Visualizzazione post con etichetta sciopero. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sciopero. Mostra tutti i post

martedì 1 dicembre 2015

Diritto di sciopero

Ilva, rinviato il processo 'Ambiente svenduto'. Ma la Corte accelera sui tempi in aula

'Ambiente svenduto', il processo sul disastro ambientale di Taranto, sarà rapido. Il presidente della Corte d'assise, Michele Petrangelo, dovrebbe andare in pensione a luglio 2017 e preme sull'acceleratore per concludere le udienze in tempi rapidi. La prima udienza nella struttura che ospiterà il processo, la Scuola volontari dell'Aeronautica militare, è saltata per lo sciopero dei penalisti, ma la Corte ha già fissato tre udienze prima delle vacanze natalizie: il 9, 15 e 22 dicembre. E a gennaio si lavorerà in aula a tamburo battente, tutti i martedì e se necessario anche i mercoledì, per chiudere l'istruttoria in un anno e mezzo.
Fabio Riva rimane l'unico detenuto del processo: è accusato di associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, all'avvelenamento delle sostanze alimentari e all'omissione dolosa di cautele nei luoghi di lavoro. A giugno scorso, dopo due anni e mezzo trascorsi a Londra per sfuggire alla cattura, si è consegnato alle autorità italiane. I giudici inglesi si erano peraltro pronunciati a favore della sua estradizione. Riva ha acconsentito al suo avvocato di aderire allo sciopero. 'Ambiente svenduto' è considerato il più importante processo per reati ambientali in Italia dopo quello sull'eternit a Torino. (Rep)

venerdì 12 giugno 2015

A volte ritorna

Ilva, «Lavorare qui è insicuro». La protesta degli addetti Afo 2

All'Ilva l’altra notte i due altiforni in marcia, il 2 e il 4, hanno rischiato di essere fermati dall'azienda a causa dell'astensione dal lavoro degli addetti all'altoforno 2, l'impianto dove lunedì sera si è verificato un grave incidente con un operaio ustionatosi e tutt'ora in pericolo di vita nella rianimazione del Policlinico di Bari. In nottata è poi intervenuto un chiarimento tra i delegati sindacali e il personale dell'altoforno 2 e quindi, intorno alle 2, il lavoro è ripreso. Fonti sindacali segnalano che in seguito non ci sono stati problemi e che ieri mattina si è svolto un nuovo incontro per fare il punto della situazione.
Sessanta giorni di tempo all'Ilva per attuare le prescrizioni di sicurezza sul piano di colata dell'altoforno 2 dopo il grave incidente di lunedì nel quale è rimasto coinvolto il 35enne Alessandro Morricella, dipendente Ilva di Martina Franca, che, investito da una fiammata mista a ghisa ad elevata temperatura, ha riportato ustioni di terzo grado sul 90 per cento del corpo. Le prescrizioni sono state fissate dai tecnici dello Spesal, il servizio dell'Asl che si occupa di sicurezza e prevenzione sui luoghi di lavoro. Le misure imposte prevedono lo spostamento della postazione, da frontale a laterale, per il prelievo della ghisa al fine di controllarne la temperatura e la predisposizione di un'ampia copertura di protezione per evitare che il lavoratore addetto al prelievo - la funzione che lunedì stava esercitando Morricella quando è stato colpito - possa esser investito dal getto pericoloso di materiale incandescente. Nel fissare questi adempimenti e nel dare all'Ilva due mesi di tempo per attuarli, lo Spesal, rilevano fonti sindacali, ha detto che l'altoforno 2, nel frattempo, può stare in marcia. L'impianto era stato fermato subito dopo l'incidente. Ma mercoledì sera, apprese le prescrizioni dello Spesal, il personale addetto all'altoforno 2 si è rifiutato di lavorare restando in sala mensa. Troppo elevato il rischio, secondo loro, ma soprattutto tanta la tensione accumulata, anche sul piano emotivo, dopo l'incidente occorso al loro compagno di lavoro. In pratica, si sarebbe ripetuto quanto verificatosi a fine novembre 2012 quando un tornado provocò la morte di un gruista dell'Ilva, Francesco Zaccaria, e per alcuni giorni i compagni di lavoro si rifiutarono di salire sulle gru degli sporgenti portuali dello stabilimento.
È quindi partito prima un confronto tra Ilva e sindacati, poi tra i sindacati e i lavoratori dell'altoforno 2, al fine di chiarire la situazione. Secondo fonti sindacali, l'Ilva avrebbe paventato la possibilità di fermare non solo l'altoforno 2 ma anche il 4 se l'attività sull'impianto non fosse ripresa regolarmente. L'Ilva si è appellata al fatto che lo Spesal non ha bloccato l'impianto ma ha ordinato degli interventi fissando un arco temporale entro i quali eseguirli. Stesso concetto i delegati sindacali hanno poi riportato ai lavoratori dell'altoforno 2 incontrati subito dopo l'azienda. «Sul piano di colata di solito ci sono quattro addetti, ma l’altra notte - dicono i sindacalisti - se ne sono presentati in sei. Abbiamo parlato, chiarito, e alla fine, verso le 2, in quattro hanno deciso di tornare al lavoro».
L'Ilva, dicono i sindacati, pur comprendendo lo stato d'animo del personale dell'altoforno 2 per quello che era successo, è stata altrettanto ferma nel dire che avrebbe fermato i due altiforni rimasti in marcia se la situazione non si fosse sbloccata. E questo, aggiungono i sindacati, avrebbe causato ripercussioni in tutto il siderurgico. L'Ilva, inoltre, ha comunicato ai sindacati che le prescrizioni di sicurezza imposte dallo Spesal per l'altoforno 2, adesso verranno estese anche agli altiforni 1 e 4 (l'1 è attualmente fermo per i lavori di risanamento ambientale dell'Aia). All'altoforno 5, invece, anch'esso fermo per i lavori di adeguamento, alcuni dei dispositivi prescritti dallo Spesal dell'Asl ci sarebbero già. Oggi infine è previsto l’arrivo nel siderurgico di un tecnico tedesco incaricato sia di esaminare l’altoforno 2 per chiarire i motivi dell’incidente, sia di assistere l’azienda nell’attuazione delle prescrizioni dello Spesal. (GdM)

martedì 9 giugno 2015

Ghisà perché?


Ilva, ghisa fusa su un operaio. Ustioni su 90 per cento del corpo. Lavoratori in sciopero: "L'incidente non è fatalità"

