giovedì 18 ottobre 2012

Cronache dal Circo Ministeriale

Ilva, al via tra le polemiche il vertice su Aia
Ferrante: "Per ora non lasciamo Taranto"

"Per il momento non è ipotizzabile lasciare Taranto": il presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante, non esclude più l'opzione di chiudere il siderurgico nel capoluogo jonico se non dovesse andare in porto la nuova Aia, l'autorizzazione integrata ambientale. Ferrante lo ha detto lasciando il ministero dell'Ambiente, dove è in corso la conferenza di servizi per il rilascio del provvedimento. Una "maratona" cominciata tra le polemiche.
La bozza
Il provvedimento, che dovrà essere firmato dal ministro Corrado Clini, impone all'azienda siderurgica più grande d'Europa una serie di prescrizioni ambientali e di investimenti da fare nel giro di un triennio affinchè siano ridotte le emissioni inquinanti nell'aria, che a luglio scorso hanno portato la magistratura a sequestrare tutti gli impianti dell'area a caldo con l'accusa di disastro ambientale. Presenti al ministero, oltre a Ferrante, anche l'assessore all'Ambiente della Regione Puglia Lorenzo Nicastro, il direttore dello stabilimento Adolfo Buffo. Tra i rappresentanti degli enti locali è invece arrivato il sindaco di Statte Angelo Miccoli che ha ribadito la necessità di un rinvio di 90 giorni dell'approvazione dell'Aia così come l'inserimento nel documento del danno sanitario.
Gli ambientalisti
In mattinata al ministero una serie di associazioni ambientaliste hanno depositato le loro osservazioni
all'Aia. Tutte chiedono modifiche ampie e sostanziali. Peacelink, uno dei movimenti ambientalisti, chiede per esempio che il rilascio dell'Aia sia prorogato di 90 giorni, mentre il ministro dell'ambiente, Corrado Clini intende firmare il provvedimento a conclusione di questa fase istruttoria, ed evidenzia, altresì, come per una serie di inquinanti - Ipa, Pm10 e piombo - è solo prevista la loro misurazione ma non c'è un limite alle emissioni come nel caso della diossina.
Altamarea chiede invece che l'Ilva consegni alla pubblica amministrazione "una fideiussione bancaria per un importo non inferiore al costo stimato di tutti gli investimenti necessari per rispettare le prescrizioni inserite nell'Aia". Altri movimenti ambientalisti chiedono invece ai rappresentanti delle istituzioni locali di non firmare l'Aia denunciando quelle che ritengono essere carenze e omissioni. Contestato è anche il fatto che l'Aia si concentri solo sulle emissioni nell'aria, non è quindi un'autorizzazione integrata osservano gli ambientalisti, e rinvii a provvedimenti successivi - peraltro già scadenzati - i nodi relativi ad emissioni delle centrali, discariche, rifiuti e acque.
Gli enti locali
Alla conferenza odierna partecipano anche Regione Puglia, Comune e Provincia di Taranto e Comune di Statte. La Regione vuole che l'Aia inglobi gli obblighi della legge regionale sulla valutazione relativa al danno sanitario provocato dall'inquinamento oltre a un riesame dell'Aia a fronte di criticità che dovessero emergere.
L'azienda
L'Ilva fa presente come già l'attuale produzione minima del siderurgico di Taranto sia di 8,6 milioni di tonnellate di acciaio l'anno e non 8 milioni che rappresenta il tetto della nuova Aia. Inoltre, rileva l'Ilva, anticipare di un anno da luglio 2015 a luglio 2014 la fermata per rifacimento del grande altoforno 5 "avrebbe riflessi negativi sull'occupazione" perchè questi lavori all'impianto "richiedono congrui tempi di progettazione, fornitura e costruzione di componenti". Se l'altoforno 5 si dovesse fermare prima, sottolinea l'Ilva, non si escludono riflessi per l'occupazione, ma l'azienda dice anche che il fermo immediato e contestuale di quattro batterie delle cokerie - 3, 4, 5, e 6 - "non è compatibile con la marcia dei restanti altiforni in quanto verrebbe a non essere più disponibile il coke necessario". Più tempo poi l'Ilva chiede per progettare la copertura parziale o totale dei parchi minerali: sei mesi anzichè i due dell'Aia con ultimazione dei lavori a marzo del 2016. L'Aia ha lo scopo di 'mettere a norma' sotto il profilo ambientale l'Ilva di Taranto, imponendo un taglio all'inquinamento, ma è tutto da vedere quale sarà il giudizio che ne darà la Procura di Taranto, che sul tema si è infatti riservata, e soprattutto se questo sarà sufficiente a bloccare lo spegnimento immediato degli impianti chiesto e ribadito dalla stessa Procura.
Le proteste
Sul fronte del lavoro non si placa la proresta. "L'arma degli operai non è il sostegno a Riva e Governo ma quella della lotta. Noi vogliamo uno sciopero unitario e di massa contro Riva e Governo per una reale messa a norma". E' quanto propongono gli operai del siderurgico aderenti allo Slai Cobas per il sindacato di classe ai colleghi e alle organizzazioni sindacali presenti in fabbrica. I Cobas propongono lo stato di agitazione dal 19 ottobre.
"Noi - sostengono - consideriamo la nuova Aia ancora insufficiente per una vera messa a norma dello stabilimento, a tutela di salute e sicurezza. Ci sono tempi ancora troppo lunghi per fermo impianti e rifacimento, per la copertura parchi minerali, e i volumi produttivi previsti sono troppo alti". "Gli operai - osservano - devono far sentire la loro voce autonoma in tutte le forme possibili fuori dall'aziendalismo servile, ma anche da quell'ambientalismo che vuole solo la chiusura della fabbrica come soluzione. Siamo contrari a piani di fermata e cronoprogramma che non mettano al primo posto la tutela del lavoro e del salario per tutti gli operai Ilva-indotto, senza cassa integrazione straordinaria ed esuberi". (Repubblica)


