iniziati o che non sono stati completati, indipendentemente dalla perfezione dell'iter burocratico autorizzativo». Non solo, gli impianti di energia elettrica anche già realizzati, con semplice DIA, e completati con l'allaccio alla rete elettrica nazionale, e di potenze superiori a quelle stabilite per la DIA dalla legge statale, (che la Regione, con la L. 31 /08, aveva tentato di aggirare), esercitando un’azione continua sul territorio di inquinamento elettromagnetico, acustico, visivo, chimico (vedi uso dei diserbanti e solventi per gli impianti fotovoltaici al suolo, o l'immissione dei fumi in atmosfera per le biomasse), avendo dunque un impatto ambientale che la semplice DIA non ha permesso di studiare e ponderare in dettaglio, e questo incostituzionalmente, dovranno tutti essere fermati, e studiati caso per caso. «I sindaci, massime autorità sanitarie locali, i dirigenti degli uffici tecnici comunali, hanno il dovere di intervenire emettendo urgentemente, ad horas, ordinanze di sospensione di tutte le attività di cantiere volte al prosieguo dei lavori per la realizzazione di questi impianti, anche se già autorizzati, – ha detto Marcello Seclì, presidente zonale di Italia Nostra - nonché stracciare tutte le DIA presentate sempre per impianti di potenze maggiori a quelle soglia della legge nazionale, e che non hanno avuto ancora corso, o che sono in via di approvazione definitiva o perfezionamento. Ma anche per gli impianti già realizzati di fatto, (grazie alla norma illegittima), questi dovranno essere fermati e sottoposti a valutazione attentissima, per analizzare, caso per caso se devono essere ridimensionati, smantellati con bonifica del sito e ripristino dello stato dei luoghi, per poi avviare, eventualmente, nuovi iter autorizzativi finalmente rispettosi della legalità e della Costituzione Italiana!». Nelle campagne della Puglia si lavora notte e giorno, in queste ore, per danneggiare quanto più possibile i siti dove si è iniziato a realizzare questi impianti con DIA di potenze fino a 1MW e comunque superiori a quelle previste per la DIA dalla legge nazionale, proprio al fine di aumentare il danno ed il senso di completamento dell'impianto, sperando di non incorrere nel doveroso ritiro dell'autorizzazione, di fatto sancito dalla provvidenziale sentenza pronunciata dalla Corte Costituzionale in questi giorni. All'azione di opposizione ferma dura e costante svolta dalla nostra Associazione con il contributo e la solidarietà di migliaia di persone, comuni cittadini, politici di ogni colore, professionisti di ogni campo, numerosissime associazioni, comitati, sorti a decine ovunque nell’emergenza, e movimenti, e soprattutto tantissimi validi giovani, animati da un amore vero ed incondizionato per il territorio e le sue genti, e che sono stati la più bella scoperta di questi mesi, deve ora seguire una fase di urgente azione di "reconquista" del Salento; da qui l'appello ad una mobilitazione generale per fare il massimo delle pressioni sulle autorità cittadine dei vari comuni salentini e pugliesi, sulle province, sulle forze dell'ordine e di vigilanza del territorio (Polizia Provinciale, Carabinieri, Forestale, Finanza, ecc.), e sulla magistratura amministrativa e non solo, per l'immediato rispetto della dichiarazione di incostituzionalità, perché siano stracciate tutte le migliaia di DIA presentate per impianti da biomassa, eolico e fotovoltaico fino a 1MW e superiori ai limiti ben più ristretti, stabiliti della legge nazionale, e affinché siano bloccati tutti i cantieri che con DIA sono stati inaugurati nel Salento in questi giorni e mesi a sfregio del territorio e della legalità. Uno stupro che viola, dunque, i principi e le leggi della Costituzione Italiana, come abbiamo in tutti i modi possibili denunciato, e che stava e sta provocando una vera e propria “catastrofe ambientale artificiale” nel Salento ed in tutta la Regione. La legge regionale 31/08, ha aperto una finestra temporale che oggi la Corte Costituzionale ha finalmente chiuso, ma la cui illegittima creazione ha generato un fenomeno politico-imprenditoriale losco che la magistratura non può non approfondire. Tanti tecnici e politici, ma anche consiglieri regionali, persino della maggioranza al potere (come Aurelio Gianfreda), hanno denunciato come la legge 31/08 sia stata scritta da imprenditori e imposta dalle lobby politico-industriali delle rinnovabili, in gran parte colluse col potere politico locale, al consiglio regionale, che