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mercoledì 2 dicembre 2015

Pane, Ilva e fantasia

Ilva, grandi manovre per ingresso partner privati

Mai dire mai. Il percorso seguito finora per il risanamento dell’Ilva è stato accidentato, ricco di sorprese. E altre si annunciano, a partire da un nuovo tentativo di coinvolgere l’imprenditoria privata, italiana e internazionale, nell’azionariato del gruppo. Per il momento è una semplice eventualità, certamente difficile da realizzare perchè si tratta di una strada già percorsa senza successo. Ma la situazione è d’emergenza, con perdite elevate e prospettive drammatiche perchè il tesoretto di 1,2 miliardi di euro dei Riva è rimasto al riparo in Svizzera e non è affluito nelle casse del gruppo, la Cassa depositi e prestiti ha fatto sapere in un vertice a Palazzo Chigi tenuto nei giorni scorsi che non è nelle condizioni di assumersi l’intero peso del salvataggio, la nuova società (newco) che doveva essere costituita nella primavera scorsa con l’apporto d’investitori finanziari è rimasta sulla carta.
Per questo occorre rimescolare le carte, o almeno tentarci. Così, per il momento con grande prudenza, sono ripartite verifiche informali per tentare l’impossibile, cioè ridare solidità all’assetto azionario dell’Ilva coinvolgendo soci privati. Mai dire mai, dunque, anche se proprio nel recente passato Piero Gnudi, all’epoca commissario straordinario unico, ci ha provato senza risparmiarsi ma senza riuscirci.E le difficoltà che hanno impedito di raggiungere l’obiettivo rimangono tutte, perfino aggravate. Nell’attesa di capire quale sarà l’esito dei contattiavviati, lo scenario di nuove partnership viene definito una semplice eventualità, che non deve interferire con il lavoro in cui sono impegnati i vertici aziendali, interamente rinnovati meno di un anno fa.
La Via Crucis dell’Ilva è cominciata con la fase uno, in cui era al comando il commissario straordinario Enrico Bondi, che ha puntato sul piano industriale messo a punto con i consulenti di McKinsey. Poi, uscito di scena Bondi, è arrivato Piero Gnudi, convinto che la priorità fosse trovare un nuovo assetto dell’azionariato, per ridare solidità al gruppo con l’apporto di soci privati, internazionali e italiani. I tentativi non sono riusciti, perchè i potenziali azionisti hanno detto con chiarezza che i problemi dell’Ilva erano drammatici, gli investimenti ambientali non sopportabili da privati, le inchieste avviate dalla magistratura (soprattutto di Taranto) determinano un quadro di assoluta incertezza. Contemporaneamente si è fatta strada la convinzione che i privati intendessero forzare la mano, ingigantendo i problemi dell’Ilva, per poi conquistarla con quattro denari. Insomma, il sospetto è stato che ArcelorMittal guidasse una cordata della serie "I furbetti dell’acciaio", parafrasando la definizione dei "Furbetti del quartierino", coniata dallo spregiudicato finanziere Stefano Ricucci nell’estate del 2005. Così l’operazione Gnudi non ha avuto esito ed è cominciata la fase tre, con la regia dell’ex amministratore delegato di Luxottica, Andrea Guerra, passato nel ruolo di super consulente per Palazzo Chigi.
L'occasione da non perdere è stata considerata l’inchiesta della Procura di Milano contro i Riva, gli ex azionisti di comando dell’Ilva, finiti sulla panchina degli imputati, ritenuti colpevoli di una lunga serie di reati. Erano giorni in cui Guerra, sia pure dietro le quinte, spendeva parole di elogio per il lavoro svolto dai magistrati milanesi. Da Palazzo di Giustizia filtravano due certezze: l’Ubs, il colosso svizzero in cui sono parcheggiati i trust dei Riva, era pronto a consegnare i quattrini (i famosi 1,2 miliardi) e la magistratura svizzera avrebbe dato via libera.
Il tutto si è verificato, ma è mancato l’ultimo passaggio. Nei giorni scorsi il Tribunale di Bellinzona, a cui hanno fatto ricorso in appello due esponenti della famiglia Riva, ha bloccato tutto, sottolineando (con parole dure) che il tesoretto non si tocca fino a sentenza definitiva di un processo (quello contro i Riva) ancora agli albori. Una vera doccia fredda, per l'Ilva e dintorni, arrivata all’improvviso. L’effetto è di riaprire i giochi sul futuro del gruppo che, proprio negli ultimi due mesi, ha registrato qualche notizia positiva, a partire dal contenimento delle perdite (sotto i 20 milioni al mese contro i 50 milioni dei momenti peggiori) per arrivare all’incremento del portafoglio ordini (più 23 per cento il risultato di ottobre su settembre e più 20 per cento in novembre rapportato a ottobre). Significativa, in particolare, viene considerata la vittoria nella gara promossa dalla Snam per una fornitura di oltre 5 milioni di euro. L’impegno di chi si batte in prima linea c'è. Il problema è la mancanza di soldi in cassa. E non è un problema di poco conto. (GdM)

I risvolti sull’effettiva sostenibilità del piano di risanamento ambientale previsto dal governo per l’area siderurgica Ilva di Taranto, alla luce della decisione d’ufficio assunta dal tribunale svizzero di Bellinzona, che ha deciso per il non rientro in Italia delle somme sequestrate alla famiglia Riva, sono al centro di una mozione presentata in Consiglio regionale dai consiglieri dei gruppi Emiliano sindaco di Puglia e Lista Emiliano per la Puglia, Gianni Liviano  (primo firmatario), Sabino Zinni, Mauro Vizzino, Mario Pendinelli, Alfonso Pisicchio, Paolo Pellegrino e Giuseppe Turco.
Una mozione con la quale i sette consiglieri di maggioranza impegnano il presidente Emiliano e la sua Giunta a chiedere al presidente del Consiglio, Matteo Renzi di avanzare una “perentoria richiesta” di introduzione, nella prossima legge di stabilità, “delle poste necessarie per garantire disponibilità certa delle risorse indispensabili per dare adeguato impulso, e portare a rapida ultimazione, le opere  di ambientalizzazione e bonifica previste nell’Aia e gli atti integrativi, propedeutiche a qualsiasi ipotesi di rilancio della città di Taranto e del suo territorio provinciale”.
Liviano Emiliano Curcuruto
 
Serve, dunque, che la Regione vada in pressing sul governo nazionale perché, se confermata e ratificata dal tribunale svizzero, la decisione di bloccare il rientro in Italia dei circa 1,2 miliardi di euro potrebbe “avere conseguenze nefaste”, sottolineano i sette consiglieri firmatari della mozione, in ordine “all’efficacia dell’architettura normativa e procedurale messa in piedi dal governo italiano con decreto legge 04/07/2015 n° 92, G.U. 04/07/2015, pubblicato lo 07/07/2015 (ma non convertito in legge ), considerato anche il sicuro dilatarsi delle tempistiche relative agli interventi di ambientalizzazione; all’oggettiva impossibilità di realizzare il piano di risanamento ambientale che, se pur propedeutico al salvataggio del siderurgico più grande ed inquinante d’Europa, risulta paradossalmente ‘imposto’, con il citato decreto, doversi essere contestuale alle opere di bonifica ed ambientalizzazione, a tutto danno della salute pubblica nel transitorio degli interventi a farsi; all’aggravarsi dell’emergenza ambientale, economica e sociale di Taranto e del suo territorio provinciale che determinerebbe un esponenziale incremento dei rispettivi fattori di criticità posti già oltre la soglia di guardia; alla conseguente improbabilità, se non impossibilità, che si generi una reale ripresa del territorio jonico,  in quanto interessato esclusivamente da piani di risanamento risibili giacché fondati su ipotesi di finanziamento inconsistenti”.
Ai colleghi consiglieri e al governo regionale, inoltre, il consigliere Liviano fa presente “che nel delicato tema trattato, ogni inerzia generata da sofismi interpretativi, cavilli ed eccezioni giurisprudenziali, schermaglie tattiche fra diversi ordinamenti giuridici fra stati amici e palleggiamenti di responsabilità ai vari livelli istituzionali, amplificherebbe il già presente stato di prostrazione della comunità jonica, accrescendo in essa quella percepibile angoscia che il problema ambientale continuerà a ripercuotersi sulla salute dei propri figli.. dei nostri figli. Urge quindi - prosegue Liviano - intervenire con estrema decisione, unità d’intenti, fermezza e secondo una visione del problema onesta e condivisa.
Per questo, signor presidente, - conclude Liviano - la invito sin d’ora, a tergo del suo incontro con Matteo Renzi, a voler rappresentare direttamente a Taranto, in una conferenza pubblica della quale mi faccio promotore, il riscontro in merito agli orientamenti del governo nazionale e la voce della nostra Puglia unita”. (Affaritaliani)

lunedì 9 novembre 2015

Bau!