Le Rappresentanze sindacali unitarie (Rsu) dell'Ilva di Taranto hanno proclamato lo sciopero di stabilimento a partire dalle 11 odierne per il primo turno e di 8 ore per il secondo turno e quello di notte in seguito all'incidente avvenuto ieri sera in cui è rimasto gravemente ustionato un operaio, Alessandro Morricella, 35enne di Martina Franca.
Nel documento con cui è stato annunciato lo sciopero di stabilimento per la giornata di oggi, le Rappresentanze sindacali unitarie sottolineano che ''quel che è accaduto, per la sua portata, non ha precedenti e questo richiede tutti gli approfondimenti del caso per individuare le cause e valutarne i rischi. Certamente non è attribuibile alla fatalità e, senza voler cercare il capro espiatorio, è evidente che l'accaduto non potrà rimanere senza risposte''. Il nuovo ''corso dell'Ilva - aggiungono le Rsu - non può iniziare con un gravissimo incidente. Per questo occorre accelerare tutta la fase di risanamento e di messa in sicurezza degli impianti a tutela della salute e della vita dei lavoratori''.
 Un getto di ghisa incandescente, fuoriuscito durante la lavorazione da uno dei giganti dell’acciaio Ilva, l’altoforno numero 2. Come una lingua di fuoco. Una fiammata che ha avvolto il volto e il corpo di un operaio che era lì, vicino a quell’impianto per svolgere un compito di routine: il controllo della temperatura, prima della colata dell’acciaio. Un infortunio inspiegabile e inaccettabile quello avvenuto ieri sera all’Ilva di Taranto. Intorno alle 19, un operaio è rimasto gravemente ferito. Le ustioni, di terzo grado, sono state estese.
Pare che la ghisa abbia bruciato il 90% del corpo del giovane lavoratore. Trent’anni, di Martina Franca, è in condizioni critiche. Nella tarda serata di ieri è stato disposto l’immediato trasferimento alla Rianimazione del Policlinico di Bari. I colleghi e i sindacalisti Ilva hanno infatti raccontato che il quadro clinico appariva così compromesso da indurre i medici a non disporre il ricovero al centro Grandi Ustioni del “Perrino” di Brindisi ma direttamente nel reparto dell’ospedale barese. Quello che preoccupa maggiormente è l’estensione delle bruciature. Il getto di ghisa anomalo infatti lo avrebbe investito quasi completamente.
Alessandro Morricella, questo il nome della vittima dell’incidente, stava svolgendo l’abituale controllo della temperatura dal foro di colata. Un’attività che conosceva perfettamente, raccontano i rappresentanti per la sicurezza che hanno parlato con gli operai accorsi all’altoforno 2 per soccorrere il ferito. Un controllo che non dovrebbe comportare, dunque, alcun rischio per chi lo effettua. Sebbene di rischi ce ne siano sempre quando si ha a che fare con l’area a caldo di un’industria siderurgica. Il lavoratore indossava il casco e la tuta ignifuga. La quantità di materiale, tuttavia, sarebbe stata così elevata, hanno riferito sempre alcuni testimoni dell’accaduto, da rendere inefficaci gli strumenti protettivi in dotazione.
Sembra anche che il giovane abbia provato a scappare, a mettersi al riparo, ma quando la ghisa incandescente fuoriuscita in modo incontrollato, purtroppo, lo aveva già avvolto. L’operaio è stato soccorso dai colleghi del reparto e in Ilva è arrivata immediatamente l’ambulanza del servizio d’emergenza “118”. Con un codice rosso, massima urgenza perché già in pericolo di vita, l’operaio trentenne è stato portato via dallo stabilimento e trasferito all’ospedale del capoluogo regionale. La prognosi è riservata. Completati i soccorsi, all’altoforno 2, sono scattate le indagini. La produzione di ghisa avviene secondo precisi protocolli operativi. E il controllo tecnico della temperatura va realizzato con piccole quantità di campioni.
Non si riesce a comprendere quindi come sia possibile che il flusso della ghisa sia fuoriuscito in modo così imprevisto ustionando gravemente il lavoratore. Le prime ipotesi farebbero pensare ad un guasto tecnico, forse impiantistico, ma è ancora troppo presto per fare conclusioni sulla dinamica. Al lavoro, per accertare i fatti, da ieri sera ci sono i tecnici dello Spesal e i carabinieri tarantini. Sono scattate le verifiche sul grave infortunio di ieri sera, a partire proprio dalla fase di colata.(Quotidiano)

lunedì 20 aprile 2015

Quale solidarietà?

«Protesta all'Ilva» Operai contro contratti di solidarietà

Diversi lavoratori dell’Acciaieria 1 e 2 dell’Ilva di Taranto si sono radunati davanti ai cancelli della direzione dello stabilimento per protestare contro l'applicazione dei contratti di solidarietà. Lo rende noto l’Usb (Unione sindacale di base), che ha chiesto un incontro all’azienda per “discutere di una serie di gravi anomalie” nell’applicazione dell’ammortizzatore sociale nei reparti Acciaieria 1-Colata continua 1 e 5 e Gestione rottami ferrosi (Grf) esercizi e manutenzione “che vanno in spregio – si sostiene – alle normative vigenti agli accordi in essere”.
Il sindacato di base segnala “decine di casi in cui i lavoratori posti in contratto di solidarietà (Cds) vengono sostituiti dai capi, come nel caso delle manutenzioni CCo-Co8 o dei gruisti, locomotoristi e preparatori siviere di Acciaieria 1” e altre anomalie sono relative a “sostituzioni di lavoratori in contratto di solidarietà con responsabili, turnistiche modificate di giorno in giorno, lavoratori con periodi lunghi di contratto di solidarietà e altri che non sono interessati pur lavorando nello stesso gruppo”.
In diversi casi, secondo l’Usb, che sollecita il principio della rotazione per l’individuazione degli esuberi, “il giorno di contratto di solidarietà settimanale obbligatorio per una serie di figure sembra più basato su una logica di risparmio economico per le casse aziendali che per vera esigenza tecnica”. (GdM)

Ilva: tensione tra i lavoratori su contratti solidarietà

All'Ilva di Taranto i contratti di solidarieta' sono entrati da quasi due mesi nel terzo anno di attuazione, coinvolgono poco piu' di 3mila addetti a fronte di un accordo sottoscritto, per il 2015, per un numero massimo di 4.074, "ma la loro applicazione si sta rivelando fonte crescente di proteste e di disagi". Lo dichiarano i sindacati metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm di Taranto annunciando che per fine mese l'azienda ha convocato un incontro per discutere di contratti di solidarieta' e formazione.
  "Non passa giorno che non ci giunga una segnalazione dalla fabbrica in merito all'organizzazione di lavoro o alle procedure di sicurezza sul lavoro" dicono ancora i sindacati a proposito dell'attuazione "spinta" dei contratti di solidarieta' nell'Ilva di Taranto. "Il fatto che ci sia meno gente al lavoro - sottolineano - spesso porta a rivedere assetti organizzativi consolidati e questo provoca malumori, disagi, insofferenze". "Ma l'elemento piu' significativo - rilevano i sindacalisti - e' che tanti lavoratori chiedono di lavorare e di fare meno ore di solidarieta' perche' non ce la fanno piu' economicamente. Arrivare a fine mese sta diventando problematico per tantissimi. I contratti di solidarieta' hanno infatti notevolmente inciso su buste paga che gia' non sono elevate. E se a questo poi si aggiunge il fatto - proseguono - che nell'Ilva si percepisce ancora una copertura salariale al 60 per cento perche' la solidarieta' non e' stata ancora adeguata di quell'altro 10 per cento reintegrato dal decreto Milleproroghe, si capisce come il disagio economico sia al massimo. Certo - rilevano ancora gli esponenti di Fim, Fiom e Uilm - ci e' stato assicurato che l'Inps dara' all'Ilva la direttiva per l'adeguamento della solidarieta' al disposto del Parlamento, e quindi copertura al 70 per cento, ma sinora i lavoratori hanno percepito una busta paga piu' leggera rispetto al 2014 e questo non va bene". Altro elemento di preoccupazione e' che i tagli allo stipendio si aggiungono alle incertezze generali che continua a vivere l'Ilva. "E' fermo mezzo stabilimento, due altiforni su quattro, un'acciaieria su due, parte dei tubifici - osservano i sindacalisti -. Si vedessero i cantieri dell'Autorizzazione integrata ambientale all'opera, sarebbe gia' diverso. I lavoratori potrebbero almeno dire che si', stanno facendo dei sacrifici economici ma almeno finalizzati a qualcosa, ad un miglioramento, e invece di lavori non se ne vedono perche' e' tutto fermo. Un mese fa e' stato spento l'altoforno cinque, il piu' grande d'Europa, ma ancora - sottolineano - non sappiamo quando partiranno gli interventi di adeguamento, ne' chi li effettuera'". "C'e' la nuova legge sull'Ilva, tutti dicono che e' lo strumento che ci voleva, ma i soldi promessi non sono ancora arrivati e la situazione dell'azienda purtroppo continua a restare stagnante. Non si vedono prospettive, non c'e' lavoro e si prendono in busta paga sempre meno soldi. Una situazione - osservano i sindacalisti - che per noi e' davvero difficile governare". E intanto partiranno nella prossima settimana circa 16mila lettere raccomandate dell'Ilva ad altrettanti dipendenti dell'azienda - 11 mila solo a Taranto - affinche' possano rivendicare i loro crediti precedenti all'avvio dell'amministrazione straordinaria con la legge Marzano (21 gennaio scorso). Ogni lettera conterra' un documento illustrativo ed una password con la quale i dipendenti, collegandosi al sito dell'Ilva, potranno accedere ai loro dati.
  Il tutto in vista dell'udienza del 29 giugno prossimo al Tribunale di Milano nella quale il giudice delegato alla procedura dell'amministrazione straordinaria, Caterina Macchi, effettuera' la verifica dello stato passivo della societa'. I crediti dei dipendenti riguardano trattamento di fine rapporto, ferie, premi, riposi e quant'altro maturato dal singolo dipendente sino al 20 gennaio scorso. Predisposto un modulo specifico intestato al Tribunale di Milano, sezione fallimentare, che andra' spedito al sito dell'Ilva solo via posta elettronica certificata. La spedizione da parte degli interessati dovra' avvenire un mese prima del 29 giugno ma, si apprende da fonti sindacali, siccome le lettere ai dipendenti dovevano gia' essere spedite nelle scorse settimane, l'Ilva, causa lo slittamento, non esclude di chiedere un rinvio dei termini. Anche perche', osservano i sindacati, ciascun dipendente dovra' controllare i propri dati, verificarne la veridicita', e questo richiedera' tempo. Inoltre, l'operazione coincide anche con quella dei modelli 730. Sono 15, in totale, le "voci" dove l'Ilva dira' a ciascun dipendente quanto deve ancora avere dall'azienda, la quale indichera' anche il totale complessivo. Per il tfr, i dati sono calcolati sino al 2006 perche' dall'anno successivo sono scattate le norme sulla previdenza complementare e quasi tutti i lavoratori, con la modifica del sistema, hanno chiesto la liquidazione di quanto era stato accantonato in azienda. Molti, infine, coloro che hanno chiesto anticipi parziali per cui il monte tfr ancora presente in Ilva si e' ridimensionato. Infine, per il tfr che e' nel fondo previdenziale metalmeccanici, precisano i sindacati, non andra' fatta alcuna domanda perche' non e' toccato dall'amministrazione straordinaria dell'Ilva. (AGI).

