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giovedì 3 luglio 2014

La lotteria dei malanni. Fortuna che l'aria è pulitissima ora!

Taranto, 21% in più di mortalità infantile rispetto a media

Nella Terra dei Fuochi e a Taranto si muore di più che nel resto delle rispettive regioni, ci si ammala e si viene ricoverati più spesso a causa dei tumori. A rendere pubblici i dati è l’Istituto Superiore di Sanità, che ha appena pubblicato sul proprio sito l’aggiornamento dello studio epidemiologico Sentieri. Un dossier che ilfattoquotidiano.it aveva anticipato nei giorni scorsi, rivelando anche le difficoltà di trovare finanziamenti per completare il lavoro.
A Taranto la mortalità infantile registrata per tutte le cause è maggiore del 21% rispetto alla media regionale. Confermati anche gli eccessi di mortalità per gli adulti trovati dalle precedenti edizioni della ricerca. Secondo lo studio nell’area sottoposta a rilevamenti c’è un eccesso di incidenza di tutti i tumori nella fascia 0-14 anni pari al 54%, mentre nel primo anno di vita l’eccesso di mortalità per tutte le cause è del 20%. Per alcune malattie di origine perinatale, iniziate cioè durante la gravidanza, l’aumento della mortalità è invece del 45%. “Lo studio conferma le criticità del profilo sanitario della popolazione di Taranto emerse in precedenti indagini – scrive l’Iss -. Le analisi effettuate utilizzando i tre indicatori sanitari sono coerenti nel segnalare eccessi di rischio per le patologie per le quali è verosimile presupporre un contributo eziologico delle contaminazioni ambientali che caratterizzano l’area in esame, come causa o concausa, quali: tumore del polmone, mesotelioma della pleura, malattie dell’apparato respiratorio nel loro complesso, malattie respiratorie acute, malattie respiratorie croniche”.
Nella Terra dei Fuochi c’è un eccesso di mortalità rispetto al resto della regione del 10% per gli uomini e del 13% per le donne nei comuni in provincia di Napoli, mentre per quelli in provincia di Caserta è rispettivamente del 4 e del 6%. Lo studio, spiega il sito dell’Iss, si basa sui dati di 55 comuni, e ha riscontrato anche un eccesso di ricoveri ospedalieri per diversi tipi di tumore. “In particolare è stato individuato il gruppo di patologie per le quali sussiste un eccesso di rischio in entrambi i generi per tutti i tre indicatori utilizzati (mortalità, ricoveri, incidenza tumorali) – si legge -, è costituito da: “tumori maligni dello stomaco, del fegato, del polmone, della vescica, del pancreas (tranne che nell’incidenza fra le donne), della laringe (tranne che nella mortalità fra le donne), del rene (tranne che nell’incidenza fra gli uomini), linfoma non Hodgkin (tranne che nella mortalità fra gli uomini)”.
Il tumore della mammella è in eccesso in tutti i 3 indicatori. In provincia di Caserta eccessi in entrambi i generi per i due esiti disponibili (mortalità e ricoveri ospedalieri) riguardano i tumori maligni dello stomaco e del fegato; i tumori del polmone, della vescica e della laringe risultano in eccesso tra i soli uomini”. L’analisi non ha invece trovato un eccesso di mortalità tra i bambini, mentre il tasso di ricoveri nel primo anno di età per i tumori è risultato maggiore del 51% nella provincia di Napoli e del 68% in quella di Caserta. “Per quanto riguarda la fascia di età 0-14 anni si osserva un eccesso di ospedalizzazione per leucemie in provincia di Caserta – spiega l’Iss -. Nella provincia di Napoli, servita dal Registro Tumori, si è osservato un eccesso di incidenza per tumori del sistema nervoso centrale nel primo anno di vita e nelle classi d’età 0-14″. (FQ)

Nota stampa dell'Istituto Superiore di Sanità


Aggiornato lo studio SENTIERI per la cosiddetta "Terra dei fuochi"(TdF) e per il SIN (Sito d’Interesse Nazionale) di Taranto
Componenti del Gruppo di lavoro ISS per l’aggiornamento dello Studio:
- Loredana Musmeci, Pietro Comba, Lucia Fazzo, Ivano Iavarone (Dipartimento Ambiente e connessa Prevenzione Primaria)
- Stefania Salmaso, Susanna Conti, Valerio Manno, Giada Minelli (Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute)

Sintesi dei risultati




Lo studio sulla cosiddetta "Terra dei Fuochi”"individuata in 55 comuni nelle province di Napoli e Caserta) e sui comuni del SIN di Taranto (Taranto e Statte), affidato dal Parlamento all’Istituto Superiore di Sanità con la Legge n°6 del 6 febbraio 2014, avviatosi a febbraio e conclusosi a maggio, nei tempi previsti dal legislatore, è stato realizzato con lo scopo di rilevare eventuali eccessi di mortalità, incidenza oncologica e morbosità stimata attraverso i dati di ospedalizzazione, riferibili all’esposizione a contaminanti ambientali.

Studio e metodologia

mercoledì 14 maggio 2014

Siamo i pentatleti delle patologie!

Dossier Sentieri, l’Italia dei veleni è sempre più malata: aumento tumori fino al 90%

Nelle aree più inquinate d’Italia i tumori sono aumentati anche del 90% in soli dieci anni. L’Italia dei veleni ormai è così, più si scava e più sembra lontano e improbabile l’antidoto che salverà il malato. E questo non vale solo per le ruspe che fanno affiorare fusti interrati. Vale anche per gli studi epidemiologici che nelle aree più inquinate del Paese registrano, anche negli ultimi anni, aumenti preoccupanti della mortalità, dell’incidenza oncologica e dei ricoveri ospedalieri. In particolare cancro della tiroide, tumore alla memmella e mesotelioma.
Pochi giorni fa, quasi in sordina, è stato pubblicato sul sito dell’Associazione degli epidemiologi il terzo dossier dell’Istituto superiore di Sanità sugli effetti sulla salute delle popolazioni esposte ai Sin, i Siti di interesse nazionale per le bonifiche. E’ l’aggiornamento dello studio “Sentieri”, realizzato dal Dipartimento ambiente e connessa prevenzione primaria dell’ISS dopo quelli realizzati nel 2010 e 2011. L’indagine intende approfondire il livello di compromissione della salute dei 5 milioni di italiani che convivono coi fumi dei camini delle centrali a carbone, intorno alle discariche tossiche o in prossimità delle industrie chimiche che hanno sversamento per anni i loro veleni contaminando terreni e acque.
Stavolta, i ricercatori dell’ISS hanno lavorato su tre banche dati diverse, incrociando le rilevazioni sulla mortalità aggiornate al 2010 (le precedenti prendevano in esame gli anni 2002-2005), l’incidenza oncologica per gli anni 1996-2005 e dati di ospedalizzazione relativi al periodo 2005-2010. “La scelta è motivata dal fatto che quando si ha a che fare con patologie ad alta sopravvivenza lo studio della sola mortalità porterebbe a sottovalutarne l’impatto effettivo”, spiega Roberta Pirastu, docente alla Sapienza e curatrice del rapporto Sentieri. E’ il caso del tumore alla tiroide per il quale in alcuni Sin sono stati rilevati incrementi sia per l’incidenza tumorale che per i ricoveri. Nell’area Brescia-Caffaro, ad esempio, l’incidenza dei tumori rilevata è +70% per gli uomini e +56% per le donne, ai Laghi di Mantova +74% e +55%, a Taranto +58 e +20. Anche i ricoveri in eccesso sono un bollettino di guerra: a Brescia +79 per gli uomini e + 71% per le donne, +84 e + 91 ai Laghi di Mantova, a Milazzo +55 e +24, a Taranto +45 e +32.
Tornando alla nuova indagine va detto che la scelta di includere nell’analisi l’incidenza oncologica ha limitato la ricerca ai 18 siti in cui è attivo un registro dei tumori. Ma lo studio sarà completo per gli altri dati (mortalità, ricoveri) in tutti e 44 entro la fine dell’anno. In ogni caso l’evidenza della ricerca è una e pesantissima: Taranto e i comuni dell’area campana della Terra dei Fuochi non sono gli unici territori in cui tocca correre ai ripari, programmare screening sanitari, biometraggi, analisi dei contaminanti, oltre a bloccare subito gli scempi ambientali e dar corso a rapide bonifiche.
Dall’analisi emerge con forza, ad esempio, la gravità dell’esposizione ad amianto subita dalle popolazioni residenti nei SIN e che risulta evidente, per gli uomini, dai dati relativi al mesotelioma. Eccessi per mesotelioma e tumore maligno della pleura si registrano infatti a Biancavilla (CT) e Priolo (SR), dove è documentata la presenza di asbesto e fibre asbestiformi. Ma anche nelle aree portuali di Trieste, Taranto, Venezia e dove ci sono industrie chimiche (Laguna di Grado e Marano, Priolo, Venezia) e siderurgica (Taranto, Terni, Trieste). Questo, spiega il dossier, conferma la diffusione dell’amianto nei siti contaminati “anche al di là di quelli riconosciuti tali in base alla presenza di cave d’amianto e fabbriche di cemento-amianto”.
Dall’analisi del profilo di rischio oncologico risulta anche una maggiore incidenza di tumore del fegato in entrambi i generi riconducibile a un “diffuso rischio chimico nei SIN”. Ma non si tratta solo di tumori. Per esempio, nel Basso bacino del fiume Chienti sono emersi eccessi per le patologie del sistema urinario, in particolare le insufficienze renali, che inducono a ipotizzare un ruolo causale dei solventi alogenati dell’industria calzaturiera. Sempre per le patologie renali è stato suggerito un approfondimento a Taranto. A Porto Torres (SS) si registrano eccessi in ambedue i sessi e per tutti gli esiti considerati (mortalità, incidenza oncologica, ricoveri ospedalieri) per patologie come le malattie respiratorie e il tumore del polmone, per i quali si suggerisce un ruolo delle emissioni di raffinerie e poli petrolchimici; per le stesse patologie rilevate a Taranto è stato suggerito un ruolo delle emissioni degli stabilimenti metallurgici.
Le conclusioni, con questi dati, dovrebbero essere un codice rosso per la politica sanitaria e ambientale, a livello nazionale e locale. Per tutti i SIN si chiede di acquisire maggiori conoscenze dei contaminanti presenti nelle diverse matrici ambientali per meglio stimare l’esposizione attuale e pregressa.  Ma non è affatto scontato che succeda, come dimostra il caso dello studio sull’esposizione sanitaria bambini da un anno nel cassetto del Ministero in attesa di 350mila euro di fondi. Anche per questo, a fronte di numeri tanto allarmanti, oggi stesso ci sarà un question time in aula sollevato dal gruppo dei Cinque Stelle. Alberto Zolezzi e gli altri componenti del gruppo alla Camera chiederanno al ministro dell’Ambiente. L’intero progetto Sentieri, va detto, ha costi contenuti, e tuttavia poche certezze di andare avanti: le prime due edizioni (2010 e 2011) sono costate solo 250mila euro, la terza (2014) circa 130mila. E questo grazie al fatto che il gruppo di lavoro ristretto , compresi curatori e autori del rapporto, sono dipendenti dello Stato, dell’ISS, del ministero, dei Registri dei tumori. Poi ci sono tre contrattisti precari che costano 50mila euro l’anno. “In effetti, costiamo pochissimo”, raccontano loro.
Andare avanti, nonostante le scarse risorse a disposizione , è però necessario. Il rapporto indica espressamente l’impellenza di avviare o proseguire programmi di biomonitoraggio umano per una serie di SIN, tra gli altri, Brescia-Caffaro e Trento. Sono stati inoltre raccomandati programmi di ricerca relativi alla catena alimentare in sub-aree ben definite del Litorale Domizio-Flegreo e Agro Aversano. Lo studio fornisce poi dati tali da rendere indifferibili le azioni di bonifiche, non solo per Brescia-Caffaro ma anche a Biancavilla, dove gli eccessi riscontrati per mesoteliomi e tumori maligni della pleura in entrambi i sessi sono riconducibili a un’unica fonte di esposizione, una cava di materiale lapideo contenente una fibra asbestiforme di nuova identificazione, la fluoro-edenite.
In siti più complessi, come quello di Taranto, i risultati di Sentieri e l’insieme delle conoscenze disponibili “attribuiscono un ruolo specifico alle esposizioni ambientali”. Conoscenze “ricche e solide che rendono ora possibile prevedere procedure di valutazione integrata dell’impatto ambientale e sanitario (VIIAS)”. Tocca solo vedere se ci sarà la volontà di realizzarle nelle aree produttive compromesse, anche al prezzo di scoprire che il binomio tra lavoro-salute, che divide ormai l’Italia, non può essere risolto dal compromesso.(FQ)