Ilva Taranto. Parere favorevole al documento Aia. Nicastro soddisfatto

“Oggi abbiamo compiuto un altro passo in avanti. Gli enti locali dopo che la conferenza di servizi ha fatto proprie le prescrizioni della Regione hanno dato parere favorevole al documento di Aia. Come si ricorderà siamo arrivati in Conferenza con un documento con le nostre prescrizioni approvato dalla giunta in cui avevamo codificato la richiesta di inserire come prescrizione l'esame delle risultanze della prima valutazione del danno sanitario in corso di redazione e che, in caso di criticità rilevate, il Ministero dell'Ambiente si faccia carico di riesaminare l'Aia alla luce dei dati emersi. Questo vuol dire che l'Autorizzazione lungi dall'essere il punto di arrivo diventa un punto di partenza, un provvedimento amministrativo cui l'azienda si deve attenere in tempi certi e sotto un controllo stretto. Un provvedimento che, laddove dovessero emergere nuovi elementi, dovrà essere riaperto”. Così l'Assessore alla Qualità dell'Ambiente Lorenzo Nicastro al termine della Conferenza di Servizi presso il Ministero dell'Ambiente. “A questo punto – conclude Nicastro – credo che la questione sia una ed una soltanto: Ilva se non vuole lasciare Taranto ha come unica via quella degli investimenti congrui e correttamente finalizzati”. (Newspuglia)


Ilva: sindaco Taranto, ho firmato Aia ma con vincolo 3 mesi

"Ho firmato ma con un vincolo a tre mesi: cio' significa se entro il 31 gennaio prossimo non toccheremo con mano dei risultati concreti, ritireremo la nostra fiducia. La chiamo fiducia perche' vogliamo dare fiducia al Governo sugli impegni presi". E' quanto ha affermato il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, uscendo dalla Conferenza dei servizi sull'Ilva di Taranto (AGI)

ILVA, l’Aia non piace a nessuno e potrebbe saltare

I Verdi, attivissimi in questo periodo, hanno annunciato una denuncia alla Procura di Roma contro il Governo in quanto, supportati dai pareri di Legambiente, Peacelink, Altamarea ed alcune associazioni di medici, ritengono non sufficienti i provvedimenti licenziati dal Ministero dell’Aia 2012, sono state rilevate criticità ed in sostanza questa autorizzazione non consente di risolvere il problema che sta alla base della questione, e cioè che i tarantini continuano a morire per i fumi dell’ILVA. Per salvare capre e cavoli infatti, si finirà con il continuare a far ammalare i cittadini, riducendo però gli utili dell’azienda che, con tutti gli interventi che dovrà sostenere, rischia forse persino il fallimento. Facendo morire la capra e facendo marcire i cavoli. (ecologiae)


