giovedì 30 settembre 2010

L'arpa si difende

COMUNICATO STAMPA
L’On. Pierfelice Zazzera, intervenendo in un convegno svoltosi a Grottaglie sulle tematiche ambientali che coinvolgono l’impianto siderurgico ILVA, ha accusato
l’Agenzia che rappresento non solo di “soggezione” a Natural Gas (dalla quale saremmo sponsorizzati), bensì anche di essere strutturalmente poco affidabile per
la scarsa dimensione numerica del personale dipendente e per la presenza nell’organico di precari. La dichiarazione dell’On. Zazzera, nel tentativo di screditare
il lavoro fin qui svolto da ARPA Puglia nel perseguire la tutela dell’ambiente, è del tutto falsa e lesiva dell’immagine dell’Agenzia oltre che della dignità dei lavoratori
dipendenti.
E’ falso che Arpa Puglia intrattenga rapporti di sponsorizzazione con Natural Gas (con cui non ha mai avuto nessun rapporto). E’ falso che Arpa Puglia non possegga
al proprio interno competenze altamente specializzate in grado di garantire al cittadino pugliese la massima professionalità e l’imparzialità delle indagini
scientifiche. Null’altro aggiungo.
Cui prodest?
Vale la pena rimarcare che le uniche critiche sin’ora avute da ARPA Puglia sono state quelle che, legittimamente, in sede processuale al TAR di Lecce, l’ILVA ha
mosso alle Relazioni Tecniche di questa Agenzia. Se si considera che domani si terrà l’udienza al TAR di Lecce in cui l’ARPA si è costituita in giudizio contro l’ILVA,
l’intervento dell’On. Zazzera può essere letto nella sua inquietante attualità.

Prof. Giorgio Assennato
(Direttore Generale ARPA Puglia)

Un po' di approfondimenti..

Forastiere_Inquinamento Atmosferico e Salute

Ab-norme!

IL GOVERNO DEVE RIPRISTINARE LE NORME SUL BENZO(A)PIRENE

GRANDE CONFUSIONE SUL DECRETO LEGISLATIVO 155/2010
Rileviamo parecchia confusione sul D. Lgs 155/2010, che “AltaMarea contro l’inquinamento – Coordinamento di cittadini ed associazioni di Taranto” ha denunciato il 17 settembre 2010, prima in Italia, chiamandolo Decreto Legislativo “ad aziendam”. La confusione è sulla parte che riguarda il Benzo(a)Pirene, cancerogeno di categoria 1, di massima pericolosità. L’allarme è partito da Taranto perché quel terribile veleno è presente nell’atmosfera del quartiere Tamburi di Taranto in quantità abnormi, certificate da ARPA Puglia per gli anni 2008, 2009 e per la prima parte del 2010.

ALTAMAREA HA LANCIATO UNA DENUNCIA NON UNA “BUFALA”
L’allarme di Altamarea non è una “bufala”, come impudicamente l’ha definito un quotidiano locale, ma è una denuncia seria che ha provocato interrogazioni e dichiarazioni di parlamentari, ha innescato importanti articoli sulla stampa locale e nazionale, è ripresa e divulgata su blog e siti molto diffusi e ancor più scuoterà l’opinione pubblica nazionale quando se ne comprenderà appieno tutta la portata. Più che la superficialità di un giornalista locale, tanto riservato da non apporre la propria firma sull’articolo, ci preoccupa l’insufficiente analisi dell’accaduto che rischia di portare a chiedere modifiche parziali e non risolutive.

LA NORMATIVA SUL BENZO(A)PIRENE PRIMA DEL DECRETO “AD AZIENDAM”
Prima del D. Lgs 155/2010 “ad aziendam”, la normativa sul B(a)P era fissata nel combinato disposto del Decreto Ministeriale del 25 novembre 1994, del D. Lgs 152/2007 e del D. Lgs 351/99. Per spiegarlo in breve, utilizziamo quanto scrisse ad ARPA Puglia l’ing. Bruno Agricola, Direttore Generale della Salvaguardia Ambientale del Ministero dell’ambiente (Prot. DSA/2008/0022090 del 7 agosto 2008): “Il D. Lgs 152/2007, art. 10, comma 2, per i livelli di B(a)P nelle aree urbane elencate nell’allegato III al Decreto Ministeriale del 25 novembre 1994, in cui rientra anche il Comune di Taranto, fa salvo l’obiettivo di qualità riportato nell’allegato IV di tale decreto, secondo il quale il valore medio annuale di 1 ng/mc definito per il B(a)P doveva essere rispettato già a partire dal 1 gennaio 1999.”
Nell’area urbana di Taranto, e in tutte le città con più di 150.000 abitanti, per il B(a)P esisteva l’obiettivo di qualità da rispettare fin dal 1 gennaio 1999, ben diverso dal valore obiettivo da rispettare entro il 31.12.2012 nella generalità dei casi, escluse le aree urbane con più di 150.000 abitanti. La differenza è sostanziale. L’obiettivo di qualità ha valore cogente, cioè inderogabile, non può essere modificato da nessun accordo e deve essere rispettato comunque, adottando le “migliori tecniche in assoluto”, senza limiti di costo, fino a giungere alla chiusura degli impianti nel caso in cui non si riuscisse in nessun modo a rispettare l’obiettivo di qualità. Il valore obiettivo invece non ha valore cogente ed è soggetto a vari vincoli e limitazioni.
Il nocciolo della questione è che dal 1999 quella normativa a Taranto non è stata rispettata e che Altamarea, alla fine del 2009, ha avviato un percorso stringente con il Ministero dell’ambiente, con la Regione Puglia e con il Sindaco di Taranto perché quella normativa fosse finalmente rispettata, in particolar modo dall’Ilva, la cui cokeria è una conclamata emittente di B(a)P. Con il D.Lgs 155/2010 “ad aziendam” quel percorso è stato formalmente arrestato.

LA PRECEDENTE NORMATIVA SUL B(A)P VA RIPRISTINATA
All’opinione pubblica, ai rappresentanti delle Istituzioni, ai parlamentari e a tutte le forze politiche e sociali diciamo che la normativa sul B(a)P sinteticamente descritta dal Ministero dell’ambiente nell’agosto 2008 (quando cioè esisteva già la Direttiva europea 2008/50/CEE) è stata annullata con un colpo di mano, ben mimetizzato, sul D.Lgs 155/2010. Contrariamente ad altri, noi riteniamo che non si tratti di “una proroga dell’entrata in vigore dei limiti alla concentrazione di benzo(a)pirene. La proroga è stata aggiunta dal Governo dopo il passaggio parlamentare, con l’evidente intenzione di far passare di nascosto lo spostamento del termine.” Non si tratta di una “proroga” ma dell’annullamento di disposizioni stabilite in Italia fin dal 25 novembre 1994, ultimamente confermate nel D. Lgs 157/2007 di recepimento della Direttiva 2004/107/CE. Spetta ad altri stabilire quando la “manina misteriosa” ha operato. Ad Altamarea, alla città di Taranto e a tutte le città italiane con più di 150.000 abitanti interessa che le norme sul B(a)P ritornino ad essere quelle in vigore prima dell’emanazione dello sciagurato D. Lgs 155/2010 “ad aziendam”. Pretendiamo che quel D. Lgs sia ritirato o almeno modificato in modo da ripristinare l’efficacia della disciplina già contenuta nel Decreto Ministeriale 25.11.1994, negli artt. 3 e 10 del D. Lgs n. 152/2007 e nell’art. 7 del D. Lgs n. 351/99. In tal modo per il B(a)P si potrà: I) Imporre il rispetto dell’obiettivo di qualità dell’aria di 1 ng/mc, come valore cogente e insuperabile, da raggiungere a qualsiasi costo, anche “sproporzionato”; II) Non consentire ai Gestori degli impianti industriali di limitarsi alla applicazione delle “migliori tecniche disponibili” e, quindi, togliere ogni limitazione di carattere tecnico ed economico per il rispetto dell’obiettivo di qualità di 1 ng/mc; III) Considerare come una necessità ineludibile la sospensione delle attività di quegli impianti industriali che, pur essendo dotati e/o avendo applicato le “migliori tecniche disponibili” ma non le “migliori tecniche in assoluto”, siano la causa preponderante ed accertata del superamento dell’obiettivo di qualità di 1 ng/mc, com’è nel caso del quartiere Tamburi di Taranto; IV) Considerare il raggiungimento dell’obiettivo di qualità di 1 ng/mc, come una norma di qualità ambientale.

