Visualizzazione post con etichetta Mater gratiae. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mater gratiae. Mostra tutti i post

lunedì 16 giugno 2014

La scialuppa di Florido e Conserva

Inchiesta sull'Ilva giallo intercettazioni

Sembra vacillare uno dei due capi di imputazione formulati dalla Procura di Taranto contro l’ex presidente della Provincia Gianni Florido, uno dei 52 imputati nell’udienza preliminare di «Ambiente svenduto», il maxi processo contro l’Ilva e i suoi presunti complici.
Florido, esponente di spicco del Partito Democratico e in passato segretario provinciale della Cisl, fu arrestato il 15 maggio del 2013 dai militari della Guardia di Finanza e si dimise dopo qualche ora, portando al commissariamento della Provincia. Nell’interrogatorio di garanzia, svoltosi al cospetto del giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco, firmatario dell’ordine di arresto, e nei successivi sei mesi di custodia cautelare (dieci giorni in carcere, gli altri ai domiciliari) Florido, tramite i suoi avvocato Carlo e Claudio Petrone, ha sempre respinto le accuse di aver fatto pressioni su due dirigenti della Provincia per adottare provvedimenti favorevoli all’Ilva.
In particolare, Florido risponde di una tentata concussione (ai danni del dirigente Luigi Romandini) e di una concussione consumata (ai danni del dirigente Ignazio Morrone), reati che avrebbe commesso in concorso con l’allora assessore provinciale all’ambiente Michele Conserva, con l’allora segretario generale Luigi Specchia (il cui arresto è stato peraltro annullato seccamente prima dal tribunale del riesame e poi dalla Cassazione) e con l’allora potente responsabile delle relazioni esterne dell’Ilva Girolamo Archinà.
Ieri mattina i legali di Florido hanno depositato nella cancelleria del giudice per le udienze preliminari Vilma Gilli, chiamata da giovedì prossimo a vagliare la richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Taranto, un dossier composto da documenti secondo loro comprovanti la regolarità degli atti adottati dalla Provincia nei confronti del siderurgico, gli interrogatori, compiuti nell’ambito di indagini difensive, dell’ex direttore generale dell’ente Domenico Mosca, dell’ex assessore provinciale all’ambiente Giampiero Mancarelli, che prese il posto di Conserva nel settembre 2012, e dell’ex dirigente del settore Ambiente Antonio Ruggieri, e soprattutto una consulenza tecnica di parte sulle intercettazioni telefoniche e ambientali, firmata dai professionisti baresi Cataldo De Florio e Giuseppe Maringelli.
Nel mirino degli avvocati Petrone è finita in particolare la trascrizione di una conversazione ambientale tra Michele Conserva e Ignazio Morrone, avvenuta il 12 marzo del 2010. Nel capo di imputazione riguardante la concussione compiuta ai danni di Morrone, si legge che Florido, Conserva e Archinà avrebbero indotto il dirigente ad assumere un atteggiamento di generale favore nei confronti dell’Ilva e in particolare a sottoscrivere la determina di autorizzazione all’esercizio della discarica per rifiuti speciali in area «Mater Gratiae» pur non ricorrendone le condizioni di legge. A tale determinazione, gli inquirenti sono giunti in base alla trascrizione di quel colloquio durante il quale Morrone avrebbe detto «ripeto, non ho problemi a firmare», una frase che per la pubblica accusa rappresenta appunto la consumazione della concussione. Secondo la consulenza depositata ieri, però, Morrone non ha mai detto quella frase o meglio dice soltanto «però ripeto non ho problemi a». «È chiaro - scrivono i due periti - che non si ascolta alcuna altra parola, né tanto meno il verbo firmare. Infatti, nel brogliaccio non c’è il verbo firmare». Pesanti le conclusioni : «La trascrizione presente sul supporto informatico contenente l’intercettazione in oggetto sta a dimostrare che anche la polizia giudiziaria ha ascoltato la frase “ripeto non ho problemi a...” e quindi la parola “firmare” è stata aggiunta successivamente». I consulenti aggiungono, peraltro, che in tutta la conversazione in questione, Conserva e Morrone non pronunciano mai la parola discarica ma parlano unicamente di impianti termici.
Considerato che la consumazione del delitto di concussione nei confronti di Morrone si fonda proprio su quella frase, cioè sull’aver ascoltato il dirigente della Provincia dire di essersi deciso a firmare e dunque a soddisfare le richieste di Florido e Conserva per favorire l’Ilva, pare evidente che il caso sollevato formalmente ieri dagli avvocati Carlo e Claudio Petrone non potrà non avere tutti gli approfondimenti che merita. (GdM - Mazza)

Caso Ilva, ex assessore ricusa il giudice Gilli

Dopo l’istanza di rimessione firmata da 15 imputati sui 52 complessivi, dopo i dubbi sollevati dall’ex presidente della Provincia Gianni Florido sulla trascrizione delle intercettazioni, ecco un’altra tegola abbattersi sull’udienza preliminare del processo «Ambiente svenduto», in programa giovedì prossimo nella palestra del comando provinciale dei vigili del fuoco. Gli avvocati Michele Rossetti e Laura Palomba, difensori dell’ex assessore provinciale all’ambiente Michele Conserva, hanno presentato istanza di ricusazione del giudice per le udienze preliminari Vilma Gilli, chiamata a valutare la richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla Procura di Taranto per il disastro ambientale provocato dalle emissioni dell’Ilva. Conserva risponde, in concorso con l’ex presidente Florido, l’ex segretario generale della Provincia Luigi Specchia e l’ex responsabile delle relazioni esterne dell’Ilva Girolamo Archinà, di tentata concussione e concussione consumata ai danni di due dirigenti dell’ente. Il giudice Gilli, però, nelle vesti di giudice per le indagini preliminari, il 26 novembre del 2012 dispose l’arresto di Conserva per associazione a delinquere finalizzata alla concussione per aver indotto vari titolari di aziende interessate ad ottenere autorizzazioni in materia ambientale dall’assessorato guidato dallo stesso Conserva, ad avvalersi della consulenza della ditta Promed come «tecnico istruttore» per l’espletamento delle pratiche con corrispettivi «esorbitanti o comunque eccessivi rispetto al lavoro svolto».
Un disegno criminoso nel quale per una volta, secondo l’accusa, anche Conserva avrebbe ottenuto una somma di denaro pari a mille euro. Poi Conserva fu nuovamente arrestato il 15 maggio del 2013, in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Patrizia Todisco, nel filone principale dell’indagine «Ambiente svenduto » ma secondo gli avvocati Rossetti e Palomba è evidente che il giudice Gilli non può valutare la richiesta di rinvio a giudizio per Conserva, avendolo già giudicato per gli stessi fatti e con gli stessi atti. Nell’ordinanza di custodia cautelare, il gip Gilli scrisse che era Conserva «a dirigere nella sostanza l'assessorato Ecologia ed Ambiente della Provincia, surrogandosi al dirigente in quanto ben conscio di poter garantire il successo delle operazioni illecite solo attraverso l'esautorazione del soggetto deputato, per legge, a gestire l'attività amministrativa».
Se è vero che l’inchiesta relativa al caso Promed non è giunta ancora al capolinea (non sono stati approntati gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari), bisognerà vedere come sarà possibile separare le due vicende. Sull’istanza di ricusazione, deciderà il presidente del tribunale di Taranto. (Mazza - GdM)

sabato 26 aprile 2014

Tutta colpa del "traffico"!

La burocrazia blocca l'Ilva

Burocrazia e ricorsi rendono complicato il risanamento dell'Ilva di Taranto. A oltre un mese dal varo, in Consiglio dei ministri con Dpcm, del piano ambientale dello stabilimento siderurgico (l'approvazione c'è stata il 14 marzo), manca ancora la registrazione della Corte dei Conti. Un "bollino" che permette la pubblicazione del documento sulla «Gazzetta Ufficiale» e quindi lo rende ufficiale e operativo.
Nel frattempo, la realizzazione di una delle due discariche interne al siderurgico (quella per rifiuti non pericolosi), autorizzata anche dalla legge 125 del 2013, trova un ulteriore ostacolo: sul filo di lana il Comune di Statte ha infatti presentato ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar di Lecce aveva dato il via libera al sito di "Mater Gratiae".
«C'è l'ipotesi che la Corte dei Conti si possa pronunciare sul piano ambientale martedì prossimo - dice il sub commissario dell'Ilva, Edo Ronchi -. Attendiamo quindi, perché sin quando non avremo questo "placet" rimarrà tutto bloccato. Non potremo presentare il piano industriale, in quanto la legge ci prescrivere di presentarlo dopo il piano ambientale, né avviare la manovra dell'aumento di capitale finalizzato al risanamento del siderurgico».
Intanto, nei primi giorni della prossima settimana lo stesso Ronchi e il commissario Enrico Bondi incontreranno il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, per parlare proprio del piano industriale, di fatto già pronto e in queste settimane sotto la lente di ingradimento dei consulenti della Roland Berger, incaricata dalle banche con cui l'Ilva sta trattando sia per l'aumento di capitale che per il prestito ponte. Nei giorni scorsi la Roland Berger ha spedito i suoi emissari a Taranto per una ricognizione sul campo dei singoli investimenti previsti dal piano industriale che nel frattempo ha allargato il suo orizzonte temporale dal 2016 al 2020 ed ampliato i costi. Da 3 miliardi a 4,3 miliardi in quanto sono stati inclusi 700 milioni di costi per la sicurezza. Inoltre, è stata prevista la possibilità di produrre a Taranto il preridotto di ferro che ora l'Ilva sta acquistando dall'estero e utilizzando sperimentalmente negli altiforni e nelle acciaierie. «Stiamo negoziando i finanziamenti - spiega Ronchi - ma penso che non si muoverà nulla sin quando non ufficializzeremo il piano industriale. Stando alla legge, infatti, la prima risposta attesa è quella della proprietà dei Riva: partecipa o non partecipa all'aumento di capitale? Se non arrivano nuove risorse, la crisi di liquidità dell'azienda resta grave e non si possono nemmeno lanciare ordini impegnativi per i nuovi investimenti».
Intanto il Comune di Statte prova a fermare in Consiglio di Stato la discarica "Mater Gratiae". È il sito che deve accogliere sia i rifiuti non pericolosi della bonifica che quelli già stoccati nello stabilimento, quest'ultimi pari a un milione e mezzo di tonnellate. La discarica usata attualmente è al limite: c'è spazio per altre 20mila tonnellate. Dopodichè l'Ilva dovrà rivolgersi a discariche esterne con un sensibile aggravio di costi. Per "Mater Gratiae" il Comune di Statte il 4 marzo del 2013 ha notificato all'Ilva un'ordinanza di demolizione delle opere costruite nel sito e il successivo 7 agosto un verbale di inottemperanza. Statte ha eccepito all'Ilva come per i lavori fosse necessaria l'autorizzazione edilizia mentre l'azienda ha ottenuto nel 2010 solo la compatibilità ambientale. Su ricorso dell'azienda, il Tar, a febbraio scorso, ha annullato sia ordinanza che verbale, nonchè respinto la domanda di risarcimento, affermando che «i provvedimenti non sono stati portati ad esecuzione» e quindi «non hanno arrecato alcun danno». Per il Tar, in base alla legge 243/2007 i gestori «possono procedere all'esecuzione degli interventi» finalizzati all'adeguamento dell'impianto se «sia stato già emanato provvedimento favorevole di conformità ambientale». Tant'è che il ministero dell'Ambiente ha escluso «il rilievo dell'assenza di un separato titolo edilizio». (D. Palmiotti - Sole24h)

