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lunedì 7 dicembre 2015

La fabbrica modello..

Ilva, cede passerella e precipita un operaio: non è in pericolo di vita

Un nuovo incidente in Ilva questa mattina. L'ancoraggio di una passerella metallica a circa sei metri d'altezza ha ceduto mentre transitava un lavoratore del reparto manutenzione meccanica al secondo sporgente del porto, in uso al siderurgico.
L'uomo di 42 anni è caduto nel vuoto schiantandosi al suolo.  L'operaio è stato sottoposto ad intervento chirurgico, ha riportato una lesione lombare, la frattura del bacino e la perforazione di un polmone. Non è in pericolo di vita.
Il lavoratore è ricoverato all'ospedale Santissima Annunziata di Taranto. È immediatamente stata avviata una indagine per ricostruire la dinamica dell'incidente ed eventuali responsabilità.
I rappresentanti sindacali di Fim, Fiom e Uilm hanno chiesto un incontro urgente al direttore dello stabilimento Cola per essere informati sull'esatta dinamica dell'incidente occorso ad un collega. Le organizzazioni sindacali chiedono immediati controlli su tutte le passerelle dell'area portuale.
L'area del reparto Ima, intanto, è stata posta sotto sequestro su disposizione della magistratura. I sigilli sono stati apposti ai camminamenti mentre il nastro resta in marcia per caricare la loppa. (Rep)

sabato 28 novembre 2015

3 anni dopo, non si dimentica

Un corteo di imbarcazioni in ricordo di tutte le persone morte sul lavoro e delle vittime del dovere e dell'inquinamento ambientale si è tenuto oggi in mar Grande, a Taranto, organizzato dal 'Comitato 12 Giugno-familiari vittime sul lavoro di Taranto' e dai Maestri del Lavoro.
 La manifestazione si celebra nell'anniversario della morte di Francesco Zaccaria, il 29enne operaio dell'Ilva che perse la vita tre anni fa precipitando in mare al passaggio di un tornado, mentre manovrava una gru al quarto sporgente del porto. Per l'occasione è stata lanciata una corona in mare con la benedizione di don Vincenzo, cappellano di fabbrica e della parrocchia Gesù Divin Lavoratore.
Sulla banchina erano presenti numerosi operai dell'Ilva. (GdM)

giovedì 19 novembre 2015

Fu operaio

Ilva, Cataldo Ranieri: «Così muore un lavoratore»

«Io come lavoratore sono morto»In quanti modi può morire un lavoratore? Schiacciato da un grosso tubo d’acciaio, come Cosimo Martucci, martedì mattina appenaTravolto da un mezzo meccanico, come Angelo Iodice, il 4 settembre 2014. Schiacciato mentre agganciava la motrice ai vagoni, come Claudio Marsella, il 30 ottobre 2012. Investito da una colata di ghisa incandescente, come Alessandro Morricella, morto dopo quattro giorni di agonia il 12 giugno di quest’anno. Precipitando da circa dieci metri d’altezza per un intervento di manutenzione, come Ciro Moccia, il 28 febbraio 2013. Finendo in mare a trenta di metri di profondità intrappolato nella cabina di una gru, come Francesco Zaccaria, ritrovato dopo due giorni di ricerche il 30 novembre 2012. «Sono morto insieme a Francesco» racconta a Inchiostro Verde Cataldo Ranieri del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, il giorno dopo l’ultimo incidente mortale all’Ilva di Taranto. Il sesto in tre anni. Ci spiega che un lavoratore muore anche quando è vittima delle ritorsioni subitperché difende i propri diritti e chiede sicurezza sui reparti, proprio come è successo a lui.
incidentePaga l’operaio, paga la famiglia  Il pensiero di Ranieri corre prima a Martucci e alla sua famiglia. «La morte di un operaio non fa più notizia, ma è morto un padre di famiglia, un marito, un fratello, è morta una persona, per che cosa? A cosa è servita quella morteAlla fine la produzione continua, l’azienda guadagna, paga l’operaio e la sua famigliaEsprimiamo le nostre condoglianze e la nostra solidarietà alla famiglia, non abbiamo altre parole». Ne bastano poche per spiegare che cos’è l’Ilva oggi nelle mani dello Stato. «La situazione è peggiorata rispetto all’era Riva, addirittura. Le procedure di sicurezza sono considerate delle lungaggini. I lavoratori che obiettano problemi di sicurezza vengono presi di mira e quindi diventano per tutti quanti un esempio di come non bisogna comportarsiQuando si persegue chi obietta un problema di sicurezza, i più deboli poi non obiettano più e vanno a lavorare anche in condizioni precarie».
Il prezzo della verità – La morte di Francesco Zaccaria è un ricordo durissimo per Ranieri. «Io come lavoratore sono mortoSono morto insieme a Francesco quando è caduta la gru. Ho raccontato delle verità che non stavano emergendo: si stava dando la colpa esclusivamente al vento mentre invece c’erano delle responsabilità per la mancata sicurezza e per la mancata manutenzione. E perché il mio collega era sulla gru nonostante l’allarme meteo?». Parole che hanno dato fastidio all’azienda e che gli sono costate care. «Da due anni e mezzo non esisto, mi hanno messo tutti i lavoratori contro: sono arrivato al punto che chiedo di essere messo in solidarietà perché non ce la faccio». 
ranieriNonostante questo ha continuato con i Liberi e Pensanti «a dire agli operai le cose come stanno. Sia l’azienda che i sindacati in questi anni hanno lavorato per metterci contro tutti i lavoratori con l’onta del fango. Abbiamo denunciato il sistema dei fiduciari, abbiamo denunciato i capireparto, abbiamo fatto e facciamo emergere ancora oggi tante cose che magari non emergerebbero. Ogni giorno succedono mancati incidenti mortali, poi c’è la volta che va male e quindi si piange il morto». Come adesso con Martucci. Come con Morricella pochi mesi fa. «Quella volta è successa una cosa gravissima: l’azienda ha detto ai sindacati che non c’è rimedio, che non può intervenire. Praticamente si rischia la vita e per decreto si può rischiare la vita: se succede di nuovo è un danno collaterale»
Ranieri ha lasciato da tempo il sindacato. «Ho dato le dimissioni dalla Fiom perché era un muro che non riuscivamo a sfondare. Nel 2007, quando ero segretario, abbiamo messo al corrente la Fiom nazionale dello schifo che stava accadendo a Taranto, compreso il Vaccarella. La risposta è stata: mettiamo tutto a tacere. Ne siamo usciti schifatiOra il sindacato è impegnato soltanto nella guerra alla delega, nemmeno un comunicato per smentire il 91% dell’Aia applicata che è una vergognosa bugia. Se è stato applicato il 91% dell’Aia perché il 40% dei lavoratori è ancora in solidarietà? Perché non si parla più di copertura dei parchi minerali?».
2 agostoDue agosto 2012un nuovo punto di partenza  «Nessuno sapeva di quel tre ruote» che sarebbe entrato in piazza della Vittoria con a bordo un gruppo di lavoratori pronti a confrontarsi con i sindacati. Due giorni prima della manifestazione avevano chiesto di partecipare e di poter intervenire, ma non ci fu risposta. Delle altre tute blu che gremivano il centro di Taranto «nessuno ci ha contrastato, nessuno ci contraddiceva perché stavamo dicendo la verità. Hanno una buona stima di noi perché quando eravamo in Fiom non siamo mai scesi a compromessi. Sappiamo che scendere a compromessi con questi poteri forti è come avere un debito da saldare». Su quel tre ruote salì anche Raffaele Cataldi che oggi fa sempre parte del Comitato e porta avanti «senza delegare» la sua battaglia per un «diritto non riconosciuto» in fabbrica. «Non abbiamo mai fatto una protesta per tutti i lavoratori che si sono ammalati e sono morti, non abbiamo mai fatto una protesta per i bambini di Taranto che a causa dell’inquinamento si ammalano: abbiamo fatto proteste solo quando c’è stato a rischio il posto di lavoro e questo non è normale».
I Liberi e Pensanti spezzano le catene del ricatto occupazionale  «Nessuno parlava delle persone che morivano e muoiono ancora d’inquinamento» dice Ranieri mentre riavvolge il nastro su questo pezzo di storia personale e di movimento nato dal basso. «Non abbiamo mai detto chiudiamo l’Ilva e andiamo a casa ma sappiamo che gli impianti non possono essere risanati perché ci vogliono tanti soldi, chi li deve mettere? Il privato ha fatto capire di no perché sarebbe un investimento a fondo perduto. L’unico modo di fare acciaio a Taranto è uccidendo le persone. Noi difendiamo il lavoro e i lavoratori, non l’Ilva. Perché non cominciamo a trovare le alternative? Senza una chiusura programmata si creerebbe un disastro: perché non si investono i soldi sequestrati per salvare i lavoratori? Bonifica e riqualificazione, un piano speciale per una no tax area: questa è la strada».
ranieri 2 agosto La risposta della città – «Nonostante gli sforzi, la passione che ci abbiamo messo, alla fine la gente delega lo stesso. Ci aspettiamo che cominci davvero a partecipare». Non a caso dal 2012 ad oggi sembra essersi un po’ placata quella contaminazione positiva che si era creata attorno alle sorti della città: il concerto del primo maggio organizzato dai Liberi e Pensanti rappresenta uno straordinario momento di partecipazione con un pubblico di oltre 150mila presenze, ma soprattutto dà respiro all’economia di Taranto. Ma è l’eccezione, è soltanto per un giorno. Dopo cosa accade? «Ognuno pensa al suo orticello». E l’attenzione dei Liberi e Pensanti è rivolta al quartiere Tamburi, ai bambini che ci vivono. «Ci sono 1.200 bambini nelle scuole a 200 metri dai parchi minerali. Quei bambini respirano veleni. Come si fa con l’inizio delle bonifiche a non prevedere un sistema di filtraggio dell’aria nelle scuole? Lo abbiamo chiesto al sindaco invitandolo poi a dimettersi. Nel 2013 Alfio Pini disse che i lavori di bonifica per Taranto cominciano con otto milioni e mezzo di stanziamento e si parte dalle cinque scuole dei Tamburi: sono mai arrivati questi soldi? Dove li hanno spesi? Cosa è cambiato in questi tre anni al quartiere Tamburi? Le bonifiche che stanno facendo sono un’offesa all’intelligenza delle persone. Due milioni di euro di soldi pubblici buttati. Quei soldi potevano essere spesi per esempio per curare i Tamburi, per fare le pulizie ogni giorno, per far lavorare i giovani disoccupati».
Una possibile candidatura – Forse per questo i tempi sono maturi per il Comitato per dare una prospettiva al proprio impegno e alle proprie idee. Convogliare le forze in un progetto politico, quindi candidarsi per offrire un’alternativa di governo alla città. «Sì, ne abbiamo parlato perché si prospetta la possibilità di lasciare questa città in mano a chi l’ha governata per tanti anni e ci ha ridotto in queste condizioni». La volontà comune sarebbe quella di «fare politica senza clientelismo, senza promesse, occupandosi dei problemi della collettività e non è facile. Sarebbe una decisione da ponderare non una ma centomila volte perché se dovessimo decidere di fare questo passo sarebbe per fare qualcosa di buono e fare qualcosa di buono con questo sistema italiano è difficile». Dunque «spetta alla politica pretendere una svolta per TarantoInvestiamo sul porto, Ilva non è più il futuroTaranto ha pagato per il Pil nazionale e adesso vogliamo risorse per le alternative, non per buttarle in un ferro vecchio».