L'attacco di Emiliano: sull'Ilva il Governo si confronti con la Regione

«In una vicenda come questa mi chiedo come sia possibile non interessare mai la Regione Puglia». L'argomento Ilva scalda la seduta del consiglio regionale. A parlare è il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano che, oggi ha lamentato lo scarso coinvolgimento .
«Non c'è ragione. Non mi si può dire che la Regione non è legittimata ad essere informata di ciò che accade perché se quella fabbrica precipitasse rapidamente, saremo noi assieme al Governo a dover gestire le conseguenze catastrofiche», ha detto rispondendo a Bari in Consiglio regionale ad un'interrogazione sull'Ilva.
«Allora perché non cominciamo a farlo subito, fornendoci i dati che tre commissari riterranno siano conoscibili. Ci sono tante crisi aziendali dove - ha aggiunto - l'eventuale assenza della Regione sarebbe vista dal Governo come un tradimento. In questa vicenda non abbiamo mai fatto neanche un tavolo per discutere dell'Ilva come abbiamo discusso della Bridgestone o della Marcegaglia. Se c'è un'idea su come uscire da questo pastrocchio e questa idea va gestita con riservatezza allora è anche giusto non informarmi. Se però questa soluzione non l'hanno perdiamo il controllo della situazione e noi abbiamo pieno titolo per pretendere dai commissari e dal Governo di sapere cosa sta accadendo».
L'affondo è durissimo: «Si stava affrontando la questione - ha sottolineato Emiliano - con una geniale idea all'italiana, corrispondente a una forzatura giuridica non da poco, perché intendevamo utilizzare il danaro di proprietà dell'imputato di un processo penale in corso per riambientalizzare l'Ilva prima che la confisca della somma diventasse definitiva. Questo progetto geniale si è inceppato nella magistratura svizzera e adesso non riusciamo ad ottenere questa somma».
«Sia chiaro - ha concluso Emiliano - che non sto discutendo se il progetto del Governo mi piace o non mi piace, perché io sono pronto a collaborare lealmente, anche su cose che non mi convincono, perché questo è il mio compito, rispettare le leggi» (Quot)

mercoledì 23 settembre 2015

Arte e Ilva


ALL’OMBRA DELL’ILVA SI COMPIE IL RITO COLLETTIVO DEL

PARADISO - VOI NON SAPETE LA SOFFERENZA DEI SANTI
ideazione, drammaturgia e regia di Armando Punzo
INGRESSO LIBERO


Il nostro occidente, quello che i fanatici di una cultura che sembra essere altra attaccano, ha già la morte al suo interno. Basterebbe lasciarlo alla sua vita per vederlo morire mentre si affanna a vivere, a imporsi. Si attaccano feticci, come se uno fosse migliore dell’altro. Le bandiere sono tutte false, tutte uguali, i loro colori chimere al vento. 

Nel grande vuoto a cielo aperto di una piazza, con la consueta magnificenza di linguaggio che mescola arti visive, musica e parola,
Armando Punzo ricostruisce allora con i cittadini di Taranto
il ciclo di una vita, sotto forma di festa, di paradiso artificiale e sgargiante
in cui una umanità vestita a festa abita una collina di croci,
una orchestra filarmonica si aggira sulle macerie invisibili della nostra cultura, e tra banchetti di scuola, sotto spoglie di una necessaria educazione, si riperpetra nei bambini la memoria di un errore
e l’inganno di una promessa tradita.
Per culminare in una processione che allontana lentamente tutti
verso il loro destino di uomini, mentre portano sulle proprie spalle,
santificandoli, i feticci della loro esistenza


Ci è stato promesso qualcosa che non è stato mantenuto.
Il paradiso devo averlo sicuramente sentito promettere bambino.  Si è dovuto scoprire essere una menzogna. È arrivato come suono in una caverna buia, come possibile luce che appare nella mente pronta a credere nelle meraviglie che l’attendono.
L’arte come dono, unico, per scongiurare la disperazione del fanciullo e vivere su quella porzione di mondo lo sconcerto di questa mancata promessa.
Un giorno di festa.
Ci hanno promesso un paradiso, il sogno di un paradiso in terra.
Sotto quelle croci tutto  il ciclo della vita.
Dalla nascita fino alla morte.
La nascita del bambino a cui viene promesso il paradiso.
Quel bambino sono io e non sono io. È mio figlio ed è tutti i figli che non sopportano la vita. O la subiscono per com’è accettandola, integrandosi. Ed è tragicamente, forse, la stessa cosa. 
Armando Punzo 
Misteri e Fuochi, un progetto del Teatro Pubblico Pugliese che raccoglie dal 24 al 27 settembre installazioni artistiche e performance di grandi maestri di teatro, danza e visual art internazionale. La catalana Angélica Liddell, gli iraniani Shoja Azari-Mohsen Namjoo-Shirin Neshat, l’uruguaiana Tamara Cubas, e l’italiano Armando Punzo incontrano quattro città (Taranto, Bari, Lucera e Brindisi) che appartengono alla Via Francigena pugliese per creare opere in relazione al tema della passione e del dolore. Una riflessione artistica, contemporanea, sulla sofferenza intesa come percorso verso la consapevolezza della condizione umana.
"Misteri e fuochi" è un progetto FSC (P.O. FESR Puglia 2007-13 - Fondo per lo sviluppo e coesione 2007-2013 - Accordo di programma quadro rafforzato "Beni ed Attività Culturali" -La filiera del Teatro e della Danza) della Regione Puglia


Ricordati di portare con te una candela bianca!
Per maggiori info sullo spettacolo/sistema di prenotazione:
cell +39. 328.6917948 / e mail: promozione@teatropubblicopugliese.it

sabato 8 agosto 2015

Punti di vista PD sull'Ilva

Il bambolotto delle oligarchie mette il broncio al portavoce di una regione intera

