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giovedì 8 ottobre 2015

Viaggio epistolare nell'infinitamente piccolo "Ezio"

 
Come si fa a ignorare quest'ennesima chicca letteraria del nostro valido sindaco impercettibile?
Nonostante ormai siano anni che a Taranto si faccia senza, nonostante i frullati di giunta e i rimpasti di nomine, da tempo si è rinunciato ad una guida efficace per traghettare la città in questa situazione.
Però è bravo a scrivere le letterine, quelle si!
E con questa si candiderebbe pure a secchione della classe.

Sembrerebbe di leggere, tra le righe:
"Renzibello, sono bravo io eh!
Non spendo e spando per rappresentanza come quel ragazzaccio di Marino!
Vieni a Taranto che ti offro un piatto di cozze crude sane e nutrienti e del pecorino locale.
Si, è vero, sono stato rinviato a giudizio e la città è un pochino allo sfascio.
Però è colpa sua, lei ha fatto tutto da sola, eh!
Io non c'entro niente, non c'ero. 
E se c'ero, scrivevo letterine!"

Ma sicuramente stiamo capendo male. Ci dev'essere un errore..
Cento di questi anni e mille di queste letterine!!

Caso Marino/ Stefàno scrive a Renzi :"Io, sindaco di Taranto, non ho mai speso un euro per cene e viaggi"

Il sindaco di RomaMarino non può generalizzare, ci sono sindaci virtuosi che non usano il denaro pubblico. E' questo in sinensi, il senso della lettera che il sindaco di Taranto, Ezio Stefàno ha inviato al premier Renzi per prendere formalmente le distanze dalle dichiarazioni fatte dal primo cittadino della capitae in merito al caso dei rimborsi per cene e spese di rappresentanza: Ecco, di seguito, il testo integrale della lettera


Al Sig. Presidente del Consiglio   dei Ministri
Dott. Matteo Renzi Palazzo Chigi
  R O M A


        Comprendo che, l’argomento che Le sottopongo con la presente è sicuramente ben poca cosa rispetto ai grandi temi che La impegnano quotidianamente sia sul fronte nazionale che internazionale, ciò nonostante sento di doverLe commentare una recentissima dichiarazione resa dal Sindaco di Roma, Dott. Ignazio Marino, sulle cosiddette spese di rappresentanza (viaggi e cene), da Egli sostenute.
      Il Sindaco Marino, non può a sua giustificazione estendere in modo  generico a tutti i Sindaci italiani il suo modus operandi in tema di spese di rappresentanza.
      La filosofia e la logica del contenimento della spesa pubblica, così come perseguiti dal suo Governo, non possono non essere attuati da quelle istituzioni centrali e periferiche che gestiscono il denaro pubblico.
      Contesto, dunque, queste considerazioni del collega Sindaco Marino, affermando, con non poco orgoglio, che personalmente in quanto Sindaco di Taranto da ben otto anni, non ho mai impiegato un solo euro per queste voci di spesa dal bilancio comunale, piuttosto per destinarle in favore del welfare.
E questo è avvenuto non perché nel 2006 fu dichiarato il dissesto finanziario del Comune di Taranto, ma perché l’attività di Sindaco esige oggi più di ieri, sobrietà e risparmio dei soldi pubblici e, pur rispettoso delle scelte del Sindaco Marino, sono convinto che tanti altri colleghi Sindaci,  hanno adottato analoghi comportamenti  virtuosi in tema di impiego delle risorse pubbliche.
          
                                                                    IL SINDACO
                                                               (Dr. Ippazio Stefàno)        
(Giornale di Taranto)

sabato 8 agosto 2015

Punti di vista PD sull'Ilva

Il bambolotto delle oligarchie mette il broncio al portavoce di una regione intera

Lui tende la mano, Renzi la ritira. Emiliano freddato su Ilva e Tap

Quando prende la parola, durante la direzione nazionale monotematica sul Sud convocata da Matteo Renzi, Michele Emiliano ha perso parecchia della baldanza della vigilia. «Sono tutti molto preoccupati di quel che dirò – spiega rivolgendosi direttamente al premier segretario durante il suo intervento – chi ti è più vicino mi ha invitato a essere positivo». Ma quello più preoccupato, in realtà, sembra lui stesso, il presidente della Puglia. Che si esibisce in un intervento piuttosto breve e sottotono, accorato e tutto in difesa. Ancora, evidentemente, sotto l’effetto del durissimo trattamento che Renzi gli ha riservato.
Nella sua relazione introduttiva, il presidente del Consiglio cita più volte Marcello Pittella, il presidente della Basilicata, e Vincenzo De Luca, governatore della Campania. Ne loda i risultati, da Matera capitale a Melfi, dalla raccolta differenziata di Salerno agli sforzi per Bagnoli. Per Emiliano (così come per il presidente della Sicilia, Rosario Crocetta, alle prese però con difficoltà politiche oggettive), non una parola. E, invece, moltissime bacchettate: su Ilva, su Tap, sulle trivellazioni. Eppure l’ex sindaco di Bari si era avvicinato al banco della segreteria per stringere la mano a Renzi, che non sentiva né vedeva da prima che iniziasse la campagna elettorale, per tentare di recuperare posizioni. Ricavandone una freddezza ostentata, che non gli era sfuggita. Anche il parlamentare barese Dario Ginefra ne aveva perorato la causa invitando il segretario nazionale e il segretario regionale a scambiarsi un gesto che desse «plastica rappresentazione di una relazione diversa da quella delle romanzesche interpretazioni» dei giornalisti. Appello caduto nel silenzio gelido di Renzi.
Emiliano, è noto, prima e dopo il voto del 31 maggio aveva criticato aspramente il governo sulla riforma della scuola, aveva annunciato opposizione alla decisione di far approdare il gasdotto Tap sulla spiaggia di Melendugno, aveva giudicato mal scritto il penultimo e l’ultimo decreto Ilva (che consente il funzionamento di uno stabilimento per il quale non esclude la chiusura, posizione opposta a quella del governo), infine aveva annunciato ricorso contro le trivellazioni in Adriatico. Renzi non deve aver dimenticato nulla. Così come non deve aver gradito quell’ultima promessa – «scateneremo l’inferno del cambiamento» – con cui Emiliano aveva accolto l’annuncio di una direzione nazionale dedicata alla questione meridionale, intestandosi una sorta di battaglia da Sud (con il plauso di tantissimi amministratori meridionali che lo incitavano anche ieri alla pugna).
A dimostrare tutta l’insofferenza del premier, è appunto il suo discorso dal Nazareno. Parla della Puglia più volte. Ne cita i successi, dalla Mermec dell’amico Vito Pertosa alla sfida per Taranto annunciata dal ministro per i Beni culturali Franceschini. Rivendica gli sforzi del governo nel suo territorio. Cita perfino i «ragazzi di Proforma», l’agenzia barese di comunicazione alla quale egli stesso si affida, per «la bellissima campagna sul Tap con cui si dimostra che un gasdotto non pregiudica le potenzialità turistiche del territorio». Emiliano, che del Pd pugliese è segretario e che è stato eletto solo due mesi fa governatore, no, non merita incoraggiamento né considerazione. Per lui solo staffilate. Su Ilva. «Noi a Taranto ci siamo andati – rivendica Renzi – il decreto legge che tiene aperta quell’industria, con una battaglia quotidiana del tutto sottovalutata, è il numero 1 del 2015. Ma tutta l’attenzione è stata riservata alle interpretazioni normative». Su Tap. «So che ci sono opinioni diverse, ma si dovrebbe osservare che il gasdotto convive perfettamente con la spiaggia a Ibiza dove il turismo non è affatto crollato». Sulle trivellazioni. «Lo sblocca Italia non ha autorizzato alcuna trivella. Ma è possibile che dalla parte croata dell’Adriatico si intervenga e da quella italiana non si possa fare neppure ricerca?».
Ed Emiliano? Parla per quarto, poco dopo un galvanizzato De Luca, e sceglie il registro – non tanto consueto, per lui, ma fa parte della mutazione in corso - della prudenza. «Noi possiamo essere per te, presidente, uno strumento per risolvere la crisi economica italiana. Siamo a tua disposizione, delle questioni correntizie non ci frega niente. Se qualche volta osservo, da giurista, un’incongruenza non devi prendertela: sono un giurista. Noi siamo il frutto di sangue e sudore versato, non solo metaforicamente. In luoghi difficilissimi dove abbiamo portato la bandiera della civiltà attraverso il centrosinistra e il Pd, non possiamo essere convocati a bacchetta. Dobbiamo condividere strategia e visione. Poi vedrai di cosa siamo capaci». Chi, nella platea del Nazareno, si aspettava un Emiliano che «scassasse» tutto, forse è deluso. «Non sono pazzo – concede al termine della direzione – abbiamo incassato l’impegno a discutere di questione meridionale e a farlo prima di stabilire la spesa con la legge di stabilità. È molto. Andiamo avanti». (CdM)

martedì 21 luglio 2015

C'era una volta il diritto alla salute!

Ilva: il "lavoro sporco" degli ultimi tre governi

L'Ilva di Taranto non è più soltanto il massimo simbolo di un modello di industria - lo stesso di Porto Marghera o di Bagnoli - che ha praticato per decenni il sistematico disprezzo di ogni garanzia e protezione a difesa dell'ambiente, della salute dei lavoratori e di tutti i cittadini. Oggi è anche di peggio: è il terreno di sperimentazione di leggi che tale disprezzo elevano a norma, a principio giuridico, affermando l'idea che l'interesse di un'impresa debba venire prima della sicurezza del lavoro e della tutela della salute pubblica.
La prova di questa scelta è nella sequenza via via più inquietante di decreti varati negli ultimi anni dai governi Monti, Letta, ora Renzi per impedire alla magistratura l'applicazione all'acciaieria di Taranto di un persino banale precetto costituzionale: nessun interesse privato per quanto economicamente rilevante può contare di più del diritto dei cittadini a un ambiente sano, a un'aria respirabile.
Su questa strada, il governo Renzi continua nel "lavoro sporco" cominciato dai governi che l'hanno preceduto. Con due decreti emanati in pochi mesi, ha stabilito che l'Ilva può produrre senza bisogno di rispettare per intero le prescrizioni del Ministero dell'Ambiente per il risanamento e la bonifica ambientali del sito; che il commissario Ilva gode di una sorta di "guarentigia" che lo rende immune da eventuali provvedimenti giudiziari; che nel caso in cui la magistratura disponga il sequestro parziale o totale dello stabilimento ravvisando situazioni di grave pericolo per la sicurezza dei lavoratori, l'attività produttiva può proseguire ugualmente.
A Taranto, come mostrano consolidate ricerche epidemiologiche, in tanti si ammalano e muoiono per le sostanze tossiche in eccesso rispetto ad ogni standard di legge che dalle ciminiere come dai depositi di minerali piovono sull'area occupata dall'Ilva e su tutta la città. Anche la sicurezza del lavoro all'Ilva è tutt'altro che garantita, come tragicamente dimostrato dall'incidente dell'8 giugno scorso all'altoforno 2 costato la vita all'operaio Alessandro Morricella, che ha indotto la Procura di Taranto ad aprire un'inchiesta contro i responsabili dell'azienda per assenza dei requisiti minimi di sicurezza e ha portato al sequestro cautelativo dell'altoforno. D'altronde non ci si può stupire, visto che quella è la stessa fabbrica dove per decenni il "padrone" - prima l'Italsider, poi la famiglia Riva - ha fatto letteralmente i suoi comodi infischiandosene di leggi e regolamento, e sfruttando le vaste complicità istituzionali e politiche che oggi conosciamo grazie alle inchieste della magistratura.

