NOTA STAMPA DI TARANTO LIDER
Il 30 Settembre 2014, con votazione unanime del Consiglio della
Regione Puglia, è stata approvata la legge regionale n.40 “Disposizioni
per la tutela delle donne affette dall’endometriosi”, ottimo esempio di
collaborazione tra cittadini e Istituzioni, e pubblicata sul Bollettino
Ufficiale della Regione Puglia n. 143 suppl. del 14 Ottobre 2014. La
legge è stata fortemente voluta dal Comitato Taranto LIDER supportato
dall’azione della consigliera Anna Rita Lemma. All’art.2 della suddetta
legge “Osservatorio regionale sull’endometriosi”, il comma 6 recita: “L’Osservatorio
è costituito con deliberazione di Giunta entro novanta giorni dalla
data di entrata in vigore della presente legge.”
I 90 giorni previsti dalla legge sono scaduti il 14 Gennaio
2015 e a tutt’oggi nessuna delibera di Giunta riporta l’istituzione
dell’Osservatorio. Non potendo restare a guardare, in data 3
febbraio 2015 Taranto LIDER ha inviato per posta certificata,
all’assessore alla Sanità Pentassuglia e al Presidente della Regione
Puglia Vendola, richiesta formale di istituzione dell’Osservatorio,
chiedendo il rispetto dei termini di legge anche, e soprattutto, per la
definizione dei criteri e delle modalità di tenuta e rilevazione dei
dati del Registro dell’endometriosi. Gli stessi devono essere indicati
per legge entro il 14 Aprile 2015.La nostra istanza è stata ricevuta
nella stessa data. A tutt’oggi non abbiamo ricevuto alcuna risposta.
Nel frattempo, dopo un incontro chiarificatore con gli epidemiologi dell’ASL di Taranto, responsabili della “Linea 5.3 – Conduzione di studi epidemiologici”
prevista dal Protocollo operativo per la realizzazione del Programma
Straordinario Salute Ambiente per Taranto, coloro che attendono dalla
Regione Puglia le suddette indicazioni per la stesura del Registro, il
comitato Taranto LIDER ha contattato il Dott. Antonio Maiorana,
Responsabile scientifico del Progetto RESET Registro Siciliano per
l’Endometriosi, primo esperimento italiano di Registro endometriosi, che
non manchiamo di ringraziare per le informazioni dettagliate forniteci.
Obiettivo del Progetto RESET era Costruire un registro
siciliano sull’endometriosi su base multicentrica regionale con la
creazione di un archivio digitale via web. Riportiamo le dichiarazioni
del Dott. Antonio Maiorana: “La banca dati ha consentito di ottenere
dati epidemiologici e clinici di notevole rilevanza scientifica e si
ritiene che contribuirà certamente ad elevare il grado di conoscenza
della malattia e di conseguenza la qualità assistenziale.”
Visualizzazione post con etichetta endometriosi. Mostra tutti i post
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sabato 28 febbraio 2015
mercoledì 29 ottobre 2014
Una procura continuamente "esposta"!
Endometriosi a Taranto, “L’inquinamento è la causa?” Esposto in Procura
Sono state le emissioni nocive dell’Ilva e della zona industriale di Taranto a causare la diffusione dell’endometriosi in Puglia e l’infertilità nelle donne della provincia ionica? È quanto vogliono sapere i componenti del comitato Taranto Lider, donne tarantine che da anni hanno intrapreso una battaglia a tutela delle migliaia di donne affette dalla grave e semisconosciuta patologia che, nei casi più gravi, può portare all’infertilità femminile. Con un esposto alla procura guidata da Franco Sebastio, infatti, il comitato ha chiesto di verificare se vi sono nessi causali tra inquinamento e malattia, soprattutto dopo le dichiarazioni allarmanti formulate dagli esperti nominati dal gip Patrizia Todisco nelle maxi perizie divenute pietre miliari dell’inchiesta Ilva.I periti, infatti, hanno spiegato che tra “le manifestazioni acute da diossine” c’è anche “l’endometriosi” anche se hanno poi aggiunto che “i tempi estremamente ridotti con cui il progetto di studio epidemiologico è stato condotto (8 mesi per progettazione, acquisizione dati, controllo di qualità, analisi statistica e redazione del rapporto) non hanno permesso analisi aggiuntive e valutazioni dettagliate” ed è quindi necessario proseguire con la “caratterizzazione della fertilità e della salute riproduttiva. Questi aspetti – scrivono i periti – non sono stati considerati nella presente indagine ma devono essere valutati con attenzione specie in relazione ai possibili effetti tossici degli Ipa (idrocarburi policiclici aromatici, ndr) e delle diossine”.