Acciaio vivo!

Taranto, esplosione all'Ilva durante la fase di colaggio. Spavento, nessun ferito

L'esplosione è avvenuta alle 6.50, dieci minuti prima del cambio turno. Un’improvvisa fiammata nell’impianto di Colata continua 1 dell’Ilva di Taranto ha generato uno scoppio con schizzi di acciaio liquido ad altissima temperatura che per fortuna non hanno investito gli operai al lavoro in quel momento. Si è sfiorata, dunque, l’ennesima tragedia in fabbrica a meno di 24 ore di distanza dall’incidente nel cantiere Aia del reparto Agglomerato, costato la vita a Cosimo Martucci, 49enne di Massafra, dipendente della ditta d’appalto Pitrelli, travolto e ucciso da un grosso tubo d’acciaio durante le fasi di scarico di pezzi di carpenteria metallica della nuova condotta per l’aspirazione di fumi e polveri. La morte è sopraggiunta per le profonde lesioni al cranio. Domani alle 11 si svolgeranno i funerali dell’operaio nella sala del regno dei Testimoni di Geova.
In relazione all’incidente di oggi nel reparto Cco1, dove l'acciaio allo stato liquido viene versato in colata continua per ottenere le bramme che successivamente vengono laminate, l'azienda ha spiegato che "a causa di una reazione dell’acciaio in paniera si è verificato un principio di incendio". Sul posto sono state attivate le procedure di sicurezza e sono intervenuti i vigili del fuoco aziendali. L’area interessata è quella dell’Acciaieria 1, tra gli impianti dell’area a caldo sottoposti a sequestro il 26 luglio 2012 nell’ambito dell’inchiesta per disastro ambientale. "Per lo spavento – ha precisato l’Ilva - alcuni dipendenti sono stati accompagnati in infermeria e dopo gli accertamenti sono stati dimessi". In attesa degli interventi di ripristino nel reparto Cco 1, l’Acciaieria 1 è rimasta in marcia con la seconda colata continua (Cco5).
Per la Cgil nazionale "due incidenti in due giorni, di cui uno mortale, non sono più in alcun modo tollerabili. Sono evidenti le gravi inadempienze e i ritardi nell’attuazione del piano di risanamento ambientale e di sicurezza degli impianti rispetto ai quali devono rispondere i commissari dell’Ilva".
Questa mattina, alle 7, è terminato intanto lo sciopero dei dipendenti dell’Ilva e delle ditte dell’appalto proclamato dai sindacati. L’adesione è stata al di sotto delle aspettative. Ha incrociato le braccia il 23% della forza lavoro. In tutto 993 operai: 484 nel primo turno, 219 nel secondo, 190 nel terzo. Alcuni lavoratori hanno deciso di devolvere il corrispettivo di ore di ferie alla famiglia del collega deceduto. In mattinata, invece, una delegazione del Comitato europeo dell’acciaio di IndustriAll Europa, a Taranto per partecipare a una riunione sulla siderurgia programmata da tempo, ha deposto una corona di fiori sul luogo dell’infortunio mortale prima di visitare gli impianti. Domani a Massafra è lutto cittadino. (GdM)

mercoledì 18 novembre 2015

Ultime notizie!

 

Taranto. Esplosione al reparto acciaieria Ilva. 

Tra i presenti in stato di schoc, anche diversi sindacalisti che hanno scoperto di trovarsi nel 2015!

La parodia dei sindacati e gli incidenti veri

Taranto, esplosione in un reparto dell'Ilva, operaio sotto choc in infermeria

Nuovo incidente all'Ilva a 24 ore da quello in cui è morto Cosimo Martucci, 49 anni, colpito in testa da una tubatura. Per fortuna senza conseguenze per i lavoratori. Una esplosione al reparto colata continua è stata avvertita dai lavoratori. Si è trattato di una "reazione durante la fase di colaggio" riferiscono Rsu del reparto, "che ha procurato un'esplosione con la fuoriuscita di un quantitativo di acciaio fuso". Un lavoratore, per il forte spavento, è stato portato in infermeria.

Terminato intanto lo sciopero indetto dai sindacati per lavoratori diretti e dell'indotto Ilva alla notizia della morte di Cosimo Martucci, dipendente della Pitrelli, colpito alla testa da un tubo scivolato dal camion durante le operazioni di scarico nell'area agglomerato del siderurgico.  L'astensione dal lavoro ha registrato una bassa adesione, intorno al 20%, almeno nei primi due turni. Alcuni operai, però, hanno deciso di devolvere il corrispettivo di ore alla famiglia del collega deceduto.

L'area è interessata dai lavori previsti dall'Aia, l'autorizzazione integrata ambientale necessaria allo stabilimento per continuare a produrre. "L'adesione si è fermata al 25-30 per cento - spiega Mimmo Panarelli della Fim Cisl - perché l'astensione è stata dichiarata d'urgenza e molti di noi erano fuori azienda per un convegno con i colleghi sindacalisti della siderurgia di tutta Europa".

