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martedì 28 luglio 2015

Vediamo un po'

Ilva, si stringe l’inchiesta sull’«Altoforno due»

Quale è stata la causa dell’incidente costato la vita ad Alessandro Morricella, il 35enne operaio dell’Ilva deceduto il 12 giugno scorso dopo essere stato investito, quattro giorni prima, da un getto di ghisa incandescente mentre ne stava misurando la temperatura al piano di colata dell’Altoforno 2?Una risposta potrebbe arrivare dall’accertamento tecnico irripetibile disposto ieri mattina dal pubblico ministero Antonella De Luca, titolare dell’inchiesta per cooperazione in omicidio colposo e concorso omissione dolosa di cautele sul luogo di lavoro che vede indagate dieci persone: si tratta del direttore dello stabilimento Ilva Ruggero Cola, del capo area Salvatore Rizzo, del tecnico campo di colata Domenico Catucci, del tecnico di cabina Vincenzo Catucci, del capo turno Saverio Campidoglio, del direttore dell’area ghisa, Vito Vitale, e poi ancora del capo reparto altoforno 2, Giovanni Zingarelli, del responsabile aziendale per la sicurezza (sil) dello stabilimento Sergio Palmisano, di Pietro Bonfrate coordinatore sil dell’area ghisa e infine di Antonio Russo, tecnico sil dell’area altoforni.
Ieri mattina, il sostituto procuratore De Luca, alla presenza dei legali degli indagati e degli avvocati Gaetano Vitale e Gianfranco Lisi, che invece assistono la famiglia della vittima, ha conferito incarico all’ingegner Roberto Bonica per acquisire, se tecnicamente possibile, il contenuto del cellulare di Morricella, della sim e della memoria aggiuntiva; e di acquisire inoltre i parametri di esercizio relativi all’andamento dell’altoforno 2 ed i parametri degli impianti di servizio allo stesso, accessori e annessi dall’1 maggio alla data di accertamento. Il consulente dovrà inoltre svolgere ogni ulteriore accertamento, acquisendo ulteriori dati che si rendessero necessari all’esito dell’operazione. L’ingegner Bonica avrà 20 giorni di tempo, a partire da ieri, per depositare l’esito della sua consulenza. Nelle operazioni sarà coadiuvato dall’ing. Barbara Valenzano, custode giudiziario dell’altoforno 2, e dai funzionari dello Spesal.
Proprio i funzionari dello Spesal ieri si sono recati nel siderurgico per compiere delle verifiche all’altoforno 2 alla luce del piano di sicurezza presentato dai legali dell’Ilva lo scorso 23 luglio per ottenere la restituzione dell’impianto, posto sotto sequestro senza facoltà d’uso prima dal pm De Luca e poi, in sede di convalida, dal gip Martino Rosati. Il pm De Luca e il procuratore aggiunto Pietro Argentino attendono il parere dei propri consulenti per poter rispondere all’istanza degli avvocati dell’Ilva.
Sul punto, ieri ha preso posizione la Fiom Cgil, sollecitando al direttore dell’Ilva una copia della relazione tecnica che l’azienda ha depositato il 23 luglio scorso alla Procura e un incontro per analizzare e confrontarsi su questo argomento.
Sono, infine, rientrati ieri al lavoro circa 300 operai dell’Ilva (che erano stati sottoposti a contratti di solidarietà) per rimettere in marcia l’Acciaieria 1, fermata da diversi mesi per lavori Aia e di manutenzione ordinaria e straordinaria. Altri operai rientreranno a breve per il riavvio dell’altoforno 1, interessato dai lavori di adeguamento alle prescrizioni Aia. Il fermo dell’Acciaieria 1 era stato disposto nel marzo scorso dopo la sospensione dell’attività dell’altoforno 5. (GdM)

martedì 23 giugno 2015

Titolo da gossip

Per l’Ilva il giudice di Sabrina Misseri

“Gli operai torneranno nell'impianto soltanto quando avremo capito cosa è successo ed escluso le criticità che rendono pericoloso l'altoforno”, trapela della Procura, dopo il sequestro dell’Afo2 d'urgenza e senza facoltà d'uso. Sono dieci gli indagati accusati di omicidio colposo e omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro; fra questi ci sono anche il direttore dello stabilimento Ilva di Taranto, Ruggero Cola, e i responsabili della sicurezza.
E’ una settimana intensissima, quella che si apre oggi, per lo stabilimento siderurgico tarantino. Ma quando, e come, si potrà capire cosa è successo nell’Altoforno 2, quale evento, al momento inspiegabile, ha condannato Alessandro Morricella, l'operaio 35enne originario di Martina Franca travolto da un'improvvisa fiammata nell'altoforno che già era stato sequestrato nel 2012, e morto dopo quattro giorni di agonia. Testimoni hanno raccontato di aver sentito un boato, come un'esplosione, a cui sono seguite fiamme alte circa 10 metri per una trentina di secondi: una vampata di calore, con una temperatura di quasi 1.500 gradi, che ha letteramente travolto il povero Morricella, padre di due bambine. In settimana il sequestro decretato con urgenza dalla Procura dovrebbe passare al vaglio del giudice delle indagini preliminare, dottor Martino Rosati, gip che ha già seguito tra gli altri anche il caso dell’omicidio di Sarah Scazzi.
Ad ogni buon conto, l’Ilva punta in questa fase ad un dialogo direttamente con la Procura.
I tecnici specializzati incaricati dal siderurgico di far luce sull'incidente, della ditta tedesca Paul Wurth, doverebbero inviare il loro report al pubblico ministero Antonella De Luca domani o dopodomani, non oggi come voleva l’Ilva. Tra i punti ancora da chiarire in questa drammatica vicenda, quello della cappotta alluminizzata utilizzata dagli addetti alla misurazione della temperatura durante la colata dell'altoforno, che è sparita: non ne è stata trovata traccia né sul luogo dell'incidente né nell'armadietto, mentre brandelli del casco e dei guanti erano vicino al corpo dell'operaio ustionato. Il pm De Luca potrebbe disporre esperimenti anche sul materiale ignifugo indossato dagli operai.
Quella dell’Ilva è, comunque, anche una delicata partita finanziaria. Il caso è all’attenzione del nuovo presidente della Cassa Depositi e Prestiti, il banchiere renziano Costamagna. Su Ilva, Renzi ed il suo consigliere economico Andrea Guerra si aspettavano evidentemente una maggiore collaborazione della Cdp, in termini sia di reattività che in termini finanziari. Palazzo Chigi ha deciso di mandare a casa con un anno di anticipo rispetto alla scadenza del mandato presidente e amministrazione di Cdp, ovvero Franco Bassanini e Giovanni Gorno Tempini e lo avrebbe fatto, dicono i rumors, anche per una non omogeneità di vedute sul caso Taranto.(TaBsera)

venerdì 25 luglio 2014

Propaganda di stato...

Ilva, Renzi: "Strategica non solo per Taranto". I soldi dei Riva per le bonifiche

"Ilva è strategica non solo per Taranto". Così il premier Matteo Renzi in una conversazione su twitter il giorno dopo la svolta per il seiderurgico arrivata nelle commissioni Ambiente e Industria al Senato. Passano due importanti modifiche al sesto "salva-Ilva" varato dal governo il 10 luglio scorso per garantire il prestito ponte delle banche. La commissione del Senato approva a larga maggioranza due subemendamenti che prevedono l'affidamento di maggiori poteri al sub commissario per il risanamento ambientale, rimettendo così in pista un'ipotesi Ronchi- bis e la possibilità di usare per il piano ambientale le somme sequestrate ai Riva, anche per reati diversi da quelli ambientali.
Il nuovo "salva-Ilva" è inserito nel più ampio pacchetto del decreto competitività, all'esame dei senatori da ieri sera, che proseguirà la corsa contro il tempo alla Camera entro la scadenza del 23 agosto. Cantano vittoria i senatori Salvatore Tomaselli e Massimo Caleo, rispettivamente capigruppo del Pd nelle commissioni Industria e Ambiente, che parlano di grande successo sull'Ilva: "Abbiamo approvato due sub-emendamenti che rafforzano l'ultimo decreto Ilva e le condizioni per il risanamento, il rilancio produttivo dell'azienda e la salvaguardia occupazionale dello stabilimento di Taranto. Il primo sub-emendamento conferisce maggiori poteri di decisione e di spesa al sub commissario. Questi, secondo il testo approvato, "coordina ed è responsabile in via esclusiva dell'attuazione degli interventi previsti dal Piano ambientale, definisce, d'intesa con il commissario straordinario, la propria struttura, le relative modalità operative e il programma annuale delle risorse finanziarie necessarie per far fronte agli interventi, ritenuti ora indifferibili, urgenti, di pubblica utilità e da considerare varianti ai piani urbanistici".
Il secondo sub-emendamento prevede la possibilità che il giudice trasferisca all'impresa commissariata le somme sequestrate a proprietari, soci e perfino dirigenti anche in relazione a procedimenti penali diversi da quelli per reati ambientali o connessi all'attuazione dell'autorizzazione integrata ambientale. Le somme sequestrate a società indagate diventano aumenti di capitale dopo essere transitate dal fondo unico giustizia gestito da Equitalia.
Plaude agli emendamenti il segretario del Pd pugliese Michele Emiliano, che in una nota commenta l'operazione di intelligence fra senatori e deputati del Pd, come lo ionico Michele Pelillo, che è riuscita "ad intercettare le contraddizioni del vecchio decreto e trasformare in decreto un legittimo sentimento di giustizia della comunità ionica". Per Emiliano, "grazie all'utilizzo del denaro sequestrato dalla magistratura alla famiglia Riva abbiamo scongiurato la chiusura dello stabilimento e contestualmente abbiamo garantito l'attuazione del Piano ambientale".
A maggio 2013 le fiamme gialle di Milano hanno sequestrato quasi 2 miliardi di euro ai Riva nell'ambito dell'inchiesta su truffa ai danni dello Stato e trasferimento fittizio di beni. I pm ipotizzano che il patron Emilio, scomparso il 29 aprile scorso e il fratello Adriano Riva, assieme ad alcuni professionisti, abbiano sottratto soldi alle casse dell'Ilva, nascondendoli in paradisi fiscali e facendoli poi rientrare in Italia attraverso lo scudo fiscale. La Procura di Milano, inoltre, sta indagando sui rapporti tra la holding Rive Fire e la controllata Ilva con l'ipotesi di appropriazione indebita ai danni dei soci di minoranza del colosso siderurgico.
Ieri intanto all'Ilva del commissario Pieno Gnudi è arrivato un nuovo direttore, Ruggero Cola, trent'anni di esperienza nel siderurgico, che sostituisce Antonio Lupoli ed un nuovo direttore del personale, Raffaele Del Noce. (Rep)