Ma cos’è l’endometriosi? “L’ endometriosi è una malattia complessa – ha spiegato a ilfattoquotidiano.it Maria Teresa D’Amato – originata dalla presenza anomala del tessuto che riveste la parete interna dell’utero, l’endometrio, in altri organi quali ovaie, tube, peritoneo, vagina, intestino, vescica, ureteri e reni. È una malattia subdola che se non diagnosticata tempestivamente provoca infiammazioni croniche, aderenze e persino infertilità. II violento dolore pelvico cronico durante il ciclo, l’ovulazione e durante i rapporti sessuali, la stanchezza cronica e gli effetti collaterali che colpiscono le donne che ne sono affette, purtroppo, impediscono spesso una normale vita sociale, familiare ed anche professionale”.
E così, a distanza di due anni da quelle perizie, le donne di Taranto Lider hanno chiesto alla procura ionica di continuare a indagare sulla vicenda. Una nuova battaglia da vincere, insomma. Come quella sulla legge regionale sull’endometriosi approvata dal consiglio pugliese lo scorso 30 settembre dopo la proposta giunta proprio dalle donne tarantine. “Abbiamo pensato che non basta denunciare – ha raccontato Roberta Villa – perché la denuncia non offre garanzie alle donne e così, sul modello friulano, abbiamo lavorato alla proposta di legge della quale la consigliera Annarita Lemma (Pd) è prima firmataria”. La proposta è così diventata legge, la seconda in Italia dopo il Friuli, con il voto bipartisan. “Ma noi non ci fermiamo – ha annunciato Grazia Maremonti – perché vogliamo che l’istituzione del registro regionale dell’endometriosi diventi realtà. E previsto dalla legge. Purtroppo i casi sono davvero tanti: è un problema che affligge quasi 3 milioni di donne in Italia (dato notevolmente sottostimato e relativo ad uno studio del 2004) e purtroppo la diagnosi completa avviene anche dopo 9 anni dai primi sintomi. La Regione Puglia ha fatto il primo passo, ora bisogna continuare su questa strada per restituire dignità alle donne che soffrono in silenzio. Lo sa che tante tarantine affette da endometriosi hanno scelto di non firmare l’esposto perché il marito lavora all’Ilva?”.
martedì 5 novembre 2013
Un firma per monitorare l'endometriosi
Ambientalisti Taranto per istituzione registro casi endometriosi
Nel convegno sui temi della salute, dell'ambiente e del lavoro che si terra' giovedi' a Taranto su iniziativa dell'arcivescovo Filippo Santoro, presenti i ministri dell'Ambiente, Andrea Orlando, e della Salute, Beatrice Lorenzin, il movimento ambientalista tarantino chiedera' fra l'altro l'istituzione di un "Registro regionale pugliese per l'Endometriosi". La richiesta e' sostenuta dall'Isde, l'associazione medici per l'ambiente, e dall'Ordine dei medici di Taranto.
"Si parla di un 10% di donne tarantine toccate da questa malattia - e' stato affermato oggi in una conferenza stampa dal movimento "Taranto Lider" - ma noi crediamo che i casi siano di piu'". Tre milioni in tutta Italia sono le donne colpite da una patologia importante che investe l'apparato riproduttivo femminile, causando danni psico-fisici, forti dolori e infertilita'. Dati e studi recenti dimostrerebbero quanto l'inquinamento da sostanze tossiche, in particolare da diossine e Pcb, possa incidere sull'insorgenza di questa patologia.
"Questo significa che sarebbe possibile fare prevenzione primaria - spiega "Taranto Lider" - se solo avessimo dati epidemiologici attendibili anche in Puglia, una regione che presenta numerose aree caratterizzate da livelli critici di inquinamento." La richiesta di "Taranto Lider" e' sostenuta anche dall'associazione "Passeggino Rosso", un movimento di donne di Brindisi nato per richiamare l'attenzione sui problemi che colpiscono la salute dei bambini e delle donne.
L'istituzione del Registro regionale per la raccolta e l'analisi dei dati clinici e sociali riferiti alla malattia dell'endometriosi avra' il fine di stabilire appropriate strategie di intervento, di monitorare l'andamento e la ricorrenza della malattia, nonche' di rilevare le problematiche connesse e le eventuali complicanze, e infine di mettere in atto strategie di prevenzione primaria nelle zone a rischio.
