venerdì 31 luglio 2009

Ilva: i cittadini scrivono all'Europa

ricorso aia taranto

AIA AIA!

IL RICORSO CI SI È RIVOLTI ALLA COMMISSIONE UE: LE AZIENDE DELL’AREA INDUSTRIALE POTREBBERO NON TENER CONTO DELLE PRESCRIZIONI
«L’Europa indaghi sull’Aia»
«Altamarea» critica lo Stato: ritardi nel rilascio della concessione
FULVIO COLUCCI (La Gazzetta di Taranto, 31 luglio 2009, p.III)

• Il ricorso all’Unione Europea c’è. e «Altamarea», il cartello delle associazioni ambientaliste che lo ha presentato (e illustrato ieri alla stampa) spiega: «Chiediamo l’intervento della Commissione europea, nelle forme previste dai regolamenti vigenti, nei confronti dello Stato italiano per il mancato rilascio delle Autorizzazioni integrate ambientali nei tempi previsti dalla normativa europea e italiana».
Cosa è successo? Secondo gli ambientalisti, il ritardo nel rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale «Ha aggravato e sta aggravando la posizione italiana nella procedura di infrazione già in atto nei confronti dell’Italia da parte della Commissione europea». Ma non si tratta solo di un problema legato ai tempi e alle leggi.
Ieri, durante una conferenza stampa, Biagio De Marzo per Peacelink, Paola D’Andria per l’Ail, Leo Corvace e Lunetta Franco per Legambiente, hanno ricostruito il sofferto percorso dell’Aia, partendo dalla proroga al 31 marzo del 2008 dei termini per il rilascio delle autorizzazioni. Da quella data il silenzio è calato sulle pratiche. O quasi. L’accordo stipulato ad aprile dello scorso anno dal governo e dalle aziende della zona industriale (Ilva, Eni, Cementir, Sanac, Enipower, Edison) concedeva altri 300 giorni perché gli impianti fossero messi a norma nel rispetto delle leggi. Anche questo termine è scaduto senza risultato. «Il mancato rilascio dell’Aia nei tempi previsti - hanno ricordato ieri i rappresentanti delle associazioni ambientaliste riunite nel cartello «Altamarea» - di fatto si traduce in un’ulteriore proroga concessa alle imprese del territorio in assenza di uno specifico provvedimento legislativo. Ciò ha gravi ripercussioni sul territorio ionico in termini di impatto ambientale e di ricadute sulla salute dei cittadini poiché ne ritarda il risanamento e ne procrastina, invece, lo stato di crisi ambientale tra i più rilevanti a livello europeo come attestato dal registro delle emissioni “Eper” e dal riconoscimento del territorio tarantino come area ad elevato rischio ambientale nel 1990 e nel 1998». Gli ambientalisti ricordano anche un altro aspetto assai rilevante: «Il ritardo nella concessione dell’Aia può consentire alle aziende di realizzare gli interventi previsti nei loro cronoprogrammi anche in mancanza del rilascio dell’autorizzazione e anche prima delle conclusioni dell’istruttoria da parte della commissione Ippc (commissione di controllo integrato per la prevenzione dell’inquinamen - to). Insomma le aziende potrebbero non tenere conto delle prescrizioni che saranno contenute nell’Aia».
«Questo documento lo abbiamo inviato a un centinaio di deputati e senatori, alla Regione, alla Provincia e al Comune - ha commentato Biagio De Marzo di Peacelink - perché riteniamo sia necessario smuoverli da un certo torpore che produce una inerzia dannosa per i cittadini. Lo Stato non può ignorare le condizioni in cui versano territorio e comunità. Il 28 novembre 2009 con una nuova manifestazione “Al - tamarea” tornerà alla carica».

Carne saporita...

Diossina nelle carni si pensa a controlli a campione
Martedì va in giunta regionale la delibera sul nuovo ospedale
La Regione: non allarmanti gli ultimi dati
[M.R.G.] MARIA ROSARIA GIGANTE (La Gazzetta di Taranto, 31 luglio 2009, p.III)

Ancora qualche ora, al massimo qualche giorno ancora - si arriverebbe quindi alla prossima settimana - per rimettere a punto il piano di monitoraggio sulla diossina negli alimenti e far scaturire i provvedimenti necessari. Ma al momento non sembrano esserci decisioni eclatanti.
Massima cautela ieri a Bari al Tavolo tecnico regionale al quale hanno preso parte gli assessori alla Sanità, Tommaso Fiore, all’Ag ricoltura, Dario Stefàno, e tra gli altri anche il direttore del Dipartimento di prevenzione dell’Asl di Taranto, Michele Conversano. Al momento, quindi, non c’è alcuna decisione relativa ad un possibile abbattimento di capi capri-ovini negli ultimi due allevamenti nella provincia di Taranto già posti sotto vincolo sanitario dove, dopo l’esito di non conformità del latte ai limiti di diossina, è arrivato anche l’esito di non conformità delle carni. Nei mesi scorsi, parametri simili in altri sette allevamenti avevano portato all’abbattimento di oltre un migliaio di capi, con tutte le polemiche che ne sono nate, le preoccupazioni espresse da parte degli allevatori e la difficoltà ancora oggi esistente di dare loro risposte circa il futuro delle proprie aziende.
Si comprende, quindi, l’esigenza di andare ora cauti con ogni decisione che richiede peraltro le messa in campo di adeguate coperture finanziarie. «Stiamo valutando attentamente i risultati di questi ultimi accertamenti - dice l’assessore regionale all’Agricoltura, Stefàno -. Si tratta, tuttavia, di risultati che ci mettono nelle condizioni di non allarme. Al massimo
entro la prossima settimana, adotteremo dunque un piano che costruiremo insieme, uffici dell’assessorato alla Sanità ed uffici dell’as - sessorato all’Agricoltura con l’Arpa ed il servizio veterinario. Metteremo anche in campo la valutazione sull’utilità e l’opportunità di effettuare un monitoraggio a campione delle carni», precisa Stefàno con chiaro riferimento alla richiesta del Dipartimento di prevenzione
Ospedale San Raffaele del Mediterraneo, concreti passi in avanti per la sua realizzazione a Taranto. Andrà in giunta regionale martedì prossimo - queste le intenzioni dell’assessore regionale alla Sanità, Tommaso Fiore - la delibera con cui si fissano le caratteristiche gestionali, ma anche la scansione temporale che dovrà portare alla realizzazione dell’ospedale pubblico-privato in joint-venture tra la Regione Puglia e la Fondazione San Raffaele di Milano, già operante su Taranto tramite la Cittadella della Carità.
dell’Asl jonica di effettuare controlli anti-diossina anche sulle carni che, prodotte negli allevamenti della provincia jonica, vengono macellate nella provincia di Bari. «Il quadro che emerge ci richiama alla responsabilità di dover adottare una serie di provvedimenti, ma non siamo nelle condizioni di dover predisporre un piano di emergenza - chiarisce ulteriormente l’assessore Stefàno -. Non ci saranno provvedimenti singoli, ma ogni decisione avverrà all’interno di un piano che, ripeto, stiamo valutando con attenzione considerato che siamo nelle condizioni per non gettare allarmi».
Ci sarà, quindi, la necessità di ulteriori indagini? «Approfondiremo i dati già in nostro possesso e procedere con un ulteriore monitoraggio a campione anche sulle carni».
Il piano di monitoraggio della diossina negli alimenti si era reso necessario all’indomani della scoperta da parte degli ambientalisti della presenza della sostanza in un campione di formaggio prodotto col latte destinato ad uso interno in uno degli allevamenti vicini all’area industriale. Da allora sono state numerose decine gli allevamenti posti sotto osservazione in un raggio che è arrivato a circa 25 chilometri dall’area industriale. Oltre un centinaio i campioni di diverse matrici alimentari esaminati.
Dopo questo passaggio, che giunge oltre un anno dopo il formale accordo tra il governatore Nichi Vendola (foto) e il fondatore del San Raffaele, don Luigi Verzé, si dovrebbe entrare più nel merito con le nomine e l’insediamento del cda e concretamente avviare il percorso per il recupero dei fondi e l’avvio della progettualità strutturale. Ci sarebbe, insomma, tutta l’intenzione da parte della Regione di stringere i tempi sull’operazione in modo da arrivare possibilmente prima delle elezioni regionali anche alla posa della prima pietra.
Si consolidano le collinette ecologiche dell’Ilva
(La Gazzetta di Taranto, 31 luglio 2009, p.III)

Sì dalla Provincia al progetto di consolidamento delle collinette ecologiche dell’Ilva. Il via libera è venuto ieri in una conferenza di servizio. «Ho convocato questa riunione - commenta il presidente della Provincia, Gianni Florido - per individuare, con tutti i soggetti istituzionali interessati, tra i quali la Regione e i comuni di Statte e Taranto, una soluzione al problema capace di tutelare meglio e più efficacemente la salute dei cittadini. La dislocazione delle collinette, infatti, in alcuni tratti lascia a desiderare, tanto che in presenza di particolari condizioni atmosferiche lo spolverio finisce inevitabilmente per interessare i centri abitati più vicini al centro siderurgico. Si tratta quindi di porvi rimedio, rafforzando questa fascia di protezione, in attesa che venga perfezionato l’iter riguardante il progetto di barrieramento, ora all’attenzione del Comune di Taranto per il rilascio della concessione edilizia. Abbiamo quindi stabilito che il Consorzio Asi di Taranto, cui è affidato il progetto di consolidamento delle collinette ecologiche, chieda al ministero dell’Ambien - te l’accreditamento delle restanti somme per portare a termine questa opera. I fondi a disposizione ammontano complessivamente a due milioni e 600mila euro».

giovedì 30 luglio 2009

Basta un poco di zucchero e la pillola va giù

Avrà imparato qualcosa anche padron Riva dopo tutti questi anni di berlusconismo?
Pare di si...