Lui tende la mano, Renzi la ritira. Emiliano freddato su Ilva e Tap

Quando prende la parola, durante la direzione nazionale monotematica sul Sud convocata da Matteo Renzi, Michele Emiliano ha perso parecchia della baldanza della vigilia. «Sono tutti molto preoccupati di quel che dirò – spiega rivolgendosi direttamente al premier segretario durante il suo intervento – chi ti è più vicino mi ha invitato a essere positivo». Ma quello più preoccupato, in realtà, sembra lui stesso, il presidente della Puglia. Che si esibisce in un intervento piuttosto breve e sottotono, accorato e tutto in difesa. Ancora, evidentemente, sotto l’effetto del durissimo trattamento che Renzi gli ha riservato.
Nella sua relazione introduttiva, il presidente del Consiglio cita più volte Marcello Pittella, il presidente della Basilicata, e Vincenzo De Luca, governatore della Campania. Ne loda i risultati, da Matera capitale a Melfi, dalla raccolta differenziata di Salerno agli sforzi per Bagnoli. Per Emiliano (così come per il presidente della Sicilia, Rosario Crocetta, alle prese però con difficoltà politiche oggettive), non una parola. E, invece, moltissime bacchettate: su Ilva, su Tap, sulle trivellazioni. Eppure l’ex sindaco di Bari si era avvicinato al banco della segreteria per stringere la mano a Renzi, che non sentiva né vedeva da prima che iniziasse la campagna elettorale, per tentare di recuperare posizioni. Ricavandone una freddezza ostentata, che non gli era sfuggita. Anche il parlamentare barese Dario Ginefra ne aveva perorato la causa invitando il segretario nazionale e il segretario regionale a scambiarsi un gesto che desse «plastica rappresentazione di una relazione diversa da quella delle romanzesche interpretazioni» dei giornalisti. Appello caduto nel silenzio gelido di Renzi.
Emiliano, è noto, prima e dopo il voto del 31 maggio aveva criticato aspramente il governo sulla riforma della scuola, aveva annunciato opposizione alla decisione di far approdare il gasdotto Tap sulla spiaggia di Melendugno, aveva giudicato mal scritto il penultimo e l’ultimo decreto Ilva (che consente il funzionamento di uno stabilimento per il quale non esclude la chiusura, posizione opposta a quella del governo), infine aveva annunciato ricorso contro le trivellazioni in Adriatico. Renzi non deve aver dimenticato nulla. Così come non deve aver gradito quell’ultima promessa – «scateneremo l’inferno del cambiamento» – con cui Emiliano aveva accolto l’annuncio di una direzione nazionale dedicata alla questione meridionale, intestandosi una sorta di battaglia da Sud (con il plauso di tantissimi amministratori meridionali che lo incitavano anche ieri alla pugna).
A dimostrare tutta l’insofferenza del premier, è appunto il suo discorso dal Nazareno. Parla della Puglia più volte. Ne cita i successi, dalla Mermec dell’amico Vito Pertosa alla sfida per Taranto annunciata dal ministro per i Beni culturali Franceschini. Rivendica gli sforzi del governo nel suo territorio. Cita perfino i «ragazzi di Proforma», l’agenzia barese di comunicazione alla quale egli stesso si affida, per «la bellissima campagna sul Tap con cui si dimostra che un gasdotto non pregiudica le potenzialità turistiche del territorio». Emiliano, che del Pd pugliese è segretario e che è stato eletto solo due mesi fa governatore, no, non merita incoraggiamento né considerazione. Per lui solo staffilate. Su Ilva. «Noi a Taranto ci siamo andati – rivendica Renzi – il decreto legge che tiene aperta quell’industria, con una battaglia quotidiana del tutto sottovalutata, è il numero 1 del 2015. Ma tutta l’attenzione è stata riservata alle interpretazioni normative». Su Tap. «So che ci sono opinioni diverse, ma si dovrebbe osservare che il gasdotto convive perfettamente con la spiaggia a Ibiza dove il turismo non è affatto crollato». Sulle trivellazioni. «Lo sblocca Italia non ha autorizzato alcuna trivella. Ma è possibile che dalla parte croata dell’Adriatico si intervenga e da quella italiana non si possa fare neppure ricerca?».
Ed Emiliano? Parla per quarto, poco dopo un galvanizzato De Luca, e sceglie il registro – non tanto consueto, per lui, ma fa parte della mutazione in corso - della prudenza. «Noi possiamo essere per te, presidente, uno strumento per risolvere la crisi economica italiana. Siamo a tua disposizione, delle questioni correntizie non ci frega niente. Se qualche volta osservo, da giurista, un’incongruenza non devi prendertela: sono un giurista. Noi siamo il frutto di sangue e sudore versato, non solo metaforicamente. In luoghi difficilissimi dove abbiamo portato la bandiera della civiltà attraverso il centrosinistra e il Pd, non possiamo essere convocati a bacchetta. Dobbiamo condividere strategia e visione. Poi vedrai di cosa siamo capaci». Chi, nella platea del Nazareno, si aspettava un Emiliano che «scassasse» tutto, forse è deluso. «Non sono pazzo – concede al termine della direzione – abbiamo incassato l’impegno a discutere di questione meridionale e a farlo prima di stabilire la spesa con la legge di stabilità. È molto. Andiamo avanti». (CdM)

martedì 21 luglio 2015

Nel cassetto. E i progetti?

Tavolo per Taranto. Dichiarazione assessore Liviano 

“La vera notizia non sono tanto i 600 milioni di euro (613 per l’esattezza, ndc) stanziati per Taranto, quelli erano già impegnati dal 2012 ad oggi. La notizia è che, finalmente, il Tavolo per Taranto si è insediato scegliendo, come è ovvio che fosse, la città dei due mari per la sua prima riunione”.
Gianni Liviano, assessore regionale all’Industria turistica e culturale, torna sull’importante riunione tenutasi lunedì scorso nella sede della Prefettura di Taranto, e lo fa per spingere gli attori in campo “ad accelerare i tempi perchè, - aggiunge l’assessore Liviano – siamo di fronte all’ennesimo treno che passa e non possiamo permetterci il lusso di lasciarcelo scappare. La città, il territorio ionico, non se lo possono permettere. Per questo è opportuno che si proceda ad una programmazione serrata, che il cronoprogramma dettato lunedì dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, De Vincenti, venga rispettato.
“Ma per fare ciò, è opportuno-, rileva l’assessore regionale all’Industria turistica e culturale- che la progettazione proceda spedita. La tempistica tracciata dal sottosegretario De Vincenti prevede, dopo la costituzione del Nucleo tecnico operativo centrale di supporto alle amministrazioni locali, una nuova riunione a settembre in modo tale da arrivare entro la fine del mese alla bozza del Contratto istituzionale di sviluppo; entro il mese di ottobre va preparato lo schema al Cipe nel quale immettere materialmente le risorse economiche previste per Taranto in modo da arrivare entro il mese di novembre alla sottoscrizione del contratto istituzionale.
“Se questa tempistica sarà rispettata – sottolinea l’assessore regionale Liviano – potremo essere operativi entro la fine di quest’anno e mettere mano, davvero, ad una operazione complessiva di rilancio della città di Taranto e di tutte le realtà economiche e produttive che le gravitano intorno”.
Del resto si sta parlando di una cifra considerevole, 600 milioni di euro, così suddivisa: 408 milioni per il porto di Taranto (189 rinvenienti dall’attuazione del protocollo del 2012 per l’infrastrutturazione dello scalo ionico; 219 per la piastra logistica), 115 per le opere di bonifica, 60 per la rigenerazione urbana (recupero della città vecchia a fini culturali e turistici), 30 per la reindustrializzazione. Nei 600 milioni di euro è compreso anche il progetto per la valorizzazione dell’Arsenale militare quale museo di archeologia industriale. Per non parlare delle risorse aggiuntive messe a disposizione dalla Regione Puglia per il Centro Ambiente e Salute (17 milioni di euro) e per i piani di rigenerazione urbana per i quartieri Paolo VI, Tamburi e città vecchia oltre agli investimenti per l’aeroporto di Grottaglie da integrare con il porto industriale.(...)
 “Insomma, si tratta di una buona partenza- commenta l’assessore Liviano-nella quale si concentrano speranze di rinascita che devono necessariamente coniugarsi con l’impegno del governo ad una tempistica accelerata anche se ci sono da superare difficoltà oggettive come i ricorsi pendenti per i lavori all’interno del porto che, gioco forza, potrebbero rallentare il percorso. “Importante – prosegue Gianni Liviano - è il ruolo di turismo e cultura, al contempo proposte educative e di inclusione sociale ma anche attrattori di ulteriori finanziamenti e interpreti di un rilancio territoriale che vada oltre quella politica industriale che ha ingabbiato la realtà ionica”.
Per questo Liviano crede sia necessario pensare ad un piano strategico che, conclude, “sfruttando quanto previsto dall’ultimo decreto del Governo, faccia della città vecchia il vero perno di una Taranto proiettata nel futuro. Le esperienze positive di città come Bilbao e Torino (entrambe realtà monoindustriali), che hanno saputo traguardare le rispettive comunità verso uno sviluppo turistico-culturale, lasciano ben sperare. Ma non dobbiamo perdere ulteriore tempo”. (PressRegione)

Sottosegretario De Vincenti «Per lo sviluppo di Taranto ci sono già 600 milioni di euro»

