Diossina, un nuovo allarme
Il Fondo Antidiossina, presidente Matacchiera, ha inviato ad un
laboratorio di Analisi e ricerca applicata di Altavilla Vicentina,
R&C Lab s.r.l., un campione di uova comprate in tre masserie nei
territori di Crispiano e Martina Franca. I risultati di tali analisi
anticipati da Matacchiera, lo scorso 8 gennaio, hanno ricevuto conferma.
Autorevole conferma.
“Veniamo a sapere adesso – afferma Fabio
Matacchiera, in conferenza stampa, insieme al prof. Franco Scherma-, che
anche la Asl di Taranto, negli anni scorsi, aveva rilevato diverse
criticità con vistosi superamenti non solo dei valori di azione (valori
che, superati, impongono le necessarie misure di monitoraggio e
bonifica), ma anche, fin oltre il 200%, dei valori limite (valori che
impongono la distruzione dei prodotti alimentari). Le uova delle galline
allevate a terra, acquistate di recente dal Fondo Antidiossina, presso
alcune masserie situate in prossimità di Martina Franca, e
successivamente inviate al centro specializzato per tali analisi, hanno
evidenziato valori critici con riferimento ai limiti di azione. Tali
esiti risultano estremamente interessanti proprio perché in essi
spiccano le voci relative alle diossine, ai furani e al pcb, in entità
di gran lunga superiore ai valori di fondo che normalmente si attestano
nel range 0,2- 0,5 pg/gr, contro i circa 0,5 – 0,9 pg/gr ritrovati dal
Fondo Antidiossina.
Le uova prelevate dalle tre masserie presentano
quantitativi abbastanza lontani dai valori limite, ma non troppo lontani
dai valori di azione. Interessante anche constatare che i valori più
elevati di diossine e pcb si riscontrano nelle uova della masseria più
vicina all’area industriale. Infatti, nelle uova prelevate nella
masseria a nord di Martina Franca, i valori di diossine e pcb sono
risultati inferiori a quelli rilevati nelle altre più vicine a Taranto”.
“La Asl di Taranto e precisamente il Dipartimento di Prevenzione – ha
proseguito Matacchiera – è tornata a fare i controlli dopo averli
interrotti dal 2009. Benché in tale occasione fossero stati rilevati
valori oltre la norma. L’impegno, dopo tale anno, è stato
prevalentemente indirizzato alla grande produzione trascurando le
masserie considerata la loro scarsa incidenza di immissione di uova sul
mercato. Le uova delle galline allevate a terra nelle masserie di
Crispiano e Martina Franca sono risultate in molti casi positive alla
presenza di questi pericolosi elementi, tanto che la stessa ASL ne
sconsigliò il consumo con apposita ordinanza del 4 gennaio 2013 firmata
dai dirigenti del Dipartimento, dott. Teodoro Ripa e dott. Vito De
Chirico”. Ormai la situazione impone l’urgenza di un monitoraggio
continuo con attenzione anche alle piccole realtà produttive. D’altra
parte una recente Raccomandazione della Commissione Europea del 3
dicembre scorso afferma che: È ora opportuno raccomandare che la
presenza di diossine, PCB diossina-simili e PCB non diossina-simili
nelle uova da allevamento all’aperto, nelle uova biologiche, nel fegato
di agnelli e pecore, nel granchio guantato (Eriocheir Sinensis), nelle
erbe aromatiche essiccate e nelle argille vendute come integratore
alimentare sia soggetta a un monitoraggio rafforzato. Il problema rimane
quello del reperimento delle risorse. Per i controlli prima e per le
bonifiche dopo. Controlli e bonifiche che disvelano il grande bluff del
governo italiano che da un lato dichiara la portata strategica dell’Ilva
e dall’altra nasconde quel che rimane dell’attenzione per lo
stabilimento siderurgico nelle pieghe di un decreto preoccupato
prioritariamente, sia pure legittimamente, della “Terra dei fuochi”. La
scandalosa sequela dei decreti salva Ilva sembra non fermarsi mai. (CdG)
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lunedì 3 febbraio 2014
giovedì 9 gennaio 2014
Un po' di diossina ci sta sempre...
