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mercoledì 22 luglio 2015

Parole, parole, parole...

E per fortuna che c'è il gemellaggio con Sparta! 

ph. R. Chiaradia

Stefàno:«Taranto rialzati»


Il governo stanzia 600 milioni, soldi già annunciati mesi fa, per rilanciare una città che perde da un anno all’altro 10.400 posti di lavoro con una disoccupazione giovanile del 54.2 per cento. Numeri che spingono le nuove leve alla fuga per trovare lavoro altrove. Sindaco Stefàno, di fronte a questi dati così preoccupanti, cosa può fare il primo cittadino?
«Posso dire che, nel nostro piccolo, nelle imprese e cooperative che lavorano per conto del Comune non è andato perso neanche un posto di lavoro. Inoltre paghiamo le fatture a fornitori e ditte entro sessanta giorni, anche questo aiuta. Gli enti locali in ogni caso non sono uffici di collocamento, questo lo sanno tutti, però possono fare opera di sensibilizzazione continua e di stimolo presso le altre istituzioni e i privati».
Ed è quello che accade a Taranto?
«Direi proprio di sì. La venuta del sottosegretario Claudio De Vincenti l’altro giorno dimostra proprio l’attenzione che siamo stati in grado di suscitare nel governo. La situazione tarantina è molto difficile da tutti i punti di vista, ed è una nozione acquisita dal governo che vuole affrontarla insieme con noi dandoci qualche strumento in più».
Signor sindaco: poi, però, tutto dipende dal Comune. Per lo meno in riferimento ai progetti da realizzare.
«Certamente e abbiamo presentato, perché l’abbiamo già pronto da settimane, un bel pacchetto. Ma la vera novità portata dal sottosegretario è l’istituzione di un nucleo tecnico che velocizzerà tutte le procedure e perfezionerà i vari passaggi. Dovremmo accorciare i tempi rispetto al passato».
Il dato della disoccupazione giovanile è agghiacciante e prefigura scenari non allegri per le nuove generazioni.
«È vero, ma confido che le prospettive a medio e lungo termine siano migliori. Taranto riconquisterà il posto che le spetta in Italia e in Europa recuperando posti di lavoro nei settori tradizionali, ma anche in quelli che dobbiamo nutrire con nuove iniziative e tanti progetti».
In modo particolare, sindaco Stefàno, a cosa si riferisce?
«Mi riferisco a cultura e turismo in cui a Taranto si investiranno risorse. Lo ha detto anche il sottosegretario De Vincenti l’altro giorno, che in ogni caso i risultati cominceranno a vedersi tra quindici anni perché si tratta se non di una riconversione quanto meno di un allargamento di questi settori».
Quindici anni non è una prospettiva remota?
«Beh, i risultati non si ottengono da un giorno all’altro. Io però spero che già tra qualche mese potremo registrare qualche piccolo segnale di ripresa della città».
Su quali basi fa questa affermazione?
«Sulla base che ci sono seicento milioni da spendere sul porto, sull’Arsenale militare, sulla città vecchia. Io ho chiesto anche di recuperare situazioni nella sanità ionica dove sono vuote duemila caselle lavorative».
Ne è proprio certo.
«Io credo che se continua l’attenzione del governo centrale, e anche regionale, alcune risposte arriveranno entro tempi brevi. Esorto inoltre i miei concittadini ad avere fiducia».
Nelle istituzioni o in se stessi?
«In tutti e due. I tarantini devono avere fiducia soprattutto nelle loro capacità di scavalcare gli ostacoli magari anche con aiuti esterni, ma i momenti difficili si superano anche con l’autostima».
Per Taranto non è un bel momento però.
« La città sta vivendo uno dei periodi più complicati da tutti i punti di vista, le industrie sono a rischio e ancora non ci sono radici salde per i nuovi settori, ma dobbiamo tutti avere fiducia nelle nostre forze e nella possibilità di realizzare i progetti per un futuro più roseo».
Cosa si può fare per dare fiducia a chi, ad esempio, vuole investire nella città vecchia?
«Il Comune sta già attuando misure per creare questa condizione. Mettere a disposizione un palazzo per la caserma dei carabinieri va in questa direzione perché aumenta il grado di sicurezza».
Quale potrebbe essere la ricetta per lo sviluppo ed il rilancio?
«Ristrutturare i palazzi storici vuol dire migliorare architettonicamente la nostra Isola, avere i fondi per rifare i servizi primari significa creare condizioni di vivibilità migliori, tutte precondizioni che possono dare fiducia».
Ma, secondo lei, turismo e cultura rappresentano alternative all’industria?
«Direi di sì anche se Taranto ha centocinquant’anni di vocazione industriale alle spalle. Però noi siamo al lavoro da tempo utilizzando le leggi varate per Taranto. C’è la città vecchia da far rinascere, il museo archeologico, l’Arsenale militare sia come manutenzione del naviglio che come archeologia industriale».
E poi?
«Bisogna valorizzare il turismo culturale, è come togliere la coperta per mostrare i monumenti che abbiamo. È vero anche che per far decollare il turismo occorrono le infrastrutture, ma questo non dipende da noi. Noi subiamo scelte prese altrove. La mancanza di collegamenti rende difficoltoso raggiungere Taranto e noi più che sensibilizzare e insistere possiamo fare ben poco. Devo rilevare comunque che il ministro Del Rio ha dichiarato che vuol far arrivare l’alta velocità fino a Taranto».
Signor sindaco Stefàno, lei ha visto che s’è creato una specie di cortocircuito tra governo, magistratura tarantina e Ilva in riferimento agli ultimi provvedimenti sull’altoforno 2. C’è una via d’uscita?
«Secondo me, sì. Se ne esce con il rispetto delle leggi da parte di tutti. I poteri sono separati e tutti devono avere il massimo rispetto delle norme».
Anche prendendosela con gli operai?
«I lavoratori sono l’anello debole della catena. Sono sicuro però che l’autorità giudiziaria lo sa e si comporterà di conseguenza». (CdM)