Si è tenuta stamani a Taranto la prima riunione operativa del Tavolo Istituzionale Permanente per l'area di Taranto, costituito lo scorso 11 giugno con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Ne dà notizia una nota di Palazzo Chigi.
I lavori del Tavolo hanno consentito di delineare, sulla base della proposta del Governo, la strategia di riqualificazione e di sviluppo del territorio che comprende, oltre alla stessa Taranto, i Comuni di Statte, Crispiano, Massafra e Montemesola. La strategia e gli interventi, individuati attraverso il comune lavoro di istruttoria tecnica avviato oggi, confluiranno nel Contratto Istituzionale di Sviluppo (CIS) che sarà presentato al Cipe entro il prossimo ottobre.  L'incontro, presieduto dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Claudio De Vincenti, si è svolto nella sede della Prefettura alla presenza del Prefetto Umberto Guidato.  Nel corso del confronto, De Vincenti ha ribadito l’impegno del Governo ad assicurare tempestività nella definizione e nell’attuazione degli interventi per lo sviluppo dell’area di Taranto e sottoposto alla discussione lo schema dei tempi, dei criteri e degli indirizzi necessari a guidare da subito il lavoro comune.
L'impegno del Governo e delle altre Istituzioni, ha rimarcato il sottosegretario, è del resto testimoniato dalle risorse già stanziate e che ammontano ad oltre 600 milioni, così articolate: 115 milioni per le bonifiche; 189 milioni per l’attuazione del protocollo del 2012 sull'infrastrutturazione del porto (fondi regionali, del Mit e di privati); 219 milioni per la piattaforma logistica; 60 milioni per le opere di rigenerazione urbana; 30 milioni per la reindustrializzazione.   Hanno preso parte ai lavori rappresentanti della Regione Puglia, il Presidente della Provincia di Taranto Martino Tamburrano, il Sindaco di Taranto Ippazio Stefano e il Sindaco di Statte Angelo Miccoli, quest’ultimo anche in rappresentanza degli altri Comuni dell’area. Hanno portato inoltre il loro contributo il Commissario straordinario del porto di Taranto Sergio Prete, quello per gli interventi di bonifica e ambientalizzazione Vera Corbelli, l’Ammiraglio del Comando Marittimo Sud Ermenegildo Ugazzi e il Presidente della Camera di Commercio di Taranto Luigi Sportelli.  La strategia di sviluppo per l’area, oggetto della discussione, si muove lungo due direttrici: l’una concentrata sull'accelerazione dell’attuazione dei progetti in corso (in particolare quelli per la bonifica e per l’infrastrutturazione del Porto), l’altra diretta a promuovere la programmazione, la progettazione e la realizzazione dei nuovi interventi prioritari per il rilancio, la riqualificazione e la valorizzazione della Città Vecchia e per la valorizzazione turistica dell’Arsenale Militare.
"Riunione dall’esito positivo- ha osservato il sottosegretario al termine dei lavori- soprattutto perchè ha fatto emergere una sostanziale e forte condivisione degli indirizzi e delle linee operative discussi e analizzati. Il che ben promette per il tempestivo avvio degli interventi che daranno corpo al Contratto istituzionale di Sviluppo per l’area di Taranto". Finalizzato alla elaborazione e, poi, all’attuazione del Cis, oggi è stato costituito un nucleo tecnico-operativo centrale di coordinamento e supporto delle strutture tecniche delle amministrazioni regionali e locali. Il nucleo risulta composto dagli esperti della struttura di missione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Dipartimento per le politiche di coesione, dall’Agenzia per la coesione territoriale, da Invitalia, dal Commissario straordinario per le bonifiche e dal Commissario straordinario del porto di Taranto.
Il 23/7 audizione commissari straordinari Ilva - Giovedì 23 luglio, alle ore 14,00, le Commissioni riunite Ambiente e Attività produttive, presso la Sala del Mappamondo, svolgeranno l’audizione dei Commissari straordinari dell’Ilva, Piero Gnudi, Corrado Carruba ed Enrico Laghi, in merito all’attuazione del Piano industriale dell’Ilva e alle prescrizioni di tutela ambientale, sanitaria e di sicurezza. L'appuntamento sarà trasmesso in diretta webtv. (GdM)

venerdì 10 luglio 2015

Non era certo una passeggiata



Emiliano parte male, preso a calci a Taranto. Contestazioni durante la prima Giunta

Non è proprio un avvio felice quello di Michele Emiliano alla guida della Regione Puglia. Questa mattina, infatti, è stato contestato da alcuni manifestanti al suo arrivo al palazzo del governo di Taranto, sede della Provincia, dov’è in corso la prima riunione ufficiale della sua giunta. Il risultato è stata una serie di insulti e qualche calcio arrivato da un giovane che poi è stato allontanato dalle forze dell'ordine. Molti gli striscioni di protesta, in una delle città in cui si combatte l'ambigua guerra tra il diritto alla salute ed il diritto al lavoro: "Emiliano, ora prima di tutto il lavoro", "L’altoforno che uccide va fermato, il lavoro operaio va tutelato", "Ilva di Riva Ilva di Stato operai ammazzati cittadini inquinati", "L’ennesimo decreto uccide la città anche questa giunta si fa pubblicità".
Programmate per la prima giunta le  audizioni di 38 tra associazioni, parti sociali e rappresentanti istituzionali, tra i quali l’Arpa, la Camera di Commercio, l’Università, i sindacati, gli Ordini, le associazioni datoriali e dei commercianti, le associazioni di volontariato e ambientaliste e delegazioni di lavoratori di aziende in crisi.
Emiliano nel suo discorso di insediamento ha assicurato che "impugneremo il decreto del Governo che autorizza la costruzione del gasdotto Tap". Ha anche fatto riferimento al decreto varato dal Consiglio dei ministri venerdì scorso sull’Ilva. "È duro da accettare un provvedimento che ha un effetto di postergazione del sequestro penale - ha rilevato Emiliano - con i consigli e suggerimenti che ci farete pervenire invieremo le nostre proposte di modifica al Governo" che, ha rivelato lo stesso Emiliano, sarà a Taranto il prossimo 20 luglio.
Il presidente della Regione ha affermato che "chiudere una fabbrica è una cosa che non può essere assunta con una decisione politica - ha precisato - nemmeno il Governo lo può fare ma quello che la Regione, a partire dal Consiglio, può e deve fare è vigilare affinché la visione stessa che il Governo ha dato per l’Ilva sia rispettata. In questo utilizzeremo gli stessi metodi della magistratura, ovvero osserveremo cogli strumenti scientifici se le leggi e i regolamenti vengono attuati e come vengono attuati perché - ha concluso - la visione stessa che il Governo ha voluto sull’Ilva attraverso le leggi sia compiutamente realizzata". (immediato)

domenica 21 giugno 2015

Buontemponi della domenica!

Nell'era dei social, è più facile giocare con gli smartphone che legiferare ed amministrare.

Emiliano, giunta a Taranto? Buona idea

"Mi pare una buona idea". Così il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha risposto con un tweet al neo consigliere regionale Renato Perrini (Oltre con Fitto) che ha richiesto di tenere la prima giunta regionale a Taranto. "Emiliano - dice Perrini ricordando le numerose vertenze in atto, prime tra tutte l'Ilva - dia un segno tangibile del suo impegno per Taranto, e tenga la prima giunta regionale nel capoluogo ionico". La richiesta è stata accolta via Twitter dal governatore. (Ansa)

martedì 14 aprile 2015

L'eroe per ogni situazione

Ilva, Vendola: «Sul siderurgico la Regione non si è tirata indietro». A novembre una delegazione Ue visiterà la città

"Non ci siamo tirati indietro di fronte a quella che sin dall'inizio appariva la battaglia piu' dura: il grande siderurgico, l'Ilva di Taranto. Li', abbiamo evitato di fare quello che hanno fatto in tutte le altre Regioni, perche' le diossine, il benzo(a)pirene, i veleni dell'Ilva non sono una specialita' pugliese. Sono una specialita' di tutti i Paesi industrializzati". Cosi' il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, nel corso della conferenza stampa con cui ha tracciato un bilancio dei suoi dieci anni di governo. Vendola ha ricordato "la legge" regionale "sulla diossina: il primo strumento innovativo che prova a scoperchiare quella pentola.