Uova di Martina Franca, Assennato (Arpa): “Valori diossine innocui dal punto di vista sanitario”
“I valori riportati nei tre rapporti di prova relativi alle uova degli allevamenti di Martina Franca sono inferiori sia ai limiti massimi ( per intenderci, quelli al di sopra dei quali è vietata la commercializzazione del prodotto e se ne obbliga la distruzione) sia ai livelli di azione ( che impongono ulteriori indagini e procedure di risanamento)”. Lo afferma in una nota stampa il direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, commento il comunicato trasmesso in mattinata dal Fondo Antidiossina Onlus (leggi qui). “I valori sono compresi tra la media e la mediana dell’indagine europea dell’EFSA (European Food Safety Agency di Parma), 2012 – prosegue Assennato – purtroppo le diossine sono praticamente ubiquitarie. Solo nello 0.8% dei campioni di uova analizzati dall’EFSA non si riusciva a misurarne il livello (uova “senza diossine”). I valori osservati possono essere considerati medi o medio-alti, ma contribuendo in modo trascurabile all’assunzione giornaliera di diossine (TDI), possono essere considerati certamente innocui da un punto di vista sanitario. Occorre però considerare che si tratta di allevamenti di Martina Franca, alquanto remoti rispetto alla sorgente primaria di diossine (ILVA)”. (Inchiostroverde)
“I valori riportati nei tre rapporti di prova relativi alle uova degli allevamenti di Martina Franca sono inferiori sia ai limiti massimi ( per intenderci, quelli al di sopra dei quali è vietata la commercializzazione del prodotto e se ne obbliga la distruzione) sia ai livelli di azione ( che impongono ulteriori indagini e procedure di risanamento)”. Lo afferma in una nota stampa il direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, commento il comunicato trasmesso in mattinata dal Fondo Antidiossina Onlus (leggi qui). “I valori sono compresi tra la media e la mediana dell’indagine europea dell’EFSA (European Food Safety Agency di Parma), 2012 – prosegue Assennato – purtroppo le diossine sono praticamente ubiquitarie. Solo nello 0.8% dei campioni di uova analizzati dall’EFSA non si riusciva a misurarne il livello (uova “senza diossine”). I valori osservati possono essere considerati medi o medio-alti, ma contribuendo in modo trascurabile all’assunzione giornaliera di diossine (TDI), possono essere considerati certamente innocui da un punto di vista sanitario. Occorre però considerare che si tratta di allevamenti di Martina Franca, alquanto remoti rispetto alla sorgente primaria di diossine (ILVA)”. (Inchiostroverde)
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mercoledì 8 gennaio 2014
L'Amarcord delle uova alla diossina
Tempo fa Peacelink commentò e diffuse i risultati di una indagine dall'Asl di Taranto, dipartimento di prevenzione, sugli alti valori di diossina riscontrati anche nelle uova di Taranto. Provenivano da un allevamento a 14 km dallo stabilimento Ilva. Era scoppiata la solita polemica, che poi è sfumata.
L'assessore alla sanità di allora Tommaso Fiore infatti cercò di rassicurare la popolazione dichiarando che l'allevatore in questione altro non era che "un privato dedito alla produzione di uova destinate ad
autoconsumo e non di un allevamento certificato con produzione destinata
alla vendita al pubblico". Ed aveva concluso dicendo che "La presenza di diossina nelle uova
oggetto di campionamento è certamente correlabile al contatto con il
terreno per probabile contaminazione dello stesso e, pertanto, in caso
di allevamento in batteria di galline ovaiole, non sussiste in alcun
modo tale pericolo."
Insomma il caso era stato risolto. Ma evidentemente non lo era, risolto, per Fabio Matacchiera presidente del Fondo antidiossina onlus. Perchè?
perchè i risultati delle analisi fatte compiere su numerose uova di galline
ruspanti prelevate presso alcune masserie situate in prossimità di
Martina Franca (TA) seppur presentando valori sotto il
"limite di azione", confermano "criticità per valori
abbastanza elevati di diossine, furani e pcb e per questo è
necessario un controllo costante da parte delle Autorità
sanitarie"
Le analisi sono state eseguite dal Centro specializzato R&C Lab s.r.l. di Altavilla Vicentina. L'obiettivo spiega Matacchiera era quello di ”ricavare dei dati prettamente conoscitivi” risultati “estremamente interessanti”. La stessa Onlus, nel gennaio 2011, “fu la prima – ricorda Matacchiera – a lanciare l’allarme cozze alla diossina del Mar Piccolo, che ha comportato tutta una serie di restrizioni riguardanti l’allevamento e la commercializzazione di quei mitili in alcune aree del mare di Taranto”.