sabato 24 gennaio 2015

Il terrorismo non è solo quello dei mitra e dei coltelli


TARANTO SVEGLIATI, SINDACO DIMETTITI


Comunicato stampa del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti

Qualcuno sta facendo un brutto gioco. Siamo solidali con i lavoratori, che da mesi non percepiscono stipendio ma non possiamo permettere che vengano bloccate le arterie principali della città. Chiediamo le dimissioni del sindaco per incompetenza amministrativa. È gravissimo che abbia consegnato le chiavi della città a pseudo lavoratori (di cui invitiamo a verificare la reale operatività aziendale) che poi, guidati da sindacalisti pensionati, hanno bloccato la città. Sono incredibili i parallelismi con quanto accadde nell'estate del 2012 per ricattare la magistratura. Come allora, non è stato proclamato lo sciopero ma i lavoratori sono stati messi in libertà. Contemporaneamente, le aziende indispensabili all'attività dell'Ilva non si sono fermate un giorno, dai trasporti al servizio mensa. È lo stesso ricatto di tre anni fa con la città presa in ostaggio.
Cosa fare allora? Noi invitiamo tutti i lavoratori dell'indotto a proclamare uno sciopero e ad andare ad occupare la fabbrica. Saremo al loro fianco per pretendere l'unico decreto utile per salvare davvero le sorti della città e degli operai: un decreto salva lavoratori e quindi salva Taranto. L'unica soluzione è il fermo di tutte le fonti inquinanti, il finanziamento delle bonifiche con l'impiego di tutti gli operai dell'Ilva e dell'indotto. Non si facciano più strumentalizzare dai sindacati, dai politici e dagli imprenditori che vogliono solo manipolarli affinché l'Ilva continui a produrre senza alcuna solida prospettiva economica (e sostenibilità ambientale).
Ricordiamo che dall'ultimo decreto sono spariti la copertura parchi e il rifacimento dell'Afo 5. È un segnale eclatante di cosa si voglia che accada in quello stabilimento. Perché allora continuare a farsi strumentalizzare da chi gioca continuamente al ribasso? Perché i vostri attuali capi sindacali non vi permettono di spostare nella fabbrica la vostra protesta visto che le aziende è da essa che avanzano soldi e non dalla città?
Date una risposta a queste domande e capirete molte cose di ciò che sta accadendo a Taranto, facendovi pagare un prezzo altissimo. Osservate i movimenti di certi partiti e personaggi della politica che aspirano avidamente a un risultato pieno alle prossime elezioni regionali.
Il Comitato nei prossimi giorni consegnerà provocatoriamente al primo cittadino un mazzo di chiavi, simbolicamente di un monastero, un pacco di buste per lettere e una penna. Il nostro sarà un esplicito invito al Sindaco a dimettersi immediatamente e andarsi a chiudere laddove non possa più nuocere a nessuno.

giovedì 22 gennaio 2015

Indottolo non più pisolo

E Stefàno che fa? 
Scrive letterine, ovviamente!

Ilva, nuova protesta indotto occupata aula del Consiglio

Sale di livello la protesta degli operai dell’indotto Ilva. Oggi, per il secondo giorno consecutivo, hanno manifestato a Taranto prima davanti alla direzione dello stabilimento, poi sfilando in corteo sulla statale Appia per raggiungere Palazzo di città. In centinaia hanno presidiato piazza Castello e bloccato il ponte girevole, che divide la città vecchia dal borgo. Questa volta gli operai, molti dei quali non percepiscono lo stipendio da sei mesi, hanno deciso di mantenere un presidio fisso e di occupare simbolicamente l’aula consiliare.
E' stato il sindaco-pediatra Ippazio Stefàno a consegnare ai manifestanti le chiavi della stanza del Municipio in cui abitualmente si svolgono le sedute del Consiglio comunale. Dopo aver cercato invano di mettersi in contatto con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio, il primo cittadino ha deciso di scrivere al premier Renzi una nuova lettera, la seconda in due giorni.
“E' necessario che il Governo e il Parlamento – auspica Stefàno – individuino le possibili soluzioni per rispondere in tempi rapidissimi e mediante l’assunzione di impegni certi alle legittime aspettative dei lavoratori del sistema dell’indotto, degli appalti, delle forniture Ilva”. In assenza di risposte, aggiunge il sindaco, “una grande questione sociale, industriale, ambientale che può qualificare un nuovo corso per il Mezzogiorno e per il Paese in chiave strategica, rischierebbe una deriva che può addirittura sfociare in problemi di ordine pubblico che tutti quanti devono contribuire ad arginare”.
Sul balcone di palazzo di Città da ieri sera campeggia lo striscione con la scritta 'I lavoratori dell’Ilva, delle imprese dell’indotto, la città di Taranto insieme per la difesa della salute e del lavoro”.
Una prima risposta è arrivata dai tre neo commissari straordinari dell’Ilva Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi, che si dicono “impegnati affinchè si possa tener conto delle esigenze espresse dalle società dell’indotto nella definizione dei criteri per individuare i fornitori cosiddetti strategici”.
Ma gli operai invocano "garanzie scritte" e annunciano insieme ai sindacati che ci sarà un presidio permanente ad oltranza nell’aula consiliare. Altre iniziative di mobilitazione sono attese già a partire da domani.
Intanto, è stata aggiornata al 4 febbraio prossimo l’udienza preliminare dinanzi al gup di Taranto Vilma Gilli dell’inchiesta per disastro ambientale a carico dei vertici Ilva. Sono imputate 49 persone fisiche, tra cui anche politici e amministratori pubblici, e tre società. Oggi è stata accolta la costituzione di parte civile del Comune di Crispiano e ha chiesto di essere interrogato il direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, che risponde di favoreggiamento personale nei confronti del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, a sua volta imputato di concussione aggravata. La Regione Puglia si è costituita parte civile pur senza quantificare il danno. (GdM)

mercoledì 21 gennaio 2015

Buongiorno!

