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lunedì 12 aprile 2010

Torna La Città delle Nuvole

Ven 23 aprile 2010, h. 19.00, pub "Santa Sofia", via Leoncavallo, Grottaglie, Carlo Vulpio presenta La città delle Nuvole.

venerdì 4 settembre 2009

Vulpio racconta...

Ecco il video della presentazione del libro La città delle nuvole, scritto da Carlo Vulpio, ex giornalista "scomodo" del Corriere della Sera.
Un inchiesta spassionata e cruda che mette a nudo i vizi e gli scempi ambientali consumati su Taranto negli ultimi decenni.
La presentazione è avvenuta il 3 giugno 2009, in piazza Garibaldi a Taranto. In quell'occasione è stato allestito un palco sul quale numerosi interventi di cittadini, ambientalisti e artisti hanno fatto da cornice all'evento.




venerdì 7 agosto 2009

Taranto in masseria


QUESTA SERA SERATA SPECIALE SUL CASO TARANTO ALLA MASSERIA LOJAZZO (WWW.LOJAZZO.IT TRA VILLA CASTELLI E CEGLIE MESSAPICA).

INTERVERRANNO:
  • CARLO VULPIO, AUTORE DI ROBA NOSTRA E LA CITTA' DELLE NUVOLE E PATRIZIO MAZZA DELL'OSPEDALE MOSCATI.
  • SEGUIRA' UNA MOSTRA DI ARTE CONTEMPORANEA ISPIRATA AI TERRIBILI DATI STATISTICI DI TARANTO E PROVINCIA
  • INFINE DIBATTITO PUBBLICO DI CHIUSURA
NON MANCARE E PROMUOVI L'EVENTO!

mercoledì 15 luglio 2009

Una città che non vede il cielo

ELZEVIRO - Un libro di denuncia ambientale di Carlo Vulpio, di Sandro Modeo, Corriere della Sera, 11/07/2009
Taranto, una città che non vede il cielo
Il rischio cancro è moltiplicato dall'inquinamento