l’ha approvata. Proprio in questi mesi è giunto da eminenti autorità politiche nazionali, come il giudice Alberto Maritati, (senatore e vicepresidente della commissione Giustizia, nonché componente della commissione Antimafia), uomo politico di sinistra, e da Alfredo Mantovano, (Sottosegretario del Ministero degli Interni), onorevole e uomo politico della destra, l'allarme per l'anomalo afflusso di ingenti somme di denaro in Puglia, con tutta probabilità correlabile al fenomeno del riciclaggio di denaro sporco; il tutto stranamente proprio in questi mesi in cui partivano i cantieri delle industrie rinnovabili, per milioni e milioni di euro; cantieri aperti grazie alla 31/08! Ancora, l'aver favorito sulle diverse DIA presentate ai comuni alcune al posto di altre, può celare, sotto motivazioni talvolta pretestuose, logiche di favoritismo che dovrebbero pure essere oggetto di vaglio ed attenzione, tanto più alla luce del clima generale che vedeva serpeggiare in ambienti politici, tecnici e legali la consapevolezza che presto la legge sarebbe stata dichiarata incostituzionale. Non è un caso, forse allora, che molti dei lucrosi impianti già realizzati siano legati a parenti o amici di politici locali. Con questa sentenza il sistema “Stato Italiano” ha risposto complessivamente bene, laddove fenomeni regionali e comunali stavano portando a comportamenti mafiogeni ed autodistruttivi! Non vi è in gioco solo il futuro della Puglia, il suo paesaggio e la cultura ed identità, ma si solleva anche una questione di moralità e legalità che ha visto la politica locale creare una sorta di deregulation incostituzionale, che veniva celata dietro un “marketing terroristico”, che faceva leva sulla paura per l’ "effetto serra" (lo spauracchio del “global warming”) e il ricorso strumentale al "Protocollo internazionale di Kyoto", nonché a forme pubblicitarie calcistiche volte ad innalzare al grado massimo i successi della Puglia nel campo delle rinnovabili per salvare il pianeta, mentre in realtà, paradossalmente, si uccideva il territorio, desertificato artificialmente su migliaia e migliaia di ettari di campi verdi e pascoli, al fotovoltaico, e questo nell'anno 2010, anno internazionale dedicato alla biodiversità; quella biodiversità cancellata nei campi pugliesi piegati, assassinati per la produzione industriale dell'energia del sole. Così si stava permettendo la nascita di circa cinquanta centrali a biomasse da 1MW, nel solo Salento, centrali che mai si sarebbe potuto alimentare con biomassa locale (filiera corta, come prescritto e sbandierato strumentalmente), a meno di incenerire nei primi mesi tutti gli alberi d'ulivo e non, della Regione. Centrali allora che sarebbero divenute inceneritori di rifiuti e che avrebbero comportato il disboscamento di ampie estensioni di foresta tropicale per la produzione delle biomasse industriali e forse anche il disboscamento delle foreste del nostro Appennino e i boschi del sud Italia, come qualche pazzo mercenario della falsa informazione invitava a fare recentemente, anche su programmi della tv nazionale! Il tutto poi nella beffa di una Puglia che già produce da fonti fossile quantitativi di energia ben superiori al suo fabbisogno, e dove le industrie che utilizzano fonti fossili inquinando, anziché ridurre l’uso delle loro fonti tradizionali fossili (carbon fossile, petrolio, gas fossile), lo hanno incrementato, paradossalmente, e questo consentito loro burocraticamente grazie all’acquisto dei cosiddetti “Certificati Verdi”, venduti loro dalle industrie delle fonti rinnovabili, che li acquisiscono, con le autorizzazioni ad operare nella produzione di “energie, cosiddette, pulite”, lucrando pure sulla vendita di questi certificati! Oltre l’inganno la beffa, per i cittadini, che a fronte dell’impatto da centrali d’energia rinnovabile su paesaggio e salute, assistono attoniti alla costruzione di altre centrali a fonti fossili, pure! Così l’inquinante centrale di Cerano a Brindisi non ha ridoto di un grammo il carbone fossile bruciato giornalmente, e così per i prossimi anni, come dimostra l’investimento per la costruzione di un molo per l’attracco delle navi carbonifere, direttamente nella rada antistante la centrale a Cerano. A Modugno (Bari) è stata recentemente inaugurata una grande nuova centrale termoelettrica a gas fossile, e a Brindisi si costruisce un rigassificatore che alimenterà presto una ulteriore centrale nel brindisino, questa volta di gas, oggi in progetto!