Mentre il governo Berlusconi, nell'agosto del 2010, era impegnato con il decreto di ferragosto a spostare di tre anni l'entrata in vigore della direttiva europea sulla qualita' dell'aria, noi abbiamo voluto qui una legge regionale che dicesse che quei limiti erano immediatamente cogenti". "Abbiamo usato - ha proseguito - la nostra competenza legata alla salute dei cittadini e, per quello che e' stata la nostra esperienza, abbiamo voluto fare la legge sulla valutazione di danno sanitario".
"Una rivoluzione - ha rilevato Vendola - perche' in quella legge c'e' scritto che i limiti alle emissioni inquinanti sono un fatto convenzionale. E che, se anche un'emissione e' a regola ma reca pregiudizio alla salute dei cittadini, per noi bisogna fermare la macchina". "Per noi - ha concluso - la salute dei cittadini e' un valore prioritario rispetto a quello delle compatibilita' e delle necessita' economiche. E abbiamo cercato a tutto campo, per la prima volta, di andare nei siti inquinati di interesse nazionale, proponendo ai governi che si sono succeduti, un'opera di bonifica globale e strutturale".
La visita dell'Unione Europea - Dal 3 al 6 novembre prossimi una delegazione di eurodeputati della Commissione per l'ambiente, la sanita' pubblica e la sicurezza alimentare visitera' lo stabilimento Ilva di Taranto. Lo rende noto l'eurodeputata Eleonora Forenza, eletta nella lista 'L'Altra Europa con Tsipras' (gruppo Gue-Ngl), che fa parte della stessa commissione e aveva avanzato la proposta. "Penso sia importante che il Parlamento europeo, che rappresenta i cittadini - dichiara Forenza in una nota - si faccia carico di verificare la situazione, affinche' non si ripetano mai piu' disastri ambientali e per la salute dei cittadini come quello dell'Ilva". La visita "sara' un ulteriore passo, dal punto di vista europeo - conclude Forenza - per valutare come l'Europa potra' e dovra' garantire, e chiedere al governo italiano di farlo, la tutela dell'ambiente, del territorio e dei lavoratori di Taranto".(Quot)

domenica 19 ottobre 2014

Emissioni informatiche

 Regione Puglia: Anonymous attacca il sito ufficiale

Anonymous ha annunciato di aver attaccato, lo scorso 16 Ottobre, il sito ufficiale della Regione Puglia. L'attacco degli hacker è partito per protesta su quanto avviene nel processo Ilva: secondo chi indaga, la Regione Puglia avrebbe chiesto all'Arpa Puglia di "chiudere un occhio" sui controlli da fare, con conseguenti rischi per la salute dei tarantini.
"Noi non dimentichiamo, vi teniamo d'occhio" spiegano gli Anonymous sul proprio blog, utilizzando gli hashtag che hanno ripercorso sui social network l'intera vicenda: #ilva e #ambientesvenduto (quest'ultimo ripreso dal nome dell'inchiesta della Procura di Taranto sull'inquinamento).
In primo piano,  in primo piano il volto coperto da maschera antigas del protagonista del film ‘V per Vendetta‘ con, alle spalle, l'Ilva di Taranto.
La Regione Puglia non ha rilasciato dichiarazioni in merito alla vicenda, mentre Anonymous ha informato del proprio attacco ieri sul proprio sito ufficiale. Il sito della Regione è andato offline per qualche ora poi il tutto è tornato con alla normalità
Il processo successivo all'inchiesta "Ambiente svenduto" ha coinvolto 49 persone e 3 aziende: ancora diversi i punti oscuri su cui far luce. (InfoOggi)
 

mercoledì 16 luglio 2014

Industriali ridicoli coi loro giornaletti e giornalai

Ora sta a vedere che Taranto sta messa male per colpa degli ambientalisti?
Gli industriali italiani, i peggiori al mondo nel loro paese, utilizzano il loro giornalino di partito e il solito Palmiotti(no), tuttofare scodinzolino, per lanciare questa grande verità: 

"le deiezioni e le flatulenze prodotte ogni giorno da qualche centinaio di ambientalisti  hanno generato il più alto carico di diossine immesso nell'aria in Europa, hanno reso interi bacini marini inutilizzabili, hanno causato il divieto di pascolo e di raccolto entro un'area di chilometri, e provocano persino morti premature per tumori e malattie cardiovascolari!"

Accidenti! Ma che mangiano questi ambientalisti?
Per fortuna che c'è confindustria che tiene tutto pulito e assicura tanti posti di lavoro a tutti.
L'industria a Taranto, si sa, da sempre assicura livelli di qualità della vita da primi posti in classifica.
Fa crescere il verde ovunque e sponsorizza ospedali e cultura.
Come faremmo senza le industrie pesanti a Taranto?
Ma si, che poveri idioti che siamo!
Perché ci ostiniamo a rifiutare tutte quelle tonnellate di petrolio e 100 petroliere "pulite" che vengono a portare a Taranto profumi e margherite?

Scusate se abbiamo osato opporci al "progresso".
Dai, non vi offendete più, venite, venite, venite...
anzi,
come si dice qui... 
sciatevene affan....!!!

In Puglia enti locali e ambientalisti contro i progetti di Taranto e del Salento


Veti e polemiche continuano a sbarrare il passo in Puglia a due grandi progetti collegati alle fonti energetiche: il gasdotto Tap nel Salento, a San Foca, e la base logistica a Taranto del giacimento petrolifero lucano di Tempa Rossa. Se nel Salento scatenano un fuoco di fila le sponsorizzazioni con le quali la società Tap, in attesa del via libera al gasdotto dall'Azerbajian, ha deciso di sostenere una serie di eventi per l'estate impegnando 350mila euro, a Taranto, invece, il Consiglio comunale fa scattare un nuovo il semaforo rosso al progetto che vede l'Eni e la raffineria partner logistici delle compagnie Shell e Total.
"Il Consiglio comunale di Taranto decide di rinunciare ad un investimento su Taranto pari a 300 milioni di euro mentre la raffineria rischia di chiudere e l'economia precipita": cosí protesta Confindustria Taranto che stigmatizza "fortemente la linea adottata dal Comune", sottolinea "la valenza del progetto Tempa Rossa" e chiede alla Regione Puglia di "sostenere opportunità che altrove, in Sicilia e non solo, vengono sostenute e portate avanti da intere comunità e che qui a Taranto vengono respinte in nome di un ambientalismo in gran parte ormai solo ideologico, approssimativo e purtroppo ostativo di ogni progetto di sviluppo".
In effetti lo scenario di Taranto è denso di nubi minacciose: c'è una pesante crisi di liquidità all'Ilva, non si sa che futuro avrà l'industria dell'acciaio, Tempa Rossa è osteggiato, la nuova infrastrutturazione del porto, nella parte che riguarda il terminal container di Evergreen, é bloccata da mesi da un conflitto prima al Tar e ora al Consiglio di Stato. I sindacati dei trasporti di Cgil, Cisl e Uil scrivono al ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, e segnalano una situazione "drammatica" per circa mille lavoratori "impiegati nel porto di Taranto che vedono continuamente rinviato il rilancio delle attività portuali e di logistica conseguenti alla realizzazione delle opere infrastrutturali".
"Taranto - denuncia Confindustria - arretra sempre più, schiacciata dall'ostruzionismo tout-court di alcune associazioni ambientaliste che si oppongono ai progetti di sviluppo e, peggio ancora, della stessa amministrazione comunale, completamente in balìa di un sentimento antindustrialista diffuso e immotivato che rischia di condurre al totale default di un'intera città". "Il rischio di deindustrializzazione più volte paventato si fa pertanto sempre più tangibile, e, quel che è peggio, nella pressochè totale indifferenza dell'ente deputato a decidere delle sorti della città" denuncia ancora Confindustria Taranto contestando il no del Comune.
Dall'aumentato traffico di navi che faranno scalo a Taranto per caricare il greggio che da Tempa Rossa arriverà attraverso un oleodotto, il Comune teme piú inquinamento, maggiori rischi di sversamento in mare e nuovi pericoli ambientali. Di qui il no dell'ente locale, una posizione che alla fine si è saldata con quella dei movimenti ambientalisti più radicali. Invece, evidenzia Confindustria Taranto, "Tempa Rossa comporterebbe una presenza di 90 navi petroliere in più (con criteri di massima sicurezza) nel corso di tutto l'anno. Un numero certo ben lontano dai rischi di affollamento che si vorrebbero far passare come motivazione per il no. Al contrario - sostiene ancora Confindustria Taranto - si verrebbe a creare una movimentazione del porto che conferirebbe allo scalo l'operatività e la competitività da sempre invocate e già fortemente a rischio per il ridimensionamento del centro siderurgico, che da solo nel porto movimenta senza alcun problema oltre 800 navi all'anno". A ciò, infine, si aggiunga che il progetto Tempa Rossa "si presenta al momento strettamente connesso alla permanenza a Taranto della stessa raffineria, che attraverso la realizzazione dell'oleodotto aumenterebbe i livelli di competitività" e acquisirebbe "un'importanza strategica nello scacchiere delle raffinerie in Italia, allontanando i paventati rischi di chiusura".
Nel Salento, invece, i 350mila euro di sponsorizzazioni messi a disposizione da Tap a favore di una serie di eventi estivi vengono giudicati dal fronte del no al gasdotto, ma anche da molti amministratori locali, come un tentativo di acquisire e condizionare il consenso. Si insiste quindi nel giudicare il progetto "devastante" per l'ambiente e se ne chiede lo stop definitivo forti anche del no già espresso dal comitato tecnico della Regione Puglia. "Nessuna strumentalizzazione" replica l'ad di Tap Italia, Giampaolo Russo, a proposito dei 350mila euro stanziati. "Riceviamo in media tre richieste di sponsorizzazione al giorno - aggiunge -. Non si tratta di elargizioni, nè di un'operazione simpatia, ma di un modo per fare conoscere Tap e il suo logo al Salento. Non pensiamo che si possa comprare certamente il consenso del territorio con la sponsorizzazione di un evento. Vogliamo solo dare un contributo concreto e mirato allo sviluppo sostenibile del Salento, partendo dalla compatibilità del nostro progetto col territorio e la sua vocazione". E sul progetto del gasotto, che nel Salento avrà uno sviluppo di pochi chilometri, Russo sottolinea: "Tap è fiduciosa nell'esito positivo della procedura di approvazione del progetto di gasdotto ormai in dirittura d'arrivo presso il ministero dell'Ambiente. La scelta preferita di approdo resta San Foca (marina di Melendugno) ma la società è disponibile a valutare altri approdi se ci fosse la fattibilità tecnica e la condivisione politica del progetto". (Sole24h)