"Le donne che hanno contratto questa malattia - aggiunge D'Amato - dovranno usufruire in Puglia dell'esenzione del ticket sanitario e delle agevolazioni per le analisi e per le cure". Il comitato "Taranto Lider" ha anche lanciato una petizione on line con quale si rivolge direttamente al governatore della Puglia, Nichi Vendola, per chiedere "una legge per la tutela delle donne affette da endometriosi". Ad ottobre del 2012 questa malattia e' stata inserita nelle nuove tabelle dell'Inps come causa di invalidita' civile.
L'endometrio e' un tessuto presente all'interno dell'utero e quando si sviluppa anche in altre parti del corpo e non solo all'interno dell'utero, si parla di endometriosi, e' stato spiegato oggi. Precisato anche che interessa soprattutto le donne di 30-40 anni e che si verifica piu' spesso nelle donne che non hanno mai avuto figli. I sintomi si possono raggruppare in due gruppi fondamentali: dolore e infertilita'. E l'infertilita' puo' essere causata anche da fattori biochimici.(AGI).
Nel convegno sui temi della salute, dell'ambiente e del lavoro che si terra' giovedi' a Taranto su iniziativa dell'arcivescovo Filippo Santoro, presenti i ministri dell'Ambiente, Andrea Orlando, e della Salute, Beatrice Lorenzin, il movimento ambientalista tarantino chiedera' fra l'altro l'istituzione di un "Registro regionale pugliese per l'Endometriosi". La richiesta e' sostenuta dall'Isde, l'associazione medici per l'ambiente, e dall'Ordine dei medici di Taranto.
"Si parla di un 10% di donne tarantine toccate da questa malattia - e' stato affermato oggi in una conferenza stampa dal movimento "Taranto Lider" - ma noi crediamo che i casi siano di piu'". Tre milioni in tutta Italia sono le donne colpite da una patologia importante che investe l'apparato riproduttivo femminile, causando danni psico-fisici, forti dolori e infertilita'. Dati e studi recenti dimostrerebbero quanto l'inquinamento da sostanze tossiche, in particolare da diossine e Pcb, possa incidere sull'insorgenza di questa patologia.
"Questo significa che sarebbe possibile fare prevenzione primaria - spiega "Taranto Lider" - se solo avessimo dati epidemiologici attendibili anche in Puglia, una regione che presenta numerose aree caratterizzate da livelli critici di inquinamento." La richiesta di "Taranto Lider" e' sostenuta anche dall'associazione "Passeggino Rosso", un movimento di donne di Brindisi nato per richiamare l'attenzione sui problemi che colpiscono la salute dei bambini e delle donne.
L'istituzione del Registro regionale per la raccolta e l'analisi dei dati clinici e sociali riferiti alla malattia dell'endometriosi avra' il fine di stabilire appropriate strategie di intervento, di monitorare l'andamento e la ricorrenza della malattia, nonche' di rilevare le problematiche connesse e le eventuali complicanze, e infine di mettere in atto strategie di prevenzione primaria nelle zone a rischio.
"Le donne che hanno contratto questa malattia - aggiunge D'Amato - dovranno usufruire in Puglia dell'esenzione del ticket sanitario e delle agevolazioni per le analisi e per le cure". Il comitato "Taranto Lider" ha anche lanciato una petizione on line con quale si rivolge direttamente al governatore della Puglia, Nichi Vendola, per chiedere "una legge per la tutela delle donne affette da endometriosi". Ad ottobre del 2012 questa malattia e' stata inserita nelle nuove tabelle dell'Inps come causa di invalidita' civile.
L'endometrio e' un tessuto presente all'interno dell'utero e quando si sviluppa anche in altre parti del corpo e non solo all'interno dell'utero, si parla di endometriosi, e' stato spiegato oggi. Precisato anche che interessa soprattutto le donne di 30-40 anni e che si verifica piu' spesso nelle donne che non hanno mai avuto figli. I sintomi si possono raggruppare in due gruppi fondamentali: dolore e infertilita'. E l'infertilita' puo' essere causata anche da fattori biochimici.(AGI).
domenica 25 novembre 2012
Inquinamento e infertilità
Taranto, esposto in Procura su inquinamento e infertilità
Diossine e pcb provenienti dall’area industriale possono avere un nesso con i numerosi casi di endometriosi ed infertilità nella nostra provincia?
E’ l’oggetto di un esposto denuncia che il comitato «Taranto Lider» che sarà depositato presso la procura di Taranto entro la prima settimana di dicembre. Da qui l’invito rivolto alla cittadinanza a sottoscrivere l’esposto qualora si fosse in possesso dei requisiti minimi (residenza in Taranto e provincia e cartelle cliniche attestanti una delle patologie indicate).