Potere della neo agguerrita lobby delle rinnovabili, il "clan delle rinnovabili": una legge, la 31/08, che mostra quanto la politica possa allontanarsi dal territorio e dalla gente, che si sta sollevando contro la mala politica delle rinnovabili industriali, che offende la bella filosofia delle rinnovabili stesse, che le vuole legate all'autoproduzione domestica a basso impatto con piccoli impianti. Divenuta succube, schiava ed amica, ma soprattutto collusa e complice di lobby di potere, la politica regionale ha consentito una corsa speculativa di un clan di imprenditori per l'approvvigionamento degli incentivi pubblici, ovvero di soldi dei cittadini, "una corsa all'oro" come l'ha definita il Tar Bari, con, nei fatti, danni all'erario impressionanti; una vera e propria frode scientifica di proporzioni inaudite, ben superiore a quella di qualsiasi scandalo che mai si sia verificato nel SUD Italia, e che ha portato ad un effetto di colonizzazione e svendita del territorio, con l’arrivo di grandi aziende e l’investimento di gruppi bancari da ogni parte d’Europa, interessati ad investire nel rinnovabile per intascare i lauti incentivi, senza i quali nessuno investirebbe in tecnologie energetiche di scarsa efficienza, quali quelle legate alle fonti rinnovabili; ed il tutto poi senza nessuna vera ricaduta per il territorio, ferito e abbattuto nella sua identità ed nella sua oggi florida economia turistica; offeso dalla logica delle royalty-denaro o altri benefit con cui le aziende concordano con le amministrazioni locali di ripagare il danno causato a beni di valore inestimabili, quali la salute fisica delle persone, la qualità della loro vita e la bellezza del paesaggio oltraggiato; nessuna ricaduta per la gente del posto, eccezion fatta che per pochi corrotti; neppure alcuna seria ricaduta occupazionale a regime, (trattandosi di impianti ad alta automatizzazione), tranne per quei numeri falsi e artefatti lanciati sui media dal clan delle rinnovabili! Ma ora Basta!