mercoledì 2 aprile 2014

Il miracolo della moltiplicazione delle discariche a Mater Gratiae

NUOVO ESPSOTO ALLA PROCURA E AI CARABINIERI DI LECCE. DISCARICHE SOSPETTE IN ILVA. NUOVI PARTICOLARI DAL SATELLITE


Consegnato nuovo esposto: che la Procura di Taranto ed il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri facciano luce su siti sospetti in Ilva di Taranto. Nuovi particolari dal satellite
Con l'ausilio del satellite di Google, abbiamo focalizzato, ancora una volta, l'attenzione sui siti adibiti a discariche nelle aree adiacenti alla “Mater Gratiae”. Abbiamo rilevato, attraverso la visualizzazione delle immagini fino al massimo ingrandimento possibile, che sarebbero riconoscibili altri “siti sospetti” nei quali sarebbero stati effettuati lavori di scavo e di colmata, presumibilmente non autorizzati.
Sottoponiamo all'attenzione di questa Procura, allo stesso Procuratore, Dott. Franco Sebastio ed al Comandante del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Lecce, Nicola Candido l'acquisizione di queste nuove immagini satellitari e di questi altri particolari, chiedendo approfondimenti ed accertamenti, al fine di capire se siano stati commessi degli illeciti, sia dal punto di vista amministrativo, che dal punto di vista ambientale da parte della azienda Ilva s.p.a.
Inoltre, chiediamo se vi sia l'effettiva idoneità all’esercizio di tutte le discariche ubicate all’interno dell’insediamento Ilva di Taranto, nonché sulla loro corretta conduzione e gestione. Discariche che, per quanto ci consta, non risulterebbero tutte provviste di autorizzazione, come quella denominata “Mater Gratiae”, autorizzata con decreto D.L. 101/2013 e convertito in Legge 125/13.
Come è noto, nei mesi scorsi, questa onlus ha già inoltrato alla Procura della Repubblica di Taranto alcuni esposti che evidenziavano possibili irregolarità circa le autorizzazioni delle suddette discariche e la gestione dei rifiuti che vi confluivano e che tuttora confluiscono dal ciclo produttivo del siderurgico.
Anche se, come sopra specificato, il Governo solo recentemente ha autorizzato con una norma “ad hoc” per la costruzione e la gestione della discarica Mater Gratiae (in esercizio dal 2004), occorre sottolineare che la stessa azienda ha fatto confluire per un decennio i propri rifiuti in questa area che risultava priva di autorizzazione, con possibili violazioni del Codice dell’Ambiente e delle disposizioni normative specifiche di cui al D.Lgs. 36/2003.
Allo stato attuale, con riferimento alla discarica Mater Gratiae e alle numerose discariche insistenti nella medesima area (almeno sette) ad essa adiacenti ed insistenti in area Ilva, poniamo i seguenti quesiti:

1) Le autorità competenti hanno mai accertato la conformità delle modalità di costruzione della Mater Gratiae da parte dell’ILVA s.p.a., a partire almeno dal 2004 e fino alla data di emanazione del D.L. 101/2013 che ha autorizzato all’art. 12 la costruzione e gestione della stessa discarica?

2) Le autorità competenti al rilascio delle autorizzazioni (Ministero Ambiente, Regione, Provincia, Comune) e le autorità di controllo (ARPA, ISPRA, ASL) hanno mai accertato l’esistenza e la conformità delle ulteriori sette discariche (oltre che della Mater Gratiae autorizzata con decreto) le quali, invece, potrebbero non avere i nessari titoli autorizzativi? Sono mai stati accertati i criteri, secondo cui le stesse siano state realizzate e gestite e si è mai provveduto ad indagare se essere fossero esaurite o in normale esercizio? Sono stati mai effettuati dei controlli analitici su percolati e tenuta delle stesse?

3) Le predette autorità hanno mai accertato se l’utilizzo delle scorie deferrizzate fosse conforme alle disposizioni di legge, ovvero se fosse possibile escludere un peggioramento delle condizioni ambientali dell’area e confermare la compatibilità sanitaria ambientale delle attività di recupero di tali rifiuti? Tali scorie, classificate come rifiuti, subiscono effettivamente un trattamento di deferrizzazione? O vengono messe tal quali in opera per costituire gli argini ed il fondo discarica? Ove risultassero deferrizzate, ci si chiede: è autorizzatato il trattamento delle scorie? Non ci risulta che detta attività di trattamento delle scorie sia stata autorizzata nell’ambito delle procedure amministrative AIA.

4) Le autorità ambientali e sanitarie hanno mai definito una metodologia in grado di quantificare eventuali fenomeni di contaminazione sia del suolo che delle acque, al fine di stimare il conseguente danno sanitario ed ambientale?

5) ARPA Puglia, per quanto di propria competenza, ha mai provveduto ad effettuare il monitoraggio dei pozzi spia della discarica 2B non pericolosi ed anche 2C pericolosi, negli anni 2009, 2010, 2011, 2012 e 2013? Sono stati mai riscontrati superamenti dei valori relativi delle CSC (concentrazioni soglia di contaminazione) nei suoli e nelle acque di falda? E se sì, per quali parametri? Sono mai scattati gli obblighi di cui all’art. 244 del D.Lgs. n. 152 del 2006? Nel caso in cui dovessero essere stati registrati superamenti del CSC, le Autorità Competenti (Regione, Provincia, Comune) hanno mai posto in essere le procedure operative ed amministrative finalizzate al raggiungimento della eventuale bonifica del sito contaminato secondo quanto disposto dall’art.242? Dalle nostre ricerche e dai nostri approfondimenti, risulta che la Regione Puglia con atto formale (det. dirigenziale della Regione Puglia n. 160/2010), ha dichiarato compatibile la discarica dal punto di vista ambientale, autorizzandone di fatto la successiva costruzione (iniziando dal 2004).
Per quanto concerne la caratterizzazione chimico analitica delle scorie utilizzate per la costruzione della discarica, è stata mai effettuata una specifica valutazione?

Evidenziamo, altresì, che tali valutazioni non risultano essere state effettuate nell’ambito dell’AIA 2011, in particolare non risulta che lo stoccaggio delle scorie sia stato autorizzato (pag. 946 provvedimento AIA 2011). Si evidenzia, inoltre, che il riesame AIA 2012 non ha autorizzato la gestione di rifiuti nello stabilimento in oggetto, fatto ritenuto non conforme da ARPA Puglia e formalmente espresso in più occasioni dalla stessa.

N.b.: Tali criticità non risulterebbero peraltro neanche sanate nell’ambito del Piano Ambientale redatto dai tre Esperti (Genon, Lupo, Bisceglia), bensì gli stessi hanno rinviato nuovamente alle procedure autorizzative ordinarie, ossia alle attività istruttorie AIA!

Taranto, li 2 aprile 2014
Prof. Fabio Matacchiera
(pres. onlus "Fondo Antidiossina Taranto")

sabato 18 gennaio 2014

Mater Gratiae: un nuovo esposto

Ilva: esposto al Procuratore di Taranto; l’Autorità Giudiziaria verifichi che il Sub Commissario Edo Ronchi esercisca le discariche e gestisca i rifiuti, pericolosi e non, conformemente alle norme vigenti.

Il sottoscritto, responsabile legale della onlus “Fondo Antidiossina”, ha da poco depositato presso il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Lecce, nella persona del Maggiore Nicola Candido, un esposto integrativo a quello depositato, in data 19 dicembre 2013, relativo a probabili criticità in atto all'interno dell'area della discarica Ilva, ubicata tra i comuni di Taranto e di Statte. Il presente esposto viene presentato al fine di fornire ulteriori dettagli operativi, in merito alla gestione dei rifiuti nello stabilimento Ilva.
Nuovi ed interessanti spunti sono emersi da un’ulteriore analisi delle foto satellitari già diffuse precedentemente e che si allegano in copia, nonché da un comunicato diffuso (20 dicembre 2013) da Ilva, in risposta  al precedente esposto del Fondo Antidiossina.

N.B. In questo nostro comunicato stampa  vengono elencati solo una parte degli elementi probatori, dei riferimenti normativi e delle violazioni già accertate dai Custodi Giudiziari e dal Ministero dell'Ambiente (vedi sotto). Tutto e più ampiamente, invece, viene  trattato nel corposo "esposto-dossier"  presentato oggi, ai Carabinieri del Noe di Lecce.

A differenza di quanto sostiene l’ILVA a sua discolpa, ossia che le aree riprese da satellite non riguardano la discarica “Mater Gratiae”, possiamo invece confermare che le aree in questione ricadono proprio tra quelle gestite da ILVA spa e che sono aree annesse e di servizio alle vasche denominate "ex 2B" (rifiuti speciali non pericolosi) ed "ex 2C" (rifiuti pericolosi) della discarica “Mater Gratiae”. La risposta di Ilva, che fa riferimento alla precisa delimitazione della discarica ed al suo nome esatto, sembra, a nostro parere, un modo per distogliere l’attenzione da quelle che sono le procedure di gestione dei rifiuti in tali aree. Pertanto, sarebbe opportuno che le Autorità Competenti acquisiscano subito dalla Società la documentazione attestante le “caratteristiche planoaltimetriche”, unitamente a quella relativa alla gestione dei rifiuti nelle aree di stabilimento in oggetto ed nelle aree annesse dedicate al deposito temporaneo di rifiuti e sottoprodotti, nonché a quelle relative alle attività di recupero ed alle eventuali autorizzazioni in essere, a prescindere che si chiamino “Mater Gratiae” o meno. Attività rientranti a pieno nelle responsabilità e nelle competenze del Sub Commissario Edo Ronchi, in attuazione delle ultime norme emanate dal Governo.
Il Sub Commissario renda edotti i cittadini se dette attività, svolte nelle cosiddette “aree di deposito”, siano state regolarmente “autorizzate” allo stoccaggio di diverse tipologie di rifiuti “pericolosi e non” e, a tal fine, si chiede alle Autorità Competenti e di Controllo se tali aree, di cui alle foto satellitari “A-Abis, B-Bbis-C-Cbis”, dedicate ad attività di gestione dei rifiuti, fossero correttamente identificate, autorizzate e suddivise per tipologia omogenea di rifiuto ai sensi delle norme vigenti.
In definitiva, si ritiene che, al di là della delimitazione specifica delle vasche di discarica e del loro nome esatto, sia importante comprendere se tali attività di gestione dei rifiuti e recupero sia stata e sia tutt’ora svolta conformemente nelle modalità previste dalle norme vigenti.
Le Autorità Giudiziarie si accertino che il Sub-Commissario Edo Ronchi abbia provveduto a verificare, così come previsto dal Codice dell’Ambiente e del D.Lgs. 36/2003, per ciascun sottoprodotto di stabilimento, che siano soddisfatti tutti i punti previsti dall’art 184-bis del D.Lgs 152/06 vigente, ai fini della verifica applicabilità della qualifica di sottoprodotto.
In ultimo è opportuno evidenziare che i Custodi Giudiziari hanno già relazionato all’Autorità Giudiziaria in merito alle numerose violazioni di cui ali artt. 184 bis, 208, 216 e 256 cc. 1, 2, 3 e 5, 257 del D.Lgs. 152/06 e s.m.i. nella gestione dei sottoprodotti.
Si chiede che le Autorità Giudiziarie acquisiscano copia degli atti depositati presso le autorità competenti comprovanti l’effettiva idoneità tecnica e temporale dei diversi depositi temporanei realizzati e di quelli tutt’oggi presenti in stabilimento. Si richiamano, a tal proposito, ed a titolo esemplificativo, le violazioni alle prescrizioni AIA relative alla realizzazione di depositi temporanei già accertate ed evidenziate con diffida prot. DVA 2012- 20757 del 28/08/2012 da parte del Ministero dell’Ambiente.
Le Autorità Giudiziarie, altresì, si accertino che il Sub Commissario Edo Ronchi abbia verificato la conformità dei depositi temporanei presenti in stabilimento, così come previsto dalla Legge relativamente ai compiti allo stesso ascritti.

