Visualizzazione post con etichetta cassaintegrazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cassaintegrazione. Mostra tutti i post

domenica 29 novembre 2015

PD in salsa belìn..

Terrile: «Basta sostegni agli stipendi Ilva»

«NON POSSIAMO più permetterci di pagare con i soldi della riqualificazione di Cornigliano le integrazioni degli stipendi dei lavoratori dell’Ilva. Ed è l’ora di rivedere l’accordo di programma per garantire un futuro industriale e l’occupazione in quelle aree». Ci pensa il segretario provinciale Alessandro Terrile a sganciare una “bomba” sui rapporti con i sindacati (in particolare con la Fiom Cgil) nella prima assemblea regionale del Pd dopo le dimissioni di Giovanni Lunardon e il commissariamento di David Ermini.

Dopo l’editoriale del Secolo XIX , nel quale si invitava la città a trovare una soluzione per consentire ad Ansaldo Energia di realizzare un nuovo stabilimento, quella del segretario genovese non è l’unica presa di posizione netta sul tema dei rapporti con i sindacati e della necessità di una nuova politica industriale per Genova. Prima di lui anche l’ex presidente dell’Autorità portuale Luigi Merlo e Raffaella Paita hanno esortato il partito a prendere una posizione netta sulle aree di Cornigliano: «Non si deve perdere l’occasione di Ansaldo, l’accordo di programma va rivisto», ha detto Paita, mentre per il marito «Genova è una città sempre in bilico tra la conservazione e la rivoluzione, in cui il riformismo stenta. Ma quando mi rivolgo a Finmeccanica o Fincantieri devo pensare che si tratta di grandi gruppi per i quali la conflittualità sul lavoro è un parametro che viene considerato, quando si decide se investire o meno». Mentre il ministro della Difesa Roberta Pinotti ha esortato a guardare all’industria in città «abbandonando le logiche di conservazione» e puntando «sulle eccellenze tecnologiche», annunciando «un progetto con Iit sul pilotaggio dei droni».

Il caso Ilva tiene banco perché l’area di Cornigliano (circa 13 mila metri quadri) sarebbe strategica nel consentire l’ accesso al mare e la superficie che serve ad Ansaldo per la produzione delle maxi turbine e nella storia industriale della città c’è l’ esempio recente di Vittorio Malacalza costretto a ripiegare su Spezia per la produzione dei superconduttori. L’ uscita di Terrile e del Pd traccia una linea netta su una partita strategica per la città. Ma anche nei rapporti con la Fiom che chiede il rispetto dell’ accordo di Programma su Cornigliano a tutela di 1700 lavoratori Ilva, in un momento tragico per la siderurgia italiana.

Tra il Pd e un certo mondo sindacale i rapporti sono tesi, certo, ma nel partito c’è la consapevolezza di dover superare la frattura convincendo il mondo del lavoro della bontà delle riforme renziane, sulle quali però nel Pd il giudizio è tutt’altro che unanime. Claudio Burlando, tornato alle iniziative di partito dopo un lungo silenzio, ascolta e ricorda la battaglia per il mantenimento di Fincantieri a Genova: «La destra e il M5S sanno solo cavalcare le proteste, noi dobbiamo essere in grado di dire ai lavoratori che la nave va fatta partire, non bloccata».

Lo specchio dei rapporti con il sindacato, nel partito, è la relazione complicata con le forze di sinistra: ieri il commissario David Ermini, nell’aprire i lavori dell’assemblea, ha auspicato che alle prossime elezioni amministrative si possano riproporre le coalizioni di centrosinistra, «da Rifondazione all’ Udc», pur in un quadro politico nazionale completamente stravolto rispetto a quattro anni fa. Ma poi ha anche accusato chi ha abbandonato il Pd di “lavorare” per il M5S: «Da Fassina a Rodotà, il risultato dei loro strappi va solo in quella direzione». (SecoloXIX)

sabato 25 luglio 2015

Svuotacontainer

Porto Taranto, i 540 di Tct verso la Cig per cessazione attività

Ministero del Lavoro e Autorità portuale di Taranto lavorano ad una soluzione per tutelare i 540 addetti di Taranto container terminal. Molto probabilmente sarà la cassa integrazione per cessata attività con durata un anno. Il 12 giugno la società è stata messa in liquidazione dagli azionisti (Hutchinson, Evergreen e gruppo Maneschi) e ai lavoratori, alla scadenza del 28 maggio, non è stata più rinnovata la cassa integrazione. Il personale è stato collocato in mobilità e i 75 giorni previsti dalla procedura terminano ai primi di settembre. Adesso, quindi, si sta vagliando l'utilizzo della cassa integrazione per cessazione coinvolgendo Tct. In parallelo, l’Authority sta portando avanti il confronto con i tre liquidatori di Tct per chiudere senza contenziosi la parte relativa alla presenza della società a Taranto.
Per quanto riguarda l’ingresso di nuovi operatori nel terminal container, presidenza del Consiglio e Authority «hanno in corso una serie di contatti – spiega il commissario dell’Autorità portuale di Taranto, Sergio Prete – ma non siamo ancora in una fase di definizione, nè ci arriveremo alla scadenza dei 75 giorni che precedono la mobilità a tutti gli effetti e la risoluzione dei rapporti di lavoro del personale Tct. Ci vuole più tempo per giungere al nuovo investitore. Ecco perchè ci serve un altro anno di cassa integrazione e concludere l’intesa con i liquidatori di Tct». «Sin quando c’è ancora una presenza di Tct e il terminal container non è definitivamente libero, difficile – osserva Prete – che le trattative con un nuovo soggetto possano avviarsi alla dirittura finale. I contatti, però, ci sono e cercheremo di intensificarli».
Il futuro dell’infrastruttura sarà comunque nell’attività container e non ci saranno cambiamenti. Viene infatti ritenuta di scarsa fattibilità l’ipotesi di una riconversione – affidata al gruppo Maneschi, uno degli azionisti di Tct – che prevede che si faccia movimentazione di rinfuse e di cemento. «La produzione del cemento – si osserva – è in crisi e a Taranto lo stabilimento Cementir è colpito da un pesante ridimensionamento. Non ci sono quindi i margini perchè quest’attività possa dare sviluppo al porto». Inoltre, passare dai container ad altre tipologie di merci presupporrebbe anche delle variazioni urbanistiche.
Lunedì scorso, intanto, avviando l’operatività del Tavolo istituzionale Taranto, con diversi ministeri, Regione Puglia ed enti locali, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, ha riconfermato come il rilancio del porto sia una delle priorità individuate dal Governo. Priorità alla quale andranno parte dei 600 milioni già stanziati o previsti e che nei prossimi mesi il Contratto istituzionale di sviluppo dovrà meglio finalizzare accelerandone la spesa. (Sole24h)

martedì 16 giugno 2015

Soldi di stato per agonia d'impresa

Ilva: commissari, ammortizzatori sociali 2015 per 1,7 mln ore

Nel periodo 21 gennaio-30 aprile 2015 l'Ilva ha fatto ricorso ad ammortizzatori sociali per un totale di 1,7mln circa di ore (equivalenti a 2.745 persone), più 57mila ore circa (per 89 persone) nelle società controllate. Lo rendono noto i commissari straordinari nella loro prima relazione. Ciò per effetto "sia dei lavori di adeguamento alle prescrizioni Aia a Taranto che ad esuberi legati ad andamenti congiunturali e strutturali". La forza lavoro è di 14.320 dipendenti diretti,99 in meno sul 2014. (ANSA)

