martedì 28 febbraio 2012

Raccolta differenziata "sperimentale" a Taranto?

Pensieri e parole sulla raccolta differenziata sperimentale in pieno “conflitto di interessi”. Ebbene si, stavolta non parla la giornalista ma la cittadina, domicliata nel Borgo di Taranto. Da qualche tempo, avevano posizionato i contenitori della differenziata sperimentale, umido e multimateriale eccetto il vetro, nelle tre scale dello stabile, angolare, con affacci in due strade: beh sono stati già sfrattati!
Consegnarono le pattumiere piccole marroni biologiche, senza avvisare, lasciandole nei pianerottoli degli appartamenti, con una scorta di sacchetti sumus destinati a conservare l'umido ed un volantino. Forse, avrebbero dovuto spiegare meglio il tutto ad ogni condomino, e non solo al portiere o all'amministratore condominiale?
Il 20 febbraio 2012 era la data di inizio di conferimento dei sacchetti sumus nei contenitori marroni destinati all'umido a piano terra, vicino al portone, uno a scala, con affianco un contenitorre blu (carta, plastica, metallo): i due contenitori si chiudono ermeticamente a scatto, e quindi poi ogni volta ci vuole una chiave, consegnata al portiere, per riaprirli; i contenitori misti erano piccoli, si riempivano subito, quelli dell'umido venivano lasciati aperti, per consentire a tutti di usarli quando il portiere era assente.
Qualcuno, convinto di essere di fronte a qualche emergenza igienico sanitaria, si è opposto ed ha richiesto di spostare i bidoni all'esterno.
Tristemente, sono finiti in Piazza Garibaldi. Da questa vicenda, si possono trarre consigli sul comportamento: informare bene ogni residente, per evitare si senta “minacciato” dai contenitori dell'umido e spiegargli che quei sacchetti sumus serviranno a fare fertilizzanti verdi all'unità di compostaggio. O almeno questo si spera; trovare un compromesso sul giorno di conferimento dell'umido e coinvolgere tutti, non lasciandoli soli nella libera e confusa interpretazione delle regole di raccolta.
Perchè, se l'obiettivo è aumentare la raccolta differenziata e alimentare la catena del riciclo, converrebbe no?
Un vero rammarico, vedere quei bidoni ammucchiati, chiusi a chiave, sul ciglio di Piazza Garibaldi, mentre dovrebbero essere a servizio dei condomini. Così va a finire nelle altre sperimentazioni? Alla fine, vengono sempre sfrattati con delusione dei cittadini più attivi e disposti a collaborare e indifferenza degli altri?
Non sarà questo il motivo del difficile decollo della raccolta differenziata porta a porta, che poi è portone a portone?
(Francesca Rana)


lunedì 27 febbraio 2012

Un Buffo parla all'altro...

Il rappresentante della direzione per qualità sicurezza e ambiente
Ilva: «ecocompatibilità irrinunciabile»
Le parole di Buffo dopo l'ordinanza del sindaco Stèfano sull'abbattimento delle emissioni nocive entro 30 giorni

«È auspicabile che in questa fase rimanga ferma la volontà di dialogo tra le istituzioni e l'industria perché anche per noi, soprattutto per noi, raggiungere elevati livelli di ecocompatibilità degli impianti è un obiettivo irrinunciabile». Lo sottolinea in una nota Adolfo Buffo, rappresentante della direzione per qualità sicurezza e ambiente dell'Ilva di Taranto, commentando l'ordinanza con la quale il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, impone all'azienda siderurgica di adottare una serie di provvedimenti per limitare o abbattere le emissioni nocive entro 30 giorni a partire dalla notifica dell'atto. In caso di mancata osservanza, il primo cittadino chiede di sospendere l'attività. «Stiamo valutando con la dovuta attenzione - osserva Buffo - i contenuti dell'ordinanza. La valutazione che stiamo svolgendo è sia sulla fattibilità degli interventi richiesti sia sulla loro legittimità. Per quanto riguarda la fattibilità - prosegue il dirigente dell'Ilva - abbiamo già detto la scorsa settimana di come siamo pronti a partire con il campionamento di lungo periodo. Aspettiamo che siano le Istituzioni preposte ad indicarci la tecnologia da utilizzare. Sul versante della riduzione delle polveri è un obiettivo su cui stiamo lavorando da anni e su cui continueremo ad impegnarci».

Buffo fa presente che il gruppo Riva si aspettava questa ordinanza «perché la pressione dell'opinione pubblica e dei media è molto elevata ed è normale che le Istituzioni si muovano tutelandosi, nonostante sia emerso il nostro pieno rispetto dei limiti di legge vigenti. Siamo peraltro perplessi su come le conclusioni della perizia (sulle emissioni dello stabilimento disposta dal gip di Taranto nell'ambito di un incidente probatorio, ndr) siano diventate prematuramente delle certezze, senza che ancora si sia attivato un contraddittorio tra le parti e senza valutare che nella perizia stessa permangono molti dubbi e incertezze».
(CdM)

domenica 26 febbraio 2012

Terni respira Taranto!

... poco da aggiungere, forse è un'inezia, ma siamo davvero commossi!!
Quando scatta la solidarietà di fronte a qualcosa che riconosciamo comune sopra le nostre vite. Quando questa solidarietà supera anche le barriere della contrapposizione delle identità. Lì ci sembra di inconrare l'anima più vera dell'Uomo. E la speranza!





Video di solidarietà della redazione di Ternana Calcio Magazine al popolo di Taranto dopo lo scandalo del divieto da parte della Lega Pro e dal Ministero dell'Interno di proibire ai giocatori del Taranto Calcio di indossare la maglia con la scritta sul petto RESPIRIAMO TARANTO, in segno di sensibilizzazione al gravoso problema dell'ILVA e del suo inquinamento. La scritta sulle maglie era stata finanziata dai tifosi del Taranto. Divisi negli stadi, rivali e ne ospitali sul campo, ma pronti come tifosi Ternani ad esprimere la nostra solidarietà... PERCHE' CI SONO COSE CHE NON POSSONO E NON DEVONO DIVIDERCI!

E' arrivato il "ruggito del coniglio"!

Stefàno: L'Ilva agisca 30 giorni o fermo tutto. Marescotti: «Azione tardiva»

Limitare le emissioni fuggitive (quelle cioè disperse in atmosfera senza alcun tipo di controllo), monitorare in continuo il camino E312 del reparto di agglomerazione, alto 210 metri e fonte principale di diossina, limitare la produzione effettiva a 10 milioni di tonnellate annue. Il sindaco Ippazio Stefàno firma una ordinanza che rischia di condizionare l’operatività dello stabilimento siderurgico Ilva.
Il provvedimento, notificato al gruppo Riva sabato scorso, non è il primo a firma di Stefàno sull’Ilva. Il 9 giugno del 2010 stilò infatti un provvedimento che ordinava al gruppo Riva di predisporre 30 giorni un piano di ottimizzazione degli impianti, l’immediato controllo, attraverso il sistema di monitoraggio a videocamera, delle emissioni diffuse e quelle convogliate; l’istallazione di un sistema di monitoraggio lungo tutto il perimetro dello stabilimento, l’installazione di un impianto di monitoraggio in continuo per il campionamento delle polveri sulle macchine caricatrici e sfornatrici.
Questa volta, però, c’è qualcosa di diverso. Sullo sfondo c’è l’inchiesta avviata dalla magistratura sulle emissioni dell’Ilva, giunta proprio in questi giorni allo snodo decisivo. Giovedì prossimo i periti incaricati dal gip Patrizia Todisco depositeranno gli esiti degli accertamenti sulle correlazioni tra inquinamento prodotto dal siderurgico e malattie, ma già nei giorni scorsi allarme avevano suscitato i risultati della prima parte della perizia, quella riguardante gli aspetti chimici. Il procuratore capo Franco Sebastio aveva scritto una circostanziata lettera a Comune, Provincia, Regione e ministero dell’Ambiente, chiedendo a ciascuno di fare quanto di propria competenza per prevenire problemi alla salute dei lavoratori e dei cittadini residenti nelle aree limitrofe allo stabilimento e proprio partendo dalla risposta data dai periti del giudice al quesito 3 (all’interno dello stabilimento Ilva di Taranto non sono osservate tutte le misure idonee a evitare la dispersione incontrollata di fumi e polveri nocive alla salute di lavoratori e terzi), il primo cittadino ha deciso di correre ai ripari, «attesa - si legge nell’ordinanza - la situazione di pericolo che si vuole scongiurare, unita all’urgenza ed eccezionale necessità di tutela della salute pubblica».
Stefàno ordina all’Ilva «di procedere entro e non oltre 30 giorni alla installazione sul camino E312 dell’impianto di agglomerazione di un sistema di campionamento di lungo periodo »; «di adottare idonee ed efficienti modalità di contenimento del sistema di scarico delle polveri abbattute dagli elettrofiltri a servizio del camino E312»; di avviare «le attività di realizzazione, nel più breve tempo tecnicamente possibile, di adeguato sistema di abbattimento delle polveri relativo all’acciaieria, con obbligo di comunicare il cronoprogramma entro 15 giorni e di aggiornare periodicamente l’ente»; di «completare nell’area batterie le procedure operative e gestionali finalizzate ad evitare o minimizzare le emissioni fuggitive, con l’obbligo di comunicare il cronoprogramma; e, infine, «sino all’adozione dei provvedimenti previsti dall’Aia e finalizzati alla mitigazione degli effetti derivanti dalle emissioni inquinanti, di limitare la produzione effettiva a non oltre 10 milioni di tonnellate annue».
Se l’Ilva non rispetterà l’ordinanza, il sindaco Stefàno provvederà a sospendere l’attività degli impianti interessati dal provvedimenti (tutta l’area a caldo, di fatto), anche se prevedibilmente, come già avvenuto in passato, il gruppo Riva ricorrerà al Tar contro il provvedimento. (Mimmo Mazza - GdM)

COSA DICE MARESCOTTI?

Intervista ad Alessandro Marescotti, presidente di PeaceLink
"Un'ordinanza fasulla che non serve a niente"
Dopo la maxiperizia dei periti della Procura che documenta il massiccio inquinamento causato dall'Ilva di Taranto, il Sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno, scrive un'ordinanza
27 febbraio 2012 - Tiziana Fabbiano
Fonte: Il Quotidiano

Alessandro Marescotti, presidente dell'associazione "Peacelink" e in prima linea da sempre contro l'inquinamento. Come valuta l'ordinanza del sindaco Stefàno?
«Assolutamente inutile. Senza fissare vincoli verificabili, è per lo meno un'ordinanza fumosa. Per avere un senso deve avere obiettivi, e se non ne ha è un'ordinanza fasulla, oltre che tardiva. Forse l'ha firmata per cercare di riparare al fatto che finora non è stato fatto nulla. Il Comune non ha neppure presentato le prescrizioni prima dell'approvazione dell'Aia, l'autorizzazione integrata ambientale».

Che vuol dire che il sindaco non ha presentato le prescrizioni?
«Il ministro dell'ambiente dell'epoca, Stefania Prestigiacomo, scriveva nel decreto Aia del 4 agosto 2011 che "il sindaco di Taranto non ha formulato per l'impianto specifiche prescrizioni ai sensi degli articoli 216-217 del regio decreto 27 luglio 1934, numero 1265". Questa è la lapidaria dichiarazione in cui si specifica che il sindaco non ha fatto quello che doveva fare. Ora in maniera tardiva emana un'ordinanza, peraltro anche inutile».