VANNO RISPETTATI I DIRITTI INALIENABILI ED INVIOLABILI.
Il D. Lgs 155/2010 “ad aziendam” non tutela noi, i nostri figli e nipoti mentre consente di tenere in esercizio, legalmente, impianti che emettono nell’aria della nostra città il micidiale B(a)P, impianti che non vengono risanati o sostituiti ex novo perché i Gestori dovrebbero sostenere “costi sproporzionati”, come se esistessero “costi sproporzionati” per salvare anche una sola vita umana.
Le disposizioni contenute nel famigerato D. Lgs 155/2010 “ad aziendam” pretendono, assurdamente ed irresponsabilmente, di subordinare la protezione dal cancro ad una valutazione economica, in violazione dei diritti inalienabili e inviolabili dell’uomo, come il diritto alla vita e all’integrità fisica e il diritto alla salute, garantiti dalla Costituzione Italiana, dalle Convenzioni internazionali ed anche dall’Unione europea con il Trattato di Lisbona di dicembre 2009.
Vogliamo che a Taranto finisca subito il dramma del B(a)P e pretendiamo che quelle disposizioni orrende vengano ritirate, facendo sì che i cittadini dei Tamburi, e non solo loro, smettano di respirare quel terribile cancerogeno che tanti lutti ha già procurato.
Noi vogliamo che sia ripristinato anche a Taranto il diritto prioritario alla salute dei cittadini e dei lavoratori che operano negli impianti da cui fuoriesce quel terribile cancerogeno.

ALTAMAREA, 27 settembre 2010

L'eredità Di Bello (e non solo...)

L'ex mercato galleggiante affonda. A Taranto 13 milioni in fondo al mare

TARANTO (26 settembre) - Passerà alla storia come una delle più grandi opere “incompiute” e sicuramente esempio di spreco di denaro del Tarantino. Parliamo dell’ex mercato ittico galleggiante che ormai da qualche giorno si è adagiato sul fondo del mare, alla riva di via delle Fornaci, per un cedimento strutturale dovuto, forse, alla mancata manutenzione negli anni.
Si tratta di una delle opere che ha visto la luce sotto la giunta guidata dal sindaco Rossana Di Bello nonostante fosse stata finanziata negli anni Ottanta e abbia ricevuto finanziamenti vari tipi di finanziamento, prima i Fio (Fondo Investimenti e Occupazione) e successivamente nel 2000 finanziamenti Europei. Un’opera costata 27 miliardi di vecchie lire e realizzata solo in parte: doveva essere completata infatti anche con la sezione dedicata ai grossiti e al dettaglio, ma poi nulla di tutto questo è stato fatto. L’ex mercato galleggiante infatti ha sempre dato modo di parlare di sé, vuoi per la mancata manutenzione, vuoi perché lasciata in totale stato di abbandono. Il mercato ha funzionato, dopo la sua inaugurazione nel dicembre 2004, solo fino al 2006 quando fu posta sotto sequestro da parte della magistratura e mai più riaperto. L’anno successivo poi si registrarono dei problemi strutturali tanto da rendere necessario l’intervento del sindaco, Ippazio Stefàno che con un’ordinanza ne decretò la chiusura definitiva.
Insomma un’opera “ingombrante” sia politicamente che economicamente, nata per offrire servizi ai cittadini e ai rivenditori che sembra però aver creato solo dei danni, economici, s’intende, visto che ora, dopo il cedimento che ha portato all’“affondo” del mercato si dovranno spendere anche altri soldi per il recupero, dal fondo del mare, ed eventuale recupero per un futuro utilizzo della struttura di cui, ad oggi, non si conosce esattamente lo stato dell’arte. Come a dire oltre il danno la beffa.
Potrebbe essere annoverata tra le opere finite e non utilizzate, o almeno totalmente, anche l’aeroporto di Grottaglie che oggi è solo una base logistica in cui arrivano i carichi destinati ad Alenia, la società di Finmeccanica che realizza velivoli militari, regionali e commerciali. E che resta in attesa di autorizzazione per il transito di velivoli civili.
E la lista potrebbe continuare con opere che non possono essere definite propriamente cattedrali nel deserto ma hanno comunque registrato spreco di soldi pubblici. (Quotidiano)

mercoledì 29 settembre 2010

Sanità e Rifiuti. Gianni Lannes sull' AFFARE San Raffaele: incontro a Grottaglie



Gianni Lannes: giornalista d'inchiesta, direttore di Italia Terra Nostra. Ha realizzato una serie di articoli che vi segnaliamo sull'Affare San Raffaele del Mediterraneo e che potete trovare visitando questo sito: http://www.italiaterranostra.it/?s=raffaele

Ha realizzato inoltre interessanti inchieste sul traffico dei rifiuti.

Sull'edizione de Il Fatto Quotidiano del 28 novembre 2009 si legge

« Gianni Lannes è un giornalista che fa nomi e cognomi. A giugno ha aperto un giornale online di informazione, con sede a Orta Nova, in provincia di Foggia. [Ha subito] minacce e tre attentati: il 29 giugno, a due settimane dall'apertura, la prima lettera di minacce. Poi, a inizio luglio, un'esplosione fa saltare in aria la sua automobile. Il 23 luglio vengono manomessi i freni della sua nuova auto [rischiando la vita] [...] I primi di novembre, ancora, un attentato incendiario gli distrugge l'ennesima automobile [...] »


Dopo varie insistenze eluse per avere una scorta, "almeno per la sua famiglia", il giornalista a cominciare dalle ore 15 del 22 dicembre del 2009 ottiene l'assegnamento di una scorta della Polizia di Stato. Per poter continuare a lavorare Lannes si vide così costretto, dopo il congelamento, a fondare un suo giornale online, Italia Terra Nostra.

Video: Nichi Vendola risponde alle domande poste da Telese sulla sanità e sulla sua politica ambientale... in particolare sugli inceneritori. Qui nella Provincia di Taranto ne abbiamo due.... non contando i camini dell'Ilva e quello della Cementir...

quanti camini che bruciano... e noi paghiamo!