Fabio Matacchiera (Presidente Fondo Antidiossina)

giovedì 19 dicembre 2013

La discarica delle vergogne







DISCARICA ILVA: ESPOSTO ALLA PROCURA DI TARANTO
OGGETTO: discarica Mater Gratiae dal satellite: Fondo Antidiossina ricorre alla Procura di Taranto e alla Commissione Europea


Il Fondo Antidiossina comunica che è stato appena depositato (ore 10.45), presso il Comando Provinciale dei Carabinieri di Taranto, un esposto indirizzato al Procuratore Dott. Franco Sebastio ed è stata inviata un' informativa alla Commissione Europea circa possibili e gravi criticità ambientali nei siti di discarica dell'Ilva.

Infatti, dallo studio attento e particolareggiato, effettuato sulle foto realizzate in tempi diversi, dai satelliti a cui fa riferimento Google e quelli a cui fa riferimento Microsoft, si evincerebbe che, all'interno della stessa discarica, già oggetto della Vs. attenzione, siano presenti nel terreno numerose depressioni e voragini (artificiali o naturali?) che potrebbero essere materia di indagini ed di approfondimenti, al fine di verificare se possano essere state utilizzate per il drenaggio e lo scarico di reflui industriali potenzialmente pericolosi ed in particolare per la gestione dei rifiuti liquidi, di fanghi e di percolati. Ci si chiede, pertanto, se tutto ciò possa aver causato un'immissione diretta di dette sostanze nel suolo e nel sottosuolo con il potenziale interessamento dei sistemi della falda acquifera superficiale e profonda che confluiscono direttamente nei vicini Mar Grande e Mar Piccolo di Taranto.
Si noti che:
1) Negli ingrandimenti delle foto allegate (scaricabili anche attraverso la visione dei seguenti link: http://it.bing.com/maps/ in visione panoramica e dettagliata per la Microsoft ehttps://www.google.com/maps/preview#!data=!1m4!1m3!1d9745!2d17.223514!3d40.5278346!2m1!1e3&fid=7 per Google che riguardano alcune aree della discarica in oggetto, si rileverebbero dei "punti critici" che sottoponiamo alla vostra attenzione per eventuali approfondimenti. Infatti, sembrerebbe che nel "punto "X", evidenziato nelle foto "A" e A/bis", sia stato realizzato uno scarico a cui, sembrerebbe abbiano avuto accesso dei mezzi pesanti gommati (sono visibili, infatti, i segni dei pneumatici che lasciano pensare all'utilizzo di tale punto, quale recapito finale di rifiuti liquidi o fanghi di colore bruno di cui ignoriamo la tipologia)
2) Nel punto "Y" delle foto "B" e "B/bis" si evincerebbe, invece, che più a sud nella discarica in oggetto sia stata creata un'area di convogliamento di fanghi che, ci chiediamo, se sia stata isolata con il suolo ed il sottosuolo. In particolare, facendo un raffronto tra le foto estratte dal satellite di Google, con quelle del satellite della Microsoft (temporalmente precedente), si evince che sia stata realizzata un'area "sospetta" che non ci pare rientrare in quella delle vasche di discarica destinate alla gestione operativa dei rifiuti
3) Nella foto C e C/bis, invece, si può notare un'altra area che potrebbe essere oggetto della Vs.attenzione. Si noti uno stoccaggio di materiale metallico, verosimilmente fusti: ci chiediamo se esso risulta essere stato realizzato per categorie omogenee, nel rispetto delle norme tecniche di deposito. E fatto ancor più interesante potrebbe essere quello di sapere se quei fusti contengano o abbiano contenuto sostanze pericolose.
Tutto quanto esposto potrebbe essere interpretato come violazione delle disposizioni normative di cui all'All.2 del Dlgs 3603 e degli artt.256 e 137 del decreto legislativo 152/2006 e s.m.i.
Si ricordi che le attività di smaltimento di rifiuti pericolosi e non pericolosi in discariche non autorizzate, nonché di recupero di rifiuti e di gestione di sottoprodotti, qualificate dall’Autorità Giudiziaria quali “attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti”, hanno determinato il sequestro per equivalente della società Riva Fire, a causa delle gravi violazioni di cui agli artt. 208, 256 c. 1, 259 del D.Lgs. 152/06 e s.m.i. e art. 10 c. 3, e 14 del D.Lgs. n. 36/03-
E’ degno di nota il fatto che nelle vicinanze della predetta discarica si svolgono attività di coltivazione.
I dati oggetto dell'esposto del Fondo Antidiossina verranno comunicati, in data odierna, da Antonia Battaglia alla Commissione ed al Parlamento europei che svolgono indagini sulla questione nell'ambito dell'infrazione in corso.
L'infrazione lanciata dalla Commissione Europea, il 26 settembre 2013, ha aperto una procedura contro l’Italia per violazione di diritto europeo in materia ambientale sulla questione ILVA: la Commissione é nella fase di valutazione attenta dell'evoluzione della situazione a Taranto. La procedura di infrazione aperta dalla Commissione é nata in seguito alle denunce e all’azione di PeaceLink e del Fondo Antidiossina che hanno portato a Bruxelles la realtà di cio’ che accadeva e continua ad accadere a Taranto.

Taranto, 19 dicembre 2013
Fabio Matacchiera (presidente Fondo Antidiosina Taranto)
Antonia Battaglia

sabato 14 dicembre 2013

Totomonnezza in regione


Nuova Aia all'Italcave. Si decide la prossima settimana

La Terra dei fuochi più che nel casertano è a Taranto, lungo una direttrice ideale che collega il quartiere Tamburi al comune di Statte. Non è un problema di Aia (Autorizzazione integrata ambientale), di norme più o meno restrittive e governanti zelanti verso il dio denaro. Temi come questi investono il livello di civiltà di una comunità, l'autorevolezza dei suoi presidi democratici
Una nuova Autorizzazione integrata ambientale per la discarica dell'Italcave, ubicata di fronte allo stabilimento Ilva. Di questo si discuterà martedì prossimo, nel corso della Conferenza dei Servizi convocata in Regione con tutti gli attori istituzionali (Arpa, impresa titolare dell'impianto e comuni di Taranto e Statte). Italcave e Mater Gratiae sono due discariche che distano pochi metri l'una dall'altra. Sempre nella zona, in prossimità del quartiere “Feliciolla”, sorge il sito della ex Matra dove sono stoccati – da diversi anni, ormai - rifiuti radioattivi.
Un inferno scientificamente costruito grazie all'insensato agire umano. Un luogo da ultimi della terra. Non esiste in nessun altro posto del Paese una così indegna concentrazione di reiterate violenze ambientali fatte patire al genere umano. La Terra dei fuochi più che nel casertano è a Taranto, lungo una direttrice ideale che collega il quartiere Tamburi al comune di Statte. Non è un problema di Aia, di norme più o meno restrittive e governanti zelanti verso il dio denaro. Temi come questi investono il livello di civiltà di una comunità, l'autorevolezza dei suoi presidi democratici. Il destino non guarda in faccia il tuo conto in banca. Spiace che corruttori e corrotti non l'abbiano ancora capito. (cosmopolis)

venerdì 22 novembre 2013

I rifiuti tossici? Sotto al tappeto!

Le discariche attive all’Ilva per smaltire risparmiando


Edo Ronchi non avrà perso l’occasione del vertice di governo di ieri per ribadire che «potrebbe dimettersi» dall’incarico di subcommissario affidatogli per risanare l’Ilva. Ronchi lamenta una serie di ritardi, per i quali non si prende le responsabilità in attesa del probabile avviso di garanzia che arriverà sul suo tavolo e quello del commissario Bondi per «le accertate, persistenti violazioni delle prescrizioni a tutela dell’ambiente e della salute» già rilevate dal gip di Taranto Patrizia Todisco nell’ordinanza del 5 novembre con cui motivava il diniego al dissequestro di 233.193 euro che i commissari avrebbero voluto in cassa.
Sul risanamento in mano ai due commissari continua a suscitare polemiche anche la questione delle discariche interne all’Ilva autorizzate a raccogliere rifiuti pericolosi. Il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando ha contestato sul Corriere (19 novembre) la frase apparsa in un articolo del giorno prima nel quale si affermava che aveva «autorizzato l’uso di quella cava che, per decreto, fa entrare i rifiuti tossici e nocivi in un buco mai bonificato».
Affermazione che il Ministro contesta forse dimenticando che anche lui ha firmato il decreto convertito in legge il 3 agosto di quest’anno con il quale è stata autorizzata la gestione delle discariche già esistenti escludendo, di fatto, gli obblighi derivanti dalle procedure istruttorie connesse al rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale. In molti ricorderanno Orlando mediaticamente attivo a dare legittimazione a quel decreto.
Lui stesso ammette che «l’unico obiettivo di questo provvedimento è quello di consentire il rapido adeguamento ambientale dello stabilimento di Taranto considerato che gli interventi comportano la produzione di quantità rilevanti di rifiuti, pericolosi e non pericolosi». Però non spiega perché trasportare rifiuti pericolosi nelle discariche attrezzate e a norma rallenterebbero il risanamento.
Inoltre non risulta che i servizi tecnici del ministero dell’Ambiente abbiano effettuato una quantificazione e qualificazione dei materiali potenzialmente derivanti dalle attività di adeguamento ambientale che avrebbe costituito il necessario presupposto per autorizzare l’esercizio delle discariche. Il presupposto della legge, secondo il Ministro, sarebbe una «Valutazione di impatto ambientale positiva», del 1995, per i rifiuti pericolosi.
Omette di ricordare che quella «Via» (di vent’anni fa!) ha autorizzato la costruzione delle discariche ma non la loro gestione e il controllo che comunque devono far riferimento alle procedure Aia. Senza imbarazzo Orlando ammette che «l’obiettivo del decreto è il risparmio» e che smaltire altrove «avrebbe comportato un’ingentissima spesa». Certamente, smaltire ha i suoi costi, infatti la conseguenza non può che essere un favore economico ai Riva che, nonostante il commissariamento (che nulla ha a che vedere con l’esproprio), rientreranno in possesso dello stabilimento. Magari risanato con qualche milione in più in cassa: i soldi risparmiati per lo smaltimento. (CdS)
Guarda l'inchiesta "Patto d'acciaio" andata in onda a Report il 18 novembre 2013

sabato 2 novembre 2013

Sette anni fa... morte ai ficcanaso

Ecco una "sanzione esemplare" a chi aveva osato avvicinarsi al sito di Mater Gratiae nel 2006, una cava deflagrata a colpi di mine per saziare la fame degli altiforni.
Oggi, nonostante le bocciature locali e le denunce di corruzione di amministratori e tecnici, il governo ha autorizzato per decreto una discarica che fino a ieri era abusiva.
Saluti da Taranto, terra di dinamite e rifiuti!

Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti

mercoledì 2 ottobre 2013

L'(in)utile idiota!

Ai cittadini e lavoratori liberi e pensanti che da 10 giorni in presidio davanti al municipio chiedono “l'abolizione totale del ticket per il rischio sanitario accertato nell'area jonica, la revoca dell'Aia concessa all'Ilva, il blocco dell'autorizzazione alla discarica Mater Gratiae e azioni concrete per il rilancio dell'occupazione”, il sindaco pilatesco ha fatto recapitare queste poche malsentite risposte (probabilmente commissionate a qualche segretaria distratta mentre lui è impegnato in altro... che altro lo sa solo lui visto che a Taranto non si vede e non si sente da mesi!).




martedì 3 settembre 2013

Ecco un dono...

Arpa su Mater Gratiae: "Non ci sono elementi di pericolosita'"

I tecnici dell’Arpa hanno consegnato nelle scorse ore alla Regione Puglia la relazione  sulla discarica Mater Gratiae, all’interno dello stabilimento Ilva, a seguito di un sopralluogo effettuato nei giorni scorsi. Secondo il direttore dell’Agenzia per la protezione ambientale Giorgio Assennato non ci sarebbero “elementi di pericolosità”. “Si tratta di una relazione che fotografa lo stato dei luoghi e non emergono, allo stato, elementi di pericolosità- ha affermato Assennato- c’è la presenza dello scavo e, in parte, dei rivestimenti. Peraltro, sono discariche che vanno ancora completate e attrezzate”. La costruzione e gestione delle discariche aveva ricevuto il via libera dal Consiglio dei Ministri nella seduto dello scorso 26 agosto, per lo stoccaggio di rifiuti speciali: pericolosi e non. Malgrado dubbi e rimostranze generali sembra che il parere favorevole consegnato dall’Arpa delinii un quadro rassicurante. Lo stesso ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, aveva sottolineato la necessità di “non perdere ulteriore tempo” e procedere ai lavori di bonifica. Diversa la situazione palesata dall’Ispra sullo stato del sito che, secondo l’assessore all’Ambiente della Regione Puglia, Lorenzo Nicastro, necessitava di ulteriori accertamenti e di previa Autorizzazione Integrata Ambientale.  Si attende intanto il vertice convocato dal ministro Orlando con i Comuni di Taranto e Statte,  l’Arpa Puglia e l’Ispra. Nel frattempo il portavoce dei Verdi Angelo Bonelli, rende noto che presenterà a Bruxelles un esposto sull'Ilva contro il decreto discariche. (cosmopolis)

giovedì 29 agosto 2013

Si scrive "bonifica miliardaria", si legge "spostare rifiuti tossici di qualche metro"

Ed ecco la sceneggiata di fine agosto.
Merola Ronchi canta i rimproveri agli scugnizzi indisciplinati mentre il boss Riva esce dai domiciliari più forte e inquinatore di prima: Scetateve guagliune e malavita!!!



Ilva, è polemica sulle discariche

Il Governo autorizza per decreto legge la costruzione di due nuove discariche per rifiuti speciali (pericolosi e non) nell'Ilva di Taranto e scatta la protesta di Regione Puglia e Comuni di Taranto e Statte. Dopo il via libera dell'altro ieri all'interno del pacchetto sulla Pa, stamattina l'assessore regionale all'Ambiente, Lorenzo Nicastro, incontrerà il ministro Andrea Orlando per avere chiarimenti «sul percorso legislativo che il Governo ha in mente riguardo all'Ilva».
Gli enti locali infatti - le due discariche sorgeranno in territorio di Statte, a pochi chilometri da Taranto - non accettano che si sia di nuovo utilizzata la strada del decreto per l'Ilva e sollecitano garanzie ambientali. Chiedono poi di sapere perché per i rifiuti non sia stata portata a termine un'Autorizzazione integrata ambientale specifica così come annunciato (era attesa per fine gennaio scorso), e richiamano la delicatezza dell'argomento, visto che proprio sul sito oggetto ora di autorizzazione del Governo ("Mater Gratiae"), a metà maggio ci sono stati quattro arresti per concussione. Tra questi l'allora presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido del Pd (a tutt'oggi ai domiciliari), accusato di aver fatto pressioni sui dirigenti dell'ente perchè dessero il via libera alle discariche dell'Ilva.


«Ma non ci si può chiedere da un lato di accelerare la bonifica dello stabilimento siderurgico e dall'altro sollecitare un percorso, come una nuova Aia, che porterebbe via del tempo»: così Edo Ronchi, sub commissario dell'Ilva ed ex ministro dell'Ambiente, interpellato dal Sole 24 Ore, risponde alle critiche che arrivano da Taranto. «È opinabile - afferma Ronchi - che per i rifiuti di un'industria si debba fare una specifica Aia. Quantomeno non è una prassi. L'Aia si fa per l'esercizio degli impianti industriali e comprende tutto. Per l'Ilva di Taranto l'Aia è stata rilasciata ad agosto 2011 cui è seguito un riesame ad ottobre scorso. Per le discariche, poi, parliamo di aree interne allo stabilimento che hanno già ricevuto il parere di compatibilità ambientale favorevole da anni. Non capisco perché non ci debba essere un'autorizzazione alla costruzione».
«Bisogna essere molto chiari - aggiunge Ronchi -. I lavori dell'Aia e la messa in sicurezza ambientale dello stabilimento, producono rifiuti che vanno smaltiti.
E non è praticabile la strada di portare fuori questi rifiuti, a patto anche di trovare siti disposti ad accoglierli. Se vogliamo quindi che il risanamento della fabbrica vada avanti e non si perda tempo, le discariche servono. Non c'è alternativa. L'inchiesta della magistratura? Ma i giudici non hanno contestato la creazione delle discariche in se. Ritengono, dal loro punto di vista, che siano state fatte pressioni nel procedimento amministrativo, ma certo non hanno detto che le discariche non devono esserci». Sei mesi dalla conversione in legge del decreto: questo é il tempo di massima che Ronchi stima per approntare i nuovi siti: 200mila metri cubi per il primo lotto di quella destinata ad accogliere i rifiuti pericolosi, 4 milioni di metri cubi per quella dei rifiuti non pericolosi. «Attualmente con le discariche esistenti nell'Ilva - osserva Ronchi - abbiamo ancora un margine di utilizzazione di qualche mese per i rifiuti non pericolosi mentre quelli pericolosi dobbiamo portarli all'esterno». «Posso capire i dubbi e le paure espressi da più parti, ma l'impegno assunto è quello di mettere a norma lo stabilimento applicando tutte le prescrizioni e dunque, in questa logica, costruire discariche rispettose dell'ambiente - aggiunge Ronchi -. Utilizzeremo professionalitá di rilievo e coinvolgeremo anche l'Ispra e l'Arpa Puglia».
«È evidente - commenta l'assessore Nicastro - che la Regione Puglia ritenga che lo smaltimento dei rifiuti derivanti dalla produzione debba essere svolto all'interno dello stabilimento. Devono però essere corretti i presupposti tecnici e di autorizzazione del sito». (Sole24h)

“L’INCONTRO di questa mattina con il Ministro Orlando ci ha permesso di chiarirci le idee sul percorso che si va delineando in merito alle vicende che riguardano lo stabilimento Ilva di Taranto, nello specifico le discariche interne all’area, e che tengono in apprensione cittadini ed istitiuzioni. Devo constatare innanzi tutto la celerità con cui il Ministro ci ha ricevuto all’indomani dell’approvazione del decreto relativo alle discariche segno evidente di quanto il tema sia importante non solo in Puglia ma anche a Roma”. A dichiararlo l’Assessore alla Qualità dell’Ambiente della Regione Puglia Lorenzo Nicastro al termine dell’incontro col Ministro dell’Ambiente. “Nel corso dell’incontro abbiamo avuto modo di rappresentare tutte le nostre perplessità su eventuali automatismi rinvenienti dalla decretazione d’urgenza e sulla compressione dei tempi di autorizzazione canonici con conseguente azzeramento dell’attività d approfondimento tecnico-amministrativo: abbiamo ricevuto rassicurazioni dal Ministro – prosegue Nicastro – che non vi sia la volontà da parte del Governo di esautorare gli enti locali dal controllo sulle attività di autorizzazione, realizzazione e conduzione dei siti di conferimento individuati all’interno del perimetro di Ilva. Nella prossima settimana tutti i soggetti interessati saranno convocati sul tema per individuare un percorso comune sulle procedure”.
“Pur confortati da questo coinvolgimento che riteniamo un naturale esercizio delle funzioni di controllo ambientale attribuite agli enti locali, abbiamo ritenuto di non cedere sull’importanza di autorizzare correttamente le discariche come Bat (Best Avaible Technologies) nell’Autorizzazione Integrata Ambientale. Sul punto abbiamo recepito una disponibilità del Ministro a ripristinare questo elemento, eliminando il comma che riguarda la procedura semplificata di autorizzazione, nella fase di conversione in legge del decreto. Ci riteniamo soddisfatti di questo incontro nella misura in cui ci siamo riappropriati di una funzione di controllo importante di cui il decreto non teneva debitamente conto. La Regione – conclude Nicastro – continuerà a svolgere il proprio ruolo seguendo da vicino l’iter”.(Stato Quotidiano)

martedì 27 agosto 2013

Stefano scrive lettere mentre l'Ilva trivella rifiuti nelle viscere della città

Il sito di Mater Gratiae (Licenza Creative Commons)
«Si apprende dagli organi di informazione della prossima emanazione da parte del Governo centrale di un provvedimento recante norme per la realizzazione e l'esercizio di discariche di rifiuti pericolosi e non, all'interno dello Stabilimento Ilva di Taranto. Non può dunque non rappresentarsi preoccupazione e dissenso da parte di questa Amministrazione, ove queste disposizioni assumessero carattere derogatorio alle normative, anche di livello comunitario a danno della tutela ambientale».
E' quanto scrive il Sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno alla Direzione dell'Arpa Puglia, l'Agenzia per l'ambiente.
«In questo contesto - aggiunge il Sindaco di Taranto - si chiede a codesta Agenzia, cui è demandata l'espressione delle compatibilità tecnico/gestionali, particolare attenzione nella valutazione degli effetti cumulati di tali impianti che incidono su aree già fortemente gravate. Naturalmente si fa sin d'ora espressa riserva di ogni eventuale iniziativa a tutela del territorio e della comunità tutta. Si resta in attesa di aggiornamenti».
Intanto sulla vicenda è intervenuto anche l'assessore regionale all'Ambiente, Lorenzo Nicastro: «Lungi da me la volontà di commentare o esprimere giudizi su una cosa che ancora non ho avuto modo di leggere e studiare, di una cosa sono certo: mi lascia molto perplesso il ricorso continuativo alla decretazione d'urgenza per dirimere le questioni che riguardano Taranto».
«E' una cosa su cui ho molti dubbi - scrive l'assessore regionale - in virtù del fatto che ritengo necessaria una maggiore ponderazione e mi viene in mente un esempio: l'inserimento in Aia delle discariche interne ad Ilva come BAT (Best Avaible Techinologies) ci dava una certa garanzia in termini di conduzione delle stesse, di monitoraggio e di possibilità di intervento in caso di problemi. Da oggi non è più così". (TaSera)