sabato 24 gennaio 2015

Armageddon casereccio

Martedì Ilva annuncia la cassa integrazione

La pioggia battente che cade su Taranto alle 6 della sera scioglie i blocchi stradali degli operai dell’indotto Ilva sulle statali per Bari e per Reggio Calabria, ma non scioglie la paura per il futuro. Anzi, semmai l’aumenta. Perchè su un’Ilva ormai allo stremo, stretta tra le imprese che non lavorano più da lunedì, materie prime che mancano, impianti fermi e blocco dei trasportatori, piomba un’altra tegola: la cassa integrazione. Ieri, infatti, l’Ilva, che si avvia all’ amministrazione straordinaria a causa della pesante esposizione debitoria, ha convocato per martedì sera i sindacati metalmeccanici al ministero dello Sviluppo per aprire il discorso della cassa integrazione in tutto il gruppo.
I contratti di solidarietà, sottoscritti due anni fa, sono infatti terminati e l’Ilva ricorre ad un altro ammortizzatore sociale, la cassa integrazione appunto, per gestire una nuova fase critica.
Quanti saranno gli interessati, lo si vedrà martedì e nelle fasi successive. Pare che possano essere numeri un po’ più alti rispetto alla solidarietà che c’è stata sinora, dice Antonio Talò, segretario della Uilm di Taranto. Mentre Marco Bentivogli, segretario generale della Fim Cisl, annuncia che si tratterà di «numeri importanti». Sottoscritta per due anni di seguito per circa 3500 lavoratori, la solidarietà a Taranto - meno ore di lavoro e meno retribuzione - non ha mai raggiunto questo livello ma si è fermata in una fascia compresa tra i 1500 e i 1800. Adesso, fra coloro che ne usufruiscono, ci sono i lavoratori Ilva resi inattivi dalla fermata di alcuni impianti per crisi di commessa o mancanza di materie prime come il Tubificio 2, i Rivestimenti, il Treno Nastri 1 e le Zincature 1 e 2. Prossimamente potrebbe toccare al personale dell’altoforno 5, il più grande dell’Ilva, che, secondo la Uilm, è destinato a fermarsi al più presto per i lavori di rifacimento.
Come sta ormai accadendo da lunedì scorso, quando a manifestare per primi a Roma, in piazza Montecitorio, sono stati gli imprenditori dell’indotto, anche la giornata di ieri è stata segnata dalle proteste. Gli operai delle imprese prima hanno bloccato la statale per Reggio e poi hanno fatto altrettanto su quella per Bari, già occupata, ma per meno tempo, il giorno precedente. Chiaro il messaggio del presidio: i commissari dell’ammi - nistrazione straordinaria e il Governo devono garantire, oltre al risanamento dell’Ilva, anche la tenuta dell’indotto assicurando il pagamento dei crediti. Una partita da 150 milioni di euro, dice Confindustria Taranto, che implica per le imprese la possibilità di sopravvivere e per i dipendenti di ricevere gli stipendi, visto che in alcuni casi le aziende devono ancora saldare le retribuzioni di sei-sette mesi fa. Dopo quelle fornite l’altro ieri dai commissari Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi, oggi potrebbero arrivare nuove assicurazioni su questo fronte. Mentre Salvatore Tomaselli, senatore Pd e relatore del decreto legge Ilva, annuncia che «si lavora con gli emendamenti, che saranno presentati tra martedì e mercoledì, alla ridefinizione del perimetro dei fornitori strategici. Oggi - dice - la norma dell’amministrazione straordinaria è generica, noi invece vogliamo garantire tutto l’indotto partendo proprio da Taranto». Allo studio, inoltre, la possibilità di garantire alle imprese, sempre per i crediti maturati e non pagati dall’Ilva, un plafond di circa 150 milioni di euro «con l’assistenza del Fondo centrale di garanzia. Su questi due emendamenti - afferma Tomaselli - c’è già l’assenso del Governo e del ministro Federica Guidi».
In quanto alla mobilitazione, stamattina lavoratori e sindacalisti si ritroveranno davanti al Municipio di Taranto, diventato il loro quartier generale dopo che il sindaco Ezio Stefàno ha messo a disposizione l’aula del Consiglio comunale. Qui decideranno che fare sia oggi, sia nella prossima settimana. Infine, si terrà infine lunedì mattina un’autoconvocazione degli imprenditori davanti alla Prefettura. Altre ore difficili attendono Taranto. (GdM)

lunedì 10 novembre 2014

Ottimismo!

Lavoro, le industrie sull'orlo del baratro

L’autunno ha visto un’unica ripresa: quella della cassa integrazione, forse il termometro più valido per rendersi conto della crisi che si abbatte sul sistema produttivo nazionale. Gli ultimi dati sono di settembre, con un numero di ore salito sopra i 104 milioni: l’aumento rispetto ad agosto è stato quasi del 44 per cento. Ma ormai da quattro anni la media mensile è sempre di 80 milioni di ore.
Ben 6151 aziende con 11.443 impianti sul territorio hanno fatto ricorso agli ammortizzatori sociali. Con alcuni centri dove la chiusura delle fabbriche rischia di travolgere l’intera comunità: dall’Ilva di Taranto alla Jabil di Marcianise. L’Italia che c’è dietro queste cifre si materializza nel rapporto appena presentato dall’Osservatorio Cgil: dall’inizio dell’anno un milione di lavoratori sono stati coinvolti dalla cassa integrazione, 525 mila dei quali a zero ore. Questo significa anche un crollo dei redditi: nelle buste paga sono finiti tre miliardi e 100 milioni di euro in meno. Il picco si registra nelle regioni del Nord: Lombardia, Piemonte e Veneto, il cuore dell’industria italiana. Non a caso, la recessione si accanisce di più nel settore meccanico, con il triplo di cassintegrati rispetto al commercio e all’edilizia. Ma c’è chi sta peggio
L’esercito dei disoccupati senza speranza. A settembre l’Istat ha registrato il record più alto dal 2004: 3,2 milioni di persone, pari al 12,6 per cento. Nessuna prospettiva per i giovani: 689 mila ragazzi tra i 15 e i 24 anni non hanno un posto, pari al 42,9 per cento. In soli due anni sono stati bruciati due milioni di posti per gli under 35. Le condizioni più difficili sono al Sud, dove l’emigrazione ha ripreso vigore. Cambiando rotta: i distretti industriali non offrono più sbocchi, quindi i trasferimenti puntano sull’Emilia Romagna e il Trentino. Un dossier del Cnr censisce oltre 50 mila persone che hanno lasciato Campania, Puglia, Sicilia e Calabria. Bologna, Rimini, Parma e Trento sono le mete favorite, quelle dove c’è ancora il miraggio di un lavoro. (L'Espresso)

lunedì 3 febbraio 2014

Ma solo a questo servono i sindacati?