Palestra Popolare Mustakì


Dal Cloro Rosso di Taranto:

Giovedì 30 settembre 2010 il Centro Sociale Cloro Rosso parteciperà alla conferenza stampa, promossa dalla Fiom-Cgil di Taranto, per presentare il progetto “Palafiom bene comune”, al quale aderiamo con grande convinzione.
Dopo le vicende dello sgombero della ex scuola Martellotta, abbiamo raccolto uno dei pochi aiuti rivolto concretamente nei nostri confronti, per ovviare all’emergenza di spazi sociali a Taranto. Un’emergenza che riguarda i temi dell’aggregazione delle nuove generazioni e non, dell’ accessibilità allo sport, ai saperi e alla cultura slegate da logiche di mercato e profitto. Aiuto, è bene sottolinearlo, propinato non da un’istituzione ma dal sindacato piu’ rappresentativo dei metalmeccanici italiani. Ci sembra quanto mai doveroso che il glorioso palazzetto dello sport di via golfo di Taranto, nato nel lontano 1991, torni ad essere punto di riferimento non solo per il quartiere salinella, all’interno del quale operiamo da piu’ di due anni e mezzo, ma anche per tutte quelle fasce sociali che vivono in prima persona gli effetti della crisi e che non godono dei dispositivi di welfare per far fronte ad essi. Ricreare un humus sociale, che permetta di sviluppare una comunità solidaristica e una fitta rete di relazioni umane, condividiamo sia l'obiettivo e la sfida che la Fiom, i movimenti e le associazioni lanciano alla città di Taranto. In primis puntando allo sport popolare, antirazzista ed accessibile a tutti, ma anche rilanciando attività culturali, musicali e politiche. Tutte categorie appartenenti alla sfera dei "beni comuni immateriali" nei confronti delle quali le istituzioni, in particolar modo a Taranto e in primis dopo lo sgombero del centro sociale cloro rosso, stentano a dare risposte. In tal senso pensiamo che il Palafiom, e con esso l’esperienza vincente della Palestra Popolare Mustakì, possano essere definiti anch’essi dei "beni comuni" della città di Taranto, da difendere e da rilanciare socialmente. A maggior ragione se in un periodo storico dove i beni comuni, non solo a livello concettuale, sono visibilmente sotto attacco. Ci sono molti mondi, naturali e anche molte idee e molte pratiche, che non sono né pubbliche né private, sono cioè parte di una autorganizzazione della comunità o delle diverse comunità. La cosa più importante e anche più bella che ci insegnano le comunità zapatiste è il senso di sperimentazione della loro azione politica.
La sperimentazione è l'unica maniera di conquistare forme di autogoverno e per tanto forme di gestione del comune.

CENTRO SOCIALE CLORO ROSSO TARANTO

Attiva Lizzano: Sindaco se la "raccolta porta a porta" parte così non andrà bene.

COMUNICATO STAMPA Ass. Attiva Lizzano

Attiva Lizzano: Sindaco se parte così non andrà bene.

Il 1° Ottobre 2010 a Lizzano partirà la raccolta differenziata porta a porta spinta, con rimozione dalle strade dei cassonetti. Straordinaria notizia!
Riteniamo che la virata verso la raccolta differenziata sia ammirevole e condividiamo pienamente gli intenti perseguiti dall’Amministrazione Comunale di Lizzano. Da lungo tempo auspicavamo un intervento in tal senso.
In questa sede, però, intendiamo proporre le nostre perplessità rispetto alla efficacia di un’operazione così violenta, definita "kamikaze" dalla stessa amministrazione e proponiamo alcuni suggerimenti che ci auspichiamo possano essere utili ad implementare il passaggio alla raccolta differenziata porta a porta dei rifiuti. Riteniamo che l’introduzione di un cambio radicale di paradigma nella raccolta dei rifiuti potrebbe essere vissuta dalla cittadinanza come un’'imposizione violenta e, quindi, risultare inefficace.
Le esperienze di altre realtà evidenziano che, in tali circostanze, la cittadinanza risponde con diffidenza e impreparazione, causando disagi e tensioni nella comunità e ostacolando lo svolgimento del lavoro dell'azienda incaricata alla raccolta. Questo potrebbe scoraggiare l'intera comunità e l'Amministrazione ed esitare in un fallimento. E’ evidente che tale fallimento sarebbe da imputare alla gestione di questo processo da parte dell'amministrazione e non alla comunità.
Innescare una simile trasformazione, culturale e poi sociale, richiede un lavoro costante e capillare di informazione e sensibilizzazione. Le statistiche evidenziano come la qualità della differenziazione vada di pari passo con l'informazione.
A tal proposito riteniamo che non sia sufficiente l’ incontro informativo fatto il 13 Settembre (13 giorni prima della partenza radicale del progetto), alle 11,30 di mattina. L’oriario mattutino di per sè è lavorativo, ma settembre è un periodo in cui notoriamente la comunità lizzanese è impegnata nella vendemmia. Inoltre, l’incontro si è tenuto al primo piano del palazzo comunale, senza ascensore e senza rampe per i diversamente abili. Forse l"operazione kamikaze" consiste nel far fuori tutti, progetto compreso? Speriamo vivamente di no.
Purtroppo, come temevamo, all’incontro erano presenti 10 cittadini, alcuni referenti delle scuole, i rappresentanti della nostra Associazione e i componenti della Giunta. Le risposte alle domande poste agli esperti presenti sono state evasive e confuse; nel complesso abbiamo avuto l’impressione di poca serietà nell'affrontare un progetto di tale portata e importanza.
A nostro avviso, manca una visione sistemica del progetto per questo cerchiamo di dare qualche consiglio per ottimizzare il porta a porta:
1.TARIFFAZIONE VARIABILE: incentivazione alla riduzione e differenziazione. Le esperienze eccellenti (a cui dovremmo attingere) dimostrano che sarebbe utile prevedere un'incentivazione economica ai “migliori ricicloni”. A tal fine non sono necessari complessi e costosi macchinari elettronici per identificare con un codice a barre ogni singolo cittadino (cfr. proposta fatta del presidente dell'ATO 3 nella giornata di inromazione del 13 Settembre); se Lizzano fosse dotata di un'isola Ecologica basterebbero due bilance ed il numero personale del cittadino (modello raccolta a punti già effettuata nelle ATO1). Per rendere conveniente il porta a porta sono fondamnentali una tariffazione variabile costituita da una quota fissa per coprire i costi fissi e una quota variabile a discrezione della qualità della differenziazione e degli effettivi costi sostenuti per lo smaltimento.
Ad esempio, può essere utile prevedere la riduzione della tariffa per chi non conferisce l'umido, ma crea il compost in casa (anche senza compostiera); incentivare il riutilizzo degli imballaggi; far diminuire gradualmente o eliminare i 2-3 4 imballaggi dei supermercati perchè riversano sulla comunità i costi di smaltimento; favorire iniziative sul consumo dell'acqua pubblica di AQP e disincentivare quello dell'acqua imbottigliata; promuovere l’utilizzo di dispenser ricaricabili per i prodotti liquidi; etc
2.TEMPI e INFORMAZIONE. Dal momento che si tratta di una vera e propria rivoluzione, un simile progetto, dovrebbe partire quando la comunità è già abbastanza edotta del modo in cui si differenzia l’immondizia; pena il cattivo risultato del progetto e l'aumento dei costi. Ilprimo Ottobre i Lizzanesi vedranno rimossi i cassonetti dalle stradee riceveranno 3-4 buste di vario colore per differenziare, ma senza alcuna informazione sul come fare. Si stanno aspettando le brochure da stampare; sarebbe più conveniente, invece, farla partire il 1 Dicembre e iniziare subito con incontri informativi e iniziative nelle scuole, affinchè il porta porta si innesti in un terreno fertile, di modo che si eviti difficoltà enormi creando tensioni nella cittadinanza e nell'azienda che effettuerà il porta a porta.
3.OSSERVATORIO SUI RIFIUTI:Gratificante è l'esperienza di tanti paesi che hanno adottato la strategia “rifiuti zero” con l'intento di produrre sempre meno rifiuti e azzerare la porzione indifferenziata (quella da bruciare o sotterrare). L'istituzione di un apposito Osservatorio sui rifiuti, (una specie di commissione ad hoc) costituito da politici, Associazioni, Commercianti, Professionisti, che abbia il compito di studiare e attuare le migliori strategie per la riduzione di quei materiali che non possono essere rivenduti o riciclati e portarle all'attenzione della giunta comunale. Si aprono le buste dell'indifferenziato, si studia la merceologia e si promuovono misure volte alla riduzione; un altro compito dell'osservatorio è vigilare sull'operato dell'azienda appaltatrice del progetto; l'osservatorio sui rifiuti è uno straordinario strumento a disposizione delle amministrazioni.

