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domenica 18 ottobre 2015

Sparatevele voi!

Golfo di Taranto, ecco i danni che può provocare la ricerca di idrocarburi

Il ministero dell’Ambiente continua a rilasciare autorizzazioni per la ricerca di idrocarburi nel Golfo di Taranto. Pezzo dopo pezzo, buona parte del Golfo sta per essere ceduta ai petrolieri che hanno in mente di bombardare il nostro mare dalla Puglia alla Calabria, su traiettorie lunghe migliaia di chilometri. Il loro scopo è quello di scoprire se nel sottofondo marino esistono giacimenti di idrocarburi sfruttabili e lo fanno utilizzando i micidiali air-gun che generano spaventose esplosioni di aria compressa.
Le esplosioni effettuate ogni 5-15 secondi per settimane e settimane, originano onde sonore che arrivano sul fondo del mare, lo attraversano e, in base a come vengono riflesse o rifratte, forniscono informazioni sulla presenza degli idrocarburi. Il livello sonoro raggiunto dalle esplosioni è impressionante e può arrivare fino a 260 decibel! Si tratta di un rumore difficile anche da immaginare, basti pensare che la soglia del dolore per l’orecchio umano è fissata a 130 decibel e il rumore generato da un tornado arriva a 250 decibel.
corallo 3
Le impressionanti onde sonore investono tutti gli animali marini che nei casi migliori scappano via terrorizzati, nei peggiori perdono l’udito o subiscono emorragie interne che ne provocano la morte. Gli animali più colpiti dalle esplosioni sono i cetacei dal delicatissimo apparato uditivo, ma anche molti invertebrati, pesci e rettili marini. L’air-gun produce seri danni anche alle attività di pesca che si sostengono con le specie ittiche locali come dimostrato in uno studio condotto nell’oceano Atlantico, dove è stato evidenziato che le catture del merluzzo bianco e dell’eglefino sono diminuite dal 40% all’80% in tutta l’area sottoposta a prospezione. Altri studi evidenziano come l’impatto maggiore delle esplosioni di aria compressa venga esplicato sulle larve e sugli avannotti delle specie ittiche che mostrano purtroppo un alto tasso di mortalità.
Questa evidenza indica come gli air-gun siano disastrosi nelle aree di nursery, ovvero in tutte quelle aree sottomarine scelte dagli animali per riprodursi e dove i giovani individui trascorrono le prime fasi della loro vita. Il Golfo di Taranto racchiude moltissime aree di nursery che tra l’altro sono considerate Habitat prioritari di salvaguardia per la Convenzione di Barcellona
 corallo
e Habitat di interesse comunitario per la Direttiva Habitat 92/43/CEE. Le più importanti aree di nursery sono le praterie di Posidonia oceanica, il coralligeno e le scogliere madreporiche a coralli bianchi nel piano batiale che si trovano anche a oltre 1000 metri di profondità e sono sconosciute ai più. E proprio queste ricche barriere coralline di profondità si trovano spaventosamente vicino alle aree che saranno sottoposte alle distruttive ricerche petrolifere. La biodiversità del nostro mare, le specie minacciate come i magnifici cetacei che popolano il nostro Golfo e che attirano turisti e amanti della natura da ogni dove, le popolazioni ittiche che sostengono la pesca locale, gli habitat profondi ancora in parte sconosciuti alla scienza, il cui studio alimenta gli enti di ricerca presenti sul territorio, insomma i nostri beni più grandi sono stati venduti per soddisfare gli interessi dei petrolieri.
Rossella Baldacconi, Dottore di Ricerca (PhD) in Scienze Ambientali

domenica 24 agosto 2014

Poveri delfini... non sanno cosa li attende!

Aggiornamento Prospezioni, Ricerca, Coltivazioni di idrocarburi nel basso adriatico e nel mar jonio (golfo di Taranto) - continuano a piovere le richieste da parte delle società petrolifere.


Istanza di permesso di prospezione - 3
http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/istanze/mappa.asp?cod=405SPECTRUM GEO LIMITED
http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/istanze/mappa.asp?cod=414PETROLEUM GEO SERVICE ASIA PACIFIC
http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/istanze/mappa.asp?cod=598SCHLUMBERGER ITALIANA
- Istanza di concessione di coltivazione - 1
http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/istanze/mappa.asp?cod=168 ENI
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E' nel Golfo di Taranto la nursery dei delfini. Avvistati anche grampi