VENGHINO SIGNORI, VENGHINO!


Cose già viste, comunque... ogni tanto ci riprovano con "un'apertura al pubblico" (scelto, però: teniamo lontano dalla mamma fabbrica i ficcanaso e gli ambientalisti, trovano sempre da ridire nonostante che la sera prima delle visite gli operai si siano fatti in quattro per lustrare, spolverare abbassare i fumi e i motori fastidiosi...).
Vedi "porte aperte alle famiglie"
Ma d'altronde, se il Comune di Taranto, così a parole "vicino al popolo" stappa gli spumanti per la riapertura dell'inceneritore AMIU, perché l'Ilva non dovrebbe "festeggiare" il riavvio di un benefico e salutare altoforno?

martedì 28 luglio 2009

Redazione aperta

Pubblichiamo (con un certo malcelato orgoglio...) le note di apprezzamento e l'invito ad inviare contributi fatto da un quotidiano online.
Dal momento che il Comitato per Taranto vuole essere un gruppo aperto e sempre attivo di cittadini che tengono al loro territorio, estendiamo l'invito a tutti i nostri lettori che volessero inviare dei loro articoli sulla provincia e sulle tematiche ambientali, sociali e culturali.
Collaborate con noi a comunicare, informare e sensibilizzare: è appena l'inizio di un nuovo periodo di consapevolezza per Taranto, ma con la partecipazione di tutti si potranno fare tante altre cose grandissime!
Inviateci i vostri articoli a: comitatopertaranto@yahoo.it
Grazie!


Gent.mo Comitato,
sono un collaboratore del quotidiano nazionale online www.reportonline.it, una testata giornalistica regolarmente registrata che conta 200 mila visitatori al mese e la cui redazione è a Foggia. Ci complimentiamo sinceramente per il vostro blog e saremmo davvero onorati di ricevere periodicamente un articolo a vostra scelta tratto dal medesimo (senza vincoli temporali né tematici) al fine di pubblicarlo su Report OnLine. Ovviamente la notizia riporterà la firma dell’ autore e l’ indirizzo del vostro blog e la collaborazione non ha costi né ricompense economiche, ma soltanto scopi culturali. Nella speranza di essere onorati della vostra collaborazione, che per noi sarebbe motivo di orgoglio, vi invito a visitare il nostro quotidiano e porgo i miei più cordiali saluti.
L. C.

Scarsa differenziata? "tutta colpa dei tarantini"!

Ennesima statistica: Taranto è la zavorra di Puglia per raccolta differenziata.
Sorpresa? No

Ma se l'AMIU è così efficiente da riaprire un inceneritore cancerogeno in pochi mesi, come mai non riesce ad applicare una cosa talmente banale come mettere il vetro da una parte, l'organico dall'altra, la carta e i metalli tutti separati?
E ci sono pure i consulenti per far questo!
Ecco allora che in un'intervista proprio ad un consulente AMIU a RadioPopolareSalento scopriamo la vera ragione dell'arretratezza di Taranto che "costringe" ad incenerire i rifiuti...: i tarantini sono degli incivili, zozzoni e anche "oligofrenici" (vedi definizione).
Povera AMIU e poveri consulenti che cercano di insegnarci ad essere civili. Per fortuna ci sono loro e i loro amici! Grazie AMIU!

Ascolta l'intervista sul sito di Radio Popolare Salento

Il sindaco e la sindrome da "tutto a posto"

I LIQUAMI NEL MARE? COLPA DEI GIORNALISTI
di DOMENICO PALMIOTTI (La Gazzetta del Mezzogiorno)

Finirà che l’esplosione di liquami a Pulsano è colpa della «Gazzetta» e non di un depuratore sottodimensionato e di uno, nuovo, che non è mai entrato in funzione. Finirà che l’ordinanza con cui il sindaco di Pulsano, Giuseppe Ecclesia, lunedì 13 luglio ha vietato temporaneamente, e per motivi precauzionali, la balneazione nel tratto antistante gli stabilimenti «Gabbiano» e «Capitan Morgan», è stata un clamoroso abbaglio dei giornalisti. Finirà che aver pubblicato le fotografie dei cartelli con l’ordinanza del sindaco e della spiagga deserta, perchè sgomberata in fretta e furia, è stato uno squallido fotomontaggio. Già, perchè a sentire il sindaco di Pulsano è colpa della «Gazzetta» che ha ingigantito i fatti, travisandoli e strumentalizzandoli.
Respingiamo al sindaco tutte queste accuse e gli poniamo tre domande semplici: 1) è vero o non è vero che lunedì 13 a causa di un cattivo funzionamento dell’impianto c’è stato uno sversamento di liquami?; 2) è vero o non è vero che il sindaco ha dovuto emanare un’ordinanza con cui vietava i bagni nel tratto di mare contaminato?; 3) è vero o non è vero che quelle spiagge sono state sgomberate e che tali sono rimaste per tutto il giorno? Giudichino i lettori se dire queste cose è fare strumentalizzazione o raccontare i fatti. Giudichino i lettori se aver dedicato spazio a quest’episodio era ed è doveroso, considerato che siamo nel cuore dell’estate e che quello di Pulsano non è certo un tratto sperduto di litoranea, o è stata invece una forzatura. Se poi il sindaco e magari qualche operatore turistico vogliono la verità addolcita anche quando è aspra, solo perchè raccontando i fatti ne perde l’immagine, o vogliono che si taciti l’interessamento della Procura, la «Gazzetta» non può seguirli su questa strada.

lunedì 27 luglio 2009

A Genova si lotta... aTaranto si va al mare!

Ilva, ossigeno per l'acciaio
lavori di pubblica utilità per 550 operai

di Nadia Campini (Le Repubblica)

L'acciaio genovese ha vinto la sua battaglia. I 550 lavoratori in cassa integrazione straordinaria ormai da quattro anni in seguito alla chiusura dell'altoforno di Cornigliano avranno i lavori di pubblica utilità e la conseguente integrazione salariale almeno fino al 31 dicembre del 2009. Pagheranno Regione e governo, con la compartecipazione di Comune e Provincia, con un meccanismo che i tecnici stavano definendo ancora ieri sera, in modo da garantire comunque i finanziamenti dell'operazione anche fino al 31 gennaio 2010. Entro la fine dell'anno ci sarà poi una verifica per fare il punto della situazione.
«E' stata importante per arrivare a questo risultato la presa di posizione unanime del consiglio regionale - sottolinea il presidente della Regione Claudio Burlando - ora si tratta di verificare il percorso nei prossimi mesi». Anche il ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola parla di «grande soddisfazione per l´accordo raggiunto», perché «grazie all´intervento del governo verrà garantita fino alla fine dell´anno una importante integrazione economica». L´incontro di ieri pomeriggio è iniziato per altro in modo disteso. «I patti vanno rispettati», ha messo subito in chiaro il sottosegretario al ministero del lavoro Pasquale Viespoli nel maxi-vertice sull´Ilva e questa affermazione ha aperto la strada ad un confronto più sereno, dopo che nelle ultime settimane erano arrivati da Roma segnali preoccupanti sulla possibilità di concedere un´ulteriore proroga ai lavori di pubblica utilità per i 550 dipendenti dell´Ilva di Cornigliano, finiti in cassa integrazione straordinaria dopo la chiusura dell´altoforno.0
La cassa avrebbe dovuto durare tre anni, ma prima i ritardi inevitabili della riconversione, poi la crisi mondiale hanno provocato l´allungamento dei tempi. Guadagnata nell´ultimo incontro romano la conferma della proroga della cassa integrazione straordinaria fino a fine piano, vale a dire fino all´agosto del 2010, mancava la conferma sui lavori di pubblica utilità dopo la scadenza attuale, quella del sette agosto prossimo. Nelle ultime settimane più volte i lavoratori genovesi sono scesi in piazza e alla fine si è arrivati alla convocazione dell´incontro di ieri pomeriggio al ministero del lavoro al terzo piano del palazzone di via Fornovo, dove tutti i protagonisti si sono incontrati attorno ad un lunghissimo tavolo ovale, in grado di ospitare fino a trenta persone.
Il ministro competente, Maurizio Sacconi, ha fatto solo una fugace apparizione, per lasciare poi la parola al sottosegretetario che ha gestito la partita. Ad ascoltarlo il presidente della Regione Claudio Burlando con l´assessore al Lavoro Enrico Vesco, la sindaco Marta Vincenzi con l´assessore Mario Margini, il presidente della Provincia Alessandro Repetto con l´assessore Paolo Perfigli, i vertici dell´Ilva rappresentanti da Daniele Riva e Pietro De Biasi e i sindacati in massa, Cgil, Cisl e Uil, Fim, Fiom e Uilm.
La tensione si è stemperata di fronte all´affermazione iniziale del sottosegretario, i patti vanno rispettati, di qui si è iniziato poi a lavorare su una proposta del ministero che prevede di coprire i lavori di pubblica utilità, in parte con l´impegno del governo, in parte con quello degli enti locali, fino a dicembre 2009, per riaggiornare poi la situazione e verificare quanti lavoratori effettivamente saranno ancora fuori dalla fabbrica. I sindacati parlano di «risultato positivo, che ovviamente andrà verificato alla luce dell´evolversi della situazione».