Ilva, cassa integrazione per i lavoratori dell'indotto. Via allo stato di agitazione, corteo e sit-in a Taranto

Sciopero molto partecipato a Taranto delle ditte dell'appalto Ilva questa mattina. Dopo l'assemblea dalle 7 alle 9 davanti alla "portineria imprese" è partito un lungo corteoche ha raggiunto la prefettura dove c'è stato un sit-in. Sindacalisti e una delegazione di lavoratori evidenzano la mancanza di garanzie per le imprese che lamentano ritardi nei pagamenti da parte dell'Ilva e temono che i crediti possano essere azzerati con l'amministrazione straordinaria.
Durante il tragitto è stata interdetta la circolazione sulla strada per Statte, poi al rione Tamburi e nella città vecchia, il tempo necessario per consentire il passaggio del lungo serpentone di operai, diverse centinaia. Quando i manifestanti hanno raggiunto piazza Castello, al corteo si è unito il sindaco Ippazio Stefano con alcuni esponenti della giunta e consiglieri comunali. «Sono qui per lottare al fianco dei lavoratori», ha sottolineato il primo cittadino, che l'altro ieri aveva scritto una lettera al premier Matteo Renzi chiedendo garanzie per le imprese e gli operai dell'indotto, che temono di vedere azzerati i propri crediti con l'adozione dell'amministrazione straordinaria. È stato bloccato anche il ponte girevole e sono stati notevoli i disagi per il traffico veicolare.
Stefano prima di unirsi al corteo dei lavoratori dell'indotto Ilva ha scritto una nuova lettera al presidente del Consiglio Matteo Renzi per rappresentare «una vicenda che, sempre più, assume i contorni - osserva il primo cittadino - di una drammatica emergenza economica e sociale pronta ad esplodere». L'ormai imminente gestione straordinaria dell'Ilva, secondo Stefano, «ha elevato a livelli non più sostenibili le preoccupazioni per il futuro delle tante imprese del territorio che, con grande sforzo e senso di responsabilità, hanno in questi mesi comunque garantito lavori e forniture per lo stabilimento pur senza ricevere i legittimi pagamenti».
Il sindaco sollecita nuovamente l'attenzione del governo ritenendo necessario «un ulteriore e tempestivo sforzo teso a dare certezze anche alle tante imprese dell'indotto che rappresentano una componente fondamentale della nostra economia, al pari dello stabilimento Ilva. È emersa l'esigenza, in particolare, di ricercare le soluzioni tecniche e normative in grado di assicurare il pagamento delle spettanze fin qui maturate dal locale indotto». In alternativa, si punta all'individuazione «di solidi e certi percorsi di garanzia di tali crediti - aggiunge Stefano - in grado di far affluire la liquidità necessaria alla sopravvivenza delle imprese». Per il sindaco è inoltre «indispensabile l'individuazione di misure atte a garantire la continuità del sistema delle imprese locali, anche nell'ambito dei procedimenti di riassetto e di rilancio dello stabilimento Ilva».
La manifestazione si è conclusa con un sit-in sotto la prefettura dopo aver raggiunto la città in corteo. Il prefetto, Umberto Guidato, che ha incontrato il sindaco, Ippazio Stefano, i rappresentanti sindacali e una delegazione di lavoratori, ha annunciato che si farà portavoce presso il governo delle istanze degli operai e delle imprese dell'appalto. I sindacati hanno sottolineato che in mancanza di risposte positive la mobilitazione proseguirà e coinvolgerà tutto il territorio. (RepBa)

venerdì 24 ottobre 2014

Punti di vista

Sit-in di protesta davanti all'Eni di Taranto

Si è tenuto questa mattina, davanti alla raffineria Eni di Taranto, il sit-in di protesta della CGIL di Taranto. Il sindacato aveva già annunciato 8 ore di sciopero per operai e chimici. Secondo l'azienda, l'attività va spostata in una sede più economicamente conveniente. La raffineria tarantina diventerebbe così solo un deposito, con conseguenti esuberi e tagli al personale, che vive già una situazione difficile per via della recessione economica.
Domani è previsto un corteo a Roma sulla situazione di Taranto: gli organizzatori prevedono circa 2mila persone, che, dopo aver raggiunto la capitale, sfileranno per richiedere maggiore sensibilità da parte delle istituzioni sulle varie vertenze che gravano sul capoluogo jonico.
Taranto non è solo l'Ilva: pur restando la vertenza più grave, c'è Eni (che starebbe pensando di trasferire gran parte della produzione all'estero), e la situazione dei call center in bilico. Proprio di questi giorni è poi la denuncia degli operatori degli asili nido, che non percepiscono lo stipendio da diversi mesi.
Al corteo di Roma dovrebbe intervenire anche Susanna Camusso. I tarantini partiranno da Piazzale dei partigiani e percorreranno le vie principali della capitale fino a Piazza S. Giovanni. Il termine previsto per il corteo è fissato per le ore 12,30. (InfoOggi)

giovedì 26 giugno 2014

Cerchiobottismo sindacale

milanofree

Ilva, Cgil Cisl Uil Puglia sosterranno sciopero 11 luglio

Cgil, Cisl e Uil Puglia sosterranno lo sciopero dei lavoratori dell’Ilva di Taranto indetto dalle segreterie provinciali e da quelle di categoria delle organizzazioni sindacali per il prossimo 11 luglio. La decisione e’ emersa nella riunione odierna delle segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil che ha esaminato ”la grave situazione che si e’ determinata con lo stallo del piano industriale per l’Ilva e, di conseguenza, – si legge in una nota – del risanamento ambientale”. All’incontro hanno partecipato i segretari generali territoriali confederali e dei metalmeccanici di Taranto. ”Il giudizio comune – si evidenzia – ha manifestato la ferma intransigenza del sindacato sulla richiesta di attuazione degli impegni e della specifica legislazione per Taranto. Gli importanti effetti che il rispetto di quanto deciso sui tavoli ministeriali e nelle aule parlamentari – che hanno prodotto l’AIA e il Piano delle bonifiche – avrebbe sul futuro del lavoro in Ilva e nelle imprese dell’appalto, insieme al miglioramento radicale delle condizioni di salute per tutti i tarantini, richiede, nell’incertezza dei tempi e delle reali prospettive, l’avvio di una intensa fase di mobilitazione per indurre il Governo ed il Commissario ad aprire un confronto chiarificatore per dare tranquillita’ a tutti i lavoratori e la comunita’ cittadina di Taranto”. Le segreterie confederali regionali hanno chiesto alle proprie strutture nazionali di attivare proprie iniziative di pressione sul Governo ”perche’ la vicenda tarantina vada affrontata con la urgenza e responsabilita’ che l’aggravarsi della situazione richiede”. Alla Regione Puglia ed all’Amministrazione comunale di Taranto le segreterie di Cgil Cisl Uil chiedono ”di riprendere la necessaria azione di coordinamento e, per quanto compete loro, l’attuazione delle azioni di salvaguardia della salute, a partire dal piano di screening dell’intera popolazione, e delle condizioni ambientali dello stabilimento”.(Ansa)

giovedì 9 gennaio 2014

Polveri e diossine? Sempre buone pur di dar lavoro a qualche decina di persone!

Ecco negli articoli dei giornali online, le tappe della vicenda Cementir.
Con un metafora ai limiti del blasfemo, tra padreterno (Ilva) e cristo (ENI), la Cementir a Taranto rappresenta lo spirito santo che contribuisce a dispensare polveri, ceneri e diossine nei cieli e nella terra della città, incenerendo loppe, clinker e da qualche anno anche CDR (Combustibile da Rifiuti).
Quel megainceneritore, insomma, "dona" tanto bene (inquinamento, tumori, puzza) alla città in cambio di meno di un centinaio di posti di lavoro (diretti, sugli indiretti non ci fidiamo delle stime dei sindacati...).
Una città di 200.000 abitanti non è in grado di trovare ricollocazione degna per questi operai, magari iniziando quel processo di riqualificazione dei siti industriali tanto chiacchierato da tutti?
Possiamo ri-parlarne?