E c'è sempre il Fondo
Antidiossina dietro agli esami sul latte materno di alcune mamme di Taranto: da quelle analisi venne riscontrato, "in
alcuni casi, anche la presenza rilevante di diossine e pcb
(dioxin like), fino al valore impressionante di 39,90 pg/gr lipo
(40 picogrammi/grammo su materia grassa)".
Sulle analisi sulle uova, Matacchiera ci tiene a chiarire "che le quantità di
pcb e le stesse diossine e furani ritrovate in detti campioni
rappresentano una criticità che merita ulteriori
approfondimenti, pur ribadendo che le analisi del Fondo
Antidiossina sono solo di tipo conoscitivo e che quelle
ufficiali spettano agli organi sanitari preposti".
Le
concentrazioni di inquinanti si attestano sul "50% del valore
'limite di azione' che è di 1,75 pg/gr, secondo le nuove
normative".
Matacchiera chiede pertanto alle "Autorità preposte di
accertare le origini di queste sostanze e la loro provenienza
che si accumulano anche nelle uova e negli animali, raggiungendo
livelli che non possono far fare sonni tranquilli agli
allevatori e agli stessi consumatori". Nè si "può escludere -
conclude - che in altre aree limitrofe del martinese, distanti
anche oltre i 20 km dal polo industriale jonico, queste sostanze
si siano accumulate o si possano accumulare nel prossimo futuro
nella sostanza organica animale in quantità maggiori, tali da
raggiungere e superare i limiti di legge".
Chissà cosa risponderà oggi l'assessore regionale alla Sanità. Ci rassicurerà senz'altro, e noi ci faremo rassicurare. Un vecchio film, già visto. Amarcord delle uova alla diossina.
mercoledì 3 agosto 2011
Uova di tartaruga, come sta andando?
Comunicato Stampa
S.O.S. uova di tartaruga marina Caretta caretta: salviamole dalla distruzione
Appello del WWF: occorrono volontari per la sorveglianza fino a ferragosto
Dopo l’eccezionale ritrovamento di 76 uova di tartaruga marina in zona Campomarino, il WWF lancia un appello chiamando a raccolta tutti coloro che amano la natura, affinché possano contribuire con il loro prezioso aiuto alla sorveglianza attiva della zona per preservare il sito dalla distruzione ed evitare che ci siano ulteriori problemi alla schiusa.
“Come nel romanzo “The last song” di Nicholas Sparks – ha dichiarato Mauro Sasso, referente pugliese del WWF per la biodiversità - vorremmo che un gruppo di ragazzi sorvegliasse la nidiata sino alla schiusa finale. L’emozione della nascita dei piccoli di tartaruga sarà la migliore ricompensa ad ogni contributo generoso che essi vorranno donare”.
Ma ripercorriamo brevemente la vicenda. Il 29 luglio, a seguito della segnalazione della Capitaneria di Porto di Campomarino, il Wwf di Taranto ha allertato i responsabili del progetto TartaCare di Policoro (MT) che, giunti sul posto, hanno subito individuato 5 uova affioranti in pessimo stato. È apparso subito evidente che lo smottamento della camera di deposizione e incubazione, dovuto alle violenti mareggiate dei giorni scorsi, nonché l’attività predatoria degli animali, mettevano in serio pericolo il luogo di nidificazione. Una ricercatrice dell'Università di Cosenza, giunta nel frattempo sul posto, verificato lo stato delle uova ha deciso di traslarle per evitare ulteriori danni. Lo spostamento è avvenuto secondo un rigido protocollo ed è durato 3 ore, dopo di che la zona è stata transennata e messa in sicurezza. La schiusa è prevista per la metà di Agosto, proprio quando ci saranno migliaia di bagnanti sul litorale, per la festa del Ferragosto, pertanto il momento “critico” coinciderà con una forte pressione antropica sulla zona, con il rischio di rendere vani tutti gli sforzi profusi.
