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mercoledì 5 agosto 2015

Frullato giuridico all'italiana

Senato vota fiducia su decreto sofferenze e Ilva, è legge


Con 159 voti favorevoli e 104 contrari, il Senato ha votato la fiducia al governo sul decreto legge con le misure per ridurre le sofferenze bancarie e mantenere in attività l'altoforno 2 dell'Ilva di Taranto, sequestrato dalla magistratura.
Si conclude così l'iter legislativo del provvedimento, che diventerà legge dello Stato una volta pubblicato in Gazzetta ufficiale.
Per quel che riguarda l'Ilva, il decreto stabilisce che l'attività di imprese strategiche non possa essere impedita da atti di sequestro, quando la misura cautelare sia stata adottata in relazione ad ipotesi di reato che riguardano la sicurezza dei lavoratori.
L'esecutivo punta così a garantire la produzione negli impianti fino alla conclusione dell'estate per poi, in autunno, avviare il rilancio dell'Ilva con il nuovo fondo di turnaround.
Il resto delle misure ha l'obiettivo di stimolare un mercato dei crediti deteriorati, pressoché inesistente in Italia.
Le sofferenze lorde hanno toccato a maggio quota 193,7 miliardi, oltre il 10% degli impieghi e un livello mai visto negli ultimi 20 anni, mentre i crediti deteriorati complessivi sono superiori a 350 miliardi di euro.
L'esecutivo ritiene che, aiutando le banche a smaltire questa zavorra, anche l'offerta di credito a famiglie e imprese dovrebbe via via aumentare, sostenendo la ripresa.
Con la conversione in legge del decreto il governo punta anche a smussare le obiezioni della Commissione europea al progetto italiano di Bad bank, cioè la costituzione di un veicolo munito di garanzia pubblica che rilevi dalle banche le sofferenze. (Reuters)

Via libera definitivo dall'aula del Senato al decreto legge fallimenti che contiene misure urgenti in materia fallimentare, di organizzazione e funzionamento dell'amministrazione giudiziaria oltre ad alcune norme sull'Ilva.
Il dl è passato, in seconda lettura, con 159 voti favorevoli, 104 contrari, nessun astenuto.
La norma "salva-Ilva" inserita nel decreto legge fallimenti approvato in via definitiva dal Senato, prevede la prosecuzione dell'attività d'impresa nel caso di sequestro giudiziario. In sostanza stabilisce che nei casi di aziende di rilevanza strategica nazionale, sottoposte a provvedimenti cautelari da parte della magistratura, non venga impedita la prosecuzione dell'attività. L'azienda è però chiamata a presentare entro 30 giorni un piano con nuove misure a difesa della sicurezza del lavoro.
Le nuove norme garantiscono cosi' il funzionamento a pieno regime dell'altoforno 2, sequestrato dalla magistratura dopo un incidente mortale di un operaio, ma mai spento. Intanto domani riapre anche l'altoforno 1, chiuso da dicembre 2012 per motivi ambientali e per manutenzione straordinaria.
"La strada maestra, se vogliamo tenere insieme lavoro e ambiente, è applicare tutto quello che l'Aia prevede in termini di miglioramento ambientale non trascurando la tenuta occupazionale", ha dichiarato Mimmo Panarelli, segretario generale Fim Taranto-Brindisi. (Altalex)

PD, Fabbri: odg su ILVA diventa mozione, per investimenti sicurezza

"L'apposizione della fiducia al dl fallimenti ha fatto decadere l'Odg da me presentato sull' ILVA dunque il suo contenuto è stato trasferito in una mozione, depositata il 5 agosto, che impegna il Governo ad attivare l'azienda per il completamento del piano della sicurezza sul lavoro e a garantire i finanziamenti adeguati" annuncia Camilla Fabbri, presidente della Commissione d'inchiesta sugli infortuni sul lavoro.
La senatrice del PD ricorda: "Dopo l'incidente di giugno che è costato la vita ad Alessandro Morricella, il tema risulta ancora più urgente. - aggiungendo - E' giusto tutelare la continuità produttiva poiché stiamo parlando, come ricordato anche dal ministro Maria Elena Boschi, di circa 20mila posti di lavoro che insistono in un territorio come il Sud. Allo stesso tempo sono irrinunciabili la sicurezza e la riqualificazione ambientale per tutelare la salute dei cittadini e, per questo, aspettiamo con apprensione la decisione dell'Arpa sulla riapertura dell'Altoforno 1 dopo i lavoro di ambientalizzazione".
"Il tema della sicurezza sul lavoro è un tema cardine per l' ILVA che oggi, in amministrazione straordinaria, è sotto controllo dello Stato. - conclude Fabbri - Si tratta di una mozione che si inerisce nel sentiero tracciato dal dl approvato al Senato, il quale stabilisce che, per garantire la prosecuzione delle attività, l'azienda deve predisporre un piano recante misure e attività aggiuntive, anche di tipo provvisorio, per la tutela della sicurezza nell'impianto oggetto del provvedimento di sequestro, ovvero l'Altoforno 2." (mainfatti)

venerdì 24 luglio 2015

Tutti preoccupati dell'Ilva, di Taranto non se ne fotte nessuno! Realacci, un vero ambientalista per hobby!

Via libera al decreto salva-Ilva «blindati» gli altoforni per un anno

Accesso al credito facilitato e ristrutturazione dei debiti, ma anche cautele al sequestro giudiziario delle imprese come l’Ilva: sono i punti chiave del decreto legge su cui il governo ha incassato la fiducia e su cui questa mattina arriverà il voto finale. Ecco le principali novità del provvedimento. Tra le novità del provvedimento una è applicabile al caso-Taranto.Si afferma, infatti, che per le aziende di interesse strategico nazionale, come ad esempio l’Ilva di Taranto, il sequestro giudiziario relativo a ipotesi di reato riguardanti la sicurezza dei lavoratori non può impedire l’esercizio dell’attività di impresa.
Gli stabilimenti, però, potranno continuare a funzionare per non più di un anno dal sequestro e solo se entro 30 giorni sarà predisposto un piano di tutela della sicurezza sui luoghi di lavoro.
«Non stiamo cercando di salvare un’azienda decotta ma un’azienda che può essere efficiente, creare ricchezza e mantenere occupazione». Lo ha detto Piero Gnudi, commissario straordinario dell’Ilva, nel corso dell’audizione in commissione Ambiente della Camera. «Sarebbe un impoverimento del nostro sistema industriale se questo nostro sforzo non dovesse avere successo – ha aggiunto Gnudi- quando abbiamo chiesto la commissione straordinaria abbiamo fatto un piano industriale per i prossimi cinque anni, quest’anno si perde, ma abbiamo dovuto chiudere il forno cinque, ora è chiuso il forno due, una volta messi apposto questi problemi torneremo in piena attività, con una liquidità consistente a partire dal 2017».
Il Consiglio Generale di Confindustria «ha espresso unanime preoccupazione» per la vicenda Ilva che, sottolinea l’associazione degli industriali rischia di assumere contorni drammatici, in primo luogo per le conseguenze sui livelli occupazionali ma anche per la strategicità che riveste nel nostro paese la produzione di acciaio, asset fondamentale». Come «sostegno all’impresa e al territorio tarantino è stato deciso che la prossima riunione del Consiglio Generale di settembre si svolgerà a Taranto».
«Nella riunione di ieri mattina - spiega una nota di via dell’Astronomia – il Consiglio Generale di Confindustria ha posto al centro del dibattito la vicenda Ilva, con particolare riferimento all’ipotesi di chiusura del secondo altoforno, oggetto in questi giorni di scelte che potrebbero determinare definitivamente le sorti dell’impresa».
«Il risanamento ambientale e il futuro produttivo dell’Ilva sono legati in modo inscindibile uno con l’altro. Per il Parlamento la vicenda dell’acciaieria di Taranto è centrale e continuerà ad essere seguita con grande attenzione, al di là dei provvedimenti in esame”. Così il presidente della commissione Ambiente alla Camera Ermete Realacci a proposito dell’audizione dei commissari straordinari dell’Ilva Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi.
«Sono oggetto di costante attenzione non solo il piano industriale, ma anche le misure di bonifica e risanamento ambientale dell’impianto – continua Realacci – misure fondamentali per garantire ambiente e salute di lavoratori e cittadini. I provvedimenti sull'Ilva votati in Parlamento impongono siano realizzate entro il 31 luglio l’80% delle prescrizioni Aia e garantiscono che tutti i fondi sequestrati ai Riva siano destinati al risanamento ambientale e sanitario – osserva - condizione imprescindibile per dare una prospettiva all’impianto».
La condizione: entro 30 giorni predisposto un piano di tutela della sicurezza sui luoghi di lavoro. (GdM)

mercoledì 22 luglio 2015

E nove!!!

Ilva, blitz del Governo per bloccare spegnimento dell’altoforno

Paradossalmente si può parlare di nono decreto Ilva, a pochi giorni di distanza dall’ottavo. Perché è vero che formalmente la Camera ieri ha discusso di un provvedimento che ha come oggetto il diritto fallimentare civile, ma è anche altrettanto vero che se si è arrivati alla decisione di porre la fiducia su questo testo è solo perché all’ultimo momento il governo vi ha inserito un emendamento che, di fatto, è la copia dell’articolo 3 del decreto 92 scorso. Si tratta di un vero e proprio blitz stigmatizzato dall’opposizione come un falso ideologico (M5S), come una lesione dello stato di diritto (Sel) che crea un precedente grave su cui poi, puntualmente anche se in grave ritardo, dovrà esprimersi la Corte costituzionale.
Direbbe Antonio Di Pietro: che c’azzecca l’Ilva con il diritto fallimentare?
Nulla, ma il 24, cioè entro dopodomani, l’azienda dovrà fornire il cronoprogramma di spegnimento dell’Altoforno 2, in base alle richieste della procura tarantina che non si è fermata nemmeno di fronte al decreto di inizio luglio che stabiliva – così come stabilisce quello su cui l’aula di Montecitorio voterà tra poche ore - la continuità di esercizio di uno stabilimento di intesse nazionale nonostante il sequestro del bene, quando le misure cautelari sono state adottate in relazione ad ipotesi di reato inerenti la sicurezza dei lavoratori, perché si deve garantire «il bilanciamento tra la continuità produttiva, la salvaguardia dell’occupazione, la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro».
Il governo ritiene che di fronte all’ipotesi di reato, non ancora accertato, si debba continuare a produrre.
Ma qual è l’interesse nazionale, si chiedeva ieri il pentastellato Alberto Solezzi?
«Quello degli obitori». Una battuta sgradevole con evidente riferimento alla morte dell’operaio Alessandro Morricella.
Fatto sta che gli accadimenti stanno assumendo le sembianze di uno scontro grave tra poteri dello Stato, perché ad ogni intervento censorio della magistratura segue un decreto che ne annulla gli effetti pratici. Quanto si potrà andare avanti in queste condizioni?
 Il potere legislativo negli ultimi tre anni si è trovato ad affrontare per otto volte la questione Ilva (nove con ieri), commissari sono succeduti a commissari nella guida dell’impianto (e gli ultimi tre saranno auditi domani a Montecitorio) mentre la magistratura ha continuato la sua azione di controllo del rispetto di norme a suo giudizio violate.
La città di Taranto è esausta (i 600 milioni stanziati dal governo in realtà sono 240 che si aggiungono ai 360 di tre anni fa, di cui non è chiaro l’utilizzo), i dipendenti di Ilva preoccupati e nessuno è in grado di mettere un punto fermo alla vicenda. (Rosanna Lampugnani CdM)