Cementir, forno spento dal 1. gennaio e clinker acquistato all’esterno

In attesa dell’incontro istituzionale che si terrà a Bari nella sede della Regione con azienda, sindacati e gli assessori al lavoro Caroli e sviluppo economico Capone, i lavoratori della Cementir di Taranto da oggi e fino al 9 gennaio (data della riunione regionale – ndr) manterranno, insieme ai sindacati Feneal-uil, filca-cisl e fillea-cgil, un presidio di protesta davanti ai cancelli del cementificio sulla statale 106.
«Ci preoccupa all’inizio di un nuovo anno lo scandire del tempo che per Taranto ha il suono scoraggiante delle parole che si sentono all’interno dello stabilimento – spiega Vito Galeandro, Rsu della Fillea-Cgil».
Il rappresentante sindacale fa riferimento alle informazioni giunte dalla direzione aziendale che informa che il forno per la macinazione rimarrà spento dal 1° gennaio e fino almeno fino al 15 marzo 2014 e che fino ad allora la forza lavoro sarà ridimensionata come se la Cementir di Taranto fosse un centro di macinazione e non anche di produzione del cemento.
Una situazione che Antonio Stasi, segretario generale della Fillea-Cgil di Taranto, non stenta a definire «di grande pericolo. Un forno che viene spento, così come viene addotto dall’azienda, per motivi tecnici – dice – in caso di manutenzione anche straordinaria non ci mette tutto questo a ripartire, senza peraltro nessuna certezza della ripartenza dopo il 15 marzo. In più ci appare paradossale una situazione come questa in presenza di commesse già acquisite (come quella di 18mila tonnellate – ndr) e altre in itinere, con un forno spento e il clinker acquistato all’esterno dalla Buzzi di Barletta».
Insomma, i sindacati chiedono di vederci chiaro in una situazione che prefigura troppi dubbi all’orizzonte.
«Noi saremo qui fino al 9 ma chiediamo all’azienda un incontro prima della seduta in Regione – commenta ancora Stasi – perché mentre è chiaro il grado di confusione che in questo momento regna sulle notizie che circolano in merito al futuro di questo stabilimento non è altrettanto chiaro di piano polico-aziendale che dovrebbe allontanare il rischio di possibili ridimensionamenti della forza lavoro e declassamenti dell’attuale asset aziendale».
L’azienda infatti dopo i piani di espansione del 2011 con investimenti per 200milioni di euro del Progetto Taranto, oggi potrebbe trasformarsi in un centro di serie B con sola macinazione e non più produzione.
«In quel caso – ricordano i sindacati – la forza lavoro si ridurrebbe del 70%. Uno smacco che Taranto non può permettersi il lusso di sostenere».  (CdG - 3gennaio)

La Cementir spegne l’altoforno presidio degli operai in fabbrica

Operai Contro,
I lavoratori della Cementir di Taranto da ieri manterranno, insieme ai sindacati Feneal, Filca e Fillea, un presidio davanti ai cancelli del cementificio sulla statale 106 per protestare contro la decisione del gruppo Caltagirone di chiudere l’area a caldo dello stabilimento di Taranto e ridurre il personale.
Il 9 gennaio, è previsto un incontro istituzionale che si terrà a Bari nella sede della Regione con i dirigenti dell’azienda del gruppo Caltagirone, sindacati e gli assessori regionali al lavoro Leo Caroli e sviluppo economico Loredana Capone.
“Ci preoccupa all’inizio di un nuovo anno – sottolinea in una nota Vito Galeandro, della Rsu Fillea Cgil – lo scandire del tempo che per Taranto ha il suono scoraggiante delle parole che si sentono all’interno dello stabilimento”. Il rappresentante sindacale fa riferimento alle informazioni giunte dalla direzione aziendale che ha annunciato lo spegnimento del forno per la macinazione dall’1 gennaio ad almeno il 15 marzo prossimo e che “fino ad allora la forza lavoro sarà ridimensionata come se la Cementir di Taranto fosse un centro di macinazione e non anche di produzione del cemento”.

Una situazione che Antonio Stasi, segretario generale Fillea di Taranto, definisce di “grande pericolo. Un forno che viene spento, così come viene addotto dall’azienda, per motivi tecnici – osserva – in caso di manutenzione anche straordinaria non ci mette tutto questo a ripartire, senza peraltro nessuna certezza della ripartenza dopo il 15 marzo. In più ci appare paradossale una situazione come questa in presenza di commesse già acquisite, come quella di 18mila tonnellate, e altre in itinere, con un forno spento e il clinker acquistato all’esterno dalla Buzzi.
"Bravi gli operai della Cementir che hanno reagito immediatamente di fronte alla decisione dell’azienda di spegnere l’altoforno della fabbrica, sanno benissimo che fermando l’altoforno difficilmente potranno riprendere il lavoro per consegnare le nuove commesse di lavoro già acquisite.
Bravi gli operai della Cementir che protestano con un presidio ad oltranza e se sarà necessario sono pronti ad occupare la fabbrica.
Bravi gli operai della Cementir che sono determinati nella lotta contro il padrone che vuole ridurre il personale, si sono organizzati bene e non hanno paura delle minacce dei dirigenti aziendali.
Gli operai della Cementir se non delegheranno a nessuno i loro interessi sicuramente renderanno difficile per il padrone il piano di smantellamento della fabbrica". (Un operaio di Taranto). (Il pane e le rose - 5 gen)

Cementir, appello alla Regione per la chiusura area a caldo

La decisione della Cementir di chiudere l’area a caldo dello stabilimento di Taranto e ridurre il personale ha indotto i lavoratori e le Rappresentanze sindacali unitarie a protestare con un presidio che si tiene da giorni davanti al sito e a rivolgere un appello alla Regione Puglia. "Come mai – si chiedono le Rsu – il destino di 60 lavoratori diretti e di oltre 150 indiretti e delle loro famiglie che a breve rischiano di perdere il posto di lavoro non interessa ai politici ed alle istituzioni pugliesi e tarantine? Forse non siamo ugualmente italiani ed aventi diritti come i nostri colleghi piemontesi?".
I lavoratori ricordano che l’organico, prima del periodo di crisi, era di 115 unità. Con le mobilità che si sono susseguite, aggiungono, l’organico è stato ridotto a 95 e con lo spegnimento della linea a caldo si riduce a 42. "Perchè – si domandano ancora sindacati e operai – l'azienda sta ignorando la internalizzazione per la ricollocazione del personale e gli altri strumenti previsti dall’accordo del 19 settembre 2013? Vogliamo la tutela dei posti di lavoro. Noi non accettiamo tutto questo e siamo pronti a difendere i nostri posti di lavoro nell’unica ed ultima speranza che la Regione Puglia ci dia appoggio". Diversamente, concludono i lavoratori, "con qualunque mezzo, denunceremo l’atteggiamento di abbandono di chi avrebbe dovuto tutelarci. E' noto alle parti che tutti i lavoratori hanno deciso di scioperare e che sono pronti alla mobilitazione, non escludendo altre iniziative per la salvaguardia del proprio posto di lavoro". (GdM - 8gen)

mercoledì 16 ottobre 2013

Tutti sull'Ilva mentre l'ENI fa i c-omodi suoi

Taranto, raffineria Eni presidiata da tir

Continua anche oggi, per il secondo giorno consecutivo, il presidio delle autocisterne davanti agli ingressi della raffineria Eni di Taranto. Si tratta degli autotrasportatori aderenti all'Ugl che protestano contro la revisione degli appalti. Secondo il sindacato, l'Eni sarebbe in trattativa con un'azienda del Nord per la distribuzione del carburante, che taglierebbe fuori i singoli autotrasportatori.
L'Ugl fa presente che la ''vertenza mette a rischio centinaia di posti di lavoro''. (Giornaledipuglia)