Ilva:su Aia necessari supplemento d'istruttoria e integrazioni

 Il WWF Italia è intervenuto alla Conferenza dei Servizi convocata presso il Ministero dell'Ambiente per deliberare sull'Autorizzazione Integrale Ambientale (AIA) sull'ILVA di Taranto e ha chiesto un supplemento di istruttoria, indicando puntualmente gli ambiti di miglioramento del provvedimento.
Quattro i punti essenziali sollevati nel corso dell'incontro:
1.La riduzione complessiva degli inquinanti viene calcolata in termini virtuali e non effettivi. Le emissioni massime ammissibili vengono infatti stimate sulla base di una produzione di 8 milioni di tonnellate di acciaio pari al 30% in meno rispetto ad una produzione di oltre 11 milioni di tonnellate. Quest'ultimo dato però non trova riscontro poiché le produzioni dell'ILVA dell'ultimo decennio attestano il picco massimo di produzione nel 2006 con poco più di 10 milioni di tonnellate e un picco negativo di produzione nel 2009 con meno di 5 milioni di tonnellate. Poiché le produzioni attuali risultano essere di poco superiori agli 8 milioni di tonnellate sembrerebbe che i dati siano stati elaborati per essere 'vestiti' su misura sull'azienda.
2.Le sostanze inquinanti con effetti patogeni (ed in particolare cancerogeni) vengono considerati in funzione dei loro "parametri conoscitivi": è quindi difficile credere che possano costituire limiti rigidi e vincolanti, basati sull'applicazione del principio comunitario di precauzione. A tale proposito il WWF ha chiesto alla Commissione di assumere come riferimento gli studi dell'Istituto Superiore di Sanità.
3.Le interferenze delle attività produttive con le falde acquifere dev'essere altrimenti trattata. A tale proposito il WWF ha ricordato che l'AIA deve contenere tutte le valutazioni di dettaglio delle autorizzazioni specifiche che altrimenti si sarebbe dovuto richiedere, compresa quella sulle acque. Non è dunque condivisibile, sia da un punto di vista sostanziale che metodologico, il rinvio a valutazioni successive dell'analisi sulla cosiddetta "matrice acqua".
4.Tempi troppo lunghi. I termini di adeguamento alle prescrizioni in alcuni casi sono pluriennali mentre in realtà la gravità della situazione renderebbe necessari interventi più urgenti (adempio esempio sono previsti 3 anni per la copertura del parco geominerario, 6 mesi servirebbero per la realizzazione di 6 centraline ambientali per il monitoraggio in continuo, numero insufficiente secondo il WWF, tempo insufficiente secondo l'ILVA che chiede addirittura 10 mesi; considerati eccessivi i tempi anche per gli interventi agli apparati produttivi).
Il WWF ha inoltre evidenziato altri due problemi di carattere generale che nel testo in discussione trovano risposte solo parziali: il tema dei controlli sull'attuazione delle prescrizioni e quello di un maggiore coordinamento con le procedure di bonifica.
1. I controlli vengono rimessi a relazioni trimestrali dell'ILVA e a successivi controlli da parte delle Istituzioni preposte. A tale proposito il WWF ha ricordato che tutta la storia, prima dell'Italsider e poi dell'Ilva è costellata da ritardi e inadempienze. E' quindi opportuno non soltanto prevedere il meccanismo dei controlli ma anche le contromisure che devono essere assunte in caso che questi riscontrassero inadempienze o applicazioni scorrette.
2. Il coordinamento delle prescrizioni contenute nell'Autorizzazione Integrata Ambientale con le azioni e gli obblighi indicati negli accordi relativi alla bonifica secondo il WWF appare fondamentale proprio per meglio legare l'Autorizzazione all'attività della fabbrica ad un'azione di recupero a favore di tutto il territorio.
Nell'intervento il WWF ha sottolineato l'importanza del ruolo del Ministro dell'Ambiente che sin dal 1990 con un proprio decreto aveva dichiarato "Area ad elevato rischio ambientale" l'allora stabilimento Italsider con le zone contigue dei comuni di Taranto, Crispiano, Massafra, Montemesola e Statte. Questa dichiarazione imponeva un processo di riqualificazione e risanamento che in realtà non è mai avvenuto nonostante il Ministero abbia reiterato l'atto nel 1997 e nonostante l'ENEA abbia prodotto nel 1998 un piano d'intervento in gran parte recepito, sempre nel '98, da un decreto del Presidente della Repubblica denominato "Piano di disinquinamento del territorio nella provincia di Taranto". Il Ministero ha poi con proprio decreto del 2000 definito il territorio dell'ILVA e le aree immediatamente circostanti come Sito di bonifica di Interesse Nazionale e ha tal fine perimetrato 32 kmq di aree pubbliche e private, 73 kmq per aree a mare, 9,8 kmq a Salina Grande; il tutto per una linea di costa interessata per circa 17 km. Da questa dichiarazione sono scaturite decine di riunione e incontri, progetti, accordi e programmi e tutto ciò non ha portato ad una vera e propria azione di riqualificazione ambientale.
A titolo di mero esempio, il WWF ha ricordato che la prima condanna della Magistratura per inquinamento da polveri dell'allora stabilimento Italsider è stata messa nei confronti dell'allora direttore dello stabilimento a 15 giorni di reclusione nel 1982. Da allora il problema sembra essersi di gran lunga complicato e proprio perché il WWF ritiene che la permanenza dello stabilimento dipenda dal rigore con cui la questione ambientale e della salute pubblica viene affrontata e gestita, ha chiesto maggiori specifiche nel provvedimento AIA e quindi un supplemento d'istruttoria per necessari approfondimenti. (alternativasostenibile)