Nucleare: bugie e videotape!

Un articolo di Sergio Zabot archiviato in Aspoitalia a proposito della politica nuclearista italiana.

Una cosa poco evidente, a 22 anni dal referendum sul nucleare, è che l'attuale rientro dell' Italia nella filiera dell'energia atomica è dovuto a un'ondata altrettanto emotiva e ideologica di quella di allora (che era andata nel verso opposto). I "sostenitori" delle centrali nucleari evocano paure quali la "fine del petrolio", l'inaffidabilità dei paesi esportatori di gas naturale, l'ineluttabilità di uno sviluppo per cui volenti o nolenti necessiteremo di sempre più energia, la riduzione dei gas a effetto serra.
Questa ideologia sottende invece interessi di grandi gruppi industriali; per creare concentrazione economica e finanziaria nelle mani di pochi eletti non c'è nulla di meglio di una filiera complessa come quella nucleare.
Per sostenere la necessità di realizzare in Italia impianti nucleari, vengono diffuse ad arte menzogne che fanno leva sull'emotività; ecco le bugie e le paure indotte più ricorrenti.

255_la politica dell'emotività_zabot

domenica 26 luglio 2009

Rinascenza grottagliese


2° incontro Rinascita Civica organizzato dal Comitato Vigiliamo per la Discarica:
E’ possibile la rinascita civica di Grottaglie?
Dopo l'incontro del 10 luglio i partecipanti hanno deciso di continuare con altri incontri la discussione avviata a partire dal documento presentato dal comitato, che parla chiaramente dell'esistenza di una QUESTIONE MORALE A GROTTAGLIE... , il 2° incontro si terrà venerdì 31 luglio presso il Castello episcopio alle ore 20.00

venerdì 24 luglio 2009

E se imparassimo dai tailandesi?

Alloggi prefabbricati in bamboo, anche detti Butterfly Huts, costruiti per 24 orfani tailandesi


TYIN Tegnestue è un’organizzazione umanitaria nata per iniziativa della Facoltà di Scienze e Tecnologie dell’Università norvegese. Finanziata da oltre 60 aziende norvegesi, nonché da diversi contributi privati, l’organizzazione TYIN opera nel settore dell’architettura con l’obiettivo di aiutare le popolazioni in difficoltà.

Il progetto delle “Butterfly Huts” (“Capanne farfalla”, così anche denominate in virtù della particolare geometria del tetto che ricorda le ali di una farfalla) nasce in risposta alla necessità di fornire un numero maggiore di alloggi per i bambini Karen rifugiati a Noh Bo, un piccolo villaggio che sorge lungo il confine Thai-Burmese. Ultimate a febbraio di quest’anno, le sei capanne offrono oggi ospitalità a 24 orfani.
Costruite all’insegna della sostenibilità ambientale, le sei capanne si compongono di elementi prefabbricati ed assemblati in sito. Il bamboo utilizzato proviene dalle riserve locali (a pochi chilometri dall’area di intervento), e risulta intrecciato come nelle tradizionali abitazioni del luogo.
La forma “alata” del tetto aiuta la ventilazione naturale, e contribuisce inoltre alla raccolta di acqua piovana, utile nei periodi di siccità.
I problemi di umidità e di deterioramento sono stati risolti sollevando dal suolo le costruzioni, che poggiano su quattro vecchi pneumatici riutilizzati come piano di fondazione.
“Principi fondamentali quali economia dei materiali e prevenzione dell’umidità – dichiarano dall’associazione TYIN – gettano le basi per l’edilizia sostenibile del futuro”. (Archiportale)

Binario morto...

Approvato OdG sulla Soppressione di collegamenti Trenitalia a Taranto

Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità il seguente ordine del giorno:
IL CONSIGLIO REGIONALE
Premesso che il collegamento ferroviario Taranto ‑ Roma, sta diventando sempre più difficile, critico e dispendioso, in quanto Trenitalia, con le ripetute soppressioni dei convogli per e dalla Capitale, non fa che allontanare la Città e l'intera area Jonica, dal resto d'Italia.
Considerato che la ennesima imposizione di Trenitalia, autoritariamente e senza nessun dialogo o contatto con le realtà cittadine, che, dal prossimo primo luglio, provvederà a sopprimere anche l'eurostar che da Taranto parte alle ore 06,16 e di quello in arrivo da Roma, alle 21,53, oltre un intercity plus in partenza da Taranto alle ore 14,00, e quello corrispondente, in arrivo da Roma alle ore 12,52.
Visto che da una parte, il governo centrale ha provveduto a finanziare i costi per l'alta velocità con oltre 2 miliardi e mezzo di euro, ed ha inaugurato la tratta Bologna ‑ Milano, annunciando orgogliosamente che si potranno coprire i 216 Km, che separano le due Città, in meno di un ora, e dall'altra non muove un dito per evitare che oltre mezzo milione di Pugliesi, restino senza adeguati collegamenti, con Roma ed il resto d'Italia.
Sottolineato che tale ulteriore soppressione, penalizzante e discriminante, ancora una volta, nei confronti del territorio Jonico e senza. che siano state tenute in nessun conto le esigenze dei Cittadini, rischia di lasciare isolata l'intera area Jonica, poiché sembra sia previsto solo un collegamento notturno, che si snoderà su una tratta, più lunga e ad un costo maggiore per chi si dovesse recare a Roma o viceversa. Da registrare che tutta questa contrazione avviene alla vigilia della stagione estiva, e proprio ora che si stava registrando un leggero, ma significativo aumento, circa il 2%, delle presenze turistiche a Taranto e nella Provincia Jonica, e senza tenere in alcun conto i non pochi disagi, che una simile decisione pub creare ai passeggeri. Non solo, va sottolineata anche la forte preoccupazione degli operatori turistici e di quanti lavorano ed operano nel settore turistico, taxi, strutture alberghiere, ecc., i quali vedono compromessa la stagione estiva, ancor prima della sua partenza.
IMPEGNA
il Presidente della Giunta regionale e la Giunta regionale a intervenire presso il Governo Italiano, affinché tali autonome e drastiche decisioni, vengano al momento sospese e che le stesse possano essere, prima della loro definitiva attuazione, concordate con le realtà imprenditoriali, Joniche e cittadine.
Ufficio Stampa del Consiglio Regionale della Puglia ag. 2291

Scrive un operaio del sud

di Giuseppe Oliveri

Dal lontano 1861, unità d’Italia, che la nostra terra, come tutto il meridione, è stata considerata come una colonia; allora dai sogni espansionistici dei Savoia fino ad arrivare agli affaristi senza coscienza né conoscenza dei giorni nostri. Non è certo per negligenza nostra che siamo arretrati in infrastrutture, ricchezza pro-capite e altro, noi che abbiamo “l’arte di arrangiarci” per ogni bisogno, ed è proprio a causa dello stato d’abbandono istituzionale che abbiamo evoluto tale arte, come se non fossimo mai stati veramente italiani, come fossimo la servitù nella dependance della villa d’Italia. E’ triste scrivere questo, ma se nel 2009 sopravviviamo ancora in questa situazione non è solo responsabilità delle mafie, quella è stata una conseguenza all’abbandono in cui versiamo. E cos’hanno pensato questi arrivisti patentati e parentati: di distruggerci definitivamente. Non basta più sfruttarci alla bisogna, ora si è passati allo scoperto; ci regalano una morte lenta e genetica, che ti entra nel DNA, sotto forma di progresso, perché per regalare energia elettrica alle loro imprese, alle loro fabbriche, hanno bisogno di un luogo lontano per sfornare detta energia, egregio esempio di decentralizzazione, e poco importa se popolazioni a volte millenarie, scenari e paesaggi incantevoli, prelibatezze naturali scompariranno poco dopo il loro insediamento. Cosa resterà della nostra Puglia e di tutto il Sud Italia? Quando torno nella nostra terra mi viene un nodo in gola. Piazzeranno sul nostro suolo inceneritori di tutti i tipi e nomenclature per incrociar affari e quindi aver l’appoggio delle mafie locali, col grande business dei rifiuti. C’appesteranno l’aria con sostanze cancerogene che lasceremo come eredità ai nostri figli, deprederanno di ogni marchio di qualità i nostri prodotti, distruggeranno i nostri paesaggi, le nostre carni e i nostri ortaggi che ancora hanno un gusto succulento. Saremo destinati a un futuro d’emigrazione, o per meglio dire a una continuità perché in vero non abbiamo mai smesso di allontanarci malvolentieri dalla nostra terra, per riempire il vuoto lasciato dalla gioventù del nord che neanche lontanamente si sogna di essere operaia, continuiamo ad esser servitù. E’ rabbia quella che mi porta a scrivere queste righe, anch’io lavoro al nord come operaio e riesco a constatare che di miei colleghi solo l’1 per cento è del posto, e così è anche nelle altre fabbriche. Ci vogliono manovalanza nella loro terra, riservandoci un’accoglienza degna della loro freddezza. Andremo in una terra che ha bisogno di noi ma allo stesso non ci vuole, ci denigra e non si vergogna di manifestarlo, almeno coloro che non vogliono far parte passiva dello scempio delle nostre lande. E come me si sveglieranno malinconici guardando un sole velato dalla nebbia o dai fumi delle fabbriche, mangeranno senza avvertire alcun gusto e piangeranno all’uscita del supermercato per quanto li han svenato, ma soprattutto sarà indescrivibile e insopportabile la lontananza dalla famiglia, dagli amici e dal nostro stile di vita. Io ancora ci spero nel riuscire a lavorare e vivere nella mia terra, se avessi la possibilità non ci penserei un attimo, ma non con i presupposti di far diventare la mia terra un inceneritore, e questa vuol’essere un’esortazione ad emergere dalla catalessi e dall’inerzia, si deve lottare contro queste scelte coatte, l’ho faccio anch’io che vivo a 700 chilometri da casa. Facendo eco al direttore: alziamo la Testa, costruiamo un futuro per noi e per i nostri figli, sarebbe meraviglioso non esser più costretti ad emigrare e guardare sempre i nostri splendidi tramonti che preannunciano nuove albe.