martedì 21 luglio 2015

Tutti a spasso in attesa dei 600 milioni?

Lavoro, a Taranto ridotto di 10.400 unità. È il peggior dato in Puglia

Rispetto al 2013 il numero di occupati in provincia di Taranto si è ridotto di circa 10.400 unità (-6,2%). Si tratta della peggior performance a livello regionale. Circa la metà dei residenti della provincia di Taranto in età lavorativa risulta non attiva. È quanto si evince dal tredicesimo report sull’economia elaborato dalla Camera di commercio di Taranto. «Il tasso di disoccupazione, dato dal rapporto tra persone in cerca di lavoro e forza lavoro totale, nel 2014 aumenta - si osserva nel rapporto - passando dal 15,5% al 18,5%. Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) è cresciuto in provincia di Taranto di quasi 14 punti in un anno, passando dal 40,5% al 54,2%». Le difficoltà occupazionali in provincia di Taranto si traducono in un significativo ricorso alla cassa integrazione. Nel 2014, il volume complessivo «è rimasto pressoché identico al 2013 (+0,1%), confermandosi il più alto dell’intera Puglia. Nello specifico, il 42,5% del totale delle ore Cig erogate in Puglia è stato destinato a lavoratori di imprese tarantine». Quanto ai settori produttivi, «commercio e i servizi - spiega la Camera di commercio di Taranto - hanno contribuito nel 2013 al 72,8% della produzione del valore aggiunto provinciale, un dato inferiore di 1,4 punti alla media nazionale (74,4%) e di ben 4,4 punti a quella pugliese (77,2%). Nel 2014, la provincia è risultata la peggiore area in Italia per andamento del valore aggiunto prodotto a prezzi correnti con una flessione, rispetto al 2013, del -3,2%».(CdM)

sabato 25 febbraio 2012

La produzione viaggia ma gli operai no!