Si chiederà, dunque, alla procura di indagare. Ma per il «omitato «Taranto Lider» – così come annunciato ieri nel corso di una conferenza stampa dalle respondabili Rosa e Maria Teresa D’Amato, Grazia Maremonti e Roberta Villa – il nesso tra emissioni inquinanti e patologie riscontrate a Taranto c’è.
A dare sostegno a tale convinzione gli stessi periti di cui si è avvalsa il giudice Todisco nel processo contro l’Ilva che così scrivono nella loro perizia: «Si raccomanda la prosecuzione della indagine sui seguenti aspetti: caratterizzazione della fertilità e della salute riproduttiva. Questi aspetti non sono stati considerati nella presente indagine ma devono essere valutati con attenzione specie in relazione ai possibili effetti tossici degli Ipa e delle diossine».
Quindi il Comitato indica e cita anche lo studio clinico su endometriosi e inquinamento promosso dall’Istituto Superiore di Sanità: «La correlazione tra le diossine e i composti diossina-simili, da una parte, e l'endometriosi, dall'altra, è stata dimostrata finora su modelli animali, tanto che, prima l'Organizzazione mondiale della Sanità nel 1998 e poi la Scientific Commitee on Food dell'Unione Europea nel 2000, hanno incluso l'endometriosi tra gli obiettivi più sensibili all'esposizione a tali inquinanti. Nell'ambito, poi, del programma comunitario per l'identificazione delle sostanze che alterano il sistema endocrino, lo studio di questi contaminanti è stato indicato come prioritario: come primo passo cioè per poter intraprendere le opportune azioni di riduzione della loro presenza nell'ambiente».
«Una diretta conseguenza dell’endometriosi è l’infertilità – incalza quindi il Comitato Taranto Lider -. Le donne con endometriosi sono spesso costrette a sottoporsi a pesantissime stimolazioni ormonali e a cicli di fecondazione assistita. A questo proposito viene rilevato un effetto della diossina negativo sulla riuscita di cicli di fecondazione assistita, come dimostrato dallo studio presentato dalla dottoressa De Palo dell'Università di Bari che ha osservato nelle donne del bacino tarantino una risposta scarsa alla stimolazione ovarica, basso recupero di ovociti, basso tasso di gravidanze».
Insomma, quali le conclusioni a cui giunge il Comitato? «Non vogliamo accusare nessuno – dicono -, chiediamo solo che venga fatta luce su questo aspetto che gli stessi periti del tribunale hanno indicato come un accertamento necessario. Le patologie dell'infertilità e l'endometriosi incidono come ferite nel cuore di molte famiglie di Taranto e quindi è un sacrosanto diritto che, così come si sono condotti studi sulla correlazione inquinamento/tumori, si conducano studi sul rapporto tra inquinamento e infertilità, inquinamento ed endometriosi». L’esposto che a breve sarà presentato in procura è stato redatto sulla base dei dati forniti dal Comitato Taranto Lider dall’avvocato Maria Fonte Gallo, dall’avvocato Mariacristina Petrolo, con la collaborazione di Vincenza Sofo (professore associato di Patologia generale dell’Università di Messina) che hanno prestato la loro attività esclusivamente a titolo gratuito. Per informazioni, è possibile rivolgersi a tarantolider@libero.it. (GdM)
Diossine e pcb provenienti dall’area industriale possono avere un nesso con i numerosi casi di endometriosi ed infertilità nella nostra provincia?
E’ l’oggetto di un esposto denuncia che il comitato «Taranto Lider» che sarà depositato presso la procura di Taranto entro la prima settimana di dicembre. Da qui l’invito rivolto alla cittadinanza a sottoscrivere l’esposto qualora si fosse in possesso dei requisiti minimi (residenza in Taranto e provincia e cartelle cliniche attestanti una delle patologie indicate).
Si chiederà, dunque, alla procura di indagare. Ma per il «omitato «Taranto Lider» – così come annunciato ieri nel corso di una conferenza stampa dalle respondabili Rosa e Maria Teresa D’Amato, Grazia Maremonti e Roberta Villa – il nesso tra emissioni inquinanti e patologie riscontrate a Taranto c’è.
A dare sostegno a tale convinzione gli stessi periti di cui si è avvalsa il giudice Todisco nel processo contro l’Ilva che così scrivono nella loro perizia: «Si raccomanda la prosecuzione della indagine sui seguenti aspetti: caratterizzazione della fertilità e della salute riproduttiva. Questi aspetti non sono stati considerati nella presente indagine ma devono essere valutati con attenzione specie in relazione ai possibili effetti tossici degli Ipa e delle diossine».