Losappio rispose...

Risposta dell'ex assessore all'Ecologia per la Regione Puglia, Michele Losappio, all'interrogazione parlamentare del sen Caforio

interrogazione_22_giugno_2009

mercoledì 22 luglio 2009

Controlli soft


Diossina all'Ilva di Taranto al via nuovi controlli
di FULVIO COLUCCI

TARANTO - Giorgio Assennato, direttore dell’Arpa, è ottimista: «Non credo saranno superati i nuovi limiti di legge sulla diossina stabiliti dalla Regione Puglia, ma siamo pronti a intervenire». Da ieri mattina alle 11 i tecnici dell’Arpa (Agenzia regionale per l’ambiente), insieme a quelli dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), sono alle prese con i rilevamenti del tasso di diossina presente nei fumi dei camini Ilva (a partire dall’E 312, il più alto con i suoi 212 metri). Le analisi partono mentre da un mese è in funzione l’impianto che utilizza l’Urea, sostanza chimica composta dalla sintesi di biossido di carbonio e ammoniaca. Il prodotto garantisce all’azienda siderurgica una sostanziale riduzione del tasso di diossina, mantenendolo ai livelli previsti dalla legge regionale (la soglia massima è 2,5 nanogrammi per metro cubo d’aria).
«Effettueremo nuovi campionamenti domani (oggi, ndr) e andremo avanti per una decina di giorni» spiega Assennato. «I dati raccolti saranno poi vagliati con la massima attenzione a Taranto e a Roma». La «doppia chiave» di lettura dei numeri induce a qualche riflessione. La collaborazione tra Arpa e Ispra è fuori discussione, ma si sa che gli organi politici di riferimento dei due enti tecnici, la Regione per l’Arpa e il ministero dell’Ambiente per l’Ispra, non la pensano allo stesso modo sul prossimo passaggio: il raggiungimento, da parte dell’Ilva, del limite di 0,4 nanogrammi di diossina per metro cubo d’aria entro il 31 dicembre 2010.
Il ministro Stefania Prestigiacomo, proprio durante l’inaugurazione dell’impianto Urea, disse che a quel limite «non ci si può impiccare»; il presidente della Regione Vendola replicò: «La legge va rispettata». Cosa succederebbe se le valutazioni «politiche» di Arpa e Ispra divergessero in prospettiva 2010? Chi dovrebbe «cedere»? Il direttore dell’Arpa Giorgio Assennato taglia corto: «Sul prossimo obiettivo della legge regionale faremo una ricognizione degli impianti Ilva a partire dal prossimo settembre». Partita rinv iata. Rimane sul tavolo il problema del valore dei controlli appena avviati. Anche su questo Assennato non attizza polemiche: «I dati hanno valore scientifico e ritengo siano compatibili con i limiti previsti dalla legge regionale. Io sono ottimista. Non assisteremo a sforamenti nelle emissioni di diossina. Se proprio dovessimo rilevare qualche problema siamo pronti nel giro di pochi giorni a ripetere i controlli utilizzando i criteri necessari a dar valore normativo alle misurazioni. Se registrassimo ancora valori eccessivi interverremmo così come previsto dalla legge».
La prassi sembra ancora macchinosa. Assennato sbandiera un cauto ottimismo anche sul fronte del personale. Nei mesi scorsi fu impegnato in prima persona nella polemica sull’esiguità delle risorse umane e finanziarie a disposizione dell’Agenzia regionale. «Il personale continua ad essere sottodimensionato rispetto alle esigenze, ma le assicurazioni forniteci dalla Regione Puglia sul potenziamento dell’Arpa a Taranto alimentano le speranze».

SUBURBANA!


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ENI, petrolio e inquinamento a Taranto

Comunicato stampa del Comitato per Taranto

Un ennesimo, gravissimo attacco all’ambiente è la malasorte che si prospetta se verrà accettata la richiesta avanzata dall’Eni al Ministero dello Sviluppo Economico, di compiere trivellazioni nel Mar Grande di Taranto, al fine di ricercare giacimenti di idrocarburi.
La sete di petrolio alimenta le mire espansionistiche della multinazionale energetica Eni, che già da tempo ha trovato segnalazioni sui media internazionali per devastazioni ben oltre il territorio jonico, fino alla martoriata Nigeria.
Devastazioni che, se venisse accolta la richiesta avanzata, colpirebbero un vasto tratto del mar Jonio: la zona individuata per compiere trivellazioni interesserebbe infatti un “esteso specchio acqueo del Golfo di Taranto, immediatamente ad Ovest delle isole Cheradi, di oltre 515 chilometri quadrati, compreso fra le sponde Est ed Ovest dello Jonio” (di Tancredi, Tarantoggi – 13 luglio 2009).
Devastazioni che colpirebbero la fauna e la flora marina: la tecnica che verrebbe impiegata è quella delle “Air Gun” .
Questo metodo è conosciuto per avere effetti nocivi sui delfini, che per effetto di questa tecnica “perdono il senso dell’orientamento, subendo danni irreversibili all’apparato uditivo, finendo spiaggiati” (di Tancredi, Tarantoggi – 13 luglio 2009).
Sugli effetti distruttivi della tecnica Air Gun, è intervenuta anche l’AGCI Pesca- Ufficio Territoriale di Taranto che, in data 14 luglio 2009, inviando agli enti di ricerca una lettera per richiesta di informazioni approfondite, ha sottolineato le gravissime ripercussioni per l'equilibrio marino e per l'economia locale.
I mitilicultori e pescatori riuniti nella AGCI Pesca di Taranto scrivono, infatti, che l’uso dell’Air Gun (secondo fonti scientifiche ben documentate) potrebbe seriamente danneggiare la fauna ittica e provocare la diminuzione del pescato di oltre il 70% in un raggio di circa 40 miglia nautiche.
La stessa tecnica se impiegata danneggerebbe inoltre anche la Poseidonia oceanica, presente nell’area interessata dalla ricerca, e che è inserita tra le specie caratteristiche di Habitat naturale di interesse comunitario e, dunque, specie da proteggere.
Il Comitato per Taranto esprime, pertanto, forti preoccupazioni per quello che potrebbe essere il destino del Mar Grande e di un'area di interesse ambientale comunitario (SIC), nel caso di risposta positiva da parte del Ministero dello Sviluppo Economico.
Inoltre stando a quanto riportato nel ddl Sviluppo appena varato, il Governo ha ora la facoltà di rilasciare i permessi di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, mediante procedimento unico al quale partecipano le sole amministrazioni statali interessate, non coinvolgendo più come prevedeva la passata legge, le amministrazioni regionali e locali interessate (da un articolo di Farella, Tarantoggi – 13 luglio 2009).)
Sarà per questa ragione che Comune e Provincia di Taranto non sono state messe al corrente di questa richiesta?
Riteniamo questa mancata comunicazione e informazione alle amministrazioni locali, un atto gravissimo che mina le basi di un sistema democratico, e chiediamo che per questa ragione si ripari agli errori commessi.
Chiediamo, dunque, che sia i sondaggi - anche quelli non invasivi - che le autorizzazioni varie siano sottoposte a procedura di VIA, con la partecipazione attiva degli Enti locali e del pubblico interessato.

Rivolgiamo, infine, un appello anche agli amministratori locali:

- al Sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, come tutore della salute cittadina;
- al Presidente della Provincia di Taranto, ente che ha la delega ambientale;
- al Presidente della Regione Nichi Vendola ed all'assessore all'Ecologia, per le competenze nella gestione energetica (PEAR) e nella tutela delle coste,

affinchè prendano posizione in questa drammatica vicenda in nome dell’interesse di tutta l'area jonica, facendo fronte comune contro questa violenza operata dagli organi centrali, nel nome del profitto di una multinazionale, a scapito della salute dei cittadini e del bene collettivo.