Secondo lei, allora, è già una mossa da campagna elettorale?
«Non è nemmeno questo. È un tentativo di recuperare di fronte alla Procura perchè in passato non ha agito neppure per le prescrizioni dell'Aia. La perizia evidenzia chiaramente infatti che l'Aia non è sufficiente e che vengono previsti limiti emissivi nella stessa Aia che sono molto più alti di quelli previsti dalle Migliori Tecnologie disponibili. In svariati punti i periti dicono che si poteva scendere al di sotto dei limiti previsti dall'Aia per diversi parametri. Gli enti locali non hanno agito per prevedere i limiti più bassi possibili. Rilievi che evidenziano come l'Aia sia tutta da rifare».

Il procuratore qualche giorno fa ha chiesto a Stefano e Florido cosa abbiano fatto in questo periodo contro l'inquinamento.
«È evidente che le responsabilità del sindaco sono le più alte di tutte. Perchè è il responsabile della salute pubblica».

Nell'ordinanza si dice che va fatto il campionamento di lungo periodo, ovvero il campionamento in continuo. È un passo avanti?
«Il sindaco dichiarò che il campionamento in continuo all'Ilva non era possibile. Lo disse dopo che col Comune stesso organizzammo un convegno sul campionamento in continuo, nel giugno 2009. In quel congresso gli esperti dissero e dimostrarono che era possibile procedere al campionamento in continuo, ma nonostante ci aspettassimo che si portasse avanti quel progetto, c'è stata una totale inerzia degli enti locali, in particolare del Comune su questo monitoraggio».

Cosa disse esattamente il sindaco?
«Il sindaco di Taranto Ippazio Stefano arrivò a dichiarare: "Il campionamento in continuo non è possibile. Questo non lo dico io ma studi scientifici che dimostrano quanto controproducente possa risultare qualora utilizzato". Dopo quella dichiarazione che smentiva invece le affermazioni scientifiche degli esperti intervenuti al convegno di giugno, smisi di collaborare con il Comune, mi sentii preso in giro. Ho interrotto ogni collaborazione da allora».

Stefàno fissa poi nell'ordinanza il limite di produzione entro 10 milioni di tonnellate. Che ne pensa?
«Questo punto è assolutamente ridicolo. L'Ilva di Taranto attualmente non è in grado di superare i dieci milioni».

Più in generale, a suo parere, quanta responsabilità della situazione attuale d'inquinamento a Taranto è attribuibile agli enti locali?
«Tantissima. Le responsabilità degli enti locali sono pari per lo meno a quelle di chi inquina. Le responsabilità degli organi politici, intendo, non dei tecnici. Se gli enti preposti avessero controllato non saremmo a questo punto».

Benzoapirene, diossine. Quando lei parlò di questi agenti inquinanti fu tacciato di essere allarmista. Il tempo le ha dato ragione. C'è rammarico per la lentezza con la quale si stanno recependo le indicazioni che arrivano dagli ambientalisti?
«C'è una lentezza enorme. Anche sul campionamento in continuo. È sconcertante. Voglio dire che io per Stefàno ho provato tanta stima e simpatia, l'ho anche votato. Ho fatto presente questi problemi, non sono stato ascoltato. E sono rimasto fortemente deluso da lui».

Anche Vendola disse, anche in un'intervista alle "Iene" che il campionamento in continuo della diossina andava fatto entro il 2010 altrimenti avrebbe chiuso l'Ilva. Ancora siamo alla fase della scelta del sistema per il controllo...
«Era previsto dall'articolo 3 della legge regionale. Il piano andava presentato entro febbraio 2009. Siamo almeno tre anni indietro. Il problema non è Ilva ma chi deve far rispettare la legge. Doveva essere lui a battere i pugni all'epoca per fare rispettare la legge regionale. E il sindaco invece il campionamento non lo ritenne fattibile andando chiaramente contro la legge. Oggi lo invoca. Stefàno sta facendo quindi un'ordinanza a se stesso. Siamo al culmine dell'incredibile. Io non ho parole».

sabato 25 febbraio 2012

La produzione viaggia ma gli operai no!

Porto e Ilva, è emergenza lavoro
di Michele Tursi

Tutto rinviato a mercoledì prossimo, 29 febbraio. Questo l’esito della riunione tra sindacati e Tct svoltasi ieri mattina all’Ufficio del lavoro con la mediazione dell’assessore provinciale Luciano De Gregorio. Nonostante la disponibilità più volte manifestata, l’azienda non ha ritirato la procedura di mobilità per 160 unità avviata a dicembre. La trattativa continua, dunque, ma Taranto container terminal ha subordinato il ritiro dei licenziamenti ed il ricorso alla cassa integrazione, alla firma del protocollo d’intesa sul rilancio del porto ionico. Nel vertice svoltosi alla Presidenza del Consiglio mercoledì scorso, l’azienda aveva fornito ampie assicurazioni in tal senso. Ma a Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti era rimasto qualche dubbio alimentato soprattutto dalle tensioni tra i due maggiori azionisti di Tct: Hutchison ed Evergreen.
Alla riunione di ieri, oltre all’assessore De Gregorio hanno partecipato il responsabile del Servizio Controversie collettive Michele Coviello, Roberto Solito della Direzione Territoriale del Lavoro, Francesco Benincasa segretario generale dell’Autorità Portuale. Per Taranto Container Terminal erano presenti il direttore Bruce Coupland e il vicedirettore Giancarlo Russo assistiti da Francesco Murgino direttore di Confindustria Taranto e dall’avv. Claudio Schiavone. Erano, inoltre, presenti Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti con le rispettive rsu.
L’incontro di ieri si è concluso con il mancato accordo tra le parti e l’aggiornamento al prossimo 29 febbraio nella sede dell’Autorità portuale. In quella sede verrà effettuato il punto della situazione in ordine alla definizione dei lavori infrastrutturali e al nuovo pacchetto di finanziamenti di oltre 400 milioni di euro in favore dello scalo ionico. Il nodo da sciogliere resta la volontà dell’azienda di effettuare gli investimenti necessari per il rilancio del terminal container. Secondo i sindacati non basta l’ampliamento ed il consolidamento della banchina. Sono necessari anche interventi di ammodernamento delle gru e la manutenzione dei binari di raccordo tra il molo polisettoriale e la rete ferroviaria. Secondo una stima approssimativa gli investimenti si aggirerebbero tra 100 e 130 milioni di euro. C’è la reale volontà di effettuarli? La cassa integrazione per due anni, infatti, è stata ipotizzata come un periodo di traghettamento per consentire l’espletamento dei lavori necessari. L’assessore Luciano De Gregorio nel corso dell’incontro ha ribadito che «mai come in questo momento particolare per Taranto abbiamo saputo fare squadra al fine di ottenere i finanziamenti e l’attenzione da parte del Governo e siamo nelle condizioni di poter dare un futuro al porto di Taranto e al territorio».
Il rappresentate della Provincia, in presenza delle divergenze, ha invitato le parti ad assumersi tutte le responsabilità del caso. «Se qualche soggetto ha problemi o vuole sfilarsi dall’assumere impegni – ha detto - è bene che lo faccia subito, perché è di estrema importanza capire in questo momento chi e quale percorso di crescita si intende condividere». I sindacati non hanno fatto mistero delle loro perplessità come dimostrato, d’altronde, dalle decine di lavoratori che hanno manifestato durante la riunione. A questo punto, la parola torna all’Autorità Portuale. L’unico risultato conseguito ieri è stato quello di tenere aperti i termini della procedura di mobilità in attesa che venga trasformata in cassa integrazione.



APPALTO ILVA, E’ ALLARME. A RISCHIO 230 POSTI

Un primo risultato è stato ottenuto. L’8 marzo l’Ilva ha convocato i sindacati confederali e le categorie degli edili per discutere le problematiche dell’appalto.
Il sit in organizzato ieri da Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil, dinanzi alla direzione del centro siderurgico è andato a segno. Secondo le stime dei sindacati almeno 230 unità dell’appalto edile rischiano il posto di lavoro. Una situazione che rischia di diventare esplosiva e che va ad aggravare il già precario mercato del lavoro in provincia di Taranto.
La convocazione della riunione, seppure in via informale, è arrivata nella serata di giovedì e ieri mattina se n’è avuto conferma durante la manifestazione pacifica effettuata sotto la direzione Ilva.
In caso di mancata convocazione, i sindacati degli edili erano già pronti a rivolgersi al Prefetto. «Avevamo già illustrato in prefettura i contenuti della vertenza – spiega Vito Lincesso, segretario generale della Filca Cisl ionica – ottenendo la piena disponibilità dell’autorità di governo. L’incontro convocato dall’Ilva, però, ci darà l’opportunità di entrare nel merito della vicenda e di comprendere per quale motivo alcune aziende locali sono state improvvisamente allontanate dal centro siderurgico con gravi ripercussioni sull’occupazione». A fronte di questa situazione i sindacati denunciano l’arrivo di aziende del Nord Italia. Come mai? «Non manifestiamo per difendere le aziende – aggiunge Lincesso – il nostro scopo è difendere il lavoro anche se non possiamo fare a meno di notare che in altre realtà le istituzioni fanno quadrato intorno alle realtà produttive del luogo. A Taranto, questa cosa non accade».
Il tentativo di Fillea, Filca e Feneal è quello di difendere un sistema,http://www.blogger.com/img/blank.gif quello degli appalti Ilva, che ormai sembra destinato a sgretolarsi e non solo per le imprese del settore edile. Anche il settore metalmeccanico, infatti, registra le stesse difficoltà e non è escluso che l’incontro in programma il prossimo 8 marzo, venga allargato anche a Fim, Fiom e Uilm. In ogni caso l’incontro sarà un primo momento di confronto. «Vogliamo capire – aggiunge Luigi Lamusta, segretario generale della Fille Cgil – quali sono le dinamiche con cui si muove l’Ilva e sopratutto come intende muoversi di fronte a pesanti sofferenze occupazionali che stanno mettendo a dura prova centinaia di famiglie». (Michele Tursi - Corgiorno)

Taranto-Ilva: una denuncia Rai by night...

Servizio su Taranto trasmesso ieri sera su Raiuno, nel corso della trasmissione TV7 andata in onda alle 23.30!
Proviamo ad immaginare quanta gente stava davanti alla tv di sabato sera tardi e aveva voglia di vedersi documentari e cronache... Per questo il video viene ora diffuso nella rete, fatelo circolare!

Non mescoliamo "scorze e fave"!

Pubblichiamo la querelle relativa alla campagna che per promuovere una riflessione sulla città attraverso lo sport. La tifoseria tarantina ha rispolverato uno slogan promosso due anni fa dal Comitato per Taranto in occasione delle grandi manifestazioni ambientali: "RespiriAMO Taranto", proponendone la trascrizione sulle casacche dei giocatori del Taranto Calcio.
La cosa non è poi andata in porto perchè la politica e i grandi interessi che ci costringono ad essere pecore assenzienti si sono opposti a questo scatto di dignità e di cittadinanza...
Guardatevi la partita, bevete birra e mangiate popcorn,... ma non disturbate i Padroni!