Porto e Ilva, è emergenza lavoro
di Michele Tursi

Tutto rinviato a mercoledì prossimo, 29 febbraio. Questo l’esito della riunione tra sindacati e Tct svoltasi ieri mattina all’Ufficio del lavoro con la mediazione dell’assessore provinciale Luciano De Gregorio. Nonostante la disponibilità più volte manifestata, l’azienda non ha ritirato la procedura di mobilità per 160 unità avviata a dicembre. La trattativa continua, dunque, ma Taranto container terminal ha subordinato il ritiro dei licenziamenti ed il ricorso alla cassa integrazione, alla firma del protocollo d’intesa sul rilancio del porto ionico. Nel vertice svoltosi alla Presidenza del Consiglio mercoledì scorso, l’azienda aveva fornito ampie assicurazioni in tal senso. Ma a Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti era rimasto qualche dubbio alimentato soprattutto dalle tensioni tra i due maggiori azionisti di Tct: Hutchison ed Evergreen.
Alla riunione di ieri, oltre all’assessore De Gregorio hanno partecipato il responsabile del Servizio Controversie collettive Michele Coviello, Roberto Solito della Direzione Territoriale del Lavoro, Francesco Benincasa segretario generale dell’Autorità Portuale. Per Taranto Container Terminal erano presenti il direttore Bruce Coupland e il vicedirettore Giancarlo Russo assistiti da Francesco Murgino direttore di Confindustria Taranto e dall’avv. Claudio Schiavone. Erano, inoltre, presenti Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti con le rispettive rsu.
L’incontro di ieri si è concluso con il mancato accordo tra le parti e l’aggiornamento al prossimo 29 febbraio nella sede dell’Autorità portuale. In quella sede verrà effettuato il punto della situazione in ordine alla definizione dei lavori infrastrutturali e al nuovo pacchetto di finanziamenti di oltre 400 milioni di euro in favore dello scalo ionico. Il nodo da sciogliere resta la volontà dell’azienda di effettuare gli investimenti necessari per il rilancio del terminal container. Secondo i sindacati non basta l’ampliamento ed il consolidamento della banchina. Sono necessari anche interventi di ammodernamento delle gru e la manutenzione dei binari di raccordo tra il molo polisettoriale e la rete ferroviaria. Secondo una stima approssimativa gli investimenti si aggirerebbero tra 100 e 130 milioni di euro. C’è la reale volontà di effettuarli? La cassa integrazione per due anni, infatti, è stata ipotizzata come un periodo di traghettamento per consentire l’espletamento dei lavori necessari. L’assessore Luciano De Gregorio nel corso dell’incontro ha ribadito che «mai come in questo momento particolare per Taranto abbiamo saputo fare squadra al fine di ottenere i finanziamenti e l’attenzione da parte del Governo e siamo nelle condizioni di poter dare un futuro al porto di Taranto e al territorio».
Il rappresentate della Provincia, in presenza delle divergenze, ha invitato le parti ad assumersi tutte le responsabilità del caso. «Se qualche soggetto ha problemi o vuole sfilarsi dall’assumere impegni – ha detto - è bene che lo faccia subito, perché è di estrema importanza capire in questo momento chi e quale percorso di crescita si intende condividere». I sindacati non hanno fatto mistero delle loro perplessità come dimostrato, d’altronde, dalle decine di lavoratori che hanno manifestato durante la riunione. A questo punto, la parola torna all’Autorità Portuale. L’unico risultato conseguito ieri è stato quello di tenere aperti i termini della procedura di mobilità in attesa che venga trasformata in cassa integrazione.