Proprio in questi giorni il WWF ha lanciato sul proprio sito l’iniziativa “Segui le tracce” per coinvolgere i frequentatori delle spiagge nell’individuare la presenza delle tartarughe e tutelarla con l’aiuto degli esperti WWF: bastano una semplice locandina, una scheda di monitoraggio e la voglia di “curare” una spiaggia alla ricerca di indizi preziosi, per identificare zone di nidificazione e informare bagnanti ed esercenti sulla possibile presenza delle tartarughe. A ben vedere, un notevole valore aggiunto per qualunque pomeriggio di sole!
“Esprimiamo la nostra soddisfazione per la messa in sicurezza della uova e desideriamo ringraziare per il prezioso aiuto – ha aggiunto Fabio Millarte, Presidente del WWF di Taranto – il Comandante della Capitaneria di Porto e i suoi uomini, nonché l'amministrazione di Maruggio per il sostegno dato, con particolare riferimento all'Assessore Longo. Saremo grati a tutti coloro che vorranno collaborare, a titolo gratuito, alla vigilanza delle uova”.
Per info contattare il 3931617701 (Fabio Millarte) o il 0805210307 (WWF Puglia).
S.O.S. uova di tartaruga marina Caretta caretta: salviamole dalla distruzione
Appello del WWF: occorrono volontari per la sorveglianza fino a ferragosto
Dopo l’eccezionale ritrovamento di 76 uova di tartaruga marina in zona Campomarino, il WWF lancia un appello chiamando a raccolta tutti coloro che amano la natura, affinché possano contribuire con il loro prezioso aiuto alla sorveglianza attiva della zona per preservare il sito dalla distruzione ed evitare che ci siano ulteriori problemi alla schiusa.
“Come nel romanzo “The last song” di Nicholas Sparks – ha dichiarato Mauro Sasso, referente pugliese del WWF per la biodiversità - vorremmo che un gruppo di ragazzi sorvegliasse la nidiata sino alla schiusa finale. L’emozione della nascita dei piccoli di tartaruga sarà la migliore ricompensa ad ogni contributo generoso che essi vorranno donare”.
Ma ripercorriamo brevemente la vicenda. Il 29 luglio, a seguito della segnalazione della Capitaneria di Porto di Campomarino, il Wwf di Taranto ha allertato i responsabili del progetto TartaCare di Policoro (MT) che, giunti sul posto, hanno subito individuato 5 uova affioranti in pessimo stato. È apparso subito evidente che lo smottamento della camera di deposizione e incubazione, dovuto alle violenti mareggiate dei giorni scorsi, nonché l’attività predatoria degli animali, mettevano in serio pericolo il luogo di nidificazione. Una ricercatrice dell'Università di Cosenza, giunta nel frattempo sul posto, verificato lo stato delle uova ha deciso di traslarle per evitare ulteriori danni. Lo spostamento è avvenuto secondo un rigido protocollo ed è durato 3 ore, dopo di che la zona è stata transennata e messa in sicurezza. La schiusa è prevista per la metà di Agosto, proprio quando ci saranno migliaia di bagnanti sul litorale, per la festa del Ferragosto, pertanto il momento “critico” coinciderà con una forte pressione antropica sulla zona, con il rischio di rendere vani tutti gli sforzi profusi.
Proprio in questi giorni il WWF ha lanciato sul proprio sito l’iniziativa “Segui le tracce” per coinvolgere i frequentatori delle spiagge nell’individuare la presenza delle tartarughe e tutelarla con l’aiuto degli esperti WWF: bastano una semplice locandina, una scheda di monitoraggio e la voglia di “curare” una spiaggia alla ricerca di indizi preziosi, per identificare zone di nidificazione e informare bagnanti ed esercenti sulla possibile presenza delle tartarughe. A ben vedere, un notevole valore aggiunto per qualunque pomeriggio di sole!
