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martedì 30 settembre 2014

Segreti di Stato

Mar Piccolo, la bonifica non può attendere! Legambiente: pubblicizzare subito lo studio dell’ARPA

"Siamo fortemente preoccupati per lo stallo in cui sembrano versare le attività di bonifica previste per Taranto" dichiara Lunetta Franco, presidente di Legambiente Taranto, "Non si sa nulla dei lavori nelle scuole del quartiere Tamburi che avrebbero dovuto svolgersi entro l'estate appena trascorsa. Non si sa nulla dello studio sul mar Piccolo realizzato da ARPA Puglia."
Eppure proprio la bonifica dell'area del mar Piccolo a Taranto, gravata dai veleni dell'Arsenale Militare, degli ex Cantieri Navali di Fincantieri e dal siderurgico, può rappresentare un momento di ripresa per una città in ginocchio. Ben 119 milioni di euro sono stati destinati alle bonifiche di una delle aree inserita già dal 1990 fra quelle ad elevato rischio ambientale e dal 1998 fra i Siti di interesse nazionale.
Dello studio realizzato da ARPA Puglia, relativo alle condizione in cui versa il bacino del primo seno del Mar Piccolo, presentato alla riunione del 15 aprile scorso della Cabina di Regia (istituita per realizzare gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto) non si hanno altre notizie se non che è diviso in due parti: la prima riguardante la "Predisposizione del modello di circolazione e risospensione dei sedimenti", la seconda concernente "l'individuazione delle fonti ancora attive e le dimensioni del loro inquinamento".
Da quanto ci risulta ARPA Puglia non è stata autorizzata finora dalla Cabina di Regia a rendere pubblico lo studio.
Legambiente aveva espressamente richiesto al precedente Commissario alle bonifiche, Alfio Pini, che il direttore scientifico di ARPA Puglia, dott. M. Blonda, e il dott. Ungaro fossero autorizzati a presentare una loro comunicazione al Convegno "TARANTO, ITALIA: LE BONIFICHE, TRA CHIMERA E REALTA' "organizzato dall'associazione lo scorso 11 aprile presso la Biblioteca Acclavio . Ma tale autorizzazione non fu data con la motivazione che si era in attesa di conoscere i risultati dello Studio e che gli stessi sarebbero stati valutati dalla Cabina di Regia prima di essere resi pubblici.
Dal 15 aprile sono trascorsi oltre cinque mesi, ma lo studio dell'ARPA continua a non essere reso pubblico e la bonifica del mar Piccolo sembra....tornata in alto mare.
Abbiamo appreso dagli Organi di Informazione che mercoledì 1 ottobre tornerà finalmente a riunirsi la Cabina di Regia per l'attuazione del "Protocollo di Intesa per interventi urgenti di bonifica ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto", e che a presiederla sarà il nuovo Commissario, la dottoressa Vera Corbelli, nominata del ministro dell'Ambiente nello scorso luglio in sostituzione di Alfio Pini dimessosi dopo essere andato in pensione da comandante nazionale del Corpo dei vigili del fuoco.
Alla dottoressa Corbelli abbiamo chiesto un incontro per fare il punto e per sollecitare la divulgazione dei risultati dello Studio propedeutico alla bonifica del primo seno del mar Piccolo.
"Riteniamo indispensabile che si proceda con la massima urgenza alla bonifica del mar Piccolo ed agli interventi che lo studio di ARPA Puglia indicasse come necessari – afferma Lunetta Franco – " Per questo chiediamo al nuovo Commissario che autorizzi con urgenza ARPA Puglia a rendere pubblico il suo studio e che le attività relative alla bonifica di Taranto riprendano con vigore recuperando i ritardi accumulati" (Legambiente)

lunedì 25 marzo 2013

Impianti al minimo e niente traffici di minerali = Ilva pulita: ma va!?

Dodici punti in meno nel giro di sei mesi. E i dati che magicamente diventano nella norma. A Taranto è in corso un piccolo grande miracolo: non si tratta del film di Edoardo Winspeare ("Il miracolo", appunto) ma dell'aria attorno alla città che sembra stia cambiando, stia smettendo di diventare cattiva e si avvii verso una quasi normalità. A testimoniarlo non sono le manifestazioni di piazza. La voglia della gente di non stare più soltanto a guardare. Ma ci sono i dati che l'Arpa ha reso noto ieri con una relazione inviata, tra gli altri alla Procura. I numeri lasciano pochi spazi ai dubbi: la centralina del quartiere Tamburi, che registra il Pm10 (uno degli inquinanti più cancerogeni) nel periodo da settembre a dicembre è di 25,5 contro i 37,5 dei sei mesi precedenti. Nel 2011 i numeri erano sempre molto alti: 38,1 nei primi sei mesi, 34,1 negli altri sei. Un calo del 30 per cento circa. Una riduzione drastica e non casuale, visto che arriva in perfetta contemporanea con il sequestro dell'impianto e con l'arrivo in fabbrica dei custodi. Di fatto la produzione è stata ridotta, è vero, ma non si è mai bloccata.Calando i valori medi, crollano anche i picchi: la centralina di via Archimede ha avuto 29 superamenti nel periodo settembre-dicembre del 2011 e 13 invece in quelli del 2012. Stesso discorso vale per il benzoapirene, l'altro inquinante: 2,76 a gennaio, 0,25 a ottobre e novembre. "Le elaborazioni effettuate - scrivono nel report i chimici Micaela Menegotta e Roberto Giua oltre al direttore scientifico Massimo Blonda mostrano un decremento nell'aria della concentrazione di una serie di inquinanti a partire dal terzo quadrimestre del 2012, con una tendenza che sembra confermarsi anche nel primo mese del 2013. Tale decremento non può non mettersi in connessione con le significative variazioni nelle modalità di esercizio degli impianti, ovvero quelli ascrivibili all'area a caldo dello stabilimento siderurgico Ilva. Si può desumere quindi che le variazioni di gestione, introdotte in seguito all'attività della Magistratura, hanno diminuito in modo sostanziale le emissioni degli inquinanti dello stabilimento siderurgico, conducendo a un diminuito impatto sull'ambiente delle aree immediatamente limitrofe". (Giuliano Foschini - Rep)

giovedì 14 marzo 2013

Pronto, casa Esposito?


Abbiamo provato ad immaginare la faccia del garante, quando questa lettera gli giungerà in ufficio sarà sicuramente intento a profondere  impegno e fatica disumani nelle sue attività a garanzia della salute dei tarantini...





Comunicato di Legambiente

Arpa Puglia: prescrizioni AIA ILVA disattese. Legambiente scrive al Garante: intollerabile ogni ritardo

In risposta ad una nostra specifica richiesta il Garante per l'AIA Ilva ci aveva comunicato che "effettivamente nel corso della scorsa settimana sono stati effettuati accertamenti da parte dei tecnici dell'ISPRA, in ordine allo stato di attuazione delle prescrizioni previste dall'AIA. Le risultanze di tali accertamenti saranno riportati sul sito "Garante dell' A.I.A. per l' ILVA", non appena disponibili".
In seguito alla notizia riportata dagli organi di informazione, della comunicazione inviata alla Procura della Repubblica di Taranto  da ARPA PUGLIA a firma del direttore generale Giorgio Assennato, del direttore scientifico Massimo Blonda e di una funzionaria, Simona Sasso, e ritenendo che ogni ritardo nell'adempimento alle prescrizioni previste dall'AIA per lo stabilimento ILVA di Taranto sia intollerabile, siamo tornati a chiedere al Garante di rendere noto con la massima urgenza lo stato di attuazione delle prescrizioni.

Questa la lettera che abbiamo inviato:

Gentile dr. Esposito,
proprio oggi gli organi di informazione hanno dato notizia di una comunicazione inviata lo scorso 13 febbraio da ARPA Puglia alla Procura di Taranto nel quale, secondo quanto riportato, si leggerebbe che:
"risultano non ancora ottemperate dall'Ilva diverse prescrizioni. A titolo esemplificativo, si citano quelle relative a nastri e cadute il cui completamento è stato posticipato al 27 ottobre 2015, ovvero si è passati dai tre mesi prescritti ai 3 anni comunicati dall'azienda, alla chiusura completa degli edifici con captazione e convogliamento dell'aria degli ambienti confinati il cui completamento è stato posticipato dal 27 aprile 2013 al 30 giugno 2014"
"i differimenti temporali non fanno altro che incrementare il fenomeno di danno ambientale già in atto. Durante, infatti , le attività di carico-scarico delle materie prime dai parchi minerari agli impianti produttivi vengono disperese in atmosfera ingenti quantità di materiale polverulento. Un fenomeno inquinante non meno invasivo degli sversamenti accidentali a mare registratisi nell'ultimo periodo durante le operazioni di scarico agli sporgenti dell'area portuale in uso ad Ilva"
"non si comprendono i tempi di realizzazione prospettati dall'Ilva in quanto non ascrivibili ad una difficoltà tecnica"
Immaginiamo che ARPA Puglia abbia fatto anche a Lei la stessa comunicazione e siamo pertanto di nuovo a richiederLe di conoscere ufficialmente, con la massima urgenza, lo stato di attuazione delle prescrizioni AIA per l'ILVA di Taranto, con particolare riferimento a quanto osservato da Arpa Puglia.
Riteniamo che ogni ritardo sui tempi previsti dall'AIA sia assolutamente intollerabile in ragione dei danni apportati alla salute dei cittadini di Taranto.
Distinti saluti.
Lunetta Franco, Presidente Legambiente Circolo di Taranto

mercoledì 13 marzo 2013

Rendetelo pubblico!!

Bufera a Taranto «Bonifica, ma l’Ilva non rispetta i patti»  

L’Ilva non sta rispettando le prescrizioni previste dalla nuova Autorizzazione integrata ambientale firmata dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini lo scorso 26 ottobre e dunque sta continuando ad inquinare, aumentando il danno ambientale già in atto.
A sostenerlo, con una vera e proprio comunicazione di reato inviata alla Procura lo scorso 13 febbraio sono il direttore generale di Arpa Puglia Giorgio Assennato, il direttore scientifico Massimo Blonda e il funzionario Simona Sasso.
Il documento, sia pure largamente omissato, è stato depositato ieri mattina dai sostituti procuratori Giovanna Cannarile e Remo Epifani dinanzi al tribunale dell’appello, chiamato a valutare i ricorsi presentati dai legali dell’Ilva per ottenere la revoca degli arresti domiciliari a cui è sottoposto dal 26 luglio scorso l’ex presidente Nicola Riva e l’annullamento del provvedimento con il quale il gip Patrizia Todisco ha disposto la vendita dell’acciaio sequestrato lo scorso 26 novembre in quanto ritenuto frutto del reato.
I pubblici ministeri hanno depositato solo un piccolo stralcio dell’informativa dell’Arpa per sottolineare il rischio di reiterazione del reato in caso di ritorno in libertà di Nicola Riva, un rischio che toccherà al tribunale apprezzare (i legali dell’Ilva hanno ovviamente sottolineato che certo la situazione non può cambiare in caso di revoca della custodia cautelare, avendo Nicola Riva lasciato tutte le cariche societarie) ma nel frattempo il documento dell’Arpa apre scenari tutti da valutare.
Proprio mentre gli ispettori dell’Ispra tornano a Roma, concludendo la visita all’Ilva per verificare il rispetto dell’Aia con un bilancio che in alcuni casi (o come ai bei tempi andati?) assume addirittura toni trionfalistici, piomba la censura, pregna di aspetti penalmente rilevanti, dell’Aspra.(GdM)