Per il governo Renzi questi non sono problemi, o per lo meno sono problemi più piccoli dell'alto costo economico di un intervento rapido ed integrale di messa in sicurezza dell'impianto in tema sia di impatto inquinante sia di sicurezza del lavoro. Commissariare l'Ilva togliendo di mezzo i Riva - che restano i principali responsabili del disastro ambientale e sociale tarantino - doveva essere il primo passo per riconciliare a Taranto lavoro, salute, legalità, invece si continua a procedere per toppe successive, senza vedere che ogni toppa non solo non aiuta a risolvere il problema ma stabilisce un precedente sempre più grave.
Finora, va detto, l'ultima "proposta indecente" sull'Ilva dell'attuale esecutivo non ha suscitato grandi proteste. Ad opporsi sono rimasti quasi soltanto i magistrati: con il tribunale di Taranto che ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale la norma "anti-sequestro" e con il segretario generale dell'Associazione nazionale magistrati Maurizio Carbone, secondo il quale la legislazione d'emergenza sull'Ilva è segnata da "una netta prevalenza del diritto all'impresa rispetto a diritti, quali quello all'ambiente e alla sicurezza sul lavoro, che invece sembrano essere considerati come un mero ostacolo alla produzione". Così facendo, aggiunge Carbone, il legislatore rovescia il dettato costituzionale, che assegna una netta prevalenza alla salute e alla sicurezza sociale rispetto alla libertà d'impresa.
A parte la magistratura e poche altre voci isolate, tutti gli altri "attori" della vicenda Ilva - sindacato compreso - hanno accolto quest'ultimo decreto del governo con un silenzio assordante. O meglio: tutti meno uno: il vertice di Confindustria. Ecco, all'associazione degli industriali e in particolare al suo presidente Giorgio Squinzi la scelta di privilegiare in casi come questo gli interessi delle imprese piace moltissimo: "Il perno su cui far leva per ricomporre l'equilibrio tra giustizia ed economia - ha dichiarato Squinzi in una lettera al Corriere della Sera - è bilanciare gli interessi". Fedele a questo stesso criterio, il presidente di Confindustria assegna i voti anche ad altri recenti provvedimenti legislativi, bocciando per esempio senza appello la legge che finalmente ha introdotto nel codice penale gli ecoreati. E intanto sempre da Confindustria esultano per la norma contenuta nel disegno di legge del governo sulla semplificazione amministrativa che prevede il "tacito consenso" per le procedure di autorizzazione edilizia, una vera manna per cementificatori di ogni risma. (HuffingtonpostBlog)

giovedì 21 maggio 2015

Una legge caricata a salve

Fonte: VoxEurop, rielaborazione ©Comitato per Taranto

Ecoreati, adesso Ilva pensa di non patteggiare

La parola d’ordine è “temporeggiare”. Le dichiarazioni di Matteo Renzi sull’Italia che “riparte da Taranto” all’inizio del 2015 sono ormai un ricordo sbiadito. La questione Ilva può aspettare. Anche la proposta di patteggiamento dinanzi al Tribunale di Taranto può restare in qualche cassetto del ministero dello Sviluppo economico, che avrebbe dovuto dare il via libera al collegio difensivo dell’azienda in amministrazione straordinaria. In una riunione tenuta mar-tedi tra il ministro Federica Guidi e la struttura commissariale guidata da Piero Gnudi, presente Paola Severino in veste di consulente legale del commissario, si è deciso appunto di frenare sul patteggiamento.
A QUANTO RISULTA al Fatto Quotidiano, nel vertice si è anche parlato del fatto che la nuova legge sugli ecoreati (approvata proprio martedì sera) potrebbe avere un impatto sul processo in corso a Taranto essendo ritenuta più “favorevole al reo” rispetto al reato di “disastro innominato” per cui l’azienda, la famiglia Riva e altri vengono perseguiti a Taranto. Trovano così una prima conferma i timori finora non ufficiali della Procura e del Tribunale della città pugliese sugli effetti che la nuova legge sugli ecoreati potrebbe avere sul maxi-processo Ilva. D’altronde anche magistrati esperti del tema come Gianfranco Amendola, uno dei padri dell’ambientalismo italiano, e Raffaele Guariniello (vedi qui accanto) lasciano intendere che il lavoro del Parlamento non sia stato così accurato come ci si aspetterebbe per una normativa attesa da vent’anni almeno.
Intanto il 28 maggio – data in cui è fissata l’udienza preliminare del procedimento “ambiente svenduto” – si avvicina. I legali dell’Ilva avevano ipotizzato di chiedere l’applicazione di una pena che prevedeva una multa da 3 milioni di euro, l’interdizione per 8 mesi e la confisca di 2 miliardi di euro come profitto del reato. Nei fatti l’uscita dell’Ilva dal processo penale, però, avrebbe gravato solo sulle tasche dei cittadini: i due miliardi di euro per il risarcimento, infatti, sarebbero stati recuperati grazie a obbligazioni garantite dallo Stato in attesa che fossero svincolati i soldi sequestrati su alcuni conti svizzeri alla famiglia Riva dalla Procura di Milano (che indaga per evasione fiscale) e da usare per il risanamento della fabbrica secondo un decreto del governo di Mario Monti (il Guardasigilli, come si sa, era Paola Severino).
Sul piano giuridico, però, il patteggiamento qualcosa lo avrebbe prodotto eccome: l’ammissione di responsabilità dell’azienda (cioè il commissario) avrebbe pregiudicato in modo significativo la posizione penale degli altri imputati. I Riva, infatti, lo hanno interpretato come una sorta di tradimento della struttura commissariale. Come che sia, qualcosa durante il cammino verso il patteggiamento deve essersi inceppato. E stando a quanto riferito da fonti interne all’azienda, uno dei principali oppositori alla proposta di patteggiamento sarebbe l’ex ministro della Giustizia Paola Severino che, da consulente legale di Gnudi, difende l’Ilva commissariata nel procedimento in corso al Tribunale di Milano. L’ex Guardasigilli, peraltro, ha una discreta competenza in tema di disastri ambientali visto che fu nel collegio di difesa della Montedison anche nel caso della discarica di Bussi, in Abruzzo, su cui – dopo le rivelazioni del Fatto Quotidiano – ora indaga il Csm per presunte pressioni sui giudici popolari per far assolvere l’azienda.
ORA, CURIOSAMENTE, proprio l’ex Guardasigilli che contribuì a scrivere il decreto che consentiva l’utilizzo dei fondi svizzeri, sembra intenzionata a consigliare all’azienda di fare un passo indietro. Il motivo? Si teme che il patteggiamento a Taranto possa condizionare la banca svizzera spingendola a non svincolare il miliardo e 200 milioni di euro sequestrati alla famiglia Riva. Un punto che però – secondo fonti aziendali – è particolarmente pretestuoso: “La Svizzera sbloccherà il denaro solo quando ci sarà una sentenza definitiva di condanna a Milano”. Tutti lo sanno, insomma, ma nessuno lo dice. Un’ipotesi che, visti i tempi della giustizia italiana e un maxi-processo con oltre 50 imputati, non promette bene. Anzi.

La verità sulla legge contro gli Ecoreati

Martedì è stata approvata al Senato (la Camera si era già espressa il 26 febbraio 2014) il DDL 1345, la cosiddetta legge contro gli Ecoreati recante disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente. Grande soddisfazione è stata espressa da questi tutti a partire dal Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti fino a Ermete Realacci del PD e Luigi Di Maio del Movimento 5 Stelle. Ma la nuova legge, presentata con lo slogan trionfale “basta casi Eternit” forse potrebbe non mantenere le promesse fatte.
DI CHI È LA LEGGE SUGLI ECOREATI?
Già dal giorno prima della votazione Luigi Di Maio scriveva che il Parlamento avrebbe approvato una legge voluta dal Movimento 5 Stelle e dopo la votazione annunciava trionfante: «È appena stata approvata la nostra legge sugli ecoreati, quella che due anni fa presentò alla Camera Salvatore Micillo nostro Deputato e cittadino della terra dei fuochi». Secondo Di Maio la legge sugli Ecoreati altro non è che quella “presentata due anni fa”
e ancora ieri Di Maio scriveva così su Facebook:

Luigi Di Maio inventa la Legge Micillo

Il problema è che la legge sugli Ecoreati non è la “Legge Micillo”. Il primo firmatario del provvedimento è il deputato del Partito Democratico Ermete Realacci che ha presentato la proposta di legge il 19 marzo 2013. La proposta del cittadino-portavoce-onorevole Salvatore Micillo invece è stata presentata il 15 maggio 2013. Come se non bastasse si evince anche dal testo approvato dal Senato nei giorni scorsi che Realacci è il primo firmatario. Che i contenuti delle due proposte di legge fossero simili è un bene, significa che le forze politiche quando vogliono sanno lavorare assieme, certo agli elettori pentastellati è meglio raccontare un’altra storia altrimenti, suscettibili come sono, potrebbero urlare all’inciucio. Soddisfazione è stata espressa anche dal Presidente del Consiglio che ci ha tenuto a immortalare il momento della “firma pesante” sulla legge contro gli Ecoreati.

COSA DICE LA LEGGE?
Ma andiamo con ordine e partiamo dall’inizio, cosa dice la legge? Il testo licenziato dal Senato martedì va ad introdurre alcune modifiche al titolo VI del libro secondo del codice penale. I nuovi reati previsti dal Codice sono cinque: inquinamento ambientale, disastro ambientale, traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività, impedimento del controllo e omessa bonifica. La legge prevede un sostanziale aumento delle pene con aggravanti nel caso si venga riconosciuta l’associazione a delinquere ma prevede anche il “ravvedimento operoso” ovvero sconti di pena da un terzo alla metà a coloro che collaboreranno con le forze dell’ordine e dalla metà a due terzi nei confronti di coloro che si adopereranno “per evitare che l’attività delittuosa venga portata a conseguenze ulteriori, ovvero, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, provvede concretamente alla messa in sicurezza, alla bonifica e, ove possibile, al ripristino dello stato dei luoghi“. Di particolare rilevanza in virtù del fatto che la legge si propone di evitare l’esplodere di altri “casi Eternit” è l’articolo 452-quater, quello che punisce il reato di disastro ambientale:
Fuori dai casi previsti dall’articolo 434, chiunque abusivamente cagiona un disastro ambientale è punito con la reclusione da cinque a quindici anni. Costituiscono disastro ambientale alternativamente: 1) l’alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema; 2) l’alterazione dell’equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali; 3) l’offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza del fatto per l’estensione della compromissione o dei suoi effetti lesivi ovvero per il numero delle persone offese o esposte a pericolo. Quando il disastro è prodotto in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette, la pena è aumentata.
LE CRITICHE AL PROVVEDIMENTO
I Verdi sono sempre stati molto critici nei confronti di questo disegno di legge. Oggetto delle contestazioni quell’avverbio “abusivamente” ripetuto 3 volte all’interno del testo, il portavoce dei Verdi Angelo Bonelli scriveva così su Twitter:
"È nato il disastro ambientale cagionato abusivamente "