Ilva, sindacati: “Assenza di ordini, tubifici senza lavoro per tutto il 2014”

“Non c’è visibilità”. Così i sindacati metalmeccanici commentano l’assenza di ordini di lavoro per i tubifici dell’Ilva di Taranto. Una stasi che per il momento riguarda tutto il 2014 ma che potrebbe coinvolgere anche il prossimo anno se nel frattempo non dovessero arrivare nuove commesse da eseguire. Il quadro prospettato dai sindacati riprende quello tracciato dall’azienda e su di esso ha anche influito il fatto che l’Ilva abbia perso una commessa a favore della Germania la quale, si apprende da fonti sindacali, ha avanzato un’offerta economica più bassa all’acquirente.
L’andamento produttivo del gruppo Ilva sarà al centro del confronto che l’azienda avrà col coordinamento sindacale della siderurgia il 5 febbraio a Roma. Il direttore delle relazioni industriali, Enrico Martino, incontrerà i rappresentanti di tutti gli stabilimenti. Fra le questioni in primo piano la situazione di Genova e Novi Ligure ma anche di Taranto dove viene segnalata una criticità nell’area dei tubifici. “Il punto è che al momento non c’è lavoro per questo settore, ordini non ne arrivano – commenta Vincenzo Castronuovo della Fim Cisl di Taranto -ovviamente, il blocco dei tubifici si trascina anche altri impianti come il treno lamiere, i rivestimenti e il tuficio Erw”. Nell’incontro di giovedì scorso a Taranto i sindacati (ma solo Fim e Uilm, perché la Fiom ha contestato i numeri e l’Usb si è ripromesso di fare una verifica con la base) hanno anche concordato per il personale dei tubifici il ricorso ai contratti di solidarietà nel 2014. Tuttavia, i numeri individuati potrebbero anche subire un’evoluzione negativa se il mercato non desse segnali di ripresa.

venerdì 31 gennaio 2014

Riva non vuole pagare, ma lo Stato, lo Stato...

Ilva, 3579 lavoratori ancora in solidarietà ma i sindacati non firmano

Sono circa 3.579 i dipendenti dell’Ilva per i quali dovrebbe essere rinnovato il contratto di solidarietà che scade a marzo, ma nonostante la riduzione di 150 unità rispetto ai primi calcoli, i sindacati dei metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm hanno deciso di non firmare l’accordo con l'azienda fino a quando non avranno risposte dalla Regione Puglia sull'integrazione salariale. E' quanto emerso dall’incontro tra i dirigenti dell’azienda Domenico Liurgo ed Enrico Martino e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali che si è svolto questo pomeriggio.
Restano le perplessità sulla copertura finanziaria degli ammortizzatori sociali. Con la legge di stabilità l’integrazione salariale da parte dello Stato è stata ridotta, passando dal 20% al 10% per i lavoratori con contratto di solidarietà a cui è riconosciuta una retribuzione pari al 60% dello stipendio. Per questo, nei giorni scorsi, la Fim Cisl di Taranto-Brindisi ha chiesto alla Regione Puglia di promuovere, così come stanno facendo altre Regioni italiane, una legge tale da consentire il recupero del taglio del 10%. Ora sarà presentata una richiesta unitaria da parte di tutti i sindacati.
“Abbiamo contenuto i numeri dei contratti di solidarietà soprattutto nelle aree Manutenzioni e servizi dell’Ilva. L’intesa con l’azienda c'è, ma ora attendiamo risposte dal presidente della Regione Vendola e dall’assessore al Lavoro Caroli per l’integrazione salariale”, ha spiegato il segretario generale della Fim Cisl di Taranto Mimmo Panarelli, che ha partecipato, insieme ai segretari di Fiom (Donato Stefanelli) e Uilm (Antonio Talò) e al coordinatore dell’Usb (Francesco Rizzo), all’incontro con l’azienda per discutere del rinnovo dei contratti di solidarietà (che scade a metà marzo) per i dipendenti dello stabilimento tarantino. E' stato trovato un accordo per il coinvolgimento di un numero massimo di 3579 lavoratori.
“Ma si tratta – aggiunge Panarelli – della peggiore delle ipotesi. Sono numeri, tra virgolette, gonfiati, proprio perchè non vogliamo avere altre sorprese. Voglio ricordare che nel 2013 era stato indicato il numero di 3749 dipendenti, ma contemporaneamente sono stati interessati 1100 lavoratori nel numero massimo. Meglio avere la coperta un pò più larga”. Il segretario della Fim Cisl fa presente, a proposito dei dipendenti dell’area a caldo inseriti nei contratti di solidarietà, che “comunque l’Afo 5 si fermerà a settembre e l'Acciaeria 1 a luglio e c'è l’intenzione di tenere attiva una linea dell’impianto”.
«L'azienda non intende integrare» - E' il governo che «deve farsi carico» dell’integrazione salariale al contratto di solidarietà, ridotta del 10% con la recente Legge di Stabilità restituendo «ciò che ha tolto» attraverso il «rifinanziamento integrale». Lo sottolinea il segretario provinciale di Taranto della Fiom Cgil Donato Stefanelli riferendosi al rinnovo dei contratti di solidarietà, che scadono a metà marzo, per i lavoratori dello stabilimento Ilva di Taranto.
Nel corso dell’incontro di ieri tra azienda e sindacati è stato fissato in 3579 il numero massimo di lavoratori coinvolti, ma non è stato firmato alcun accordo. Quanto all’integrazione salariale, il segretario della Fiom fa presente che «la Direzione Aziendale, in proposito, ha dichiarato che non intende farsene carico per la mancanza di soldi, tacendo su quanto accaduto in Ilva a Taranto dove recentemente, sebbene in gestione commissariale, sono stati discrezionalmente erogati i premi di fine anno spendendo centinaia di migliaia di euro, in continuità con una delle peggiori pratiche del passato».
I sindacati metalmeccanici hanno chiesto alla Regione Puglia di intervenire per garantire l’integrazione del 10% eliminata dalla legge di stabilità. (GdM)