Comunicato stampa di Palestra Popolare Mustakì- Taranto

Nel calcio di oggi, quello globalizzato, delle squadre multinazionali, degli sponsor arabi e delle agevolazioni fiscali per permettere alle società italiane di competere alla pari con le corazzate multimilionarie inglesi e spagnole, un campionato di Lega Pro, la vecchia e polverosa serie C1, rappresenta veramente poco. Si parla spesso di società fantasma, calcio scommesse, bilanci truccati, questa è la normale cronaca dei campionati minori e non solo. Nonostante questa fase, molto più complicata di come l’abbiamo descritta, la Lega Pro è piena di squadre con una tradizione calcistica molto forte e radicata. Taranto e Ternana che si incontreranno domani in uno scontro al vertice falsato dalle penalizzazioni, ad esempio, sono proprio due città di questo tipo, accomunate in questo caso anche da una forte presenza sul territorio della grande industria. Una coincidenza molto particolare in questo caso, dove la passione per lo sport più bello del mondo si mescola a causa di decisioni arbitrarie con problemi di ben altra importanza.
Taranto infatti da decenni vive un periodo di profonda crisi, morale, economica, ambientale e la sua squadra di calcio riflette questa situazione, stipendi pagati con difficoltà e tanti problemi che vengono sanzionati con rigore dagli organi di controllo della figc. Fin qui quasi niente di nuovo. La cosa eccezionale invece è che il pubblico rossoblù ha deciso una raccolta fondi per venire incontro simbolicamente alle esigenze della propria squadra del cuore coronando il sogno, per una domenica, di essere lo sponsor della propria compagine. La scelta dello sponsor come la stessa raccolta fondi è stata effettuata tramite un sondaggio sul sito di Taranto Supporters attraverso il quale i tifosi si sono espressi, scegliendo come frase da applicare sulle maglie lo slogan RespiriAmo Taranto. Sulla semantica c’è poco da dire, è una dichiarazione d’amore verso la propria città e la squadra che la rappresenta. Fin qui niente di male.
Ma Taranto come ormai tutti sanno è una città dove si respira male, dove balconi e polmoni si riempiono di minerali e sostanze tossiche che dallo stabilimento siderurgico chiudono in una cappa mortale tutta la città. Evidentemente questa frase deve aver urtato la coscienza di quelli che una volta si chiamavano padroni, di quelli che tra i Due mari decidono da anni della nostra vita e della nostra morte, scegliendo il nostro destino biologico, economico, sociale e morale. Questi infatti non vogliono proprio che neanche si parli di Respiro per questa città, figuriamoci poi durante una partita di calcio, per cui supponiamo ragionevolmente che, con la complicità del Ministero dell’Interno che da queste parti più che altrove sembra essere sempre dalla stessa parte, cioè dalla parte dei più “forti”, i padroni dell’Ilva, della Cementir e dell’Eni hanno reagito con la solita violenza e il solito muro, smentendo ancora una volta tutti quei politici che si affannano, chissà perché, a “cercare il dialogo con la grande industria”. Insomma RespiriAmo Taranto, che in un primo tempo era stato accolto favorevolmente e poi misteriosamente e frettolosamente rifiutato come si vede nei documenti consultabili sul sito di TarantoSupporters (http://www.tarantosupporters.it/index.php?option=com_content&view=article&id=10810:contro-mari-avversi-sempre-navigheremo&catid=11:articoli&Itemid=104 ), secondo il ministero e secondo la figc è uno slogan politico, per cui non si addice ad essere lo sponsor di una squadra di calcio. Insomma, per essere chiari, respirare a Taranto e amare questa città oggi, per lo Stato Italiano, non è una necessità, bensì un atto politico, di parte. Ed è vero, lo è, quando politica significa preservare il bene comune che è la nostra terra, la nostra vita e la nostra dignità. E' politico nell'accezione più alta e meravigliosa del termine,che individua nella politica lo spazio pubblico, in cui i cittadini partecipano e si esprimono per il bene della polìs, di tutti.
Come Palestra Popolare Mustakì, esprimiamo il nostro più profondo disprezzo per questa decisione assurda, stupida, offensiva e provocatoria, palesemente assunta in malafede e auspichiamo da parte degli organi “competenti” di tornare immediatamente indietro su questa decisione.
Ci sembra l'ennesima beffa per una città che lentamente e tra mille problemi e contraddizioni, da un po' di tempo cerca di ritrovare la sua dignità, esprimendo pian piano un'idea alternativa rispetto alla grande industria che determina in tutto e per tutto la sua vita. Anche lo sport deve fare la sua parte: il seguito, la partecipazione,i valori e la sua valenza sociale lo impongono. Nel piccolo della nostra Palestra Popolare, proviamo a farlo ormai da anni, così come altre associazioni cittadine che nello sport hanno individuato l'ennesimo grimaldello per provare a cambiare tutti insieme questo territorio.
Chiediamo quindi l'intervento ed una presa di posizione chiara e netta della FGIC e del CONI provinciale, affinchè pongano anch'essi, dall'interno, una questione così importante per questa città e la sua gente. Per non scrivere un'altra brutta pagina di sport asservito ai poteri forti, sordo e timoroso rispetto a quello che gli succede intorno rendendolo ancora una volta slegato e lontano dalle nostre vite.
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Dal sito di Tarantosupporters

Sembrava tutto pronto per l’esordio dello slogan “respiriAMO Taranto”, deciso dalla tifoseria tarantina e onorabilmente accettato dalla società, sulla maglia del Magico, sin dalla partita di domani a Terni.

D’altronde, la Lega era stata avvisata e aveva dato il suo benestare con un'email, mercoledì 22 u.s.

Ed invece, ecco che oggi giunge la revoca, con comunicato ufficiale.



Ci sono veramente pochi dubbi su quale siano le ragioni (non citate) che hanno spinto la Lega ad adottare questa decisione. Come è ormai troppo evidente, i padroni delle fabbriche che ammorbano la città di Taranto e minano la salute dei suoi cittadini (Ilva, Eni, Cementir, inceneritori) sono troppo potenti e hanno interessi troppo grandi perché possano placidamente piegarsi alle nostre richieste di una città più pulita. Anche uno slogan sulla maglia, visibile in televisione nelle sintesi delle partite in gran parte d’Italia, avrebbe potuto arrecargli non pochi danni di immagine. Per cui, poco ci sarà voluto a fare pressioni sui pavidi dirigenti della Lega Pro.
Cascano male, questi malfattori. Dalle parti della Città dei Due Mari siamo da sempre abituati a combattere e a non lasciarci sopraffare dalle situazioni avverse.

  • Chiediamo, tanto per iniziare, che la Lega torni sui suoi passi e conceda immediatamente l’autorizzazione all’AS Taranto per mostrare lo slogan sulla maglia.

  • Invitiamo tutti i tifosi ad esprimersi attraverso il sondaggio che abbiamo pubblicato in home e chiediamo all'AS Taranto Calcio di attuare la strategia che verrà maggiormente votata.

  • Invitiamo tutti i tarantini, in città e nel resto d’Italia, ad esporre la scritta “RespiriAMO Taranto: Fermiamo il disastro ambientale” e a mandarci le foto.

venerdì 24 febbraio 2012

Coordinati per le dune!

SALVIAMO LE NOSTRE DUNE DA CHI LE SPIANA PER REALIZZARE POSTI AUTO
QUESTO L’OBIETTIVO DEL COORDINAMENTO “SALVIAMO LE DUNE” CHE UNISCE ASSOCIAZIONI E CITTADINI DI LIZZANO, PULSANO E TARANTO

Il nostro mare, le sue bellissime coste e il nostro paesaggio sono risorse per un futuro ecocompatibile del nostro territorio
Continua l’opera di distruzione delle dune costiere del versante orientale tra Pulsano, Lizzano e l’isola amministrativa di Taranto. Già l’anno scorso alla denuncia relativa allo spianamento di un pezzo di duna davanti allo stabilimento balneare “Blue Sun” era seguito il sequestro dell’area stessa. Da qualche mese notiamo altre attività di disfacimento del sistema costiero, all’altezza del lido Bahia del Sol. Un disfacimento silenzioso, ma significativo per la costa, fatto per ricavare pochi parcheggi, ma che, in quel delicato ecosistema, crea gravissimi danni alle nostre risorse ambientali. Danni che possono essere irrecuperabili se non fermiamo in tempo questa mania inutile e dannosa (oltre che illegale) di asservire l’ambiente alle discutibili esigenze di parcheggi sempre più grandi ed invadenti.
In questi giorni varie associazioni ambientaliste (i circoli Legambiente di Lizzano, Pulsano e Taranto, l’associazione Attiva Lizzano, gli Amici dei Musei di Lizzano e il WWF di Taranto) e singoli cittadini, hanno dato vita al Coordinamento “Salviamo le dune” nato con l’intento di sensibilizzare l’opinione pubblica, le Amministrazioni locali e tutti i cittadini dei nostri paesi e del capoluogo, sulla necessità di tutelare con il massimo rigore l’integrità della nostra costa. Solo la tutela e la salvaguardia delle risorse ambientali potrà permettere uno sviluppo sostenibile e un turismo responsabile.
Le improvvide (oltre che illegali) iniziative di singoli che spianano le meravigliose dune, formatesi in migliaia di anni, per ricavare qualche posto auto, non fanno altro che impoverire le nostra costa, rendere sempre più fragili i beni naturalistici, e contribuire a distruggere importanti fattori di sviluppo locale. Il coordinamento “Salviamo le dune” intende porre con forza all’attenzione di tutti i soggetti istituzionali e dei soggetti preposti al controllo e alla repressione dei reati ambientali, la necessità di controlli rigorosi e in generale di una maggiore capacità di intervento per prevenire fatti dannosi che contribuiscono a deturpare la nostra costa.
Il Coordinamento farà la sua parte vigilando e denunciando qualunque intervento ai danni dell’ecosistema costiero.
Il Coordinamento intende inoltre avviare una campagna di raccolta di firme al fine di proporre una legge di iniziativa popolare per l’istituzione di un area protetta regionale a norma della LR 19/97, "Norme per l'istituzione e la gestione delle aree naturali protette nella Regione Puglia", con l’intento di tutelare e valorizzare il paesaggio costiero dell’area.
Legambiente Taranto

Quanti tavoli! E se fosse un ristorante?