Ilva, governo in campo a tutela del decreto Oggi vertice in Procura

Il governo Renzi non molla la presa sull’Ilva e difende l’ultimo decreto, l’ottavo, in forza del quale, malgrado il pressing della magistratura, l’azienda sta utilizzando l’altoforno 2, l’impianto nel quale si verificò l’incidente costato la vita, lo scorso 12 giugno, al giovane operaio Alessandro Morricella.«Con l’adozione di quel decreto - ha spiegato ieri il sottosegretario allo Sviluppo Economico Simona Vicari, alla Camera dei Deputati, davanti alle Commissioni VI e X della Camera riunite in sede referente - il Governo è intervenuto in una situazione complessa ed articolata a causa delle molteplici esigenze di natura pubblicistica da salvaguardare e bilanciare e degli interessi legati ad un territorio e ad una realtà industriale che costituisce un polo di interesse strategico nazionale per il nostro Paese ed una componente essenziale dell’intera produzione di acciaio europea. Come è noto, il decesso di un giovane lavoratore dell’Ilva aveva causato l’adozione di un provvedimento di sequestro preventivo dell’altoforno 2, la cui fermata avrebbe comportato la chiusura dell’intera Ilva».
«Per ragioni tecniche di sicurezza, un impianto siderurgico quale quello in questione - ha spiegato il sottosegretario - non può marciare in condizioni di assoluta sicurezza con un solo altoforno, ai fini del rispetto dei limiti in materia di emissioni ambientali. In tale scenario era forte la preoccupazione del Governo poiché, da un lato, era necessario evitare l’arresto della produttività di un’azienda di interesse strategico nazionale, che occupa circa 12.000 dipendenti, oltre l’indotto (al momento, circa 3000 unità), e, dall’altra, occorreva assicurare la tutela dell’interesse posto a base dei provvedimenti della magistratura ovvero che la continuazione della produzione avvenisse in maniera compatibile con la salvaguardia della tutela dei lavoratori e la sicurezza dei luoghi di svolgimento delle loro prestazioni. La norma - ha concluso la Vicari - ha operato tale bilanciamento di interessi attraverso l'ampliamento della sfera di operatività di una norma già esistente nel sistema, e, in tal modo, ha accordato all’impresa la facoltà d’uso dell’impianto, che tuttavia resta sequestrato e nella disponibilità dell’Autorità giudiziaria». Oggi alle ore 14, le Commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera svolgeranno l’audizione dei Commissari straordinari dell’Ilva, Piero Gnudi, Corrado Carruba ed Enrico Laghi, in merito all’attuazione del Piano industriale dell’Ilva e alle prescrizioni di tutela ambientale, sanitaria e di sicurezza.
Anche i sindacati prendono posizione dopo il verbale con il quale il custode giudiziario Barbara Valenzano ha ordinato lo spegnimento dell’altoforno 2. «No al caos istituzionale» scrive il segretario generale della Uilm di Taranto, Antonio Talò, in una lettera aperta inviata al premier Renzi e ai ministri Galletti, Poletti e Guidi.
«Il malessere diffuso tra i lavoratori – osserva Talò – è tale, che in mancanza di una manifesta determinazione dell’esecutivo che si è assunto, attraverso la legge, l'inviolabile onere di tracciare la via d’uscita da questo pericoloso impasse, ci adopereremo inevitabilmente a manifestare presso le sedi in indirizzo con ognuno e per i diritti di ciascuno». Secondo il sindacalista «appare evidente, da quanto nostro malgrado si evince, che otto dispositivi di legge non sono bastati ad assicurare un percorso, seppur faticoso, di ritorno alla normalità di una città e di una fabbrica, così come definita strategica e di interesse nazionalè. Un percorso di ritorno al diritto, cui lavoratori e cittadini da anni auspicano». (GdM)

martedì 26 maggio 2015

Spunti di vista

Ecoreati, legge imperfetta quanto importante. Ora tracciamo i rifiuti della Terra dei Fuochi

La legge penale sui delitti ambientali finalmente approvata dal Parlamento italiano fa soffrire numerosi giuristi e ambientalisti, come i nostri carissimi amici di Taranto.
In Campania abbiamo da tempo imparato ad essere l’avanguardia, l’avamposto delle innovazioni economiche reali, la punta dell’iceberg delle dinamiche industriali lobbiste e dei flussi economici che governano oggi l’Italia intera, cioè le attività produttive in regime di evasione fiscale (da noi arrivate al 47 % del totale), che sono le succulente radici, mai tagliate, dell’apparentemente invincibile “Terra dei Fuochi”.
Basterebbe tracciare con microchip non solo le ‘pummarole’ e le bufale, come da leggi vigenti, ma i fusti di rifiuti tossici e, a tutela del marchio, tutte le scarpe e borse prodotte dalle migliori ditte del “made in Italy”, per contenere il problema. Incredibilmente, non lo si fa, per non fare scoprire le eccezionali dimensioni reali delle attività produttive tutelate da marchio ma prodotte in regime di evasione fiscale, non solo in Campania.
Basterebbe trasformare “Terra dei Fuochi” in “Terra dei Chip”, non solo per le ‘pummarole’ ma anche per le attività produttive manifatturiere, e avremmo risolto gran parte del problema dei controlli. Non si deve fare: è troppo facile e soprattutto danneggerebbe in modo gravissimo i profitti (illegali!) delle nostre “attività manifatturiere”.
Stiamo facendo un percorso storico ma lunghissimo, che inizia soltanto con questa legge, in una sorta di autentico “Exodus” dalla attuale condizione di “schiavitù” ambientale del popolo italiano nei confronti delle lobby industriali. Da troppo tempo esse hanno nella classe medica “distratta” sino al limite della compiacenza e nei “non controlli ambientali” i primi alleati. Basta ricordare per quanti decenni la classe medica italiana ha “tollerato” l’eccesso di arsenico nelle acque del Lazio e i famosi quanto irrazionali “limiti” di emissione per il benzopirene dell’Ilva di Taranto.
Io ho cominciato ad occuparmi di ambiente e salute solo nel marzo del 2006, in Campania, scoprendo, mio malgrado, non solo la totale assenza di una valida sezione sui delitti ambientali nel panorama delle leggi penali italiane ma soprattutto la totale assenza di un concreto impegno formativo/informativo della classe medica italiana sul problema ambiente/salute.
Ho impiegato circa due anni, dal 2006 al 2008 circa, per comprendere che il principale problema da affrontare in Regione Campania, al contrario di quello che ancora oggi fanno ancora una gran parte non solo dei politici e dei cosiddetti “tecnici”, ma anche dei comitati sorti con meritorio impegno civile sui territori, non erano i rifiuti urbani ma i rifiuti speciali, industriali e tossici.
Lo sviluppo industriale italiano dell’ultimo trentennio è caratterizzato, rispetto a tutto il resto di Europa, dalle maggiori attività produttive in regime di evasione fiscale, in media del 30%, e quindi, come logica conseguenza, dalla maggiore quota europea di smaltimenti industriali scorretti ed illegali, che non possono non avere un riflesso diretto e grave sulla salute pubblica di tutti gli italiani.
Della reale entità di questo impatto certo, però, ignorando volutamente innanzitutto il problema, la classe medica e scientifica italiana si è totalmente disinteressata, concentrando tutte le sue notevoli potenzialità di ricerca soltanto sulla cura o sulla diagnosi precoce, vedi ad esempio la violenta polemica su Beppe Grillo dopo la sua affermazione su Veronesi e le mammografie.
Sono stato accusato di parlare “troppo di pancia” per avere osato, in una audizione pubblica presso il Senato della Repubblica Italiana in data 10 settembre 2013, mostrare a tutti che la produzione di rifiuti speciali pro capite della Campania era non più di un terzo di quella del solo Veneto e scendeva a un quarto se consideravamo insieme rifiuti speciali/rsu, come si dovrebbe fare sempre quando si parla di rifiuti.
Oggi, per la prima volta dall’anno della sua prima edizione (2003), l’importantissimo report “Osservasalute” in Italia pubblica, finalmente, nella sezione ambiente, un’esauriente relazione sulla produzione e smaltimento dell’eccezionale quota di rifiuti speciali, industriali e tossici italiani, basata sui dati Ispra 2010, che abbiamo quasi “estorto” al Ministero dell’Ambiente grazie alla amicizia personale del ministro Galletti con Padre Maurizio Patriciello. E’ la prima volta che accade dal 2003!
E adesso possiamo ragionare tutti in trasparenza sui questi dati considerando che (per una media del 30 per cento), esiste una eccezionale quota di rifiuti speciali, industriali e tossici prodotta in regime di evasione fiscale e quindi smaltita illegalmente, a cominciare dal micidiale amianto.
Questa “distrazione” eccessiva degli igienisti ed epidemiologi italiani è stata recuperata grazie al più grande movimento ambientalista del dopoguerra guidato e sorretto dalla Chiesa Cattolica, partito dalla Campania e dalla Terra dei Fuochi ma ormai sempre più forte, radicato su tutti i territori italiani e sempre più collegato in rete.
Lo Stato italiano è stato “costretto” a produrre due importantissime quanto imperfette leggi sui reati ambientali, nate magari solo per calmare “l’allarme sociale” come in Terra dei Fuochi, ma necessarie a dare il via ad un indispensabile cambio di rotta sui delitti ambientali che oggi sappiamo avvelenare l’Italia intera. E’ un percorso duro, durissimo, che stiamo imparando essere irto e denso di tranelli e trabocchetti, ed il primo tranello era e resta, per me, il tentativo di bloccare il delitto penale ambientale nelle sabbie mobili del dibattito parlamentare infinito: per i lobbisti è sempre meglio non avere nessuna legge che una legge sia pure imperfetta.
La legge su Terra dei Fuochi ha prodotto comunque quello che nessuno voleva fosse neanche solo accennato: l’inizio di validi controlli ambientali e dati trasparenti sull’eccesso di cancro, specie infantile, in Terra dei Fuochi.
Per questo adesso guardo con fiducia alla pur imperfetta legge sui delitti ambientali: non era e non è una legge di “facciata” e “abusivamente” per me non tende a tutelare le industrie che inquinano in presenza di autorizzazioni, ma dimostra quanto grave sia che lo Stato italiano e la sua classe medica concedano ancora oggi autorizzazioni ambientali in grado di danneggiare e non tutelare la salute pubblica, come ad esempio per l’Ilva di Taranto. (FQ)

sabato 21 marzo 2015

L'ombra del legislatore sull'ambiente

Ecoreati, intervista a Gianfranco Amendola: "Il governo aiuta chi inquina"

"La verità è che non c'è fiducia nella magistratura e si vuole evitare che essa intervenga in qualunque modo in su vicende come Ilva, amianto ed Eternit". Gianfranco Amendola, massimo esperto di diritto ambientale in Italia e procuratore della Repubblica di Civitavecchia, attacca il dl sugli ecoreati in un'intervista ad Affaritaliani.it.