Ilva, sì all’uso di discariche interne Senza verifica Aia

L’Ilva potrà realizzare due discariche (una per rifiuti pericolosi, l’altra per rifiuti speciali) all’interno dello stabilimento siderurgico tarantino, in località Mater Gratiae, evitando la procedura di Autorizzazione integrata ambientale. Lo ha deciso ieri pomeriggio il Consiglio dei Ministri, approvando un articolo, inserito nel decreto sulla pubblica amministrazione, che riguarda le «imprese di interesse strategico nazionale» e fa riferimento, in particolare, all'Ilva e alla produzione dei rifiuti di cui si autorizza lo smaltimento nell'area dello stabilimento nel rispetto dell'ambiente e della salute.
«Per attuare l'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) - spiega il ministero dell'Ambiente - è, infatti, prevista la produzione di rilevanti quantità di rifiuti non pericolosi e pericolosi che devono essere smaltiti in tempi rapidi in impianti idonei. Quindi è urgente disporre delle discariche per le quali è già stato rilasciato il giudizio positivo di compatibilità ambientale - e fra questi ci sono alcuni siti compresi nel perimetro dello stabilimento Ilva di Taranto - ma il cui iter autorizzativo non è stato ancora definito. Una soluzione che evita di cercare siti esterni che richiederebbe tempi lunghi e costi molto elevati che sottrarrebbero risorse ad altri interventi ambientali. La disposizione - precisa il ministero dell'Ambiente - non comporta oneri per la finanza pubblica in quanto le spese inerenti la costruzione e gestione delle discariche in questione sono a carico dell'Ilva spa in qualità di gestore delle medesime».
La procedura, però, come detto, evita di proseguire l’iter, avviato ormai da anni, per far avere alle discariche in questione l’Autorizzazione integrata integrata ambientale, con l’acquisizione dunque di tutti i pareri necessari e il fatto non può che suscitare dubbi sulla procedura seguita. Il Governo è parso unicamente orientato a soddisfare le richieste formulate dal commissario straordinario dell’azienda Enrico Bondi e dal suo vice Edo Ronchi, che non volevano assolutamente saperne di spendere quasi 300 milioni di euro per smaltire i rifiuti prodotti dall’Ilva in discariche esterne, ma è evidente che non possono essere scelte meramente economiche a dettare l’adozione di provvedimenti dalle ricadute ambientali tutte da valutare ma sicuramente non irrilevanti, considerando che l’Ilva non è mai riuscita ad ottenere l’autorizzazione per quegli impianti seguendo la via prevista dalla legge.
Non solo. Per la concussione che avrebbe esercitato sui funzionari pubblici allo scopo di autorizzare le discariche di contrada Mater Gratiae, il presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido è stato arrestato lo scorso 15 maggio e si trova tutt’ora agli arresti domiciliari, pur avendo lasciato ogni tipo di incarico politico e amministrativo. Al centro dell’inchiesta denominata «Ambiente Svenduto» ci sarebbero le pressioni fatte dall’Ilva sulla Provincia per ottenere l’autorizzazione all’esercizio della discarica «Mater Gratiae » allo scopo di risparmiare sui costi di smaltimento, scopo raggiunto, ora, addirittura via decreto. L’azienda dovrà confrontarsi con Arpa e Regione Puglia riguardo alle modalità di gestione delle discariche. (GdM)



Discarica Ilva Mater Gratiae: la magistratura arresta, il governo autorizza

“L’inferno è vuoto e tutti i diavoli sono qui”, scriverebbe nuovamente Shakespeare. A Taranto accade l’inverosimile e l’informazione nazionale mette tutto in sordina. La magistratura ha arrestato il presidente della Provincia Gianni Florido (uomo di punta del Pd locale) per fatti relativi ad una discarica per rifiuti speciali pericolosi dell’Ilva, la Mater Gratiae. Con lui è già finito agli arresti un altro esponente del Pd, Michele Conserva.
Allora cosa fa il governo? Decide di metterci una pietra sopra e di autorizzare per decreto quella discarica. Oggi si riunisce per sanare tutto. Incredibile ma vero. In questo modo potrebbero essere dichiarati a norma anche i palazzi senza collaudo, gli appartamenti senza agibilità o i camion senza revisione. Tutto viene semplificato quando viene tagliato il nodo gordiano.
Ormai siamo abituati a vedere governi che a colpi di decreto rendono legale ciò che non lo era. Ora l’Ilva è nuovamente nella legalità “ope legis”, ossia “per il dettato della legge”. Viene così disinnescata quella mina sulla quale sono saltati gli amministratori del Pd. Sembrano storie diaboliche inventate ad hoc per gettare discredito sulla politica ma sono invece vere e accadono qui, in Italia.
Scendendo nello specifico, vi è un aspetto su cui è interessante riflettere, visto che parliamo di una discarica per “rifiuti speciali pericolosi“, ossia una di quelle più a rischio di ogni altra. Ci sono infatti rifiuti così pericolosi che non si possono conferire in discarica. Questi rifiuti devono infatti subire dei trattamenti preventivi (ad es. solidificazione o vetrificazione). Se ad esempio vi sono rifiuti pericolosi che percolano, essi non possono essere portati in discarica. Vanno prima sottoposti a trattamenti in genere piuttosto costosi che – se fossero applicati ad un’industria inquinante, così come richiede la legge – farebbero impennare i suoi costi di gestione.
Dovrebbe riflettere su questo aspetto il governo che pensa di sanare tutto per decreto, come se per decreto si potesse bloccare il percolato di rifiuti pericolosi non trattati. La cosa curiosa è che questo ennesimo provvedimento “per l’Ilva” si annida in un “pacchetto tagli” che riguarda la pubblica amministrazione: auto blu, precariato, dirigenti scolastici e varie voci della spesa pubblica.
Ma che attinenza ha una discarica privata con la spesa pubblica? Torniamo però alla questione dei rifiuti pericolosi che sono “troppo pericolosi” da essere portati in discarica tal quali. Il passaggio cruciale in questo caso è l’ARPA che potrebbe ficcare il naso in quei rifiuti e farli analizzare. Se infatti l’ARPA facesse controlli a tappeto e puntasse a fare la radiografica completa di quanto finisce nella discarica Mater Gratiae, ecco che si spalancherebbe un mondo. Sarebbe la prova della verità. E’ un atto di coraggio che dobbiamo chiedere non solo all’ARPA ma anche alla magistratura.
Occorre una perizia su quei rifiuti (le due perizie del GIP non hanno toccato le discariche Ilva). Chiederemo ispezioni a metri di profondità su quello che ci è finito dentro in questi anni. Per non parlare della falda acquifera – superficiale e profonda – che scorre sotto la discarica. Più si scava e più ci sarebbe da scavare. Analizzare sistematicamente i rifiuti e caratterizzarli adeguatamente è quello che va fatto.
Se si operasse così, anche questo nuovo “pacchetto” non avrebbe vita facile. I suoi intendimenti potrebbero saltare sulle “sorprese” che si nascondono in questa discarica. E’ veramente odioso che la politica di chi ci governa lavori dalla parte opposta alla nostra. E’ veramente grave il silenzio di tanta politica così loquace in campagna elettorale. Le gravi responsabilità trasversali di questa politica vanno contestate in nome della legalità e della trasparenza.
Perché decretare procedure eccezionali per una discarica che invece deve passare dalle procedure autorizzative ordinarie? E’ bene infatti dire che la questione della procedura “ope legis” di autorizzazione contrasta con ogni più elementare regola europea. I cittadini hanno il diritto di sapere e di avanzare osservazioni alle quali va data risposta. Ad esempio: la discarica ha un adeguato sistema di recupero delle acque meteoriche? O la pioggia porta in profondità tutto ciò che percola? Ed esiste un efficace fondo di impermeabilizzazione? E la falda quanto è inquinata? Sono tutte cose che i cittadini hanno diritto di sapere. La procedura che consente di sapere e di partecipare si chiama AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). L’AIA infatti non vale solo per l’inquinamento dell’aria ma anche per l’acqua e per le discariche. Proprio per questo la questione della Mater Gratiae era spinosissima ed è stata stralciata dall’AIA.
Autorizzare la Mater Gratiae per decreto scavalcando l’iter di legge significa compiere un ennesimo azzardo. I partiti di questo governo devono sapere che, lavorando contro i cittadini, incontreranno solo il loro disprezzo. Tanta sfrontatezza e tanta malapolitica alla lunga si ritorcerà contro il partito trasversale. (Marescotti - FQ)

lunedì 26 agosto 2013

Ancora una legge ad hoc. Stavolta piange anche la Madonna!