APPALTO ILVA, E’ ALLARME. A RISCHIO 230 POSTI

Un primo risultato è stato ottenuto. L’8 marzo l’Ilva ha convocato i sindacati confederali e le categorie degli edili per discutere le problematiche dell’appalto.
Il sit in organizzato ieri da Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil, dinanzi alla direzione del centro siderurgico è andato a segno. Secondo le stime dei sindacati almeno 230 unità dell’appalto edile rischiano il posto di lavoro. Una situazione che rischia di diventare esplosiva e che va ad aggravare il già precario mercato del lavoro in provincia di Taranto.
La convocazione della riunione, seppure in via informale, è arrivata nella serata di giovedì e ieri mattina se n’è avuto conferma durante la manifestazione pacifica effettuata sotto la direzione Ilva.
In caso di mancata convocazione, i sindacati degli edili erano già pronti a rivolgersi al Prefetto. «Avevamo già illustrato in prefettura i contenuti della vertenza – spiega Vito Lincesso, segretario generale della Filca Cisl ionica – ottenendo la piena disponibilità dell’autorità di governo. L’incontro convocato dall’Ilva, però, ci darà l’opportunità di entrare nel merito della vicenda e di comprendere per quale motivo alcune aziende locali sono state improvvisamente allontanate dal centro siderurgico con gravi ripercussioni sull’occupazione». A fronte di questa situazione i sindacati denunciano l’arrivo di aziende del Nord Italia. Come mai? «Non manifestiamo per difendere le aziende – aggiunge Lincesso – il nostro scopo è difendere il lavoro anche se non possiamo fare a meno di notare che in altre realtà le istituzioni fanno quadrato intorno alle realtà produttive del luogo. A Taranto, questa cosa non accade».
Il tentativo di Fillea, Filca e Feneal è quello di difendere un sistema,http://www.blogger.com/img/blank.gif quello degli appalti Ilva, che ormai sembra destinato a sgretolarsi e non solo per le imprese del settore edile. Anche il settore metalmeccanico, infatti, registra le stesse difficoltà e non è escluso che l’incontro in programma il prossimo 8 marzo, venga allargato anche a Fim, Fiom e Uilm. In ogni caso l’incontro sarà un primo momento di confronto. «Vogliamo capire – aggiunge Luigi Lamusta, segretario generale della Fille Cgil – quali sono le dinamiche con cui si muove l’Ilva e sopratutto come intende muoversi di fronte a pesanti sofferenze occupazionali che stanno mettendo a dura prova centinaia di famiglie». (Michele Tursi - Corgiorno)

mercoledì 5 maggio 2010

Guerra Ilva-sindacati

Ilva, rotte le trattative. «Non si riconosce il lavoro degli operai»

«L’atteggiamento dell’Ilva è indisponente». Secco il giudizio di Peppe Lazzaro, segretario provinciale della Fim Cisl, all’indomani dell’incontro milanese sul rinnovo del contratto integrativo, risultato infruttuoso. L’azienda ha sospeso il negoziato perché non intende modificare le sue posizioni sulla parte salariale, sull’occupazione, sugli inquadramenti e altre parti normative.
«Riteniamo necessario - aggiunge Lazzaro - che l’azienda riconosca il valore del lavoro dei dipendenti dell’Ilva e modifichi posizioni di chiusura che impediscono di giungere a un positivo accordo». Fim, Fiom, Uilm nazionali e il coordinamento Ilva hanno programmato un pacchetto di otto ore di sciopero con iniziative di lotta a partire da venerdì 14 maggio.
«Il netto rifiuto dell’azienda di convenire almeno su una parte fissa di aumento salariale nell’anno - sottolineano i sindacati dei metalmeccanici in in comunicato congiunto - è incomprensibile anche perché è già stato praticato nel 2008 e nel 2009 (con una tantum che erano fisse e uguali per tutti), il risultato è che nel 2010 si avrebbe un importo economico inferiore al 2009». Fim, Fiom e Uilm hanno espresso un giudizio negativo sulle posizioni dell’azienda in quanto i punti salariali e normativi rappresentano, a loro dire, persino un arretramento rispetto a passate posizioni aziendali, in particolare sull’occupazione e il mercato del lavoro, dove le percentuali proposte per i contratti a termine e i somministrati vengono aumentate e non sono previsti percorsi di stabilizzazione.
Ma anche sugli inquadramenti c’è un’interpretazione riduttiva del contratto nazionale di lavoro: sul «tempo tuta», ovvero la possibilità di monetizzare le pause legate alla permanenza dei lavoratori negli spogliatoi, e le altre indennità, secondo le organizzazioni sindacali, «il meccanismo è troppo farraginoso e le entità (2 euro al giorno) sono ancora troppo basse».
Ancora, è lampante la diversità di vedute sulla parte economica. «La proposta di aumento sul premio di risultato variabile di 0,90 euro spalmata su 4 anni fino al 2013 - dicono le segreteria nazionali dei metalmeccanici - è aleatoria in quanto non si intendono rivedere i parametri standard/record (si tratterebbe solo di 0,80 euro in quanto si prende come base il valore del 2003 e non quello del 2007)». La trattativa, come si vede, è davvero in salita. Per ora è rottura con i vertici aziendali. Nell’ipotesi di accordo presentata ai sindacati, l’Ilva ricorda che «le prospettive per il 2010 e gli anni seguenti sono estremamente incerte ma una ripresa sostenuta del consumo di acciaio non è, allo stato, lo scenario più probabile». Il vento della crisi soffia ancora. (Giacomo Rizzo, GdM)

martedì 4 maggio 2010

Il Comune-rifiuto!