martedì 10 settembre 2013

Tra il dire e il fare

Ilva, l'operaio scende dal tetto, minacciava di lanciarsi nel vuoto

E' sceso dal tetto e sta bene. Pericolo scampato per uno dei lavoratori della ditta d'appalto Mr, che insieme ad operai e dirigenti dell'Usb (Unione sindacale di base), da ieri sta manifestando sul tetto della direzione dello stabilimento Ilva di Taranto, e nelle prima ore della mattina aveva minacciato di lanciarsi nel vuoto. "Disperato - è detto in un comunicato - non sa più cosa fare e vorrebbe fare un gesto eclatante".
FOTO / La protesta degli operai - L'ARTICOLO
Sono 50 gli operai della ditta privata licenziati dopo l'incidente del 28 febbraio scorso in cui morì l'operaio Ciro Moccia. La mobilitazione, con sciopero a oltranza, è stata indetta anche per protestare contro il recente licenziamento di Marco Zanframundo, operaio del reparto Mof (Movimentazione ferroviaria) e dirigente Usb, a cui l'azienda ha contestato la violazione delle misure di sicurezza sul luogo di lavoro, "contro le discariche, contro un sistema - è spiegato nel volantino dell'Usb - che ci uccide e che ci licenzia".
Un'altra morte sul lavoro, sarebbe secondo gli operai la reale causa del licenziamento di Zanframundo: è quella di Claudio Marsella, collega di Zanframundo nel reparto ferroviario, rimasto schiacciato lo scorso ottobre nella manovra di aggancio tra motrice e convoglio. Il delegato dell'Usb all'indomani della tragedia denunciò le scarse condizioni di sicurezza: questo secondo il sindacato sarebbe il reale motivo del suo licenziamento.
Il sindacato di base denuncia anche "l'ennesimo tentativo di screditare lo sciopero. Alcuni capetti chiamano gli operai al lavoro dicendo che lo sciopero non è legittimo. E' la solita minestra riscaldata. Non molleremo - osservano - sino a soluzione del problema".
Intanto un gruppo di cittadini, lavoratori e rappresentanti di comitati, associazioni e movimenti, ha iniziato un presidio permanente nella piazza antistante il Municipio di Taranto, in piazza Castello, per denunciare le problematiche ambientali legate all'Ilva. "Una iniziativa - è detto in una nota del presidio chiamato Fuori dal Comune - che nasce spontaneamente dalla rabbia di chi non è più disposto a rassegnarsi alla morte causata dall'inquinamento e ad assecondare questo sistema pluridecennale di potere responsabile di malattie, morte e disoccupazione".
I manifestanti chiedono alle "istituzioni tutte, a cominciare da quelle locali" di discutere con la cittadinanza e accogliere una serie di richieste. Innanzitutto, "l'immediato e concreto recepimento e conseguente attuazione, da parte del consiglio  comunale, delle richieste espresse attraverso la campagna di raccolta firme sul Rischio sanitario a Taranto, per garantire a tutti i cittadini sani l'esenzione totale del ticket sanitario per le patologie legate all'inquinamento".
Inoltre i cittadini sollecitano la "revoca dell'Aia all'Ilva", il "blocco delle autorizzazioni all'uso della discarica interna allo stabilimento denominata Mater Gratiae" e "l'istituzione immediata, con sede a Taranto, di un tavolo permanente sul problema del  lavoro e dello sviluppo del territorio". Infine, si chiede la "chiusura delle fonti inquinanti e la successiva bonifica del territorio con reimpiego di tutta la forza lavoro". Piena solidarietà viene espressa "nei confronti di tutti quei lavoratori che vengono (da anni) vessati all'interno dell'azienda per le loro battaglie in difesa della salute e della sicurezza sul lavoro".(Rep)

Comune solidarizza con operaio licenziato
 Il Consiglio comunale di Taranto ha votato all’unanimità una delibera in cui si censura l'atteggiamento dell’Ilva a proposito del licenziamento di Marco Zanframundo, operaio del reparto Mof e dirigente dell’Usb (Unione sindacale di base), che aveva presentato una serie di denunce in merito alla sicurezza nello stabilimento. Il Consiglio sollecita il Prefetto, essendo l’azienda commissariata, a intervenire sia sul licenziamento di Zanframundo sia sulla vicenda dei lavoratori della ditta 'Emmerrè estromessa all’indomani dell’incidente in cui ha perso la vita l’operaio Ciro Moccia. E chiede "il ripristino delle condizioni democratiche e delle libertà sindacali all’interno dell’Ilva". In una nota, il coordinatore provinciale dell’Usb Francesco Rizzo esprime soddisfazione per la delibera e si augura "che questa rilevante presa di posizione, volta a tutelare lavoratori e cittadini, trovi riscontro presso Prefettura e Governo".
Anche l’arcivescovo di Taranto, mons.Filippo Santoro, è intervenuto sulla vicenda manifestando "la mia vicinanza e la mia solidarietà a Marco Zanframundo e ai suoi amici, per la difficile situazione in cui si trovano insieme con le loro famiglie". "Come vescovo e pastore non volendo entrare nel merito di questioni politiche e sindacali – scrive nella missiva inviata a Zanframundo – sono convinto della necessità che sia salvaguardato il posto di lavoro e che siano migliorate le condizioni in cui il lavoro si svolge". "E' indispensabile - aggiunge mons.Santoro – che soprattutto sia garantita la sicurezza sul lavoro, perchè incidenti come quelli accaduti a Claudio Marsella e a tutte le altre vittime del lavoro, non abbiano a ripetersi, stroncando vite umane preziose per le loro famiglie e per tutta la società". (GdM)

lunedì 9 settembre 2013

Il giorno che gli operai tornarono a lottare per gli operai

Ilva Taranto: al via sciopero a oltranza contro licenziamenti, operai sul tetto

E' cominciato questa mattina, con un presidio davanti alla portineria A, e sul tetto della direzione, dell'Ilva di Taranto, lo sciopero ad oltranza indetto dall'Unione sindacale di base (Usb) contro i licenziamenti del delegato sindacale della stessa Usb, Marco Zanframundo, e dei 50 dipendenti dell'impresa appaltatrice Mr da parte di quest'ultima. Allo sciopero aderiscono anche i Cobas. Marco Zanframundo, secondo l'Usb, e' stato licenziato per le sue denunce nei confronti dell'Ilva tese a rivendicare maggiore sicurezza per i lavoratori addetti al Movimento ferroviario, reparto del siderurgico dove lo stesso Zanframundo lavora e dove a ottobre dello scorso anno c'e' stato un incidente nel quale perse la vita un giovane operaio di Oria (Brindisi), Claudio Marsella, rimasto schiacciato nella manovra di aggancio tra motrice e convoglio.
L'Usb effettuo' uno sciopero ad oltranza anche all'indomani dell'infortunio mortale al Mof chiedendo, per tutelare la sicurezza degli addetti, la disdetta dell'accordo sindacale di alcuni anni fa che aveva ridotto gli operatori dei carri ferroviari da due ad uno.
  Richiesta, pero', che non e' stata accolta dall'Ilva per la quale proprio la riduzione degli operatori e l'applicazione di una diversa organizzazione hanno, al contrario, migliorato la sicurezza al Mof e ridimensionato notevolmente gli infortuni gravi.
L'Ilva, dal canto suo, ha motivato il licenziamento di Zanframundo con le ripetute violazioni alle procedure di sicurezza di cui, proprio nell'area Mof, lo stesso si sarebbe reso protagonista, mettendo in pericolo,a parere dell'azienda, se stesso e gli altri lavoratori del reparto. I dipendenti dell'impresa Mr (Manutenzioni refrattarie) sono stati, invece, licenziati dalla stessa azienda appaltatrice dopo che l'Ilva ha chiuso il rapporto di fornitura. (AGI)
 