lunedì 27 gennaio 2014

E' l'ora dello scambio delle figurine

L’Ilva e i conti della serva – Giovedì incontro azienda-sindacati su esuberi

“Ricordo che nel 2014 dovremo rinegoziare la cassa integrazione e la solidarietà per diversi stabilimenti, non solo per Taranto. A Genova si tratta di 700 lavoratori e a Taranto di 2.400 persone in solidarietà: ma servono ammortizzatori anche per altri interventi minori”. Dopo che il commissario straordinario dell’Ilva Enrico Bondi pronunciò questa frase durante l’audizione in commissione Ambiente alla Camera lo scorso 27 dicembre, non ci furono grandi reazioni tra i sindacati metalmeccanici. Poi, lo scorso 20 gennaio, nella sede di Confindustria a Genova si svolse un incontro programmato tra RSU e azienda per verificare l’esistenza di strumenti alternativi al fine di compensare l’integrazione salariale che con l’ultimo dispositivo di legge scende dall’ 80 al 70%. Le RSU chiesero nell’occasione ai dirigenti Ilva una integrazione salariale o un incremento delle giornate lavorative (almeno di una settimana) per garantire la continuità salariale prevista dall’Accordo di Programma sottoscritto ad ottobre del 2005, a Villa Bombrini, con l’allora ministro Claudio Scajola.
Ma per tutta risposta, l’azienda comunicò alle RSU l’impossibilità di rispettare quanto previsto dall’Accordo di Programma, in merito alla totale garanzia occupazionale del sito produttivo di Genova. Immediato scatto l’allarme tra i lavoratori pronti a scendere di nuovo in strada. Poi, venerdì scorso, si è svolto un incontro in Prefettura, con il Prefetto che ha convocato per martedì 4 febbraio il Collegio di Vigilanza Ilva, al quale parteciperà anche il Commissario Straordinario Enrico Bondi, per la verifica dello stato di attuazione dell’accordo di Programma e lo stato del sito produttivo di Genova prima che la situazione occupazionale precipiti nuovamente.
Probabilmente quel giorno, a seconda di ciò che dirà Bondi, capiremo qualcosa in più anche sul futuro prossimo del siderurgico tarantino. Proprio la scorsa settimana infatti, Ilva e sindacati hanno iniziato a ricalcolare il numero dei potenziali lavoratori in esubero in fabbrica, procedendo reparto per reparto. Venerdì scorso, dopo la radiografia delle officine centrali, il conto è arrivato a 1679. Comprende l’acciaieria, con 795, l’area ghisa, con 400, e le officine dove sono 484. Oggi invece, sarà effettuata la ricognizione sull’area laminazione, domani su Energia e staff e poi saranno tirate le somme. Giovedì 30 infatti è in programma l’incontro tra i dirigenti dell’azienda e i rappresentanti delle segreterie territoriali di Fim, Fiom, Uilm e Usb per trovare un accordo sui dati definitivi.
Ricordiamo che a metà marzo scadrà la prima intesa, siglata a Roma l’anno scorso, sui contratti di solidarietà applicati nello stabilimento tarantino per evitare la cassa integrazione straordinaria che fu annunciata e poi ritirata dall’azienda per 6.500 lavoratori. Gli addetti coinvolti in quell’accordo furono formalmente 3749, ma in realtà a finire in solidarietà furono molti di meno. Quest’anno bisognerà vedere cosa accadrà: ma le premesse non sono delle migliori.
Dodici mesi fa furono scelti i contratti di solidarietà con il taglio medio del salario del 20% con una riduzione media dell’orario di lavoro prossima al 35%. Ma dal 1 gennaio di quest’anno, le buste paga degli operai in contratto di solidarietà sono purtroppo diventare più leggere: la Legge di Stabilità approvata dal governo ha infatti stabilito che l’integrazione salariale da parte dello Stato venisse ridotta dal 20% al 10%. Ai lavoratori in Cds è sempre stata riconosciuta una retribuzione pari al 60% dello stipendio. Grazie all’integrazione statale, fino al 2013 pari al 20%, si riusciva a salvare di fatto l’80% dello stipendio; ora, per effetto del provvedimento governativo, si raggiungerà il 70%. Una decurtazione importante che nel tempo inciderà non poco sulla vita degli operai e delle loro famiglie.
Gianmario Leone (TarantoOggi, 27.01.2014)

venerdì 5 aprile 2013

Cassa (dis)integrazione

Solidarietà operativa all'Ilva
Dopo la cassa integrazione, all'Ilva sono scattati in questi giorni i contratti di solidarietá. Con un ammortizzatore sociale "insolito" rispetto alle precedenti esperienze, la fabbrica affronta una ristrutturazione complessa, che durerá almeno due anni e che mette insieme due aspetti: la gestione della crisi di mercato e la bonifica degli impianti seguendo l'Aia.
Ma i contratti di solidarietà, che copriranno un esubero temporaneo di 3.749 lavoratori implicando la rotazione di 11mila addetti, non arrivano in uno stabilimento "spento". L'Ilva sta continuando a produrre e negli ultimi giorni ha rimesso in marcia nell'area a freddo anche il tubificio 1, il quale, partito con 5 turni, crescerá progressivamente arrivando prima a 10 e poi a 15 turni. Dall'8 aprile, poi, tornerá a funzionare anche il tubificio 2 sia pure con soli 5 turni.
Piccoli segnali di schiarita che Ilva e sindacati sperano di consolidare se il 9 aprile dalla Corte Costituzionale arriverá il via libera alla legge 231 dello scorso anno che permette all'azienda sia la produzione che la commercializzazione di quanto realizzato nei mesi scorsi. Anzi, osservano i sindacati, se la Consulta dirá che la commercializzazione delle merci (1,7 milioni di tonnellate), oggi sotto sequestro, non "lede" la Costituzione come invece sostengono i giudici di Taranto, bisognerá probabilmente rilavorare parte di queste stesse merci e quindi altri impianti potrebbero tornare in funzione. All'Ilva, intanto, i sindacati hanno posto la necessita di bilanciare meglio la ricaduta dei contratti di solidarietá. Questo perché se la riduzione media dell'orario di lavoro é del 34%, é anche vero che ci sono aree dove é invece piú accentuata e questo comporterá periodi di inattivitá piú lunghi. L'Ilva su questo ha manifestato disponibilitá a discutere.
Il tutto comunque avviene all'interno di uno scenario che a breve vedrá il siderurgico alle prese con due date cruciali: una é il 9 aprile, e la Consulta nella stessa giornata dovrebbe far conoscere la sua decisione sulla legge, l'altra é invece il referendum che il 14 aprile chiamerá gli elettori tarantini ad un referendum consultivo pro o contro la chiusura totale o parziale (solo l'area a caldo) dello stabilimento.  (Sole24h)

venerdì 15 marzo 2013

Se questa è una vittoria...

Bene... ora che hanno finito di calarsi le braghe per assicurare la pagnotta, potremo contare sui sindacati per garantire la salute e il futuro della città?

Ilva, via a 3749 contratti di solidarietà esultano gli operai a rischio cig

No alla cassa integrazione straordinaria, via libera ai contratti di solidarietà. È questo il verdetto del vertice decisivo tenuto ieri sera al ministero del Lavoro sulla crisi Ilva. La trattativa tra sindacati e azienda alla presenza del vice ministro Michel Martone, ha consentito di scongiurare il ricorso alla cassa e agli esuberi, come invece aveva annunciato Ilva per attuare il piano di riqualificazione ambientale. L'accordo sul ricorso ai contratti di solidarietà è stato raggiunto "su base annua con verifica semestrale", come ha comunicato con una nota la Fim Cisl. Con questo percorso si ridurrà in maniera considerevole il numero degli operai coinvolti nella procedura connessa al risanamento degli impianti della grande acciaieria.
La rimodulazione del programma, infatti, comporta che nell'anno in corso saranno 3.749 i lavoratori destinatari degli ammortizzatori sociali, con una riduzione massima dell'orario di lavoro del 33%. Viene accantonato, quindi, il programma da incubo prospettato a febbraio. L'azienda, infatti, aveva richiesto la cassa integrazione straordinaria per migliaia di operai nei prossimi ventiquattro mesi, con l'inquietante punta di 6417 lavoratori prevista per l'estate del prossimo anno. Il percorso dei contratti di solidarietà era stato sostenuto in primo luogo dalla Fiom, visto che comporta la possibilità di incidere meno della cassa integrazione sui salari dei lavoratori, consentendo di maturare ferie, tredicesima e premi di produzione.
Tutto stava a verificarne la percorribilità. Un via libera che è giunto ieri sera, con una trattativa a oltranza. (Repubblica)

venerdì 8 marzo 2013

Le pecore docili si sono messe a scalpitare?


La cassa integrazione è di fatto già partita anche se non c’è ancora l’accordo nero su bianco. Ma, nonostante i messaggi rassicuranti dell’azienda sul fatto che non si tratterà di esuberi strutturali e che tutti i 6500 operai saranno reintegrati al termine del periodo di fermo, la tensione in fabbrica resta altissima. E le scintille si trasformano nella paura che la situazione possa degenerare ancora. Così adesso sono i carabinieri ad indagare su un misterioso episodio denunciato nella giornata di ieri. Un caporeparto dell’area laminazione dell’Ilva ha ricevuto infatti un messaggio in cui viene minacciato di morte. Il caporeparto, nelle ore precedenti alla ricezione dell’ammonimento minatorio, aveva annunciato il ricorso alla cassa integrazione per il settore di sua competenza. Sull’episodio, come già detto, i carabinieri stanno svolgendo una serie di accertamenti. Un’inchiesta mantenuta nello stretto riserbo. L’unica informazione che è trapelata riguarda la provenienza della telefonata. Il messaggio sarebbe partito da una cabina telefonica che si trova nel centro di Taranto.