Mater Gratiae, la discarica della vergogna

Il Consiglio dei Ministri si riunirà oggi , 26 Agosto 2013,  per discutere, tra le altre questioni all’ordine del giorno, quella della razionalizzazione dei controlli in materia di rifiuti che tocca molto da vicino lo stabilimento ILVA di Taranto.  Il decreto sulla Pubblica Amministrazione prevede il via libera alla costruzione ed alla gestione delle discariche per rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi in località Mater Gratiae, comune di Statte ( Taranto ), ovvero l’ILVA. 
 Entro 30 giorni dalla conversione del decreto in legge, poi, il Ministro dell’Ambiente Orlando potrà rendere effettiva l’operatività della discarica; quindi in un tempo successivo rendere note le modalità di gestione e di smaltimento dei rifiuti del ciclo produttivo dell’ILVA. Ciò che il decreto però non dice è che la discarica Mater Gratiae ha avuto ed ha tuttora dei numerosi problemi di regolarità. 
Siamo nel 2010, anno in cui i Riva, si legge sulla Repubblica, hanno urgenza di concludere sulle discariche interne all’ILVA visto che l’AIA non prevede l’esercizio di una discarica di rifiuti speciali nello stabilimento e che tale discarica in realtà non solo esiste già ma è anche molto operativa. Parliamo di un’area di 300 mila metri cubi, necessaria a stoccare i residui nocivi della lavorazione dell’acciaio. Parliamo quindi di una autorizzazione necessaria e urgente la cui mancata approvazione può far saltare l’approvazione dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) del 2010. Un’autorizzazione la quale l’ILVA perderebbe parte della produzione e di profitti per diverse centinaia di milioni di euro. 
Tutto dipende dal Ministero dell’Ambiente.  Ma il gruppo Riva non demorde e con Girolamo Archinà, ex-dirigente ILVA, annoda quei contatti solidi e continui con la politica locale tarantina che garantirà loro la protezione necessaria a operare in tutta tranquillità. 
Cominciano le pressioni sulla Provincia per bypassare la resistenza degli uffici tecnici . Archinà, come si leggerà nelle carte dell’inchiesta che sono state rese pubbliche, incontrerà direttamente il Presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido e ne riferirà la disponibilità a collaborare sulla questione della discarica a Fabio Riva. 
Il 15 Maggio 2013 la Guardia di Finanza esegue l’ordinanza di custodia cautelare spiccata dal GIP di Taranto Patrizia Todisco. L’accusa è di concussione proprio nella questione della discarica Mater Gratiae e si concentra sulle manovre attivate per ottenere, dal 2006 al 2011, l’autorizzazione della discarica, realizzata in una cava all’interno dello stabilimento, in carenza dei requisiti tecnico-giuridici necessari all’espletamento delle sue funzioni. 
Il decreto del Ministro Orlando, che sarà discusso domani, autorizza lo smaltimento di rifiuti pericolosi ma non sembra prendere in considerazione il fatto che alcuni rifiuti sono talmente pericolosi, scrive oggi il Presidente di PeaceLink Marescotti,  da non poter essere smaltiti in discarica. Questi rifiuti dovrebbe subire trattamenti preventivi come la solidificazione o la vetrificazione, passaggi senza i quali non dovrebbero mai essere portati nelle discariche. Naturalmente si tratta di operazioni tanto necessarie quanto costose ed impegnative. 
Taranto diventa ancora una volta destinataria di decreti legge ad hoc, ad Ilvam. Decreti difficili da giustificare quando ci sono studi di epidemiologi, di tecnici, di esperti che da anni decretano non solo la grande pericolosità dell’ILVA ma anche il suo effetto certo e confermato sulla salute della popolazione. 
Le ordinanze del GIP di Taranto hanno dato conferma dei numerosi studi e rapporti tecnici in materia e ci si chiede attoniti a cosa altro’ penseranno i politici pur di salvaguardare l’ILVA contro gli interessi dei cittadini.
Come è mai possibile che una discarica che fino ad ora non ha mai ottenuto le autorizzazioni necessarie possa esser trasformata in un solo giorno e per mezzo della bacchetta magica del nuovo decreto in una discarica sicura, pronta ad accogliere e smaltire quantità e tipologie di rifiuti così importanti?  Perché decretare procedure eccezionali per una discarica che invece deve passare dalle procedure autorizzative ordinarie? 
 Ci si augura che l’ARPA possa effettuare de nuovi immediati controlli sulla natura non solo dei rifiuti presenti al momento nella discarica Mater Gratiae ma anche sulle conseguenze sulla falda acquifera. I cittadini non sanno se la discarica abbia o meno un adeguato sistema di recupero delle acque, se la pioggia faccia percolare in profondità, se la discarica sia o meno impermeabilizzata. La procedura da seguire esiste e si chiama AIA ( Autorizzazione Integrata Ambientale), uno strumento che dovrebbe essere usato non solo per le emissioni ma anche per tutto ciò che riguarda l’inquinamento dell’acqua e per le discariche. 
Autorizzare la Mater Gratiae per decreto scavalcando l'iter di legge è l’ennesimo schiaffo non solo alla città di Taranto ma anche alla legalità, perché decreta che ciò che è illegale può diventare in poche ore e per volere di pochi immediatamente legale e autorizzato. (Dazebao)

sabato 24 agosto 2013

Taranto sera (buona o no) sempre organo di stampa Ilva...

Il modo di "applaudire" ad ogni concessione al padrone e di scodinzolare festoso quando i potenti lo aiutano fa sempre spiccare Taranto Sera tra tutti i giornaletti. Anche nonostante il cambio nome (taranto buona sera) seguito alle intercettazioni della magistratura . Una certezza!

Ilva, via libera alla discarica

Via libera alla realizzazione ed alla gestione della discarica per l’Ilva. 
Ci sono anche alcune disposizioni legate all’Ilva di Taranto nel pacchetto di provvedimenti per la Pubblica Amministrazione esaminato ieri dal Consiglio dei Ministri che tornerà a riunirsi lunedì prossimo. In particolare, nel decreto è previsto il via libera alla costruzione e alla gestione delle discariche per rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi in località “Mater Gratiae”, nel Comune di Statte, che hanno avuto parere di compatibilità ambientale e valutazione d’impatto ambientale positivi alla data di entrata in vigore del presente decreto legge.
Una decisione, quella assunta dal Governo, mirata a concedere l’autorizzazione alla costruzione ed alla gestione della discarica per l’Ilva, che arriva dopo la proposta lanciata nelle scorse settimane da Taranto Buonasera. (TaSera)

venerdì 26 luglio 2013

Il Sole festeggia i Riva!

Ilva, in libertà Emilio e Nicola Riva

Liberi dopo un anno di arresti domiciliari ma con l'obbligo di dimora. È finita ieri mattina la detenzione di Emilio e Nicola Riva, padre e figlio, ex presidenti dell'Ilva, e di Luigi Capogrosso, ex direttore dello stabilimento di Taranto. Tornano in libertà per scadenza dei termini e tuttavia il gip Patrizia Todisco ha ritenuto dover adottare nei loro confronti un'ulteriore misura cautelare. Per Emilio Riva e Capogrosso c'è anche il divieto di espatrio.
I tre, insieme a cinque dirigenti dell'Ilva, responsabili degli impianti dell'area a caldo del siderurgico, furono arrestati il 26 luglio 2012. Quel giorno scattò anche il sequestro senza facoltà d'uso di parte della fabbrica. L'accusa: disastro ambientale. Sostenuta da una lunga indagine e dalle perizie consegnate al gip nelle quali si asserisce che l'inquinamento dell'Ilva provoca malattia e morte. Dopo pochi giorni, ad agosto, i cinque dirigenti tornarono liberi su decisione del Tribunale del Riesame, mentre i Riva si sono sempre visti confermare la misura restrittiva da gip, Riesame e Cassazione. Capogrosso, inoltre, è stato anche arrestato di nuovo il 26 novembre e stavolta trasferito dai domiciliari in carcere per un nuovo troncone dell'inchiesta. In seguito Capogrosso è stato scarcerato e tornato ai domiciliari.
Adesso sul fronte giudiziario il passaggio atteso è quello della chiusura dell'inchiesta con l'invio dei relativi avvisi. Il procuratore capo della Repubblica di Taranto, Franco Sebastio, avrebbe voluto concludere il lavoro prima della pausa feriale ma in realtà sembra che si vada a settembre. Ancora nelle ultime ore la Guardia di Finanza ha sequestrato documenti negli uffici della Regione Puglia e della Provincia di Taranto in relazione alla discarica llva «Mater Gratiae». Vicenda, questa, che ha innescato un nuovo filone di approfondimento con l'arresto in carcere, il 15 maggio, del presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido, dopo qualche giorno messo ai domiciliari. Secondo indiscrezioni, una quarantina di persone potrebbero ricevere gli avvisi di chiusura delle indagini. E non ci sarebbero solo uomini dell'Ilva ma anche esponenti della pubblica amministrazione e forse della politica. Per i magistrati, infatti, l'inchiesta ha messo in luce anche un sistema di complicità e di pressioni servito ai Riva e all'Ilva per tenere al riparo l'azienda da controlli e provvedimenti in materia ambientale.
Intanto si accinge alla volata finale il decreto legge con cui il Governo, il 4 giugno, ha commissariato la società affidandola ad Enrico Bondi. Tra lunedì e martedì il provvedimento, già approvato dalla Camera l'11 luglio, arriverà in aula al Senato per la conversione in legge. Poichè il decreto decade il 3 agosto e quindi i tempi sono strettissimi, la maggioranza giorni fa ha ritirato gli emendamenti e respinto quelli di Sel e Cinque Stelle. Non è da escludere però che le opposizioni tornino a riproporli in aula. Anche alla Camera, del resto, il decreto è stato approvato con qualche giorno di ritardo sul previsto per il prolungarsi della discussione. Infine in fabbrica si avvia alla fermata di due settimane l'acciaieria 1. È uno stop imposto dalla crisi di mercato. Settimane addietro c'è stato quello dell'altoforno 2. Per fronteggiare la crisi e le fermate dovute ai lavori dell'Aia, l'Ilva ha attivato 3.640 contratti di solidarietà. (Sole24h)

sabato 20 luglio 2013

Nodo o cappio?

Ilva, il nodo dello smaltimento dei rifiuti

Ci voleva l’Europa per risvegliare attenzione e coscienze sul vero problema dell’Ilva di Taranto, rimasto finora colpevolmente fuori dalle prescrizioni Aia, non sappiamo se per ignoranza o per strategia, lambito in piccola parte dalle sole inchieste della magistratura, anche se per cause diverse: lo smaltimento dei rifiuti. 
L’allarme lanciato ieri dal vicepresidente italiano dell’Unione Europea Gianni Pittella, il quale in una intervista ha dichiarato che “se non si pensa alle discariche ed ai rifiuti speciali ci sono 5 miliardi di euro che potrebbero essere usati per le bonifiche a rischio di disimpegno automatico”, non può e non deve essere sottovalutato. Per questo, governo e Parlamento italiani hanno il dovere di agire subito, introducendo proprio nel decreto in via di approvazione al Senato, le norme necessarie per regolamentare lo smaltimento dei rifiuti dello stabilimento siderurgico. Non è un fatto economico.
Anche se è innegabile che se l’Ilva fosse costretta a smaltire i propri rifiuti fuori dalla discarica Mater Gratiae i costi lieviterebbero talmente tanto che l’acciaio italiano non sarebbe più competitivo con i prezzi in giro per il mondo. Il nodo è soprattutto ambientale e sanitario: che cosa va in discarica? Quali garanzie abbiamo oggi che i rifiuti della Mater Gratiae non inquinino il suolo o che attraverso il veicolo di possibili falde non entrino direttamente nel circuito alimentare? Quali interventi dovrebbero essere fatti per metterla a norma e tutelare la salute dei cittadini? Identificati e regolamentati gli “sversamenti” in atomosfera, perché non si deve fare altrettanto per quelli a terra?
Dalla risposta a queste domande e dalla risoluzione di questi problemi passa il futuro di Taranto e dei tarantini in primo luogo, ma al contempo il destino dell’Ilva e dell’acciaio italiano. A meno che i politici italiani non vogliano essere più ciechi dei loro colleghi a Bruxelles, il Parlamento ha il dovere di legiferare subito in materia, non solo per l’Ilva e per Taranto, ma per tutte le Ilva e le città in Italia che versano in una situazione simile. Cari politici, ora se siete capaci rispondeteci, ma con i fatti non con le chiacchiere. (Michele Mascellaro TaSera)