Ilva, operaio licenziato. Governo ombra longa manus Riva
 
“L'Ilva licenzia un nostro dirigente, mentre finiscono in manette i suoi “uomini ombra”. Quello che sta accadendo è paradossale”. Il nuovo capitolo dell’affare Ilva ha dell’incredibile, stando alle ultime dichiarazioni dell'Usb (Unione sindacale di base) di Taranto. 
  A lasciare interdetta l’Unione sindacale di base di Taranto il licenziamento di Marco Zanframundo, operaio del reparto Mof e dirigente Usb, “tra i più tenaci oppositori al regime della famiglia Riva”. Secondo l’azienda, l’operaio avrebbe avuto dei comportamenti pericolosi per la sicurezza dei suoi colleghi: "Le colpe di Marco? Aver difeso – spiega l’Usb – il diritto alla vita, alla sicurezza aver protestato insieme ai colleghi del Mof per chiedere giustizia per il caro Claudio".
  L’azione della dirigenza dell’Ilva arriverebbe, infatti, in un momento particolarmente delicato: le precedenti sanzioni disciplinari, le minacce “di tutti i tipi” ricevute da Zanframundo, la morte nello stesso reparto dell’operaio Claudio Marsella. Da qui l’iniziativa di uno sciopero, a partire da questa settimana, davanti alla portineria A dello stabilimento:  “Marco deve essere reintegrato – dichiara l’Unione sindacale di base di Taranto – mentre deve pagare duramente chi nella dirigenza opera con metodi criminali. Non sorprende l'arresto di cinque “dirigenti ombra” dell’Ilva di Taranto, che dal 1995, ovvero dall’insediamento del gruppo Riva, avrebbero costituito una struttura parallela con il compito di verificare l’operato dei dipendenti”.
  Non tarda la nota di Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista, e Luca Occhionero, segretario provinciale Taranto di Rifondazione comunista: “Dopo i cinque “fiduciari” arrestati per associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari e omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro, l’azienda riprende le sue vecchie abitudini che hanno caratterizzato questo “ventennio” di repressione, verso chi ha denunciato situazioni di pericolo per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Rifondazione Comunista ritiene inaccettabile l’atteggiamento dell’Ilva che licenzia un lavoratore, un militante del sindacato di base, collega di Claudio Marsella, quest’ultimo ucciso mentre svolgeva il suo lavoro presso il reparto Mof (movimento ferroviario), per il semplice fatto di aver denunciato situazioni di pericolo per la sua incolumità. Esprimiamo la nostra vicinanza e solidarietà a Marco Zanframundo e ai lavoratori in lotta che rivendicano il sacrosanto diritto di lavorare per vivere”.
  Emergono, nel frattempo, nuovi inquietanti dettagli sul “Governo ombra”, finito la scorsa settimana in manette. Un “Governo” che, stando all’informativa della Guardia di finanza  guidata dal tenente colonnello Giuseppe Micelli, sarebbe stato la longa manus dei Riva anche nel periodo Bondi. Gettando così un’ombra sullo stabilimento di Taranto ben più grande di quanto si pensasse in passato. 
  La chiave di volta starebbe, secondo gli uomini della finanza, nella volontà del commissario Bondi di arrivare ad un “contratto di affitto di ramo di azienda convenzionalmente identificato nei dipendenti di Riva Fire che, avendo sino ad oggi prestato la propria attività in via prevalente a favore di Ilva, sono in condizione di assicurare ad Ilva la continuità delle funzioni di contabilità, finanza, affari societari fiscali, programmazione della produzione, acquisti, risorse umane”. Mantenere, insomma, un filo, diretto o meno poco importa, tra i discepoli dei Riva e le “dipendenze dell’Ilva”. Una sorta di non perdiamoci vista, si potrebbe dire.
  “Per quanto attiene – proseguono gli investigatori - ai fiduciari che avrebbero abbandonato lo stabilimento Ilva di Taranto (il condizionale è d’obbligo di questo caso), aspetto che maggiormente desta interesse è il modo con cui è stato enfatizzato il loro congedo... Di fatto, quella che ai più è sembrata in apparenza un’operazione di “benservito”, in realtà si è invece rivelata l’operazione di facciata”. Una messinscena di terzo ordine, quindi? “Tale tipo di atteggiamento – spiegano i finanzieri – giocoforza non poteva che essere calibrato sugli obiettivi raggiunti dalla polizia giudiziaria nel corso delle indagini, i quali com'è noto, sono divenuti pubblici a seguito del ricorso proposto da Ilva spa al Tribunale del riesame, per il tramite del proprio amministratore delegato Enrico Bondi”. E il Teatro dell’Ilva, a spese ancora dei poveri cittadini di Taranto, è nuovamente servito.  (affaritaliani)


Protesta dei lavoratori dell'Ilva: "Ancora licenziamenti e morti"
„

Protesta dei lavoratori dell'Ilva: "Ancora licenziamenti e morti"
„
Ilva, nulla è cambiato: "Ancora morti e licenziamenti"

“

Potrebbe interessarti: http://www.today.it/cronaca/protesta-ilva-usb.html
Seguici su Facebook: http://www.facebook.com/pages/Todayit/335145169857930
 
Nonostante il super Commissario Enrico Bondi, chiamato per la seconda volta a salvare la siderurgia italiana. Nonostante "sotto Commissari, Capi e Capetti". Nonostante tutto, all'Iva la situazione è sempre la stessa. E i lavoratori non ne possono più: "E' in atto da questa mattina lo sciopero contro il sistema Ilva che ammazza, inquina e licenzia i delegati sindacali che si oppongono e lottano per riconquistare dignità, diritti e lavoro sano e sicuro" denuncia l'Usb in un comunicato. (today)
“

Potrebbe interessarti: http://www.today.it/cronaca/protesta-ilva-usb.html
Seguici su Facebook: http://www.facebook.com/pages/Todayit/335145169857930
 
 

martedì 18 giugno 2013

Usb: sciopero ad oltranza nello stabilimento Ilva

E' cominciato alle 7 di questa mattina uno sciopero a oltranza indetto dall’Unione sindacale di base (Usb) per i lavoratori dello stabilimento Ilva di Taranto. Sono invece in sciopero dalle 23 di ieri i soli dipendenti del reparto Mof (Movimento ferroviario) dopo il guasto a un locomotore che ha provocato malori a due operai.
Secondo il sindacato di base, “la situazione in cui versa lo stabilimento tarantino ormai non dà certezze a nessuno. Scarseggiano il materiale, il gasolio, l’abbigliamento per la sicurezza e abbondano le prese in giro da 11 mesi”. “Se la proprietà è alla frutta – aggiunge l’Usb – la colpa non è dei lavoratori ma di chi ha abusato della propria posizione in tutto questo tempo e di chi ancora sostiene questa assurda tendenza verso le manovre oscure”. Riferendosi agli interventi previsti dall’Autorizzazione integrata ambientale, il coordinamento provinciale del sindacato di base fa presente che “se non ci sono i soldi non si fanno i lavori. Il resto sono solo chiacchiere”. (GdM)

mercoledì 8 maggio 2013

Due...

Secondo incidente...
 
Ritardo nei soccorsi degli operai Ilva feriti terminato lo sciopero

E' terminato alle 7 di questa mattina lo sciopero dei lavoratori dello stabilimento Ilva di Taranto indetto alle 11 di ieri mattina da Fim, Fiom e Uilm e da Usb per protestare contro il ritardo nei soccorsi ad uno dei due operai feriti ieri in distinti incidenti sul lavoro avvenuti nel siderurgico. Il primo operaio – che ha riportato alcune fratture - dopo essere precipitato da un ponteggio del reparto acciaieria 1 a seguito del cedimento di una pedana, è finito nel piano di colata del convertitore 3 ed è stato recuperato dopo oltre due ore dai vigili del fuoco in quanto il punto in cui è avvenuto l'incidente era accessibile solo tramite un ascensore di servizio, che risultava fuori servizio.

Ieri sera poi si è verificato un altro infortunio sul lavoro nell’area dei parchi minerali. Un dipendente dell’impresa appaltatrice 'Decà è stato colpito da un grosso tubo mentre, insieme ad alcuni colleghi, stava posizionando l’impianto che servirà all’irrorazione delle materie prime stoccate nei parchi minerali per contenere il fenomeno della dispersione delle polveri. Probabilmente è saltata una giunzione facendo muovere un tubo dalla sua originaria collocazione. L’operaio, condotto dal 118 all’ospedale 'Santissima Annunziatà, ha riportato un trauma toracico addominale. I sindacati hanno chiesto un incontro con l’azienda per porre il problema della sicurezza alla luce degli ultimi incidenti. (GdM)

sabato 4 maggio 2013

Solidarietà operaia


Ilva, il corrispettivo di 9mila ore di lavoro devoluto al collega ammalato di tumore

Circa tremila dipendenti dell'Ilva hanno sottoscritto un documento per devolvere "il corrispettivo di novemila ore lavorate o di ferie (pari a 70mila euro lordi)" in favore del collega Stefano Delli Ponti, che ha contratto il tumore al collo per due volte nel giro di un anno e sta sostenendo costosissime spese per la cura della malattia. Lo rende noto il coordinamento provinciale dell'Usb che ha raccolto le firme.
"Lunedì mattina una delegazione di lavoratori dell’Usb-Ilva Taranto - annuncia il coordinatore provinciale, Francesco Rizzo - accompagnerà Stefano dal direttore Antonio Lupoli e dal responsabile del personale Enrico Martino". Sono state raccolte, aggiunge Rizzo, "migliaia di firme dai lavoratori Ilva in oltre 20 giorni di presidi mattutini e pomeridiani davanti ai cancelli della fabbrica perché le condizioni finanziarie di Stefano, disastrate dalle esose spese che affronta quotidianamente, dai debiti che ha dovuto contrarre per questo e dal misero stipendio che gli rimane ridotto ai minimi termini, non gli consentirebbero il viaggio della speranza all’estero, dove si sottoporrà a un intervento chirurgico delicatissimo".
Il coordinatore dell'Usb fa presente che il collega "è costretto a una corsa contro il tempo e che sollecitare l’immediato intervento della Direzione Ilva al fine di trasferire quanto hanno voluto devolvere i lavoratori per la causa dell’ operaio Delli Ponti, è doveroso quanto indispensabile, considerando che diversamente il suo destino sarebbe già segnato". L’ auspicio, conclude Rizzo, è "che la Direzione Ilva consenta senza indugi il trasferimento del corrispettivo totale di ore devolute dai lavoratori per Stefano".(Rep)

venerdì 29 marzo 2013

Again and again...

