Visualizzazione post con etichetta decreto 136. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta decreto 136. Mostra tutti i post

mercoledì 7 maggio 2014

La macchietta Ilva. Controllori e controllati: stessi "amici"

Severino legale dell'Ilva al tavolo con il governo, Bonelli: "Una vergogna"

Il piano industriale dell'Ilva al vaglio del governo ma è polemica sulla presenza dell'ex ministro Severino in rappresentanza dell'azienda. A una settimana dalla morte del patron Emilio Riva, è scattato nel primo pomeriggio il vertice a Palazzo Chigi dedicato al colosso dell'acciaio. L'incontro è stato coordinato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio, e hanno partecipato il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi e il ministro dell'Ambiente Gianluca Galletti. Al gran completo, l'attuale gestione dello stabilimento con il commissario Enrico Bondi e il suo vice Edo Ronchi. Al vertice ha preso parte anche l'ex ministro della Giustizia Paola Severino, consulente legale dell'azienda attualmente commissariata. Una presenza che non è passata inosservata, "un fatto gravissimo", secondo il leader dei Verdi, Angelo Bonelli, che ha aggiunto: "Questa è la prova provata che gli interessi dei Riva sono stati ampiamente rappresentati nel governo Monti e che continuano ad avere sponda anche in questo".
"Ricordiamo - ha spiegato Bonelli - che l'ex guardasigilli Severino che oggi partecipa al vertice con il governo come legale della famiglia Riva è stata il guardasigilli che ha firmato il primo decreto salva-Ilva che, insieme al codice di procedura penale ha sospeso anche la legislazione in materia di tutela ambientale e sanitaria. Questa è una vergogna che solo in Italia può verificarsi e contro la quale - ha assicurato il consigliere comunale tarantino - presenteremo un esposto all'Unione europea e informeremo la Procura della Repubblica affinché si chiarisca se il ministro Severino, al momento della firma del decreto salva Ilva, avesse rapporti diretti con la famiglia Riva e con il gruppo siderurgico".
Critiche che il leader ambientalista non ha stemperato neanche dopo la precisazione sul ruolo dell'ex Guardasigilli, presente alla riunione come avvocato dell'Ilva commissariata. "Cambia poco" - ha tagliato corto Bonelli. Già in passato, peraltro, i presunti rapporti tra l'ex ministro e la famiglia Riva avevano sollevato polemiche. Al punto che la stessa Severino aveva precisato di non aver mai assistito l'Ilva o suoi dirigenti, ma di aver difeso in un processo un ex dirigente dell'Italsider, ovvero della fabbrica all'epoca delle partecipazioni statali e prima della privatizzazione. Un processo con al centro la morte di trenta operai dello stabilimento deceduti per malattie gravi, i cui atti sono stati acquisiti nell'inchiesta per disastro ambientale.
Nel summit è stato affrontato lo snodo cruciale della ricapitalizzazione, individuata come la strada da seguire per risanare e rilanciare il siderurgico, all'indomani del via libera della Corte dei Conti al piano ambientale. Il principale problema rimane quello di reperire gli oltre quattro miliardi di euro funzionali alla realizzazione degli interventi di ambientalizzazione degli impianti inquinanti.  Sulla strada della ricapitalizzazione incombe in primo luogo la posizione della proprietà dell'azienda commissariata. La norma, infatti, prevede, che il commissario interpelli in prima battuta la famiglia proprietaria del gigante dell'acciaio.
L'incontro - di legge in una nota di Palazzo Chigi - ha permesso una prima analisi della proposta del Piano industriale per il risanamento dell'azienda presentata dal commissario, alla quale seguiranno, a partire dalla prossima settimana, approfondimenti tecnici. (RepBa)

domenica 16 febbraio 2014

Inquinati per legge

L'acciaio non avvelena solo i pozzi
I decreti Salva Ilva fanno degli abitanti di Taranto cittadini di serie B almeno fino al 2 agosto 2016, con conseguenze per decenni
 