I lavoratori disoccupati e la festa del santo

Evidentemente, in una città ignorante e bacchettona è ritenuta una brutta figura che dei lavoratori senza posto di lavoro stiano sotto il municipio quando si "finge" la festa di San Cataldo sponsorizzata dall'Ilva...
Cosa chiedono questi "mendicanti"? Semplicemente di fare la raccolta differenziata dei rifiuti!
Eh no! Non si differenzia ancora nella città dei due inceneritori! Come mai, sindaco?

COMUNICATO STAMPA
Difendiamo la Tenda per il Lavoro!

Vogliono sgomberarci da Piazza Castello dove da giorni e notti i disoccupati organizzati hanno messo una tenda per continuare la lotta per il lavoro - per un piano di raccolta differenziata porta a porta in tutta la citta, che occupi 200 disoccupati organizzati- per un piano di bonifica ambientale e il risanamento dei quartieri per occupare altri 1000 disoccupati.
Una Tenda che è anche di tutti i lavoratori che perdono il lavoro, precari, cigs, ecc.
Ora, invece che lavoro, ci vogliono sgomberare, ci vogliono far sparire, per non fare niente.
Non permettiamolo!

Tutti alla Tenda ore 17 p.zza Castello martedi 4 maggio

Disoccupati Organizzati
slai cobas per il sindacato di classe via rintone 22 347-53010704

SECONDO COMUNICATO STAMPA

Uno sgombero incivile e violento della tenda per il lavoro in piazza castello è stato attuato dai vigili e polizia questa mattina i disoccupati organizzati dello slai cobas per il sindacato di classe hanno opposto una tenace, dignitosa, civile resistenza a tutto questo convinti come sono che si vuole torglierli di mezzo, Impedirgli che la loro presenza quotidiana e costante alla tenda tenesse alta l'attenzione alla necessità del lavoro subito per chi in questa città non ne ha, non lo ha mai avuto, lo ha perso pur avende famiglie e figli da mantenere si vuole impedire la pressione quotidiana verso Sindaco, giunta, istituzioni, per rispettare impegni subito e dare soluzioni parziali e generali al problema i disoccupati organizzati in questi giorni sono stati giorno e notte alla tenda con
grandi sacrifici in particolare delle donne disoccupate, non hanno fatto alcun atto di violenza o di inciviltà mentre ne hanno subiti parecchi in tutta questa lotta
ieri quando hanno buttato la spazzatura dei cassonetti davanti al portone del comune,
lo hanno fatto per mostrare alla cittadinanza e alla stampa cosa è la raccolta differenziata, come si fa non certo per sporcare il comune hanno fatto una protesta creativa e civile come se ne fanno tante nel nostro paese hanno voluto per l'ennesima volta evidenziare che in questa città la pulizia della città e la raccolta differenziata non è presa sul serio, e che i piani che chiediamo e promessi da Vendola, finanziati dalla Regione, approvati da Provincia e ATO sono urgenti e necessari e richiedono un passo davvero più serio e deciso per dare lavoro a 200 disoccupati a questa protesta si è risposto con la violenza dello sgombero e il Sindaco Stefano è direttamente responsabile di questo e ne deve rispondere non solo ai disoccupati organizzati dello slai cobas per il sindacato di classe , ma a tutta la città a casa non ce ne andiamo la tenda la rivogliamo chi semina vento raccoglie tempesta la lotta per il lavoro si ferma con il lavoro non con la repressione
oggi alle 17 assemblea generale alla TENDA SGOMBERATA in piazza Castello per decidere le nuove iniziative insieme a tutti coloro che vorranno solidarizzare e lottare con noi

martedì 26 gennaio 2010

Differenziata? Manganello e manette!

