lunedì 26 novembre 2012

Ilva annuncia: "La chiusura dello stabilimento di Taranto"

"Chiusura dello stabilimento di Taranto": è scritto a chiare lettere sul sito ilvataranto.it in una nota stampa appena pubblicata. Il gruppo Riva annuncia - per l'impossibilità di commercializzare i prodotti- e a seguito delle decisioni prese dalla Procura di Taranto - la " cessazione di ogni attività nonché la chiusura dello stabilimento di Taranto e di tutti gli stabilimenti del gruppo che dipendono, per la propria attività, dalle forniture dello stabilimento di Taranto".
E sono 5.000 i lavoratori, dell'area a freddo, che  subiranno gli effetti di questo provvedimento: 5.000 lavoratori a cui, secondo quanto riferito ai sindacati dall'azienda, verrà disattivato il badge. Non saranno coinvolti invece i lavoratori delle officine.
E sulla decisione presa dall'azienda che ha tutto il sapore del RICATTO intanto il ministro dell'Ambiente Corrado Clini ribatte e fa presente che la seconda fase dell'Autorizzazione Integrata Ambientale ha senso solo se lo stabilimento resterà aperto: "La fase due dell'autorizzazione integrata ambientale dell'Ilva ha senso se lo stabilimento restera' aperto e la preoccupazione e' che, con gli ultimi sviluppi giudiziari, l'Aia venga bloccata, con conseguenze gravissime. Lo ha spiegato a Venezia il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini. A margine di un convegno, il ministro ha ricordato che quella dell'Aia e' una strada intrapresa per risanare la citta' e l'Ilva e che la seconda fase del provvedimento "ha senso se resta aperta". Clini, che ha ovviamente spiegato che la magistratura fa bene a perseguire gli illeciti, ha espresso tuttavia "preoccupazione" che gli ultimi sviluppi possano "bloccare l'Aia con effetti ambientali gravissimi e sociali devastanti". (AGI) .


  E Paolo Ferrero sul suo sito fa sapere: "Oggi l’Ilva ha comunicato la chiusura dell’area a freddo e la “messa in libertà” dei lavoratori come forma di ricatto di fronte all’azione della magistratura: è vergognoso. Ilva tiri fuori i soldi, invece di fare questi ricatti. Invitiamo i lavoratori a rispondere con la lotta a questo ricatto".
e la Federazione dei Verdi twitta: "Si provveda subito al sequestro dei beni e della famiglia Riva per garantire le bonifiche che spettano all'aziend"


Ed è su twitter che si accavallano i pensieri proprio sul caso Ilva. Manifestazioni di gioia  si sovrappongono a quelle di preoccupazione per la chiusura annunciata:
ILVA TARANTO. Lasciate le maestranze al loro destino su un barcone con scafista x un destino migliore .Oltre l'Italia .
"Chiude l' di ". Tradotto: da domani cinquemila lavoratori saranno disoccupati. 
come ho anticipato molti giorni fa 12mila operai in mezzo ad una strada.I 2 euro era meglio darli a queste famiglie che al PD 
Chi penserà ora alle 5000 famiglie dell' di ?  
Chiude l'Ilva di Taranto: 5mila lavoratori a casa. Fiom: non abbandonate la fabbrica 
chiude l'Ilva... altri 5000 disoccupati e 5000 famiglie che passeranno un pessimo fine anno  
"L'Ilva annuncia: Taranto chiude". Ora in molti se la prenderanno con la magistratura che fa il suo lavoro: fare rispettare la Legge.
L' chiude a . Ricordo un fruttivendolo col figlio disoccupato che alla domanda "Che sa fare?" rispose "Niente, l'operaio Ilva".
avessero investito un pò di utili in riqualificazione ambientale dello stabilimento oggi parleremmo di ILVA fiore all'occhiello per l'Italia
"Senza Taranto, Genova ha un'autonomia di 4 giorni" Franco Grondona Cgil 
L'ILVA chiude per far spazio alla più grande base NATO del mediterraneo...già detto in tempi non sospetti...ma tanto chi sente? Nessuno
mentre l chiude, il pallonaro di sta cippa pensa alle primarie. grazie
 
 Ciò che è certo è che da domani, molto probabilmente, i tarantini potranno respirare un'aria migliore e anche aspirare a vivere in una città più vivibile. 


Qui sotto il testo integrale della nota stampa:

Con riferimento al provvedimento di sequestro preventivo notificato dal GIP di Taranto in data odierna, ILVA osserva quanto segue.
Premesso che ILVA non è parte processuale nel procedimento penale ed è quindi estranea a tutte le contestazioni ad oggi formulate dalla Pubblica Accusa; premesso altresì che lo stabilimento ILVA di Taranto è autorizzato all’esercizio dell’attività produttiva dal decreto del Ministero dell’Ambiente in data 26.10.2012 di revisione dell’AIA; premesso infine che il provvedimento di sequestro emesso dal GIP di Taranto in data odierna si pone in radicale e insanabile contrasto rispetto al provvedimento autorizzativo del Ministero dell’Ambiente, la Società proporrà impugnazione avverso il provvedimento di sequestro e, nell’attesa della definizione del giudizio di impugnazione, ottempererà all’ordine impartito dal GIP di Taranto.
Ciò comporterà in modo immediato e ineluttabile l’impossibilità di commercializzare i prodotti e, per conseguenza, la cessazione di ogni attività nonché la chiusura dello stabilimento di Taranto e di tutti gli stabilimenti del gruppo che dipendono, per la propria attività, dalle forniture dello stabilimento di Taranto.
Per chiunque fosse interessato, ILVA mette a disposizione sul proprio sito le consulenze, redatte da i maggiori esponenti della comunità scientifica nazionale e internazionale, le quali attestano la piena conformità delle emissioni dello stabilimento di Taranto ai limiti e alle prescrizioni di legge,  ai regolamenti e alle autorizzazioni ministeriali, nonché l’assenza di un pericolo per la salute pubblica.
ILVA ribadisce con forza l’assoluta inconsistenza di qualsiasi eccesso di mortalità ascrivibile alla propria attività industriale, così come le consulenze epidemiologiche sopraccitate inequivocabilmente attestano. (nota stampa Ilva di Taranto)

da ilfattoquotidiano.it


Chiusura. Per il Gruppo Riva non ci sono alternative dopo il provvedimento di sequestro emesso oggi dal Gip di Taranto. Una decisione che comporterà “in modo immediato e ineluttabile l’impossibilità di commercializzare i prodotti e, per conseguenza, la cessazione di ogni attività nonchè la chiusura dello stabilimento di Taranto e di tutti gli stabilimenti del gruppo che dipendono, per la propria attività, dalle forniture dello stabilimento di Taranto”. E’ quanto ha scritto l’azienda in una nota diramata nel pomeriggio. Un comunicato in cui la società ha anche reso noto che “proporrà impugnazione avverso il provvedimento di sequestro e, nell’attesa della definizione del giudizio di impugnazione, ottempererà all’ordine impartito dal gip di Taranto”.
La clamorosa decisione di Riva Group è arrivata dopo i 7 arresti effettuati oggi insieme al sequestro dei prodotti finiti. I primi ad avere la notizia sono stati i sindacati, a cui la società ha comunicato la chiusura immediata dell’area a freddo del siderurgico tarantino. ”L’azienda ci ha appena comunicato la chiusura, pressoché immediata, di ‘tutta l’area attualmente non sottoposta a sequestro’ e ciò riguarda oltre 5000 lavoratori cui si aggiungerebbero a cascata, in pochi giorni, i lavoratori di Genova, Novi Ligure, Racconigi, Marghera e Patrica”. E’ quanto detto da dal segretario Fim Cisl Marco Bentivogli.
La Procura ha infatti sequestrato ‘coils’ e lamiere prodotti nelle ultime settimane in quanto li ritiene ‘provento e profitto di attività penalmente illecita’, quella cioé derivata dagli impianti dell’area a caldo, altiforni e acciaierie, che dal 26 luglio scorso sono sotto sequestro senza facoltà d’uso con l’accusa di disastro ambientale. L’Ilva, dicono i pm, non poteva produrre dopo il sequestro e il fatto che abbia continuato a farlo è un illecito. Di qui il blocco dei prodotti derivati da quest’attività. Per l’area a freddo, causa la crisi di mercato, l’Ilva aveva già fermato alcuni impianti nei giorni scorsi come il treno lamiere e il rivestimento tubi, ai quali si è aggiunto dalla fine della scorsa settimana anche il tubificio due. Per effetto di questa fermata 700 lavoratori sono in ferie forzate in attesa che l’Ilva definisca con i sindacati metalmeccanici un accordo sulla cassa integrazione ordinaria, già chiesta per 2mila unità. Adesso, invece, dopo il sequestro la società ha deciso di fermare tutta l’area a freddo e quindi più impianti. Si calcola che circa 5mila potrebbero essere i lavoratori coinvolti in questo stop.
Non solo chiusura: l’Ilva annuncia ricorso al sequestro
“Premesso che ILVA non e’ parte processuale nel procedimento penale – si legge nella nota – ed e’ quindi estranea a tutte le contestazioni ad oggi formulate dalla Pubblica Accusa; premesso altresi’ che lo stabilimento ILVA di Taranto e’ autorizzato all’esercizio dell’attivita’ produttiva dal decreto del Ministero dell’Ambiente in data 26.10.2012 di revisione dell’AIA; premesso infine che il provvedimento di sequestro emesso dal GIP di Taranto in data odierna si pone in radicale e insanabile contrasto rispetto al provvedimento autorizzativo del Ministero dell’Ambiente, la Societa’ proporra’ impugnazione avverso il provvedimento di sequestro e, nell’attesa della definizione del giudizio di impugnazione, ottemperera’ all’ordine impartito dal GIP di Taranto”. “Per chiunque fosse interessato -prosegue la nota aziendale- ILVA mette a disposizione sul proprio sito le consulenze, redatte da i maggiori esponenti della comunita’ scientifica nazionale e internazionale, le quali attestano la piena conformita’ delle emissioni dello stabilimento di Taranto ai limiti e alle prescrizioni di legge, ai regolamenti e alle autorizzazioni ministeriali, nonche’ l’assenza di un pericolo per la salute pubblica. ILVA ribadisce con forza l’assoluta inconsistenza di qualsiasi eccesso di mortalita’ ascrivibile alla propria attivita’ industriale, cosi’ come le consulenze epidemiologiche sopraccitate inequivocabilmente attestano”.