Per Taranto, dopo l'estate 2012, sono arrivate leggi speciali.
Quando la magistratura penale indaga, può adottare provvedimenti urgenti (cautelari) per interrompere comportamenti pericolosi e fermare persone e attività. I provvedimenti cautelari, anzi, li adottano anche i giudici civili e i Tar (giudici amministrativi). E’ indubbio che quello che si può fare anche quando non c'è alcuna indagine penale – ad esempio nel caso di una lite patrimoniale o commerciale o di un licenziamento – è sacrosanto quando ci sono parti vittime di reato, tanto più se occorre evitare conseguenze dannose addirittura per l’incolumità di esseri umani. Nel caso della gestione dell'Ilva, i reati sono molto gravi (tra gli altri, disastro doloso, omissione di misure di sicurezza, avvelenamento di alimenti, corruzione). Il 26 luglio 2012 la magistratura di Taranto, riscontrandone le condizioni con atti confermati in II grado e poi dalla Corte di Cassazione, dispose quindi il sequestro cautelare degli impianti più pericolosi.
E le leggi speciali?
Le leggi speciali avrebbero potuto rafforzare le tutele e le garanzie per le vittime. Una di esse  invece (il decreto-legge 207 del 12 dicembre 2012, convertito in legge 231/2012) ha bloccato i provvedimenti giudiziari. E' servita a "modificare" proprio la tutela che viene garantita normalmente alle vittime di reato, già prima di accertare responsabilità e pene. 
DIRITTI SOSPESI Non si è osato annullare gli atti dei Giudici. La normativa introdotta ne ha posto nel nulla “gli effetti”. La sostanza non cambia. Mimetizzare un’interferenza così grande e uno scontro in atto– dopo aver già parlato di talebanismo giudiziario, come fatto dall’ex ministro Prestigiacomo nei giorni del sequestro - non rende diverse e meno gravi le conseguenze di quel decreto; soprattutto la sospensione dei diritti per i cittadini (incredibilmente non più protetti, in una parte del loro paese, dalle attività dannose di un'impresa o addirittura in continuità con le sue precedenti attività criminali).
Se l’importanza di un evento dipende dalla sua relazione con la vita delle persone, quest’operazione risulta impressionante: una condizione da stato di guerra che crea un’inaccettabile differenza tra cittadini. Ben pochi avrebbero remore a considerarla tale se l’avesse adottata un paese straniero.  Quel primo decreto è stato responsabile dello stravolgimento di un sistema di regole che ora non ha più pace. In sintesi, se il Governo lo decide con legge, può stabilire che per un periodo circoscritto i propri atti amministrativi (l’Autorizzazione Integrata Ambientale e quanto previsto per farne rispettare le prescrizioni) siano considerati equivalenti a un sequestro giudiziario, garantendo quel livello di tutela dei diritti in pericolo – in questo caso la salute - voluto dalla Costituzione.
Per ora - solo per ora, in base ai Salva Ilva adottati - sarà così fino al 2 agosto 2016 (cfr. NOTE).
LA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE OGGI
La Corte Costituzionale, con una sentenza faticosa (n. 85 del 9 aprile 2013), ha difeso il decreto-legge 207 (legge 231), considerando salvaguardato il livello di tutela dei diritti in pericolo. I Giudici dissero che quella legge non prevedeva immunità penali per chi avrebbe gestito l'Ilva nei 36 mesi di durata del programma di risanamento; dissero che erano previsti vari controlli - anche in continuo - e che era possibile sospendere l'attività e revocare l'Autorizzazione in caso di inosservanza delle prescrizioni (applicandosi l'art. 29-decies del Codice dell’ambiente). Dissero che il quadro normativo era mutato e che tutto doveva essere riconsiderato alla luce del nuovo sistema, anche l'adeguatezza della tutela della salute.  
Difesero la legge fermandosi anche su alcune novità, ad esempio sulla figura del Garante per l'attuazione dell'Autorizzazione (anch’esso parte del sistema di tutele che avrebbe dovuto equivalere, per i cittadini, agli strumenti cautelari del giudice) - cfr. NOTE. 