Sentieri from ilfattoquotidiano

SENTIERI: Mortalità, incidenza oncologica e ricoveri ospedalieri

Epidemiologia&Prevenzione cover
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Il Progetto SENTIERI è stato condotto e finanziato nell’ambito del «Programma Strategico Ambiente e Salute» (Ministero della salute – Ricerca finalizzata 2006 ex art. 12 DLgs 502/1992). Le attività della collaborazione ISS-AIRTUM sono state finanziate nell'ambito del Progetto CCM 2009 «Sorveglianza epidemiologica di popolazioni residenti in siti contaminati» del Ministero della salute.
SENTIERI Project was funded by the Italian Ministry of Health (Strategic Programme Environment and Health). The ISS-AIRTUM collaboration was funded by the Ministry of Health’s Project CCM 2009 ”Epidemiological surveillance of populations living in polluted sites”.

giovedì 2 maggio 2013

Tra il dire e il fare..

Conferenza stampa di PeaceLink (2/5/2013)

“Inquinamento: è arrivata la svolta o siamo solo alla pausa?”

Ci risulta che almeno 11 navi piene di carbon coke sono attraccate a Taranto nel 2013 e hanno rifornito l'Ilva. Questo significa che le emissioni del benzo(a)pirene (frutto della cottura del carbon coke nella cokeria) sono destinate a calare drasticamente nel quartiere Tamburi di Taranto. Ma l'inquinamento complessivo continua a rimanere preoccupante per via della composizione chimica (più tossica che in altre città) delle polveri sottili (PM10) che continuano ad essere inalate dagli abitanti del quartiere Tamburi e anche nei quartieri più distanti di Taranto.
Alessandro Marescotti


Si allega la documentazione distribuita nella conferenza stampa. In essa sono emersi cinque elementi di conoscenza.
1) Per i lavori prescritti dall'AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) l'Ilva ha fermato le batterie più inquinanti della sua cokeria. Le batterie fermate sono anche le più vicine al fronte urbano. Rimangono in funzione solo quelle più lontane dalle case. Per poter ovviare alla mancata produzione della propria produzione di carbon coke negli ultimi mesi sono arrivate almeno 11 navi per rifornire l'Ilva di carbon coke.
 2) E' ragionevole pensare che - per la prima volta a Taranto - possa essere registrato nel quartiere Tamburi (il più vicino all'Ilva) un calo drastico del benzo(a)pirene, il che confermerebbe il nesso che lega le emissioni della cokeria alla presenza di benzo(a)pirene nell'aria che si respira in quel quartiere, storicamente considerato il simbolo dell'inquinamento di Taranto. Siamo in attesa pertanto dei dati dell'Arpa sul benzo(a)pirene per verificare se al fermo delle batterie più inquinanti corrisponde un calo significativo del benzo(a)pirene nel quartiere Tamburi, il che sarebbe un importante elemento ai fini delle indagini della Procura.
3) L'alleggerimento dell'inquinamento è tuttavia transitorio. Non è il risultato "miracoloso" dell'AIA ma deriva semplicemente del fermo tecnico delle batterie più vicine e più inquinanti. Quando la produzione ritornerà come prima, l'inquinamento tornerà verosimilmente a salire.
4) L'aria del quartiere Tamburi tuttavia rimane non salubre. Lo dimostriamo con i dati del PM10 (polveri sottili) della centralina dell'Arpa di via Machiavelli nel quartiere Tamburi. Tali dati sono stati moltiplicati per il "coefficiente di tossicità" di quelle polveri sottili, pari a 2,226. Grazie a questo calcolo possiamo dichiarare che chi vive nel quartiere Tamburi è ancora a rischio, nonostante il calo della concentrazione del PM10. Ad esempio 32 microgrammi di PM10 nel quartiere Tamburi di Taranto hanno effetti sanitari, in termini di mortalità, equivalenti a 70 microgrammi di PM10 a Milano, a Torino o a Bologna. Ma mentre a Milano, Torino o Bologna il valore di 70 segnerebbe uno sforamento del limite di legge, a Taranto il valore di 32 risulta "a norma", pur rappresentando lo stesso pericolo in termini di mortalità. Ciò è causato dalla composizione chimica delle polveri ddi Taranto, come affermato dall'Istituto Superiore della Sanità. Nel file allegato vi sono ulteriori elementi di documentazione di tale affermazione.
5) PeaceLink chiede al Centro Ambiente e Salute di Taranto (in cui confluiscono le competenze di Asl e Arpa) di fornire i dati della mortalità e dei ricoveri mese per mese, suddivisi per quartiere, età, sesso, causa e professione. Ad oggi invece i morti vengono resi noti solo dopo tre anni mentre i ricoveri non vengono comunicati al pubblico, evidentemente per una scelta politica: quella di non allarmare la popolazione. E soprattutto ciò non viene fatto, evidentemente, per non indagare sul nesso fra danni alla salute e inquinamento. A tal fine nel file allegato riportiamo imporanti informazioni che dimostrano come è possibile studiare il nesso fra ricoveri ed emissioni di un'acciaieria nell'Utah (Stati Uniti).