Ilva, chiude lo stabilimento di Taranto

da Internazionale.it
 


La protesta dei lavoratori delle acciaierie Ilva a Taranto nel mese di agosto. (Carlo Hermann, Afp)
(Tmnews) – L’Ilva impugnerà il provvedimento di sequestro disposto dal gip di Taranto che ha emesso sette ordinanze di custodia cautelare e due avvisi di garanzia nei confronti di vertici ed amministratori dello stabilimento e di persone dipendenti da pubbliche amministrazioni. Le accuse vanno dal disastro ambientale aggravato, all’omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, all’avvelenamento di acque e sostanze alimentari fino alla concussione e alla corruzione in atti giudiziari.
In attesa della definizione del giudizio di impugnazione, l’Ilva comunque “ottempererà all’ordine impartito dal giudice”. Questo però, avverte l’azienda in una nota, “comporterà in modo immediato e ineluttabile l’impossibilità di commercializzare i prodotti e, per conseguenza, la cessazione di ogni attività nonché la chiusura dello stabilimento di Taranto e di tutti gli stabilimenti del gruppo che dipendono, per la propria attività, dalle forniture dello stabilimento di Taranto”.
Per questo filone d’inchiesta è stata inviata un’ “informazione di garanzia” nei confronti degli attuali direttori dello stabilimento, Adolfo Buffo, e del presidente del consiglio di amministrazione, Bruno Ferrante.
Gli arresti – spiega la guardia di finanza – sono riconducibili all’operazione “Envinronment sold out”, partita a gennaio 2010, nel corso della quale “è stata ipotizzata, a carico dei vertici del predetto stabilimento siderurgico, e di un professore universitario ed ex consulente della procura della Repubblica jonica, la costituzione di un’associazione a delinquere finalizzata alla perpetrazione dei reati contestati.
Le condotte illecite secondo l’indagine “avrebbero causato l’emissione nell’aria e negli ambienti vicini allo stabilimento di sostanze nocive quali benzo(a)pirene, diossine, metalli ed altri polveri nocive, cagionando gravissimo pericolo per la salute pubblica e dei lavoratori dello stabilimento medesimo, contaminazione di terreni ed acque ove insistono numerose aziende agricole locali, con la conseguente necessità di procedere all’abbattimento di numerosi capi di bestiame destinati al consumo umano”.
Così è scattato l’arresto: custodia cautelare in carcere per l’amministratore delegato dell’Ilva, Fabio Riva, per l’ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso, già ai domiciliari e per l’ex responsabile delle relazioni esterne dell’Ilva Girolamo Archina, licenziato ad agosto dal presidente dell’Ilva Bruno Ferrante. Mentre il presidente della holding Emilio Riva e il docente dell’università di Bari, Lorenzo Liberti, sono stati sottoposti agli arresti domiciliari.
Ma c’è anche un altro filone d’inchiesta: nel corso della medesima attività di polizia giudiziaria, le indagini tecniche – spiega la guardia di finanza – hanno consentito di scoprire anche un’associazione a delinquere, di cui faceva parte un ex assessore provinciale, il quale, secondo la ricostruzione degli investigatori, “avvalendosi dell’operato di un suo stretto collaboratore nonchè del rappresentante legale di una società di progettazione e ingegneria, poneva in essere più delitti di concussione per aver di fatto monopolizzato l’attenzione di diversi titolari di imprese interessate ad ottenere autorizzazioni di pertinenza del proprio assessorato, orientandoli ad avvalersi della consulenza tecnica professionale da lui indicata”. Così l’ex assessore all’Ambiente della Provincia di Taranto Michele Conserva, e l’ingegner Carmelo Dellisanti, rappresentate della Promed Engineering, sono stati sottoposti agli arresti domiciliari.


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