Tiranneggiato dai 220 metri di altezza (il doppio del Duomo di Milano) del camino E-312 o «testa del drago», l'immane agglomerato dell'acciaieria Ilva - gli altri 214 camini, gli altiforni, le cokerie, la discarica detta «Mater Gratiae», le montagne di polvere ferrosa dei «parchi minerali» - sembra strangolare, quasi fagocitare l'intera città di Taranto. Sintesi di questo amplesso forzato, il vicino quartiere Tamburi, protetto in teoria dalle «collinette ecologiche» e invece sottoposto a una mostrificazione cromatica: i muri rosso-ruggine, le lenzuola nere ai balconi, il cimitero ruggine e nero insieme, coi becchini che a fine giornata devono lavarsi come gli operai dell'acciaieria. Una simile alterazione è il segno di un inquinamento chimico (benzoapirene, mercurio, soprattutto il più alto tasso europeo di diossina) di cui l'Ilva è l'attore principale, «comprimari» il cementificio Cementir, la raffineria Eni, l'inceneritore di Massafra. Un inquinamento che test genotossici hanno ricondotto a co-fattore ambientale nell'aumento del 30 per cento di neoplasie cittadine negli ultimi anni. Indagando sulla Città delle nuvole (Edizioni Ambiente, pp. 160, Euro 14, titolo allusivo a un cielo ormai perennemente opacizzato), Carlo Vulpio ci offre un libro-inchiesta che sembra scritto da un allievo di Zola e di Gogol: di Zola per la visionarietà costante che accompagna il realismo duro della denuncia, di Gogol per gli aspetti surreali e grotteschi di tanta malapolitica e malasanità. Per un verso, vediamo così emergere i nessi causali tra un percorso molto italiano di storia industriale («quello che va bene per l'Italsider - si diceva a proposito dell' antefatto dell'Ilva - va bene per Taranto») e le sequenze dei drammi attuali, non solo al quartiere Tamburi: allevatori che devono sterminare migliaia di pecore «contaminate»; donne che non possono allattare i figli per il tasso di diossina nel sangue; bambini col carcinoma rinofaringeo come fossero fumatori adulti. Drammi biologici a cui se ne aggiungono di strettamente «psichici»: scioccante la zoomata sul capannone-lager dell'Ilva, dove un management sadico ha concentrato i dipendenti «degradati», facendone - come ha registrato una psichiatra - degli ebeti vaganti, soggetti psicotici ora aggressivi ora gravemente depressi. Per un altro - ecco i toni gogoliani - vediamo come le responsabilità imprenditoriali e quelle politiche, a livello locale e nazionale, abbiano prodotto patafisici conflitti di interessi (il dottor Nicola Virtù, capo del Presidio di prevenzione dei controlli e presidente dell' Imcor, fornitrice dell'Ilva), crudeli paradossi (l'ospedale Testa, fondato come «colonia elioterapica» per la Tbc, chiuso per le polveri silicee e ora sede dell' Asl) e repressioni strabiche (sequestri di auto senza marmitta catalitica e ispezioni omissive nelle fabbriche). Chi pensasse, però, al libro di Vulpio come a un concentrato di nostalgia anti-industrialista sbaglierebbe. Anzi: uno dei ritornelli consiste proprio nell' invocazione di standard «europei» nelle emissioni e soprattutto di tecnologie meno obsolete a tutela di mansioni suicide: vedi gli operai del «piano coperchi», che inalano - secondo un' indagine chimica disposta dalla procura - l' equivalente di 7.278 sigarette al giorno. E pensare che per «modernizzare» l'acciaieria basterebbero 100 milioni di euro, il 5 per cento degli utili di due anni. La domanda brutale del libro è allora chiara. Se gli imprenditori agitano il ricatto dello spettro-disoccupazione e i politici (ma anche i sindacati e un'inerte società civile) li assecondano passivamente, ne dobbiamo concludere che la sicurezza e la salute sul lavoro siano degli optional? O meglio, dobbiamo rassegnarci al fatto che la vita dei lavoratori sia solo una variabile della produttività? Che «i morti che camminano» siano la condizione inevitabile di un sistema senza alternative?

Una precisazione di Peacelink:
Sull'eccellente elzeviro di Sandro Modeo dal titolo "Taranto, una città che non vede il cielo" (pag. 41 di Corsera di sabato 11 luglio 2009) ci sia consentita una precisazione, piccola ma molto importante per quanti a Taranto sono da sempre "in trincea" ed hanno vissuto direttamente anche le vicende narrate nel bellissimo libro di Carlo Vulpio "La città delle nuvole". Una parte importante della società civile di Taranto non è stata e non è inerte: il mondo delle associazioni e dei comitati cittadini ha fatto analisi, ha presentato denunce, ha sollecitato le autorità locali e nazionali, ha scosso l'opinione pubblica locale e regionale ed ha interessato i media nazionali sull'enorme problema dell'inquinamento di origine industriale che ha compromesso e continua a compromettere l'aria, l'acqua ed il terreno di Taranto. Carlo Vulpio l'ha incontrato questo piccolo mondo e nel suo libro ne ha ricosciuto l'impegno e la spinta decisiva. Il culmine della presenza di questa importante parte della società civile di Taranto contro l'inquinamento ambientale è stato raggiunto da "ALTA MAREA contro l'inquinamento" nella "Marcia dei 20.000 del 29 novembre 2008" nella quale i tarantini hanno reclamato il diritto di vivere in una città meno inquinata. Questa parte importante della società civile di Taranto è ancora più attiva nella difesa della salute e del futuro di tutta la città e soprattutto dei suoi bambini.
Per PeaceLink
Alessandro Marescotti - presidente nazionale
Biagio De Marzo - portavoce nodo di Taranto

mercoledì 17 giugno 2009

La città delle nuvole su google!



Sarà un caso ma, su segnalazione del validissimo amico Franco, abbiamo constatato che Google non smette di stupirci con la sua velocità nell'aggiornare le informazioni in rete.
Ecco che, proprio mentre incalza il dibattito sollevato da Vulpio con il libro "La città delle nuvole" (vedi nella barra laterale), la potente casa americana ha aggiornato le sue foto aeree coprendo la Città Vecchia di... nuvole!!!

Un eccesso di zelo giornalistico?
Un messaggio al fumoso assessore Pierri e al suo sindaco?
Una nuova simbologia sincretica ambiente-territorio?

a voi la scelta... intanto gustatevi quest'immagine e il relativo collegamento (finchè dura), cliccando qui

domenica 7 giugno 2009

Vulpio presenta "La città delle nuvole"

Carlo Vulpio, giornalista e scrittore nato ad Altamura, presenta il suo libro "La città delle nuvole" a Taranto. Il libro è un'inchiesta su questa città, durata svariati anni, che mette in luce molti problemi della stessa e la condotta assolutamente irregolare della classe dirigente e degli imprenditori. E' un libro che attraverso le storie di chi questa città l'ha vissuta fino in fondo, sconvolge, informa e fa riflettere. Speriamo davvero che riesca a smuovere la coscienza sopita di tutti i tarantini che ormai sono rassegnati al loro ineluttabile destino. Insieme possiamo fare molto!



Seconda parte

Terza parte

martedì 2 giugno 2009

"La città delle nuvole" in piazza!

Mercoledì, 3 giugno, piazza Garibaldi a partire dalle ore 19.00, Carlo Vulpio a Taranto per presentare il suo libro.

“La città delle nuvole” Viaggio nel territorio più inquinato d’Europa. Edizioni Ambiente.

Manifestazione con concerto in difesa della libertà di informazione e della verità, per il diritto alla salute della gente di Taranto.
Un appuntamento per la città, per diventare protagonista del suo futuro. Per smetterla di restare ancora in silenzio.

Parteciperanno Fido Guido, Davide Berardi e i Leitmotiv.
Insieme con Carlo Vulpio per la “Rivolta dei Buoni”.

Ezio Stefano, sindaco di Taranto
Peacelink – Alessandro Marescotti
Comitato per Taranto
Diritto al Futuro – Giovanni Vianello
Amici Beppe Grillo di Taranto – Letizia Aprile
I grilli delle 100 masserie – Gabriella Bonino
Rossella Fischietti
Piero Mottolese
Aldo Pugliese
Vincenzo Fornaro
Fabio Matacchiera

giovedì 21 maggio 2009

Fortuna che se ne parla!

La città delle nuvole - Nadia Redoglia

Peacelink è andata alla XXII Fiera del Libro di Torino. L’hanno accompagnata Carlo Vulpio e Luigi de Magistris. Il primo perché autore del libro “La città delle nuvole” (edizioni ambiente), il secondo per confermare che lo s(S)tato dei veleni italiani è già ben oltre la soglia d’allarme. Ci siamo già dentro e cerchiamo di nuotare per non affogare. Il sottotitolo del libro è “viaggio nel territorio più inquinato d’Europa”. Il viaggio lo facciamo nella diossina di Taranto. Cielo, terra, mare e tutta la catena alimentare ci fanno da tour operator. Carlo Vulpio e l'ing. De Marzo Le analisi strumentali effettuate su un bambino di 11 anni affetto da tumore dimostrano che possiede i polmoni di un fumatore incallito. Negli ultimi anni l’aumento delle patologie oncologiche ha assunto livelli elevati, spropositati rispetto alle statistiche sanitarie. Grazie all’intervento delle associazioni volontarie Taranto ospitava i bambini della Bielorussia e dell’Ucraina, già ammalati dall’aria contaminata di Chernobyl. L’obiettivo era di far loro respirare un po’ d’aria buona. Oggi a Taranto quei bambini ovviamente non vengono più. E’ grottesco pensare che Taranto a quei piccoli leucemici garantiva la fornitura (su che base ci chiediamo) d’aria salubre, cibo e acqua sani, ambiente non contaminato, atti ad abbattere fino al 50% dei valori di cesio assorbito, riducendo così la possibilità dell’insorgenza di forme tumorali. Il tutto in una terra contaminata tre volte più di quanto lo fu Seveso a seguito del disastro Icmesa.
Taranto è una terra sparsa su 2.600 ettari. L’Ilva, il più grande stabilimento siderurgico d’Europa, ne occupa 1.600. Facile capire chi comanda. Altrettanto facile comprendere chi dà da mangiare ai tarantini. Infatti fin dagli anni 70 il reddito medio dei cittadini è il più elevato dell’intero mezzogiorno e il loro tenore di vita occupa nella regione Puglia il primo posto. Chi ha perso un familiare non ha più null’altro da perdere e magari denuncia. Gli altri sono sopraffatti dalla paura di perdere il posto. Bisogna morire per urlare BASTA?
Vulpio ha descritto i fatti raccolti dalle testimonianze e dagli atti probatori ottenuti da stressante e minuzioso lavoro d’indagine in proprio, ma non solo. La collaborazione dei siti e associazioni più attivi e documentati è stata preziosa. Infatti a questi è andato il suo profondo grazie perché se questo libro esiste è merito loro: Comitato per Taranto, Taranto Sociale, Peacelink, Tarantopedia, TarantoViva, Legambiente circolo per Taranto. Ed è a questo punto che è intervenuto de Magistris. Lui ben sa che significa portare avanti le inchieste in questo Paese. C. Vulpio, Troiano, L. de Magistris Conosce i sacrifici, le paure e il coraggio necessari per proseguire, a meno che a un certo punto lo Stato non gli tolga i fascicoli e allora, come ora, può giusto passarci le sue conoscenze. Conferma che la magistratura ha bisogno della collaborazione del cittadino. E’ lui che deve sorvegliare, raccogliere materiale e denunciare. Questo Paese è malato di una patologia cronica data dalla complicità istituzionale, dalla trasversalità nell’accettare e tacere e dall’incapacità. I sindacati, ma anche gli operai stessi, gli organi di controllo sono spesso tutti d’accordo a mantenere in piedi una situazione che in piedi non può stare. L’ambiente ha un costo che dovrebbe essere prioritario, ma le politiche ambientali non sono portate avanti, servono giusto per incrementare un business ai danni di tutti noi e Taranto è testimone. Le fabbriche cominciano a uccidere quando la manutenzione diventa antieconomica e dunque subentra la necessità di sfruttare gli impianti fino alla loro morte. Non importa se nel frattempo muoiono gli umani: costano meno della manutenzione. In compenso l’Italia si prodiga per tutelare la vita di bambini mai nati e la sopravvivenza di chi la vita l’ha già perduta. Quello che sta in mezzo è un optional. (Peacelink)

sabato 16 maggio 2009

La città del sole soffocata dalle nuvole

Un giornalista e un magistrato, travolti da un insolito destino nell'azzurro Paese. Carlo Vulpio e Luigi de Magistris, il primo racconta, informa e denuncia i veleni d'Italia, il secondo deve farne giustizia e punire i colpevoli in nome del popolo italiano. Ci deve essere qualcosa che non quadra se all’uno levano l'incarico d'informarci quotidianamente e all’altro tolgono i fascicoli processuali. Li troviamo alla Fiera del Libro, di fronte a una platea più affamata di notizie, che di pettegolezzi. Vulpio presenta l'ultimo dei suoi libri, perché giusto questi gli rimangono per denunciare. L'agghiacciante sottotitolo per la città di Taranto: viaggio nel territorio più inquinato d'Europa. De Magistris conferma che il Paese è malato e non solo per la diossina tarantina, ma per un sistema pressoché privo d'informazione che impedisce a quel popolo italiano in nome del quale si legifera e si dovrebbe fare giustizia di sapere. Il sistema pensa, analizza e se del caso replica al posto suo. Sono insieme in viaggio per l’Europa da dove sperano di poter lavorare. Cervelli in fuga? No. Anzi, confidiamo possano contribuire a far tornare quelli già scappati.
Nadia Redoglia (Articolo21)

martedì 12 maggio 2009

Taranto, una città violentata, un giornalista vero.

«Un giorno, però, qualcuno ha cominciato a guardare il cielo con una maggiore curiosità, poi con un più forte sospetto, infine con rabbia. Le nuvole non erano mai state tutte uguali come sembravano adesso, ecco qual era la novità sotto il sole di Taranto. Perché dentro quelle nuvole di cui nessuno si era mai accorto, o che nessuno aveva mai voluto vedere, si annidava un nemico che fa paura solo a nominarlo.» (Da Carlo Vulpio, La città delle nuvole. Viaggio nel territorio più inquinato d'Europa, Edizioni Ambiente, 2009 - pagine: 160 - euro 14,00 - ISBN 978-88-96238-06-6)

Un mostro ecologico tiene sotto il ricatto della perdita del posto di lavoro una città intera. È enorme, potente e pericoloso per la salute di chi vi abita intorno. È il centro siderurgico che si innalza alle porte di Taranto, ma sarebbe meglio dire che “occupa” la città, un’anomalia tutta italiana.
Un viaggio nel territorio più inquinato d’Europa, attraverso la voce dei suoi protagonisti: inserti di una vita vissuta pericolosamente, in un clima segnato da omertà politica, rapporti occultati, vessazioni e omesse denunce. Rilevazioni contraffatte e rivelazioni scomode. E poi morti, tanti, quanti non ci si aspetterebbe, evaporati nel silenzio della città delle nuvole.
“C’è un diritto nella nostra Costituzione, che è assoluto e non accetta contemperamenti e limitazioni, ed è il diritto alla salute”. Ma Taranto non può fare a meno dell’industria, perché l’industria crea lavoro. Anche quando le sue emissioni inquinano oltre ogni misura, inondando la città con un fatale miscuglio di veleni: policlorobifenili, benzoapirene, emissioni radioattive, mercurio e, naturalmente, diossina, così tanta da far impallidire il caso Seveso. Un disastro ambientale con conseguenze dirette sulla salute di persone e animali.
Tra politici assenti – quando non troppo presenti –, sospetti e scandali annunciati, l’inchiesta di Carlo Vulpio persegue la “scellerata” ricerca della verità, supportato solo dalle attività di una società civile sempre più consapevole, nel (quasi) silenzio dei mezzi di informazione.
Perché, almeno fino a oggi, protocolli e atti d’intesa non sono serviti a chi l’acciaieria – e gli altri stabilimenti del polo industriale – la respira quotidianamente. Nonostante testimonianze, interrogazioni parlamentari, processi e condanne, il campionario delle vittime non accenna a diminuire: i malati di leucemia del quartiere Tamburi; fumatori incalliti di undici anni; donne e uomini sopraffatti dalla diossina; masserie svuotate; interi allevamenti di bestiame sterminati. Tutto questo, e altro ancora, senza troppi allarmismi.

Carlo Vulpio è inviato del Corriere della Sera, quotidiano per il quale lavora dal 1990. Si occupa di importanti fatti di cronaca e di inchieste in Italia e all’estero. Gli ultimi casi che ha trattato riguardano i magistrati Luigi de Magistris e Clementina Forleo. Queste inchieste sono state anche le ultime che Vulpio ha potuto raccontare, poiché il 3 dicembre 2008, dopo un articolo ricco di nomi e cognomi sui casi Why Not e Toghe lucane, Vulpio è stato improvvisamente sollevato dall’incarico dalla direzione del Corriere. Ha scritto Roba Nostra (Il Saggiatore, premio Rosario Livatino 2009) e ha insegnato per diversi anni all’Università statale di Bologna, come docente a contratto, nel corso di laurea specialistica in Scienze della comunicazione pubblica, sociale e politica. Il suo blog è www.carlovulpio.it