Solo così (informazione, partecipazione della società civile e programma di ottimizzazione) si giungerà alle "mitiche" percentuali di differenziazione del 70-80%. Tutto quello che si riesce a differenziare verrà rivenduto ai vari consorzi ed il restante "indifferenziato" smaltito in discarica o bruciato in inceneritori a cui siamo (ahimè) fortemente legati; quindi i costi del progetto saranno legati oltre che ai costi fissi della raccolta a quelli variabili dello smaltimento dell'indifferenziato; ci si aspetta che questo tipo di strategia di raccolta/smaltimento ridurrà l'enorme importo della Tarsu che i cittadini lizzanesi sono costretti a pagare.

Due domande: dove avverrà lo stoccaggio dei materiali raccolti non avendo Lizzano una Isola Ecologica? Chi si occuperà della rivendita dei materiali?

Ass. Attiva Lizzano
Via Canova 9, 74020 Lizzano
tel. 3890252550

La Svolta. Donne contro l'Ilva al concorso Ambientalista dell'Anno



Anna, Caterina, Francesca, Margherita, Patrizia e Vita, protagoniste del documentario "La Svolta. Donne contro l'Ilva", sono state scelte, insieme ad altri 8 candidati, per concorrere al premio di Ambientalista dell’anno.

Il concorso, giunto alla quarta edizione, è indetto come ogni anno da Legambiente e la rivista Nuova Ecologia.

Chi sceglie il vincitore?

Tu

Votare è semplice. Basta cliccare questo link http://www.lanuovaecologia.it/view.php?id=11765&contenuto=Notizia.
Scarica, compila la scheda per votare, e inviala entro il 13 novembre 2010, via posta ordinaria o via e-mail agli indirizzi che troverai indicati.

Una bella sfida: chiunque vincerà sarà per un’Italia migliore!

http://lasvoltadonnecontroilva.wordpress.com

lunedì 20 settembre 2010

Peacelink commenta il decreto salvaRiva

Il decreto per "un'aria più pulita" che "asfissia" milioni di italiani
18 settembre 2010 - Alessandro Marescotti