Quindi il Comitato indica e cita anche lo studio clinico su endometriosi e inquinamento promosso dall’Istituto Superiore di Sanità: «La correlazione tra le diossine e i composti diossina-simili, da una parte, e l'endometriosi, dall'altra, è stata dimostrata finora su modelli animali, tanto che, prima l'Organizzazione mondiale della Sanità nel 1998 e poi la Scientific Commitee on Food dell'Unione Europea nel 2000, hanno incluso l'endometriosi tra gli obiettivi più sensibili all'esposizione a tali inquinanti. Nell'ambito, poi, del programma comunitario per l'identificazione delle sostanze che alterano il sistema endocrino, lo studio di questi contaminanti è stato indicato come prioritario: come primo passo cioè per poter intraprendere le opportune azioni di riduzione della loro presenza nell'ambiente».
«Una diretta conseguenza dell’endometriosi è l’infertilità – incalza quindi il Comitato Taranto Lider -. Le donne con endometriosi sono spesso costrette a sottoporsi a pesantissime stimolazioni ormonali e a cicli di fecondazione assistita. A questo proposito viene rilevato un effetto della diossina negativo sulla riuscita di cicli di fecondazione assistita, come dimostrato dallo studio presentato dalla dottoressa De Palo dell'Università di Bari che ha osservato nelle donne del bacino tarantino una risposta scarsa alla stimolazione ovarica, basso recupero di ovociti, basso tasso di gravidanze».
Insomma, quali le conclusioni a cui giunge il Comitato? «Non vogliamo accusare nessuno – dicono -, chiediamo solo che venga fatta luce su questo aspetto che gli stessi periti del tribunale hanno indicato come un accertamento necessario. Le patologie dell'infertilità e l'endometriosi incidono come ferite nel cuore di molte famiglie di Taranto e quindi è un sacrosanto diritto che, così come si sono condotti studi sulla correlazione inquinamento/tumori, si conducano studi sul rapporto tra inquinamento e infertilità, inquinamento ed endometriosi». L’esposto che a breve sarà presentato in procura è stato redatto sulla base dei dati forniti dal Comitato Taranto Lider dall’avvocato Maria Fonte Gallo, dall’avvocato Mariacristina Petrolo, con la collaborazione di Vincenza Sofo (professore associato di Patologia generale dell’Università di Messina) che hanno prestato la loro attività esclusivamente a titolo gratuito. Per informazioni, è possibile rivolgersi a tarantolider@libero.it. (GdM)
domenica 20 novembre 2011
Non solo tumori. Una nota ai periti epidemiologi
Il Comitato “Taranto lider”, sulla base di precisi riferimenti scientifici e grazie alla collaborazione di medici esperti in problemi di fertilità, ha inviato una lettera ai tre periti epidemiologi, nominati dalla Procura, con le richieste di seguito riportate.
Alla cortese attenzione di: Prof. BIGGERI ANNIBALE Dipartimento di Statistica "Giuseppe Parenti" Prof.ssa TRIASSI MARIA Scuola di Formazione in Management Sanitario: Dr. FORASTIERE FRANCESCO A.S.L. Roma e Dipartimento di Epidemiologia
Illustri dottori, in qualità di membri del comitato cittadino, “Taranto lider”, acronimo di Libere Iniziative per la Diversificazione Economica e la Riconversione, che si pone come obiettivo la realizzazione di iniziative tese a far crescere una nuova consapevolezza nell’opinione pubblica sulla delicata questione delle alternative alla grande industria pesante e che ha sempre cercato di diffondere il principio di massima precauzione e prevenzione primaria con istituzione di mappe epidemiologiche, SCRIVIAMO la presente perché fortemente convinti che non tralascerete nella vostra indagine di considerare malattie fortemente invalidanti e diffuse, come le patologie tumorali, le neoplasie, ecc, ma al tempo stesso riteniamo di dover vigilare affinché venga data la giusta attenzione anche a malattie fortemente invalidanti, ma ancora non riconosciute ufficialmente dal Servizio Sanitario Nazionale, quali l’endomentriosi e l’MCS (Sensibilità Chimica Multipla).
Diamo in questo modo voce a tutti i cittadini che tramite “Taranto lider” hanno espresso il proprio dolore e il proprio desiderio di vedere i propri diritti rispettati, processo cominciato già tempo fa con la pubblicazione su una nota testata locale di un articolo in proposito.
All’interno di tale articolo fu citato il presidente della Sigo (Societa’ italiana di ginecologia) Giorgio Vittori che aveva affermato: “Le sostanze inquinanti presenti nell’ambiente, tra cui la diossina contribuiscono all’insorgenza dell’endometriosi, come dimostrano i dati epidemiologici del Belgio e di alcune regioni italiane.