Ufficio Stampa
Italia Nostra-SUD SALENTO
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Allegati
Sentenza Corte Costituzionale n. 119 anno 2010

martedì 23 marzo 2010

Comuni rinnovabili 2010

...con molti dubbi su biomasse, biogas e combustioni varie...

Comuni rinnovabili 2010
Il rapporto annuale di Legambiente sulla diffusione delle fonti rinnovabili nel Paese.
I risultati e le buone pratiche di intervento; come l’Italia potrà raggiungere gli obiettivi UE al 2020; il ruolo delle politiche locali nello sviluppare e integrare le fonti rinnovabili nel territorio italiano. Tutto su Comuni Rinnovabili 2010.


RapportoComuniRinnovabili2010

mercoledì 3 marzo 2010

Hidrogenus

Idrogeno da fonti rinnovabili, per la Puglia un amore corrisposto
Il prossimo giovedì sarà ufficialmente firmato il Protocollo di Intesa tra la Regione Puglia e la Fondazione H2U, l’Università dell’Idrogeno. A porre la firma al documento saranno il Presidente della Regione Puglia e il Presidente della Fondazione Nicola Conenna

Sperimentare l’economia dell’idrogeno creando un sistema efficiente fatto d’interrelazione fra enti, imprese e università. Per la Puglia non si tratta di un piano futuro ma di una realtà prossima che inizia con un Protocollo d’Intesa che giovedì verrà sottoscritto tra Regione Puglia e Fondazione H2U – The Hydrogen University di Monopoli. Nel palazzo della Presidenza della Regione si concretizzerà dunque l’accordo volto alla sperimentazione e realizzazione sul territorio di progetti legati all’utilizzo di idrogeno prodotto da fonti rinnovabili, così come previsto da una delibera approvata dalla Giunta Regionale lo scorso febbraio. Della durata di tre anni, il Protocollo prevedrà la realizzazione da parte della Fondazione H2U di un “Master Plan dell’economia dell’idrogeno in Puglia” congiuntamente all’organizzazione di un evento annuale a carattere internazionle dedicato alla mobilità a fuel cell con particolare riferimento all’area Euromediterranea.
Soddisfatto Nicola Conenna presidente della Fondazione H2U che sottolinea come l’intesa sarà foriera di una sperimentazione unica nel suo genere a livello mondiale, di cui il Protocollo getta le basi, sopratuttoin un contesto delicato come questo, “in cui – spiega Conenna – la Conferenza di Copenhagen mostra il suo totale fallimento con le dimissioni del Direttore ONU, Yvo de Boer, responsabile per il clima, e in Italia in centinaia di Comuni la nocività da emissioni veicolari suggerisce misure drastiche di limitazione del traffico automobilistico. La Regione Puglia con questo accordo mostra di voler puntare sullo sviluppo di tecnologie innovative ad emissioni zero. E’ il nostro obiettivo ed inizieremo subito il lavoro coinvolgendo le Università pugliesi e il sistema delle imprese”.
La fase sperimentale sarà destinata alla costruzione e messa in esercizio di un network di distributori sia unicamente di idrogeno che di una miscela metano-idrogeno, a partire dalle aree ad elevato rischio di crisi industriale, come Brindisi e Taranto, e dall’area metropolitana di Bari.(Rinnovabili.it)

venerdì 12 febbraio 2010

Radiazioni e spazzatura: sennò a cosa serve il Sud?

Da una mail di P. M.
Vi invio uno stralcio della trasmissione ballaro nella quale Il ministro Castelli dichiara che per il turismo ci vuole il federalismo e per l'energia (atomica) ci vuole il centralismo. Inoltre ha fatto delle dichiarazioni allucinanti sui "meridionali"!! Il ministro dimentica che le aziende del nord sono state competitive perchè hanno smaltito illegalmente rifiuti di ogni tipo nelle regioni meridionali risparmiando per decenni sulle pesanti tasse di smaltimento, inoltre le regioni meridionali (non si sa perchè) hanno sempre ricevuto meno soldi per la sanità rispetto a quelle del nord a parità di popolazione.
Anche Casini è favorevole al nucleare eccole sue dichiarazioni Secondo Casini, “il nostro Paese paga bollette salatissime e ha una fortissima dipendenza energetica nei confronti degli altri paesi, quindi la questione nucleare non può essere liquidata"

Dittatura atomica

Bavaglio alle Regioni per le centrali nucleari
Addio alle fonti rinnovabili: tutti i soldi andranno lì. Giro d’affari gigantesco al quale Comuni e Province con l’acqua alla gola non rinunceranno anche se “denuclearizzate”

Può aver compiuto un passo falso, ieri 10 febbraio, il governo di centrodestra che si riempie ogni giorno a parole di federalismo e di sovranità popolare e poi vara un decreto nucleare centralista, vago e contro la maggioranza del popolo italiano, incluso quel “popolo delle partite Iva” che è alla base del suo successo elettorale. Si tratta di un decreto che:

1. mette un bavaglio alle regioni in cui saranno imposti i siti nucleari;
2. tace sui nomi delle regioni destinate ad accogliere i siti e le scorie radioattive per secoli, per paura di vedere influenzati negativamente i risultati delle elezioni regionali. Paura legittima, visto che gli italiani, non solo con il referendum del 1987, ma anche dopo, si sono dichiarati contrari e visto che il nucleare al nostro Paese non conviene sotto nessun aspetto perché è una tecnologia vecchia, dannosa per l’ambiente e la salute e insostenibile dal punto di vista economico. Per questo Greenpeace ha aperto una petizione. In soli tre giorni, già 12mila cittadini hanno firmato per chiedere ai loro candidati alle regionali di schierarsi contro il nucleare sul sito www.nuclearlifestyle.it
3. non dice nulla su quante centrali sono programmate con quanta energia c’è da aspettarsi e a quali costi. L’Italia, avverte una nota di Greenpeace, usa le cifre che Enel presenta alle conferenze stampa invece di informarsi su quelle che il costruttore francese presenta alle gare d’appalto: negli Emirati Arabi il gruppo guidato dalla francese Areva ha offerto 4 reattori EPR come al nostro orizzonte a un costo di 6,5 miliardi di euro l’uno mentre in Italia la propaganda parla di 4 miliardi;
4. sorvola sui sistemi di sicurezza collegati alle centrali (su questa specifica voce le agenzie di sicurezza di tre Paesi, Francia inclusa, hanno pubblicamente dichiarato non sicuro il sistema di emergenza dell’EPR lo scorso ottobre).

