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giovedì 31 ottobre 2013

Ilva Taranto: dove non solo l'Ambiente ma anche il lavoro è s-venduto

L'inchiesta Ambiente Svenduto conclusasi ieri ha fatto scalpore soprattutto per aver coinvolto importanti  personaggi politici, aziendali, istituzionali ben noti.
Abbiamo riportato il lungo elenco dei 53 anche noi.  

Ma c'è dell'altro in quell'inchiesta che deve emergere. 
Nelle 56 pagine dell'ordinanza si parla del decesso di due lavoratori Ilva: 
Claudio Marsella e Francesco Zaccaria. 

Del decesso di Marsella - locomotorista di Ilva spa -  avvenuto il 30 ottobre dello scorso anno nel reparto Movimento Ferroviario dove lavorava abitualmente, sono stati accusati di cooperazione in omicidio colposo: l'ex direttore dello stabilimento Adolfo Buffo, il capo area logistica operativa Antonio Colucci e il capo reparto Movimento Ferroviario Cosimo GiovinazzI.
Nello specifico, si legge nell'ordinanza sono stati accusati di "colpa generica consistita in imprudenza,  negligenza ed imperizia nonchè per inosservanza di specifiche disposizioni per la prevenzione degli infortuni sul lavoro ed in particolare omettendo tutti ciascuno nell'ambito delle rispettive attribuzioni e competenze, di dotare i lavoratori di attrezzature idonee alle lavorazioni da svolgersi".

In soldoni: NON avrebbero rispettato le più elementari norme di sicurezza sul lavoro. 
Sotto la voce "elementi della condotta colposa" viene descritto come è avvenuto l'infortunio mortale:
 " a seguito di manovra formulata dal reparto finitura Nastri il Marsella (...) si era posizionato alla guida del locomotore da 110 tonnellate, in modo da procedere all'aggancio dello stesso ad un convoglio di 7 vagoni carichi di bramme".

Marsella iniziava così l'operazione di aggancio dei due rotabili, ma a causa della negligente organizzazione del lavoro e della mancata dotazione di attrezzature efficienti ed idonee alle lavorazioni da effettuarsi (come specificate dettagliattamente all'interno dell'ordinanza),  in aperto contrasto con quanto previsto nella procedura operativa del movimento ferroviario, "stante il mancato allineamento e aggancio tra locomotore e del carro, il Marsella rimaneva schiacciato nello spazio restante tra i respingimenti del locomotore e del carro,e in ragione di ciò decedeva a seguito di violento shock da grande traumatismo".

Nello stesso anno, e non era passato nemmeno un mese: il 28 novembre 2012 muore Francesco Zaccaria, gruista e dipendente Ilva spa. La sua morte è legata indissolubilmente al tornado che ha sconvolto e coinvolto parte dei territori di Taranto e Statte. Ma le cause del suo decesso sono da ricercare altrove. E lo spiega l'ordinanza che contiene le accuse e le dinamiche dell'infortunio mortale. 

Come per il caso di Marsella, anche in questo troviamo i nomi di Adolfo Buffo e  Antonio Colucci che insieme a Giuseppe Dinoi capo del reparto IMA - I - VI sporgente, e a Raffaelli Giovanni  sono stati accusati di "colpa generica consistita in imprudenza,  negligenza ed imperizia nonchè per inosservanza di specifiche disposizioni per la prevenzione degli infortuni sul lavoro" (...). 

L'infortunio è avvenuto nel Porto di Taranto, all'altezza del quinto sporgente del porto industriale, nell'area demaniale concessa all'Ilva: a seguito di richiesta di manovra nello svolgimento delle sue mansioni Zaccaria si era posizionato alla guida di una gru. Di questa - si legge sempre nell'ordinanza -  Giuseppe Raffaelli , ispettore tecnico Arpa Puglia, incaricato della verifica della gru, aveva omesso di effettuare idonea verifica  sull'integrità della stessa. Raffaelli inoltre avrebbe omesso di verificare che la gru, essendo in esercizio da oltre 30 anni fosse provvista della valutazione di vita residua.

 Mentre Zaccaria svolgeva la sua attività in quota trovandosi all'interno della cabina, la gru è stata travolta da un tornado. La gru  versava in "pessimo stato di conservazione".
Inoltre,  "in ragione del mancato utilizzo del fermo anti-uragano previsto sulla cabina della gru DM5, stante la totale omissione dell'attività di formazione, informazione e addestramento dei lavoratori, la cabina veniva trascinata sino all'impatto contro il fine corsa lato mare, l'impatto violento provocava la torsione del fine corsa della cabina in mare così che l'operatore della gru (Zaccaria Francesco) precipitava da un'altezza di 60 mt in tal modo decedendo; con l'aggravante per tutti di aver agito nonostante la previsione dell'evento".

Il suo corpo è stato poi ritrovato dai sommozzatori pochi giorni dopo il tornado. Sul molo del porto di Taranto dove è stato portato il corpo dell'operaio, arrivarono anche Ferrante e il direttore dello stabilimento di Taranto, Adolfo Buffo. Una presenza che ancora e soprattutto oggi ci pare decisamente inopportuna.

I mostri di Halloween


"Così si vive, si lavora e si muore a Taranto" 


“A Taranto il vero dramma è quello culturale. I Riva non hanno fatto tutto da soli perché a Taranto lavorare in Ilva è un privilegio, avere uno stipendio è un privilegio, andare a lavorare in quello stabilimento e morire di tumore è un privilegio”. Sorride amaro Francesco Rizzo, dell’Unione sindacale di base, quando parla della sua città, del suo lavoro e dello stabilimento di Tamburi. Quel quartiere maledetto, in quella città disperata, dove si lavora nonostante tutto, a rischio di tutto. Dove nei reparti si fanno i minuti di silenzio per chi è tre metri sotto terra. Come quello di ieri in ricordo di Claudio Marsella, morto a 29 anni il 30 ottobre 2012. Troppo presto, troppo male. “Ogni volta che penso a Taranto me la immagino come un grande buco in cui dentro ci hanno messo tutta la popolazione. La mia città oggi è depredata dei propri valori e dei propri diritti. Spaccata e frammentata nel tutti contro tutti”.
È stato Rizzo, ieri mattina, a dar notizia dei sette operai intossicati dall’esalazione di alcuni fumi nel reparto Colata continua dell’acciaieria 1. “Stanno bene, in mattinata sono rientrati”. E tuttavia “cinque di loro erano rimasti intossicati anche la scorsa settimana”. Una denuncia che non è passata sotto silenzio e che ha fatto rumore. “Tanto che so che dall’azienda vanno cercando qualcuno che testimoni che io, al momento della denuncia, non fossi nel mio posto di lavoro e quindi non lavorassi in sicurezza. È arrivata anche una telefonata al mio capo settore. Questa è l’Ilva”.
Perché? “Perché non è cambiato nulla: il sistema Riva è il sistema del commissario Bondi, continua ad utilizzare gli stessi meccanismi. Dentro ci sono le stesse persone che hanno prodotto questo risultato: indagate, rinviati a giudizio, questa è la verità”.
Il nodo, secondo Rizzo, è tutto qui: dal 26 luglio 2012, il giorno del sequestro, “non è cambiato nulla. Anzi, sarò impopolare, ma la situazione è peggiorata”. Eppure secondo l’ex ministro dell’Ambiente Edo Ronchi, sub-commissario all’Ilva, i dati del monitoraggio della qualità dell’aria “vanno decisamente meglio” e anche quelli sulle “polveri”. Il tutto certificato da Arpa Puglia.
“Conosco il gioco delle cifre – continua Rizzo – ma la verità è che dal giorno del sequestro è cominciato il vero ricatto non scritto dei Riva. Lo stabilimento invecchia ogni giorno di più e avrebbe bisogno di investimenti in forze. A noi manca la carta, mancano le taglie degli indumenti della sicurezza, ti devi adattare. Arrivi la mattina e lavori tutto il giorno con la paura che  ti succeda qualcosa di brutto”. E qui Rizzo parla di un teorema: “Parte del capitale è stato sequestrato dalla magistratura – 8 miliardi di euro – gli altri sono spariti nei mille rivoli dei conti della famiglia Riva. Da qui il ricatto: gli annunci di licenziamenti in massa, e quella sensazione che i soldi arriveranno il giorno del dissequestro. Le leve del ricatto le ha ancora la famiglia Riva, che non se ne sono mai andati”.
Un ricatto possibile perché la questione Ilva e Taranto con gli anni si è fatta “sistema di connivenza tra politica, impresa e sindacati”. “Chi oggi continua a rappresentare i cittadini sono gli stessi che hanno regalato lo stabilimento alla famiglia Riva. Gli stessi che non hanno avuto il coraggio di fare una cosa semplicissima: l’esproprio, la nazionalizzazione dell’Ilva”.
Da qui, secondo Rizzo, due paradossi: “la solitudine della magistratura”, e il tutti contro tutti di Taranto. Con il muro contro muro tra i sindacati confederali e quelli di base, e con i lavoratori che subito dopo i sigilli della magistratura “sono stati usati dal sistema, messi sulla bilancia, pedine di scambio e del malcontento industriale. Ci hanno preso per il culo, mi hanno preso per il culo. Perché non è cambiato niente”.
Eppure dopo 4 anni di indagini la magistratura metterà sotto indagine 53 persone, tra cui il governatore della Puglia, Nichi Vendola. “Vendola è lo specchio della politica italiana, la connivenza c’era è c’è ancora a tutti i livelli, questo è un territorio che ha bisogno di pulizia. C’è una popolazione che sta morendo, dove tumori sono velocissimi e la diagnostica privata costa troppo cara. E tu che fai? Rinforzi il sistema sanitario, fai l’esenzione dei ticket? No, tagli. Qui si muore di tumore e non lo sai, mentre sei in lista di attesa”. (Today)

domenica 8 settembre 2013

La dirigenza del terrore

Ilva Taranto, licenziato l’operaio che aveva denunciato le irregolarità della fabbrica