“Esprimiamo la nostra soddisfazione per la messa in sicurezza della uova e desideriamo ringraziare per il prezioso aiuto – ha aggiunto Fabio Millarte, Presidente del WWF di Taranto – il Comandante della Capitaneria di Porto e i suoi uomini, nonché l'amministrazione di Maruggio per il sostegno dato, con particolare riferimento all'Assessore Longo. Saremo grati a tutti coloro che vorranno collaborare, a titolo gratuito, alla vigilanza delle uova”.
Per info contattare il 3931617701 (Fabio Millarte) o il 0805210307 (WWF Puglia).
lunedì 1 agosto 2011
URGENTE: una mano per tirare la Caretta!




C'è bisogno di una mano:
abbiamo trovato 76 uova di tararugha caretta caretta, è venuta una biologa da policoro x il progetto tarta del wwf a darci una grandissima mano, ma ora abbiamo bisogno di volontari per far la guardia alle uova, visto che una decina sono state rotte per vari motivi tra cui diciamo "antropizzazione" cioè ci hanno messo le mani adulti e bambini curiosi, volpi gabbiani e faine, le uova si schiuderanno a metà agosto forse un po prima o un po dopo di ferragosto, è un periodo molto critico e pieno di gente a mare proprio sul quel tratto di spiaggia. io sono due giorni che sono li ma ho veramente bisogno di volontari. grazie se potete chiamatemi al 3931617701.
venerdì 16 ottobre 2009
giovedì 15 ottobre 2009
Uova da bere... anche a Martina!
COMUNICATO STAMPA
La diossina è arrivata nei pollai di Martina Franca. Dopo la città di Taranto anche la provincia. Si allarga ulteriormente la contaminazione. Siamo fortemente preoccupati. Il Dipartimento di Prevenzione della Asl di Taranto ha ampliato il raggio di ricerca della diossina negli alimenti e trova nuove soprese "avvelenate". Dalla diossina nel latte, nel formaggio e nelle carni di pecora e capra, si passa ora alla diossina nelle uova e, come è ipotizzabile, anche nelle galline.
Nel marzo 2008 PeaceLink presentò un esposto alla Procura della Repubblica di Taranto dopo aver fatto analizzare un pezzo di formaggio locale. I valori erano sopra i limiti di legge. Adesso quei limiti vengono violati anche per altre categorie alimentari di largo consumo, come le uova e, probabilmente, la carne di pollo.
Quello che emerge, come preoccupante novità, è la dimensione provinciale, e non solo più cittadina, del fenomeno: neanche Martina Franca può ritenersi indenne dalla diossina. La diossina è considerata un inquinante transfrontaliero e come tale rientra nella normativa europea. Si tratterà di verificare la dinamica di questa contaminazione. E' una fatto su cui si deve indagare perché il consumo di alimenti cancerogeni e genotossici può causare una modificazione del DNA. Ci può essere, nel caso della diossina, un impatto non solo sulla salute di chi consuma alimenti contaminati ma anche di chi non è ancora nato. Le donne in età fertile o in stato di gravidanza dovrebbero essere massimamente informate e tutelate. Guardia alta, dunque, perché qui ci stiamo giocando non solo il presente ma anche il futuro. Questo è un motivo più che sufficiente per richiedere a Taranto il "Centro Ambiente e Salute", una struttura di alta specializzazione che il prof. Giorgio Assennato, direttore dell'Arpa, da tempo propone di fronte alla rilevanza delle criticità ambientali e sanitarie di Taranto.
Ci rivolgiamo alla Magistratura perché faccia piena luce. Occorre andare in fondo alla questione e scoprire le dinamiche e le origini di questa contaminazione, con tutta la determinazione necessaria. Sarà necessario un lavoro approfondito e puntiglioso perché la questione è di grande complessità. I cittadini vogliono verità, la reclamano. Questa storia non può rimanere un mistero, i responsabili vanno individuati e perseguiti.
Esprimiamo al contempo la nostra solidarietà agli allevatori, vittime, assieme ai cittadini, di questa assurda vicenda di contaminazione da diossina.
