sabato 31 gennaio 2015

Amen

Ilva, impianti fermi per carenza di merci. Il Vescovo tra i manifestanti: "Intervenga il governo"

Lunedì numerosi impianti dell'Ilva si fermano a causa della mancanza di materie prime determinata dalla protesta dell'indotto. Così dopo il Treno Nastri 1, fermato nei giorni scorsi, dalle 7 del 2 febbraio si ferma anche il Treno Nastri 2 sino a data da destinarsi. In quest'impianto 150 lavoratori saranno inattivi tra ferie e solidarietà e 76 al lavoro per varie attività. Nell'area degli impianti marittimi, dove cioè ci sono gli sporgenti e le gru per lo scarico delle materie prime della produzione (minerali di ferro e fossili) e dei prodotti finiti, a Ima est dal terzo turno di domani sino al 3 febbraio, 100 lavoratori inattivi per quest'impianto. Sempre per gli impianti marittimi dell'Ilva, a Ima ovest dal terzo turno di oggi 121 assenti e 50 presenti.
La situazione è drammatica e l'arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro, questa mattina è andato nello stabilimento di Taranto per incontrare gli autotrasportatori che hanno nuovamente fermato i tir davanti alla portineria imprese dello stabilimento e proseguono la protesta. Al pari degli altri lavoratori dell'indotto lamentano il ritardo nei pagamenti delle spettanze da parte dell'Ilva e ritengono insufficienti le assicurazioni del governo sui crediti vantati prima dell'ingresso dell'azienda in amministrazione straordinaria.
Gli emendamenti presentati al decreto per Taranto, secondo Sna Casartigiani, "rimangono iniqui e non danno alle imprese certezza dei propri crediti". I rappresentanti della categoria chiedono "che le imprese di autotrasporto vengano classificate 'creditori strategici', che si facciano atti volti a garantire il recupero dell'Iva anticipata allo Stato per fatture non ancora riscosse" e sollecitano "l'immissione di pagamenti di acconti per l'eventuale nuove attività in 30 giorni". Per questo è stato chiesto dalle sigle di Autotrasporto un incontro al ministro dello Sviluppo economico e al presidente del consiglio. Le imprese, è stato spiegato all'arcivescovo, sono allo stremo e senza liquidità non potranno garantire nemmeno il pagamento del carburante.
"A Roma chiedo con forza, ancora una volta, di fare tutto il possibile perché la situazione venga risolta in tempi celeri, garantendo gli stipendi pregressi e certezze per il futuro". Lo ha detto l'arcivescovo di Taranto, mons.Filippo Santoro, durante la visita al presidio degli autotrasportatori dell'indotto Ilva davanti alla portineria C dello stabilimento.
"Non c'è dubbio - ha spiegato il presule - che la nostra sia una comunità ferita, oltraggiata, e che tante prove abbia già dovuto affrontare. Io, fratelli, oggi più che mai, mi sento di dirvi che non è più il tempo di piangere. Sono qui per portare solidarietà a chi chiede pane ed un futuro dignitoso per la propria famiglia". (RepBA)

venerdì 30 gennaio 2015

I n s o L V e n z A!

Ilva, il Tribunale di Milano dichiara l’insolvenza

Il Tribunale fallimentare di Milano ha dichiarato oggi lo stato di insolvenza di Ilva Spa. La decisione, un passaggio se si può dire obbligato, rientra nella procedura di amministrazione straordinaria alla quale la società è stata ammessa dal ministero dello Sviluppo Economico lo scorso 21 gennaio con contestuale nomina di tre commissari, Piero Gnudi, Corrado Carruba (per entrambi si è trattato di una conferma) ed Enrico Laghi ed immediato ricorso da parte di Gnudi per ottenere la dichiarazione di insolvenza.
    La sentenza, depositata nel pomeriggio e alla quale fra cinque mesi seguirà la revisione dello stato passivo, è arrivata dopo che l’altro ieri i giudici della seconda sezione civile, Cesare de Sapia, Caterina Macchi - peraltro nominata giudice delegato della procedura - e Francesca Mammone, si sono riuniti in camera di consiglio per valutare la richiesta.   Richiesta che dunque è stata accolta in quanto, si legge nella sentenza, l’azienda tarantina «ha dimostrato il possesso congiunto» dei requisiti previsti dalla legge, sia per il numero dei dipendenti che allo scorso 30 novembre e «senza sostanziali variazioni nei 12 mesi precedenti» erano 14.511, sia perché
«presenta un indebitamento complessivo pari a euro 2.913.282.000» (sopra il tetto di 300 milioni previsto dalla norma, ndr). Inoltre, osserva il Tribunale, Ilva «si trova in stato di insolvenza (...), risultando che la società presenta capitale circolante negativo per circa 866 milioni di euro - i dati si riferiscono sempre a due mesi fa -, una posizione finanziaria netta negativa per 1.583 milioni di euro, una progressiva riduzione del patrimonio netto contabile e una redditività negativa della gestione».
E infine, non può far fronte ai debiti con mezzi normali: infatti, annotano i giudici, «nonostante le articolate misure messe a disposizione del Commissario da interventi legislativi speciali (...) non sussistono né mezzi propri né affidamenti da parte di terzi che consentano di soddisfare regolarmente e con mezzi normali le obbligazioni e di far fronte, contestualmente, all’attuazione degli interventi previsti dal Piano Ambientale approvato con» il cosiddetto “salva-Ilva” del marzo dell’anno scorso.
   Con la dichiarazione di insolvenza di Ilva e la fissazione dell’adunanza dei creditori per l’esame dello stato passivo per il prossimo 29 giugno, da un lato è stato posto l’ultimo `timbro´ per dare il via alla procedura di amministrazione straordinaria che ha lo scopo di assicurare la prosecuzione dell’attività dell’azienda in vista di una cessione; dall’altro si profila la possibilità di un aggravamento, dal punto di vista penale, della posizione di alcuni dei componenti della famiglia Riva già indagati in diverse inchieste a Taranto e Milano: rischiano nuove incriminazioni per il crac del colosso siderurgico. In più, come è stato fatto notare al palazzo di Giustizia di Milano, il caso Ilva porrà un problema non secondario: si prevedono circa 20 mila domande di ammissione al passivo con il serio pericolo, se non si provvede al potenziamento dell’organico, del “collasso” della sezione fallimentare già oberata di un carico di lavoro notevolmente lievitato negli ultimi anni.
   Il deposito del provvedimento dei giudici fallimentari è arrivato in un’altra giornata “nera” per l’acciaieria: si sono fermati nuovamente alcuni impianti per mancanza di materie prime e difficoltà negli approvvigionamenti per lo stop dei rifornimenti da parte di alcune aziende dell’indotto che attendono di essere pagate e anche a causa della protesta degli autotrasportatori. Protesta cominciata una decina di giorni fa, anche con un presidio davanti alle portinerie dello stabilimento con i loro tir, e che proseguirà «a tempo indeterminato» in assenza di provvedimenti concreti di natura finanziaria e fiscale da parte del Governo.
   Intanto in Parlamento è stato depositato un pacchetto di emendamenti: uno per rendere eseguibile da parte della banca svizzera Ubs il trasferimento all’amministrazione straordinaria dell’Ilva dei circa 2 miliardi sequestrati ai Riva dalla magistratura milanese, l’altro per fissare a luglio 2016 il termine ultimo per completare i lavori di risanamento ambientale previsti dall’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale. Nel frattempo gli operai dell’indotto del gruppo hanno sciolto i presidi davanti al Municipio di Taranto e alla portineria `Imprese´ dello stabilimento. (LaStampa)

L'economia di Cesareo si spegne!


Il presidente indotto che non vede estesa tutta la sua induzione all'intera città si domanda perché i Tarantini non scendano in piazza per difendere la "sua" fonte di reddito.
Evitiamo di elencare qualche decina delle mille "ragionevoli ragioni" che ad ognuno di noi balzerebbero alla mente e gli giriamo una domanda.
Dov'erano lui, l'indotto, le masse di operai, i sindacati, i camion, e tutti quelli che lavoravano zitti zitti con lo stipendio assicurato quando la città manifestava per chiedere leggi certe sulla grande industria?
Forse era a pranzo in qualche buon ristorante? 
Forse preparava comunicati stampa per sostenere le tesi dei Riva sulla mortalità dei Tamburi per fumo di sigarette?
Forse collaborava a mandare in strada migliaia di operai con gli striscioni prestampati e i sacchetti per il pranzo? 
Lo sa lui.
E il suo amico Indottolo che oggi si guarda intorno e non trova nessuno.

"Prima di tutto vennero a prendere gli zingari. E fui contento perché rubacchiavano. 
Poi vennero a prendere gli ebrei. E stetti zitto, perché mi stavano antipatici. 
Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. 
Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista. 
Un giorno vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare."
(B. Brecht)

Crisi dell'indotto, Cesareo: «l'Ilva rischia di chiudere ma la città è indifferente»

Nonostante ci siano state nei giorni scorsi, rassicurazioni da parte dei commissari Carruba e Laghi circa le criticità del comparto, ad oggi non si hanno garanzie. Nel frattempo Gnudi intima il rientro al lavoro per l'esecuzione dei contratti pena l'inadempimento da parte delle imprese, «dimenticando però- commenta Cesareo- che il primo inadempiente è proprio l'Ilva perché è venuta meno al pagamento degli stipendi da diversi mesi».
Nonostante gli sforzi delle imprese «la problematica dei crediti che vantano le nostre imprese, non è stata adeguatamente risolta dal Governo». Per tali ragioni, gli industriali temono che « lo stabilimento in assenza di un'iniezione di liquidità immediata rischia di spegnersi per mancanza di materie prime». Le imprese, come più volte annunciato, sono al collasso, colpa anche di un Governo che «ci ha buggerato per oltre due anni, dal momento che non ci sono mai stati garantite le risorse necessarie. Il governo non può chiedere senza dare nulla ai tarantini». Il presidente di Confindustria chiede il sostegno anche delle altre associazioni di categoria della città, dai commercianti agli artigiani. «Rischia di venir meno un elemento portante dell'intera economia del territorio. - queste le sue parole- Si tratta non solo di una disdetta ma della morte per Taranto». Cesareo poi precisa che «ci rifiutiamo di chiudere l'Ilva e faremo tutto il possibile, fino all'ultimo giorno, per tenerla in vita, ma nessuno potrá addebitare alle imprese di Taranto la responsabilità della sua chiusura». Prevarrà quindi il senso di responsabilità degli industriali. Gli imprenditori faranno ancora una volta forza sulle loro risorse personali, almeno finché potranno.
Cesareo si scusa poi con i cittadini, per i disagi che le manifestazioni dei lavoratori dell'indotto hanno creato la scorsa settimana, «ma dispiace ancora di più – prosegue- che una città intera non partecipi alla soluzione del problema e che sia invece completamente assente ed indifferente nel dimostrarci il proprio sostegno. Sembra che il problema sia solo degli imprenditori, ma il tema dell'Ilva interessa l’economia dell'intera Provincia e Regione. Tutta la comunità dovrebbe insorgere, tutti dovrebbero interrogarsi sulla prospettiva di una città la cui economia si spegne». (Cronachetarantine)

Motori al minimo

Ilva: annunciato stop di altri impianti a Taranto

Nuove fermate all'Ilva di Taranto per mancanza di materie prime e difficolta' negli approvvigionamenti a causa della crisi finanziaria dell'azienda, da alcuni giorni in amministrazione straordinaria.
Incontrando stamattina i sindacati metalmeccanici, l'Ilva ha fornito un nuovo quadro di blocco impianti. Il laminatoio a freddo continua a restare fermo tranne l'impianto minislitter. Dopo il Treno Nastri 1, fermato nei giorni scorsi, dalle 7 del 2 febbraio si ferma anche il Treno Nastri 2 sino a data da destinarsi. In quest'impianto 150 lavoratori saranno inattivi tra ferie e solidarieta' e 76 al lavoro per varie attivita'.
Nell'area degli impianti marittimi, dove cioe' ci sono gli sporgenti e le gru per lo scarico delle materie prime della produzione (minerali di ferro e fossili) e dei prodotti finiti, a Ima est fa oggi si ferma il terzo turno e domani il 50%o dei turni programmati. Dal terzo turno di domani sino al 3 febbraio, 100 lavoratori inattivi per quest'impianto. Sempre per gli impianti marittimi dell'Ilva, a Ima ovest dal terzo turno di oggi 121 assenti e 50 presenti.
  Dal terzo turno di domani i presenti scenderanno invece a 31 e gli assenti saliranno a 140. Queste nuove fermate, precisano i sindacati, si aggiungono a quelle del laminatoio a freddo,del treno nastri 1, del tubificio 2, dei rivestimenti e delle zincature 1 e 2. Anche in questi casi lo stop e' dovuto a mancanza di materie prime. Questi impianti sono fermi gia' da alcuni giorni. Il tubificio 1 sta invece marciando a passo molto ridotto: cinque turni a settimana, uno al giorno dal lunedi' al venerdi'. Nei giorni precedenti, sempre per il problema materie prime, l'Ilva aveva fermato a rotazione, ciascuno per 48 ore, gli altiforni 2, 4 e 5.
"L'Ilva - dichiara Vincenzo Castronuovo della Fim Cisl di Taranto - ci ha comunicato un nuovo programma di fermata impianti ma ci ha pure detto che la situazione e' in evoluzione. Tutto dipende dai rifornimenti e dalla materie prime. Se si sblocca la situazione e lo stabilimento torna verso la normalita', la nuova fermata potra' anche essere revocata".(AGI).

Indottolo si tappa il naso e spera

Ilva, depositato l'emendamento per liquidare subito 150milioni all'indotto, sospesa la protesta

L'Ilva ha comunicato ai sindacati metalmeccanici l'aggiornamento della fermata di alcuni impianti a causa del mancato rifornimento delle materie prime provocato anche dalla protesta degli autotrasportatori. Centinaia di operai sono stati costretti a fermasi.
Intanto gli autotrasportatori che lavorano con l'Ilva e che da giorni sostavano con i loro tir davanti alla portineria imprese dello stabilimento per protestare contro i ritardi nei pagamenti delle spettanze hanno sciolto il presidio con l'intento di riprendere la mobilitazione lunedì prossimo se nel frattempo non avranno ottenuto garanzie dall'azienda e dal governo. Lo rende noto la Fim Cisl ionica.
Circa 400 operai delle ditte dell'indotto, che per le stesse ragioni attendono garanzie sui crediti vantati nei confronti del Siderurgico e che manifestano da giorni a Taranto, hanno tenuto invece prima un sit-in davanti al Municipio e poi si sono spostati sotto la Prefettura. I sindacati chiedono di visionare i testi degli emendamenti al decreto per Taranto che prevedono garanzie per l'indotto.
Garanzie che potrebbero arrivare dal Parlamento. "In qualità di relatori, abbiamo Depositato questa mattina i primi emendamenti al ddl ilva. Tra questi, il più significativo è senz'altro l'emendamento con cui si destinano 24 milioni di euro del fondo di garanzia delle pmi per sostenere la liquidità delle aziende dell'indotto per un ammontare complessivo di circa 150 milioni"ha dichiarato il senatore Salvatore Tomaselli, relatore al provvedimento in commissione industria del Senato.
"Altra misura molto importante - prosegue Tomaselli - è lo stanziamento di dieci milioni di euro per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi nel deposito ex cemerad di statte, in provincia di taranto. Con un altro emendamento vincoliamo l'amministrazione straordinaria al mantenimento dell'unitarietà dell'azienda. Nelle prossime ore insieme al governo definiremo le ulteriori modifiche". (RepBA)

giovedì 29 gennaio 2015

Il Comitato per Taranto oggi a Radio3



Tutta la città ne parla, trasmissione del 29/1/2015  

Da Taranto al Pireo, tra Stato e privato

Ascolta
La questione infinita dell'Ilva e di Taranto: il rapporto pubblico/privato, la questione ambientale, la battaglia per il lavoro, la corruzione, l'azienda da far ripartire senza mezzi, le incognite per l'indotto. E intanto in Grecia dal nuovo governo Tsipras arriva lo stop alle privatizzazioni, tra le quali quella del porto del Pireo che ha fatto saltare sulla sedia gli investitori cinesi. 

Gli ospiti di oggi

 
Domenico Palmiotti, giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno, scrive sul Sole24OreGianni Venturi, coordinatore Fiom per la siderurgia Vincenzo Cesareo, presidente Confindustria TarantoLuigi Oliva, ricercatore, attivista del Comitato per TarantoAndrea Nicastro, inviato in Grecia del Corriere della Sera, ci racconta lo stopo alle privatizzazioni del nuovo governo greco, tra le quali quella del porto del Pireo

Per scaricare il programma in Podcast clicca qui


Questa mattina un membro del Comitato è stato contattato dalla redazione del programma "Tutta la città ne parla", in onda ogni mattina su Radio Rai 3, che affronta le questioni più attuali consultando protagonisti, cittadini, ascoltatori.
Come si legge dalla scheda, l'intervento è stato inserito all'interno di un dibattito che vedeva protagonisti: 
  • il giornalista Palmiotti, noto filoindustriale, spesso su posizioni palesemente antiambientaliste, che scrive per il Sole24h e la Gazzetta del Mezzogiorno;
  • il presidente di Confindustria Taranto, Vincenzo Cesareo, cofondatore della Comes Group SpA, azienda che ha tra i suoi principali committenti la stessa Ilva;
  • il sindacalista Fiom Gianni Venturi, coordinatore nazionale per la siderurgia.
Va detto che la modalità del contatto è stata piuttosto improvvisa e alienante. L'intervenuto, chiamato telefonicamente, non è stato messo al corrente dal conduttore sull'orientamento che aveva preso la trasmissione e sugli ospiti presenti, ma semplicemente sottoposto ad una domanda secca. 
Il nostro intervento è stato interrotto prima di giungere alle proposte concrete che il Comitato, come tanti altri gruppi organizzati di cittadini attivi che sosteniamo e promuoviamo sui post di questo blog, hanno formulato in questi anni per la vertenza Taranto. 
Proposte che non si limitano a contare gli zeri dell'ennesimo intervento statale (con tutti i dubbi sulla gestione nazionale e locale di questi fondi), ma che parlano di pianificazione, di partecipazione, di trasparenza, di gestione democratica del territorio, di rispetto delle leggi e dei diritti, di iniziative dal basso
Purtroppo, la telefonata è stata chiusa senza dare ulteriori possibilità di ascolto, di precisazione o di replica, facciamo un "nostra culpa" per l'inesperienza riguardo ai tempi e modi della comunicazione radiofonica...
Nel diffondere la trasmissione, resa accessibile sul sito Rai, abbiamo ritenuto di dare un'idea del backstage di questi programmi. Non per giustificare o scusarsi di mancanze, ma per condividere con chi ci legge e ci ascolta, come sempre, ogni momento del nostro impegno per la città.

Parole e tregua con Indottolo


Rassicurazioni sì, crediti ancora no tra Ilva e indotto la tregua è armata

Disponibilità, collaborazione, impegni, ma ancora nulla di garantito per le imprese dell’indotto in credito con Ilva per fatture scadute da sei mesi. Ieri due dei tre commissari straordinari della società, Enrico Laghi e Corrado Carrubba, hanno esaminato la situazione del sistema degli appalti con i rappresentanti di Confindustria Taranto. Era assente Piero Gnudi per un’indisposizione. «Ilva – dice il presidente degli industriali Vincenzo Cesareo, facendo il punto dopo l’incontro - ha assicurato il pagamento dei crediti che matureranno dal 21 gennaio in poi. Lo farà con mezzi propri derivanti dall’attività industriale, con le risorse di Fintecna e con eventuali nuove aperture di credito del sistema bancario». Fin qui si tratta di una conferma di quanto anticipato da Gnudi nella lettera del 23 gennaio indirizzata alle imprese con la sollecitazione a ritornare al lavoro, in base ai contratti sottoscritti, e non far scattare così l’accusa di inadempienza.
Ma la partita che maggiormente interessa la vasta platea delle ditte appaltatrici che hanno lavorato negli ultimi mesi per tenere in funzione gli impianti Ilva a Taranto è il volume dei crediti pregressi, quelli accumulati per 150 milioni negli ultimi sei mesi e il cui mancato pagamento sta mettendo in ginocchio tutto il sistema. Per questi, anche ieri pomeriggio, non è arrivata alcuna garanzia dai commissari. C’è la procedura concorsuale dell’amministrazione straordinaria che impone le sue norme. Si dovrà procedere all’accertamento della massa passiva riconoscendo i singoli crediti. Si lavora sull’ipotesi di presentare emendamenti al settimo decreto, che sta per essere convertito in legge, per introdurre soluzioni che agevolino il riconoscimento dei debiti accumulati da Ilva e consentire il loro pagamento. «L’azienda ci è sembrata aperta a ricercare la soluzione migliore per risolvere il problema – è sempre il commento di Vincenzo Cesareo – il rapporto con Confindustria è buono nonostante il confronto su un tema sensibile, si sono detti grati perché il nostro sistema ha continuato a lavorare in tutti questi mesi anche senza essere pagato. Noi aspettiamo, in ogni caso, che entro breve tempo sia individuata la via d’uscita da questa situazione». Ilva ha poi chiesto a Confindustria di allentare le tensioni e riaprire la possibilità di collaborare, interrompendo la protesta e facendo rientrare i lavoratori in fabbrica. Su questo punto Confindustria non ha potuto fornire garanzie perché l’eventuale adesione a questo invito verrà fuori da un dibattito interno. Per tornare al lavoro le imprese appaltatrici dovrebbero assicurare con risorse proprie per due-tre mesi, il tempo necessario al governo di perfezionare il provvedimento per Ilva, le attività all’interno del centro siderurgico. In sostanza la marcia degli impianti, la loro manutenzione e altri servizi dovrebbero essere ancora a spese dell’indotto. In serata Ilva ha diramato un comunicato. «I commissari – è scritto - hanno ribadito l’auspicio di un rapido rasserenamento delle criticità legate alle forniture e alle tensioni nell’indotto. Come già emerso nelle settimane scorse nel corso dell’audizione al Senato del commissario straordinario Piero Gnudi, la procedura di amministrazione straordinaria garantisce i pagamenti legati alle nuove forniture anche nella prospettiva delle risorse finanziarie che, si prevede, potranno essere disponibili. Per quanto riguarda il pregresso, i commissari hanno assicurato tutta la loro disponibilità a identificare soluzioni che garantiscano l’indotto locale». Hanno inoltre confermato il pagamento degli stipendi di gennaio e l’impegno ad accelerare lo sblocco delle risorse Fintecna e dei capitali sequestrati alla famiglia Riva.
In mattinata i due commissari avevano incontrato il prefetto Umberto Guidato, il sindaco Ezio Stefàno e l’arcivescovo Filippo Santoro. In piazza Municipio non ci sono state reazioni da parte dei lavoratori verso i commissari i quali non hanno voluto fare alcuna dichiarazione dicendo soltanto che «noi stiamo lavorando». In serata, dopo Confindustria, hanno avuto un confronto con i custodi giudiziari. Nella tarda serata, infine, è cominciato il confronto tra i rappresentanti sindacali dei metalmeccanici ionici e i dirigenti aziendali, che hanno riconfermato il ricorso ai contratti di solidarietà. (CdM)

mercoledì 28 gennaio 2015

Indottolo contagiosolo

Ilva, i commissari in missione a Taranto. Lo sciopero dell'indotto contagia il siderurgico


  I commissari straordinari dell'Ilva Corrado Carrubba ed Enrico Laghi sono arrivati a Taranto entrando nella sede della Prefettura per incontrare il prefetto, Umberto Guidato. Non c'è invece il terzo commissario, Piero Gnudi. I commissari incontreranno nel corso della giornata diverse autorità e nel pomeriggio rappresentanti del mondo imprenditoriale. I due commissari, dopo aver lasciato la Prefettura, sono andati al Comune di Taranto per incontrarsi con il sindaco, Ippazio Stefano. I lavoratori dell'indotto che stazionano da giorni davanti alla sede del Municipio non hanno avuto reazioni. I commissari non hanno voluto rilasciare dichiarazioni ai giornalisti: "stiamo lavorando", hanno solo detto.
   L'incontro fa seguito alla riunione che si è svolta ieri sera nella sede romana dell'Ilva tra gli stessi commissari e i sindacati nazionali e territoriali, in cui l'azienda ha sostanzialmente confermato la prosecuzione dei contratti di solidarietà per i dipendenti, anche se è necessario il via libera del ministero del Lavoro. I commissari hanno garantito il pagamento degli stipendi di gennaio e confermato l'impegno a trovare le risorse per i lavoratori degli appalti. Su questo tema c'è attesa per la conversione in legge del decreto di dicembre che sbloccherebbe ingenti risorse per Taranto. Quanto ai fondi Fintecna, i commissari hanno riferito  ai sindacati che per il via libera dei 150 milioni previsti è necessaria una modifica al decreto Ilva. Oggi pomeriggio è previsto anche un incontro tra la dirigenza dello stabilimento siderurgico di Taranto, i segretari provinciali di Fim, Fiom e Uilm e le Rsu per una valutazione della situazione produttiva e dei carichi di lavoro.
    Prosegue, intanto, la mobilitazione dei lavoratori dell'indotto che chiedono il pagamento degli stipendi arretrati e garanzie sul futuro occupazionale con assembramenti davanti alla portineria imprese dell'Ilva e davanti al Municipio. Si attende un emendamento al decreto per Taranto che fornisca rassicurazioni sui crediti vantati dalle ditte prima della procedura di amministrazione straordinaria. E' possibile in giornata che il presidio da Palazzo di città si sposti sotto la sede della Prefettura.
   A sostegno della lotta dei lavoratori dell'indotto, è iniziato alle 7 di oggi lo sciopero ad oltranza dei lavoratori dell'Ilva aderenti al coordinamento provinciale dell'Usb. "La mancanza di sensibilità
del governo e delle forze politiche rispetto alla tragica situazione - sostiene l'Usb - emerge chiaramente ogni minuto di più. I lavoratori delle ditte dell'appalto sono quelli che da più di due anni subiscono sulla loro pelle gli effetti dello scellerato comportamento dei Riva e rischiano di pagare il prezzo salatissimo dei danni fatti da altri". Oltre allo sciopero, l'Unione sindacale di base ha organizzato un presidio permanente davanti alle portinerie della fabbrica. (RepBa)

Ilva, operai dell'indotto in presidio ma azienda avverte i fornitori: "Tornate al lavoro"

   "Vi invitiamo a dare esecuzione ai contratti pendenti ... di cui siete parte, segnalandovi che l'eventuale interruzione o ritardata esecuzione delle prestazioni previste a vostro carico dai suddetti contratti costituirebbe un grave inadempimento alle obbligazioni contrattuali da voi assunte nei confronti di Ilva". Lo scrive l'Ilva in una lettera circolare ai fornitori, pubblicata dal sito di informazione on line 'Corriere di Taranto'. I commissari straordinari mettono in guardia le aziende dell'indotto che vantano crediti nei confronti del Siderurgico e che nei giorni scorsi hanno avviato la procedura di cassa integrazione per i propri dipendenti. L'Ilva avrebbe anche rassicurato le imprese per i crediti maturati a partire dal 21 gennaio 2015, che rientrano nella contabilità separata della newco. L'amministrazione straordinaria, invece, di fatto azzera i crediti precedenti e per questo imprenditori, lavoratori e sindacati chiedono un intervento del governo per garantire il pagamento delle spettanze arretrate.
   La protesta dei lavoratori dell'indotto intanto prosegue con i dipendenti che manifestano da giorni perché non percepiscono lo stipendio da mesi e chiedono garanzie sul futuro occupazionale. Oggi, presidi davanti alla portineria imprese dello stabilimento siderurgico (dove è stata montata una tenda) e davanti al municipio di Taranto, oltre all'occupazione dell'aula consiliare. Non sono previsti blocchi stradali, al contrario di quello che è avvenuto ieri dalla prima mattinata alle 18 circa sulla statale 106.
   In una lettera ai fornitori del 23 gennaio scorso con cui annuncia l'ammissione di Ilva, da parte del ministero dello Sviluppo Economico, alla procedura di amministrazione straordinaria secondo la procedura prevista dalla legge Marzano, e la nomina quali commissari straordinari di Piero Gnudi, di Corrado Carrubba e di Enrico Laghi, lo stesso Gnudi invitava le ditte che hanno rapporti economici con il colosso siderurgico fino alla data del 21 gennaio "a dare esecuzione ai contratti pendenti di cui siete parte" e segnala "che l'eventuale interruzione o ritardata esecuzione delle prestazioni previste a Vostro carico dai suddetti contratti pendenti costituirebbe un grave inadempimento alle obbligazioni contrattuali da Voi assunte nei confronti di Ilva". Gnudi sottolineava che "il decreto ministeriale di ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria, subordinatamente alla dichiarazione dello stato di insolvenza da parte del Tribunale competente, determina, a partire dalla data del Decreto stesso, e quindi dal 21 gennaio 2015, l'apertura del concorso dei creditori sul patrimonio dell'impresa, con la conseguenza che tutti i crediti sorti nei confronti di Ilva fino alla data del 20 gennaio 2015 compresa dovranno essere accertati secondo le forme e con le modalità del procedimento di accertamento del passivo" previsto da alcuni articoli dalla Legge Fallimentare richiamati anche dalla legge Marzano e dal decreto legislativo 270 del 1999. Per questo i contratti pendenti al 21 gennaio 2015, cioè quelli "le cui obbligazioni principali non siano già state a tale data interamente eseguite da entrambe le parti" continuano "ad avere esecuzione senza soluzione di continuità ai sensi dell'articolo 50 del Decreto legislativo 270 del 1999".
   Inoltre Gnudi segnalava che i crediti relativi ai contratti pendenti e "derivanti dalle prestazioni regolarmente rese a Ilva a partire dal 21 gennaio 2015 saranno soddisfatti dalla procedura di amministrazione straordinaria in 'prededuzione' rispetto ai crediti maturati prima dell'apertura delle procedura". In pratica i nuovi crediti avranno precedenza rispetto ai vecchi. Anche le fatturazioni dovranno essere separate: fino al 20 gennaio e a partire dal 21 gennaio. (RepBa)

Tempi lunghi, prescrizioni e conti senza l'oste

Inceneritore a Taranto: chiesti danni per 7 milioni e mezzo 

Sette milioni e mezzo di euro. È il conto, salatissimo, che la procura regionale della Corte dei Conti ha chiesto per l’affidamento della gestione dell’inceneritore. La vicenda giudiziaria, come è noto, si sviluppò lungo due direttrici, chiamando in causa da un lato l’ex sindaco Rossana Di Bello e, dall’altro, l’ex assessore al ramo Filippo Condemi, l’ex segretario generale del Comune Luigi Spada e l’architetto Marcello Vuozzo.
L’unica ad essere assolta, come è noto, fu la dottoressa Di Bello. Gli altri imputati incassarono condanne, poi cancellate dalla prescrizione.
La magistratura contabile, però, non ha operato alcun distinguo nel chiedere alla sezione giurisdizionale di Bari che tutti gli “attori” (protagonisti e non) di quella vicenda paghino i danni subiti dal Comune di Taranto, per l’affidamento della gestione all’Ati «Tme Termomeccanica» a prezzi nettamente superiori a quelli contabilizzati da Amiu/Smal, fatta fuori dall’affidamento.
Secondo la dottoressa Adele de Gennaro, vice procuratore regionale, la dottoressa Di Bello “peccò” di negligenza nel non verificare la portata di quell’affidamento. Gli altri, secondo la prospettazione dell’accusa, ebbero invece un ruolo diretto, poichè avrebbero operato per l’assegnazione alla Tme invece all’Amiu/Smal che si erano associate.
Per questo motivo, la procura ha chiesto alla Corte dei Conti di condannare tutti al pagamento, in solido fra loro, della somma di denaro.
Nel dettaglio, come si ricorderà, l’ex assessore comunale Filippo Condemi incassò in appello la conferma della condanna di primo grado ad un anno e mezzo, mentre l'ex segretario generale del Comune Luigi Spada e l'ex dirigente dell’Ente comunale architetto Marcello Vuozzo beneficiarono della prescrizione. E la sentenza fu poi confermata in Cassazione.
Nella causa in Corte d’appello, l’avvocato Condemi puntò ad affermare la totale estraneità ai fatti, e chiese alla Corte che si pronunciasse nel merito, rinunciando alla prescrizione dei reati, ormai conclamata.
Il secondo grado del processo era legato al provvedimento dell’Ente con cui fu approvato nel 2000 l'affidamento della gestione dell'impianto comunale al raggruppamento di imprese guidato dalla Termomeccanica. Una decisione messa sotto accusa dall'inchiesta condotta dal pm inquirente Mariano Buccoliero, che in quel provvedimento ravvisò gli estremi di falso e abuso. Nel 2007, il tribunale condannò l'ex assessore, l'ex segretario generale e l'ex dirigente comunale.
Il Tribunale riconobbe anche il diritto al risarcimento rivendicato dal Comune, parte civile in giudizio mediante l'avvocato Pasquale Annichiarico, per volontà dell’allora commissario straordinario Tommaso Blonda.
Tutto era partito dalla denuncia presentata dal defunto Marcello Palminteri, per conto della Smal, la società creata appositamente per la gestione dell’inceneritore. Secondo quella denuncia, il Comune avrebbe dovuto affidare alla Smal la gestione e non già all’associazione temporanea d’imprese cui faceva capo la Termomeccanica. Con quella delibera, la numero 97 del 2000, invece la giunta capeggiata dall’allora sindaco Rossana Di Bello «aveva fatto proprie indicazioni errate», avevano scritto gli avvocati della Smal. L’esposto della Smal fece partire l’inchiesta divisa poi in due tronconi: quello che chiamò in causa la Di Bello e quello in cui furono condannati, con il rito ordinario, gli altri.
Per l’ex sindaco Di Bello, come si ricorderà, dopo la condanna in primo e secondo grado vi fu l’assoluzione perchè il fatto non costituisce reato. Il dispositivo fu emesso nel novembre del 2008 dalla Corte d’appello di Lecce. L’ex sindaco di Taranto fu affrancato dai reati di abuso d’ufficio e falso, contestati sulla scorta della delibera con cui l’ex giunta comunale aveva decretato nel giugno 2000 l’affidamento della gestione dell’inceneritore all’Ati capeggiata dalla «Tme Termomeccanica». La sentenza fu emessa dalla Corte d’appello, presieduta dal dottor Boselli (a latere i giudici Palazzo e Casabura).
La decisione, venuta a distanza di circa 9 mesi da quella della Cassazione che annullò la conferma della condanna di primo grado da parte della Corte di Taranto, sostanzialmente si piegò alle linee-guida degli «Ermellini», che aderirono alle argomentazioni della difesa della dottoressa Di Bello. La Cassazione, infatti, rilevò, nella sentenza della Corte di Taranto, una carenza di motivazione per spiegare la responsabilità, sotto il profilo psicologico, dell’ex sindaco. Tradotto più sinteticamente, significava che ai supremi giudici non convinsero le spiegazioni sul «perchè l’ex sindaco fosse consapevole che la delibera di affidamento era basata su un atto falso».
Davanti alla Corte dei Conti, della insussistente responsabilità dell’ex sindaco, e degli altri, hanno discusso fra gli altri gli avvocati Nicola D’Andria, Giuseppe Misserini e Pietro Relleva. La Corte si è riservata di decidere.(Quot)

martedì 27 gennaio 2015

Portofermo

Il porto delle beffe

Ancora uno stop all’avvio dei lavori di dragaggio al porto di Taranto. Il Consiglio di Stato ha infatti ribaltato il verdetto del Tar di Lecce, emesso lo scorso venerdì, che aveva respinto le richieste di sospensiva presentate dalle aziende Fincosit e Piacentini, arrivate rispettivamente seconda e decima nella graduatoria del bando per l’aggiudicazione dei lavori. Ora, affinché vi sia la firma ufficiale della ditta vincitrice (la Astaldi) bisognerà attendere l’udienza del Consiglio di Stato fissata per il 10 febbraio prossimo, “data – si legge in una nota dell’Autorità portuale jonica -  per l’esame in Camera di Consiglio delle misure cautelari richieste. Solo dopo l’udienza, in caso di mancato accoglimento delle istanze cautelari, l’Authority potrà procedere alla stipula del contratto ed al riavvio delle attività”.
L'appalto – che consiste nell’ampliamento dei fondali del terminal container sino a raggiungere una profondità di 16,50 metri (rispetto ai 14 attuali) collegandolo al rilancio della zona industriale Ilva - era stato aggiudicato – per  oltre 51 mln di euro - lo scorso 28 novembre all’azienda romana Astaldi.
Nuova beffa per i lavoratori di Evergreen la cui cassa integrazione scade il 28 maggio prossimo. Già a partire da ottobre 2014, il porto di Taranto ha visto una drastica riduzione delle movimentazioni  dei container. Si è passati dai 15.000 container lavorati al mese  a soli 2.000. Ben l’85% in meno.  La crisi nasceva dalla volontà di Evergreen di spostare al Pireo l’unica linea transoceanica ancora rimasta nella seconda città di Puglia, lasciando allo scalo jonico solo due navi ‘feeder’ (con una capacità di carico limitata). (Cosmopolismedia)

Tra Ilva e inceneritori ancora un requiem per bestie inermi

Alti valori di diossina da abbattere a Massafra 64 bovini d'allevamento

Entro il 5 febbraio prossimo, a causa del bio-accumulo di diossina e Pcb (policlorobifenili) nel latte vaccino a livelli superiori al consentito, saranno abbattuti 64 bovini dell’allevamento di Giuseppe Chiarelli, in contrada Orofino a Massafra, a 10 chilometri circa dall’Ilva di Taranto. L’allevamento è sotto vincolo sanitario dal settembre del 2013. L’ordinanza di abbattimento è stata emessa dall’Asl di Taranto sulla base delle indicazioni del Tavolo tecnico regionale.
La presenza di livelli di diossina e Pcb superiori al consentito nel latte vaccino dei bovini era stata già rilevata con gli esami eseguiti nel marzo dello scorso anno dall’Istituto zooprofilattico di Teramo. Al proprietario dell’allevamento la Regione Puglia anticiperà, in attesa che si individui la fonte di inquinamento, la somma di denaro (si parla di 90mila euro circa) corrispondente al valore degli animali abbattuti secondo una stima compiuta da un istituto specializzato.
L'ordinanza ha provocato reazioni nel mondo politico. Il Pd di Massafra, attraverso il suo capogruppo Vito Miccolis, ha chiesto la convocazione urgente del consiglio comunale, allargato ai vertici di Arpa Puglia, perchè i cittadini siano informati sulla situazione ambientale della cittadina. (GdM)

Indottolo forse non scende alla prossima

Ilva senza risorse, rischio di fermata

   L’indotto sempre più alle corde per i mancati pagamenti e lo stabilimento dell’Ilva che rischia di fermarsi perché sono quasi a zero liquidità, risorse e materie prime.
    A un mese dal decreto legge del governo, Taranto vive un momento complicatissimo e non si intravvede a breve una schiarita. Ieri le imprese appaltatrici hanno ricevuto la comunicazione che l’Ilva è in amministrazione straordinaria con la legge Marzano. E proprio questo spaventa le aziende, che temono di non riavere più i loro crediti o di vederli ridimensionati. Sono 150 milioni accumulati nel tempo solo dalle realtà di Taranto. Soldi che se venissero a mancare, porterebbero le imprese, già molto esposte con le banche, a chiudere e a licenziare. Una situazione che ieri gli imprenditori associati a Confindustria Taranto, guidati dal presidente Vincenzo Cesareo, hanno nuovamente evidenziato al prefetto Umberto Guidato col quale si sono incontrati dopo aver effettuato un sit-in sotto la Prefettura. E mentre i rappresentanti delle imprese manifestavano, lavoratori dell’indotto e sindacati occupavano la statale Taranto-Reggio Calabria. Un blocco durato sino al tardo pomeriggio e che ha avuto effetti pesanti sulla raffineria dell’Eni. Nessuna autocisterna è infatti entrata o uscita per tutto il periodo della protesta e quindi c’è stato uno stop di diverse ore nell’approvvigionamento di carburanti.
    Oggi non si prevedono blocchi stradali. La mobilitazione si esprimerà in forme meno dure. I lavoratori, infatti, terranno due presidi, uno dinanzi alla portineria imprese del siderurgico, l’altro davanti al municipio dove è in corso già da alcuni giorni. L’indotto, invece, continuerà a rimanere in attesa di rassicurazioni dal governo e dall’amministrazione straordinaria dell’Ilva. Già da lunedì dell’altra settimana le imprese, oltre a mettere in cassa integrazione il personale (3mila unità coinvolte), hanno anche sospeso ogni attività nello stabilimento all’infuori di quelle urgenti come i ripristini degli impianti e la loro messa in sicurezza. Disponibilità che ieri Confindustria Taranto ha riconfermato al prefetto e all’azienda. «Se si pensa che i soldi possano sbloccarsi subito, si commette un errore – afferma il senatore Pd, Salvatore Tomaselli, relatore del decreto legge –. Con i ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico, si sta lavorando agli emendamenti al decreto lungo le linee note: rendere esigibili i 150 milioni di Fintecna che saranno la liquidità immediata dell’amministrazione straordinaria, garantire l’indotto tra i fornitori strategici e dargli anche un plafond di 150 milioni assistito dal Fondo centrale di garanzia, utilizzare per il risanamento quanto sequestrato ai Riva. È vero, ci vorrà ancora un mese perché il decreto deve poi andare alla Camera – conclude Tomaselli –, ma questi emendamenti saranno legge».
   Stasera, intanto, i commissari Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi incontreranno al Mise i sindacati e chiederanno la cassa integrazione per tutto il gruppo. Per Taranto si parla di 5mila unità a rotazione come numero massimo. Nel siderurgico deve fermarsi a breve per lavori il grande altoforno 5 e non si sa, proprio perché non ci sono risorse, se prima ripartirà l’altoforno 1 fermato a dicembre 2012. I sindacati chiedono che l’Ilva continui ad usare i contratti di solidarietà e non ricorra alla cassa. L’azienda dice di non esser contraria alla solidarietà ma i vincoli dell’amministrazione ordinaria impediscono di prorogarla. L’Ilva ha già posto il problema al ministero del Lavoro chiedendo di seguire la strada percorsa a Piombino dove la Lucchini ha usato la solidarietà con l’amministrazione straordinaria. (Sole24h)

Ilva, l’azienda dice sì a solidarietà. «Confermati gli stessi numeri»

Secondo quanto emerso dall’incontro, che si è appena concluso, a Taranto proseguono i contratti di solidarietà con i numeri attuali. I commissari hanno anche garantito il pagamento degli stipendi di gennaio e confermato l’impegno a trovare le risorse per i lavoratori degli appalti, su questo tema c’è attesa per la conversione in legge del decreto di dicembre che sbloccherebbe ingenti risorse per Taranto. Quanto ai fondi Fintecna, i commissari hanno riferito ai sindacati che per il via libera dei 150 milioni previsti è necessaria una modifica al decreto Ilva. La modifica potrebbe arrivare con gli emendamenti che devono essere presentai entro domani. Sempre domani i tre commissari andranno a Taranto e incontreranno il prefetto, il sindaco, il vescovo e i dirigenti dell’Ilva.
Marco Bentivogli della Fim-Cisl, in una nota, sottolinea che sui numeri dei contratti di solidarietà, «i commissari ci hanno dichiarato l’impossibilità di stimarne l’entità in quanto correlata alle verifiche in corso e al reperimento delle risorse». La Fim-Cisl quindi richiama «ancora una volta il Governo affinché si recuperi maggiore tempestività vista la drammaticità che si aggrava giorno per giorno dell’Ilva e del suo indotto». «L’incontro con i commissari straordinari dell’Ilva è stato positivo», afferma Rocco Palombella della Uilm. «È evidente - ha continuato Palombella - che andranno compiute le dovute verifiche presso il dicastero del Lavoro, ma la decisione è presa». (CdM)

sabato 24 gennaio 2015

Il terrorismo non è solo quello dei mitra e dei coltelli


TARANTO SVEGLIATI, SINDACO DIMETTITI


Comunicato stampa del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti

Qualcuno sta facendo un brutto gioco. Siamo solidali con i lavoratori, che da mesi non percepiscono stipendio ma non possiamo permettere che vengano bloccate le arterie principali della città. Chiediamo le dimissioni del sindaco per incompetenza amministrativa. È gravissimo che abbia consegnato le chiavi della città a pseudo lavoratori (di cui invitiamo a verificare la reale operatività aziendale) che poi, guidati da sindacalisti pensionati, hanno bloccato la città. Sono incredibili i parallelismi con quanto accadde nell'estate del 2012 per ricattare la magistratura. Come allora, non è stato proclamato lo sciopero ma i lavoratori sono stati messi in libertà. Contemporaneamente, le aziende indispensabili all'attività dell'Ilva non si sono fermate un giorno, dai trasporti al servizio mensa. È lo stesso ricatto di tre anni fa con la città presa in ostaggio.
Cosa fare allora? Noi invitiamo tutti i lavoratori dell'indotto a proclamare uno sciopero e ad andare ad occupare la fabbrica. Saremo al loro fianco per pretendere l'unico decreto utile per salvare davvero le sorti della città e degli operai: un decreto salva lavoratori e quindi salva Taranto. L'unica soluzione è il fermo di tutte le fonti inquinanti, il finanziamento delle bonifiche con l'impiego di tutti gli operai dell'Ilva e dell'indotto. Non si facciano più strumentalizzare dai sindacati, dai politici e dagli imprenditori che vogliono solo manipolarli affinché l'Ilva continui a produrre senza alcuna solida prospettiva economica (e sostenibilità ambientale).
Ricordiamo che dall'ultimo decreto sono spariti la copertura parchi e il rifacimento dell'Afo 5. È un segnale eclatante di cosa si voglia che accada in quello stabilimento. Perché allora continuare a farsi strumentalizzare da chi gioca continuamente al ribasso? Perché i vostri attuali capi sindacali non vi permettono di spostare nella fabbrica la vostra protesta visto che le aziende è da essa che avanzano soldi e non dalla città?
Date una risposta a queste domande e capirete molte cose di ciò che sta accadendo a Taranto, facendovi pagare un prezzo altissimo. Osservate i movimenti di certi partiti e personaggi della politica che aspirano avidamente a un risultato pieno alle prossime elezioni regionali.
Il Comitato nei prossimi giorni consegnerà provocatoriamente al primo cittadino un mazzo di chiavi, simbolicamente di un monastero, un pacco di buste per lettere e una penna. Il nostro sarà un esplicito invito al Sindaco a dimettersi immediatamente e andarsi a chiudere laddove non possa più nuocere a nessuno.

Armageddon casereccio

Martedì Ilva annuncia la cassa integrazione

La pioggia battente che cade su Taranto alle 6 della sera scioglie i blocchi stradali degli operai dell’indotto Ilva sulle statali per Bari e per Reggio Calabria, ma non scioglie la paura per il futuro. Anzi, semmai l’aumenta. Perchè su un’Ilva ormai allo stremo, stretta tra le imprese che non lavorano più da lunedì, materie prime che mancano, impianti fermi e blocco dei trasportatori, piomba un’altra tegola: la cassa integrazione. Ieri, infatti, l’Ilva, che si avvia all’ amministrazione straordinaria a causa della pesante esposizione debitoria, ha convocato per martedì sera i sindacati metalmeccanici al ministero dello Sviluppo per aprire il discorso della cassa integrazione in tutto il gruppo.
I contratti di solidarietà, sottoscritti due anni fa, sono infatti terminati e l’Ilva ricorre ad un altro ammortizzatore sociale, la cassa integrazione appunto, per gestire una nuova fase critica.
Quanti saranno gli interessati, lo si vedrà martedì e nelle fasi successive. Pare che possano essere numeri un po’ più alti rispetto alla solidarietà che c’è stata sinora, dice Antonio Talò, segretario della Uilm di Taranto. Mentre Marco Bentivogli, segretario generale della Fim Cisl, annuncia che si tratterà di «numeri importanti». Sottoscritta per due anni di seguito per circa 3500 lavoratori, la solidarietà a Taranto - meno ore di lavoro e meno retribuzione - non ha mai raggiunto questo livello ma si è fermata in una fascia compresa tra i 1500 e i 1800. Adesso, fra coloro che ne usufruiscono, ci sono i lavoratori Ilva resi inattivi dalla fermata di alcuni impianti per crisi di commessa o mancanza di materie prime come il Tubificio 2, i Rivestimenti, il Treno Nastri 1 e le Zincature 1 e 2. Prossimamente potrebbe toccare al personale dell’altoforno 5, il più grande dell’Ilva, che, secondo la Uilm, è destinato a fermarsi al più presto per i lavori di rifacimento.
Come sta ormai accadendo da lunedì scorso, quando a manifestare per primi a Roma, in piazza Montecitorio, sono stati gli imprenditori dell’indotto, anche la giornata di ieri è stata segnata dalle proteste. Gli operai delle imprese prima hanno bloccato la statale per Reggio e poi hanno fatto altrettanto su quella per Bari, già occupata, ma per meno tempo, il giorno precedente. Chiaro il messaggio del presidio: i commissari dell’ammi - nistrazione straordinaria e il Governo devono garantire, oltre al risanamento dell’Ilva, anche la tenuta dell’indotto assicurando il pagamento dei crediti. Una partita da 150 milioni di euro, dice Confindustria Taranto, che implica per le imprese la possibilità di sopravvivere e per i dipendenti di ricevere gli stipendi, visto che in alcuni casi le aziende devono ancora saldare le retribuzioni di sei-sette mesi fa. Dopo quelle fornite l’altro ieri dai commissari Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi, oggi potrebbero arrivare nuove assicurazioni su questo fronte. Mentre Salvatore Tomaselli, senatore Pd e relatore del decreto legge Ilva, annuncia che «si lavora con gli emendamenti, che saranno presentati tra martedì e mercoledì, alla ridefinizione del perimetro dei fornitori strategici. Oggi - dice - la norma dell’amministrazione straordinaria è generica, noi invece vogliamo garantire tutto l’indotto partendo proprio da Taranto». Allo studio, inoltre, la possibilità di garantire alle imprese, sempre per i crediti maturati e non pagati dall’Ilva, un plafond di circa 150 milioni di euro «con l’assistenza del Fondo centrale di garanzia. Su questi due emendamenti - afferma Tomaselli - c’è già l’assenso del Governo e del ministro Federica Guidi».
In quanto alla mobilitazione, stamattina lavoratori e sindacalisti si ritroveranno davanti al Municipio di Taranto, diventato il loro quartier generale dopo che il sindaco Ezio Stefàno ha messo a disposizione l’aula del Consiglio comunale. Qui decideranno che fare sia oggi, sia nella prossima settimana. Infine, si terrà infine lunedì mattina un’autoconvocazione degli imprenditori davanti alla Prefettura. Altre ore difficili attendono Taranto. (GdM)

Indottolo fa la tenda

Ilva: tenda operai dell'indotto sotto al Comune di Taranto

Una tenda dei lavoratori dell'indotto Ilva in piazza Castello sotto Palazzo di Citta'.   E' la decisione che hanno assunto per oggi e per domani gli operai delle imprese appaltatrici del siderurgico che protestano da alcuni giorni a seguito dell'ingresso dell'Ilva in amministrazione straordinaria, anche se non ancora formalmente ammessa. Con la tenda sotto il municipio di Taranto, i lavoratori, sottolineano i sindacati, vogliono rafforzare l'alleanza con l'istituzione comunale dopo che il sindaco, Ezio Stefano, e' stato in corteo nei giorni scorsi, messo a disposizione degli operai la sala del Consiglio comunale, fatto apporre uno striscione di solidarieta' della citta' all'esterno del palazzo e attivato un costante contatto con la presidenza del Consiglio. Oggi, quindi, non dovrebbero esserci presidi e blocchi stradali, avvenuti invece ieri sulle statali per Bari e per Reggio Calabria, bloccate dagli operai e dai trasportatori dalla mattinata sino alle 18 circa, mentre mercoledi' e giovedi' c'erano stati cortei dal siderurgico alla Prefettura e al Comune. Un rilancio della mobilitazione e' previsto pero' per lunedi', specie se da Palazzo Chigi, dal Ministero dello Sviluppo Economico e dall'amministrazione straordinaria non dovessero arrivare a stretto giro le garanzie che i sindacati chiedono da giorni in ordine ai crediti dell'indotto. In sostanza si chiede - ed e' anche quanto sollecitano le imprese attraverso Confindustria Taranto - che l'amministrazione straordinaria dell'Ilva non penalizzi i crediti maturati essendo una procedura concorsuale. L'indotto tarantino, secondo fonti industriali, dichiara di essere in credito complessivamente di circa 150 milioni dall'Ilva e se queste risorse non dovessero piu' arrivare o fossero decurtate per effetto dell'amministrazione straordinaria, le imprese, gia' in crisi e molto esposte con le banche, salterebbero.
  Elemento che indica la crisi dell'indotto e' anche il mancato pagamento ai dipendenti, in diversi casi, di retribuzioni che risalgono a sei-sette mesi fa. Nessuna manifestazione, oggi, da parte di Confindustria Taranto che aveva cominciato lunedi' mattina andando a Roma con 200 imprenditori in pullman e manifestando in piazza Montecitorio. Ma Confindustria Taranto, che lunedi' sera ha incontrato anche il ministro Federica Guidi, lunedi' prossimo si autoconvochera' con gli imprenditori sotto la Prefettura di Taranto e una delegazione sara' poi ricevuta dal prefetto di Taranto, Umberto Guidato. In definitiva, da fronti diversi, sia Confindustria Taranto che i sindacati vogliono tenere alto in queste ore il pressing sul Governo. Da parte dei sindacati potrebbe anche esserci una richiesta al viceministro dello Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, affinche' renda in qualche modo piu' esplicite e certe le garanzie che il Governo e il Parlamento si sono impegnati a fornire per l'indotto - in sede di emendamenti al decreto legge sull'Ilva - ma non si esclude che la stessa amministrazione straordinaria con i commissari Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi faccia un passo ulteriore dopo la dichiarazione dei giorni scorsi.
  Tuttavia, anche se dovessero arrivare le rassicurazioni sulla tenuta dell'indotto - 3mila i posti di lavoro di Taranto - comunque non calera' la preoccupazione per le vicende dell'Ilva specie ora che l'azienda ha annunciato l'avvio della cassa integrazione dopo la scadenza dei contratti di solidarieta' durati due anni. Un incontro ci sara' al Mise martedi' sera tra amministrazione straordinaria, ministero e sindacati e i numeri della cassa potrebbero essere piu' alti rispetto alla solidarieta' (per Taranto fu sottoscritta per 3500 addetti ma non ha mai effettivamente superato i 1500-1800). Fiom Cgil e Usb di Taranto hanno gia' chiesto che la solidarieta', che ha ripercussioni economiche meno pesanti per i lavoratori, sia prorogata anche con l'Ilva in amministrazione straordinaria. Nessuna posizione ufficiale e' stata ancora assunta sul punto da Fim Cisl e Uilm Uil. La Fiom tuttavia, al contrario di Fim e Uilm, non firmo' allora con l'Ilva il ricorso ai contratti di solidarieta' perche' contesto' all'azienda la mancanza di un piano industriale e di un quadro prospettico sui carichi di lavoro di ciascun sito produttivo.(AGI).

venerdì 23 gennaio 2015

Il soldatino del PD che gurda in alto

Stefano Esposito, un vestito per tutte le stagioni... 
Si è fatto conoscere anche a Taranto, attaccando la Regione Puglia ai tempi della legge diossina.
Correva l'anno 2009 e già si dava da fare come soldatino di partito: clicca qui


Stefano Esposito, dai pro-Tav al supercanguro

Stefano Esposito da Moncalieri non è soltanto il senatore pro-Tav che ha sguinzagliato il super-canguro ammazza emendamenti e spacca-Pd nell’Aula di Palazzo Madama: è una categoria antropologica, il rappresentante di un intero genere letterario. Quello della faccia semisconosciuta che si fa strumento al procedere della storia, o meglio della cronaca politica. Il pesce piccolo, insomma, che di solito poi in quella cronaca ci resta schiacciato in mezzo e paga, al posto dei pesci grossi che restano a galla.
In questo senso, Esposito è un epigono se si vuole dei Cirami e dei Cirielli, noti al pubblico solo per aver dato il patronimico a leggi ad personam di Berlusconi: un timbro per sempre, senza revoche, neanche in caso di successivo pentimento (è accaduto a Cirielli, col bel risultato che la sua legge ora si chiama “ex Cirielli”). Ma anche, senza buttarla a destra, epigono di personalità di cui poi s’è persa traccia, come quel Rino Piscitello che nella decadenza del primo Ulivo era diventato l’uomo chiave dei Democratici, tanto che Romano Prodi lo mandava ai vertici di maggioranza in vece sua (facendo infuriare D’Alema).
 Una legge, un emendamento, la funzione di legato del re: dipende dalle circostanze. Simile, invece, è l’atteggiamento con cui il pesce piccolo affronta il momento, lusinghiero, in cui la storia incrocia proprio la sua strada. L’ebbrezza con cui rivendica il proprio acume di fronte alle balene: “Mi chiamerò Esposito, sarò un po' più giovane di voi, avrò meno emendamenti alle spalle, ma qualcuno, questa volta, vi ha battuti sulla tecnica parlamentare. Tenetene conto e rispettate”, sillabava lui l’altro giorno in Aula, rivolto a Calderoli.
La leggerezza che sente a stare per una volta dalla parte del più forte, della maggioranza, e dunque alla fine nel giusto. “Non mi riconosco nella definizione di chi ha ucciso la democrazia”, dice infatti adesso Esposito, intervistato su Canale 5: “il mio emendamento ha avuto il grande pregio di semplificare la discussione”. La soddisfazione che si toglie a spiegare il costo del compromesso, stando finalmente dalla parte di chi dà le carte: “Se avessi potuto decidere da solo, la mia legge elettorale non sarebbe stata questa: ma in politica il compromesso non è un mostro, perciò devi accettare anche le condizioni degli altri, devi sporcarti le mani”, spiega grave.
 Qualcuno adesso in Parlamento lo paragona addirittura al Pachanga di Carlito’s Way, al beneficato che alla fine inopinatamente tradisce il suo benefattore, all’intoppo finale proprio quando i cattivi sembravano tutti sconfitti; gli hanno dato del “gatto nella biblioteca che aspetta il topo passare”; del “senatore dell'Alta velocità” che ha costruito “un tunnel che passa attraverso tutta la discussione parlamentare per sbucare dall'altra parte”. E, certo, non gli ha aumentato le simpatie nel partito, l’essersi “sporcato le mani” con l’Italicum renziano, proprio lui che da Giovane turco sarebbe corrente di minoranza, ha votato Cuperlo alle ultime primarie e diceva “Renzi vuol fare il premier” quando la frase suonava ancora come un’accusa infamante. Né gli ha giovato, per le quotazioni tra i dem, lo scivolone in cui s’è infilato proprio nel giorno in cui si votava il suo emendamento, definendo in una intervista “parassiti” i 29 della fazione Gotor, colpevoli di fare la minoranza o come direbbe Renzi “il partito nel partito”.
Non a caso sottointendono l’accusa di voltagabbana, coloro che oggi fanno notare come l’unica proposta di legge presentata da Esposito a prima firma , sia stata – all’opposto di adesso - una riforma del Porcellum che aveva come principio cardine: “Fuori dal parlamento i nominati”. Erano altri tempi, ribatte il senatore per difendersi, e poi attacca: “All’epoca molti miei colleghi guardavano alle preferenze come al male assoluto, anche Gotor criticò la mia proposta”. Insomma, le cose cambiano per tutti, argomenta Esposito che ieri fotografò il proprio voto per Prodi al Quirinale e oggi consiglia a Renzi di affrontare la faccenda del Colle “come un giocatore di poker”. Del resto, lui non è di quelli che vivono per farsi voler bene: la sua principale battaglia, come si accennava all’inizio, è da anni quella pro-Tav, che gli è costata lettere minatorie, molotov davanti alla porta di casa, obbligo della scorta. Al confronto, come impegno e conseguenze, la svolta da canguro di Palazzo è una passeggiata. (Espresso)

Non badate all'Ilva. Respirate, mangiate ed ammalatevi pure. Poi (forse) vi curiamo!

La prevenzione primaria, questa sconosciuta. 
Non si interviene tempestivamente sulle fonti inquinanti, ma si promettono soldi per futuribili centri di cura per grandi e piccini.
Meglio curare che prevenire. I tumori, come l'acciaio, alzano il PIL!
Ecco, in sintesi, la soluzione di Stato per l'emergenza sanitaria a Taranto.

Decreto Ilva, la commissione Sanità del Senato esprime parere favorevole

La Commissione Igiene e Sanità del Senato ha espresso parere favorevole al cosiddetto Decreto Ilva introducendo, però, alcune osservazioni nel merito del provvedimento. A darne notizia è il senaore d’Ambrosio Lettieri, capogruppo di FI nella Commissione Sanità.   Tra le raccomandazioni l’estensione a un più ampio ambito territoriale, per lavoratori e residenti all’interno della regione Puglia, la possibilità di usufruire dell’offerta di esami per la prevenzione e per il controllo dello stato di salute; la destinazione di una parte delle risorse stanziate dall’articolo 2, comma 4-octies del decreto-legge n. 136 del 2013 all’azienda sanitaria locale di Taranto, al fine di migliorare la disponibilità dei servizi sanitari e il servizio provinciale di trasporto oncologico; la previsione di un termine specifico entro il quale l’Istituto superiore di sanità sia chiamato ad aggiornare lo studio epidemiologico “Sentieri” relativo ai siti di interesse nazionale pugliesi; l’adozione di una misura per il potenziamento delle risorse e degli strumenti a disposizione dell’ARPA Puglia, in relazione alle peculiari  necessità di tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini nell’ambito della regione Puglia, compresa la deroga, anche parziale, al blocco del turn over per potenziare la pianta organica del personale ARPA.
Non ultimo assicurare la disponibilità di risorse certe per l’attuazione del Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria, comprese quelle ipotizzate – il premier Renzi le aveva quantificate complessivamente in 30 milioni di euro -  per il finanziamento del Centro di Ricerca sui tumori infantili nell’Ospedale S.S. Annunziata di Taranto. “Il compito del governo non si esaurisce qui”, stigmatizza il sen. d’Ambrosio Lettieri, “è necessario, infatti, che il governo si faccia carico di vigilare sulla effettiva disponibilità dei fondi. Nel Decreto che sta per essere convertito in legge è previsto anche l’utilizzo di parte delle risorse della famiglia Riva oggi poste sotto sequestro. È evidente che i tempi della bonifica e della tutela della salute dei cittadini di Taranto non possono seguire quelli della giustizia che sono imprevedibili. Il governo deve, dunque, farsi carico degli oneri derivanti dall’attuazione del Decreto ove quelle risorse non fossero immediatamente disponibili”. “Inseriremo questa raccomandazione in un ordine del giorno”, conclude d’Ambrosio Lettieri, “e presenteremo degli emendamenti in questa direzione perché tutto non si trasformi in una beffa per famiglie e lavoratori già stremati da un’attesa che non può più concedere deroghe”. (Inchiostroverde)

E il Senato si tappa le orecchie

Ilva, i medici dell’Isde in audizione: “Attività incompatibile con salute e ambiente”

“Dal punto di vista medico e ambientale, la prosecuzione dell’attività produttiva dell’Ilva è assolutamente incompatibile con la tutela della salute della popolazione di Taranto. Essa sarà fonte di ulteriori danni sanitari, malattie e decessi”. E’ questo, in sintesi, il contenuto delle relazione messa a punto da Agostino Di Ciaula e Mariagrazia Serra, medici dell’Isde, in occasione dell’audizione tenuta questa mattina dinanzi alle commissioni Ambiente e Industria del Senato.  Già in passato, Di Ciaula aveva espresso questo concetto in sede di audizione parlamentare. La sua è stata, finora, una delle poche voci in grado di sostenere in maniera seria, decisa e documentata la battaglia in difesa della salute e dell’ambiente in un territorio martoriato da decenni di inquinamento industriale. Una voce sicuramente più credibile e autorevole di tante voci  “istituzionali”, ascoltate nei giorni scorsi. Ed oggi è toccato proprio alla dott.ssa Serra illustrare ai senatori i dettagli della relazione che riportiamo di seguito in versione integrale. (Inchiostroverde)

“Grazie per aver consentito di rappresentare il punto di vista dei medici di ISDE Italia, società scientifica da anni impegnata nello studio dei rapporti tra ambiente e salute e nell’affermazione dell’importanza della prevenzione primaria.
È necessario formulare un’ineludibile premessa:
1. Nell’introduzione all’articolato si legge: “la continuità del funzionamento produttivo degli stabilimenti industriali di interesse strategico costituisce una priorità di carattere nazionale, soprattutto in relazione ai rilevanti profili di protezione dell’ambiente e della salute”.
Questo principio è certamente valido in linea generale. Tuttavia, nel caso specifico di ILVA, sulla base delle analisi epidemiologiche, delle analisi del rischio e del danno sinora condotte da organismi autorevoli, si può affermare che la continuità del funzionamento produttivo dell’ILVA è incompatibile con qualunque profilo di tutela dell’ambiente e della salute dei tarantini.
Come dimostrato da ARPA Puglia con il “primo rapporto sulla valutazione del danno sanitario” 1, la completa applicazione delle prescrizioni AIA, quando e se raggiunta, sarà in grado di attenuare i rischi ambientali e sanitari per i tarantini ma NON di renderli accettabili dal punto di vista epidemiologico ed etico.
L’AIA concede all’ILVA l’emissione di 0,1ng di diossine per ogni m3 di fumi emessi. Questo limite arriva a raddoppiarsi e triplicarsi (0,2– 0.3 ng/Nm3) nel caso degli impianti di agglomerazione e sinterizzazione, quelli maggiormente problematici, che saranno così autorizzati ad emettere sino al TRIPLO della quantità di diossine attualmente concessa per legge ad altri settori della stessa ILVA o ad altri impianti inquinanti tipo cementifici o inceneritori di rifiuti.
Se si considera che ogni camino può produrre sino a 500.000 m3 all’ora di fumi, un calcolo approssimativo ed ottimistico permette di affermare che ogni ora, da ogni camino dell’ILVA, ad AIA applicata, continueranno ad essere emessi sull’area urbana di Taranto da 10.000 a 150.000 ng di diossine, inquinanti estremamente tossici anche a dosaggi bassissimi, persistenti e bioaccumulabili.
Il documento elaborato da ARPA Puglia confronta le emissioni contestualizzate al 2010, con quelle che si avranno quando la realizzazione delle prescrizioni AIA sarà completa. La produzione di benzo(a)pirene, potente cancerogeno, si ridurrà, dopo l’applicazione dell’AIA, solo del 9%, passando da 76 a 69 Kg/anno.

giovedì 22 gennaio 2015

Se c'erano ancora dubbi sullo scempio...

La galleria degli orrori made in Ilva. Le foto fornite in audizione dal custode Valenzano

Il 14 gennaio scorso, avevamo riportato il resoconto dell’interessante audizione della dottoressa Barbara Valenzano, uno dei custodi giudiziari dell’Ilva, ascoltata dai senatori delle commissioni Ambiente e Industria, impegnati nell’esame del ddl 1733 (decreto legge su llva e sviluppo di Taranto).
In quell’occasione (leggi qui), la Valenzano aveva indicato una serie di criticità, anche pesanti, che continuano ad interessare lo stabilimento ionico, nonostante qualcuno si ostini a considerarlo tra gli impianti siderurgici più efficienti d’Europa. Bene, siamo in possesso anche della relazione presentata dalla Valenzano corredata da foto  (cliccate sopra le immagini per leggere meglio le didascalie) che mostrano in maniera inequivocabile lo stato di indecenza in cui l’azienda continua ad operare. Ecco, dunque, la galleria degli orrori made in Ilva. Buona visione! (A. Cong)

AREA PARCHI – Si legge nella relazione: “La barriera frangivento non contribuisce sostanzialmente alla riduzione delle emissioni di polveri nelle aree esterne allo stabilimento”
barriera


AREA GESTIONE ROTTAMI FERROSI



area rottami ferrosi


rottami ferrosi 4

AREA GESTIONE ROTTAMI FERROSI – Si legge nella relazione: “Allo stato attuale risultano installati 3 fog cannon. Non sono previsti interventi per la bonifica dei suoli e della falda superficiale. Si precisa che, un mese fa, durante i lavori di scavo per cantieri Aia, nell’area tra Acciaieria 1 e GRF , è stata riscontrata la presenza di rifiuti nei primi strati del suolo”.


AREA PARCHI
area parchi

area parchi 2

area parchi 3

acque meteoriche

acque di processo

AFO 5


AREA COKERIE
cokerie

 AREA ACCIAIERIE
acciaierie

slopping

videomonitoraggio

DISCARICHE ILVA
discariche

GALLERIE SOTTERRANEE
gallerie

Si legge nelle conclusioni: “Si evidenzia in ultimo che la Suprema Corte ha restituito la facoltà d’uso degli impianti ad Ilva solo a condizione che fosse «rigorosamente rispettato il Cronoprogramma degli Interventi previsti dal Provvedimento di Riesame AIA», programma che oggi ha maturato per legge già tre anni di proroghe”. 
(Alessandra Congedo - Inchiostro verde)

Passetti decisi

Ilva: udienza gup Taranto aggiornata 4/2

E' stata aggiornata al 4 febbraio l'udienza preliminare dinanzi al gup del Tribunale di Taranto Vilma Gilli dell'inchiesta per disastro ambientale a carico dei vertici Ilva. Il gup oggi ha accolto la costituzione di parte civile da parte del Comune di Crispiano (Taranto).Nell'udienza del 4 febbraio dovranno essere indicate dalle parti i responsabili civili per l'eventuale richiesta di risarcimento danni e, una volta conclusa la costituzione delle parti, iniziare la discussione da parte dei pm. (Ansa)

Indottolo non più pisolo

E Stefàno che fa? 
Scrive letterine, ovviamente!

Ilva, nuova protesta indotto occupata aula del Consiglio

Sale di livello la protesta degli operai dell’indotto Ilva. Oggi, per il secondo giorno consecutivo, hanno manifestato a Taranto prima davanti alla direzione dello stabilimento, poi sfilando in corteo sulla statale Appia per raggiungere Palazzo di città. In centinaia hanno presidiato piazza Castello e bloccato il ponte girevole, che divide la città vecchia dal borgo. Questa volta gli operai, molti dei quali non percepiscono lo stipendio da sei mesi, hanno deciso di mantenere un presidio fisso e di occupare simbolicamente l’aula consiliare.
E' stato il sindaco-pediatra Ippazio Stefàno a consegnare ai manifestanti le chiavi della stanza del Municipio in cui abitualmente si svolgono le sedute del Consiglio comunale. Dopo aver cercato invano di mettersi in contatto con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio, il primo cittadino ha deciso di scrivere al premier Renzi una nuova lettera, la seconda in due giorni.
“E' necessario che il Governo e il Parlamento – auspica Stefàno – individuino le possibili soluzioni per rispondere in tempi rapidissimi e mediante l’assunzione di impegni certi alle legittime aspettative dei lavoratori del sistema dell’indotto, degli appalti, delle forniture Ilva”. In assenza di risposte, aggiunge il sindaco, “una grande questione sociale, industriale, ambientale che può qualificare un nuovo corso per il Mezzogiorno e per il Paese in chiave strategica, rischierebbe una deriva che può addirittura sfociare in problemi di ordine pubblico che tutti quanti devono contribuire ad arginare”.
Sul balcone di palazzo di Città da ieri sera campeggia lo striscione con la scritta 'I lavoratori dell’Ilva, delle imprese dell’indotto, la città di Taranto insieme per la difesa della salute e del lavoro”.
Una prima risposta è arrivata dai tre neo commissari straordinari dell’Ilva Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi, che si dicono “impegnati affinchè si possa tener conto delle esigenze espresse dalle società dell’indotto nella definizione dei criteri per individuare i fornitori cosiddetti strategici”.
Ma gli operai invocano "garanzie scritte" e annunciano insieme ai sindacati che ci sarà un presidio permanente ad oltranza nell’aula consiliare. Altre iniziative di mobilitazione sono attese già a partire da domani.
Intanto, è stata aggiornata al 4 febbraio prossimo l’udienza preliminare dinanzi al gup di Taranto Vilma Gilli dell’inchiesta per disastro ambientale a carico dei vertici Ilva. Sono imputate 49 persone fisiche, tra cui anche politici e amministratori pubblici, e tre società. Oggi è stata accolta la costituzione di parte civile del Comune di Crispiano e ha chiesto di essere interrogato il direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, che risponde di favoreggiamento personale nei confronti del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, a sua volta imputato di concussione aggravata. La Regione Puglia si è costituita parte civile pur senza quantificare il danno. (GdM)

Delirio di onnipresenza

Enrico Laghi, il nuovo commissario Ilva che siede su diciannove poltrone

Oltre un centinaio di poltrone in circa vent’anni di carriera. Un vero record quello messo a segno da Enrico Laghi, appena nominato dal governo commissario straordinario dell’Ilva insieme a Piero Gnudi e all’avvocato Corrado Carrubba. Non a caso, negli ambienti bene della Capitale, il commercialista romano, classe 1969, è stato incoronato “re dei collegi sindacali”. Ad oggi ha infatti diciannove poltrone in società di primo piano della finanza italiana. Poco meno dell’Antonio Mastrapasqua dei tempi d’oro: l’ex presidente dell’Inps ne contava 25. E poi Laghi è anche professore di economia aziendale della Sapienza, presidente del corso di laurea magistrale in economia aziendale e docente di analisi contabile al corso superiore della scuola di Polizia tributaria della Guardia di Finanza. Gli impegni insomma non mancano. Grazie agli anni di esperienza e alle buone frequentazioni.
Dopo la laurea a La Sapienza nel 1992, Laghi inizia del resto immediatamente a lavorare come commercialista proiettandosi subito nel cuore della finanza milanese. Negli anni gli incarichi e si moltiplicano in società di primo piano nella scena economica nazionale: Laghi ha poltrone in aziende del gruppo Telecom, della Rai e poi ancora in filiali di Eni, Pirelli, Nomura. E’ un periodo di lavoro intenso in cui il commercialista stringe amicizie di peso. Soprattutto negli ambienti bancari. Non è un mistero infatti che sia stato l’ad di Unicredit, Federico Ghizzoni, a volerlo presidente del consiglio di amministrazione di Midco spa, la scatola voluta da Poste per partecipare in maniera indiretta al salvataggio Alitalia firmato Etihad. Il banchiere del resto conosce bene Laghi, che è sindaco della stessa Unicredit. E ricopre poi svariati incarichi milanesi: ad esempio è presidente del collegio sindacale della Prelios di Marco Tronchetti Provera con cui proprio Unicredit sta trattando la cessione di un enorme portafoglio di crediti a rischio (i cosiddetti Non performing loans), oltre che presidente del consiglio di amministrazione della società immobiliare Beni Stabili.
Non che Milano sia l’unica area d’azione di Laghi che è anche presidente del collegio sindacale romano del quotidiano online Huffington Post della famiglia De Benedetti, commissario giudiziale della torinese Seat Pagine gialle, consigliere della romana Saipem ed infine anche presidente del collegio sindacale della multiutility Acea, controllata dal Comune di Roma.
Insomma il lavoro non manca certo. Il denaro nemmeno, visto che per il solo incarico in Acea ha ricevuto lo scorso anno un compenso da 202mila euro più altri 60mila per ruoli in controllate e collegate, per un totale di 274mila euro. Legittimo chiedersi però quanto tempo il commercialista romano potrà dedicare al suo ventesimo e delicato incarico: il salvataggio dell’Ilva e di tutti i suoi posti di lavoro. (FQ)

mercoledì 21 gennaio 2015

Buongiorno!

Ilva, cassa integrazione per i lavoratori dell'indotto. Via allo stato di agitazione, corteo e sit-in a Taranto

Sciopero molto partecipato a Taranto delle ditte dell'appalto Ilva questa mattina. Dopo l'assemblea dalle 7 alle 9 davanti alla "portineria imprese" è partito un lungo corteoche ha raggiunto la prefettura dove c'è stato un sit-in. Sindacalisti e una delegazione di lavoratori evidenzano la mancanza di garanzie per le imprese che lamentano ritardi nei pagamenti da parte dell'Ilva e temono che i crediti possano essere azzerati con l'amministrazione straordinaria.
Durante il tragitto è stata interdetta la circolazione sulla strada per Statte, poi al rione Tamburi e nella città vecchia, il tempo necessario per consentire il passaggio del lungo serpentone di operai, diverse centinaia. Quando i manifestanti hanno raggiunto piazza Castello, al corteo si è unito il sindaco Ippazio Stefano con alcuni esponenti della giunta e consiglieri comunali. «Sono qui per lottare al fianco dei lavoratori», ha sottolineato il primo cittadino, che l'altro ieri aveva scritto una lettera al premier Matteo Renzi chiedendo garanzie per le imprese e gli operai dell'indotto, che temono di vedere azzerati i propri crediti con l'adozione dell'amministrazione straordinaria. È stato bloccato anche il ponte girevole e sono stati notevoli i disagi per il traffico veicolare.
Stefano prima di unirsi al corteo dei lavoratori dell'indotto Ilva ha scritto una nuova lettera al presidente del Consiglio Matteo Renzi per rappresentare «una vicenda che, sempre più, assume i contorni - osserva il primo cittadino - di una drammatica emergenza economica e sociale pronta ad esplodere». L'ormai imminente gestione straordinaria dell'Ilva, secondo Stefano, «ha elevato a livelli non più sostenibili le preoccupazioni per il futuro delle tante imprese del territorio che, con grande sforzo e senso di responsabilità, hanno in questi mesi comunque garantito lavori e forniture per lo stabilimento pur senza ricevere i legittimi pagamenti».
Il sindaco sollecita nuovamente l'attenzione del governo ritenendo necessario «un ulteriore e tempestivo sforzo teso a dare certezze anche alle tante imprese dell'indotto che rappresentano una componente fondamentale della nostra economia, al pari dello stabilimento Ilva. È emersa l'esigenza, in particolare, di ricercare le soluzioni tecniche e normative in grado di assicurare il pagamento delle spettanze fin qui maturate dal locale indotto». In alternativa, si punta all'individuazione «di solidi e certi percorsi di garanzia di tali crediti - aggiunge Stefano - in grado di far affluire la liquidità necessaria alla sopravvivenza delle imprese». Per il sindaco è inoltre «indispensabile l'individuazione di misure atte a garantire la continuità del sistema delle imprese locali, anche nell'ambito dei procedimenti di riassetto e di rilancio dello stabilimento Ilva».
La manifestazione si è conclusa con un sit-in sotto la prefettura dopo aver raggiunto la città in corteo. Il prefetto, Umberto Guidato, che ha incontrato il sindaco, Ippazio Stefano, i rappresentanti sindacali e una delegazione di lavoratori, ha annunciato che si farà portavoce presso il governo delle istanze degli operai e delle imprese dell'appalto. I sindacati hanno sottolineato che in mancanza di risposte positive la mobilitazione proseguirà e coinvolgerà tutto il territorio. (RepBa)

Una carcassa problematica

Ilva, per salvarla arriva società con garanzia statale. Potrà tenerla fino a 2025

Sono l’attuale commissario Piero Gnudi, il subcommissario Corrado Carrubba e il commercialista Enrico Laghi i tre nuovi commissari straordinari dell’Ilva nominati dal ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi. La decisione sarà formalizzata nel decreto ministeriale di ammissione del siderurgico alla procedura di amministrazione straordinaria prevista dalla legge Marzano modificata ad hoc dall’ultimo decreto Salva-Ilva. Gnudi ha presentato l’istanza presso il ministero e il Tribunale di Milano proprio oggi. Nel frattempo il governo Renzi, nel decreto sul credito varato martedì dal Consiglio dei ministri, ha delineato la struttura del veicolo che sarà messo in campo per la ristrutturazione e il rilancio delle aziende in perdita ma con “buone prospettive industriali e di mercato”. A partire proprio dall’Ilva.
Si tratterà di una società per azioni a partecipazione pubblica ma aperta anche a fondi di investimento privati, fondi pensione, banche e altri investitori istituzionali “nel quadro di un progetto triennale ad esecuzione progressiva”. Alcune categorie di investitori potranno beneficiare di una garanzia dello Stato, a patto di riversare nelle casse pubbliche una quota (la percentuale non è specificata) degli utili che intascheranno. Va sottolineato che la società è tenuta a distribuire almeno i due terzi di quelli che produrrà. Gli altri azionisti, quelli che non godono della garanzia, avranno però “voto maggiorato nelle assemblee sociali”. La newco dovrà portare a termine il risanamento e uscire dal capitale delle partecipate “entro sette anni”, ma “tale periodo potrà essere prorogato di tre anni per specifiche ragioni”. Vale a dire che non si può escludere che l’Ilva e le altre aziende che saranno sottoposte a questa “cura” restino sul groppone dello Stato fino al 2025.

La mossa dei Riva e l’attacco di Confindustria: “Esproprio senza indennizzo” – Sullo sfondo, poi, resta lo spettro di un possibile ricorso dei Riva, azionisti di maggioranza con il 90% del capitale. Martedì Claudio Riva, presidente di Riva Fire e non coinvolto nei procedimenti giudiziari che hanno portato all’estromissione della famiglia da parte della magistratura, ha infatti scritto al governo e ai presidenti delle commissioni Industria e Ambiente del Senato, Massimo Mucchetti e Giuseppe Francesco Marinello, per chiedere che l’azienda non sia posta in amministrazione straordinaria e preannunciare la presentazione di una “proposta concreta di salvataggio e rilancio” che intende presentare giovedì nel corso dell’audizione davanti alle commissioni riunite. E il direttore generale di Confindustria, Marcella Panucci, ha sostenuto che il ricorso alla procedura Marzano è uno “spossessamento della proprietà” che “appare ancor più grave in assenza di un rinvio a giudizio degli imputati nei procedimenti penali aperti che riguardano la vicenda Ilva, senza considerare la posizione dei soci di minoranza che non sono in alcun modo coinvolti nelle indagini e che pure subiscono quello che di fatto appare come un vero e proprio esproprio senza indennizzo“. In questa situazione, ha detto Panucci, “è concreto il rischio di andare incontro a lunghi contenziosi e ingenti richieste risarcitorie”. Non solo: secondo la rappresentante degli imprenditori “si è sempre eluso, e si continua a eludere, il vero problema di fondo, che è quello delle risorse“: “Il fabbisogno finanziario dello stabilimento per tornare a una situazione di pieno utilizzo della capacità produttiva è stimabile in oltre un miliardo di euro, cui vanno aggiunti gli investimenti necessari per l’attuazione completa dell’Aia, valutati dalla gestione commissariale in circa 1,5 miliardi”.
I Riva chiedono che l’azienda non sia posta in amministrazione straordinaria. Confindustria: “Da governo esproprio senza indennizzo”
 
Via libera all’ingresso di Cassa depositi e prestiti nella newco – Ma l’esecutivo nel frattempo procede per la sua strada. L’articolo 7 del decreto di martedì, intitolato “Società di servizio per la patrimonializzazione e la ristrutturazione delle imprese italiane”, dispone che la newco avrà lo scopo di promuovere e realizzare operazioni di “ristrutturazione, sostegno e riequilibrio” di gruppi con “temporanei squilibri patrimoniali e/o finanziari” superabili attraverso una “ridefinizione della struttura finanziaria” e/o una “adeguata patrimonializzazione o interventi di ristrutturazione”. Un escamotage che permette di aggirare i vincoli che impediscono a Cassa depositi e prestiti di entrare nella partita del siderurgico di Taranto. Per statuto, la cassa che gestisce il risparmio postale degli italiani non può infatti investire in realtà che non siano in utile. Ma nulla le impedirà invece di entrare nel capitale di questa nuova società di servizio, che a sua volta prenderà in affitto gli impianti del siderurgico. Il comma 2 prevede esplicitamente che la newco possa “compiere operazioni di finanziamento, acquisire o succedere in rapporti esistenti se del caso ridefinendone le condizioni e i termini, al servizio dello sviluppo operativo e dei piani di medio-termine all’uopo predisposti, compreso l’affitto o la gestione di aziende, rami di aziende o siti produttivi“.

Gli indiani confermano “interesse”, ma solo sulla carta – Intanto i gruppi che in passato avevano manifestato interesse per l’acquisizione del siderurgico continuano a dirsi in partita, pur senza sbilanciarsi. Ondra Otradovec, direttore area fusioni e acquisizioni di Arcelor-Mittal, in audizione nelle commissioni Ambiente e Industria al Senato ha garantito che il gruppo è “molto interessato”. “Siamo pronti a continuare a lavorare con il governo italiano e il commissario straordinario per poter arrivare a una positiva conclusione della trattativa”, ha affermato, “ma alla fine non siamo interessati a essere soci di minoranza, il nostro obiettivo è di diventare soci di maggioranza“. Anche se come è noto il colosso indiano non ha mai presentato un’offerta vincolante. E anche Giovanni Arvedi, presidente del gruppo omonimo, si è detto disposto a entrare nella newco che gestirà gli stabilimenti “anche con una piccola quota in un’ottica di razionalizzazione del sistema italiano dell’acciaio”. (FQ)