Una quarantina di delegati sindacali siderurgici  belgi, olandesi, austriaci, tedeschi, slovacchi, britannici, finlandesi, svedesi, italiani, francesi e spagnoli oggi depone una corona di fiori sul luogo dove si è verificata la tragedia per poi visitare gli impianti.

Fra i dipendenti tornano paura e dubbi sulle misure di sicurezza all'interno dell'Ilva. "I nostri lavoratori - commenta Antonio Taló della Uilm - sono dei professionisti. Anche se c'è paura e sgomento per un incidente assurdo, se si considera che trasporti di tubature si fanno ogni giorno in Ilva, stamattina si sono presentati al lavoro pronti con tuta e casco".

Intanto carabinieri, ispettori del lavoro e vigili del fuoco indagano sull'incidente costato la vita a Martucci. Il lavoratore era piegato a sganciare le fasce che trattenevano due enormi tubi di sezione quadrata, raccontano alcuni testimoni, quando l'imbragatura di una delle condutture ha ceduto facendola inclinare violentemente su di un lato. La conduttura ha colpito mortalmente il lavoratore alla testa. Gli investigatori sospettano che le due condutture fossero sistemate male sul pianale e che la presenza di due enormi tubi anziché uno solo possa essere la causa dell'incidente. L'intera area è finita sotto sequestro (Rep)

martedì 17 novembre 2015

L'ennesima vittima di otto decreti di Stato

Schiacciato da un tubo
muore un operaio all'Ilva
Area sequestrata e sciopero

Un operaio della ditta d’appalto 'Pitrellì è morto in un incidente sul lavoro avvenuto nel reparto Agglomerato dell’Ilva di Taranto. La vittima è Cosimo Martucci, 49enne di Massafra (Taranto). È rimasto schiacciato da una grossa condotta metallica utilizzata per l’aspirazione dei fumi che si è sganciata dall’imbracatura, travolgendolo. L’incidente è avvenuto in un piazzale nei pressi del reparto Agl2 (Agglomerato) dello stabilimento siderurgico. 

L’operaio pare sia morto poco dopo l’arrivo dell’ambulanza. Personale dello Spesal (Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro) dell’Azienda sanitaria locale sta raccogliendo informazioni per stabilire le cause dell’incidente.

AREA SEQUESTRATA - La procura di Taranto ha aperto un fascicolo d’inchiesta sulla morte di Cosimo Martucci. L’area dove è avvenuto l'incidente è stata sottoposta a sequestro in attesa degli accertamenti per stabilire la dinamica dell’accaduto.

Sul posto si sono recati il procuratore Franco Sebastio e il sostituto procuratore Rosalba Lopalco. L’ultimo incidente, prima di quello di oggi, che costò la vita a un operaio all’interno dello stabilimento si era verificato l’8 giugno scorso. Quattro giorni dopo (il 12 giugno) morì per le gravissime ferite riportate il 35enne Alessandro Morricella, che era stato investito da una fiammata, mista a un getto di ghisa incandescente, mentre misurava la temperatura del foro di colata dell’Altoforno 2. Il 4 settembre 2014, in un altro incidente, morì Angelo Iodice, di 54 anni, originario della provincia di Caserta, della ditta 'Global Servicè dell’appalto Ilva, che fu travolto sui binari da un mezzo meccanico nell’area dell’Acciaieria 1.

PROCLAMATO LO SCIOPERO IMMEDIATO - Le organizzazioni sindacali hanno proclamato lo sciopero immediato degli operai dell’Ilva e delle ditte appaltatrici in seguito all’incidente.

 «Ancora una volta rivendichiamo duramente e fermamente le ragioni di sicurezza in fabbrica indiscutibilmente messe in discussione da tutte una serie di ritardi e carenze organizzative, più volte denunciate dalle organizzazioni sindacali». Lo scrivono le Rappresentanze sindacali unitarie di Fim, Fiom, Uilm ed Flmu annunciando lo sciopero dei lavoratori dell’Ilva e delle ditte dell’appalto fino alle 7 di domani mattina in seguito all’incidente in cui ha perso la vita il 49enne operaio di Massafra Cosimo Martucci, della ditta Pitrelli, nelle vicinanze del reparto Agl 2 (Agglomerato). Il lavoratore, scrivono i sindacati, è rimasto schiacciato «durante le manovre di sistemazione di un tratto di carpenteria metallica».

Riguardo al tema dei contratti, ha proseguito Barbagallo, «noi avevamo avanzato una proposta a febbraio, il 25 novembre si confronteranno i nostri segretari» dei diversi sindacati «che si occupano di contrattazione e speriamo che tirino fuori un progetto».

Ad ogni modo, sul versante di una proposta unitaria, ha argomentato ancora il segretario generale della Uil, «noi siamo pronti da tempo, mi pare che il confronti sui tavoli contrattuali di categoria stia andando avanti ed è opportuno che i nostri responsabili che seguono la contrattazione il 25 riescano a fornirci materia per definire una proposta unitaria alla controparte».

Anche perchè, ha aggiunto, «adesso è arrivato il momento per confrontarci, per trovare una soluzione unitaria per andare al tavolo con le controparti. Il 25 - ha ribadito - ci sarà un incontro con i tecnici ed i segretari che seguono la contrattazione: bisogna vedere se ci sarà una sintesi per una proposta unitaria - ha concluso -: la stiamo aspettando da febbraio».

USB - «Questo ennesimo incidente mortale è la riprova del fallimento totale della gestione commissariale, una gestione che non mette in condizione i lavoratori di operare in sicurezza e che finora ha pensato di andare avanti a colpi di falsi proclami». Lo sottolinea in una nota Francesco Rizzo, coordinatore dell’Usb (Unione sindacale di base) di Taranto commentando la notizia dell’incidente avvenuto stamani nel reparto Agglomerato 2 costato la vita al 49enne operaio della ditta Pitrelli Cosimo Martucci, schiacciato dalla condotta metallica per l’aspirazione dei fumi.

«Nel momento in cui giungeva la notizia del decesso del povero collega Cosimo - spiega Rizzo - eravamo intenti a segnale agli enti competenti la mancanza di Dpi, i dispositivi di protezione, all’interno dello stabilimento: questa è la situazione in cui viviamo tutti i giorni nello stabilimento. E' oramai chiaro che la gestione commissariale ci sta stritolando nella contraddizione salute-sicurezza o lavoro». Qualche giorno fa, conclude il coordinatore dell’Usb, «il commissario Gnudi, intervenendo a Bari, ha esplicitamente detto che sfidava chiunque a fare meglio di quanto ha fatto lui. Questo è il risultato caro commissario».

INTERROGAZIONE AL GOVERNO - Il deputato tarantino Gianfranco Chiarelli (Conservatori e riformisti) ha presentato una interrogazione urgente ai ministri dell’Ambiente, dello Sviluppo Economico e dell’Economia sulla questione Ilva, che abbraccia sia la situazione ambientale sia la questione della sicurezza dopo l’incidente di oggi costato la vita al 49enne operaio Cosimo Martucci. Chiarelli, in particolare, chiede di sapere se i rappresentanti del governo siano a conoscenza "delle condizioni di lavoro che sottopongono chi opera all’interno dello stabilimento siderurgico a gravi rischi, come conferma l'ennesimo incidente mortale", se siano "a conoscenza dei gravi ritardi accumulati nella realizzazione del piano di rilancio ed ambientalizzazione dell’Ilva di Taranto" e "dell’allarme lanciato dall’Arpa Puglia in relazione ai picchi di emissioni nocive registrate negli ultimi tempi, ed in particolare nelle giornate di vento".

Il deputato ricorda poi la crisi dell’indotto e chiede "quali provvedimenti intendano adottare per affrontare tali gravi emergenze, e se ritengano di valutare la necessità di intervenire nei confronti degli attuali commissari e del management aziendale, apportando ogni utile cambiamento, atteso l'evidente mancato raggiungimento degli obiettivi". (gdm)

lunedì 2 novembre 2015

Privata o statale la parola d'ordine è la stessa: minimizzare la notizia del danno!