Un punto ribadito anche da Antonia Battaglia in un pezzo su Micro Mega:
Un reato ambientale, secondo la norma, sarà tale solo se sarà stato compiuto al di fuori delle norme. Ma nel caso in cui uno stabilimento industriale, una discarica o altro soggetto inquinante fossero provvisti di un’autorizzazione a produrre e a funzionare, non sarebbero abusivi e non potrebbero essere giudicati per disastro ambientale.
La legge mette a rischio il processo Ilva “Ambiente Svenduto” e rappresenta un’àncora di salvataggio per i grandi inquinatori e per le lobbies di attività industriali potenzialmente inquinanti. Poiché l’Ilva produce inquinando (lo dice il GIP Todisco del Tribunale di Taranto e fa eco la Commissione Europea), ma produce con una regolare autorizzazione ambientale. L’Ilva non rispetta, secondo il GIP e secondo la Commissione, i dettami contenuti in tale autorizzazione ma una volta approvata questa legge, essa non potrebbe mai più essere sanzionata poiché il suo inquinamento non sarebbe abusivo. Non importa che non si rispetti l’autorizzazione, l’importante è che l’autorizzazione esista.
La tesi dei Verdi è che chi ha una regolare “licenza ad inquinare” non potrà essere ritenuto colpevole di inquinamento abusivo, dal momento che il loro non potrà esserlo. Anche il procuratore della Repubblica Gianfranco Amendola attacca il provvedimento di legge proprio su quell’avverbio. In un’intervista ad Affari Italiani Amendola dice che a suo parere quell’avverbio «stabilisce che il disastro ambientale è punibile solo se commesso abusivamente significa è come dire se è commesso senza autorizzazione, come se un disastro ambientale potesse avere in qualche modo un’autorizzazione». Secondo il Procuratore capo non si tratta di un errore o di una svista, quell’abusivamente è stato messo lì proprio per impedire che la magistratura possa intervenire in alcuni settori in particolare quello industriale (oltre al caso Eternit viene citata anche l’ILVA di Taranto). Dal momento che le industrie avevano e hanno l’autorizzazione a produrre l’inquinamento risultante dalla loro attività non sarebbe abusivo. In parole povere secondo Amendola si vuole «lasciare mano libera alle industrie che devono essere libere di fare ciò che vogliono senza che i magistrati possano intervenire».
Come cantava Elio qualche anno fa: Parcheggi abusivi, applausi abusivi, villette abusive, abusi sessuali abusivi; tanta voglia di ricominciare abusiva.
Ma il problema non è solo quello dell’avverbio, a dirlo è Raffaele Guarinello, il magistrato torinese pubblico ministero nei processi sul caso Eternit. Secondo il magistrato anche con la nuova legge la sentenza sul processo alla multinazionale dell’amianto la sentenza non cambierebbe:
E oggi, se potessimo ricominciare tutto da capo, finirebbe allo stesso modo. Perché i tempi sono stati raddoppiati, è vero, ma la struttura del reato è rimasta identica. Chi dice che con questa legge il processo Eternit si sarebbe salvato dice una cosa sbagliata
Il problema, dice Guarinello all’ANSA è che la legge non ha recepito la sentenza della Cassazione sul caso Eternit e quindi l’impianto normativo rimane pressoché lo stesso della vecchia legge:
La Cassazione ha stabilito che questo reato si consuma quando avviene l’evento. E l’evento, nel caso dell’Eternit, è datato 1986, quando la società ha smesso di produrre. I supremi giudici hanno anche detto che il nostro processo era prescritto prima ancora di cominciare. E questa legge non modifica il principio. Per scongiurare il rischio prescrizione bisogna cominciare a indagare non appena la fabbrica chiude i battenti. E il reato di disastro comincia a prescriversi quando ancora non si è nemmeno manifestato (nextquotidiano)

giovedì 15 gennaio 2015

Magistrati concreti e politici azzeccagarbugli

Ilva di Taranto, in audizione al Senato i magistrati smontano il decreto del governo Renzi

Si è tenuta presso il Senato della Repubblica il 14 Gennaio 2015, in seduta congiunta l'audizione informale del procuratore capo di Taranto, Francesco Sebastio, del procuratore aggiunto di Milano, Francesco Greco, e del sostituto procuratore di Milano, Stefano Civardi, nell'ambito dell'esame del ddl n. 1733 (Decreto-legge ILVA).
L'audizione è durata oltre un'ora e mezzo, durante la quale i magistrati hanno esposto moltissime osservazioni alcune anche molto forti, quasi ad esternare un senso di sconforto nei confronti del legislatore (in questo caso il Governo) incapace di scrivere buone norme. Durante l'audizione il Procuratore di Milano Francesco Greco ha detto criticando il DL : "Non posso altro che auspicare il rispetto pieno dei criteri previsti dalla legge Marzano" ha poi aggiunto "noi siamo stanchi, di continuare nelle nomine di persone da parte del Mise o del Ministero dell'Industria in passato, che fanno sì che le gestioni di queste crisi diventino dei poltronifici" continua Greco dicendo "ho gestito crisi come quelle della Parmalat e Montedison, ci vuole gente preparata e capace, che stia a tempo pieno a lavorare, che non si prenda questo come uno dei cinquanta incarichi da svolgere";
In questo video i punti salienti degli interventi dei PM.



Greco: "Non riesco a capire perché si facciano leggi in questo modo, forse è un problema di gestione del potere";
Greco: "Una elargizione tout court dello Stato all'Ilva, ovvero una confisca preventiva di questo denaro senza una contropartita, potrebbe avere problemi di tipo costituzionale, rilievi in sede di Corte Europea e si potrebbe configurare una forma di aiuti di Stato"
Sebastio : "In merito alla questione dell'80%"; ad esempio, la prescrizione ricoprire i parchi minerari, vale come quella di mettere un cartello?";
Sebastio :" in merito alla norma sulla non punibilità del commissario dell'amministrazione straordinaria, non è chiara, non si capisce chi rientri in questa "impunibilità" quando si parla di soggetti delegati si intendono anche i direttori dello stabilimento che oggi sono imputati?";
Sebastio : riferendosi alla norma dell'80% relativa alle prescrizioni chiede" 80% e 20% ma dei lavori fatti o dei lavori appaltati?"; Infine ancora il procuratore di Milano, Greco pone la questione trasparenza, afferma infatti che sembra nessuno si sia posto il problema della trasparenza e che 2 miliardi di € sono la cifra più grossa mai spesa in italia, occorrerebbe una forma di controllo pubblico.
Hanno chiesto di poter lavorare meno dal punto di vista interpretativo delle norme, per cui i magistrati chiedono di rivedere il testo del decreto scritto dal Governo Renzi e di essere più specifici nella formulazione delle leggi. (Beppegrillo)

Vendola: se chiude l'Ilva non c'è futuro per la città di Taranto

“Se dovesse chiudere l’Ilva dubito che potremmo essere di fronte alla possibilità di dibattere del futuro di Taranto: oggi si può avere un’acciaieria sostenibile. La chiusura dell’Ilva sarebbe un colpo al sistema industriale nazionale”. Lo afferma il governatore della Puglia Nichi Vendola, in audizione in commissione Industria al Senato nell’ambito dell’esame del decreto sull'Ilva, citando l’esempio di Bagnoli.
“In questo momento ci sono 500 milioni cantierizzati per il porto – spiega Vendola – 200 milioni pronti per il nuovo grande ospedale di Taranto; è in corso di costituzione un registro tumori di Taranto. Il ciclo della salute insieme a quello delle bonifiche non è un ciclo del rapporto”.
«L'AIA VA FATTA AL 100%» - "Non è sopportabile la parcellizzazione. Solo l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) nella sua interezza può garantire" salute e ambiente altrimenti potrebbe anche aprirsi "il rischio di esporre il Paese a infrazioni comunitarie". Vendola chiede quindi di "cassare la norma dell’80%" sull'applicazione delle prescrizioni Aia. "Ci chiediamo perchè proprio l’80%? Siamo di fronte a una nuova proroga?", dice.
“Parliamo di interventi indispensabili”, osserva Vendola citando tra questi per esempio quelli sui “parchi minerali”, per la data che va dal 31 luglio 2015 in poi (primo step di una serie di prescrizioni). Se non si riesce a rispettare le prescrizioni e i tempi dell’Aia, spiega Vendola, “l'Ilva dovrebbe presentare adeguate motivazioni sui ritardi e poi rimettersi al giudizio dell’Autorità”, come il ministero dell’Ambiente. Poi per la Regione Puglia sarebbe il caso di “cassare anche l'impunibilità” del commissario (comma 6 art.2). Tra l’altro Vendola chiede di “riattribuire la vigilanza a un ente terzo, a un garante”. Da “cassare” anche la parte del decreto sulle discariche (art.4). Infine “serve una chiara demarcazione tra le risorse destinate alla riqualificazione dell’Ilva e le risorse per il rilancio e lo sviluppo dell’area di Taranto”.
SI DEVE RISPETTARE AMBIENTE ED OCCUPAZIONE - “E' l’ennesimo decreto. Riteniamo che la decretazione di urgenza non sia lo strumento più idoneo”, soprattutto perchè “i commissari hanno via via espropriato le procedure ordinarie senza tuttavia ottenere miglioramenti ambientali”. Vendola segnala comunque “alcuni aspetti che valutiamo positivamente” come l’introduzione del “nuovo protagonismo dello Stato”.
“Per la Regione qualsiasi salvaguardia del siderurgico più grande d’Europa deve rispettare due requisiti, che ci sia la tutela dei livelli di occupazione e che la produzione sia rispettosa dell’ambiente”, aggiunge Vendola. “Con la decretazione d’urgenza si è provocato un impoverimento dei procedimenti ordinari – osserva il governatore pugliese – e si è andati sempre più verso un regime monocratico: e non si può dire che a questo sia corrisposto un miglioramento ambientale, anzi”, prosegue, si è avuta richiesta di proroga e dilatazione dei tempi dell’Aia. “Riteniamo però necessario – rileva Vendola parlando del nuovo decreto Ilva – che accanto al livello di governance dello Stato ci sia anche una governance scientifica per la salute e l'ambiente, potenziando il Centro salute e ambiente istituito dalla Regione nel 2012, garantendo specifiche risorse. Bisogna poi potenziare l’organico Arpa, perchè se lo Stato ci chiede di fare una guerra, ebbene non la possiamo fare senza un esercito”; in proposito viene proposto un emendamento ad hov per autorizzare, “in deroga agli attuali vincoli, la copertura del 60% dei posti della dotazione organica generale dell’Agenzia, per raggiungere 498 unità a tempo indeterminato” per “garantire il completamento e lo sviluppo delle attività sul territorio tarantino”. (GdM)

Sindaco di Taranto: si chiarisca il problema dell'Aia all'80%

“Occorre chiarire cosa riguarda l'80% e stabilire un termine temporale per la realizzazione del restante 20%” dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale). Così il sindaco di Taranto Ippazio Stefano in audizione in commissione Industria sul nuovo decreto Ilva. “Serve più precisione nel dire quando avverranno gli interventi e quando arriveranno i finanziamenti per l’attuazione delle prescrizioni ambientali – osserva poi Stefano – se ci dicono che tra 15 giorni almeno questi arriveranno cominciamo a parlare di cose concrete. Noi non vogliamo gestire le risorse, vogliamo che sia il ministero. Noi programmiamo quello che vogliamo fare e chiediamo di essere controllati sull'utilizzo”.
Il sindaco critica poi la diminuzione di controllo da parte del territorio, e il venir meno del controllo all’Arpa: “Si toglie la possibilità di verificare come vanno le cose”. Poi dice che inizierà presto, “a giorni”, la bonifica del quartiere Tamburi: è “già stata preparata la tensostruttura dove verrà depositato il terreno prelevato, terreno inquinato. Abbiamo bisogno di riavvicinare i cittadini alle istituzioni”. (GdM)

venerdì 9 gennaio 2015

Questua generale!