Si tratta di un decreto che, in assenza di un piano con dati certi e non propagandisti, può far aumentare il senso di demotivazione della maggioranza degli italiani. Di quell’altra Italia che, invece, spesso in un totale silenzio mediatico (a differenza del clamore mediatico pro-atomo) ha detto sì al cambiamento nel settore energetico investendo, in linea con gli altri Paesi industrializzati come la Germania, risorse e intelligenze verso il risparmio e una maggiore efficienza energetica e verso le fonti rinnovabili di energia. La novità del 2009 è stato il salto impressionante della crescita degli impianti di fonti rinnovabili installati in Italia. Sono 5.991 i Comuni dove è in funzione almeno un impianto, erano 3.190 solo un anno prima, nel 2008; in pratica le fonti pulite che fin o al 1998 interessavano con l’idroelettrico e la geotermia una porzione limitata del territorio italiano, oggi sono presenti nel 79% dei Comuni. Un’ottima notizia che arriva dalla quarta edizione del rapporto “Comuni rinnovabili 2009” di Legambiente, che elabora i dati ottenuti attraverso un questionario rivolto ai Comuni, incrociando le risposte con studi e rapporti di Gse, Enea, Fiper, Anev oltre che di Regioni, Enti locali e aziende.
La crescita interessa tutte le fonti: solare fotovoltaico, solare termico, mini idro-elettrico, geotermia, impianti da biomasse magari collegati a reti di teleriscaldamento.

Il Belpaese, insomma, è pieno di buone pratiche replicabili che mostrano la ricetta per un futuro più pulito, sostenibile, «capace di far risparmiare soldi alle famiglie e alle amministrazioni che sappiano investire in innovazione”, spiega il rapporto di Legambiente curato dal responsabile del settore Energie Edoardo Zanchini, “aumentando significativamente i livelli di comfort abitativi e qualità della vita».

Questi Comuni stanno dando forma a un nuovo modello di generazione distribuita che cambia profondamente il modo di guardare all’energia e al rapporto con il territorio.

È un’Italia dove operano, giorno dopo giorno tanti amministratori e professionisti, tanti artigiani e tecnici, tante piccole e medie imprese come quelle che ho incontrato nell’ultimo anno e che si vede sfilare nelle fiere come le recenti Made di Milano e CasaClima di Bolzano: tanti italiani che si occupano di progettare, dirigere, costruire, collaudare in quella nascente “economia verde” (uno dei pochi settori che sta vedendo crescere fatturati e lavoratori, quasi tutti di quel “popolo a partita Iva” che generalmente vota centrodestra). Essi hanno avuto e avranno un ruolo di straordinaria importanza nell’evoluzione del risparmio energetico e delle fonti di energia rinnovabile.

Senza una consapevolezza dell’opinione pubblica, da una parte l’inerzia, la disinformazione e i soliti affari continueranno a dominare le scelte e le decisioni nei palazzi del potere che punteranno sulla vaghezza del piano nucleare per imporlo a un Paese che in maggioranza non lo vuole.

Dall’altra parte, però, senza un incoraggiamento che premi l’esperienza dei Comuni virtuosi, i risultati dell’operato di questi amministratori ed esperti, scienziati e professionisti che hanno puntato sulle energie giuste, sarebbero inferiori alle potenzialità. Per questo è da auspicare che ognuno di noi possa trovare il tempo per mandare un “bravo” a chi è impegnato, grazie all’energia più pulita, a far respirare aria più buona ai cittadini e a farli risparmiare sulla bolletta. Sarebbe bello che ci si segni sull’agenda di andare a trovare questi Comuni virtuosi, dal paese pioniere di Varese Ligure all’aostana La Thuile, dal blocco dei Comuni altoatesini (Dobbiaco e Vipiteno, Brunico e Prato allo Stelvio in testa) fino al borgo toscano di Scansano e giù in Salento e al suo capoluogo Lecce, sempre più caratterizzato da un ricamo di pietre e di energie. I nomi di tutti questi Comuni virtuosi sono sui siti www.fonti-rinnovabili.it oppure www.legambiente.it. Vale la pena di andare a ricaricare le energie in città che all’energia sostenibile dedicano intelligenza e risorse. Buon viaggio! S. Giannella (arcoiris)