Gianfranco Amendola, il dl sugli ecoreati licenziato dal Senato introduce il disastro ambientale "abusivo". Che cosa significa?
La chiave sta in quell'avverbio: "abusivamente". Se si stabilisce che il disastro ambientale è punibile solo se commesso abusivamente significa è come dire se è commesso senza autorizzazione, come se un disastro ambientale potesse avere in qualche modo un'autorizzazione. L'omicidio è omicidio, chiunque uccide una persona viene punito, mica c'è bisogno di distinguo o autorizzazione. Se la preoccupazione di chi ha messo questo "abusivamente" è di non far condannare industriali che hanno sempre fatto di tutto per rispettare le leggi si tratta di una preoccupazione infondata. Si diceva questo in riferimento all'Ilva e all'Eternit, per esempio. La nostra legge non punisce la responsabilità oggettiva ma occorre l'elemento soggettivo e oggettivo del reato. Significa che ci vuole o dolo o colpa. E se c'è colpa significa che c'è negligenza, imperizia, imprudenza o inosservanza di leggi. La Corte Costituzionale ha detto che nessuno può essere punito se non c'è una consapevole ribellione all'ordinamento giuridico del nostro Paese. Se uno fa tutto il possibile per stare in regola il reato non c'è. Quindi non c'è bisogno di scrivere "abusivamente". Tantissimi industriali sono stati assolti per buonafede perché magari sono stati indotti in errore dalla pubblica amministrazione.
E allora perché aggiungere quell'"abusivamente"?
La verità è che non c'è fiducia nella magistratura e si vuole evitare che essa intervenga in qualunque modo in questi settori: dall'Ilva all'amianto all'Eternit. Che significa quell'"abusivamente"? Che basta che ci sia un'autorizzazione affinché il reato non può essere imputato a chi commette un disastro ambientale? Se è per questo anche Ilva ed Eternit avevano, e hanno, autorizzazione a produrre. C'è anche un'altra anomalia, perché intanto il disastro generico resta ed è senza "abusivamente", aprendo la possibilità a problemi di interpretazione e di utilizzo degli strumenti giuridici. Il senso di tutto mi pare che sia la volontà di lasciare mano libera alle industrie che devono essere libere di fare ciò che vogliono senza che i magistrati possano intervenire.
Ritiene sia stato un errore?
Non credo che sia un errore. Le industrie temono che anche rispettando le leggi vanno sotto processo. Credo che sia una richiesta specifica che è stata fatta e poi in qualche modo accolta dal Senato.
Al di là di questo "abusivamente" come va giudicato il testo?

E' un testo abbastanza squilibrato. Questa cosa è inaccettabile, poi ce ne sono altre criticabili. Si tratta di un testo troppo indulgente. Se uno fa un disastro e poi si pente si evita due terzi della pena. Io credo che l'Italia avrebbe dovuto recepire nel proprio ordinamento la direttiva europea sul diritto ambientale. Invece sono state fatte un sacco di aggiunte, ghirigori, distinguo che rendono più difficile il compito dell'interprete.
Più in generale come giudica la politica ambientale del governo Renzi?

Questo governo dice che siccome ci vuole la crescita allora si possono fare trivellazioni ovunque, si può dare vita a una rete di inceneritori che copre tutta Italia. Questo governo antepone la crescita alla tutela dell'ambiente e della salute.
Negli scorsi giorni abbiamo assistito a delle forti frizioni tra Anm e governo. Di chi è la colpa?
Credo che possano sorgere problemi tra due poteri autonomi quando ci si trova di fronte a un governo molto decisionista. E si finisce per arrivare a dure contrapposizioni invece di cercare di mediare.
Ma è vero come è stato detto dall'Anm che dal governo arrivano "schiaffi per i magistrati e carezze per i corrotti"?
Questo non lo so. Di sicuro ci sono voluti parecchi mesi prima che andasse avanti le norme sulla prescrizione e sulla corruzione. Ma per molto tempo le cose sono rimaste ferme ed evidentemente non erano aspetti condivisi da tutta la politica. @LorenzoLamperti

sabato 26 aprile 2014

Alla faccia del reato!

Reati ambientali, la legge che fa saltare i processi. E la grande industria ringrazia 

Porto Tolle, Tirreno Power, Ilva: per magistrati ed esperti di diritto il testo in discussione al Senato sembra scritto appositamente per limitare le indagini e mettere a rischio procedimenti in corso. Il Pd si divide. Realacci parla di "eccesso di critica dei magistrati", Casson bolla il testo come un "regalo alle lobby"

Chi inquina paga, ma solo se ha violato disposizioni amministrative, se il danno è irreversibile e la sua riparazione è “particolarmente onerosa” per lo Stato. In altre parole, chi inquina rischia di non pagare affatto. E’ ​all’ultimo giro di boa il testo unificato che introduce nel codice penale i delitti contro l’ambiente. Nelle intenzioni dovrebbe rendere dura la vita a chi infierisce su natura, paesaggio e salute pubblica. Ma il testo, per come è scritto, rischia invece di diventare un lasciapassare anche per le violazioni più gravi e di mettere a rischio anche le indagini e i processi penali già in corso, a partire da quelli sui disastri da inquinamento ambientale provocati dalle centrali termoelettriche di Savona e Rovigo. E anche nell’eventuale processo contro i vertici Ilva, la nuova norma, grazie al parametro dell’irreversibilità, potrebbe trasformarsi in un regalo ai Riva. A lanciare l’allarme sono magistrati ed esperti di diritto dell’ambiente che sperano ancora di sensibilizzare Palazzo Madama dove, in vista dell’approvazione, si ripropone anche lo scontro ideologico tra la destra sensibile alle ragioni dell’industria e la sinistra ambientalista, nonché un ruvido confronto tra le diverse anime di quest’ultima.
Licenziato alla Camera e ora all’esame delle commissioni Ambiente e Giustizia del Senato, il disegno di legge 1345 introduce delitti in materia ambientale, prima puniti solo con contravvenzioni, ad eccezione del traffico illecito di rifiuti (2007) e della “combustione illecita” del decreto Terra dei Fuochi (2014). Viene inoltre introdotto all’articolo 452 ter il “disastro ambientale”, punito con pene da 5 a 15 anni. Mano pesante, dunque, se non fosse che la norma è scritta con tanti e tali paletti da renderne impossibile l’applicazione, almeno ai casi davvero rilevanti. E lo dicono gli stessi magistrati che devono utilizzarlo. Il nuovo testo qualifica infatti il “disastro” come “alterazione irreversibile dell’equilibrio dell’ecosistema” quando quasi mai, per fortuna, il danno ambientale si rivela tale. In alternativa come un evento dannoso il cui ripristino è “particolarmente oneroso” e conseguibile solo con “provvedimenti eccezionali”. Ma il degrado ambientale potrebbe verificarsi anche se ripristinabile con mezzi ordinari. L’estensione della compromissione e del numero delle persone offese cozzano poi con la possibilità che il disastro possa consumarsi in zone poco abitate e non per forza estese.
Il disegno di legge sposta poi in avanti la soglia di punibilità configurando il disastro come reato di evento e non più di pericolo concreto, come è invece il “disastro innominato” (l’art. 434 del codice penale, comma primo), la norma finora applicata dalla giurisprudenza al disastro ambientale. Sinora era stato possibile punire chi commetteva “fatti diretti a causare un disastro”, quando vi era stato il pericolo concreto per la pubblica incolumità, anche senza che il disastro avvenisse perché non sempre il disastro è una nave che perde petrolio, un incendio o un’esplosione che producono evidenza immediata del danno. A volte, come nel caso dell’inquinamento da combustibili fossili e delle microparticelle come l’amianto, il disastro può restare “invisibile” a lungo prima che emergano i segnali della compromissione dell’ambiente e della salute della collettività. Segnali che, a volte, solo le correlazioni della scienza medica e dei periti riescono a individuare tra una certa fonte inquinante e il pericolo concreto di aumento di patologie e degrado ambientale in una certa area. Sempre che i magistrati abbiano potuto disporre le indagini penali.
Il procuratore generale di Civitavecchia Gianfranco Amendola, storico “pretore verde”, sottolinea la terza grave lacuna. “Deriva dalla evidentissima volontà del nuovo testo di collegare i nuovi delitti alle violazioni precedenti”. Il reato può essere contestato solo nelle ipotesi in cui sia prevista una “violazione di disposizioni legislative, regolamentari o amministrative, specificamente poste a tutela dell’ambiente e la cui inosservanza costituisce di per sé illecito amministrativo o penale, o comunque abusivamente, cagiona un disastro ambientale”. Come se fosse lecito, altrimenti, provocare enormi danni all’ambiente. “Fare addirittura dipendere la punibilità di un fatto gravissimo dall’osservanza o meno delle pessime, carenti e complicate norme regolamentari ed amministrative esistenti significa subordinare la tutela di beni costituzionalmente garantiti a precetti amministrativi spesso solo formali o a norme tecniche che, spesso, sembrano formulate apposta per essere inapplicabili”.
I processi a rischio: da Rovigo alla Terra dei FuochiIl testo di legge sembra sdoganare allora la linea difensiva (finora sconfitta) in alcuni processi celebri, a partire da quello di Radio Vaticana dove, a fronte di prove indiscutibili sulla molestia e la nocività delle emissioni, la difesa si era incentrata sul fatto che la norma contestata (art. 674 c.p.) richiede che l’evento avvenga “nei casi non consentiti dalla legge”. Ma soprattutto apre grandi incognite su quelli ancora da celebrarsi. Allunga un’ombra, ad esempio, sull’appello del processo appena concluso a Rovigo che ha visto condannare gli amministratori di Enel Tatò e Scaroni per le emissioni in eccesso della centrale a olio di Porto Tolle. C’è il rischio concreto, se la norma sarà licenziata così dal Senato, che in sede d’Appello ci sarà una normativa più favorevole ai vertici del colosso energetico che depenalizza proprio il reato per cui sono stati condannati.
“Nel dibattimento la maggior difficoltà è stata proprio quella di individuare specifiche disposizioni violate nella gestione dell’impianto”, spiega il legale di parte civile Matteo Ceruti. Era poi quello il cavallo di battaglia della difesa degli imputati, la non illeicità delle emissioni della centrale che – grazie a deroghe e proroghe connesse per gli impianti industriali esistenti – avrebbe potuto “legittimamente” emettere in atmosfera fino al 2005 enormi quantità di inquinanti, ben oltre i limiti imposti dall’Europa sin dagli anni Ottanta del secolo scorso. Il Tribunale ha invece condannato gli amministratori per violazione dell’art. 434, 1° comma cp che punisce i delitti contro la pubblica incolumità, evidentemente ritenendo – sulla base delle consulenze tecniche disposte dalla Procura – che l’enorme inquinamento provocato ha comunque messo in pericolo la salute degli abitanti del Polesine e l’ambiente del Parco del Delta del Po”. La stessa fine, a ben vedere, potrebbe fare anche il procedimento penale di Savona che ha condotto al sequestro dei gruppi a carbone della centrale termoelettrica Tirreno Power di Vado Ligure. Il decreto di sequestro emesso dal gip si fonda, tra l’altro, proprio sulla circostanza che per integrare il reato di disastro innominato non è necessario dimostrare che l’impianto abbia funzionato in violazione di specifiche prescrizioni di legge o dell’autorizzazione.
Lo scontro a suon di emendamenti. Il Pd diviso verso l’approvazione Sul testo si annuncia ora, in previsione del rash finale, uno scontro durissimo nelle commissioni Giustizia e Ambiente. Salvo slittamenti, si potranno presentare emendamenti fino al 29 aprile. E mentre la destra sta a guardare, è la sinistra che si ritrova il problema di far passare il testo com’è o tentare di arginare le falle. Ne rivendica la bontà il proponente, Ermete Realacci (Pd) che non lesina stoccate ai critici che “rischiano di mandare la palla in tribuna, quando sono vent’anni che si lotta per avere reati ambientali nel codice penale”. “Non sono un giurista né un magistrato – dice – se ci sono margini per migliorarlo ben venga. Ma ricordo che alcune toghe avevano criticato anche l’introduzione del reato penale di smaltimento dei rifiuti pericolosi che è stato invece determinante per combattere le ecomafie. Senza quel reato le inchieste sulla Terra dei Fuochi non sarebbero state possibili”. Non è una legge su misura delle industrie? “A volte si cerca la perfezione mentre tocca cercare vie praticabili. Questo testo riesce a tenere insieme l’equilibrio delle pene, che devono essere proporzionali rispetto ad altri reati e la certezza del diritto rispetto al quadro normativo, perché non è che se sono un magistrato posso arrestare chi voglio”.
Parole molto diverse da quelle di un altro esponente di punta del Pd, Felice Casson, vicepresidente della commissione Giustizia al Senato, per 25 anni toga di peso in fatto di reati e processi ambientali (a partire dal Petrolchimico di Porto Marghera, 1994). Casson ha colto subito nel testo il rischio di un favore ai gruppi industriali sotto assedio delle procure. E ha depositato a sua volta un disegno di legge in materia di reati ambientali. “L’avevo anche detto a quelli di Legambiente quando, a inizio legislatura, erano venuti in Senato a presentare il ddl: il testo, che resta un importante passo avanti, presenta però criticità di impostazione tecnica tecniche tali da impattare pesantemente su indagini e processi in corso. Allora proposi di modificarlo e rinviarlo alla Camera, piuttosto che farlo entrare in vigore così. A questo punto presenteremo emendamenti correttivi che integrino le disposizioni dei due testi, ma sarà dura. Perché c’è una pressione forte da parte del centrodestra per difendere il testo e farlo passare così com’è, ritenendolo perfetto proprio perché l’impostazione è tale da limitare le possibilità dell’azione penale della magistratura”.
Ilva e la norma sull’irreversibilità del danno
Anche a Taranto, nel procedimento contro la famiglia Riva e i vertici dell’Ilva per il disastro ambientale causato dalle emissioni nocive della fabbrica, il nuovo provvedimento legislativo potrebbe rappresentare un assist agli imputati. Già perché per dimostrare che il danno compiuto dalla fabbrica è “irreversibile” sarebbe necessario dimostrare di aver compiuto una serie di tentativi di bonifica che non hanno prodotto risultati. Nel capoluogo ionico, finora, le bonifiche sono state solo una promessa sulla carta: nonostante i mille proclami e la nomina di garanti, commissari e subcommissari, le operazioni di risanamento del quartiere Tamburi e delle zone colpite dalle emissioni dell’acciaieria, a oggi, nessuna operazione è concretamente partita. In un’aula di tribunale, quindi, al di là delle perizie, l’accusa non avrebbe strumenti per dimostrare che quelle operaizoni sono state inutili. Al collegio difensivo, in definitiva, basterebbe puntare sull’assenza di elementi certi per dimostrare che il danno arrecato non è, oltre ogni ragionevole dubbio, irreversibile. Un regalo che, tuttavia, non migliorerebbe di molto la situazione dei Riva che devono rispondere anche di un reato ben più grave come l’avvelenamento di sostanze alimentari per la contaminazione di oltre 2mila capi di bestiame nelle cui carni fu ritrovata diossina proveniente, secondo le perizie del tribunale, dagli impianti dell’Ilva. Un reato, che richiede la corte da’assise come per i casi di omicidio, punito con una reclusione che va da un minimo di 15 anni a un massimo, se l’avvelenamento ha causato la morte di qualcuno, anche con l’ergastolo. ( - FQ)