Comunicato dei Disoccupati organizzati Slai Cobas per il sindacato di classe

Taranto 26 gennaio 2010: assedio al Comune. Disoccupati e cariche poliziesche
Giornata di lotta pesantissima oggi a Taranto per iniziativa dei disoccupati organizzati dello slai cobas per il sindacato di classe

La lotta era appena terminata con il blocco dei camion dell’Amiu a mezzanotte di ieri, quando a mezzogiorno di oggi è cominciato il presidio al Comune; poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa per impedire una nuova occupazione del Comune, portoni del Comune sbarrati - con inevitabile disagio anche degli impiegati praticamente sequestrati dal blocco delle forze dell’ordine. Sindaco Stefano latitante- notizie dalla Regione niente, eppure in piena campagna delle primarie lo scorso giovedì Vendola e Stefano si erano guadagnati gli applausi dei disoccupati organizzati, che avevano invaso anche questa manifestazione, dicendo che lunedì il piano sarebbe stato pronto e sarebbe pervenuto agli organi competenti: provincia, ato, comune, amiu per la sua realizzazione. Il piano è quello della raccolta differenziata porta a porta, piano pilota per Taranto finanziato con ulteriori fondi, e siamo a 4 milioni di euro, per dare occupazione ai disoccupati organizzati- lo slai cobas sostiene lavoro per 200 disoccupati- con un piano per tutta la città; il piano parla di una 80 di lavoratori impiegati in alcuni quartieri ... purchè si parta ma lunedì il piano non è arrivato e neanche questa mattina, la tensione è cresciuta, il numero dei disoccupati anche , l’assedio si è fatto insistente; un disoccupato è salito su un cornicione del balcone minacciando di buttarsi - ma la situazione non si è sbloccata, vi sono state piccole cariche tutte respinte- dopo pochi minuti i disoccupati si ricompattavano e rilanciavano l’assedio il Sindaco non si fa vedere e fa l’offeso- rifiutando di riprendere la discussione; due disoccupati passano alla benzina - minacciando di bruciarsi- ma il fuoco lambiva anche i poliziotti e partiva una carica più dura con le donne disoccupate in prima fila a risponndere intanto tutta la zona veniva militarizzata e dovevano intervenire pompieri e autombulanza per un disoccupato che si sentiva male... alle 18 la manifestazione per scelta dei disoccupati organizzati dello slai cobas per il sindacato di classe terminava si passa all’organizzazione della manifestazione a Bari per giovedì... l’acclamato Vendola e i suoi assessori dovranno spiegare se a parole corrispondono fatti: i disoccupati organizzati crescono in numero e determinazione - non si fanno dividere- comprendono e solidarizzano con la disperazione di alcuni di loro che fanno gesti estremi ma perseguono con la lotta collettiva autorganizzata gli obiettivi di lavoro
Se il piano e il lavoro non partirà - non servirà certo la repressione a fermarli. (Pugliantagonista)

venerdì 6 novembre 2009

Differenziata? Manganello!

(note al video riportato nel post)Taranto, i disoccupati organizzati dello slai cobas,che da oltre una settimana lottano per un posto di lavoro ,in seguito ad una mancata convocazione di un serio incontro, sulla raccolta differenziata con la regione, dopo giorni di prese in giro, si sono arrabbiati, e hanno presidiato il ponte girevole.la risposta a un sacrosanto diritto è stata una carica della polizia ci sono state 5 persone che hanno riportato danni fisici ;teste rotte e piccole fratture.però non ci fermeremo la lotta continua,è inutile usare la repressione,noi a casa non ce ne andiamo e continueremo con tutti i mezzi la nostra lotta.

domenica 4 ottobre 2009

Avvelenati e anche disoccupati...