No trivellazioni Eni, Borraccino: “Mi associo al Comitato per Taranto”

"Mi associo alla richiesta formulata al sindaco Stefàno, al presidente Florido ed al presidente Vendola per impedire che l’Eni avvii delle trivellazioni nel Golfo di Taranto per ricercare degli idrocarburi". Il consigliere regionale e provinciale dei Comunisti Italiani, Mino Borraccino, interviene sulla questione che "per ora, sta vedendo protagonisti le cooperative di pescatori ed il Comitato per Taranto a cui, naturalmente, sta rispondendo la sensibilità di alcuni organi d’informazione".
“A tal proposito - ribadisce Borraccino - chiederò ai consiglieri regionali tarantini di presentare un apposito ordine del giorno in Consiglio regionale”.
“Fa bene, dunque – per il capogruppo del PdCI in Consiglio regionale – il ‘Comitato per Taranto’ a parlare di ‘un ennesimo, gravissimo attacco all’ambiente’”.
«La richiesta avanzata dall’Eni al ministero dello Sviluppo economico, di compiere trivellazioni nel Mar Grande di Taranto per ricercare giacimenti di idrocarburi – sottolinea Borraccino - è a dir poco preoccupante se non addirittura inquietante”.
Il consigliere provinciale e regionale comunista ricorda di essere stato “uno dei primi, tra quelli presenti nelle Istituzioni, a dire ‘no’ al raddoppio della produzione dell’Eni. Mi sono opposto a quest’ipotesi per un motivo semplice: Taranto subisce già un inquinamento industriale eccessivo e se non si inverte questa rotta sarà impossibile pensare non dico ad un turismo alternativo ma quanto meno che si integri con la grande industria”.
Borraccino, inoltre, ricorda la sua forte opposizione alla realizzazione “a Taranto di un rigassificatore. Il progetto così come era stato presentato non dava adeguate rassicurazioni sul fronte degli incidenti e poi rischiava di compromettere definitivamente lo sviluppo del nostro porto di cui in tanti parlano sempre ma poi, nei fatti, si disinteressano”.
“Taranto ha già dato in termini di morti sul lavoro e di malattie respiratorie. Ora basta. E poi - insiste Borraccino - come possiamo ignorare, anzi danneggiare, una parte importante della nostra economia rappresentata dalle cooperative dei pescatori, essi sono la storia di Taranto, rappresentano posti di lavoro e sono anche (spesso) i primi difensori dell’ambiente e del mare in particolare”.
“Per questo – conclude Borraccino - Stefàno, Florido e Vendola blocchino l’Eni e intervengano sul ministro Scajola per far sentire la voce di Taranto. Come dice Florido: battiamo i pugni sul tavolo...”.
(Uff. Stampa Cons. Regionale Puglia, ag. n. 2245)

Per chi lavora l'AMIU? abbiamo la risposta

Sul post precedente dal titolo "Per chi lavora l'Amiu " ha risposto oggi telefonicamente un dirigente dell'Amiu, motivando la presenza di "due operai Amiu con tanto di potatore elettrico e camion, visti lavorare con estrema cura all'interno di un condominio privato, in prossimità dell'isola ecologica di via Blandamura...".

L'Amiu Taranto, come altri enti pubblici ha la facoltà di svolgere "servizi a pagamento". Le carte relative al servizio espletato al privato sono disponibili presso l'Amiu di Taranto.

Ringraziamo l'Amiu di Taranto per la celere risposta e ci auguriamo che altrettanto celeri siano le risposte date ai cittadini che da anni chiedono migliori servizi, ma non li ottengono.






lunedì 20 luglio 2009

La Rubrica del Tarantino Attivo

Il vademecum della cittadinanza attiva è nato dalla collaborazione tra Comitato per Taranto, Peacelink ed AIL, con il contributo di VerdeOro.
Tutti i contatti per chi vuole fare qualcosa per la sua città

Le copie sono distribuite gratuitamente presso VerdeOro, via De Cesare 39, Taranto.
Diffondile!

Per la versione stampabile clicca qui

Per chi lavora l'Amiu?

Sorvolando, per un attimo, sulla questione inceneritore e sulle mancanze croniche della raccolta differenziata, c'è da segnalare che molto spesso a Taranto la municipalizzata non interviene con la solerzia necessaria, o interviene in modo sbagliato, per ripulire le aree pubbliche e adibite al verde.
Questa mattina, però, due operai amiu, con tanto di potatore elettrico e camion, sono stati visti lavorare con estrema cura all'interno di un condominio privato, in prossimità dell'isola ecologica di via Blandamura...come mai? qualcuno saprà darci una risposta???

Quale Sviluppo Economico?

Grazie ad un articolo pubblicato sul Corriere del Giorno in data 15/07/09, sono venuto a conoscenza del fatto che Mercoledì 22 corrente mese si riunirà il tavolo istituzionale sulla siderurgia presso il Ministero dello Sviluppo Economico. Quanto riportato ha naturalmente destato il mio interesse, soprattutto considerando che l’annuncio in questione è stato fatto dall'on. Pietro Franzoso, il quale con chiarezza ci informa che l'obiettivo del tavolo che si svolgerà con la partecipazione delle organizzazioni e delle parti sociali interessate, è quello di "individuare ulteriori misure a beneficio di questo importante settore industriale...". Inoltre ci ricorda, presumo per rimarcare l’importanza di simili iniziative, che su 13 mila dipendenti dell’Ilva di Taranto, oggi 6.700 sono in cassa integrazione. Senza entrare nel merito delle diverse questioni sollevate nell'articolo le due informazioni sopra citate mi hanno molto colpito. Non avrei niente in contrario alle misure a beneficio dei settori industriali in crisi, se non si dimenticasse costantemente di considerare le industrie in relazione alle norme o leggi, raramente rispettate dalle stesse, in relazione ad un preciso contesto e a dei soggetti mai interpellati. Sì, perchè le organizzazioni e le parti sociali interessate, citate nell’articolo dall’onorevole, non includono, per esempio, le associazioni dei cittadini che hanno pagato all’industria un caro prezzo. Ma ormai, forse, sarebbe meglio parlare di sudditi che per un periodo si sono creduti cittadini, persone che non possono decidere niente, costrette a delegare anche la vita. Ora le "organizzazioni e parti sociali interessate” individueranno certamente le misure più idonee a beneficio di chi, per anni, ha posto il profitto al di sopra di ogni cosa e ha usufruito a proprio esclusivo vantaggio di vite umane e animali, terre, piante, mari! I nostri, appunto! Per anni si è loro permesso di fagocitare tutto senza coltivare alternative in una città che di suo ne poteva avere diverse. Molto semplicemente e come sempre, il potere politico ha dato in pasto ogni cosa a quello economico, lasciando noi ex cittadini in una condizione di sudditanza che ci siamo stancati di subire...
A beneficio di questo tipo di "industria" però non bastano né la vita dei bambini malati di cancro, né il latte delle mamme contenente diossina. Non bastano i morti sul lavoro e l'avvelenamento dell'ambiente, non basta la contaminazione degli alimenti e l'abbattimento degli animali contaminati...no! Non basta mai. E pensare che tutto questo ha comunque portato alla cassa integrazione di metà dei dipendenti...complimenti, bel risultato! Meno male che c'è la crisi a coprire tutto; in un periodo di crisi si aprono nuove porte per chi senza scrupoli vuole continuare ad arricchirsi, perchè nei periodi di crisi tutto è consentito. Nel libro-inchiesta di Carlo Vulpio, " la
città delle nuvole", è scritto che per adeguare gli impianti dell'acciaieria basterebbero 100 milioni di euro equivalenti al 5% degli utili di due anni...senza contare gli imminenti interventi di cui si parlerà mercoledi...ma che importa! Per concludere vorrei dire all'on. Franzoso rivelatosi, in questa circostanza, quanto mai sensibile ai bisogni dei lavoratori e delle parti coinvolte, che
personalmente continuo a sperare in un suo intervento in risposta ad una lettera aperta, peraltro pubblicata dallo stesso Corriere in data 28/08/2008, che, come suo ormai ex elettore, mi permisi di indirizzargli circa un anno fa, quando "grazie" alla brillante gestione delle industrie ed ai benefici ad esse già elargiti, “grazie” agli anni passati nel silenzio sotto il ricatto di chi dava lavoro ed assenza di responsabilità da parte di chi avrebbe dovuto tutelarci, sono stati uccisi tutti i miei animali e distrutto il lavoro di una vita...

Cordialmente, Angelo Fornaro

ecoBALLE!

sabato 18 luglio 2009

Le piante e la città ringraziano!

Ecco l'epilogo della vicenda delle potature assassine effettuate dal personale ingaggiato dal comune (vedi post precedente) nei resoconti delle persone che si sono interessate:



16 luglio
Dopo un ulteriore sopralluogo, sono state sporte ulteriori proteste giunte, infine, anche al responsabile del servizio arch. Duranti cui è stata confermata l'inopportunità dell'intervento di potatura in atto. Si rischia di far fuori le piante in questione.
Purtroppo ancora una volta viene confermata l'inadeguatezza del servizio in questione che avrebbe bisogno di ben altre professionalità. Assurdo è che non sia stata recepita una proposta di formazione degli operatori del verde formulata dall'ordine degli agronomi forestali proprio per sopperire a queste lacune. Il corso sarebbe stato anche gestito in maniera gratuita dallo stesso ordine. Sembra che sia stata anche approvata in giunta il regolamento del verde
urbano. Ma dai risultati non sembra essere stato molto recepito.. (L.C.)