L’Ilva, nelle stesse ore, era al ministero del Lavoro proprio per definire la procedura per il ricorso alla cassa integrazione straordinaria per un massimo di 6417 unità dello stabilimento di Taranto. Ammortizzatori richiesti fino a tutto il 2015 per effettuare i lavori previsti dall’Autorizzazione integrata ambientale che comporteranno la fermata di diversi impianti dell’area a caldo. L’accordo non è ancora stato sottoscritto ma sono già partite le lettere ai primi dipendenti interessati dalle fermate. L’attuale periodo sarà comunque coperto dall’intesa, che avrà effetti retroattivi. Il presidente dell’Ilva Bruno Ferrante, l’altro ieri a Roma, aveva manifestato disponibilità a vagliare anche la possibilità di sostituire la cassa integrazione con i contratti di solidarietà, proposti da Fiom e Fim.

Ieri pomeriggio intanto dirigenti aziendali e sindacati hanno continuato il confronto tecnico a Taranto. Nel pomeriggio i responsabili dello stabilimento, in vista del nuovo incontro al ministero del Lavoro fissato per giovedì prossimo, si sono incontrati con le Rsu e segretari provinciali. Le organizzazioni dei metalmeccanici provano a ridurre i numeri, spostare operai da un reparto all’altro, per evitare il più possibile che i lavori di ambientalizzazione dell’Ilva si trasformino in un boomerang contro i dipendenti. «Al danno si aggiunge la beffa», dicono molti operai. Serpeggia il malumore perché dopo aver respirato polveri e fumi adesso saranno sempre loro a dover “pagare” la fermata per rendere gli impianti ecocompatibili con la mannaia degli ammortizzatori sociali, ben al di sotto delle retribuzioni. Preoccupazioni importanti, concrete, che si intrecciano ai conti da pagare tutti i giorni e che fanno divampare i focolai di tensioni mai spente. (Quotidiano)


«Noi sappiamo cosa significa questa forma di contrattazione e abbiamo seri dubbi sulla sua realizzazione, specie perchè non è per nulla chiaro l’aspetto principale: chi finanzia l’operazione?». Lo sottolineano in una nota Francesco Rizzo e Lorenzo Semeraro del coordinamento Usb (Unione sindacale di base) di Taranto riferendosi all’ipotesi del ricorso ai contratti di solidarietà al posto della cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione annunciata dall’Ilva per un massimo di 6.417 dipendenti dello stabilimento ionico.
«Cosa si sta preparando – si chiedono i due rappresentanti dell’Usb – per le migliaia di lavoratori Ilva in questo momento? Molto probabilmente non sarà possibile la cassa in deroga poichè priva di copertura finanziaria, perciò si 'rigira la frittata', servendo una minestra che all’apparenza potrebbe sembrare diversa, ma non lo è, perchè a pagare saranno ancora i lavoratori».
L'Usb ritiene giusto che «l'onere e le responsabilità di quanto accade siano a totale carico della famiglia proprietaria». Il sindacato denuncia inoltre il ricorso da parte dell’azienda a provvedimenti disciplinari nei confronti dei lavoratori che non accettano questa situazione. «Quanti lavoratori – osservano – diventano quotidianamente oggetto di vessazioni ed altre violenze? Il sistema è collaudato, è perfetto, costringe ad abbandonare le armi, a dimettersi, oppure ad essere licenziato per cumulo di sanzioni disciplinari. E' vecchio il trucco, tutti lo sanno ma pochi ne parlano o intervengono». (GdM)

martedì 5 marzo 2013

Le favole di Ferrantanatroccolo

Ecco una lettura interessante offerta dall'Ilva in persona!

Si tratta della favola del brutto Ferrantanatroccolo che racconta delle persecuzioni ingiuste subite da lui e dai suoi protettori per mano dei perfidi togati, dei cattivi operai e dei cittadini pazzi.
Il finale è in pieno stile fratelli Grimm, con tante faticose avventure per risalire la china e tornando finalmente a vedere il sole che splende sulla fabbrica dei profumi.
Ci dev'essere stato un refuso nel titolo. Quello originario (e corretto) era: Sacrificatevi voi per star bene noi.
Purtroppo questa favola non fa dormire. Fa ridere! (o piangere?)


Comunicato stampa Ilva

Ilva: cassa integrazione per ristrutturare, sacrifici in una prospettiva positiva

Il presidente dell'Ilva Bruno Ferrante, nel corso dell'incontro di oggi al ministero del lavoro sulla richiesta di cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione, ha dichiarato:
"Ci rendiamo conto che abbiamo fatto una richiesta importante, non lieve, che implica dei sacrifici per i  lavoratori. Ma è una richiesta che apre una prospettiva, perché è finalizzata alla ristrutturazione dell'azienda e al termine ci sarà il rientro di tutti i lavoratori nello stabilimento. Una prospettiva dunque positiva.
Voglio ribadire la volontà precisa di Ilva ad applicare l'Aia. Abbiamo già iniziato ad applicarla. Sono in corso i lavori e abbiamo fatto ordini per interventi importanti che richiedono cospicui investimenti.
Lo stiamo facendo avendo vissuto una situazione di evidente difficoltà per l'azienda. A novembre ci hanno sequestrato i prodotti che avevamo nello stabilimento per un valore iniziale di 900 milioni di Euro e abbiamo subito un blocco di due mesi. Ma stiamo risalendo la china, con molta pazienza e serietà.
Abbiano elaborato un piano industriale che prevede la piena applicazione dell'Aia. L'Aia prevede il fermo di impianti durante i lavori, da qui la richiesta di cassa integrazione straordinaria collegata a questi fermi. In questa richiesta abbiamo esposto il numero massimo di lavoratori coinvolti nei prossimi due anni. Questi numeri massimi potrebbero anche non essere mai raggiunti.
Auspico un confronto sereno, reale, nell'interesse dei lavoratori, dell'ambiente e anche dell'azienda che guarda al futuro a testa alta".

lunedì 4 marzo 2013

Il padrone fa quello che vuole


L'Ilva, da oggi, manda in cassa integrazione migliaia di operai...ma se l'incontro al ministero, per la nuova c.i.g.s., è fissato per martedì prossimo, chi ha autorizzato l'ilva a mandare queste raccomandate?

sabato 2 marzo 2013

L'incidente nascosto

Che strane le regole del giornalismo: chissà perchè (o su quale suggerimento...) il titolista del Sole 24 ore, noto giornale vicino ai Riva, ha deciso di mettere in risalto l'aspetto terroristico della cassa integrazione invece che l'incidente? Eppure l'articolo è prevalentemente dedicato all'incidente... 
Misteri della fede!