Gli amari primati di un Comune fallito, la città è anche tra le più inquinante d'Europa.
Taranto, l'odissea di 500 operai: "Almeno non rubiamo"

Cassa integrazione senza sussidio. "Così torniamo a lavorare in nero"

TARANTO - "Finora non sono andato a rubare", dice Sandro Pignatale, quarantenne, operaio della Siderpower di Taranto, piccola azienda di appalto all'interno dell'enorme impianto siderurgico dell'Ilva. Da marzo è in cassa integrazione, ma da giugno non riceve più alcun sussidio: "Vivo alla giornata". Il suo datore di lavoro non è più in grado di anticipare la cassa integrazione (più o meno 800 euro mensili) perché ha finito i soldi e l'attività produttiva si è totalmente fermata. E l'Inps, che per legge in questi casi dovrebbe sostituirsi all'impresa, ancora non l'ha fatto. Lo farà, anche se soltanto alla fine del mese scorso ha fissato i criteri per selezionare le aziende che possono "abdicare" all'istituto previdenziale.
Ritardi burocratici, incertezze amministrative, debolezze di un sistema di ammortizzatori sociali impreparato ad affrontare la Grande Crisi del nuovo secolo. Vale in tutta Italia, ma soprattutto vale al sud; lì dove esistono ancora tracce di una industrializzazione incompiuta. Così il ripetuto "nessuno è stato lasciato senza sostegno" da parte del governo, suona - da queste, come da altre parti - un po' beffardo.
Taranto è l'unico comune italiano che è fallito, schiacciato nel 2007 da 900 milioni di debiti. E Taranto, città dell'Ilva, è forse il luogo più inquinato d'Europa, sicuramente d'Italia. Ora Taranto rischia un nuovo primato: quello, appunto, di avere più cassintegrati senza alcun sussidio. Solo nel settore metalmeccanico i sindacati stimano almeno 500 lavoratori in questa condizione.
La disoccupazione sta esplodendo: su 200 mila abitanti, 22 mila sono i senza lavoro. Da gennaio ad agosto - secondo gli ultimi dati dell'Inps - le domande per ricevere l'indennità di disoccupazione sono cresciute del 52 per cento. I metalmeccanici in cassa integrazione, compresi quelli dell'Ilva (quasi cinquemila) sono poco più di diecimila. Un terzo dell'industria metalmeccanica "è in ginocchio", sostiene Beppe Lazzaro, segretario generale della Fim-Cisl locale.
Il futuro, come il presente, dipende molto dall'Ilva di Emilio Riva, che ha riaperto da pochi giorni l'altoforno numero 2, che sta gradualmente recuperando gli ordini dopo una discesa della produzione fino al 30 per cento e un'impennata del ricorso alla cassa integrazione. Il mercato mondiale dell'acciaio sembra dare segni di risveglio, ma questa è una ripresa lenta, molto lenta.
E allora come si fa a vivere senza soldi, pur con lo status di cassintegrato? Pasquale Richella ha 44 anni, anche lui operaio, racconta che in casa ora entrano solo 600 euro, quelli che prende la moglie, addetta alla pulizie in una scuola. 600 euro al mese che servono per pagare il prestito che hanno con la banca. Poi? "Faccio dei lavoretti, quello che capita". La verità è che dietro la cassa integrazione che non arriva o che è insufficiente per sostenere tutte le spese, riemerge il nero.
Una sorta di "sommerso popolare", fatto nelle piccole, piccolissime imprese. Quello dei lavoretti, appunto. Che un tempo facevano, per fare esperienze, i ragazzi e che ora cercano gli over 40, già segnati dai ritmi e dai fumi della fabbrica. Li fanno quasi tutti i lavoretti. "Il nero? Hai voglia! Ora è consentito...", sostiene Carmelo Leggeri, 54 anni, dipendente della Eutectique, impresa metalmeccanica di ripristino delle attrezzature sempre all'Ilva, che ha chiesto la cassa integrazione per ristrutturazione. Il che comporterebbe anche qualche investimento, difficile, però, da immaginare quando si è prosciugata la liquidità.
Carmelo riceve un'indennità per un'invalidità permanente causata da un incidente sul lavoro: 500 euro. Spiega che ormai paga solo la bolletta della luce. Punto. Nonostante le banche gli chiedano di rientrare dal rosso. "Mi chiamano, ma io che posso fare?". Ha quattro figli (uno dei quali ha perso il lavoro) che lo aiutano.
Lavoro nero, dunque. Giuseppe Liverano, 46 anni, dipendente della Dbl (montaggi industriali): "Non puoi che arrangiarti. Sei obbligato a lavorare in nero anche se sei a rischio". Lui aiuta qualche carrozziere, perché era quello il suo mestiere. Poi fa l'imbianchino, il muratore. Si va al mercato a scaricare la casse della frutta. Si vive alla giornata e si cercano aiuti tra i famigliari o tra gli amici non in difficoltà. Non si pagano più i debiti. E si vive in casa: il sabato non la pizza ma C'è posta per te con Maria De Filippi. E - per chi può - si ritorna in famiglia, almeno all'aiuto dei parenti. Chi non ce la fa, ricorre a nuovi debiti in una città piena (troppo piena) di agenzie finanziarie. Strozzinaggio.
In questo violento indietreggiare, torna anche la prospettiva dell'emigrazione. D'altra parte è lo Svimez che nell'ultimo rapporto parla di 300 mila giovani che ogni anno dal sud vanno al centro-nord a cercare lavoro e che circa 120 mila di quelli cambia definitivamente la residenza. Fabrice Polito ha 32 anni, è figlio di immigrati. È nato in Francia ed ha già lavorato in Germania e - come dice - "in alta Italia". "Certo che ci penso a emigrare". Ha tre figli e una moglie che non lavora. Aspetta la cassa integrazione, poi si vedrà.
Si torna indietro: dall'occupazione come quella di Valeria Scapati che lavorava alla Dogre, società appaltatrice di servizi comunali, alla disoccupazione. Il Comune - si sa - è fallito. Valeria sarebbe in "mobilità in deroga", ma ha ricevuto l'indennità a singhiozzo. Le avevano anche spiegato che sarebbe stata ricollocata: welfare to work, outplacement, formazione, li chiamano. Nulla. A Taranto - ma non solo - ora è di nuovo il tempo del lavoro nero, prodotto tutto italiano.
ROBERTO MANIA (La Repubblica)

