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venerdì 4 maggio 2012

Parole, parole, parole...

 Bonifiche. Riparte l'iter

Si è aperto ieri a Roma, presso il Ministero dell’Ambiente, l’ennesimo capitolo della conferenza decisoria relativa alle attività di manutenzione per il SIN (Sito di Interesse Nazionale) di Taranto, sia per le aree a terra (pubbliche e private) che per quelle a mare. Alla riunione di ieri hanno partecipato l’assessore regionale all’Ambiente Lorenzo Nicastro, che si è detto come sempre entusiasta (lo fece anche lo scorso 5 luglio quando venne rilasciata l’AIA all’Ilva) ed il dirigente del settore Antonello Antonicelli. Dunque, dopo l’ultima istruttoria dello discorso dicembre, si è rimesso in moto questo magma indefinito ed impenetrabile che riguarda la bonifica del territorio ionico. Un processo di dimensioni notevoli nonché di proporzioni economiche non ancora quantificate. Il Sin di Taranto è infatti uno dei più vasti d’Italia ed è stato perimetrato con decreto del ministero dell’Ambiente il 10 gennaio del 2000. L’argomento è tornato d’improvviso in auge nell’agenda politica delle nostre istituzioni, dopo i risultati alquanto catastrofici emessi dalle due perizie del CTU nominato dal Gip Todisco nell’ambito dell’inchiesta che vede coinvolta i vertici societari dell’Ilva S.p.A., sospettata di una serie di reati, tra cui quello di disastro ambientale. Eppure, sino a qualche mese fa, l’argomento era un ovvio tabù. Basti pensare che il progetto di legge sulla bonifica delle falde acquifere della Regione Puglia, dopo un iter spedito e giunto praticamente ad un passo dalla sua approvazione lo scorso giugno, si è misteriosamente perso nei cassetti degli uffici di Bari. Anche perché durante un’audizione della V Commissione, spuntò fuori il verbale della Conferenza dei Servizi decisoria del 15 marzo 2011, in cui veniva attestato come l’Ilva avesse inquinato sia la falda superficiale che quella profonda. In quel verbale infatti, veniva allegata una nota inviata dallo stesso siderurgico (protocollata DIR/28 del 16/04/2010), acquisita dalla Direzione Generale TRI del Ministero dell’Ambiente, del Territorio ed del Mare nell’ambito del procedimento del rilascio dell’A.I.A. (Autorizzazione Integrata Ambientale), nella quale venivano riportati i dati dei piezometri effettuati per stabilire la qualità delle acque superficiali e di quelle profonde. E sia nella falda di superficie con “manganese, ferro,alluminio, arsenico, cromo esavalente e cianuri totali per gli inorganici, mentre i contaminanti organici riscontrati sono IPA, BTXES e diversi composti clorurati”, sia nella falda profonda con “piombo, ferro, manganese,alluminio, cromo totale, nichel e arsenico mentre per gli inquinanti organici si è avuto il superamento per triclorometano, tetracloroetilene, diversi IPA”, i campioni che superavano per tre o più parametri il valore limite di accettabilità erano in netta maggioranza. Inoltre, la Conferenza dei Servizi quel giorno deliberò una serie di provvedimenti urgenti, rimasti semplicemente lettera morta. Primo tra tutti, che il rilascio dell’A.I.A. “non esime il titolare dell’impianto di avviare e concludere nei tempi previsti il procedimento di bonifica e risanamento ambientale per il sito in questione”. Inoltre, veniva chiesto agli organi di controllo (Polizia Provinciale, ARPA e ASL) di effettuare idonei sopralluoghi a cadenza ravvicinata “al fine di rendere edotti i soggetti sullo stato attuale del sito, con particolare riferimento agli usi delle acque di falda contaminate e/o ai rischi professionali e sanitari degli operatori/fruitori del sito”. Così come era richiesto ad ARPA Puglia e Provincia di Taranto una “verifica sull’intero ciclo delle acque di processo, con particolare attenzione al loro scarico/smaltimento finale”. E’ bene ricordare infatti, come la Conferenza dei Servizi ammoniva l’Ilva S.p.A. ad attuare idonee misure di bonifica e messa in sicurezza e bonifica delle acque, e di come il Comune di Taranto veniva esortato in mancanza di tali provvedimenti, ad emettere un’apposita ordinanza di diffida “in danno per l'adozione dei citati interventi a salvaguardia della salute umana e dell'ambiente, evidenziando che la mancata attivazione degli interventi medesimi può aggravare la situazione di danno ambientale, già in corso di accertamento da parte di ISPRA”. Infine, la Conferenza dei Servizi esplicitava in maniera chiarissima come “si chiede ad Arpa Puglia di validare le attività di caratterizzazione finale della società, valutando la correttezza delle scelta degli analiti effettuata dalla medesima società” e all’Ilva di evitare di agire con furbizia “non procedendo al ritombamento degli scavi fino a controanalisi avvenuta”. Ma, come ben sappiamo, a tutto questo l’Ilva si oppose con l’ennesimo ricorso al Tar di Lecce: esattamente il decimo su questa materia da quando, nel lontano 2005, la Conferenza dei Servizi ha osato invitare l’azienda a provvedere ai danni causati al territorio ed alla falda di superficie e profonda. Ricorso vinto a metà, in quanto anche il Tar dichiarò idonea la richiesta della Conferenza dei Servizi “di integrare la caratterizzazione dei terreni e di attivare idonee misure di messa in sicurezza di emergenza attraverso la rimozione della fonte inquinante”. Anche perché l’analisi di rischio è stata presentata dall’Ilva il 25 ottobre 2006, non proprio l’altro giorno quindi. Documento che nel verbale del marzo 2011, la Conferenza dei Servizi giudicò incompleto, vista “la perdurante assenza della conseguente Analisi di Rischio che deve concorrere alla definizione dei nuovi valori soglia al fine di stabilire definitivamente il livello di effettivo inquinamento”. D’altronde, l’analisi di rischio costituisce un antecedente logico della bonifica, in quanto è immediatamente finalizzata alla determinazione dei nuovi valori soglia, cioè le concentrazioni soglia di inquinamento e di seguito alla individuazione degli interventi necessari. Per questo, lo scorso dicembre, il Tar accolse in parte il ricorso Ilva, in quanto, come si legge nella stessa sentenza, “i secondi motivi aggiunti devono essere accolti, perché non può individuarsi un intervento di bonifica se il procedimento volto a verificare l’effettivo inquinamento (e possibilmente il responsabile di questo) non si è ancora concluso”. Il che non vuol dire, come affermò l’Ilva lo scorso dicembre e come riportarono erroneamente tutti i mass media, che il siderurgico non sia responsabile dell’inquinamento di falda: ma, al contrario, rivela come finché non saranno effettuati tutti gli studi come previsto dalla legge, continueremo a non sapere con certezza scientifica quanto e fino a che punto l’Ilva ha contribuito all’inquinamento della falda superficiale e profonda. Ecco perché forse sarebbe il caso che chi oggi parla apertamente di bonifiche, vuoi perché non sa, vuoi perché non ha letto le carte, farebbe meglio a studiare. In assoluto e religioso silenzio.
Gianmario Leone - Tarantoggi

venerdì 26 marzo 2010

Sotto l'acciaio niente...

Ecco un servizio fotografico apparso su La Repubblica che mostra in chiave drammatica (ma per noi tarantini appare sicuramente diverso...) il paesaggio trasformato dalla dismissione degli impianti Ilva di Cornigliano (GE).

"Parafrasando Adriano Celentano, là dove c'era l'erba ora c'è una città, a Cornigliano dove c'era una cittadella industriale è il niente. Resta di tubi e capannoni e camini, rotaie una pressa, gigantesca, "almeno un gasometro potevano tenerlo, farne un museo d'arte contemporanea come è accaduto altrove", commenta Elisabeth Hölzl (Merano, 1962), che ha documentato le trasformazioni in una raccolta di fotografie Vakuum, il vuoto, ora allestite alla Galleria Il Vicolo"

venerdì 23 ottobre 2009

Chi lavora per migliorare la vita dei tarantini?

Il governo dice sì alla centrale e al raddoppio Eni
Ieri via libera del ministero dell’Ambiente

Ha il sapore di un beffardo blitz del governo il rilascio delle tre autorizzazioni integrate ambientali per le due centrali Enipower e Edison e per la raffineria Eni.
Ieri a Roma il ministero dell’Ambiente ha espresso il suo parere favorevole subito dopo aver chiuso la porta alle spalle degli ambientalisti di «Altamarea» chiamati dal ministro Prestigiacomo a confrontarsi sulla spinosa questione.
Il ministero ha tirato dritto: malgrado la richiesta del portavoce Leo Corvace di far slittare il rilascio dell’Aia, malgrado gli ecologisti di Peacelink abbiano minacciato il ricorso alla magistratura per far rispettare l’accordo di programma, malgrado lo stesso accordo imponga il rilascio di autorizzazioni definitive solo dopo una valutazione globale dell’inqui - namento prodotto da tutte le aziende.
Quanto ha pesato l’atte ggiamento «flessibile» verso il governo da parte degli Enti locali: Regione, Provincia e Comune? Dopo l’audizione di «Altamarea» è toccato a loro rimanere a tu per tu con i rappresentanti ministeriali. Il governo ha spiegato che rallentare il rilascio delle concessioni avrebbe ritardato il monitoraggio offrendo alle aziende la scusa per continuare ad agire senza i limiti imposti da controlli più stringenti.
Malgrado fosse solo la seconda riunione sul rilascio dell’Aia a Eni, Edison e Enipower, la «velocità» ministeriale ha avuto buon gioco di ogni ragionevole dubbio. E ce n’erano di perplessità se solo citiamo il no espresso dalla giunta regionale pugliese alla centrale Enipower e al raddoppio della produzione Eni due settimana fa; oppure i distinguo del sindaco Ezio Stefàno, ieri presente all’incontro: il primo cittadino riteneva opportuno realizzare una centrale che producesse meno energia elettrica per evitare l’aumento di anidride carbonica.
Il timore di un vuoto nei controlli, agitato come uno spettro dal ministero per spiegare la forte accelerazione impressa all’autorizzazione integrata ambientale, ha fatto breccia nelle convinzioni di Regione e Comune, almeno stando alle agenzie di stampa e alle parole dello stesso sindaco.
L’Ansa ieri sera batteva un inequivocabile lancio: «L'Autorizzazione integrata ambientale rilasciata all’ unanimità, e quindi con l’assenso delle Istituzioni locali e dell’Arpa Puglia, consentirà agli impianti di continuare l’ attività dopo che è stato verificato il rispetto dei requisiti ambientali previsti dalle normative nazionali ed europee». «Abbiamo avuto garanzie - ha spiegato Stefàno - su queste verifiche. Eni, Enipower e Edison dovranno garantire entro 180 giorni il rispetto delle prescrizioni relative al rispetto dei limiti delle emissioni, al monitoraggio degli inquinanti e alla sicurezza. Se queste prescrizioni non saranno rispettate le autorizzazioni verrebbero revocate».
Il Comune di Taranto ha chiesto ieri al ministero dell’Ambiente nuovi controlli sanitari sulla popolazione legati alla presenza degli insediamenti industriali e all’impatto dell’inquinamento sulla salute pubblica.
Chi ha candidamente ammesso di essere stato «colto alla sprovvista» dalle decisioni ministeriali è stato il direttore dell’Agenzia regionale per l’ambiente Giorgio Assennato. «Sì, è vero. Il rilascio delle autorizzazioni così rapido può definirsi sorprendente anche perché era la seconda riunione convocata al ministero dell’Ambiente su questo argomento». Ora l’Arpa, insieme all’Ispra (l’agenzia nazionale per i controlli ambientali, ndr), dovrà organizzare le verifiche previste dalle prescrizioni allegate al rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale. Ironia della sorte l’Agenzia regionale dell’ambiente non risulta invitata ai tavoli sull’Aia e Assennato segue i lavori in qualità di consulente della Regioen Puglia.
«C’è un incontro tecnico il 29 ottobre - ha spiegato il direttore dell’Arpa - prima del definitivo via libera ministeriale. In quella sede cercheremo di chiarire tutti i dettagli relativi al monitoraggio. Per fortuna son riuscito a far inserire nel verbale dell’incontro che alla fine di tutti i processi di rilascio delle autorizzazioni dovrà essere verificata la situazione dell’inquinamento industriale a Taranto nel suo complesso, guardando cioè a tutte le aziende». E’ possibile che le richieste degli ambientalisti siano state recepite così velocemente dal governo?
Rimane la sensazione di una sconfitta di «Altamarea» e, soprattutto, dello scollamento definitivo tra istituzioni locali e cittadini sui problemi dell’inquinamento. Un vizio che peserà sui giorni a venire quanto la congenita incapacità di far valere i propri diritti.

