lunedì 26 novembre 2012

ULTIMI!!!

Facile fare del giornalismo incollanumeri. Più difficile è fare inchiesta.
Specialmente se dietro le testate si celano i poteri che hanno influenzato l'intero sistema Italia negli ultimi 50 anni ed oltre.
Taranto ultima. Il sogno infranto. I tarantini sfigati ed incapaci. I politici locali ladri e le imprese spregiudicate. Quante dita puntate sul "qualunque". Eppure era tutto "annunciato"!
I disastri servono ad imparare per non ripetere gli errori commessi.
I disastri italiani, invece, fanno sorridere chi tiene le corde dei burattini.
Perché?

Taranto ultima per qualità della vita
"Storia di un declino annunciato"

La ricerca del Sole 24 Ore sulla qualità della vita boccia anche Bari, Brindisi e Foggia: quattro province pugliesi nelle ultime otto posizioni in classifica

Nell'anno dell'emergenza Ilva, Taranto è l'ultima città d'Italia per qualità della vita. In compagnia di Bari, Brindisi e Foggia, quattro province pugliesi nelle ultime otto posizioni in classifica della ricerca del Sole 24 Ore sulla qualità della vita nelle province italiane. Per il capoluogo ionico, che scalza dall'ultimo posto la vicina Foggia, è la "storia di un declino annunciato".
La ricerca - svolta ancora sulle 107 province invece che sulle 110 attuali - si articola su sei settori (tenore di vita, affari e lavoro, servizi ambiente e salute, popolazione, ordine pubblico, tempo libero) costruiti a loro volta su sei indicatori (per un totale di 36), che danno luogo a sei graduatorie di tappa e quindi alla classifica finale.
In fondo alla classifica c'è Taranto che raggiunge il proprio risultato migliore solo nell'Ordine pubblico (54esimo posto grazie all'incidenza modesta di scippi, borseggi e rapine e di truffe) mentre si ferma al 94esimo posto in Tenore di vita e in Servizi-Ambiente-Salute e al 95esimo nella voce Affari e lavoro per registrare i risultati peggiori nel Tempo libero e nella Popolazione (rispettivamente al posto 104 e 103 della classifica).
Taranto risulta anche fortemente deficitaria sotto il profilo dei giovani, visto che la loro quota sul totale degli abitanti è scesa del 6 per cento  in dieci anni e la citta è al 105esimo in Italia per l'imprenditorialità dei 18-29enni. Taranto inoltre non si piazza tra le prime quindici posizioni in nessunodei 36 parametri alla base dell'indagine
Taranto non resta però sola nel crollo: Bari scende di due posizioni rispetto al 2011 andando a occupare il 100esimo gradino, mentre Brindisi precipita di ben 16 posizioni crollando dall'88esimo al 104esimo posto. Tra le ultime l'unica che sale, ma è una magra consolazione, è Foggia che passa dall'ultima posizione al 101esimo posto. Cade anche Lecce, la più lontana dal fondo classifica: si ferma al 91esimo posto; l'anno scorso era all'85esimo. (Repubblica)

Taranto, storia di un declino annunciato

This is the end, si potrebbe scrivere di Taranto al cospetto di un giudizio così drastico che l'ha fatta rotolare all'ultimo posto della graduatoria sulla Qualità della vita. Mai come in questo caso, però, la sua fine (apparente) coincide con il suo inizio (reale). Tutte le iniziazioni vanno celebrate da un officiante, come insegna la grecità di cui Taranto è imbevuta.
Tra i tanti cantori della città adagiata sul mare viola dei greci, non si può non citare Guido Piovene, lo scrittore vicentino autore a metà degli anni 50 di un celeberrimo «Viaggio in Italia»: «Questo porticciolo orientale, questa popolazione di pesci e di molluschi, è uno dei miei migliori ricordi italiani; e così nell'insieme il ricordo di Taranto, città di mare tersa e lieve, tanto che passeggiandovi sembra di respirare a tempo di musica».
Quella che conobbe Piovene era la città arsenale, la città dei due mari ritagliata su misura da una natura generosa sfruttata per le operazioni belliche della Marina militare. Scriveva Piovene: «Taranto marinara giunse in tempo di guerra a impiegare 15mila operai. Con un'attività ridotta, con l'arsenale declinante, la disoccupazione si presenta grave». Due affermazioni dello scrittore vicentino hanno attraversato gli ultimi 57 anni per riproporsi come un mantra nella Taranto contemporanea: il respiro della città, avvelenato dalle emissioni dei quattro poli industriali (Ilva, Eni, Cementir e quel che rimane dell'Arsenale), che allo stesso tempo hanno riversato nel mar Piccolo quantità così imponenti di metalli pesanti e mercurio da costringere le autorità sanitarie a vietare tassativamente la coltura delle cozze in quella zona; e la mancanza di lavoro, la condizione di minorità che insieme all'inquinamento sta in cima ai pensieri di ogni famiglia, di ogni ragazzo, di ogni donna tarantina.
L'ultima posizione è aggravata dalla pessima performance generale delle province pugliesi, che hanno monopolizzato la coda della graduatoria nazionale: quattro di loro si trovano negli ultimi otto posti, un po' meglio fa la sola Lecce, 91ª. Un quadro che dovrebbe impensierire Nichi Vendola e la sua squadra di fedelissimi da sette anni alla guida della Regione.
Taranto, come sempre, fa da detonatore. Vieni «in quell'angolo di mondo che più di ogni altro allieta», come scriveva il poeta romano Orazio, scegli un ristorante a caso fra la città nuova dalle linee umbertine e la città vecchia dalle suggestioni arabe, scegli un gruppo di commensali e ritrovi, una dopo l'altra, le ansie di una città che nel Novecento ha rappresentato per il Sud la certezza di un futuro manifatturiero. Chi ha un parente stretto ammalato. Chi è senza lavoro. Chi ha i figli disoccupati.(Sole24h)

Nessun commento: