Visualizzazione post con etichetta Camera. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Camera. Mostra tutti i post

venerdì 24 luglio 2015

L'Ilva e il Governo "fanno melina" contro la legalità: una connivenza "a prova di fiducia"!

Salva – Ilva, il decreto è a rischio incostituzionalità? Lo approviamo con la fiducia

Il 3 luglio il decreto emana il governo subito ribattezzato salva – Ilva, il cui effetto principale è sospendere gli effetti del sequestro dell’altoforno 2, dopo che  l’operaio Alessandro Morricella  era morto a seguito di un incidente, investito da ghisa liquida.
Il decreto tra le altre cose consente agli stabilimenti di proseguire l’attività per un anno dopo il provvedimento di sequestro. In cambio l’azienda deve presentare entro un mese un piano di interventi, seppur provvisori, che abbia come scopo preservare la sicurezza del luogo di lavoro.
L’azienda si presenta davanti al GIP di Taranto per chiedere il dissequestro, ma il giudice Rosati gela tutti, compreso l’esecutivo: viene sollevata la questione di legittimità costituzionale, ipotizzando che il provvedimento violi ben 6 articoli della Costituzione, consentendo tra le altre cose “l’esercizio dell’attività d’impresa, pur in presenza di impianti pericolosi per la vita o l’incolumità umana senza pretendere dall’azienda l’adeguamento degli stessi alle più avanzate tecnologie di sicurezza”. L’ILVA deve presentare un programma a tappe per spegnare l’altoforno.
A questo punto l’esecutivo prende il salva – Ilva e lo inserisce nel DL Fallimenti , su cui ieri è passata la fiducia e che sarà approvato in tempi brevi (oggi voto finale alla Camera, poi rapido passaggio al Senato). Il risultato è che il decreto originale del 3 luglio non sarà convertito in legge e che una volta approvato definitivamente il DL Fallimenti, si assisterà probabilmente allo stesso iter: nuova richiesta dell’Ilva, nuova questione di legittimità costituzionale sollevata dal GIP.
Una mossa che farebbe guadagnare tempo all’azienda, in attesa del 1° agosto giorno in cui dovrebbe ripartire l’altoforno 1 (fermo da oltre due anni) che affiancherebbe nella produzione l’altoforno 4: l’Ilva ha più volte ribadito che servono 2 altiforni attivi, perché “un solo impianto – spiegava Il Sole lo scorso giugno - non garantisce la tenuta dello stabilimento sotto il profilo tecnico e della sicurezza”. (IBT)

Dl fallimenti-Ilva, via libera Camera con 263 sì,passa al Senato

Con 263 sì e 112 no l'Aula della Camera ha approvato il dl fallimenti che contiene misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione e funzionamento dell'amministrazione giudiziaria oltre ad alcune norme sull'Ilva. Ieri sul provvedimento il governo ha incassato la fiducia di Montecitorio. Il decreto passa adesso all'esame del Senato per la seconda lettura. (Aska)

Ilva, Bonelli: «Connivenza sui veleni a Taranto»

Tutti preoccupati dell'Ilva, di Taranto non se ne fotte nessuno! Realacci, un vero ambientalista per hobby!

Via libera al decreto salva-Ilva «blindati» gli altoforni per un anno

Accesso al credito facilitato e ristrutturazione dei debiti, ma anche cautele al sequestro giudiziario delle imprese come l’Ilva: sono i punti chiave del decreto legge su cui il governo ha incassato la fiducia e su cui questa mattina arriverà il voto finale. Ecco le principali novità del provvedimento. Tra le novità del provvedimento una è applicabile al caso-Taranto.Si afferma, infatti, che per le aziende di interesse strategico nazionale, come ad esempio l’Ilva di Taranto, il sequestro giudiziario relativo a ipotesi di reato riguardanti la sicurezza dei lavoratori non può impedire l’esercizio dell’attività di impresa.
Gli stabilimenti, però, potranno continuare a funzionare per non più di un anno dal sequestro e solo se entro 30 giorni sarà predisposto un piano di tutela della sicurezza sui luoghi di lavoro.
«Non stiamo cercando di salvare un’azienda decotta ma un’azienda che può essere efficiente, creare ricchezza e mantenere occupazione». Lo ha detto Piero Gnudi, commissario straordinario dell’Ilva, nel corso dell’audizione in commissione Ambiente della Camera. «Sarebbe un impoverimento del nostro sistema industriale se questo nostro sforzo non dovesse avere successo – ha aggiunto Gnudi- quando abbiamo chiesto la commissione straordinaria abbiamo fatto un piano industriale per i prossimi cinque anni, quest’anno si perde, ma abbiamo dovuto chiudere il forno cinque, ora è chiuso il forno due, una volta messi apposto questi problemi torneremo in piena attività, con una liquidità consistente a partire dal 2017».
Il Consiglio Generale di Confindustria «ha espresso unanime preoccupazione» per la vicenda Ilva che, sottolinea l’associazione degli industriali rischia di assumere contorni drammatici, in primo luogo per le conseguenze sui livelli occupazionali ma anche per la strategicità che riveste nel nostro paese la produzione di acciaio, asset fondamentale». Come «sostegno all’impresa e al territorio tarantino è stato deciso che la prossima riunione del Consiglio Generale di settembre si svolgerà a Taranto».
«Nella riunione di ieri mattina - spiega una nota di via dell’Astronomia – il Consiglio Generale di Confindustria ha posto al centro del dibattito la vicenda Ilva, con particolare riferimento all’ipotesi di chiusura del secondo altoforno, oggetto in questi giorni di scelte che potrebbero determinare definitivamente le sorti dell’impresa».
«Il risanamento ambientale e il futuro produttivo dell’Ilva sono legati in modo inscindibile uno con l’altro. Per il Parlamento la vicenda dell’acciaieria di Taranto è centrale e continuerà ad essere seguita con grande attenzione, al di là dei provvedimenti in esame”. Così il presidente della commissione Ambiente alla Camera Ermete Realacci a proposito dell’audizione dei commissari straordinari dell’Ilva Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi.
«Sono oggetto di costante attenzione non solo il piano industriale, ma anche le misure di bonifica e risanamento ambientale dell’impianto – continua Realacci – misure fondamentali per garantire ambiente e salute di lavoratori e cittadini. I provvedimenti sull'Ilva votati in Parlamento impongono siano realizzate entro il 31 luglio l’80% delle prescrizioni Aia e garantiscono che tutti i fondi sequestrati ai Riva siano destinati al risanamento ambientale e sanitario – osserva - condizione imprescindibile per dare una prospettiva all’impianto».
La condizione: entro 30 giorni predisposto un piano di tutela della sicurezza sui luoghi di lavoro. (GdM)

martedì 3 marzo 2015

Martedì grigio fumo


Deputati M5S mostrano un disegno di un bambino del rione Tamburi di Taranto  ©ANSA

Ilva: via libera al decreto


Via libera definitivo dell'Aula della Camera al decreto sull'Ilva. Il testo passa con 284 sì, 126 no (M5S, Lega e Sel) e 50 astenuti (Forza Italia e Fdi)."Riparte la speranza", commenta su twitter il premier Matteo Renzi.
Polemiche le opposizioni con il Movimento cinque stelle che ha esposto in Aula cartelli di protesta contro il provvedimento.
M5s, decreto scritto per le banche, Pd ipocrita - "È una proroga a vita dell'Ilva che è in realtà solo un modo per far rientrare le banche dalle loro esposizioni e dei loro crediti per poi lasciare tutti debiti e danni a carico dello Stato. Ecco cos'è il decreto Ilva": così il Movimento 5 Stelle che oggi ha votato no al decreto Ilva alla Camera. "È palese - ha detto in Aula il deputato Davide Crippa - come il Governo ritenga troppo restrittive le norme dell'autorizzazione AIA per l'Ilva, considerando che si sta facendo di tutto per ampliarne le maglie giustificando di fatto la procedura di infrazione europea". Il decreto introduce una nuova figura, secondo M5S, "l'unto dal Signore": "Al commissario Straordinario tutto è concesso - ha detto Crippa - tanto che viene scritto nero su bianco che non è responsabile penalmente per le operazioni di finanziamento, bancarotta semplice e bancarotta fraudolenta". "La stessa aula di fatto esonera dai propri doveri e dalle proprie responsabilità colui che sarebbe il responsabile della sicurezza aziendale dell'Ilva che, come si può leggere da cronache recenti, non è per nulla esente da rischi di incidenti. Quindi un infortunio sul lavoro all'interno dello stabilimento Ilva potrà di fatto non comportare più alcuna responsabilità penale del datore di lavoro?". "Non vi nascondo - ha concluso - che ho trovato surreale leggere sui giornali come il deputato Bratti si sia indignato per quanto contenuto nel decreto inserito dal Senato dallo stesso PD per le scorie di fonderia. Ma è l'ipocrisia a cui ci hanno purtroppo abituati".
Lega, no a decreto, governo vada a casa - "Quattromila aziende dell'indotto dell'Ilva attendono da anni i pagamento dello Stato ladro, che ha preteso le tasse e non ha pagato i fornitori. L'ingerenza della politica nella gestione dell'Ilva sta desertificando il patrimonio siderurgico del paese, un tempo ai vertici mondiali. È l'ennesimo fallimento di un governo che merita solo di andare a casa". Lo ha detto nell'Aula della Camera Davide Caparini della Lega in dichiarazione di voto contrario al decreto Ilva. Caparini ha accusato gli ultimi esecutivi di sinistra di "aver ridotto sul lastrico l'azienda, producendo 3 miliardi di insolvenze in due anni e mezzo", e "le 4mila imprese fornitrici, con sede per lo più al Nord, esposte con banche e dipendenti, gravate dalle tasse su incassi mai ottenuti, e in eterna attesa dei pagamenti dello Stato". "Non basta aver inserito i crediti nel calderone della gestione fallimentare, il governo non ha previsto le risorse", ha avvertito Caparini. Per il parlamentare del Carroccio il governo, sul caso Ilva, "ha dimostrato di non avere una politica industriale" e di "voler azzerare il patrimonio industriale del paese". "Le nostre aziende chiedono solo di poter lavorare, i nostri laureati chiedono di non dover scappare all'estero per avere prospettive". "Il governo sta impedendo alle nostre imprese di lavorare e di creare lavoro, se vuole far qualcosa di utile per il paese ha una sola strada: andare a casa".
Verdi, Taranto condannata a morire - ''In nome del popolo inquinato e ammalato, ingiustizia è fatta''. Lo afferma in una nota il coportavoce nazionale dei Verdi Angelo Bonelli ricordando che la Camera dei deputati oggi ha convertito in legge il decreto su Ilva, ''il settimo - aggiunge - in quasi tre anni, che condanna la popolazione di Taranto a vivere con la diossina e con i veleni''. Secondo Bonelli ''si continua a voler tenere in vita un modello produttivo che a Taranto non è riparabile essendo quello dell'Ilva un impianto vecchissimo, che produce un inquinamento,secondo gli studi dell'Istituto superiore di sanità, che ha provocato un aumento della mortalità infantile del +21% e del + 54% di malattie tumorali tra i bambini rispetto alla media''. La legge approvata oggi, attacca il leader dei Verdi, ''è incostituzionale a partire dalla norma feudale che garantisce l'impunità penale ai commissari Ilva e perché sospende le leggi di tutela sanitaria e ambientale. Questo decreto - denuncia l'esponente ecologista - serve per garantire i crediti delle banche con i soldi dello Stato e quindi dei cittadini, mentre i tarantini continuano a morire nelle corsie degli ospedali''. (ANSA)

Ilva: il giorno del decreto, ma nel futuro dell'Ilva altiforni chiusi e vendita

Ora che è diventato proprietario, o per lo meno ne è unico gestore, lo Stato si trova costretto a dare una risposta a quella domanda che tante volte era stata posta ai Riva: si può unire diritto alla salute e diritto al lavoro? Si può avere una fabbrica che produca, guadagni, senza inquinare? Sui tavoli dei commissari straordinari e del consulente del premier Matteo Renzi sulle crisi aziendali, Andrea Guerra, una prima risposta c'è. "Sì". E per farlo contano su un dossier riservato messo a punto in questi mesi e che numeri alla mano passi appunto a una trasformazione della produttività dell'Ilva, che può arrivare anche alla chiusura dell'area a caldo. "Chiudere progressivamente gli altiforni, o comunque ridurne fortemente l'utilizzo - dicono fonti interne all'azienda - puntando principalmente sulla lavorazione del prodotto, significherebbe far fare pace alla città con la sua aria e con la sua anima ambientalista".
Un'ipotesi questa, comunque, realizzabile non a breve giro. Oggi in primo piano ci sono i numeri. E il futuro immediato di un'azienda che così com'è è tecnicamente fallita. Ilva conta una perdita netta che va dai 200 ai 300 milioni di euro all'anno. La criticità principale è la sotto produzione che dovrebbe essere stabile sugli otto milioni di tonnellate all'anno (anche se gli indiani di Arcelor avevano parlato di nove) per essere competitiva ma che invece negli ultimi due anni sono passati da 5 a 6,5. Soltanto di produzione si perdono circa tremila tonnellate al giorno (da 18.500 a 21.500), che significano circa 20 milioni al mese. Per rimettere in senso le cose, il Governo ha pensato appunto alla realizzazione di questa Newco che dovrà prendere in fitto l'azienda, liberandosi così dalla zavorra dei debiti e soprattutto delle spese per l'ambientalizzazione.
A quello ci penserà il commissario Piero Gnudi che, con i soldi del fitto (nessuna cifra ufficiale per il momento, c'è chi stima una spesa che possa andare dai 400 ai 600 milioni) dovrà innanzitutto fare i conti con i debiti. Ilva ha oggi circa tre miliardi di esposizione, 1,9 dei quali con le banche che sono le vere protagoniste di questa partita. Non a caso il Movimento 5 stelle (che oggi annuncia una manifestazione di protesta a Roma in contemporanea con l'approvazione del decreto alla Camera) parla di un decreto salva banche piuttosto che salva Ilva. "L'unico obiettivo del Governo è tutelare gli istituti di credito che, fortemente esposti con l'Ilva dei Riva, soltanto così potranno avere la possibilità di riprendere il loro denaro" spiegano i parlamentari e senatori grillini. "In sostanza l'Ilva di Gnudi lavorerà per pagare le banche e non certo per risarcire i tarantini di 30 anni di inquinamento".
Il Governo chiaramente fa sapere che sono tutte "fandonie". "Avevamo due alternative - spiega una fonte di Palazzo Chigi -Prendere l'Ilva dei Riva e svenderla a due lire al primo che fosse capitato, magari gli indiani. Senza di fatto avere nessuna garanzia né sulla qualità né tantomeno sull'occupazione. La seconda scelta era assumerci la responsabilità del commissariamento, bonificare con i soldi dei Riva e soprattutto rimettere in piedi l'azienda per poi venderla a un prezzo di mercato. Noi abbiamo scelto la seconda ipotesi. E siamo sicuri che ce la faremo". Come?
Il primo punto era fare arrivare liquidità, e come ha spiegato ieri il sottosegretario alla presidenza, Graziano Delrio, "l'Ilva sarà un'azienda molto liquida e nei prossimi mesi potrà fare rinello sanamento ambientale e gli investimenti necessari'. Qualche numero: pagati i fornitori più per un'esigenza sociale che industriale, servono 300 milioni per fare fronti ai debiti e 500 circa per avere di nuovo un magazzino all'altezza. "E' fondamentale poi investire sulla qualità" dicono da Ilva. Che significa? "La fortuna dello stabilimento di Taranto è sempre stata quella di produrre qualcosa di altissima qualità, a prezzi concorrenziali, in tempi strettissimi. Oggi il prezzo è rimasto sostanzialmente invariato, ma i tempi di consegna si sono allungati e la qualità abbassata". Che fare, quindi? "E' necessario investire sugli impianti" dicono da Ilva. "E non soltanto per ambientalizzare. Rimodernare significa inquinare meno e produrre di più". Il piano è già pronto. "La ripresa del ciclo produttivo evidenzia la scelta strategica di operare sulla catena industriale" dicono, per poi entrare specifico degli interventi.
"Si fermerà per ragioni ambientali l'Altoforno numero 5, che rappresenta il 40 per cento circa della produzione giornaliera di ghisa. Ma la ripartenza dell'Altoforno 1 entro il prossimo primo agosto comporterà un incremento della produzione della ghisa giornaliera in grado di avvicinarsi a quella del numero 5. Una volta ripristinato anche quest'ultimo la produzione di ghisa giornaliera consentirebbe a Ilva di tornare a un importante ciclo industriale".
E' chiaro che questa operazione mira a rilanciare l'area a caldo che è il vero problema dell'inquinamento tarantino. Si chiude, come chiedono da tempo gli ambientalisti tarantini? No. Ma l'intenzione è quella sicuramente di ridurre. Oggi il mercato è in surplus di produzione, la forza dell'Ilva potrebbe essere la lavorazione della materia prima, la cui realizzazione potrebbe essere fortemente ridotta. "Taranto dice Gnudi - è l'unico sito produttivo italiano a ciclo integrale perché parte dalle materie prime (carbon fossile e minerale ferroso) e giunge a ottenere il prodotto finito: l'acciaio". Oggi Ilva è il secondo come capacità produttiva a ciclo integrale in Europa, dopo Duisburg e prima di Dunkurque. "Una riduzione della produzione sarebbe assolutamente tollerabile, comporterebbe sicuramente una diminuzione della forza lavoro ma che sarebbe compensabile con gli operai utilizzati per le bonifiche". E poi? I contatti con Arcelor non si sono mai interrotti. Al contrario i franco- indiani sono lì, pronti a comparare. "L'interesse del gruppo Arcelor Mittal per l'acquisizione del gruppo Ilva con tutti i suoi impianti. Siamo interessati, seri, determinati, il nostro interessamento verso l'Ilva è vero ma siamo privati e tutto deve essere basato sulla realizzabilità economica".
Comunque vada da oggi, l'Italia, la Puglia, avranno una nuova Ilva.
(Rep)

Ilva: Legambiente, nulla concreto su monitoraggio Aia e controlli

"Quello approvato e' un decreto a senso unico, schiacciato sulle esigenze della produzione, invece che sulla necessita' di protezione della salute e dell'ambiente".
  E' netto il giudizio di Legambiente, attraverso il suo presidente Vittorio Cogliati Dezza, sul decreto Ilva convertito oggi in legge. "Seguiremo nelle prossime settimane l'effettivo inserimento in altro provvedimento legislativo di norme che consentano il potenziamento degli organici di ARPA Puglia e l'arrivo dei fondi sequestrati dalla magistratura milanese e vincolati all'attuazione delle prescrizioni Aia - ha continuato Cogliati Dezza -, la dotazione finanziaria assegnata al Commissario rende comunque possibile cominciare a mettervi mano senza attendere". Per Legambiente, di positivo, nella conversione in legge dell'ultimo decreto Ilva, c'e' la completa modifica della norma con cui si dispone l'utilizzo delle somme sottoposte a sequestro penale ai fini della realizzazione del Piano ambientale. I cambiamenti apportati dovrebbero rendere disponibili per l'attuazione delle prescrizioni AIA 1,9 miliardi di euro. A queste disponibilita' vanno aggiunti 150 milioni provenienti da Fintecna e 400 milioni di finanziamenti che dovrebbero essere erogati dalla Cassa Depositi e Prestiti con garanzia dello Stato. Al commissario vengono quindi messe a disposizione risorse certe aggiuntive con cui puo' da subito cominciare ad effettuare gli interventi previsti dal Piano ambientale. Nel decreto, poi, e' stata introdotta una esplicita indicazione dei tempi di ultimazione del Piano ambientale, coincidente con la scadenza del 4 agosto 2016, gia' prevista dal decreto legge n. 61 del 2013. Accolta anche la richiesta che il ministro dell'Ambiente presenti alle Camere una relazione sull'attuazione dell'AIA e sulle risultanze dei controlli ambientali effettuati, "ma con cadenza semestrale invece che trimestrale come da noi proposto", commenta Legambiente. Infine, il Programma per la bonifica dell'area di Taranto deve essere contenuto nel Contratto istituzionale di sviluppo (CIS) che andra' sottoscritto entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione, cosi' da fissare un termine ravvicinato per la predisposizione del Programma delle bonifiche. Detto cio', "purtroppo il decreto manca ancora di indicazioni tese a migliorare la protezione ambientale e sanitaria e non ci sara' nessun incremento di monitoraggi e controlli: non ci sara' la Valutazione del Danno Sanitario per lo stabilimento Ilva prodotta da Arpa Puglia utilizzando criteri metodologici piu' protettivi per la salute dei cittadini, ne' l'obbligo che il Piano ambientale venga attuato dal commissario straordinario secondo le scadenze intermedie in esso stabilite, ne' la comunicazione entro 30 giorni delle scadenze degli interventi che il Piano ambientale rinvia a data successiva alla adozione del piano industriale (che continua a non esistere). Legambiente - viene ricordato - aveva chiesto che il commissario comunicasse entro 30 giorni la proposta di riesame del piano di monitoraggio e di controllo presente nell'AIA cosi' come previsto dal decreto di emanazione del Piano ambientale (DPCM 14 marzo 2014, articolo 2 comma 7), ma nessuna di queste richieste e' stata accolta, lasciando cosi' totale discrezionalita' al commissario - dice ancora l'associazione ambientalista - e senza alcun obbligo di rendere subito esigibile l'aggiornamento del piano di monitoraggio e controllo previsto dall'AIA". Inoltre, non e' stato inserito nel decreto il potenziamento degli organici di ARPA Puglia necessario a potenziare l'attivita' di monitoraggio e controllo. (AGI).

sabato 22 febbraio 2014

Galletti per Taranto?


Dietro una scelta di Ministro, c'è sempre un'idea forte.
Soprattutto se viene dall'enfant prodige della politica italiana.
In questo caso, non è stato difficile strappare dal duetto Napolitano/Renzi la rivoluzionaria strategia di governo per la questione Ilva di Taranto.
I nuovi filtri a prova di latte alla diossina!

La sottoponiamo ai lettori del Blog in anteprima!

PS: Indovinate cosa ha votato Galetti sul Salva Ilva?


Gianluca Galletti, un commercialista ministro dell’ambiente

Il nuovo ministro dell’ambiente del primo governo Renzi è Gianluca Galletti, 53 anni, laurea in economia e commercio e commercialista, un uomo di Pierferdinando Casini, eletto nelle lista montiane/Udc in Emilia Romagna ed ora deputato dell’Unione di Centro per il Terzo Polo. Sostituisce Andrea Orlando che va alla giustizia.
Dalla biografia politica di Galletti, e deputato Udc tra 2006 e 2008 e tra 2008-2013, non si intravede nessuna vera competenza in campo ambientale: sottosegretario uscente all’istruzione la sua carriera parlamentare è stata quella di vicepresidente della Commissione bilancio della Camera nel 2009/2010 e poi è rimasto nella Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione, mentre nel 2013 ha fatto parte delle Commissioni finanze delle Commissioni Parlamentari per l’attuazione del Federalismo Fiscale e di vigilanza sulla Cassa Depositi e Prestiti. Dal 1999 al 2004 Galletti è stato assessore al bilancio della prima ed unica giunta di centro-destra del Comune di Bologna, quella del sindaco Giorgio Guazzaloca. E’ stato consigliere comunale a Bologna dal 1990 al 2009; componente dell’Alta commissione di studio, organo ministeriale per la riforma della finanza pubblica dal maggio 2003 all’aprile 2005; consigliere regionale dal 2005 al 2006.
L’impressione è che la casella del ministero dell’ambiente sia una delle ultime occupata, come tappabuchi da manuale Cencelli, durante le due ore e mezzo che il neo-premier Matteo Renzi ha passato nelle stanze del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a “limare” la squadra di governo. Alla fine i casiniani, anche per la diminuzione dei ministri, si sono probabilmente accontentati della promozione del loro ex sottosegretario.
Questo però la dice lunga sull’importanza che sembra si sia data ad un ministero che in altri Paesi europei è ritenuto vitale, tanto che in Germania sia la cancelliera Angela Merkel che il vicencancelliere socialdemocratico Sigmar Gabriel sono stati ministri dell’ambiente. Speriamo che Galletti sorprenda positivamente come ha fatto in gran parte Orlando nella sua breve permanenza al ministero dell’ambiente pur non essendosi praticamente mai occupato prima di questioni ambientali, che però alla fine è andato ad occuparsi di quel che si occupava nel PD: la giustizia. (Greenreport).


Sulle sue discusse doti circola una lettera bufala satirica (che si può leggere qui) a noi basta la scheda di parlamentare:

Scheda di parlamentare di Gian Luca Galletti, dal sito della Camera dei Deputati
 
GALLETTI Gian Luca - UDCPTP

Nato a

BOLOGNA, il 15 luglio 1961
Laurea in economia e commercio; Commercialista

Eletto nella circoscrizione

XI (EMILIA-ROMAGNA)

Lista di elezione

UNIONE DI CENTRO

sabato 1 febbraio 2014

Assist?

Decreto Ilva, la Camera approva. La palla passa al Senato

L’Aula della Camera ha approvato nella serata di ieri il disegno di legge di conversione del decreto-legge 10 dicembre 2013, n. 136, recante “disposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali e industriali ed a favorire lo sviluppo delle aree interessate”, ovvero la Terra dei Fuochi e l’Ilva di Taranto.
I voti favorevoli sono stati 268, quelli contrari 2 e gli astenuti 15 (SEL). Il provvedimento passa ora al Senato, che avrà però tempo soltanto sino al prossimo 9 febbraio per approvare il testo. Il che vuol dire che quasi certamente non ci sarà il tempo per la presentazione e l’approvazione di eventuali nuovi emendamenti (visto che la commissione Ambiente del Senato ha fissato per lunedì la scadenza per la presentazione degli stessi), con i senatori che saranno costretti ad approvare il testo licenziato ieri dalla Camera senza colpo ferire. L’Aula del Senato voterà il decreto tra mercoledì 5 febbraio e giovedì 6 febbraio, secondo quanto deciso dalla conferenza dei capigruppo del Senato mercoledì.
L’accelerata per l’approvazione del disegno di legge, è avvenuta dopo che il Pd ha chiesto l’inversione dell’ordine del giorno con l’intento di passare dall’esame della legge elettorale al dl in scadenza il 9 febbraio. Dopo il voto favorevole dell’Aula all’inversione dell’ordine del giorno, è iniziato a passo spedito l’esame del dl.
La cui approvazione ha confermato in toto l’impianto del testo approvato dalla Commissione Ambiente della Camera lo scorso 13 gennaio. Ok dunque all’aumento di capitale che Bondi sarà autorizzato ad effettuare “a pagamento nella misura necessaria ai fini del risanamento ambientale”, attraverso la possibilità di offrire le azioni “in opzione ai soci in proporzione al numero delle azioni possedute”, e con “le azioni di nuova emissione che potranno essere liberate esclusivamente mediante conferimenti in denaro”.
E’, infatti, previsto che il commissario Enrico Bondi avrà il potere di aumentare il capitale sociale dell’Ilva Spa chiedendo alla proprietà (il gruppo Riva) di partecipare. In caso di rifiuto, il commissario potrebbe limitare i diritti di opzione e di prelazione, ricorrere a investitori terzi per l’aumento del capitale sociale ma anche chiedere all’autorità giudiziaria lo svincolo delle somme sequestrate alla proprietà anche per reati diversi da quelli ambientali (quelli derivanti dal reato di frode fiscale contestato al gruppo dalla Procura di Milano che ha già provveduto al sequestro di 1,2 miliardi di euro ed ha scovato nel paradiso fiscale di Jersey altri 700 milioni di euro). Soldi, questi,da destinare nelle intenzioni del governo alla bonifica dello stabilimento di Taranto. Per non parlare delle risorse (almeno un altro miliardo di euro) che servirebbero per una oramai non più rinviabile manutenzione degli impianti dell’area a caldo.
In caso, inoltre, “di proscioglimento” da tali reati, le somme “per la parte in cui sono impiegate per l’attuazione dell’autorizzazione integrata ambientale e delle altre misure previste nel piano delle misure e salvo conguaglio per la parte eccedente, non sono comunque ripetibili”. Eppure, giorni addietro sembrava che a Roma si fossero convinti dell’impossibilità di percorrere tale strada (appare pressoché certo un ricorso del gruppo Riva). Ciò detto, come abbiamo avuto modo di riportare più volte su queste colonne, il testo del decreto risponde ad un’idea, l’ennesima, del tutto irrealizzabile.
A cominciare proprio dalle risorse sequestrate che non potranno essere utilizzabili sino alla conclusione del processo sull’inchiesta milanese, peraltro nemmeno iniziato. Stesso discorso per l’ipotetico aumento di capitale, che non è chiaro con quali risorse finanziarie dovrebbe essere effettuato, visto che l’Ilva Spa non è in grado di farvi fronte e sul quale il gruppo Riva ha mai preso posizione sino ad oggi. Iniezione di risorse fresche che, tra l’altro, è da sempre l’unica strada percorribile per finanziarie i lavori previsti dall’AIA rimodulati nella tempistica (ed anche nella loro attuazione) dal piano ambientale (che non è chiaro se sarà effettivamente approvato entro il prossimo 28 aprile come stabilito dal decreto). Inoltre, finché non saranno trovate le risorse per il piano ambientale, quello industriale resterà nel cassetto. Con le banche che non si muoveranno di un passo, visto che toccherà a loro finanziarlo.
Confermato lo screening sanitario della popolazione. Il decreto stabilisce che verranno utilizzati 25 milioni dal Fondo sanitario nazionale nel 2014 e altri 25 milioni nel 2015 per svolgere esami per il controllo dello stato di salute della popolazione dei Comuni della Terra dei fuochi e dei Comuni di Taranto e di Statte. Gli screening dovranno riguardare anche la prevenzione. Anche in questo caso, come abbiamo avuto modo di riportare nei giorni scorsi, non capiamo il perché, soprattutto sull’area SIN di Taranto e Statte, debbano ancora essere effettuati studi (oltre alla prosecuzione del progetto SENTIERI), dopo che negli ultimi 30 anni ne siano stati svolti non pochi, con risultati pressoché identici sul grave stato di salute in cui versano da decenni operai e cittadini a causa delle emissioni della grande industria situata a due passi dalla città.
Confermato anche l’emendamento che prevede che sia l’Ilva a pagare i costi delle analisi e dei campionamenti che saranno effettuati all’interno del siderurgico. Unica “novità” è che “tutti gli interventi e le operazioni previste devono essere documentate e facilmente rintracciabili nel sito istituzionale del ministero dell’Ambiente”: ed era anche ora visto che ogni volta per cercare un documento bisognava iniziare una caccia al tesoro al termine della quale si restava il più delle volte con un pugno di mosche in mano. Buon weekend.
Gianmario Leone (TarantoOggi, 01.02.2014)

giovedì 9 gennaio 2014

Accade in parlamento

Ilva, 350 emendamenti all’esame della commissione Ambiente (Camera)

Se l’Ilva non dovesse applicare l’Autorizzazione integrata ambientale (AIA) si procederà ad una “pianificazione economica alternativa” per i comuni di Taranto e Statte. E’ quanto prevede un emendamento (art. 9-bis) presentato dal Movimento 5 Stelle al decreto sulle emergenze ambientali e industriali (il così detto Terra dei Fuochi ma che dispone anche sull’Ilva), all’esame della commissione Ambiente della Camera. Si tratta, in sostanza, di una proposta “paracadute” nel caso in cui l’AIA non venga applicata oppure per far fronte a “problemi del mercato dell’acciaio” e al “grave stato di crisi occupazionale della città di Taranto e Statte”.
In questo caso, il ministero dello Sviluppo economico convoca a Taranto – entro 60 giorni dalla conversione dal decreto – una “procedura di consultazione e confronto delle proposte di riconversione e riqualificazione nell’area di crisi industriale complessa di Taranto” della durata di 24 mesi. Obiettivo della consultazione sarà definire una proposta di pianificazione economica alternativa, nel pieno rispetto ambientale e della salute delle popolazioni. Infine, oltre alla pubblicazione on-line dei documenti, si dovranno indire nell’arco dei 24 mesi dei referendum di consultazione popolare senza quorum, nei Comuni di Taranto e Statte.
Ma nei 350 emendamenti presentati al testo, ce ne sono anche altri riguardanti l’Ilva. Come l’esenzione dal ticket sanitario per almeno 5 anni per gli abitanti di Taranto e Statte (richiesto dal Comitato “Cittadini Liberi e Pensanti” nell’audizione in commissione Ambiente alla Camera martedì scorso), l’esenzione dal pagamento dell’Imu sulla prima casa per tre anni per i cittadini residenti in determinati quartieri di Taranto e a Statte (le compensazioni toccano anche rifiuti, acqua ed energia). Ma tra le proposte di modifica al decreto ci sono anche quelle che prevedono il ritorno della figura del Garante e il possibile riesame dell’AIA in base alla Valutazione del danno sanitario.
Infine, sia per Taranto e Statte che per la Terra dei Fuochi, sono stati presentati emendamenti per l’integrazione allo studio Sentieri dell’Istituto superiore di Sanità per le aree inquinate, messa in sicurezza d’urgenza dei terreni e bonifica ambientale dei siti, tecniche di telerilevamento, maggiore attenzione alle falde d’acqua eventualmente contaminate, analisi chimiche, mappatura e costituzione di una banca dati dei terreni agricoli “sani”, utilizzo delle forze dell’ordine a presidio del territorio. Ma gli emendamenti, una volta approvati dalla commissione Ambiente, dovranno passare dalle forche caudine della Camera e del Senato. Il che non lascia adito a grandi speranze. (inchiostroverde)

venerdì 12 luglio 2013

Ovviamente...

lva di Taranto. Passa alla Camera il decreto sul commissariamento. Ora tocca al Senato convertirlo in legge. Intanto, mentre 299 voti favorevoli permettevano al decreto di incassare il via libera decisivo, il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando faceva il punto della situazione sui ritardi dell’Ilva nelle azioni di attuazione dell’Aia presso il suo dicastero.
IL DECRETO – Si tratta del provvedimento adottato il 4 giugno dopo la constatazione delle evidenti inadempienze da parte dell’azienda sul fronte dell’Aia, dopo il sequestro da 8 mld di euro disposto nei confronti della Riva Fire e dopo le dimissioni del cda. Ma la versione approvata dalla Camera è molto diversa, frutto di giorni di lavoro e di dibattito intenso. Non a caso, Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente della Camera, ha sottolineato quanto sia stato complesso trovare l’accordo tra governo e commissioni. Per Realacci, in ogni caso, è un successo, visto che per la prima volta un decreto indica la possibilità di commissariamento per chi commette gravi violazioni ambientali con conseguenze per la salute pubblica.LE NOVITA’ - "Nuove disposizioni urgenti a tutela dell'ambiente, della salute e del lavoro in imprese di carattere strategico nazionale" è il nome del decreto che contiene misure non soltanto per Taranto, ma anche per gli altri impianti Ilva - Genova, Novi Ligure, Racconigi, Marghera e Patrica – e che valgono comunque per qualsiasi realtà si dovesse trovare nella medesima situazione. Le imprese indicate come strategiche per l'economia nazionale devono avere come requisito almeno mille dipendenti (erano 200 nella prima versione del decreto). Accertare le violazioni ambientali spetta all'Ispra e all'Arpa regionale ma dopo un contradditorio in cui si chiama in causa l'impresa. Possono essere oggetto delle norme
anche imprese con dipendenti in cassa integrazione da almeno un anno e vale per la società intera ma anche soltanto per un singolo ramo di impresa o un singolo stabilimento. Le risorse monetarie oggetto di sequestro penale possono essere svincolate dal giudice competente per essere destinate a scopo di bonifica. Inoltre, il commissariamento dura 12 mesi, può essere disposta una proroga di altri 12 mesi fino a 36 mesi. Era stato chiesto a gran voce un maggiore coinvolgimento degli enti locali, infatti nel piano delle misure ambientali si coinvolge la regione di riferimento. Infine, sono slegati dal patto di stabilità le risorse destinate alla bonifica delle aree di Taranto esterne agli stabilimenti.
AIA, L’ILVA CHIEDE DI MODIFICARE LE TEMPISTICHE – Come sappiamo, Enrico Bondi, ad dell'azienda, è stato nominato anche commissario dell'Ilva e a lui è stato affiancato il subcommissario Edo Ronchi, ex ministro dell'Ambiente. Proprio Ronchi ieri ha chiesto – nel corso di un vertice al ministero dell’Ambiente – una revisione dei tempi dell’Aia. Bondi ha ammesso che l’Ilva è in ritardo nel realizzare interventi come la copertura dei nastri trasportatori ma ha sottolineato che l'Aia ha una complessità realizzativa rilevante. Emblematico per il commissario il caso delle campate da 200 metri che dovranno sorreggere la copertura dei parchi minerali, o i 90 km di nastri trasportatori da coprire. Entro fine agosto l’Ilva affiderà i lavori, ma Bondi ha ricordato anche la questione dei terreni sui quali agire, che risultano contaminati e dovranno essere comunque trasportati altrove. 1,8 mld per l'area a caldo, 300 mln per discariche e acque di scarico, 750 mln per manutenzioni varie: sono questi i costi per rispettare l’Aia, annunciati dall’azienda.
Anna Tita Gallo - greenbiz

La Camera ha dato il via libera al decreto Ilva con 299 sì, 112 contrari e 34 astenuti. Il provvedimento è stato modificato sia in commissione che dall’Assemblea e passa ora all’esame di Palazzo Madama.
Tra le modifiche più rilevanti la possibilità che il commissariamento possa riguardare il solo ramo di azienda che non ha rispettato le prescrizioni Aia (autorizzazione integrata ambientale) e non di tutta l’impresa e l’allentamento del Patto di stabilità interno della Regione Puglia per favorire le azioni di bonifica.
Segui le notizie su Facebook Condividi
NO DI M5S - Il Movimento 5 Stelle ha votato contro il decreto Ilva: “Abbiamo deciso - spiegano in una nota - di interrompere l’atteggiamento di ostruzionismo per evitare che il governo mettesse la fiducia sul provvedimento. Non siamo dei Ponzio Pilato, siamo andati per strada a Taranto e ci andremo ancora, per parlare con i cittadini, per ascoltarli e per riportare in Parlamento le loro proposte. E per ripartire, subito, assieme decidendo con loro il loro futuro”.
Fra gli emendamenti del M5S che sono stati bocciati quelli che prevedevano la riduzione significativa della produzione per minimizzare l’impatto ambientale e sanitario, cosi’ come l’ampliamento dell’area da bonificare, l’esenzione dal ticket sanitario per i cittadini tarantini con determinate patologie e la scelta di un commissario che non avesse fatto precedentemente parte della precedente gestione dell’Ilva, seguendo determinate logiche di trasparenza.
REALACCI -  “Con il ‘dl Ilva-bis’ per la prima volta in Italia si applica il commissariamento di un’azienda per motivi ambientali. Il testo approvato oggi dalla Camera è fortemente innovativo e impegnativo”, afferma Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente, sul via libera dato oggi dalla Camera al dl Ilva-bis.
“E' un provvedimento che è stato migliorato nel passaggio parlamentare e che auspico sia utile per invertire la rotta rispetto al passato e per conciliare il diritto alla salute con quello al lavoro e con la tutela dell’ambiente”, conclude Realacci.(Quoridiano)

Il gruppo siderurgico «sta predisponendo il piano finanziario e negoziando con le banche italiane e la Bei un piano da 1,8 miliardi in tre anni a supporto delle misure previste dall’Aia, dal momento che - ricorda il subcommissario - il decreto 61 non ha dotazione finanziaria”. Ieri l’advisor Mc Kinsey ha iniziato la valutazione del piano finanziario. Inoltre si sta formando una struttura esterna di supporto alla cabina di regia con consulenti e giovani ingegneri per utilizzare le innovazioni tecnologiche a tutela dell’ambiente e della salute con la collaborazione delle università pugliesi ed internazionali.
Il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ha manifestato ottimismo in primo luogo per il commissariamento dell’Ilva, contenuto nel decreto Ilva bis passato in prima lettura alla Camera, e poi per l’intenzione espressa dal ministro Orlando di proseguire con il metodo del confronto con le parti coinvolte nell’Aia, enti locali compresi. Il governatore ritiene necessaria «una fase di rodaggio della cabina di regia per accompagnare la svolta di Taranto, affinché le patologie legate all’inquinamento diventino un ricordo del passato» ed auspica che i problemi posti dall’Ilva e la trasformazione dello stabilimento siano «occasione per sperimentare nuove forme di innovazione industriale e ambientale nel nostro Paese, come accaduto per la bonifica della discarica di Manfredonia». (GdM)

martedì 9 luglio 2013

Fuori dal coro

L'Aula della Camera, dove sono previste le prime votazioni sul decreto legge sull'Ilva, sta registrando interventi a raffica quasi esclusivamente da parte dei deputati M5S. Una sorta di ostruzionismo scattata subito dopo i rilievi mossi alla Presidenza della Camera, dagli stessi banchi, per l'inammissibilita' degli emendamenti depositati in Assemblea. Tutti gli interventi sono contrari al provvedimento e i lavori dell'Aula non sono ancora passati all'esame delle singole proposte di modifica. Gli interventi finora espressi riguardano, infatti, il complesso delle proposte di modifica. Dopo il via libera di Montecitorio il testo dovra' essere votato dal Senato. (Borsaitaliana)

L'Aula della Camera ha sospeso l'esame del decreto legge sull'Ilva, fermo agli interventi sul complesso degli emendamenti, che riprendera' domani mattina alle 10. A chiedere di anticipare brevemente la chiusura dei lavori e' stato il presidente della commissione Ambiente, Ermete Realacci (Pd), che ha fatto riferimento alla ricerca, "dopo il proficuo sviluppo nell'attivita' di Commissione, di altri punti di intesa". La richiesta e' stata accolta dalla presidenza della Camera, rappresentata dal vicepresidente Roberto Giachetti, perche', ha affermato "e' utile al per proseguimento dei lavori". La seduta e' stata segnata dagli interventi dei deputati M5S, tutti contrari al provvedimento, che hanno di fatto rallentato il passaggio al voto delle singole proposte di modifica, attraverso una sorta di ostruzionismo. (Borsaitaliana)

giovedì 4 luglio 2013

Fitto, il grande amico dei Riva (con il consenso di PD e SEL)

Dl Ilva: Ok commissioni Camera con modifiche, lunedì in Aula

Via libera delle commissioni Ambiente e Attività produttive al decreto Ilva.
Le commissioni hanno infatti votato il mandato ai relatori, Raffaele Fitto (Pdl) e Enrico Borghi (Pd). A votare a favore i partiti della maggioranza (Pd-Pdl-Sc) e Sel.
Il M5S ha invece votato contro.
Il provvedimento, che è in prima lettura, arriva all'esame dell'Aula di Montecitorio in parte modificato. Tra le novità più rilevanti la possibilità che il commissariamento possa avvenire del solo ramo di azienda che non ha rispettato le prescrizioni Aia (autorizzazione integrata ambientale) e non di tutta l'impresa, "previa offerta di idonee garanzie patrimoniali o finanziarie" da parte dell'azienda stessa. (IlMondo)

giovedì 20 dicembre 2012

Niente di nuovo sotto il sole

Decreto “salva Ilva”, l’ok della Camera e le sconcertanti dichiarazioni dei parlamentari  

Tutto è filato liscio. E non poteva essere diversamente visto il livello e lo spessore dei parlamentari che occupano i banchi della Camera dei Deputati. Il governo tecnico, dopo aver incassato lunedì la fiducia alla prima chiamata (con 421 sì, 71 no e 24 astenuti), ha ottenuto ieri il via libera sul decreto ‘salva-Ilva’ grazie ad una maggioranza schiacciante. Approvato, dunque, il decreto legge recante “Disposizioni urgenti a tutela della salute, dell’ambiente e dei livelli di occupazione, in caso di crisi di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale (dl Ilva)”, grazie a 420 sì, 21 no e 49 astenuti. La Lega si è astenuta, mentre i radicali hanno votato contro. Eppure, nonostante questi numeri, il governo ha scelto la strada più sicura: il voto di fiducia.
Continua...

mercoledì 19 settembre 2012

Che unità!

Ilva, ok Camera a decreto, passa al Senato

Rivedere la strategia di bonifica dell'intero sito di Taranto per trovare modalita' di intervento piu' efficaci. Su questo si basa il Piano messo a punto dalla task force guidata dal ministro dell'Ambiente Corrado Clini per l'Ilva lo scorso 26 luglio, a cui il decreto legge su Taranto approvato oggi nell'Aula della Camera dovrebbe dare quella 'forza legislativa' richiesta dai parlamentari pugliesi e degli enti locali, e che dovrebbe aiutare ad esaudire le richieste del tribunale del Riesame.
Il decreto, che ora passa al Senato, e' stato approvato a Montecitorio con 430 si', 43 no e sette astenuti. Contro il testo hanno votato solo i deputati della Lega, che nel corso dell'esame alla Camera del provvedimento hanno praticato un duro ostruzionismo. Ad astenersi sono stati i Radicali eletti nel Pd.
Il testo del documento - siglato dal ministro dell'Ambiente e da quello dello Sviluppo economico Corrado Passera, insieme con il governatore Nichi Vendola, il sindaco della citta' Ippazio Stefano e il presidente della provincia Gianni Florido - parla di ''certezza degli obiettivi e dei tempi di approvazione e realizzazione''.
Il protocollo d'intesa 'per interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di
Taranto' prevede risorse per ''interventi di riqualificazione ambientale'' pari a ''un importo complessivo di 336 milioni di euro'': 329 pubblici e 7,2 privati. Di questi, 119 milioni vanno alle bonifiche, 187 milioni per interventi portuali, e 30 milioni per il rilancio industriale per investimenti produttivi caratterizzati da un elevato livello tecnologico.
Il documento, composto da otto articoli, contempla successivi accordi di programma attuativi, da stipularsi entro 30 giorni dall'effettiva formalizzazione delle risorse. E' prevista la ''cabina di regia'' presieduta dal presidente della regione Puglia ed il ''Comitato'' per assicurare la realizzazione degli interventi e coinvolgere forze sociali ed economiche, proponendo al governo soluzioni operative, che si sono gia' insediati questa settimana.
Inoltre - si legge all'articolo 7 dedicato all'accelerazione delle procedure - da parte sua il ministero dell'Ambiente si impegna ''a garantire ogni utile accelerazione per la definizione del procedimento di riesame dell'Aia (Autorizzazione integrata ambientale) dello stabilimento'', allo stesso modo il governo, per favorire gli interventi, si impegna ad ''accelerare le attivita' autorizzative'' per la realizzazione delle ''opere, la gestione e l'erogazione di servizi di prevenzione''.
Tra gli obiettivi del Piano, che ha una durata di cinque anni e che e' stato gia' approvato dal Cipe, lo sviluppo di interventi infrastrutturali complementari alla bonifica, misure per il mantenimento e il potenziamento dei livelli occupazionali, incentivi per le imprese gia' insediate che puntano su eco-tecnologie e per attirare nuovi investimenti e realizzazione di studi su impatti ambientali e salute. (ANSA).

mercoledì 17 novembre 2010

I re magi portano il benzo(a)pirene a Roma!

PeaceLink esprime una valutazione e dell’audizione a Montecitorio sull’inquinamento da benzo(a)pirene

Nasce il fronte benzo(a)pirene: cittadini, esperti e parlamentari si alleano per cambiare una norma assurda che consente di inquinare impunemente fino al 2013. Ci riferiamo ad una norma indifendibile contenuta nel decreto legislativo 155/2010, rispetto alla quale sta crescendo l’indignazione e la mobilitazione dei cittadini.

Alle ore 9.30 si è tenuta l’audizione di PeaceLink presso la Commissione Ambiente della Camera dei Deputati. Hanno relazionato Alessandro Marescotti (presidente PeaceLink), Lidia Giannotti (curatrice del dossier di PeaceLink sul benzo(a)pirene) e Annamaria Moschetti (pediatra).
All’audizione hanno partecipato tredici deputati: Angelo Alessandri, Chiara Braga, Alessandro Bratti, Guido Dussin, Raffaella Mariani, Carmen Motta, Sergio Michele Piffari, Ermete Realacci, Renato Walter Togni, Roberto Tortoli, Sandra Zampa, Elisabetta Zamparutti, Fierfelice Zazzera.
Ai deputati è stato distribuito e illustrato il “Dossier benzo(a)pirene” di PeaceLink (vedi sotto).
Alessandro Marescotti ha proiettato alcune slides che sintetizzano le ragioni della campagna benzo(a)pirene. Ha sottolineato i rischi sanitari di questa sostanza cancerogena che in alcune città è attribuibile prevalentemente al traffico e in altre alle emissioni di alcune industrie inquinanti.
Lidia Giannotti ha evidenziato i passi indietro compiuti a causa di una norma inserita nel decreto legislativo 155/2010 che è passata inosservata, con la quale è stato rimosso il “tetto massimo” di 1 nanogrammo di benzo(a)pirene per metro cubo di aria. In caso di superamento, la disciplina precedente prevedeva piani e interventi immediati da parte delle Regioni. Tutto questo in Italia era già stabilito fin dal 1999.
Annamaria Moschetti ha esposto le ragioni per cui i pediatri, attraverso le loro associazioni nazionali, hanno chiesto ai parlamentari il ripristino del “tetto” per il benzo(a)pirene. Si è soffermata sul rischio di trasmissione transplacentare di questo cancerogeno, dalla madre al feto.
L’audizione di PeaceLink è stata un’occasione per suscitare delle prese di posizione significative. Nei giorni scorsi infatti contro il decreto 155/2010 - che ha dato “licenza di inquinare” fino al 2013 per il benzo(a)pirene – hanno preso posizione:
- la Società Chimica Italiana
- la IAS (la Società Italiana Aerosol) che raggruppa scienziati ed esperti degli inquinanti aereodispersi
- l’Associazione Culturale Pediatri
- Federazione italiana Medici Pediatri
- la Società Italiana di Pediatria
- i Medici per l’Ambiente (ISDE)
Anche Legambiente e CGIL avevano già espresso un giudizio negativo sul decreto legislativo 155/2010.
Alle ore 16 si è tenuta una conferenza stampa nella Sala Stampa di Montecitorio in cui sono state esposte le valutazioni sull’audizione e sulle strategie da portare avanti per ottenere una modifica al decreto legislativo 155/2010. Vi ha partecipato, con una specifica relazione, anche il dott. Gianluigi De Gennaro, in rappresentanza della Società Chimica Italiana e della IAS che studia gli inquinanti dispersi nell’aria. De Gennaro ha parlato di “passo indietro” della normativa italiana con il decreto legislativo 155/2010. Nella conferenza stampa sono intervenuti l’on. Maurizio Turco e Angelo Bonelli, Presidente della Federazione Nazionale dei Verdi. Erano presenti anche gli on. Zamparutti e Zazzera. Abbiamo sottolineato il ruolo indispensabile di Altamarea, il coordinamento tarantino contro l’inquinamento, nel lanciare immediatamente l’allarme benzo(a)pirene e la “manomissione” delle norme nazionali.
Valutiamo positivamente questo movimento che congiunge cittadini, esperti e i parlamentari più sensibili. Fra questi va annoverato l’impegno dell’on. Zamparutti e dell’on. Bratti che hanno presentato delle risoluzioni, nonché dell’on. Zampa - che porterà il problema nella Commissione Infanzia – e dell’on. Zazzera che ha sostenuto fin dall’inizio la campagna benzo(a)pirene di PeaceLink.
I parlamentari, nonostante le incombenze legate all’esame della Legge Finanziaria, sono intervenuti esprimendo apprezzamento per i contributi forniti da PeaceLink.
E’ importante battersi per il ripristino di norme più severe per combattere l’inquinamento cancerogeno da benzo(a)pirene. Con l’audizione si è creato finalmente un canale di comunicazione stabile fra mobilitazione dei cittadini e parlamentari. Adesso occorrerà far votare una risoluzione che impegni il governo a cambiare il decreto legislativo 155/2010 rendendo operativo da subito il divieto di superamento del valore di 1 nanogrammo di benzo(a)pirene a metro cubo.
Inoltre la Commissione Ambiente verrà sollecitata a fare una mappa di tutte le città in cui si rischia lo “sforamento” per il benzo(a)pirene.
Non tutti i cittadini di altre regioni sono informati su questo rischio sanitario. Solo una campagna nazionale, estesa e ramificata, potrà darci la forza e l’autorevolezza per cambiare questa legge scandalosa che permette agli inquinatori di violare i diritti fondamentali dei cittadini alla vita e alla salute.
ASSOCIAZIONE PEACELINK
Dossier Benzoapirene

mercoledì 10 novembre 2010

La petizione sul benzo(a)pirene alla Camera

Inquinamento atmosferico: Legambiente domani alla Camera dei Deputati presenta la petizione sul benzo(a)pirene
Tra i primi firmatari Cogliati Dezza, Realacci, Vendola, Poli Bortone, Schittulli, Stefàno, Camusso e Landini


Nomi illustri della politica di tutti gli schieramenti, del sindacato e del mondo scientifico hanno firmato la petizione sul benzo(a)pirene lanciata un mese fa da Legambiente per chiedere al Governo di rivedere con urgenza il decreto legislativo 155/2010, meglio noto come “legge salva Ilva”, che ha peggiorato la normativa sulla presenza di questo inquinante killer nell’aria delle grandi città italiane.
Domani nel corso di un’audizione in Commissione Ambiente alla Camera dei Deputati sulla vicenda benzo(a)pirene Legambiente illustrerà in Parlamento i dettagli della petizione che è stata già firmata dal suo presidente Vittorio Cogliati Dezza, da Ermete Realacci, deputato e responsabile Green Economy del PD, Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, Adriana Poli Bortone, senatrice del movimento IO SUD, Susanna Camusso, segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, segretario generale della FIOM CGIL, Francesco Schittulli, presidente PDL della Provincia di Bari e della Lega Italiana Lotta ai Tumori, e Ippazio Stefàno, sindaco di Taranto.
Le firme illustri raccolte finora da Legambiente non si fermano qui. Tra i firmatari figurano tra gli altri Roberto Della Seta, capogruppo del PD in Commissione ambiente del Senato, Francesco Ferrante, senatore e responsabile delle politiche relative ai cambiamenti climatici del PD, Alessandro Bratti, capogruppo del PD in Commissione ambiente della Camera, Lorenzo Nicastro, assessore alla qualità dell’ambiente della Regione Puglia, Angela Barbanente, assessore alla qualità del territorio della Regione Puglia, Carmelinda Lombardi, assessore alle Politiche Sociali della Provincia di Barletta, Andria e Trani, Paolo Crosignani, direttore Registro tumori ed Epidemiologia ambientale dell’Istituto tumori di Milano, Fabrizio Bianchi, epidemiologo ambientale del CNR di Pisa, Mariangela Vigotti, ricercatore dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr di Pisa, Roberto Romizi, presidente nazionale dei Medici per l’ambiente.

Tra i firmatari pugliesi e tarantini compaiono:
Michele Pelillo, Assessore al bilancio e programmazione della Regione Puglia, Michele Losappio, capogruppo SEL nel Consiglio regionale della Puglia,
Antonio Decaro, capogruppo PD nel Consiglio regionale della Puglia, Donato Pentassuglia, consigliere regionale PD della Puglia,
Alfredo Cervellera, Consigliere regionale SEL della Puglia, Francesco Laddomada, Consigliere regionale della Lista “La Puglia per Vendola”,
Dante Capriulo, Assessore al Bilancio e Tributi del Comune di Taranto, e Valentina D’Amico, regista del film “La svolta - Donne contro l’Ilva”.

Tra i sindacalisti hanno firmato:
Claudio Falasca, Coordinatore Dipartimento Ambiente e territorio della CGIL Nazionale, Vittorio Bardi, Fiom CGIL,
Gianni Forte, Segretario Generale della CGIL Puglia, Luigi D’Isabella, Segretario Generale della CGIL Taranto,
Rosario Rappa, segretario Fiom CGIL Taranto, Emilio Viafora, Segretario Generale della CGIL Veneto,
e Michele Gravano, Segretario Generale della CGIL Campania.

“Nonostante il benzo(a)pirene sia un potente cancerogeno - ricorda Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente - il Governo con un decreto approvato in piena estate ha prorogato al 31 dicembre 2012 la scadenza per ridurre la sua concentrazione nell’aria sotto la soglia di 1 nanogrammo per metro cubo. È una proroga imperdonabile che prolunga l’esposizione di milioni di cittadini ad un inquinante killer in città come Taranto, Trieste, Venezia o Padova o aree metropolitane come quelle di Milano e Torino. Per questo chiederemo alla Commissione ambiente della Camera dei deputati di attivarsi per convincere il governo a fare marcia indietro”.
Con la petizione Legambiente chiede di ripristinare il termine temporale del 1999 per il raggiungimento dell’obiettivo di 1 nanogrammo per metro cubo nelle città con oltre 150mila abitanti, oltre ad un maggior controllo sulla qualità dell’aria che respiriamo nelle nostre città. “Occorre ristabilire il potere d’intervento delle Regioni sull’inquinamento da benzo(a)pirene - concludono Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia, e Lunetta Franco, presidente di Legambiente Taranto - per attuare misure efficaci per il raggiungimento dell’obiettivo che, vale la pena ricordarlo, è stato raggiunto da tempo in diverse città italiane. La riduzione delle emissioni di benzo(a)pirene deve essere ottenuta con interventi sugli impianti industriali e sulle altre fonti con costi anche rilevanti, perché il diritto alla salute dei cittadini e dei lavoratori va garantito in ogni caso. Solo con un’industria innovativa e davvero sostenibile infatti il nostro Paese sarà in grado di affrontare in modo efficace la crisi economica e occupazionale, esorcizzando disastrose ipotesi di delocalizzazione degli impianti”.