giovedì 6 febbraio 2014

Salva Ilva: svelato l'inganno

 di Alessandro Marescotti (dal blog de Il fatto quotidiano)
Il Pd ha votato a favore (con il sostegno del centrodestra), SeL si è astenuta. Il M5S ha votato contro.
La direttiva europea IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control) impone il rilascio di un’autorizzazione per tutte le attività industriali che presentano un notevole potenziale inquinante. Tale autorizzazione viene definita AIA (autorizzazione integrata ambientale) e può essere concessa solo se vengono adottate le migliori tecnologie disponibili e se vengono così rispettate determinate condizioni ambientali, per far sì che le imprese stesse si facciano carico della prevenzione e della riduzione dell’inquinamento che possono causare.
Mi stupisce che PD e SEL si dichiarino europeiste e poi aiutano l’Ilva a sottrarsi proprio a questa direttiva europea per la protezione dell’ambiente e della salute. 
Infatti da ieri la direttiva IPPC è facoltativa per legge al 20%. Sembra assurdo ma è così. ILVA potrà produrre anche se non rispetta il 20% delle prescrizioni dell’autorizzazione a produrre (la cosiddetta AIA, ossia autorizzazione integrata ambientale). E in quel 20% potrebbero rientrare proprio le prescrizioni più “toste” e costose, come la copertura dell’immenso parco minerali (grande come 150 campi di calcio), le cui polveri sporcano quotidianemente la città di Taranto e finiscono nei polmoni.
Ma poiché le leggi hanno valore generale, questa sanatoria si estende a tutti gli italici stabilimenti inquinanti che potranno beneficiare, per un ovvio principio di eguaglianza, del suddetto sconto del 20%. Potranno anch’essi non rispettare le prescrizioni al 20%. E così il governo, con l’aiuto dei brillanti parlamentari “ecodem” del PD, ha varato una delle cose più bizzarre che mente parlamentare potesse partorire. 
E’ come se voi poteste guidare senza mettere le cinture di sicurezza, senza mettere le frecce e senza fermarvi allo stop. E superano il limite di velocità 2 volte su 10.
Vi fermano i carabinieri e dite: sono a norma all’80%, non fatemi la multa.
Per L’Europa si è in regola se si rispettano le norme autorizzative al 100%. Per l’Italia invece da ieri si è in regola se si rispettano le norme anche solo all’80%. E le norme per uno stabilimento grande come quello dell’ILVA sono quelle fissate proprio nell’AIA. L’AIA è un’autorizzazione europea che, oltre che a tutelare l’ambiente e la salute, serve a costringere l’acciaieria A ad adottare le migliori tecnologie disponibili così come ha fatto l’acciaieria B. Se A adotta tecnologie “sporche” e B adotta tecnologie “pulite”, A avrà sul mercato un vantaggio competitivo su B in quanto non spende quanto B per rispettare l’ambiente e la salute. I proprietari di A useranno quel denaro risparmiato per accumulare ancora più profitti (e magari portarli all’estero) o per far scendere il prezzo dell’acciaio che vende sul mercato, in modo da battere la concorrente acciaieria B.
Tutto questo si chiama “concorrenza sleale”. 
Ecco perché quello che è avvenuto ieri, con l’approvazione dell’ennesima legge di sanatoria delle norme che ILVA non rispetta, è il colpo di grazia che pone di fatto l’Italia fuori dalle regole europee, accelerando la procedura di infrazione sull’ILVA avviata dalla Commissione Europea.
Cosa è questa procedura? Lo ha spiegato il senatore Sollo (ralatore al Senato per il PD): “Giovedì 26 settembre 2013 la Commissione europea ha avviato una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia, concedendo due mesi per rispondere, con l’ipotesi che il Governo italiano non abbia garantito il rispetto delle direttive UE da parte dell’Ilva di Taranto, con gravi conseguenze per salute e ambiente, e in particolare per la «mancata riduzione degli elevati livelli di emissioni non controllate generate durante il processo di produzione dell’acciaio”.
Già nel giugno dell’anno scorso i tecnici dell’ISPRA, deputati alle ispezioni e ai controlli, avevano rilevato nello stabilimento siderurgico gravi ritardi e violazioni delle prescrizioni autorizzative.
Ma la situazione, invece di risolversi nelle successive ispezioni, si è andata aggravando e si attende a giorni la relazione con gli esiti dell’ultima ispezione che riporterà l’elenco delle cose non fatte dall’ILVA oggi guidata da Edo Ronchi, un passato in Democrazia Proletaria, un passato prossimo nei Verdi e poi nel PD e un presente come subcommissario ILVA.
E poiché si incancrenisce la lista delle cose non fatte e delle violazioni alle prescrizioni AIA, ecco che è arrivata la sanatoria. Anche perché la prima legge Salva-Ilva (quella del dicembre 2012) era finalizzata proprio a realizzare l’AIA e la incorporava nella legge al fine di sconfiggere la magistratura che aveva posto sotto sequestro gli impianti. La Corte Costituzionale vincolava il proprio parere di costituzionalità di quella legge solo all’effettiva e scrupolosa esecuzione del cronoprogramma, che è invece saltato.
In questa situazione del tutto anomala che ha fatto il Parlamento? Ha messo una toppa.
Con la nuova legge approvata oggi in Parlamento, l’Ilva e altri impianti strategici possono essere autorizzati a produrre anche se non rispettano l’AIA integralmente in base all’articolo 7 comma 8 che consente l’attività produttiva a condizione che “siano stati avviati gli interventi necessari ad ottemperare ad almeno l’80 per cento del numero complessivo delle prescrizioni contenute nelle autorizzazioni integrate ambientali, ferma restando la non applicazione dei termini previsti dalle predette autorizzazioni e prescrizioni”.  Questo recita l’articolo 7 comma 8 del del decreto-legge 10 dicembre 2013, n.136, ieri convertito definitivamente in legge dal Senato.