giovedì 15 maggio 2014

Le "perle" di Perli e il formicaio Ilva

Ilva, Vendola scrive Renzi e attacca Bondi: "Diffamati dai legali del siderurgico"

Accuse gravissime, diffamatorie nei confronti della Regione e di quanto ha fatto in questi anni per tutelare la salute dei cittadini. E il commissario del governo che dimentica forse quale sia il suo ruolo. E' durissima la lettera che il governatore Nichi Vendola ha inviato al premier Matteo Renzi per contestare l'atteggiamento del commissario Bondi e informare su quanto affermato nelle carte dagli avvocati del siderurgico ingaggiati nel braccio di ferro tra azienda, magistratura e istituzioni. I legali nelle loro difese hanno sostengono - spiega Vendola a Renzi, ricordando come gli avvocati siamo poi gli stessi dei Riva da sempre -  che le disposizioni imposte dalle norme servirebbero ad "alimentare ingiustificatamente il business ambientale per assicurare all'Arpa un introito legato alle attività analitiche".
"Caro Presidente - si legge - ho appena appreso una circostanza che mi pare gravissima e che mi preme sottoporTi per le Tue prudenti valutazioni. La Regione e l'Arpa Puglia sono impegnare, come puoi immaginare, in numerosi giudizi promossi da ILVA spa in relazione alle attività di risanamento ambientale che le istituzioni locali da anni -con esiti alterni- tentano di imporre all'azienda in una prospettiva di superamento dei rilevanti impatti ambientali e sanitari dello stabilimento tarantino. Va detto, per inciso, che la conflittualità dell'azienda non è venuta meno con l'insediamento della struttura commissariale designata dal Governo, ed anzi si sono recentemente aperti nuovi fronti di contenzioso (in relazione, in particolare, al delicato tema del comparto rifiuti dello stabilimento) che vedono l'ILVA -nella persona del Commissario Bondi- ricorrere avverso i doverosi provvedimenti assunti dal Comune di Statte in relazione ai siti di smaltimento inclusi nel perimetro aziendale; la Regione ha ovviamente assunto la determinazione di intervenire nel processo al fianco dell'Ente locale ed ha già investito di tale azione le proprie strutture legali.
Ma ciò che mi preme riferirTi è che in un giudizio amministrativo risalente al 2009, di prossima conclusione, ILVA ha prodotto difese che contengono affermazioni gravemente diffamatorie, se non calunniose, nei confronti di Regione ed Arpa, travalicando i limiti della normale dialettica processuale. In termini assolutamente inequivoci, l'azienda, a mezzo dell'avv. Perli, afferma che gli adempimenti tecnico scientifici prescritti da Arpa e Regione nel quadro di un procedimento di liberalizzazione di aree contaminate, sarebbero stati disposti non già in un'ottica di protezione ambientale e sanitaria, bensì in base ad un fine sviato, cioè quello  di "alimentare ingiustificatamente il business ambientale" per assicurare ad ARPA un introito legato all'esecuzione di attività analitiche.

Ora, ciò che suscita perplessità nel comportamento -anche processuale- dell'Azienda commissariata è non solo e non tanto la decisione di tenere fermi sia il team difensivo di fiducia della famiglia Riva (peraltro imputato di gravissime condotte antigiuridiche nell'ambito del processo pendente dinanzi al GIP di Taranto) che la linea processuale stabilita dalla proprietà aziendale, ma la decisione del Commissario governativo di accentuare  i toni conflittuali e polemici tra azienda e Istituzioni locali, dimenticando forse quale siano lo scopo e la fonte di legittimazione della gestione commissariale.
Ti prego pertanto di voler assumere ogni iniziativa in Tuo potere per ricondurre l'attività del Commissario ad una linea di interlocuzione e rispetto verso le Istituzioni pubbliche regionali, ferma restando la determinazione dell'Ente da me rappresentato di attivare ogni possibile rimedio a propria tutela".


Ma Vendola non è l'unico a scrivere al premier. Anche il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, si rivolge al premier. Preoccupa la crisi finanziaria. "Le notizie che giungono sulla situazione di crisi finanziaria della gestione commissariale dell'Ilva e delle conseguenze che essa può comportare sul nostro territorio sono fonte di grande preoccupazione sia sul piano dell'ambientalizzazione dello stabilimento che per i livelli occupazionali. Bisogna scongiurare ciò, per cui è necessario che da parte del governo nazionale vengano adottate misure urgenti che evitino che la crisi dell'Ilva precipiti". "Scenari di forti incertezze - aggiunge il primo cittadino - restano sul tappeto: segnalazione di consistenti ritardi nei pagamenti ai fornitori; richiesta di un utilizzo più esteso alla cassa integrazione e le ricorrenti le voci di possibili difficoltà già nei prossimi mesi per far fronte ai pagamenti degli stipendi dei dipendenti". Ma c'è "un altro dato - osserva Stefano - di grandissima rilevanza che potrebbe risentire, già da subito, di questo stato di sofferenza finanziaria dell'Ilva ed è l'attuazione del Piano di risanamento ambientale. La mancanza di risorse finanziarie per attuarlo comporterebbe l'interruzione dell'attività produttiva che è autorizzata, come è noto dall'Aia, a condizione che vengano attuate le misure ambientali prescritte". E' quindi "alto il rischio che nel volgere di poche settimane l'Ilva - conclude il sindaco - possa entrare in una situazione di vera e propria crisi, con gravissime ripercussioni sul piano occupazionale ed ambientale. Individui il governo, sotto la sua guida, le forme più appropriate quanto immediate".


"Stiamo lavorando per aiutare la situazione di Alitalia e Ilva, siamo impegnati molto nella difesa dei presidi industriali italiani". Questo ha assicurato nel frattempo il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Graziano Delrio. La vicenda del siderurgico tarantino è dunque all'attenzione del governo, mentre fa discutere anche il fuorionda del deputato di Sel Giorgio Airaudo. Durante la registrazione del programma Taxi Populi, Airaudo si lascia sfuggire alcune confidenze sul presidente del suo partito Vendola e sul premier Renzi. "Nella telefonata Vendola-Archinà - confida l'ex segretario nazionale della Fiom alla conduttrice Natascha Lusenti - c’è un elemento tipico di Nichi e anche tipico della sua omosessualità: la captatio benevolentiae". 

 
La situazione a Taranto è difficile, nonostante arrivino alcuni segnali positivi. L'azienda fa sapere - replicando alle osservazioni di alcune associazioni ambientaliste - che "le prime scadenze del piano ambientale sono già state rispettate" e che "a oggi sono stati emessi ordini per 580 milioni di euro e numerosi cantieri sono in attività". Scenario che però non tranquillizza sul futuro anche lavorativo. 