Infortunio in reparto lamiere Ilva Taranto, ferito operaio

(Adnkronos) - Stamane un operaio dello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto di 36 anni, e' stato coinvolto in un infortunio riportando la frattura scomposta a un piede mentre era impegnato nel reparto Produzione Lamiere 2. L'uomo e' stato ricoverato in ospedale.
In pratica mentre si trovava su un rullo della macchina bordatrice, una lamiera molto pesante gli e' finita su un piede. Gelo non e' riuscito a evitarla mentre un suo collega ha fatto appena in tempo a saltare giu' dal rullo. Le conseguenze, visto il peso di queste lamiere, avrebbero potuto essere piu' gravi. Il reparto e' tra quelli ripartiti solo pochi giorni fa. Uno sciopero fino alle 7 di domani mattina e' stato proclamato dalle segreterie territoriali di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil in seguito al nuovo infortunio verificatosi stamane nel reparto produzione Lamiere 2 dello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto. Riguardera' solo quel reparto. Il segretario territoriale della Fim Cisl Mimmo Panarelli sottolinea che il nuovo infortunio ''mette in luce il calo di attenzione da parte dell'azienda sui temi della sicurezza. Dopo un triennio fruttuoso senza infortuni gravi, negli ultimi mesi si sta riproponendo un triste e angoscioso scenario, al quale un po' tutti non eravamo piu' abituati''. ''Ci chiediamo - continua - come mai registriamo questa improvvisa impennata di infortuni? Gli ottimi risultati, ottenuti negli ultimi anni, in termini di indici d'infortunio, avranno un po' cullato l'azienda? Quesiti che meritano risposte certe. Da parte dell'azienda esigiamo chiarimenti. Non e' possibile - afferma Panarelli - riproporre alle cronache quotidiane notizie che vanno in controtendenza con l'impegno che noi tutti da sempre profondiamo''. ''Una situazione che non accettiamo. Dal sopralluogo effettuato sul posto dell'incidente, dalle nostre Rls e Rsu, e' emerso un quadro poco chiaro: riteniamo un fatto gravissimo l'aver ignorato le basilari norme di sicurezza, fatto non nuovo nel reparto Pla2, per il quale era gia' stato chiesto l'intervento della gestione di reparto e del Sil (Sicurezza lavoratori). Siamo in perfetta sintonia con il Prefetto di Taranto, dottor Sammartino che, nei giorni scorsi, ha sollecitato maggiore attenzione sulla sicurezza sui luoghi di lavoro del nostro territorio. E' nostra volonta' assicurare l'apporto giusto - conclude Panarelli - alla realizzazione di un opportuno protocollo d'intesa che miri alla salvaguardia dell'incolumita' di tutti lavoratori''.

martedì 19 febbraio 2013

Ilva: sicurezza, Usb proclama sciopero

L'Usb (Unione sindacale di base) ha proclamato uno sciopero a oltranza dei lavoratori dello stabilimento di Taranto a partire da oggi e sino a quando non sara' revocato l'accordo Ilva-sindacati del 10 novembre 2010 relativo alla riorganizzazione del lavoro nel reparto Movimento ferroviario, dove il 30 ottobre scorso e' morto il locomotorista Claudio Marsella. (ANSA)

sabato 19 gennaio 2013

Revocato il bluff, pardon, lo sciopero di FIM-CISL

Ilva, terminato sciopero Fim Cisl

''E' stato raggiunto un risultato importante - dice - il massimo che ci potevamo aspettare. Infatti noi avevamo chiesto di incontrare solo la societa'. E invece tutte le istituzioni presenti a Roma e l'azienda hanno condiviso e firmato il documento ''. Panarelli sottolinea il fatto che l'azienda si impegna a una velocizzazione dell'applicazione dell'Aia, ponendo l'unica condizione della rimozione dell'ostacolo del sequestro dei prodotti finiti e semilavorati. Speriamo che, con un po' di buon senso, cio' avvenga. L'azienda ha assicurato che non scappa, che vuole continuare a insistere su Taranto e quindi sugli altri stabilimenti, questo per noi e' importante''. ''Il documento e' importante perche' chiede l'applicazione integrale della legge 231'', dice ancora Panarelli. Sulla legge, approvata dal Parlamento poco prima di Natale, dovra' pronunciarsi la Corte Costituzionale a partire dal 13 febbraio. In quella data verra' discusso il ricorso della Procura di Taranto relativo a un possibile conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato. Intanto per le prossime ore e' attesa la decisione del gip di Taranto Patrizia Todisco sulla richiesta di dissequestro dei prodotti da parte dell'azienda. Al giudice, come aveva fatto con il tribunale dell'appello cautelare, che infatti ha accolto la richiesta, la Procura chiede di sollevare una questione di legittimita' costituzionale della legge. Nel documento di ieri ''e' stata inserita'', spiega ancora Panarelli, anche una rassicurazione da parte dell'azienda circa gli stipendi di gennaio che vanno in pagamento entro il 12 febbraio. Stamane la produzione nel siderurgico e' ripresa, dopo che ieri, a causa dell'astensione dal lavoro di molti operai, era caduta ai limiti piu' bassi. A un certo punto sembrava imminente una precettazione da parte del prefetto di Taranto degli operai e degli addetti di fabbrica che garantiscono la sicurezza degli impianti. Vicino ai cancelli rimangono i presidi dei sindacati di base e del Comitato lavoratori e cittadini liberi e pensanti anche loro in agitazione dai giorni scorsi. La produzione e' stata comunque ridotta sia per il blocco di alcuni altoforni (Afo1 e' gia' spento per la ristrutturazione, ma anche Afo 4 e 5 sono rimasti fermi per alcune ore durante lo sciopero) che per la limitazione agli impianti a freddo dovuta sia al blocco dei prodotti finiti e semilavorati che alla crisi di mercato che dura da tempo. ''Nel tardo pomeriggio di ieri a un certo punto - continua Panarelli - si e' parlato di problemi di ordine pubblico ma questi ci sarebbero stati se l'azienda avesse deciso una massiccia cassa integrazione a Taranto e negli altri stabilimenti. Ma questo non si e' verificato. Sono sicuro che ha avuto un ruolo importantissimo nel sollecitare il governo a prendere in mano la situazione anche il prefetto - spiega ancora Panarelli - tanto che al 'tavolo' c'era anche il ministro Cancellieri''.(Adnkronos)

venerdì 18 gennaio 2013

Buffo ma sincero

Dopo la Fim Cisl, che ieri ha proclamato lo sciopero a oltranza , anche l’Usb (Unione Sindacale di base) ha indetto lo sciopero dei lavoratori dell’Ilva sino alle 7 di domani, sabato 19 gennaio: è stata organizzata anche un’assemblea con presidio permanente nella sala del consiglio di fabbrica.
In una nota, l’Usb ha fatto presente che il direttore dello stabilimento, Adolfo Buffo, «ha lasciato chiaramente intuire che non c’è un serio piano industriale e che il gruppo Riva non ha soldi né per pagare gli stipendi né per ottemperare a quanto previsto dall’Aia, cosa che tra l’altro denunciamo da mesi».
Lo sciopero a oltranza ha provocato il blocco di diversi impianti: «In poche ore - si legge in una nota della Fim-Cisl - lo stabilimento è stato paralizzato. Fermi gli impianti dell’Acciaieria 1 (dall’1 di questa notte), Acciaieria 2 e Altoforno 5, mentre a breve si fermerà (per 48 ore) anche l’Altoforno 4». (SecoloXIX)