Anche nell'estate 2014 le acque del golfo di Taranto e dello Jonio settentrionale si rivelano luogo ideale per i delfini, e il mare in prossimità di Taranto diventa una "nursery" per i piccoli cetacei. Lo annuncia l'associazione Jonian Dolphin Conservation (JDC) che da circa quattro anni studia il movimento dei delfini in quel territorio.
Un segnale positivo per una città e una situazione ambientale noti più per il problema dell'inquinamento dell'Ilva che per i fatti positivi come, appunto, l'avvistamento di un gran numero di delfini. La JDC si occupa di ricerca scientifica, è impegnata nello sviluppo di progetti marini e collabora con altri enti e istituzioni scientifiche del settore.
"Siamo nel pieno della campagna estiva 2014 di dolphin watching nel golfo di Taranto che durerà fino a ottobre e già possiamo dirci più che soddisfatti dei risultati che stiamo conseguendo. Infatti abbiamo ulteriormente documentato fotograficamente la stanzialità di diverse specie di delfini che nel Golfo di Taranto si riproducono nonostante l'elevato grado di antropizzazione di queste acque", spiega, facendo un primo consuntivo dell'attività svolta, Carmelo Fanizza, presidente JDC.
E c'è, secondo gli esperti della JDC, anche una novità. "Nelle scorse settimane - aggiunge Fanizza - abbiamo ripreso un gruppo di oltre dieci grampi (Grampus griseus), un delfinide che può raggiungere i quattro metri di lunghezza, caratteristico per l'assenza del rostro sul capo, e, con nostra grande sorpresa, a un certo punto abbiamo visto saltare fuori dall'acqua un cucciolo, il primo di questa specie avvistato e fotografato in anni e anni di ricerche nel nostro mare".
Il grampo è stato solitamente avvistato meno di dieci volte l'anno al contrario delle altre specie. Ogni giorno con il JDC catamarano vengono avvistate "numerosissime colonie stanziali di stenella striata (Stenella coeruleoalba), delfinidi che hanno dimensioni minori, un paio di metri di lunghezza, ma che sono soliti avvicinarsi in piena libertà". "Appena qualche giorno fa - aggiunge ancora Fanizza - in un grande branco di Stenella striata fatto da oltre cinquanta esemplari abbiamo fotografato un gruppo familiare con un cucciolo che, dalle dimensioni, stimiamo abbia circa cinque giorni di vita in quanto aveva già la pinna dorsale dritta mentre fino al terzo giorno di vita è invece floscia. Non è la prima volta che documentiamo la presenza di neonati di questa specie nel Golfo di Taranto. Fotografammo da lontano la pinna floscia di un cucciolo vicino a quella della madre già due anni fa ma è la prima volta che siamo riusciti a riprenderlo così vicino e nell'ambito del gruppo familiare in quanto, di solito, i cuccioli vengono protetti dal branco".
"L'obiettivo di tutelare i cetacei del golfo di Taranto - rileva la JDC - può essere raggiunto solamente creando consapevolezza nella popolazione che i cetacei esistono ancora nel nostro mare. Tale consapevolezza può essere raggiunta solamente creando conoscenza". (quotidiano.net)

sabato 11 maggio 2013

Mare Virtuale?

Non è la prima volta che si fanno iniziative di "abbellimento" del waterfront a Taranto.
Purtroppo gli esempi passati riportano alla memoria sirene depresse, arenate tra scogli al petrolio, o fontanelle tanto costose quanto rotte... Per non parlare di tartarugari palazzinari.
In questo caso l'evento è collaterale ad un'iniziativa di ricerca e divulgazione.
Lo segnaliamo nella speranza che diventi davvero un'occasione per aiutare cittadini e visitatori  a "fare la conoscenza" di questo ignorato mare.

A Taranto si dipinge Il Mare sul cemento

E sul cemento spuntarono tanti i delfini variopinti, quelli su cui arrivò dal mare Taras dando inizio alla storia millenaria di Taranto.
Non è una scena mitologica, è il “Mare sul cemento” la nuova iniziativa della Jonian Dolphin Conservation, l’associazione scientifica che da quattro anni si occupa dello studio e della tutela dei cetacei nel Mar Jonio.
Carmelo Fanizza, presidente della JDC, ha spiegato che “mentre stavamo allestendo al Molo Sant’Eligio il punto di accoglienza e imbarco del nostro nuovo catamarano scientifico “Taras”, abbiamo deciso di rendere più gradevoli i corpi morti, enormi blocchi di cemento grigio disposti sulla banchina per l’ancoraggio delle cime dei natanti; di qui l’idea di trasformarli in opere d’arte facendovi dipendere sopra immagini dei delfini, i cetacei presenti nel nostro mare che studiamo da anni e che rappresentano il simbolo della nostra città”.
“Dopo aver dipinto di bianco i blocchi di cemento – ha continuato Carmelo Fanizza – abbiamo coinvolto in questa iniziativa studenti tarantini e gruppi scout, che hanno già collaborato in passato con la JDC, “incaricandoli” di dipingere sui blocchi i delfini, l’iniziativa si avvarrà della direzione artistica dell’architetto Marianna Simonetti e dei poliedrici artisti del Gruppo “Giu.ngo lab”, tra l’altro vincitori a Genova del concorso nazionale “Verticalità”.
L’inusuale happening artistico si terrà domani, sabato 11 maggio, a partire dalle ore 17.30, presso il Molo Sant’Eligio, in Città Vecchia a Taranto, e la cittadinanza tutta è invitata ad assistere e, perché no, a partecipare.
Scopo della iniziativa è “colorare” artisticamente un punto particolarmente suggestivo della nostra città, il primo di un progetto di decoro urbano per abbellire altri scorci di Taranto che così diventerebbe la “Città dei delfini”.
Nell’occasione la Jonian Dolphin Conservation informa che, dal prossimo mese di giugno, dal Molo Sant’Eligio sarà possibile imbarcarsi su Taras, il nuovo catamarano dotato di laboratorio scientifico, per partecipare in prima persona a una giornata di monitoraggio e tutela dei delfini presenti nel Golfo di Taranto (info www.joniandolphin.it).
Taranto(Taranto)
Molo Sant’Eligio
ore 17:30
ingresso libero
Info. 368.913428

lunedì 1 febbraio 2010

Prospezioni e trivellazioni petrolifere distruggono il mare

Intorno a casa nostra, con la complicità o l'inettitudine degli enti locali, si pratica lo Scempio di Stato?

Cosa ha causato spiaggiamento e morte di 7 cetacei sullistmo di Varano? Questa domanda, posta circa 2 mesi fà da TERRANOSTRA ha finalmente una risposta documentata e che non teme alcuna smentita! ASCOLTATE ATTENTAMENTE LE PAROLE DI GIANNI LANNES che grazie ad un'accurata e meticolosa ricerca ha scoperto i colpevoli di questo ennesimo sfregio alla natura.

Ed ecco un servizio televisivo "politically correct" sul fatto..

lunedì 11 gennaio 2010

Addio, piccolo!


Nei giorni scorsi, passeggiando sulla spiaggia della litoranea manduriana, abbiamo fatto uno spiacevole incontro: tra gli scogli invasi da spazzatura giaceva senza vita un piccolo delfino. Da un’analisi più attenta si è risaliti benissimo alla tenera età dell’esemplare, che mostrava sul dorso e in particolar modo sulla testa vari graffi e ferite.
Sono stati immediatamente sollecitati telefonicamente gli enti competenti e dopo pochi minuti è giunto sul posto un rappresentante della capitaneria di porto, che ha avviato tutte le procedure del caso.
Dopo qualche giorno, ancora tristi per l’episodio del delfino, la dura realtà ci ha nuovamente riportati sullo stesso lato di costa dove, incredibilmente, il mare e lo stesso litorale erano invasi da schiuma. E’ stato possibile venire a conoscenza di questo allarme ambientale grazie alla denuncia di un cittadino che ha portato alla luce il problema attraverso alcune testate giornalistiche.
La sensibilità e l’interesse del signor Giovanni Buccolieri sulla questione della “schiuma” presente sul nostro litorale, ha interessato anche alcuni organi competenti e venerdì scorso c’è stato il sopralluogo dei funzionari medici dell’ARPA di Taranto i quali hanno effettivamente riscontrato la presenza di questa sostanza lungo le nostre coste.
I tecnici hanno naturalmente preso dei campioni d’acqua per poter effettuare i vari esami di tipo chimico e batteriologico, non potendo ancora esprimersi in merito alla possibile natura di questa sostanza. Si sono limitati, momentaneamente, a prendere atto della situazione rimandando a dopo l’esito degli esami la risposta al quesito loro sottoposto.
Tutte le ipotesi sono valide: da quella che vede la causa in una microalga le cui tossine, in particolari condizioni climatiche, producono questa schiuma in superficie che poi inevitabilmente si deposita sulle coste, all’altra, di uno sversamento di sostanze chimiche in mare aperto da parte di qualche grossa nave in transito nel golfo. Allo stato attuale si possono fare solo ipotesi, in attesa del responso dell’ ARPA; da parte della stessa c’è stata piena disponibilità a ritornare sul luogo nel caso il fenomeno perduri o si ripresenti in maniera ancora più evidente. Da loro anche la promessa di effettuare altre campionature al largo, per poter approfondire la questione.
Non ci resta che attendere sperando di avere al più presto i risultati degli esami.
Il circolo Legambiente Manduria