Ilva, a Roma la protesta delle aziende fornitrici oggi incontro col ministro

La protesta contro l’ultimo decreto salva-Ilva varato dal governo Renzi sbarca in piazza Montecitorio a Roma. A guidarla non sono le associazioni ambientaliste, schieratesi sin da subito contro un provvedimento che proroga senza una data ultimativa i lavori necessari a rendere non più fonte di malattie e morte gli impianti dell’area a caldo del sideurgico, ma Confindustria Taranto e altre organizzazioni di categoria che rischiano a metà settimana, con l’ammissione dell’Ilva all’amministrazione straordinaria, di dover dire addio agli oltre 100 milioni di euro di crediti vantati nei confronti dell’azienda.
Gli imprenditori di Taranto puntano ad essere ricevuti dalla presidenza del Consiglio per chiedere interventi urgenti. «La legge Marzano apre una procedura concorsuale» commenta il presidente di Confindustria Taranto, Vincenzo Cesareo. «Questo significa che, in assenza di correttivi, i crediti dell'indotto di Taranto rischiano di essere azzerati. Poiché le imprese avanzano ancora tanto dall’Ilva per i lavori dei mesi scorsi, è evidente che non ricevere più questi soldi, o vederli entrare in una prospettiva di massima incertezza, espone le stesse imprese a dei rischi.
Il pericolo è che salti un sistema locale - osserva Cesareo - nonostante l'attenzione che il Governo sta mettendo sul caso Ilva». Stamattina alle 10 gli imprenditori manifesteranno in piazza Montecitorio per andare poi a Palazzo Chigi, mentre a Taranto le aziende hanno bloccato ogni intervento nel siderurgico e annunciato la messa in libertà del personale, si calcola circa 3mila unità. Fim Cisl e Uilm Uil si sono schierate a sostegno dell’iniziativa organizzata da Confidustria, tanto che probabilmente ce ne sarà una analoga martedì a Taranto, con il coinvolgimento degli operai delle ditte dell’indotto.
Più cauta, invece, la Fiom Cgil che con il segretario provinciale Donato Stefanelli chiede al Governo di individuare «in tempi rapidissimi gli strumenti per salvaguardare il sistema degli appalti, che altrimenti verrebbe drammaticamente travolto se tagliato fuori dal percorso di salvataggio dell’Ilva» .
Stefanelli aggiunge che «non è in alcun modo condivisibile quanto annunciato da Confindustria di Taranto circa la sospensione delle attività nello stabilimento e la messa in libertà dei lavoratori dipendenti dalle imprese degli appalti. Una forma di protesta sbagliata e autolesionista che può portare allo spegnimento degli impianti dando così il colpo di grazia a tutto e a tutti, irresponsabile perché soffia sul fuoco della paura e della rabbia, e che qualora venisse assunta davvero ci indurrebbe ad attivare tutte le azioni, anche di natura giudiziaria, a tutela dei lavoratori coinvolti, anche perché per la messa in libertà non vi è alcun presupposto, tantomeno di natura giuridica».
Nell’Ilva, intanto, restano ferme tre colate continue delle acciaierie - si tratta della 1, 2 e 4 - e da oggi c’è lo stop della zincatura 2 che si aggiunge alla 1, fermata da sabato. Ancora in corso, inoltre, la fermata a rotazione degli altiforni 2, 4 e 5, ciascuno bloccato per 48 ore. È la conseguenza del mancato arrivo al siderurgico delle materie prime necessarie alla produzione: minerali di ferro, fossili, zinco. Le scorte sono al minimo, i fornitori non consegnano all'Ilva perché attendono che l'azienda vada in amministrazione straordinaria, e l’azienda deve decelerare per non fermarsi completamente, facendo smaltire ferie arretrate o mettendo in solidarietà 800 lavorat ori. Oggi, intanto, riprendono le audizioni del Senato sul nuovo decreto legge. Le commissioni Industria e Ambiente ascolteranno in serata Vera Corbelli, commissario per le bonifiche. Domani toccherà ad Andrea Guerra, consigliere del presidente del Consiglio, e a Giovanni Arvedi, presidente dell'omonima acciaieria. Inserata ci saranno i sindacati, mercoledì le associazioni ambientaliste mentre giovedì 22 sarà ascoltato Claudio Riva, presidente di Riva Fire, gruppo proprietario dell'Ilva.

mercoledì 24 dicembre 2014

Si può fare una lasagna col frullatore?

L'ok del governo al decreto salva Ilva: finisce l'era dei Riva, arrivano tre commissari

Sei articoli per disegnare il futuro di Taranto: "Per me è l'atto più importante, il modo in cui voglio dare il buon Natale ai cittadini di Taranto, città spesso umiliata dalla politica" ha detto il premier Matteo Renzi. Il consiglio dei ministri ha approvato il decreto salva Ilva. Il siderurgico da gennaio non sarà più nelle mani dei Riva ma sarà gestito da tre commissari straordinari. Un commissariamento che avrà una durata a tempo, di massimo 36 mesi, perchè poi l'azienda dovrà essere venduta al miglior offerente che dovrà garantire produzione e ambiente ma non necessariamente i numeri dell'attuale forza lavoro. Un salvacondotto penale per il commissario che non potrà essere indagato se rispetterà i tempi del piano ambientale. Tempi che verranno ulteriormente dilatati: 80 per cento di applicazione entro luglio dell'anno prossimo e il resto da stabilire con un decreto del presidente del Consiglio. Premier che appena ieri aveva sfidato la Ue sull'eventuale accusa di aiuti di Stato: "L'Europa non ci può impedire di salvare i bambini di Taranto"
Nel decreto ci sono quattro grandi voci: aspetti culturali, sblocco di alcuni lavori come porto e bonifiche, fino a 30 milioni di euro alla regione puglia per programmi di riqualificazione dell'ospedale e la creazione di una ricerca ad hoc sui tumori. "L'ilva- ha spiegato Renzi- andrà in amministrazione straordinaria a gennaio: avremo la possibilità di usare la marzano come fu per alitalia nel 2008, spero con risultati migliori. Nomineremo tre commissari che gestiranno rilancio azienda e risanamento ambientale, accompagnati da un investimento pubblico che avrà successo se avrà un tempo limitato ragionevolmente tra un minimo di 18 a un massimo di 36 mesi".
Per il presidente del consiglio "ci sono momenti in cui l'intervento pubblico è fondamentale per salvare le sorti di un polo industriale. E' la grande scommessa di sviluppo di quell'aerea. Credo sia l'atto più emozionante del consiglio dei ministri. La responsabilità ci chiama e prendiamo in faccia il vento che serve - conclude Renzi- cercando di rimediare agli errori fatti in passato. Ci sarà un grande e diretto investimento dello stato. Almeno un miliardo per l'ambientalizzazione e 800 milioni per gli altri investimenti".
Per prima cosa la legge modifica la vecchia Marzano ed estende la possibilità di accedere all'amministrazione straordinaria per le imprese che gestiscono almeno un siti di interesse strategico nazionale, come appunto l'Ilva. Il testo prevede poi la nomina un commissario che dovrà vendere, o anche affittare, l'azienda con trattativa privata.
"L'affittuario o l'acquirente dovranno garantire continuità produttiva e rapidità dell'intervento" dice il Governo senza offrire dunque tutele scritte da un punto di vista occupazionale. Tutele invece avrà il commissario che per fare partire i progetti previsti dal piano ambientale potrà saltare tutta una serie di autorizzazioni, con il principio del silenzio-assenso nel giro di venti giorni. Ma soprattutto, dopo le annunciate dimissioni di Piero Gnudi, c'è attenzione sui tre nomi. Ma hiunque sia avrà comunque una sorta di salvacondotto: se il piano ambientale verrà rispettato, i commissari non potranno essere perseguiti penalmente per le sue condotte. E sarà salvato anche da un possibile reato di bancarotta se i soldi verranno messi a disposizione delle misure per la tutela ambientale e sanitaria o per la continuazione dell'esercizio di impresa.
Rimane quindi saldo quanto previsto dal piano ambientale e industriale predisposto dal commissario Enrico Bondi prima e da Gnudi poi. L'unica novità è lo slittamento delle prescrizioni che dovranno essere rispettate all'ottanta per cento entro luglio di quest'anno e il restante venti rimarrà "nelle mani" del presidente del consiglio che dovrà indicare un termine con un successivo decreto. In questa maniera, quindi, alcune opere centrali (come la copertura dei parchi minerali) potranno essere posticipate a data da destinarsi. Viene chiarito però che non ci sarà alcuno sconto: anche i privati dovranno impegnarsi ad attuare le prescrizioni contenute nel piano ambientale.
Molto dettagliate anche le parti di copertura finanziaria. Al commissario verranno messi a disposizione 375 milioni per il 2015 e il 2016 dai fondi regionali (divisi tra il piano di azione e coesione e i Fesr) oltre ai 137 milioni per il 2015 che arriveranno da Cassa depositi e prestiti tramite Fintecna. Ma soprattutto, a garanzia di tutta l'operazione viene tirata fuori una vecchia clausola del contratto di vendita di Iri ai Riva, attraverso la quale oggi Fintecna, per conto di Iri, offre la "garanzia ambientale" a tutta l'operazione. Accanto a questo ci sarà un pacchetto dedicato a Taranto, anche se non direttamente a Ilva. Lo ha sottolineato il sindaco Ippazio Stefano che ieri ha avuto un lungo colloquio con il sottosegretario Graziano Delrio.
"Ci sarebbero buone notizie per la bonifica del Mar Piccolo, del quartiere Tamburi, della città vecchia

e per il porto, e anche per le tutele occupazionali" ha detto, in riferimento a programmi di sostegno per la rigenerazione urbana di alcune zone. Tutta l'operazione posticipa di almeno un anno l'ingresso dei privati e cambia completamente le carte in tavola sulla questione Ilva. "Non si deve perdere mai di vista - ha detto ieri l'arcivescovo di Taranto, monsignor Filippo Santoro, nel messaggio di Natale alla città - la minaccia ambientale e i pericoli per la salute". (RepBA)

Ilva in amministrazione straordinaria. Renzi: “Spero risultati migliori di Alitalia”

L’Ilva andrà in amministrazione straordinaria a inizio gennaio. Lo ha ufficializzato il presidente del consiglio Matteo Renzi al termine del consiglio dei ministri del 24 dicembre, confermando il decreto ad hoc “salvo intese” che stabilisce l’avvio di una Marzano a misura dell’impianto siderurgico di Taranto “come per l’Alitalia, con risultati spero migliori”. A breve, quindi, è prevista la nomina di  “uno o più commissari”, ha precisato ancora Renzi senza però alzare un velo sui nomi dei candidati alla successione di Piero Gnudi. Quanto alla durata della procedura, secondo l’ex rottamatore, “l’investimento pubblico avrà successo se destinato a un tempo limitato, compreso tra un minimo di 18 mesi e un massimo di 36“. Renzi ha poi quantificato in 2 miliardi di euro l’investimento complessivo su Taranto.

martedì 23 dicembre 2014

Quando i politici "usano" i bambini, c'è sempre da preoccuparsi

Contro l'Europa, a favore dei bambini. L'ennesima piazzata di Magorenzi. 
Quello che a Taranto ha rifiutato di incontrare pediatri che volevano parlargli dei bambini. 
Quello che dimentica che senza l'AIA imposta dalla Comunità Europea e la connessa procedura di infrazione, Taranto sarebbe ancora l'agnello sacrificale del patto d'acciaio tra stato, amministratori locali e spregiudicati speculatori industriali. 
Propaganda mediatica e schiaffo in faccia alla dignità della città.