Secondo noi, considerato l’elevato numero di soggetti colpiti ci troviamo di fronte ad un’epidemia, e l’ampiezza del fenomeno deve essere riconosciuta dalle istituzioni.” Studi epidemiologici indicano l’associazione fra l’aumentato bioaccumulo di PCB “diossina simili” e/o diossine ed un incremento del rischio di endometriosi (Rier & Foster, Toxicol Sci. 2002 70: 161-70).
Quanto dichiarato relativamente alla correlazione tra endometriosi e diossina è stato recentemente confermato da un gruppo di ricerca tutto italiano, finanziato dalla Fondazione Italiana Endometriosi, che è riuscito a identificare l’origine genetica dell’endometriosi, una malattia che colpisce oltre tre milioni di donne, solo in Italia, e la sua correlazione con gli inquinanti presenti in atmosfera e nella catena alimentare, tra cui diossina, mercurio, cadmio, piombo, plastificanti, fenoli. Gli scienziati sono riusciti a identificare con lunghe ricerche, cellule di endometrio al di fuori dell’utero, nei feti femminili già dalla sedicesima settimana di vita. L’equipe dichiara: “Lo studio ha dimostrato, per la prima volta che l’endometriosi é determinata dalla presenza di tessuto endometriale primitivo al di fuori dell’utero, derivante da un minimo difetto genetico dell’apparato genitale. Concorrono alla formazione di questa patologia, distruttori endocrini, agenti inquinanti come la diossina e altri contaminanti che causano o stabilizzano il fenomeno durante la gravidanza.”
Con questa lettera vogliamo, inoltre, porre la vostra attenzione anche al legame esistente tra l’inquinamento e la problematica della sterilità a causa delle alte temperature riscontrate all’interno degli stabilimenti siderurgici, e delle radiazioni ionizzanti, già scientificamente comprovato da studi realizzati dal Prof. Filippo Maria Boscia (luminare nel campo della cura della sterilità e, in particolare, dell’endometriosi), dal suo staff e dal altri medici competenti ed esperti nel campo.
Attualmente è in corso, a partire dal 2010, un protocollo di ricerca finanziato dalla Fondazione Cassa di risparmio di Puglia, in collaborazione con l`Università di Bari e in particolare con il dipartimento di ginecologia, ostetricia e neonatologia che potrà stabilire se, nella nostra provincia, c`è una relazione tra inquinanti ambientali e infertilità femminile. Lo studio diretto dalla dottoressa Raffaella Depalo, fisiopatologa della riproduzione umana al Policlinico di Bari, su un campione di 58 donne dell`area tarantina da confrontare con altrettante donne che risiedono nel resto della Puglia. L`emissione di diossina dell`impianto Ilva di Taranto desta, da sempre, forte preoccupazione. Lo studio è nato da un dato osservazionale retrospettivo sulla "risposta povera" alla stimolazione ovarica in cicli di Fecondazione Assistita, in una ristretta popolazione di giovani donne che avevano come comune denominatore la stessa provenienza: l’area geografica tarantina.
I dati prelimari sono relativi ad uno studio prospettico sugli effetti della diossina sulla maturazione dell’ovocita. Gli esiti definitivi saranno resi pubblici il 25 novembre a Lecce, nel XVII Week-end Clinico della Società Italiana della Riproduzione “Ambiente, fertilità e tumori” con la relazione della dottoressa Depalo: “Diossine e patologie ovariche correlate”. Secondo i rilievi effettuati dall`Arpa Puglia, i dati annui proiettati su 45 anni di funzionamento dell`impianto, fornirebbero un ammontare di oltre 7 chili e mezzo di diossine fuoriuscite, con relative problematiche sanitarie connesse all`esposizione cronica. Alla presentazione del progetto, nell`auditorium della Fondazione CrP, è intervenuto, tra gli altri, Giorgio Assennato, direttore dell`Arpa Puglia (l`Agenzia per l`ambiente) che ha sottolineato la necessità di dare risposte precise alla popolazione. Ha ricordato, inoltre, la tragedia di Seveso del 1976, con la grande quantità di diossina rilasciata nell`aria per un incidente agli impianti della Icmesa di Meda, e le gravi patologie che furono riscontrate nella popolazione contaminata.