venerdì 19 luglio 2013

Continua la "vacanza" del Presidente

Il Tribunale del Riesame di Taranto ha respinto l'appello con il quale la difesa chiedeva la revoca degli arresti domiciliari per l'ex presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido (Pd), coinvolto nell'inchiesta sull'Ilva chiamata "Ambiente svenduto". La stessa istanza della difesa era stata rigettata dal gip Patrizia Todisco il 13 giugno scorso. Tra le imputazioni contestate ci sono le presunte pressioni che l'ex presidente della Provincia avrebbe esercitato al fine di concedere autorizzazioni allo stabilimento Ilva in relazione alla gestione della discarica Mater Gratiae, che si trova all'interno del siderurgico.
Florido era finito in carcere il 15 maggio scorso con l'accusa di concussione (tentata e consumata) e aveva ottenuto i domiciliari dopo una settimana. Gli altri indagati sono l'ex assessore all'Ambiente Michele Conserva (Pd), l'ex segretario della Provincia di Taranto, Vincenzo Specchia, e l'ex responsabile delle relazioni istituzionali dell'Ilva Girolamo Archinà. (Quot)

giovedì 30 maggio 2013

Ora pro nobis..

Mater Gratiae e dintorni. Un complesso di discariche sorto dentro e intorno alla omonima cava

Riflettori sulla "Mater Gratiae". Toponimo derivante da una omonima chiesetta, un tempo meta di pellegrinaggio per i devoti dei "Tamburi". Dopo la devastazione operata nella zona negli anni '60 per far posto al paesaggio industriale è stata dimenticata. Diroccata e coperta di rovi la chiesetta oggi è quasi inaccessibile, come lo è stata l'informazione sulle attività dell'Italsider/Ilva sino a circa 15 anni fa.
Per "Mater Gratiae", occorre riferirsi ad un complesso di discariche sorto dentro ed intorno alla omonima cava da cui si estrae calcare per produrre acciaio. Un enorme e composito comprensorio per lo smaltimento di materiali tossici e nocivi che comprende la discarica di categoria "ex 2B" per rifiuti speciali non pericolosi, le "nuove vasche" localizzata a sud - est della cava e la nuova discarica di ctg "ex 2C" per i pericolosi. Ma l'utilizzo di quest'area rimanda anche ai primordi dell'attività dello stabilimento. Sin dagli inizi è stata sfruttata per lo stoccaggio di residui di lavorazione di vario genere. Agli anni '70 risale l'esercizio di vasche sul lato Nord – Ovest della cava per lo stoccaggio provvisorio di fanghi industriali ed altre per quelle di residui oleosi. La cava è di dimensioni enormi (330 ha) e priva di un acquifero superficiale. Nonostante la ragguardevole profondità (circa 50 mt.), non di rado sono spuntate oltre il piano di campagna enormi piramidi di loppa e scorie di varia provenienza impiantistica. Magari, con la base priva di impermeabilizzazione e di sistemi di raccolta delle acque piovane. Nell'82 la magistratura indagò su una strana moria di uccelli nei pressi delle vasche.
Piuttosto anomalo è che quest'area non sia stata inserita nel SIN di Taranto per le bonifiche con obblighi relativi. La conferenza nazionale ha comunque riscontrato come i piezometri di monitoraggio della falda profonda sottostante le discariche non siano ubicati nei punti giusti. I dubbi sull'attendibilità dei dati forniti dall'Ilva negli anni passati appaiono quindi del tutto legittimi. Rimane da stabilire quanto abbiano pesato nel rilascio di autorizzazioni quanto sostenuto dall'azienda in una sua nota del sett. 2007 :"Sembrerebbe che la presenza delle discariche non influenzi la qualità delle falde". Affermazioni messe in discussione dalle analisi dell'Arpa negli anni successivi, pur sussistendo il problema del valore di fondo della falda non rilevato nel passato.
Problemi giudiziari inerenti lo smaltimento di residui industriali in quest'area si riscontrano anche nel passato. Con sentenza definitiva di Cassazione nel 2000 sono stati condannati dirigenti della "Nuova Italsider" di stato per gestione di discarica abusiva protrattasi sino al 31.11.96. Più di recente si segnalano sequestri compiuti nel 2009 per stoccaggio di grandi quantità di pneumatici, legnami contaminati, fanghi, etc. ll fronte delle discariche comprende anche quelle lungo il fronte sinistro della gravina di Leucaspide utilizzate in epoche remote, tra gli anni '60 e '70, fuori da ogni controllo e con effetti devastanti prima dell'adozione di una organica legislazione nazionale di settore. Nonché la "Due mari", con una volumetria di circa 4 mln di mc, adiacente alla "Mater Gratiae" ed esaurita di recente. Nelle vicinanze, ancora, l'ex cava Briotti e la ex cava Frascolla in vario modo colmate con materiale dell'Ilva negli anni '80. Più in là la cava "Lamastuola" e la cava "ex Cementir".
L'ondata di arresti dei giorni scorsi scaturisce da un'inchiesta della Procura su una discarica realizzata (la menzionata di categoria "ex 2C") ma in realtà mai entrata in esercizio. Il rilascio dell'autorizzazione alla costruzione risale al 2008. L'impianto si compone di due moduli da 150 mila mc/cad. La richiesta di esercizio ha avuto un percorso molto tortuoso non ancora conclusosi. In prima istanza è stata rigettata con determina (n. 206 del 15.12.2008) del dirigente Romandini. Su ricorso dell'Ilva il TAR ha successivamente annullato questa determina con sentenza del 18.06.2009. Allo stato attuale la pratica è stata assorbita dalle procedure in corso di rilascio dell'AIA a livello nazionale.
Di "Mater Gratiae"si parlò tanto nella prima metà degli anni '90. In via di esaurimento le discariche "S. Giovanni" e "Vergine", per prevenire l'emergenza rifiuti nel 1992 Provincia ed Ilva pubblica siglarono un accordo per la disponibilità di un'area ubicata nella parte Nord - Est della cava da destinare a discarica di rsu a titolarità pubblica. Il sito fu inserito nel piano provinciale. Ne seguì uno scontro con l'allora sindaco Cito favorevole invece al sito Italcave (vicenda per cui fu condannato e poi assolto in appello). Scelta, quest'ultima, che suscitò molte proteste. Nel quartiere "Tamburi" era ancora vivo il lezzo che ne ammorbava gli abitanti quando tra gli anni '60 e '70 il Comune utilizzava "S. Teresa" per smaltire i propri rifiuti. Tra le varie iniziative, si ricorda una manifestazione promossa da Legambiente e dal "Comitato Tamburi per l'ambiente" svoltasi il 1° marzo 1997. Il sito "Mater Gratiae" fu superato dal piano provinciale dei rifiuti del '95 ma il progetto di discarica per rsu presso l'Italcave si arenò.
La discarica di categoria "ex 2B" è stata realizzata con autorizzazione rilasciata dalla Provincia nel 1998 ed ha una volumetria complessiva di 1.200 mc.. Attualmente ne è in esercizio il 4° lotto con autorizzazione del 2008. Tra i vari rifiuti smaltiti rientrano anche le polveri derivanti dagli elettrofiltri dell'agglomerato. Nonostante i rilievi sulla dislocazione dei pozzi spia, dalle analisi effettuate dall'Arpa, tra nov.2009 e dic. 2011 sulla falda profonda, sono emersi valori superiori alla Soglia di Concentrazione (CSC) per Solfati e soprattutto Piombo e Nichel.
A sud - est della cava, sul piano di campagna, è sita la discarica denominata "nuove vasche" (ex ctg. 2 C) costituita da tre vasche (vol. compl. di 51.600 mc) utilizzate per lo smaltimento dei rifiuti speciali pericolosi. In via di esaurimento (ultima autorizzazione nel 2008), furono progettate negli anni '80 dal prof. Cotecchia e tra i collaudatori annovera il dr. Virtù, all'epoca responsabile del settore chimico del PMP dell'ASL. Ossia dell'ente preposto al controllo ambientale del territorio. Lo stesso Virtù conduceva attività imprenditoriale che lo portava a contatto con aziende di cui doveva occuparsi per compiti di ufficio. Nonostante le denunce anche penali di Legambiente e "Caretta Caretta" nei sui confronti, il dr. Virtù intraprese una brillante carriera prima come responsabile di tutto il PMP e poi dell'Arpa. Questa discarica per anni, come denunciato dalla Polizia Provinciale, è stata priva di un adeguato sistema di recupero delle acque meteoriche. Alcune irregolarità nella gestione furono riscontrate nell'ispezione predisposta nel 2000 dall'allora ministro per l'ambiente W. Bordon. L'ultima vasca è stata autorizzata dal Commissario Delegato nel 2001, a cui sono seguite varie proroghe in rapporto alle novità normative nel frattempo intervenute. Del 2008 è la determina (n.39) di approvazione del suo piano di adeguamento. Tra l'altro ne subordinava l'efficacia agli esiti di una VIA ancora da effettuarsi.
Con l'imminente esaurimento della discarica "Due Mari", nel 2004 l'Ilva aveva presentato un nuovo progetto da realizzarsi nei nuovi spazi ricavati con la coltivazione della cava. La volumetria prevista era di circa 2.900.000 mc per smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi ctg "ex 2B". Il progetto ha anche ottenuto il parere favorevole condizionato di compatibilità ambientale nel maggio 2010 da parte della Regione. Ma sembra essere stato stoppato.
La vicenda discariche dell'Ilva è attualmente in capo al Ministero dell'Ambiente. L'AIA avrebbe dovuto essere rilasciata per tutte le attività dello stabilimento entro aprile 2008. Il provvedimento è stato invece varato nell'agosto 2011, prevedendo prescrizioni al limite dello scandaloso e stralciando il settore discariche. Neanche il nuovo termine del 31 gennaio 2013 previsto dal riesame dell'AIA è stato rispettato. Il fronte delle discariche rimane così in un limbo amministrativo a tutto vantaggio dell'Ilva. Del resto anche la conferenza nazionale sul SIN non ha ancora concluso il procedimento sulle bonifiche dopo circa 12 anni dal suo insediamento. Gli stessi provvedimenti da essa adottati per la messa in sicurezza della falda contaminata (relativa all'intero stabilimento) sono stati a loro volta sistematicamente annullati dal TAR di Lecce su ricorso dell'azienda. Chissà se arriverà il tempo del giudizio anche per politici e burocrati con responsabilità di livello nazionale.
Legambiente - Leo Corvace.

