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sabato 15 dicembre 2012

Riflessioni sul nostro tempo e luogo

Ilva-Taranto: una sfida ai movimenti. Quanto siamo pronti a scardinare un sistema?

di Lucia Varasano
Diffuso senso d’ingiustizia, rivendicazioni, territorio da difendere, salute e popolazione da tutelare. Gli ingredienti affinché possa nascere un movimento nazionale a sostegno della causa dei tarantini, ci sono tutti, eppure, la questione Ilva-Taranto, pur essendo stata portata in altre città ed in altre sedi, grazie alle associazioni ambientaliste ed in prima linea al Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti, fatica a veder nascere un movimento nazionale. L’esperienza dell’Ilva di Taranto è qualcosa di totalmente nuovo, ma è prematuro parlare di un movimento nazionale? Chi si pone la domanda, sul perché non esista ancora un movimento nazionale (come il NO TAV, No Dal Molin per citarne qualcuno), in grado di portare alle istituzioni sorde la questione civile, forse starà sottovalutando qualche aspetto.
L’IDENTITÀ COLLETTIVA E I VOLTI DEL CONFLITTO. Verosimilmente fino allo strappo con i sindacati è stato difficile inquadrare cosa chiedesse questa fetta di popolo, e si sa quanto l’identità collettiva giochi a favore della nascita di movimenti locali, poi delocalizzati, e quanto essi fungano da catalizzatori del mutamento sociale. Il No Ilva, non è stato fin dall’inizio un secco “no”, ma piuttosto la ricerca di un’alternativa capace di mettere un punto all’eterno conflitto salute-lavoro.