lunedì 28 gennaio 2013

Fenomenologia italiana

Ovvero la catena indissolubile tra l'assenza (interessata ed omertosa) di senso della realtà di chi parla per i lavoratori e i lavoratori che vengono mandati a casa.

Genova - Maurizio Landini, segretario nazionale della Fiom-.Cgil ha dichiarato questa mattina il suo auspicio verso un intervento pubblico-privato per salvare ILVA

"Ci auguriamo che sia possibile che tra procura e governo si possa trovare dissequestro parziale dei materiali stoccati in banchina a Taranto, sequestrando poi i soldi dei Riva per investirli dentro l'azienda ma pensiamo che l'assetto proprietario non sia più in grado e non abbia la credibilità di garantire investimenti e rilancio. Quello che si dovrebbe fare è decidere che ci sia un intervento diretto publico nella gestione dell'impresa e nel pacchetto azionario ma ci rivolgiamo anche alle altre imprese siderurgiche del Paese. Sarebbe utile pensare a una joint venture che garantisse la riorganizzazione dell'Ilva gli investimenti e rilanciarla".
Ha proseguito poi Landini, "Naturalmente non può essere che la famiglia Riva semplicemente assista e quindi c'é bisogno che chi ha inquinato dia un contributo per risanare". Insomma, "il blocco definitivo dell'Ilva non è il modo per difendere e risanare l'azienda. Un intervento pubblico assieme all'intervento privato: se davvero gli imprenditori hanno interesse che la siderurgia resti nel paese devono intervenire". (Primocanale)

Ilva, scatta la cassa integrazione nell'indotto

Cassa integrazione per tredici settimane alla Omev, azienda elettromeccanica dell'indotto Ilva che opera a Vado Ligure. Il provvedimento è stato deciso per la situazione di stallo nella quale versa l’Ilva di Taranto, uno dei principali clienti dell'industria del ponente savonese.
“Speriamo – ha detto il direttore dello stabilimento Franco Poggio – che si possa acquisire una serie di commesse che facciano rientrare al piu' presto questo periodo di cassa. Ma siamo preoccupati per la situazione che si sta delineando per l'Ilva per la quale sono in gioco in tutta Italia 50 mila posti di lavoro”. Preoccupati anche i sindacati: “Nel Savonese abbiamo ormai raggiunto quota 25.000 disoccupati, e 2.000 su 3.500 metalmeccanici sono in casa integrazione” ha detto Andrea Pasa della Fiom/Cgil. (Savonanews)

Ilva, sindacati sul piede di guerra. "L'azienda paghi gli stipendi"

Per i lavoratori dell'Ilva si apre oggi un'altra settimana cruciale. Dovrebbero essere affrontati, infatti, i nodi degli stipendi di febbraio e della nuova cassa integrazione negli stabilimenti Ilva di Taranto, Genova e Novi Ligure. L'azienda l'ha prospettata per 7-8mila lavoratori a causa della particolare situazione determinatasi a Taranto, ma il Governo l'ha temporaneamente fermata perché vuole prima approfondire il dossier Ilva e vedere se la permanenza del sequestro giudiziario delle merci e la scelta aziendale di non far ripartire gli impianti dell'area a freddo a Taranto sono vincoli insormontabili o c'è ancora uno spazio di mediazione in modo da alleggerire la situazione. Preoccupa soprattutto la possibilità che l'azienda non possa fronteggiare la scadenza degli stipendi che è immediata e per la quale servono ogni mese 78 milioni di euro.
Questo tipo di verifica è cominciata già giovedì scorso, all'indomani della decisione della Procura di Taranto di respingere anche l'ultima richiesta di dissequestro vincolato fatta dall'Ilva e probabilmente proseguirà anche nei primissimi giorni della prossima. I sindacati dei metalmeccanici attendono una convocazione dell'azienda per capire quali sono gli scenari a breve termine, chiedono la puntuale corresponsione delle retribuzioni, e pongono un paletto affermando che non c'è alcuna disponibilità a trattare su un'eventuale nuova cassa integrazione al buio. Se trattativa deve esserci, precisano i sindacati, può avvenire solo su una cassa straordinaria dovuta alla ristrutturazione del sito di Taranto e alla sua messa a norma ambientale.
In ogni caso, dicono ancora i sindacati, dovrà essere una cassa inferiore rispetto ai numeri prospettati dall'azienda e prioritariamente ci dovrà essere la ripartenza a Taranto degli impianti dell'area a freddo (laminatoi, tubifici, produzione lamiere) che sono  fermi da quasi due mesi. L'Ilva, infatti, aveva fermato questi impianti già a metà novembre ricorrendo alla cassa per crisi di mercato. Dopo che la magistratura, alla fine dello stesso mese, ha sequestrato anche un milione e 700mila tonnellate fra coils e lamiere, ha deciso di rinviarne la ripartenza a data da destinarsi. Governo e sindacati sono in pressing sull'Ilva per rimettere in marcia l'area a freddo della fabbrica. In questo modo, spiegano i sindacati, "ci sarebbe una ripresa del lavoro, parte degli addetti lascerebbero la cassa integrazione per tornare in produzione, e soprattutto non si perderebbero più altre commesse di lavoro dopo che è stata già persa quella americana che prevedeva la fornitura di 25mila tonnellate di tubi per un valore di 25 milioni di dollari".
Sinora l'azienda ha fatto cadere ogni invito a far ripartire questo settore del siderurgico, sostenendo che l'occupazione di piazzali e magazzini da parte delle merci sequestrate preclude la possibilità di stoccare le merci di nuova produzione. Tuttavia, piazzali e magazzini potrebbero essere sgomberati nei prossimi giorni se la magistratura desse via libera alla vendita delle merci sequestrate.
La vendita partirebbe dalle merci più a rischio deterioramento e sarebbe gestita da uno dei custodi giudiziari-amministratori nominati tempo addietro dal gip di Taranto, Patrizia Todisco. Le relative risorse, però, non andrebbero all'Ilva ma sarebbero congelate in un deposito, essendo le merci sequestrate soggette ad eventuale confisca.
Coils e lamiere andrebbero o ai legittimi acquirenti o, qualora questi ultimi le rifiutassero, a nuovi compratori. Prima di dar via a quest'operazione, la Procura attende due riscontri tecnici: effettiva deteriorabilità delle merci e reale valore commerciale (l'Ilva ha dichiarato un miliardo). Nel caso specifico, a ordinare la vendita sarebbe lo stesso gip Todisco, al quale ora spetta l'ultima parola sull'istanza di dissequestro vincolato presentata martedì scorso dall'azienda. La Procura, infatti, ha espresso un parere negativo e chiesto al gip di sollevare anche un'eccezione di incostituzionalità in merito alle legge 231, ma al gip resta comunque il verdetto definitivo. Intravedere la luce in fondo al tunnel rimane un'impresa. (Repubblica)

2 commenti:

Abate di Thélème ha detto...

Consiglio i miei ultimi due post. Soprattutto l'ultimo, che pur nella tecnicità, credo che dica a chi vuole intendere a chiare lettere...

Non vi sarà dissequestro fino a sentenza della corte costituzionale, Sebastio l'ha detto chiaramente.
Svuoterebbe il giudizio, creando la possibilità di rifiutare l'istanza.
A presto.

coxta ha detto...

Non abbiamo resistito a diffondere le riflessioni postate sul tuo blog! ovviamente in anteprima che rimanda al post originale!
http://comitatopertaranto.blogspot.it/2013/01/cortina-di-fumo-o-numeri-da-circo.html