Inquinamento a Taranto il sindaco Stefàno attiva tavolo sull’Ilva
di MIMMO MAZZA

TARANTO - «La soglia di attenzione del Comune sui problemi ambientali è sempre molto alta». A scriverlo è il sindaco Ezio Stefàno in una lettera inviata al procuratore capo Franco Sebastio dopo che il magistrato aveva scritto al primo cittadino, al prefetto, all’Arpa, al procuratore generale e all’avvocato generale presso la corte d’appello, al presidente della Provincia, al presidente della Regione Puglia e al ministro dell’Ambiente.
Sebastio voleva sapere cosa intendono fare ministero dell’Ambiente, Regione Puglia, Provincia e Comune di Taranto per tutelare la salute dei cittadini tarantini alla luce degli esiti della perizia disposta dal gip Patrizia Todisco sulle emissioni dell’Ilva.
«Questa Procura - aveva scritto Sebastio - ha da tempo avviato una complessa indagine nei confronti dei responsabili dell’impianto siderurgico di proprietà della Ilva spa, in relazione a gravissime ipotesi di reato (disastro doloso, avvelenamento di terreni e sostanze alimentari, danneggiamento aggravato, violazioni alla normativa in materia di inquinamento atmosferico, eccetera) in danno alla comunità. Dal contenuto della relazione tecnica già depositata si desumono elementi conoscitivi tali da destare particolare allarme, prescindendo, ovviamente, dalla definizione di una connotazione penalistica che rientra nella competenza di questo ufficio e che dovrà essere verificata all’atto del completamento delle ulteriori verifiche, ancora in itinere».
Stefàno ha fatto sapere al procuratore capo di avere immediatamente attivato un tavolo di analisi per monitoriare la situazione, di aver scritto all’Arpa per sollecitare la verifica delle prescrizioni Aia da parte dell’Ilva e al direttore generale del ministero dell’Ambiente per chiedere di far applicare in temphttp://www.blogger.com/img/blank.gifi stretti all’Ilva la nuova normativa comunitaria sulle emissioni. Nel dossier inviato in Procura, Stefàno fa anche riferimento a possibili misure da adottare per limitare il traffico cittadino, possibile fonte di inquinamento atmosferico, anche se il comandante della polizia municipale, invitato a prender parte al tavolo di analisi sull’ambiente, ha fatto presente che è la particolare conformazione della città a creare file e incolonnamenti in alcuni momenti della giornata.
D’altronde, alla luce degli esiti della perizia compiuta dal pool nominato dal gip, francamente non sembra proprio il traffico il problema dei problemi di Taranto. (Mimmo Mazza - GdM)

Taranto su Raiuno

Stasera alle 23.30 la puntata di TV7 su Taranto e l'inquinamento Ilva (su Raiuno). Non perderla. Diffondi la voce!

E Florido? Se ne lava (sempre) le mani...

Taranto - Questione ambientale, Florido risponde al procuratore Sebastio

Sulla questione ambientale la Provincia di Taranto ha accolto l’appello del procuratore della Repubblica di Taranto, Franco Sebastio. Ecco la lettera a firma del presidente della Provincia, Gianni Florido, inviata al dottor Sebastio il 21 febbraio scorso, nella quale viene illustrata la posizione dell’ente di via Anfiteatro:

“Ill.mo Sig Procuratore, in riscontro alla nota del 2 febbraio scorso, con cui sensibilizza gli Enti titolari di specifici ‘poteri-doveri’ di intervento in materia di tutela dell’ambiente, ad adottare le opportune iniziative conseguenti ai preoccupanti risultati emersi dalla perizia sulle emissioni dell’Ilva, disposta dal Gip del Tribunale di Taranto, colgo l’occasione per significarle quanto segue:
Preliminarmente mi preme rammentare che le competenze attribuite dalla normativa vigente alle Province sono definite dall’articolo 19 del D.lgs 267/2000 e s.m.i., ed in particolare, per gli aspetti ambientali, nei limiti imposti dall’articolo 197 del D.Lgs 152/2006 e s.m.i. Per contro, l’impianto Ilva è in possesso di Autorizzazione Integrata Ambientale statale, rilasciata con Decreto ministeriale DVA_Dec-2011-0000450 del 4 agosto 2011, per la quale sono individuate specifiche competenze, sia dal D.lgs 152/2006 e s.m.i. (ultimo periodo del comma 7 dell’articolo 29/quater; comma 4 dell’articolo 29//octies; o qualora si accerti l’inosservanza delle prescrizioni autorizzatorie il comma 10 dell’articolo 29/decies), sia dallo stesso provvedimento autorizzativo (art.6).
Comunque, questa Provincia è sempre stata sensibile alle complesse problematiche ambientali del territorio, infatti, tra l’altro, è stata promotrice dell’intesa con Arpa Puglia del 3 luglio 2007, che ha consentito di dotare il Dipartimento di Taranto di innovative strumentazioni di controllo. Inoltre, come giustamente ricordato, questa Provincia si è prontamente costituita nell’incidente probatorio che ha determinato la redazione della perizia richiamata in epigrafe.
Non da ultimo, non essendo più possibile rinviare gli approfondimenti sulla conoscenza del territorio, per l’inerzia degli organi statali deputati a coordinare tali azioni, questa Provincia, su proposta dell’Azienda Sanitaria Locale di Taranto, ha condiviso e finanziato il progetto redatto dalla medesima Asl, di indagine epidemiologica del sito inquinato di Taranto, che è finalizzato a contribuire al completamento del quadro conoscitivo ambientale dell’area, in linea con gli obiettivi di reperimento, organizzazione e condivisione dei dati storici e conoscitivi del territorio e dell’ambiente, previsti dall’Accordo di Programma dell’11 aprile 2008 per “l’area industriale di Taranto e Statte”, promosso dal Ministero dell’Ambiente ai sensi del comma 20 dell’articolo 5 del D.Lgs 59 del 18 febbraio 2005, e non più avviati.
Pertanto, non si possono non condividere appieno le legittime preoccupazioni del Procuratore a tutela della salute dei cittadini, convinti che il ricorso proposto dalla società avverso le prescrizioni dell’A.I.A. ministeriale, nonché il giudizio che scaturirà dall’incidente probatorio de quo, pur nella complessità degli aspetti affrontati, riconosceranno le giuste aspettative di tutela del territorio.
Si condivide, infine, il percorso proposto dalla Regione Puglia di esame di quanto sta emergendo dall’incidente probatorio, ed all’eventuale conseguente riconsiderazione di aspetti fissati nel citato provvedimento di AIA, cui alla nota prot. Aoo_169/0000401 del 14 febbraio 2012, di cui allego copia”. (Puglialive)

Rifiuti e Ilva: che dice Sebastio?

Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti

Audizione del procuratore della Repubblica presso il tribunale di Taranto, Franco Sebastio. (Svolgimento e conclusione). Franco SEBASTIO, procuratore della Repubblica presso il tribunale di Taranto, svolge una relazione.



Intanto con i giornalisti, il Procuratore "mantiene il segreto"

Procuratore di Taranto. «Sull'Ilva decisione dopo la perizia»


«Non corriamo. Dopo l’incidente probatorio valuteremo con attenzione il materiale raccolto e decideremo se adottare eventuali provvedimenti». Il procuratore Franco Sebastio, reduce dell’audizione in Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti a Roma, fa il punto sull’inchiesta che riguarda le emissioni dell’Ilva. Sono indagati Emilio e Nicola Riva, rispettivamente già presidente e attuale presidente dell’azienda, Luigi Capogrosso, direttore dello stabilimento di Taranto, e Angelo Cavallo, responsabile dell’Agglomerato 2 per disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose, inquinamento atmosferico.
Secondo gli esperti, dallo stabilimento Ilva si diffondono emissioni contenenti sostanze pericolose per la salute dei lavoratori e per la popolazione di Taranto e dei comuni vicini e sono riconducibili alla stessa Ilva i livelli di diossina e di Pcb trovati negli animali abbattuti e nei terreni circostanti l’area industriale. All’interno della fabbrica, inoltre, non sarebbero state osservate tutte le misure idonee ad evitare la dispersione incontrollata di fumi e polveri nocive.

Procuratore, c’è grande attenzione da parte dell’opinione pubblica. Le consulenze disposte dal gip si rivelano fondamentali. «I consulenti si sono impegnati a depositare la relazione conclusiva medica entro il primo marzo. Poi il giudice ha fissato per il 30 marzo l’udienza per la trattazione, l’equivalente dell’udienza dell’altro giorno relativa alla prima consulenza. Dopo di che è prevedibile che il gip dichiari chiuso l’incidente probatorio per restituire gli atti alla procura della Repubblica».

La Commissione parlamentare sulle ecomafie ha chiesto informazioni anche sull’inchiesta nei confronti dei vertici dell’Ilva? «Si è parlato delle indagini dei traffici di rifiuti, ma anche degli ultimi sviluppi dell’inchiesta riguardante l’inquinamento. Di più non posso dire anche per correttezza nei confronti della Commissione presieduta dall’on. Pecorella».

C’è un enorme mole di documenti, ma i giudizi dei periti fino a questo momento sono stati piuttosto netti. «Noi , lo ripeto, studieremo e valuteremo la situazione. Attenzione, però: il gip non prende decisioni, ma si limita a dichirarare chiuso l’incidente probatorio, si ferma e non può fare altro. Poi sta a noi prendere eventuali decisioni. Abbiano detto all’inizio, quando abbiamo presentato la richiesta di incidente probatorio che vogliamo stare tranquilli e vogliamo fare una consulenza il più possibile completa e il più possibile risolutiva. E vogliamo che sia fatta nel contraddittorio tra le parti, per garantire il diritto di difesa. Un fatto anche di coscienza oltre che di etica professionale».

Questa nuova consulenza forse è ancora più importante della prima perchè dovrà stabilire che tipo di conseguenze hanno le emissioni sulla salute di cittadini e operai. «L’abbiamo definita perizia medica o sanitaria perchè deve stabilire quali sono state, quali sono e quali potranno essere le conseguenze, se ce ne sono, sulla salute delle persone. Una volta che avremo tra le mani questa ulteriore perizia faremo le valutazioni del caso».
GIACOMO RIZZO (CdM)

giovedì 23 febbraio 2012

Comunicato stampa di Legambiente

Promessa e promossa, la raccolta differenziata è ancora ‘un bidone’ vuoto.
Troppo bassa la percentuale di rifiuti riciclabili a Taranto:
è tempo di passare dalle parole ai fatt
i

Comune di Taranto: questa mattina l'azienda ".….." mi consegna (senza preavviso) i contenitori per la raccolta differenziata. Chiedo : quando parte, come si svolgerà? Risposta "non si sa, mò prendili, leggi la carta che sta dentro, poi te lo dice la televisione"


Abbiamo riportato lo sconcertato post che in questi giorni un cittadino del quartiere di Lama ha pubblicato su Facebook.

La raccolta differenziata è stata più volte oggetto di annunci da parte dell’amministrazione Stefàno e del presidente della municipalizzata Amiu, Pucci, che si occupa della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti a Taranto. Svariati i progetti lanciati che poco o nulla hanno contribuito a migliorare la percentuale di rifiuto differenziato della città capoluogo, da anni triste fanalino di coda nella classifica di quelle italiane. A fronte di un dato, già di per sé pessimo, dell’ 11,6% di raccolta al sud d’Italia, Taranto si attesta, nel 2010, intorno ad un 8,7%, percentuale che tendenzialmente diminuisce nel 2011 anno per cui i dati definitivi non sono ancora disponibili.. Sperimentale, e approssimativa aggiungiamo noi, è ancora la raccolta ‘palazzo a palazzo’ nel quartiere Solito Corvisea. Tutto è ancora affidato alla buona volontà dei cittadini che non sono nemmeno ben informati su come suddividere i rifiuti e questo inficia la qualità della raccolta. Nulla è la collaborazione degli esercizi pubblici: pizzerie e fruttivendoli, ne siamo testimoni, smaltiscono abitualmente umido e vetro nei contenitori del tal quale. La tante volte annunciata raccolta differenziata nelle contrade di Lama e San Vito pare sia partita da una decina di giorni, ma i residenti, presi alla sprovvista come si evince dal post in apertura, non ne sanno granché. In città i cassonetti adatti allo scopo sono pressoché spariti; di tanto in tanto è possibile individuarne qualcuno per la raccolta indiscriminata di carta, alluminio e plastica, quasi sempre strapieno e dunque inutilizzabile. Nemmeno la raccolta differenziata più facile da gestire è stata organizzata. Bar, pizzerie, ristoranti, supermercati, fruttivendoli, smaltiscono tutto nei normali cassonetti ed è un dolor di cuore vedere tutto quel materiale sprecato e destinato alla discarica. Basta fermarsi davanti ad uno dei mercati rionali per avere conferma di quanto descriviamo: plastica, legno, umido e perfino scarti di macelleria, tutto nello stesso cassonetto.


