"Non dubitate che un piccolo gruppo di cittadini coscienti e risoluti non possa cambiare il mondo. In fondo è cosi che è sempre andata ». (Margaret Mead)
Nuove fermate all'Ilva di Taranto per
mancanza di materie prime e difficolta' negli
approvvigionamenti a causa della crisi finanziaria
dell'azienda, da alcuni giorni in amministrazione
straordinaria.
Incontrando stamattina i sindacati
metalmeccanici, l'Ilva ha fornito un nuovo quadro di blocco
impianti. Il laminatoio a freddo continua a restare fermo
tranne l'impianto minislitter. Dopo il Treno Nastri 1, fermato
nei giorni scorsi, dalle 7 del 2 febbraio si ferma anche il
Treno Nastri 2 sino a data da destinarsi. In quest'impianto 150
lavoratori saranno inattivi tra ferie e solidarieta' e 76 al
lavoro per varie attivita'.
Nell'area degli impianti marittimi,
dove cioe' ci sono gli sporgenti e le gru per lo scarico delle
materie prime della produzione (minerali di ferro e fossili) e
dei prodotti finiti, a Ima est fa oggi si ferma il terzo turno
e domani il 50%o dei turni programmati. Dal terzo turno di
domani sino al 3 febbraio, 100 lavoratori inattivi per
quest'impianto. Sempre per gli impianti marittimi dell'Ilva, a
Ima ovest dal terzo turno di oggi 121 assenti e 50 presenti.
Dal terzo turno di domani i presenti scenderanno invece a 31 e
gli assenti saliranno a 140. Queste nuove fermate, precisano i
sindacati, si aggiungono a quelle del laminatoio a freddo,del
treno nastri 1, del tubificio 2, dei rivestimenti e delle
zincature 1 e 2. Anche in questi casi lo stop e' dovuto a
mancanza di materie prime. Questi impianti sono fermi gia' da
alcuni giorni. Il tubificio 1 sta invece marciando a passo
molto ridotto: cinque turni a settimana, uno al giorno dal
lunedi' al venerdi'. Nei giorni precedenti, sempre per il
problema materie prime, l'Ilva aveva fermato a rotazione,
ciascuno per 48 ore, gli altiforni 2, 4 e 5.
"L'Ilva - dichiara
Vincenzo Castronuovo della Fim Cisl di Taranto - ci ha
comunicato un nuovo programma di fermata impianti ma ci ha pure
detto che la situazione e' in evoluzione. Tutto dipende dai
rifornimenti e dalla materie prime. Se si sblocca la situazione
e lo stabilimento torna verso la normalita', la nuova fermata
potra' anche essere revocata".(AGI).
«Lo stabilimento in mano a un direttoreombra»"? La notizia sulla Gazzetta del Mezzogiorno: vedi sotto!
Sarà per la crisi del mercato, sarà per l'Aia, ma certo è che ai primi di luglio l'Ilva fermerà l'altoforno 2 e l'acciaieria 1.Riportiamo la notizia così come la ritroviamo nei vari giornali on line:
Domenico Palmiotti sul Sole24ore scrive:
Ai primi di luglio l'Ilva di Taranto avrà 2mila degli 11mila addetti
complessivi fuori dal ciclo produttivo. Sono esuberi temporanei dovuti
alla crisi di mercato dell'acciaio e al calo della domanda. Dopo che
l'azienda, nei giorni scorsi, ha fermato di nuovo il Treno nastri 1 (250
unità), adesso si rende necessario bloccare anche l'altoforno 2,
l'acciaieria 1, nonchè serie di attività collegate come l'agglomerato e i
sottoprodotti. In totale, coinvolti altri settecento-ottocento
dipendenti. In particolare l'altoforno 2 si fermerà per tre mesi. Non ci
sarà cassa integrazione ma si utilizzeranno i contratti di solidarietà.
Èquesto, infatti, l'ammortizzatore sociale che Ilva e sindacati hanno
scelto a marzo, con un accordo al ministero del Welfare, per gestire il
delicato momento in cui il ridimensionamento degli ordini si incrocia
temporalmente con i lavori di risanamento previsti dall'Autorizzazione
integrata ambientale, lavori che appunto prevedono che si fermino gli
impianti dell'area a caldo soggetti a rifacimento. E' già accaduto, ai
primi di dicembre, per l'altoforno 1 e per un gruppo di batterie delle
cokerie. L'altra fermata importante è prevista all'inizio dell'estate
2014 quando sarà spento, anche qui per lavori, il grande altoforno 5.
Solo che ora lo stop dell'altoforno 2 cambia un po' il ruolino di
marcia. L'Ilva ha detto ai sindacati metalmeccanici, incontrati
stamattina, che approfitterà di questa fermata per anticipare i lavori
dell'Aia che avrebbe dovuto fare più in là su quest'impianto. L'azienda
spera che prima o poi il mercato riparta e si riprenda in modo da avere
in quel momento uno stock di altiforni riammodernati e pronti a
produrre. Si vedrà.
Dopo la discussione di oggi, Ilva e sindacati si sono aggiornati al
19 giugno ma non sembrano esserci complicazioni a proposito della nuova
fermata. Oltretutto a metà marzo i contratti di solidarietà erano stati
sottoscritti per 3749 unità nel 2013 ma sinora sono stati usati per poco
più di un migliaio di addetti. Come dire che le parti già prefiguravano
un più ampio utilizzo di quest'ammortizzatore sociale. Nel caso
specifico, poi, nella "solidarietà" ruotano tutti gli 11mila addetti di
Taranto e ciò consente di "spalmare" su più persone gli effetti della
crisi. Inoltre, rispetto alla cassa integrazione straordinaria, che era
la prima soluzione cui l'Ilva aveva pensato tant'è che l'aveva proposta
per un massimo di 6400 unità nel 2014, i contratti di solidarietà si
rivelano meno penalizzanti, sotto l'aspetto economico, per i lavoratori
interessati.
E intanto oggi gli 11mila dipendenti del sito di Taranto hanno potuto
riscuotere in banca lo stipendio di maggio. Già da qualche giorno, per
la verità, era certo che gli stipendi sarebbero stati pagati e che non
avrebbe creato ripercussioni il sequestro da 8 miliardi di euro sui beni
e sui conti della capogruppo Riva Fire ordinato dal gip lo scorso 24
maggio per i danni ambientali provocati dall'inquinamento del
siderurgico. Tuttavia, aver potuto materialmente ritirare i soldi della
retribuzione per molti ha costituito quella certezza e quella garanzia
che si aspettava.
Disinnescata la mina stipendi, lo scenario della fabbrica resta
comunque denso di punti interrogativi. Ce ne sono almeno tre: che ne
sarà del mercato, visto che la fermata annunciata oggi coinvolge una
parte non irrilevante dello stabilimento; come e soprattutto con quali
mezzi finanziari andranno avanti i costosi lavori di risanamento
ambientale ordinati dall'Aia; infine, come evolveranno sia la battaglia
giudiziaria contro il sequestro da 8 miliardi, sia il dibattito
parlamentare per la conversione in legge del decreto 61, quello
approvato il 4 giugno dal Governo che commissaria di fatto l'Ilva
affidandola ad Enrico Bondi, già ad dell'azienda. Proprio contro
l'ordinanza di sequestro del gip, domani a Taranto, davanti al Tribunale
del Riesame, riprende il "duello" tra Procura e avvocati dell'azienda,
tra i quali adesso c'è anche Franco Coppi, il penalista romano noto
negli ultimi tempi per aver difeso, proprio a Taranto, Sabrina Misseri,
accusata di aver ucciso insieme alla madre la quindicenne di Avetrana,
Sarah Scazzi, e per questo condannata all'ergastolo in primo grado.
ed ancora Domenico Palmiotti, sempre sul sole24ore:
TARANTO.
Dopo il Treno nastri 1, l'Ilva ferma altri impianti. Ai primi di luglio, e per un periodo di circa tre mesi, stop per l'altoforno 2, l'acciaieria 1, una parte dell'Agglomerato ed una parte dei sottoprodotti, più i servizi collegati. Era nell'aria già da qualche giorno questa fermata, dovuta alla crisi del mercato siderurgico, e ieri mattina il direttore delle relazioni industriali dell'Ilva, Enrico Martino, l'ha ufficializzata ai sindacati metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm. Sette-ottocento lavoratori diventano così esuberi temporanei. E aggiunti ai circa 1.100 che lo sono già, portano complessivamente a 2mila la forza lavoro inattiva.
Sul piano produttivo, invece, è come se si fermasse quasi mezza Ilva: un'acciaieria su due, due altiforni su quattro. L'altoforno 1, infatti, era già stato fermato ai primi di dicembre per i lavori di risanamento
Domenico Palmiotti - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/DnNme
La crisi di
mercato ferma un altoforno Ilva e un'acciaieria. Mentre a Roma il
procuratore Franco Sebastio rilancia il tema del risanamento della
grande fabbrica. L’azienda ha annunciato lo stop dell’altoforno numero 2
a partire da luglio nel corso di un incontro con i rappresentanti di
Fim, Fiom e Uilm. A margine dell’incontro si è appresa anche
l’intenzione dell’attuale commissario Enrico Bondi di azzerare il ruolo
dei “fiduciari”, uomini della proprietà non alle dirette dipendenze del
siderurgico sul cui ruolo sta indagando anche la Guardia di Finanza. La
persistenza picchiata delle commesse, invece, ha convinto i manager
della grande fabbrica ad anticipare la fermata dell’impianto.
Il
blocco di Afo2 comporterà l’esubero di ottocento lavoratori che
beneficeranno dei contratti di solidarietà. Così il numero delle tute
blu tarantine fuori dal ciclo produttivo salirà in estate a duemila.
Oltre all’altoforno chiuderà a cascata l’acciaieria numero uno.
Sull’Afo/2 saranno anticipati i lavori di ristrutturazione previsti dal
cronoprogramma dell’autorizzazione integrata ambientale. E proprio sulla
ristrutturazione dei reparti inquinanti si è soffermato nel pomeriggio
il procuratore capo di Taranto Franco Sebastio nel corso della sua
audizione dinanzi alla commissione industria del Senato. Il magistrato
ha fatto riferimento al sequestro record scattato nell’ambito
dell’inchiesta per disastro ambientale.
“La cifra di otto
miliardi e cento milioni di euro sequestrati all’Ilva come equivalente
per il risanamento – ha detto – è una cifra al di sotto della realtà e
che a malapena riuscirà a risanare. Solo per costruire le coperture dei
parchi minerali – ha spiegato – occorrono svariati miliardi di euro. E
questo solo per proteggere le prime abitazioni che sorgono a cento
metri”. Il procuratore ha anche smentito che sia stata la città ad
andare addosso alla fabbrica, durante il suo sviluppo, come aveva
sostenuto anche l’ex premier Romano Prodi.
“Smettiamolo di dire
che la città è cresciuta intorno all’Ilva. Il cimitero, ad esempio, – ha
specificato – è lì da duecento anni”. Il magistrato ha anche parlato
del recente decreto salva Ilva bis sostenendo che “tre anni per i lavori
di risanamento sono un periodo troppo lungo” e ha aggiunto che “in
maniera indiretta il decreto rafforza la nostra iniziativa”. Infine ha
confermato l’intenzione della procura di "definire l’indagine per
disastro ambientale entro l’estate”.
«Lo stabilimento in mano a un direttoreombra»"
L'articolo completo lo trovate in edicola nel giornale. Al momento accontentatevi della versione parziale offerta dalla Gazzetta:
"TARANTO - Mentre l’Ispra, tramite l’ufficiale
giudiziario, notifica all’Ilva, ai fini dell’applicazione della sanzione
pecuniaria, l’accertamento di ben 11 violazioni all’Autorizzazione
integrata ambientale, spunta dalle carte dell’inchiesta «Ambiente
svenduto» addirittura un direttore ombra dello stabilimento. Nei trenta
faldoni depositati martedì mattina dalla Procura al tribunale del
Riesame, chiamato a valutare il ricorso presentato da Riva Fire e Ilva
contro il decreto di sequestro preventivo firmato dal gip Patrizia
Todisco, c’è una informativa del Nucleo di polizia tributaria della
Guardia di Finanza riguardante il ruolo dei fiduciari all’interno dello
stabilimento siderurgico. Il tenente colonnello Giuseppe Micelli
ricostruisce nelle sette pagine consegnate alla Procura il lavoro di
indagine compiuto sinora tramite perquisizioni e sequestri a Milano,
nelle sedi delle due società, e a Taranto, con decine di interrogatori,
sostenendo che non solo l’organo di vigilanza ha omesso di assolvere
alla funzione ad esso demandata, ovvero segnalando al consiglio di
amministrazione le inadempienze dei dirigenti riguardo alla normativa in
campo ambientale, tanto che non sono mai stati adottati provvedimenti
disciplinari.
Ma c’è di più. Secondo i militari delle Fiamme Gialle, «l’organo di
vigilanza dell’Ilva ha adottato senza soluzione di continuità il
medesimo comportamento, che esteriormente poteva apparire garantista
della posizione dei dipendenti, ma che nella pratica è servito
indirettamente a tutelare la posizione dei soggetti posti in posizione
apicale». D’altronde la legge 231 del 2001, la cui violazione è stata
contestata sia all’Ilva che a Riva Fire, esclude la responsabilità delle
società se sono stati adottati modelli organizzativi, di di gestione e
di controllo idonei a prevenire reati e se è stato istituito un
organismo di controllo interno e autonomo, dotato di poteri di
vigilanza». ...