Allegati

Ed ecco cosa hanno "voluto capire" i giornalisti:

Ilva, Peacelink: “Centralina Arpa troppo lontana da fabbrica. Dati sottostimati”

La centralina Arpa di via Machiavelli (quartiere Tamburi) è troppo lontana dall’Ilva e i dati sono sottostimati. Ad esempio nel 2012 i dati del benzopirene sono arrivati a 0,9 nanogrammi a metro cubo, ma avrebbero sicuramente superato la fatidica soglia di 1 nanogrammo a metro cubo se vi fosse stata un’altra centralina posizionata più vicina all’Ilva”.
 Lo ha sottolineato il presidente di Peacelink Taranto Alessandro Marescotti nel corso di una conferenza stampa. Stessa considerazione – ha proseguito – si può fare per il PM10 (polveri sottili). Chiediamo pertanto l’attivazione di una nuova centralina collocata nei pressi delle case più vicine all’Ilva oppure accanto alla scuola elementare Deledda, una delle più inquinate del quartiere Tamburi su cui dovrà intervenire la bonifica”.
“La centralina Arpa di via Machiavelli – ha aggiunto – dista ben 1700 metri dalla cokeria e circa 1000 metri dal parco minerali dell’Ilva”. Peacelink, inoltre, non ritiene appropriata l’informazione che viene fornita dall’Arpa sul PM10 (ossia le polveri sottili): “il sistema informativo dell’Ilva fornisce dati di ‘buona qualità dell’aria anche quando viene registrata una concentrazione di 32 microgrammi a metro cubo”. Per Marescotti “il potenziale tossico delle polveri di Taranto è di gran lunga superiore al potenziale tossico delle polveri di altre città italiane. Per costruire un indice di qualità dell’aria su basi scientifiche è necessario conoscere e far conoscere il rischio sanitario associato alla concentrazione delle polveri sottili. Lo stato attuale delle conoscenze in ambito epidemiologico – conclude – è sufficiente per dire che le alle polveri sottili ad esempio del quartiere Tamburi di Taranto è associabile un rischio sanitario più che doppio rispetto alla stessa concentrazione di Milano o di Torino”. (PaeseNuovo)

sabato 6 ottobre 2012

E uno...

Ilva, operaio morì per mesotelioma: condannata azienda appalto
(Adnkronos) - Oltre 250mila di euro sono stati riconosciuti lo scorso 28 settembre dal Giudice del Lavoro di Taranto in favore degli eredi di un lavoratore della Sifi Spa, azienda che vinse l'appalto per il rifacimento degli altiforni Ilva, deceduto per mesotelioma pleurico da esposizione all'amianto nel gennaio del 2007. A darne comunicazione e' l'avvocato Massimiliano Del Vecchio, il legale della Fiom Cgil di Taranto e riferimento della Fiom nazionale per le tematiche sulla sicurezza e la salute.
''La sentenza - spiega l'avvocato Del Vecchio - e' quanto mai attuale e pare confermare la grave negligenza del datore di lavoro e la situazione di pericolo che e' insita nello stabilimento siderurgico di Taranto specie per chi vi lavora all'interno''.
La causa inizio' nel 2005 quando l'operaio era ancora in vita. ''E' opportuno segnalare - spiegano dalla Fiom Cgil di Taranto - che il periodo di lavoro 'inquisito' risale alla gestione del siderurgico antecedente la gestione Riva (iniziata nel 1995 ndr), ma dimostra anche come il sindacato e la nostra organizzazione in particolare si fossero accorti di quella che oggi e' una emergenza riconosciuta dai piu' molto prima che il caso-Taranto deflagrasse a seguito dell'ordinanza di sequestro del Gip Todisco''. Il risarcimento si riferisce esclusivamente al danno biologico e morale subito dal lavoratore che mosse le accuse, attraverso la Fiom e il suo ufficio legale, quando era ancora in vita, ma non anche al grave danno subito dagli eredi. Risarcimento che lo stesso avvocato Del Vecchio si riserva di rivendicare in un giudizio distinto. ''Una sentenza che conferma un allarme che conoscevamo gia' e che come organizzazione sindacale da sempre combattiamo ai fini di fare maggiore chiarezza sulle cause e le origini di tali mortalita''', spiega Donato Stefanelli, segretario generale della Fiom di Taranto. ''Un nesso incontrovertibile tra fabbrica e salute che se vale per la comunita' ionica, vale ancora di piu' per chi all'interno della fabbrica o attraverso le misconosciute aziende dell'appalto in questi anni ha dovuto subire. Ecco perche' la Fiom e' costituita parte civile in tutti i processi che vedono la dirigenza del siderurgico imputata per omicidio plurimo colposo''. ''Un dispositivo - continua Del Vecchio - che si aggiunge alle centinaia di procedimenti gia' definiti o da definire che abbiamo mosso nei confronti dell'Ilva, di aziende dell'appalto, dell'Inail e della vecchia Fintecna (azienda di Stato che gestiva l'ex Italsider - ndr) da vent'anni a questa parte, coprendo, purtroppo, tutto lo spettro dell'inquinamento ambientale sofferto da Taranto e dai suoi lavoratori, segnando il confine di un impegno da parte della Fiom nato prima del clamore mediatico di questi mesi. Sentenze che descrivono meglio di ogni altro dato statistico il punto di partenza che dovra' riguardare l'ambientalizzazione e l'innovazione di quegli ambienti''. ''Ci sono reparti, impianti e condizioni di lavoro poste al vaglio della magistratura in tutti questi anni - sottolinea Stefanelli - che dimostrano che li' e in quelle condizioni era possibile ammalarsi e morire. Presupposti che rendono pero' ancora piu' leggibili gli interventi per ottenere una fabbrica piu' sicura, realizzati grazie alle lotte dei lavoratori e del sindacato''.

giovedì 20 settembre 2012

Disseminazione...

Ilva Taranto, fino a +400% ricoveri per residenti vicino allo stabilimento


PER LEGGERE E SCARICARE LO STUDIO SULLA MORTALITA' CLICCA QUI

(Adnkronos Salute) - Come un fiume in piena: non si ferma la forza dei numeri intorno alla salute degli abitanti di Taranto, area oggetto di diversi studi per la presenza di numerosi impianti industriali, tra cui l'Ilva. Da uno studio di coorte sulla mortalita' e morbilita' nell'area tarantina sono emersi tassi di mortalita' e ospedalizzazione piu' elevati, per alcune patologie, per i residenti nelle aree piu' vicine alla zona industriale: quartieri dei Tamburi (Tamburi, Isola, Porta Napoli e Lido Azzurro), Borgo, Paolo VI e il comune di Statte. Soprattutto a Tamburi e Paolo VI - quartieri limitrofi all'Ilva - si registra un eccesso di ricoveri che dal +20% raggiunge anche il +400%. Una percentuale impressionante, anche se legata a un numero ristretto di ricoveri: 33 per pneumoconiosi, malattia provocata da inalazioni di polveri.
Ma l'eccesso del tasso di ospedalizzazione, anche se in percentuali minori, riguarda un po' tutte le patologie: dalle malattie cardiovascolari ai tumori maligni, dalle infezioni delle vie respiratorie alle malattie dell'apparato digerente. Numeri che vanno purtroppo di pari passo a quelli legati alla mortalita': ad esempio, nella zona Paolo VI si registra, tra i maschi, un eccesso di mortalita' per tumori maligni pari al 42%.
Lo studio, pubblicato sulla rivista dell'Associazione italiana di epidemiologia, e' stato condotto per il Gip del tribunale di Taranto da Francesca Mataloni, Massimo Stafoggia, Ester Alessandrini e Francesco Forastiere del Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale Lazio; Maria Triassi dell'Universita' degli Studi di Napoli Federico II; Annibale Biggeri del Dipartimento di statistica G. Parenti, Universita' degli Studi di Firenze - Unita' di biostatistica, Ispo, Firenze. L'obiettivo e' quello di fornire un quadro di mortalita' e ospedalizzazione delle persone residenti nei Comuni di Taranto, Massafra e Statte, in particolare dei residenti nei quartieri piu' vicini ai complessi industriali, dopo aver tenuto conto del livello socioeconomico. L'analisi prende in riferimento tre periodi: 1998-2001, 2002-2005, 2006-2010. La coorte e' composta da 321.356 persone (157.031 maschi, 164.325 femmine). "L'84,9% dei soggetti - riferisce lo studio - era gia' presente al 1 gennaio 1998 e il 39,1% abitava nella stessa residenza del reclutamento da piu' di 20 anni. L'indagine ha messo in evidenza un differenziale rilevante per entrambi i sessi per mortalita'/morbilita' totale, cardiovascolare, respiratoria, malattie dell'apparato digerente, tumori (in particolare stomaco, laringe, polmone e vescica) con eccessi nelle classi piu' svantaggiate. Anche dopo aver tenuto conto del livello socioeconomico, sono emersi tassi di mortalita' e ospedalizzazione piu' elevati per alcune patologie per i residenti nelle aree piu' vicine alla zona industriale: quartieri dei Tamburi (Tamburi, Isola, Porta Napoli e Lido Azzurro), Borgo, Paolo VI e il comune di Statte". "L'analisi per quartiere - spiegano i ricercatori - e' basata sull'ipotesi che quelli situati vicino all'area industriale siano caratterizzati da un livello di inquinamento atmosferico piu' elevato". E i risultati sembrano dar manforte a questa ipotesi. "Anche dopo aver considerato i determinanti sociali,Tamburi (Tamburi, Isola, PortaNapoli, Lido Azzurro), Borgo, Paolo VI e Statte hanno mostrato una mortalita' totale piu' elevata (in particolare Tamburi e Paolo VI per entrambi i sessi) rispetto al riferimento". "Il differenziale maggiore nei maschi e' stato osservato a Paolo VI, con eccessi importanti per tumori maligni (+42%), tra cui il pancreas e il polmone,malattie cardiovascolari, respiratorie e del sistema digestivo. Nel quartiere Tamburi (Tamburi, Isola, Porta Napoli, Lido Azzurro) si e' riscontrato un eccesso di tumori maligni nei maschi (specie la prostata) e di malattie cardiovascolari, in particolare l'infarto del miocardio. Nelle donne residenti a Paolo VI, gli eccessi sono dovuti alle patologie tumorali, in particolare del fegato, e alle malattie cardiovascolari e dell'apparato digerente". Dati impressionanti anche per quanto riguarda i ricoveri. I numeri sulla mortalita' hanno infatti trovato sostanziale conferma in quelli legati ai ricoveri. "L'analisi - si legge - indica Tamburi (con Isola, Porta Napoli, Lido Azzurro) e Paolo VI come i quartieri in cui lo stato di salute della popolazione e' piu' compromesso, con eccessi compresi tra 20% e il 400% (pneumoconiosi nel quartiere Paolo VI) rispetto alle altre zone della citta'". "Anche tenendo conto degli effetti della stratificazione sociale - scrivono i ricercatori - la situazione sanitaria in termini di mortalita' e ricoveri ospedalieri non e' risultata uniforme nella citta'. In particolare, tassi piu' elevati sono stati osservati nei quartieri Paolo VI e Tamburi (Tamburi, Isola, Porta Napoli, Lido Azzurro). Gli eccessi sono dovuti ai tumori, alle malattie cardiovascolari e respiratorie. E' da sottolineare che una quota dei residenti in studio, specie nel quartiere Paolo VI, e' stata occupata nelle aziende dell'area industriale; questa potrebbe essere una possibile spiegazione per alcuni eccessi di mortalita'/morbosita' riscontrati (per esempio, negli uomini, per pneumoconiosi e tumore della pleura). E ancora: "Il presente studio ha diversi punti di forza (novita' dell'indagine epidemiologica rispetto alla letteratura dell'area in studio, rigore nell'arruolamento della coorte e della caratterizzazione anagrafica, buona disponibilita' dei dati sulla storia residenziale e di georeferenziazione),ma vi sono alcuni aspetti metodologici che richiedono una discussione approfondita. Per quanto riguarda la qualita' dei dati sanitari e' da sottolineare che la validita' delle informazioni sul decesso e' stata ottimale: e' stato recuperato il 98% delle cause di morte grazie al linkage dei dati anagrafici con il database della Asl. I risultati relativi alla mortalita' si possono considerare dunque molto affidabili. Il discorso e' piu' articolato per i ricoveri ospedalieri, per i quali manca uno standard italiano di qualita'". "Il contributo dell'epidemiologia alla comprensione dello stato di salute pregresso e attuale nell'area di Taranto e nelle sue sub-aree - afferma all'Adnkronos Salute Fabrizio Bianchi, dirigente epidemiologo del Cnr di Pisa - consente di prendere delle decisioni sulle azioni di prevenzione. Permette di rimuovere le cause che hanno portato alla grave situazione, che deve rientrare nella norma".

C'era una volta il Ministro dell'Industria

... oggi si chiama Ministro dell'Ambiente!

C'è da meravigliarsi se poi qualcuno ha qualche dubbio sulla sua visione ambientale e sanitaria?

 

 

Ilva: Clini, lavoriamo per garantire continuita' produttiva

(ASCA) - Assisi, 20 set - ''Noi stiamo lavorando giorno e notte per fare in modo che si possa garantire la continuita' produttiva del piu' grande stabilimento siderurgico d'Europa''. Lo ha detto il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, ad Assisi a margine del meeting internazionale 'Nostra madre terra' nel corso del quale il ministro e l'ad di Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, hanno firmato un patto sul tema della mobilita' ecosostenibile.
''Per garantire continuita' produttiva - ha aggiunto Clini - stiamo riqualificando le tecnologie nei processi produttivi dello stabilimento che consentano di salvaguardare l'ambiente e tutelare la salute dei lavoratori e delle popolazioni. Cio' e' sostanzialmente - ha concluso - per l'applicazione concreta in Italia della strategia eutropea per lo Sviluppo sostenibile''.


Ilva, Clini: "Dati su tumori a Taranto manipolati con spregiudicatezza"

È una vera e propria "guerra dei numeri" quella che si sta svolgendo attorno all'Iva di Taranto. Dopo la diffusione da parte dei Verdi dei nuovi dati del progetto "Sentieri" (tumori +12% nell'area di Taranto), è il ministro dell'Ambiente Corrado Clini ad andare al contrattacco: sui dati sanitari, ha detto, «non c'è nulla di segreto, nulla di nascosto. L'unica cosa evidente è che si stanno manipolando con grande spregiudicatezza dati incompleti e si sta creando una pressione sulla popolazione e sulle autorità. Non c'è nessuno oggi che può dire che c'è una relazione causa-effetto sulle attività industriali attuali dell'Ilva e lo stato di salute della popolazione - ha detto ancora Clini a Radio Anch'io -. Abbiamo bisogno di trasparenza e responsabilità».
NUOVI DATI - In più, uno studio diffuso giovedì, pubblicato su Epidemiologia e Prevenzione, rivista dell'Associazione italiana di epidemiologia, riporta i dati della perizia epidemiologica richiesta dal gip del Tribunale di Taranto e depositata in Procura il 30 marzo. Nel documento si legge che la mortalità a Taranto per tutte le cause aumenta dell'8-27% (a seconda dei quartieri), i tumori maligni del 5-42%, le malattie cardiovascolari del 10-28% e le malattie respiratorie dell'8-64%. I ricoveri e la mortalità sono maggiori nei quartieri più vicini agli impianti, secondo lo studio. L'analisi per livello socioeconomico ha messo in evidenza rischi maggiori per entrambi i sessi per mortalità e per il rischio di ammalarsi di malattie cardiovascolari, respiratorie, malattie dell'apparato digerente, tumori (in particolare stomaco, laringe, polmone e vescica) «con eccessi nelle classi più svantaggiate». Ma in generale sono emersi tassi di mortalità e ospedalizzazione più elevati per alcune patologie per i residenti nelle aree più vicine alla zona industriale: quartieri dei Tamburi (Tamburi, Isola, Porta Napoli e Lido Azzurro), Borgo, Paolo VI e il comune di Statte. Nelle conclusioni si spiega che «i risultati di questo studio mostrano un'importante relazione tra stato socioeconomico e profilo sanitario nell'area di Taranto. Dopo aver tenuto conto di tale effetto, i quartieri più vicini alla zona industriale presentano un quadro di mortalità e ospedalizzazione più compromesso rispetto al resto dell'area studiata».
QUERELA - Mercoledì Clini, chiamato in causa dal presidente dei Verdi Bonelli per le sue recenti affermazioni («si muore più a Lecce che a Taranto»), ha dato mandato all'Avvocatura dello Stato di procedere nei confronti del leader ambientalista che ha ripetutamente accusato il ministro di nascondere i dati sulla mortalità e di fornire informazioni false sullo stato della salute della popolazione di Taranto. «Quello che mi preoccupa non è tanto la diffamazione, che pure è un reato - ha commentato Clini -, quanto la diffusione di notizie false che generano allarme tra la popolazione e mirano ad intimidire le autorità competenti in materia di protezione dell'ambiente e tutela della salute. Bonelli dovrà dimostrare le sue accuse davanti a un giudice. Senza dimenticare peraltro che, nel maggio scorso, Bonelli è già stato giudicato dalla popolazione di Taranto che lo ha sonoramente battuto alle elezioni comunali».
BONELLI - «Attendo con estrema serenità la querela annunciata dal ministro Clini perché di falso non c'è nulla - ha replicato Bonelli -. La battaglia per difendere i diritti e la salute dei cittadini di Taranto è sacrosanta e di certo non ci faremo intimidire. Clini intende denunciare anche i magistrati che a Taranto hanno disposto il sequestro? Anche i magistrati che fanno il proprio dovere fanno allarmismo?». (Corsera)

mercoledì 19 settembre 2012

La scienza pubblica, il ministro Clini?

Epidemiologia&Prevenzione anticipa online la pubblicazione dello studio condotto da Mataloni, Biggeri, Forastiere, Triassi et al. per il GIP del Tribunale di Taranto, Patrizia Todisco, nel corso del procedimento riguardante l'Ilva di Taranto (R.G.N.R. N. 938/10 - 4868/10 G.I.P. N. 5488/10 - 5821/10).

Studio di coorte sulla mortalità e morbosità nell’area di Taranto

A cohort study on mortality and morbidity in the area of Taranto, Southern Italy

  1. Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale, Lazio
  2. Università degli Studi di Napoli Federico II
  3. Dipartimento di statistica "G. Parenti", Università degli Studi di Firenze - Unità di biostatistica, ISPO, Firenze
Francesca Mataloni -

Cosa si sapeva già

  • Precedenti studi sull’area di Taranto hanno messo in evidenza un quadro ambientale e sanitario particolarmente compromesso, con eccessi di mortalità a livello comunale per malattie dell’apparato respiratorio, cardiovascolare e per diverse sedi tumorali.

Cosa si aggiunge di nuovo

  • E’ stato possibile condurre uno studio retrospettivo di coorte grazie alla disponibilità dei dati anagrafici, alla geocodifica dell’indirizzo di residenza all’inizio del follow-up e al linkage con dati di mortalità e ricovero ospedaliero.
  • Lo studio mostra un aumento della mortalità e delle ospedalizzazioni per malattie dell’apparato respiratorio, cardiovascolare e per tumori nei quartieri più vicini alla zona industriale anche dopo aver tenuto conto dei differenziali sociali. 