Altro discorso per le isole ecologiche che devono raccogliere quello che pochi cittadini volenterosi differenziano. Poche e alcune, come quella del quartiere Salinella che appare come un indegno cumulo di rifiuti ingombranti, difficilmente raggiungibili a piedi, sono spesso in attesa di “nuove disposizioni” e non consentono con continuità lo smaltimento di batterie o di olio esausto, nè prevedono quello dell’umido.

Bene la formazione dei bambini che l’Amiu e l’amministrazione comunale hanno avviato nelle scuole con il progetto RI-CICLO-NE, ma gli alunni ‘puliziotti’, come sono chiamati gli studenti che vi hanno partecipato, e le loro famiglie dovranno pur essere messi nelle condizioni, prima, e obbligati, poi, di onorare il loro diritto/dovere.

Ma è proprio tanto difficile realizzare un progetto virtuoso? Come si legge nel dossier Comuni Ricicloni che Legambiente ha prodotto per il 2011, il comune di Salerno ha raggiunto il 70% di raccolta differenziata in meno di due anni, grazie al sistema domiciliare esteso a tutta la città per i suoi 140mila abitanti, una percentuale impensabile fino a qualche tempo fa per un capoluogo di provincia, soprattutto in una regione difficile come la Campania. Stesso discorso per le raccolte domiciliari secco/umido attivate con ottimi risultati in una parte delle città di Napoli e Palermo. Al nord, nella città di Torino, la raccolta domiciliare integrata ha raggiunto la quota di oltre 400mila abitanti serviti, con una percentuale di differenziata compresa tra il 43% ed il 71%, e una media del 61%. Nelle Marche dove il consorzio Cosmari gestisce il ciclo dei rifiuti per 300mila abitanti in 57 comuni maceratesi, la percentuale di raccolta differenziata per tutto il bacino ha raggiunto il 70%. Più vicino a noi, il comune di Statte ha intrapreso un percorso che consentirà a breve di eliminare tutti i cassonetti dalla strada e di portare a regime la raccolta differenziata.

“La strada per avviare il ciclo dei rifiuti di tutto il Paese verso gli standard europei è ormai tracciata – ha dichiarato Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente -. Gli obiettivi della nuova direttiva europea sui rifiuti e della legge italiana di recepimento sono chiari: entro il 2013 occorre varare un programma nazionale di prevenzione ed entro un anno si deve raggiungere il 65% di raccolta differenziata da avviare a riciclaggio. Per raggiungerli serve promuovere le politiche di prevenzione, la raccolta domiciliare e la tariffazione puntuale in tutte le città italiane, completare la rete impiantistica per il recupero, soprattutto della frazione organica, e il trattamento dei rifiuti per minimizzare lo smaltimento in discarica, i cui costi dovranno essere aumentati anche rivedendo lo strumento dell’ecotassa regionale. Solo così riusciremo a voltare pagina una volta per tutte rispetto all’immagine del Paese delle emergenze rifiuti che ci ha contraddistinto più volte negli ultimi anni anche a livello internazionale”.

A Taranto, la rete impiantistica è assolutamente completa e persino sovradimensionata: chiediamo, pertanto, al Sindaco ed al presidente dell’Amiu di passare una volte per tutte dalle parole ai fatti, di concretizzare i buoni propositi e di attuare tutte le buone pratiche che consentano alla città di scalare la classifica dei comuni ricicloni che la vede, come purtroppo altre riconducibili ai comportamenti ecocompatibili, da troppo tempo agli ultimi posti.

lunedì 20 febbraio 2012

Processo Ilva: siamo agli sgoccioli..

Inquinamento dell’Ilva domani a Roma vertice per la seconda perizia

TARANTO - Ultima riunione, domani a Roma, dei tre esperti nominati dal gip Patrizia Todisco (il professor Annibale Biggeri, docente ordinario all'università di Firenze e direttore del centro per lo studio e la prevenzione oncologica, la professoressa Maria Triassi, direttore di struttura complessa dell’area funzionale di igiene e sicurezza degli ambienti di lavoro ed epidemiologia applicata dell’azienda ospedaliera universitaria «Federico II» di Napoli, e il dottor Francesco Forastiere, direttore del dipartimento di Epidemiologia, Asl Roma), nell’ambito dell’incidente probatorio sulle emissioni dell’Ilva chiesto dal procuratore capo Franco Sebastio, dall’aggiunto Pietro Argentino e dal sostituto Mariano Buccoliero (e non dal Comune di Taranto come erroneamente detto dal governatore Vendola sabato scorso).

I tre periti stanno lavorando sugli aspetti medico-epidemiologici dell'indagine sulla quale è stata già discussa la perizia sui risvolti chimici. Alla riunione di domani prenderanno parte anche l’avvocato Carlo Petrone e il consulente Fernando Graziano, entrambi in rappresentanza della Provincia, i nove allevatori individuati parte lesa tramite il ricercatore, statistico-epidemiologo, dell'Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr Emilio Gianicolo, il Comune di Taranto con il professor Benedetto Terracini e la dottoressa Maria Angela Vigotti, l’Ilva con la dottoressa Eva Negri.

Il professor Forestiere ha sviluppato un progetto di lavoro che riguarda gli effetti delle emissioni dell’Ilva sulla popolazione e sui lavoratori, con la raccolta di tutta la letteratura scientifica riguardante la situazione di Taranto. Sinora sono stati acquisiti gli atti del progetto «Sentieri», sulla bonifica di 44 siti inquinati in tutta Italia (tra cui Taranto, ovviamente), il prospetto dei ricoveri ospedalieri nella città di Taranto dal 1998 al 2010, il registro tumori dell’Asl jonica del 2006, i dati forniti dai comuni di Massafra e Statte sulla migrazione della popolazione (il cambiamento del luogo ove risiedono gli abitanti, sempre all’interno dello stesso territorio comunale), il registro dei mesoteliomi in provincia di Taranto, il registro dei lavoratori esposti, i certificati di morte di operai che potrebbero aver contratto malattie durante il lavoro nel siderurgico.

Disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose, inquinamento atmosferico sono i reati per i quali sono indagati Emilio Riva, 84 anni, presidente dell’Ilva spa sino al 19 maggio 2010, Nicola Riva, 52 anni, presidente dell’Ilva http://www.blogger.com/img/blank.gifdal 20 2010, Luigi Capogrosso, 55 anni, direttore dello stabilimento Ilva, Ivan Di Maggio, 41 anni, dirigente capo area del reparto cokerie, Angelo Cavallo, 42 anni, capo area del reparto Agglomerato, tutti difesi dagli avvocati Francesco Mucciarelli, Egidio Albanese, Adriano Raffaelli, Tullio Padovani, Francesco Perli e Cesare Mattesi. La consegna della perizia è prevista per il prossimo 1 marzo.
MIMMO MAZZA (GdM)