venerdì 17 maggio 2013

Mater Gratiae ora pro nobis

MATER GRATIE: UNA STORIA CHE PARTE DAL 1995
 

La storia delle discariche dell’Ilva affonda le sue radici in un arco di tempo che parte dai primi anni ’90 ed arriva sino ai giorni nostri. E’ un caso di cui ci siamo occupati in tempi non sospetti, a differenza di tutti quelli che oggi si divertono a fare i fenomeni su internet e sui giornali locali e nazionali. Ma in fondo abbiamo sempre saputo che sarebbe andata a finire così. Quanto meno, almeno la Storia ci sta dando ragione. Proviamo dunque ad avvolgere ancora una volta il nastro degli eventi, facendo un doppio salto nel passato. Ad esempio tornando indietro al 15 marzo del 2011. Roma, via Cristoforo Colombo 44, ore 14: sede del ministero dell’Ambiente. Quel giorno di oltre due anni fa, è in programma un’importantissima Conferenza dei Servizi Decisoria “per acquisire le intese ed i concerti previsti dalla normativa vigente in materia d’approvazione dei progetti di bonifica concernenti l’intervento sul “Sito di Interesse Nazionale di Taranto”. Il verbale di quella conferenza vide per la prima volta la luce durante l’audizione della V Commissione Ambiente della Regione Puglia del 1 giugno del 2011, che poi licenziò il testo della legge sul “Piano Bonifiche delle falde acquifere” una settimana dopo, l’8 giugno. Da quella data però, della legge in questione non si è più avuta notizia. In quel famoso verbale, la Conferenza dei Servizi Decisoria sosteneva come il Piano di Caratterizzazione sito-specifico presentato dall’Ilva fosse incompleto, vista “la perdurante assenza della conseguente Analisi di Rischio che deve concorrere alla definizione dei nuovi valori soglia al fine di stabilire definitivamente il livello di effettivo inquinamento”. Il messaggio era, già allora, fin troppo chiaro: senza un Analisi di Rischio seria e completa, nessuna vera bonifica sarebbe mai potuta essere effettuata: ed infatti, in pieno 2013, nulla si è mosso. Inoltre, nel verbale venivano chiariti due punti di snodo fondamentali per giungere alla verità sull’effettivo livello di inquinamento della falda. Primo: “per gli analiti quali metalli e metalloidi la competenza sulla definizione dei valori di fondo è dell’Arpa Puglia” (non è un caso del resto se proprio l’ente regionale per la protezione ambientale si sta occupando di fare gli stessi esami per il I seno del Mar Piccolo, ndr). Proseguendo nel verbale, la Conferenza dei Servizi specificava, non senza ironia, che per gli “analiti quali Cianuri totali, benzo(a)pirene, cromo totale, mercurio, piombo etc, la loro esclusiva natura antropica rende un ossimoro la loro ricerca come elementi naturali”. Che la falda fosse profondamente inquinata, tanto da richiedere l’estrema urgenza di una sua messa in sicurezza, fu del resto la stessa Ilva S.p.A ad ammetterlo, attraverso una nota inviata e protocollata DIR/28 del 16/04/2010, acquisita dalla Direzione Generale TRI del Ministero dell’Ambiente, del Territorio ed del Mare nell’ambito del procedimento del rilascio dell’A.I.A. (Autorizzazione Integrata Ambientale), in cui venivano riportati i dati dei piezometri effettuati per stabilire la qualità delle acque superficiali e di quelle profonde. E sia nella falda di superficie con “manganese, ferro,alluminio, arsenico, cromo esavalente e cianuri totali per gli inorganici, mentre i contaminanti organici riscontrati sono IPA, BTXES e diversi composti clorurati”, sia nella falda profonda con “piombo, ferro, manganese,alluminio, cromo totale, nichel e arsenico mentre per gli inquinanti organici si è avuto il superamento per triclorometano, tetracloroetilene, diversi IPA”, i campioni superavano di tre o più parametri il valore limite di accettabilità. Nonostante quella nota, con una determina datata 11 maggio 2010, la Regione Puglia concludeva il procedimento rilasciando il provvedimento di VIA (Valutazione d’impatto ambientale) a favore del progetto dell’Ilva (“Discarica per rifiuti speciali non pericolosi prodotti dallo stabilimento Ilva di Taranto e dalle aziende partecipate presenti nel territorio della provincia in area Cava Mater Gratiae, in agro di Statte”, presentato dall’azienda nel luglio del lontano 2004, proprio quando partì l’iter per il rilascio della prima autorizzazione integrata ambientale). I Comuni di Taranto e Statte ricorsero al Tar, ma il tribunale amministrativo dette ragione all’Ilva, in quanto la Regione aveva proceduto al rilascio della VIA dopo aver più volte sollecitato le due amministrazioni a prendere parte al procedimento, e dopo che anche la stessa Ilva aveva più volte inviato il progetto in essere agli uffici competenti senza avere risposta alcuna. Ma nella sentenza del Tar di Lecce del marzo 2011, si leggeva anche dell’altro. Ovvero che “in particolare è stato rilevato che dai dati presentati la presenza delle discariche Ilva non influenza la qualità della falda acquifera. Anche con riferimento all’impermeabilizzazione, l’Ilva ha provveduto ad adeguarsi alla prescrizioni della Provincia”. Strano, molto strano. Perché la Conferenza dei Servizi Decisoria, in merito alla discarica “ex Cava Due Mari” e alla discarica “Mater Gratiae”, evidenziava varie osservazioni e prescrizioni. In primis, veniva sottolineato come “in corrispondenza di queste due discariche deve essere eseguito il monitoraggio della falda, attraverso dei piezometri che devono essere ubicati a monte e a valle idrogeologico rispetto a ciascuna discarica presente nell’area”. Inoltre, considerando che le linee di flusso della falda sotterranea presenti in quell’area hanno diversa orientazione, “si ritiene che debbano essere opportunatamente previsti dei pozzi da posizione uno in corrispondenza di ciascun lato della discarica ad una distanza massima dalla stessa pari a 500 metri e alla profondità che si dimostri idonea per monitorare tutta la falda sottostante le discariche in questione”. Tutto questo non è stato mai fatto. Anche perché l’Ilva ricorse subito al Tar di Lecce contro tutte le osservazioni e le prescrizioni presenti nel verbale di quella Conferenza dei Servizi Decisoria. Inutile dirvi, infine, che l’Ilva, proprio in relazione alla discarica “ex 2^ categoria di tipo “B Speciale” in area Cava Mater Gratiae” e “ex 2^ categoria di tipo C”, mise a bilancio un intervento di investimento totale di 8.010.000 €, di cui una parte concluso addirittura nel 2008, dal titolo “L’investimento ha introdotto una nuova tecnologia in grado di garantire un alto grado di protezione dell’ambiente attraverso lo smaltimento dei rifiuti in impianto appropriato, garantendo inoltre una sensibile riduzione della movimentazione dei rifiuti”. Di tutto questo parlammo nel 2011 e nel 2012, restando ovviamente ignorati.
Ma non c’è solo questo. Pochi sanno di cosa stiamo realmente parlando: la “Mater Gratiae” occupa 1.500.00 m3 ed è una delle discariche più grandi d’Italia, si trova nel territorio del Comune di Statte ed è all’interno del siderurgico, ma soprattutto la sua autorizzazione all’utilizzo è in prorogatio dal lontano 2006. Non solo: perché dall’AIA rilasciata nell’autunno scorso ed entrata a far parte della legge 231/2012, la sezione riguardante le norme da rispettare per la gestione delle discariche di rifiuti pericolosi è stata stralciata. Il suo aggiornamento è stato prima previsto per il 31 gennaio scorso, poi rinviato dalla commissione IPPC al prossimo 31 maggio, perché manca ancora parte della documentazione che l’Ilva deve fornire. Dunque la discarica Mater Gratiae viene utilizzata da sette anni con una semplice “proroga”.
Come detto però, questa storia ha radici lontane. C’è infatti un documento che risale al 28 giugno del 1995, a firma del ministero dell’Ambiente e del ministero dei Beni Culturali, che altro non era che il rilascio di VIA per il progetto di quella discarica. Quel giorno a Roma infatti, si discuteva dell’approvazione del “progetto sottoposto a valutazione di impatto ambientale (VIA) riguardante le due discariche di seconda categoria rispettivamente di tipo B e C, da realizzarsi all’interno dell’area industriale Ilva di Taranto in una zona già utilizzata per l’attivia estrattiva e precisamente all’interno di un’area dismessa di una vasta cava di materiale calcareo, denominata Cava Mater Gratiae”. Già nel 1995 si parlava di una cava profondamente alterata dall’attività estrattiva e profonda 30-35 metri, distante 3 km in linea d’aria da Taranto, Statte, Massafra e Crispiano. Peraltro all’epoca si prevedeva che il 70% dell’intera capacità di smaltimento dei rifiuti era destinata all’attività produttiva dell’Ilva, mentre il restante 30% doveva soddisfare le esigenze di smaltimento esterne costituito dalle province di Taranto e Lecce. In quel documento, peraltro, s’intravedeva già la linea di pressapochismo che sarebbe seguita nei decenni a venire: “in linea di massima non sembrano esserci elementi di incoerenza tra il progetto Ilva e i programmi esistenti sulla previsione di produzione dei rifiuti”. E che le nostre istituzioni conoscessero a fondo il problema, lo evidenziano le istanze, osservazioni e pareri espressi dal comune di Statte (20 gennaio e 12 aprile 1994), comune di Taranto (25 gennaio 1994) e Provincia di Taranto (25 gennaio e 23 aprile 1994): una vita fa. Cosa ancora più grave, in quel documento che di fatto riteneva il progetto dell’Ilva per la realizzazione della discarica per rifiuti tossico-nocivi nell’area Cava Mater Gratiae compatibile con le caratteristiche del sito, si denunciava il non pervenuto parere della Regione Puglia nonostante i vari solleciti. Si rilasciava l’ok al progetto prescrivendo una serie di provvedimenti che non è dato sapere se siano mai stati realizzati. Questa è la Storia.
Ciò che sta avvenendo oggi altro non è che il crollo di un sistema politico-economico messo in piedi decenni addietro e portato avanti sino ai giorni nostri. Stiamo vivendo un cambiamento epocale a cui, purtroppo, questa città arriva del tutto impreparata. E le responsabilità sono di tutti coloro i quali hanno governato per decenni e di tutti coloro i quali sino a ieri hanno fatto finta di non sapere, non vedere e non sentire. Chi pensa che con qualche arresto si volterà pagina, si sbaglia di grosso. Chi pensa che la magistratura potrà risolvere i problemi di questa città, è del tutto fuori strada. Ricostruire dalla macerie non sarà facile. Ci vorranno decenni. Ma questo non l’ha capito quasi nessuno. Siamo ancora ridotti ognuno a rincorre il proprio ego, a difendere orgogliosi il nostro piccolo orticello. A gioire per un arresto che di fatto cambia poco o niente.
Gianmario Leone TarantoOggi 16 05 2013