E’ un atto “vile e infame”. Così l’Unione sindacale di base (Usb) ha definito il licenziamento disposto dai vertici dell’Ilva di Taranto di Marco Zanframundo, uno degli operai attivisti del sindacato che da mesi denunciava le numerose irregolarità in fabbrica. Dopo la morte del collega e amico Claudio Marsella, 29enne morto il 30 ottobre schiacciato da un locomotore nel reparto Movimento ferroviario (Mof) dell’Ilva, Zanframundo e i suoi compagni avevano immediatamente dato vita a uno sciopero a oltranza e nove mesi più tardi, dinanzi alle telecamenre del Fatto Tv avevano denunciato come le condizioni di lavoro nel reparto non erano cambiate.
Con altri colleghi avevano presentato un esposto alla magistratura per denunciare le anomalie della fabbrica, e tra queste anche la presenza dei fiduciari finiti in manette pochi giorni fa. Forse troppo per l’azienda, che lo ha ripagato con la stessa moneta contestando una serie di violazioni alle norme di sicurezza che avrebbero messo in pericolo lui e i suoi colleghi. Una contestazione disciplinare dietro l’altra che si sono concluse con il suo licenziamento.
“Me l’aspettavo – racconta l’operaio a ilfattoquotidiano.it – Le nostre denunce e i nostri comunicati hanno fatto troppo rumore e così hanno voluto punire uno di noi. Inoltre dicevamo da tempo che senza un intervento qualcuno di noi avrebbe pagato: è toccato a me. Pensa che nei bagni era scritto: qualcuno chiedeva a un mio compagno di ‘andare a piangere’ perché ritirassero il mio licenziamento e io non avevo ricevuto ancora nessuna lettera. E poi – prosegue il dirigente Usb - oramai in reparto ero isolato: alcuni colleghi evitavano anche il mio sguardo”.
Dopo la morte di Claudio Marsella, Marco aveva chiesto anche di cambiare reparto. “Il mio capo reparto mi disse che per me non era il momento, mentre per lui potrebbe addirittura essere scattare la promozione a capo area. Io sono stato quello che ha sofferto di più la morte di Claudio: noi non eravamo solo colleghi. Qualche giorno fa ho ritrovato una sua foto mentre tiene in braccio mio figlio”. I sindacati confederali non hanno detto una parola: “E che ti aspettavi? Abbiamo denunciato le loro complicità con l’azienda, figurati se venivano in mio aiuto”.
Per Francesco Rizzo, compagno del sindacato Usb, “la colpa di Marco è aver difeso il diritto alla vita, alla sicurezza aver protestato insieme ai colleghi del Mof per chiedere giustizia per il caro Claudio, essere diventato un dirigente Usb, il sindacato che ha denunciato gli abusi e le collusioni”. Il sindacato ha proclamato per i dipendenti dello stabilimento Ilva di Taranto e per i lavoratori dell’appalto uno sciopero con presidio a oltranza a partire dalle 7 di domani davanti alla portineria A dello stabilimento non solo contro il licenziamento di Marco, ma anche il licenziamento di 50 lavoratori della ditta Emmerre, messi alla porta dopo l’incidente del 28 febbraio scorso in cui morì l’operaio Ciro Moccia.
Insomma mentre la magistratura inchioda l’azienda dei Riva, ne arresta i fiduciari che per anni nell’ombra hanno spinto al massimo i vecchi impianti dell’Ilva, limitato al minimo i costi e gli investimenti e taciuto le lamentele degli operai, questi vengono licenziati. Mentre fiduciari, impiegati, tecnici, capiturno, capireparto e capi area puntano alla produzione per ottenere il ricco premio elargito dai Riva, i lavoratori “il cui apporto era ed è determinante per il raggiungimento della miglior produzione” devono smettere di denunciare. Anche quando è in ballo la loro sicurezza. (FQ)

mercoledì 14 novembre 2012

Come disse l'assassino: "io non vedo nessun morto qui"

A cosa serviva la cortina di silenzio e di calma piatta che è stata calata a forza su Taranto e la questione Ilva?
Forse, ovviamente, a permettere ai manovratori di lavorare dietro le quinte con la vecchia tecnica berlusconiana del ripetere un milione di volte la stessa cosa, senza cambiarla di un briciolo senza dare nessun peso a qualsiasi risposta.
Serviva anche a separare gli italiani dall'empatia con i cittadini di Taranto e con la magistratura, facendo leva sugli spettri della crisi, sulla solita politica squallida del "ghe pensi mi"!
Il tutto con il favore dei sindacati amici che hanno tenuto bassi bassi i toni, pronti ad entrare nelle sale riservate a contrattare senza stampa e senza testimoni?
Cos'è che ripete l'Ilva da mesi e mesi per il tramite del dottor Ferrante, il rispettabile di turno scelto come faccia 4 stagioni?

ECCO LE TRE REGOLE DEL "FACCIO CHE MI PARE" NEL XXI SECOLO

  1. Dichiarare che "La situazione ambientale tarantina è nella norma. E' uguale a tante altre città italiane." Per far questo a) si pagano dei periti ad hoc; b) si diffondono dati-spot a mezzo stampa e tv; c) si evita di sottoporre questi dati al vaglio degli esperti.
  2. Contrapporre le parti in causa muovendo la rete di influenza e stare a guardare continuando a fare il proprio comodo. Enti locali contro enti nazionali. Governo contro magistratura. Cittadini contro operai. Sindacalisti contro sindacalisti. Industriali contro allevatori/agricoltori. ecc.
  3. Chiudere qualsiasi discorso sullo stato dell'azienda e sul futuro con il ricatto occupazionale 
FATTO! COME SI E' SEMPRE FATTO! E FUNZIONERA'? VEDRETE!

Che si vince? Il dissequestro degli impianti e il lasciapassare a tenere in mano la situazione con il solito sistema degli accordi di programma (ovvero delle promesse disattese) tradotto in chiave AIA dal Circo Clini.
100 campi da calcio, miliardi di euro, altoforni chiusi... un linguaggio per tutte le età e scolarità, pronto a colpire l'immaginario come una notte di fuochi d'artificio. Che nel cielo buio lasciano soltanto nuvole e nuvole di fumo e polvere.
Fumo e polvere.

Ilva: Ferrante, a Taranto nessuna emergenza

Dati di controperizie; ricadute su occupazione senza impianti


Nessuna emergenza ambientale e sanitaria a Taranto. E' questo quello che emerge da alcuni studi richiesti direttamente dal presidente dell'Ilva Bruno Ferrante, che in commissione Lavoro a Palazzo Madama ha illustrato quali potrebbero essere gli effetti occupazionali dell'indisponibilità degli impianti, posti sotto sequestro, su cui intervenire per dare seguito all'applicazione dell'Autorizzazione integrata ambientale (Aia): il "crollo" dello stabilimento di Taranto avrebbe "effetti eccezionali su tutto il Paese".

La documentazione - rileva a margine dell'audizione al Senato - farà parte di "controperizie" affidate "ad esperti di alto livello", fin dall'insediamento alla presidenza anche per scrupolo personale, e che "saranno rilasciate nei prossimi giorni". Le controperizie su Taranto - afferma Ferrante - "ci consegnano un quadro simile a molte altre città italiane" e dai quali emerge che non ci sarebbe "nessuna emergenza ambientale e sanitaria". Per Ferrante "il crollo del sistema Ilva e la rinuncia a Taranto avrebbe effetti eccezionali su tutto il Paese".

Lo stabilimento di "Taranto è strategico ed essenziale. Se lo chiudessimo la ricaduta sugli altri stabilimenti del gruppo sarebbe gravissima"; anche su "Genova, Novi Ligure, Racconigi". Il presidente spiega che "il quadro é destinato a mutare in modo drammatico perché chiudendo gli altiforni avremo una ricaduta occupazionale che non riguarderà soltanto lo stabilimento di Taranto ma anche altri stabilimenti del gruppo Riva e della stessa Ilva" che lavorano sul prodotto a caldo. Inoltre, Ferrante parla dei problemi di 'congruita'' con le richieste della Procura: "Dando seguito alle decisioni dei custodi, sicuramente avremo ripercussioni sul piano dell'occupazione quando da dicembre l'altoforno 1, dove lavorano circa 1000 persone, cesserà di funzionare" con la conseguente "diminuzione della capacità produttiva".

Senza contare "il problema giuridico" legato al fatto che quegli impianti sono nella disponibilità dei custodi, i quali potrebbero chiederci indicazioni sull'occupazione. Con l'applicazione dell'Aia, poi, "andremo incontro a una produzione minore", e questo "sicuramente avrà ricadute occupazionali" da affrontare probabilmente con alcune soluzioni come per esempio "i contratti di solidarietà", o qualcosa del genere. L'istanza di dissequestro - annuncia Ferrante - "per avere la piena disponibilità dei beni, presupposto fondamentale per applicare l'Aia", verrà presentata "nei prossimi giorni, non appena il ministero dell'Ambiente avrà concluso l'iter di valutazione del Piano" tecnico-operativo sull'Aia. Per il momento "la nostra disponibilità a predisporre il Piano industriale", con indicazioni finanziare e aspetti occupazionali, è "negata dal sequestro".

Rassicurano le parole di Corrado Clini: "Spero che prima del fine settimana il ministero dia la valutazione di congruità" del Piano di adeguamento all'Aia. Tra l'altro Ferrante offre, alla commissione di Palazzo Madama, un quadro sulla cassa integrazione, di cui viene confermata "la richiesta fino a un massimo di 1940 dipendenti dal 19 novembre: si tratta di persone che lavorano nei tubifici, veri e propri fiori all'occhiello; purtroppo però la congiuntura dei mercati e la mancanza di ordini, anche se speriamo prossimamente di averne due, ci hanno spinto a prendere questa decisione".

Oggi, intanto, Ferrante è stato invitato alla riunione della Conferenza provinciale permanente sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro, presieduta dal prefetto di Taranto Claudio Sammartino, nel corso della quale verranno analizzate anche le problematiche sollevate dalle organizzazioni sindacali dopo l'incidente del 30 ottobre scorso in cui ha perso la vita il 29enne Claudio Marsella, schiacciato da un locomotore. (ANSA)

Ilva: Ferrante, per Aia necessari miliardi; serve dissequestro

"E' difficile presentare un piano industriale esatto con conseguente previsione finanziaria, lo possiamo fare solo avendo la piena disponibilita' degli impianti, senza accesso a aree a caldo e' impossibile fare qualsiasi previsione". Lo ha detto a Prima di Tutto, su Rai Radio 1, il presidente dell'ILVA Bruno Ferrante che ha spiegato: "Se noi avessimo bisogno di prestiti per chiedere finanziamento per i lavori da fare, non credo ci sarebbero istituti di credito disposti a dare fiducia a una societa' con gli impianti sotto sequestro". "L'AIA - ha poi aggiunto Ferrante - prevede interventi strutturali che richiedono interventi molto superiori ai 400 mln del piano di ristrutturazione, parliamo di miliardi: il nostro piano di risanamento era di urgenza, nulla di strutturale. Gli interventi richiesti ora prevedono il rifacimento di due altoforni e il progetto di copertura dei parchi minerari: un'estensione grandissima, quasi 70 ettari.
Praticamente 100 campi di calcio che secondo AIA devono essere coperti. Abbiamo gia' dato l'incarico a una societa' di studiare un progetto per la copertura". "Nel piano industriale che speriamo di poter elaborare - ha detto ancora Ferrante - dovra' essere inclusa anche una previsione sui livelli occupazionali, tutto dipendera' dalla capacita' produttiva che noi potremo esprimere". Il Presidente dell'Ilva ha spiegato che "dovendo fare dei lavori, in alcuni periodi diminuira' la capacita' produttiva, e per questo diminuira' anche l'esigenza di personale. Ma il ricorso agli ammortizzatori consentirebbe di superare questa fase per arrivare poi a completamento opere e interventi a un riassorbimento di tutta la manodopera attualmente presente a Taranto". Sulla nuova cassa integrazione per 1940 operai dei tubifici, Ferrante ha specificato: "Non e' legata al sequestro degli impianti: e' un problema di crisi del mercato, dovuto alla mancanza di ordini di tubi. Speriamo che questa fase sia momentanea, siamo in attesa di ordini importanti dall'estero. Ma la situazione in cui vive oggi ILVA, cioe' sequestro di impianti a caldo, qualche interrogativo nei clienti nel Mondo lo sta suscitando".
FERRANTE, TARANTO NON E' LA PRIMA CITTA' CHE INQUINA
"I dati da noi commissionati ci parlano di una citta' non diversa da tante altre italiane, con un tasso di inquinamento da contenere, ma che comunque non e' la prima citta' italiana a inquinare". Lo ha detto a Prima di tutto, su Rai radio 1, il presidente di ILVA Bruno Ferrante. "Abbiamo dato incarico a professionisti e consulenti internazionali - ha aggiunto - di verificare situazione dello stabilimento di Taranto e queste perizie ci raccontano una realta' diversa dalle perizie del tribunale sui dati epidemiologici". Ferrante ha detto che "dopo il sequestro degli impianti abbiamo cercato di mostrare la nostra disponibilita', ma anche in passato abbiamo investito su ambiente e tecnologia, 4 mld e mezzo per l'ammodernamento tecnologico e 1 miliardo e 100 milioni esclusivamente sull'ambiente. Noi vogliamo ancora dimostrare la nostra volonta' di andare verso le indicazioni del Governo, che sono all'avanguardia, ancora inattuate in Europa. Ma abbiamo bisogno della disponibilita' degli impianti, oggi non possiamo nemmeno intervenire per fare lavori su altoforni". (AGI)

Ferrante: ricadute gravi se l'Ilva chiude

Cassa integrazione per 2mila dipendenti per fronteggiare la crisi del mercato siderurgico e ricorso ai contratti di solidarietà per gestire l'applicazione dell'Autorizzazione integrata ambientale che certamente comporterà una produzione minore nello stabilimento di Taranto. Il presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante, espone alla commissione Lavoro del Senato lo scenario che attende a breve il più grande impianto siderurgico d'Europa.
L'Aia, rilasciata nei giorni scorsi dal ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, è l'unico strumento per risanare l'Iva ed abbattere le emissioni inquinanti. Ma intervenire sugli impianti per ammodernarli, significherà avere nell'arco di tre anni aree dello stabilimento che dovranno essere fermate. «Questo sicuramente avrà ricadute occupazionali – sottolinea Ferrante – che dovremo affrontare con alcune soluzioni come, per esempio, i contratti di solidarietà o qualcosa del genere». Sempre che la Procura, che ha messo sotto sequestro per disastro ambientale dallo scorso 25 luglio parco minerali, cokerie, altiforni, acciaierie e gestione rottami ferrosi, accetti il percorso prefigurato dall'Aia, ovvero risanamento mantenendo attiva una produzione minima, e non spinga, invece, per una soluzione più drastica: prima lo spegnimento degli impianti per bloccare l'inquinamento e in seguito la loro messa a norma. «Dando seguito alle decisioni dei custodi – rileva il presidente dell'Ilva – sicuramente avremo ripercussioni sul piano dell'occupazione quando, da dicembre, l'altoforno 1, dove lavorano circa mille persone, cesserà di funzionare. Nel momento in cui gli altoforni chiudono, diminuisce la capacità produttiva dell'azienda». Ma ci sono anche effetti che vanno ben oltre Taranto e Ferrante lo sottolinea: «Se chiudessimo Taranto, la ricaduta sugli altri stabilimenti del gruppo, Genova, Novi Ligure e Racconigi, sarebbe gravissima».
Ma è la cassa integrazione il nodo più imminente. L'Ilva l'ha chiesta a partire da lunedì prossimo per un tetto massimo di 2mila persone. Coinvolti tubifici, treni nastri, laminatoio e treno lamiere. «Congiuntura dei mercati e mancanza di ordine per i tubifici»: Ferrante motiva così al Senato il ricorso allo stop. E ieri pomeriggio incontrando a Taranto i sindacati Fim, Fiom e Uilm, l'azienda ha insistito perchè la «cassa» parta dal 19 perchè già da quel giorno ci saranno fermate per i rivestimenti tubi e il treno lamiere, che poi a metà settimana di estenderanno al tubificio 2. Si attende il perfezionamento di due nuovi ordini per i tubifici, ma per il momento il quadro resta critico. I sindacati hanno chiesto un rinvio della discussione di merito proponendo all'Ilva di gestire inizialmente la fermata degli impianti col ricorso alle ferie. «Anteponiamo alla trattativa sulla “cassa” – spiega Cosimo Panarelli, segretario Fim Cisl Taranto – il confronto sull'Aia e sul relativo piano di attuazione perchè ne va del futuro del siderurgico». E oggi alle 16 i sindacati incontreranno Ferrante a Taranto proprio per affrontare quest'aspetto. «Non neghiamo la crisi del mercato ma dai dati che l'Ilva ci ha fornito si è tornati ai livelli del 2001, mentre l'anno più critico per la siderurgia resta il 2009, almeno sinora», aggiunge Panarelli. «Chiederemo a Ferrante di ritirare la procedura di cassa integrazione perchè non ci sono i presupposti», sottolinea Donato Stefanelli, segretario Fiom Cgil Taranto. Anche la Fiom attribuisce priorità al piano industriale dell'Aia.

E oggi intanto finisce lo sciopero al Movimento ferroviario dell'Ilva, proclamato lo scorso 30 ottobre a seguito di un incidente mortale sul lavoro, vittima l'operaio 29enne Claudio Marsella, rimasto schiacciato tra due respingenti in fase di manovra di aggancio. La tregua è stata decisa dai lavoratori del Mof – che movimentano con i carri ferroviari coils e lamiere – e dal sindacato di base Usb dopo l'incontro di ieri in Regione. Gli assessori alla Sanità, Ettore Attolini, e all'Attuazione del programma, Nicola Fratoianni, hanno ascoltato prima i sindacalisti Fim, Fiom e Uilm, poi gli operai del Mof e gli esponenti dell'Usb. In precedenza era stata ascoltata l'Asl. La Regione ha affidato al Nucleo operativo interistituzionale (Inail, Asl, Uffici provinciali del lavoro) «una puntuale verifica della situazione attuale. Le prime attività di esame e verifica potrebbero essere disposte entro i prossimi 15 giorni». Per la Regione, «l'ultimo, gravissimo incidente va trasformato in un momento utile ad alzare ulteriormente la soglia di sicurezza per tutti i lavoratori». Gli addetti al Mof, tornando oggi in fabbrica, chiederanno che in attesa di completare le verifiche tecniche ci siano due operatori, e non uno, per ciascun carro ferroviario. (Sole24h)

domenica 11 novembre 2012

Il freddo addio della città a Claudio, un'occasione persa

La città è venuta a mancare. Assente. Indifferente. Indifferenti come i commercianti che al passare della gigantografia di Claudio Marsella (l'operaio di 29 anni morto all'Ilva di Taranto) non si sono degnati nemmeno di abbassare le saracinesche dei negozi in segno di lutto, e di rispetto. Perchè merita rispetto Claudio, per cui gli operai del Mof (il reparto in cui è avvenuto il tragico incidente) hanno deciso di organizzare un corteo. Un corteo che però non ha visto la partecipazione attiva della città. Una città che ha dimostrato di essere ancora una volta colpita da un grave male: l'indifferenza, "la materia bruta che strozza l’intelligenza".
Non era presente il primo cittadino, il quale aveva annunciato che vi avrebbe partecipato col "Gonfalone del Comune", ma neppure  gli altri rappresentanti delle Istituzioni.
Hanno invece partecipato, lasciandosi dietro i tanti chilometri di strada percorsi per raggiungere Taranto, tanti lavoratori e attivisti di tutt'Italia convinti molto probabilmente di trovare una "città presente"  ed invece ad accoglierli una città fredda, spenta, disinteressata. Ad aderire alla manifestazione, solo alcune delle tante realtà associative o movimenti jonici, ma dei "presidenti", "portavoce", "componenti", "militanti", neanche l'ombra, o al massimo un'ombra sbiadita.
E a mancare anche  i tanti operai dell'Ilva. Dov'erano i tanti lavoratori che l'estate scorsa telecomandati a distanza dal padrone  hanno bloccato, strade, ponti, mettendo in ginocchio un'intera città? non c'erano! Hanno deciso di stare con l'Azienda e con i sindacati (corrotti).
Rimangono però di quella manifestazione le parole del fratello di Claudio intervenuto a termine del corteo in Piazza della Vittoria: "Claudio lavorava per avere una famiglia, un futuro. Per fare tutto. Non è riuscito a fare nulla. Fate qualcosa voi, ma fatela col cuore". 
Rimangono le tracce di coloro che hanno scelto da che parte stare, scendendo per strada a manifestare. 
E rimane ancora la protesta attiva ed encomiabile dei compagni di Claudio del reparto MOF che annunciano di continuare a scioperare fino a mercoledì. 




Qui sotto alcuni articoli della giornata di ieri: 

dalla Gazzetta del Mezzogiorno:

Poca Taranto
al corteo per Claudio
«morto d'Ilva
» di Fulvio Colucci

TARANTO - «Claudio lavorava per avere una famiglia, un futuro. Per fare tutto. Non è riuscito a fare nulla. Fate qualcosa voi, ma fatela col cuore». Alle cinque della sera, le parole di Dario Marsella, fratello dell’operaio morto all’Ilva il 30 ottobre, schiacciato tra locomotore e vagone nel reparto movimentazione ferroviaria (Mof), sono il testimone di una ideale staffetta civile nelle mani dei suoi compagni di squadra e di reparto, scesi ieri in corteo lungo le strade cittadine. Una staffetta civile, nel segno delle morti bianche, alla quale Taranto assiste con impassibilità tragica, colpevole e irredimibile. Scarsissima l’adesione dei cittadini e risibile la scusa delle 14,30 come orario scomodo per la manifestazione conclusa in piazza della Vittoria. Taranto non c’è, non piange un morto che le appartiene per memoria storica. Una città, se ignora e dimentica, diventa responsabile. La staffetta, nel segno di Claudio, continua e non ferma la sua corsa di protesta, non finisce su un binario morto.

Dopo il corteo, i lavoratori del Mof, riunitisi nella tenda verde davanti alla portineria «A» dell’Ilva, decidono: lo sciopero prosegue. Fino a mercoledì prossimo alle 7. Martedì, i lavoratori saranno ricevuti in Regione. Potrebbero esserci novità, ma i compagni di Claudio Marsella, gli ottanta che incrociano le braccia dal giorno dell’incidente, che hanno sulle spalle dodici giorni di protesta e notti al freddo, non torneranno indietro: nel reparto rientreranno solo con migliori condizioni di sicurezza. A parte la presenza sindacale dello Slai Cobas, zero istituzioni e gruppi civici alla manifestazione contro «gli omicidi sul lavoro».

A Taranto centinaia di iscritti e attivisti del sindacato di base Usb, Paolo Leonardi, rappresentante nazionale e Franco Rizzo coordinatore provinciale. L’Usb è l’unica sigla che sostiene lo sciopero a oltranza dei lavoratori Ilva. Quale idea di città si saranno fatti i torinesi della Fiat Mirafiori o i romani e i napoletani giunti qui per solidarietà? A titolo personale marciano ambientalisti e ragazzi del comitato «Liberi e pensanti». Solo il comitato «Donne per Taranto», da qualche anno impegnato nella battaglia contro l’inquinamento, aderisce ufficialmente. Agli ambientalisti sorge spontaneo chiedere se la vita spezzata di un operaio non vale quella di un morto per inquinamento.

Il testimone, pesante come un macigno e agile come una pietra aguzza scagliata in faccia alla città indifferente, assente all’appello, rimane sigillo per i 600 lavoratori arrivati da tutt’Italia. Spiega semplice Abou, originario della Costa d’Avorio, sindacalista Usb dietro lo striscione della Fiat Mirafiori: «Abbiam fatto mille chilometri per dire che lavoro e salute non si possono separare».
Chiosa Franca Caliolo, moglie di Antonino Mingolla, operaio morto all’Ilva nel 2006, tornata a marciare per la vita dei lavoratori insieme alle «Donne per Taranto», dopo tre anni: «Non c’è niente da fare: i tarantini sono dilaniati nell’anima». Sul fronte della crisi ambientale il ministro Clini, puntualizzando alcune dichiarazioni che paventavano il rischio del conflitto di attribuzione, tra governo e magistratura, in merito al dissequestro degli impianti Ilva, ieri precisava: «Non ci interessano i conflitti, ma ciascuno faccia la sua parte affinché si realizzi quanto stabilito» con riferimento alla realizzazione delle prescrizioni previste dall’Autorizzazione integrata ambientale (Aia).

Un duro attacco al ministro dell’Ambiente arriva dall’associazione «Altamarea» martedì al Senato per l’audizione in commissione Lavoro, insieme al direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato. «È necessario - spiega una nota di “Altamarea” - interrompere l’”accani - mento terapeutico “ per tenere in piedi uno stabilimento privo di futuro. Il ministro Clini vuole testardamente tenere in esercizio quegli impianti contro il parere dei cittadini e dei lavoratori e contro i provvedimenti della magistratura. Così si allungherebbero i tempi e si permetterebbe all’Ilva di organizzare al meglio la ritirata».




da Lettera43

Ilva, corteo del Mof per ricordare Marsella

Manifestazione a Taranto per l'operaio morto in fabbrica.

 di Paolo Melchiorre

Le parole sono echeggiate in piazza come un monito quando era appena calato il buio. «Claudio lavorava per avere una famiglia, un futuro, per fare tutto. Non è riuscito a fare nulla. Fate voi qualcosa». Dario Marsella anni fa aveva già perso un fratello in un incidente stradale. Dal 30 ottobre scorso, lui e i suoi genitori non hanno più neppure l'altro fratello, Claudio, rimasto schiacciato tra un locomotore e un vagone al reparto Movimento Ferroviario (Mof) dell'Ilva. «Sono rimasto solo», ha detto con un groppo alla gola, e allora ha chiesto a tutti «di fare le cose con il
cuore».
CIRCA 600 PERSONE IN PIAZZA. Piazza della Vittoria, il 'cuore' di Taranto, non era però gremita il 10 novembre. Speranze deluse per chi si attendeva che la gente tirasse fuori un moto di ribellione e si unisse nella protesta per le strade della città ai colleghi di reparto di Claudio, 'Quelli del Mof' (una ottantina in tutto) che da 12 giorni incrociano le braccia, sfidando i sindacati storici, chiedendo più sicurezza in fabbrica e una 'chiamata' dell'azienda per discutere.
In corteo hanno sfilato alcune centinaia, 600 secondo la questura. Tante le bandiere dell'Unione sindacale di base (Usb), che ha aiutato gli operai del Mof ad organizzare la manifestazione, e poi esponenti dello Slai Cobas, del Comitato 'Donne per Taranto', di movimenti arrivati da lontano come i 'Blocchi precari metropolitani' di Roma e persino un gruppetto di curdi con cartelli inneggianti alla libertà; nessun rappresentante istituzionale. Altrove la gente comune, e non c'entra il week end.
GIGANTOGRAFIA DI CLAUDIO IN TESTA AL CORTEO. Erano quattro anni che in Ilva non moriva un lavoratore per un incidente. 'Quelli del Mof' lo hanno ricordato indossando in corteo una maglietta bianca su cui era impressa la foto di Claudio. Una gigantografia dell'operaio morto era attaccata al furgone che apriva il corteo, insieme ad un pezzo di stoffa azzurro con la scritta 'Ciao Claudio'. Per Claudio, ma probabilmente non solo per lui, 'quelli del Mof' hanno deciso di proseguire lo sciopero ad oltranza almeno fino a mercoledì; il giorno prima saranno ricevuti alla Regione Puglia. 'Gli accordi sono vostri, le vite sono nostre' hanno scritto ripetutamente sugli striscioni, ricordando ai sindacati storici Fim, Fiom e Uilm che quell'accordo con l'azienda del novembre 2010 per il Mof, che stabilisce la presenza di un solo lavoratore sul locomotore in aggancio ai vagoni ferroviari, proprio non va.
«Dopo la morte di Claudio», ha detto un suo collega di lavoro, Eligio, «non può essere tutto come prima. Ci hanno definito eroi, ma qualcuno anche sciacalli. Claudio è morto anche per la nostra indifferenza e la mancanza di voglia di lottare».
SI ATTENDE IL PIANO DI RISANAMENTO. Quel desiderio di lotta per un futuro 'pulito' e più sicuro che gli operai del Mof ora vorrebbero trasmettere all'intera città, che invece attende che altri sblocchino una situazione intricata. Solo alla fine della prossima settimana si saprà se per il ministero dell'Ambiente, su indicazioni tecniche della commissione che ha 'licenziato' la nuova Autorizzazione integrata ambientale per l'Ilva, il piano tecnico consegnato il 9 novembre a Roma dall'azienda sia un passo deciso in avanti verso il risanamento degli impianti sotto sequestro, per i quali le procedure di fermata o spegnimento vanno avanti ora più spedite sotto le direttive di custodi giudiziari e procura.
Quest'ultima chiamata in causa dal ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, per un eventuale conflitto di attribuzioni se i magistrati non dovessero considerare valida la nuova Aia. «Non ci interessa avere conflitti con chicchessia - ha detto oggi Clini - ma ci interessa che ciascuno faccia la sua parte affinché si realizzi quanto stabilito», ricordando che senza la «disponibilità degli impianti, l'azienda non può dare seguito alle disposizioni» contenute nel decreto Aia. Al Senato, in commissione Lavoro, è ancora invece tempo di audizioni (martedì prossimo) con il direttore dell'Arpa Puglia e l'associazione ambientalista Altamarea. Ma a fine mese, intanto, l'altoforno 1 sarà già spento.
Sabato, 10 Novembre 2012

 




Corriere del Giorno
La protesta del Mof Ilva. "Verità sulla morte di Claudio"


 E’ la marcia della protesta, è la marcia della rivendicazione, è la marcia del dolore. «Claudio ogni mattina andava al lavoro perchè sognava di mettere su famiglia, voleva costruire un futuro. Invece i suoi sogni si sono infranti, spezzati da un evento tragico su cui chiediamo di fare chiarezza. Vogliamo conoscere la verità». Queste le parole di Dario Marsella, fratello di Claudio, al termine del corteo organizzato e voluto dai “ragazzi del Mof” e sostenuto, da Usb, slai cobas e da altre sigle del variegato l’arcipelago dei sindacati autonomi. Ieri pomeriggio a Taranto hanno sfilato delegazioni di Roma, Torino, Potenza, Napoli, Latina. Un respiro nazionale per una manifestazione organizzata in pochi giorni che ha posto l’attenzione sulla sicurezza e sulle condizioni di lavoro in Ilva, ma non solo. Una battaglia simbolo quella dei lavoratori del Mof che chiedono il ripristino delle due unità lavorative sui locomotori come avveniva prima dell’accordo di novembre del 2010. «Con la presenza di un solo lavoratore – ha spiegato Franco Rizzo dell’Usb di Taranto – per l’Ilva il risparmio è di 70 euro a turno. Per questa cifra si può mettere a rischio la sicurezza? Su questi temi invito alla riflessione le istituzioni di Taranto che finora sono state distratte rispetto alle nostre richieste».
E proprio alle istituzioni si è rivolto il fratello dell’operaio morto al Mof. «Vi chiedo – ha detto concludendo il comizio in piazza della Vittoria – di non ragionare con la mente, ma di mettere il cuore nelle vostre azioni». Già negli anni scorsi la famiglia Marsella era stata colpita da un grave lutto per la morte di un altro  fratello in seguito ad incidente stradale. «La mia famiglia sta soffrendo molto – ha ammesso Dario con la voce rotta dall’emozione – ma sentiamo l’affetto dei colleghi di lavoro del Mof ai quali rivolgo un sentito ringraziamento per quello che stanno facendo. Un grazie a tutti anche per questa manifestazione in ricordo di Claudio».
La famiglia Marsella ora attende che si faccia piena luce sull’infortunio mortale. Lo ricorda Marco, anch’egli operaio del Mof in sciopero da 12 giorni. «Ai genitori di Claudio – afferma – dobbiamo dire la verità su questa  tragedia». Già, la verità. Ma quale? Le indagini per ricostruire l’esatta dinamica sono in corso. Gli inquirenti sono al lavoro. «I magistrati stanno facendo il loro dovere e li ringraziamo per questo – continua Dario Marsella – confidiamo nel loro operato. Aspettiamo gli sviluppi delle indagini per saperne di più». Il corteo, al quale hanno preso parte alcune centinaia di persone, è partito dal piazzale antistante l’Arsenale Militare e dopo aver percorso le vie Di Palma e D’Aquino, si è concluso in piazza della Vittoria. Tra gli altri sono intervenuti Paolo Leonardi dell’Usb nazionale e Margherita Calderazzi dello slai cobas di Taranto. Toccanti le testimonianze dei lavoratori del Mof, da 12 giorni in sciopero. «Qualcuno ci ha definito eroi – dice Eligio – qualcun altro sciacalli, ma noi siamo solo operai e lottiamo per i nostri diritti».
Al termine gli operai hanno deciso di prolungare lo sciopero fino a mercoledì prossimo



martedì 6 novembre 2012

Cassa integrazione e terrorismo: dateci oggi le paure quotidiane

Ilva, l'azienda ora è pronta a tagliare «Subito duemila in cassa integrazione» 
La comunicazione dell'azienda: pesa la crisi produttiva Si parte il 19 novembre. Il polo occupa 11.850 dipendenti

Tanto tuonò che piovve: l'Ilva, il polo siderurgico più grande d'Europa, intende procedere alla messa in cassa integrazione ordinaria di 2mila dipendenti dell'area a freddo dello stabilimento a partire dal 19 novembre prossimo. L'azienda lo ha comunicato poco fa ai sindacati Fim, Fiom e Uilm in un incontro che si tiene in direzione Ilva, a Taranto. L'intero polo occupa 11.850 dipendenti diretti più 2mila nelle ditte dell'indotto.
IL PERIODO - Gli ammortizzatori sociali dovrebbero durare 13 settimane. I reparti interessati sono: tubificio longitudinale 1-2 rivestimenti, area Iaf impianti a freddo, treno lamiere, treno nastri 1, officine e area servizi.
LA MOTIVAZIONE - A quanto pare la richiesta pare sia motivata da un'assenza di commesse per i grandi tubi determinata anche dalla situazione di incertezza produttiva in cui si trova l'azienda.
I SINDACATI - «Oggi è l'ultimo giorno concesso all'azienda per esprimere valutazioni sull'Aia. È già grave che abbia atteso tutto questo tempo, ma si faccia sentire e prenda impegni concreti per il futuro della fabbrica». Lo ha affermato il segretario generale della Fiom Cgil di Taranto, Donato Stefanelli, nel corso di una conferenza stampa tenuta prima dell'incontro in corso con l'azienda. «Dal 26 luglio scorso, giorno della notifica del sequestro preventivo, l'attività dell'Ilva non è rallentata. Si continua a lavorare - ha precisato Stefanelli - al 70 per cento della capacità produttiva, esattamente come un anno fa. Nessuna risposta concreta, invece, sugli investimenti necessari per ottemperare alle prescrizioni dell'Autorizzazione integrata ambientale. Questo clima di incertezza sta creando grandi tensioni tra i lavoratori ed alcuni ex sindacalisti stanno cavalcando questa protesta in modo strumentale». Il riferimento è al Comitato «Cittadini e lavoratori liberi e pensanti» e all'Usb (Unione sindacale di base), che il segretario della Fiom definisce «due facce della stessa medaglia». «Dal giorno dell'incidente in cui ha perso la vita Claudio Marsella è in atto una campagna denigratoria nei confronti di Fim, Fiom e Uilm. Ci addebitavano - osserva Stefanelli - la morte dell'operaio, ci chiamavano assassini. Nel pomeriggio ci fu un sit in sotto la sede dei sindacati e poi l'occupazione del palazzo, che richiama tempi davvero bui». «In questa città - ha concluso Stefanelli - c'è lo stesso clima di istigazione all'odio che in passato è degenerato in episodi di violenza. Per questo diciamo basta e invitiamo tutti al buon senso». (CdM)

lunedì 5 novembre 2012

A botte di carte

Litigano tra loro cittadini, lavoratori e sindacati mentre i Riva e i politici stanno a guardare (e sorridere...)  

Ilva, dopo la morte operaio continua sciopero ad oltranza

Proseguirà ad oltranza lo sciopero dei lavoratori del reparto Mof (movimento ferroviario) dell’Ilva che dal 30 ottobre scorso sono in presidio permanente davanti alla portineria A dello stabilimento per richiamare l’attenzione sulle questioni legate alla sicurezza dopo l’incidente che è costato la vita al loro collega Claudio Marsella. I lavoratori hanno anche programmato per sabato 10 novembre una manifestazione con corteo con inizio alle 14.30. 
Sono 120 gli operai del reparto Mof che, attraverso una nota, invitano «tutte le realtà sociali e sindacali, locali e nazionali, che si battono contro l'inquinamento dell’ambiente e dei luoghi di lavoro e per un Lavoro dignitoso e sicuro, in cui non vi sia spazio ad accordi sindacali che favoriscano gli omicidi sul lavoro, a unirsi in una giornata di lotta sui temi della sicurezza sul lavoro, della salute e dell’ambiente». Alla protesta ha aderito l’Unione sindacale di base (Usb).

FIM, FIOM E UILM: L'ACCORDO PER IL REPARTO MOF TUTELA I LAVORATORI«Tutela i lavoratori» l’accordo raggiunto con l’azienda per quanto riguarda l’organizzazione del lavoro nel reparto Movimento ferroviario dello stabilimento Ilva di Taranto dove il 30 ottobre scorso è morto, in un incidente sul lavoro, l’operaio 29/enne Claudio Marsella: lo sostengono in una nota i responsabili territoriali di Fim, Fiom e Uilm  secondo cui le informazioni diramate in questi giorni dal comitato 'Liberi e Pensanti' e sindacato Usb non corrispondono alla realtà. «Le cause che hanno provocato l’infortunio del giovane operaio Claudio Marsella, nel grave e inaccettabile incidente accaduto nel reparto MOF (Movimento ferroviario) dell’Ilva, - sottolineano Fim, Fiom e Uilm – sono al momento in fase di accertamento da parte degli organi inquirenti che, siamo convinti, faranno piena luce sulle eventuali responsabilità».
La documentazione inerente agli accordi distribuita ai lavoratori e agli organi di stampa dal comitato 'Liberi e Pensantì e dal sindacato Usb, secondo Fim, Uilm e Fiom «risulta incompleta, mancante del cronoprogramma e della procedura di soccorso in caso di malore o infortunio dei lavoratori con dettaglio delle azioni da intraprendere». «Alle menzogne ancora una volta – si legge nella nota - rispondiamo dicendo che nessuna modifica organizzativa degli assetti di lavoro nel reparto MOF è avvenuta in modo unilaterale, in quanto al fine di perfezionare quanto più possibile le modalità di accordo si sono tenute assemblee retribuite di reparto tra i lavoratori, i quali hanno condiviso l'accordo». Chiarimenti sull'attività sindacale svolta verranno dati nel corso della conferenza stampa che le segreterie territoriali di Fim, Fiom e Uilm terranno domani mattina, alle 11, nella sede di Piazza Bettolo 1/c. Durante l’incontro, inoltre, sarà fornita alla stampa documentazione riguardante l’organizzazione del lavoro del movimento ferroviario dello stabilimento Ilva di Taranto.(GdM)

sabato 3 novembre 2012

La guerra tra i poveri mentre i ricchi stanno a guardare

Ilva, prolungato lo sciopero
presidio di 24 ore davanti ai cancelli


Sciopero fino a martedì 6 novembre e presidio di 24 ore su 24 davanti ai cancelli. È la decisione presa dai lavoratori dell'Ilva di Taranto riuniti in assemblea dopo la morte di Claudio Marsella, l'operaio di 29 anni che ha perso la vita in un incidente il 30 ottobre.
"Mentre le pressioni e le minacce dell'azienda nei confronti dei lavoratori continuano senza però ottenere alcun risultato di fronte alla determinazione di chi ha deciso di dire basta all'arroganza di un'azienda che pensa di poter fare ciò che vuole di chi lavora, dell'intera città e della legalità, gli operai riuniti in assemblea questa mattina hanno deciso di confermare la prosecuzione dello sciopero" scrive in una nota l'Ubs, unione sindacale di base.
Lo sciopero proseguirà fino alle 7 di martedì 6 novembre. L'assemblea,
insieme all'Usb, ha anche deciso di presidiare i cancelli della fabbrica 24 ore al giorno a tempo indeterminato. "Intanto - prosegue la nota - cresce la protesta sia in fabbrica, spinta dalla determinazione e dalla compattezza degli operai del MOF (Movimento Ferroviario), quello dove è morto il giovane Claudio Marsella, sia in città, da dove cittadini e associazioni si stanno stringendo intorno agli scioperanti. Questa volta la musica la stanno suonando i lavoratori e la loro determinazione a richiedere sicurezza, salute, lavoro, legalità e giustizia non arretrerà di fronte all'arroganza dell'azienda e al silenzio della politica".
Gli operai chiedono anche l'istituzione di un tavolo: "Ribadiamo comunque pubblicamente la richiesta di intervento del Prefetto per avviare un serio confronto in mancanza della volontà della dirigenza Ilva di parlare con la rappresentanza sindacale che i lavoratori hanno liberamente scelto. (Repubblica)

Ilva, è guerra sul morto

Il sostituto procuratore del tribunale di Taranto Giovanna Cannarile ha iscritto nel registro degli indagati il direttore dell’Ilva Adolfo Buffo, 56 anni e di altri due impiegati dell’Ilva di Taranto, Antonio Colucci, 55 anni e Cosimo Giovinazzi, 38 anni, entrambi di Martina Franca.
LA MORTE DI MARSELLA - Tale provvedimento è stato preso in relazione all’incidente mortale avvenuto in fabbrica lo scorso 30 ottobre quando nei pressi del quinto sporgente del molo in uso al siderurgico è morto Claudio Marsella, operaio 29enne locomorista del reparto movimento ferroviario di Oria, in provincia di Brindisi. L’avviso di garanzia è un atto dovuto ed è stato notificato insieme all’indicazione dell’autopsia che servirà a chiarire la dinamica dell’incidente. Al momento non si sa se l’operaio sia caduto dal locomotore in manovra ferendosi a morte contro i respingenti o se sia stato schiacciato tra locomotore e vagoni durante l’operazione di aggancio. Quel che è certo è che la vittima avrebbe subito ferite gravi al bacino.
L’INDIGNAZIONE DEI SINDACATI - Intanto Fim, Fiom e Uilm hanno risposto alle accuse dell’Usb e dal comitato “Liberi e Pensanti” i quali avevano accusato la triplice di aver svenduto la sicurezza dei lavoratori con 450 euro lorde, come certificato da un accordo siglato con l’azienda nel 2010. Tale documento stabilisce che i mezzi interni possono essere condotti da una sola persona la quale si troverà a svolgere le mansioni sia del locomotorista sia del manovratore, circostanza non contemplata dalla pratica operativa, il tutto per una concessione di appunto 450 euro lorde una tantum.
MENZOGNE - “Le informazioni diramate in questi giorni dal comitato Liberi e Pensanti e sindacato Usb non corrispondono alla realtà -hanno spiegato i tre sindacati- La documentazione inerente agli accordi distribuita ai lavoratori e agli organi di stampa, infatti, ci risulta incompleta, mancante del crono-programma e della procedura di soccorso in caso di malore o infortunio dei lavoratori con dettaglio delle azioni da intraprendere”. Le tre sigle poi ritengono come tale accordo non abbia messo a repentaglio la sicurezza degli operai. Alle menzogne ancora una volta rispondiamo dicendo che nessuna modifica organizzativa degli assetti di lavoro nel reparto Mof è avvenuta in modo unilaterale, in quanto al fine di perfezionare quanto più possibile le modalità di accordo si sono tenute assemblee retribuite di reparto tra i lavoratori, i quali hanno condiviso l’accordo”.
CAUSE IN FASE DI ACCERTAMENTO - I sindacati dei metalmeccanici hanno infine affermato che “le cause che hanno provocato l’infortunio del giovane operaio Claudio Marsella, nel grave e inaccettabile infortunio accaduto nel reparto Mof dell’Ilva, sono al momento in fase di accertamento da parte degli organi inquirenti che, siamo convinti, faranno piena luce sulle eventuali responsabilita’”. Martedì mattina le tre sigle terranno una conferenza stampa nella sede di Piazza Bettolo a Taranto.
LE OPPOSIZIONI - Nell’incontro sarà fornita la documentazione riguardante l’organizzazione del lavoro del movimento ferroviario dello stabilimento. La triplice dovrà rispondere oltre al Comitato liberi e pensanti ed all’Usb anche al movimento Tarantorespira il quale ha accusato azienda e sindacati la quale ha riferito che il Comitato aveva presentato un esposto in procura proprio in merito all’accordo del 2010 siglato tra sindacati ed azienda.
L’ILVA SI SENTE PULITA - La risposta dell’Ilva su tale accordo non si è fatta certo attendere. ha pure presentato un esposto in Procura proprio in merito ad un accordo sottoscritto a novembre del 2010 dai rappresentanti sindacali con l’azienda. Azienda che ha risposto relativamente alle insinuazioni su questo accordo con un apposito comunicato:
Taranto, 31/10/2012
In relazione al tragico incidente accaduto ieri, Ilva precisa che Claudio Marsella ha risposto via radio fino alle ore 8.40. Alle 8.53 circa, a seguito di una richiesta di verifica, è stato trovato da un collega sul luogo dell’incidente. Alle 8.54 è stato chiamato il servizio sanitario interno di stabilimento. Alle ore 9.00 l’ambulanza era sul posto. Alle ore 9.10 è stato registrato l’arrivo al Pronto Soccorso dell’ospedale S.S. Annunziata di Taranto.
A chiarimento di quanto riportato da vari organi di Stampa, l’Azienda precisa che le modalità operative previste “nell’attività di movimentazione di convoglio bramme”, quelle interessate dal tragico evento, sono già operative da oltre dieci anni e che nulla hanno a che fare con quanto regolamentato dall’accordo sindacale del 10 novembre 2010.
Trattasi pertanto di attività formalizzate e ben consolidate per quanto attiene alle procedure di sicurezza.
Insomma, il giochino dello scaricabarile è più attivo che mai. (Giornalettismo)


ILVA: TRE AVVISI DI GARANZIA PER INCIDENTE MORTALE A OPERAIO

Per l'incidente mortale avvenuto martedi' mattina all'Ilva sono partiti tre avvisi di garanzia.
  Li ha firmati, come primo atto formale dell'indagine, il sostituto procuratore della Repubblica di Taranto Giovanna Cannarile e riguardano Adolfo Buffo, 56 anni, attuale direttore dello stabilimento siderurgico, ed altri due impiegati dell`Ilva di Taranto: Antonio Colucci, 55 anni e Cosimo Giovinazzi, 38 anni, entrambi di Martina Franca. Claudio Marsella, 29 anni, di Oria (Br), era locomotorista addetto reparto Mof, sigla di Movimento ferroviario. E' il reparto che si occupa del trasporto di materiali all'interno dello stabilimento. Non e' ancora chiara la dinamica dell'incidente anche se fra le ipotesi piu' accreditate c'e' quella che l'operaio, nella manovra di aggancio del locomotore alla motrice, abbia perso improvvisamente l'equilibrio e sia caduto battendo violentemente una parte del corpo sullo stesso convoglio. Sul corpo di Marsella non sono stati trovati segni visibili di schiacciamento ma solo un vistoso ematoma all'altezza del torace. Non si esclude anche che Marsella sia stato vittima di un malore. Domani il medico legale Giancarlo Divella, dell'Universita' di Bari, effettuera' l'autopsia sul corpo dell'operaio e da quest'accertamento dovrebbero scaturire elementi utili anche per ricostruire la dinamica dell'incidente. Subito dopo l'incidente in tutta l'Ilva sono scattate 24 ore di sciopero in segno di protesta e altre due sono state fatte a livello nazionale in tutti gli stabilimenti del gruppo Riva il giorno successivo l'infortunio.(AGI)

martedì 30 ottobre 2012

Il vuoto del potere riempito di proteste

Continua a Taranto la protesta per la morte di un giovane operaio, che secondo alcuni sindacalsiti sarebbe morto per colpa dell’Ilva e della sua voglia di “risparmiare” sul lavoro.
TARANTO - Così scrivevamo oggi pomeriggio al riguardo:
In questo video Cataldo Ranieri e Francesco Rizzo, sindacalisti e operai Ilva, commentano la morte di Claudio Marsella, un operaio di 29 anni, che questa mattina è rimasto schiacciato durante le operazioni di aggancio della motrice ai vagoni di uno dei trasporti all’interno dell’Ilva, riportando lesioni al torace e la frattura del femore. Secondo gli operai le procedure sono state cambiate per consentire l’impiego di un solo operaio al posto di due in quella manovra, che però così è diventata pericolosa proprio per l’unico addetto. Una propensione al risparmio sulla pelle dei lavoratori per la quale l’azienda è sotto accusa da anni.
Qui il video:
 

MANIFESTAZIONE - In seguito a questa morte e alla denuncia, i cittadini e i lavoratori Ilva si sono dati appuntamento nel pomeriggio in prefettura e successivamente, come riporta la pagina Cittadini Liberi e pensanti, hanno deciso di occupare la sede dei sindacati, rei di aver permesso un accordo, di cui si parla nel video, alla base dei problemi di sicurezza che oggi l’azienda vive, insieme a tutti gli altri. Ecco la foto
(Giornalettismo)

Giovane operaio morto a Taranto

Un giovane operaio muore in circostanze dubbie sulle quali pesa ancora una volta il sospetto del patto scellerato tra industriali e stato con la complicità dei sindacati. Ancora una volta la sicurezza è stata svenduta per trenta denari. Ancora una volta non sono i trapassati e le loro famiglie disgraziate ad apparire nelle notizie, a fare da monito per non ripetere più queste tragedie.
Sotto i riflettori, uno stuolo di politici miserabili, di faccendieri e parolieri sgomitano per bagliori di notorietà. Urlano con violenza tutto il loro potere per schiacciare i sussurri della piccola gente che muore nell'ombra. Urlano, poetizzano e sbraitano tra loro, sperando di coprire con il frastuono il fetore delle loro coscienze. Non ci riusciranno. Mai!
 

Ilva, muore un operaio di 29 anni sciopero immediato e sit-in in Prefettura

Un operaio addetto al movimento ferroviario è morto intorno alle 8,45 in un incidente nell'area portuale dell'Ilva di Taranto. La tragedia è avvenuta al quinto sporgente del porto. La vittima è Claudio Marsella, di 29 anni, originario di Mesagne ma residente a Oria e dipendente diretto dell'Ilva. Il ragazzo probabilmente caduto dalla piattaforma della motrice urtando il torace contro i respingenti di un vagone durante le operazioni di aggancio di un carro ferroviario, riportando lesioni al torace. In un primo momento si era pensato che fosse rimasto schiacciato.
A soccorrere l'uomo sono stai alcuni compagni di lavoro, ma le sue condizioni erano già gravi, e Marsella è deceduto all'arrivo in ospedale. Uno sciopero immediato nello stabilimento è stato proclamato dai sindacati dopo che si è diffusa la notizia della morte: blocco delle attività dalle 11 di oggi fino alle 7 di domani 31 ottobre. E due ore di sciopero domani sono state proclamate in tutti gli stabilimenti del Gruppo in Italia. I lavoratori hanno anche improvvisato un sit-in sotto la sede della prefettura di Taranto: si tratta dei dipendenti che aderiscono al Comitato di "Cittadini e lavoratori liberi e pensanti", di cui fanno parte numerosi dipendenti dell'Ilva. I lavoratori chiedono di incontrare il prefetto, Claudio Sammartino, per discutere delle problematiche della sicurezza all'interno dello stabilimento siderurgico dopo l'incidente.
La direzione aziendale dell'Ilva ha espresso "piena vicinanza ai parenti della vittima" e ha deciso di sospendere le attività dello stabilimento, relative al primo turno, in segno di cordoglio. "Grande è il cordoglio per la perdita di una giovane vita - si legge in una nota della Fiom che ha annunciato che si costituirà parte civile nel caso venissero accertate responsabilità - e, sebbene episodi così gravi non avvenissero da 4 anni, è il caso di non dimenticare che, prima di Claudio Marsella, altri 42 lavoratori sono morti in Ilva dal 1992 ad oggi".
Nel 2008 lo stabilimento fu scosso da un'altra morte: quella di Jan Zygmunt Paurovicz, operaio polacco di 54 anni. Per la sua morte sono state rinviate a giudizio otto persone. L'uomo, che era assunto da un'azienda esterna, precipitò da un ponteggio costruito nell'altoforno 4. Mancavano solo pochi minuti alla fine del suo turno, quando un movimento falso lo fece precipitare sul fondo dell' altoforno. Anche in quell'occasione furono i compagni di lavoro a prestare i primi soccorsi, pochi secondi dopo l'incidente. Ma le ferite alla testa non gli diedero scampo.

Immediata una valanga di reazioni.
"Ogni vittima del lavoro è un lutto inaccettabile - ha detto il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini - in questo caso lo è di più perché aggiunge una tragedia umana ad una situazione di tensione che coinvolge tutte le maestranze e la comunità tarantina, che avrebbe invece bisogno di sicurezza sul lavoro e la certezza di vivere in un ambiente sano". "Una vita spezzata a 29 anni, l'ennesimo tributo di sangue versato in una Italia in cui il lavoro e i lavoratori sono marginalizzati". "La tragedia capitata a Claudio Marsella, morto di lavoro all'Ilva mi addolora e pone una volta di più in evidenza l'urgenza di coniugare il diritto alla salute e il diritto al lavoro, che sono parte di un unico inviolabile diritto, quello alla vita": è il commento del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola all'incidente mortale sul lavoro avvenuto questa mattina nello stabilimento siderurgico di Taranto. "Mi auguro - aggiunge il governatore - che la proprietà dell'azienda non abbia bisogno di ulteriori eventi traumatici, che sia l'intervento della magistratura, o una legge regionale, o un altro incidente, per comprendere che è arrivato il momento di rispettare le prescrizioni e consentire così ai suoi lavoratori e alla città di Taranto di vivere in condizioni degne di un paese moderno".
Anche il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano esprime cordoglio per la morte del giovane lavoratore dell'Ilva: "Ancora una volta la città piange la perdita di un lavoratore. Una maggiore sicurezza sul lavoro, che renda più facile la tutela della vita e della salute dei lavoratori, è senza dubbio - osserva - la sfida che la modernità deve vincere, nella speranza di non dover più pagare tributi di vite umane, perché lavoro, sicurezza e salute possano coesistere".
"Bisogna fare con urgenza la massima chiarezza sulle dinamiche dell'incidente e sulle relative responsabilità" che in questi casi "non sono mai vaghe o non accertabili", afferma dalla Cgil, il segretario confederale Elena Lattuada. "Vogliamo esprimere il nostro cordoglio e la nostra vicinanza alla famiglia e ai colleghi di lavoro del giovanissimo operaio morto oggi, insieme a tutto il nostro appoggio alle iniziative che si svolgeranno oggi e nei prossimi giorni nello stabilimento".
"La Fiom Cgil, ove dovessero emergere responsabilità di ordine penale, si costituirà parte civile. La gravità dell'accaduto richiama tutti all'impegno di tenere sempre alta la guardia sulle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro e all'Ilva in particolare". Lo sottolineano in una nota la segreteria nazionale e quella provinciale della Fiom Cgil. Per l'organizzazione sindacale, "l'unico vero e tangibile impegno che l'Ilva può mettere in atto, in questa fase di grande incertezza e di attesa per il futuro, è quello di accelerare la fase di risanamento degli impianti, per risarcire i lavoratori e la popolazione tarantina per il disastro ambientale e sanitario causato".
Si aggiunge il pensiero del primo cittadino di Bari, Michele Emiliano: "Bisogna esigere dall'azienda che vi siano condizioni di sicurezza tali da impedire il verificarsi di fatti così drammatici".
"La notizia della morte di questo nostro giovane fratello, Claudio, torna a sconvolgerci e ad aggravare oltremodo l'orizzonte drammatico del fronte lavoro nella nostra Taranto. Mai vorremmo scrivere simili messaggi di cordoglio e celebrare questi funerali". Lo scrive in una nota l'arcivescovo di Taranto, monsignor Filippo Santoro. Ancora una volta, osserva, "corre l'obbligo di ribadire con forza la sacralità della vita, la sua difesa ad ogni costo e che la sicurezza sul posto di lavoro rimane una priorità irrinunciabile". "Rimane il nodo alla gola - conclude l'arcivescovo - per una vita che è falciata e sentiamo una profonda e ingiusta ferita per ciò che è accaduto".(LaRepubblica)

...e pian piano la verità viene fuori...

Ilva: Usb proclama sciopero immediato dopo morte operaio

(ASCA) - A fronte della morte del giovane operaio avvenuta questa mattina nel reparto Movimento Ferroviari dello stabilimento Ilva di Taranto, il Coordinamento regionale dell'Usb Lavoro Privato Puglia, unitamente all'Usb dell'Ilva, ha proclamato lo ''sciopero immediato di tutti i dipendenti dello stabilimento Ilva di Taranto, a partire dalle ore 11.00 di oggi, 30 ottobre, fino alle ore 7.00 di domani, 31 ottobre''.
Lo sciopero, spiega una nota dell'Usb, e' stato indetto per rivendicare la sicurezza nel reparto MOF e per la tutela dell'incolumita' e della sicurezza di tutti i Lavoratori dell'Ilva.
''Alle postazioni del Mof i manovratori operano da soli, e se un lavoratore ha problemi nessuno e' in grado di rilevarli ed intervenire tempestivamente - denuncia Francesco Rizzo, dell'Usb Ilva - Queste modalita' lavorative sono state sancite da un vergognoso accordo, siglato due anni fa da Fim Fiom e Uilm, in cambio di poche centinaia di euro''.
''Dunque, sia nel caso in cui l'operaio morto abbia avuto un malore, sia nel caso di un incidente, come sembra emergere dai primi accertamenti, si tratta sempre di una giovane vita sacrificata in nome del profitto'', conclude Rizzo.