17 luglio
stamattina mi sono recato sul posto "incriminato" di fronte alla lega navale ed ho preso visione del lavoro svolto oggi dagli operai, che erano andati via penso da poco (erano le 11,45 circa). Purtroppo ho constatato che hanno continuato a procedere nello stesso modo di ieri, ossia rasando a zero, tra gli altri, grandi cespugli nel pieno della fioritura. Ho chiamato il geometra Giammaruco il quale, mi ha confermato di aver ricevuto varie telefonate (dalla lipu, dai vigili urbani ecc..) e che aveva provveduto ad avvisare gli operai del nuovo "modus operandi" (assolutamente disatteso!). In ogni caso, mi ha riferito che la drasticità dell'intervento era dovuta alla necessità di evitare un facile rifugio per topi che, inoltre,lì sotto i cespugli, a sua detta, costuiscono il proprio nido con grave danno deli abitanti della zona. Gli ho fatto presente che tale intervento, a questo punto necessario viste le lamentele degli abitanti, si sarebbe potuto effettuare in modo più blando, al fine di salvaguardare la vita stessa delle piante. A questa osservazione, il geometra, che si è mostrato sempre gentile ed aperto al dialogo, ha riferito che gli operai per ragioni di sicurezza e quindi per salvaguardarsi da eventuali aggressioni dei topi preferiscono operare in modo drastico con le armi letali in loro possesso: i decespugliatori. Imputava, inoltre, il ritardo degli interventi ad un ditta del comune che avrebbe dovuto provvedere a tali oparazioni nel periodo indicato dalle leggi di madrenatura, ossia in inverno.
Al termine della democratica telefonata il geometra mi ha assicurato due cose:
1.che domani mattina si recherà di persona sul luogo del delitto per imprtire nuove direttive 2.che provvederà a far annaffiare le piante rasate a zero in modo da aiutarle nella difficile lotta per la sopravvivenza nella città di Taranto dove i fiori non sono assolutamente ammessi. (L. Mitolo)

18 luglio
Missione compiuta (spero): oggi mi sono recato sul posto incriminato davanti alla lega navale. I lavori di sterminio sono stati bloccati. Da oggi in poi gli operai AMIU elimineranno eclusivamente il "secco".
Speriamo bene. (. Mitolo)

venerdì 17 luglio 2009

Aspettando Suburbana

Il Festival dell'autorganizzazione sociale... si terrà dal 21 al 25 Luglio '09 tra Statte e Crispiano nel favoloso scenario della gravina di Triglie: 5 giorni di campeggio di dibattito e controinformazione sui temi dell'ambiente, del territorio, dei quartieri e un approfondimento sulla situazione politica attuale tra musica, cineforum e teatro.

Come ogni estate dal 2005 i Comitati di Quartiere Città Vecchia e Salinella di Taranto organizzano il “Festival per l'Autorganizzazione Sociale Suburbana”. Un appuntamento annuale per la città jonica, che ha rilievo soprattutto alla luce della carenza di iniziative in questo territorio.

Quest’edizione sarà arricchita rispetto alle precedenti. Cinque giorni di espressione artistica e di riflessione sull'impegno sociale, in cui sarà possibile ascoltare della buona musica dal vivo, partecipare a incontri politici e corsi e discutere di alcune tematiche politiche.

Oggi venerdi 17 luglio, un'iniziativa che anticipa il Festival dell'Autorganizzazione sociale: Aspettando Suburbana

Dove e a che ora???

Inizio:
alle ore 22.00


Luogo:
TORRE SGARRATA
a
MARINA DI PULSANO

Sound di PEPPE M.A.G. & LADY RED, selezione REGGAE & Trash ANNI '80...

giovedì 16 luglio 2009

"Verde" e "Pubblico" a Taranto hanno poco significato


Pubblichiamo questa preziosa segnalazione di un cittadino attivo:

Potature assassine in pieno LUGLIO sul lungomare di Taranto

"Stamattina sono tornato a Taranto dopo 10 giorni ed ho assististo all'ennesimo scempio abientale. All'inizio del lungomare, vicino al Nautilus, gli operai dell'AMIU avevano estirpato le erbacce, e fin qui tutto ok, ma, e questo è veramente assurdo, AVEVANO POTATO LE PIANTE IN MODO DRASTICO E PERICOLOSO PER LA LORO SOPRAVVIVENZA.

Questo tipo di potatura va bene se è fatta entro il mese di febbraio max marzo ma non certo in pieno luglio!!!!!!!!!!
Se non annaffiate costantemente le piante in questione rischiano di morire e visto che l'impianto di irrigazione ovviamente non funziona, possiamo sin da ora dire addio a molti esemplari.

Ho cercato disperatamente gli operai e li ho trovati di fronte alla lega navale. Lì l'intervento era ancora più radicale. Molte piante erano state rasate a zero!!!!! A luglio!!!!!!
Ho chiesto spiegazioni agli stessi operai i quali mi hanno riferito che avevano avuto quegli ordini dal responsabile reperibile presso la sede AMIU a Taranto croce.......
...arrivato sin lì (in bici..che fatica!) ho chiesto di parlare con i responsabili ma mi è stato riferito che erano fuori sede. Ho urlato come un ossesso minacciando di informare i mass-media e solo allora mi è stato dato il numero di tel del responsabile,il geometra Giammaruco, anche se oggi era fuori servizio. L'ho chiamato e lui mi ha detto che aveva dato disposizioni di ripulire la scarpata del lungomare solo dalle erbacce e dai rami secchi... In ogni caso si è impegnato a fare un giro di telefonate per risolvere la questione. Non contento sono tornato sul posto ed ho avvisato gli operai della telefonata...Due minuti dopo al bar del chioschetto di piazza Ebalia ho trovato due vigilesse che sorseggiavano un caffè ed ho chiesto loro se avessero competenze ambientali. La loro risposta è stata affermativa, ho spiegato l'accaduto e mi hanno assicurato che avrebbero avvisato la centrale la quale si sarebbe fatta carico a sua volta di contattare il famoso geometra responsabile del tutto….speriamo bene, ma io non mi fido, dobbiamo vigilare e nel caso PROTESTARE....altrimenti addio verde sul lungomare."

Luigi Mitolo

mercoledì 15 luglio 2009

Una città che non vede il cielo

ELZEVIRO - Un libro di denuncia ambientale di Carlo Vulpio, di Sandro Modeo, Corriere della Sera, 11/07/2009
Taranto, una città che non vede il cielo
Il rischio cancro è moltiplicato dall'inquinamento


Tiranneggiato dai 220 metri di altezza (il doppio del Duomo di Milano) del camino E-312 o «testa del drago», l'immane agglomerato dell'acciaieria Ilva - gli altri 214 camini, gli altiforni, le cokerie, la discarica detta «Mater Gratiae», le montagne di polvere ferrosa dei «parchi minerali» - sembra strangolare, quasi fagocitare l'intera città di Taranto. Sintesi di questo amplesso forzato, il vicino quartiere Tamburi, protetto in teoria dalle «collinette ecologiche» e invece sottoposto a una mostrificazione cromatica: i muri rosso-ruggine, le lenzuola nere ai balconi, il cimitero ruggine e nero insieme, coi becchini che a fine giornata devono lavarsi come gli operai dell'acciaieria. Una simile alterazione è il segno di un inquinamento chimico (benzoapirene, mercurio, soprattutto il più alto tasso europeo di diossina) di cui l'Ilva è l'attore principale, «comprimari» il cementificio Cementir, la raffineria Eni, l'inceneritore di Massafra. Un inquinamento che test genotossici hanno ricondotto a co-fattore ambientale nell'aumento del 30 per cento di neoplasie cittadine negli ultimi anni. Indagando sulla Città delle nuvole (Edizioni Ambiente, pp. 160, Euro 14, titolo allusivo a un cielo ormai perennemente opacizzato), Carlo Vulpio ci offre un libro-inchiesta che sembra scritto da un allievo di Zola e di Gogol: di Zola per la visionarietà costante che accompagna il realismo duro della denuncia, di Gogol per gli aspetti surreali e grotteschi di tanta malapolitica e malasanità. Per un verso, vediamo così emergere i nessi causali tra un percorso molto italiano di storia industriale («quello che va bene per l'Italsider - si diceva a proposito dell' antefatto dell'Ilva - va bene per Taranto») e le sequenze dei drammi attuali, non solo al quartiere Tamburi: allevatori che devono sterminare migliaia di pecore «contaminate»; donne che non possono allattare i figli per il tasso di diossina nel sangue; bambini col carcinoma rinofaringeo come fossero fumatori adulti. Drammi biologici a cui se ne aggiungono di strettamente «psichici»: scioccante la zoomata sul capannone-lager dell'Ilva, dove un management sadico ha concentrato i dipendenti «degradati», facendone - come ha registrato una psichiatra - degli ebeti vaganti, soggetti psicotici ora aggressivi ora gravemente depressi. Per un altro - ecco i toni gogoliani - vediamo come le responsabilità imprenditoriali e quelle politiche, a livello locale e nazionale, abbiano prodotto patafisici conflitti di interessi (il dottor Nicola Virtù, capo del Presidio di prevenzione dei controlli e presidente dell' Imcor, fornitrice dell'Ilva), crudeli paradossi (l'ospedale Testa, fondato come «colonia elioterapica» per la Tbc, chiuso per le polveri silicee e ora sede dell' Asl) e repressioni strabiche (sequestri di auto senza marmitta catalitica e ispezioni omissive nelle fabbriche). Chi pensasse, però, al libro di Vulpio come a un concentrato di nostalgia anti-industrialista sbaglierebbe. Anzi: uno dei ritornelli consiste proprio nell' invocazione di standard «europei» nelle emissioni e soprattutto di tecnologie meno obsolete a tutela di mansioni suicide: vedi gli operai del «piano coperchi», che inalano - secondo un' indagine chimica disposta dalla procura - l' equivalente di 7.278 sigarette al giorno. E pensare che per «modernizzare» l'acciaieria basterebbero 100 milioni di euro, il 5 per cento degli utili di due anni. La domanda brutale del libro è allora chiara. Se gli imprenditori agitano il ricatto dello spettro-disoccupazione e i politici (ma anche i sindacati e un'inerte società civile) li assecondano passivamente, ne dobbiamo concludere che la sicurezza e la salute sul lavoro siano degli optional? O meglio, dobbiamo rassegnarci al fatto che la vita dei lavoratori sia solo una variabile della produttività? Che «i morti che camminano» siano la condizione inevitabile di un sistema senza alternative?

Una precisazione di Peacelink:
Sull'eccellente elzeviro di Sandro Modeo dal titolo "Taranto, una città che non vede il cielo" (pag. 41 di Corsera di sabato 11 luglio 2009) ci sia consentita una precisazione, piccola ma molto importante per quanti a Taranto sono da sempre "in trincea" ed hanno vissuto direttamente anche le vicende narrate nel bellissimo libro di Carlo Vulpio "La città delle nuvole". Una parte importante della società civile di Taranto non è stata e non è inerte: il mondo delle associazioni e dei comitati cittadini ha fatto analisi, ha presentato denunce, ha sollecitato le autorità locali e nazionali, ha scosso l'opinione pubblica locale e regionale ed ha interessato i media nazionali sull'enorme problema dell'inquinamento di origine industriale che ha compromesso e continua a compromettere l'aria, l'acqua ed il terreno di Taranto. Carlo Vulpio l'ha incontrato questo piccolo mondo e nel suo libro ne ha ricosciuto l'impegno e la spinta decisiva. Il culmine della presenza di questa importante parte della società civile di Taranto contro l'inquinamento ambientale è stato raggiunto da "ALTA MAREA contro l'inquinamento" nella "Marcia dei 20.000 del 29 novembre 2008" nella quale i tarantini hanno reclamato il diritto di vivere in una città meno inquinata. Questa parte importante della società civile di Taranto è ancora più attiva nella difesa della salute e del futuro di tutta la città e soprattutto dei suoi bambini.
Per PeaceLink
Alessandro Marescotti - presidente nazionale
Biagio De Marzo - portavoce nodo di Taranto

I pescatori annunciano il disastro ENI

Raccolta differenziata: alla Puglia la maglia nera

Lo dicono i dati del Rapporto di Legambiente sui "Comuni ricicloni 2009": la Puglia non si distingue come regione virtuosa per raccolta differenziata.
Nessun comune pugliese ha infatti ancora avviato politiche di gestione efficienti, fatta eccezione per Manduria e Molfetta.
Le amministrazioni comunali sono dunque responsabili, insieme alla Regione Puglia, di ritardi gravissimi nell'attivazione della raccolta differenziata.


COMUNI RICICLONI 2009



1280 Comuni Ricicloni: sale ancora il numero dei comuni italiani che raggiungono l’obiettivo di legge del 45%



Maglia nera per la Puglia dove nessun Comune è Riciclone

Bene solo Molfetta (Ba) che riceve il premio di 2^ Categoria dal CIAL per la frazione dell’Alluminio e Manduria (Ta) che riceve la menzione speciale tra i Comuni “Emergenti nell’Emergenza”



Lontanissimi gli obiettivi di raccolta differenziata del Piano Regionale

Ancora una volta è il Nord Italia ha confermare il suo primato in materia di raccolta differenziata. Infatti, tutti del Nord sono i primi tre comuni premiati dall’edizione 2009 di Comuni Ricicloni che da più di 15 anni premia, oltre alla percentuale di raccolta differenziata, l'efficace sistema di gestione dei rifiuti. È Cessalto, comune trevigiano di circa 4.000 abitanti, il Comune Riciclone 2009, che oltre ad una percentuale di RD del 77,80%, raggiunge il punteggio record di 87,60% nell’indice di buona gestione dei rifiuti. Al secondo posto della top ten si piazza Ponte nelle Alpi, piccolo comune dolomitico, seguito da Carano (TN). Anche quest'anno si contendono il primato le regioni Veneto e Trentino Alto Adige entrambi con ben cinque comuni tra i primi dieci classificati. Quest'anno per entrare nella classifica i comuni hanno dovuto centrare l'obiettivo del 45% di raccolta differenziata nell’anno 2008. Ai comuni del Nord al di sotto dei 10.000 abitanti, invece, la giuria ha imposto il superamento della soglia del 55%.

Quest’anno i comuni che entrano nella graduatoria sono 1280, rispetto ai 1081 dello scorso anno, di cui 1112 al Nord, 41 al Centro e 127 al Sud. In valore assoluto si conferma la stessa classifica dello scorso anno: la Lombardia a farla da padrona con 389 comuni virtuosi, davanti al Veneto con 372 e al Piemonte con 235.

Con una percentuale del 64% sul totale dei comuni è il Veneto a svettare in cima alla classifica delle regioni in termini percentuali, seguito dalla Lombardia con il 25,2%, il Friuli Venezia Giulia con il 21,9% e il Piemonte con il 19,5%. Da sottolineare positivamente l’avanzata delle Marche, con le ottime performance di Potenza Picena e Montelupone entrambi in provincia di Macerata e della Sardegna che ottiene premi nelle singole filiere e un premio come Regione. Anche la Campania sta avanzando dopo un periodo buio relativo all’emergenza rifiuti e alla spazzatura accumulata per le strade, e lo dimostrano i 61 comuni ricicloni di quest’anno, rispetto ai 39 dello scorso. Maglia nera della classifica invece, per Puglia, Molise, Sicilia e Liguria, dove nessun comune raggiunge la soglia del 45%.

Stessa situazione per le grandi città. Nessuna infatti, ha superato la soglia stabilita per essere “riciclona”: Milano al palo con il 35,4% e Roma al 19,5% di RD.

Per quanto riguarda i capoluoghi di provincia, al nord vince Verbania (con il 72,8 % di r.d), seguita da Novara (70,9 %) e Asti (62,1%). Al Sud, Salerno vince gareggiando da sola, essendo l’unico capoluogo a superare la soglia del 45% con la straordinaria percentuale del 45,7% di RD.

I dati di questa edizione ancora una volta fotografano un’Italia a due velocità con il Nord all’avanguardia ed un sud fermo nella maggior parte a percentuali ad una cifra e sempre più schiacciato da politiche inefficaci ed inefficienti.

Le classifiche del rapporto, che si basano sui dati inviati direttamente dai comuni, tengono conto della qualità della gestione integrata dei rifiuti più che sulla sola percentuale di raccolta differenziata, valutando aspetti quali la riduzione della produzione, la percentuale destinata al recupero di materia, l'attivazione di un sistema tariffario al posto della tassa, l'introduzione del compostaggio domestico, gli acquisti verdi (GPP-Green Public Procurement) da parte delle amministrazioni pubbliche, la sicurezza dello smaltimento e l'efficacia generale del servizio. Una serie di parametri che, fissata la soglia d'ingresso in base alla percentuale va a comporre un ‘indice di gestione’ (che varia da 0 a 100) che decide vincitori e classifica.

“L’assenza della Puglia da questa edizione di Comuni Ricicloni - commenta Francesco Tarantini, Presidente Legambiente Puglia – dimostra, qualora ce ne fosse ancora bisogno, il fortissimo ritardo delle amministrazioni comunali nell’attivare politiche di gestione efficienti. Nonostante lo sforzo pianificatorio compiuto dalla Regione Puglia e l’avvio di una stagione nuova con la fine del commissariamento, è del tutto evidente che i Comuni, ATO e Provincie, non sono stati all’altezza della situazione, affaccendandosi solo nel vicendevole scarica barile di competenze. La realtà oggettiva dei dati – continua Tarantini - documenta che siamo ancora lontanissimi dagli obiettivi di legge nazionali ma anche da quelli regionali che per il 2008 prevedevano l’obiettivo del 42% di RD. Peraltro la Puglia è in ritardo anche nei confronti delle altre regioni del Sud, vedi Sardegna e Campania. Questa situazione è figlia certamente di una politica miope ed irresponsabile che ha continuato a non affrontare con senso di responsabilità la situazione lasciandola incancrenire fino a raggiungere i livelli attuali. Del resto bastava solo dare compiuta attuazione a quello che è scritto nel Piano di Gestione dei Rifiuti n. 187/2005”..

Nessun comune pugliese, quindi, raggiunge il 45% di raccolta differenziata e solo due comuni sono menzionati nel rapporto. Il Comune di Molfetta (BA), è stato premiato da CiAl per la frazione dell’Alluminio per aver avviato un sistema di raccolta misto stradale e porta a porta di plastica e metalli. Le fasi di selezione vengono poi gestite direttamente dalla ASM in piattaforma e l’imballaggio di alluminio selezionato viene poi conferito al Consorzio CiAl che sceglie di premiare l’amministrazione di Molfetta per l’attenzione sviluppata, nel corso dell’ultimo anno, in un’organizzazione precisa e di buon esempio della raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio.

Il Comune di Manduria (TA) riceve la menzione speciale nella categoria “Emergenti nell’Emergenza” per aver progettato un nuovo servizio di raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani impiegando i fondi dell’ecotassa regionale e un cofinanziamento comunale. Il servizio, avviato nel gennaio 2009, prevede la raccolta porta a porta per circa 3.000 famiglie del rifiuto organico: plastica, vetro e metalli tre volte la settimana e carta con frequenza settimanale. Per altre 4.000 famiglie sono state realizzate circa 100 piccole isole ecologiche dove sono posizionati 4 contenitori da 240 litri per la raccolta delle stesse frazioni sopracitate. Per la raccolta dei residui di potatura sono stati collocati, nelle zone esterne della città, dei contenitori da 1100 litri . Un’accurata campagna di sensibilizzazione ha poi veicolato il messaggio attraverso scuole, parrocchie e associazioni. A completamento del progetto manca solo l’estensione del servizio a circa 4.000 famiglie.