martedì 30 dicembre 2008

La guerra tra poveri

(Adnkronos) - Precari uguale disoccupati. L'impiego "temporaneo", infatti, non cancella lo "stato di disoccupazione". Lo sottolinea la Cassazione per la quale "un rapporto di impiego precario e temporaneo non puo' essere ritenuto sufficiente a fare venire meno il requisito dello stato di disoccupazione". In questo modo la Quinta sezione penale con la sentenza 48361, depositata oggi, ha annullato la doppia condanna per il reato di falsita' ideologica inflitta nei due precedenti gradi di giudizio a Donato D.C., un pugliese ultrasessantenne che, nonostante fosse stato assunto in via temporanea come coadiutore sanitario presso la Asl 1 di Taranto, in vista della sua partecipazione ad un concorso pubblico aveva nascosto ai funzionari l'avvenuta assunzione provvisoria.

Ne era scaturita una denuncia da parte della Asl che si era costituita parte civile nel processo contro il precario. Sia il Tribunale di Taranto che la Corte d'appello di Lecce, 7 gennaio 2008, avevano riconosciuto Donato D. C. colpevole di falsita' ideologica in atto pubblico per induzione in errore dei pubblici funzionari, condannandolo pure al risarcimento dei danni in favore della Asl. Contro la doppia condanna Donato si e' rivolto alla Cassazione, richiamandosi alla girusprudenza del Consiglio di Stato secondo la quale un impiego precario non fa venire meno lo stato di disoccupazione. Piazza Cavour ha accolto il ricorso e ha annullato la sentenza impugnata "perche' il fatto non sussiste".

In particolare, i supremi giudici, facendo propria la giurisprudenza di Palazzo Spada, hanno ricordato che "un rapporto di impiego precario non puo' essere ritenuto sufficiente a fare venire meno il requisito dello stato di disoccupazione, necessario ai sensi dell'art. 12 L. 482 del '78 per la partecipazione privilegiata ai pubblici concorsi". In ogni caso, la Suprema Corte rileva che quand'anche Donato D.C. "avesse correttamente segnalato la propria condizione di assegnatario in via provvisoria del posto di coadiutore sanitario presso la Asl, cio' non avrebbe comportato la sua cancellazione dall'elenco di disoccupati tenuto dall'ufficio provinciale del lavoro".