All'Ilva scatta la trattativa sulla Cig

La Procura torna all'Ilva per ispezionare l'area della batteria nove delle cokerie dove l'altro ieri è morto un operaio, il 42enne Ciro Moccia, e un altro, il 46enne Antonio Liddi, è rimasto ferito. Attraverso una serie di accertamenti tecnici disposti dal pm Ida Perrone, si vuole ricostruire la dinamica dell'incidente. Nella giornata di ieri sono stati quindi compiuti dei rilievi che ora il giudice trasferirà alla collega Antonella De Luca, pm responsabile della sezione incidenti sul lavoro della Procura, la quale ha iscritto nel registro degli indagati, con l'accusa di omicidio colposo, otto persone tra esponenti dell'Ilva e dell'azienda appaltatricice Mr da cui dipende l'operaio rimasto ferito. Tra gli indagati c'è anche Antonio Lupoli, che solo da pochi giorni ha assunto la guida dell'Ilva di Taranto. Alla parte tecnica si unirà a breve anche la deposizione di Liddi, attualmente ricoverato in ospedale a Taranto con una prognosi di 40 giorni. Da Liddi, il pm vuole capire come sono esattamente andate le cose quel giovedì mattina. Secondo quanto è stato ricostruito sinora, Moccia e Liddi stavano ripristinando il binario sul quale scorre la macchina di carica che provvede ad alimentare i diversi forni della cokeria. I due operai erano su una passerella quando sarebbero scesi di una trentina di centimetri su una copertura di lamiere inadatta sia al transito, che al calpestio. E infatti la copertura ha improvvisamente ceduto facendo precipitare di una decina di metri Moccia e Liddi, finiti all'interno della batteria nove ferma per lavori di ristrutturazione. Intanto, celebrando ieri il funerale di Moccia, l'arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro, torna a chiedere un argine alle morti sul lavoro. Ma non c'è solo il dramma dei morti sul lavoro. Pesa infatti l'incertezza del futuro.
Oggi all'Ilva si chiudono due procedure di cassa integrazione: quella ordinaria per crisi di mercato chiesta a metà novembre per un massimo di 1.900 addetti (anche se poi in cassa è andato un numero inferiore di lavoratori) e quella in deroga per 1.100 unità (durata due mesi, dall'1 gennaio ad oggi). Ora è in arrivo una nuova cassa straordinaria per un massimo di 6.417 unità sino a tutto il 2015. La trattativa non si annuncia facile. I sindacati chiedono all'Ilva di ridurre i numeri e di verificare anche soluzioni alternative come i contratti di solidarietà. Martedì pomeriggio se parla al ministero del Lavoro. (Sole24)

mercoledì 20 febbraio 2013

I conti della serva: abituati a dare i numeri (a vanvera)

Ilva: 2 mld e 250 mln stima per interventi nel siderurgico




Da 3 miliardi e mezzo a 2 miliardi e 250 milioni: il costo per mettere a norma lo stabilimento dell'Ilva di Taranto si abbatte, nel giro di qualche mese, di oltre un miliardo di euro. Tre miliardi e mezzo era infatti la stima piu' volte e' circolata per gli interventi di adeguamento dell'Aia. Adesso, invece, nel piano con cui l'Ilva chiede la cassa integrazione straordinaria per 6.417 lavoratori, si parla esplicitamente di 2 miliardi e 250 milioni. I sindacati affermano che l'Ilva, posta davanti al problema, ha spiegato che i 3 miliardi e mezzo erano una stima mentre ora si e' nella fase della quantificazione perche' si stanno definendo le progettazioni, stringendo i contatti con le imprese fornitrici e in diversi casi gli ordini di lavoro e di acquisto sono gia' partiti. C'e', insomma, avrebbe detto l'Ilva ai sindacati, un quadro piu' realistico. E comunque, avrebbe avvertito l'azienda, con le cifre dell'Aia si potrebbe ancora salire o scendere del 20%. L'esistenza di questo ampio margine di oscillazione, secondo l'Ilva, dipende dal fatto che una valutazione "definitiva potra' essere fatta una volta ricevute le offerte tecniche complete per tutte le attivita' previste".
  L'intervento piu' imponente e' quello delle cokerie con 860 milioni, seguito dagli altiforni 1 e 5 con 400 milioni e i parchi minerali con 300. Ma anche se non sono gli oltre 3 miliardi dei mesi scorsi, l'Ilva fa comunque presente ai sindacati che si tratta di importi significativi tanto piu' per un'azienda in grave crisi di liquidita' e che ancora nei giorni scorsi, a fronte della decisione del gip sulle merci sequestrate, ha sottolineato come sia inopportuno "blindare" il ricavato nella vendita - 800 milioni e' il valore commerciale stimato dai custodi giudiziari - in un deposito vincolato e non utilizzarlo invece "in attitivita' piu' utili all'interesse dei cittadini come appunto l'attuazione dell'Aia". L'Aia, con l'organizzazione degli interventi e la tipologia degli investimenti, sara' uno dei temi che i sindacati solleveranno domani al tavolo ministeriale per la cassa integrazione.
  Invece, a controllare che l'Ilva stia davvero adempiendo alle prescrizioni della legge 231 dello scorso dicembre, saranno i tecnici dell'Ispra che dovrebbero arrivare a Taranto a fine mese nel siderurgico. (AGI) .





Nota Ilva

Ilva ha presentato  la richiesta di cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione nell’ambito degli  adempimenti richiesti dall’AIA . Il numero dei lavoratori interessati va da  circa 4.400 a un  massimo di 6.500 circa.
La richiesta , che e' di cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione , dovrebbe avere una durata di 24 mesi , a partire dal 3 marzo prossimo. Il piano di ristrutturazione aziendale presentato dalla Società prevede anche la chiusura di alcune linee produttive, in particolare  dell’altoforno 1, già  chiuso, e dell’altoforno 5.
Con tale richiesta, l’Azienda conferma l'impegno previsto dall’Autorizzazione Integrata Ambientale.

giovedì 14 febbraio 2013

La questua dei pezzenti e la festa dei giullari


In concomitanza con il rigetto del ricorso della Procura di Taranto sul conflitto di attribuzione per la legge 231/12 salvaRiva, da parte della Consulta, in città si assiste alla solita questua dei micro(cefalici)politici locali, pronti col cappellino in mano e le scimmiette danzanti di ordinanza, a implorare al primo doppiopetto mandato da Roma qualche centesimo di area demaniale, qualche spicciolo di cassaintegrazione in deroga, qualche rimasuglio di bilancio per le "grandi opere" di bonifica per il rilancio del porto, del turismo, dell'edilizia e bla bla bla...
Per chi abbia familiarità con Taranto, questa scena si ripete da più di 500 anni, con le suppliche ai principi, ai re, ai francesi, ai piemontesi, e presto anche ai cinesi!
In questo, bisogna riconoscerlo, i nostri Stanlio e Olio, Stefano e Florido, sono assolutamente i politici più rappresentativi che abbiamo mai avuto!