Alessandro Marescotti
Presidente di PeaceLink
La diossina è arrivata nei pollai di Martina Franca. Dopo la città di Taranto anche la provincia. Si allarga ulteriormente la contaminazione. Siamo fortemente preoccupati. Il Dipartimento di Prevenzione della Asl di Taranto ha ampliato il raggio di ricerca della diossina negli alimenti e trova nuove soprese "avvelenate". Dalla diossina nel latte, nel formaggio e nelle carni di pecora e capra, si passa ora alla diossina nelle uova e, come è ipotizzabile, anche nelle galline.
Nel marzo 2008 PeaceLink presentò un esposto alla Procura della Repubblica di Taranto dopo aver fatto analizzare un pezzo di formaggio locale. I valori erano sopra i limiti di legge. Adesso quei limiti vengono violati anche per altre categorie alimentari di largo consumo, come le uova e, probabilmente, la carne di pollo.
Quello che emerge, come preoccupante novità, è la dimensione provinciale, e non solo più cittadina, del fenomeno: neanche Martina Franca può ritenersi indenne dalla diossina. La diossina è considerata un inquinante transfrontaliero e come tale rientra nella normativa europea. Si tratterà di verificare la dinamica di questa contaminazione. E' una fatto su cui si deve indagare perché il consumo di alimenti cancerogeni e genotossici può causare una modificazione del DNA. Ci può essere, nel caso della diossina, un impatto non solo sulla salute di chi consuma alimenti contaminati ma anche di chi non è ancora nato. Le donne in età fertile o in stato di gravidanza dovrebbero essere massimamente informate e tutelate. Guardia alta, dunque, perché qui ci stiamo giocando non solo il presente ma anche il futuro. Questo è un motivo più che sufficiente per richiedere a Taranto il "Centro Ambiente e Salute", una struttura di alta specializzazione che il prof. Giorgio Assennato, direttore dell'Arpa, da tempo propone di fronte alla rilevanza delle criticità ambientali e sanitarie di Taranto.
Ci rivolgiamo alla Magistratura perché faccia piena luce. Occorre andare in fondo alla questione e scoprire le dinamiche e le origini di questa contaminazione, con tutta la determinazione necessaria. Sarà necessario un lavoro approfondito e puntiglioso perché la questione è di grande complessità. I cittadini vogliono verità, la reclamano. Questa storia non può rimanere un mistero, i responsabili vanno individuati e perseguiti.
Esprimiamo al contempo la nostra solidarietà agli allevatori, vittime, assieme ai cittadini, di questa assurda vicenda di contaminazione da diossina.
Alessandro Marescotti
Presidente di PeaceLink
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giovedì 21 maggio 2009
Le uova di Fiore: erano dosi di diossina per uso personale!
Ed ecco l'assessore Fiore che rassicura tutti: le pecore, le vacche, le capre, le galline e tutte le bestie ad eccezione degli uomini, a Taranto, devono mangiare cibi provenienti da fuori e non devono entrare in contatto con l'ambiente esterno. Di nostrano che hanno allora? L'anagrafe?E che dire dei tarantini? E' meglio che mangino le patatine in scatola che le fave e cicorie?
Contraddizioni della politica? Mediazione sdrammatizzante necessaria? O presa per i fondelli?
Intanto sulle pagine di tutti i giornali imperversa il mistero Buffo: l'ultimo ingegnerino partorito dal portafogli Ilva che viene a farci la lezione sui dati dell'inquinamento e ci "racconta", o meglio si racconta (visto che l'incontro non era pubblico) che i dati forniti dall'Ilva stessa erano eccessivi e male interpretati.
In realtà dagli scarichi, ci pare forse di capire che escano prevalentemente margherite alla camomilla!
E la gente muore di cancro perchè ha letto male le percentuali?
Di certo un po' di uova, da qualche giorno ci avanzano pure... che ne vogliamo fare? Noi, un'idea, ce l'avremmo....