giovedì 19 settembre 2013

E quattro! Altro che Corea del Nord, qui manco lo stato di Bananas!

Riva, in arrivo la quarta norma ad hoc. I regali dei governi Monti-Letta

Prima la legge “salva Ilva”, poi la “salva ilva-bis” e infine un decreto che autorizza le discariche interne allo stabilimento. Una raffica di leggi ad aziendam in meno di 12 mesi. Eppure il governo italiano è capace di fare di più. Dopo aver restituito gli impianti inquinanti e l’acciaio prodotto illecitamente, dopo aver nominato commissario straordinario dell’Ilva l’ex amministratore delegato, Enrico Bondi, ora cerca una soluzione per restituire il tesoretto alla famiglia Riva, i padroni dell’acciaio italiano, indagati per associazione a delinquere per il disastro ambientale di Taranto. Un quarto provvedimento normativo, insomma, studiato su misura per scavalcare ancora la legge e annullare l’azione della magistratura ionica.
Ad annunciarlo è stato il ministro per lo Sviluppo economico, Flavio Zanonato, che ha proposto come soluzione per far ripartire gli impianti delle 13 società del Gruppo Riva – bloccate dalle fiamme gialle al comando del colonnello Salvatore Paiano e dal maggiore Giuseppe Dinoi – quella di “modificare il codice di procedura penale, istituendo il 104-ter, che consentirebbe di sbloccare i fondi mantenendo il sequestro dei beni”. Non bastava, quindi, aver sacrificato il diritto alla salute di operai e cittadini sull’altare della produzione e dell’interesse nazionale, ora anche il codice di procedura penale dev’essere modificato per favorire i Riva. Una mossa che, inoltre, potrebbe anche andare a incidere sui tanti sequestri preventivi disposti quasi quotidianamente dalla magistratura italiana.
Questo, come detto, sarebbe solo l’ultimo regalo del governo alla famiglia Riva. Il primo, fu voluto dall’ex ministro dell’Ambiente Corrado Clini. Nel dicembre scorso infatti, il governo varò il decreto “salva Ilva” successivamente convertito in legge che prevedeva la restituzione degli impianti inquinanti all’Ilva, l’autorizzazione a produrre in attesa di realizzare le prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale e il divieto per la magistratura di intervenire per il tempo necessario all’adeguamento. Una cappa di impunità lunga 36 mesi durante i quali a vigilare sarà il Garante per l’Ilva (Il governo sceglie l’ex pg di Cassazione Vitaliano Esposito, ex giudice “a disposizione” di Mancino nell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia).
Ma l’adeguamento all’Aia si rivela subito un’impresa ardua per l’Ilva. Le ispezioni dell’Ispra e dell’Arpa a distanza di mesi mostrano le violazioni e i ritardi. Il Garante scrive al nuovo governo guidato da Enrico Letta e al ministro dell’Ambiente Andrea Orlando che invece di espropriare l’azienda alla famiglia lombarda sceglie la strada del commissariamento. La scelta cade su Enrico Bondi, già ad dell’Ilva scelto mesi prima proprio dai Riva. Il nuovo decreto “salva Ilva bis” viene confezionato in tempi record e varato luglio 2013: oltre alla nomina di Bondi e allo sblocco dei fondi, prevede anche la nomina di un vice commissario (Edo Ronchi) e un comitato di tre esperti scelti dal ministero. A questo si aggiunge qualche mese più tardi un decreto che autorizza l’Ilva a smaltire i rifiuti nelle due discariche interne, permettendo ancora una volta i Riva di risparmiare milioni di euro.
Il 23 settembre potrebbe arrivare l’ennesimo regalo all’azienda per neutralizzare i provvedimenti della magistratura. In fabbrica, intanto, non è ancora partita alcuna opera di risanamento. Lo stabilimento è lo stesso sequestrato dal gip Patrizia Todisco. La fabbrica diffonde ancora “malattie e morte” come scrissero i periti nella maxi perizia depositato in tribunale. “Io ho vissuto a Genova dove non potevamo assolutamente fare nessuna, nessunissimo slopping perché ci avrebbero chiuso” ha dichiarato davanti al gip uno dei cinque fiduciari dei Riva arrestati nei giorni scorsi. A Taranto invece anche le nubi rosse e nocive sono autorizzate per legge. (FQ)


ILVA: BONDI, NEPPURE IN COREA DEL NORD COMMISSARIAMENTO AZIENDE O GESTIONE COMMISSARIALE CONTI CORRENTI
 
"L'ipotesi di commissariamento dell'Ilva o l'approvazione di una norma penale che consentirebbe ad un commissario di gestire i conti correnti della proprietà dell'azienda è qualcosa che non avverrebbe neppure nella Corea del Nord. Quando la magistratura italiana avrà completato il proprio programma di conversione etica dell'Italia, e saremo finalmente diventati un Paese felicemente circondato di macerie di povertà, forse i lavoratori apriranno gli occhi e andranno a protestare davanti alle sedi dei Tribunali". Lo dichiara in una nota il senatore del Pdl Sandro Bondi. (Agenparl)


Norma ad hoc per salvare l' Ilva.  Zanonato: «Non è esproprio»
 
