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venerdì 15 novembre 2013

"I vostri alleati pià importanti sono quelli della Fiom"


“Complimenti, io e il mio capo di gabinetto siamo stati a ridere per un quarto d’ora”. E’ una “scena fantastica”, secondo Nichi Vendola, il filmato dello “scatto felino”, con cui Girolamo Archinà ruba il microfono a un giornalista che chiedeva conto a Emilio Riva dei morti di tumore causati dalle emissioni dell’Ilva. Il video è dell’autunno 2009, ma torna d’attualità l’estate dopo, quando a Taranto scoppia l’emergenza benzo(a)pirene. Il governatore della Puglia, dopo le risate, fa sapere ad Archinà, dominus indiscusso di tutti gli affari illeciti dell’azienda, che è a disposizione: “Dica a Riva che il presidente non si è defilato”. Tant’è che finirà indagato per le pressioni esercitate su un dirigente dell’Arpa, Giorgio Assennato, l’uomo che ha osato mettersi contro il siderurgico con la sua relazione sulla qualità dell’aria in città.
Di Francesco Casula e Lorenzo Galeazzi. Montaggio di Samuele Orini (FQ)

15 novembre 2013

venerdì 30 novembre 2012

C'erano dubbi... soprattutto su Tarantosera?

La macchina del fango made in Ilva. Gli articoli? "Scritti direttamente dall'azienda"
I fili dell’Ilva partivano dal siderurgico per infilarsi nelle redazioni dela stampa locale. Una rete di carta (e antenne) che aveva lo scopo di condizionare l’opinione pubblica. E’ lo scenario che emerge dall’ordinanza del gip di Taranto. Che scrive: “Per raggiungere i suoi obiettivi, l'addetto alle relazioni esterne del gruppo Girolamo Archinà veniva supportato da Pietrangelo Putzolu, direttore della sede tarantina del Nuovo Quotidiano di Puglia e Michele Mascellaro, direttore di Taranto Sera. Putzolu è arrivato a ospitare una rubrica firmata da tale Angelo Battista, fantomatico "esperto ambientale". Dietro quella firma si nascondeva lo stesso Archinà. Con la benedizione della famiglia Riva 


I fili dell’Ilva partivano dal siderurgico per infilarsi nelle redazioni dei giornali locali. Una rete di carta (e antenne) che aveva lo scopo di condizionare l’opinione pubblica. E’ lo scenario che emerge dall’ordinanza del gip di Taranto. Che scrive: “Per raggiungere i suoi obiettivi, l'addetto alle relazioni esterne del gruppo Girolamo Archinà veniva supportato da due direttori di quotidiani locali, Pietrangelo Putzolu, direttore della sede tarantina del Nuovo Quotidiano di Puglia e Michele Mascellaro, direttore di Taranto Sera.
Putzolu (poi rimosso dal suo incarico) è arrivato a ospitare una rubrica firmata da tale Angelo Battista, fantomatico “esperto ambientale”, inventato di sana pianta da Archinà, che in realtà scriveva gli articoli di proprio pugno.
Nel luglio 2010, un’analisi dell’Arpa certifica la presenza di berillio sui terreni del rione Tamburi. Il sindaco di Taranto, Ippazio Stèfano emana un’ordinanza che vieta ai bambini del quartiere di frequentare le aree contaminate. Ma il direttore dell’Agenzia, Giorgio Assennato,  descrive il provvedimento eccessivo perché non ci sono studi che accertano una relazione tra danni alla salute e presenza di berillio. Per l’Ilva è un occasione imperdibile per screditare Stefàno e Assennato, principali ostacoli all’ingranaggio del siderurgico.
Archinà, scrive il gip, “appresa la notizia” di una contraddizione tra l’Arpa e il suo direttore generale  “s’ingegna per sfruttarla al meglio e insinuare dubbi sulle precedenti analisi ambientali”. Allo stesso tempo è un’occasione per “attaccare il sindaco di Taranto”. L’arma per colpire quei bersagli è la stampa.

CONTINUA...