Riassunto:

INTRODUZIONE: l’area diTaranto è stata oggetto di diversi studi per la presenza di numerosi impianti industriali e di cantieristica navale. Sono stati documentati per l’intera città di Taranto eccessi di mortalità e incidenza di patologie tumorali.Tuttavia non sono disponibili analisi epidemiologiche per le diverse aree geografiche della città che abbiano tenuto conto dell’importante effetto di confondimento della stratificazione sociale.
OBIETTIVO: fornire, attraverso uno studio di coorte, un quadro di mortalità e ospedalizzazione delle persone residenti nei Comuni di Taranto,Massafra e Statte, in particolare dei residenti nei quartieri più vicini ai complessi industriali, dopo aver tenuto conto del livello socioeconomico.
METODI: utilizzando gli archivi anagrafici comunali è stata arruolata la coorte delle persone residenti al 01.01.1998, o successivamente entrate fino al 2010, nei tre comuni della zona. A ogni individuo della coorte è stato attribuito il livello socioeconomico (per sezione di censimento) e il quartiere di residenza sulla base della geocodifica degli indirizzi all’inizio del follow-up. Sono stati calcolati i tassi di mortalità e ospedalizzazione per quartiere, standardizzati per età. L’associazione tra le esposizioni di interesse (quartiere e livello socioeconomico) e mortalità/morbosità è stata valutata attraverso modelli di Cox, aggiustati per età e periodo di calendario, separatamente per maschi e femmine.
RISULTATI: la coorte è composta da 321.356 persone (157.031 maschi, 164.325 femmine). L’analisi per livello socioeconomico ha messo in evidenza un differenziale rilevante per entrambi i sessi per mortalità/morbosità totale, cardiovascolare, respiratoria, malattie dell’apparato digerente, tumori (in particolare stomaco, laringe, polmone e vescica) con eccessi nelle classi più svantaggiate. Anche dopo aver tenuto conto del livello socioeconomico, sono emersi tassi di mortalità e ospedalizzazione più elevati per alcune patologie per i residenti nelle aree più vicine alla zona industriale: quartieri dei Tamburi (Tamburi, Isola, Porta Napoli e Lido Azzurro), Borgo, Paolo VI e il comune di Statte.
CONCLUSIONI
: i risultati di questo studio mostrano un’importante relazione tra stato socioeconomico e profilo sanitario nell’area di Taranto. Dopo aver tenuto conto di tale effetto, i quartieri più vicini alla zona industriale presentano un quadro di mortalità e ospedalizzazione più compromesso rispetto al resto dell’area studiata.
Parole chiave: coorte di popolazione, siti inquinati, archivi georeferenziati, mortalità e ospedalizzazioni
 EP5_237_art1_ Mortalita e Morbosita Taranto

Sentieri nascosti?

Ilva, i dati choc sui tumori "+ 306% di mesoteliomi"


Dati choc, quelli presentati dal presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, e dal presidente di Peacelink Taranto, Alessandro Marescotti in merito a uno studio 2003-2008 del progetto 'Sentieri' sull'incidenza dei tumori nel Tarantino.
Per i tumori del fegato e dei polmoni lo studio ha rilevato un +24 per cento, per i linfomi +38 per cento, per i mesoteliomi +306 per cento. Si tratta di un progetto curato dall’Istituto Superiore di Sanità sui siti inquinati italiani.
Bonelli parte all'attacco del governo:  "Noi siamo stati in grado di fornire i dati sulla mortalità a Taranto del progetto Sentieri, relativi al periodo 2003-2008, cosa che non è riuscito a fare il Governo tenendoli nascosti. C’è e viene confermato un aumento della mortalità nell’area di Taranto derivante dal forte inquinamento industriale. Il dato molto grave - ha aggiunto Bonelli - è che si è voluta sottacere una verità ai cittadini di Taranto, probabilmente per condizionare fatti che in realtà non possono essere più condizionati perché l’Autorità giudiziaria è abbastanza determinata ad andare avanti".
"Dai dati relativi al periodo 2003/2008 si rileva un aumento del 10% dei decessi nei Comuni di Taranto e Statte per tutte le cause e del 12% per tutti i tumori", aggiungono Bonelli e Marescotti. (quotidiano.net)


Ilva: a Taranto mortalita' in aumento del 10-15% tra 1995-2002

Nella zona di Taranto, vicino il sito dell'Ilva, si rileva un eccesso tra il 10% e il 15% della mortalita' generale e per tutti i tumori sia nelle donne che negli uomini. E' quanto emerge dal progetto 'Sentieri' lo studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento, presentato oggi alla presenza del ministro della Salute, Renato Balduzzi e il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, che ha analizzato con una metodologia omogenea la mortalita' per 63 gruppi di cause nel periodo 1995-2002 nelle popolazioni residenti in 44 Siti di Interesse Nazionale per le bonifiche (SIN), tra i quali il polo siderurgico di Taranto, per un totale di circa 6.000.000 cittadini in 298 Comuni.
Secondo lo studio pubblicato nel 2011 a Taranto emerge un eccesso dei decessi per tumore della pleura, che permane, sebbene ridotto, dopo correzione per ID e un eccesso compreso tra il 50%(uomini) e il 40%(donne) di decessi per malattie respiratorie acute, anche quando si tiene conto dell'ID, associato a un aumento di circa il 10% nella mortalita' per tutte le malattie dell'apparato respiratorio. Si evidenzia inoltre un eccesso di circa il 15% tra gli uomini e 40% nelle donne della mortalita' per malattie dell'apparato digerente, anche quando si tiene conto dell'ID e un incremento di circa il 5% dei decessi per malattie del sistema circolatorio soprattutto tra gli uomini.
I risultati di 'Sentieri' presentano inoltre un eccesso per la mortalita' per condizioni morbose di origine perinatale (0-1 anno), con evidenza limitata di associazione con la residenza in prossimita' di raffinerie/poli petrolchimici e discariche, e un eccesso di circa il 15% per la mortalita' legata alle malformazioni congenite, che non consente pero' di escludere l'assenza di rischio (IC 90%include il valore 100).
Lo studio mostra, dunque, un quadro della mortalita' per la popolazione residente nel sito di Taranto che testimonia la presenza di ''un ambiente di vita insalubre. Questo quadro e' in linea con quanto emerso nei precedenti studi descrittivi sulla mortalita' condotti nell'area, ma anche con dati di incidenza e morbosita'. Il sostanziale corpo di evidenza relativo alla dimostrazione di un ambiente sfavorevole e' dovuto alla generale convergenza dei dati di monitoraggio ambientale e biologico, dei dati relativi al tipo e all'entita' delle emissioni industriali e, parallelamente, alla disponibilita' di risultati di studi epidemiologici di tipo analitico, descrittivo geografico, e di indagini epidemiologiche multicentriche e di valutazione di impatto sanitario''. (ASCA)

domenica 12 agosto 2012

I tumori certi e l'elemosina del ministero

Caso Ilva, Taranto capitale dei tumori
"Mortalità record per quelli ai polmoni"

L'incidenza delle malattie nell'area del siderurgico è maggiore del 15 per cento, del 30 quella riferite a quelle polmonari. I dati dello studio saranno consegnati a settembre al ministro della Salute