Il governo è al lavoro per sbloccare la situazione dell'Ilva. La soluzione per sbrogliare la matassa delle acciaierie Riva e riportare al lavoro i 1.400 operai dei sette stabilimenti chiusi dal gruppo arriverà da una modifica al Codice di procedura penale che potrebbe essere varata per decreto già dal Consiglio dei ministri venerdì. È questa la strada scelta dal ministero dello Sviluppo economico, che punta ad affidare al custode giudiziale non solo i beni, ma anche la liquidità necessaria per mandare avanti l'azienda in attesa delle decisioni della Cassazione, cui si è rivolto il gruppo per contestare il sequestro.
«NON E' UN ESPROPRIO» - Una soluzione che, ha assicurato il ministro Flavio Zanonato, «non è un esproprio», ma un modo per far marciare l'azienda garantendo tutti gli attori coinvolti. Il ministro ha illustrato l'idea, alla quale stanno lavorando i tecnici del Mise insieme a quelli del ministero della Giustizia (e che è già stata presentata alla procura di Taranto), davanti alle commissioni Attività produttive della Camera e Industria del Senato, riunite per fare il punto su una situazione decisamente intricata: da una parte la procura, che ha deciso il sequestro (relativo alla vicenda Ilva) affidando i beni dei Riva a un custode, dall'altra l'azienda, che afferma di non poter mandare avanti l'attività a causa del blocco dei fondi necessari per il pagamento di utenze, fornitori e stipendi. Una vera e propria impasse, dunque, dalla quale si può uscire, ha spiegato Zanonato, con una piccola aggiunta all'articolo 104 delle norme di attuazione del Codice di procedura penale.
MODIFICA - L'articolo 104 bis, ha infatti ricordato il ministro prevede, in caso di sequestro, che «l'amministratore giudiziario abbia a disposizione i beni ma non i soldi, che vanno nel Fondo unico di giustizia. Allora il problema che dobbiamo porci è: come si fa a consentire il sequestro senza bloccare attività produttiva?». La strada ipotizzata prevede dunque «un 104 ter»: «quando il sequestro riguarda le attività produttive, il giudice nomina un amministratore che dispone anche dei soldi e che ha il compito di gestire l'attività per garantire la produzione, l'occupazione e tutto il resto». Insomma, ha sintetizzato: «sarà in grado di disporre delle risorse per pagare gli stipendi e far ripartire gli impianti».
La soluzione ipotizzata, ha comunque assicurato il ministro, non si configura come un esproprio, perché punta unicamente a far marciare l'azienda in attesa dei tempi della giustizia: «Dobbiamo agire indipendentemente dalla magistratura perché abbiamo tempi strettissimi», ha avvertito Zanonato. Tra l'altro, ha aggiunto, si tratta di una norma che va a garanzia di tutti, sia «dello Stato, che così confischerà un bene di maggior valore, che dell'imputato, che se scagionato si ritroverà un'azienda che ha continuato a funzionare e non ha perso il proprio valore». E mentre i Riva ribadiscono in una lettera al custode giudiziale tutta l'intenzione di collaborare per riprendere l'attività «nel più breve tempo possibile», va avanti l'iter giudiziario, con il ricorso in Cassazione contro il provvedimento di sequestro che è stato presentato oggi, e anche quello relativo alla Cig: un incontro con i sindacati è in programma per domani al ministero del Lavoro, ma secondo il ministro Enrico Giovannini, vista la norma in arrivo, non ci sarà necessità di fare ricorso a strumenti di integrazione salariale. (CdS)

mercoledì 23 gennaio 2013

La Costituzione secondo Clini...

 perchè le parole, Ministro, sono importanti!


Se nel motore di ricerca google scriviamo la parola "Clini", Ministro dell'ambiente del passato governo dimissionario Monti, il risultato della ricerca sarà il seguente:

Clini: bisogna fare presto per l'Ilva. Non abbiamo un piano B

Il Sole 24 Ore-2 minuti fa
"Non abbiamo un piano B se la Corte Costituzione dovesse dirci che la legge sull'Ilva è anticostituzionale. La Consulta si pronuncerà fra quattro-cinque mesi ...




Ilva: Clini, governo vuole continuita' produzione

La Repubblica Bari.it-11 minuti fa
Taranto, 23 gen. (Adnkronos) - "Il governo vuole che questo stabilimento continui a produrre per l'economia nazionale e, nello stesso tempo, per rappresentare ...

  • Ilva: Clini, se impianto si ferma siderurgico esce da mercato

    La Repubblica Bari.it-25 minuti fa
    Taranto, 23 gen. (Adnkronos) - "Se qualcuno pensa che il risanamento ambientale di questo centro siderurgico possa avvenire fermando l'impianto, non ha ...


    Insomma, i giornali nazionali più importanti rimarcano ciò che Corrado Clini, venuto a Taranto per un incontro con l'Azienda (avvenuto stamattina) ed in Prefettura (con le istituzioni e i sindacati), dichiara oramai da quando è stato nominato Ministro all'Ambiente: e cioè che l'Ilva nonostante tutto non deve chiudere.
    E che quindi l'Ilva deve continuare a produrre perchè "Se la fabbrica si ferma, si ferma anche il risanamento, e in più  perdiamo la fabbrica che a quel punto si allontana dal mercato e dai clienti".
    Questo lo dice il Ministro, ma non dice perché la fabbrica si deve fermare, come invece chiesto dalla Procura di Taranto.
    Non parla il  Ministro, ad esempio degli articoli l'1 e il 3 della legge 231/2012 meglio nota come 'Salva Ilva'  (una legge ad aziendam come di quelle create dal Governo Berlusconi  e di cui Repubblica.it scriveva molto bene dando tanto rilievo....).

    Non dice il Ministro che gli articoli in questione violano 17 articoli della Costituzione. Lo scrive il gip Patrizia Todisco nell'ordinanza con la quale ha sollevato questione di legittimità costituzionale della legge salva-Ilva (leggi articolo del Corriere del Giorno).

    Anzi il Ministro utilizza la parola "costituzionale" come a rigirare la frittata.... in una dichiarazione rilasciata ai giornalisti questa mattina :"Sono a Taranto per confermare che la difesa del diritto alla salute e al lavoro è la priorità costituzionale che ha sempre orientato il governo".

    Se l'azione di governo fosse  stata fin da subito orientata alla difesa del diritto alla salute e al lavoro- quella che Clini definisce- priorità costituzionale, non si capisce com'è che:

    nemmeno un soldo ancora  è stato investito per il risanamento,

    i 119 milioni di euro stanziati col decreto di agosto  finalizzati alla bonifica, non si sa dove siano finiti, se lo chiede Bonelli , ma ce lo domandiamo anche noi,

    la produzione di acciaio continua ancora oggi, eppure se ne parla come se fosse già chiusa ed invece produce ed inquina, ancora oggi....

    l'azienda minaccia di non pagare gli stipendi, ma Fabio Riva per la sua "libertà vigilata" pensa bene di pagare una cauzione ( e lo fa con i soldi Nostri: i soldi  delle vittime dell'inquinamento e dei lavoratori che all'Ilva hanno fatto fruttare fior di quattrini).  Per l'esattezza....  si legge che abbia pagato 10.000 sterline ossia 11.927,50 EURO... 





    ed infine non si capisce com'è che Clini continui a dire che il Governo intende difendere la salute dei tarantini se nell'Aia è stabilito che  si mantiene l'area a caldo - condizione questa  incompatibile con la difesa della salute!!!

    A quale Costituzione si riferisce Corrado Clini?

     a quella Italiana? ... che recita all'art. 2 " La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale." e all' Art. 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali
    e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. e all'art. 9 comma 2: "La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione." e all'art. Art. 32.La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto ell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti."


    Quando parla di difesa di salute e ambiente per Taranto, molto probabilmente il Ministro si riferisce alla "Costituzione secondo Clini". 

    A noi verrebbe da chiedere al Ministro:"Ma come parla Ministro? ma come parlaaaaa? Le parole sono importanti!!!!"




























  • giovedì 20 dicembre 2012

    ILVA: licenza statale di uccidere e lucrare!

    Politica batte Giustizia 96 a 4

    Oggi abbiamo capito qual'è il tasso di onestà e senso dello stato nei parlamentari italiani.
    Il decreto legge 207 che tutela il diritto della famiglia Riva ad uccidere gli abitanti di Taranto e a fare profitti con la produzione in qualsiasi situazione, è stato convertito in legge dello Stato.
    Dopo le leggi ad personam, ecco la prima dichiarata legge ad familiam.
    Ora però sappiamo quanti politici nazionali e i rispettivi partiti hanno mangiato e mangiano dall'elemosina che i Riva elargiscono nei loro piattini.
    Facciamo un po' di Epidemiologia del malaffare (chiedendo venia dell'ardire patafisico agli epidemiologi veri...)

    Alla camera 420 voti a favore, 21 contrari, 49 astenuti. 490 presenti su un totale di 630 deputati
    Al senato 217 a favore, 10 contrari, 18 astenuti. 245 presenti su un totale di 315 senatori.

    Siamo buoni, ipotizziamo che solo metà degli assenti siano degli astuti astenuti o degli assenteisti parassiti mangiastipendio, mentre gli altri sono motivati da cause di forza maggiore ad essere altrove (anche se stiamo parlando di una legge molto importante, discussa negli stessi giorni di quella sulla stabilità).

    Allora, alla Camera abbiamo avuto
    630-490=70 assenti
    70/2=35 furbetti e parassiti
    490+35=525 consapevoli
    21 no su 525 consapevoli corrisponde ad una percentuale del 96% di corrotti o complici alla Camera.

    Al Senato, invece
    315-245=70 assenti (stesso numero della Camera!!)
    70/2=35 furbetti e parassiti
    245+35=280
    10 no su 280 consapevoli corrisponde ad una percentuale del 96% di corrotti o complici al Senato

    I dati percentuali sono incredibilmente identici!
    Possiamo senza dubbio dirci felici che non è vero quanto si dice che i politici sono tutti corrotti.
    Il 4% (forse) è onesto!!!
    Ora stiamo meglio!
    Possiamo goderci le vacanze prima di imbracciare i forconi!!!

    Per chi ha ancora voglia di leggere clicchi qui per il resoconto della seduta al Senato

    mercoledì 3 ottobre 2012

    Varata la farsa

    Ilva: e' legge decreto di bonifica per Taranto

     
    Il decreto sull' Ilva, convertito in via definitiva in legge con la sola opposizione della Lega Nord (247 sì e 20 no) punta ad accelerare il processo di bonifica e riqualificazione del sito di Taranto che ospita il più grande polo siderurgico europeo, con l' arduo obiettivo di superare i gravi problemi ambientali e sanitari e, al contempo, salvaguardare l'occupazione. Il provvedimento, messo a punto dal governo dopo il sequestro dello stabilimento disposto dalla magistratura, rende immediatamente disponibili le risorse previste dal protocollo d'intesa del 26 luglio a favore della riqualificazione ambientale pari a un importo complessivo di 336 milioni di euro: 329 pubblici e 7,2 privati.

    Di questi, 119 milioni vanno alle bonifiche, 187 milioni per interventi portuali, e 30 milioni per il rilancio industriale per investimenti produttivi caratterizzati da un elevato livello tecnologico. I gruppi parlamentari che sostengono il Governo hanno auspicato la rapida conclusione della procedura di "autorizzazione integrata ambientale" che serve per certificare la conformità degli impianti alle normative vigenti in modo da garantire la continuità produttiva e l' occupazione. In particolare, il Pd ha sollecitato politiche industriali ispirate al principio della sostenibilità per superare "l'anacronistico dualismo tra lavoro e salute". Il Pdl ha invitato il Governo a impedire la chiusura dello stabilimento che avrebbe gravi ricadute sociali ed economiche. Il Carroccio, invece, ha ribadito la propria contrarietà al decreto anche se non ha fatto ricorso all' ostruzionismo praticato alla Camera.