Ilva, sversamento: sono stati necessari tre giorni per concludere le attività di bonifica

Eravamo rimasti a mercoledì 28 ottobre: l’Ecotaras era ancora impegnata nelle attività di contenimento e bonifica nel tratto di mare dove si era sversato il materiale oleoso fuoriuscito dal canale due dell’Ilva lunedì mattina. Il 26 ottobre, infatti, l’Ilva aveva segnalato l’anomalia alla società Ecotaras e nel pomeriggio aveva diffuso una nota che giustificava così l’inconveniente:  “il malfunzionamento di una valvola, ubicata nel reparto trattamento acque attinente all’impianto di laminazione del treno nastri 2, ha causato la fuoriuscita di una contenuta quantità di materiale oleoso”.
 Ma la quantità di materiale sversato non doveva essere così contenuta se gli uomini e i mezzi della Ecotaras, società specializzata in disinquinamento, hanno dovuto lavorare fino alla sera del 28, per concludere tutte le operazioni di bonifica. Sempre nella nota Ilva di lunedì pomeriggio, come al solito rassicurante, si affermava che che situazione  era “sotto controllo” e che l’Ilva,“in costante contatto con l’Autorità Portuale di Taranto, stava procedendo allo smaltimento della sostanza oleosa”. Un’affermazione che ci risulta abbastanza ardita. Al momento si è in attesa delle analisi necessarie per la caratterizzazione. Gli esiti di tali analisi permetteranno di assegnare al materiale raccolto un codice CER ben definito. Solo successivamente si potrà procedere alla smaltimento del prodotto in impianti autorizzati. Il caso non è chiuso, quindi, e noi continueremo a seguirlo fino alla sua effettiva conclusione tenendo viva l’attenzione su una vicenda passata troppo sotto silenzio. (Inchiostroverde)

lunedì 26 ottobre 2015

Svalvolata!

Il cattivo funzionamento di una valvola nel reparto 'Trattamento acque' attinente all'impianto di laminazione del treno nastri 2 ha causato la fuoriuscita di una contenuta quantità di materiale oleoso che si è sversato nei canali dello stabilimento Ilva e quindi in mare.

Lo rende noto la stessa azienda in amministrazione straordinaria precisando che "Ilva è intervenuta tempestivamente e, attraverso una ditta specializzata, sta eseguendo tutte le operazioni di contenimento e di aspirazione del materiale stesso. La situazione risulta essere sotto controllo e Ilva, in costante contatto con l'Autorità portuale di Taranto, sta procedendo allo smaltimento della sostanza oleosa".

Inoltre, è detto in una nota, "al fine di evitare il ripetersi di simili eventi, l'azienda sta progettando ulteriori controlli sull'impianto che ha provocato lo sversamento odierno". (Rep)

venerdì 16 ottobre 2015

Un'industria a prova di emergenza: Reparti fermi, tanta acqua "pulita" in mare e operai in infermeria!

Maltempo in Puglia: stop treni a Taranto, nubifragio all’Ilva

 A causa del maltempo che da diverse ore si e' abbattuto su Taranto, l'Ilva sta fermando alcuni impianti dello stabilimento di Taranto perche' allagati e per motivi di sicurezza. Lo si apprende da fonti sindacali. Il personale e' stato invitato dall'azienda a tornare a casa "ma possono tornare nelle proprie abitazioni - dice Vincenzo Castronuovo, della Fim Cisl - solo coloro che vengono con mezzi propri. Per tanti altri c'e' il problema dei mezzi pubblici, che non ci sono non essendo questo orario di cambio turno, oltreche' dell'impraticabilita' delle strade". Tra gli impianti gia' fermati, segnala Castronuovo, ci sono i Treni nastri, la produzione lamiere e i tubifici, "le cui aree sono allagate e completamente inagibili. Sta piovendo tantissimo da ore e non c'e' drenaggio". Difficolta' segnalate anche nelle acciaierie.
  "Siamo in attesa - conclude Castronuovo - che l'Ilva ci comunichi a stretto giro tutta la mappa degli impianti fermati a causa del maltempo". (AGI) Ta1/Tib


Un nubifragio sta colpendo fin dalle prime ore del mattino la città di Taranto. La pioggia battente sta creando problemi di circolazione alle auto, anche a causa della visibilità ridotta. Numerose le chiamate ai numeri di soccorso, che però non segnalano al momento alcuna situazione di particolare gravità. 
La zona del porto
Particolarmente colpita sembra la zona del porto, dove l’acqua si è accumulata sulle strade dando origine a veri e propri laghi, che rendono ancora pù difficile la circolazione. Difficile l’accesso alla Statale 7, che collega Taranto a Bari.
Il siderurgico
Il nubifragio mette in ginocchio anche un colosso come lo stabilimento Ilva di Taranto. Sono già caduti oltre 50 millimetri di pioggia e le previsioni non promettono nulla di buono. In fabbrica reparti allagati, quadri elettrici bagnati mentre le condizioni di sicurezza stanno venendo meno ora dopo ora perché l’abbondantissima acqua caduta dal cielo non riesce a essere smaltita e non defluisce lungo le canalette. Di qui la decisione dell’azienda di sgomberare i settori maggiormente colpiti. Finora i tubifici 1 e 2 e l’officina Mua sono quelli nelle condizioni di assoluta impraticabilità e il personale è stato messo in libertà, ma il quadro è suscettibile di cambiamenti in peggio nelle prossime ore. I sindacati e i dirigenti di Ilva seguono l’evolversi della situazione momento per momento per evitare che si creino condizioni di rischio. Altri reparti sono sotto osservazione per essere fermati. Il quadro sarà delineato con maggiore chiarezza entro il primo pomeriggio. (CdM)

Il nubifragio che si è abbattuto ha infatti provocato un blackout dell'azienda ed ha causato una fuga di gas nei reparti dell'ex Pla/1: alcuni operai hanno accusato malori per intossicazione da monossido di carbonio e sono stati portati in infermeria.
La dispersione del gas sarebbe riconducibile da un guasto avvenuto in sottostazione tra il Treno nastri 1 e la Colata continua 5 dove non si è chiuso il portellone di emergenza Gas Coke. Il nubifragio ha allagato diversi reparti che sono stati evacuati.  (giornaledipuglia)
 

giovedì 9 luglio 2015

Altoforni Ilva: mortali anche da spenti!

Ilva: ustionato operaioditta appalto in Altoforno 1

Un operaio di una ditta dell’appalto dell’Ilva ha riportato ustioni di primo e secondo grado al viso causate da un getto di vapore fuoriuscito da un automezzo su cui stava operando nelle attività su cantiere per il rifacimento dell’Altoforno 1, all’interno della stabilimento Ilva di Taranto, per conto della Paul Wurth. Si tratta di un dipendente dell’azienda Losa.
L'Ilva in una nota precisa che, secondo una prima ricostruzione ancora in fase di accertamento, pare che il lavoratore stesse verificando il corretto funzionamento di un radiatore installato su un mezzo a motore. L'impianto Afo1 attualmente non è in marcia in quanto l’area è oggetto, da diversi mesi, di interventi di ammodernamento e rifacimento.
Soccorso dai sanitari del servizio sanitario dello stabilimento, l’operaio è stato successivamente trasportato all’ospedale 'Santissima Annunziatà e ricoverato. Non si hanno ancora notizie più precise sulle sue condizioni.
Si tratta di un un nuovo infortunio nell’area degli altiforni dopo quello dell’8 giugno scorso in cui è morto il 35enne Alessandro Morricella, investito da una fiammata mista a ghisa incandescente mentre misurava la temperatura del foro di colata dell’Afo2 e morto quattro giorni dopo. L’impianto è stato sottoposto a sequestro senza facoltà d’uso dalla Procura ma il governo è intervenuto con un decreto che consente all’Ilva di evitare il suo spegnimento e fornire un piano di sicurezza aggiuntivo entro 30 giorni. (GdM)

venerdì 26 giugno 2015

Chiarezza e lucidità

La tragica morte di Alessandro Morricella e il sequestro senza facoltà d’uso di AFO 2


LETTERA APERTA
Al        Dr. Franco Sebastio Procuratore della Repubblica di Taranto
                                                           Ing. Massimo Rosini Direttore Generale Ilva SpA
                                                          