Ilva, Renzi sfida Ue: "Non impedisca di salvare i bimbi di Taranto"

"Se l'Europa vuole impedire di salvare i bambini di Taranto ha perso la strada per tornare a casa. Io sono più fedele agli impegni con quei bambini che a qualche regolamento astruso dell'Ue. Faremo il risanamento ambientale". Così Matteo Renzi a Rtl, parlando del decreto su Taranto e il rischio che confligga con le regole Ue.
"Con il decreto di domani sull'IIva a Taranto - ha aggiunto - faremo il risanamento ambientale: alcuni tecnici mi hanno detto che rischiamo l'accusa dell'Europa per aiuti di Stato. Ma se mettiamo a posto la riqualificazione ambientale per salvare i bambini mi parlate di aiuti di Stato? Io sono più fedele ai bambini di Taranto che a qualche astruso regolamento europeo". (RepBA)



Ilva, Renzi vuole salvare i bambini di Taranto. Sì, ma come?

Nel giorno in cui il presidente del consiglio Renzi si appresta rendere noto il settimo decreto sull’Ilva, PeaceLink ha effettuato a Taranto le misurazioni della qualità dell’aria. Dopo 200 campionamenti per verificare la concentrazione degli Ipa cancerogeni, i dati emersi sono i seguenti:
-nel 77,5 % è stata riscontrata aria pericolosa (oltre i 40 ng/m3, concentrazione corrispondente agli Ipa da fumo passivo);
-nel 22,5% è stata registrato il superamento della soglia di 80 ng/m3, concentrazione corrispondente agli Ipa da tubo di scappamento di una vecchia auto a benzina.
Sono valori elevati dovuti al fatto che durante la notte il vento ha soffiato dalla zona Ilva verso Taranto e in mattinata si è creata una situazione di calma di vento, come attestato dai siti meteo.Da tempo è attivo a Taranto un servizio denominato PeaceLink Air Monitoring. E’ un sistema di misurazioni basato sulla stessa tecnologia Arpa (un analizzatore Ecochem Pas 2000). Praticamente ogni mattina fornisce in tempo reale, tramite social network, i dati degli Ipa cancerogeni. E così chi si sveglia a Taranto può conoscere, oltre al meteo, anche i dati della qualità dell’aria.
Ma perché PeaceLink misura proprio gli Ipa? Perché la fonte preponderante degli Ipa a Taranto è l’Ilva, come accertò nel 2010 l’Arpa con una relazione che fece andare su tutte le furie Vendola e Riva in quanto prefigurava un intervento restrittivo sulla fonte emissiva. Nonostante la diminuzione della produzione della cokeria Ilva (la massima fonte emissiva di Ipa a Taranto) la situazione è ancora critica.
Stamattina infatti tutti i bambini di Taranto hanno respirato valori equivalenti o superiori a quelli del fumo passivo di sigaretta. Cosa vietata dalla legge in Italia, ma permessa sostanzialmente a Taranto grazie ai decreti “salva-Ilva”.
Renzi, dopo non aver ascoltato i pediatri di Taranto che gli avevano chiesto un incontro, ora ha deciso di salvarli. Ha detto: “Se l’Europa vuole impedire di salvare i bambini di Taranto ha perso la strada per tornare a casa. E comunque io sono fedele ai bambini di Taranto molto più di quanto non lo sia coi cavilli astrusi dell’Europa“.
E come li vuole salvare i bambini di Taranto il nostro Renzi?
Peggiorando le norme dell’autorizzazione AIA per l’Ilva, che ritiene troppo restrittive. E infatti l’ILVA non le ha applicate, subendo una procedura di infrazione europea.
Renzi vuole un’autorizzazione meno vincolante in quanto sostiene che gli obblighi previsti dall’Aia per l’Ilva non esistono per gli altri siderurgici europei.
Nulla di più falso. E’ dal marzo nel 2012 che sono entrate in vigore le norme più restrittive per l’AIA, attraverso l’inclusione di migliori tecnologie (Conclusioni sulle BAT per il settore siderurgico e per l’industria del vetro emanate l’8 marzo 2012) . Se avesse consultato l’apposita pagina del Ministero dell’Ambiente se ne sarebbe accorto. (Marescotti - FQ)

domenica 21 dicembre 2014

Giro di soldi ma non di vite

Ilva: conto alla rovescia per il nuovo decreto legge

Conto alla rovescia per l'Ilva di Taranto. Nel Consiglio dei ministri del 24 dicembre andra' infatti in approvazione il decreto legge che riguarda le sorti dell'acciaieria piu' grande d'Europa che da due anni e mezzo a questa parte e' in una situazione difficilissima a causa delle vicende ambientali che hanno portato la Magistratura di Taranto a sequestrare tutti gli impianti dell'area a caldo, il cuore produttivo del siderurgico. Nel frattempo, si e' avviato a Taranto il processo "Ambiente Svenduto" che, con l'accusa di disastro ambientale, vede imputati tra gli altri i vertici societari e dirigenziali della stessa Ilva.
  Il premier Matteo Renzi lo ha detto piu' volte in questi ultimi giorni: sara' un decreto legge, quello che il Cdm varera' alla vigilia di Natale, col quale si comincera' a scrivere il futuro di Taranto. Nel provvedimento, stando a quello che emerge, non ci saranno soltanto le questioni che attengono l'Ilva, che da giugno 2013 e' sottoposta dallo Stato a gestione commissariale, ma anche il rilancio dello sviluppo, la citta' e il porto. Per quest'ultimo, martedi' pomeriggio l'Autorita' portuale consegnera' ufficialmente alle imprese appaltarici i lavori per l'ammodernamento della banchina del terminal container di Evergreen, la prima opera infrastrutturale che parte dell'intero pacchetto. Tuttavia sara' l'Ilva l'asse portante del decreto legge del Governo. A distanza di due anni dalla prima legge, la 231 del 24 dicembre 2012, giorno in cui fu pubblicata sulla "Gazzetta Ufficiale" - si tratta delle norme con le quali il Governo Monti decise la prosecuzione dell'attivita' produttiva dello stabilimento di Taranto legandola al risanamento ambientale -, il Governo interviene di nuovo sull'Ilva. Dalla fine del 2012 ad oggi, diversi sono stati i provvedimenti dell'esecutivo e del Parlamento sull'Ilva. Ci sono leggi ad hoc, come quella sulla gestione commissariale di giugno 2013 o quella sul piano ambientale e piano industriale (Terra dei Fuochi-Ilva del febbraio scorso). Ma anche emendamenti specifici inseriti nel corpo di altri provvedimenti e poi divenuti legge. Come, per esempio, quella che autorizza le discariche - inserita nelle norme sulla Pa di meta' 2013 -, oppure quella che autorizza la prededuzione sul prestito delle banche e l'uso dei soldi sequestrati ai proprietari dell'azienda anche per reati diversi da quelli ambientali che fa parte delle norme sulla competitivita' varate nella scorsa estate. Nonostante vari interventi, pero', la crisi dell'Ilva non si e' risolta.
  L'azienda - commissariata e affidata ora a Piero Gnudi, ex ministro del Governo Monti, mentre prima era guidata dal commissario Enrico Bondi - e' alle prese con problemi enormi.
  Problemi che si chiamano risanamento ambientale - l'Aia prevede interventi per 1,8 miliardi -, rilancio industriale, manutenzione degli impianti e disponibilita' finanziaria. Negli ultimi mesi l'Ilva difatto e' vissuta con i soldi del prestito ponte erogato dalle banche Intesa San Paolo, Unicredit e Banco Popolare. Duecentocinquanta milioni complessivi, divisi in due tranche uguali, una delle quali erogata a meta' settembre e l'altra fine novembre, prestito sui cui vige la preduzione introdotta con le ultime norme (una garanzia offerta alle banche). Adesso i soldi sono finiti, come ha detto nei giorni scorsi in un'audizione alla Camera il commissario Piero Gnudi, per cui si tratta di correre subito ai ripari se si vuole evitare che l'Ilva non sia nelle condizioni di pagare gli stipendi ai suoi 16mila dipendenti, 11mila dei quali solo a Taranto.
  Nel decreto legge sull'Ilva di imminente varo, un punto sembra fermo: l'accesso dell'azienda all'amministrazione straordinaria. Utilizzando la legge Marzano, che pero' per l'Ilva va modificata in quanto l'azienda non e' in condizioni di insolvenza finanziaria, il Governo vuole nominare un amministratore straordinario che abbia pieni poteri sull'azienda. Il ricorso alla Marzano fa da apripista ad un ritorno dell'azienda nell'alveo pubblico. L'Ilva infatti era pubblica sino a prima del 1995, anno in cui l'Iri la privatizzo' vendendola al gruppo Riva. Adesso - come hanno sottolineato sia Renzi che il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi - lo Stato si riprende l'Ilva per un tempo determinato, ma non ancora quantificato, per effettuare i necessari lavori di bonifica, rilanciare l'azienda e solo successivamente rimetterla sul mercato. Sino a qualche tempo fa l'Ilva e' sembrata sul punto di essere ceduta ai privati.
  C'erano alcune offerte ma con una, in particolare, quella avanzata dalla cordata Arcelor Mittal-Marcegaglia, la trattativa era avviata e lasciava prevedere una conclusione. I rilievi mossi dai privati sui costi e sugli interventi ambientali hanno poi spinto il Governo a cambiare strada, mettendo da parte l'opzione della cessione e privilegiando l'intervento pubblico. Che allo stato prevede alcune ipotesi: per esempio, la divisione dell'Ilva in new company e bad company sul modello Alitalia. Ma anche l'affitto dell'Ilva ad una societa' pubblica da parte dell'amministratore straordinario. Gli strumenti pubblici che dovrebbero essere utilizzati, a seconda dell'opzione che verra' poi scelta, sono o il Fondo strategico italiano della Cassa depositi e prestiti, o Fintecna, controllata dalla stessa Cdp, che ha gia' gestito le liquidazioni di Iri e Finsider - la caposettore pubblica dell'acciaio -. Oltre a riportare l'Ilva sotto il controllo pubblico, e' allo studio anche una modifica dell'Autorizzazione integrata ambientale nel senso che il Governo appare orientato a stabilire che per tutte le Aia, e quindi non solo quella Ilva, valgono gli standard europei. Un appunto che e' stato fatto all'Aia dell'Ilva e' infatti quello che prevede vincoli e obblighi che non esistono negli altri Paesi europei per le aziende dello stesso settore. Di qui, appunto, l'equiparazione a quanto si fa nel resto d'Europa. Per il porto, invece, il decreto potrebbe fare riferimento al nuovo piano di opere previsto per Taranto, a partire da quelle per il rilancio del terminal container gia' oggetto di un vertice il 30 ottobre a Palazzo Chigi col sottosegretario Graziano Delrio. L'area del porto di Taranto e' attualmente interessata da notevoli investimenti, tra avviati, in fase di consegna e di prossima definizione. Nel periodo 2012-2014 sono stati infatti messi in cantiere progetti per 370 milioni e a fine 2015 si dovrebbe salire ad un volume di opere di circa 500 milioni di euro.(AGI)