    La Lega ha criticato la decisione di decurtare le risorse destinate alla Regioni, principalmente quelle del Nord per il riassetto idrogeologico e ha presentato ordini del giorno, alcuni accolti dal Governo, per estendere gli interventi di bonifica ad altri siti industriali di interesse nazionale. L'Idv, pur votando a favore, ha ribadito il proprio sostegno alla magistratura perché "agisce a tutela della salute dei cittadini di Taranto" e ha criticato il Governo reo di avere sposato la causa della proprietà aziendale, rinunciando a investire su un nuovo modello produttivo.

    Nel dettaglio la legge contempla "accordi di programma attuativi", da stipularsi entro 30 giorni dall'effettiva formalizzazione delle risorse affida a un Commissario straordinario, nominato dal Presidente del Consiglio, il compito di assicurare l'attuazione degli interventi previsti dal Protocollo d'intesa, stabilisce una "cabina di regia" presieduta dal presidente della regione Puglia ed un "Comitato", già insediato, per assicurare la realizzazione degli interventi e coinvolgere forze sociali ed economiche, proponendo al governo soluzioni operative. Il provvedimento riconosce l'area di Taranto quale "area in situazione di crisi industriale complessa", consentendo così al Ministero per lo sviluppo economico di individuare progetti di riconversione industriale.

    Per quanto riguarda le procedure, il ministero dell'Ambiente si impegna "a garantire ogni utile accelerazione per la definizione del procedimento di riesame dell'Aia (Autorizzazione integrata ambientale) dello stabilimento", allo stesso modo il governo si impegna ad "accelerare le attività autorizzative" per la realizzazione delle "opere, la gestione e l'erogazione di servizi di prevenzione". Tra gli obiettivi del Piano, che ha una durata di cinque anni, lo sviluppo di interventi infrastrutturali complementari alla bonifica tra questi 14 milioni di euro del Programma nazionale reti e mobilità per la realizzazione della nuova diga di protezione del porto di Taranto. (Ansa)

    venerdì 31 agosto 2012

    Più potere sui servizi pubblici?

    Regione Puglia

    Consiglio regionale della PugliaRafforzamento delle pubbliche funzioni nell'organizzazione e nel governo dei Servizi pubblici locali

    Anno: 2012
    Numero: 24
    Data: 20/08/2012
    Materia: Territorio - Ambiente - Inquinamento
    Titolo:Rafforzamento delle pubbliche funzioni nell'organizzazione e nel governo dei Servizi pubblici locali
    Note: Pubblicata nel B.U.R. Puglia del 24 agosto 2012, n. 123
    Allegati:Allegato 2 LR 24-2012.pdf;


    Per il testo della Legge qui.

    mercoledì 18 aprile 2012

    Norme scomode...

    Quando i politici di destra, confindustria e i sindacati vanno d'accordo c'è sempre quantomento qualcosa di strano...

    Pdl tutela salute in aree a rischio ambientale, audizioni in V commissione


    “Norme a tutela della salute, dell’ambiente e del territorio sulle emissioni industriali inquinanti per le aree pugliesi già dichiarate ad elevato rischio ambientale” al centro delle audizioni questa mattina in V commissione consiliare. All’incontro, presieduto da Donato Pentassuglia, sono intervenuti i rappresentanti delle associazioni di categoria e dei sindacati per presentare osservazioni e integrazioni alla proposta di legge.
    "Pur apprezzando il percorso di condivisione avviato dalla commissione su un tema importante come quello della regolamentazione e del contenimento delle emissioni nelle zone fortemente inquinate", il presidente di Confindustria Puglia Angelo Bozzetto, ha manifestato le preoccupazioni delle imprese in merito a misure “troppo restrittive, che potrebbero soffocare ulteriormente il settore produttivo, già indebolito dalle limitazioni per l’accesso al credito. C’è grande allarme - ha ribadito Bozzetto - tra le aziende che rischiano di chiudere per mancanza di competitività sul mercato”.
    L’invito dunque alla classe dirigente politica “a coniugare la tutela della salute e dell’ambiente con il sostegno alle attività produttive per la salvaguardia dell’occupazione dei lavoratori, ma soprattutto ad evitare strumentalizzazioni ai fini della campagna elettorale in corso per le elezioni amministrative”.
    Condivisione sullo spirito del provvedimento anche da parte dei segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil che pur riconoscendone l’importanza, non ravvisano “alcuna urgenza per l’approvazione della legge, che se non opportunamente corretta, potrebbe rischiare di essere impugnata per incostituzionalità”.
    Tra gli aspetti più controversi, l’introduzione della Vis (Valutazione dell’impatto sanitario) che - secondo i sindacati - necessita della predisposizione, da parte della Giunta, di linee guida che ne definiscano il campo d’azione “per evitare che si riveli un ulteriore ostacolo per le imprese”. Critiche anche sulla percentuale di riduzione dei valori delle emissioni fissata al 10%, che “andrebbe invece calibrata in base alle singole emergenze”. Infine, data la necessità di un monitoraggio continuo delle emissioni più nocive da affidare all’Arpa, “andrebbe prima verificato se l’agenzia regionale sia nelle condizioni di svolgere questi compiti aggiuntivi”.
    Presenti all’incontro anche i tecnici dell’assessorato all’Ambiente e i legali dell’Avvocatura regionale a cui la commissione ha chiesto di fare ulteriori approfondimenti sugli aspetti sollevati nel corso delle audizioni e di presentare eventuali modifiche al testo, il cui esame è stato rinviato alla prossima seduta.

    Ufficio Stampa del Consiglio Regionale della Puglia, Agenzia nr. 1455

    martedì 20 dicembre 2011

    Buone intenzioni. Buonissime!

    Ora però vedremo che cosa ne sarà di questa legge contro l'abusivismo al vaglio del Consiglio Regionale.

    lunedì 21 novembre 2011

    Ecco la proposta dioxin free!

    Dal sito e-workshop del Senato ragazzi:
    http://eworkshop.senatoperiragazzi.it/ddl/marchio-dioxin-free

    Proposta di Istituzione del marchio "Dioxin free"

    art. 1
    (Finalità)
    1.In considerazione del fatto che le diossine, i furani e i policlorobifenili sono inquinanti ubiquitari che si bioaccumulano nell'organismo e che hanno un effetto cancerogeno e genotossico soprattutto per ingestione, con la presente legge si istituisce il marchio “Dioxin Free” al fine di tutelare la fasce più vulnerabili della popolazione e di garantire la massima salubrità degli alimenti .
    2.Il marchio Dioxin Free può essere assegnato solo ad alimenti con limiti di concentrazione inferiori a quelli stabiliti dalla vigente normativa al fine di stabilire un nuovo standard di qualità alimentare.

    art. 2
    (Definizioni tecniche)
    1. Per diossine, furani e policlorobifenili si intendono le sostanze chimiche così come definite nelle normative vigenti.
    2. Il loro calcolo complessivo negli alimenti si esprime in tossicità equivalente alla TCDD utilizzando i fattori di tossicità equivalente contemplati nel Regolamento CE n. 199/2006 della Commissione Europea del 3 febbraio 2006. Pertanto le analisi devono calcolare la somma di policlorodibenzo-para-diossine (PCDD) e policlorodibenzofurani (PCDF), espressi in equivalenti di tossicità dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) utilizzando gli OMS-TEF (fattori di tossicità equivalente, 1997), e la somma di diossine e PCB diossina-simili [somma di policlorodibenzo-para-diossine (PCDD), policlorodibenzofurani (PCDF) e policlorobifenili (PCB)], espressi in equivalenti di tossicità dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) utilizzando gli OMS-TEF (fattori di tossicità equivalente, 1997).

    art. 3
    (Limite)
    1. Il marchio Dioxin Free può essere attribuito solo agli alimenti che non superano un centesimo della dose tollerabile giornaliera di diossine e pcb riferita a un organismo umano di 70 chilogrammi che consumi 100 grammi dell'alimento preso in considerazione.

    art. 4
    (Caratteristiche del marchio Dioxin Free)
    1. Il marchio Dioxin Free:
    a) è un marchio di proprietà del Ministero della Salute che definisce standard ulteriormente più restrittivi rispetto ai limiti di concentrazione fissati dalla normativa vigente;
    b) viene concesso alle aziende che ne fanno richiesta;
    c) è riservato ai prodotti alimentari che dopo 4 controlli preliminari effettuati dalla autorità sanitarie pubbliche, con costi a carico delle aziende, risultino in tutti i casi a norma rispetto al limite fissato nell'articolo 2 comma 1 della presente legge.
    2. Il marchio è rilasciato dal Ministero della Salute all’azienda con specifico riferimento all'alimento commercializzato.

    art. 5
    (Verifiche)
    1.Le aziende devono offrire ai consumatori la possibilità di effettuare almeno quattro verifiche annue a campione allo scopo di accertare nei prodotti commercializzati la eventuale presenza di diossine, furani e policlorobifenili. Le analisi sono effettuate presso laboratori specializzati e idonei allo scopo scelti dai consumatori.
    2.Altre quattro verifiche annue sono effettuate dall'Istituto Superiore della Sanità e sono effettuate presso l'Istituto Zooprofilattico di Teramo.
    3.I costi delle analisi di cui sopra sono a carico delle aziende che richiedono l’utilizzo dei marchio Dioxin Free.
    4.E' garantita al pubblico la massima trasparenza dei controlli. Le verifiche sono effettuate secondo le seguenti modalità:
    5.Viene istituito dalla Guardia di Finanza un apposito Ufficio Prelievi Alimenti Dioxin Free che fissa il piano delle verifiche annuali. Di tale Ufficio fanno parte:
    a)tre componenti della Guardia di Finanza;
    b)tre componenti dell'Istituto Superiore della Sanità;
    c)due componenti delle associazioni dei consumatori ufficialmente riconosciute e che ne facciano apposita richiesta all'Ufficio;
    d)due componenti di associazioni che nello statuto hanno finalità ambienti e che ne facciano apposita richiesta all'Ufficio;
    6.Le decisioni dell'Ufficio vengono verbalizzate e prese a maggioranza. L'Ufficio si può coordinare anche mediante strumenti telematici.
    7.I rappresentanti dei consumatori sono scelti con sorteggio e si avvicendano annualmente.
    8. I luoghi di prelievo dei campioni da analizzare sono preventivamente definiti in una lista redatta annualmente dai componenti di cui sopra. Il prelievo avviene mediante sorteggio del luogo e del prodotto, con modalità che consentano la massima attendibilità dei controlli effettuati. Del luogo del prelievo non deve essere data alcuna comunicazione preventiva. L'esito del sorteggio deve considerarsi riservato fino all'avvenuto prelievo del campione.
    9.Al prelievo hanno diritto di partecipare membri designati dalle associazioni dei consumatori che si impegnano mantenere gli obblighi di riservatezza dell'operazione.