domenica 19 febbraio 2012

Dove osano gli avvoltoi


Da TarantOggi

L’incontro di sabato presso la sede della Presidenza della Regione Puglia a Bari, che ha visto coinvolti il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, il Sindaco di Taranto Ezio Stefàno e il Presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido, ha partorito l’ennesima tristissima boutade delle nostre istituzioni in merito all’ambiente. D’altronde, dopo la prima udienza dell’incidente probatorio svoltasi venerdì scorso presso il tribunale di Taranto in merito all’inchiesta portata avanti dalla Procura sull’inquinamento prodotto dall’Ilva di Taranto, era scontato che avremmo iniziato ad assistere ad un mettere le mani avanti da parte di tutti coloro i quali, per motivi diversi, si sentono chiamati in causa ed inchiodati alle loro responsabilità, economiche, politiche e storiche. E che hanno preferito ancora una volta riunirsi a Bari, piuttosto che avere il coraggio di venire a Taranto per parlare di cose strettamente legate a questo territorio, cercando il confronto diretto con i giovani di questa città che venerdì hanno dimostrato di essere per fortuna anni luce lontani da certi ambienti e certa politica. Lo slogan utilizzato da Vendola, Florido e Stefàno è stato ancora una volta lo stesso: “Il nostro obiettivo è quello di mettere in equilibrio diritto al lavoro e diritto all’ambiente e alla salute”. Che poi è identico a quello di Confindustria e sindacati. Ovvero sostenere quella famosa eco-compatibilità che ancora oggi non abbiamo capito in cosa consista realmente. Anche perché poggia su presupposti alquanto discutibili. “Regione, Provincia e Comune in questa vicenda condividono una linea di condotta che è quella che ci ha portato a ottenere oggi i più bassi limiti di emissione delle diossine che si possano registrare in Europa e a contenere in maniera drastica i limiti delle emissioni del benzopirene e di PM10. Sull’Ilva abbiamo prodotto, in questi anni, un bombardamento di richieste e di iniziative tese ad ambientalizzare gli apparati produttivi”. Premesso che già nel testo della legge regionale sulla diossina del 2008 si prendevano ad esempio Stati europei ed aziende che dal 2004 raggiungevano livelli di emissioni di diossina tra gli 0,2 e gli 0,5 nngr/m3, è oramai alquanto stucchevole dover puntualmente ricordare a Vendola & co. che tre o quattro campionamenti all’anno sulla diossina emessa dall’Ilva di Taranto è un dato statisticamente irrilevante e scientificamente inattendibile. Inoltre, appare chiaro che i tre siano alquanto disinformati in materia di benzo(a)pirene, visto che venerdì scorso, durante la prima parte dell’incidente probatorio, i pm hanno depositato presso la cancelleria del gip l’ennesima relazione tecnica prodotta da Arpa Puglia sul monitoraggio dell’aria nella città di Taranto con particolare riferimento agli Ipa (idrocarburi policiclici aromatici) ed al benzo(a)pirene, durato di circa otto mesi attraverso l’installazione di sette centraline in diversi punti della città (con oltre 2300 prelievi ed analisi di laboratorio). Ed ancora una volta la sorgente emissiva di Ipa principale è stata individuata nella cokeria. Addirittura le rilevazioni di benzo(a)pirene negli ambienti della cokeria hanno evidenziato valori da uno a tre volte superiori rispetto a quelli riscontrati in città. Gli Ipa provenienti dall’Ilva sarebbero 80 volte superiori a quelli provenienti dalle altre industrie. Superiore è anche il confronto relativo al benzo(a)pirene, mentre la diossina è risultata tre volte superiore. Infine, vogliamo anche ricordare che in merito al PM10, le due centraline di monitoraggio di via Archimede e via Machiavelli hanno registrato superamenti dei limiti di legge previsti per la media giornaliera su base annuale: 40 in via Archimede e 45 in via Machiavelli, quando dovrebbero essere al massimo 35. Come si può notare dunque, da questi semplicissimi esempi (ne potremmo fare decine ma sarebbe tedioso per chi legge ed umiliante per altri) si evince come, ancora una volta, si portino esempi del tutto limitati se non addirittura clamorosamente falsi per sostenere una tesi, quella della eco-compatibilità, che fa acqua da tutte le parti. Ma ciò che ci preoccupa più di ogni altra cosa, è la sottile operazione dialettica messa in atto da Vendola, Florido e Stefàno, che prendendo ad esempio la politica degli anni ’70, hanno iniziato ad immaginare contrapposizioni e conflitti sociali futuri per questa città, in modo da offuscare le responsabilità e le colpe di una classe dirigente a tutt’oggi silente nei confronti dell’inchiesta portata avanti dalla Procura di Taranto. “Siamo all’indomani di diversi fatti che raccontano la contraddittorietà e la drammaticità di una condizione: da un lato, alcuni lavoratori somministrati che minacciano di lanciarsi dal ponte e che chiedono di poter rientrare a lavorare all’Ilva; e dall’altro l’incidente probatorio, che è frutto di un’iniziativa del Comune di Taranto, che è teso a verificare quale siano le ragioni di inquinamento in città. Abbiamo, cioè, i due corni del problema: la domanda di lavoro e la domanda di ambiente e di salute. Il nostro lavoro, in questi anni, è stato sempre quello di tentare di mettere in equilibrio il diritto al lavoro e il diritto all’ambiente, perché sappiamo bene che rompere questo equilibrio vuol dire produrre una ferita, significa vedere sconfitte le ragioni di chi vuole cambiare, ma anche avere la possibilità di vivere e lavorare”. Ma di cosa state parlando? Possibile che la vostra boria e superbia politica non conosca limiti e sia pronta ad utilizzare a vostro uso e consumo anche le situazioni più drammatiche pur di mettervi a riparto da tutto e tutti? Punto primo: quei lavoratori protestavano perché non era stato rispettato un accordo siglato 14 mesi fa e non perché bramavano all’idea di tornare a lavorare dentro l’Ilva. Protestavano perché venissero riconosciuti i loro diritti e lo avrebbero fatto per qualunque tipo di lavoro. Punto secondo: possibile che ancora oggi la politica sia in grado di considerare come unica realtà lavorativa possibile per i cittadini di Taranto quella della grande industria? E poi, di grazia, possibile che per l’ennesima volta giochiate con i diritti inalienabili dell’uomo? Ma davvero volete convincere qualcuno del fatto che il diritto al lavoro sia più importante del diritto alla vita ed alla salute? Davvero pensate che un sito industriale che nel raggio di centinaia di metri comprende la più grande industria siderurgica europea, la più grande raffineria del Sud Italia ed un cementificio, anche con le migliori tecnologie in assoluto, possa realmente essere compatibile con l’ambiente circostante? Possibile che non riusciate a comprendere che anche con tutte le emissioni nei limiti di legge si continuerebbe comunque ad inquinare? E che tutto l’inquinamento sin qui prodotto per essere debellato avrebbe bisogno di un ambiente senza più industrie per i prossimi 100 anni come minimo? Il bello è che sono talmente convinti delle loro idee che vogliono anche convincerci che sono loro ad essere nel giusto e noi nel torto. “Bisogna rendere chiaro, anche ai cittadini, che quello che noi abbiamo fatto riguarda il futuro, attiene a ciò che da ora in poi i camini sputeranno nell’atmosfera”: vuoi vedere che da domani dagli oltre 200 camini presenti nell’Ilva di Taranto usciranno essenza profumate per le nostre narici e melodie sublimi per le nostre orecchie? Il finale, poi, è tutto un programma. “Abbiamo bisogno di cominciare il lavoro sulle bonifiche della città: questa è una pressante richiesta che noi continuiamo a rivolgere al Governo centrale, perché si possa rapidamente definire la provvista finanziaria e si possa far partire il ciclo delle bonifiche”. Ah bhé: le bonifiche, certo. Un’idea geniale quella di iniziare a bonificare aree inquinate, la cui fonte inquinante è ancora attiva al 100%. E poi con quali soldi e con quali metodi scientifici si vogliono fare le bonifiche non è dato sapere. Così come non è dato sapere da quali aree si vorrebbe partire. Insomma, i soliti proclami sparati lì a caso, senza alcun criterio. Poi, all’ultimo, resisi conto forse di averle sparate troppo grosse, i tre dicono finalmente qualcosa di sensato: “Non saranno certo le iniziative di oggi che ci salveranno da quello che è accaduto negli ultimi cinquant’anni. Dal punto di vista epidemiologico gli effetti dell’inquinamento dureranno per molti decenni, quello che noi stiamo facendo purtroppo non cancella la ferita che è stata inferta dalla storia industriale di Taranto”. Perché qualcosa ci dice che sarebbero in grado di fare anche quello se solo ne avessero i mezzi e le potenzialità. Infine, chiudiamo con una nota lieta. Nel primo pomeriggio di ieri, nella rada di Mar Grande, a pochi metri dalla riva, è apparso un bellissimo delfino. Nuotava libero e felice. Ci piace immaginare che anche lui, simbolo di questa città, abbia sentito il richiamo di quelle centinaia di giovani che da venerdì proveranno a riscrivere la storia di questa città. Nel segno di Taras e dal suo splendido mare. 20 febbraio 2012 Gianmario Leone g.leone@tarantooggi.it I SOLDI DELLE BONIFICHE? DAL RISARCIMENTO DANNI LE NOVELLE DEL TRIO VENDOLA, FLORIDO E STEFANO A proposito delle tanto declamate bonifiche millantate dal presidente della Regione Puglia e dei fondi economici affinché esse un domani possano essere davvero realizzabili, magari il buon Vendola potrebbe suggerire, o forse in questo caso sarebbe meglio dire obbligare, a Florido e Stefàno di tirare fuori dai cassetti delle loro scrivanie, la famosa richiesta di risarcimento danni del 2005, alla quale la famiglia Riva non potrebbe appellarsi in alcun modo e presso nessun tribunale. Ma é sin troppo evidente che il trio delle meraviglie non abbia la minima intenzione di disturbare nessuno. Continuate pure, prego. G.L.

venerdì 17 febbraio 2012

ECODI: ancora un altro inceneritore a Taranto. Firmato Vendola, Florido, Stefano

Tratto da: 3 Santi all'inferno (cliccate su questo link per gli aggiornamenti a questo post nel blog originale)

Qui, Taranto. Abbiamo fatto 90, facciamo 91. Parola del governatore Vendola, del presidente della Provincia Florido e del primo cittadino Stefano. Con determinazione del dirigente del Servizio Ecologia regionale Antonello Antonicelli del 13 gennaio 2012, pubblicata sul bollettino ufficiale della Regione Puglia (BURP 21 del 09.02.2012), è stato autorizzata la realizzazione di un impianto di stoccaggio ed incenerimento di rifiuti pericolosi e non pericolosi all’interno dell’impianto industriale esistente, sito in Taranto alla località Santa Chiara. Nella determinazione, si legge in part.: "Il medesimo Servizio provinciale aveva accertato che per l’impianto in questione, ricadente al punto A.1.g) dell’all. A1 della L.R. n. 11/2001 e s.m.i. la competenza concernente la V.I.A. è della Regione Puglia, mentre il procedimento relativo al rilascio dell’A.I.A. resta di competenza della Provincia di Taranto che in data 08.02.2011 aveva già tenuto la prima conferenza di servizi." In pratica, l'AIA potrebbe non essere stata ancora rilasciata (vedi documentazione dell'impianto: http://www.provincia.taranto.it/via/dettagli.php?id_elemento=45&i=1&parola_chiave=&data_dal=&data_al=): qui, bisogna ricordare che è facoltà dei comitati, delle associazioni e dei cittadini, in quanto interessati, di chiedere ex L 241/90 di partecipare alle conferenze dei servizi e di richiedere in fase di autorizzazione integrata ambientale di chiedere all'autorità procedente la prescrizione di espressione del parere del Sindaco, in quanto primo responsabile della salute pubblica, ai sensi degli articoli 216 e 217 del regio decreto del 27 luglio 1934 n. 1265, relative alle industrie insalubrie (cd "autorizzazione sanitaria"). Si tratta di un impianto di stoccaggio ed inc mento di rifiuti pericolosi e non pericolosi ( capacità di smaltimento: 8.500 t/anno), che affiancherà un vecchio inceneritore ("ex termovalorizzatore", precisa la determinazione) in funzione dal 1998 e già potenziato in seguito. Nello specifico, l’impianto della Società ECODI s.r.l. serve alla termodistruzione di rifiuti provenienti da strutture sanitarie (ospedali e cliniche), da laboratori, ambulatori e studi medici e dentistici, da attività agricole e dalla raccolta differenziata e non dei rifiuti urbani. A parte gli inceneritori di rifiuti speciali attualmente chiuso Ecocapitanata e il progetto VOMM nel Salento, questo progetto è ora il quinto progetto di inceneritore già autorizzato in Puglia destinato allo smaltimento dei rifiuti urbani: oltre a quelli in accensione della ETA (Gruppo Marcegaglia) a Manfredonia, vicino Borgo Tressanti, e della APPIA Energy (stesso gruppo industriale) a Massafra, quello pubblico di Statte (AMIU "Città di Taranto) e la nuova CEMENTIR (progetto di revamping finanziato coi fondi regionali ed europei), che è in realtà un vero e proprio inceneritore prim'ancor che una cementeria autorizzata al "co-incenerimento". Secondo l'assessore all'ambiente Lorenzo Nicastro il ciclo dei rifiuti in Puglia (attualmente a meno del 20% di percentuale di raccolta differenziata) può considerarsi sufficientemente "chiuso" o si preferisce continuare a battere tutti i record diventando la regione italiana col maggior numero di impianti di incenerimento di cdr ("ecoballe") e di percentuale di preziosi materiali mandati in fumo? Autorizzare l'ennesimo impianto a bruciare rifiuti urbani, pratica dannosa e costosa, senza valutare che esistono alternative (strategia rifiuti zero), è sintomatico della "patologia" di cui è affetta la gestione dei rifiuti solidi urbani in regione.


POST SCRIPTUM: CISA e Gruppo Marcegaglia hanno chiesto il raddoppio dell'inceneritore APPIA Energy di Massafra con una seconda linea da altrettante 100,000 t/a:
http://www.regione.puglia.it/index.php?page=burp&opz=getfile&file=48.htm&anno=xliii&num=24
http://www.regione.puglia.it/index.php?page=burp&opz=getfile&file=49.htm&anno=xliii&num=24

PER APPROFONDIRE
La procedura ancora in corso per l'inceneritore "Città di Taranto" AMIU di Statte sul sito della Provincia di Taranto e le nostre contro-osservazioni.
Fog Cannon, il killer delle polveri sottili. L’Ilva intende adottare questa tecnologia?
TARANTO – E’ di pochi giorni fa la presentazione da parte dell’Ilva di un progetto mirato al contenimento delle polveri che si sprigionano dai parchi minerali: barriere frangivento lunghe un chilometro e 700 metri e alte 21 metri, con cui l’azienda conta di trattenere le emissioni dal 50 al 70%. E’ bene precisare che tale intervento, previsto dall’Autorizzazione Integrata Ambientale, interessa le polveri pesanti e non quelle sottili. Eppure, sono proprio quest’ultime, denominate PM10, a comportare i maggiori rischi per la salute perché si insinuano più facilmente nell’organismo umano.