Che cosa significa questo?
Fate attenzione.
a) Le prescrizioni dell’AIA ILVA sono 94 (più due).
b) La prescrizione n. 1 riguarda la copertura del parco minerali.
c) E’ del tutto ovvio che con questa legge si sancisce la possibilità di non coprire il parco minerali (che vale solo l’1% delle prescrizioni).
Non solo. Quella norma consente di produrre anche se non sono state realizzate le prescrizioni. Basta che siano “avviati gli interventi”. Infatti la sapiente manina che ha redatto la legge precisa: “fermo restando la non applicazione dei termini previsti dalle predette autorizzazioni e prescrizioni”. Il che significa che è importante avviare un’opera di risanamento, non finirla nei termini temporali previsti dalle prescrizioni.
Con buona pace della Corte Costituzionale che richiedeva il rispetto rigoroso del cronoprogramma con la “puntuale, scrupolosa e costante osservanza dell’AIA”.
In sintesi, come abbiamo già detto, la legge si rispetta al 100% e non all’80%. E così pure le prescrizioni dell’AIA che sono state incorporate nella legge Salva-Ilva del dicembre 2012 che gli allora sostenitori oggi si pentono di aver fatto in quanto non può essere rispettata dall’ILVA. Se non si rispettava la legge del dicembre 2012 scattava per l’ILVA una multa fino al 10% del fatturato. Ora non più, la vecchia legge era “troppo severa” e andava cambiata. E l’hanno cambiata, proprio loro che nel dicembre 2012 giuravano trionfalmente che l’AIA sarebbe stata realizzata in tempi rapidi e che l’ILVA sarebbe diventata una fabbrica modello. Andate a leggere le dichiarazioni degli ecodem del PD.
Paradossale, vero?
Sullo sfondo di questa legge di sanatoria c’è la tragedia di Taranto, a cui per la verità il relatore del PD, il senatore Pasquale Sollo, ha fatto cenno con queste veritiere parole: “Per ciò che riguarda la perizia epidemiologica, i modelli adottati dai periti di parte nominati dalla procura di Taranto hanno attribuito per tutte le cause di morte, nei sette anni considerati: un totale di 11.550 morti, con una media di 1.650 morti all’anno; un totale di 26.999 ricoveri, con una media di 3.857 ricoveri all’anno, soprattutto per cause cardiache, respiratorie e cerebrovascolari. Gran parte delle sostanze rilevate nella perizia sulle emissioni sono state poi considerate in quella epidemiologica come «di interesse sanitario». Gli esiti sanitari per cui secondo taluni esiste una «forte evidenza scientifica» di un possibile danno che potrebbe essere attribuito alle emissioni del siderurgico sarebbero: mortalità per cause naturali, patologie cardiovascolari e respiratorie (queste ultime in particolare per i bambini), tumori maligni e leucemie”.

lunedì 3 febbraio 2014

Questa la registriamo...

...sperando di essere smentiti nel nostro giudizio critico.
O per buttarla in faccia a Pelillo, l'onorevole che non fa la "gara ambientalista", ma che sgomitava per stare sul palco alla grande manifestazione di altamarea!

Decreto «Salva Taranto» il Pd esulta

La Camera ha approvato nei giorni scorsi il decreto per il risanamento ambientale e sanitario della Terra dei Fuochi in Campania e dell’Ilva di Taranto.
«Non c’è associazione di categoria, ordine professionale o rappresentanza sindacale che non attenda con trepidazione e riprovata fiducia la conversione di questo decreto legge – questo l’intervento in aula dell’onorevole Michele Pelillo – Dopo cinquant’anni lo Stato, anche se in forte ritardo, si è accorto di Taranto e riconosce alla mia comunità il diritto di provare a rendere la più grande fabbrica d’Italia compatibile con la salute e la vita di chi ci lavora e di chi ci abita intorno».
Il testo, dopo il sì della Camera, ora passa al Senato che avrà una settimana di tempo per convertirlo in legge e, con ogni probabilità, «confermarlo senza apportare modifiche».
Il deputato tarantino, a meno di ventiquattr’ore dalla sua dichiarazione di voto favorevole al decreto legge che lui stesso definisce «Salva Taranto», esprime dunque la soddisfazione del Pd, «l’unico partito ad essersi fatto carico – sostiene – della difficoltà di governare il gigantesco problema legato alla grande industria. Le altre forze politiche mi sembra che si siano nascoste su questo argomento».
Si pone infatti in maniera critica nei confronti dei grillini, che «professano di essere tarantini adottivi ma poi disertano la Camera per la votazione della legge».
Pelillo, inoltre, non condivide l’astensione di Sel.
Motivo per cui seguirà nei prossimi giorni un confronto con il presidente Vendola ed i suoi consiglieri regionali.
«Non siamo così presuntuosi da avere la certezza, se non solo tra un paio di anni, di vincere questa sfida, ma è doveroso provarci – aggiunge Pelillo – Le certezze le lasciamo agli altri, magari a chi ha scambiato Taranto per un ring dove misurarsi su chi è più ambientalista».
Il decreto 136, a detta del parlamentare, completa il mosaico legislativo composto dai diversi provvedimenti che da quasi due anni fa sono stati realizzati per questa città. Viene introdotta ora, nel caso specifico dell’Ilva, una nuova procedura autorizzativa per la realizzazione degli interventi di ambientalizzazione previsti dall’Aia.
In particolare, con l’articolo 7 lettera G, si offre ai commissari dell’Ilva una copertura finanziaria (tre miliardi circa) «adeguata per il completamento dei lavori.»
Ciò è reso possibile tramite la ricapitalizzazione della società per volontà dei suoi proprietari. Se ciò non dovesse avvenire, i commissari, e qui sta la novità del provvedimento, possono comunque aumentare il capitale sociale o mettere le nuove azioni sul mercato, trasformando così l’attuale proprietà. In più, se questo non dovesse bastare, sarebbero anche autorizzati a chiedere ed ottenere dalla procura di Milano quel miliardo e novecento milioni al quale si è aggiunto l’importo di duecento milioni di euro, sequestrati alla famiglia Riva per altri procedimenti penali.
In ordine poi alle procedure di autorizzazione amministrativa per l’apertura dei cantieri «si è intervenuti per semplificarle e ridurre drasticamente i tempi – fa sapere l’onorevole Pelillo – Basti pensare alle coperture di tutti i depositi di minerale che non avranno più bisogno di autorizzazioni per essere costruite perché considerati volumi tecnici».
Un altro punto fondamentale del decreto legge è la possibilità di usufruire di risorse economiche per effettuare gli screening medico-sanitari sulle aree di Taranto e Campania.
«L’emergenza sanitaria di questo territorio era stata lasciata unicamente sulle spalle della Regione. Adesso, per la prima volta, il ministero della salute interverrà stanziando cinquanta milioni di euro per il 2014 e il 2015, di cui 25 milioni di euro destinati alla popolazione del capoluogo ionico».
Importo a cui si aggiungono 13 milioni di euro che la regione ha già messo a disposizione con il progetto “Ambiente e salute” e che, assicura Pelillo, «partirà entro dieci giorni. Quanto ottenuto è di straordinaria importanza – conclude il deputato – È chiaro che la sfida è ancora da vincere, ma stiamo costruendo le condizioni per riuscirci. Questo, intanto, è un buon punto di partenza per ritrovare fiducia nei confronti dello Stato». (CdG)

sabato 1 febbraio 2014

Assist?