    art. 6
    (Applicazione)
    1.Il marchio Dioxin Free si applica a latte, burro e uova.
    2.Dopo 12 mesi dall’entrata in vigore della presente legge si può estendere ai marchi di origine controllata e protetta.
    3.Dopo 24 mesi dall’entrata in vigore della presente legge si può estendere a formaggi, carne, pesce, molluschi, olio di oliva e oli vari.
    4.Il Ministero della Salute può ampliare la gamma degli alimenti a cui attribuire il marchio Dioxin Free.
    5.Per la concessione del marchio Dioxin free il Ministero della Salute con apposito decreto può istituire limiti ancora più restrittivi alla luce delle più recenti conoscenze scientifiche.
    6. il marchio dioxin free si applica da subito alle mozzarella di bufale campane dop, data la particolare preoccupazione dei consumatori sui livelli d'inquinamento delle zone di produzione.

    art. 7
    (Rilascio autorizzazioni, revoche e sanzioni)
    1.E’ istituito un apposito Comitato di Verifica composto di tecnici dell’Istituto Superiore della Sanità, presso il quale vengono esaminati i certificati di prova attestanti la presenza o meno di diossine, furani e policlorobifenili negli alimenti per i quali si intende autorizzare il marchio Dioxin Free.
    2. Tale Comitato ha la facoltà di autorizzare l’uso del marchio e di revocarlo nel caso in cui da successive analisi venissero riscontrate concentrazioni superiori a quelle definite nell’allegato tecnico della presente legge.
    3. Nel caso fosse riscontrato anche un solo superamento, il Comitato di verifica lo notifica all’azienda e lo pubblicizza con adeguata evidenza tramite il sito Internet del Ministero della Salute e mediante un comunicato stampa alle principali testate giornalistiche nazionali.
    4.Nel caso di un secondo superamento viene revocata l’autorizzazione del marchio Dioxin Free e, oltre agli obblighi di pubblicità della notizia a carico del Ministero della Salute, si aggiungono gli obblighi di pubblicità a carico dell’azienda e della revoca dell'uso del marchio con la sua pubblicazione su tre quotidiani a carattere nazionale.
    5.I prodotti eventualmente pubblicizzati con marchio Dioxin Free non rispondenti alle norme della presente legge vanno ritirati dal commercio o reintrodotti in commercio con la dicitura ben visibile: “Non conforme alla normativa Dioxin Free”. Nella dicitura tutti i caratteri devono essere della medesima grandezza.

    art. 8
    (Archivio pubblico online degli alimenti con marchio Dioxin Free)
    Ogni rilascio del marchio per ogni specifico prodotto deve essere registrato con un apposito codice e deve essere reso pubblico ufficialmente sul sito Internet del Ministero della Salute in un'apposita sezione.

    art. 9
    (Pubblicità analisi tramite Internet)
    1.Tutte le analisi eseguite – sia quelle effettuate dalle aziende sia quelle di controllo - devono essere pubblicizzate sul sito Internet sia del Ministero della Salute sia dell’azienda che richiede il marchio.
    2.Delle analisi deve essere offerta una rendicontazione che comprenda:
    a)la percentuale di grasso
    b)l'incidenza delle diossine e dei pcb rispetto al grammo di grasso
    c)l'incidenza delle diossine e dei pcb rispetto a 100 grammi di alimento.
    3.Delle analisi debbono essere disponibili sia i rapporti di prova nella loro integralità sia delle descrizioni divulgative e comprensibili al pubblico, redatte a cura del Comitato di verifica, nelle quali i valori riscontrati in 100 grammi siano raffrontati alla dose giornaliera tollerabile e al limite della presente legge.

    art. 10
    (Competenze del Ministero della Salute)
    1.Per tutti gli aspetti attuativi non specificati nell’attuale legge e funzionali alla sua applicazione è competente il Ministero della Salute.

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    I CONTRIBUTI DEI SENATORI (ad oggi)

    il 12/10/2011
    Sen. Pasquale Nessa
    Ringrazio i ragazzi per questo bellissimo disegno di legge che hanno presentato, abbiamo deciso all' unanimità di farlo nostro ma la primogenitura è sicuramente la loro. Un in bocca al lupo a quello che sono riusciti a fare e a quello che faranno in futuro. La politica deve rappresentare una bella palestra di vita e soprattutto dare la possibilità a chiunque di poter svolgere un qualcosa con passione senza la quale facciamo poco. Auguro a questa classe di continuare a progettare con passione, di avere opinioni e idee da proporre al di là degli schieramenti politici.
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    il 12/10/2011
    Sen. Emanuela Baio
    Mi sembra che la classe dell'istituto “Augusto Righi" di Taranto sia un'ottima classe, ha fatto un bellissimo lavoro preparatorio e devo dire che come componente della Commissione Sanità mi sono assunta l 'impegno di portare in commissione il disegno di legge, perchè è un disegno di legge ben elaborato. I ragazzi potrebbero essere degli ottimi legislatori. Dobbiamo imparare ad ascoltare un po di più i giovani e credo che questa esperienza della visita delle scuole in Senato sia molto positiva.

    il 12/10/2011
    Sen. Gianrico Carofiglio
    Sono molto favorevole a questo tipo di iniziative, perché offrono la possibilità di mostrare quello che accade in commissione, nel bene e nel male, a un pezzo importante di società civile, ovvero i giovani. Questo strumento, inoltre, permette a noi di avere una percezione di quello che manca e di vedere gli umori di questa società civile. Oggi, nel caso specifico, abbiamo analizzato un decreto di legge ben fatto. probabilmente grazie anche alla competenza del professore che accompagnava i ragazzi. Soprattutto abbiamo visto dei ragazzi pronti a discuterlo con competenza e personalità.

    il 12/10/2011
    Sen. Adriana Poli Bortone
    Ho presentato oggi questo disegno di legge dei ragazzi naturalmente citando la fonte, l'istituto “Augusto Righi" di Taranto. Mi complimento molto per lo studio di ricerca approfondito dalla classe e per il messaggio che vuole trasmettere, il quale, va ben al di là della certificazione di qualità dei prodotti liberi da diossina. Questo è un messaggio di chiamata alle responsabilità di tutte quante le Istituzioni che ci sono sul territorio, perchè ,una certificazione di prodotto libero dalla diossina non avrebbe senso se non ci fosse l'impegno dell'istituzioni locali, regionali e nazionali nei confronti di un territorio che è devastato dalla diossina. Complimenti davvero ai ragazzi.
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    IL PARERE DELL'ESPERTO

    il 14/10/2011
    Nicolò De Salvo

    Apprezzo il fatto che il provvedimento da voi proposto si riferisca non solo all'ambiente ma anche allo sviluppo economico, perché è vero che trattate aspetti che presentano profili ambientali, ma volete anche regolare l'utilizzo di un marchio di qualità.
    Quando un parlamentare o un altro soggetto titolare dell'iniziativa legislativa ritiene che vi sia la necessità di disciplinare una determinata materia o un determinato settore, presenta un disegno di legge. Ed io con voi mi comporterò come farei con un Senatore che me ne sottoponga il testo.
    Un ddl è strutturato in una parte redazionale ed una parte composta dall'articolato. Nella prima introducete il ddl con considerazioni scientifiche e poi fate un ampio excursus normativo comparativo in ambito comunitario. In conclusione della relazione, avreste potuto anche entrare nella fase descrittiva del ddl, illustrando concisamente il contenuto degli articoli. Questa è una tecnica che si utilizza perlopiù quando la parte illustrativa è ridotta. Dato che la vostra è piuttosto estesa e completa, non è strettamente necessario.
    Ora passo alla parte antipatica del mio compito, che è quella di fare le pulci al vostro testo. È quanto normalmente si fa anche con quelli presentati dai Senatori. Il tecnico ha infatti, tra l'altro, il ruolo di adeguare al contesto normativo il ddl, che pertanto va scritto anche seguendo una determinata forma.
    Apprezzabile è il riferimento alla direttiva comunitaria. Io sarei stato ancor più sintetico. Più che l'intero titolo, sarei stato attento a riportare esattamente non solo riferimenti quali numero ed anno, ma anche il numero della Gazzetta Ufficiale in cui è stata pubblicata.
    Eviterei parentesi che riportano diciture in lingua straniera quando il termine italiano è sufficientemente chiaro. Invece è necessario essere sempre espliciti e quindi la prima volta che vengono citate sciogliere le sigle.
    Devo dire che siete stati bravi ad aver utilizzato le rubriche agli articoli, che rendono il provvedimento più intelleggibile ad una prima lettura.
    Come tecnica, avrei preferito riunire il principio di attribuzione del marchio tutto in un articolo - invece che suddividerlo tra art. 1, comma 2, art. 4, comma 2, art. 6, comma 1 e art. 7, comma 2 - perché chi si trova ad attuare la previsione normativa può incontrare difficoltà nel reperire le diverse norme da applicare.
    All'art. 2, comma 1, fate un rimando di una definizione alle "normative vigenti". Se non meglio specificato, o diamo una definizione noi oppure, dato che le norme italiane devono essere rispondenti alla normativa comunitaria, è pleonastico.
    Altra riflessione: voi avete scelto l'opzione di regolare l'utilizzo di un marchio di qualità all'interno di un disegno di legge. Ciò è possibile, benché ciò che in genere accade è che si instauri un rapporto di tipo contrattuale tra il soggetto richiedente e il Ministero competente.
    Siete stati puntuali nell'individuare tipo e periodicità del controllo. Anche se la scelta di distinguere è rispettabile, avrei però cercato di uniformare indirizzo e controllo in un unico organismo.
    Qui terminano i miei rilievi. Sono stato pignolo, non vi ho risparmiato nulla, ma va detto che, in complesso, il vostro è un lavoro egregio che nulla ha da invidiare a quelli che vengono presentati nella realtà.

    martedì 9 agosto 2011

    Schizofrenia ambientale? Un paio di informazioni utili.

    Perchè Legambiente non ha contestato per voce dei suoi più alti rappresentanti in parlamento le norme salvaIlva???

    L’uomo “dell’Ilva di Taranto, ha una probabilità altissima di ammalarsi di cancro, e quindi, di morire. Per lui, sarebbe il male minore, ma per i suoi cari, una vera tragedia. Un uomo, può donare la sua vita per nobili ideali, ma non per gli sporchi interessi di quattro papponi ignoranti e inquinatori. L’uomo “dell’Ilva di Taranto, spesso non sà..
    E sarebbe il caso possa morire.. ma prima “SAPERE”. Il male e il bene.. l’ambientalismo la “TUTELA AMBIENTALE” eccola qui snocciolata in poche righe:

    Nella Commissione Ambiente del Senato capogruppo del PD è Roberto Della Seta, già PRESIDENTE DI LEGAMBIENTE.

    Sul sito del Senato si legge: “Il Senatore DELLA SETA (PD) rileva che, in considerazione della correttezza formale del recepimento della direttiva 2008/50/CE, l’atto del Governo in esame non presenta rilievi critici”. E alla Camera dei Deputati come è andata a finire? Il Decreto salva-Ilva è passato in soli 10 minuti in Commissione Ambiente, dove siede l’ex PRESIDENTE DI LEGAMBIENTE, attualmente PRESIDENTE ONORARIO l’On. ERMETE REALACCI. “Nessuno chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere favorevole con condizioni e con osservazioni presentata dal relatore”, si legge nel resoconto del sito della Camera dei Deputati. Ecco.. LEGAMBIENTE manifesta contro..: “Ci siamo rotti i polmoni”. E se io fossi un Tarantino, non mi indignerei per l’ILVA, neanche per la diossina, forse neanche per la morte. Io ci resterei veramente male con questi che fanno i cortei.. financo i BLIZ:
    “Ci siamo rotti i polmoni”. Blitz di Legambiente all’Ilva …abbiamo lanciato un chiaro messaggio al Governo affinché modifichi profondamente il decreto del 13 agosto introducendo nuovamente le norme ben più rigorose vigenti in precedenza – ha dichiarato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente..