Da più parti (Arpa Puglia e alcune associazioni ambientaliste) si è fatto presente che tale sistema è inadeguato e che la soluzione più efficace per fronteggiare l’emergenza polveri consiste nella copertura dei parchi minerali. Una posizione che emerge anche nella perizia elaborata dagli esperti incaricati dal gip Patrizia Todisco nell’ambito dell’inchiesta sull’inquinamento Ilva, che oggi prevede lo svolgimento di un’udienza. Nella stessa perizia si afferma che dai parchi minerali di disperdono in atmosfera 668 tonnellate di polveri all’anno, che si riversano soprattutto sul quartiere Tamburi. L’azienda, però, non ha mai ritenuto la copertura di tale area applicabile anche perché considerata troppo onerosa.

Va detto, però, che esiste anche un’altra opzione che sembrerebbe più efficace del semplice barrieramento: i Fog Cannon (Cannoni di nebbia) di ultima generazione. Si tratta di un sistema di abbattimento delle polveri nato per risolvere problemi in ambienti all’aria aperta come miniere, cave di grosse dimensioni e acciaierie, già brevettato in Italia e in Europa e collaudato nel resto del mondo (Australia, Cile, Oman).

Dalle schede tecniche si apprende che i Fog Cannon emettono “un potente getto di una miscela aria/acqua finemente nebulizzata che crea una nube di nebbia non tossica e non nociva in grado di abbattere velocemente le particelle in sospensione”. Questa tecnologia è stata adottata in vari impianti come la centrale termoelettrica Enel di Brindisi e due acciaierie situate in Gran Bretagna appartenenti al colosso siderurgico indiano Tata Steel. I tempi di consegna di tali impianti si limiterebbero a pochi mesi. Pertanto l’applicazione del sistema avverrebbe in tempi abbastanza rapidi.

Sarebbe interessante sapere se l’Ilva ritiene percorribile questa strada che potrebbe comportare un abbattimento delle polveri volatili di almeno il 70%, e in taluni casi anche oltre il 90%, in base agli ambiti di applicazione. Per quanto riguarda il PM 10 tale sistema garantirebbe un abbattimenhttp://www.blogger.com/img/blank.gifto del 50-70% delle emissioni. Pare che nei mesi scorsi ci siano stati dei contatti con un’azienda che distribuisce tale tecnologia in Italia e dei sopralluoghi presso impianti Enel e Tata Steel, dove i Fog Cannon vengono utilizzati. A questo punto, sarebbe utile conoscere l’esito delle valutazioni effettuate dal gruppo Riva, se tale tecnologia è stata accantonata e in caso affermativo, con quali motivazioni.
Alessandra Congedo (Inchiostroverde)

La Masseria Solito al Comune?

venerdì, 17 feb 2012 - 15:18
CORRIERE DEL GIORNO
Il Consiglio comunale voterà lunedì la permuta con un edificio di proprietà del Comune
La masseria Solito è salva, ora puntiamo al recupero
di Silvano Trevisani

Finalmente la Taranto più viva, quella che tiene alla propria storia e alla propria cultura, può gioire: la masseria Solito è salva. Lunedì prossimo, infatti, il Consiglio comunale è chiamato ad approvare, al punto 6, la “Permuta della “Masseria Solito” e del relativo terreno pertinenziale con immobile di proprietà comunale sito in via Rintone n. 37, angolo via Icco 26, 28”.
Il provvedimento è stato già approvato a dalla commissione Assetto del territorio, anche da consiglieri d’opposizione. Una volta che il Consiglio avrà approvato, come fermamente ci auguriamo, la permuta, la masseria passerà alla proprietà comunale. Salvato l’immobile, bisognerà poi pensare all’immediato futuro, cioè alla messa in sicurezza del manufatto, ultimo frammento di quella che fu la masseria Salito, quindi alla sua ristrutturazione e alla restituzione alla città, per un’utilizzazione di carattere culturale: le risorse si possono anche reperire tra i fondi regionali per i nuovi musei, perché così potrebbe configurarsi, secondo le indicazioni dell’Associazione Cesare Giulio Viola, il ruolo della struttura, come museo della memoria storica della cultura tarantina.
Anche il “Corriere del giorno” saluta, naturalmente, con grande soddisfazione il provvedimento della divisione urbanistica, dal momento che aveva fatto della salvezza della masseria, una sua battaglia. Lo scorso anno si era svolto, nella nostra reazione, un forum, con la partecipazione dell’Associazione e di rappresentanti del mondo culturale, dell’associazionismo, oltre che dell’Amministrazione comunale. Proprio la strada della permuta della masseria con altre aree o immobili di proprietà pubblica era una di quelle scaturite dal dibattito, che aveva anche confermato la fondatezza storica della rilevanza che il reperto ha, pur essendo l’ultimo frammento sopravvissuto a una dissennata politica di devastazione del territorio e delle sue vestigia storiche.
Com’è noto, la masseria Solito fu acquisita, alla fine dell’Ottocento, alla proprietà della famiglia di Luigi Viola, il grande archeologo che fondò il Museo nazionale archeologico, della quale racconta diffusamente il figlio, il grande scrittore e drammaturgo Cesare Giulio Viola nel romanzo “Pater”. Proprio nell’area della masseria, lo stesso Luigi Viola ritrovò la cripta del Redentore, che era a metà strada tra la bella casina, che si trovava nell’area dell’Hotel Principe, e il corpo dell’antica masseria.
Ricordiamo che l’area nella quale ricade la masseria Solito, ultima ala della grande struttura seicentesca, che dava il nome a tutto il quartiere, era stato acquisito da un’impresa privata che vi aveva progettato la costruzione di una palazzina per appartamenti da vendere. L’impresa, che aveva ottenuto anche la licenza edilizia e il permesso di demolire l’immobile, da parte della giunta Di Bello, potrà rifarsi del danno rappresentato dal divieto di demolizione emesso dal Comune. Ricordiamo che, nei mesi scorsi, il Consiglio comunale, con un solo voto contrario, frutto forse di un equivoco, aveva approvato un ordine del giorno che impegnava l’Amministrazione a ricercare la soluzione.

Ne è entusiasta Enrico Viola, presidente dell’Associazione Culturale che da anni richiede l’intervento del Comune per scongiurare l’abbattimento dell’ultima masseria periurbana di interesse storico per essere posta lungo la via principale di uscita verso est dell’antica Taranto. “La speculazione edilizia era intenzionata a passarci sopra come un rullo compressore e distruggere un monumento significativo sotto l’aspetto storico, architettonico, topografico e letterario. Vani erano stati nel passato gli appelli di studiosi, uomini di cultura e varie espressioni di cittadini che più volte erano giunti persino a creare una barriera umana davanti alle ruspe pronte ad abbatterla. Il Consiglio Comunale sarà destinatario di grande apprezzamento degli uomini di cultura che costituiscono l’associazione e di molti cittadini che amano Taranto e la sua storia. Questa finalmente è una prova di grande sensibilità che segue ad una prima decisione di protezione adottata dal Consiglio nell’estate scorsa”.

La Masseria Solito al Comune?

venerdì, 17 feb 2012 - 15:18
CORRIERE DEL GIORNO
Il Consiglio comunale voterà lunedì la permuta con un edificio di proprietà del Comune
La masseria Solito è salva, ora puntiamo al recupero
di Silvano Trevisani

Finalmente la Taranto più viva, quella che tiene alla propria storia e alla propria cultura, può gioire: la masseria Solito è salva. Lunedì prossimo, infatti, il Consiglio comunale è chiamato ad approvare, al punto 6, la “Permuta della “Masseria Solito” e del relativo terreno pertinenziale con immobile di proprietà comunale sito in via Rintone n. 37, angolo via Icco 26, 28”.
Il provvedimento è stato già approvato a dalla commissione Assetto del territorio, anche da consiglieri d’opposizione. Una volta che il Consiglio avrà approvato, come fermamente ci auguriamo, la permuta, la masseria passerà alla proprietà comunale. Salvato l’immobile, bisognerà poi pensare all’immediato futuro, cioè alla messa in sicurezza del manufatto, ultimo frammento di quella che fu la masseria Salito, quindi alla sua ristrutturazione e alla restituzione alla città, per un’utilizzazione di carattere culturale: le risorse si possono anche reperire tra i fondi regionali per i nuovi musei, perché così potrebbe configurarsi, secondo le indicazioni dell’Associazione Cesare Giulio Viola, il ruolo della struttura, come museo della memoria storica della cultura tarantina.
Anche il “Corriere del giorno” saluta, naturalmente, con grande soddisfazione il provvedimento della divisione urbanistica, dal momento che aveva fatto della salvezza della masseria, una sua battaglia. Lo scorso anno si era svolto, nella nostra reazione, un forum, con la partecipazione dell’Associazione e di rappresentanti del mondo culturale, dell’associazionismo, oltre che dell’Amministrazione comunale. Proprio la strada della permuta della masseria con altre aree o immobili di proprietà pubblica era una di quelle scaturite dal dibattito, che aveva anche confermato la fondatezza storica della rilevanza che il reperto ha, pur essendo l’ultimo frammento sopravvissuto a una dissennata politica di devastazione del territorio e delle sue vestigia storiche.
Com’è noto, la masseria Solito fu acquisita, alla fine dell’Ottocento, alla proprietà della famiglia di Luigi Viola, il grande archeologo che fondò il Museo nazionale archeologico, della quale racconta diffusamente il figlio, il grande scrittore e drammaturgo Cesare Giulio Viola nel romanzo “Pater”. Proprio nell’area della masseria, lo stesso Luigi Viola ritrovò la cripta del Redentore, che era a metà strada tra la bella casina, che si trovava nell’area dell’Hotel Principe, e il corpo dell’antica masseria.
Ricordiamo che l’area nella quale ricade la masseria Solito, ultima ala della grande struttura seicentesca, che dava il nome a tutto il quartiere, era stato acquisito da un’impresa privata che vi aveva progettato la costruzione di una palazzina per appartamenti da vendere. L’impresa, che aveva ottenuto anche la licenza edilizia e il permesso di demolire l’immobile, da parte della giunta Di Bello, potrà rifarsi del danno rappresentato dal divieto di demolizione emesso dal Comune. Ricordiamo che, nei mesi scorsi, il Consiglio comunale, con un solo voto contrario, frutto forse di un equivoco, aveva approvato un ordine del giorno che impegnava l’Amministrazione a ricercare la soluzione.

Ne è entusiasta Enrico Viola, presidente dell’Associazione Culturale che da anni richiede l’intervento del Comune per scongiurare l’abbattimento dell’ultima masseria periurbana di interesse storico per essere posta lungo la via principale di uscita verso est dell’antica Taranto. “La speculazione edilizia era intenzionata a passarci sopra come un rullo compressore e distruggere un monumento significativo sotto l’aspetto storico, architettonico, topografico e letterario. Vani erano stati nel passato gli appelli di studiosi, uomini di cultura e varie espressioni di cittadini che più volte erano giunti persino a creare una barriera umana davanti alle ruspe pronte ad abbatterla. Il Consiglio Comunale sarà destinatario di grande apprezzamento degli uomini di cultura che costituiscono l’associazione e di molti cittadini che amano Taranto e la sua storia. Questa finalmente è una prova di grande sensibilità che segue ad una prima decisione di protezione adottata dal Consiglio nell’estate scorsa”.

Una città che chiede giustizia!

Incidente probatorio per il processo Ilva.
Tra la gente di Taranto! Con noi!