Uova con diossina/ Assessore Puglia, nessun rischio
"Come ho gia' avuto modo di specificare,ribadisco che non esiste alcun rischio per la salute umana collegato al consumo di uova prodotte dagli allevamenti certificati e soprattutto dagli allevamenti della nostra regione e della provincia di Taranto, che sono sottoposti a stringenti controlli da parte dei Servizi Veterinari dei Dipartimenti di Prevenzione delle ASL di Puglia". Lo ha dichiarato l'assessore regionale alle politiche della salute, Tommaso Fiore, in riferimento alle notizie sulla presenza di diossina e PCB-simili in uova prelevate da un allevatore della provincia di Taranto. "I cittadini pugliesi devono aver ben chiaro che ogni azione dell'Autorita' Sanitaria e' tesa ad assicurare la sicurezza alimentare. "Nel caso del vincolo sanitario operato dal Dipartimento di Prevenzione dell'ASL di Taranto - ha proseguito l'assessore Fiore- va specificato che si tratta di un privato dedito alla produzione di uova destinate ad autoconsumo e non di un allevamento certificato con produzione destinata alla vendita al pubblico". "La presenza di diossina nelle uova oggetto di campionamento e'certamente correlabile al contatto con il terreno per probabile contaminazione dello stesso e, pertanto, in caso di allevamento in batteria di galline ovaiole, non sussiste in alcun modo tale pericolo. "Lo svolgimento delle attivita' previste dal piano straordinario approvato dalla Regione Puglia ed in atto nel territorio ionico devono rassicurare la popolazione della provincia di Taranto della massima attenzione e dello sforzoche le strutture dell'Assessorato alle Politiche della Salute,dell'ASL TA, dell'ARPA Puglia e dell'Istituto ZooprofilatticoSperimentale stanno producendo." (Affaritaliani)
mercoledì 20 maggio 2009
Uova alla diossina: il comunicato di Peacelink
La situazione a Taranto è sempre più grave. Lo conferma il ritrovamento di diossina nelle uova a 14 chilometri dall'Ilva, nella zona vicino all'Ipercoop (Paolo VI).
Che cosa può fare la società civile di fronte a questa nuova emergenza che allarga il gronte di indagine anche alle galline dopo le "ormai note" capre e le pecore?
Occorre più personale per il Dipartimento di Prevenzione della Asl di Taranto. Il Dipartimento Prevenzione sta compiendo un lavoro egregio ma con risorse umane limitate. Sarà potenziato per realizzare nuovi accertamenti con rapidità?
E' poi necessario rinnovare i contratti dei chimici che lavorano nel laboratorio diossine di Taranto scongiurando il collasso dell'unica "trincea antidiossina" che abbiamo.
Queste sono le urgenze da affrontare subito e che come cittadini poniamo all'attenzione di chi ha responsabilità politiche.
Ma dobbiamo anche uscire da una logica dell'emergenza per dare una strategia globale e un orizzonte a questo percorso. La Regione Puglia deve fare una scelta chiara e forte per Taranto: occorre creare un polo di eccellenza sulla ricerca ambientale.
A questo importante progetto avevano cominciato a lavorarci alla fine del 2007 le istituzioni locali e vari enti. Ora tutto tace: perché?
PeaceLink fa una proposta: rilanciare il progetto del polo di eccellenza prevedendo una robusta dotazione di uomini e mezzi.
Il Presidente della Regione Nichi Vendola, con l'assessore regionale alla sanità Tommaso Fiore e l'assessore all'Ecologia Michele Losappio dovrebbero prendere l'iniziativa e convocare il presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido, il direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato, il direttore generale della Asl di Taranto Domenico Colasanto, il Dipartimento di Prevenzione della Asl di Taranto con il suo dirigente Michele Conversano, il presidente del corso di laurea in Scienze ambientali dell’università di Bari sede di Taranto Francesco Loiacono, gli
assessori all’Ambiente di Provincia e Comune di Taranto, rispettivamente Michele Conserva e Sebastiano Romeo.
Occorre individuare gli immobili che potrebbero diventare sede del polo scientifico e ospitare, nel contempo, anche le strutture e i laboratori dell’Arpa, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale.
E' importante investire in questo polo di eccellenza. Le risorse finanziarie ci sono.
La Regione infatti aveva malamente stanziato 1 milione e 400 mila euro per portare in discarica le "alghe" spiaggiate sulle coste joniche: una spesa inutile e dannosa. Uno spreco che abbiamo segnalato e che sembra essere stato bloccato, salvo sorprese dell'ultima ora. Chiediamo che sia fatta una variazione strutturale di bilancio e che quella somma venga posta alla base del polo di eccellenza sulla ricerca ambientale a Taranto.