Altamarea ENI

E’ stato ribadito il No all’aumento di potenza della Enipower di Taranto questa mattina in un’audizione presso il Ministero dell’ambiente.
Dalle 11.30 circa sono stati ascoltati due componenti della delegazione Altamarea, il coordinamento di associazioni e cittadini contro l’inquinamento. Hanno presentato le osservazioni alle Autorizzazioni integrate ambientali degli impianti industriali presenti nel territorio tarantino: Eni, Enipower ed Edison. E come richiesto ieri dall’Associazione Peacelink, che ha inviato una diffida al Ministero dell’ambiente, è stato inoltre ribadito che le tutte le autorizzazioni vengano rilasciate nell’ambito di un quadro unitario delle emissioni nell’area tarantina, come previsto dall’accordo di Programma.La Commissione ha però prospettato per il rilascio dell’AIA all’Ilva di Taranto, tempi piu lunghi.

venerdì 16 ottobre 2009

L'ENI fa il gioco sporco?

Comunicato stampa

Sembra che l’ENI non voglia il controllo continuativo sulle emissioni della sua centrale termoelettrica Enipower di Taranto. Il cosiddetto “campionamento continuo”, secondo ENI, andrebbe infatti sostituito da una “verifica semestrale”. Questo emerge da un documento (inviatoci per posta elettronica dal Ministero dell’Ambiente) nel quale l’ENI sostiene di avere ottenuto anche il consenso dell’Arpa al fine di accantonare il “campionamento continuo” delle sostante organiche volatili, la cui tossicità è nota.
Ricordiamo che il “campionamento continuo” è un controllo costante delle emissioni inquinanti che avverrebbe giorno e notte, 24 ore su 24, per tutto l’anno. Se venisse accantonato il controllo continuativo delle emissioni verrebbe meno una importante garanzia per i cittadini.
Riteniamo grave questo tentativo da parte dell’ENI si sottrarsi ad una misurazione costante delle sostanze organiche volatili. E chiediamo che il sindaco si esprima in merito essendo di sua competenza la tutela della salute dei cittadini.
Un minimo di informazione è più che mai utile. Le sostanze organiche volatili comprendono infatti sostanze tossiche come gli idrocarburi alifatici (dal n-esano, al n-esadecano e i metilesani), i terpeni, gli idrocarburi aromatici, (benzene e derivati, toluene, o-xilene, stirene), gli idrocarburi alogenati (cloroformio, diclorometano, clorobenzeni, ecc.), gli alcoli (etanolo, propanolo, butanolo e derivati), gli esteri, i chetoni, e le aldeidi (tra cui la formaldeide). In particolare le emissioni di formaldeide destano preoccupazione nelle centrali termoelettriche. La formaldeide era classificata fino al giugno 2004 come probabile cancerogeno per l’uomo (classe 2A). Le informazioni provenienti dai nuovi studi disponibili hanno rafforzato le prove a favore della sua cancerogenicità. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha dunque classificato l’agente chimico formaldeide come “cancerogeno per l’uomo” (classe 1) sulla base della acquisizione e della valutazione di nuovi studi.
Stiamo parlando di questioni molto serie ed occorre prescrivere nell’Autorizzazione Integrata Ambientale un serio piano di monitoraggio e controllo.
Per questo motivo Altamarea chiede ad Arpa Puglia se risponde al vero quanto sostiene l’ENI, e cioè che il 2 settembre 2009 la richiesta di accantonamento del campionamento continuo delle sostanze organiche volatili “fu accolta con il parere favorevole anche del rappresentante dell’Arpa”. L’ENI, rivolgendosi al Ministero dell’Ambiente, aggiunge: “Vogliate quindi provvedere alla correzione dei documenti nella loro versione finale”. Così si legge nella lettera dell’ing. Antonio De Roma, responsabile dello stabilimento Enipower di Taranto, datata 7 ottobre 2009 e inviata da ENI al Ministero dell’Ambiente e alla commissione istruttoria AIA/IPPC.
L’ENI, specifica l’ing. De Roma nella sua lettera, ha “richiesto che il monitoraggio delle sostanze organiche volatili si modificasse in una verifica semestrale con campionamento manuale ed analisi in laboratorio”.
L’ENI tenta in questo modo di modificare “all’ultimo momento” il Parere Istruttorio Conclusivo della Commissione AIA che formula le prescrizioni dell’Autorizzazione Integrata Ambientale.
Riteniamo che sia un pessimo segnale il tentativo di evitare il controllo 24 ore su 24 delle emissioni inquinanti nel momento in cui l’ENI vuole triplicare la centrale termoelettrica Enipower.
Altamarea sarà il 22 ottobre a Roma nella Conferenza dei Servizi al Ministero dell’Ambiente per ribadire la richiesta di “campionamento continuo” e per opporsi al potenziamento della centrale termoelettrica Enipower.
Il documento in nostro possesso - da cui risulta questo tentativo di eliminare il “campionamento continuo” - è stato inviato alle ore 17.11 del 7 ottobre 2009 dalla email del Ministero dell’Ambiente anche alla Regione Puglia, alla Provincia di Taranto e al Comune di Taranto. Il documento non risulta invece inviato, sulla base della email in nostro possesso, contestualmente ad Arpa Puglia e pertanto chiediamo al prof. Giorgio Assennato se Arpa abbia ricevuto dal Ministero dell’Ambiente questa grave richiesta dell’ENI di cambiare all’ultimo momento il Parere Istruttorio Conclusivo.