Nuova Ilva con i fondi Cdp. Impianti in affitto per 3 anni

Fine settimana di verifiche per gli interventi sul caso Ilva da presentare la vigilia di Natale al Consiglio dei ministri. Le alternative praticabili sono state messe nero su bianco ma le scelte finali toccano al premier, Matteo Renzi, che se ne sta occupando personalmente e la considera una priorità. Tanto che, intervistato da Radio 105, ha definito l’Ilva come «la madre di tutte le questioni». I provvedimenti in arrivo hanno una complessità tecnica significativa e l’obiettivo è di metterli a punto entro mercoledì, permettendo così al Consiglio dei ministri di dare via libera alla modifica della Legge Marzano che consentirà di ammettere alle procedure di amministrazione straordinaria anche aziende non in stato d’insolvenza, proprio come l’Ilva.
Il passaggio è una vera svolta, decisa perché la cessione del gruppo ai privati è risultata impraticabile e, come ha sottolineato lo stesso Renzi, non c’è alcuna intenzione di svenderla. Contemporaneamente la volontà è di rivedere le prescrizioni contenute nella cosiddetta Aia (Autorizzazioni integrate ambientali), che stabilisce obblighi molto severi e richiede investimenti stimati intorno a 1,8 miliardi di euro. La scelta è di arrivarci stabilendo il principio, di carattere generale, che le norme a tutela dell’ambiente in Italia non possono essere più severe di quelle europee. Questo significa rendere meno costosi gli interventi negli impianti dell’Ilva, con la previsione di scendere a 1,2 miliardi. Ma la modifica può risultare accettabile soltanto se la società diventa pubblica perché, al contrario, verrebbe facilmente considerata un regalo ai privati.
L’entrata dell’Ilva in Legge Marzano ha conseguenze non trascurabili nei rapporti con i fornitori (che, soprattutto quando hanno dimensioni minori, rischiano di saltare), con le banche (che hanno crediti per oltre 1,5 miliardi di cui solo una piccola parte ha garanzie adeguate) e nelle relazioni con i proprietari attuali (i Riva e il gruppo Amenduni, azionista di minoranza). La volontà è di salvaguardare le necessità delle imprese dell’indotto, mentre le banche potrebbero essere chiamate a convertire parte dei crediti in capitale. Per quanto riguarda i Riva, invece, tutto lascia prevedere un contenzioso giudiziario destinato a fare la fortuna degli studi legali. Una evenienza a cui i Riva si sono adeguatamente preparati mobilitando i migliori avvocati in circolazione.
Il passaggio successivo all’entrata dell’Ilva in Legge Marzano è l’affitto degli impianti industriali a una società incaricata di gestirne il rilancio, probabilmente Fintecna, controllata dalla Cassa depositi e prestiti (Cdp). La vecchia Ilva diventerebbe così una bad company. L’intenzione del governo è di prevedere un limite temporale all’intervento pubblico, al massimo tre anni. L’alternativa all’affitto degli impianti è lo scorporo di essi in una nuova società, che si presta meglio al coinvolgimento di azionisti privati e, in particolare, di ArcelorMittal, affiancata dal gruppo Marcegaglia. Ma, al momento, risulta accantonato.
Il coinvolgimento della Cdp presenta diversi aspetti che restano problematici. La possibilità è che avvenga attraverso un prestito importante perché occorrono soldi, tanti soldi, per pagare dipendenti e fornitori, provvedere alla manutenzione degli impianti, finanziare investimenti ormai irrinunciabili. Ovviamente Cdp chiede in cambio la garanzia dello Stato, che però deve rispettare i vincoli europei. Problemi analoghi a quelli che pone il coinvolgimento del Fondo strategico italiano (Fsi), il cui azionista strategico è sempre Cdp. La partita, come si vede, è a tutto campo. E dall’esito imprevedibile.(CdS)

domenica 14 dicembre 2014

Mirab-ILVA-ndia

Renzi: "Presto il decreto per l'Ilva e per le meraviglie di Taranto

"La prossima settimana scriveremo un decreto che riguarderà l'Ilva e non solo. Tratterà del porto e delle meraviglie culturali della città" di Taranto. Lo ha detto Matteo Renzi all'assemblea del Pd, e c'è attesa per conoscere il dettagli del provvedimento - il settimo per il siderurgico - che stavolta stando alle dichiarazioni del premier riguarderà la città jonica e la valorizzazione del patrimonio artistico culturale di un territorio troppo mortificato dagli effetti dell'industria. Quanto al porto, la novità potrebbe essere legata anche all'emendamento annunciato dal governo alla legge di Stabilità con cui si sblocca di fatto il progetto Tempa Rossa dell'Eni per portare il petrolio della Basilicata a Taranto semplificando le procedure per la realizzazione delle infrastrutture necessarie allo sfruttamento del greggio. 
Dunque, la settimana decisiva per il futuro dell'Ilva è arrivata. L'idea del governo è portare il siderurgico in amministrazione controllata e di fatto nazionalizzarlo per rimetterlo in sesto e renderlo appetibile ai privati. Con il decreto l'azienda sarà molto probabilmente posta in amministrazione straordinaria attraverso una modifica della legge Marzano. Il nuovo decreto dorebbe vedere la luce in un Cdm prima di Natale,  il 22 o il 23 dicembre. E' quanto sottolineano fonti vicine al dossier.
Le ipotesi circolate nei giorni scorsi parlano di un intervento dello Stato con una quota di minoranza, attraverso la Cdp, assieme alla cordata formata da Arcelor-Mittal e gruppo Marcegaglia. E in un'intervista il commissario dell'acciaieria Piero Gnudi ha sottolineato come "il caso Ilva è unico, quindi, serve una soluzione unica. Il modello americano applicato per Gm è stato utilizzato con successo in diversi Paesi, può funzionare anche qui". Un ruolo dello Stato per facilitare il passaggio ai privati secondo Gnudi, potrebbe durare "uno o due anni", periodo nel quale "i problemi possono essere risolti o comunque si possa intraprendere la strada per risolverli e consentire l'ingresso ai privati".
Le nuove misure sono attese anche dalle imprese di Taranto, le quali hanno il timore che i loro crediti (350 milioni lo scoperto complessivo dell'Ilva verso i fornitori) finiscano nella bad company rendendone incerta la riscossione. Questo soprattutto se l'azienda siderurgica sarà effettivamente "spacchettata", dopo l'ammissione all'amministrazione straordinaria, in bad e new company. Nei giorni scorsi il commissario dell'Ilva, Piero Gnudi, ha dato garanzia alle imprese di Taranto parlando di attività funzionali alla produzione del siderurgico, ma il quadro non sarà chiaro fino a quando il governo non scriverà le nuove norme. (Rep)

martedì 9 dicembre 2014

Tempi stretti

Ilva, Renzi: "Soluzione in una settimana". Guidi: "Intervento pubblico a tempo, no nazionalizzazione"

"In una settimana Terni, Piombino, rientro capitali, autoriciclaggio, nomina di Guerra, approvazione della legge delega, Ilva. Anche questo è Job Act". Matteo Renzi su Twitter annuncia la soluzione alla questione del siderurgico tarantino, mentre il ministro dello sviluppo economico, Federica Guidi, vede il commissario straordinario Piero Gnudi per approfondire gli schemi di intervento possibili per salvare l’Ilva. Entro giovedì è previsto un nuovo vertice a Palazzo Chigi al quale con ogni probabilità parteciperà ancora il premier Renzi e il suo nuovo consigliere strategico Andrea Guerra, ex Ad di Luxottica.
"Il modello che ho in mente è assai distante da una nazionalizzazione, no allo schema Italsider", spiega Guidi. Per l'Ilva di Taranto il governo sta valutando un possibile intervento "temporaneo" per poi arrivare a una cessione a private o ad una quotazione in borsa con il fondo strategico che potrebbe essere il veicolo adatto per questa fase.
La bozza di decreto, il settimo per il gruppo siderurgico, sarebbe già sulla scrivania del presidente del Consiglio. L'idea è quella di "un intervento pubblico simile a quello fatto in altri Paesi europei - spiega ancora Guidi - un passaggio temporaneo, che tenga conto del valore strategico dell'azienda, e soprattutto il fatto che si trascina dietro una serie di problemi che hanno bisogno di tempo per essere risolti". "In un'ottica di accompagnamento temporaneo insieme ad investitori privati - aggiunge - il Fondo strategico di Cdp potrebbe essere il veicolo adatto". In una fase successiva - anticipa Guidi - lo Stato potrebbe uscire dal capitale con "meccanismi" che "sono quelli di sempre: cessione ai privati o anche quotazione in borsa". Ma sull'offerta di Arcelor-Mittal insieme al gruppo Marcegaglia "ci sono incontri e trattative in corso proprio in queste ore. Per questo dico che l'intervento pubblico è solo una possibilità, potrebbe alla fine anche non essere necessario".
 L’ipotesi alla quale hanno lavorato tecnici e consiglieri legali dell’attuale gestione commissariale dell’Ilva e del premier viaggia in direzione di un intervento pubblico temporaneo per rialzare le sorti dell’Ilva, che a Taranto ha lo stabilimento più grande d’Europa, e poi rimetterla sul mercato a condizioni migliori, evitando così di svenderla. Con la svolta voluta da Renzi sembra dunque per ora accantonata l’ipotesi della vendita immediata. Resta comunque sul tavolo l’offerta non vincolante del colosso Arcelor-Mittal, che ha posto dei paletti difficili da accettare, sia su costi e tempi dei lavori di adeguamento previsti dall’Aia, sia sul tetto di produzione massima annua, fissato dall’autorizzazione integrata ambientale a 8 milioni di tonnellate ma che i tecnici della multinazionale vorrebbero portare fino a 9,3 milioni. L’attuale gestione conta di chiudere il 2014 a 6,3 milioni di tonnellate, rispetto ai 5,7 milioni del 2013.
Il nuovo assetto su cui stanno lavorando i tecnici di Renzi  - si sta studiando un decreto ad hoc per ammettere il siderurgico all’amministrazione straordinaria, modificando la legge Marzano sulla salvaguardia dei grandi gruppi, come già si fece per Parmalat e Alitalia - rappresenta un cambio di rotta radicale dopo un anno e mezzo di commissariamento trascorso prima con Bondi a lavorare su un piano industriale basato su tecniche di produzione innovative e poi con Gnudi a disegnare nuovi assetti societari con l’ingresso di soci forti per trovare le risorse finanziarie necessarie per rispettare l’Aia, l’autorizzazione rilasciata dal ministero per l’Ambiente nel 2012 che impone allo stabilimento lavori di adeguamento degli impianti dal costo di almeno 1,8 miliardi di euro. Nella nuova rotta impostata da Renzi entra in gioco anche Andrea Guerra, che ha accettato di fare gratuitamente da consigliere al premier. Potrebbe essere lui il nuovo commissario straordinario per traghettare l’Ilva verso la svolta, con poteri maggiori rispetto ai suoi predecessori e un quadro normativo completamente diverso rispetto all’attuale. Già nel gruppo di lavoro di Gnudi, a dirla tutta, c’era chi da tempo si era accorto che la situazione finanziaria e amministrativa dell’Ilva era drammatica, con perdite fisse ogni mese e il rischio concreto di dover portare i libri contabili in tribunale. Se il governo dovesse confermare la volontà di affidare l'Ilva a una gestione pubblica per un periodo limitato, c'è anche l'ipotesi - come spiega Guidi - di ricorrere a Fintecna, la società pubblica trasferita dal ministero per l’Economia alla Cassa depositi e prestiti.