Decreto Ilva, la Camera approva. La palla passa al Senato

L’Aula della Camera ha approvato nella serata di ieri il disegno di legge di conversione del decreto-legge 10 dicembre 2013, n. 136, recante “disposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali e industriali ed a favorire lo sviluppo delle aree interessate”, ovvero la Terra dei Fuochi e l’Ilva di Taranto.
I voti favorevoli sono stati 268, quelli contrari 2 e gli astenuti 15 (SEL). Il provvedimento passa ora al Senato, che avrà però tempo soltanto sino al prossimo 9 febbraio per approvare il testo. Il che vuol dire che quasi certamente non ci sarà il tempo per la presentazione e l’approvazione di eventuali nuovi emendamenti (visto che la commissione Ambiente del Senato ha fissato per lunedì la scadenza per la presentazione degli stessi), con i senatori che saranno costretti ad approvare il testo licenziato ieri dalla Camera senza colpo ferire. L’Aula del Senato voterà il decreto tra mercoledì 5 febbraio e giovedì 6 febbraio, secondo quanto deciso dalla conferenza dei capigruppo del Senato mercoledì.
L’accelerata per l’approvazione del disegno di legge, è avvenuta dopo che il Pd ha chiesto l’inversione dell’ordine del giorno con l’intento di passare dall’esame della legge elettorale al dl in scadenza il 9 febbraio. Dopo il voto favorevole dell’Aula all’inversione dell’ordine del giorno, è iniziato a passo spedito l’esame del dl.
La cui approvazione ha confermato in toto l’impianto del testo approvato dalla Commissione Ambiente della Camera lo scorso 13 gennaio. Ok dunque all’aumento di capitale che Bondi sarà autorizzato ad effettuare “a pagamento nella misura necessaria ai fini del risanamento ambientale”, attraverso la possibilità di offrire le azioni “in opzione ai soci in proporzione al numero delle azioni possedute”, e con “le azioni di nuova emissione che potranno essere liberate esclusivamente mediante conferimenti in denaro”.
E’, infatti, previsto che il commissario Enrico Bondi avrà il potere di aumentare il capitale sociale dell’Ilva Spa chiedendo alla proprietà (il gruppo Riva) di partecipare. In caso di rifiuto, il commissario potrebbe limitare i diritti di opzione e di prelazione, ricorrere a investitori terzi per l’aumento del capitale sociale ma anche chiedere all’autorità giudiziaria lo svincolo delle somme sequestrate alla proprietà anche per reati diversi da quelli ambientali (quelli derivanti dal reato di frode fiscale contestato al gruppo dalla Procura di Milano che ha già provveduto al sequestro di 1,2 miliardi di euro ed ha scovato nel paradiso fiscale di Jersey altri 700 milioni di euro). Soldi, questi,da destinare nelle intenzioni del governo alla bonifica dello stabilimento di Taranto. Per non parlare delle risorse (almeno un altro miliardo di euro) che servirebbero per una oramai non più rinviabile manutenzione degli impianti dell’area a caldo.
In caso, inoltre, “di proscioglimento” da tali reati, le somme “per la parte in cui sono impiegate per l’attuazione dell’autorizzazione integrata ambientale e delle altre misure previste nel piano delle misure e salvo conguaglio per la parte eccedente, non sono comunque ripetibili”. Eppure, giorni addietro sembrava che a Roma si fossero convinti dell’impossibilità di percorrere tale strada (appare pressoché certo un ricorso del gruppo Riva). Ciò detto, come abbiamo avuto modo di riportare più volte su queste colonne, il testo del decreto risponde ad un’idea, l’ennesima, del tutto irrealizzabile.
A cominciare proprio dalle risorse sequestrate che non potranno essere utilizzabili sino alla conclusione del processo sull’inchiesta milanese, peraltro nemmeno iniziato. Stesso discorso per l’ipotetico aumento di capitale, che non è chiaro con quali risorse finanziarie dovrebbe essere effettuato, visto che l’Ilva Spa non è in grado di farvi fronte e sul quale il gruppo Riva ha mai preso posizione sino ad oggi. Iniezione di risorse fresche che, tra l’altro, è da sempre l’unica strada percorribile per finanziarie i lavori previsti dall’AIA rimodulati nella tempistica (ed anche nella loro attuazione) dal piano ambientale (che non è chiaro se sarà effettivamente approvato entro il prossimo 28 aprile come stabilito dal decreto). Inoltre, finché non saranno trovate le risorse per il piano ambientale, quello industriale resterà nel cassetto. Con le banche che non si muoveranno di un passo, visto che toccherà a loro finanziarlo.
Confermato lo screening sanitario della popolazione. Il decreto stabilisce che verranno utilizzati 25 milioni dal Fondo sanitario nazionale nel 2014 e altri 25 milioni nel 2015 per svolgere esami per il controllo dello stato di salute della popolazione dei Comuni della Terra dei fuochi e dei Comuni di Taranto e di Statte. Gli screening dovranno riguardare anche la prevenzione. Anche in questo caso, come abbiamo avuto modo di riportare nei giorni scorsi, non capiamo il perché, soprattutto sull’area SIN di Taranto e Statte, debbano ancora essere effettuati studi (oltre alla prosecuzione del progetto SENTIERI), dopo che negli ultimi 30 anni ne siano stati svolti non pochi, con risultati pressoché identici sul grave stato di salute in cui versano da decenni operai e cittadini a causa delle emissioni della grande industria situata a due passi dalla città.
Confermato anche l’emendamento che prevede che sia l’Ilva a pagare i costi delle analisi e dei campionamenti che saranno effettuati all’interno del siderurgico. Unica “novità” è che “tutti gli interventi e le operazioni previste devono essere documentate e facilmente rintracciabili nel sito istituzionale del ministero dell’Ambiente”: ed era anche ora visto che ogni volta per cercare un documento bisognava iniziare una caccia al tesoro al termine della quale si restava il più delle volte con un pugno di mosche in mano. Buon weekend.
Gianmario Leone (TarantoOggi, 01.02.2014)

giovedì 16 gennaio 2014

Ma pagherà?

Che l'Ilva abbia sempre pagato qualcosa per le analisi, questo è un dato sicuro.
Più che altro pagava per i risultati delle analisi.
Ora come saranno queste nuove analisi "sponsorizzate"? 