Sono Biagio De Marzo, tarantino di 78 anni, ingegnere navalsiderurgico, pensionato, cittadino attivo. Dal punto di vista civico e professionale, ritengo di non essere uno sprovveduto. Nella mia vita ho seguito un principio inderogabile: fai bene quello che devi fare; se ti accade qualcosa di imprevisto, capisci bene cosa e perché è accaduto e adoperati perché non accada più. L’ho seguito anche da ecologista “anomalo”, lasciando parecchie tracce, anche scritte.
E vengo al dunque. Dopo un travagliato percorso, per l’Ilva di Taranto è stato deciso che “deve tornare a produrre in modo sostenibile e vantaggioso economicamente e socialmente”. Per essere certi che ciò sia ragionevolmente possibile, di recente ho proposto sulla stampa e in qualche sede politico/istituzionale di far effettuare ad ARPA Puglia la VIIAS (Valutazione Integrata Impatto Ambientale e Sanitario) di Ilva Taranto in vari scenari oltre quello “a prescrizioni AIA rispettate” (vedi l’OdG presentato dai Consiglieri comunali Capriulo, Liviano e Venere in calendario per il Consiglio comunale del 26 giugno). Le valutazioni di ARPA Puglia fornirebbero elementi importanti per delineare il futuro del siderurgico e, al limite, per evitare sprechi di tempo e di risorse.
Tutto questo è reso più difficile o, secondo alcuni, addirittura impossibile dal sequestro senza facoltà d’uso di AFO 2 a seguito del drammatico incidente dell’8 giugno che ha comportato la morte di Alessandro Morricella, il giovane lavoratore gravemente ustionato. E’ ineccepibile la motivazione del provvedimento assunto dall’Autorità Giudiziaria “in attesa di conoscere le cause dell’evento anomalo a base dell’infortunio, nonché di quelli successivi di minore entità seguiti nei giorni successivi, nel dubbio di un malfunzionamento degli apparati di segnalazione di anomalie, che possa costituire fonte di pericolo di eventi e reati analoghi”.
Sulla stampa si è ipotizzato che l’incidente sia avvenuto mentre si misurava la temperatura della ghisa nella fase di colaggio. Lo escludo categoricamente: quella è un’operazione standardizzata, ripetuta centinaia di migliaia di volte in 50 anni di esercizio degli altoforni di Taranto, senza incidenti mortali. E allora cosa è successo su AFO 2?
Per una decina di anni ho lavorato in area ghisa nel settore della manutenzione e, in qualche modo, ho avuto a che fare anche con gli altoforni. Scavando nella memoria, mi sono ricordato di una procedura particolare, talvolta messa in atto dal personale del campo di colata, chiamata NAKADOME’. Essa, pur essendo praticata in tutto il mondo, non è standardizzata e tantomeno scritta, ma è tramandata a voce tra gli addetti. So che negli anni ’60 i giapponesi avevano “ammaestrato” gli “italsiderini” di Taranto.
Era (è?) un’operazione non usuale, comandata e coordinata da un responsabile altofornista, quando con la “macchina a forare” non si riusciva a “pescare” la ghisa liquida nell’altoforno. Si adoperava, con tutte le cautele del caso, la “macchina a tappare” iniettando nel foro di colaggio pochi chilogrammi di massa a tappare impastata con catrame che, a contatto con l’altissima temperatura interna all’altoforno provocava un’esplosione cui seguiva il deflusso regolare della ghisa liquida. Il tutto avveniva in pochissimi secondi.
L’8 giugno 2015 su AFO 2 è stata fatta una NAKADOME’ andata molto male?
Ritengo che l’Autorità Giudiziaria, con la leale collaborazione della dirigenza e del personale Ilva, possa ottenere la risposta e, se del caso, disporre per le necessarie contromisure.
Ho vissuto personalmente una vicenda molto meno drammatica di quella di AFO 2 ma con alcune significative analogie. Nel 1971 ero direttore di macchina dell’incrociatore Vittorio Veneto, nave ammiraglia della Marina Militare. In navigazione ci fu un’esplosione nella camera di combustione di una delle caldaie principali dell’apparato motore. Mi dissero che la grave anomalia si era già verificata in passato senza individuarne la causa. Ordinai per interfono a tutto il personale di guardia in quel momento di muoversi dal loro posto solo dopo che io avessi “fotografato” e ricostruito con ciascuno di loro come stavano le cose al momento dello scoppio (assetto, manovre, segnalazioni, impressioni, ecc.). Non ricordo quante ore impiegai e quanti fogli di appunti riempii. Poi con calma, analizzammo il tutto ed individuammo in quali condizioni si formava la particolare combinazione di aria e combustibile che esplodeva invece di bruciare. Firmai un ordine di servizio per impedire il ripetersi di quelle condizioni. Il V. Veneto navigò regolarmente per decenni.
Qui, ora, si tratta di sapere cosa è successo su AFO 2. Serve per decidere se il Siderurgico di Taranto può continuare a funzionare, ovviamente operando correttamente e realizzando i lavori necessari antinquinamento, attesi i risultati delle VIIAS effettuate da ARPA Puglia, oppure se deve essere chiuso nel dubbio di malfunzionamento di tutto quanto avviene lì dentro.
Serve lucidità, coraggio e lealtà.

Ing. Biagio De Marzo, già dirigente Italsider.

giovedì 18 giugno 2015

L'Ilva (ed il governo) impari a rispettare la Giustizia!

fonte

Ilva, pm sequestrano l’Altoforno 2 dopo la morte dell’operaio investito dalla ghisa

La Procura di Taranto ha disposto il sequestro senza facoltà d’uso dell’Altoforno 2 dell’Ilva, l’impianto nel quale l’8 giugno l’operaio Alessandro Morricella è stato investito da una colata di ghisa incandescente che ne ha poi causato la morte. Un provvedimento che potrebbe determinare il blocco dell’intero stabilimento siderurgico: per l’adeguamento all’autorizzazione integrata ambientale, infatti, la fabbrica produceva acciaio adoperando solo l’Afo 2 e l’Afo 4 e quindi il fermo di uno dei due impianti potrebbe di fatto fermare tutto lo stabilimento. Poco dopo l’incidente mortale, i tecnici dell’ispettorato del lavoro avevano concesso all’Ilva 60 giorni di tempo per “adottare tutti i provvedimenti necessari atti ad evitare pericolose esposizioni del personale alle proiezioni di metallo fuso durante le operazioni di colaggio dell’altoforno” e contemporaneamente il divieto di “effettuare qualsiasi operazione di prelievo diretto delle temperature ghisa nel pozzino ghisa”.
Qualcosa, a seguito dei successivi controlli, dev’essere evidentemente cambiato tanto da portare il pm Antonella De Luca, titolare del fascicolo, e il procuratore Franco Sebastio a sequestrare senza facoltà d’uso l’impianto dell’area a caldo. Una mossa che può rappresentare il colpo di grazia per lo stabilimento e i suoi lavoratori che all’indomani della morte di Morricella avevano chiaramente manifestato ai sindacati e all’azienda il timore di tornare sugli impianti. A distanza di tre anni, quindi, dal luglio 2012 quando il gip Patrizia Todisco sequestrò senza facoltà d’uso sei impianti, gli operai e i cittadini di Taranto potrebbero ritrovarsi a vivere una estate torrida.
Resta ora da capire quale sarà la mossa dei commissari: Ilva, infatti, è un’azienda in amministrazione straordinaria guidata dai commissari Pietro Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba. E Rezi? Come interverrà il presidente del Consiglio che a fine dicembre dello scorso anno, annunciando i provvedimenti per lo stabilimento siderurgico, avevamo affermato che “l’Italia riparte da Taranto?”. A poco, quindi, è servita la cappa di impunità concessa dai Governi in questi anni: le varie leggi “Salva Ilva“, infatti, operano nel campo delle violazioni in materia ambientale mentre in questo caso la procura è intervenuta per la violazione delle norme sulla sicurezza dei lavoratori. Morriccella, infatti, è il quinto operaio che ha perso la vita in fabbrica negli ultimi tre anni dopo Angelo Iodice, Claudio Marsella, Ciro Moccia e Francesco Zaccaria. Per gli ultimi tre, in particolare, gli inquirenti sono convinti che la morte è da collegare direttamente al mancato ammodernamento della fabbrica. Nelle carte dell’inchiesta Ambiente svenduto. infatti, i pubblici ministeri hanno scritto chiaramente che “la mancata attuazione di un modello organizzativo e gestionale adeguato rispetto alla complessità aziendale (..) ha rappresentato concausa non trascurabile in relazione agli infortuni occorsi negli ultimi mesi che hanno comportato lesioni gravissime di un lavoratore ed il decesso di altri tre operatori, tutti impegnati nello svolgimento delle proprie attività lavorative, svolte in assenza di adeguate istruzioni operative e di misure tecniche atte a prevenire e ridurre i rischi per la salute e la sicurezza degli stessi”. (FQ)