Uno dei più potenti cancerogeni, il benzo(a)pirene, ora può superare il valore massimo di legge (1 ng/m3) senza che scattino provvedimenti obbligatori. Milioni di persone sono oggi esposte a questo cancerogeno che lo IARC (Agenzia Internazionale Ricerca sul Cancro) pone al vertice, in categoria 1, per pericolosità. Il PD dà voto favorevole al decreto del governo tramite Roberto Della Seta, già presidente di Legambiente.
Cosa stavate facendo lo scorso 13 agosto?
Ricordate, non ricordate?
Bene, mentre stavate facendo quelle cose lì, il governo era riunito per approvare un decreto legislativo per recepire la direttiva europea 2008/50/CE relativa alla “qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa”.
Veramente lodevole, direte. Noi al mare o in montagna e loro a faticare per farci respirare un'aria più pulita!
La verità è invece un'altra.
In quella seduta del 13 agosto 2010 Berlusconi, la Prestigiacomo e gli altri ministri emanavano un decreto (scaricalo in pdf cliccando qui) che sospendeva una importante misura di protezione della popolazione urbana che è quotidianamente minacciata da un cancerogeno molto diffuso ma poco conosciuto: il benzo(a)pirene.
Avete capito bene: invece di riunirsi per darci “un'aria più pulita” (questo è scritto nel titolo della direttiva che dovevano recepire), il governo si riuniva per garantire chi inquina.
Nel decreto infatti ci hanno infilato una norma che, anziché proteggere la salute, sposta al 2013 il divieto di superamento di 1 nanogrammo a metro cubo per il benzo(a)pirene.
Il rischio chimico del benzo(a)pirene è ufficialmente contraddistinto da questo simbolo ufficiale
ChiudiStiamo parlando di un cancerogeno classificato dallo IARC (l'agenzia internazionale di ricerca sul cancro) nella categoria 1, quella di massima pericolosità. E quello che vedete qui accanto – il teschio con sfondo arancione – è il simbolo di rischio chimico che nella letteratura scientifica è associato al benzo(a)pirene.
Ciò significa che il governo ha sospeso fino al 2013 le norme che ci difendevano da una sostanza che gli specialisti hanno classificato come altamente cancerogena.
Come mai ce ne accorgiamo solo ora? Perché è appena il decreto legislativo è stato appena pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale: 15 settembre 2010.
Ma vediamo più da vicino la gravità dell'operazione compiuta dal governo.
Dal 1° gennaio 1999 nei centri urbani con oltre 150 mila abitanti esisteva una normativa che imponeva il non superamento del valore di 1 nanogrammo a metro cubo per il benzo(a)pirene.
Ora non c'è più questo divieto. Scatterà solo a partire dal 2013. E nel frattempo? Possiamo inalare benzo(a)pirene oltre quel valore di legge. Dopo il 31 dicembre 2013 il benzo(a)pirene non dovrebbe superare quel limite, ma se te tecnologie per ridurlo fossero troppo costose, allora possiamo continuare a respirarlo.
Ma perché il governo ha avuto tanta fretta nell'approvare questo decreto?
Perché in un quartiere di Taranto arrivavano i fumi dell'acciaieria Ilva. E lì il benzo(a)pirene superava il valore di legge di 1 nanogrammo a metro cubo.
E così alcune menti raffinate, con ottime cognizioni scientifiche, hanno inserito nel decreto del governo degli articoli che “salvano” l'Ilva di Taranto.
Quel decreto ha così evitato all'Ilva l'adozione di misure di contenimento delle emissioni cancerogene degli idrocarburi policiclici aromatici, una famiglia di componenti fra cui ci sono dei cancerogeni; fra questi il killer di maggior pericolosità è il benzo(a)pirene.
La normativa in vigore dal 1° gennaio 1999 stabiliva che, se l'inquinamento non fosse sceso sotto 1 nanogrammo a metro cubo, era obbligatorio prendere tutti i provvedimenti del caso, dall'adozione delle migliori tecnologie fino alla fermata dell'impianto più cancerogeno: la cokeria.
E così il governo quel 13 agosto 2010 ha “salvato” l'Ilva.
Ma non i suoi operai che respirano benzo(a)pirene in quantitativi che potrebbero superare in cokeria i dieci pacchetti al giorno. Mentre i bambini del quartiere vicino respirano benzo(a)pirene per un'equivalente di mille sigarette all'anno.
Ma quel 13 agosto il governo non ha fatto solo un regalo all'Ilva: ha messo a rischio milioni di persone che prima avevano una norma che le difendeva e ora non ce l'hanno più.
Infatti la precedente normativa (che proteggeva le città con più di 150 mila abitanti) ora è stata sospesa e rimandata al 2013, salvo poi applicarla nel 2013 “solo se possibile” e solo se i costi economici non sono “eccessivi” (mentre ora vigeva il principio dell'obiettivo di qualità da raggiungere “costi quel che costi”).
Ma quello che stupisce di questa operazione è il tempismo del Governo.
Il 27 aprile 2010 l'Arpa Puglia manda a PeaceLink, alla mia attenzione, un fax in cui mette nero su bianco che per il benzo(a)pirene “il valore medio annuale di 1 nanogrammo a metro cubo doveva essere rispettato già a partire dal 1° gennaio 1999”.
Il fax dell'Arpa Puglia a PeaceLink lo riportiamo in questa pagina web: lo vedete?
E' esplicito: il benzo(a)pirene non deve oltrepassare il valore di legge a partire dal 1° gennaio 1999. Mentre l'Ilva nei suoi comunicati stampa dice che quel valore di legge diventa cogente a partire dal 31 dicembre 2012.
PeaceLink porta quel fax alla Procura della Repubblica di Taranto, assieme ai dati dell'Arpa che attestano il superamento del valore di legge del benzo(a)pirene nel quartiere di Taranto più vicino all'Ilva.
Scatta l'allarme. Non sappiamo cosa hanno fatto gli uomini dell'Ilva, ma sappiamo cosa ha fatto il governo: si riunisce il 13 maggio e avvia l'iter del decreto salva-Ilva.
La Procura delle Repubblica apre delle indagini, anche perché l'Arpa Puglia fa delle ricerche da cui emerge un dato sconvolgente: il 98% di quel cancerogeno proviene dalla cokeria Ilva. Questo è il verdetto dell'Arpa che l'Ilva contesta. L'Ilva sostiene che quel potente cancerogeno proviene anche dalle aziende vicine (Eni e Cementir). Eni e Cementir si dicono disponibili ad un accurato monitoraggio per verificare la correttezza dei dati Arpa, ma a questo punto l'Ilva si tira indietro. Tronca il dialogo. L'Arpa annuncia prima di dicembre dati schiaccianti.
Il 30 luglio il governo si riunisce di nuovo per accelerare l'iter del decreto salva-Ilva.
Nel frattempo nelle competenti commissioni parlamentari che si occupano di ambiente arriva il testo del decreto legislativo per ottenere il relativo parere.
Poi il 13 agosto 2010 arriva la mazzata finale: il decreto ha finito il suo iter e il Governo lo approva e lo porta alla firma di Napolitano.
Ma sbaglierebbe chi considerasse questa vicenda solo come una Taranto-story. Qui in gioco c'è la salute di milioni di italiani.
Infatti il benzo(a)pirene proviene anche dal gas di scarico delle auto. E le polveri sottili (il PM10 e PM 2,5) sono più pericolose se sopra vi si poggiano gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), e in particolare il benzo(a)pirene.
Il decreto del governo che ha salvato l'Ilva ha contemporaneamente privato milioni di italiani di uno strumento normativo che poteva proteggerli dal rischio cancerogeno.
Dal 15 settembre 2010, data di pubblicazione del decreto salva-Ilva, nelle città italiane con più di 150 mila abitanti potrà essere superato il valore di legge per il benzo(a)pirene. E nessuna misura obbligatoria di tutela della salute scatterà.
Un'ultima annotazione.
Dal 13 maggio al 13 agosto 2010 il decreto legislativo ha girano non solo nelle stanze del governo ma è arrivato anche sulle scrivanie dei parlamentari della cometente commissione ambiente.
Nella Commissione Ambiente del Senato capogruppo del PD è Roberto Della Seta, già presidente di Legambiente.
Sul sito del Senato si legge:
“Il senatore DELLA SETA (PD) rileva che, in considerazione della correttezza formale del recepimento della direttiva 2008/50/CE, l'atto del Governo in esame non presenta rilievi critici”.
Se non ci credete cliccate qui
E alla Camera dei Deputati come è andata a finire?
Il Decreto salva-Ilva è passato in soli 10 minuti in Commissione Ambiente, dove siede l'ex presidente di Legambiente, l'on. Ermete Realacci. Tutto è accaduto dalle ore 14.15 alle 14.25 del 21 luglio 2010. "Nessuno chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere favorevole con condizioni e con osservazioni presentata dal relatore", si legge ner resoconto del sito della Camera dei Deputati.
Se non ci credete cliccate qui
E così, senza opposizione, il governo ha sospeso quegli obblighi di intervento per bloccare gli sforamenti di un cancerogeno pericoloso come il benzo(a)pirene e, con esso, di tutta la nefasta famiglia degli IPA, gli idrocarburi policiclici aromatici.
per leggere la documentazione allegata e le interessantissime note clicca qui
Fonte: Peacelink

sabato 18 settembre 2010

Contro i tarantini varata una legge ad aziendam

Caro Presidente Vendola,
forse avrà appreso dalla stampa di oggi la forte denuncia all'opinione pubblica che Altamarea, a cui mi onoro di appartenere, ha lanciato contro lo scellerato Decreto Legislativo 155/2010 che stabilisce che i tarantini, specialmente gli abitanti del quartiere Tamburi ed i loro bambini, devono continuare a respirare benzo(a)pirene che come Lei sa bene, è il più terribile cancerogeno tra gli idrocarburi policiclici aromatici. Lei ricorderà certamente che Altamarea a maggio ha avviato un'azione ben argomentata e pressante su di Lei, Presidente della regione Puglia, per intervenire sulla questione B(a)P con i poteri che la legge Le attribuiva.
Il 7 giugno l'assessore Nicastro incontrò una delegazione di Altamarea, c'ero anche io, e il dr. Nicastro le riconobbe la correttezza della posizione ed assicurò, con un comunicato ufficiale, che la Regione Puglia si sarebbe attivata proprio nella direzione indicata da Altamarea.
Il 30 luglio scorso, 22 cittadini e 10 associazioni e comitati sanitari ed ambientalisti di Taranto hanno "integrato la diffida" nei Suoi confronti ad operare per risolvere il dramma del B(a)P.
Mercoledì 15 settembre, ormai scaduti nel "silenzio" i 30 giorni di prassi, alcuni cittadini di Taranto aderenti ad Altamarea, me compreso, hanno conferito a un avvocato, anch'esso membro di Altamarea, l'incarico di ricorrere al TAR di Lecce avverso il "silenzio" del Presidente della Regione Puglia che non aveva ancora esercitato i poteri che la legge Gli conferiva.
Proprio lo stesso 15 settembre sulla Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il D. Lvo 155/2010 che toglie a Lei i poteri per agire contro le scellerate emissioni di B(a)P come Altamarea aveva richiesto e contemporaneamente decreta che l'Olocausto ambientale dei tarantini può continuare legalmente.
In virtù dell'impegno che Lei ha preso soprattutto con i bambini di Taranto, Le chiedo di scendere in campo immediatamente a fianco e sostegno di Altamarea che ha individuato, d'impulso, le linee guida della reazione a un delitto gravido di conseguenze mortali.
Alle linee guida indicate nella nota di Altamarea che riporto di seguito aggiungo una mia personale considerazione. L'accumularsi di situazioni molto negative, disoccupazione dilagante, inquinamento di origine industriale a livelli che non hanno pari in Europa, mancanza assoluta persino di prospettive di sviluppo economico incluso quelle collegate con il porto civile e con le installazioni della Marina Militare, fanno sì che Taranto è come un vulcano sommerso in piena ebollizione, pronto ad esplodere per l'innesco di qualche "Ciccio Franco", che sfrutti la vecchia inclinazione dei tarantini ad affidarsi a sedicenti donne o uomini forti.
Spero che Lei risponda subito a questo accorato appello di un cittadino profondamente preoccupato per il destino di Taranto.

Biagio De Marzo, Coordinamento Altamarea

A ROMA DECIDONO CHE A TARANTO SI PUO’ CONTINUARE A RESPIRARE BENZO(A)PIRENE

Sulla Gazzetta Ufficiale del 15 settembre 2010, suppl. ordinario n. 217 è stato pubblicato il D.Lvo del 13 agosto 2010 n. 155 – Attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa. Ci siamo precipitati ad esaminare il suddetto Decreto Legislativo per vedere come sarebbe migliorata l’aria a Taranto ed abbiamo scoperto che a Taranto, con l’introduzione delle nuove norme, le cose sarebbero rimaste tal quali ed avremmo perso anche la speranza di migliorarla a breve.
Il veleno per i tarantini si trova nell’art. 9, comma 2 e art. 10 che contraddicono in maniera clamorosa i “Principi e le finalità” fissati nell’art. 1, comma 1, lettere a) e d) proprio del D. Lvo 155/2010. In parole povere, con quelle semplici disposizioni si annulla la base normativa su cui Altamarea ha basato la sua azione per costringere l’Ilva a ridurre le proprie emissioni di benzo(a)pirene che comportano immissioni di benzo(a)pirene nella centralina di via Machiavelli nel quartiere Tamburi di Taranto, immissioni che per il decreto ministeriale abolito non dovevano superare il valore di 1 ng/mc a partire dal 1 gennaio 1999. All’Ilva, così, verrebbe abbonato tutto il B(a)P che ha emesso dal 1999 ad oggi e sarebbe autorizzata ad andare avanti come oggi almeno fino a tutto il 2012 ed anche oltre, adducendo “costi sprorzionati” (rispetto al diritto alla vita?) per rispettare i limiti fissati per il benzo(a)pirene. Vista l’epoca dell’avvio del percorso del D. Lvo 155/2010 – maggio 2010, quando cioè Altamarea aveva ottenuto ufficialmente il riconoscimento della correttezza del suo assunto circa il termine del 1 gennaio 1999 quale obbligo di rispettare l’obiettivo di qualità di 1 ng/mc per il benzo(a)pirene per la città di Taranto. E’ di tutta evidenza che le recenti scellerate disposizioni del Governo sono la reazione dei poteri forti per neutralizzare l’azione incisiva e ineludibile per ridurre il benzo(a)pirene.
Noi ci ribelliamo di fronte a una tale barbarie e lotteremo con tutta le nostre forze perché quelle disposizioni orrende vengano ritirate, per rispetto ai tanti morti per tumori registrati a Taranto e perché si eviti che i cittadini dei Tamburi, e non solo loro, continuino a respirare quel terribile cancerogeno.
Noi vogliamo ripristinare anche a Taranto il diritto prioritario alla salute dei cittadini e dei lavoratori che operano negli impianti da cui fuoriesce quel terribile cancerogeno.
Per questi motivi chiederemo l’adesione di tutte le espressioni della società civile di Taranto e delle forze sociali e politiche per reagire appropriatamente. Metteremo in campo:
- Azioni che individuino i rilievi di incostituzionalità del D. Lvo 155/2010;
- Mobilitazione generale della città;
- Mobilitazione di tutti i mezzi di informazione europei, nazionali e territoriali;
- Udienza presso le più alte cariche dello Stato;
- Mobilitazione degli Enti regionali e territoriali;
- Sciopero della fame dei cittadini che vorranno farlo.
L’emergenza è SANITARIA e lo faremo capire a tutti, con le buone o con le cattive. Non accettiamo che la soluzione del problema benzo(a)pirene venga rinviata all’infinito.

ALTAMAREA

venerdì 17 settembre 2010

mercoledì 15 settembre 2010

Franzoso... una garanzia!

A Sua Eccellenza il Prefetto di Taranto, dr.ssa Carmela Pagano
A Sua Eccellenza il Questore di Taranto, dr. Giuseppe Mangini
A tutte le redazioni giornalistiche

COMUNICATO STAMPA

Oggetto: CONTROLLORI IN AFFARI CON I CONTROLLATI? L’On. Pietro Franzoso a capo della commissione ambientale. Presunta incompatibilità del suo incarico. Richiesta di revoca/dimissioni.
Apprendo con grande stupore che a Taranto è arrivata una commissione bicamerale d'inchiesta, per verificare eventuali illeciti connessi al ciclo dei rifiuti, presieduta dall’ On. Gaetano Pecorella e guidata dal segretario, On.Pietro Franzoso. Con altrettanto stupore, apprendo che tale commissione dovrà occuparsi soprattutto del controllo dei rifiuti prodotti nell’area industriale di Taranto e precisamente nel triangolo ILVA – ENI – CEMENTIR. Tale commissione sta incontrando, nella sua ufficialità, i massimi vertici istituzionali, quali Prefetto di Taranto, Questore di Taranto, Procuratore Generale della Repubblica di Lecce, Comandanti regionali della Guardia di Finanza, del Corpo Forestale e della Legione Carabinieri e del Noe di Bari.
Le perplessità sono forti ed emergono dalla presunta incompatibilità del ruolo istituzionale che riveste l’on Franzoso, a capo di tale commissione ambientale, con quello di marito della titolare della ditta metalmeccanica IRIS s.r.l. con sede a Torricella. Come è ormai noto, infatti, tale ditta ha diversi capannoni all’interno dell’Ilva e con quest’ultima ha rapporti di affari.
Anche in questo caso, i “controllori” sono in affari con i “controllati”?
Chiedo, pertanto le dimissioni o la destituzione dall’incarico dell’On. Franzoso, al fine di non generare dubbi e perplessità da parte dell’opinione pubblica, circa l’attendibilità degli esiti delle indagini di cui tale commissione si dovrà occupare. Specialmente in questo periodo, i cittadini hanno bisogno della MASSIMA TRASPARENZA e di risposte CHIARE e CERTE sulla grave e reale situazione ambientale del capoluogo jonico.

Taranto 15 settembre 2010
Prof. Fabio Matacchiera, Presidente Fondo Antidiossina Taranto Onlus)

sabato 11 settembre 2010

Pure l'asfalto!

Diossina a Taranto: storia di una convivenza con il "killer" silenzioso
Taranto, berillio e metalli pesanti anche nell'asfalto

TARANTO - Al quartiere Tamburi di Taranto, il più vicino all'acciaieria Ilva, è praticamente impossibile rifare le strade per la presenza di berillio e metalli pesanti. Infatti tale contaminazione porta a considerare l'asfalto stradale un rifiuto tossico da smaltire in apposite discariche per rifiuti speciali, con costi insostenibili. A sostenerlo è Egidio Di Todaro, presidente circoscrizionale del quartiere Tamburi.
La presenza delle sostanze tossiche è emersa in seguito ad analisi effettuate sui terreni. In particolare ciò che preoccupa le istituzioni locali è l'elevata tasso di berillio che è stato riscontrato. Il berillio infatti è uno degli elementi chimici più cancerogeni e dunque nocivi per la salute. E' un metallo che può essere molto nocivo se respirato.
“Per il rifacimento del manto stradale – ha dichiarato Di Todaro – occorre prima grattare l'asfalto vecchio. Se questo materiale contiene sostanza inquinanti, bisogna conferirlo in una discarica per rifiuti speciali. Ciò comporta un sovraccarico di costi per il comune”. Intanto il sindaco di Taranto Stefàno ha avviato l'iter per le gare d'appalto per la bonifica, il cui inizio è previsto per il mese di settembre, sui terreni contaminati da berillio e metalli pesanti. Ma secondo il presidente circoscrizionale quella della bonifica non sarebbe una buona scelta: “L'Ilva, l'Eni e le altre grandi industrie continuano a stare lì. Tra un anno ci ritroveremo nuovamente con i terreni contaminati”, sostiene Di Todaro. “A quel punto che si farà? Una nuova bonifica? E poi dovrebbero essere gli stabilimenti che hanno creato il danno a sostenere i costi di tale intervento”. (redattoresociale)

venerdì 10 settembre 2010

Ilva & co: sei mesi sotto la lente

Regione Puglia e Arpa per il monitoraggio dell'aria a Taranto

«Sarà un monitoraggio diagnostico della qualità dell’aria di Taranto», ha riferito Nicastro. Con la Regione, che ha investito 318.000 euro, collaboreranno anche l’Eni e la Cementir. La prima investirà un milione di euro, la seconda azienda «qualcosa di meno – ha detto Nicastro – mentre l'Ilva si era dichiarata inizialmente disponibile, ma vicende giudiziarie successive l’hanno indotta, evidentemente, a fare marcia indietro».
«La nostra porta – ha sottolineato – resta sempre aperta qualora dovesse ripensarci». Per il momento comunque, è stato sottolineato, non si potranno installare centraline all’interno dell’Ilva. Assennato, che ha definito il progetto straordinario e unico in Italia, ha spiegato che «per quanto riguarda le polveri inalabili la situazione è accettabile e non abbiamo riscontrato per ora superamenti delle soglie previste dalla norma. Ma per quanto riguarda il benzo(a)pirene – ha aggiunto – abbiamo riscontrato un aumento rispetto agli anni scorsi, forse a causa della ripresa produttiva dell’acciaieria». Assennato ha sottolineato che «entro fine anno la concentrazione di benzo(a)pirene nelle polveri sottili, cioè il benzo(a)pirene che viene inalato, si raddoppierà rispetto a quella attuale, che già supera la soglia obiettivo di un nanogrammo al metro cubo». (GdM)
“Se le centraline sono una radiografia – ha spiegato Nicastro prendendo a prestito il linguaggio medico – il monitoraggio complessivo che avviamo è una Pet-tac, che consente di stabilire presidi di carattere terapeutico per la soluzione dell’inquinamento. Avevamo chiesto la collaborazione di Ilva, Eni e Cementir. Eni e Cementir hanno acconsentito anche al contributo per l’acquisto di materiali, Eni in particolare ha contribuito con un milione di euro. Eni e Cementir metteranno le centraline anche nelle aree dei loro impianti, Ilva non ha accettato anche per pendenze giudiziarie pregresse. L’accordo però non è chiuso e siamo in attesa di diverse decisioni, comunque metteremo le centraline lungo il perimetro dell’acciaieria per monitorare l’aria.
Le porzioni di territorio tarantino da analizzare infatti sono state decise dall’Arpa e comprendono tutta la città. E’ la prima volta che partiamo con un progetto così complesso e oggi ci sentiamo tutti cittadini tarantini”. La Regione ha impegnato ieri con delibera di Giunta 318mila euro per contributo, delegando all’Arpa con la convenzione di oggi la raccolta e la gestione dei dati. L’assessore al Bilancio, Michele Pelillo, presente questa mattina ha rimarcato come “non ci sia mai stato nei 50 anni di presenza della grande industria a Taranto un interesse così forte nei confronti del territorio da parte delle istituzioni regionali.
Ci sono state in questi anni del governo Vendola tante “prime volte”, che dimostrano scelte forti e coraggiose. La linea della Regione è sempre stata lineare e efficace, spesso al contrario dell’azione di alcuni enti locali che – ad esempio – non hanno impugnato la VIA per la centrale elettrica Eni come invece ha fatto la Regione”. (notiziarioitaliano)

Inchiesta sui veleni!

Veleni, nuova inchiesta parte da Potenza. Indagini sull' Ilva e Comune di Taranto: È stato ipotizzato il reato di omissione d’atti d’ufficio. Per ora nessun iscritto nel registro degli indagati

Il pubblico ministero Anna Gloria Piccininni della Procura della Repubblica di Potenza ha aperto un fascicolo d’inchiesta sull’esposto presentato poco prima di Ferragosto dall’avvocato Nicola Russo e da altri componenti del comitato referendario «Tarantofutura» in cui si denunciava il pericoloso sforamento dei valori limite di benzo(a)pirene proveniente dalla cokeria dell’Ilva e la mancanza di risposte e provvedimenti concreti da parte dell’amministrazione comunale tarantina a tutela della salute pubblica. L’indagine è di competenza del tribunale lucano per garantire l’imparzialità dal momento che l’avvocato Russo è attualmente giudice di pace al tribunale tarantino.
LA NUOVA INCHIESTA - L’inchiesta è appena decollata ed al momento non risulta iscritto alcun nome nel registro degli indagati anche se il pubblico ministero sembra avere già le idee chiare. Si ipotizza infatti l’omissione in atti d’ufficio, reato contestato per ora genericamente agli amministratori del Comune di Taranto, «ancora da identificare», per non aver attivato provvedimenti in materia ambientale. Per violazioni delle norme in materia ambientale, invece, ad essere indagati dalla Procura di Potenza sono il legale rappresentante dell’Ilva spa ed una persona non ancora identificata, che ricopre un incarico verticistico nello stabilimento siderurgico. I due rischiano condanne sino ad un anno di reclusione se verrà accertato che il superamento dei valori limite di emissione ha determinato anche il superamento dei valori limite di qualità dell’aria previsti dalla normativa vigente.
L’INIZIATIVA DELL'ARPA - «La settimana prossima chiederò un incontro al pubblico ministero - ha affermato durante una conferenza stampa l’avvocato Russo - non escludo che la Procura potentina possa decidere di avocare a sé le inchieste già partite a Taranto riguardanti l’inquinamento». L’allarme benzo(a)pirene, idrocarburo policiclico aromatico (Ipa) ritenuto dannoso per la salute umana, fu lanciato a giugno dall’Arpa Puglia. Al quartiere Tamburi, proprio a ridosso dell’area a caldo, i valori riscontrati erano pari al triplo della soglia prevista dalla legge, 1 nanogrammo per metro cubo. Secondo l’Arpa l’inquinamento da benzo(a)pirene al quartiere Tamburi porta al 99% la firma delle cokerie Ilva. I vertici dell’acciaieria hanno invece bollato la relazione come errata ed inattendibile. Il sindaco Stefàno ha dichiarato di non essere a conoscenza dell’inchiesta curata dalla procura lucana. A giugno, dopo aver ricevuto la relazione dal l ’ Arpa, i l pri mo cittadi no ha emesso un’ordinanza intimando all’Ilva di mettere in campo le migliori tecnologie per ridurre immediatamente le emissioni della pericolosa sostanza.
GLI ALTRI PROCEDIMENTI - Con la ripresa delle attività giudiziarie, è atteso inoltre l’incidente probatorio richiesto dalla procura tarantina per abbinare definitivamente le sostanze pericolose trovate nell’aria e nei suoli alla cokeria dell’Ilva. Indagati dalla procura jonica per disastro ambientale, getto pericoloso di cose ed omissione dolosa di sicurezza, sono Emilio e Fabio Riva, il direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso e il responsabile del reparto cokeria Ivan Di Maggio. C’è poi un’altra inchiesta che attraverso una perizia mira a stabilire le responsabilità di Riva e soci nell’imbrattamento quotidiano del quartiere con fumi e polveri che con gli anni ha portato ad un’enorme svalutazione degli immobili al quartiere Tamburi. Vittorio Ricapito (CdM)

ECOMAFIE!!!

Ecomafie, la commissione parlamentare indaga sulle aziende di Taranto e Brindisi Sopralluoghi su Ilva, Eni e Cementir di Taranto, sul termovalorizzatore di Massafra e l’Enichem di Brindisi dal 14 al 16 settembre

TARANTO - Arrivano a Taranto e Brindisi, dal 14 al 16 settembre prossimi i delegati della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti per un ciclo di audizioni e sopralluoghi per un approfondimento dell’inchiesta concernente la gestione dei rifiuti nella Regione Puglia. I sopralluoghi interesseranno gli stabilimenti Ilva, Eni e Cementir di Taranto, il termovalorizzatore di Massafra e l’Enichem di Brindisi.
La Commissione ascolterà a Taranto il prefetto e il questore del capoluogo jonico, il presidente della Regione Puglia e l’assessore regionale all’Ambiente, i vertici delle procure di Taranto e Lecce i responsabili delle forze dell’ordine e degli enti locali e delle associazioni ambientaliste. Saranno ascoltati anche i responsabili della discarica Vergine, dell’Ilva, della raffineria Eni e della Cementir. La mattina del 16 settembre, a conclusione della tre giorni di lavoro, la delegazione terrà una conferenza stampa presso la Prefettura di Taranto. (CdM)

lunedì 6 settembre 2010

Scossa a sindaci e presidenti!

Altamarea a Florido, Stefàno e Miccoli: attenzione a non far scadere i termini per il risarcimento danni.
Sono in ballo responsabilità amministrative e contabili personali.

“ALTAMAREA contro l’inquinameno – Coordinamento di cittadini ed associazioni di Taranto” ha nuovamente sollecitato il Presidente della provincia di Taranto Gianni Florido, il Sindaco di Taranto Ippazio Stefàno, il Sindaco di Statte Angelo Miccoli e i rispettivi Dirigenti Affari Generali e contenzioso a non far scadere i termini per l’azione giudiziaria di risarcimento danni nei confronti dell’Ilva.
Le 6 lettere raccomandate sono state firmate da 29 cittadini e da 11 legali rappresentanti di associazioni di Taranto e/o di organizzazioni locali di associazioni nazionali, tutti elettori di Taranto e Provincia.
AltaMarea rileva che, nonostante reiterate e formali sollecitazioni, nessuna azione giudiziaria di risarcimento danni, nei confronti di Ilva S.p.a. in relazione alla sentenza n° 38936/05 emessa dalla Corte di Cassazione il 28/9/2005, risulta essere stata intrapresa dalla Provincia di Taranto e dai Comuni di Taranto e Statte.
Ai 6 amministratori locali suindicati viene ricordato, ancora una volta, che, a norma dell’art. 82, comma 4, c.p.c., la revoca della costituzione di parte civile non preclude il successivo esercizio dell’azione in sede civile e che la scadenza del termine quinquennale di prescrizione del diritto al predetto risarcimento, nel frattempo ulteriormente avvicinatosi, priverebbe gli Enti territoriali che essi rappresentano, di una presumibilmente considerevole somma di danaro che potrebbe essere utilizzata a beneficio della collettività.
Per tale motivo, ove prima della scadenza del suddetto termine, il Presidente della provincia di Taranto Gianni Florido, il Sindaco di Taranto Ippazio Stefàno, il Sindaco di Statte Angelo Miccoli e i rispettivi Dirigenti Affari Generali e contenzioso non dovessero instaurare alcuna azione giudiziaria o, quanto meno, compiere un atto interruttivo della prescrizione, AltaMarea si attiverà affinché venga promosso nei loro confronti sia un’azione penale per eventuali reati che la Procura della Repubblica dovesse ravvisare nella fattispecie, sia un giudizio di responsabilità amministrativa e contabile denunciandoli presso la Procura Regionale della Corte dei Conti, con presumibile conseguente condanna a loro carico di risarcire personalmente l’Ente del grave danno subito a causa della loro ingiustificabile inattività.

AltaMarea

domenica 5 settembre 2010

Taranto al Salento film festival


Salento Film Festival al Cinema Teatro Manzoni di Casarano. Nella giornata del 6 settembre verranno proiettati una serie di cortometraggi internazionali tutti firmati al femminile. Dalle 19 l’entrata é gratuita fino ad esaurimento posti.

TERRE AL MARGINE – WASTED di Alessandra Ondeggia – Italia 20110, 11 min. Anteprima Mondiale
Lo scarto e il margine sono lo scenario vitale di una complessità negativa, in cui l’incertezza identitaria è preludio costante al dischiudersi di inedite possibilità. Un uomo, rapito in un flusso mentale tanto inaspettato quanto sconcertante, si ritrova in uno cinetico fluido di interferenze della sua vita reale ,ma irriconoscibile e i luoghi di un immaginario collettivo in cui si identifica. Alla fine una sola certezza, si è smarrito. Siamo a Taranto città di fabbrica e di fumo. Unico impulso di una realtà apparentemente afona, ultimo residuo di una terra al margine.

Al termine del cortometraggio TERRE AL MARGINE incontro con la Regista Alessandra Ondeggia, l’attore protagonista Martino Vinci e l’architetto urbanista Alberto Antonio Clemente

venerdì 3 settembre 2010

Taranto alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

Il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola parteciperà alla 67^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Sabato 4 settembre 2010 alle ore 20,30 presso la Villa degli Autori Cena di Gala organizzata dall’Apulia Film Commission in collaborazione con la Sezione Festivaliera delle Giornate degli Autori.

Seguirà la proiezione del documentario “La svolta. Donne contro l’Ilva” di Valentina D’Amico. Alla cena parteciperanno produttori, autori, attori e addetti ai lavori dell’industria cinematografica internazionale. (Connect)