“Di fronte a questi dati –conclude Tarantini- auspichiamo che finalmente funzioni la filiera istituzionale a partire dalla Regione Puglia, alla quale chiediamo di rinunciare al CIP6 e di completare al più presto l’impiantistica pianificata ponendo fine, così, alle tante situazioni di emergenza, alle ATO di svolgere davvero il ruolo di coordinamento, di pianificazione e di gestione delle politiche sui rifiuti, rappresentando efficacemente un punto di riferimento per le politiche dei Comuni. A questi ultimi, infine, chiediamo di prendersi davvero la responsabilità di fronte ai cittadini di avviare politiche efficaci ed efficienti investendo nella raccolta differenziata risorse adeguate.. Per fare il punto della situazione dei rifiuti in Puglia stiamo già lavorando alla II edizione di Comuni Ricicloni Puglia che sarà presentato nel mese di ottobre prossimo”.



Il dossier completo "Comuni Ricicloni 2009" è disponibile sul sito www.ecosportello.org

Comuni ricicloni:in Puglia si è lontani dagli obiettivi nazionali e regionali sulla raccolta differenziata» (Radio Popolare Salento)

L'intervista a Francesco Tarantini - Presidente Legambiente Puglia la trovi qui


lunedì 13 luglio 2009

Ma il carbone no!!

E’ consuetudine ormai, per i grandi stabilimenti industriali, provvedere ad un ritocco di immagine attraverso la promozione di iniziative culturali. Questo principio vale anche per l’Enel, che ha organizzato a Brindisi per l’estate in corso una rassegna di concerti gratuiti dall’emblematico titolo “Correnti Musicali”.
Questa operazione di maquillage non ha però convinto gli attivisti brindisini, che hanno deciso di far sentire la propria voce durante il concerto, tenutosi sabato sera proprio davanti alla centrale Federico II, di Renzo Arbore accompagnato dall’Orchestra Italiana.
Un presidio di oltre trecento manifestanti, durante tutta la durata del concerto, ha “disturbato” la performance musicale con tamburi, fischietti e slogan. Nel corso della rumorosa protesta, i manifestanti hanno distribuito materiale informativo sulle conseguenze ambientali e sanitarie dovute alle attività del polo energetico di Brindisi. Tra le associazioni aderenti, Medicina Democratica e Salute pubblica evidenziano come “da anni subiamo gli effetti nefasti delle massicce quantità di inquinanti emessi in atmosfera e in acqua dalle aziende energetiche che gravitano nel territorio Salentino. E’ necessario procedere senza indugi alla riduzione dell'uso del carbone. Questo territorio non è più in grado di reggere oltremisura gli impianti industriali attualmente presenti”.
Bisogna ricordare che la centrale termoelettrica a carbone ENEL Federico II ha una capacità totale di 2640 MW installati e, per estensione, è la più grande centrale termoelettrica d'Italia ed una delle più grandi d'Europa. Nel rapporto del WWF Dirty Thirty, pubblicato nel maggio 2007, l'impianto è stato classificato come la venticinquesima peggiore centrale elettrica d'Europa in termini di efficienza energetica in relazione alle emissioni di CO2.
I dati ambientali relativi al polo energetico brindisino e all’intera area industriale tarantina evidenziano come l’arco ionico-salentino rappresenti, nell’ambito dell’unione europea, una assoluta anomalia, con le popolazioni interessate costrette a pagare lo scotto di un’industrializzazione selvaggia. (G.F.)

Vedi foto e video qui!
(si ringrazia per le informazioni pugliantagonista.it!)

Trattati come ruote di scoria ?

venerdì 10 luglio 2009

Per ricordarci dove viviamo, che aria respiriamo, che profumo portiamo... un pò di ILVA!





Dal ritorno al nucleare al problema rifiuti nel tarantino... come siamo inguaiati

Sul nucleare:
ieri il DDL sullo sviluppo che prevede il ritorno al nucleare, è diventato LEGGE. Si è compiuto un passo indietro: un ritorno al passato, quello più triste, grigio.

Resta da chiedersi ora, quale saranno le zone, le regioni, i territori interessati ad "accogliere" le nuove centrali nucleari". Sarà sempre la fortunata e generosa Puglia? sembra di sì.
L'inchiesta di Sergio Ferraris pubblicata su La Nuova Ecologia, fa un breve resoconto della storia del nucleare in Italia, in particolare dell'individuzione dei siti adatti ad ospitare le centrali:

" Il Pen del 1975, di fatto, ratificava uno studio Enel che oltre all’alto Lazio e al Molise identifica come zone adatte all’installazione di una simile potenza (circa 60 reattori per almeno 30 centrali) l’arco alpino lombardo e piemontese, la costa ionica, quella del Tirreno, la Lombardia e il Piemonte orientali, le coste marchigiane-abruzzesi, l’Alto Adriatico, la Venezia Giulia e la Puglia, sia ionica che adriatica. Una localizzazione a pioggia, insomma, che non teneva alcun conto del Rapporto Rasmussen, all’epoca appena uscito, elaborato negli Usa, che richiedeva una fascia di sicurezza di 16 km intorno alle centrali nucleari.
Nel 1979 il Comitato nazionale per l’energia nucleare, poi diventato Enea, aggiusta il tiro pubblicando la Carta dei siti (vedi a pag.19) che teneva conto della densità abitativa, condizioni sismiche, idrografiche e scarsità d’acqua per il raffreddamento. Vennero così identificati circa quaranta siti, che coinvolgevano quasi tutte le regioni, comprese però Calabria (sismica al 100%) e Sardegna, che ancora oggi soffre una cronica carenza di collegamento elettrico. Le aree qualificate per il futuro nucleare dovrebbero però essere meno di quelle previste allora: in una recente audizione in commissione Ambiente del Senato, Enzo Boschi, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, ha “limitato” l’installazione delle nuove centrali, sotto il profilo geologico e sismico, in Sardegna, Piemonte, Lombardia, nord Emilia Romagna e Puglia."

"La carta elaborata nel 1979 dal Comitato nazionale per l’energia nucleare comprende circa 40 zone che potrebbero accogliere (sulla base della densità abitativa, della disponibilità d’acqua e delle condizioni sismiche e idrografiche) una centrale nucleare da 2.000 MW. Su questa base si sta ragionando per individuare i siti dei quattro reattori Epr che il governo vuole costruire."


In "Puglia e Basilicata. un’area sul lago salso, vicino Manfredonia. Due fra Brindisi e otranto, una fra Gallipoli e Santa Maria di leuca. Tutte zone altamente popolate. Un’altra centrale potrebbe sorgere a Marina di Ginosa e in Basilicata lungo la costa metapontina, dove era già scoppiata nel 2003 la protesta contro il deposito unico delle scorie."

Per scaricare l'inchiesta clicca qui

Giorgio Nebbia, oltre a fornici delle conoscenze ed informazioni utili sulle centrali nucleari (tipologie) e sulle caratteristiche che un sito - individuato come adatto ad ospitare la centrale nucleare - dovrebbe avere, pone l'accento sulla gravità del dettato normativo che affida "al governo le decisioni, coperte dal segreto di stato, sulla localizzazione e costruzione di centrali e depositi di scorie radioattive. Le norme contenute nel testo legislativo prevedono inoltre "l’intervento dell’esercito per fermare eventuali proteste e compensi in denaro per chi accetta centrali o depositi nucleari, la tradizionale monetizzazione per i rischi di sicurezza e di salute..
Tentativo che si scontrerà con fattori di costi, difficoltà tecniche, con la constatazione che in Italia non esiste nessun posto accettabile per la localizzazione di centrali nucleari o di depositi di scorie radioattive.
Il governo ci prova: a noi resta, come cittadini, svegliarlo dai suoi sogni e far capire all’opinione pubblica che l’energia nucleare non è pulita, né economica, né sicura. A noi resta la protesta per evitare danni e costi e dolori futuri: “protest and survive”.Per andare all'articolo clicca qui


A noi non ci resta che .... piangere e sperare nell'autocostruzione, nell'energia pulita, e poi che più?






giovedì 9 luglio 2009

Acqua pubblica e zero plastica...in Australia


Mentre noi riaccendiamo inceneritori e sperperiamo risorse, dall'altro lato del pianeta i comuni vietano l'acqua in bottiglia di plastica ed installano le fontane pubbliche:

"Una piccola località nello stato australiano del Nuovo Galles del Sud, Bundanoon, ha deciso a stragrande maggioranza di vietare l'acqua imbottigliata, perché troppo inquinante. La decisione -che secondo gli ambientalisti locali è la prima a livello mondiale- è stata adottata quasi all'unisono dal consiglio comunale (350 voti a favore e solo due contrari). Al divieto si accompagnerà la costruzione di varie fontane lungo la principale strada del paesino a cui zampillerà acqua pubblica. A preoccupare i circa 2.500 abitanti del villaggio australiano sono le enormi risorse necessarie per estrarre l'acqua, imbottigliarla e trasportare le bottiglie di plastica. Dal divieto saranno esentati i turisti, che però verranno incoraggiati a riempire le bottiglie vuote alle fontane del pese. Dei due voti contrari, uno è stato quello di un locale, l'altro, secondo l'ABC, del rappresentante di un'azienda di bibite che voleva imbottigliare acqua minerale proprio da una sorgente sotterranea della zona"

Vedi le foto e il video.