Taranto capitale dei tumori. Lo dice anche il ministero. E' maggiore del 15% l'incidenza dei tumori nell'area del sito dell'Ilva di Taranto, con un picco del 30% in più per quelli al polmone. E' quanto si legge nell'indagine epidemiologica 'Sentieri', coordinata dall'Istituto Superiore di Sanità - anticipata da Repubblica - che verrà presentata il 18 settembre al ministero della Salute. Un dato legato all'inquinamento prodotto dall'Ilva: ''Molteplici studi di monitoraggio ambientale e campagne di misura delle emissioni industriali effettuati nell'area di Taranto - sottolinea il rapporto - hanno evidenziato un quadro di inquinamento ambientale diffuso, ma anche il contributo rilevante del polo industriale cittadino, in particolare il complesso dell'acciaieria, ai livelli ambientali di inquinanti di interesse sanitario''.
  Il ministro Renato Balduzzi riceverà nei prossimi giorni anche nuovi dati sul rischio dal Centro per il controllo delle malattie. Lo studio dell'Iss è stato già pubblicato sulla rivista Epidemiologia e Prevenzione e riguarda tutti i Siti di interesse nazionale per le bonifiche (Sin), 44 in tutto. La ricerca ha trovato per l'area di Taranto un "eccesso di circa il 30% nella mortalità per tumore del polmone, per entrambi i generi, un eccesso compreso tra il 50% (uomini) e il 40% (donne) di decessi per malattie respiratorie acute", e un aumento de 10% nella mortalità per le malattie dell'apparato respiratorio.
  E intanto sembra sempre più lontana la bonifica dell'impianto più grande d'Europa, fra i più grandi del mondo: 336 milioni per la riqualificazione ambientale, anni di lavori, circa otto mesi solo per fermare l'impianto, durante i quali, nel corso delle progressive procedure di spegnimento, l'inquinamento però non diminuirà. Per completare l'operazione di risanamento, per la quale lo scorso lunedì è stato avviato il tavolo di lavoro con il ministro Clini i tempi sono incerti. Servirà ordinare materiali e macchinari e la loro disponibilità potrebbe incidere profondamente sulla tempistica totale dell'operazione di risanamento dell'area dalla quale arrivano 10 tonnellate di acciaio l'anno, più di un terzo del totale prodotto in tutta Italia (la produzione totale è di 29 milioni di tonnellate d'acciaio l'anno).
  A spiegarne le tappe delle procedure è Donato Firrao, docente di metallurgia del Politecnico di Torino. Si parte dalla cokeria: è il settore più inquinante dell'impianto dove si fonde il carbone. L'altoforno a Taranto è appena stato rimesso a nuovo secondo i criteri più moderni e i convertitori a ossigeno emettono al massimo ossidi di ferro, che non sono pericolosi, ha spiegato l'esperto. Per questa ragione, secondo Firrao, l'ipotesi migliore sarebbe quella di chiudere solo la cokeria e comprare il suo prodotto, il coke, sul mercato, continuando così la produzione e facendo diminuire le emissioni.
  Molto più problematico lo spegnimento dell'area a caldo che provocherebbe la 'morte' dell'impianto. Tecnicamente esiste la possibilità di sostituzione gli impianti con modelli meno inquinanti. Un caso a cui far riferimento è quello della Siemens che ha realizzato delle acciaierie ad emissioni molto meno inquinanti, ma richiederebbero la costruzione anche di nuovi edifici L'operazione per molti è di una complessità straordinaria: "non è mai accaduto nel mondo un evento come questo - ha spigato Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia - si tratta di una vera e propria rivoluzione considerata anche la sfavorevole congiuntura economica che in questo momento ha fatto ridurre del 20-30% la domanda di acciaio".
  Sono molte le complessità tecniche che gli esperti dovranno affrontare come ad esempio anche la 'semplice' copertura delle aree di stoccaggio dei minerali, che spiega Tabarelli, in tutto il mondo restano scoperti, ma dai quali partono le polveri rosse che 'sporcano' l'area attorno. Sul piano messo a punto dalla task force guidata dal ministro dell'Ambiente Corrado Clini per l'Ilva lo scorso 26 luglio, ora bisognerà stabilire un percorso con 'tempi certi'. Il testo del documento - siglato dal ministro dell'Ambiente e da quello dello Sviluppo economico Corrado Passera, insieme con il governatore Nichi Vendola, il sindaco della città Ippazio Stefano e il presidente della provincia Gianni Florido - parla di "certezza degli obiettivi e dei tempi di approvazione e realizzazione".
  Il protocollo d'intesa 'per interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto' prevede risorse per "interventi di riqualificazione ambientale" pari a "un importo complessivo di 336 milioni di euro": 329 pubblici e 7,2 privati. Di questi, 119 milioni vanno alle bonifiche, 187 milioni per interventi portuali, e 30 milioni per il rilancio industriale per investimenti produttivi caratterizzati da un elevato livello tecnologico. (La Repubblica)


Bonelli: «Nel decreto soldi per l’Ilva e solo 8 milioni ai Tamburi»
Un decreto-beffa. «Perché sovverte il principio secondo il quale chi inquina paga. E fa pagare ai cittadini i costi dell’inquinamento prodotto da aziende come Ilva ed Eni». Il diavolo si nasconde nei dettagli secondo il presidente dei Verdi Angelo Bonelli. Spulciando le carte del disegno di legge presentato dal governo Monti (il decreto per Taranto che attiva le bonifiche con 336 milioni di euro), il consigliere comunale ha scoperto che «i finanziamenti a tasso agevolato previsti nel decreto legge 83 del 2012 per le aziende della green economy, che si occupano cioè di energie alternative, vengono estesi anche alle aziende che realizzeranno interventi di ambientalizzazione e riqualificazione nell’area Sin di Taranto, il Sito di interesse nazionale. Praticamente, Ilva ed Eni potranno accedere a questo fondo di 70 milioni di euro. E pensare che aziende come l’Ilva negli ultimi anni hanno realizzato utili per due miliardi di euro. Insomma, il principio chi inquina paga viene sovvertito. Lo Stato, cioè i cittadini contribuenti, pagheranno i danni ambientali di aziende come l’Ilva. È assurdo».

Bonelli ha poi criticato aspramente la scelta di stanziare risorse addirittura ridotte per alcuni interventi strategici. «Per bonificare il quartiere Tamburi (quello dove un'ordinanza stabilisce che i bambini non possono toccare la terra a causa dell'inquinamento) sono previsti - ha sottolineato il presidente dei Verdi - solo 8 milioni di euro (una cifra assolutamente ridicola) mentre per il Mar Piccolo sono stati destinati solo 21 milioni. Ricordiamo che con un analogo protocollo d'Intesa del 2005 erano stati destinati 50 milioni di euro per la bonifica del quartiere Tamburi e 25 milioni per quella del Mar Piccolo: soldi spariti nel nulla e che a Taranto non sono stati mai utilizzati. Invece, il grosso delle risorse, circa 170 milioni, sono per il porto anche per la costruzione della diga foranea ». Bonelli ha concluso con una stilettata al governo: «Invece di dare contributi alle imprese avrebbe fatto meglio a creare un fondo per la tutela della salute dei cittadini di Taranto e ad avviare immediatamente un monitoraggio sanitario anche attraverso le analisi su sangue ed urine della popolazione tarantina, che da decenni deve subire il peso insostenibile dell'inquinamento». (Fulvio Colucci - GdM)

sabato 31 marzo 2012

Il giorno della verità

I periti incalzano: l’Ilva uccide. Ma l’azienda contesta la versione
Sul caso deciderà la Procura: sequestro in vista? «Le esposizioni negli anni ’60-80 hanno prodotto tumori alla vescica, negli anni ’70-90 a stomaco e pleura»

Ora Emilio e Nicola Riva non possono che attendere: l’incidente probatorio incardinato nell’inchiesta aperta a loro carico per disastro colposo s’è chiuso e il gip restituirà gli atti al pubblico ministero. La Procura dovrà ora decidere il seguito processuale per i cinque indagati, oltre ai Riva figurano Luigi Capogrosso. Ivan Di Maggio e Angelo Cavallo, tutti dirigenti del centro siderurgico di Taranto, e il destino degli impianti. Ieri, mentre migliaia di lavoratori sfilavano civilmente per strada e gli ambientalisti manifestavano nelle vicinanze del tribunale, la camera di consiglio aperta poco dopo mezzogiorno dal gip Patrizia Todisco è andata avanti sino alle otto della sera. Sei ore di contradditorio, intervallate da una pausa di circa tre ore per l’inattesa comparsa in aula di nuova documentazione tecnico-scientifica depositata dai periti chimici di fronte alla quale i difensori hanno chiesto il tempo per esaminarla.
Nel pomeriggio i nuovi argomenti non sono entrati per nulla nel dibattito incentrato, com’era previsto, sull’esame della relazione epidemiologica presentata il primo marzo dai tre esperti nominati dal giudice per le indagini preliminari. Annibale Biggeri, oncologo, e gli epidemiologi Francesco Forastiere e Maria Triassi, hanno confermato punto per punto il loro lavoro ribattendo alle contestazioni dei legali dell’Ilva e chiarendo alcuni aspetti su richiesta del pubblico ministero. Il collegio difensivo della società siderurgica, pur in possesso di una relazione piena di osservazioni critiche sull’operato dei tre periti, non l’ha depositata agli atti, preferendo contestarne verbalmente molte conclusioni. Gli esperti dell’Ilva, Lorenzo Alessio, Vito Foà, Carlo La Vecchia, Angelo Moretto, Stefano Porru, Eva Negri, hanno sottolineato quelli che ai loro occhi appaiono conclusioni non corrette. I legali dell’azienda le hanno offerte al dibattimento in aula. Innanzitutto l’adozione del limite di 20 nanogrammi per il PM10 definita come valore obiettivo dell’Oms, ma non attualmente in vigore nell’Unione europea. Se fosse stato utilizzato il limite europeo in vigore di 40 nanogrammi, recepito dall’Italia con il decreto 155/2010, l’eccesso stimato di patologie e decessi sarebbe stato tendenzialmente nullo.
Gli esperti del gip hanno confermato la validità del loro parametro di valutazione aggiungendo che si sono tenuti addirittura larghi. Anche sulla provenienza del PM10 c’è stata bisogno di chiarimenti dal momento che gli esperti dell’Ilva rilevano che proviene da tutta l’area industriale e non dal solo impianto siderurgico. In ogni caso dall’udienza è emersa la ratifica della connessione tra gli agenti inquinanti emessi dal centro siderurgico con i ricoveri e i decessi tra la popolazione tarantina e i lavoratori Ilva. La relazione aveva evidenziato la particolare sensibilità alle patologie dei quartieri Tamburi e Borgo, insieme con Paolo VI e Statte, fornendo una consistenza numerica alle conseguenze dell’inquinamento. Dal 2004 al 2010 a Taranto erano stati stimati 83 decessi attribuibili ai superamenti di 20 milligrammi al metro cubo della concentrazione annuale media del PM10, 193 ricoveri (malattie cardiache) e 455 (respiratorie); nei quartieri Borgo e Tamburi la stima riguardava 91 morti e 160 ricoveri (patologie cardiache) e 219 (respiratorie).
Allargando l’analisi dell’impatto delle patologie croniche su decessi e ricoveri a 321.356 persone tra Taranto, Massafra e Statte residenti almeno dal 1998, gli esperti avevano chiarito che le esposizioni avvenute negli anni 60-80 potevano ritenersi responsabili dei casi di tumore alla vescica, stomaco e dei tessuti molli e avevano sottolineato che gli operai in servizio negli anni ’70-90 avevano avuto un eccesso di mortalità per tumori allo stomaco, alla pleura, alla vescica, alla prostata. Secondo Angelo Bonelli, presidente dei Verdi, «i dati della perizia epidemiologica potrebbero essere sottostimati, hanno prodotto dati sulla mortalità che, anche in relazione ad ulteriori studi scientifici internazionali come ad esempio il progetto Sentieri, sono molto cauti». Le ipotesi di reato su cui i magistrati devono decidere sono: disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, danneggiamento aggravato di beni pubblici, inquinamento atmosferico, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni. (CdM)

martedì 15 novembre 2011

Sentieri cupi...