In questo momento storico è in corso l’incidente probatorio sulle emissioni dell’Ilva e nell’ambito dello stesso ci sono 300 dipendenti Ilva da monitorare, per comprendere la correlazione tra le loro condizioni di salute e le emissioni dell’Ilva. Noi come altri comitati della città tarantina, riteniamo che monitorare solamente 300 dipendenti, su circa 11.000, senza dimenticare gli ex-dipendenti congedati dopo decenni di vita nello stabilimento, possa essere insufficiente e ribadiamo vogliamo sollecitare la considerazione non solo delle malattie riconosciute come malattie professionali. Affinché lo studio non risulti limitativo e poco rappresentativo, andrebbero ad esempio monitorati i dipendenti che sono stati costretti a ricorrere a periodi di malattia, verificando se hanno trascorso periodi in ospedali o abbiano seguito terapie antitumorali o interventi chirurgici o di autotrapianto oppure se siano deceduti.
Siamo naturalmente fiduciosi nelle Istituzioni e nel vostro operato, ma abbiamo l’obbligo, in quanto portavoce dei diritti dei cittadini, di esprimere i nostri dubbi e sollecitare il massimo impegno affinché la professionalità degli esperti prescelti sia in grado di evidenziare e sottoscrivere scientificamente la realtà e la drammatica situazione della città di Taranto già nota a tutti, ma da molti volutamente tenuta in sordina.
In attesa di un vostro gentile cenno di riscontro e di voler magari diffondere le vostre intenzioni sui nostri spazi web e tramite eventuali interviste e comunicati stampa, inviamo i nostri più cordiali saluti.
Comitato cittadino Taranto Lider
Alla cortese attenzione di: Prof. BIGGERI ANNIBALE Dipartimento di Statistica "Giuseppe Parenti" Prof.ssa TRIASSI MARIA Scuola di Formazione in Management Sanitario: Dr. FORASTIERE FRANCESCO A.S.L. Roma e Dipartimento di Epidemiologia
Illustri dottori, in qualità di membri del comitato cittadino, “Taranto lider”, acronimo di Libere Iniziative per la Diversificazione Economica e la Riconversione, che si pone come obiettivo la realizzazione di iniziative tese a far crescere una nuova consapevolezza nell’opinione pubblica sulla delicata questione delle alternative alla grande industria pesante e che ha sempre cercato di diffondere il principio di massima precauzione e prevenzione primaria con istituzione di mappe epidemiologiche, SCRIVIAMO la presente perché fortemente convinti che non tralascerete nella vostra indagine di considerare malattie fortemente invalidanti e diffuse, come le patologie tumorali, le neoplasie, ecc, ma al tempo stesso riteniamo di dover vigilare affinché venga data la giusta attenzione anche a malattie fortemente invalidanti, ma ancora non riconosciute ufficialmente dal Servizio Sanitario Nazionale, quali l’endomentriosi e l’MCS (Sensibilità Chimica Multipla).
Diamo in questo modo voce a tutti i cittadini che tramite “Taranto lider” hanno espresso il proprio dolore e il proprio desiderio di vedere i propri diritti rispettati, processo cominciato già tempo fa con la pubblicazione su una nota testata locale di un articolo in proposito.
All’interno di tale articolo fu citato il presidente della Sigo (Societa’ italiana di ginecologia) Giorgio Vittori che aveva affermato: “Le sostanze inquinanti presenti nell’ambiente, tra cui la diossina contribuiscono all’insorgenza dell’endometriosi, come dimostrano i dati epidemiologici del Belgio e di alcune regioni italiane.
Secondo noi, considerato l’elevato numero di soggetti colpiti ci troviamo di fronte ad un’epidemia, e l’ampiezza del fenomeno deve essere riconosciuta dalle istituzioni.” Studi epidemiologici indicano l’associazione fra l’aumentato bioaccumulo di PCB “diossina simili” e/o diossine ed un incremento del rischio di endometriosi (Rier & Foster, Toxicol Sci. 2002 70: 161-70).
Quanto dichiarato relativamente alla correlazione tra endometriosi e diossina è stato recentemente confermato da un gruppo di ricerca tutto italiano, finanziato dalla Fondazione Italiana Endometriosi, che è riuscito a identificare l’origine genetica dell’endometriosi, una malattia che colpisce oltre tre milioni di donne, solo in Italia, e la sua correlazione con gli inquinanti presenti in atmosfera e nella catena alimentare, tra cui diossina, mercurio, cadmio, piombo, plastificanti, fenoli. Gli scienziati sono riusciti a identificare con lunghe ricerche, cellule di endometrio al di fuori dell’utero, nei feti femminili già dalla sedicesima settimana di vita. L’equipe dichiara: “Lo studio ha dimostrato, per la prima volta che l’endometriosi é determinata dalla presenza di tessuto endometriale primitivo al di fuori dell’utero, derivante da un minimo difetto genetico dell’apparato genitale. Concorrono alla formazione di questa patologia, distruttori endocrini, agenti inquinanti come la diossina e altri contaminanti che causano o stabilizzano il fenomeno durante la gravidanza.”
Con questa lettera vogliamo, inoltre, porre la vostra attenzione anche al legame esistente tra l’inquinamento e la problematica della sterilità a causa delle alte temperature riscontrate all’interno degli stabilimenti siderurgici, e delle radiazioni ionizzanti, già scientificamente comprovato da studi realizzati dal Prof. Filippo Maria Boscia (luminare nel campo della cura della sterilità e, in particolare, dell’endometriosi), dal suo staff e dal altri medici competenti ed esperti nel campo.
Attualmente è in corso, a partire dal 2010, un protocollo di ricerca finanziato dalla Fondazione Cassa di risparmio di Puglia, in collaborazione con l`Università di Bari e in particolare con il dipartimento di ginecologia, ostetricia e neonatologia che potrà stabilire se, nella nostra provincia, c`è una relazione tra inquinanti ambientali e infertilità femminile. Lo studio diretto dalla dottoressa Raffaella Depalo, fisiopatologa della riproduzione umana al Policlinico di Bari, su un campione di 58 donne dell`area tarantina da confrontare con altrettante donne che risiedono nel resto della Puglia. L`emissione di diossina dell`impianto Ilva di Taranto desta, da sempre, forte preoccupazione. Lo studio è nato da un dato osservazionale retrospettivo sulla "risposta povera" alla stimolazione ovarica in cicli di Fecondazione Assistita, in una ristretta popolazione di giovani donne che avevano come comune denominatore la stessa provenienza: l’area geografica tarantina.
I dati prelimari sono relativi ad uno studio prospettico sugli effetti della diossina sulla maturazione dell’ovocita. Gli esiti definitivi saranno resi pubblici il 25 novembre a Lecce, nel XVII Week-end Clinico della Società Italiana della Riproduzione “Ambiente, fertilità e tumori” con la relazione della dottoressa Depalo: “Diossine e patologie ovariche correlate”. Secondo i rilievi effettuati dall`Arpa Puglia, i dati annui proiettati su 45 anni di funzionamento dell`impianto, fornirebbero un ammontare di oltre 7 chili e mezzo di diossine fuoriuscite, con relative problematiche sanitarie connesse all`esposizione cronica. Alla presentazione del progetto, nell`auditorium della Fondazione CrP, è intervenuto, tra gli altri, Giorgio Assennato, direttore dell`Arpa Puglia (l`Agenzia per l`ambiente) che ha sottolineato la necessità di dare risposte precise alla popolazione. Ha ricordato, inoltre, la tragedia di Seveso del 1976, con la grande quantità di diossina rilasciata nell`aria per un incidente agli impianti della Icmesa di Meda, e le gravi patologie che furono riscontrate nella popolazione contaminata.
In questo momento storico è in corso l’incidente probatorio sulle emissioni dell’Ilva e nell’ambito dello stesso ci sono 300 dipendenti Ilva da monitorare, per comprendere la correlazione tra le loro condizioni di salute e le emissioni dell’Ilva. Noi come altri comitati della città tarantina, riteniamo che monitorare solamente 300 dipendenti, su circa 11.000, senza dimenticare gli ex-dipendenti congedati dopo decenni di vita nello stabilimento, possa essere insufficiente e ribadiamo vogliamo sollecitare la considerazione non solo delle malattie riconosciute come malattie professionali. Affinché lo studio non risulti limitativo e poco rappresentativo, andrebbero ad esempio monitorati i dipendenti che sono stati costretti a ricorrere a periodi di malattia, verificando se hanno trascorso periodi in ospedali o abbiano seguito terapie antitumorali o interventi chirurgici o di autotrapianto oppure se siano deceduti.
Siamo naturalmente fiduciosi nelle Istituzioni e nel vostro operato, ma abbiamo l’obbligo, in quanto portavoce dei diritti dei cittadini, di esprimere i nostri dubbi e sollecitare il massimo impegno affinché la professionalità degli esperti prescelti sia in grado di evidenziare e sottoscrivere scientificamente la realtà e la drammatica situazione della città di Taranto già nota a tutti, ma da molti volutamente tenuta in sordina.
In attesa di un vostro gentile cenno di riscontro e di voler magari diffondere le vostre intenzioni sui nostri spazi web e tramite eventuali interviste e comunicati stampa, inviamo i nostri più cordiali saluti.
Comitato cittadino Taranto Lider
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