La Procura di Taranto ha disposto il sequestro preventivo senza facoltà d'uso dell'altoforno 2 dell'Ilva, il reparto in cui l'8 giugno scorso è stato investito da un getto di aria bollente, mentre misurava la temperatura della ghisa, l'operaio 35enne Alessandro Morricella, morto dopo quattro giorni per le gravi ustione riportate sul 90 per cento del corpo. Custode dell'impianto sarà Barbara Valenzano, già custode giudiziario degli impianti dell'area a caldo nominata dal gip Patrizia Todisco nell'inchiesta sfociata nell'arresto dei vertici dell'Ilva.
Inizialmente i tecnici dello Spesal (Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro dell'Asl) avevano imposto 60 giorni di tempo all'Ilva per "adottare tutti i provvedimenti necessari atti a evitare pericolose esposizioni del personale alle proiezioni di metallo fuso durante le operazioni di colaggio dell'altoforno". Sono dieci gli indagati per cooperazione in omicidio colposo.
Nel pomeriggio in migliaia hanno raggiunto il PalaWoytyla di Martina Franca per partecipare ai funerali di Morricella. Lacrime e rabbia per l'ultimo saluto al giovane operaio, che lascia la moglie e due figlie di sei e due anni. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato una corona di fiori, posta ai piedi della bara. "Chiedo alla comunità ecclesiale
di essere solidali nella fede, di non stringersi in parole vuote che talvolta offendono il lutto e il pianto, ma nel silenzio di condividere il dolore, assieme a Cristo che ci salva nella nostra stessa morte per restituirci un giorno gli uni agli altri", ha rimarcato l'arcivescovo di Taranto, monsignor Filippo Santoro, nel messaggio inviato per i funerali.
"Mentre salutiamo il nostro fratello, elevo la mia supplica accorata al Padre - ha aggiunto il presule - perché illumini le coscienze specie di chi ha responsabilità: mai più morti bianche. Non ci sono dati statistici, anche i più ottimistici, che potranno mai rincuorarci sulla sicurezza sul lavoro, quando anche uno solo dei nostri fratelli o delle nostre sorelle perde la vita mentre è sul posto di lavoro. Questa è una verità sacrosanta, come sacrosante sono le lacrime di mamma Martina Comasia, della moglie Natalia e delle sue bimbe Sofia e Greta, dei fratelli Giovanni e Vito che piangono Alessandro".
Sacrosante "quelle di tutti i parenti e di tutti gli amici - ha scritto ancora monsignor Santoro - che oggi salutano e ricordano il loro sorridente numero 10". Morricella era un giocatore della squadra di calcio a 5 del Locorotondo, che ha militato nel campionato di C2.
(Rep)

lunedì 15 giugno 2015

Operai troppo esposti, ancora un esposto.

Ilva, Unione Sindacale in Procura: fermate gli altiforni, troppi rischi

L’Unione sindacale di base (Usb) ha presentato un esposto alla procura della Repubblica chiedendo di attivarsi per fermare gli altiforni 2 e 4 dello stabilimento Ilva di Taranto in quanto non sarebbero garantite le condizioni di sicurezza per i lavoratori «come dimostra l’incidente dell’8 giugno scorso» in cui è rimasto gravemente ustionato il 35enne operaio Alessandro Morricella, morto dopo 4 giorni.
Il lavoratore fu investito da un getto di ghisa incandescente mentre misurava la temperatura del foro di colata dell’Altoforno 2. L’Usb fa presente che solo l’Afo5, attualmente in manutenzione, è munito di sistema di protezione, denominato `Cover´, che consente «di contenere le eventuali fuoriuscite o fiammate di ghisa, limitando così l’esposizione dei lavoratori alle stesse». Sono a rischio invece gli Altiforni 1 (in manutenzione), 2 e 4 (attualmente in marcia). Al sindacato di base sembra «contraddittorio il contenuto del verbale di prescrizione» emesso dallo Spesal, Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro dell’Asl, che «da un lato ordina al responsabile di `evitare pericolose esposizioni del personale alla proiezione di metallo fuso durante la fase di colaggio dell’altoforno´, e dall’altro non dà indicazioni di fermata dell’altoforno e concede 60 giorni ad Ilva per ottemperare alle prescrizioni stesse».
L’Usb ricorda che «il prelievo della temperatura è solo una delle operazioni che i lavoratori svolgono durante la fase di colaggio e il rischio di proiezione di metallo fuso è presente durante tutta la fase del colaggio stesso». Quindi sarebbero ancora concreti i rischi per gli operai. «In attesa delle giuste contromisure a protezione e salvaguardia della salute dei lavoratori - spiega il coordinatore Usb Francesco Rizzo - chiediamo la fermata immediata degli Afo 2-4, coscienti del fatto che ciò provocherebbe grosse ripercussioni sulla marcia di tutto lo stabilimento ma fermamente convinti che un altoforno si può riparare o ricostruire, mentre la vita umana no».

domenica 14 giugno 2015

Solito iter


Operaio morto all’Ilva si allarga l’indagine


Torneranno stamattina negli uffici dello stabilimento siderurgico Ilva i funzionari dello Spesal e i carabinieri del comando provinciale delegati dal procuratore Franco Sebastio e dal sostituto Antonella De Luca a indagare sull’incidente sul lavoro che è costato la vita all’operaio Alessandro Morricella, morto venerdì pomeriggio al Policlinico di Bari dopo 4 giorni di agonia. I reati ipotizzati, stando a quanto si è appreso, sono omicidio colposo e inosservanza delle disposizioni per la tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. La Procura disporrà l’autopsia sul corpo del povero Alessandro ma per poterlo fare attende dalla polizia giudiziaria che sia completato l’elenco delle persone a cui inviare l’avviso riguardante l’accertamento tecnico irripetibile. Nell’immediatezza dell’infortunio, furono 4 le persone iscritte nel registro degli indagati per lesioni personali gravissime. Il numero delle persone coinvolte nelle indagini ora sembra destinato ad aumentare considerevolmente in quanto gli inquirenti intendono risalire tutta la catena di comando della vittima, un lavoro per il quale sarà necessario accedere agli uffici dell’Ilva, verificare incarichi e deleghe operative di una azienda che, trovandosi in ammistrazione straordinaria, ha una gerarchia non proprio lineare e che si trova per la prima volta, da quando la gestione è di fatto emanazione del Governo, a fare i conti con un infortunio mortale.
Il 34enne operaio originario di Martina Franca, lunedì scorso attorno alle 19 stava lavorando nel reparto Altoforno 2. Si è avvicinato, munito degli indumenti in dotazione, al punto di colata per misurare la temperatura della ghisa quando all’improvviso è stato raggiunto da uno schizzo di materiale incandescente. Alessandro Morricella è diventato una torcia umana, ha cercato riparo dietro una colonna ma fino a quando è stato soccorso, ha riportato ustioni del secondo e terzo grado sul 90% del corpo. Le sue condizioni sono apparse immediatamente disperate. Con l’ambulanza dello stabilimento è stato trasportato all’ospedale «Santissima Annunziata» da dove è stato poi trasferito al policlinico di Bari. Le cure dei medici del nosocomio barese si sono purtroppo rivelate inutili: Alessandro ha smesso di respirare venerdì pomeriggio alle 15.
L’operaio lascia la moglie, due bambine di 6 e 2 anni e un bel ricordo in chi lo aveva conosciuto. Con la maglia numero 17 Football Five Locorotondo si era fatto apprezzare nel campionato di calcio a 5, sport con il quale alcuni anni aveva anche sfiorato la serie A.
I funerali si svolgeranno al termine dell’autopsia, prevedibilmente a metà della prossima settimana. (Gdm)

venerdì 12 giugno 2015

12 anni fa come oggi, attualità di morte e numeri maledetti

 