Alessandro Marescotti, Peacelink
Che cosa può fare la società civile di fronte a questa nuova emergenza che allarga il gronte di indagine anche alle galline dopo le "ormai note" capre e le pecore?
Occorre più personale per il Dipartimento di Prevenzione della Asl di Taranto. Il Dipartimento Prevenzione sta compiendo un lavoro egregio ma con risorse umane limitate. Sarà potenziato per realizzare nuovi accertamenti con rapidità?
E' poi necessario rinnovare i contratti dei chimici che lavorano nel laboratorio diossine di Taranto scongiurando il collasso dell'unica "trincea antidiossina" che abbiamo.
Queste sono le urgenze da affrontare subito e che come cittadini poniamo all'attenzione di chi ha responsabilità politiche.
Ma dobbiamo anche uscire da una logica dell'emergenza per dare una strategia globale e un orizzonte a questo percorso. La Regione Puglia deve fare una scelta chiara e forte per Taranto: occorre creare un polo di eccellenza sulla ricerca ambientale.
A questo importante progetto avevano cominciato a lavorarci alla fine del 2007 le istituzioni locali e vari enti. Ora tutto tace: perché?
PeaceLink fa una proposta: rilanciare il progetto del polo di eccellenza prevedendo una robusta dotazione di uomini e mezzi.
Il Presidente della Regione Nichi Vendola, con l'assessore regionale alla sanità Tommaso Fiore e l'assessore all'Ecologia Michele Losappio dovrebbero prendere l'iniziativa e convocare il presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido, il direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato, il direttore generale della Asl di Taranto Domenico Colasanto, il Dipartimento di Prevenzione della Asl di Taranto con il suo dirigente Michele Conversano, il presidente del corso di laurea in Scienze ambientali dell’università di Bari sede di Taranto Francesco Loiacono, gli
assessori all’Ambiente di Provincia e Comune di Taranto, rispettivamente Michele Conserva e Sebastiano Romeo.
Occorre individuare gli immobili che potrebbero diventare sede del polo scientifico e ospitare, nel contempo, anche le strutture e i laboratori dell’Arpa, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale.
E' importante investire in questo polo di eccellenza. Le risorse finanziarie ci sono.
La Regione infatti aveva malamente stanziato 1 milione e 400 mila euro per portare in discarica le "alghe" spiaggiate sulle coste joniche: una spesa inutile e dannosa. Uno spreco che abbiamo segnalato e che sembra essere stato bloccato, salvo sorprese dell'ultima ora. Chiediamo che sia fatta una variazione strutturale di bilancio e che quella somma venga posta alla base del polo di eccellenza sulla ricerca ambientale a Taranto.
Alessandro Marescotti, Peacelink
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giovedì 6 marzo 2008
Diamo Vita alla Ricerca: aiutiamo l'AIL

Se desideri aiutare l'Ail (Associazione Italiana contro Leucemie Linfomi Mieloma) puoi farlo dando il tuo contributo alla "Campagna Uova di Pasqua: Diamo Vita alla Ricerca".Ecco le piazze dove potrai trovare le Uova di cioccolato dell'AIL a Taranto e provincia.
Il 7, 8 e 9 marzo i volontari dell'AIL saranno presenti nelle principali piazze di Taranto e provincia. Qui potrai trovare le Uova di cioccolato dell'AIL e contribuire al finanziamento delle iniziative dell'AIL a favore della lotta contro leucemie, linfomi e mieloma.
TARANTO
* Piazza Giovanni XXIII
* Via di Palma (antistante COIN)
* Viale Liguria
* Viale Magna Grecia (antistante Concattedrale)
MARTINA FRANCA Piazza Roma
SAVA Piazza San Giovanni
STATTE Chiesa Madonna del Rosario
CASTELLANETA Piazza Municipio
MANDURIA Piazza Garibaldi
MARUGGIO
* Piazza del Popolo
* Piazzale antistante Chiesa Madre
* Piazzale Italia (Campomarino)
TALSANO Corso Vittorio Emanuele
PALAGIANELLO Via Roma, angolo Via Mottola
Per info visita il Sito dell'AIL
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