Inquinamento e mortalità, ecco cosa dice lo studio “Sentieri” su Taranto

TARANTO - C’è un corposo ed interessante paragrafo dedicato alla realtà ionica nelle duecento pagine di Sentieri (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento), coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità e recentemente pubblicato sulla rivista “Epidemiologia & Prevenzione”. Il progetto ha riguardato l’analisi della mortalità nelle popolazioni residenti in prossimità di grandi centri industriali attivi o dismessi e di aree oggetto di smaltimento di rifiuti industriali e pericolosi, che presentano un quadro di contaminazione ambientale e di rischio sanitario tale da aver determinato il riconoscimento di “siti di interesse nazionale per le bonifiche” (Sin).

Ovvio che i riflettori degli studiosi si siano indirizzati anche sul sito di Taranto, al quale hanno dedicato quattro pagine fitte di informazioni e tabelle. In merito al profilo di mortalità del Sin ionico si evidenzia un eccesso tra il 10% e il 15% della mortalità generale e per tutti i tumori, sia tra gli uomini che tra le donne; un eccesso di circa il 30% sulla mortalità per tumore del polmone, per entrambi i generi; un eccesso, sempre in entrambi i generi, dei decessi per tumore della pleura; un eccesso compreso tra il 50% (uomini) e il 40% (donne) di decessi per malattie respiratorie acute, associato ad un aumento di circa il 10% nella mortalità per tutte le malattie dell’apparato respiratorio.Inoltre, si osserva un eccesso di circa il 15% tra gli uomini e del 40% tra le donne della mortalità per malattie dell’apparato digerente, oltre ad un incremento del 5% dei decessi per malattie del sistema circolatorio soprattutto tra gli uomini.

I risultati di Sentieri fanno emergere anche un eccesso per la mortalità per condizioni morbose di origine perinatale (0-1 anno), con “evidenza limitata di associazione con la residenza in prossimità di raffinerie e discariche, e un eccesso di circa il 15% per la mortalità legata alle malformazioni congenite che non consente però di escludere l’assenza di rischio”. Nel documento si fa notare che molteplici studi di monitoraggio ambientale e campagne di misura delle emissioni industriali, effettuati nell’area tarantina, hanno evidenziato “un quadro di inquinamento diffuso, ma anche il contributo rilevante del polo industriale cittadino, in particolare il complesso dell’acciaieria, ai livelli ambientali di inquinanti di interesse sanitario”.
Vengono ricordati, poi, i risultati delle campagne di monitoraggio effettuate dall’Asl dal marzo 2008, che hanno segnalato in alcune aziende zootecniche presenti nel territorio “un’importante contaminazione della catena trofica da composti organoalogenati”. Si fa riferimento, quindi, ai 32 campioni (su 125), raccolti complessivamente in 8 aziende, che hanno superato i limiti in vigore per la concentrazione di diossine e Pcb. La relazione cita anche uno studio sui casi incidenti a Taranto di tumore maligno del polmone, della pleura, della vescica e del sistema linfoemopoietico (periodo 2000-2002), in relazione alla distanza della residenza principale da diverse fonti emissive, che “sembra avvalorare l’ipotesi di un ruolo eziologico delle esposizioni ambientali a cancerogeni inalabili sulle neoplasie dell’apparato respiratorio”.
Si legge ancora: “Lo studio evidenzia un trend del rischio di tumore polmonare e della pleura in funzione della distanza della residenza dalla maggior parte dei siti di emissione considerati (compresi l’acciaieria e i cantieri navali)”. Oltre a citare i risultati del progetto Misa e di due studi sulla mortalità residenziali effettuati sull’area tarantina, “Sentieri” parla anche di un’analisi geografica della mortalità tumorale relativa al periodo 2000-2004, nelle cinque province pugliesi, basato sui dati del Registro regionale delle cause di morte, che presenta un eccesso del 10% per tutti i tumori nell’anello di territorio circostante l’area industriale. Poi un cenno all’evidenza epidemiologica disponibile che “suggerisce un ruolo della componente occupazionale per gli incrementi di rischio per il tumore del polmone in attività produttive presenti nel Sin, quali la raffinazione http://www.blogger.com/img/blank.gifdel petrolio”.
Lo studio afferma che “i risultati della analisi di Sentieri sul periodo 1995-2002 mostrano un quadro della mortalità della popolazione residente nel sito di Taranto che testimonia la presenza di un ambiente di vita insalubre”. Ed aggiunge: «Complessivamente, il profilo di mortalità mostra un andamento temporale e una distribuzione geografica che sono in linea con la cronologia e la distribuzione spaziale dei processi produttivi ed emissivi che caratterizzano l’area industriale di questo Sin da decenni”.
Infine, si segnala l’esigenza di avviare programmi di sorveglianza sanitaria ed epidemiologica per misurare gli effetti dell’inquinamento atmosferico, basati anche sul monitoraggio biologico umano, e studi di caso-controllo residenziali di nuova generazione per stimare il contributo delle emissioni industriali. Infine, è ritenuto opportuno condurre appositi studi anche sui lavoratori impiegati nelle diverse realtà produttive del polo industriale. (Inchiostroverde)

mercoledì 28 aprile 2010

Stefano il pediatra: vergognati!

Inceneritori-killer, nuovo dossier dall’Inghilterra

Nuove prove dalla Gran Bretagna sulla pericolosità dei termovalorizzatori per la salute umana. Il sito della Uk Health Research ha pubblicato uno studio sulla mortalità infantile nei distretti circostanti l’inceneritore di Kirklees, nella regione dello Yorkshire e Humber. Dagli esiti della ricerca, consultabile sulla mappa della zona, è emerso che nei distretti posti sottovento rispetto all’inceneritore il livello di mortalità infantile è anormalmente alto, pari al 9,6 per mille, mentre nei distretti sopravento il tasso è circa dell’uno per mille. Il termovalorizzatore di Kirklees produce energia dall’incenerimento di rifiuti solidi urbani.
“Metaforum” riporta i risultati del quarto rapporto della Società Britannica di Medicina Ecologica riguardante gli effetti sulla salute umana. Studi su inceneritore 1vasta scala hanno dimostrato che presso gli inceneritori di rifiuti urbani ci sono tassi più elevati di cancro negli adulti e nei bambini e anche difetti alla nascita: i risultati confermano l’ipotesi che le associazioni non siano casuali. Questa interpretazione è sostenuta da un certo numero di studi epidemiologici, che suggeriscono che la varietà di malattie prodotte dall’incenerimento possa essere molto più ampia.
Le emissioni degli inceneritori sono una fonte importante di polveri fini, di metalli tossici e di più di 200 sostanze chimiche organiche, tra le quali sostanze cancerogene, mutagene ed interferenti endocrini. Le emissioni contengono anche altri composti non identificati, la cui capacità di provocare danni è ancora ignota, come un tempo accadeva con le diossine. Dato che la natura dei rifiuti cambia continuamente, si modifica anche la natura chimica delle emissioni degli inceneritori e quindi il potenziale per produrre effetti pericolosi per la salute.
Le attuali misure di sicurezza sono progettate per evitare effetti tossici acuti nelle immediate vicinanze dell’inceneritore, ma ignorano il fatto che molti di questi inquinanti si accumulano negli organismi, possono entrare nella catena alimentare e possono causare malattie croniche nel tempo e in un’area geografica molto più ampia. I dispositivi per l’abbattimento degli inceneritore 2 protesteinquinanti negli inceneritori moderni, in particolare quelli per le diossine e i metalli pesanti, semplicemente trasferiscono il carico inquinante dalle emissioni in atmosfera alle ceneri leggere.
Recenti studi americani hanno mostrato che l’inquinamento atmosferico dovuto alle polveri fini (Pm 2,5) causa aumenti nella mortalità: malattie cardiache e tumori polmonari in primis. Le cardiopatie ischemiche sono responsabili di quasi una quarto delle morti e sono fortemente correlate con il livello di polveri fini. Tra le altre patologie segnalate: asma e ostruzione polmonare cronica, autismo, dislessia, disturbi emotivi, Parkison. E’ stato dimostrato che il cancro è correlato geograficamente con impianti di trattamento di rifiuti tossici, materiale radiattivo, idrocarburi e metalli pesanti.
Il controllo degli inceneritori, sostengono i medici britannici, è stato insoddisfacente per la mancanza di rigore, per i monitoraggi poco frequenti, per il basso numero di composti misurati, per i livelli giudicati accettabili e per l’assenza di monitoraggio biologico. «Si asserisce che le moderne procedure di abbattimento degli inquinanti rendono sicure le emissioni degli inceneritori, ma questo è impossibile da stabilire». Inoltre «non è inceneritore 4possibile stabilire in anticipo la sicurezza di nuove installazioni di inceneritori». Difficile verificare problemi nel periodo pre-natale, e gli stessi tumori possono avere un’incubazione di dieci o vent’anni.
Attualmente, aggiunge “Metaforum”, gli inceneritori contravvengono ai diritti basilari, come enunciato dalla Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani, in particolare al diritto alla vita nella Convenzione per i Diritti Umani Europea, ma anche nella Convenzione di Stoccolma e nella legge di protezione ambientale del 1990. Il feto, il neonato e il bambino sono quelli più a rischio per le emissioni degli inceneritori. Diritti violati e soluzioni infelici, come ad esempio l’attuale politica di collocare gli inceneritori in zone povere, dove i loro effetti sulla salute saranno massimi (info: www.metaforum.it) (fonte libreidee)

Ecco due delle mappe di incidenza della mortalità infantile in relazione al vento che soffia sugli inceneritori


lunedì 28 settembre 2009

Morti di ambiente: Tamburi da record!