"Chiediamo al prefetto, che a Taranto rappresenta il governo, e al presidente del Consiglio di intervenire con urgenza per l'Ilva", dice il presidente di Confindustria Taranto, Vincenzo Cesareo, che stasera presiederà un'assemblea con le imprese appaltatrici del siderurgico e domattina terrà una conferenza stampa. "Il Governo e il Parlamento hanno varato diverse leggi dell'Ilva, adesso assicurino all'azienda le risorse di cui necessita per fare i lavori di ambientalizzazione e pagare i debiti. Penso che sia giusto - osserva Cesareo - che si intervenga per anticipare la possibilità che la legge colloca invece in terza ipotesi, ovvero l'uso dei soldi che sono stati sequestrati ai Riva dalla magistratura di Milano. La situazione delle imprese appaltatrici dell'Ilva di Taranto è drammatica". "Ad oggi - dice Cesareo - le imprese avanzano quattro mesi di fatture non pagate per lavori svolti. La situazione è insistenibile. Ci chiediamo cosa succederà se dovessimo lavorare per altri due tre mesi e non essere pagati ancora dall'Ilva. Se l'azienda dovesse fallire, falliremmo anche noi". Il mancato pagamento da parte dell'Ilva, oltre a riflettersi sulle imprese, si sta infatti automaticamente ripercuotendo sui dipendenti di queste ultime che sono in credito di diversi stipendi.(RepBa)

domenica 27 aprile 2014

Autolesionismo

Ilva, i pm: “Vendola non può essere parte lesa”

 La vicenda è profondamente politica. Eppure – a meno di colpi di scena – toccherà alla magistratura prendere una decisione. E dal punto di vista politico non si tratta di una decisione da poco. Nichi Vendola può rappresentare la Puglia, nell’eventuale processo, chiedendo ai Riva i danni per l’avvelenamento prodotto dal loro siderurgico?
E SE NON POTRÀ farlo, per il leader di Sel, non si tratta di una “condanna” politica – una sorta d’indegnità a curare gli interessi della Puglia – di cui deve prendere atto? Veniamo al punto. Su un lato della medaglia troviamo Vendola, presidente di Regione, imputato per concussione nell’inchiesta Ilva. Sull’altro lato c’è Vendola, presidente di Regione, che rappresenta la Puglia intera come parte civile. E così, se il 19 giugno il giudice per l’udienza preliminare dovesse rinviare a giudizio Vendola, il segretario di Sel dovrebbe chiedere i danni a se stesso. L’unico politico a rilevare questo pesante conflitto d’interessi è stato Angelo Bonelli, portavoce della Federazione dei Verdi e consigliere comunale di Taranto, che ha chiesto al Governo di sostituire Vendola con un commissario ad acta. Il Governo sembra orientato a sostituire Vendola, sì, ma senza commissariarlo, nominando un “curatore speciale” che possa rappresentare la Puglia nel processo. Alla stessa conclusione è giunta la procura di Taranto che, nei giorni scorsi, ha chiesto al gup Vilma Gilli di nominare un “procuratore speciale” che possa curare gli interessi della Regione nella vicenda. La questione ora è al vaglio del giudice. In ambito politico, Bonelli ha posto la questione. In attesa che il gup da un lato, e il Governo dall’altro, prendano una decisione, resta un rischio concreto: che le istituzioni restino fuori dal processo. L’evidente “con – flitto d’interessi”, infatti, potrebbe essere sollevato anche dai Riva e, se non venisse sanato in tempo, potrebbe far tramontare la presenza di Regione e Comune come parti civili. Senza la nomina di un procuratore speciale – o di un commissario, come chiede Bonelli – resta in piedi la sola possibilità prevista dalla legge: gli unici a poter formulare la richiesta di costituirsi parte civile, per Comune e Regione, sono Sindaco e Presidente. IL 18 APRILE, la Giunta pugliese, ha stabilito che si costituirà parte civile: la proposta arriva dalla vicepresidente, Angela Barbanente, ma Bonelli contesta la scelta perché “i poteri del presidente di Regione si trasferiscono alla vicepresidente solo in caso di assenza, o impedimento temporaneo, mentre il 18 aprile scorso Vendola non era né assente, né aveva alcun impedimento temporaneo”. La polemica politica, in vista del 19 giugno, si fa sempre più dura e come spesso accade, quando si parla di Ilva e politica, sembra tutto delegato alla magistratura: sarà il gup, su richiesta della procura, a stabilire se sarà necessario un “pro – curatore speciale” che sostituisca Vendola, per rappresentare la Puglia nell’eventuale processo. (Francesco Casula e Antonio Massari - mentiinformatiche)

martedì 22 aprile 2014

Il gioco delle due carte

Ilva, vicepresidente Puglia: "Regione parte civile a processo"

''Mi preme precisare che, alla luce di un approfondito esame degli aspetti tecnico-giuridici rilevanti, ho ritenuto opportuno formulare io stessa una proposta di costituzione di parte civile della Regione, avvalendomi dei poteri conferitimi dallo Statuto. La Giunta Regionale ha approvato tale proposta nella seduta che si e' svolta venerdi' 18 aprile, e dunque l'Ente sara' presente nel processo e fara' valere le proprie ragioni''. Lo precisa il vicepresidente della Regione Puglia, Angela Barbanente, a proposito dell'udienza preliminare che si apre il 19 giugno a Taranto del processo sull'inquinamento ambientale che sarebbe stato provocato dallo stabilimento siderurgico Ilva e sui tentativi di insabbiare o rallentare i controlli.
''Vorrei rassicurare e tranquillizzare - aggiunge - gli animi di quanti nelle ultime ore si stanno affannando nel richiedere la costituzione di parte civile della Regione Puglia nell'ambito del procedimento penale per disastro ambientale a carico dei Riva. Addirittura chiedendo al governo la improbabile nomina di un commissario 'ad acta', attivando quindi le procedure previste dall'articolo 120 della Costituzione, quasi avanzando il dubbio che la costituzione di parte civile della Regione Puglia, in questo importante procedimento, potesse essere messa in discussione per il presunto conflitto del Presidente Vendola'', prosegue Barbanente. Sul governatore pende infatti una richiesta di rinvio a giudizio per presunta concussione. ''Anche in questo caso, pertanto - assicura Barbanente - sara' garantita la massima tutela dell'Ente, in coerenza con la linea di condotta che la Regione ha seguito in questi anni sia nei confronti dei terzi che dei propri amministratori''. (Adnkronos)

giovedì 3 aprile 2014

Una regione da coprire!

LETTERA APERTA ALLE ISTITUZIONI E ALLA POLITICA SCONCERTANTE!

A partire dal sequestro preventivo della discarica Vergine ordinato dal Gip Valeria Ingenito il 31/01/2014 alla conferma dello stesso avvenuta qualche giorno dopo da parte del Tribunale del riesame, il silenzio da parte della Regione Puglia e della Provincia, quest’ultima commissariata, è sconcertante.
Ormai sembra una prassi consolidata da parte della Magistratura  doversi far carico delle INERZIE  della politica italiana. Ora più che mai sarebbe  opportuno che la Regione Puglia intervenisse a livello amministrativo e mettesse in discussione l’AIA rilasciata alla discarica Vergine  nel 2008 e beneficiaria di un prolungamento per ulteriori tre anni per via della certificazione EMAS.
E’ tempo che la politica e le istituzioni si facciano carico dei problemi che hanno causato nella provincia del tarantino con il rilascio  indiscriminato di autorizzazioni alle varie discariche. Nel caso di Lizzano, la discarica Vergine  ha ottenuto  un’autorizzazione senza  aver caratterizzato e messo in sicurezza le tante discariche che sorgono nella stessa area da più di quarant’ anni , risalenti agli anni 70/80, quando non vigeva alcuna normativa per lo smaltimento dei rifiuti. Tali discariche ottenute semplicemente dall’esaurimento di cave di tufo sono state  utilizzate per  ogni tipo di rifiuti.
Spetta alla politica risolvere i problemi poc’anzi menzionati, così come li ha creati dimostrando perlomeno superficialità e scarsa attenzione alla salute dei cittadini. Al contrario, la carica che gli amministratori hanno avuto dagli elettori è data per affrontare e risolvere i problemi della collettività, altrimenti la loro presenza è solo un costo e la loro funzione sociale del tutto inutile.
Associazione di Volontariato ATTIVA LIZZANO Onlus

domenica 23 febbraio 2014

"Lu Salentu" tra due fuochi?