martedì 26 gennaio 2010

Rifiuti, energia, pannelli: minestrone fruttuoso

Entrerà in servizio nel corso del corrente anno, a Taranto, un impianto fotovoltaico avente una potenza pari a ben 4 MW, perfettamente integrato a livello architettonico, e costituito in prevalenza da pannelli realizzati con l’innovativa tecnologia a film sottile. Questo dopo che Enel Green Power, la società “verde” del colosso energetico Enel specializzata nella gestione e nello sviluppo delle fonti rinnovabili, ha siglato un accordo con il gruppo Marcegaglia per la realizzazione dell’impianto sulle coperture degli stabilimenti della società operante nel settore della trasformazione dell’acciaio ma anche nella produzione di energia pulita da fonti rinnovabili.
Il gruppo Marcegaglia, controllato dalla famiglie omonima, opera infatti con la società Euro Energy Group, dal lontano 1995, nella produzione di energia elettrica da combustibile derivato dai rifiuti e dalle biomasse, mentre la società Marcegaglia Energy è la divisione specializzata nel campo della produzione di energia da fonti rinnovabili.
L’impianto che sarà realizzato a Taranto sulle coperture degli impianti del gruppo Marcegaglia sarà di proprietà al 51% da parte di Enel Green Power, e per la restante quota dal gruppo Marcegaglia. Ogni anno, in termini di abbattimento di emissioni, si risparmieranno ben quattromila tonnellate di anidride carbonica, mentre la produzione di energia elettrica, pari a ben cinque milioni di chilowattora annui, è quella che mediamente serve per coprire il fabbisogno energetico annuo di circa 1.900 nuclei familiari. (Ecologiae)

lunedì 25 gennaio 2010

Mediterre ed energia

Cambiano i tempi... Pare che Mediterre non abbia più multinazionali dell'inquinamento (tipo Gas Natural e Ilva) tra i suoi sponsor... Che sia buon segno?