Il 12 giugno del 2003, 12/6, il 24enne Paolo Franco di San Marzano di San Giuseppe e  il 29enne Pasquale D’Ettorre di Fragagnano, rimasero vittime di un incidente nello stabilimento jonico, schiacciati da una gru. Suo padre, Angelo, e Cosimo Semeraro, operaio Ilva in pensione, condannato dalla silicosi, fondarono l'Associazione  12 giugno che riunisce vedove, orfani, e genitori delle vittime dell'Ilva. Questa mattina si celebrava la giornata della memoria in nome di tutte le vittime del lavoro.
Oggi 12 giugno 2015, 12/6, 12 anni dopo, ancora un operaio è morto per la cronica mancanza di precauzioni e controlli in quel vecchio dinosauro industriale. L'Ilva è tenuta in attività da anni, nonostante i sequestri giudiziari, per una scellerata alleanza tra i politici e i sindacati.
Gli stessi sindacati che poi, con il corpo ancora caldo dell'operaio che lottava nella sala di rianimazione, fanno il sopralluogo e segnalano in perfetto burocratichese (o - peggio ancora - risegnalano dopo tante "puntuali segnalazioni", come dicono loro),  che i sistemi di sicurezza in uno dei punti più pericolosi dell'acciaieria, l'altoforno, sono difettosi.
12 volte 12, e non basta ancora.
Nella lotteria del ricatto occupazionale, passata dai Riva allo Stato/sindacati, ogni tanto qualcuno viene sacrificato. E' un gioco d'azzardo fondato sulla scelleratezza e l'ignoranza.
La cabala ha scelto il 12 ed il 6. 6+6/6. 
Tre sei che rievocano la bestialità di questo mondo.


Ilva: morto operaio ustionato lunedi' sera all'altoforno Taranto

Taranto, 12 giu. - E' morto alle 15,50 di oggi nella rianimazione del Policlinico di Bari Alessandro Morricella, il dipendente Ilva di 35 anni rimasto gravemente ustionato lunedi' sera in un incidente verificatosi all'altoforno 2. Lo annunciano fonti sindacali. II lavoratore, dopo un breve passaggio dall'ospedale Santissima Annunziata di Taranto, era stato trasferito d'urgenza la sera stessa al Policlinico ma le sue condizioni in questi giorni sono sempre rimaste gravissime.
  Morricella stava eseguendo un controllo della temperatura della ghisa quando e' stato investito da una fiammata mista a getti di ghisa. Ha riportato ustioni di terzo grado sul 90 per cento del corpo. Sull'incidente la Procura di Taranto ha aperto un'inchiesta affidata al sostituto procuratore Antonella De Luca. Diverse le persone gia' interrogate per ricostruire la dinamica dell'incidente che potrebbe essere avvenuto per un anomalo accumulo di gas nell'impianto. Ma ci sono altri punti da chiarire: per esempio, non sarebbe stata ritrovata la cover che il personale addetto a queste operazioni nell'area di colata solitamente indossa. Lo Spesal dell'Asl mercoledi' scorso ha effettuato un sopralluogo nell'area dell'altoforno 2 e ha imposto all'Ilva prescrizioni di sicurezza da attuarsi nell'arco di 60 giorni. Dopo l'incidente all'Ilva ci sono state 24 ore di sciopero. Morricella, sposato e con due figli, viveva a Martina Franca, comune della provincia di Taranto.(AGI)

Per non dimenticare

Oggi 12 giugno ricorre la Giornata della Memoria organizzata dal Comitato Vittime del Lavoro e del Dovere. La città di Taranto si ferma, in apprensione per le sorti del giovane operaio Ilva, Alessandro Morricella, investito lunedì scorso da un getto di ghisa incandescente che gli ha provocato gravi ustioni su quasi tutto il corpo. Il presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini inaugurerà un Monumento ai Caduti sul Lavoro 

“Il nostro desiderio è quello di vedere tanti operai con le tute da lavoro, venire ad onorare la memoria dei loro colleghi, morti per il mancato rispetto da parte della fabbrica delle regole basilari di sicurezza sul luogo di lavoro”. Sono queste le dichiarazioni rilasciate da un commosso Cosimo Semeraro, presidente del comitato 12 Giugno, alla vigilia della Giornata della Memoria organizzata dal Comitato Vittime del Lavoro e del Dovere. Il comitato venne costituito a seguito della morte di due operai Ilva. Il 12 giugno del 2003, il 24enne Paolo Franco di San Marzano di San Giuseppe e  il 29enne Pasquale D’Ettorre di Fragagnano, rimasero vittime di un incidente nello stabilimento jonico, schiacciati da una gru.
Già a partire dalla giornata di ieri sono state deposte due corone di fiori. Una sotto la stele ai Caduti sul Lavoro, presso il Cimitero San Brunone di Taranto, un’altra in piazza dei Caduti sul Lavoro, ex piazza Masaccio.
Il programma per la giornata di oggi prevede la celebrazione di una messa alle ore 10.30 officiata da Monsignor Filippo Santoro, presso il Cimitero di Talsano.Ogni categoria professionale colpita da morti ingiuste reciterà un versetto di preghiera: dagli operai dell’Ilva ai militari, dai giornalisti ai sacerdoti, ai magistrati. A mezzogiorno il presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini inaugurerà un Monumento ai Caduti sul Lavoro e contemporaneamente la città si fermerà per raccogliersi in preghiera. Alle 13,30 il Comitato 12 giugno offrirà un pranzo sociale ai familiari delle vittime e alle persone disagiate della città di Taranto, assistite dalla Caritas. Gli attori Giovanni Guarino e Francesco Petrella del Crest declameranno la poesia “A’ livella” di Totò. La Corte d’Appello di Taranto, il Tribunale di Taranto e la sede del Giudice di Pace fermeranno i propri uffici per un minuto di silenzio.
Una ricorrenza che quest’anno assume una connotazione maggiormente sentita a causa  dell’ennesimo incidente occorso allo stabilimento Ilva di Taranto, nell'altoforno 2. Un giovane operaio di Martina Franca,  Alessandro Morricella, fu investito lunedì scorso da un getto di ghisa incandescente che gli ha provocato gravi ustioni su quasi tutto il corpo. Trasferito presso il policlinico di Bari, lotta tra la vita e la morte. (Cosmopolismedia)