Coordinamento di associazioni e cittadini “ALTAMAREA contro l’inquinamento”

giovedì 11 dicembre 2008

... a data da destinarsi. E la città aspetta sempre...

Parchi minerari: rinviata riunione
È stata rinviata a Taranto la conferenza di servizi che avrebbe dovuto discutere il progetto per alzare delle gigantesche barriere contro la diffusione delle polveri dai parchi minerari dell'Ilva, a protezione del quartiere tamburi.
L'iniziativa era stata presentata dal gruppo riva, con l'obiettivo preciso di intercettare almeno il 50 per cento delle polveri pesanti, senza tuttavia impedire la dispersione di quelle sottili, altrettanto pericolose.
Il progetto non ha convinto per la verità né l'Arpa, l'Agenzia Regionale per l'Ambiente, né il gruppo di associazioni Altamarea, che suggeriscono invece la copertura dei parchi minerari.
Alla riunione erano assenti oggi Regione e Provincia. (Telenorba)

martedì 9 dicembre 2008

Altamarea sui parchi minerali Ilva

COMUNICATO STAMPA

Il 10 Dicembre presso il SUAP (Sportello Unico Attività Produttive) in via Salinella (presso Bestat) ore 11.00 è stata convocata una conferenza dei servizi per discutere il progetto di barrieramento dei parchi minerali presentato dall’Ilva.
Le associazioni civiche ed ambientaliste raccolte sotto la sigla “AltaMarea” ritengono questo progetto inidoneo a risolvere il grave problema della dispersione di polveri da queste aree di stoccaggio. Ad essere intercettate sarebbero soprattutto le polveri pesanti aerodisperse e solo nella misura del 50 %. Per le polveri sottili il problema rimarrebbe irrisolto. Va rilevato come queste ultime (PM10 – PM2,5) siano le più insidiose per la salute umana in quanto più facilmente si incuneano nelle vie respiratorie veicolando sostanze altamente inquinanti e spesso cancerogene. Non trascurabile sarebbe anche l’impatto paesaggistico di questi teloni dall’altezza di ben 21 metri e disposti per un’estensione di 1600 metri lungo il fronte delle strade per Grottaglie e Statte.
Il progetto verrebbe affiancato da un potenziamento dei meccanismi di irroramento e filmatura dei cumuli di minerali stoccati nei parchi (schede AIA). Ma è la solita minestra riscaldata ritualmente riproposta in ogni accordo da parte dell’Ilva e che ben poco ha conseguito in termini di risultati nei decenni passati.
Sul progetto di barrieramento l’ARPA ha già espresso le sue riserve mettendo in discussione anche il posizionamento dei teloni. Per l’ARPA dovrebbero essere disposti a monte dei parchi minerali e non a valle come viene invece proposto. Quindi dovrebbero assurgere soprattutto a compiti di contenimento del vento più che delle polveri. Quella dei teli viene comunque ritenuta dalla stessa ARPA soluzione molto parziale. Anche disposti a monte dei parchi minerali i teli, infatti, aumenterebbero la loro efficacia ma non garantirebbero l’intercettazione delle correnti verticali.