17 febbraio 2012 - AL GRIDO DI "NOI VOGLIAMO VIVERE" I GIOVANI DI TARANTO MANIFESTANO DAVANTI AL TRIBUNALE, OVE PENDONO I PROCEDIMENTI DELLA MAXI INCHIESTA CONDOTTA DAL G.I.P. TODISCO CONTRO L'ILVA SPA, DIMOSTRANDO DI NON AVERE PAURA...E DI DESIDERARE CON FORZA UN FUTURO DIVERSO DAL DISASTRO AMBIENTALE E SANITARIO DETERMINATO FINO AD OGGI DAL MASSIVO INQUINAMENTO. SEBBENE A TARANTO PIù DI QUALCUNO VOGLIA FAR PASSARE L'ECOCOMPATIBILITà DELL'INDUSTRIA COL TERRITORIO COME POSSIBILE I GIOVANI RECLAMANO UNA CORRETTA INFORMAZIONE ..L'ECOCOMPATIBILITà è UNA BESTEMMIA..BONIFICARE CON IMPIANTI CHE CONTINUANO AD INQUINARE PURE...CI VOGLIONO ALTERNATIVE ECONOMICHE E LAVORATIVE ALLE INDUSTRIE INQUINANTI.

giovedì 9 febbraio 2012

Ovviamente colpa dell'ENI


E ci volevano le analisi dell'ARPA per capire che la puzza e la "cacca" di Rondinella vengono dall'ENI?
Quella è una raffineria di petrolio, mica una fabbrica di confetti!!!
E ora?
Niente, come al solito.

sabato 4 febbraio 2012

Tutti uniti: c'è da inventarsi una scusa nuova!



Inquinamento Ilva, il Comune alle prese con la lettera del procuratore Sebastio

Ieri la convocazione urgente a Palazzo di Città dei dirigenti interessati. Nei prossimi giorni la chiamata a raccolta dei rappresentanti di Arpa Puglia, Asl e Cnr, con l’obiettivo di avere un quadro completo della situazione e decidere il da farsi. Il sindaco Ippazio Stefàno ha reagito così alla lettera recapitata dal procuratore capo Franco Sebastio, giovedì scorso. Un gesto che non poteva certo passare inosservato.
La lettera, che arriva a pochi giorni dalla consegna della maxi perizia sull’inquinamento Ilva messa a punto dagli esperti incaricati dal gip Patrizia Todisco, ha tutta l’aria di una sveglia che suona per ricordare alle istituzioni il dovere di tutelare la salute pubblica, al di là di quanto accadrà nelle aule giudiziarie. Basti pensare che i destinatari sono il ministero dell’Ambiente, la Regione, la Provincia e il Comune. Nel testo vengono evidenziate le allarmanti criticità ambientali e sanitarie emerse dalla relazione dei periti chimici.

«Bisogna fare molta attenzione quando si compiono certi passi – ha aggiunto il sindaco – non vorrei ritrovarmi nella stessa situazione in cui mi sono trovato con l’ordinanza sul benzo(a)pirene, che ha visto il Tar di Lecce dare ragione all’Ilva». Al termine della riunione con i dirigenti comunali, è stato deciso di convocare i rappresentanti di Arpa, Cnr e Asl per la prossima settimana. Ed è soprattutto da Arpa che si attendono lumi per prendere delle decisioni: da quelle minori a quelle più rilevanti. Alla Procura, invece, è stato chiesta una copia della relazione relativa alla maxi perizia. «Sentiremo anche i periti chimici e il nostro consulente di Milano che segue queste problematiche. Intanto il comandante della Polizia Municipale studierà gli interventi riguardanti il traffico veicolare».

Inoltre, si è appreso che il Comune sta predisponendo la pratica riguardante l’azione risarcitoria nei confronti dello stabilimento siderurgico, che trae origine da una sentenza di condanna pronunciata dalla Corte di Cassazione nel 2005. Resta ignota, al momento, l’entità del risarcimento che intende richiedere l’Amministrazione Comunale. «Si tratta di una cifra notevole, che va cristallizzata in base a dati certi – è stato detto dai funzionari comunali – la conoscerete nel momento in cui sarà depositata la perizia».

Per quanto riguarda invece gli studi sulla popolazione tesi ad appurare gli effetti dell’inquinamento industriale sulla salute dei tarantini, Stefàno ha comunicato la volontà di supportare una proposta lanciata dalla pediatra Annamaria Moschetti: studiare la capacità polmonare dei bambini residenti nel quartiere Tamburi e raffrontare tali risultati con quelli ottenuti da bambini che vivono in altre zone della città. In questo caso verrebbero coinvolti gli alunni di alcune scuole. Un’altra ricerca, sempre suggerita dalla dottoressa Moschetti, potrebbe essere condotta sul cordone ombelicale al fine di valutare la presenza di piombo, uno dei tanti veleni che ammorbano l’ambiente cittadino. «Chiederemo al provveditore agli studi e al direttore della Asl di rendere possibile l’attuazione di tutto ciò», ha dichiarato Stefàno.
Alessandra Congedo (Inchiostroverde)

Troppo rumore per nulla...

Ancora sul referendum...

venerdì 3 febbraio 2012

Corsi e ricorsi...

Indagine epidemiologica, la Giunta provinciale approva lo schema di accordo con la Asl

“La giunta provinciale ha adottato lo schema di accordo di collaborazione con l’azienda sanitaria locale di Taranto per l’effettuazione di una campagna sanitaria di screening mediante lo sviluppo del progetto di ricerca “Indagine epidemiologica nell’area a rischio ambientale di Taranto”, redatto dalla medesima Asl”. A darne notizia è l’assessore provinciale all’Ambiente, Michele Conserva.

“Con questo progetto, che finanziamo con 100mila euro, intendiamo contribuire al completamento del quadro conoscitivo ambientale dell’area, in linea con gli obiettivi di reperimento, organizzazione e condivisione dei dati storici e conoscitivi del territorio e dell’ambiente, previsti dall’Accordo di Programma dell’11/04/2008 per “l’area industriale di Taranto e Statte” promosso dal Ministero dell’Ambiente ai sensi del comma 20 dell’articolo 5 del D. Lgs. 59 del 18/02/2005”.
In particolare, gli obiettivi da raggiungere sono i seguenti: Analisi descrittiva della distribuzione delle malattie sul territorio comunale e provinciale; Georeferenziazione dei casi di malattia sul territorio comunale e provinciale; incrocio dei dati sanitari con i dati ambientali e la costruzione di mappe epidemiologiche; stima del rischio per la salute dei residenti nel sito inquinato di Taranto e confronto delle stime tra i quartieri del Comune di Taranto. E ancora: standardizzazione delle stime in base agli indici di deprivazione socio-economica”. (Inchiostroverde)

Come se fosse solo questione di buonsenso...

ILVA: i periti indicano gli interventi necessari per ridurre l'inquinamento

Istituzioni e Ministero devono pretenderne l'adozione

"I periti confermano quanto sostenuto da Legambiente in tutte le sedi e cioè che sono necessarie misure decisamente più rigorose per contenere il massiccio carico inquinante provocato dall'Ilva. L'azienda, da parte sua, con il ricorso al Tar contro l'AIA vuole "ammorbidire" le già insufficienti prescrizioni. Adesso Istituzioni e Ministero non possono far finta di niente e devono pretendere l'adozione di tecnologie e pratiche operative che minimizzino le emissioni." Questo il commento di Lunetta Franco e Leo Corvace del Circolo tarantino di Legambiente in merito alle conclusioni della "superperizia" predisposta dal Gip nell'ambito del procedimento per disastro ambientale a carico dell'Ilva rese note nei giorni scorsi.

"Le conclusioni dei periti sono di grande rilevanza" continuano i due esponenti di Legambiente "in quanto affermano che nello stabilimento non sono adottate tutte le misure idonee ad evitare la dispersione incontrollata di fumi e polveri nocive alla salute dei lavoratori e di terzi. Sono inoltre di estrema importanza sia rispetto al ricorso al TAR inoltrato dall'azienda, sia rispetto alle misure da assumere per far fronte all'emergenza PM10. Da esse vengono infine conferme sulla denuncia effettuata a giugno da parte del NOE in merito al fenomeno dello 'slapping' in acciaieria".

I periti, inoltre, non si limitano ad evidenziare i punti deboli dei vari impianti Ilva, ma indicano gli interventi necessari per ridurne il carico inquinante.

In merito alla diossina, ad esempio, l'attenzione deve essere rivolta all'efficacia degli elettrofiltri installati sull'agglomerato per impedire la dispersione delle polveri captate e alle modalità di smaltimento delle stesse nelle discariche interne. Le polveri, in base al loro livello di contaminazione da diossina, sono destinate a differenti tipologie di discariche. Non risulta però che vengano effettuati adeguati controlli nel merito. Tali questioni, già sollevate dalle associazioni in sede di procedimento per il rilascio dell'AIA, sono state ignorate dalla commissione IPPC e dal Ministero dell'Ambiente i quali, nella versione definitiva dell'AIA, hanno eliminato la prescrizione riguardante "il controllo sistematico delle ricadute al suolo dei microinquinanti".

Circa la mancata adozione di tutte le misure idonee ad evitare le emissioni fuggitive, le risposte dei periti confermano le critiche, rivolte da Legambiente all'AIA rilasciata all'Ilva. La commissione IPPC ed il Ministero dell'Ambiente hanno infatti scandalosamente eliminato o sminuito importanti prescrizioni contenute nei documenti presentati in fase istruttoria come "l'adozione di un sistema di monitoraggio ad alta risoluzione temporale lungo il perimetro della cokeria" (eliminata); "lo studio per la riduzione delle emissioni diffuse e fuggitive" (confermato ma finalizzato non più al raggiungimento dell'80 % ma del 50 % di diminuzione delle stesse emissioni e comunque senza fissare un termine temporale per il raggiungimento degli obiettivi); Commissione IPPC e Ministero hanno inoltre modificato in maniera inaccettabile i criteri di valutazione dei tempi delle emissioni visive, svuotando di fatto la portata della prescrizione riguardante "l'installazione di un sistema di monitoraggio a videocamera in varie postazioni strategiche all'interno dello stabilimento".

Tutte prescrizioni rivendicate da Legambiente e che avrebbero potuto tenere sotto controllo le emissioni non convogliate dai vari impianti. Su questo tema la perizia, riportando dati preoccupanti anche per i parchi minerali, rende ancora più stringente la necessità di procedere alla loro copertura per far fronte all'emergenza PM10. Le Istituzioni interessate non possono non tenerne conto.

Dalla perizia emergono altri dati, come la differenza anche notevole delle prestazioni ambientali tra una batteria e l'altra, che impongono di allineare le suddette prestazioni a quelle migliori rilevate e l'installazione da parte dell'Ilva del sistema di abbattimento delle emissioni convogliate dai camini della cokeria. Una prescrizione prevista nell'AIA (tra le poche rigorose) ma che l'azienda tenta di eliminare con il suo ricorso al TAR cui Legambiente ha presentato opposizione.

Non va sottovalutato, infine, che le conclusioni dei periti possono fornire ulteriori elementi a sostegno delle eventuali vertenze dei lavoratori in tema di salute e sicurezza nonché delle richieste di risarcimento per danni subiti a vario titolo a causa delle emissioni inquinanti dello stabilimento siderurgico.




Legambiente Taranto