lunedì 21 dicembre 2009

In Puglia, petrolio al posto del turismo

Vocazione turistica? Provate voi a promuovere le spiagge sterminate sulle quali si affaccia il promontorio del Gargano o le acque cristalline del Salento mentre sul destino della regione con l’esposizione costiera più estesa d’Italia incombe la minaccia del petrolio. Il passo tra la Puglia perla del turismo e la Puglia pattumiera è davvero breve. E le popolazioni già si mobilitano per dire no a questo possibile scempio. Al loro fianco anche l’amministrazione regionale che proprio ieri, attraverso l’assessore all’Ecologia, Onofrio Introna, ha annunciato di voler affiancare l’azione di rivendicazione di quanti «si oppongono alle ricerche petrolifere in una delle più belle zone costiere d'Italia».
La ricerca del petrolio sui fondali di fronte al litorale di Puglia promette di portare solo danni. L’esiguità dei possibili giacimenti, la cui portata si esaurirebbe, secondo alcuni, in poco più di un anno e mezzo, non giustifica affatto il costo ambientale richiesto alle popolazioni in termini di interferenze deleterie con l’attività di pesca, di sconvolgimenti inevitabili degli ecosistemi marini (nelle aree interessate affacciano riserve marine protette, parchi regionali e zone umide di assoluto pregio), di compromissione dell’industria turistica (stabilimenti balneari e strutture ricettive) che negli ultimi due anni proprio in Puglia ha mostrato segnali in controtendenza rispetto al generale calo registrato ovunque.
Il primo a lanciare l’allarme, un paio di settimane fa, il deputato di Monopoli, città a 40 km da Bari, Pierfelice Zazzera. Proprio nel mare di Monopoli e nella zona Sud tra le province di Bari e Brindisi (a una distanza che varia tra i 10 e i 37 km al largo) si segnalano tre punti di potenziale perforazione. Al momento, il ministero dell’Ambiente ha autorizzato solo le prospezioni sismiche (a colpi di proiettili ad aria, tecnicamente air gun) per la caratterizzazione delle aree oggetto dell’interesse delle società petrolifere (tutte con sede all’estero anche se in almeno in case partecipate da società italiane). Ma quei tre punti di prospezione sono diventati, nel frattempo, 7. Sui tavoli delle Capitanerie di porto competenti, infatti, sono arrivate richieste per l’avvio di attività in mare anche a Molfetta (20 km a nord di Bari) e poi a Gallipoli e a Taranto. Nel comprensorio della Capitaneria di Termoli, invece, ricadono i punti di interesse al largo delle isole Tremiti, sede di una delle più estese riserve marine di Puglia. E da Monopoli, i Verdi annunciano per bocca del portavoce Giuseppe De Leonibus: «I punti complessivi di possibile perforazione, in prospettiva sono addirittura 15, 5 dei quali nell’arco jonico».
Gli elementi per rendere inquiete le popolazioni locali e le amministrazioni (compresa quella monopolitana che è retta da un sindaco di centrodestra, quindi affine al governo nazionale) ci sono tutti. Non ultimo il fatto che Regione e enti locali sostengono di aver saputo di questa campagna di ricerca del petrolio ormai a cose fatte, quando cioè ormai non era più possibile esprimere alcun parere. Una lettera, in realtà, risulta inviata dal ministero dell’Ambiente alle amministrazioni delle città costiere (compreso il capoluogo di regione, Bari) a gennaio. Ma gli uffici competenti di ciascuno dei Comuni in indirizzo sostengono di non averla mai ricevuta. In più, tra i due quotidiani scelti per rendere pubblica la procedura avviata ne è stato scelto uno («Il Giorno» di Milano) che non ha alcuna diffusione in Puglia. E così la protesta si sposterà molto presto in strada. Il comitato di cittadini cui già hanno dato la propria adesione Italia dei valori e Verdi si costituirà ufficialmente la prossima settimana, il 28 dicembre, e già si annunciano una serie di manifestazioni.
Decisamente duro l’attacco dell'assessore Introna al ministro Stefania Prestigiacomo: «Mentre sta rappresentando l'Italia al vertice di Copenhagen - dice Introna - sul clima, dal suo ministero arrivano bordate che renderanno la Puglia la pattumiera d'Italia e di Europa. I più grandi scienziati e i più eminenti statisti cercano modi per ridurre le emissioni di gas serra in Danimarca. Mentre il ministro si fa bella con discorsi sul Bel Paese, ci viene reso noto che risultano depositate alle Capitanerie di porto ben 7 nuove richieste di prospezioni geologiche per ricerche di gas e petrolio. La Regione non può neppure restare inerte. La Prestigiacomo sta a Copenaghen e i suoi uffici dicono che per il rigassificatore di Brindisi a due passi dalla case va tutto bene. Il Ministro parla al vertice Onu sull'ambiente, ma con una mano nascosta firma il raddoppio della centrale Eni di Taranto. Si tratta di scelte scellerate. Appena arriveranno i decreti, stia pur sicura il ministro che saranno impugnati dalla Regione». (G Armenise, Gazzetta del Mezzogiorno)

"La Regione Puglia, nel ribadire la propria posizione di diniego, chiede ai ministri competenti di non procedere alle concessioni delle relative autorizzazioni"
L’assessore all’Ecologia, Onofrio Introna sulla conclusione della valutazione governativa riferita alla compatibilità ambientale dei progetti inerenti il rigassigicatore di Brindisi (proponente British LNG) e il raddoppio della centrale Enipower di Taranto (Eni): “Apprendo della conclusione degli iter tecnici di valutazione della compatibilità ambientale, la Regione Puglia, su entrambe le istanze, a seguito delle valutazioni tecniche operate dal Comitato regionale VIA, che ha tenuto conto tra l’altro che le aree interessate risultano “a rilevante rischio ambientale”, ha espresso, con delibera di giunta, il proprio parere negativo. La Regione Puglia, nel ribadire la propria posizione di diniego, chiede ai ministri competenti di non procedere alle concessioni delle relative autorizzazioni e si riserva di adire il competente TAR per la difesa degli interessi del territorio e dei cittadini”. (Sudnews)