A volte ritorna

Ilva, «Lavorare qui è insicuro». La protesta degli addetti Afo 2

All'Ilva l’altra notte i due altiforni in marcia, il 2 e il 4, hanno rischiato di essere fermati dall'azienda a causa dell'astensione dal lavoro degli addetti all'altoforno 2, l'impianto dove lunedì sera si è verificato un grave incidente con un operaio ustionatosi e tutt'ora in pericolo di vita nella rianimazione del Policlinico di Bari. In nottata è poi intervenuto un chiarimento tra i delegati sindacali e il personale dell'altoforno 2 e quindi, intorno alle 2, il lavoro è ripreso. Fonti sindacali segnalano che in seguito non ci sono stati problemi e che ieri mattina si è svolto un nuovo incontro per fare il punto della situazione.
Sessanta giorni di tempo all'Ilva per attuare le prescrizioni di sicurezza sul piano di colata dell'altoforno 2 dopo il grave incidente di lunedì nel quale è rimasto coinvolto il 35enne Alessandro Morricella, dipendente Ilva di Martina Franca, che, investito da una fiammata mista a ghisa ad elevata temperatura, ha riportato ustioni di terzo grado sul 90 per cento del corpo. Le prescrizioni sono state fissate dai tecnici dello Spesal, il servizio dell'Asl che si occupa di sicurezza e prevenzione sui luoghi di lavoro. Le misure imposte prevedono lo spostamento della postazione, da frontale a laterale, per il prelievo della ghisa al fine di controllarne la temperatura e la predisposizione di un'ampia copertura di protezione per evitare che il lavoratore addetto al prelievo - la funzione che lunedì stava esercitando Morricella quando è stato colpito - possa esser investito dal getto pericoloso di materiale incandescente. Nel fissare questi adempimenti e nel dare all'Ilva due mesi di tempo per attuarli, lo Spesal, rilevano fonti sindacali, ha detto che l'altoforno 2, nel frattempo, può stare in marcia. L'impianto era stato fermato subito dopo l'incidente. Ma mercoledì sera, apprese le prescrizioni dello Spesal, il personale addetto all'altoforno 2 si è rifiutato di lavorare restando in sala mensa. Troppo elevato il rischio, secondo loro, ma soprattutto tanta la tensione accumulata, anche sul piano emotivo, dopo l'incidente occorso al loro compagno di lavoro. In pratica, si sarebbe ripetuto quanto verificatosi a fine novembre 2012 quando un tornado provocò la morte di un gruista dell'Ilva, Francesco Zaccaria, e per alcuni giorni i compagni di lavoro si rifiutarono di salire sulle gru degli sporgenti portuali dello stabilimento.
È quindi partito prima un confronto tra Ilva e sindacati, poi tra i sindacati e i lavoratori dell'altoforno 2, al fine di chiarire la situazione. Secondo fonti sindacali, l'Ilva avrebbe paventato la possibilità di fermare non solo l'altoforno 2 ma anche il 4 se l'attività sull'impianto non fosse ripresa regolarmente. L'Ilva si è appellata al fatto che lo Spesal non ha bloccato l'impianto ma ha ordinato degli interventi fissando un arco temporale entro i quali eseguirli. Stesso concetto i delegati sindacali hanno poi riportato ai lavoratori dell'altoforno 2 incontrati subito dopo l'azienda. «Sul piano di colata di solito ci sono quattro addetti, ma l’altra notte - dicono i sindacalisti - se ne sono presentati in sei. Abbiamo parlato, chiarito, e alla fine, verso le 2, in quattro hanno deciso di tornare al lavoro».
L'Ilva, dicono i sindacati, pur comprendendo lo stato d'animo del personale dell'altoforno 2 per quello che era successo, è stata altrettanto ferma nel dire che avrebbe fermato i due altiforni rimasti in marcia se la situazione non si fosse sbloccata. E questo, aggiungono i sindacati, avrebbe causato ripercussioni in tutto il siderurgico. L'Ilva, inoltre, ha comunicato ai sindacati che le prescrizioni di sicurezza imposte dallo Spesal per l'altoforno 2, adesso verranno estese anche agli altiforni 1 e 4 (l'1 è attualmente fermo per i lavori di risanamento ambientale dell'Aia). All'altoforno 5, invece, anch'esso fermo per i lavori di adeguamento, alcuni dei dispositivi prescritti dallo Spesal dell'Asl ci sarebbero già. Oggi infine è previsto l’arrivo nel siderurgico di un tecnico tedesco incaricato sia di esaminare l’altoforno 2 per chiarire i motivi dell’incidente, sia di assistere l’azienda nell’attuazione delle prescrizioni dello Spesal. (GdM)

martedì 9 giugno 2015

Ghisà perché?


Ilva, ghisa fusa su un operaio. Ustioni su 90 per cento del corpo. Lavoratori in sciopero: "L'incidente non è fatalità"

Le Rappresentanze sindacali unitarie (Rsu) dell'Ilva di Taranto hanno proclamato lo sciopero di stabilimento a partire dalle 11 odierne per il primo turno e di 8 ore per il secondo turno e quello di notte in seguito all'incidente avvenuto ieri sera in cui è rimasto gravemente ustionato un operaio, Alessandro Morricella, 35enne di Martina Franca.
Nel documento con cui è stato annunciato lo sciopero di stabilimento per la giornata di oggi, le Rappresentanze sindacali unitarie sottolineano che ''quel che è accaduto, per la sua portata, non ha precedenti e questo richiede tutti gli approfondimenti del caso per individuare le cause e valutarne i rischi. Certamente non è attribuibile alla fatalità e, senza voler cercare il capro espiatorio, è evidente che l'accaduto non potrà rimanere senza risposte''. Il nuovo ''corso dell'Ilva - aggiungono le Rsu - non può iniziare con un gravissimo incidente. Per questo occorre accelerare tutta la fase di risanamento e di messa in sicurezza degli impianti a tutela della salute e della vita dei lavoratori''.
 Un getto di ghisa incandescente, fuoriuscito durante la lavorazione da uno dei giganti dell’acciaio Ilva, l’altoforno numero 2. Come una lingua di fuoco. Una fiammata che ha avvolto il volto e il corpo di un operaio che era lì, vicino a quell’impianto per svolgere un compito di routine: il controllo della temperatura, prima della colata dell’acciaio. Un infortunio inspiegabile e inaccettabile quello avvenuto ieri sera all’Ilva di Taranto. Intorno alle 19, un operaio è rimasto gravemente ferito. Le ustioni, di terzo grado, sono state estese.
Pare che la ghisa abbia bruciato il 90% del corpo del giovane lavoratore. Trent’anni, di Martina Franca, è in condizioni critiche. Nella tarda serata di ieri è stato disposto l’immediato trasferimento alla Rianimazione del Policlinico di Bari. I colleghi e i sindacalisti Ilva hanno infatti raccontato che il quadro clinico appariva così compromesso da indurre i medici a non disporre il ricovero al centro Grandi Ustioni del “Perrino” di Brindisi ma direttamente nel reparto dell’ospedale barese. Quello che preoccupa maggiormente è l’estensione delle bruciature. Il getto di ghisa anomalo infatti lo avrebbe investito quasi completamente.
Alessandro Morricella, questo il nome della vittima dell’incidente, stava svolgendo l’abituale controllo della temperatura dal foro di colata. Un’attività che conosceva perfettamente, raccontano i rappresentanti per la sicurezza che hanno parlato con gli operai accorsi all’altoforno 2 per soccorrere il ferito. Un controllo che non dovrebbe comportare, dunque, alcun rischio per chi lo effettua. Sebbene di rischi ce ne siano sempre quando si ha a che fare con l’area a caldo di un’industria siderurgica. Il lavoratore indossava il casco e la tuta ignifuga. La quantità di materiale, tuttavia, sarebbe stata così elevata, hanno riferito sempre alcuni testimoni dell’accaduto, da rendere inefficaci gli strumenti protettivi in dotazione.
Sembra anche che il giovane abbia provato a scappare, a mettersi al riparo, ma quando la ghisa incandescente fuoriuscita in modo incontrollato, purtroppo, lo aveva già avvolto. L’operaio è stato soccorso dai colleghi del reparto e in Ilva è arrivata immediatamente l’ambulanza del servizio d’emergenza “118”. Con un codice rosso, massima urgenza perché già in pericolo di vita, l’operaio trentenne è stato portato via dallo stabilimento e trasferito all’ospedale del capoluogo regionale. La prognosi è riservata. Completati i soccorsi, all’altoforno 2, sono scattate le indagini. La produzione di ghisa avviene secondo precisi protocolli operativi. E il controllo tecnico della temperatura va realizzato con piccole quantità di campioni.
Non si riesce a comprendere quindi come sia possibile che il flusso della ghisa sia fuoriuscito in modo così imprevisto ustionando gravemente il lavoratore. Le prime ipotesi farebbero pensare ad un guasto tecnico, forse impiantistico, ma è ancora troppo presto per fare conclusioni sulla dinamica. Al lavoro, per accertare i fatti, da ieri sera ci sono i tecnici dello Spesal e i carabinieri tarantini. Sono scattate le verifiche sul grave infortunio di ieri sera, a partire proprio dalla fase di colata.(Quotidiano)

mercoledì 1 aprile 2015

Non è un pesce d'aprile

Ilva, cade su piattaforma incandescente: operaio ustionato alle mani e al volto

Un operaio dell'Ilva ha riportato ustioni alla faccia e alle mani cadendo su un piano di carica delle batterie 11 e 12 del reparto Cokerie. Il fatto è accaduto nella tarda serata di ieri, alla vigilia della visita del ministro dell'Ambiente Galletti. Lo si apprende dalla Fim Cisl di Taranto, che ha chiesto un incontro all'azienda per capire l'esatta dinamica dell'incidente. Non è chiaro, infatti, se l'operaio sia caduto a causa di un malore oppure sia scivolato. L'uomo è stato trasportato prima nell'infermeria dello stabilimento e poi ricoverato in ospedale.
La piattaforma in cui è avvenuto l'incidente, informa il sindacato, "è bollente e per questo il lavoratore ha riportato ustioni". Sono stati alcuni colleghi

a dare l'allarme. L'operaio in seguito alla caduta è svenuto. Sull'episodio stanno svolgendo accertamenti i funzionari dello Spesal, il Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro dell'Asl.
Il ministro ha partecipato alla Santa Messa per le festività di Pasqua nello stabilimento intorno alle 11, e nel primo pomeriggio ha fatto un sopralluogo di alcuni impianti produttivi. (RepBA)