    Un CHIARO MESSAGGIO se lo saranno mandati da soli ? Magari anche a ERMETE REALACCI loro presidente onorario? Eccolo qua il Presidente onorario: La bella politica unisce il paese. Oltre 2000 piazze in festa per Voler bene all’Italia

    Eccolo qua il Presidente Onorario di LEGAMBIENTE: .. un gruppo di dirigenti ed ex dirigenti di Legambiente che hanno messo in atto un SISTEMA in grado di condizionare non solo la politica ma anche l’economia italiana nel settore delle energie alternative.

    Elemento di primo piano, pare sia Ermete Realacci. Deputato PD, fondatore degli Ecodem, fondatore della fondazione Symbola, Presidente onorario di Legambiente ecc.. Subito dopo Realacci vi sono i senatori PD (Ecodem) Roberto della Seta e Francesco Ferrante.

    Ermete Realacci è a capo di una piccola fondazione di cui, in un modo o in un altro, fanno parte anche Diego Della Valle, Carlo De Benedetti e Alessandro Profumo.

    La città avvelenata – L’Ilva immette nell’atmosfera un quantitativo pari al 90% di tutte le diossine italiane di origine industriale e all’8,8% del totale europeo. MA L’ ILVA di Taranto “E’” SALUBRE!.. Sono i “CAMINETTI“!!!!! l’Europa, sanziona i caminetti di Torchiarolo!!!!!!!!!!! La mortalità per tumori aumenta a Tochiarolo , la causa è il Pm 10 non certo prodotto dall’impianto di Cerano, della Montedison o dall’incenertore di rifiuti speciali di Surbo, la causa, quella vera , per cui l’Europa sanziona il Comune del brindisino…..sono i caminetti? Un altro art. No al Carbone su Arpa e i caminetti di Torchiarolo giustamente leggo: potremmo forse pensare che 30 anni fa i camini non inquinavano ed oggi invece si, perché a rigor di logica sicuramente trent’anni fa l’uso dei camini era di gran lunga superiore ad oggi. Polveri sottili, a Torchiarolo Comune vieta di accendere stufe a legna e caminetti

    Questo è l’ AMBIENTALISMO?.. Ecco ora l’UOMO di Taranto sà. Non cambia nulla, muore lo stesso ma almeno muore senza i tamburelli, i girotondi e le parole belle, i “CHIARI MESSAGGI AL GOVERNO”.. Muore senza le “nacchere” ambientaliste e col caminetto acceso. . Nacchere che a questo punto spaventano più di un cancro..

    PIERO IANNELLI

    martedì 24 maggio 2011

    La delibera regionale sulle acque di falda inquinate

    Inquinamento Delle Falde in Puglia Monitoraggio GU N77!18!05 11

    mercoledì 23 febbraio 2011

    Approvata la legge regionale sul benzo(a)pirene: rassegna stampa

    Con l'unanimità dei presenti in aula (51 voti a favore), il Consiglio regionale pugliese ha approvato la legge anti benzo(a)pirene. Il provvedimento fissa a un nanogrammo il livello di guardia per le emissioni in atmosfera. La legge, inizialmente pensata solo per la realtà di Taranto, avrà come ambito applicativo l'intera Puglia.
    La Puglia, tra le prime regioni ad aver attivato un sistema di monitoraggio d'eccellenza nelle zone a più alto rischio ambientale, si è dotata così di un nuovo strumento per il contenimento dei livelli di benzo(a)pirene. Il disegno di legge prevede un intervento immediato da parte della Regione nelle aree comprese nel territorio della provincia di Taranto in cui viene accertato il superamento del valore medio su base annuale di 1 nanogrammo al metro cubo di benzo(a)pirene. Dalla Puglia arriva così la risposta al decreto legislativo 155/2010, una legge pubblicata in gazzetta ad agosto che ha rimandato al 2013 il raggiungimento dell'obiettivo di un nanogrammo per metrocubo di benzo(a)pirene in aria e che per questo è stata aspramente critica dalle associazioni ambientaliste, tanto da averla chiamata 'salva-Ilvà (in riferimento allo stabilimento di Taranto). Ad inizio febbraio la Commissione Ambiente della Camera ha poi approvato a maggioranza una risoluzione sulla normativa relativa al benzo(a)pirene chiedendo al ministero dell'Ambiente la possibilità di rivedere il decreto legislativo 155/2010. Con la normativa nazionale - avevano lamentato le associazioni ambientaliste - non solo si permette comunque di non rispettare gli adempimenti nel caso in cui la loro attuazione comportasse costi sproporzionati (per agire sulle principali sorgenti di emissione) ma ad oggi e fino al 31 dicembre del 2012 nelle città superiori ai 150mila abitanti non c'è alcun limite. Con il disegno di legge approvato oggi dal Consiglio regionale della Puglia la Regione ha predisposto una norma 'anti-benzo(a)pirenè che prevede un intervento immediato, da attuare nel più breve tempo possibile in caso di superamento del limite di 1 nanogrammo al metro cubo, facendo espresso riferimento al pericolo di un danno grave per la salute dei tarantini e degli abitanti della provincia. Alla Regione spetterà il compito di adottare le misure necessarie ad intervenire sulle principali sorgenti di emissione che abbiano influenza sulle aree in questione, inserendole in appositi piani di risanamento.

    Dal ministero.
    Definire un nuovo protocollo integrativo per un sistema di campionamento continuo delle diossine nelle emissioni dell'impianto Ilva di Taranto. Questo l'obiettivo al centro dell'incontro che si è svolto oggi al ministero dell'Ambiente, dove si è riunito il tavolo tecnico che nel febbraio del 2009 ha integrato l'Accordo di programma Area industriale di Taranto e Statte. Un accordo quello del 19 febbraio di due anni fa che si concluso «positivamente con la sperimentazione e la successiva realizzazione, da parte di Ilva, di impiantii innovativi che hanno consentito, in poco più di un anno, di ridurre drasticamente le emissioni di diossine dall'acciaieria di Taranto». Alla riunione di oggi hanno partecipato rappresentanti dei ministeri dell'Ambiente, della Salute, e dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), della regione Puglia, dell'Arpa Puglia e dell'Ilva. Si è concordato così - spiega una nota del ministero di via Cristoforo Colombo - di procedere ad una preliminare ricognizione tecnica sulla base della quale formulare una proposta da sottoporre alle parti firmatarie dell'accordo. I partecipanti hanno, poi, espresso «viva soddisfazione» per la possibilità di avviare, «in tempi brevi, la sperimentazione di una nuova tecnica» da cui sono attesi «miglioramenti delle conoscenze e degli strumenti di tutela della salute e dell'ambiente». (il Nuovo Quotidiano di Puglia)
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    Il 22 febbraio 2011, il Consiglio Regionale della Puglia ha approvato all’unanimità il disegno di legge, proposto dalla Giunta Regionale su iniziativa dell’Assessore alla Qualità dell’Ambiente, Lorenzo Nicastro, finalizzato ad assicurare alla popolazione pugliese più elevati livelli di tutela della salute e della salubrità dell’ambiente, attraverso azioni di contenimento dei valori di concentrazione in aria ambiente del benzo(a)pirene, pericoloso inquinante, appartenente alla famiglia degli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), altamente nocivo per la salute umana. La legge stabilisce che nel territorio regionale in cui viene rilevato il superamento del valore medio annuo di concentrazione di tale inquinante ed in “presenza di un pericolo di danno grave per la salute”, la Regione adotta tutte le misure necessarie ad intervenire sulle principali sorgenti emissive, in modo da contrastare efficacemente i fenomeni di inquinamento sanitario ed ambientale prodotti da tal inquinante. In tali aree il raggiungimento del valore obiettivo di un nanogrammo al metro cubo deve essere raggiunto nel più breve tempo possibile. In tal senso la legge regionale esprime un forte indirizzo all’azione di governo sul territorio, ritenendo doveroso attuare interventi volti a salvaguardare concretamente la salute della popolazione esposta, senza dover attendere il termine del 31 dicembre 2012, previsto dal legislatore nazionale. L’assessore Nicastro, nell’esprimere “grande soddisfazione” per il risultato ottenuto, evidenzia che “tale iniziativa si pone in continuità con i provvedimenti sinora adottati dalla Giunta regionale per le aree ed i territori maggiormente compromessi, come l’area di Taranto, nella quale da mesi è in corso il monitoraggio diagnostico in continuo sul benzo(a)pirene”. “L’iniziativa - riferisce Nicastro - conferma sempre più il ruolo di avanguardia della nostra Regione nella tutela, in concreto, della salute umana e della salubrità dell’ambiente. L’ auspicio è che anche il governo ed il parlamento nazionali vogliano rivedere la propria posizione, ripristinando termini più cogenti per il rispetto dei valori di legge”. “Voglio cogliere l’occasione - prosegue l’assessore - per ringraziare i consiglieri tutti che, con grande senso di responsabilità e di amore per la Puglia, hanno partecipato attivamente ai lavori delle commissioni consiliari, offrendo il proprio contributo per il miglioramento del testo di legge e per la realizzazione di questo importante risultato. Ringrazio anche i dirigenti del Servizio Ecologia e dell’Ufficio Inquinamento e Grandi Impianti, nonché i funzionari dell’Assessorato all’Ambiente, che con professionalità e dedizione hanno lavorato al nostro fianco per rendere possibile tutto questo”. (PressRegione)
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    Legambiente: "Un importante segnale politico da replicare a livello nazionale"Si tratta di un importante segnale politico, in controtendenza rispetto a quanto avvenne in occasione dell'approvazione della legge antidiossina che vide l'opposizione astenersi in consiglio regionale". E' questo il commento di Legambiente in occasione della votazione all'unanimità della legge regionale sulle emissioni di benzo(a)pirene in atmosfera, in una nota congiunta a firma di Stefano Ciafani, responsabile scientifico nazionale dell'associazione, Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia, e Lunetta Franco, presidente del circolo di Taranto.
    "Si tratta di una legge che ancora non definisce nel dettaglio i tempi entro cui far rientrare le concentrazioni di questo pericoloso cancerogeno entro il limite di un nanogrammo per metro cubo, ma ci auguriamo che la condivisione tra maggioranza e opposizione in Consiglio regionale possa essere replicata anche a livello nazionale in Parlamento, per obbligare il ministero dell'Ambiente a rivedere l'impianto del decreto legislativo 155 del 2010 nelle sue parti più pericolose che di fatto aiutano l'Ilva a ritardare gli interventi sui suoi impianti, esautorando la Regione dei suoi poteri.” (Legambiente)