 
Aia per Ilva di Taranto. Legambiente: "Servono  modifiche all'AIA per voltare definitivamente pagina"

La chiusura dell’altoforno 5 non può essere rimandata di 20 mesi e manca la previsione di chiusura immediata di alcune batterie delle cokerie e di alcuni altiforni, in evidente e inaccettabile difformità con le prescrizioni della Magistratura. Tre anni per la copertura dei parchi minerali sono un tempo eccessivamente lungo, e la riduzione della produzione di acciaio è un imperativo necessario per limitare le emissioni inquinanti in atmosfera e nel mare. Serve quindi adeguare la nuova autorizzazione anche a tutte le prescrizioni che la magistratura ha imposto all'azienda con il sequestro dell'impianto di fine luglio, senza le quali l'Aia non sarebbe efficace per la riduzione delle rilevantissime emissioni in atmosfera.
Questi, in estrema sintesi, i punti contestati da Legambiente alla nuova Aia per gli stabilimenti dell’Ilva di Taranto, nelle osservazioni  presentate in Conferenza dei Servizi.
“Il riesame – ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente Stefano Ciafani presente alla Conferenza dei Servizi – avrebbe dovuto tenere maggiormente conto dell’attuale contesto e quindi delle legittime aspettative dei cittadini esasperati dalla situazione sanitaria e ambientale. Seppure crediamo che questa nuova Aia presenti alcuni passi avanti importanti rispetto al passato, non possiamo accettare la sua incompletezza e quindi il rimandare a momenti successivi la definizione delle soluzioni relative al problema dei rifiuti, alla depurazione delle acque e alla gestione delle discariche”.
Per Legambiente è necessaria quindi un’Aia maggiormente rigorosa, definita sulla base delle valutazioni del danno sanitario indotto dall’esercizio dello stabilimento; l’adozione delle migliori tecnologie in assoluto e la prescrizione all’azienda di una fidejussione di importo adeguato per eventuali futuri interventi di dismissione e bonifica.
la mappa delle osservazioni Legambiente all’Aia
https://maps.google.it/maps/ms?msid=213993048453995818548.0004cc19cc6772d2c4df2&msa=0&ll=40.511189,17.200985&spn=0.104539,0.247192

ASSEMBLEA PUBBLICA: LUCI ED  OMBRE DELLA  NUOVA  AIA PER L’ILVA DI TARANTO
lunedì 22 ottobre,  dalle ore 17.30 alle ore 20.30 sala conferenze Biblioteca Comunale Acclavio(Piazzale Bestat - Taranto), intervengono Leo Corvace  Legambiente Taranto  Giorgio Assennato Direttore Generale Arpa Puglia coordina Lunetta Franco Presidente Legambiente Taranto

Nessun commento: