La città è venuta a mancare. Assente. Indifferente. Indifferenti come i commercianti che al passare della gigantografia di Claudio Marsella (l'operaio di 29 anni morto all'Ilva di Taranto) non si sono degnati nemmeno di abbassare le saracinesche dei negozi in segno di lutto, e di rispetto. Perchè merita rispetto Claudio, per cui gli operai del Mof (il reparto in cui è avvenuto il tragico incidente) hanno deciso di organizzare un corteo. Un corteo che però non ha visto la partecipazione attiva della città. Una città che ha dimostrato di essere ancora una volta colpita da un grave male: l'indifferenza, "la materia bruta che strozza l’intelligenza".
Non era presente il primo cittadino, il quale aveva annunciato che vi avrebbe partecipato col "Gonfalone del Comune", ma neppure gli altri rappresentanti delle Istituzioni.
Hanno invece partecipato, lasciandosi dietro i tanti chilometri di strada percorsi per raggiungere Taranto, tanti lavoratori e attivisti di tutt'Italia convinti molto probabilmente di trovare una "città presente" ed invece ad accoglierli una città fredda, spenta, disinteressata. Ad aderire alla manifestazione, solo alcune delle tante realtà associative o movimenti jonici, ma dei "presidenti", "portavoce", "componenti", "militanti", neanche l'ombra, o al massimo un'ombra sbiadita.
E a mancare anche i tanti operai dell'Ilva. Dov'erano i tanti lavoratori che l'estate scorsa telecomandati a distanza dal padrone hanno bloccato, strade, ponti, mettendo in ginocchio un'intera città? non c'erano! Hanno deciso di stare con l'Azienda e con i sindacati (corrotti).
Rimangono però di quella manifestazione le parole del fratello di Claudio intervenuto a termine del corteo in Piazza della Vittoria: "
Claudio lavorava per avere una famiglia, un
futuro. Per fare tutto. Non è riuscito a fare nulla. Fate qualcosa voi,
ma fatela col cuore".
Rimangono le tracce di coloro che hanno scelto da che parte stare, scendendo per strada a manifestare.
E rimane ancora la protesta attiva ed encomiabile dei compagni di Claudio del reparto MOF che annunciano di continuare a scioperare fino a mercoledì.
Qui sotto alcuni articoli della giornata di ieri:
dalla Gazzetta del Mezzogiorno:
Poca Taranto
al corteo per Claudio
«morto d'Ilva» di Fulvio Colucci
TARANTO - «Claudio lavorava per avere una
famiglia, un futuro. Per fare tutto. Non è riuscito a fare nulla. Fate
qualcosa voi, ma fatela col cuore». Alle cinque della sera, le parole di
Dario Marsella, fratello dell’operaio morto all’Ilva il 30 ottobre,
schiacciato tra locomotore e vagone nel reparto movimentazione
ferroviaria (Mof), sono il testimone di una ideale staffetta civile
nelle mani dei suoi compagni di squadra e di reparto, scesi ieri in
corteo lungo le strade cittadine. Una staffetta civile, nel segno delle
morti bianche, alla quale Taranto assiste con impassibilità tragica,
colpevole e irredimibile. Scarsissima l’adesione dei cittadini e
risibile la scusa delle 14,30 come orario scomodo per la manifestazione
conclusa in piazza della Vittoria. Taranto non c’è, non piange un morto
che le appartiene per memoria storica. Una città, se ignora e dimentica,
diventa responsabile. La staffetta, nel segno di Claudio, continua e
non ferma la sua corsa di protesta, non finisce su un binario morto.
Dopo
il corteo, i lavoratori del Mof, riunitisi nella tenda verde davanti
alla portineria «A» dell’Ilva, decidono: lo sciopero prosegue. Fino a
mercoledì prossimo alle 7. Martedì, i lavoratori saranno ricevuti in
Regione. Potrebbero esserci novità, ma i compagni di Claudio Marsella,
gli ottanta che incrociano le braccia dal giorno dell’incidente, che
hanno sulle spalle dodici giorni di protesta e notti al freddo, non
torneranno indietro: nel reparto rientreranno solo con migliori
condizioni di sicurezza. A parte la presenza sindacale dello Slai Cobas,
zero istituzioni e gruppi civici alla manifestazione contro «gli
omicidi sul lavoro».
A Taranto centinaia di iscritti e attivisti
del sindacato di base Usb, Paolo Leonardi, rappresentante nazionale e
Franco Rizzo coordinatore provinciale. L’Usb è l’unica sigla che
sostiene lo sciopero a oltranza dei lavoratori Ilva. Quale idea di città
si saranno fatti i torinesi della Fiat Mirafiori o i romani e i
napoletani giunti qui per solidarietà? A titolo personale marciano
ambientalisti e ragazzi del comitato «Liberi e pensanti». Solo il
comitato «Donne per Taranto», da qualche anno impegnato nella battaglia
contro l’inquinamento, aderisce ufficialmente. Agli ambientalisti sorge
spontaneo chiedere se la vita spezzata di un operaio non vale quella di
un morto per inquinamento.
Il testimone, pesante come un macigno
e agile come una pietra aguzza scagliata in faccia alla città
indifferente, assente all’appello, rimane sigillo per i 600 lavoratori
arrivati da tutt’Italia. Spiega semplice Abou, originario della Costa
d’Avorio, sindacalista Usb dietro lo striscione della Fiat Mirafiori:
«Abbiam fatto mille chilometri per dire che lavoro e salute non si
possono separare».
Chiosa Franca Caliolo, moglie di Antonino
Mingolla, operaio morto all’Ilva nel 2006, tornata a marciare per la
vita dei lavoratori insieme alle «Donne per Taranto», dopo tre anni:
«Non c’è niente da fare: i tarantini sono dilaniati nell’anima». Sul
fronte della crisi ambientale il ministro Clini, puntualizzando alcune
dichiarazioni che paventavano il rischio del conflitto di attribuzione,
tra governo e magistratura, in merito al dissequestro degli impianti
Ilva, ieri precisava: «Non ci interessano i conflitti, ma ciascuno
faccia la sua parte affinché si realizzi quanto stabilito» con
riferimento alla realizzazione delle prescrizioni previste
dall’Autorizzazione integrata ambientale (Aia).
Un duro attacco
al ministro dell’Ambiente arriva dall’associazione «Altamarea» martedì
al Senato per l’audizione in commissione Lavoro, insieme al direttore
generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato. «È necessario - spiega una
nota di “Altamarea” - interrompere l’”accani - mento terapeutico “ per
tenere in piedi uno stabilimento privo di futuro. Il ministro Clini
vuole testardamente tenere in esercizio quegli impianti contro il parere
dei cittadini e dei lavoratori e contro i provvedimenti della
magistratura. Così si allungherebbero i tempi e si permetterebbe
all’Ilva di organizzare al meglio la ritirata».
da Lettera43
Ilva, corteo del Mof per ricordare Marsella
Manifestazione a Taranto per l'operaio morto in fabbrica.
di Paolo Melchiorre
Le parole sono echeggiate in piazza come un monito quando era appena
calato il buio. «Claudio lavorava per avere una famiglia, un futuro, per
fare tutto. Non è riuscito a fare nulla. Fate voi qualcosa». Dario
Marsella anni fa aveva già perso un fratello in un incidente stradale.
Dal 30 ottobre scorso, lui e i suoi genitori non hanno più neppure
l'altro fratello, Claudio, rimasto schiacciato tra un locomotore e un
vagone al reparto Movimento Ferroviario (Mof) dell'Ilva. «Sono rimasto
solo», ha detto con un groppo alla gola, e allora ha chiesto a tutti «di
fare le cose con il
cuore».
CIRCA 600 PERSONE IN PIAZZA. Piazza della
Vittoria, il 'cuore' di Taranto, non era però gremita il 10 novembre.
Speranze deluse per chi si attendeva che la gente tirasse fuori un moto
di ribellione e si unisse nella protesta per le strade della città ai
colleghi di reparto di Claudio, 'Quelli del Mof' (una ottantina in
tutto) che da 12 giorni incrociano le braccia, sfidando i sindacati
storici, chiedendo più sicurezza in fabbrica e una 'chiamata'
dell'azienda per discutere.
In corteo hanno sfilato alcune centinaia, 600 secondo la questura.
Tante le bandiere dell'Unione sindacale di base (Usb), che ha aiutato
gli operai del Mof ad organizzare la manifestazione, e poi esponenti
dello Slai Cobas, del Comitato 'Donne per Taranto', di movimenti
arrivati da lontano come i 'Blocchi precari metropolitani' di Roma e
persino un gruppetto di curdi con cartelli inneggianti alla libertà;
nessun rappresentante istituzionale. Altrove la gente comune, e non
c'entra il week end.
GIGANTOGRAFIA DI CLAUDIO IN TESTA AL CORTEO.
Erano quattro anni che in Ilva non moriva un lavoratore per un
incidente. 'Quelli del Mof' lo hanno ricordato indossando in corteo una
maglietta bianca su cui era impressa la foto di Claudio. Una
gigantografia dell'operaio morto era attaccata al furgone che apriva il
corteo, insieme ad un pezzo di stoffa azzurro con la scritta 'Ciao
Claudio'. Per Claudio, ma probabilmente non solo per lui, 'quelli del
Mof' hanno deciso di proseguire lo sciopero ad oltranza almeno fino a
mercoledì; il giorno prima saranno ricevuti alla Regione Puglia. 'Gli
accordi sono vostri, le vite sono nostre' hanno scritto ripetutamente
sugli striscioni, ricordando ai sindacati storici Fim, Fiom e Uilm che
quell'accordo con l'azienda del novembre 2010 per il Mof, che stabilisce
la presenza di un solo lavoratore sul locomotore in aggancio ai vagoni
ferroviari, proprio non va.
«Dopo la morte di Claudio», ha detto un suo collega di lavoro, Eligio,
«non può essere tutto come prima. Ci hanno definito eroi, ma qualcuno
anche sciacalli. Claudio è morto anche per la nostra indifferenza e la
mancanza di voglia di lottare».
SI ATTENDE IL PIANO DI RISANAMENTO.
Quel desiderio di lotta per un futuro 'pulito' e più sicuro che gli
operai del Mof ora vorrebbero trasmettere all'intera città, che invece
attende che altri sblocchino una situazione intricata. Solo alla fine
della prossima settimana si saprà se per il ministero dell'Ambiente, su
indicazioni tecniche della commissione che ha 'licenziato' la nuova
Autorizzazione integrata ambientale per l'Ilva, il piano tecnico
consegnato il 9 novembre a Roma dall'azienda sia un passo deciso in
avanti verso il risanamento degli impianti sotto sequestro, per i quali
le procedure di fermata o spegnimento vanno avanti ora più spedite sotto
le direttive di custodi giudiziari e procura.
Quest'ultima chiamata in causa dal ministro dell'Ambiente, Corrado
Clini, per un eventuale conflitto di attribuzioni se i magistrati non
dovessero considerare valida la nuova Aia. «Non ci interessa avere
conflitti con chicchessia - ha detto oggi Clini - ma ci interessa che
ciascuno faccia la sua parte affinché si realizzi quanto stabilito»,
ricordando che senza la «disponibilità degli impianti, l'azienda non può
dare seguito alle disposizioni» contenute nel decreto Aia. Al Senato,
in commissione Lavoro, è ancora invece tempo di audizioni (martedì
prossimo) con il direttore dell'Arpa Puglia e l'associazione
ambientalista Altamarea. Ma a fine mese, intanto, l'altoforno 1 sarà già
spento.
Sabato, 10 Novembre 2012
Corriere del Giorno
La protesta del Mof Ilva. "Verità sulla morte di Claudio"
E’ la marcia della protesta, è la marcia della rivendicazione, è la
marcia del dolore. «Claudio ogni mattina andava al lavoro perchè sognava
di mettere su famiglia, voleva costruire un futuro. Invece i suoi sogni
si sono infranti, spezzati da un evento tragico su cui chiediamo di
fare chiarezza. Vogliamo conoscere la verità». Queste le parole di Dario
Marsella, fratello di Claudio, al termine del corteo organizzato e
voluto dai “ragazzi del Mof” e sostenuto, da Usb, slai cobas e da altre
sigle del variegato l’arcipelago dei sindacati autonomi. Ieri pomeriggio
a Taranto hanno sfilato delegazioni di Roma, Torino, Potenza, Napoli,
Latina. Un respiro nazionale per una manifestazione organizzata in pochi
giorni che ha posto l’attenzione sulla sicurezza e sulle condizioni di
lavoro in Ilva, ma non solo. Una battaglia simbolo quella dei lavoratori
del Mof che chiedono il ripristino delle due unità lavorative sui
locomotori come avveniva prima dell’accordo di novembre del 2010. «Con
la presenza di un solo lavoratore – ha spiegato Franco Rizzo dell’Usb di
Taranto – per l’Ilva il risparmio è di 70 euro a turno. Per questa
cifra si può mettere a rischio la sicurezza? Su questi temi invito alla
riflessione le istituzioni di Taranto che finora sono state distratte
rispetto alle nostre richieste».
E proprio alle istituzioni si è
rivolto il fratello dell’operaio morto al Mof. «Vi chiedo – ha detto
concludendo il comizio in piazza della Vittoria – di non ragionare con
la mente, ma di mettere il cuore nelle vostre azioni». Già negli anni
scorsi la famiglia Marsella era stata colpita da un grave lutto per la
morte di un altro fratello in seguito ad incidente stradale. «La mia
famiglia sta soffrendo molto – ha ammesso Dario con la voce rotta
dall’emozione – ma sentiamo l’affetto dei colleghi di lavoro del Mof ai
quali rivolgo un sentito ringraziamento per quello che stanno facendo.
Un grazie a tutti anche per questa manifestazione in ricordo di
Claudio».
La famiglia Marsella ora attende che si faccia piena luce
sull’infortunio mortale. Lo ricorda Marco, anch’egli operaio del Mof in
sciopero da 12 giorni. «Ai genitori di Claudio – afferma – dobbiamo dire
la verità su questa tragedia». Già, la verità. Ma quale? Le indagini
per ricostruire l’esatta dinamica sono in corso. Gli inquirenti sono al
lavoro. «I magistrati stanno facendo il loro dovere e li ringraziamo per
questo – continua Dario Marsella – confidiamo nel loro operato.
Aspettiamo gli sviluppi delle indagini per saperne di più». Il corteo,
al quale hanno preso parte alcune centinaia di persone, è partito dal
piazzale antistante l’Arsenale Militare e dopo aver percorso le vie Di
Palma e D’Aquino, si è concluso in piazza della Vittoria. Tra gli altri
sono intervenuti Paolo Leonardi dell’Usb nazionale e Margherita
Calderazzi dello slai cobas di Taranto. Toccanti le testimonianze dei
lavoratori del Mof, da 12 giorni in sciopero. «Qualcuno ci ha definito
eroi – dice Eligio – qualcun altro sciacalli, ma noi siamo solo operai e
lottiamo per i nostri diritti».
Al termine gli operai hanno deciso di prolungare lo sciopero fino a mercoledì prossimo