Ambiente, c’è un dossier contro Ilva e Cerano



Trenta giorni di tempo. Poi partiranno le carte bollate. La Provincia di Lecce, assistita dall’avvocato Francesca Conte, tenta il tutto per tutto per arginare danno ambientale e incidenza dei tumori sul territorio. Nelle ultime ore sono partite diffide e more per stoppare l’attività mortifera degli stabilimenti industriali di Cerano e Taranto. Palazzo dei Celestini ha scritto a Regione, Ares (agenzia per la sanità), Arpa (agenzia per l’ambiente), Enel e Ministero dell’Ambiente. Senza adeguati interventi, tra un mese il dossier preparato dal legale arriverà al tavolo dei giudici amministrativi.
«E non solo su quelli», scrive l’avvocato.
A Regione, Ares e Arpa, Antonio Gabellone (che ha controfirmato i documenti) chiede, se non di realizzare, quanto meno di muoversi per arrivare prima possibile a: redigere e pubblicare uno studio epidemiologico specifico, che metta in correlazione l’insorgenza delle malattie nella popolazione con le condizioni ed i fattori che le determinano; aggiornare il Registro tumori, fermo al triennio 2003-06; valutare il rischio sanitario attribuibile alle emissioni provenienti dal polo industriale di Brindisi.
Ad Enel si chiede, entro trenta giorni, di adottare misure per arginare le nefaste conseguenze della sua attività sulla salute dei cittadini leccesi. Al Ministero si chiede l’applicazione dell’articolo 309 del Testo unico ambientale: considerato il danno che colpisce la provincia di Lecce, il dicastero intervenga per limitare le emissioni inquinanti della centrale a carbone e dell’acciaieria con misure di prevenzione, ripristino o risarcimento.
Il dossier preparato dallo studio legale Conte cita ricerche e consulenze richieste in passato da Regione e Provincia. Già nel 2006 l’Arpa aveva stabilito come il territorio leccese fosse interessato dalla ricaduta degli inquinanti emessi dal polo industriale di Brindisi: la popolazione della provincia di Lecce risultò addirittura la più colpita nella regione dalle malattie dell’apparato respiratorio e da neoplasie.
La Provincia, sulla scorta di quei dati chiese alla ricercatrice del Cnr, Cristina Mangia, di realizzare uno studio che rispondesse a tre quesiti: quali sostanze inquinanti sono emesse in aria e acqua dagli insediamenti di industriali di Cerano e Taranto? Questi elementi cadono sul territorio leccese? Con quali conseguenze sulla salute? Le conclusioni della ricercatrice fanno rabbrividire. Non solo in acqua e aria finisce di tutto (monossido di carbonio e tra gli altri anche arsenico, mercurio, nickel, rame, benzene) e in quantità spropositate, ma è indubbia la ricaduta in provincia di Lecce dei contaminanti emessi dagli impianti di Taranto e Brindisi e la loro pericolosità (indipendentemente dai livelli-soglia) per la salute umana.
Dalla documentazione inviata nelle scorse ore a Regione, agenzie, ministero ed Enel emerge l’assenza di adeguati e approfonditi studi sull’impatto di tali inquinanti sulla salute dei cittadini leccesi. Servirebbe un monitoraggio costante e di lungo periodo sulla caduta degli inquinanti. Quanto alle conseguenze sulla salute, a Lecce è stato istituito un registro provinciale dei tumori nel 1996: sono stati accertati 1.813 casi di tumore. Attualmente risulta appena avviata la registrazione dei casi relativi al triennio 2007-09, mentre non esiste una valutazione del danno sanitario per quanto riguarda lo stabilimento Enel.

giovedì 23 gennaio 2014

Il Nicastero di Nicastro

Ilva si adegua alle norme? Il resoconto giuridico dell'Assessore Lorenzo Nicastro






E’ evidente che le criticità che oggi siamo chiamati ad affrontare in termini ambientali, sanitari e di occupazione altro non sono se non l’effetto di una cronicizzazione di mali del passato.
Nel 1965, al momento della sua inaugurazione, l’Italsider non aveva praticamente alcun presidio di tutela ambientale: solo alla fine degli anni ’60 i primi sintomi della crisi ambientale ed una nuova sensibilità ecologica nell’opinione pubblica, hanno portato a sviluppare in modo coordinato gli sforzi per la difesa ambientale, in precedenza affidati a normative ed azioni frammentarie, soprattutto in materia igienico-sanitaria, di difesa del suolo, del paesaggio e della natura.
Di fatto, le prime disposizioni organiche in materia di protezione dell’aria e dell’acqua e di gestione dei rifiuti sono state emanate a partire dagli anni ’70, quando la politica ambientale venne integrata tra i compiti delle istituzioni comunitarie. La stessa istituzione del Ministero dell’Ambiente risale al 1986 (Lex 349/1986). Solo in epoca relativamente recente sono poi state varate normative in tema di valutazione preventiva degli impatti ambientali (Valutazione di Impatto Ambientale e Valutazione Ambientale Strategica) e di allineamento degli impianti industriali alle migliori tecniche disponibili (Autorizzazione Integrata Ambientale).
Dunque, la progettazione, la realizzazione e la successiva gestione dell’impianto ITALSIDER sono state operate in assenza di particolari accorgimenti per la mitigazione degli impatti ambientali e sanitari. Per lunghissimo tempo non è stata eseguita alcuna attività di monitoraggio e controllo delle emissioni in atmosfera, i primi dati disponibili risalgono agli inizi del 2000 e sono quelli desumibili dal Registro INES – Inventario Nazionale delle Emissioni e delle loro Sorgenti, desunti da autodichiarazioni dell’impresa. Al momento della privatizzazione dell’Italsider, nel 1995, nonostante la dichiarazione di stato di crisi ambientale per l’area di Taranto del 1990, le questioni erano tutte ampiamente aperte: e sono rimaste praticamente inalterate fino ai primi anni del nuovo millennio.

lunedì 9 dicembre 2013

Buon natale alla diossina!

Sono passati poco meno di tre anni dall'emissione dell'ordinanza regionale che vieta "il  pascolo sui terreni non aventi destinazione agricola ricadenti, entro un raggio di non meno di 20 km attorno delle area industriale di Taranto.
" Nelle stesse aree - si legge nell'ordinanza del  23 febbraio 2010, n. 176 - i terreni ad uso agricolo,dovranno obbligatoriamente subire le necessarie lavorazioni per poter essere destinate al pascolo o alla produzione di alimenti per gli animali".
Eppure, nonostante l'ordinanza ancora in vigore, e nonostante l'inquinamento non sia problema risolto ma piuttosto quanto mai attuale e persistente, le pecore continuano a pascolare in quelle aree interdette, come si può notare nella foto scattata ieri 8 maggio 2013.
Nella stessa ordinanza si legge che "I Sindaci dei comuni della Provincia di Taranto interessati sono incaricati dell’osservanza della presente ordinanza ed il personale di vigilanza del Dipartimento di prevenzione della ASL TA, gli agenti di Polizia Urbana e della forza Pubblica in generale del controllo e della esecuzione".

Le pecore  pascolavano in quelle aree interdette nel quartiere Paolo VI e l'ipercoop di Taranto come il cartello indica:  brucavano quell'erba raggiunta da polvere industriale e fumi di diossina emessi in anni e anni di inquinamento industriale. Fanno infatti da sfondo i camini dell'Ilva, che zoomando la foto si vedono chiaramente. Le pecore distano 8.5 km dai camini dell'Ilva.





Le carni  o prodotti caseari di quelle pecore verranno venduti? chi garantisce che quelle pecore non siano contaminate?
Quei terreni sono o non sono contaminati?
Chi realizza i controlli e in che modo vengono effettuati?
 Chi tutela i cittadini/consumatori di Taranto?

Tutt* dovrebbero domandarselo, anche chi di Taranto non è.



Perchè la carne e i prodotti caseari possono arrivare molto, molto lontano, soprattutto in questi tempi vicini, molto vicini alle festività natalizie, dove nelle tavole degli italiani è consuetudine e tradizione mangiare carne di agnello. Non sia mai fosse alla diossina!



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