Nel frattempo ecco i giullari di Riva che alzano la testa e spuntano nella piazza mediatica a festeggiare questa prima vittoria forense... Vorrà dire qualcosa che uno di loro si chiami Pirro? Speriamo...





domenica 3 febbraio 2013

Ripartenza "a freddo"

Ilva: a Taranto domani riparte lavoro in area a freddo


Riparte domani mattina il lavoro nell'area a freddo dello stabilimento Ilva di Taranto, dove gran parte degli impianti è ferma da fine novembre per la crisi di mercato e gli effetti del sequestro delle merci disposto dalla magistratura. Solo una parte dei 535 lavoratori rientrerà in fabbrica, e fra questi, annunciano i sindacati, ci sono i manutentori, coloro cioè che devono controllare e verificare gli impianti prima del loro riavvio. La situazione si dovrebbe stabilizzare nel giro di alcuni giorni. Gli impianti che tornano in attività sono il tubificio Erw, il laminatoio a freddo e due impianti minori. L'Ilva li rimette in marcia in quanto ci sono alcune commesse di lavoro da soddisfare. Il riavvio di parte dell'area a freddo e la garanzia, fornita dal presidente Bruno Ferrante, del pagamento l'11 febbraio degli stipendi, hanno tranquillizzato gli oltre 11mila dipendenti diretti del siderurgico. Tuttavia, la situazione complessiva dell'Ilva resta ancora critica. L'azienda continua a non avere le risorse necessarie per attuare le prescrizioni dell'Autorizzazione integrata ambientale i cui costi sono valutati in 3,5 miliardi di euro in tre anni; la legge 231 del 24 dicembre scorso che autorizza lo stabilimento a produrre e' in attesa del giudizio della Corte Costituzionale alla quale si sono appellati i magistrati di Taranto; restano infine sotto sequestro 1,7 milioni di tonnellate di merci, anche se l'Ilva ha ora chiesto un parziale dissequestro per 42mila tonnellate (valore 32 milioni di euro mentre l'intero quantitativo bloccato vale un miliardo) poichè ritiene che questa parte non debba essere sottoposta ai sigilli giudiziari. Proprio per trovare risorse, l'Ilva ha annunciato nei giorni scorsi la disponibilità a coinvolgere nell'assetto proprietario, nelle mani della famiglia Riva, nuovi partner.
I sindacati "a fronte degli esiti incerti di tale percorso", ritengono necessario l'intervento dello Stato per garantire la realizzazione dell'Aia, il risanamento ambientale e i posti di lavoro. A tutto questo, poi, si aggiunge la cassa integrazione in deroga che l'Ilva ha chiesto per 1393 lavoratori sia dell'area a freddo che dell'area a caldo, settore questo che per la prima volta viene toccato dagli ammortizzatori sociali. Una risposta del ministero del Lavoro in merito e' attesa nella prossima settimana. A dicembre l'Ilva aveva già avanzato la richiesta di cassa in deroga per 700 addetti dell'area a freddo, che però non le fu concessa in quanto la Regione Puglia contestò sia la mancanza di richiesta specifica, sia l'assenza di fondi. Questi lavoratori sono egualmente usciti dal ciclo produttivo e l'azienda ha assicurato ai sindacati che si sarebbe fatta carico della loro retribuzione. Adesso, invece, la cassa in deroga viene chiesta per un numero più ampio di addetti poichè da un lato l'azienda ha dovuto fermare i primi impianti dell'area a caldo (quattro batterie coke e l'altoforno 1) per rispettare le prime scadenze dell'Autorizzazione integrata ambientale, e dall'altro avverte gli effetti del sequestro delle merci. Questi ultimi, scrive la stessa azienda, determinano "l'impossibilità di esercire una parte degli impianti". La cassa in deroga sarà a zero ore e coprirà il periodo 1 gennaio scorso-2 marzo 2013. Saranno coinvolti nel dettaglio 1243 operai, 60 intermedi e 90 impiegati. L'azienda si è impegnata a far ruotare il personale in cassa "compatibilmente con le esigenze tecnico-produttive" e laddove le posizioni ricoperte dai lavoratori siano "fungibili per inquadramento e professionalità". (AGI) .

venerdì 1 febbraio 2013

TeleRiva annuncia il Fantacciaio!

Ecco dal bollettino Ilva, alias Sole 24 ore, il nuovo show del Gran Circo: il Fantacciaio.
Dopo aver abbaiato a salve e dopo essersi resi conto che il solito "al lupo al lupo" del ricatto occupazionale non attacca più, soprattutto con magistrati irreprensibili come quelli della Procura di Taranto, i padroni della ferriera fanno dietrofront lanciando nella mischia un bel fumogeno (d'altronde si sa: loro sono esperti di fumi...)!
Il rimpasto societario, l'arrivo degli stranieri, la ricapitalizzazione della fabbrica, i cinesi, gli indiani, i sioux e perfino Batman che vuole l'acciaio per rifare il nascondiglio suo e di tutti i supereroi!

 
Bruno Ferrante si affretta a tirare su le sagome per il nuovo show delle ombre cinesi che andrà in onda nell'intervallo dei numeri clou in attesa dalla Consulta.
Musiche etniche e scenari apocalittici popolati da pelati invincibili come Bruce Willis accompagneranno i nostri prossimi giorni?
Mistero del Gran Circo!
A proposito, dov'è finito Clini? Si sarà travestito anche lui da Sceicco compratore?

L'Ilva pronta a ricapitalizzare

C'è una prima certezza: «Gli stipendi agli operai dell'Ilva saranno pagati». A cominciare da quello di gennaio (che sarà pagato il 12 febbraio). Ma l'impegno dell'azienda è garantire anche quelli dei prossimi mesi. E poi c'è un'ipotesi clamorosa: trovare un socio pronto a investire in Ilva dopo un aumento di capitale. «Stiamo lavorando a un piano di sostenibilità finanziaria che ci consenta di attuare gli interventi per l'autorizzazione integrata ambientale, considerando anche la ricapitalizzazione della società e siamo disponibili – questo l'annuncio clou di ieri del presidente del polo siderurgico tarantino, Bruno Ferrante, – a valutare l'ingresso di nuovi soggetti».
Le parole di Ferrante sono arrivate in serata alla fine del tavolo riunito a Palazzo Chigi che ha visto oltre all'azienda presenti anche il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera – accompagnato dal sottosegretario Claudio De Vincenti – e il ministro del Lavoro, Elsa Fornero e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà. Un vertice necessario per fare chiarezza dopo la decisione del Gip di mercoledì scorso di rigettare l'istanza dell'impresa al dissequestro vincolato dei prodotti nell'area a freddo che nella sostanza tiene ancora sotto chiave il milione e 700mila tonnellate di tubi e coils dell'area a freddo.
L'annuncio del possibile ingresso di nuovi soggetti, arrivato ieri a sorpresa, ora rimescola di nuovo le carte.
Continua a leggere...

lunedì 28 gennaio 2013

Fenomenologia italiana

Ovvero la catena indissolubile tra l'assenza (interessata ed omertosa) di senso della realtà di chi parla per i lavoratori e i lavoratori che vengono mandati a casa.

Genova - Maurizio Landini, segretario nazionale della Fiom-.Cgil ha dichiarato questa mattina il suo auspicio verso un intervento pubblico-privato per salvare ILVA

"Ci auguriamo che sia possibile che tra procura e governo si possa trovare dissequestro parziale dei materiali stoccati in banchina a Taranto, sequestrando poi i soldi dei Riva per investirli dentro l'azienda ma pensiamo che l'assetto proprietario non sia più in grado e non abbia la credibilità di garantire investimenti e rilancio. Quello che si dovrebbe fare è decidere che ci sia un intervento diretto publico nella gestione dell'impresa e nel pacchetto azionario ma ci rivolgiamo anche alle altre imprese siderurgiche del Paese. Sarebbe utile pensare a una joint venture che garantisse la riorganizzazione dell'Ilva gli investimenti e rilanciarla".
Ha proseguito poi Landini, "Naturalmente non può essere che la famiglia Riva semplicemente assista e quindi c'é bisogno che chi ha inquinato dia un contributo per risanare". Insomma, "il blocco definitivo dell'Ilva non è il modo per difendere e risanare l'azienda. Un intervento pubblico assieme all'intervento privato: se davvero gli imprenditori hanno interesse che la siderurgia resti nel paese devono intervenire". (Primocanale)