domenica 9 novembre 2014

Rosso Ilva

Ilva, sono finiti i soldi. Natale senza stipendio

Le casse dell’Ilva sono vuote. Quando nelle prossime ore partiranno i bonifici per il pagamento degli stipendi di ottobre, il rosso che colora i dintorni dello stabilimento siderurgico di Taranto (e alcune volte anche il cielo, a causa del famigerato slopping) diventerà fisso sul saldo delle disponibilità finanziarie. E così la strada dell’amministrazione straordinaria dell’azienda potrebbe divenire un percorso praticamente obbligato.
È da settimane, come la Gazzetta rivelò lo scorso 18 ottobre, che alcuni consulenti della struttura commissariale guidata da Piero Gnudi, in stretto contatto con i ministri Guidi (Sviluppo economico) e Galletti (Ambiente), stanno lavorando ad una procedura di amministrazione straordinaria, con una legge Marzano adattata alle esigenze tramite un decreto ad hoc del governo Renzi, per evitare il tracollo dell’Ilva. Ipotesi che era stata accantonata due settimane fa, quando il gip di Milano Fabrizio D’Arcangelo dispose il trasferimento nel capitale sociale dell’Ilva, sotto forma di nuove azioni, del miliardo e 200 milioni di euro sequestrati in un procedimento per frode fiscale a Emilio e Adriano Riva. Le complesse procedure per il completamento dell’operazione e, soprattutto, la lettera della Commissione Europa al governo Renzi, hanno però reso di fatto insostenibile la gestione ordinaria dell’azienda.
La Commissione europea ritiene che il trasferimento dei soldi da Milano a Taranto costituisca un indebito aiuto di Stato e che aiuto di Stato sia addirittura anche il prestito ponte concesso da un pool di banche a Gnudi l’estate scorso. Il commissario trattò un prestito di 250 milioni di euro, incassando soltanto la prima tranche da 125 milioni, servita per pagare stipendi e fornitori. L’erogazione della seconda rata del prestito non è più così scontata e così probabilmente sarà lo stesso Gnudi nell’incontro con i sindacati metalmeccanici convocato per mercoledì prossimo a illustrare la situazione che allo stato, senza l’arrivo di soldi freschi, non assicura il pagamento a dicembre dello stipendio di novembre, della tredicesima mensilità e della quota parte del premio di produzione. Un esborso considerevole al quale l’Ilva non è nelle condizioni di far fronte. Ecco dunque che il ricorso all’amministrazione straordinaria potrebbe  essere l’unica via d’uscita per mettere in sicurezza l’azienda.
Gnudi attende risposte concrete dal Governo. Il premier Renzi una settimana fa annunciò che sarebbe venuto in visita a Taranto ma quell’annuncio è rimasto senza alcun seguito. Sono due le possibili vie d’uscita all’esame dell’esecutivo: la prima porta alla pista straniera, con la chiusura dell’area caldo, 3500-4000 esuberi e la fine dell’inquinamento; la seconda ad una cordata italiana, finanziata in qualche maniera dal fondo strategico della Cassa depositi e prestiti, con l’apparato produttivo sostanzialmente immutato e dunque, al netto dei lavori previsti dal piano ambientale, sempre potenzialmente inquinante e tecnologicamente superato. (Mazza - GdM)

giovedì 2 ottobre 2014

RItenta sarai più fortunato

Ilva, pediatri contro Renzi «Non ci vuole incontrare»

Il premier Matteo Renzi, pur avendo preso l’impegno durante la visita a Taranto del settembre scorso, non ha ancora risposto all’appello dei pediatri di Taranto, che chiedevano di incontrarlo per discutere dell’emergenza sanitaria e ambientale nel capoluogo ionico legata all’inquinamento dell’Ilva e degli altri insediamenti industriali. Lo scrivono in una nota Annamaria Moschetti dell’associazione culturale Pediatri Puglia e Basilicata, il Neonatologo responsabile della Terapia Intensiva Neonatale dell’ospedale Santissima Annunziata di Taranto, Oronzo Forleo, e il presidente Associazione Onlus 'Delfini e Neonatì per la neonatologia Dora Tagliente.
In merito alla richiesta di incontro con il presidente del consiglio Renzi inviata nel mese di agosto, i tre firmatari della missiva “comunicano che il premier non ha finora telefonato alla dott.ssa Moschetti come si era impegnato pubblicamente a fare e che l’incontro con l’on. Davide Faraone cui la segreteria di Renzi aveva delegato il compito di  incontrare i pediatri per la non disponibilità del primo ministro, incontro che si sarebbe dovuto svolgere il 25 settembre, è stato annullato senza preavviso alcuno”.
Ribadendo “la gravità della situazione sanitaria dei bambini tarantini che si è appalesata nella sua drammaticità attraverso lo studio Sentieri recentemente pubblicato”, i pediatri “ribadiscono la necessità e l’urgenza di essere ricevuti dal premier Renzi. Rimangono pertanto in attesa di riscontro”.
La polemica si è accesa dopo un servizio del tg satirico «Striscia la notizia», andato in onda l'altro giorno, in cui l'inviato Mingo ha documentato il pericolo derivante dall'accumulo di polveri di ferro che provengono dai parchi minerali del siderurigico, facendo un «esperimento» sul balcone di un'abitazione del popoloso rione del capoluogo jonico e dimostrando come la polvere - spazzata «regolarmente» ogni giorno da una casalinga - venisse attirata da una grossa calamita. (GdM)

sabato 13 settembre 2014

Niente selfie a Taranto per Renzi

Dal suo "batti cinque" ai suoi continui "dare la mano", abbracciare, sorridere, e fare selfie a chiunque incontri nel suo tragitto, Renzi dà un'immagine molto diversa dal solito "premier" che siamo abituati a vedere in TV. Oltre a essere giovane, appare veloce, atletico, a volte su una bici (ne è nato un tormentone, oltre che una app), a volte in cammino, ma sempre di corsa, col suo fare "dem". Insomma incarna "il vero spirito del giovane democratico italiano" come canterebbe Daniele Sepe. Si comporta come uno scout in giacca e cravatta col "polsino sbottonato"  sempre pronto a tirarsi su le maniche della camicia, ma sempre in maniera "dem".
Quest'immagine che abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi, diffuse da Rainews (diventata o forse sempre stata Telepaparenzi) fino alle tante testate online, si è ribaltata tutta ad un tratto oggi, nella mia città. Taranto.
A Taranto, Renzi non si è fermato nè per un selfie, e neppure per un "batti un cinque". Renzi non lo abbiamo visto prendere la bici, e neppure fare una camminata sul lungomare. O meglio ci ha provato, ma è stato fermato da chi fuori lo aspettava per avere delle risposte che attende da troppo, troppo tempo.
Là, davanti alla Prefettura di Taranto c'erano i cittadini di Taranto, ambientalisti, lavoratori, madri e pediatri che si oppongono alla realizzazione del progetto Tempa Rossa, oltre all' inaccettabile pressapochismo dimostrato dalla politica nazionale e locale nell'affrontare e risolvere i problemi legati all'inquinamento industriale.
I pediatri, in particolare, avevano inviato pochi giorni fa una lettera proprio indirizzata a Renzi. Lettera che evidentemente il premier non ha letto. Le voci deI pediatri, il primo riferimento per la salute dei bambini nella nostra città, sono infatti  rimaste inascoltate. Nella lettera scrivevano che la situazione ambientale "è grave per come da sempre riportano i dati sanitari cui da ultimo si è aggiunto l’aggiornamento dello studio Sentieri con i suoi terribili report sulla mortalità infantile. L’allarme sociale è altissimo". Per questo chiedevano al Premier un incontro, anche in vista della sua visita alla Fiera del Levante. Incontro che non c'è stato, appunto.
La risposta da parte di Renzi è arrivata: ""Mi dispiace molto di non aver potuto parlare oggi con i pediatri che volevano incontrarmi. Mi sono fatto dare il numero di telefono della pediatra che aveva scritto la lettera e mi è stato detto che era a 45 minuti da qui e non c'era tempo per vedersi. La chiamerò, non è stata una mancanza di rispetto". In effetti la presidente dell'Associazione Culturale Pediatri Puglia fa sapere nella sua pagina facebook "Cari tutti, mi ha telefonato alle 15.15 circa la Digos dicendo che il presidente del consiglio Renzi intendeva incontrarmi. Di arrivare subito. Ho chiesto 30-40 minuti per arrivare a Taranto da Palagiano , ma poiche' pare che Renzi non potesse aspettare questo tempo , la Digos mi ha chiesto se davo a Renzi la disponibilita' ad un colloquio telefonico. Ho accettato .Sto ancora aspettando."
Nessun incontro, perchè non c'era tempo. Nessuna telefonata, perchè... evidentemente non c'era nessun interesse da parte del Presidente Renzi di sentire le voci dei pediatri. Per lui, non c'è stata mancanza di rispetto. Per noi invece c'è stata e verso i pediatri e verso tutti i bambini, soprattutto malati oncologici che si aspettano dai responsabili dello scempio ambientale e sanitario tarantino delle azioni concrete di responsabilità. Renzi, non fermandosi a Taranto, decidendo di non incontrare i pediatri ma solo sindacalisti ed amministratori locali, ha dimostrato di essere non solo complice ma responsabile allo stesso tempo, di questo disastro. Responsabile...perchè al posto di ulivi secolari le ciminiere vomitano ancora sui terreni insani tarantini gas tossici ed ogni tipo di sostanza nociva. Perchè sempre più petroliere prendono il posto di pescherecci e sckife, danneggiando flora e fauna del nostro bel mare.

Non c'è tempo per arrestare "il finto progresso"!
Non c'è tempo per Renzi a Taranto, neanche per un selfie.

Passato di striscio

Ilva, Renzi contestato a Taranto

Un tour attraverso i nodi della Puglia per il premier Matteo Renzi. Il presidente del consiglio inizia la sua visita a Peschici, tra le popolazioni colpite dal nubifragio, prosegue poi in direzione di Taranto per affrontare la questione dell'Ilva, si ferma a Bari per la cerimonia di apertura della 78esima edizione della Fiera del Levante e infine fa tappa a Mola di Bari per l'inaugurazione dello stabilimento Sitael del gruppo Mermec.