La soluzione proposta dalle associazioni civiche ed ambientaliste riunite sotto la sigla “AltaMarea” è quella della copertura dei parchi minerali. Su tale proposta “AltaMarea” ha ottenuto il consenso della città in quanto rientrava tra gli obiettivi della manifestazione del 29 Novembre alla quale hanno partecipato in 20 mila.
Per “AltaMarea” il tempo del colpevole immobilismo, degli atti di intesa a “perdere” o degli interventi pagliativi è del tutto superato. Con la manifestazione del 29 Novembre la città ha espresso la sua ferma volontà a rivendicare interventi che, salvaguardando i livelli occupazionali, impongano uno storico risanamento ambientale del territorio ed un suo sviluppo eco-compatibile.

mercoledì 3 dicembre 2008

Il Presidio Permanente NO Discariche scrive al prefetto! Oggi sit-in


Oggi, 03 Dicembre a Taranto si riunisce la Conferenza dei Servizi che discute di autorizzare a San Marzano di S. G. una piattoforma gestita dalla Universal Service, che, una volta in esercizio, accoglierà 200 tonnellate di rifiuti speciali al giorno.
Ciò che si vuole far passare come una struttura funzionale alla raccolta differenziata non è altro che l'ennesimo attacco alla nostra terra frutto delle scelte politiche che negli ultimi 20 anni hanno provocato il proliferare di discariche ed inceneritori, con ciò peggiorando il già gravissimo inquinamento prodotto dall'ILVA e dagli altri ecomostri della provincia di Taranto.
Sabato scorso si è tenuta a Taranto una grandissima manifestazione che ha portato in piazza più di 15.000 persone.
Questa è la strada da seguire!
Continuare a scendere in piazza, ad autorganizzarsi e lottare per riprenderci la nostra terra.
Mercoledì, alle 10.30, tutti davanti all'assessorato provinciale all'ambiente per gridare il nostro NO alle discariche, alle piattaforme, agli inceneritori. (Puglialive)

LETTERA AL PREFETTO

Eccellenza, questa lettera accompagna le 3 mila firme di cittadini sanmmarzanesi, preoccupati per il proprio futuro, preoccupati per la nascita di un nuovo ecomostro. Si tratta della piattaforma della Universal Service, progettata per accogliere 200 tonnellate di rifiuti speciali e gestita da un personaggio dal passato a dir poco equivoco. Essa rappresenta l'ennesimo attacco contro la nostra terra già distrutta da discariche, inceneritori ed altri impianti altamente inquinanti. La nostra voce è rimasta inascoltata dai politici, prontissimi invece ad elargire facili autorizzazioni agli imprenditori privati della mondezza. Silenzi istituzionali, minacce ed intimidazioni di varia natura non ci hanno però fermati nè scoraggiati. Oltre alle nostre manifestazioni ed ai nostri precedenti comunicati, anche questa petizione rappresenta in maniera inequivocabile la volontà di una Comunità impegnata nella difesa della sua salute e del futuro dei propri figli. Distinti saluti, 3000 cittadini di San Marzano di San Giuseppe