Ilva, scatta la cassa integrazione nell'indotto

Cassa integrazione per tredici settimane alla Omev, azienda elettromeccanica dell'indotto Ilva che opera a Vado Ligure. Il provvedimento è stato deciso per la situazione di stallo nella quale versa l’Ilva di Taranto, uno dei principali clienti dell'industria del ponente savonese.
“Speriamo – ha detto il direttore dello stabilimento Franco Poggio – che si possa acquisire una serie di commesse che facciano rientrare al piu' presto questo periodo di cassa. Ma siamo preoccupati per la situazione che si sta delineando per l'Ilva per la quale sono in gioco in tutta Italia 50 mila posti di lavoro”. Preoccupati anche i sindacati: “Nel Savonese abbiamo ormai raggiunto quota 25.000 disoccupati, e 2.000 su 3.500 metalmeccanici sono in casa integrazione” ha detto Andrea Pasa della Fiom/Cgil. (Savonanews)

Ilva, sindacati sul piede di guerra. "L'azienda paghi gli stipendi"

Per i lavoratori dell'Ilva si apre oggi un'altra settimana cruciale. Dovrebbero essere affrontati, infatti, i nodi degli stipendi di febbraio e della nuova cassa integrazione negli stabilimenti Ilva di Taranto, Genova e Novi Ligure. L'azienda l'ha prospettata per 7-8mila lavoratori a causa della particolare situazione determinatasi a Taranto, ma il Governo l'ha temporaneamente fermata perché vuole prima approfondire il dossier Ilva e vedere se la permanenza del sequestro giudiziario delle merci e la scelta aziendale di non far ripartire gli impianti dell'area a freddo a Taranto sono vincoli insormontabili o c'è ancora uno spazio di mediazione in modo da alleggerire la situazione. Preoccupa soprattutto la possibilità che l'azienda non possa fronteggiare la scadenza degli stipendi che è immediata e per la quale servono ogni mese 78 milioni di euro.
Questo tipo di verifica è cominciata già giovedì scorso, all'indomani della decisione della Procura di Taranto di respingere anche l'ultima richiesta di dissequestro vincolato fatta dall'Ilva e probabilmente proseguirà anche nei primissimi giorni della prossima. I sindacati dei metalmeccanici attendono una convocazione dell'azienda per capire quali sono gli scenari a breve termine, chiedono la puntuale corresponsione delle retribuzioni, e pongono un paletto affermando che non c'è alcuna disponibilità a trattare su un'eventuale nuova cassa integrazione al buio. Se trattativa deve esserci, precisano i sindacati, può avvenire solo su una cassa straordinaria dovuta alla ristrutturazione del sito di Taranto e alla sua messa a norma ambientale.
In ogni caso, dicono ancora i sindacati, dovrà essere una cassa inferiore rispetto ai numeri prospettati dall'azienda e prioritariamente ci dovrà essere la ripartenza a Taranto degli impianti dell'area a freddo (laminatoi, tubifici, produzione lamiere) che sono  fermi da quasi due mesi. L'Ilva, infatti, aveva fermato questi impianti già a metà novembre ricorrendo alla cassa per crisi di mercato. Dopo che la magistratura, alla fine dello stesso mese, ha sequestrato anche un milione e 700mila tonnellate fra coils e lamiere, ha deciso di rinviarne la ripartenza a data da destinarsi. Governo e sindacati sono in pressing sull'Ilva per rimettere in marcia l'area a freddo della fabbrica. In questo modo, spiegano i sindacati, "ci sarebbe una ripresa del lavoro, parte degli addetti lascerebbero la cassa integrazione per tornare in produzione, e soprattutto non si perderebbero più altre commesse di lavoro dopo che è stata già persa quella americana che prevedeva la fornitura di 25mila tonnellate di tubi per un valore di 25 milioni di dollari".
Sinora l'azienda ha fatto cadere ogni invito a far ripartire questo settore del siderurgico, sostenendo che l'occupazione di piazzali e magazzini da parte delle merci sequestrate preclude la possibilità di stoccare le merci di nuova produzione. Tuttavia, piazzali e magazzini potrebbero essere sgomberati nei prossimi giorni se la magistratura desse via libera alla vendita delle merci sequestrate.
La vendita partirebbe dalle merci più a rischio deterioramento e sarebbe gestita da uno dei custodi giudiziari-amministratori nominati tempo addietro dal gip di Taranto, Patrizia Todisco. Le relative risorse, però, non andrebbero all'Ilva ma sarebbero congelate in un deposito, essendo le merci sequestrate soggette ad eventuale confisca.
Coils e lamiere andrebbero o ai legittimi acquirenti o, qualora questi ultimi le rifiutassero, a nuovi compratori. Prima di dar via a quest'operazione, la Procura attende due riscontri tecnici: effettiva deteriorabilità delle merci e reale valore commerciale (l'Ilva ha dichiarato un miliardo). Nel caso specifico, a ordinare la vendita sarebbe lo stesso gip Todisco, al quale ora spetta l'ultima parola sull'istanza di dissequestro vincolato presentata martedì scorso dall'azienda. La Procura, infatti, ha espresso un parere negativo e chiesto al gip di sollevare anche un'eccezione di incostituzionalità in merito alle legge 231, ma al gip resta comunque il verdetto definitivo. Intravedere la luce in fondo al tunnel rimane un'impresa. (Repubblica)

mercoledì 26 dicembre 2012

E se "cantasse" Archinà?

«Il mio cachet per i figli dell'Ilva» Antonacci: controllerà un notaio
L'iniziativa per il concerto dell'8 dicembre a Taranto. «Un gesto a favore della mia Puglia, ci ho pensato»


Il suo compenso per i figli degli operai dell'Ilva a rischio licenziamento. È la «dedica» di Biagio Antonacci che l'8 dicembre sarà in concerto al Pala Mazzola di Taranto, nella Puglia che ama. «Ho deciso di avvalermi della consulenza del Notaio Luciano Quaggia a garanzia del fatto che la somma da me donata venga costantemente monitorata e utilizzata, in modo adeguatamente ed ufficialmente certificato, nel migliore dei modi», dice Antonacci. «Essendo molto legato alla terra di Puglia - dice ancora Antonacci - , la regione dalla quale in parte provengono le mie origini, per giorni e giorni ho pensato a lungo se fosse stato giusto suonare, cantare e fare spettacolo in occasione del concerto che il prossimo 8 dicembre terrò a Taranto, una città con una popolazione così fortemente colpita dalla vicenda dell'Ilva».

L'OBIETTIVO - «Ritengo che la cosa migliore in questi casi sia, per chi è in grado di farlo, intervenire direttamente al fine di dare un contributo reale e concreto. Come ho già fatto in passato, in altre situazioni, ho deciso di devolvere un importo pari al compenso spettante alla mia persona, quale corrispettivo per la mia prestazione artistica del concerto che terrò a Taranto, affinché possa servire realmente ad aiutare, almeno in parte, coloro che da questa vicenda vivono attualmente grosse difficoltà. Sostengo da sempre che certi gesti debbano essere fatti nel totale silenzio, senza che possano essere utilizzati e strumentalizzati per fini pubblicitari o personali, cosa che non desidero affatto, ma ho deciso di rendere pubblica questa mia azione al fine di far si che giungano alla mia persona, attraverso il notaio, più proposte da vagliare e tra le quali poter scegliere». (CdM)