Ilva, l'azienda pagherà le analisi a Taranto

Sarà l'Ilva ad accollarsi il costo di tutte le analisi e i campionamenti che, al fine del controllo dei livelli di inquinamento, saranno effettuati all'interno dello stabilimento siderurgico di Taranto. Lo annuncia il relatore al decreto legge 136, Alessandro Bratti del Pd. Sinora, infatti, i controlli relativi a terreni e camini erano, come costi, in parte a carico dell'Ilva e in parte a carico dell'Arpa Puglia, l'Agenzia regionale per la protezine ambientale. "Ho accolto un nuovo emendamento - spiega Bratti - che ora pone gli oneri delle analisi tutte a carico dell'Ilva".
I nuovi emendamenti, precisa Bratti, sono scaturiti dal lavoro fatto dal comitato ristretto formato da nove deputati in rappresentanza delle diverse forze politiche. Il comitato sta facendo una verifica e selezione di tutti i nuovi emendamenti presentati al testo all'arrivo in aula: si tratta di circa 240 proposte. Un'altra puntualizzazione fatta al decreto è che gli screening disposti per la popolazione residente nelle due aree cui il provvedimento si rivolge - i comuni di Taranto e Statte per l'Ilva e quelli campani per la Terra dei Fuochi - dovranno riguardare anche la prevenzione. "Ci sembra importante - osserva Bratti - introdurre anche azioni che aiutino a prevenire l'insorgenza delle malattie e non solo a controllare lo stato e l'avanzamento delle patologie insorte".
Gli screning verranno coordinati dall'Istituto superiore di sanità e resta confermata la dote finanziaria di 50 mln complessivi tra 2014 e 2015 per le due aree. "Ma una divisione delle risorse non è stata fatta" puntualizza Bratti. Confermata infine nel decreto tutta la parte relativa all'aumento di capitale dell'Ilva a carico della proprietà Riva con l'obbligo però di finalizzarla al risanamento del siderurgico. Il meccanismo individuato prevede che il commissario dell'Ilva, Enrico Bondi, abbia il potere di aumentare il capitale della società avanzando ai proprietari la relativa proposta. In caso di rifiuto di quest'ultimi, il commissario - recita il decreto - potrà rivolgersi a investitori terzi ma anche chiedere all'autorità giudiziaria lo svincolo delle somme sequestrate sempre ai Riva anche per reati diversi da quelli di natura ambientale. Si tratta di 1,9 miliardi di euro bloccati mesi fa dalla Procura di Milano per reati fiscali e valutari. (RepBa)

giovedì 12 dicembre 2013

Ronchi di berlusconiana memoria: contraddire l'evidenza a testa bassa!

Comunicato stampa

   Fondo Antidiossina e PeaceLink commentano la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del DL 136 ''Disposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali e industriali e a favorire lo sviluppo delle aree interessate''.
   Rendono noto inoltre che il 18 dicembre si svolgera' a Roma al Ministero dell'Ambiente la Conferenza dei Servizi per la messa in sicurezza della falda nell'area sotto il parco monerali dell'Ilva.
---
   Con questo comunicato stampa, PeaceLink e Fondo Antidiossina intendono lanciare un grido di allarme riguardo la preoccupante situazione sanitaria, amministrativa ed ambientale di Taranto, conseguentemente  ai gravi e ripetuti incidenti di slopping, di emissioni pericolose verificatesi in questi giorni in modo particolarmente intenso.
   Ieri il nuovo decreto legge sull'Ilva e' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale; e' il Decreto decreto legge 136 riguardante "Disposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali e industriali e a favorire lo sviluppo delle aree interessate".
   La gravità della situazione va di pari passo con le azioni inutili del governo, che con questa decisione politica di fatto estende i poteri del Commissario e della sua struttura prorogando i termini di attuazione di eventuali messe a norma e di azioni di bonifica ed annullando l'Autorizzazione Integrata Ambientale.
   Il testo del decreto é ritenuto dalle due associazioni inaccettabile e impossibile da giustificare dinanzi al protrarsi di una situazione di assoluta emergenza.
   Tale decreto, finalizzato esclusivamente a garantire la produzione dell'ILVA, annulla l'ordinanza del GIP Patrizia Todisco che il 5 novembre 2013 ha ribadito come, nell'interesse pubblico, i fondi posti sotto sequestro dovessero garantire il principio di precauzione e non andare a confluire nelle casse dell'attuale gestione commissariale il cui solo scopo è assicurare la continuità produttiva in grave ed evidente violazione delle decisioni della magistratura e delle leggi europee.
   I vari profili di inadempimento messi in luce dal GIP, l'inesistenza di un piano industriale corroborati dal nuovo decreto vanno nel senso totalmente opposto all'attuazione di una politica che voglia risolvere la questione Taranto.
   Non risulta inoltre chiaramente definito il regime autorizzativo in cui opera lo stabilimento ILVA di Taranto, per quanto attiene all'AIA e alle autorizzazioni che al momento sembrano mancare. Il Commissario, supportato dal Governo, non ritiene cogenti le norme previste dall'AIA e continua ad operare in flagrante violazione del diritto in materia.
   La pratica di rimuovere e garantire la normativa vigente é una pratica anti-costituzionale. La giurisprudenza europea in materia di ambiente e di diritti umani prevede delle norme ineludibili come ad esempio l'articolo 2 della Convenzione dei Diritti Umani ( di cui la Repubblica Italiana é firmataria) che prevede la difesa del diritto primario alla vita, come la direttiva europea IPPC.
   Il principio del "chi inquina paga" viene posto, anch'esso, in grave pericolo visto che il Commissariamento attuale dell'ILVA insieme al Governo svuotano le casse ILVA annullando in sequestri, al solo fine di garantire la produzione in totale violazione di numerose norme. Una nuova comunicazione alle istituzioni europee, in merito al nuovo decreto, é stata effettuata stamane.
   La situazione di Taranto é arrivata ad un punto di non ritorno, il grido di allarme che questo comunicato ed i video allegati intendono lanciare, costituisce un'accusa precisa a tutti i governanti.
   Per quanto riguarda la conferenza dei servizi indetta dal Ministero dell'Ambiente, la cosa che preoccupa le associazioni e' l'intento del governo che non mira a bonificare il sottosuolo.
Se venisse cementificata la vasta area sotto il parco minerali, senza bonificare il terreno inquinato, verrebbero tombati e non rimossi gli inquinanti che hanno impregnato il sottosuolo.
   Una pratica del genere condannerebbe l'area ad uno stato di compromissione perenne del sottosuolo, mentre nel frattempo rimane irrisolta la questione della raccolta e del trattamento delle acque meteoriche che finiscono nella falda dopo aver dilavato i terreni inquinati dell'Ilva.
   Per PeaceLink e Fondo Antidiossina Taranto: Antonia Battaglia, Alessandro Marescotti, Fabio Matacchiera