«Ma non bastano i dati on line, vanno anche resi comprensibili a tutti»
«Sia l’Università a spiegare il lavoro di Arpa»


• «In Puglia non si muore di più che nel resto d’Italia e Taranto non sempre ha il primato di morti per tumori in Puglia». «Stiamo creando generazioni malate. I rischi per alcune patologie stanno aumentando. Sono più che mai opportune azioni di prevenzione».
Sono sintetizzati in queste divergenti conclusioni gli interventi, su una serie impressionante di dati epidemiologici a disposizione, da parte di due esperti, rispettivamente La Vecchia (Istituto Mario Negri di Milano) e Vigotti (Ifc-Cnr Università di Pisa).
Dati, numeri, istogrammi e mappe geografiche regionali delle diverse patologie e cause di morte, a volte in evidente contrasto con i dati più conosciuti, che in parte disorientano e confondono. In realtà, in molti casi studi e ricerche sono ancora in corso, altri sono dati ancora da correlare, su altro c’è da capire il perché di certe evidenze scientifiche. Alquanto disorientati, allora ci si chiede: come stanno i tarantini? La replica nel corso della tavola rotonda è affidata al direttore del Dipartimento di prevenzione, Michele Conversano: «Se guardiamo ad un dato provinciale, vedremo che a Taranto si muore meno che a Lecce, ma se dal dato provinciale scorporiamo i dati dei 5 comuni ad alto rischio ambientale, i valori diventano alti. Se scorporiamo ulteriormente i soli dati di Taranto e Statte, i valori sono ancora più alti. Se, poi, consideriamo solo alcuni quartieri di Taranto, dove scontiamo anche un’esposizione lavorativa, i dati impennano definitivamente. Ma non c’è bisogno di dire che moriremo tutti domani. E’ sufficiente, invece, dire che c’è qualcuno che ha più possibilità di morire o di ammalarsi per arrivare alla conclusione che occorre muoversi».
«Taranto non è una città nella quale si muore di più che nel resto d’Italia», riprende a sua volta il responsabile Ambiente e sicurezza dell’Ilva, Girolamo Archinà. Che, però, aggiunge: «Da un punto di vista aziendale, questi dati costituiscono comunque uno sprone ad impegnarsi sempre di più. Non dimentichiamo che Ilva ha già investito 4 miliardi per gli adeguamenti tecnologici, di cui un miliardo di interventi esclusivi nel settore ambientale».
Sete di dati, controlli, verifiche. Cogliendo questa esigenza ed illustrando il lavoro fin qui svolto nell’ambito del piano straordinario dal Dipartimento di prevenzione dell’Asl, Cosimo Scarnera indica ora un ulteriore obiettivo: «Pubblicare on line i dati in tempo reale. C’è da uscire dalla fase di emergenza e sorveglianza passiva per operare in maniera trasparente per contenere il rischio sanitario». Concorda l’assessore regionale alla Sanità, Tommaso Fiore, che precisa: «Non basterà mettere on line dati epidemiologici e quelli relativi all’inquinamento. Occorrerà renderli leggibili a chi non ha le competenze sufficienti per interpretarli. Va fatto, insomma, un sommario ragionato da mettere a disposizione di tutti».
A chi tocca spiegare? Auspicando una stretta sinergia col mondo scientifico e universitario, in particolare con la facoltà di Veterinaria di Bari, l’assessore regionale all’Ecologia, Onofrio Introna, dice: «Proporrò all’Arpa una convenzione perché alcune valutazioni siano affidate all’Università». Gli replica il direttore generale Giorgio Assennato: «Le diossine diventano strumenti di meccanismi biologici complicati. Occorrono competenze accademiche specifiche in questo settore, ma a Bari non ce ne sono. Occorre quindi attivarle ».
MRG, Gazzetta di Taranto; Pagina: TARA2

martedì 3 marzo 2009

Operai morti per inquinamento: l'Ilva a processo

«I nostri cari morti per lavoro l'Ilva di Taranto ci risarcisca»

Richieste di risarcimento milionarie sono state presentate dagli eredi di alcuni operai morti per malattie che avrebbero contratto lavorando all’interno dello stabilimento siderurgico Italsider prima e Ilva poi. Oltre a una decina di familiari delle vittime, ha chiesto di costituirsi parte civile anche la Fiom Cgil. Sono imputati 32 ex dirigenti del Siderurgico per cooperazione in omicidio colposo e cooperazione in omissione colposa di cautele o difese contro gli infortuni sul lavoro. Una trentina i casi di operai morti o che hanno contratto gravi malattie lavorando a contatto con quella che il pm Italo Pesiri ha definito «una particolare miscela di elementi dannosi per la salute».
Gli episodi presi in esame riguardano un arco di tempo di 35 anni. Tra le carte processuali c’è la storia in filigrana dell’Italsider, della monocultura siderurgica, del passaggio dalle Partecipazioni statali al Gruppo Riva, della lotta all’inquinamento. La magistratura tarantina ha puntato l’indice sulle conseguenze sociali, sanitarie e ambientali della presenza dello stabilimento siderurgico. In alcuni casi, come evidenziato dall’avv. Giuseppe Lecce, uno dei difensori di parte civile, le consulenze tecniche hanno già evidenziato il nesso di causalità fra le patologie di cui sono rimasti vittime gli operai ed il loro luogo di lavoro e l’Inail eroga già assegni vitalizi agli eredi. Il legale ha citato per la responsabilità civile il rappresentante legale pro tempore dell’Ilva. Gli imputati, sempre a parere del pm Pesiri, avrebbero omesso di informare i dipendenti dello stabilimento dei rischi che la loro salute stava correndo alla luce delle sostanze e degli elementi, come le polveri, con cui avevano contatto.
Gli altri familiari delle vittime sono rappresentati in giudizio dagli avvocati Rosario Orlando (che ha chiesto per tre assistiti un risarcimento di un milione e mezzo di euro), Stefania Pollicoro, Caterina Campanelli e Francesco Nevoli. L’inchiesta fu avviata in seguito a una denuncia contro ignoti presentata da un avvocato di Matera, figlio di un operaio del Siderurgico morto per neoplasia. Le indagini sono state supportate dall’acquisizione di un’imponente mole di documenti e di testimonianze e dalle consulenze tecniche assegnate per ricostruire, partendo dalle cartelle cliniche degli operai deceduti per malattie ritenute di natura professionale, la diretta conseguenza del decesso con l' assorbimento o l' inalazione di sostanza letali, prima fra tutte l' amianto, che è comunque la sostanza che ha causato le morti per asbestosi.
Sono finiti sul banco degli imputati coloro che fra il 1960 ed il 1995, ha ricoperto ruoli dirigenziali nell’ambito dell’allora Italsider-Ilva. Il cocktail di sostanze tossiche sarebbe stato composto soprattutto da acidi tossici, apirolio, diossina, polveri di amianto, polveri sottili, carbone, silice, particelle di ferro, idrocarburi policiclici aromatici, metalli pesanti, policlorobifenili, mercurio, anidride carbonica. I dirigenti avrebbero dovuto informare i dipendenti dei rischi che correvano.
L’udienza preliminare è stata aggiornata al 20 aprile prossimo. In quella sede, i difensori degli imputati presenteranno le loro eccezioni e il gup Carriere si esprimerà sulle richieste di costituzione di parte civile.
La Gazzetta del Mezzogiorno

domenica 26 ottobre 2008

Vietato morire nel weekend!!!

...cercate di resistere fino a lunedì!

TARANTO – Stop alle tumulazioni e ai trasporti funebri nei fine settimana e nei giorni festivi a Taranto. La crisi che ha investito il comune jonico, in stato di dissesto finanziario, ora si ripercuote anche sui servizi cimiteriali.
Il dirigente della Direzione Risorse finanziarie ha informato, attraverso una circolare, che il Comune di Taranto non ha più la disponibilità economica per pagare gli straordinari. Sepolture, dunque, sospese nei giorni di maggiore affluenza nei cimiteri di Taranto-San Brunone e Talsano.

Fonte:La Gazzetta del Mezzogiorno

martedì 29 luglio 2008

RASSEGNONA STAMPA!

EPPUR SI MUOVE!

La denuncia dell'Arpa scuote il sonno della ragione e la politica dell'indifferenza e del profitto.
SE LE COSE NON CAMBIANO, QUI SI INQUINA E SI MUORE!





le statistiche sulla mortalità parlano chiaro:

Quando si dice che vivere in un territorio malsano fa male anche al portafoglio si viene accusati di allarmismo. Salvo poi essere smentiti dai fatti: