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giovedì 13 dicembre 2012

La rivolta contro la fine di Bengodi!

In Puglia la salute continua ad essere boicottata

Eni, Enipower, Cementir, Basell e Versalis, hanno impugnano di fronte al Tar la legge regionale sulla valutazione del danno sanitario.

Facciamo appello alla Regione perché agisca fermamente a difesa di quella legge che fu approvata - lo ricordiamo - per tentare di fare concorrenza alla valutazione di danno sanitario già contenuta nella perizia commissionata dalla Procura di Taranto.
Ora che deve essere applicata per i fini per cui effettivamente può essere utile, ossia la valutazione dell'impatto sanitario di altre aziende inquinanti - ecco che la Regione non interviene con quella forza che ci saremmo aspettati.

Attendiamo pertanto un segnale forte.
Attendiamo che siano riviste tutte le autorizzazioni che ampliano la capacità produttiva o di stoccaggio.
Attendiamo che venga reso noto il monitoraggio in continuo dell'ENI che è nell'AIA di quell'industria. I Composti Organici Volatili dovevano essere controllati con una tecnologia "24 ore su 24". Fu una lunga lotta avviata nel 2009 (http://comitatopertaranto.blogspot.it/2009/10/eni-che-vergogna.html) che tuttavia non sembra giungere a conclusione per responsabilità non solo aziendali ma anche per la poca solerzia della Regione che - il caso fa il paio con il campionamento in continuo dell'Ilva mai decollato - non sembra incalzare con decisione la grande industria.
Monitoraggio ambientale e sanitario rimangono questioni cruciali, questioni in primo luogo di volontà politica. Questioni per le quali la magistratura è dovuta intervenire in supplenza degli organi politico-amministrativi preposti a tutela dei cittadini.

Alessandro Marescotti
Presidente di PeaceLink
www.peacelink.it

mercoledì 12 dicembre 2012

Le cinque sorelle e la loro mamma

Taranto, cinque grandi industrie provano “ad affossare” la legge sulla valutazione del danno sanitario

Eni, Enipower, Cementir, Basell e Versalis, impugnano di fronte al Tar la legge regionale sulla valutazione del danno sanitario. Cervellera, il proponente della legge: “Regione, Province, Comuni di Taranto e di Brindisi e Associazioni ambientaliste, si costituiscano in giudizio per avversare questo tentativo di Confindustria”. Il regolamento regionale
 
“Sotto la regia di Confindustria Puglia – ha spiegato il consigliere regionale pugliese, Alfredo Cervellera – cinque grandi industrie hanno presentato ricorso al Tar per contrastarla e possibilmente cassarla. Dopo le pesanti invettive contro Nichi Vendola, il sottoscritto, che è stato l’estensore ed il proponente della suddetta Legge, e l’intero Consiglio regionale che l’ha approvata all’unanimità, Confindustria persiste con questa miope iniziativa a voler privilegiare il profitto e la produzione contro l’esigenza di dover assicurare prioritariamente il diritto alla salute per i lavoratori e i cittadini.
Non le è bastata la lezione dell’Ilva, posta dalla Magistratura sotto sequestro per emissioni inquinanti e danno ambientale. Quando affermavamo (molto prima dell’iniziativa della Procura tarantina) che la ‘politica’, attraverso il Consiglio regionale, era tenuta a legiferare, a dover ‘coprire’ i vuoti legislativi esistenti nel rapporto tra lavoro ed ambiente, prima dell’intervento di altri Organi dello Stato, ci hanno messo i bastoni tra le ruote arrivando a minacciare ricorsi alla Corte Costituzionale e alla Magistratura amministrativa.

Contiua...

lunedì 23 luglio 2012

ILVA: la fiera del nonsenso. Formiche all'impazzata!

Ilva, ministro Ambiente: «Senza senso chiuderla»

Bloccare l’Ilva con un sequestro giudiziario? Potrebbe essere «una contraddizione» perchè si fermerebbero gli impianti attuali «in fase di risanamento ambientale avendo in mente l’effetto dannoso degli impianti che c’erano prima». Alla vigilia della settimana più difficile per il siderurgico, il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, torna a far sentire la sua voce. «Per effetto delle norme ambientali ed europee - dice Clini - l’acciaieria di Taranto negli ultimi cinque anni ha sostenuto investimenti importanti che ne hanno migliorato la produttività riducendone l’impatto ambientale. C’è ancora molto da fare, c’è un ultimo miglio di investimenti che va accompagnato e sostenuto». Invece, dice il ministro, la Magistratura basa il suo intervento «su una valutazione epidemiologica dei danni per la salute provocati da 15 anni di attività», cioè quando c’erano altri impianti.

Le nuove dichiarazioni del ministro arrivano alla vigilia delle operazioni preliminari per il sequestro giudiziario all'Ilva essendo ormai conclusa l'inchiesta della Procura che vede cinque persone dei vertici societari e aziendali indagati per il reato di disastro ambientale colposo e doloso. Nel mirino dei giudici sarebbero le aree del siderurgico che, in base alle indagini e alle perizie, provocano il maggior inquinamento con riflessi diretti sulle condizioni di salute dei lavoratori siderurgici e dei cittadini di Taranto. I settori in questione sono l'area a caldo dell'Ilva, dove ci sono le cokerie, la linea di agglomerazione e i parchi minerali dove arrivano e vengono stoccati ingenti quantitativi di materie prime poi impiegate nel ciclo di fusione e produzione dell'acciaio.

Sembrerebbe che i magistrati possano optare per un sequestro senza facoltà d'uso, il che imporrebbe all'Ilva di spegnere gli impianti anche se questo richiede diverse settimane di tempo vista la complessità tecnica, anche sotto il profilo della sicurezza, del ciclo siderururgico. Appare molto probabile, quindi, che tra notifica del provvedimento del sequestro e sua effettiva applicazione trascorrerebbe del tempo, un tempo che da un lato potrebbe esser utilizzato dalla difesa dell'Ilva tra riesame e Cassazione e dall'altro potrebbe essere utilizzato anche dalla stessa azienda e dalle istituzioni per metter meglio a punto un piano finalizzato sia alla maggiore sostenibilitá ambientale del siderurgico, sia alla definizione degli interventi di bonifica e di disinquinamento dell'area di Taranto. In tal senso restano confermati gli incontri del 24 e 26 luglio a Roma: il primo fra l'Ilva e il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, e il secondo fra Clini, i rappresentanti dei ministeri dello Sviluppo economico, della Coesione territoriale e dell'Economia insieme alla delegazione istituzionale e politica della Puglia e di Taranto. C’è stata già una prima fase giovedì scorso nel quale si è fatta una ricognizione sia degli interventi che delle risorse pubbliche da mobilitare. Il governo potrebbe stanziare una prima dote di 200 milioni mentre altri 100 verrebbero dalla Regione.

Ci si muove anche per l'applicazione della legge regionale approvata martedì scorso all'unanimità, la quale introduce una stretta sulle emissioni inquinananti dei poli industriali di Taranto e Brindisi con la novità della Valutazione del danno sanitario con possibilità, per le autorità pubbliche, di fermare gli impianti non in regola. Oggi il sindaco di Taranto, Ezio Stefàno, e il consigliere regionale di Sel, Alfredo Cervellera, proponente della legge, terranno una conferenza stampa e sempre oggi, per due giorni, le Arpa italiane, le Agenzie regionali per la protezione dell'ambiente, si riuniranno a Taranto per valutare altri modelli in atto in Europa sempre per quanto attiene il danno sanitario provocato dall'inquinamento. Il 26 luglio, inoltre, l'assessore regionale all'Ambiente, Lorenzo Nicastro, ha convocato a Bari le Asl di Puglia per dare le prime direttive sull'applicazione della nuova legge.

Rimangono intanto in forte allarme i lavoratori dell'Ilva, preoccupati per i riflessi occupazionali che il sequestro degli impianti potrebbe causare. Nelle prossime ore, in relazione all'evolversi della vicenda giudiziaria, ci potrebbero essere assemblee dei lavoratori ma anche manifestazioni di protesta a Taranto.

L'Ilva di Taranto, del gruppo Riva, è la più grande acciaieria europea con un'occupazione diretta di 11.571 persone ed una produzione di acciaio (dati 2011) di 8,4 milioni di tonnellate annue. Nei giorni scorsi, anche in vista della stretta giudiziaria, si sono dimessi dai loro incarichi il presidente dell'Ilva, Nicola Riva, il direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso, entrambi indagati dalla Procura, mentre un terzo indagato, Emilio Riva, fondatore del gruppo industriale, aveva già lasciato la presidenza dell'Ilva a maggio del 2010 per cederla al figlio. Adesso presidente dell'Ilva è Bruno Ferrante, prefetto di Milano dal 2000 al 2005. (Domenico Palmiotti - GdM)



Nota stampa:



Ilva Taranto: al via tavolo governo per riqualificazione ambiente


(AGI) - Roma, 23 lug. - Avviato un lavoro comune tra i ministeri e Ilva per la riqualificazione ambientale e produttiva dello stabilimento di Taranto. Il ministro dell'Ambiente Corrado Clini, il sottosegretario allo Sviluppo economico Claudio De Vincenti e il capo di gabinetto del ministro Fabrizio Barca, Alfonso Celotto, si legge in una nota, hanno incontrato stamattina l'amministratore delegato dell'Ilva Bruno Ferrante. L'incontro e' stato l'occasione per sollevare le problematiche ambientali e industriali dell'Ilva di Taranto, anche in vista del protocollo d'intesa per il risanamento ambientale e il rilancio produttivo dell'area di Taranto che verra' sottoscritto nei prossimi giorni tra i ministeri dell'Ambiente, dello Sviluppo economico e della Coesione territoriale, la Regione Puglia, la Provincia e il Comune di Taranto. A conclusione dell'incontro, e' stato concordato di avviare nei prossimi giorni un gruppo di lavoro tra i ministeri e Ilva per analizzare le problematiche relative alle procedure di autorizzazione ambientale e di bonifica dei suoli oggetto di contenziosi, al fine di individuare un percorso condiviso per proseguire le iniziative gia' adottate da Ilva per la riqualificazione ambientale dello stabilimento di Taranto.
  Nello stesso tempo, i ministeri e Ilva valuteranno le condizioni per la migliore utilizzazione delle risorse finanziarie disponibili nell'ambito del programma di riqualificazione industriale dell'intera area di Taranto, coerentemente con quanto previsto nel decreto legge Sviluppo.(AGI) .


Taranto, la città dei due mari. E delle verità parallele. Quindi inconciliabili per definizione: salvaguardia del lavoro e tutela ambientale qui non possono coniugarsi. Succede perché per anni chi ha gestito l’occupazione non ha guardato in faccia all’inquinamento e alla morte che ha causato. In nome del profitto, che ora è privato, ma fino al ’95 era di Stato. E così oggi il capoluogo ionico si trova a essere la città più inquinata d’Europa. “Per colpa dell’ Ilva a Taranto si muore” dicono i pm, che nelle prossime ore potrebbero vedere accettata la loro richiesta di sequestro dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico più importante d’Italia.
Il dato è quello della perizia epidemiologica richiesta dal gip Patrizio Todisco: 91 morti all’anno dal 2004 al 2010 solo nel quartiere Tamburi, quello vicino all’impianto che dà lavoro a 15mila persone. Di queste, quasi 5mila rischiano il posto: dipenderà da cosa deciderà il giudice. Sullo sfondo, una popolazione divisa. Da una parte gli ambientalisti, che sperano nella chiusura della fabbrica del Gruppo Riva; dall’altra chi in quella fabbrica ci lavora e vede nel fermo dell’acciaio la fine di tutto. E la disoccupazione. Nel mezzo le istituzioni, locali e nazionali, che devono fare sintesi tra le due esigenze imprescindibili, tenendo d’occhio l’interesse economico italiano. “Perché fermare l’Ilva significherebbe infliggere una ferita mortale alla siderurgia nazionale” sostiene la politica, con i francesi che guardano con interesse a questa ipotesi. Senza l’acciaio made in Italy, del resto, quello d’Oltralpe diventerebbe un monopolio. Tradotto: quadro nefasto da evitare, specie in tempi di recessione. E così la questione Ilva diventa un gioco di equilibrismo difficile, che ieri ha ricevuto una spinta non di poco conto. “Garantiremo lavoro e salute”, ha assicurato il ministro dell’Ambiente Corrado Clini durante il vertice ‘ad Ilvam’ tenutosi a Palazzo Chigi. Come conciliare l’inconciliabile? Con un accordo quadro tra azienda, parti sociali e istituzioni dello Stato, da ratificare entro la prossima settimana. “Lavoremo perché questo accordo venga condiviso da Ilva in maniera tale che gli obiettivi di risanamento del territorio facciamo parte della strategia industriale di questo grande gruppo” ha detto Clini.
Qualcosa si muove. Lo dicono i tempi di avvicinamento alla decisione del gip. Due settimane fa si sono dimessi i vertici dell’Ilva, ieri c’è stato il vertice romano: due messaggi dal peso specifico importante e con tutta probabilità rivolti a chi dovrà decidere sul futuro prossimo della fabbrica. E quindi della città. Che viene da decenni difficili. E non solo per l’inquinamento. Taranto, infatti, è stato il primo comune italiano a dichiarare bancarotta dopo la disastrosa era del sindaco Di Bello. Il suo successore, Ippazio Stefàno, è riuscito a risanare le casse comunali, ma ha dovuto fare i conti con altre sventure. Come l’inquinamento del mar Piccolo, che ha mandato al macero il bene ittico per eccellenza del capoluogo: le cozze. Livelli di diossina fuori norma: vietata la vendita e centinaia di famiglie sul lastrico. Poche settimane fa l’ennesima sciagura, seppur nazional-popolare. Il Taranto calcio è fallito e così uno dei pubblici più caldi d’Italia dovrà ripartire dalle serie regionali. Non senza beffa peraltro, visto che due giorni prima della mancata iscrizione alla Prima divisione di Lega Pro, una tv locale aveva annunciato il ripescaggio in Serie B. Migliaia di persone in strada a festeggiare. Ma era una bufala. E l’euforia ha lasciato spazio alla disperazione. Un baratro sportivo che per molti rappresenta la metafora della quotidianità tarantina, nodo strategico per il commercio e l’industria, ma al contempo inferno ambientale. E per molti politico, visto che Stefàno, dopo la sua rielezione alle ultime amministrative, fino a ieri non era riuscito a presentare una giunta degna di tal nome. “Ma non è colpa mia – ha detto il sindaco al Fatto Quotidiano – visto che la Procura ha chiesto il riconteggio dei voti e la proclamazione del consiglio comunale è avvenuta solo venti giorni fa”. E comunque la squadra di governo sarà presentata solo oggi. “Non è vero – ha ribattuto Stefàno – perché dieci giorni fa ho nominato i primi quattro assessori e in questi giorni altri due, entrambi provenienti dalla società civile”. Ne mancano ancora tre, ma secondo il primo cittadino il ritardo dipenderebbe dalle beghe interne dei partiti, che ancora non sono riusciti a trovare un accordo. I tempi lunghi della politica. Che stavolta non coincidono con quelli della giustizia, che nelle prossime ore deciderà su cosa sarà Taranto in futuro cercando di non dimenticare il passato e l’inquinamento privato ma anche di Stato. Che oggi propone nuove norme e assicura bonifiche per 300 milioni al fine di ripartire. Chissà se basteranno. (Cardone - IlFattoQuotidiano)

venerdì 20 luglio 2012

Vecchia retorica a carriolate

Ecco il trionfo della politia azzeccagarbugli. Le strette di mano e le pacche sulle spalle del parlamento di Orecchiettopoli. Qualche goccia di collirio per fingere una lacrima, orsù, signori consiglieri, ma studiatevi un po' di reality show. La gente ormai non si accontenta di queste frasi di circostanza, ci vuole pathos, commozione, più cattiveria se si vuole vendere il pesce marcio alla gente!

Dall'ufficio stampa della Regione delle orecchiette, ANNO IX, Numero 3239, 17/07/201

Norme a ttela della salute. Il dibattito in Consiglio regionale
 
“Norme a tutela della salute, dell’ambiente e del territorio sulle emissioni industriali inquinanti per le aree pugliesi già dichiarate ad elevato rischio ambientale”
 
Il dibattito in aula:
 
Donato Pentassuglia (Pd, presidente della quinta Commissione): Il principio che ispira questa legge è quello che la salute è un diritto dei cittadini e la sua tutela è il fine del sistema sanitario. Con questa legge si accende  un faro sulla situazione ambientale di Taranto e Brindisi. È una legge profondamente innovativa, perché per la prima volta in Italia la Regione Puglia prevede la redazione di un rapporto sulla “valutazione di danno sanitario”,  tutelando altresì la salute dei lavoratori dei poli industriali e obbligando gli stabilimenti a ridurre il valore di emissione massica degli inquinanti.
Da sottolineare l’attenzione e lo stretto rapporto collaborativo tra i componenti la commissione rappresentanti di tutte le forze politiche con il Governo regionale.
 
Francesco Laddomada (LPpV): Oggi insieme abbiamo rivolto a Taranto e Brindisi tutta la nostra attenzione per coniugare ambiente e lavoro, proprietà e beni comuni, lavoro, dignità, salute e progresso, con la volontà unanime di rilanciare in modo ecocompatibile il futuro della città e della sua grande azienda. Il Governo regionale della Puglia non ha mai smesso di avere al centro della propria azione politica Taranto, tanto da farne una questione nazionale.
 
Alfredo Cervellera (Sel): Provo una profonda emozione nel vedere arrivare in porto una legge,  importante per Taranto e per la Puglia e della quale  sono estensore.
Dedico questa legge a Peppe Corisi, amico e compagno di tante battaglie ambientaliste, ex operaio Ilva, morto recentemente di tumore, che si è battuto invano una vita contro quelle polveri micidiali che gli entravano dentro quella casa affacciata sulle ciminiere Ilva e nei polmoni. Se il risultato della mia legge sarà quello di ridurre e progressivamente eliminare la strage degli innocenti come legislatori potremo andare fieri di aver fatto fino in fondo il nostro dovere, incuranti delle pressioni e dell’abbaiare furioso dei padroni delle ferriere contro la classe politica pugliese.
 
Rocco Palese (Pdl): Questo è un momento di grande coesione, è la rappresentazione di un eccellente esempio di responsabilità istituzionale e politica. Questo è il giusto corretto approccio ai problemi, soprattutto in questo momento di crisi profonda del Paese è necessario recuperare una dimensione di collaborazione a tutti i livelli, perché e i fatti lo dimostrano, con la collaborazione leale si ottengono i risultati.
Mi preme sottolineare che non c’è mai stata la divisione fra quelli che difendono gli interessi industriali da una parte e dall’altra quelli che badano, invece alla salute dei cittadini e all’ambiente. Tutto deve essere armonico e in perfetta sintonia. Lavoro, ambiente, sviluppo sostenibile, salute, sono le quattro priorità per tutti, senza divisioni. Sarebbe stato un comportamento da vera antipolitica la scelta di lasciare che la magistratura si sostituisse al Governo ed al Consiglio regionale della Puglia su questo tema.
Dobbiamo continuare così, senza liti e divisioni, sui temi che ci attendono in questo momento storico di grande sofferenza per l’Italia e gli italiani tutti.
 
Giammarco Giammarco (Fli): Con enfasi e con grande soddisfazione posso dire che oggi approviamo in questo clima collaborativo una legge importante su un tema molto serio. Lo dico da medico che ha in passato avuto modo di curare tanti bambini con i tumori causati anche dall’inquinamento ambientale. I disastri ambientali sul territorio, lo possiamo dire, sono il frutto di decenni di disattenzione dei precedenti governi ai temi ambientali. Oggi, senza steccati e con grande senso di responsabilità stiamo realizzando un’importante risultato nella direzione della tutela ambientale e della salute.
 
Michele Losappio (Sel): Questa è una legge per la Puglia, per Taranto, per Brindisi, ma soprattutto contro nessuno, neanche contro la magistratura. La legge indica e dispone l’obbligo di valutazione del danno sanitario, una novità assoluta. Una legge che può avvalersi, fra l’altro, del Piano straordinario per Taranto previsto dalla legge di bilancio, quale strumento efficace.
 
Francesco Damone (LPpdt): Questa legge scongiura i possibili danni derivanti da scelte animate dall’ideologia ambientalista a tutti i costi. Mette al centro dell’interesse un modello di sviluppo sostenibile che salvaguarda anche i posti di lavoro. Questa scelta politica collaborativa è importante in questo momento in cui il Paese è praticamente commissariato e vive drammatici problemi strutturali legati anche al mercato del lavoro. Si dovrebbe proseguire su questa strada per recuperare il primato della buona politica.
 
Arnaldo Sala (Pdl): Questa legge rappresenta la soglia di una nuova era. Uno sforzo comune per raggiungere obiettivi di interesse comune per il nostro territorio ed i suoi cittadini. È la prima pietra su cui erigere il muro della propria autodeterminazione.
 
Patrizio Mazza (Idv): Questa legge non è contro nessuno e per questo viene votata all’unanimità, senza difficoltà. Ma mi domando: a favore di chi è questa iniziativa legislativa?
Avevo presentato una mia legge su questa materia, ma non è andata in porto. È una legge che non assicura affatto un vantaggio dal punto di vista della salute. È una legge monca, priva di quel passaggio successivo fondamentale perché possa produrre effetti positivi reali. Manca un progetto di riconversione di tutto il sistema industriale senza del quale non si può garantire un netto miglioramento della qualità della vita su quel territorio. Manca il progetto di chiusura definitiva in tempi brevi dell’area a caldo dello stabilimento Ilva con contestuale ricollocamento delle unità lavorative nel sistema di economia alternativa da progettare.

martedì 17 luglio 2012

Sarcasmo, sano sarcasmo

Se si potesse fare del sano sarcasmo e della satira come ai tempi dell'illuminismo si potrebbe dire che Vendola si è confermato come il più grande esperto a prendere per il culo!
Leggiamo da Repubblica, il giornale che a Berlusconi contava le pulci e ad altri stende i tappeti di velluto che bisogna essere fieri di questo giorno epocale in cui una legge è stata votata all'unanimità.
La classe politica pugliese e nazionale però, ci tocca dar ragione a Grillo, non è per nulla cambiata e... ad essere un po' svegli, dopo anni di inciuci e di complicità devastanti, si dovrebbe semplicemente inorridire davanti all'unanimità della politica italiana.
Ancora una goccia di sarcasmo (ci resta solo quella, con buona pace di tutto il rispettabilissimo mondo gay): Signori del circo, ortolani in ascolto, Vendola, il grande domatore, ha fatto ancora una volta saltare il cetriolo: dove andrà a finire?

Ilva, ecco la legge per disinnescare lo stop
Vendola: "300 milioni per le bonifiche"

Oggi l'approvazione all'unanimità del testo che prevede l'introduzione della Valutazione del danno sanitario (Vds), impone alle aziende di pagare i danni, stabilisce pesanti condanne per chi non rispetta le regole. La Regione getta sul piatto 100 milioni, ma chiede che il doppio di questa cifra sia a carico dello Stato

Oggi il consiglio regionale approverà all'unanimità la legge antinquinamento: riguarda le "aree a elevato rischio ambientale" di Brindisi e Taranto, devastate dalle polveri sottili, stabilisce per le aziende l'introduzione della Valutazione del danno sanitario (Vds), impone alle stesse aziende di pagare i danni, prevede una condanna pesante nei confronti di chi si ostina a non rispettare le nuove regole del gioco giacché "l'autorità sanitaria dispone la sospensione dell'esercizio dello stabilimento". Ieri la proposta di legge ottiene il via libera della quinta commissione (Ecologia), dove accettano di spalancare le porte agli emendamenti proposti dall'assessore all'Ambiente Lorenzo Nicastro per evitare che i sei articoli fossero bollati come incostituzionali. Preziosa al riguardo, è la collaborazione del ministro Corrado Clini, "che avrebbe tutto il diritto di denunciarmi per stalking" scherza il governatore Nichi Vendola: "Letteralmente assediato da noi, è stato sempre disponibile, di giorno e di notte, di sabato e di domenica".

La gara con il tempo che vede destra e sinistra vestire i panni dei "carissimi amici", ha un obiettivo: tentare di convincere i giudici tarantini a non scrivere una sentenza destinata a dare una spallata all'Ilva, sotto processo con l'accusa di disastro ambientale. Se il verdetto dovesse materializzarsi perfino nel giro di qualche ora, si ritroverebbero a stare con le braccia incrociate, dalla sera alla mattina, almeno 5mila operai. Sono quelli impiegati
all'interno della cosiddetta area "a caldo", indicata come la fonte di tutti i guai (di salute) del capoluogo ionico.

Vendola è chiaro: "Non possiamo interferire nell'operato della magistratura", ma vogliamo dimostrare che "la classe politica non ha l'intenzione di nascondere la testa sotto la sabbia ". Del resto, aggiunge, "nel momento in cui sono stati acclarati i dati sulla diossina, abbiamo varato la legge anti-diossina, è andata nella stessa maniera per la legge anti-benzoapirene". Adesso tocca a quella "per la tutela della salute, dell'ambiente e del territorio sulle emissioni industriali inquinanti". Nessuno sa, tuttavia, se lo sforzo legislativo convincerà gli inquirenti a fare marcia indietro: il pericolo è che possa essere ordinato il sequestro del pachiderma metalmeccanico "senza licenza d'uso". Da Confindustria Taranto, si schierano: "Un eventuale provvedimento giudiziario drastico, provocherebbe una sorta di effetto domino per la miriade di attività legate all'acciaio".

L'altra faccia della medaglia, è il "faccia a faccia" col governo Monti perché finalmente "si possano fare i conti col passato, con decenni e decenni di inquinamento sistematico della realtà tarantina". L'ex Italsider era pubblica fino al 1995, quando spuntò il gruppo di Emilio Riva. Le operazioni di bonifica sono costose: 300 milioni di euro, per cominciare. La Regione getta sul piatto 100 milioni, ma chiede che il doppio di questa cifra sia a carico dello Stato. Vendola: "Giovedì a Palazzo Chigi vogliamo sapere quanti soldi hanno intenzione d'investire e quale sarà il programma di massima dei lavori di riqualificazione. Già avevo raccontato al premier del resto, che il disastro di Taranto è paragonabile al terromoto dell'Emilia Romagna".

Della delegazione del Tacco faranno parte anche i parlamentari Raffaele Fitto, Nicola Latorre, Ludovico Vico, Pasquale Nessa. Si ritrovano a Bari perché li mette insieme "come un buon padre di famiglia" il presidente dell'assemblea, Onofrio Introna. Latorre (Pd): "Attendiamo risposte precise per scelte che non sono più rinviabili". L'ex ministro pdl Fitto: "Nessuno può permettersi di far cadere in ginocchio l'economia ionica ". Le uniche voci fuori dal coro sono quelle di Michele Rizzi (Alternativa comunista): "L'Ilva va espropriata" e di Angelo Bonelli (Verdi): "Bisogna convertire un modello produttivo basato sulla diossina".

In realtà, Bonelli ha detto molto di più:

ILVA: BONELLI (VERDI), LEGGE REGIONALE NON RISOLVE EMERGENZA

(AGENPARL) - Roma, 17 lug - "La legge regionale della Puglia, non risolverà nell’immediato l’urgenza di tutelare la salute e quindi al vita dei tarantini dal drammatico inquinamento e presenta seri problemi di applicazione perché manca la parte attuativa, il tutto è rimandato ad un regolamento e alla realizzazione del registro tumori e alle mappe epidemiologiche che sino ad oggi la regione Puglia non ha fatto su Taranto". Lo dichiara il Presidente dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: "Taranto, invece, ha bisogno di provvedimenti urgenti a tutela della salute e del lavoro. I 300 milioni per le bonifiche di cui si parla sarebbero una goccia nel mare se si considera che a Porto Marghera tra fondi pubblici e privati andranno 5 miliardi di euro.La legge prevede una Valutazione di Danno Sanitario (VDS) complessa che per essere realizzata dovrà prima vedere approvato un regolamento. Pertanto chiunque volesse presentare questa legge come risolutiva per l'oggi inciamperebbe in un falso clamoroso".
"I periti della magistratura hanno fatto la loro valutazione di Danno Sanitario e non ne ce ne' bisogno di un'altra che non si sa quando verrà fatta . Esiste un inquinamento in atto che provoca gravissimi problemi sanitari. La gente continua ad ammalarsi e a morire - continua -. Questo è il presente, ovvero come dice la Procura, un polo siderurgico che provoca inquinamento e morte. L'articolo 2 della legge dispone che gli enti regionali preposti alla tutela dell'ambiente e della salute 'dovranno congiuntamente redigere, con cadenza almeno annuale' il rapporto di Valutazione del Danno Sanitario (VDS). Inoltre specifica che per il primo anno "il rapporto VDS dovrà essere predisposto entro novanta giorni".
"Ma ciò avverrà a partire dalla promulgazione della legge? No. Il rapporto viene predisposto entro 90 giorni a partire dalla approvazione di un regolamento. Di quale regolamento? L'articolo 2 dice: 'Con separato atto regolamentare della Giunta regionale saranno fissati i criteri metodologici utili per la redazione del rapporto di VDS'. Quindi siamo ancora di fronte ad una legge senza parte attuativa - prosegue il leader verde -. Quando sarà emanato l'atto regolamentare? La legge non prevede tempistica per questo atto regolamentare! La legge pertanto non ha effetti immediati. Dopo di che l'azienda ha un mese di tempo per presentare le sue osservazioni una volta approvato il regolamento".
"Il rapporto VDS dovra' essere realizzato 'anche sulla base del registro tumori regionale e mappe epidemiologiche' (art.2) - conclude Bonelli -. Ma cosa ci si può aspettare se il registro tumori non è aggiornato e le mappe epidemiologiche non sono mai nate? Proprio quegli enti che in questi anni non sono stati in grado di aggiornare il registro tumori, saranno in grado di essere tempestivi? Inoltre i dati di emissione annua complessiva detta 'massiccia' della ilva sono autodichiarati dall'Ilva stessa. Si possono scrivere leggi belle ma il problema è la loro applicazione come nel caso del monitoraggio in continuo che i cittadini attendono da anni e che non viene fatto". (Agenparl)

lunedì 16 luglio 2012

Un colpo di Stato silenzioso – Clini, Vendola e Ferrante: la nuova triade che può salvare l’Ilva

Può sembrare anacronistico, ma è proprio in questi giorni di febbrili incontri e di grida “al lupo, al lupo”, che la città di Taranto rischia un nuovo silenzioso colpo di Stato per il suo futuro. Perché la storia degli uomini insegna che quando c’è da difendere un interesse comune, che tutti conoscono e riconoscono nel temine “potere”, allora magicamente scompaiono gli attriti, le diversità di vedute, gli obiettivi da raggiungere. E ti ritrovi “amici e nemici” in un sol colpo tutti schierati dalla stessa parte per raggiungere l’obiettivo comune. Se proviamo per un attimo ad astrarci fisicamente ed emozionalmente da ciò che sta accadendo in questi giorni, ci accorgeremmo di come, all’improvviso, si sia scatenato uno tsunami mediatico-istituzionale senza che vi sia stata alcuna scossa di terremoto: è bastato annunciare l’ipotesi di un ipotetico maremoto per generare un caos senza precedenti. Ed ancora una volta, ahinoi, dobbiamo riconoscere come chi ha il coltello dalla parte del manico in questo Paese, non è chi dovrebbe governarlo e tutelarlo, ma chi ha nelle sue mani la possibilità di cambiare per sempre il destino di migliaia di persone in un sol attimo. E’ bastato che nel giro di sei giorni si dimettessero il direttore e il presidente di uno dei gruppi industriali più potenti in Italia per far sì che, chi da sempre vive all’ombra e grazie agli interessi di questo potere, si facesse prendere dal panico più totale. Attenzione: dimissioni peraltro dovute e giunte con notevole ritardo, visto che parliamo di due dei cinque indagati che riguardano un’inchiesta partita oltre due anni fa, e di cui si conoscono gli imputati e i reati loro contestati da oltre un anno. Non solo. Perché più di qualcuno deve avere captato qualche spiffero proveniente dalla Procura se, in appena una settimana, sono stati convocati e previsti una serie di incontri che dovranno anticipare, o quanto meno reggere, l’urto delle decisioni e degli eventuali provvedimenti che prenderanno i giudici tarantini. Ma è bastata la minaccia, il sentore che qualcosa di storico stesse per accadere, per far sì che i “nostri prodi” si riunissero in tutta fretta: politici, sindacati, enti vari legati a doppio filo da un unico grande interesse. Silenzioso colpo di Stato, dunque. Sì, perché non sarà certamente un caso se all’improvviso, una legge regionale che sarebbe dovuta approdare soltanto a settembre in Consiglio come annunciato appena pochi giorni fa (vero Cervellera e Vendola?), è diventata di colpo prioritaria, strategica, per molti salvifica per l’immediato futuro. Legge regionale peraltro causa di acredini notevoli tra l’ente Regione da una parte e Confindustria Puglia e Ilva dall’altra, che proprio in quel testo intravedeva col fumo negli occhi un atto inaccettabile, perché minava alla base il futuro di tantissime industrie e aziende locali. La legge in questione, che noi abbiamo sin da subito criticato per la sua poca chiarezza, è quella sulle “Norme a tutela della salute, dell’ambiente e del territorio sulle emissioni industriali inquinanti per le aree pugliesi già dichiarate ad elevato rischio ambientale”. Proprio venerdì, guarda caso, il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha comunicato al Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola le osservazioni tecniche alla bozza della legge antinquinamento approvata all’unanimità in quinta commissione consiliare il 23 maggio scorso. Il governatore Vendola ha assicurato il recepimento delle osservazioni ed ha quindi chiesto al Presidente del Consiglio regionale Introna, di convocare il Consiglio quanto prima, per l’esame e l’approvazione della proposta di legge emendata secondo le osservazioni del Ministro Clini. In questo modo, è praticamente scongiurato il rischio che la legge venga impugnata dal governo per ragioni di costituzionalità. È possibile che la riunione si tenga già martedì, o al più tardi il 24. Voci di corridoio però, dicono che sabato il presidente del consiglio Introna ha chiamato sia i capigruppo sia il presidente della commissione Ambiente Donato Pentassuglia: il disegno di legge tornerà all’esame della commissione per recepire gli emendamenti concordati dal governatore col ministro dell’Ambiente Corrado Clini già oggi e approderà in Aula, con un ordine del giorno concordato da tutti i capigruppo, domani. Tutto in “regola” e in tempo, dunque, per il vertice di mercoledì a Roma, preparatorio del nuovo incontro tra il presidente della Regione e i ministeri, con i tecnici regionali che si presenteranno con la legge approvata su un tavolo dove ci sarà il riesame dell’AIA rilasciata all’Ilva. Perché quella legge regionale ècosì importante? Perché essa contiene la famosa VDS (la valutazione del danno sanitario provocato da industrie inquinanti) incentrata proprio sui danni alla salute divenuti oggetto dell’inchiesta della Procura attraverso la perizia degli epidemiologi. Sì, perché sempre voci di corridoio dicono che proprio mercoledì la magistratura tarantina potrebbe sciogliere la “prognosi” tanto temuta: sigilli all’area a caldo e ai parchi minerali dell’Ilva, che per molti vorrebbe dire aprire le porte al blocco non solo dell’intera produzione nazionale dell’acciaio, ma anche della perdita di lavoro per almeno 18mila lavoratori, che tra azienda e indotto vivono grazie all’Ilva: il che ci pare un’ipotesi alquanto fantasiosa e al di fuori di ogni contesto storico e sociale. Ma tant’è. Che poi l’impianto siderurgico sia finito nel mirino della magistratura e dei carabinieri del NOE per disastro ambientale, sembra quasi essere un’inezia di cui nessuno pare intenzionato di tener conto. Dunque, il disegno per il colpo di Stato è fin molto chiaro: l’azienda siderurgica cambia in sei giorni i vertici del siderurgico e del gruppo industriale, affidandone la guida all’ex prefetto Ferrante, uomo di Stato in tutti i sensi, permettendo a Governo e Regione di accelerare sulla legge regionale sino all’altro giorno avversata, così come quella sul benzo(a)pirene. In più, sul tavolo saranno messi 300 milioni di euro (200 a carico dello Stato e 100 forniti dalla Regione tramite i fondi FAS) per la bonifica del sito di interesse nazionale di Taranto, che ha ricevuto l’ok dal premier Monti lo scorso aprile all’indomani dei famosi incontri per la “Vertenza Taranto”. Tutte queste iniziative dovrebbero “convincere” la magistratura tarantina a non esser troppo “severa”, accogliendo le buone intenzioni della politica e dell’azienda in tema di tutela dell’ambiente e della salute di Taranto e dei suoi abitanti. Peccato però che in molti dimenticano che la magistratura non è addetta a vagliare le buone intenzioni della politica, né delle risorse o delle leggi che essa pensa nel giro di pochi giorni, ma soltanto a far rispettare la legge. Peccato che ci si dimentica di come qui si deve stabilire se un’industria ha contribuito in maniera determinante ad inquinare e a far ammalare e morire non solo i suoi lavoratori, ma anche tanti, tantissimi cittadini. La politica, di contro, è invece pronta all’ennesimo colpo di spugna. Non è un caso, del resto, se si parla di bonificare un territorio in cui insistono e continueranno ad insistere fonti e sorgenti inquinanti di varia natura (Ilva, Eni, Cementir, discariche e inceneritori), ma si continua a tacere su quegli strumenti che potrebbero davvero consentirci di affrontare una questione così delicata in maniera seria e scientifica: registro tumori, mappe epidemiologiche, monitoraggio della presenza di diossine e metalli pesanti nel sangue e nel latte materno, studi sulle varie patologie dei nascituri e dei bambini. Niente di tutto questo. Per non parlare del fatto che i soldi per la bonifica, stante così le cose, le debba mettere lo Stato (Governo o Regione poco cambia) e non chi ha inquinato, con il serio rischio di veder perdere per sempre la possibilità di ottenere il risarcimento danni da parte dell’azienda siderurgica, per quanto gli compete dal ’95 ad oggi. Si pensa soltanto a tutelare un interesse “comune” che in realtà è il potere di pochissimi. “Democrazia: non essendosi potuto fare in modo che quel che è giusto fosse forte, si è fatto in modo che quel che è forte fosse giusto” (Blaise Pascal). Gianmario Leone (dal TarantoOggi del 16 luglio 2012)

sabato 14 luglio 2012

Riva ha finito di ubriacarsi con l'acqua da bere!

LA SENTENZA

L'Ilva perde la guerra dell'acqua
'No a quella potabile per l'acciaio'

I giudici del Tar bocciano il ricorso. Il siderurgico non potrà utilizzare per uso industriale l'acqua potabile del Sinni e del Tara, come fatto sinora, sottraendola di fatto ad altri scopi, come l'irrigazione in agricoltura

L'Ilva perde la "guerra dell'acqua". E' stato respinto, infatti, il ricorso presentato dall'azienda che contestava l'obbligo di utilizzare le acque provenienti del depuratore Gennarini- Bellavista. La disposizione era contenuta nell'Aia, l'autorizzazione ambientale integrata emessa dal ministero dell'Ambiente. Il siderurgico non potrà quindi utilizzare per uso industriale l'acqua potabile del Sinni e del Tara, come fatto sinora, sottraendola di fatto ad altri scopi, come l'irrigazione in agricoltura. I giudici amministrativi di Lecce hanno ritenuto legittima la prescrizione richiesta dalla Regione Puglia, di obbligare l'Ilva, entro 24 mesi, alla predisposizione di un
sistema di distribuzione interna, al fine di utilizzare nei propri impianti produttivi, e prioritariamente, le acque affinate degli impianti reflui civili di Taranto Gennarini/Bellavista, secondo accordi da stipulare con la Regione Puglia, che disciplineranno le modalità di gestione degli impianti e la relativa contribuzione annuale fissa al costo di gestione a carico di Ilva. Lo si legge in una nota firmata dall'assessore regionale Fabiano Amati.

"La sentenza del Tar Lecce - ha commentato l'assessore - affferma un principio di migliore utilizzo della risorsa idrica, per preservarla prioritariamente agli usi potabili. Devo sinceramente dire, che reputo utile che sull'argomento siano stati interpellati i giudici
amministrativi, perché oggi ci vediamo restituire uno statuizione di
principi idonea a chiarire un contesto normativo ed amministrativo oggettivamente complicato e controverso. Non nascondo tuttavia - ha concluso Fabiano Amati - che la decisione interviene in un contesto storico in cui i timori del rischio siccità appaiono più che fondati anche rispetto al 2004, quando il Commissario delegato per l'emergenza idrica in Puglia, aveva previsto il completamento del progetto dell'utilizzo industriale Ilva delle acque reflue di Taranto, al fine di riservare all'uso potabile ed irriguo le acque del Sinni e del Tara, il cui prelievo da parte di Ilva, ad oggi, è di 250 litri al secondo, immettendo nel ciclo produttivo, in termini sostitutivi, le acque reflue civili dopo l'apposito trattamento di ultra affinamento." Il Tar ha ritenuto legittimo l'ulteriore obbligo a carico dell'Iilva di predisporre, entro sei mesi dal rilascio dell'Aia, uno studio di fattibilità finalizzato a  ridurre il prelievo primario del 20% entro 3 anni e del 50% entro la scadenza dell'Aia, mediante il riuso delle acque dolci usate nel ciclo produttivo e attraverso il riutilizzo delle acque degli impianti di trattamento reflui civili della zona, secondo accordi da stipulare con la Regione, compatibilmente con la fornitura quali-quantitativa  conforme alle esigenze di utilizzo.

La motivazione di legittimità posta a fondamento del rigetto del ricorso, nella parte relativa alle prescrizioni sull'approvvigionamento idrico dell'industria siderurgica tarantina, è relativa al "potere della Regione di incentivare il risparmio delle risorse idriche ha ora un esplicito riferimento nell'art. 99, secondo comma, del d. lgs. 3 aprile 2006, n. 152, per il quale: "Le regioni, nel rispetto dei principi della legislazione statale, e sentita l'Autorità di vigilanza sulle risorse idriche e sui rifiuti, adottano norme e misure volte a favorire il riciclo dell'acqua e il riutilizzo delle acque reflue depurate". A sua volta il D. M. 12 giugno 2003 n. 185, richiamato nella prescrizione impugnata, ha dettato norme tecniche "per il riutilizzo delle acque reflue domestiche, urbane ed industriali attraverso la regolamentazione delle destinazioni d'uso e dei relativi requisiti di qualità, ai fini della tutela qualitativa e quantitativa delle risorse idriche, limitando il prelievo delle acque superficiali e sotterranee, riducendo l'impatto degli scarichi sui corpi idrici recettori e favorendo il risparmio idrico mediante l'utilizzo multiplo delle acque reflue" (art. 1, primo comma).

Tenuto conto del quadro normativo sommariamente delineato, la prescrizione con cui si favorisce l'uso delle acque affinate dell'impianto Gennarini/Bellavista si dimostra legittima e ragionevole, dal momento che viene accompagnata da una serie di misure volte a impedire sostanziali nocumenti all'attività produttiva, poiché l'utilizzazione delle acque non è prevista in via esclusiva (bensì "prioritariamente"), a seguito di accordi con la Regione Puglia (nei quali dovranno trovare adeguata considerazione tutte le ragioni rappresentate dall'Ilva, compresa la questione relativa alla realizzazione delle tubature di adduzione) e, soprattutto, "compatibilmente con la fornitura quali-quantitativa conforme alle esigenze di utilizzo" (così da salvaguardare le necessità tecniche di un approvvigionamento idrico idoneo al processo produttivo). Negli stessi termini del previo accordo con la Regione e della compatibilità con le esigenze di utilizzo si esprime la prescrizione (...) del parere istruttorio (che onera Ilva di predisporre uno studio di fattibilità finalizzato a ridurre il prelievo  primario)"(Giovanni di Meo - La Repubblica Bari)

Pronti alla (s)Valutazione del Danno Sanitario?

Lo stabilimento Ilva salvato
dalla legge regionale che rifiutava

Vendola in campo, martedì possibile già l'appovazione
Il governatore ha ricevuto il via libera dal Ministro


Il 1 luglio a Taranto Vendola stringe la mano a Riva in occasione dell'avvio impianto antidiossinaIl 1 luglio a Taranto Vendola stringe la mano a Riva in occasione dell'avvio impianto antidiossina
Potrebbe essere un paradosso. A salvare l’Ilva di Taranto da un possibile sequestro giudiziario degli impianti potrebbe essere la legge regionale che il Siderurgico (e Confindustria) ha finora avversato. I piani, beninteso, restano distinti: la Regione non ha competenze in materia penale. Ma quella normativa di carattere ambientale/sanitario, ferma per ora in Commissione, potrebbe essere d’aiuto. I consiglieri regionali, a maggio, affidarono a Nichi Vendola il compito di interloquire con il governo: ieri il governatore ha ricevuto un sostanziale via libera dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini. Gli uffici ministeriali hanno avanzato alcune osservazioni tecniche che Vendola si è impegnato a far introdurre nella normativa. In questo modo, è annullato il rischio che la legge venga impugnata dal governo per ragioni di costituzionalità. Il governatore ha subito informato i parlamentari (Fitto, Latorre, Vico, Nessa) che erano presenti al tavolo nazionale sull’Ilva presieduto da Mario Monti lo scorso 17 aprile. Subito dopo ha chiesto al presidente del Consiglio regionale, Onofrio Introna, di convocare «quanto prima» l’assemblea pugliese. È possibile che la riunione si tenga già martedì 17 luglio, al più tardi il 24. L’accelerazione dà il senso dell’importanza che si annette alla legge. La normativa nata per iniziativa del consigliere tarantino Alfredo Cervellera (Sel) introduce il concetto di «valutazione del danno sanitario» (Vds) sulle emissioni prodotte dalle aziende. Non tutte le imprese, ma quelle che sono soggette ad autorizzazione integrata ambientale, sono fonte di emissioni di idrocarburi policiclici aromatici, scaricano in mare o nei corpi idrici, impiegano polveri. Tali aziende, in caso di potenziale danno sanitario valutato da Arpa Ares e Asl, sono obbligate a ridurre le emissioni. Insomma, è un ulteriore strumento per tenere sotto controllo l’inquinamento (a Taranto e nelle aree inquinate come Brindisi e Manfredonia) dopo le leggi regionali contro la diossina e il benzo(a)pirene. Perché la legge sul danno sanitario, fonte di un conflitto furente tra Regione e Confindustria, può essere utile al caso Ilva? Fonti qualificate forniscono la seguente interpretaziome: potrebbe offrire al giudice di Taranto - davanti al quale si è celebrato l’incidente probatorio nel processo contro l’Ilva per disastro ambientale - un’altra strada che non il sequestro. Evento, quest’ultimo, considerato una iattura: dalla Regione, dal governo Monti, dal sindacato. Ieri se n’è discusso a Roma (vedi l’altro articolo) e a Bari, nel vertice di Vendola con i sindacati: sono intervenuti i leader regionali di Cgil, Cisl, Uil (Gianni Forte, Giulio Colecchia, Aldo Pugliese) e i rappresentanti locali e di categoria. Fermare l’Ilva significa far mancare l’acciaio all’intera produzione nazionale. E mandare in fumo 18mila posti di lavoro (tra diretti, indiretti e indotto). Ma restare inerti, di fronte alla compromissione ambientale, non si può. «Con i sindacati - dice Vendola - condividiamo l’apprensione per le sorti dell’Ilva. Perciò abbiamo mobilitato il tavolo nazionale: perché la risposta dello Stato per la bonifica di Taranto sia forte e chiara. L’Ilva è stata una chance ed è un problema, è arricchimento e anche un fattore di pregiudizio per la salute. Con i sindacati condividiamo una strada: mettere in equilibrio lavoro e salute, industria e ambiente. Al governo consegniamo un problema storico, giacché Taranto significa anche Arsenale, siderurgia di Stato, polo chimico. Ora il governo intervenga». In questo clima di ristrettezze? «Sarebbe un investimento e poi se si ferma l’Ilva, si ferma l’industria meccanica in Italia». La Regione, intanto, ci mette del proprio. Vendola ha incontrato il sindaco Ezio Stefàno per concordare il «patto per Taranto», analogo a quello che arriverà per ogni capoluogo. È il progetto «smart city»: investimenti massicci per la riqualificazione urbana, le opere pubbliche e lo sviluppo sostenibile.
Francesco Strippoli (CdM)

venerdì 23 marzo 2012

Un bilancio... idrico regionale

Comunicato stampa

Rispetto alla sentenza della Consulta del 21 marzo, pur riservandoci di esprimerci nel merito, come sempre dopo un’analisi approfondita e dettagliata della stessa, riteniamo di dovere chiarire alcuni punti essenziali.

  1. La Consulta non ha bocciato la ripubblicizzazione del Servizio Idrico.
  2. La Consulta ha dichiarato incostituzionale la legge del governo pugliese, rimarcando le numerose incongruenze giuridiche. L’acquedotto pugliese SpA non è mai stato trasformato in un soggetto pubblico come la sentenza stessa dichiara.
  3. Gli aspetti della norma dichiarati incostituzionali sono, in larga parte, riconducibili agli articoli licenziati dalla Regione Puglia, difformi dal testo originario elaborato con il Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”–Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua a fine 2009 con il contributo di esperti costituzionalisti.
  4. Fondamentale errore di carattere giuridico da parte del Governo regionale è stato quello di eliminare la definizione di servizio idrico come “servizio pubblico locale di interesse generale, privo di rilevanza economica”, attribuendo così automaticamente (ai sensi dell'art. 117 della Costituzione) la competenza in materia al Governo nazionale.
  5. Inoltre, uno dei passaggi "imputati" è quello nel quale si dichiara che "Il servizio idrico integrato della Puglia è affidato a un’azienda pubblica regionale che realizza la parte prevalente della propria attività con l’ente pubblico che la controlla", accezione che è propria del regime di una SpA in house non di un soggetto di diritto pubblico!

Per un raffronto fra il disegno di legge licenziato dal tavolo tecnico congiunto (fra Comitato Pugliese-Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e Governo della Regione Puglia) con la legge approvata dal Consiglio regionale il 14 giugno 2011, si rinvia alla valutazione diffusa dal Comitato pugliese nel mese di giugno 2011 http://www.lacquanonsivende.blogspot.it/2011/06/comunicato-stampa-valutazioni-sulla.html, nella quale si mettono in evidenza le forti contraddizioni sui contenuti, oltre alle perplessità sulle modalità e i tempi dell’approvazione del Disegno di Legge http://www.lacquanonsivende.blogspot.it/2011/06/lettera-al-governo-regionale-su-legge.html.

Più volte il Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” – Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua ha chiesto direttamente al Presidente della Regione Nichi Vendola e all’Assessore alle OO. PP. Fabiano Amati un confronto che, fra le altre cose, scongiurasse i rischi di illegittimità che si andavano profilando al quale, però, il Governo regionale si è sottratto, rivolgendo al Comitato in risposta solo gravi insinuazioni. http://www.lacquanonsivende.blogspot.it/2011/06/ass-amati-gravi-insinuazioni-contro-il.html http://www.lacquanonsivende.blogspot.it/2011/06/puglia-da-assessore-amati-affermazioni.html

Sono, purtroppo, intempestive le recenti scuse http://www.regione.puglia.it/index.php?page=pressregione&opz=display&id=12604 e, soprattutto, non sufficienti a cancellare i danni prodotti anche a causa della mancanza di ascolto, confronto e interlocuzione.


Perché si scrive Acqua e si legge Democrazia.

Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” – Forum dei Movimenti per l’Acqua

giovedì 22 marzo 2012

Giornata mondiale dell'Acqua... e Consulta infelice...

La Puglia dei movimenti si attiva a Bari

Aqp, la Consulta boccia la legge di Nichi No alla norma per la ripubblicizzazione

Accolto il ricorso del governo contro il provvedimento approvato poco dopo il referendum sull'acqua
Scarica la sentenza della Corte Costituzionale


In occasione della Giornata Mondiale sull’Acqua del 22 marzo, istituita dalle Nazioni Unite, il Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” – Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, organizza una giornata di mobilitazione e sensibilizzazione sulla campagna di “Obbedienza Civile – Il mio voto va rispettato” e

Convoca una CONFERENZA STAMPA alle ore 11.00, davanti alla sede centrale dell’Acquedotto pugliese SpA (Via Cognetti, 36 – Bari),

alla quale prenderanno parte anche gli EE. LL. (Comuni di: Bari, Villa Castelli, Modugno, Giovinazzo, Laterza, Grumo Apula, Binetto, Lequile, Altamura, Mola di Bari, ecc.) e le associazioni dei consumatori (Movimento Consumatori, Unione Nazionale Consumatori, Adiconsum, Unicons, Confconsumatori, Movimento Difesa Cittadino, Lega Consumatori) che hanno aderito alla campagna in oggetto e che illustreranno gli impegni pratici assunti e i primi risultati conseguiti;

e INVITA LA CITTADINANZA

a recarsi presso il banchetto del Comitato pugliese, sempre davanti alla sede centrale dell’Acquedotto pugliese SpA

dalle ore 11.00 alle ore 16.00

per firmare la propria lettera di reclamo/diffida, affinché l’esito referendario sia rispettato e venga eliminato il profitto dalle tariffe.

Le lettere di reclamo/diffida saranno consegnate all’Acquedotto pugliese, nella stessa giornata.

Il video spot (52 secondi) "22 marzo. Campagna di Obbedienza Civile” è disponibile al link: http://www.youtube.com/watch?v=-zPR-q_5e6g&feature=youtu.be. Comunica la tua adesione alla campagna "Obbedienza Civile - Il mio voto va rispettato" a: segreteriareferendumacqua@gmail.com

Scarica, stampa e diffondi il volantino, la brochure e la lettera di reclamo/diffida direttamente dal blog www.lacquanonsivende.blogspot.com alla voce MATERIALI “Obbedienza Civile”

Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” - Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

martedì 1 marzo 2011

Matrimoni difficili... E grandi delusioni!

COMUNICATO STAMPA: LE POLITICHE AMBIENTALI IN PUGLIA UN FALLIMENTO. AVETE SPOSATO I POTERI FORTI.

Con troppa superficialità e supponenza, a nostro avviso, l’Assessore Nicastro risponde al comunicato stampa dei Verdi, a proposito della legge regionale sul benzo(a)pirene. I rapporti Stato –Regioni, in materia di ambiente, non sono poi così semplici e scontati come egli vorrebbe far credere. Infatti, mentre sembrerebbe superfluo ricordare l’articolo 117 della Costituzione italiana (“Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie: tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali”), consigliamo invece all’Assessore di rileggere la sentenza n°62 del 2005 della Corte Costituzionale, che attribuisce alla tutela ambientale la natura di “materia trasversale”, il che consente al governo di usarla come grimaldello sulle competenze regionali. La Corte, cioè, ha riconosciuto allo Stato il potere di fissare standard di tutela uniformi sul territorio nazionale. E’ stata questa sentenza che ha consentito la censura di alcune leggi regionali che dichiaravano il territorio regionale “denuclearizzato” e invadevano così la competenza esclusiva statale in materia di tutela dell’ambiente. E’ lecito dunque dubitare dell’efficacia della legge regionale testé approvata, come deterrente rispetto a quanto stabilito dal decreto 155/2010, non solo riguardo ai livelli di benzo(a)pirene, ma anche ai termini temporali: dire infatti ”nel più breve tempo possibile”, anche l’Assessore ammetterà, è abbastanza generico, trattandosi di un cancerogeno di classe “A” e non di borotalco! Al contrario, ci chiediamo ancora una volta perché la Regione Puglia non abbia sollevato la questione di legittimità, entro il 14 novembre 2010, rispetto al decreto 155/2010, in quanto non rispondente alla Direttiva europea 50 del 2008, come noi Verdi avevamo richiesto circa 6 mesi fa. Tra l’altro, è falso che il DLgs 155 abbia “spostato solo i limiti”! I limiti sono resi compatibili con i costi economici da sostenere per l’intervento tecnologico atto al rispetto degli standard di emissione e validi anche rispetto all’uso delle migliori tecnologie disponibili da applicare nel procedimento di AIA. L’Assessore Nicastro, sempre a nostro modesto avviso, dovrebbe esercitare il proprio senso critico anche verso la politica ambientale della Regione nell’ultimo decennio. Tra il 2002 e il 2007 la spesa consolidata nel settore ambientale è cresciuta di 3 euro ogni mille euro spesi nel 2002 (Istat 2009)! La raccolta differenziata è meno del 10% (Rapporto Ispra sui rifiuti), mentre la norma nazionale ne fissa il limite al 60% da raggiungere al 31 dicembre del 2011. I rifiuti smaltiti in discarica sono passati da 416 Kg per abitante nel 2002 a 480 Kg nel 2008. La regione smaltisce in discarica l’80% degli RSU. La Puglia si colloca al secondo posto, subito dopo la Lombardia, per emissioni di gas serra. Il primato italiano di emissioni da centrali termoelettriche è detenuto dalle centrali a carbone di Brindisi,con 13 milioni di tonnellate di CO2 (Brindisi sud) e 1,8 milioni (Brindisi nord)! La produzione di eolico è il 4,8 % della produzione elettrica totale, e quella del fotovoltaico è di 2 Kwh ogni 1000 complessivamente prodotti. Sarebbe interessante che l’Assessore fornisse i dati su quante Autorizzazioni Integrate Ambientali regionali ha concesso il suo ufficio, considerato che il dlgs 59 è del 2005. A Statte, infine, giacciono 30.000 fusti contenenti scorie radioattive che, stando ai sequestri disposti dalla magistratura, non sono proprio stoccate in sicurezza. Indirizzi, l’Assessore, i suoi strali verso chi ha responsabilità operative e competenze per tutti i problemi sopra evidenziati, invece di diffondersi in rassicurazioni infondate riguardo alla tutela della salute di cittadini di Puglia.

gregorio mariggiò - presidente dei verdi della provincia di Taranto.

mercoledì 23 febbraio 2011

Approvata la legge regionale sul benzo(a)pirene: rassegna stampa

Con l'unanimità dei presenti in aula (51 voti a favore), il Consiglio regionale pugliese ha approvato la legge anti benzo(a)pirene. Il provvedimento fissa a un nanogrammo il livello di guardia per le emissioni in atmosfera. La legge, inizialmente pensata solo per la realtà di Taranto, avrà come ambito applicativo l'intera Puglia.
La Puglia, tra le prime regioni ad aver attivato un sistema di monitoraggio d'eccellenza nelle zone a più alto rischio ambientale, si è dotata così di un nuovo strumento per il contenimento dei livelli di benzo(a)pirene. Il disegno di legge prevede un intervento immediato da parte della Regione nelle aree comprese nel territorio della provincia di Taranto in cui viene accertato il superamento del valore medio su base annuale di 1 nanogrammo al metro cubo di benzo(a)pirene. Dalla Puglia arriva così la risposta al decreto legislativo 155/2010, una legge pubblicata in gazzetta ad agosto che ha rimandato al 2013 il raggiungimento dell'obiettivo di un nanogrammo per metrocubo di benzo(a)pirene in aria e che per questo è stata aspramente critica dalle associazioni ambientaliste, tanto da averla chiamata 'salva-Ilvà (in riferimento allo stabilimento di Taranto). Ad inizio febbraio la Commissione Ambiente della Camera ha poi approvato a maggioranza una risoluzione sulla normativa relativa al benzo(a)pirene chiedendo al ministero dell'Ambiente la possibilità di rivedere il decreto legislativo 155/2010. Con la normativa nazionale - avevano lamentato le associazioni ambientaliste - non solo si permette comunque di non rispettare gli adempimenti nel caso in cui la loro attuazione comportasse costi sproporzionati (per agire sulle principali sorgenti di emissione) ma ad oggi e fino al 31 dicembre del 2012 nelle città superiori ai 150mila abitanti non c'è alcun limite. Con il disegno di legge approvato oggi dal Consiglio regionale della Puglia la Regione ha predisposto una norma 'anti-benzo(a)pirenè che prevede un intervento immediato, da attuare nel più breve tempo possibile in caso di superamento del limite di 1 nanogrammo al metro cubo, facendo espresso riferimento al pericolo di un danno grave per la salute dei tarantini e degli abitanti della provincia. Alla Regione spetterà il compito di adottare le misure necessarie ad intervenire sulle principali sorgenti di emissione che abbiano influenza sulle aree in questione, inserendole in appositi piani di risanamento.

Dal ministero.
Definire un nuovo protocollo integrativo per un sistema di campionamento continuo delle diossine nelle emissioni dell'impianto Ilva di Taranto. Questo l'obiettivo al centro dell'incontro che si è svolto oggi al ministero dell'Ambiente, dove si è riunito il tavolo tecnico che nel febbraio del 2009 ha integrato l'Accordo di programma Area industriale di Taranto e Statte. Un accordo quello del 19 febbraio di due anni fa che si concluso «positivamente con la sperimentazione e la successiva realizzazione, da parte di Ilva, di impiantii innovativi che hanno consentito, in poco più di un anno, di ridurre drasticamente le emissioni di diossine dall'acciaieria di Taranto». Alla riunione di oggi hanno partecipato rappresentanti dei ministeri dell'Ambiente, della Salute, e dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), della regione Puglia, dell'Arpa Puglia e dell'Ilva. Si è concordato così - spiega una nota del ministero di via Cristoforo Colombo - di procedere ad una preliminare ricognizione tecnica sulla base della quale formulare una proposta da sottoporre alle parti firmatarie dell'accordo. I partecipanti hanno, poi, espresso «viva soddisfazione» per la possibilità di avviare, «in tempi brevi, la sperimentazione di una nuova tecnica» da cui sono attesi «miglioramenti delle conoscenze e degli strumenti di tutela della salute e dell'ambiente». (il Nuovo Quotidiano di Puglia)
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Il 22 febbraio 2011, il Consiglio Regionale della Puglia ha approvato all’unanimità il disegno di legge, proposto dalla Giunta Regionale su iniziativa dell’Assessore alla Qualità dell’Ambiente, Lorenzo Nicastro, finalizzato ad assicurare alla popolazione pugliese più elevati livelli di tutela della salute e della salubrità dell’ambiente, attraverso azioni di contenimento dei valori di concentrazione in aria ambiente del benzo(a)pirene, pericoloso inquinante, appartenente alla famiglia degli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), altamente nocivo per la salute umana. La legge stabilisce che nel territorio regionale in cui viene rilevato il superamento del valore medio annuo di concentrazione di tale inquinante ed in “presenza di un pericolo di danno grave per la salute”, la Regione adotta tutte le misure necessarie ad intervenire sulle principali sorgenti emissive, in modo da contrastare efficacemente i fenomeni di inquinamento sanitario ed ambientale prodotti da tal inquinante. In tali aree il raggiungimento del valore obiettivo di un nanogrammo al metro cubo deve essere raggiunto nel più breve tempo possibile. In tal senso la legge regionale esprime un forte indirizzo all’azione di governo sul territorio, ritenendo doveroso attuare interventi volti a salvaguardare concretamente la salute della popolazione esposta, senza dover attendere il termine del 31 dicembre 2012, previsto dal legislatore nazionale. L’assessore Nicastro, nell’esprimere “grande soddisfazione” per il risultato ottenuto, evidenzia che “tale iniziativa si pone in continuità con i provvedimenti sinora adottati dalla Giunta regionale per le aree ed i territori maggiormente compromessi, come l’area di Taranto, nella quale da mesi è in corso il monitoraggio diagnostico in continuo sul benzo(a)pirene”. “L’iniziativa - riferisce Nicastro - conferma sempre più il ruolo di avanguardia della nostra Regione nella tutela, in concreto, della salute umana e della salubrità dell’ambiente. L’ auspicio è che anche il governo ed il parlamento nazionali vogliano rivedere la propria posizione, ripristinando termini più cogenti per il rispetto dei valori di legge”. “Voglio cogliere l’occasione - prosegue l’assessore - per ringraziare i consiglieri tutti che, con grande senso di responsabilità e di amore per la Puglia, hanno partecipato attivamente ai lavori delle commissioni consiliari, offrendo il proprio contributo per il miglioramento del testo di legge e per la realizzazione di questo importante risultato. Ringrazio anche i dirigenti del Servizio Ecologia e dell’Ufficio Inquinamento e Grandi Impianti, nonché i funzionari dell’Assessorato all’Ambiente, che con professionalità e dedizione hanno lavorato al nostro fianco per rendere possibile tutto questo”. (PressRegione)
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Legambiente: "Un importante segnale politico da replicare a livello nazionale"Si tratta di un importante segnale politico, in controtendenza rispetto a quanto avvenne in occasione dell'approvazione della legge antidiossina che vide l'opposizione astenersi in consiglio regionale". E' questo il commento di Legambiente in occasione della votazione all'unanimità della legge regionale sulle emissioni di benzo(a)pirene in atmosfera, in una nota congiunta a firma di Stefano Ciafani, responsabile scientifico nazionale dell'associazione, Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia, e Lunetta Franco, presidente del circolo di Taranto.
"Si tratta di una legge che ancora non definisce nel dettaglio i tempi entro cui far rientrare le concentrazioni di questo pericoloso cancerogeno entro il limite di un nanogrammo per metro cubo, ma ci auguriamo che la condivisione tra maggioranza e opposizione in Consiglio regionale possa essere replicata anche a livello nazionale in Parlamento, per obbligare il ministero dell'Ambiente a rivedere l'impianto del decreto legislativo 155 del 2010 nelle sue parti più pericolose che di fatto aiutano l'Ilva a ritardare gli interventi sui suoi impianti, esautorando la Regione dei suoi poteri.” (Legambiente)

giovedì 1 aprile 2010

Stop alle eco-speculazioni!

COMUNICATO STAMPA, ITALIA NOSTRA-SudSalento, 28 marzo 2010

Sentenza di incostituzionalità emessa dalla Corte Costituzionale, il 26 marzo 2010, per la Legge Regionale 31/08
Nell'uovo di Pasqua, per la Puglia la sorpresa più preziosa: un primo forte Stop alla selvaggia distruzione del suo territorio e della salute delle sue genti causata dalla speculazione delle fonti rinnovabili industriali da biomassa, eolico e fotovoltaico!

La Corte Costituzionale salva la Puglia dichiarando incostituzionale la Legge Regionale 31/08 in materia di energie rinnovabili, a seguito del ricorso presentato dal Tar Bari e dal Governo Italiano. Si tratta della legge, la 31/08, che ha reso in questi ultimi mesi e giorni la nostra regione l'eldorado delle rinnovabili in Europa, il luogo dove poter accedere ai lauti finanziamenti pubblici collegati alla produzione delle eco-energie, in maniera rapidissima, abbattendo i necessari e doverosi controlli e cautele, e semplificando ai minimi termini gli iter autorizzativi. Si son potuti realizzare così impianti industriali veri e propri da fonte eolica, fotovoltaica e da biomasse, fino a potenze di 1MW (MegaWatt), con una semplice DIA, Dichiarazione di Inizio Attività, una sorta di auto-certificazione, presentata semplicemente al comune in cui si vuole realizzare l'impianto! La legge regionale 31 del 2008, andando in deroga alla legge nazionale, aveva innalzato illegittimamente, come oggi finalmente sancito, le soglie massime di potenza per la realizzazione di impianti di produzione d'energia da fonti rinnovabili; tali soglie erano e sono stabilite dal Decreto Legge n. 387 del 2003 (tabella A allegata alla norma), cui ci si dovrà finalmente ora attenere e conformare in Puglia; queste soglie sono ad esempio di 60 kW per l'eolico, 20kW per il fotovoltaico, 200 kW per la biomassa. La L. R. 31/08 le aveva innalzate tutte addirittura a ben 1000 kW(kilowatt), equivalenti ad un 1MegaWatt, permettendo, nei fatti, di costruire senza alcuna garanzia di sicurezza per i cittadini ed il territorio, veri e propri impianti industriali, (con tutto il grave impatto ambientale che ciò comporta), con semplice autocertificazione, ed il tutto persino in zona agricola! Le basse soglie della legge dello Stato rientravano nella logica di favorire, con iter autorizzativi semplificati, gli impianti di piccola taglia, a basso impatto ambientale pertanto e per autoproduzioni d'energia per famiglie, imprese, aziende agricole, edifici pubblici. Maggiori soglie di potenza, ha ribadito la Corte Costituzionale, possono essere individuate solo con decreto del Ministro dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, d'intesa con la Conferenza Unificata, senza che la Regione possa provvedervi autonomamente, come aveva fatto con alcuni comma dell'articolo 3 della L.R. 31/08! Per soglie superiori a quelle previste dalla Stato, per la validità della semplice DIA, (tabella A del Decreto Legge n. 387 del 2003), la costruzione e l'esercizio degli impianti da fonti rinnovabili, nonché le opere connesse, sono soggetti all'Autorizzazione Unica, (un procedimento autorizzativo più complesso, che coinvolge la regione, i comuni e numerosi altri enti, e che offre maggiori garanzie per i cittadini e la loro salute), nel rispetto sempre delle normative vigenti in materia di tutela dell'ambiente, di tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico (art. 12, comma 3, del d.lgs. n. 387 del 2003).


Effetti della sentenza di incostituzionalità della L.R. Puglia 31/08 sugli impianti di biomassa, eolico e fotovoltaico in progetto, in costruzione o già completati in Puglia: un primo forte Stop alla selvaggia distruzione del suo territorio ad opera della speculazione delle fonti rinnovabili industriali!

La pronuncia di "illegittimità costituzionale" di una norma di legge, (quale la L.R. 31/08 della Puglia), dichiarata dunque contraria alla Costituzione Italiana, dalla Corte Costituzionale, comporta la disapplicazione della stessa, dando luogo ad un fenomeno, sul piano degli effetti, più forte della semplice abrogazione della norma, avente di regola efficacia ex nunc (a partire da ora), comportando nei fatti, l'annullamento della norma che, normalmente, produce effetti ex tunc (a partire da quando la norma incostituzionale era entrata in vigore). Pertanto, la norma dichiarata “costituzionalmente illegittima” deve essere disapplicata con effetti ex nunc e con efficacia ex tunc. La legge incostituzionale dovrà essere immediatamente disapplicata per i rapporti non ancora costituiti, nuovi, o in corso di costituzione o di perfezionamento o caratterizzati da difetti, vizi, irregolarità che possono essere opportunamente denunciate, o tali da costituire motivo di impugnazione nelle opportune sedi, (ad esempio per autorizzazioni rilasciate per impianti industriali da fonti rinnovabili fino ad 1MW, eventualmente anche in costruzione o completati, attraverso ricorsi al TAR che dal rilascio delle autorizzazioni possono essere presentati entro 60 giorni, o al presidente della Repubblica per cui i tempi sono di 120 giorni, ed altre situazioni denunciabili all'autorità giudiziaria).

Entrando più nello specifico l'Avvocato di Italia Nostra, Donato Saracino, precisa che «l'illeggittimità, sancita dalla Corte Costituzionale, comporta l'obbligo di interruzione dei lavori in tutti quegli impianti che non hanno avuto corpo, ovvero ancora in costruzione, dove i lavori sono già iniziati o che non sono stati completati, indipendentemente dalla perfezione dell'iter burocratico autorizzativo». Non solo, gli impianti di energia elettrica anche già realizzati, con semplice DIA, e completati con l'allaccio alla rete elettrica nazionale, e di potenze superiori a quelle stabilite per la DIA dalla legge statale, (che la Regione, con la L. 31 /08, aveva tentato di aggirare), esercitando un’azione continua sul territorio di inquinamento elettromagnetico, acustico, visivo, chimico (vedi uso dei diserbanti e solventi per gli impianti fotovoltaici al suolo, o l'immissione dei fumi in atmosfera per le biomasse), avendo dunque un impatto ambientale che la semplice DIA non ha permesso di studiare e ponderare in dettaglio, e questo incostituzionalmente, dovranno tutti essere fermati, e studiati caso per caso. «I sindaci, massime autorità sanitarie locali, i dirigenti degli uffici tecnici comunali, hanno il dovere di intervenire emettendo urgentemente, ad horas, ordinanze di sospensione di tutte le attività di cantiere volte al prosieguo dei lavori per la realizzazione di questi impianti, anche se già autorizzati, – ha detto Marcello Seclì, presidente zonale di Italia Nostra - nonché stracciare tutte le DIA presentate sempre per impianti di potenze maggiori a quelle soglia della legge nazionale, e che non hanno avuto ancora corso, o che sono in via di approvazione definitiva o perfezionamento. Ma anche per gli impianti già realizzati di fatto, (grazie alla norma illegittima), questi dovranno essere fermati e sottoposti a valutazione attentissima, per analizzare, caso per caso se devono essere ridimensionati, smantellati con bonifica del sito e ripristino dello stato dei luoghi, per poi avviare, eventualmente, nuovi iter autorizzativi finalmente rispettosi della legalità e della Costituzione Italiana!». Nelle campagne della Puglia si lavora notte e giorno, in queste ore, per danneggiare quanto più possibile i siti dove si è iniziato a realizzare questi impianti con DIA di potenze fino a 1MW e comunque superiori a quelle previste per la DIA dalla legge nazionale, proprio al fine di aumentare il danno ed il senso di completamento dell'impianto, sperando di non incorrere nel doveroso ritiro dell'autorizzazione, di fatto sancito dalla provvidenziale sentenza pronunciata dalla Corte Costituzionale in questi giorni. All'azione di opposizione ferma dura e costante svolta dalla nostra Associazione con il contributo e la solidarietà di migliaia di persone, comuni cittadini, politici di ogni colore, professionisti di ogni campo, numerosissime associazioni, comitati, sorti a decine ovunque nell’emergenza, e movimenti, e soprattutto tantissimi validi giovani, animati da un amore vero ed incondizionato per il territorio e le sue genti, e che sono stati la più bella scoperta di questi mesi, deve ora seguire una fase di urgente azione di "reconquista" del Salento; da qui l'appello ad una mobilitazione generale per fare il massimo delle pressioni sulle autorità cittadine dei vari comuni salentini e pugliesi, sulle province, sulle forze dell'ordine e di vigilanza del territorio (Polizia Provinciale, Carabinieri, Forestale, Finanza, ecc.), e sulla magistratura amministrativa e non solo, per l'immediato rispetto della dichiarazione di incostituzionalità, perché siano stracciate tutte le migliaia di DIA presentate per impianti da biomassa, eolico e fotovoltaico fino a 1MW e superiori ai limiti ben più ristretti, stabiliti della legge nazionale, e affinché siano bloccati tutti i cantieri che con DIA sono stati inaugurati nel Salento in questi giorni e mesi a sfregio del territorio e della legalità. Uno stupro che viola, dunque, i principi e le leggi della Costituzione Italiana, come abbiamo in tutti i modi possibili denunciato, e che stava e sta provocando una vera e propria “catastrofe ambientale artificiale” nel Salento ed in tutta la Regione. La legge regionale 31/08, ha aperto una finestra temporale che oggi la Corte Costituzionale ha finalmente chiuso, ma la cui illegittima creazione ha generato un fenomeno politico-imprenditoriale losco che la magistratura non può non approfondire. Tanti tecnici e politici, ma anche consiglieri regionali, persino della maggioranza al potere (come Aurelio Gianfreda), hanno denunciato come la legge 31/08 sia stata scritta da imprenditori e imposta dalle lobby politico-industriali delle rinnovabili, in gran parte colluse col potere politico locale, al consiglio regionale, che l’ha approvata. Proprio in questi mesi è giunto da eminenti autorità politiche nazionali, come il giudice Alberto Maritati, (senatore e vicepresidente della commissione Giustizia, nonché componente della commissione Antimafia), uomo politico di sinistra, e da Alfredo Mantovano, (Sottosegretario del Ministero degli Interni), onorevole e uomo politico della destra, l'allarme per l'anomalo afflusso di ingenti somme di denaro in Puglia, con tutta probabilità correlabile al fenomeno del riciclaggio di denaro sporco; il tutto stranamente proprio in questi mesi in cui partivano i cantieri delle industrie rinnovabili, per milioni e milioni di euro; cantieri aperti grazie alla 31/08! Ancora, l'aver favorito sulle diverse DIA presentate ai comuni alcune al posto di altre, può celare, sotto motivazioni talvolta pretestuose, logiche di favoritismo che dovrebbero pure essere oggetto di vaglio ed attenzione, tanto più alla luce del clima generale che vedeva serpeggiare in ambienti politici, tecnici e legali la consapevolezza che presto la legge sarebbe stata dichiarata incostituzionale. Non è un caso, forse allora, che molti dei lucrosi impianti già realizzati siano legati a parenti o amici di politici locali. Con questa sentenza il sistema “Stato Italiano” ha risposto complessivamente bene, laddove fenomeni regionali e comunali stavano portando a comportamenti mafiogeni ed autodistruttivi! Non vi è in gioco solo il futuro della Puglia, il suo paesaggio e la cultura ed identità, ma si solleva anche una questione di moralità e legalità che ha visto la politica locale creare una sorta di deregulation incostituzionale, che veniva celata dietro un “marketing terroristico”, che faceva leva sulla paura per l’ "effetto serra" (lo spauracchio del “global warming”) e il ricorso strumentale al "Protocollo internazionale di Kyoto", nonché a forme pubblicitarie calcistiche volte ad innalzare al grado massimo i successi della Puglia nel campo delle rinnovabili per salvare il pianeta, mentre in realtà, paradossalmente, si uccideva il territorio, desertificato artificialmente su migliaia e migliaia di ettari di campi verdi e pascoli, al fotovoltaico, e questo nell'anno 2010, anno internazionale dedicato alla biodiversità; quella biodiversità cancellata nei campi pugliesi piegati, assassinati per la produzione industriale dell'energia del sole. Così si stava permettendo la nascita di circa cinquanta centrali a biomasse da 1MW, nel solo Salento, centrali che mai si sarebbe potuto alimentare con biomassa locale (filiera corta, come prescritto e sbandierato strumentalmente), a meno di incenerire nei primi mesi tutti gli alberi d'ulivo e non, della Regione. Centrali allora che sarebbero divenute inceneritori di rifiuti e che avrebbero comportato il disboscamento di ampie estensioni di foresta tropicale per la produzione delle biomasse industriali e forse anche il disboscamento delle foreste del nostro Appennino e i boschi del sud Italia, come qualche pazzo mercenario della falsa informazione invitava a fare recentemente, anche su programmi della tv nazionale! Il tutto poi nella beffa di una Puglia che già produce da fonti fossile quantitativi di energia ben superiori al suo fabbisogno, e dove le industrie che utilizzano fonti fossili inquinando, anziché ridurre l’uso delle loro fonti tradizionali fossili (carbon fossile, petrolio, gas fossile), lo hanno incrementato, paradossalmente, e questo consentito loro burocraticamente grazie all’acquisto dei cosiddetti “Certificati Verdi”, venduti loro dalle industrie delle fonti rinnovabili, che li acquisiscono, con le autorizzazioni ad operare nella produzione di “energie, cosiddette, pulite”, lucrando pure sulla vendita di questi certificati! Oltre l’inganno la beffa, per i cittadini, che a fronte dell’impatto da centrali d’energia rinnovabile su paesaggio e salute, assistono attoniti alla costruzione di altre centrali a fonti fossili, pure! Così l’inquinante centrale di Cerano a Brindisi non ha ridoto di un grammo il carbone fossile bruciato giornalmente, e così per i prossimi anni, come dimostra l’investimento per la costruzione di un molo per l’attracco delle navi carbonifere, direttamente nella rada antistante la centrale a Cerano. A Modugno (Bari) è stata recentemente inaugurata una grande nuova centrale termoelettrica a gas fossile, e a Brindisi si costruisce un rigassificatore che alimenterà presto una ulteriore centrale nel brindisino, questa volta di gas, oggi in progetto!

Potere della neo agguerrita lobby delle rinnovabili, il "clan delle rinnovabili": una legge, la 31/08, che mostra quanto la politica possa allontanarsi dal territorio e dalla gente, che si sta sollevando contro la mala politica delle rinnovabili industriali, che offende la bella filosofia delle rinnovabili stesse, che le vuole legate all'autoproduzione domestica a basso impatto con piccoli impianti. Divenuta succube, schiava ed amica, ma soprattutto collusa e complice di lobby di potere, la politica regionale ha consentito una corsa speculativa di un clan di imprenditori per l'approvvigionamento degli incentivi pubblici, ovvero di soldi dei cittadini, "una corsa all'oro" come l'ha definita il Tar Bari, con, nei fatti, danni all'erario impressionanti; una vera e propria frode scientifica di proporzioni inaudite, ben superiore a quella di qualsiasi scandalo che mai si sia verificato nel SUD Italia, e che ha portato ad un effetto di colonizzazione e svendita del territorio, con l’arrivo di grandi aziende e l’investimento di gruppi bancari da ogni parte d’Europa, interessati ad investire nel rinnovabile per intascare i lauti incentivi, senza i quali nessuno investirebbe in tecnologie energetiche di scarsa efficienza, quali quelle legate alle fonti rinnovabili; ed il tutto poi senza nessuna vera ricaduta per il territorio, ferito e abbattuto nella sua identità ed nella sua oggi florida economia turistica; offeso dalla logica delle royalty-denaro o altri benefit con cui le aziende concordano con le amministrazioni locali di ripagare il danno causato a beni di valore inestimabili, quali la salute fisica delle persone, la qualità della loro vita e la bellezza del paesaggio oltraggiato; nessuna ricaduta per la gente del posto, eccezion fatta che per pochi corrotti; neppure alcuna seria ricaduta occupazionale a regime, (trattandosi di impianti ad alta automatizzazione), tranne per quei numeri falsi e artefatti lanciati sui media dal clan delle rinnovabili! Ma ora Basta!

Ufficio Stampa
Italia Nostra-SUD SALENTO
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Allegati
Sentenza Corte Costituzionale n. 119 anno 2010

domenica 7 marzo 2010

Fegato amaro...

Comunicato di Altamarea sull'ordinanza per la distruzione dei fegati ovicaprini

Con ordinanza n. 176 la Regione Puglia ha imposto il “sequestro e la distruzione sistematica di tutti i fegati degli ovi-caprini regolarmente macellati presenti negli allevamenti insistenti entro un raggio di 20 km dall’area industriale di Taranto”. Il provvedimento si è reso necessario in conseguenza degli esiti allarmanti scaturiti dalle analisi effettuate, nei mesi scorsi su alcuni allevamenti, dal Dipartimento di prevenzione della Asl/TA. Nel merito Altamarea era già intervenuta sollevando forti preoccupazioni e richiedendo interventi da parte degli enti preposti
L’ordinanza impone altresì, nel suo art. 2, “il divieto di pascolo sui terreni non aventi destinazione agricola ricadenti, entro un raggio di non meno di 20 km attorno dell’area industriale di Taranto.”.
L’ordinanza è l’indice della gravità nella quale versa il territorio in termini di inquinamento e di contaminazione dei terreni con tutte le ripercussioni sulla catena alimentare e, di rimando, sulla tutela della salute pubblica e dell’ambiente. Il provvedimento conferma l’urgenza di provvedere alla pianificazione di radicali ed urgenti interventi di bonifica e risanamento ambientale del territorio che, necessariamente, devono costituire una priorità nelle politiche ambientali di Governo e futura amministrazione regionale.
Urgente, altresì, è l’approvazione di provvedimenti di sostegno al reddito degli allevatori colpiti da questa e dalle ordinanze precedenti in attesa di un risarcimento in sede civile. Le analisi effettuate dall’Arpa sulladispersione di diossina, PCB ed IPA in rapporto alla direzione dei venti costituiscono un importantissimo tassello per individuare eventuali responsabilità nel merito. Addebitamento delle responsabilità su cui Altamarea ripone la sua fiducia nella magistratura affinchè sia accertata in tempi celeri.
Taranto, 6 marzo 2010. IL COORDINAMENTO DI ALTAMAREA

La Regione ordina: distruggete i fegatini e state lontani dall'Ilva!

ORDINANZA DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE, 23 febbraio 2010, n. 176
Divieto di consumo dei fegati degli ovini-caprini presenti negli allevamenti riconosciuti a rischio.

Visto l’art. 32 della la legge 23/12/1978 n. 833;
Visti gli artt. 260 e successivi del T.U.LL.SS. approvato con R.D. 27/7/1934 n. 1265 e successive modifiche;
Visti gli artt. 10 della Legge regionale 20/07/1984, n. 36 e art. 3 della Legge regionale 22/08/1989 n. 13;
Visto l’articolo 42 della legge regionale 12/05/2004, n. 7;
Visti gli esiti del monitoraggio espletato per la ricerca di PCB e diossina nelle produzioni zootecniche dal Dipartimento di Prevenzione della ASL TA, sugli allevamenti presenti nel raggio di 15 Km dall’area industriale di Taranto;
Riconosciuta la necessità, per la tutela della salute pubblica, di vietare il consumo dei fegati degli ovi-caprini presenti negli allevamenti riconosciuti a rischio.

ORDINA

Art. 1
il sequestro e la distruzione sistematica di tutti i fegati degli ovi-caprini regolarmente macellati presenti negli allevamenti insistenti entro un raggio di 20 Km dall’area industriale di Taranto, così come individuati dalla ASL di Taranto in base alla valutazione del rischio e già oggetto del piano di monitoraggio.
Art. 2
Il divieto di pascolo sui terreni non aventi destinazione agricola ricadenti, entro un raggio di non meno di 20 km attorno delle area industriale di Taranto. Nelle stesse aree, i terreni ad uso agricolo, dovranno obbligatoriamente subire le necessarie lavorazioni per poter essere destinate al pascolo o alla produzione di alimenti per gli animali.
I Sindaci dei comuni della Provincia di Taranto interessati sono incaricati dell’osservanza della presente ordinanza ed il personale di vigilanza del Dipartimento di prevenzione della ASL TA, gli agenti di Polizia Urbana e della forza Pubblica in generale del controllo e della esecuzione.

Bari, lì 23 febbraio 2010. Vendola, Regione Puglia