Ronchi: il decreto accelera il risanamento

«Spero che i suoi critici, ora che è pubblicato, leggano attentamente questo decreto che rende disponibili, in modo legittimo e logico quindi anche costituzionale, risorse finanziarie necessarie al risanamento ambientale dell’Ilva». Lo ha dichiarato il sub-commissario Ilva Edo Ronchi, in occasione della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del DL 136 “Disposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali e industriali e a favorire lo sviluppo delle aree interessate”.
Ronchi sottolinea anche che il decreto «accelera le procedure chiarendo che le coperture enormi dei parchi che si devono realizzare, sono volumi tecnici e quindi non devono attendere modifiche urbanistiche e dei piani regolatori per essere realizzate, che, inoltre, accelera le procedure per l’utilizzo delle aree interne non contaminate e che accelera i tempi per le valutazioni di assoggettabilità e di VIA, senza minimamente toccare le tutele ambientali» .
Per quanto riguarda il transitorio, fino all’approvazione del piano ambientale, il decreto chiarisce cosa deve fare il commissario, spiega Ronchi, e quali risultati deve garantire (almeno l’avvio del 70% delle misure AIA e assicurando che, per quanto dovuto all’ILVA, i parametri che misurano la qualità dell’aria esterna siano a norma). «Per le sanzioni del Prefetto, il decreto chiarisce –sottolinea Ronchi- che per le violazioni compiute prima del Commissariamento, paga il titolare o l’azionista di maggioranza, dopo paga l’Ilva commissariata nei casi delle violazioni previste». Per quanto riguarda il rinvio di circa 60 giorni del piano ambientale, conclude Ronchi «esso è reso necessario anche per includervi tutte le misure necessarie per completare l’Aia , producendo così un’accelerazione complessiva (prima si doveva attendere un’altra Aia per acque, rifiuti, rischi d’incidente e energia), fermo restando il termine finale di 36 mesi fissato dal precedente decreto che non cambia».
Sullo stesso argomento interviene anche l’on. Michele Pelillo. «Sono d’accordo – scrive – con Legambiente sul fatto che la proroga per l’adozione del piano ambientale e, di conseguenza, del piano industriale per l’Ilva di Taranto susciti perplessità. Proveremo, in sede di conversione del provvedimento in legge, ad accorciare questo lasso di tempo. Chiederemo al ministro Orlando, comunque, di anticipare i tempi del piano ambientale rispetto a qualunque nuovo termine».
Del decreto, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale «valorizziamo – aggiunge Pelillo – però anche gli straordinari aspetti positivi. Il documento persegue due obiettivi importanti, la copertura finanziaria dei lavori di ambientalizzazione e la semplificazione (oltre che l’accorciamento dei tempi) delle procedure autorizzative per l’avvio dei cantieri. Con questo provvedimento i commissari sono nella facoltà di chiedere ai giudici di usare i soldi dei Riva sequestrati dalla procura di Milano: un miliardo e ottocento milioni di euro. Il decreto legge, inoltre, abbrevia e semplifica l’iter burocratico delle autorizzazioni, con una compressione dei tempi e uno snellimento delle procedure. Dopo 50 anni di niente, lo Stato – attraverso l’azione del governo e del Parlamento – ci sta dando la possibilità, per la prima volta, di accettare la sfida, la scommessa di trovare l’agognato punto di equilibrio tra l’esigenza della produzione industriale e il diritto alla salute e alla vita dei tarantini. E’ una scommessa che non possiamo non accettare, non perché siamo sicuri di vincerla, ma perché è doveroso provarci. Non possiamo arrenderci senza nemmeno provarci. Per provare a vincerla, impariamo subito ad apprezzare il nuovo atteggiamento dello Stato e a realizzare una maggiore unità di intenti». (CdM)