TARANTO: IL NODO ILVA - Renzi contestato a Taranto.  Un sit-in di una ventina tra operai e ambientalisti ha contestato il presidente del consiglio al suo arrivo nella prefettura di Taranto, durante l'incontro sul caso Ilva. I manifestanti hanno urlato "buffone, buffone" all'indirizzo del premier e scandito lo slogan "Taranto libera". Alcuni agenti in assetto antisommossa si sono schierati davanti alla Prefettura di Taranto per tenere sotto controllo il presidio. Non sono mancati momenti di tensione perché alcuni dei manifestanti, che chiedevano di partecipare all'incontro, hanno cercato di superare lo sbarramento delle forze dell'ordine. Numerosi gli striscioni contro l'inquinamento e l'emergenza sanitaria a Taranto.
"L'Ilva è una questione nazionale e noi vogliamo dimostrare che si può fare impresa, industria, rispettando la salute", ha detto il premier al termine dell'incontro con i sindacati confederali e dei metalmeccanici, Confindustria, Camera di Commercio e il sindaco della città Ezio Stefano. All'incontro hanno partecipato il viceministro allo Sviluppo Economico Claudio De Vincenti ed il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Luca Lotti. "La scommessa dell'Ilva, di questo Governo di tutte le persone perbene - ha aggiunto Renzi - è che si possa fare produzione  industriale nel rispetto dell'ambiente". "In queste ore si è sbloccato il prestito ponte - ha ricordato - sono stati pagati gli stipendi, ma il prestito ponte è un'operazione transitoria. Venendo in Puglia per la Fiera del Levante penso che fosse doveroso venire a Taranto - ha detto ancora Renzi - penso che da molto tempo un Presidente del Consiglio non venisse qui e penso che sarei stato un vigliacco se non fossi venuto a Taranto. Qui abbiamo questioni molto importanti ed assumo l'impegno di venire entro la fine dell'anno per rifare il punto della situazione".
 "Non so da quand'è che non venisse un presidente del consiglio qua. Io però - ha detto Renzi - penso e credo che quando vieni alla Fiera del Levante, quando vieni cioè a parlare del futuro dell'Italia, del futuro del Mezzogiorno, del futuro della Puglia, un passaggio a Taranto fosse il minimo, fosse doveroso. Sarei stato un vigliacco se non fossi venuto qua oggi". "E' evidente che ci sono tante questioni aperte, a 360 gradi. Questa partita, la partita di Ilva, - ha concluso - appartiene al futuro e non solo al passato".

SINDACATI SODDISFATTI - Soddisfatti i rappresentanti sindacali dei lavoratori dell'ilva dopo l'incontro col presidente del Consiglio. "Ci fa piacere che Renzi abbia preso un impegno concreto da subito - ha commentato Mimmo Panarelli della Fim-Cisl - Ci ha fatto capire che non è qui di passaggio, ma la sua presenza è simbolica a rappresentare l'impegno del governo. Ci ha detto che tornerà prima di Natale". "Abbiamo sottolineato - ha riferito ancora - come per noi sia importante che il governo continui a tenere aperte le trattative con più interlocutori e non solo con Arcelormittal, perché è fondamentale che il siderurgico non sia ceduto per poi funzionare a metà. Il nuovo acquirente deve garantire continuità occupazionale e produttiva".
"Siamo fiduciosi dopo l'incontro - ha commentato Donato Stefanelli della Fiom-Cgil - abbiamo ribadito al premier che se la siderurgia è strategica per l'Italia, bisogna ricordare che l'ambientalizzazione è la priorità, oltre ad essere una occasione di sviluppo tecnologico ed occupazionale. A nostro avviso è necessario implementare su olva l'investimento pubblico attraverso il fondo strategico nazionale".
Anche all'uscita dall'incontro in prefettura a Taranto, il presidente Renzi è stato contestato da alcune decine di cittadini e lavoratori che gridavano slogan ambientalisti e mostravano cartelli con le scritte: "Matteo incontra l'Ilva ma non i pediatri" o "ricorda di non fare ai nostri figli ciò che non vorresti fosse fatto ai tuoi". Ci sono stati anche momenti di tensione durante l'incontro, quando alcuni dei contestatori hanno cercato di entrare in prefettura, chiedendo di partecipare al tavolo.

L'INCONTRO CON I PEDIATRI - "Mi dispiace molto di non aver potuto parlare oggi con i pediatri che volevano incontrarmi. Mi sono fatto dare il numero di telefono della pediatra che aveva scritto la lettera e mi è stato detto che era a 45 minuti da qui e non c'era tempo per vedersi. La chiamerò, non è stata una mancanza di rispetto", ha precisato Renzi andando via da Taranto.Il premier aveva delegato Davide Faraone, responsabile Welfare e Scuola del Partito Democratico, a interloquire con Annamaria Moschetti dell'Associazione Culturale Pediatri Puglia e Basilicata, il Neonatologo responsabile della Terapia Intensiva Neonatale dell'ospedale Santissima Annunziata di Taranto, Oronzo Forleo, e il presidente Associazione Onlus 'Delfini e Neonatì per la neonatologia, Dora Tagliente. "Rimaniamo in attesa di poterla incontrare personalmente al più presto - aveva scritto nella lettera Anna Maria Moschetti - per presentare le gravi ed eccezionali problematiche sanitarie ed ambientali in cui versa la città di Taranto".

BARI - Intanto a Bari un gruppo di studenti ha messo in scena una particolare protesta a suon di gelati contro il premier. (RepBA)

Strette di spalle e pacche di mano

COMUNICATO STAMPA

Un incontro tra amici vietato a chi lotta da anni contro l'inquinamento e ne tocca con mano ogni giorno le conseguenze.
Invece di riunire intorno al tavolo i movimenti presenti sul territorio (perlomeno per sentire una campana diversa rispetto a quella ovattata del suo partito), Renzi si è limitato ad ascoltare quelle forze sociali che sono concausa del disastro Ilva (dai sindacati a Confindustria).
Era inevitabile, quindi, che questa mattina andasse in scena l'ennesimo triste teatrino tra strette di mano, sorrisi, pacche sulle spalle e chissà, forse qualche selfie.
Come associazione Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti avevamo presentato una formale richiesta di partecipazione. Volevamo portare l'unica cosa che mancava a quel tavolo, la più importante: la voce della città.
Volevamo dare voce agli operai che fanno parte del comitato ma anche a tutti gli altri che non sono iscritti a nessun sindacato (la maggioranza all'interno dell'Ilva).
La Prefettura non ci ha degnati neanche di una risposta. Siamo proprio alle comiche finali, mentre la città crolla sotto i colpi della fame e della disoccupazione. L'autismo nel quale il Governo italiano si è chiuso, credendo così di poter per magia risolvere il problema Taranto, ha dell'incredibile.
Renzi avrebbe dovuto ascoltare i pediatri di questa città (anche loro avevano invano chiesto di poter intervenire) e i lavoratori dell'Ilva che stanno vedendo crollare pezzo dopo pezzo la fabbrica. Ha preferito sentire i sindacati, gli stessi che da decenni sono complici e silenti di fronte alla distruzione della città e della salute di chi dovrebbero rappresentare.
Nulla di nuovo, dunque, sotto il cielo di Taranto. È evidente che fino a quando i cittadini abbasseranno la testa non potranno aspettarsi qualcosa di diverso, tanto dalla destra quanto dalla sinistra. E se Matteo Renzi, questo Matteo Renzi, è il nuovo che avanza, permetteteci di dire che assomiglia terribilmente al vecchio; a quella vecchia politica che ha immolato la città di Taranto a vittima sacrificale, sull'altare degli interessi dei grandi gruppi industriali e dello Stato.

Aps Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti

martedì 9 settembre 2014

Ragionamenti

I soloni di Nomisma e le frottole raccontate sull'Ilva

Il Commissario straordinario di Ilva Gnudi, presidente del potentissimo istituto di ricerca Nomisma, fondato dall’emiliano Prodi corregionale di Gnudi, e del revisore dei conti di Nomisma, Galletti, fratello del ministro dell’Ambiente nel Forum Ambrosetti di Cernobbio ha comunicato, da eccellente conoscitore in quanto commercialista, che “ Ilva è un impianto EFFICIENTE e quindi RITENIAMO di poter trovare un acquirente che sia all’altezza“. Ora si conferma nelle parole di Gnudi e, comune alla gran parte della classe dirigente italiana l’inconsistenza di quella che, in economia, è classificata come esternalità negativa.  Brutalmente equivale a dire scarico all’esterno dell’impianto veleni, pur potendoli evitare investendo su tecnologie che potrebbero ridurne l’impatto conservando così l’efficienza ottenuta  con costi di produzione competitivi,  ma spargendo potenzialità di rischio mortale e patologie su chi con la produzione non c’entra nulla e ha solo la sventura di trovarsi a vivere in prossimità ai veleni eruttati.
Sui tempi dell’operazione, che attende almeno l’attuazione delle prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale (norma UE del 1996….che con regali fatti dai vari Governi tecnici poi di sinistra e poi di destra), invece, che essere implementate nel 1999 al massimo nel 2004……ce li troviamo ancora oggi…addirittura,  da finanziare e sulle cui inadempienze NOI TUTTI CONTRIBUENTI ITALIANI paghiamo le salatissime multe comminate dalla Corte di Giustizia UE. Inoltre il dottor Gnudi dovrebbe leggere questo studio del Fondo Monetario Italiano sula competitività del sistema industriale italiano…prima di fare osservazioni serie sull’efficienza di Ilva
Sui tempi il dottor Gnudi, Commissario di Governo…, afferma…. tranquillamente che “ non dipende da noi ma anche da altri”. Prestito delle Banche? Cassa Depositi e Prestiti? Deroghe UE sugli aiuti di Stato? Garanzie sottobanco del Governo? Chissà. Per adesso ha ottenuto il dottor Gnudi un “piccolo” prestito per pagare i lavoratori e i fornitori….in buona sostanza ha ottenuto soldi, per comprare tempo. I gruppi interessati, d’italiani ce n’è qualcuno come Arvedi e Marcegaglia… In verità il Commissario Gnudi si aspetta l’intervento del Fondo Strategico della Cassa Depositi e Prestiti, che però a norma di legge può partecipare solo a società che fanno utili…..e quindi tranne deroghe autorizzate….non se ne fa nulla. Ma vuoi vedere  che Renzi critico della operazione della Cassa Depositi e Prestiti, quando è entrata in una società pubblica come Ansado Energia qualche anno fa, diventi all’improvviso “ tollerante in deroga” ? Ma c’è un altro piccolo problema, che fa a pugni con la drammaticità della situazione e con i tempi di intervento. I tre ricorsi al Tar dei Riva : 1) contro la nomina di Bondi e di tutti gli atti che ha  prodotto; 2) contro la nomina di Gnudi; 3) contro le prescrizioni all’Aia e al Piano ambientale. Se uno solo di questi ricorsi è accettato….crolla tutto inesorabilmente!
Sugli acquirenti italiani ed esteri: 1) Mercegaglia: indebitamento per 1,251 mld e liquidità per 31 milioni e margine operativo lordo (MOL) per 241 mln; 2) Arvedi; indebitamento per 735 mln, liquidità per 47 e MOL 151 ; 3) Arcelor Mittal: indebitamento per 16 mld, ma patrimonio netto per 36 mld: liquidità per 4,5 mld e nel 2013 ha un risultato netto di esercizio NEGATIVO per 1,8 mld di euro; 4) Duferco Group ; debiti per 2,5 mld !!! Questa vicenda, ma anche numerosissime altre, DIMOSTRANO che se c’è una emergenza nella giustizia questa è nella RIFORMA della GIURISDIZIONE AMMINISTRATIVA, sia per quanto riguarda i TAR ma soprattutto il CONSIGLIO DI STATO. Se si dovesse spiegare a un osservatore straniero la posizione del Consiglio di Stato rispetto agli art 100, 104 e 111 della Costituzione si rischia di essere classificato per matto!!! Altro che emergenza della giustizia civile! Per scelta ho evitato di fare riferimento alla questione centrale di questa vicenda che è quella sanitaria e dello scandalo costituito da una classe dirigente inadeguata rispetto alla gravità dei problemi rappresentati da un polo industriale cresciuto e sviluppato all’interno di una Città e di un Paese che ha sempre considerato con fastidio la questione ambientale ritenendo i suoi costi, un’esternalità anche quando generavano rischi per la vita. Taranto potrà pensare a un futuro diverso se solo saprà essere coesa e rigorosa nel difendere i propri interessi senza attendere interventi di “Papi stranieri” che possano chiamarsi Governo o Unione Europea. (E. Venosi, Cosmopolismedia)